domenica 10 aprile 2016

Il millenarismo dei fateprestisti dell'invasione




Quando qualcuno prova a dire, in nome del piano di ripopolamento dell'élite e dell'infinita bontà maligna degli antipapi e dei cosmopoliti misericordiosi con i loro idealisti a gettone che devono metterlo in pratica, che non è realistico pensare di poter travasare l'Africa in Europa, ovvero far fagocitare un continente dall'altro come fosse un misero batterio, ti guardano come se tu fossi matta e controbattono: "Ma scherzi? Non li si può fermare!! Ne verranno milioni!! E' un processo storico irreversibile!"
Hanno la stessa furia millenarista di chi prefigura estinzioni planetarie a causa di pianeti X giganteschi che, passando di qui ogni milione di anni, quest'anno per combinazione passavano per caso e sono venuti a farci un saluto. Distruggendoci, è ovvio, se siete in grado di cogliere la metafora.

La fantasia di estinzione, la fregola della fine del mondo, è vecchia come, appunto, il mondo, e questo nuovo millennio è partito malissimo ma, siamo realistici.  L'unica invasione dalla quale non potremmo difenderci sarebbe quella dal cielo, quella aliena, creata e mitologizzata a scopo intimidatorio fino alla nausea nella nostra infanzia di babyboomers immersi nella psyop della guerra fredda. Un'ipotetica razza di visitatori extraterrestri che venisse per conquistarci con astronavi e, soprattutto, una tecnologia superiore, non ci darebbe effettivamente scampo. 
Ma finché si tratta di eserciti di uomini con lo zainetto, con le loro debolezze di uomini, e vi sono mari e montagne a porre limiti fisici alle transumanze, non la vedo così facile. Movimentare milioni di persone necessita di tempo. Non si tratta di eserciti di orchi sovrumani usciti dalle fucine di Isengard ma gente che ha bisogno di fermarsi, di rifiatare, di mangiare, rifocillarsi, pisciare, dormire, farsi passare il mal di piedi. Questo riguardo alle marce forzate che vengono mostrate sui media (e che in passato si concludevano sempre tragicamente per i deportati).
Anche ipotizzando di imbarcarli su navi, esse impiegherebbero tempo per compiere la traversata. Tempo da impiegare per studiare la contromossa.

Quindi il problema sarebbe solo vedere se, ipotizzando i milioni in partenza, qualcuno, dalla nostra parte, vorrebbe fare qualcosa per fermarli, come facevano una volta perfino i nostri governanti. Fermarli per evitare il massacro da questa parte, come secoli di scorrerie nel Mediterraneo ci rammentano.
Lo dice sempre Luttwak: già svellere i porti di imbarco sulla costa nordafricana con una bombardatina potrebbe aiutare dimolto. Poi ci sarebbero le care vecchie testate nucleari. Le armi chimiche e batteriologiche. Le armi convenzionali. 
Certo, sarebbe un massacro di proporzioni olocaustiche, ma coloro che ritengono l'invasione dei milioni come inevitabile stanno solo cercando di evitare di pensare all'inevitabile. Ovvero stanno rimuovendo il possibile finale di questa terza guerra mondiale, non dovessero essere fermati gli esseri immondi che l'hanno pensata e che la stanno conducendo sulla pelle dell'umanità. 
Siccome l'élite non si è ancora trasferita su Elysium in orbita geostazionaria o in fantomatiche città sotterranee inaccessibili lasciando i subumani (ovvero noi) ad ammazzarsi a sprangate con altri subumani (in ogni caso la vita sottoterra non sarebbe poi questa gran cosa), essa verrebbe toccata dalla guerra civile, dalle violenze e dai saccheggi che scoppiassero sul continente. La distruzione di un continente gioverebbe veramente ai loro piani? Come potrebbe nascere quel meticciato in grado di dare origine alla razza superiore ipotizzata dal bastardo Kalergi se non in condizioni di pacifica convivenza, dando al tempo la possibilità di mescolare con cura nell'atanor gli ingredienti del nuovo ordine mondiale?
Invece degli apprendisti stregoni, per eccesso di zelo, stanno cercando di accelerare i tempi ma ciò li perderà e perderà i loro padroni. Come sta perdendo la kaiserina che si è affrettata ad invitare troppi invasori in una volta e qualcuno glielo ha fatto prontamente notare, povera topolina.

