domenica 20 marzo 2016

Cartoline dal Sudafrica. Genocidio bianco in corso?



Prendetevi tempo e mettetevi comodi, perché questo sarà un viaggio molto lungo dall'altro capo del mondo ma non solo, sarà anche un viaggio nel tempo, tra passato, presente e futuro. Sarà un brutto viaggio, scomodo e pericoloso, alla scoperta di una realtà spaventosa che ignoriamo completamente, perché ne siamo volutamente tenuti all'oscuro. Capirete forse alla fine perché. Una realtà che però, appena la sentirete raccontare, vi dirà qualcosa di familiare, di conosciuto e temuto, di estremamente attuale e per questo ancor più terrorizzante.
Cominciamo con ordine, perché le cose da raccontare sono tante.

La collocazione geografica del nostro viaggio è il Sudafrica, il paese che siamo stati condizionati fin da bambini ad associare a tre cose: l'apartheid, i diamanti e l'uranio. 
Sappiamo che negli anni novanta vi fu la fine dell'apartheid, ovvero la fine del regime di segregazione razziale della potente minoranza bianca ai danni della maggioranza nera. I bianchi accettarono di passare le consegne all'ANC, il partito di Nelson Mandela, il leader icona del movimento rivoluzionario, che fu eletto presidente. Fine del razzismo, fine dell'interesse internazionale verso l'estremo sud del continente africano. A parte qualche notizia sporadica sull'incredibile tasso di violenza e criminalità delle grandi città, sugli stupri "rieducativi" all'eterosessualità ai danni delle lesbiche, il processo ad Oscar Pistorius, la morte di Mandela ultranovantenne nel 2013, un paio di film di fantascienza distopica assai fortunati di un giovane regista, Neill Bloomkamp: "District 9" ed "Elysium", e poco altro, del Sudafrica non sappiamo assolutamente niente. 
Nel frattempo però, in questi vent'anni dalla fine del regime dell'apartheid, laggiù è accaduto e soprattutto sta accadendo di tutto. Cercherò di raccontarvelo.

Nei giorni scorsi mi è capitato per caso di leggere un interessante articolo pubblicato nel 2013 sul sito della BBC News, dal titolo "I bianchi hanno un futuro in Sudafrica?" (qui il seguito), di cui vi propongo anche il relativo video in calce al post. Un titolo così non poteva che sollecitare una certa curiosità, visto che siamo programmati a pensare che in quel paese, a parte qualche problema di ordine pubblico, il razzismo sia stato definitivamente sconfitto e debellato, visto che il razzismo è un problema monodirezionale. O no? Si, chi ha amici sudafricani racconta ogni tanto di persone costrette a vivere in case recintate da reti elettrificate, ma si liquida la cosa come problema di pura criminalità, dimenticando che questa sarebbe una roba forte perfino negli Stati Uniti.

In seguito all'interesse scaturito dall'articolo di John Simpson, ho scoperto che tra i bianchi sudafricani si sostiene sia in corso un genocidio ai loro danni, in particolare  della minoranza afrikaaner, i discendenti di quegli olandesi migranti (perché no, anche loro cercavano un futuro migliore e scappavano dalla guerra) che colonizzarono il paese nella seconda metà del Seicento.
Genocidio è una parola forte e qualcuno potrebbe esagerare i toni a causa del pregiudizio nei confronti del nuovo corso politico in Sudafrica ma, tenendo a mente la definizione datane da Lemkin, è bastato continuare la ricerca su decine di siti per far emergere materiale sufficiente a, quanto meno, giustificare le interrogazioni all'ONU e al Parlamento Europeo presentate da organizzazioni sindacali sudafricane per denunciare al mondo il clima di ostilità ed aggressione che subisce sempre più frequentemente la minoranza bianca. Persecuzione che, se non è un genocidio, ne è un'ottima imitazione.

Uno dei fenomeni più allarmanti degli ultimi tempi, che sarà oggetto della seconda parte di questo post, è quello degli attacchi sempre più frequenti alle fattorie ed ai loro abitanti da parte di bande di neri armati che non si limitano a compiere rapine ma veri e propri massacri, preceduti da torture e stupri ai danni degli agricoltori e delle loro famiglie. La sistematicità di queste aggressioni, il fatto che la stragrande maggioranza delle vittime sia bianca, che nelle confessioni dei pochi responsabili arrestati sia emerso il movente razzista e che l'aumento delle aggressioni si accompagni a dichiarazioni governative che auspicano la sempre maggiore "restituzione" di terra ai neri, fanno pensare ad un'azione preordinata. Il bollettino degli assalti alle fattorie, continuamente aggiornato sui siti, sulla stampa locale e sulle pagine facebook, non ha nulla da invidiare ad un bollettino di guerra.

Un altro fenomeno in crescita è il rapido impoverimento della classe media bianca. Migliaia di persone che perdono tutto: casa e lavoro e finiscono in baraccopoli, in veri e propri campi profughi. Questo dell'impoverimento è un fenomeno che colpisce tutte le classi medie del mondo industrializzato, effetto dell'applicazione ormai globale della shock economy che persegue la proletarizzazione di massa a fronte della tutela di un'infima minoranza privilegiata. Quell'élite che, nel film "Elysium" di Bloomkamp, trova rifugio in una dorata stazione orbitante al riparo da un'umanità degradata e iperviolenta lasciata a scannarsi sulla Terra. 


Le storie delle persone che sono finite nei white squatter camps attorno a Pretoria o Johannesburg, sono simili ai racconti che ci provengono ogni giorno dall'Europa schiacciata dal tallone di ferro dell'austerità, imposta come cura letale per ottimizzare a vantaggio delle élite dell'1%  le opportunità offerte dalla crisi globale. Crisi indotte che, oltre alla riduzione in schiavitù del 99% attraverso la proletarizzazione delle classi medie, perseguono il superamento della democrazia e, attraverso l'estremizzazione dei conflitti razziali derivanti dal meticciato imposto e della coabitazione forzata di gruppi etnici esterni che finiscono per prevalere sugli autoctoni, raggiungono  il loro scopo eliminatorio di un'umanità percepita ormai come inutile.
Ciò che distingue però il destino degli operai, degli impiegati, dei commercianti, degli insegnanti ed imprenditori sudafricani rispetto ai loro colleghi europei è che se i primi hanno perso il lavoro, il motivo risiede nel fatto che il governo del loro paese ha introdotto leggi che, tutelando eccessivamente la maggioranza nera, di fatto ha introdotto un discrimine nei confronti delle minoranze, soprattutto quella meno numerosa dei bianchi. 

