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domenica 16 ottobre 2011

La cripta degli incappucciati


Brucia la Roma dell'Imperatore Cerone che se la ride suonando l'Euro al posto della lira - unica differenza con il precedente - e contando i suoi 316 tra servi e badanti. Sperando che non si renda mai conto di quanto gli costano.

Il governo degli incappucciati ringrazia gli incappucciati che sono scesi in piazza a rimettere disordine.
I giornali e le televisioni con il mignolino alzato si appassionano alla foto del ragazzo che lancia l'estintore sperando che chi la guarda faccia le dovute libere associazioni con altre situazioni tipo, dico un nome a caso, Carlo Giuliani e Genova. "L'Unità" intanto sbuffa e si lamenta del "tormentone sugli infiltrati". Ho detto l'Unità, non "Il Tempo".

Il PD non ha aderito alla manifestazione. Non erano previsti attaccapanni sui quali appendere il cappello.

Pannella è stato lungamente fanculizzato on the road a suon di "pezzo di merda" dagli inferocitos che gli hanno rinfacciato il tradimento dell'altro giorno. E' da stamattina che dalla sua radio si difende dicendo che non è vero che i radicali hanno fatto raggiungere il numero legale, che hanno comunque votato contro B. e che non hanno mai governato con lui. Quindi Capezzone era solo un sogno.

Nel frattempo, in centinaia di manifestazioni all'estero da migliaia e migliaia di persone, nemmeno l'ombra di un black bloc e nessuna violenza e tutti si chiedono come mai.
A me pare che ormai la piazza in Italia sia il bivacco di vari manipoli fascisti che non tollerano infiltrazioni da parte di provocatori pacifici.
Il ministro degli interni, mentre Roma bruciava, sembra impossibile ma non era a Roma. Un giorno ci spiegherà cosa cazzo c'è di così interessante a Varese. O se colà  ha per caso un abbonamento con Natascia.

venerdì 10 dicembre 2010

Alemanno


Sei precario e un po' sfigato
anzi no, sei proprio giù, sei proprio giù
niente da fare, da sperare
un posto no, un posto no, niente lavoro

Ma che cosa vai dicendo, non conosci il rimedio
se sei amico, camerata o parente

Ti troverà un posto lui
Alemanno
E anche per lei, e anche per zio Fernando
All'Ama te, all'Atac lui
un posto fisso ci sarà
assumeran perfino te, Roberto.

(Alemanno, Alemanno
Ale ale manno, ale ale mannooo.) x2

Che bello essere l'amico di
Ale-manno
che fico esserne parente
sai Fernando
se durerà sarà una pacchia
con Ale-manno
tutti all'Ama e all'Atac, Roberto


Ti troverà un posto lui
Alemanno
E anche per lei, e anche per zio Fernando
All'Ama te, all'Atac lui
un posto fisso ci sarà
assumeranno anche te, Roberto.

(Alemanno, Alemanno
Ale ale manno, ale ale mannooo.) x2

da cantare a karaoke su "Alejandro" di Lady Gaga.
E non preoccupatevi. Buttafuoco stamattina scrive che a causa di questa parentopoli Alemanno è spacciato ma tutti a Roma dicono che dopo di lui (di Alemannoo) verrà Bertolaso.
Aridatece Nerone, praticamente.

sabato 4 aprile 2009

Lola, corri!

Domandina facile facile, da sabato sera. Quest'anno gli stilisti, per le collezioni primavera-estate, si sono fatti suggestionare dall'ondata di stupri e propongono quindi scarpe perfette per fuggire dagli arrapati vampiri transilvanici sulle scale della metropolitana, sui sanpietrini romani* e gli sterrati di periferia?

Ingenua bambina, ma queste non sono scarpe per comuni mortalesse che tornano a casa di notte con la circolare. Sono calzature da urrrlo (con la erre ben arrotolata) per superultramaximegasuperfunky signore della ottima società, che mai si troverebbero a dover fuggire per i vicoli, in quanto sempre accessoriate di chaffeur. Oddìo, la Vuitton centrale, impugnata in un certo modo, potrebbe fungere anche da arma impropria e lo stiletto rosso conficcato in un occhio dell'aggressore sarebbe alquanto cool, secondo i dettami del sadofetish necrofilo.