E' di questa gente che bisogna aver paura, di coloro che aprono le porte, in nome della loro malattia mentale, del loro disordine post-traumatico da stress. Della loro volontà di autodistruzione.
Ormai la TINA li possiede e li fa sragionare, oltre che vomitare scemenze. Ci credono veramente. Sono passati definitivamente dalla parte della follia ma continuano a sostenere che non farebbero male ad una mosca.
Sono talmente convinti di dover per forza soccombere a causa della colpa di esistere e di aver costruito qualcosa di architettonicamente più evoluto della capanna di fango, per non parlare della democrazia e di tutto il ciarpame che ha permesso, ad esempio, alla classe operaia di evolversi e conquistare diritti, che sperano proprio nell'invasione per poter finalmente espiare la colpa che li divora. Attendono con ansia il barbaro invasore con la giugulare offerta in dono al suo machete. La perfetta raffigurazione del capro espiatorio.

Non contenti, ci ammorbano con le visioni apocalittiche che potrebbero non avverarsi se solo essi si ribellassero all'inganno nel quale sono stati trascinati. L'inganno del male che si ammanta di bontà per confonderci. 
Ecco quindi un'altra controvisione, se vi piace.
Quando l'esperimento finirà o inizierà ad annoiare i suoi ideatori ed essi troveranno un altro gioco di società da giocare con le pedine umane, finirà male, molto male. Si arriverà a sparare. Chi non ha colpa, chi si affidò agli omini di burro per andare nel paese dei balocchi ci andrà di mezzo. Non si baderà ai numeri, anzi, potrebbero essere battuti tutti i record passati.
Ci penseranno i media a far calare l'oblio, però, non vi preoccupate. Nessuna immagine di bimbo spiaggiato o di gommone affondato né di flutti insanguinati vi turberà. L'immigrazionismo passerà di moda e non ce ne accorgeremo nemmeno. Perché, semplicemente non ne sentiremo più parlare. Soprattutto, nessun collaborazionista oserà contrastare la nuova linea editoriale.

Se invece non andrà così e andrà come vogliono farvi credere, con i milioni in arrivo, vi conviene tifare Nibiru.


martedì 29 marzo 2016

Bombe di repertorio. Perseverare è diabolico





Come dice bene Bruno Ballardini: bisogna inchiodare la stampa idiota e connivente alla propria cialtronaggine. 

Guardate bene le immagini, notate niente di strano? Qui il link al primo filmato, relativo ad un servizio sulle indagini degli attentati di Bruxelles andato in onda stasera al TGLa7 delle ore 20.00. Andate al minuto 1:30 e stoppatelo per il confronto. Ora guardate il secondo filmato, trovato su YouTube, e stupite: l'hanno fatto ancora! Continuano a farlo nonostante sia possibile, grazie alla rete, smascherarli in meno di un minuto.

Ricapitolando: mercoledì scorso Marcello Foa pubblicò un articolo dove smascherava il riciclaggio da parte del mainstream di un vecchio filmato relativo all'attentato all'aeroporto di Mosca nel 2011, spacciato ora per l'immagine esclusiva del momento dell'esplosione all'aeroporto di Bruxelles il 22 marzo scorso.
Stasera al TGLa7 mi è parso di vedere riproposte le stesse immagini, ormai chiaramente bollate come falsamente attribuite, ma mi sbagliavo. Non erano quelle già scoperte ma, udite, udite, delle altre, ancora di un altro attentato e non riguardanti Bruxelles. 
Quindi sono riusciti a fare anche di peggio, lo hanno rifatto. Hanno preso un altro filmato, sempre relativo ad un attentato avvenuto in Russia, questa volta alla metro di Minsk e sempre nel 2011, l'11 aprile, e l'hanno spacciato per il momento dell'esplosione nella metro di Bruxelles.