Attraverso il meccanismo dell'azione positiva, che impone quote di occupazione numericamente rappresentative dei vari gruppi etnici, leggi come il BEE (Black Economic Empowerment), finiscono per favorire solo i neri, che sono la maggioranza della popolazione, e per espellere di fatto i bianchi dal mondo del lavoro, risultando, ne più né meno, alla stregua di vere e proprie leggi razziali. In Sudafrica qualunque azienda che intenda lavorare con il governo deve rispettare il principio delle quote e ogni anno passare dei test di qualità che controllano che i neri, le donne nere e i disabili neri, abbiano avuto la priorità nell'assegnamento dei posti di lavoro. Idem per l'assegnazione degli alloggi. 
Notare come tutto parta da un fin di bene, da un principio di giustizia, il desiderio di riparare i torti subiti in passato ma poi finisca per creare una forma rovesciata di apartheid. Il male che si nasconde così bene nei panni della bontà, che conosciamo fin troppo bene.


Questo protezionismo su base ideologica e razziale, non esente da clientelismo politico nei confronti dell'ANC, ha creato una classe neoricca nera che si è avvantaggiata non solo rispetto alla stragrande massa degli altri neri che continua a vivere nella povertà, ma anche nei confronti di una minoranza bianca che viene ancora considerata, nonostante sia formata ormai da gente nata dopo la fine dell'apartheid, responsabile dei torti subiti dai neri in passato.

L'idea comune in Sudafrica, di qualunque colore sia il vostro interlocutore, è che i bianchi detengano ancora il potere economico ed abbiano un'influenza tuttora sproporzionata in politica e sui media. Sono ancora considerati coloro che possiedono le case più belle e i lavori più remunerativi.
Ma è ancora così?
Qui è necessario compiere un salto indietro nel tempo e rivedere cosa successe nei primi anni novanta, quando vi fu il cambio epocale di regime e i neri presero il potere.
Sono andata a rileggere il capitolo dedicato al Sudafrica in "Shock Economy" di Naomi Klein. E' una lettura sconcertante perché sembra di leggere non del Sudafrica e dell'African National Congress di vent'anni fa, ma della Grecia e di Syriza l'anno scorso. 
Allora come oggi c'è un paese che democraticamente ha scelto di darsi un governo progressista, di sinistra e un partito di sinistra che compirà il grande tradimento dei propri principi per bieca sete di potere, con i reazionari che reggono il sacco, naturalmente.

Nel Sudafrica dei primi anni novanta i neri reclamavano il potere politico e i bianchi non intendevano ovviamente mollare quello economico. Chi muove i fili della finanza scatenò la speculazione contro la valuta locale e, alla fine, ciascuno dovette cedere qualcosa e ognuna delle due parti dovette tradire la propria base. Il partito del martire Mandela, l'ANC che fino al giorno prima sventolava la Freedom Charter, l'annamo e nazionalizziamo tutto, davanti al naso di quei babbei dei suoi militanti (la mamma dei piddini è sempre incinta),  pur di ottenere il potere politico accettò in cambio di applicare la shock economy per la quale, per altro, aveva già pronto il tecnico adatto, il compagno Thabo Mbeki, arrivato già studiato delle più avanzate teorie neoliberiste. Uno che, presentando il suo programma economico a Londra alla Borsa disse: "Chiamatemi thatcheriano". 
Per questo, invece di nazionalizzare, l'ANC avviò notevoli riforme e privatizzazioni per attirare investimenti stranieri, con il risultato che possiamo immaginare. Dal canto suo, De Klerk si assicurò che i diamanti e l'altra roba preziosa rimanesse nelle mani bianche di pochissimi, nemmeno necessariamente sudafricani, accettando la macellazione economica prima e magari fisica poi, della classe media bianca i cui interessi avrebbe dovuto rappresentare. Un doppio tradimento che ha dato i suoi frutti velenosi.

In questi vent'anni in cui il Sudafrica ha goduto dell'oblio condiscendente dei media occidentali, il numero delle persone che vive con meno di un dollaro al giorno è raddoppiato, da 2 a 4 milioni nel 2006. Delle terre coltivate "restituite" per legge ai neri, solo il 10%, dopo il passaggio ai nuovi proprietari continua a produrre come prima ed il fenomeno delle aggressioni e massacri ai danni degli agricoltori bianchi sta provocando il declino del settore agroalimentare perché nessuno investe nelle proprie aziende, oltretutto minacciate sempre più frequentemente da voci di esproprio. Ciò rischia di provocare una catastrofe alimentare che colpirebbe l'intera popolazione sudafricana. 
Nemmeno la legge sulle quote, la BEE, convince gli economisti, ad esempio una star dell'ordoliberismo da salotto come Piketty che è più preoccupato che in Sudafrica non vi sia stata una sufficiente redistribuzione delle terre (vedi sopra). 

Per il resto la violenza nel paese è endemica, una donna su tre è vittima di stupro e nelle carceri lo stupro maschile di gruppo ai danni dei prigionieri più deboli, il che può voler dire appartenere a minoranze etniche non gradite al gruppo dominante, è pratica quotidiana e tollerata dalle guardie come metodo punitivo. La diffusione dell'AIDS ha fatto riemergere usanze tribali disumane come lo stupro di vergini, perfino di bambini e neonati a scopo "curativo" praticato dagli Zulu. Il cui re, per altro, ha dichiarato di rimpiangere i tempi in cui c'era l'apartheid perché "si stava meglio allora" e d ha aggiunto:"I neri stanno rovinando il paese". 

La lotta di classe in Sudafrica è sempre di più conflitto a sfondo razziale e il compito di massacrare economicamente e fisicamente la classe media bianca è affidato al desiderio di vendetta dei neri vessati per decenni dall'apartheid. Un perfetto esempio di guerra tra poveri. Un brutto filmaccio rape and revenge che ogni giorno recita il suo copione e reclama le sue vittime, non solo in Sudafrica, come sappiamo, ma qui in particolare come caso di scuola. Questi tempi oscuri passeranno alla storia come quelli in cui chiunque abbia subito una persecuzione in passato può rifarsi sui discendenti dei propri carnefici, con ancora maggiore crudeltà e senza alcun rischio di punizione. Rape and revenge, appunto. Occhio per occhio.

Come scrive Simpson: "Il Sudafrica dell'apartheid aveva riguardo solo per i bianchi e nessun altro. Ora, alcune comunità bianche sono sottoposte a livelli di deprivazione e violenza che ne mettono in pericolo la sopravvivenza." 
Oltre ai massacri ai danni degli agricoltori, infatti, stanno aumentando in maniera preoccupante gli assalti alle famiglie bianche impoverite (ma la preoccupazione è solo delle comunità coinvolte, non del governo, che minimizza e nega il movente razziale). Le vittime sono quelle poche famiglie che resistono nelle proprie case non ancora pignorate e che non sono ancora finite nei campi.

John Simpson ha visitato Sonskyn Heokie, una baraccopoli bianca alla periferia di Pretoria. Ce ne sono almeno altre 80 solo in quell'area. Tra rottami di automobili e di arredamento ovunque, tra pozzanghere di acqua stagnante infestata di zanzare, la gente vive senz'acqua né elettricità, con due sole toilette per l'intero campo, in baracche di lamiera che d'estate diventano forni crematori. In tutto il Sudafrica si calcola che almeno 400.000 bianchi poveri vivano in queste condizioni. Grazie all'opera dei volontari ricevono due razioni di porridge di mais al giorno ma nessuna assistenza né tutele sociali, esattamente come accadeva ai neri durante l'apartheid. Prima di loro vengono i neri, sia nell'assegnazione del lavoro e dell'alloggio e comunque nel frattempo la cancellazione del welfare ha eliminato il sistema di tutele per chi resta indietro nella società.