Il vero problema, con queste scarpe, sarà quando si tratterà di fuggire dalle masse rivoluzionarie. Altro che Varennes, qui les nouveaux aristocrates arriverebbero al massimo al cancello della villa.

* A proposito di sanpietrini romani. Io sono riuscita, a Roma, ad avere un mal di piedi terribile, da "amputatemi, vi scongiuro", con scarpe che respiravano comode comode con il plantare anatomico, tutta pelle sopra e morbida gomma sotto.
Qual'è il problema delle strade di Roma? E' dovuto alla presenza del Vaticano? Si tratta di una forma di penitenza tipo cilicio, pensata per le estremità?

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venerdì 30 maggio 2008

La pioggia sporca nel Pigneto

Visto che l'argomento interessa, tanto che ci sono stati diversi OT nel post precedente, dirò la mia e dirò che c'è puzza di bruciato in questa storia. Anzi c'è sentore di agents provocateurs.
Per carità, prima che salti su la solita testina di cazzetto anonima, sono esistiti ed esistono picchiatori comunisti, chi lo nega. Mica per niente quando ero piccola si sentiva cantare "il fascio è ancor più bello con la spranga nel cervello".

Però, però, però, questo signore dello sgub di Repubblica sembra uscito da un film di Verdone, da una delle magistrali interpretazioni dell'indimenticato Mario Brega, oppure da un gruppo di comparse di Cinecittà. Poteva vestirsi da gladiatore (nel senso di quelli che stazionano fuori dal Colosseo con la spada e l'elmo di latta) e sarebbe forse stato più credibile.




Prima di tutto il tatuaggio. O ha cercato di farselo cancellare oppure sembra falso. Me lo diceva oggi un amico che se ne intende, visto che credo abbia rimasto solo un decimetro quadro di pelle libera da scritte e simboli. Addirittura abbiamo rievocato assieme quei tatuaggi che si comperavano in edicola da bambini.
Poi la creazione del personaggio.
"Eccome qua, io sarei il nazista che stanno a cercà da tutti i pizzi. Guarda qua. Guarda quanto so' nazista...". La mano sinistra solleva la manica destra del giubbetto di cotone verde che indossa, scoprendo la pelle. L' avambraccio è un unico, grande tatuaggio di Ernesto Che Guevara. "Hai capito? Nazista a me? Io sono nato il primo maggio, il giorno della festa dei lavoratori e al nonno di mia moglie, nel ventennio, i fascisti fecero chiudere la panetteria al Pigneto perché non aveva preso la tessera".
Un communista tanto vero da sembrare finto. Comunque sentiamo come sono andate le cose secondo lui. Ricordo che il raid contro il negozio dell'extracomunitario è stato compiuto la settimana scorsa da una quindicina di incappucciati sprangamuniti, non dal solo cavaliere solitario, come dalla nuova versione da lui riportata.
Alle 17 di sabato, dunque, arriva "Ernesto". Ma non da solo.
«Eh no. Fermati. Fermati qui. Io arrivo da solo. Perché io voglio andare a gonfiare il marocchino da solo. Io quando devo fare a cazzotti non mi porto dietro nessuno. Il problema è che quando arrivo all' angolo con via Macerata non ti trovo una quindicina di ragazzi del quartiere? Tutti incazzati e bardati. Te l' ho detto. Mi vogliono bene. Avevano saputo della tarantella ed erano due giorni che sentivano questa storia di questo portafoglio. Evidentemente volevano starci pure loro e si sono presentati. Non l' ho mica chiamati o invitati».
"Ernesto" fa un cenno al cameriere. Chiede un whiskey di malto scozzese. Un "Oban". Strizza l' occhio. «Lo vedi questo? E' cresciuto con me al Pigneto». «Che stavo a dì? Ah sì, i pischelli. Io davvero non riesco a capire come si sono inventati la storia della svastica. Ma quale svastica? Io questi pischelli non li conosco personalmente, ma mi dicono che sono tutto tranne che fascisti. E, comunque svastiche non ce n' erano. Quei pischelli, per quanto ne so, si fanno il culo dalla mattina alla sera. E hanno solo un problema. Si sono rotti il cazzo di vedere la madre, la sorella o la nonna piangere la sera, perché qualche vigliacco gli ha sputato o gli ha fischiato dietro il culo.
Te lo ripeto, io non l' ho chiamati. Io ce li ho trovati. E poi, scusa tanto sa, ma hai mai visto tu un raid nazista senza una scritta su un muro? Qualcuno si è chiesto perché, se era un raid, nessuno ha toccato per esempio i sette senegalesi che vendevano i cd taroccati in via Macerata? Lo vuoi sapere perché? Perché i senegalesi non avevano fatto niente. Perché sono amici. Perché portano rispetto e quando stava per cominciare il casino al negozio dell' indiano, gli ho detto di mettersi da una parte».
Insomma, un caso di telepatia perchè di solito non ci si porta sempre dietro i passamontagna e le spranghe perchè potrebbero tornare utili. Ci si concia in quel modo con premeditazione per andare a menare. La possibilità che si siano incontrati per caso, suvvia, fa ridere i polli.