Riformulo la domanda che si sono posti in tanti, dopo aver letto la denuncia di Foa: perché mandare in onda immagini di repertorio al posto di quelle vere? Pigrizia o proprio cialtronaggine?

P.S. Su Libération del 22 marzo già avvertivano: "Attenzione ai video falsi".

Intervallo - Otranto, cattedrale



"Attiguo a casa sua stava un palazzo moresco, denunciato dal salmastro, orientale, come un riflesso sbiadito. Scrostato sotto le volte degli archi e sulle cupole. Abitato l'inverno da Cristiani comodi che nell'estate pagana cedevano le due ali sul mare per non morire di fame. Proclamato la fine lo stato d'assedio, quel palazzo sarebbe diventato il quartier generale dei Turchi che di tra le viole del cielo assolato avevano ammainato le mezzelune." (Carmelo Bene, "Nostra Signora dei turchi".)


Chissà perché le immagini della lavanda dei piedi, di quel Papa di fatto prostrato nel tempio davanti ai voleri dei mercanti, assieme ai lumini, ai gessetti, agli orsacchiotti, ai babbi modello che cuciono i vestitini delle bambole e tutta la reazione pucciosa e femminea alla dichiarazione di guerra saracena, reazione assolutamente inadeguata di fronte all'antipasto offertoci del sangue fresco di Lahore, troppo lontano ma così vicino, mi ha fatto tornare in mente un film che vidi con mio padre, in un cinema-teatro deserto, un pomeriggio di innumerevoli anni fa. Due ore di noia mortale delle quali mi rimase impressa solo la visione dei teschi e delle ossa incastrate alla perfezione per riuscire a far stare ottocento morti - o giù di lì - dentro le teche della cappella dei martiri della Cattedrale di Otranto. 


"La navata destra termina nella cappella dei Martiri, edificata per ordine di Ferdinando I di Napoli e ricostruita a spese pubbliche nel 1711. In essa sono conservati i resti mortali dei santi martiri di Otranto, gli ottocento abitanti di Otranto massacrati e decapitati dai Turchi sul Colle della Minerva il 14 agosto 1480 per non aver voluto rinnegare la fede cristiana. Le reliquie dei martiri sono deposte in sette grandi armadi e dietro il marmoreo altare è conservato il "sasso del martirio" sul quale, secondo la tradizione, avvenne la decapitazione." (fonte Wikipedia)

Quegli ottocento erano gli uomini, perché le donne e i bambini vennero catturati e deportati come schiavi, come succedeva di solito quando sbarcavano i saraceni. Solo che allora non c'erano gli #opentheborders, #overthefortress #noborders pagati dai mercanti per facilitarne il compito. Si combatteva, altro che babbi con le poppe.
Avete presente quelli che dicono che "ce lo meritiamo perché siamo stati cattivi", "il Belgio ha fatto di peggio", "il colonialismo, signora mia", "i bianchi devono espiare le colpe passate" e via occhioperocchiodenteperdenteggiando? 

Vi piacciono le coincidenze? La canonizzazione dei martiri di Otranto fu annunciata da Papa Benedetto XVI l'undici febbraio 2013, il giorno delle sue "dimissioni".



mercoledì 23 marzo 2016

Ci vogliono più gessetti


Ti sparano addosso, ti macellano con esplosivi caricati di chiodi che costringono i chirurghi alle amputazioni, ti ammazzano per puro odio in casa tua promettendo di fare ancora di peggio e con i tuoi governanti criminali che ti avvertono che dovrai abituartici perché sei praticamente già stato venduto e fottuto da loro e tu che fai? Piangi? 
Ti fiondi in piazza a disegnare con il gessetto, come un semidivezzo dell'asilo, homo europeus emasculatus, rinfanciullito e infrocito, ammasso inutile di estrogeni in piena crisi lacrimogena premestruale, passiva senzapalle, le stronzate che ti hanno impresso in quel cervello bacato in decenni di lavaggio a schiuma frenata sul pisandlov?
Chiedi alle donne siriane se hanno tempo di piagnucolare come delle femminucce e se pensano di rispondere con la tolleranza a 90 gradi a coloro che stanno distruggendo il loro paese.