Questa donna, assieme ad altri senzatetto, si era accampata nel cimitero che ospita i suoi antenati e dal quale è stata sfrattata.
Questo dramma viene silenziato dai media come in Europa viene regolarmente silenziata la tragedia della popolazione greca e delle altre classi medie nazionali e negli Stati Uniti la proletarizzazione della classe media. Qui in Sudafrica la rimozione è dovuta ad un passato che tutti vogliono dimenticare e, se qualcosa emerge, la leadership politica attuale del paese tende a dipingerla come una giusta punizione per il passato razzismo dei colonizzatori bianchi. 
La solita maledizione dei padri che ricade sui figli, la pretesa che i bianchi debbano comunque sempre qualcosa alle altre razze - che non sanno andare oltre il chiagni e fotti, per altro - che il loro benessere non sia frutto di merito ma sia stato rubato e quindi sia giusto rubarglielo. 
Una visione che è squisitamente razzista ed opportunista ma che dimostra quanto sia stato abile cedere il potere formale ai neri e utilizzare ancora una volta l'inesauribile potenziale di tradimento della propria base e della propria classe delle forze progressiste al fine, opportunisticamente, di perpetuare il privilegio di una sempre più ristretta élite di sfruttatori.



giovedì 17 marzo 2016

Apologuccio sudafricano


In attesa di scoperchiare una realtà che i media si guardano bene dal raccontarvi per non rovinare il sogno lucido indotto globalista dove siamo tutti multikulturalmente fratelli, una realtà spaventosa che vi toglierà il sonno, come l'ha tolto a me mentre facevo le mie ricerche per documentarmi sull'argomento, vogliate gradirne un breve apologo introduttivo, talmente perfetto da sembrare scritto da uno sceneggiatore di Hollywood.

La storia inizia circa otto mesi fa in luglio quando Andrew and Rae Wartnaby, i coniugi quarantasettenni proprietari della "Hope Farm" nella Killarney Valley di Cato Ridge, Sudafrica, seppero che le autorità di Thekwini stavano per chiudere l'ultimo campo per stranieri rifugiati a Chatsworth.
Un momento. Rifugiati? Si, il fenomeno della migrazione esiste anche internamente all'Africa e il Sudafrica, in special modo, attira migranti e profughi da paesi in guerra o da quelli maggiormente afflitti da povertà e fame. I maligni dicono perché il Sudafrica è il paese che, nonostante l'ignominioso passato di dominio coloniale bianco e l'onta dell'Apartheid, conserva ancora, vent'anni dopo la fine del dominio boero e nonostante la disastrosa gestione del governo dei neri dell'ANC, che si piegarono alla shock economy voluta dalla globalizzazione, un livello di benessere che è impensabile in altre realtà africane, e proprio grazie a ciò che è rimasto di quel passato.
Questi rifugiati, interi nuclei famigliari, vengono dai paesi vicini come il Burundi o il Congo ma sono spesso vittime di attacchi xenofobi. Alt! Xenofobia? Ma da parte di chi? Dei neri, ovvero dei lavoratori autoctoni che si sentono minacciati dai nuovi arrivati, come accade in casi simili in tutto il santo mondo, al giorno d'oggi come nel passato.
Proprio a causa dell'intolleranza e della xenofobia, all'inizio della nostra storia, nel campo profughi di Chatsworth,  vi sono radunati appunto 143 di loro, in attesa di essere ricollocati altrove, soprattutto in altri paesi (molti vorrebbero andare in Canada). I Wartnaby, persone animate da un altissimo senso civico e di solidarietà, si offrono di ospitarli temporaneamente mettendo a disposizione i loro 20 ettari di fattoria.

All'inizio le cose vanno bene e la coabitazione procede abbastanza serenamente. I profughi collaborano ai lavori quotidiani della fattoria, alcuni appaiono vogliosi di apprendere un mestiere che potranno utilizzare in seguito. I Wartnaby raccolgono aiuti e fondi per i loro ospiti, offrendo loro la migliore disponibilità e generosa accoglienza ma poi, come da pagina uno, capitolo uno di qualunque manuale di sociologia, il gruppo dei rifugiati, profughi e migranti si spacca in due, con, da una parte, un gruppo maggioritario formato da persone tranquille e collaborative e, dall'altra, un gruppo minoritario dove emergono leader aggressivi che premono affinché vengano accelerate le procedure di rimpatrio e ricollocazione.
La tensione cresce all'interno della comunità e il gruppo dei leader diventa sempre più violento finché, una notte dello scorso dicembre, viene appiccato un incendio ad una tenda del campo, la rete di recinzione viene tagliata e un gruppo di facinorosi nuove verso la casa dei Wartnaby, accusando Andrew di essere un agente del governo che sta cospirando per trattenerli contro la loro volontà e lucrando sulla loro pelle intascandosi gli aiuti a loro destinati. Si arriva anche alle minacce di morte nei confronti di Andrew e della sua famiglia, al punto che i suoi figli vengono allontanati dalla fattoria per sicurezza e viene richiesto l'intervento della polizia.

Questa situazione, che vede i signori Wartnaby sempre più terrorizzati e praticamente barricati in casa propria, circondati da una comunità di profughi sempre più ostile, che rifiuta il loro aiuto e non vuole più rimanere alla fattoria ma nemmeno ritornare in città per paura degli attacchi xenofobi della popolazione locale, si protrae fino a pochi giorni fa quando, su richiesta di un ormai esasperato Mr. Wartnaby, e grazie all'intervento di personale ell'ONU, il gruppo di profughi e migranti viene trasferito in un centro di accoglienza a Durban da dove però non si sa se e quando essi potranno andarsene. 

Parabola istruttiva, vero? Ora sappiamo che gli omini di burro che raccontano dell'esistenza dei paesi dei balocchi oltreoceano e spingono per le deportazioni di massa di intere popolazioni e per la disarticolazione* delle identità nazionali esistono ad ogni latitudine. Che, sempre in tutto il mondo, è spesso vero il detto: "Fai del bene alla gente e te lo mettono nel sacco". Abbiamo imparato inoltre che esistono il razzismo e la xenofobia black on black e che esistono sottili differenze tra congolesi, burundesi e sudafricani che noi non percepiamo ma gli africani si, oltre a vedere confermato che si è sempre i terroni di qualcuno. 
Che sia questa in fondo la vera globalizzazione, ovvero il rendersi conto che tutto il mondo è paese ed è governato dalla relatività?