Magari è tutto vero, l'episodio dimostrerebbe che gli opposti estremismi a volte si toccano ma Ernesto sparalesto, secondo il tenente Colombo, non la racconta giusta. Fa pensare che cerchi pubblicità, oppure vuole coprire gli altri con la trovata del Che tatuato per far capire che lui è "communista così" e i quindici passavano di lì per caso. Quando le cose puzzano, puzzano.

Intanto, con questa trovata, da oggi in poi qualunque raid neonazista sarà attribuito ai comunisti. Perchè i fascisti non esistono, sono solo nei nostri brutti sogni.

P.S. Anche Maradona fa parte della banda?


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martedì 29 aprile 2008

2008, anno I E.B.

In occasione dell'ennesima trombata rimediata dal Cicciobello nazionale, grazie al quale anche Roma va a destra, ripropongo un post in qualche modo profetico dell'anno scorso.
Con la speranza che questa sia veramente l'ultima volta che Francesco Rutelli si presenta come candidato in qualsivoglia competizione elettorale, fosse anche l'elezione ad amministratore del suo condominio.

«La Margherita è un partito centrista e profondamente riformista... Noi siamo liberali, democratici, popolari, socialisti, socialdemocratici, ambientalisti e questo me lo dice la mia esperienza personale frequentando i singoli aderenti della Margherita, non esaminando necessariamente le personalita' dei nostri vertici nazionali.» (F. Rutelli)

Francesco Rutelli nasce sotto il segno dei Gemelli, caratterizzato da costante irrequietezza, in una famiglia borghese romana.
Il noto soprannome deriva da un episodio dei suoi primi difficili mesi di vita. La sorella maggiore, traumatizzata dal fatto di non aver mai ricevuto in dono il Cicciobello come le sue compagne di scuola, lo veste, lo sveste, lo pettina e gli fa ingurgitare litri d’acqua per fargli fare la pipì. Quando alla piccola peste finalmente una zia ricca regala l’agognato bamboccio, Francesco può crescere in pace e pensare al suo futuro.

Architetto mancato, forse spaventato dall'impossibilità di applicare l'ondivaghezza ai calcoli delle strutture in cemento armato, sceglie quasi naturalmente di dedicarsi alla politica.
Per motivi di tempo riassumerò solo l’ultima parte delle sue avventure in giro per i partiti dell'arco costituzionale.

Esordisce come cattolico ma poi svolta leggermente a sinistra per il Partito Radicale, dove si trattiene qualche anno e partecipa alle sue battaglie, come praticante, quindi sterza un po’ a destra per scegliere un partito dalle larghe vedute, i socialdemocratici.
Nei primi anni ‘90, svoltato ancora a sinistra con i Verdi, diventa ministro per l’Ambiente per un sol giorno, come le rose. Lasciati i Verdi, e salito momentaneamente sulle barricate di Tangentopoli, sembra momentaneamente accasarsi come sindaco di Roma ma poi partecipa al movimento dei sindaci. Non riesce a stare fermo.
Nel frattempo ha trovato la sua anima gemella, la Cicciobella Palombella, con la quale mette su famiglia.