Ti hanno tolto la leva obbligatoria, eliminato il concetto di esercito popolare e messo le professoresse e le donne con il pancione e le emorroidi da ottavo mese a discutere di strategia militare e pensi di salvarti? Nemmeno se tu trovassi per culo i depositi di armi nascosti fin dal dopoguerra da Gladio e dai compagni e, in ogni caso, dovresti pregare che qualcuno, magari un contractor della Blackwater che passa di lì per caso, ti insegni ad usarle. Oppure potresti cominciare a padroneggiare l'uso della clava, che sarà l'arma d'elezione della Quarta guerra mondiale, come disse Einstein, una volta che questa civiltà europea, questa democrazia, così poco cara agli dei, sarà stata consegnata ai selvaggi.


Mi rifiuto di commentare la narrazione fotocopia dell'ennesimo attentato terroristico, con Nostradamus Valls, colui che poco tempo fa ci consegnò la centuria "bisognerà abituarsi al terrorismo perché la guerra durerà generazioni", che ha ribadito il concetto della guerra in atto e nessuno che vada a chiedergli come faccia ad avere informazioni così precise e soprattutto cosa intenda fare per proteggere i suoi cittadini. Con i kamikaze con il carrello immortalati dalla solita provvidenziale telecamera di sicurezza che non assicura un cazzo, i tre Mohammed a caso ma già noti a tutte le questure (perfino a quelle di quelle aquile dei belgi), dei quali troveranno anche il DNA - il passaporto ormai è sfruttato - perché evidentemente l'avevano già da tempo in archivio. Qualche sospetto su queste pagliacciate comincia perfino a venire anche a qualche commentatore del mainstream.
Non mi interessa l'atto ma solo segnalare la reazione ad esso. L'analisi della saliva che ti fa capire quale fu la tonalità del suono del campanellino.

Ad esempio, perché mai il sito SITE della signora Katz, il sito superesperto dei fatti e fattacci dell'ISIS, subito dopo la notizia del duplice attentato condotto il giorno 22 che è il doppio di 11, ma questi sono dettagli da complottisti, pubblica in evidenza questo? 


"A seguito degli attacchi dello Stato Islamico a Bruxelles, i suprematisti bianchi accusano musulmani, ebrei e politici, alcuni incitando alla violenza."

Excusatio non petita accusatio manifesta, direbbe un europeo che ha studiato quel vecchio arnese del latino e non l'inglese come il migrantuccio di Idomeni incaricato dai pedopornografi della propaganda mammona di brandire il cartello "Sorry Brussels" con una faccia convinta che è tutta un programma, per la foto simbolica di rito, subito ovviamente rielaborata in almeno mezza dozzina di vignette lacrimogene progressiste da schiaffare sui giornali indegni ormai perfino di incartare il pesce al mercato, mentre le piazze non si riempiono di musulmani moderati orripilati dall'estremismo dei loro fratelli che sbagliano.

Che c'entrano i Suprematisti Bianchi, Madame Katz? Chi sarebbero? Per caso qualche europeo sfuggito all'emasculazione ed al quale è rimasto un abbozzo di gonadi e che non ha paura di usarle? Mi sa che ce ne sono parecchi, andando verso Est. 

Ricordate un hit di qualche tempo fa, "L'Ungheria e la libertà di espressione"? Dedicate qualche minuto alla visione di questo dibattito sulla televisione ungherese e pensate se queste analisi - con l'affermazione, ad esempio, della complicità tra i governi e i trafficanti internazionali di esseri umani - potrebbero comparire, tanto per fare un nome, nel salotto bono della Gruber.