Nota finale di letizia. La storia per i Wartneby è finita ancora bene, a differenza di come è andata per gli oltre 2000 agricoltori bianchi scannati negli ultimi tempi con le loro famiglie in Sudafrica da gang armate organizzate di neri che assaltano le fattorie isolate, rapinando, torturando, stuprando e uccidendo gli abitanti, in un paese che sta diventando per gli afrikaaner, gli ultimi bianchi rimasti, sempre più ostile, anche economicamente. La storia terribile e misconosciuta di cui parlavo all'inizio e che vi racconterò domani.




* Questo verbo: "disarticolare" (qualcosa del sistema) l'ho sentito ieri alla radio in bocca ad un senatore, non ricordo se piddino, sellino o cosa. L'ultima volta l'avevo letto su un comunicato delle BR. Risentirlo proprio il giorno dell'anniversario di Via Fani mi ha fatto un certo effetto.

sabato 12 marzo 2016

Fatemi una faccia da guerra


So che state dicendo: "Quale guerra? A noi non ci risulta!" Se è così, per continuare con la nota citazione, vuol dire che quando voi vi sveglierete dal coma, prenderete fuciletto a tappo e giberne e arriverete finalmente al fronte, la guerra sarà bell'e che finita e vi beccherete l'ultima pallottola dell'ultimo giorno. 
Non spero di convincervi a prendere coscienza dello stato di belligeranza ma lasciatemi elencare una serie di indizi, di contraddizioni in termini, di paradossi spazio-temporali e bachi di sistema che, messi tutti assieme vogliono dire solo che siamo in guerra e dobbiamo fare qualcosa, perché la guerra l'hanno dichiarata a noi e noi siamo stati nominati come perdenti designati.

Devo ammettere che il nemico ha avuto un'idea geniale. Fare la guerra senza dichiararla, senza schierare eserciti militari in divisa in campo, senza carri armati, senza bombardamenti, assegnandosi addirittura un Premio Nobel per la Pace e mantenendo le zone di combattimento vero, di guerra guerreggiata, in luoghi esotici abbastanza lontani da dare qui da noi l'illusione della pace. Così nemmeno la propaganda di guerra che rappresenta il 99% dell'informazione attuale appare tale, grazie all'assoluta fedeltà dei mezzi di comunicazione che creano la Matrix della finta pace, della melassa del volemose bene, e la fanno ingurgitare a cucchiaiate ai cittadini che, non sentendo botti ed esplosioni vicino a casa, credono vada tutto bene e che la guerra sia in Siria.
Tutto ciò che viene fatto per scopi di guerra, ovvero di aggressione, di sopruso, di intimidazione, di conquista e sottomissione, sia politica che economica, riesce a passare per necessità, bontà, generosità e buon proposito. Sempre a fin di bene. E' la guerra dei lupi travestiti da pecora che si nascondono perfino negli ovili più impensati. Pecore con le facce sofferenti e belanti delle madonne pellegrine dell'ONU dal cuore straziato di fronte al bimbetto migrante sempre in prima fila (ma con il jihadista poco lontano)  e in posa per la foto strappalacrime che servirà per il paragone improprio con i nostri nonni che andavano migranti nelle Americhe. Oppure per il paragone ancora più improprio ed osceno con le vittime dell'Olocausto.

L'emergenza profughi, vi dicono. I profughi, le comparse del melodramma, li hanno presi da guerre che durano da anni e che finora non sembravano nemmeno esistere. Guerre che vanno avanti da almeno cinque anni, nel caso della Siria e addirittura da quindici (Afghanistan) e quattordici anni (Iraq). In tutti questi anni di bombardamenti veri, non abbiamo visto un profugo affacciarsi in Europa. Ora improvvisamente, l'onda di tsunami. 
Ma noi sappiamo che queste sono vere e proprie deportazioni. Marce forzate che ricordano quelle degli armeni durante la prima guerra mondiale (non a caso organizzate dai Giovani Turchi). Secondo ogni logica, i profughi dovrebbero fermarsi nei primi paesi che confinano con le zone di guerra. Detto che nessun paese islamico se li piglia,  e che la Turchia ha trovato il mondo di usarli come scudi umani contro l'Europa, per farci la grana, guardate questa cartina.
La Grecia confina con la Turchia. Perché l'esercito dei "migranti" viene fatto passare dal mare mettendone a repentaglio la vita? Non provate un leggerissimo schifo nei confronti sia di chi obbliga i padri a far annegare i figli, sia dei padri che accettano di farlo in favore delle telecamere piangenti, invece di scegliere una via legale per emigrare (come facevano i nostri famosi emigranti?)
Possibile che il marchio dell'ONU apposto su questa cartina riesca a non farne percepire l'assoluta assurdità e a non svelarne la frode?



La tecnica dell'inganno e della dissimulazione permette di stravolgere il senso di ogni azione di questa guerra. Pensate che questo stato di pace artificiale apparente sta permettendo alla nazione che uscirà sconfitta guerra di mettere già in conto agli alleati il costo delle riparazioni. (Indovinate quale sarà mai. E' facile, sta per fare il triplete, stavolta la coppa è sua per sempre.) 
E' curioso infatti che nessuno abbia osservato l'incredibile coincidenza tra i tre miliardi che gli strozzini di Bruxelles - quella schiumatura della peggior feccia servile - ci chiedono, con la lettera minatoria, di mettere tra le due fette di pane, pena il negozio che va a fuoco, e i tre miliardi che il dittatore e ricattatore turco ha chiesto per fermare (lui dice) il flusso illegale di invasori africani e tagliagole islamici, ovvero l'arma di migrazione di massa, l'esercito dormiente.
Parlando di statisti. A pretendere di governare l'Europa vi è un'ottusa donnetta che prima di tutto odia con tutte le sue forze il suo paese (da brava cittadina del mondo di Nihil che non c'è ed esecutrice per conto terzi) e che è andata ad aprire le porte di Troia senza nemmeno dare ad Ulisse la soddisfazione di inventarsi il cavallo e riuscendo a fare ancora peggio di Hitler che, per quanto satanico e criminale fosse, possa bruciare all'Inferno, non si sognò mai di invitare espressamente e con la scusa della bontà, orde di stranieri ad invadere il Reich imponendo alle donne del proprio popolo di chinarsi a sparecchiare di fronte a loro.

Ecco, qui forse vi è stato l'imprevisto che ha svelato il clamoroso errore di calcolo del nemico (ovvero del mandante della donnetta) sugli effetti collaterali di questa guerra nascosta. La guerra la puoi mascherare da pace ma fino ad un certo punto, soprattutto se il mercenario invasore si sente in guerra vera e motivato a combattere e conquistare e quindi esige il diritto di preda, per esempio attraverso lo stupro etnico. Non so se i fatti di Colonia siano stati un fuoco amico o nemico ma sono quasi certa che sia stata una sveglia inviata da chi ha interesse che qualcuno in Europa riconosca la vera natura dell'immigrazione selvaggia che l'ha presa di mira. Lo scopo raggiunto dal messaggio, recepito forte e chiaro dai tedeschi ma non solo, nonostante il tentativo di copertura e negazione mediatica, è stato quello di far notare le contraddizioni di questa strana pace e cominciare a disvelare la realtà di guerra. Realtà che è fatta di un bollettino di guerra, appunto, e di vittime che sono donne, vecchi e bambini dei quali, secondo il nemico, non bisogna parlare.


