martedì 21 marzo 2017

Una bugia ormai troppo grossa perfino per Goebbels


Ecco l'ultimo itinerario, documentato dal sito Marine Traffic, e ricavato grazie ad una semplice e gratuita ricerca di pochi minuti e un merge tra immagini, della nave Aquarius, giunta trionfalmente con il suo carico di carne umana nel porto di Catania dopo aver fatto scalo a Malta (!) come dimostra la sottostante tabella dei movimenti. 946 persone da Bangladesh, Nigeria, Costa d’avorio e Guinea Conakry ma anche da altri Paesi dell’Africa Sub-sahariana, quindi senza alcun vero titolo per venire in Europa.


Aquarius è di SOS Mediterranee, ONG tedesca con l'impulso irrefrenabile di aiutare a deportare gente da un continente all'altro.
Non mi interessa la solita prosa lacrimogena che viene dedicata a questa ennesima impresa del combinato ONU-ONG-Innominabili S.p.A. dagli ineffabili giornalacci che eseguono solo gli ordini, ripetendo una bugia ("salvati nel Canale di Sicilia") che ormai è diventata troppo grossa perfino per Joseph Goebbels. Mi interessano i fatti, e quello che può essere documentato mediante il monitoraggio del traffico marino su siti come Marine Traffic o Vessel Finder è quello di un gigantesco servizio di traghettamento di deportati che rappresenta la versione moderna delle navi negriere e allo stesso tempo un gigantesco Sbarco in Sicilia di truppe dormienti, secondo il principio delle "armi di migrazione di massa". Traffico condotto perfettamente alla luce del sole ma ricoperto dalla putrida glassa della menzogna mediatica che spudoratamente insiste con i "salvataggi", il "golfo di Sicilia" e "le donne e i bambini" quando si tratta al 90% di maschi non accompagnati.
Grazie al monitoraggio di questa flotta di navi negriere si ha la prova inconfutabile di un atto ostile nei confronti della nazione Italiana, utilizzata come porto di sbarco da navi straniere e battenti bandiere di comodo, dalle origini misteriose e dagli altrettanto fantomatici finanziamenti (ma dietro sappiamo che c'è il nostro Judenrat preferito). Ostilità non solo accettata dalle nostre autorità ma coadiuvata, visto il ruolo delle navi CP (Capitaneria di porto) che si spingono fino ai luoghi di ritrovo per scafisti e che sono anch'esse perfettamente tracciabili, per chi ha voglia di farlo.

Strabene ha fatto nei giorni scorsi il blogger Luca Donadel a realizzare un video sull'argomento da più di 300.000 visualizzazioni sull'argomento, utilizzando quindi un mezzo più masticabile dal grande pubblico rispetto al semplice articolo da leggere. Ricordo però, per amor di cronaca, che il ragazzo è arrivato per ultimo, visto che i primi a scrivere sui viaggi sospetti delle ONG erano stati nel novembre 2016 il sito Gefira, (con gli articoli "Caught in the act: NGOs deal in migrant smuggling", The Americans from MOAS ferry migrants to Europe"), Maurizio Blondet che, mannaggia a lui, è sempre sul pezzo, con l'articolo "ONG fanno contrabbando "industriale" di clandestini?", e la vostra umile sottoscritta, sempre in dicembre, con "Il famoso "salvati nel Canale di Sicilia", ovvero un disegnino animato vale più di mille disegnini statici" dove traducevo i due articoli di Gefira e ripubblicavo il loro video già postato da Blondet. Questo per coloro che mi segnalano il video di Luca dicendo: "Guarda qui che scoop!"
A rega'...


Il grande merito di Luca è stato quello di riuscire, utilizzando il messaggio video e il grande successo di pubblico ottenuto, a far uscire dalle fogne i soliti debunkaroli che però hanno miseramente fallito nel tentativo di, appunto, debunkarlo e hanno dovuto ritirarcisi, nelle fogne, in buon ordine.  E che vuoi debunkare quando c'è il tracking che ti fotte? 