Lo so che mi odiate per il mio cattivismo, ma più mi odierete, più imparerete. (cit.)

martedì 22 marzo 2016

Cartoline dal Sudafrica. L'orrore in fattoria


Il luogo dell'ultimo massacro di una famiglia di quattro persone a Randfontain 

Alla fine del nostro viaggio in Sudafrica, dopo aver visto l'inferno delle bidonville per i bianchi impoveriti dalla shock economy e dalle leggi razziali "black only" del governo dell'ANC e la quotidiana giungla urbana di una società ad altissimo tasso di violenza che non risparmia alcuna etnia, fatta di diseguaglianza, discriminazione e segregazione sotto altro nome, non ci rimane la sensazione di aver visitato la "nazione arcobaleno" secondo la narrazione allucinatoria della propaganda del politicamente corretto, ma un paese che è veramente un paradiso di crudeltà in preda ad un'apocalisse sadica, come l'ha definito lo scrittore Dan Roodt. Un anus mundi dove sta prevalendo una cultura della vendetta e del saccheggio e che trae ispirazione per le sue orge di ultraviolenza da ancestrali riti di stregoneria ed omicidio rituale.

Stiamo ora per giungere al termine della notte, all'incubo più terrificante. L'intrusione in casa propria, nella propria intimità, la violenza nei nostri confronti e dei propri cari, la tortura, lo stupro, il massacro. Ciò che vivono ormai come un quotidiano pogrom gli agricoltori in Sud Africa, in larghissima maggioranza bianchi. E' il fenomeno degli assalti alle fattorie. 
Il sito Farmitracker, curato da Adriana Stuijt è un ricco archivio dei casi documentati e verificati dal 2012 ad oggi. L'immagine che ho scelto è già spaventosa ma nulla in confronto a quelle che ho avuto il coraggio di cercare dei cadaveri delle vittime, tutte massacrate in quello che dovrebbe essere il più sicuro dei rifugi, la propria casa. Uomini impiccati allo scaldabagno, fatti a pezzi, donne stuprate, sventrate ed impalate, bambini bruciati, volti irriconoscibili perché ridotti a maschere di sangue da una furia che di solito si riserva ai dittatori nei piazzali Loreto quando i popoli sono lasciati liberi per una volta di sfogarsi nel carnevale della vendetta. Vecchi inermi sopravvissuti ma segnati per ciò che resta loro da vivere dalla violenza. Un orrore da film horror che è invece spaventosa realtà.

In Sudafrica gli agricoltori bianchi hanno il doppio di probabilità di venire assassinati dei poliziotti e considerando che i poliziotti sudafricani conducono una vita particolarmente pericolosa. 
Il fenomeno degli assalti alle fattorie è in preoccupante aumento dal 2011 e, come si evince dai dati forniti dall'Afriforum Research Institute, nel 2015 si è avuto il picco di 318 casi, con 94 vittime registrate tra fattori, famigliari e lavoratori.

Dal 1° gennaio al 12 marzo di quest'anno vi sono già stati 64 assalti con 17 morti. Le ultime vittime segnalate dalle cronache sono i quattro componenti della famiglia Meyer, compresa Kayla, 9 anni, uccisa a bastonate, massacrati nella loro fattoria a Randfontain qualche giorno fa.


La distribuzione geografica degli attacchi alle fattorie (fonte


Nel corso della petizione presentata al Parlamento Europeo il 5 marzo dell'anno scorso, Henk van de Graaf, dirigente del sindacato agricolo del Transvaal ha fornito le cifre della strage degli agricoltori in Sudafrica. Dal 1990 il numero dei morti ammonta a 1.762 (cifra aggiornata al 1/3/2015 (fonte), uccisi nel corso di 3465 assalti alle proprie fattorie. 