Nel 2001 finalmente la grande occasione, è candidato premier per l’Ulivo. I suoi occhioni blu dominano i poster elettorali e bucano lo schermo televisivo. Un successo, tanto che Berlusconi stravince le elezioni.
Chiunque altro si sarebbe ritirato in cima a un monte a produrre il formaggio di malga ma Francesco no, è un moto perpetuo.
Nel 2002, come se niente fosse, ascoltando una canzone di Cocciante ha l’illuminazione, fondare un grande partito riformista, di centro ma anche di sinistra che all’occorrenza strizzi l’occhio alla destra. Insomma il partito perfetto, che chiama Margherita, in onore del suo motto da eterno indeciso “m’ama, non m’ama, m’ama…”.

Attualmente sta lavorando alla costruzione del Partito Democratico e contemporaneamente alla distruzione totale della sinistra.
A questo punto Crepet direbbe che questi sono atti mancati dell’architetto mancato in lui. Insomma, braccia rubate all’architettura.


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lunedì 21 aprile 2008

Famo, annamo, menamo...

Chiunque vinca l'elezione a sindaco di Roma e chiunque governi l'ordine pubblico nel prossimo governo non riuscirà a risolvere il problema sicurezza.
Semplicemente perchè, per farlo veramente, dovrebbe andare a spianare con i bombardieri le centrali del traffico internazionale di esseri umani gestite dalle MAFIE e chi è che se ne assume la responsabilità, con il rischio di finire colato in un pilone di cemento?

Ce la prendiamo giustamente con la manovalanza criminale straniera che delinque da noi ma nessun politico parla mai di chi organizza i flussi migratori e di come sgominarne le reti. Come quelle, ad esempio, che importano ragazze a vagonate da gettare sui marciapiedi. Dice che sono gestite da albanesi, rumeni. Va bene, e allora? Che dicono questi paesi? Come si giustificano? Non c'è proprio modo di costringerli a collaborare nella repressione a queste bande?

Non viene il sospetto, quindi, che questi flussi siano gestiti in combutta con chi ha interesse comunque a mantenere il paese in una situazione di incertezza riguardo all'ordine pubblico?
La sindrome dell'invasione e dell'accerchiamento da straniero è il modo migliore per concentrare l'elettorato verso le posizioni più reazionarie. Quando Hitler andò al potere in Germania sventolava lo spauracchio dei lavoratori boemi che "portavano via il lavoro" ai tedeschi.

Il terrorismo mediatico sui crimini commessi dagli stranieri aiuta, oggi più di allora, a mantenere alto il livello della tensione.
Se un domani questa dovesse calare, la gente potrebbe accorgersi delle altre magagne che non vengono risolte. Potrebbe focalizzare la mira sul governo e rendersi conto che la seconda repubblica è uguale o peggiore della prima, che si continua a rubare, che ci sono speculatori in guanti bianchi molto più pericolosi, per la nostra incolumità, del rapinatore rumeno.
Oppure, più semplicemente, potrebbe rendersi conto che quelli che parlano tanto, quelli del "famo, annamo, menamo", delle città più o meno pericolose in base agli amici o nemici che le governano, in realtà non sanno fare proprio niente oltre a sbrodolare slogan e facile populismo di maniera.

Risolvere il problema sicurezza e rasserenare il paese costringerebbe un governo a superare la più difficile delle prove qualità. Quella del sapere governare la quotidianità. Sinceramente non vedo nessuno che abbia l'interesse o la capacità di farlo.



(Il famoso "annamo, occupamo, menamo" del Monsignor Gassman de "I nuovi mostri" di Dino Risi.)