Ecco, per esempio, il risultato di una mezz'orata di tracking stamattina su Marine Traffic. Lo vedete il raduno attorno a quel punto vicino al largo della costa libica? La OOC Panther, OOC Tiger, Sea Watch 2 e Siem Pilot sono tutte navi che hanno già traghettato migliaia di clandestini in Italia. Alcune di esse si vantano di "pattugliare" il Mediterraneo in cerca di profughi. 
Il video di Luca certifica che le autorità italiane sanno benissimo che arriverà un carico di esseri umani deportati dall'Africa all'Europa, perché addirittura viene loro telefonato la sera prima, ma non fanno nulla per evitarlo, anzi, mandano le motovedette e lo Sbarco in Sicilia 2.0 continua ininterrotto. 


Verso il raduno degli scafisti stamattina si dirigeva anche la Iuventa (ufficialmente olandese) ovvero "la nave dei ventenni che salverà i migranti", secondo la propaganda.


E Frontex che dovrebbe fronteggiare ed opporsi al traffico di esseri umani? C'è una chicca su Wikileaks che lo riguarda. Questo cablo del 2007 inviato da Dakar, Senegal, alla segreteria di Stato USA, firmato da un certo Smith.

Traduco:

"Il tenente colonnello Alioune Ndiaye è il rappresentante senegalese presso FRONTEX, che è l'autorità UE attraverso la quale Italia, Spagna e Portogallo forniscono assistenza e materiale al Senegal per attuare il pattugliamento delle sue coste. Ndiaye ha detto che nel 2006 vi sono state due o tre partenze al giorno, la maggior parte delle quali da St. Louis. Grazie all'aumento del pattugliamento, le partenze sono diminuite fino ad una ogni quindici giorni e in quel caso dall'estremo sud di Mbour, il che aumenta il tempo di viaggio da 3-4 giorni a 10-12.
A conferma di ciò che ci ha detto Balde, Ndiaye sostiene che le partenze avvengono soprattutto di notte ma che, la mattina successiva, un volo di sorveglianza di FRONTEX può rapidamente identificare il barcone pieno di persone. Una nave di FRONTEX quindi intercetta la piroga e la dirige nuovamente verso il Senegal. Nel 2007, più di 10.000 persone sono state fermate da FRONTEX. Nel mese di settembre è stata intercettata una piroga con 179 persone a bordo, delle quali 125 senegalesi, 32 gambiani, 14 guineani, 6 maliani e i restanti da altri paesi africani."


Cosa dimostra questo cablo? Che le partenze, VOLENDOLO, posso essere fermate. Che di fatto oggi non vengono fermate ma incoraggiate e che FRONTEX è parte del problema. Trovate voi la morale della storia.

Il disegnino di Marine


Santa Marine d'Arc lo sa e lo dice. Il liquidatore d'Italia invece ancora ciancia di Europa mentre dovrebbe stare a San Leo nel pozzo di Cagliostro.

Andamento della produzione industriale di Germania, Francia, Spagna e Italia e l'impatto su di essa della moneta feticcio. Spero riusciate ancora a riconoscere le bandierine proibite. E si, siamo coloro che ci hanno rimesso più di tutti.

P.S. Siccome però non contano i fatti e la realtà ma lo stalinismo schizoide europaranoideo, per questo giornalaccio chi ha convinto ieri sera è stato Macron. 

lunedì 13 marzo 2017

Anatomia dell'autodistruttività donna&mammista


Rubo il titolo da Erich Fromm per questa breve nota di psicologia del maternalismo globalista.
Boel Godner, sindaca di Södertälje, città svedese una volta nota agli appassionati di tennis come la patria di Björn Borg ed oggi detentrice del record di presenza di immigrati siriani e iracheni, è intervistata nel video da Tim Pool, giornalista americano indipendente e collaboratore del magazine liberal "Vice". 
Dopo la nota vicenda "last night in Sweden", della quale ho già raccontato, Paul Joseph Watson di "Infowars" aveva offerto di sostenere i costi di viaggio e soggiorno per i giornalisti che avessero voluto verificare di persona la grave situazione causata dal migration overload in Svezia, e Tim aveva accolto l'invito. Durante il suo soggiorno ha incontrato diversi personaggi e visitato i luoghi più chiacchierati, come le famigerate "no go zones" dove si concentrano le comunità straniere e dove i giornalisti non sono molto amati, come dimostrano vari filmati disponibili su Youtube.