Il 13 dicembre 2015 il criminologo Rudolph Zinn ha stilato un vademecum ad uso degli agricoltori bianchi che negli ultimi tempi vengono attaccati sempre più frequentemente nella regione del Lowveld da bande di neri armati. Il documento si basa su una ricerca condotta attraverso 30 interviste formate da un questionario di 116 domande poste in carcere ad un campione di criminali responsabili di questi delitti.
Una delle scoperte più importanti è stata il fatto che queste milizie armate, prima di attaccare, si procurano le informazioni circa l'esistenza in casa di oggetti di valore da basisti che lavorano nelle fattorie. Essi si spostano dalla città in campagna per interrogare il personale delle fattorie sulle abitudini e sulle ricchezze possedute dagli agricoltori. Una volta ottenute le informazioni sufficienti non esitano ad attaccare e a quel punto sono anche in grado di disabilitare i più sofisticati sistemi elettronici di sicurezza.

Queste bande armate sono ben organizzate e sanno perfettamente il fatto loro quando invadono una fattoria aggredendo le famiglie bianche (generalmente afrikaaner) che le abitano. Se per i semplici furti si tratta di un gruppo di quattro persone che agisce quando gli abitanti della casa sono fuori, per esempio a messa, quando si decide di colpire anche gli occupanti delle case il gruppo può essere composto anche da otto individui armati pesantemente, preferibilmente con pistole, coltelli e machete. Intervistando alcuni di loro in carcere, Zinn ha appreso che una delle tecniche è quella di sparare subito all'uomo di casa per far capire agli altri abitanti che le intenzioni degli aggressori sono serie. 
Anche se solamente il 4% delle migliaia di aggressori coinvolti finisce in carcere, tra coloro che furono intervistati il 67% risultò aver attaccato con inaudita ferocia le sue vittime: il 30% commettendo omicidio, il 13% stupro, il 3% tentato stupro e il 13% praticando atti di tortura.


Kayla Meyer, 9 anni 

A Zinn uno di loro disse che la tortura serviva per costringere le vittime a rivelare il nascondiglio degli oggetti di valore. Alcuni membri della gang concentrano le torture sulle donne e i bambini allo scopo di far parlare prima gli uomini. Tuttavia egli non spiegò perché questi metodi di tortura erano destinati primariamente a famiglie bianche. 
Il movente razziale dietro a questi assalti è di solito negato dalle autorità sudafricane, nonostante di recente uno di questi aggressori abbia ammesso in tribunale di avere stuprato la sua vittima, una donna di 82 anni, "perché ciò fa parte della lotta. L'ho stuprata perché bianca." Per la cronaca, il trentenne Kagiso Nkedi aveva otto anni quando "la lotta", con la fine del dominio bianco, ebbe termine. 
L'età media degli aggressori infatti è di solito tra i 19 e i 26 anni. Ciò dimostra, secondo Zinn, che la loro motivazione non ha niente a che fare con la lotta politica, che è solo un pretesto. Sono persone nate dopo la fine dell'apartheid e che non l'hanno vissuta direttamente; individui che si aspettano irrealisticamente di poter diventare ricchi con il colpo di una notte e considerano le loro attività di rapinatori come un'occupazione a tempo pieno, come un lavoro vero e proprio. Durante il quale si vendicano dell'uomo e della donna bianca senza alcuna pietà nei loro confronti. 

Il governo sudafricano finora si è rifiutato di considerare una priorità la lotta a questi crimini particolarmente efferati e vi sono continue denunce di trascuratezza nelle indagini condotte dagli organi inquirenti.
Tuttavia il 27 febbraio di quest'anno l'alta corte di Pretoria ha ingiunto alla Polizia di fornire le cifre ufficiali e reali di questo massacro, già da essa analizzato in un report del 2009.
Ancora meno si interessa del fenomeno l'opinione pubblica mondiale, che ne è tenuta adeguatamente all'oscuro. Infatti, se non fossi capitata per caso nel sito di Adriana, non ne avrei mai saputo nulla. Human Rights Watch - che riceverà in dieci anni qualcosa come 100 milioni di dollari dal miliardario filantropo e noto mestatore globalista Soros - è convinta però del contrario ed ha anzi criticato il governo sudafricano per l'eccessiva enfasi - secondo loro - posta nel proteggere i fattori piuttosto che i braccianti delle fattorie dagli abusi dei loro padroni. Questi paladini dei diritti umani pensano che i "cosiddetti attacchi alle fattorie" ricevano troppa attenzione da parte della politica e dei media rispetto alla lotta di classe che si svolgerebbe all'interno delle stesse fattorie. Interessante il pulpito, vero?

