Domenica qui in Piddinia-Piadinia si vota per le regionali. Osservando il fenomeno dalla prospettiva piddina, visto che si dà per scontato che questa sia ancora una Regione Rossa, si prevede con preoccupazione una forte astensione, pari ad oltre il 50% degli elettori. Motivo ufficiale: le inchieste sulle spese pazze, compreso un dildo o anal plug, non si è ben capito, di una consigliera, inserito nella lista dei rimborsi. Fosse solo quello ci sarebbe da ridere, in realtà la regione soffre del male comune di tutte le aree governate da un partito che, finché le vacche erano grasse ed esisteva uno Stato che non aveva la paturnia della "spesapubblicaimproduttiva", poteva vantarsi di applicare con successo un socialismo da sugo fatto non di ristrettezze ma di opulenza.
Oramai, tra le vie Lenin e Che Guevara con i palazzoni in disfacimento, i negozi chiusi ed intere aree industriali di capannoni abbandonati, le strade piene di buche ma con le rotonde intitolate ai "Lavoratori licenziati ingiustamente" (vista oggi a Imola, giuro) che in periodo di Jobs Act e cancellazione articolo 18 voluti dalla sinistra fantasiosa al potere suonano una presa per il culo; la giungla che forma il verde pubblico lasciato crescere indiscriminatamente e il melting pot da società destrutturata che per carità non te ne puoi lamentare se no sei razzista, la ex prosperosa e godereccia Emilia Romagna comincia a sembrare una DDR peri-post-Anschluss. Per non parlare delle zone terremotate o danneggiate dalle recenti alluvioni.
Il piddino guarda tutto questo, che non è altro che lo squallore montante da decadenza programmata da shock economy e, purtroppo ancora in troppi casi, soprattutto tra gli anziani, non si fa la domanda: "Perché ci stiamo riducendo così?" Non sarà per caso colpa del partito che ci governa da duemilacinquecento anni e che ha deciso di partecipare alla nuova versione di Giochi senza Frontiere dove vince la squadra di politici che per prima e meglio deindustrializza il suo paese? In palio uno strapuntino in una Ur-Lodge ultrareazionaria e qualche banca bollita in omaggio per la volonterosa dirigenza carnefice.
Nei paesi anglosassoni, dopo che si è votato un partito e questo ci ha delusi, si vota lo schieramento opposto, salvo poi tornare all'ovile se anch'esso non ci rappresenta nei fatti. Passare da un partito all'altro è normale e non è considerato, come da noi, mancanza di coerenza ed eresia dolciniana.
Qui c'è ancora troppo il voto a vita per il partito. L'ergastolo elettorale. Il voto tramandato di padre in figlio.
Cambiare bandiera è inaccettabile, come convertirsi ad una religione. Sono convinta che vi sia anche una forma di scaramanzia nel votare sempre gli stessi anche se sono ormai obiettivamente invotabili. Un qualcosa del tipo: "Chissà mai che, se quest'anno non li votiamo, non ci muoia il gatto".
Il voto di appartenenza è una iattura e di fatto paralizza la democrazia, perché garantisce al partito che ha tradito il suo elettorato non rappresentandolo e arrivando perfino ad andare contro i suoi interessi, di farla sempre franca e impedisce al suo elettore di punirlo negandogli il voto alle successive elezioni.
Il piddino d.o.c. non ha il coraggio di incolpare il partito, perché sarebbe come sputare sulla tomba del nonno partigiano e dare un dolore alla mamma berlingueriana, e tanto meno osa votare per "quegli altri" e quindi, al massimo massimo, non va a votare. Da qui la previsione del 50%+ di astensione, salvo sorprese e rinsavimenti improvvisi e posto che, soprattutto tra i più giovani, non si abbandoni finalmente il voto di appartenenza in favore di un voto di opportunità.
Il fatto che, alle ultime elezioni politiche, una parte dell'elettorato di sinistra si sia spostato sul M5S è un segno di possibile ulteriore sommovimento nelle file dell'elettorato. E' facile che, dopo essere passato al M5S ed esserne usciti magari delusi, quel voto si sposti di nuovo in altra direzione, magari a destra o ritorni a sinistra.
In ogni caso, il dinamismo elettorale è solo positivo e se adottassimo tutti un atteggiamento da puttane elettorali, da gente disposta a darla al migliore offerente, per puro interesse e senza guardare in faccia nessuno, colori o bandiere o appartenenze, ma solo a chi ci rispetta e difende, con il prerequisito che, se non fai il nostro interesse, la prossima volta te ce mannamo tutti in coro, forse ne guadagnerebbe anche la democrazia.