I reporter che si avventurano in queste aree delle città, anche in pieno giorno, non parliamo di notte, vengono immediatamente circondati da giovani sopratutto mediorientali molto aggressivi che impongono loro di non riprenderli, a volte li aggrediscono e danneggiano le attrezzature di ripresa e proclamano con orgoglio che quello è il loro territorio. Come è accaduto a questa troupe australiana di "60 minutes".


Ma non è tutto. Come viene raccontato nel filmato della TV norvegese qui sopra, vengono presi di mira i vigili del fuoco, che sempre più di frequente devono intervenire per spegnere i roghi delle auto date alle fiamme (a Göteborg ve ne sono state fino a 100 in un mese). I loro mezzi vengono colpiti da massi gettati dai cavalcavia e spesso viene loro impedito l'accesso nelle no go zones dove ora scoppiano anche le granate quasi ogni giorno. Ricordo che stiamo parlando della Svezia, non di Gaza.

Torniamo però alla nostra sindaca e a Tim Pool, il quale le chiede, per prima cosa, se l'accoglienza di così tanti migranti (che però vengono sempre chiamati "rifugiati") in una realtà come quella di Södertälje, abbia creato problemi.
"Macché", risponde Boel. "Certo, è stata una bella impresa della quale siamo tanto fieri, ovvero il prendercene il più possibile, ma se mi si chiede se questo afflusso ha creato un aumento nella criminalità rispondo: non penso". 
Non sia mai che uno di questi ammetta di aver creato un casino. Anzi, la sindaca vorrebbe che tutte le città svedesi si accollassero ed accattassero il loro bel popo' di rifugiati, per un senso di grande bellezza dell'accoglienza collettivizzata in culo ai propri cittadini che, magari, desideravano continuare a poter vivere tranquilli nella loro Ikea a cielo aperto.

"Ne abbiamo presi di più di tutti gli altri ma non penso creino problemi". 
Lei non pensa. Del resto nel progetto non era previsto che pensasse. Sentite già il tanfo del maternalismo? De "il mio bambino non farebbe mai certe cose". L'odore di latte, di borotalco e biscotti appena sfornati che cerca di coprire quello del sangue, del fumo e del fuoco che proviene dalla realtà, regolarmente negata da queste brutte soggette falsoidealiste, imbevute di utopia e incistate in un modello sociale già fallito innumerevoli volte ma che ogni volta rinasce dalle sue fottute ceneri?

"Certo", ammette la sindaca", c'è il problema della legge che consente ai "rifugiati" di scegliere la città dove andare a vivere in Svezia, perché purtroppo essi tendono a raggrupparsi non solo nella stessa città ma nello stesso quartiere". "Del resto, anche gli svedesi quando emigrarono in America, tendevano a raggrupparsi".
Fantastico. Come dire che i civili svedesi, che civili lo erano già nell'otto-novecento, sono equiparabili agli abitanti di un paese che considera accettabile sfregiare con l'acido la ragazzina undicenne che si rifiuta di sposare il quarantenne mai visto né conosciuto.
Sono i danni irreparabili dell'egualitarismo, che è la degenerazione neoplastica dell'uguaglianza, da intendersi come uguaglianza delle opportunità, non della qualità degli individui. Non siamo tutti uguali come evoluzione, come sa qualunque antropologo e il clash of civilizations, o meglio tra culture, non è solo un gioco da playstation.
"Quella legge", precisa la sindaca, "dovrebbe essere modificata". Ma non dirmi. E, fammi indovinare, Boel: non sarà che questo fare comunella solo tra di loro impedisce la famigerata "integrazione"? Eh si, proprio così. Càpita quando si scherza con le leggi della matematica.