Anche l'economista all'ova di lompo Thomas Piketty, di fronte a questi veri e propri squadroni della morte in azione contro gli agricoltori bianchi, sembra preoccuparsi più del problema della ridistribuzione della terra che, dopo il 1994, non è ancora stata implementata per benino ed è per questo, secondo lui, che "permane ancor oggi l'eredità dell'apartheid."
Durante una conferenza dedicata a Nelson Mandela, Piketty ha lamentato che la legge BEE (quella che impone quote di maggioranza di neri negli impieghi) non abbia funzionato abbastanza e quindi sia necessario procedere ad una più ambiziosa riforma terriera per "trasferire la terra nelle mani dei neri". Che stesse pensando al metodo impiegato a suo tempo con i kulaki?

Ora, mi dispiace per Pikettuccio santo ma la terra, una volta ottenuta, bisogna anche saperla coltivare. Mentre si attende l'accoglimento delle domande di restituzione della terra e la sua redistribuzione, e nove su dieci riassegnazioni di terreni sono risultate in un fallimento, la terra diventa improduttiva mentre la popolazione aumenta e vi è sempre maggiore necessità di cibo. 
Il motto: "Hai mangiato oggi? Ringrazia i lavoratori dell'agricoltura. No agricoltura, no cibo, no futuro" è valido in tutto il mondo ma soprattutto in Africa.
Negli anni 80 vi erano circa 80.000 imprenditori agricoli in Sud Africa, oggi ne sono rimasti meno della metà: 30.000. Le aggressioni colpiscono non solo i diretti interessati ma, a cascata, tutta la piccola comunità agricola che ruota attorno alla produzione. Non è raro che, dopo un'aggressione, l'attività dei sopravvissuti non riesca più a riprendere il suo corso normale e l'azienda agricola fallisca.

La popolazione del Sudafrica ammonta a 54 milioni ed è in crescita. L'immigrazione illegale (toh!) attraverso frontiere colabrodo porta fino a 3000 persone al giorno nel paese, soprattutto dai confini con lo Zimbabwe e il Mozambico. Questi migranti hanno anch'essi bisogno di acqua e cibo e di un alloggio.
E' interessante notare come questi clandestini siano solo raramente coinvolti negli assalti alle fattorie e nei massacri, mentre lo sono spesso i braccianti ivi impiegati come manodopera. 
I fattori che si organizzano in squadre di autodifesa non sono più protetti dal governo come prima. Anzi, a volte vengono incarcerati per aver protetto le loro vite, le loro famiglie e le loro proprietà con accuse di eccesso di legittima difesa. 
Sono state introdotte leggi che limitano il possesso di armi, naturalmente quelle possedute legalmente dai cittadini, mentre gli assalitori, quando commettono i loro crimini, utilizzano tranquillamente un vero arsenale di armi rubate come fucili Kalashnikov e pistole Makarov frutto di precedenti rapine.
Il sistema di difesa dei Commandos, in forza nel secolo scorso, una milizia su base volontaria che faceva prevenzione del crimine sotto la tutela dell'esercito sudafricano permetteva alla polizia di concentrarsi su altri livelli di crimini. Appena dopo essere salito al potere, l'ANC ha smantellato il sistema delle milizie, promettendo di sostituirlo con un'altra struttura. Promessa che non è mai stata mantenuta.

Intanto il partito EFF, di estrema sinistra, sventola il ramoscello d'ulivo ai bianchi, accompagnandolo con questi simpatici slogan.

Good night and good luck.


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