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venerdì 30 novembre 2007

Jeeg Vartere d'acciaio contro li tassinari

No, nun se po' paralizza' na città pecchè quei zozzoni de li tassinari nun vonno quell'artri cinquecento co li taxi nuovi fiammeggianti già pronti a gira' pe Roma.
A Vartere, guai a te se cedi. Guai a te se te fai convince a rinuncià alla bellezza der mercato e de la concorenza. Noi semo tutti ammericani e volemo er mercato libbero. Sti fregnoni li devi da fermà.
Mandaje un po' de lame rotanti e arabarde spazziali. Vola Vartere lassù, vola tra lampi de bblu, trasformate nun razzo missile co' circuiti de mille varvole, trasformate nun Waltermite dâ tera der foco, in un Gigghe Vartere d'acciaio e sdrùmali!
Aumentà le tariffe der dieciotto per cento? Aho, ma questi so' proprio matti!



mercoledì 7 novembre 2007

Quanto sei bella Roma

No, non l’ho fatto davvero, altrimenti mi avreste visto al TG ma solo virtualmente, seguendo il consiglio di justfrank e nonnapapera. Ho riempito questa meravigliosa fontana con tante paperelle gialle e gommose. Come atto d’amore più che per protesta perché la fontana è una cosa meravigliosa. Non è il solito posto per turisti. C’è davvero qualcosa di magico.

Ho girato come una matta per due giorni, con il risultato che le mie povere zampe palmate di papera zoppa sono distrutte. E’ il solito problema delle città d’arte. Mannaggia i sampietrini! Ma, dico, nell’antichità non soffrivano di mal di piedi?
Ho voluto vedere il più possibile perché, sembrerà strano, alla mia veneranda età ero stata a Roma in precedenza solo una volta per una fuggevole scappata nella quale ero riuscita a vedere solo il Colosseo (che questa volta mi sono goduta by night). Quarantasette anni senza conoscere Roma sono tanti, troppi e la lacuna andava colmata almeno per un’anticchia.
Il mio Gregory Peck voleva vedere la mostra di Kubrick, alla quale abbiamo dedicato il pomeriggio di sabato. Una cosa fantastica e assolutamente da vedere della quale vi relazionerò.
A proposito di Peck, non è strana la serendipità? Manco a farlo apposta, appena giunta a Roma ho visto una profusione di calendari su “Vacanze Romane”.

Domenica quindi, terminata la full-immersion kubrickiana molto molto carasciò, ci siamo dedicati ad un giro veloce, vorticoso ma estremamente mirato di tutto ciò che avreste voluto vedere di Roma ma non avete mai potuto.
Roma si gira benissimo tra autobus e soprattutto metro. Ho visto una città, almeno per quanto riguarda il centro, molto viva, anche a tarda sera, affollatissima ma con la sensazione che vi fosse spazio per tutti. Un formicaio tutto sommato ordinato e cosmopolita e una sensazione di avvolgente e materno calore. Mamma Roma, insomma.

Abbiamo visto San Pietro di sopra, di dentro e di sotto e si poteva andar via proprio nel momento in cui nella piazza è echeggiato un “kari frateli, kare sorelle”? No, una benedizione dal Papa in persona non si butta via, e quando ti ricapita tra piadine e pedalò?
L’altare della Patria, che in foto e in tv sembra orrendo ma che è invece perfetto in quel contesto, compresi i gladiatori in costume che al tuo passaggio ti salutano con le spade di latta. Poi il Tevere e i ponti, la zona del ghetto, le chiese, il Colosseo e quell’immenso spiazzo che era il Circo Massimo. Una città dove la storia ti insegue in ogni strada. Piazza Venezia e il balcone, i cristiani e i leoni, Via Caetani e la tragedia di Moro, la tomba di Papa Luciani, il corpo piccolo e santo di Papa Giovanni. Perfino la Tosca che si fionda giù dal Castel Sant'Angelo.
Si sa che ognuno interpreta una città secondo il proprio personale immaginario.
L’unica cosa che mi ha deluso, si fa per dire, di Roma nel mio weekend, è stata piazza di Spagna. Nella mia ottusa mente di turista mi aspettavo i fiori rossi e la scalinata vista dall’alto.
Non mi ha meravigliato invece il calore della gente e la pazienza con la quale inesorabilmente si impegna a scardinare la nostra ritrosia di nordisti. Con quella faccia un po' così che abbiamo noi quando vediamo Roma.

Dico infine che la fortuna ci ha baciati con un cielo di un azzurro quasi offensivo ed una temperatura sfacciatamente primaverile. Certo sarà bella la nebbia agli irti colli che piovviginando sale in questa brumosa Padania ma vuoi mettere dormire il 3 di novembre con la finestra aperta?

Grazie Roma per avermi stregata.

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