Già, l'immigrazione di massa. Quella islamica presenta il noto problema. Si dice che fino a 100 islamici ci può essere integrazione. A 1000 iniziano a pretendere cibo halal e segregazione nelle piscine, a 10.000 nascono le no go zones governate dalla sharia e a 100.000 è già califfato in casa nostra. E' dimostrato da diversi studi a riguardo che l'immigrazione islamica in Europa è formata negli ultimi tempi soprattutto da giovani già radicalizzati che, una volta giunti nelle comunità islamiche già residenti da tempo, tendono ad infettarle con l'estremismo. 
O non l'ha scritto proprio oggi un giornale vicino a Erdogan, ricordando che i militari olandesi sono solo 48.000 a fronte dei 400.000 turchi che vivono in Olanda, ovvero insinuando che ogni islamico possa essere un potenziale combattente? A volte confessano.



C'è da dire che nella nostra Södertälje l'immigrazione ha riguardato soprattutto siriani e iracheni di religione cristiana ma le difficoltà di integrazione esistono lo stesso a causa dei grandi numeri. Lei stessa ammette che tutti questi giovani, troppo numerosi e scarsamente qualificati, nonostante vengano coccolati e nutriti a pappa reale dal generoso stato svedese alimentato dal sangue dei suoi cittadini autoctoni, non trovano lavoro e sono soggetti alla caduta nella delinquenza.
Il fatto poi che siano tutti in tempesta ormonale e sbattuti in un paese pieno di biondine in shorts assai emancipate che credono di poter dire "no" all'afghano come lo direbbero al fidanzatino autoctono mediamente emasculato, spiega anche il boom degli stupri. E' la solita fottuta paura di passare per razzisti e l'idea che "siamo tutti uguali" che impedisce alle autorità di dire alle ragazze la verità, ovvero: attente, questi non sono fresconi come i maschi svedesi centrifugati da decenni di femminismo castrante e abituati mediamente a poter essere pure mandati in bianco. Sono maschi allupati abituati a prendersi le donne con la forza perché nella loro cultura la donna è considerata a livello di animale.

Quanto Tim chiede alla sindaca se vi sia stato un aumento della criminalità dovuta all'immigrazione, lei risponde con un devastante repertorio maternal-negazionista: "Ma poveri, fuggono dalla guerra", "dobbiamo aiutarci l'un l'altro", "l'unico terrorista in Scandinavia è stato Brevik, tanto tanto cattivo", "bisogna dare a tutti i bambini le stesse opportunità  (li vede veramente bambini)", "respingere i rifugiati non si può, perché significherebbe tornare al passato". Il meglio però arriva alla fine dell'intervista, quando afferma che "nel mondo vi sono forze che premono per far trionfare il Male e riportarci al passato degli anni Trenta (una bella reductio ad hitlerum contro ignoti). "Ma io spero", conclude chiudendo il libro delle favole ed augurandoci una notte di incubi, "che trionfi il Bene".


Che vi devo dire? Che a questo maternalismo maligno, autogenocidario, profondamente ritardato, ottuso, dalla visione a tunnel, propagandato da queste Leonardecianciulli donne&mamme più letali di un black mamba, che se non verranno fermate distruggeranno il nostro mondo, perché non si rendono conto della guerra imminente che la loro sciaguratezza sta scatenando, preferisco gli uomini con le palle. Vai Geert.


Un ottimo Wilders del 2015 ancora di gran moda e come nuovo.

domenica 5 marzo 2017

Il mio brainwashing lava più nero

 Duccio di Boninsegna - "La tentazione di Cristo sul monte", cm. 43 x 46, Frik Collection, New York. 