Nella mappa interattiva che troverete qui sono invece riportati i casi di violenza segnalati dalla stampa tedesca negli ultimi mesi. Che si tratti di un'autoinvasione a bassa intensità della Germania, con nessi e connessi, lo dimostra anche questa prossima cartina.


Se il flusso rappresentasse solo la risposta alla chiamata dell'ingordo complesso industriale tedesco, avido di manovalanza da sfruttare a basso prezzo, perché i paesi dell'Est, in ordine pressoché compatto, avrebbero deciso di chiudere le frontiere di fronte all'orda dei migranti? E' cattiveria nazionalista e populista, come dicono i media servi che i popoli li odiano, oppure la nota immunità acquisita alla shock economy e il fatto che quei paesi mantengono la propria sovranità, sono retti da governanti che, alla vecchia maniera, fanno gli interessi del proprio popolo e sono ancora in grado di riconoscere un'invasione, per esempio osservando semplicemente il fatto che il 90% dei migranti è composto da maschi in età militare, per giunta di indole per nulla amichevole?

Piano piano si comincia a delineare il risiko delle forze in campo e degli opposti schieramenti.
Questa è una guerra continentale - ma i suoi effetti economici in tempo di globalizzazione la rendono di fatto guerra mondiale - che oppone i paesi dell'Est Europa come la Polonia, l'Ungheria, la Bulgaria, e quelli balcanici come la Macedonia, ecc. assieme alla Russia, ovvero le nazioni europee sovrane, alla UE, ovvero ai sedicenti wannabe Stati Uniti d'Europa, le antiche nazioni europee governate ora da quisling e kapo dell'Entità sovranazionale che ha occupato anche gli Stati Uniti, capitanate dal suo golem impazzito, la Germania. 
I paesi di questa alleanza forzata ma santa - perché, lo ricordo, la UE ha difeso la pace contro i nazzzzionalismicattivi - sono caratterizzati dal fatto che i loro governi, imposti, comperati o eletti grazie all'inganno degli elettori, agiscono, a differenza di quelli dei paesi ancora sovrani, in spregio alle rispettive costituzioni e apertamente contro gli interessi dei propri cittadini.  Sono tecnicamente e di fatto governi di occupazione collaborazionisti che impongono ai propri cittadini la devoluzione dell'oro all'idolo sovranazionale e non alla Patria, la tortura del multiculturalismo e della distruttività identitaria, l'assurdo tallone di ferro dell'austerità, l'impoverimento della classe media e tollerano, di fatto, il futuro possibile genocidio delle popolazioni autoctone, non difendendole dalla violenza generata dall'anarchia dello stato di occupazione. Se pensate che esageri prenotatevi per il post sul Sud Africa che pubblicherò prossimamente.

Quale altra spiegazione se non lo stato di guerra potrebbe esservi, vi chiedo, al fatto di essere governati da collaborazionisti che antepongono interessi stranieri a quelli del proprio popolo, incoraggiano l'invasione ed occupazione del territorio e legiferano per favorire gli invasori a danno dei connazionali, mediante una sorta di leggi razziali al contrario? 
Come spiegare altrimenti i mezzi di comunicazione fatti per il 99% di menzogne? O pensate che in tempo di pace si potrebbe dare a bere al proprio popolo e fargli considerare normale l'idea che un prefetto possa requisire le nostre case, la nostra proprietà privata, per regalarla a stranieri qualsiasi? Adducendo magari lo stato di emergenza permanente per giustificare l'esproprio e renderlo definitivo?
Pensate che in tempo di pace sarebbe possibile cedere pezzi di territorio nazionale, lasciare che regni l'anarchia, cedere interi quartieri alla delinquenza e al degrado, svendere i beni del popolo a prezzo di saldo a speculatori stranieri e dire: "E' così, non c'è alternativa, dovete accettarlo", perché ogni volta c'è la solita maledetta direttiva UE che lo impone? Questa è follia, diciamo. Certo, follia di guerra.

Come nelle guerre mondiali passate, anche stavolta la Gran Bretagna avrà un ruolo importante e forse decisivo? Se solo Cameron avesse l'abilità della Thatcher di ricreare nei sudditi di Sua Maestà il mood Falklands, il Brexit potrebbe essere l'inizio della reazione a catena nella UE. La sovrana intanto, tirata per la giacchetta dalla stampa popolare, non ha smentito quella sorta di Keep calm and Brexit
Potrebbe essere quello l'inizio di un'inversione di tendenza, soprattutto se questo secolo vedesse un'inedita alleanza di Russia e Stati Uniti (con i cittadini americani oppressi dai nostri stessi problemi) e dei reciproci eserciti stanchi di guerre neocon, contro ciò che rischia di far saltare veramente in aria il mondo, dovesse continuare la propria corsa verso la distruzione. Un consiglio: seguite il dibattito sulle elezioni americane. La pazienza degli americani sta per esplodere.



sabato 5 marzo 2016

Meditazioni di una donna che ha smesso di fumare

da "Musings of a cigarette smoking man"
Nei giorni scorsi, per caso, mi è capitato di leggere alcune citazioni di Jacques Attali (uno dei troppi padri dell'Europa) e Zbigniew Brzezinski, ex-consigliere per la sicurezza nazionale durante la presidenza Carter (1977-1981) e mi sono chiesta: cosa spinge questi personaggi a fantasticare sempre sul futuro e a passare il tempo a colorare il mandala del mondo che verrà? Questi piccoli architetti - ma quelli eurocratici sembrano più che altro geometri - sono per caso tutti scrittori falliti di racconti di fantascienza rifiutati dagli editori, che sublimano la frustrazione esercitando il potere che permette loro di avverare le loro previsioni scritte in saggi che vengono presi sul serio, visto il pedigree dei loro autori? Perché si divertono, dalle stanze dei bottoni, a spoilerare ai pezzenti della plebaglia come andranno a finire le loro miserevoli vite in base a ciò che è già stato deciso in alto e in separata sede?

La differenza tra la loro narrazione e i grandi romanzi distopici di Aldous Huxley e George Orwell, ad esempio, è che questi ultimi hanno utilizzato la forma letteraria, il linguaggio della metafora e dei simboli e che il  futuro totalitario che descrivono non è una progettualità ma qualcosa di purtroppo già avvenuto che ci ammonisce affinché possiamo scongiurarne in tempo l'avvento. Invece i futurologi dell'élite, facendo riferimento non a figure metaforiche come il Grande Fratello ma ad entità realmente esistenti, come l'ONU e il FMI (vedi citazione sotto), e utilizzando il verbo dell'ineluttabilità da un punto di osservazione dominato dal proprio particulare, assai disinteressato alla democrazia, molto probabilmente stanno descrivendo nient'altro che una minima parte, un'assaggio, di ciò che stanno realmente adoperandosi per realizzare nella realtà, traendolo dalla loro agenda fitta di imperativi categorici. E questo senza fornirci alcun ammonimento - visto che nel loro meraviglioso mondo futuro la democrazia non è prevista - se non quello di non osare opporci e di accettare passivamente qualcosa che sembra non possiamo più evitare che accada. 
Il perché non possiamo esimerci lo spiega Attali:

fonte:  J. Attali "Lessico per il futuro"
Nell'introduzione del suo "Dizionario del XXI secolo" le parole chiave ci sono tutte: la sovrappopolazione e l'invecchiamento, l'inquinamento (er globbaluormin), il giovanilismo, la fluidità del mercato, il precariato, il nomadismo, l'iperclasse, la Rete (bravi, miei piccoli lettori, vedo che qualcuno di voi ha già fatto il salto quantico arrivando subito a Casaleggio.)  
C'è un problema, però. Il futuro potrebbe essere bellissimo, ipertecnologico, transumano e transgenico:
ibidem
Sentito? La "civiLego"! Solo per questo bisognerebbe legarlo ai quattro cavalli che si usavano nell'antichità. L'ONU come governatore mondiale, con il FMI come suo esattore ("Le ONG si sostituiranno al dissolvimento degli Stati, dei partiti, dei sindacati"), la riduzione delle ingiustizie (e questa forse è la vera fantascienza di tutto questo sproloquio). 
Questo sarebbe, secondo Attali, il mondo futuro ideale che ci aspetta, ma purtroppo, siccome permangono i retaggi del passato (come la democrazia), ecco arrivare la frase chiave: 

Eccoli là. Il futuro potrebbe essere ipertecnologico e meraviglioso se non vi fosse il passato a remare contro e quindi per questo motivo, per evitare di perdere la democrazia, dovete aiutarci ad eliminare la democrazia e la tradizione.
Il principio fondativo del ragionamento è che il passato è una cosa orribile, che occorre superare ad ogni costo, perché il passato ha creato un presente che è inaccettabile (dal loro punto di vista, in pratica, è troppo democratico). Ecco quindi che il presente oppresso dal passato deve liberarsene e andare fiducioso verso un futuro che, stranamente, non è lasciato al caso ma viene accuratamente predeterminato. 


Il nichilismo, 'o pernacchio in faccia a Dio, la pretesa della fine della Storia. Troppo comodo, signori, negarne il giudizio infallibile, terribile ed inesorabile. La vendetta della Storia sui traditori è una delle poche vere manifestazioni in Terra del divino. La pretesa, infine, di poter inventare il futuro e l'inconfondibile sentore della controiniziazione nella scissione del principio rivoluzionario "liberté, égalité, fraternité", in tre elementi che, separati, ne depotenziano il senso. Che fratellanza può esserci, infatti, senza libertà ed uguaglianza?
Diciamo la verità. Questa è gente che, élite e massonerie a parte, ha completamente perso la testa.

Questo tipo di futurologia è il delirio di onnipotenza di chi è ossessionato dall'idea di plasmare e dirigere il futuro senza lasciarlo al caso, visto che il caso potrebbe anche prevedere un mondo senza più gli Attali, i Bzrezinki e i loro compagni di aristocratiche merende. E' pensiero magico allo stato puro.
In questi manuali di istruzione dei banchieri, gente oltre i settant'anni che, non sopportando di doverci un giorno lasciare, fa di tutto per condizionare il tempo in cui non saranno più attraverso i loro posteri, si legge anche un netto delirio di immortalità. Speriamo che per allora, quando l'orologio biologico dovrà per forza fermarsi anche per loro, non abbiano veramente trovato l'elisir della vita eterna.

Non commettiamo però l'errore di considerare questi scenari futuri solo alla stregua dei deliri di pazzi. Esiste qualcosa che viene chiamato, in uno studio della Rand Corporation, il nation-building. Una sorta di scienza delle costruzioni delle nazioni che può benissimo assomigliare al body-building, ovvero ad una pratica sportiva salutare se praticata cum grano salis ma assai dannosa se prevede l'utilizzo e l'abuso di sostanze dopanti. In pratica, secondo i think tank che si prestano allo scopo, le nazioni possono essere create e rimodellate a piacimento. Una cosa che gli imperi, per altro, hanno sempre fatto. Non sarà per caso il vecchio e polveroso imperialismo che ancora lotta insieme a noi?
Curioso, vero? Visto che, contemporaneamente, il Verbo mondialista proclama la fine delle nazioni, dei confini e delle identità nazionali. Al punto che, giusto per restare nell'attualità, l'Italia cede parte del suo territorio virtuale e i propri confini immaginari alla Francia, ovvero ad un paese che non esiste.

Mi accorgo che ho trascurato l'amico Bzrezinki, che pure scrisse le stesse cose, preconizzando il medesimo futuro bello per loro, un po' meno per gli altri, ed ancora più inquietante se è possibile, addirittura nei primi anni settanta, in "L'Era tecnotronica".
"Tutti gli aspetti della vita sono influenzati e controllati da dispositivi computerizzati. Il crescente ausilio di mezzi biochimici di controllo umano favoriscono l'orientamento politico verso le direzioni di cambiamento prefissate. Nella società tecnotronica milioni di cittadini non organizzati sono facilmente attratti verso personalità magnetiche e ricevono le più moderne tecniche di manipolazione del pensiero e delle emozioni. Inoltre, può essere possibile sfruttare i frutti della ricerca sulla mente e sul comportamento umano per fini politico-strategici."
Di conseguenza, un'élite scientifica determina l'indirizzamento politico attraverso un uso estremo della propaganda e perfino di tecniche di lavaggio del cervello e manipolazione genetica.
Il risultato di questi procedimenti sui singoli cittadini dell'era Tecnotronica, è che essi sono persone modificate, rimodellate dal proprio stato naturale a quello di cittadini della nuova era scientifica. Magari ingerendo qualcuna di quelle pillole di conoscenza di cui ha parlato di recente Nicholas Negroponte.

Il trilateralista Bzrezinki loda il socialismo (è risaputo che anche tra i neocon sono numerosi  i trotzkisti) e ha parole di grande stima per Marx.
E qui, per la serie "come mai le sinistre appoggiano progetti reazionari neo-aristocratici", non vorrei dimenticare l'apporto fondamentale dell'esimio Coudenhove-Kalergi e del suo idealismo pratico:
"Il socialismo, che ha già cominciato abolendo la nobiltà di rango e livellando l'umanità, trionferà nella produzione della nuova nobiltà mediante la differenziazione dell'umanità. E' qui, nell'eugenismo sociale che risiede la sua più alta missione storica, tutt'ora misconosciuta: giungere, da un'ineguaglianza ingiusta, attraverso l'uguaglianza, ad un'ineguaglianza giusta. Passando sopra le macerie di tutte le pseudo-aristocrazie verso una vera nuova nobiltà."