Stamattina qualcuno ha postato su Twitter questa meraviglia di Duccio di Boninsegna, considerato il primo maestro della scuola senese del Duecento, dalle forti influenze bizantine. 
Una volta, come in occasione dei miei viaggi a Siena negli anni ottanta con mio padre, durante i quali ebbi modo di ammirare dal vivo altri capolavori di quel periodo e di questo autore, uno dei miei preferiti, avrei solo ammirato la magnificenza delle figure, dei colori e il sapiente utilizzo degli spazi nella composizione, compreso il fantastico effetto tridimensionale che si percepisce nonostante l'assenza dell'utilizzo della prospettiva moderna. 
Oggi invece la prima cosa che ho pensato è stata: "Uh, che quadro politicamente scorretto!" 
I muri, anzi le cinte murarie, le porte; il rifiuto dell'accoglienza, il privilegio bianco, il rifiuto del diverso, Cristo che non si prostra a baciare il piede caprino in nome della "fratellanza" ma caccia un diavolaccio inequivocabilmente nero. 
In un centesimo di secondo il mio cervello è riuscito a fare questo sconcio ragionamento: "Ma quanto è razzista e reazionario quel Cristo!"

Riavutami da quel momento di smarrimento, mi sono resa conto che il pittore ha voluto semplicemente rappresentare Cristo che, stando in posizione più alta rispetto agli altri personaggi, come si addice a chi rappresenta il principio divino, scaccia il diavolo tentatore, ovvero il nemico dell'Uomo. 
La questione della prospettiva mi ha fatto riflettere su come il politicamente corretto, ovvero la dittatura del pensiero unico, proprio grazie ad un satanico inganno, stia appiattendo la realtà (pluridimensionale) dello spazio e del tempo riducendola forzatamente ad una sola bidimensionale, quella nella quale si può solo andare avanti nella direzione indicata senza poter tornare indietro e nella quale nemmeno la maestria di Duccio potrebbe creare l'illusione della profondità. 

Nell'unica dimensione TINA il valore positivo del moto verso il futuro - in cui la positività è da intendersi in senso moralistico - annulla il valore negativo del passato, inteso non come sua specularità e complementarietà ma come "fascismo". Pare però che ciò crei un paradosso per il quale, ad un certo punto, negando la realtà che è multidimensionale, non si possa più andare avanti, e si finisca su un orizzonte degli eventi. Ovvero dove noi e la nostra civiltà stiamo per finire presto. 
Le due dimensioni si appiattiranno nell'unica dell'uomo di Marcuse, ovvero l'uomo ad una dimensione alienato dal capitalismo ma che - questo è l'altro paradosso e il vero mistero moderno - tutti coloro che sono stati marcusiani ora idolatrano come l'ideale del progressismo. L'uomo non solo ad una dimensione ma senza passato, identità e tradizione e senza possibilità di trascendere al divino. Un'aberrazione ma tanto tanto progressista.

Il passato invece ci parla eccome e condiziona il nostro presente, il qui ed ora. Ci parlano la tradizione, l'identità, ci parlano gli antichi misteri, ci parla una cultura che è stata sedimentata nei millenni e che riemerge in modo misterioso se solo lasciamo fluire liberamente il pensiero nei rivoli delle libere associazioni. Ci parlano anche il soprannaturale e il metafisico, il razionale e l'irrazionale, l'essoterico e l'esoterico.

Mi è venuta in mente quindi la croce di Cartesio, ovvero non il banale piano dei grafici (non è un caso che la maggioranza delle persone muoia conoscendo solo la fetta della realtà recintata dalle ordinate e delle ascisse contrassegnate dal +) ma il punto dal quale tutto origina e gli altri tre quadranti che la croce delimita, quelli che riguardano lo spazio senza tempo, il tempo senza spazio e la dimensione nella quale non esistono più nè tempo nè spazio. Una rappresentazione dell'universo e delle possibilità di interazione tra i vari piani che non esclude l'esistenza di una realtà immateriale alla quale l'Uomo potrebbe accedere, se solo si liberasse di quell'Unica Dimensione nella quale lo si vuole artificialmente costringere tramite il totalitarismo.