Si diceva prima di Casaleggio. Ebbene, la sua visione del futuro presentata nel film "Gaia", che tanta paura fa a Ugenio nostro, il quale però non si accorge di frequentare gli stessi ambienti elitari dai quali promanano sempre quelle visioni, non sarà per caso l'ennesima versione del sogno distopico dell'élite? Dovremmo quindi iscrivere il Gianroberto nella medesima categoria dei Bzrezinski e degli Attali? 
Certo c'è anche quella voce che gira sulla faccenda del gatekeeping e del via libera al movimento dato da ambienti atlantici (che spesso si firmano con il pentacolo) con, immagino, la consegna di marcare stretto il PD per controllarne l'operato. Il che spiegherebbe il livore perfino irrazionale dei piddini nei confronti dei "grillini".  Il Movimento Cinque Stelle è un'entità politica bifronte, che ha il vertice con le scarpe ben piantate nell'élite e una base di assai poco pitagorici apprendisti che parlano troppo e spesso a sproposito e che sembrano rappresentare, oltre alla quintessenza di un'ideale miscuglio di purezza e ingenuità prestate alla cosa pubblica, gli attori ideali di quella che Stefano Zamagni definisce democrazia deliberativa.
“Democrazia deliberativa significa che i cittadini possono intervenire sull’operato del Governo non solo eleggendo i rappresentanti, ma anche influendo su di esso fra un’elezione e l’altra. In Italia, invece, esiste solo la democrazia estesa. E la differenza tra le due è radicale: nella democrazia deliberativa vince chi convince maggiormente, mentre in quella estesa vince chi ha maggiore consenso”. (…)
“Certo, non pochi sono i nodi teorici e pratici che devono essere sciolti perché il modello di democrazia deliberativa possa costituire una alternativa pienamente accettabile rispetto a quella esistente. Ma non v’è dubbio che la concezione deliberativa di democrazia sia, oggi, la via che meglio di altre riesce a affrontare i problemi dello sviluppo e del progresso dei nostri Paesi. Ciò in quanto essa riesce a pensare alla politica come attività non solo basata sul compromesso e l’inevitabile tasso di corruzione che sempre lo accompagna, ma anche sui fini della convivenza stessa e dell’essere in comune. Inoltre, essa è anche la via più efficace per contrastare l’invadenza del “politico” e quindi per rilanciare il ruolo del civile. Il che vale a far sì che lo spazio pubblico cessi finalmente di essere pericolosamente identificato con lo spazio statale”.

Bello il concetto di partecipazione diretta, vero? Peccato quella chiosa, con la rivelazione che la politica (ovvero il luogo di esercizio della democrazia parlamentare) deve lasciare spazio ad un non ben identificato "spazio civile" da contrapporre allo Stato, ovvero alla Costituzione.
E' come per i trip di Attali. Tutto fantastico ma con il trucco e l'inganno.

Come diceva il nostro? "A meno che non si verifichino cambiamenti radicali...." E quando ha scritto il nostro il suo sogno di fantascienza? Nel 1998. Lo stesso periodo in cui fu messo a punto un altro progettone imperiale: il Progetto per un Nuovo Secolo Americano descritto nel manifesto "Rebuilding America's Defense"., dove si legge, a pag. 51: "[…] il processo di trasformazione, anche se porterà ad un cambiamento rivoluzionario, sara’ verosimilmente un processo lungo, senza un qualche evento catastrofico e catalizzatore, come una nuova Pearl Harbour. […]" Altro libro distopico che si è avverato in pieno.

E' il leit motiv. Invocare l'evento eccezionale, far finta poi che sia capitato per caso, quando invece si è fatto di tutto per far accadere l'impossibile. Le profezie dell'élite sembrano le uniche a doversi avverare e la cosa incredibile è che pare che i racconti del futuro dei banchieri e dei vecchi mestatori del potere, e perfino degli scrittori di fantascienza, stiano tutti divenendo realtà.


Robert Charroux, Le livre des secrets trahis, ed. Robert Laffont, 1965

venerdì 4 marzo 2016

La riforma dell'uterinesimo

"Anche Gesù aveva due papà"
"Il dottor Voronof ha già annunziato la possibilità dell'innesto delle ovaie. Una nuova strada commerciale aperta all'attività esploratrice dell'iniziativa individuale. Le povere fanciulle potranno farsi facilmente una dote. A che serve loro l'organo della maternità? Lo cederanno alla ricca signora infeconda che desidera prole per l'eredità dei sudati risparmi maritali. Le povere fanciulle guadagneranno quattrini e si libereranno di un pericolo. Vendono già ora le bionde capigliature per le teste calve delle cocottes che prendono marito e vogliono entrare nella buona società. Venderanno la possibilità di diventar madri: daranno fecondità alle vecchie gualcite, alle guaste signore che troppo si sono divertite e vogliono ricuperare il numero perduto. I figli nati dopo un innesto? Strani mostri biologici, creature di una nuova razza, merce anch'essi, prodotto genuino dell'azienda dei surrogati umani, necessari per tramandare la stirpe dei pizzicagnoli arricchiti. La vecchia nobiltà aveva indubbiamente maggior buon gusto della classe dirigente che le è successa al potere. Il quattrino deturpa, abbrutisce tutto ciò che cade sotto la sua legge implacabilmente feroce.
La vita, tutta la vita, non solo l'attività meccanica degli arti, ma la stessa sorgente fisiologica dell'attività, si distacca dall'anima, e diventa merce da baratto; è il destino di Mida, dalle mani fatate, simbolo del capitalismo moderno." 
Antonio Gramsci
(6 giugno 1918) tratto da "Merce" in "Sotto la mole 1916 - 1920".

Questo brano di Gramsci, pubblicato da Gennaro Scala su FB (grazie) e che ho rilanciato su Twitter lunedì scorso ha avuto uno straordinario successo. Non solo, penso, per la straordinaria attualità del contenuto nonostante i quasi cent'anni di età ma perché qualcuno avrà pur paragonato queste parole a quelle che ormai vengono pubblicate sul giornale che proprio Antonio fondò. Per esempio queste, pubblicate dopo l'approvazione della legge Cirinnà, dall'on. Concia:


Vedete dove si vuole arrivare. Si parte con i buoni propositi del far cessare la discriminazione nei confronti di una minoranza, poi, approfittando del tempo di guerra, si finisce per strafare e passare oltre, decidendo di cambiare anche ciò che non chiedeva affatto di essere cambiato. Gli dai un dito e ti infilano un braccio, se mi permettete la volgarità.
A proposito, sapevate che, contemporaneamente all'Italia, anche il parlamento portoghese in febbraio è stato impegnato nell'approvazione di una legge sui diritti civili che comprende - a differenza, per ora, della legge italiana - anche le adozioni da parte di coppie omosessuali? Due paesi periferici, oppressi dal tallone di ferro dell'austerità che, invece di impegnarsi per risolvere il problema principale della loro crisi di sovranità e dell'attacco alla libertà ed al benessere dei propri cittadini, vengono obbligati ad infilare il piede di porco nei reciproci ordinamenti per scardinare alcuni principi costituzionali fondamentali, con la promessa-minaccia di non fermarsi lì ma di andare oltre, e pretendendo oltretutto la riconoscenza da parte dei cittadini, come fa, bullandosene, l'onorevole di cui sopra e con la benedizione delle istituzioni EUgenetiche che "ce lo chiedono".
Posso dire che questa tattica di imposizione ed intromissione sempre più pressante nel privato da parte di queste guardie rossogaie non mi piace proprio per niente e che lo trovo anche abbastanza inquietante?

Allo stesso modo non mi garba nemmeno un po' il revisionismo busone che, non solo prontamente rilegge la fiaba iniziatica (e massonica) di Pinocchio in chiave di "prima apologia della stepchild adoption" ma utilizza la metafora cristologica per il luogocomunismo iconoclasta sui "due papà" (come nel manifesto della sinistra portoghese qui sopra), riducendo il Sacro alla favoletta gender del "Gesù che nacque con fecondazione eterologa" ed ebbe appunto due papà. A questo punto perché non immaginare che prossimamente i re magi, unitisi in un matrimonio a tre in Thailandia, risulteranno essere andati a Betlemme a ritirare il loro pargoletto a progetto dalla surrogata Maria?
Questa derisione del Sacro, che dovrebbe essere rispettato anche in regime di laicità, di sottomissione del metafisico all'ultrafisico è qualcosa di assai sospetto, perché la sua giustificazione rimanda ad una delle frasi più ambigue della storia, il famoso "fa ciò che vuoi".
Ad una prima impressione pare trattarsi nient'altro che dell'esortazione agostiniana, e difatti chi reclama i suoi "diritti" per sé e per i propri compari - allo stesso tempo in cui li nega agli altri da sé, per esempio nell'abito economico - lo fa con il pretesto dell'amore e della bontà che, in base ad una legge non scritta del loro pensiero magico, dovrebbero sempre trionfare.
Tuttavia è evidente che il motto scelto dal prete operaio può finire per incarnare benissimo l'idea del godimento illimitato, principio fondante del postcapitalismo di cui egli vorrebbe essere l'antitesi, per non parlare del "fa ciò che vuoi", inteso come "divieni ciò che sei" (e non porti alcun limite) di un satanista come Aleister Crowley. Siamo quindi nel regno del pensiero e dell'azione borderline che amplifica e riverbera il caos odierno, confondendo il sacro e il profano in un ambiguo gioco di chiari e scuri.

Strane consonanze
L'ambiguità, del resto, il volere tutto ed il suo esatto contrario al medesimo tempo, il proclamare una cosa, come nell'incontro con il patriarca ortodosso Kirill e rimangiarsela già sull'aereo del ritorno, è una delle caratteristiche principali del papato gesuitico-quantistico di Francesco, che non "si immischia" nella questione dei figli surrogati, i bambini-merce di Gramsci, forse perché ha un concetto della maternità assai mondano ed EUgenico:


La questione della maternità surrogata è maledettamente seria perché mette in discussione, come ricorda un Gramsci in grado di immaginare solo una piccola parte di ciò che verrà, il concetto di mercificazione dei corpi ed apre la strada a pratiche che, più che ad un orrendo futuro fanno riferimento ad un già vissuto orrendo passato. Stanno infatti comparendo le prime soccorsorossine che, poverette, come s'offrono di concepire e scodellare, per pura generosità, un figlio per gli omogenitori per forza. Esse non trovano niente di male nel mercimonio effetto collaterale dell'uterinesimo, anzi: "Perché l'utero non si potrebbe noleggiare?,  scrive la Guzzanti (sottinteso: o vendere come un rene, concetto ribadito anche dalla Bonino, colei che gli uteri più che altro li svuotava). Tutto in nome dell'amore e con quel vago sentore e retrogusto di "quel che mio è tuo" di kolkoziana memoria.

La realtà è ben diversa. Andate sul sito delle maternità a progetto, uno a caso, e, scansati gli inni alla presunta libertà di scelta ed autodeterminazione di queste donne, ancora per la maggior parte purtroppo attratte più che altro dal vile denaro in palio, ascoltate gli omogenitori (guarda caso italiani) che, con le sciarpette a specchio, parlano della "loro surrogata", come una volta i miei vicini ricchi avrebbero parlato della loro "tata" e facendo pesare al mondo intero 'sti marmocchi come se i dolori del parto li avessero provati loro. Tifo accanitamente per il trapianto dell'utero (e per l'aborto dal barbiere) affinché anche loro provino finalmente le varicose e le emorroidi stile grappolo prossimo alla vendemmia. Ah, dimenticavo, io smetterò di chiamarvi busoni quando voi la pianterete di chiamarci surrogate, neanche fossimo fatte per l'80 per cento di cicoria.

Quando cresceranno, questi poveri cuccioli comperati un utero qui e un ovulo ululà (giusto per diluire al massimo la responsabilità materna e scongiurare l'attaccamento), non è che potranno ritenersi tranquilli. Come gli altri bambini delle coppie, diciamole, naturali, se manifesteranno qualche normalissimo ondeggiamento tra i generi, magari ad appena cinque anni quando l'identità sessuale è in una primissima fase formativa, rischieranno di vedersi bollare come bambini transgender e potranno entrare in un programma di riassegnamento di genere, dopo una bella diagnosi di disforia sessuale, una delle tante malattie quasi inesistenti che riempiono i manuali di psichiatria moderna.
Il bimbo trans avrà magari una mamma (nel senso di donna) o una babba o un mammo che, con un atto di puro amore, s'intende, gli siringherà nella coscia mille dollari di ormoni alla volta per bloccargli la pubertà, regalandogli un bel tumore da sviluppare in seguito quando vorrà. "Mamma, grazie!"


Oppure, oltre a subire le pere di ormoni, potrà ritrovarsi in una bella clinica che vanta decenni di esperienza nel "riassegnamento di personalità". (Ragazzi, si ha voglia a sforzarsi di non essere complottisti, ma nominare il Tavistock, con la nomea che si ritrova, significa proprio cercarsela.)



Ricordate quando, ai tempi delle ginnaste romene e delle nuotatrici della Germania Est degli anni settanta, l'Occidente distoglieva lo sguardo con orrore da queste disumane pratiche comuniste, condannandole senza appello?
Ora lo stesso Occidente votato al culto della femminilità intesa come passività, coltiva in serra bambini iperfemminilizzati da conservare il più a lungo possibile nella formalina di un'infanzia artificialmente ipersessuata e li celebra su tutti i media come una cosa assolutamente normale e moderna, magari mentre bacchetta le mamme orgogliose che pubblicano le foto dei loro pupi naturali, schietti, nel senso di maschietti e femminucce modello base sui social network, perché ce stanno i pedofffili!!!
Perché, il bambino transgender, questo orripilante piccolo puttanello, non assomiglia terribilmente al compimento del perfetto sogno pedofilo e, voglio esagerare nel pensar male, all'ideale sposa bambina ed allo schiavetto androgino al servizio dei califfi del nostro prossimo futuro assegnatoci di passive? Quel futuro dove la riforma dell'uterinesimo imporrà un utero a tutti, soprattutto agli uomini.

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