Il quadro di Duccio mi ha parlato con il linguaggio dei simboli e mi ha rivelato il suo vero significato che ognuno può intuire da par suo. Mi ha rivelato Il Senso.
E' un peccato che, nell'arte secondo Soros, esso verrebbe probabilmente considerato offensivo e un giorno magari bruciato. E' chiara lo posta in gioco?


giovedì 2 marzo 2017

Dove le donne hanno paura di passeggiare. Katie Hopkins racconta la Svezia, il paradiso scandi-liberal dove le donne sono sparite dalle strade e una congiura del silenzio e l'autocensura sull'immigrazione seppellisce la verità.


Ho tradotto per voi questo bell'articolo apparso ieri sul Daily Mail a firma di Katie Hopkins. Uno sguardo sul terrificante "tireremo diritto" dell'ostinazione progressista a voler mescolare senza agitarli l'acqua e l'olio. Una precognizione del nostro futuro se questi criminali del ripopolamento non saranno fermati. Un bel reportage coraggioso e fuori dal solito cliché del giornalismo a pecora.
A proposito di "cosa è accaduto venerdì in Svezia", a proposito di femministe e di otto marzo. 
Un anticipo della festa più ipocrita e sorellicida che esista. Che già sappiamo si trasformerà nel solito sacrificio rituale dell'odiato maschio bianco eterosessuale e padre, anticipato dal rumoreggiare dei tamburi del solito frame a fakenews unificate sul femminicidio. 
Sappiatelo, l'otto marzo io festeggerò solo le donne e i bambini vittime di questo femminismo letale e i padri separati. Buona lettura.

Dove le donne hanno paura di passeggiare. Katie Hopkins racconta la Svezia, il paradiso scandi-liberal dove le donne sono sparite dalle strade e una congiura del silenzio e l'autocensura sull'immigrazione seppellisce la verità.

di Katie Hopkins

Non sono venuta in Svezia a causa dei disordini degli ultimi giorni o per colpa di Trump. In effetti, sarei dovuta venire qui già in dicembre e se sono stata trattenuta è stato solo a causa di alcuni scioperi aerei.
Dovevo venire perchè mi era stato chiesto e ripetutamente. Ad esempio da donne svedesi attraverso le loro email, le loro lettere che, in modo gentile, mi spiegavano cosa era diventato il loro paese; ma anche da padri preoccupati per le loro figlie e che nei loro tweet dicevano che la Svezia non è il posto che la gente si immagina, ma quello dove le ragazzine hanno paura di uscire la sera.
E poi dopo una sfilza di notizie sugli stupri e aggressioni alle giovani donne svedesi, alcuni di questi addirittura filmati e pubblicati in diretta su Facebook dalle gang che li stavano commettevano.
Per non parlare dell'innominabile. Lo stupro di un migrante non accompagnato di dodici anni commesso da un'altro sedicente "minore non accompagnato" che in seguito si è vantato di avere 45 anni.

Quando Trump ha fatto sì che l'attenzione del mondo venisse rivolta alla Svezia, con la sua allusione agli effetti della migrazione di massa su quello che una volta era visto come il luogo più liberale del mondo, il paese era già pronto e in attesa di esplodere. Egli ha acceso la miccia ma l'esplosivo era rappresentato da migliaia di migranti giovani ed annoiati che, provenendo dalla guerra, l'hanno portata con sé.
Alimentati dall'ossigeno della pubblicità mediatica, a Rinkeby, soprannominata "la piccola Mogadiscio", è divanpato il fuoco della loro guerriglia a base di saccheggi, disordini e incendi d'auto.
Mentre i progressisti insistevano a parlare di fake news, la destra sottolineava il fatto che i disordini avvenivano in una zona per il 90% popolata da stranieri.
Le statistiche sugli stupri sono state rese note e interpretate in vari modi. Da una parte Stoccolma era la capitale degli stupri in Europa, dall'altra l'aumento delle aggressioni a sfondo sessuale era una pura anomalia statistica perché, vedi, se giri il grafico i numeri in effetti diminuiscono.
In un mondo di opinioni polarizzate, tuttavia, alcune verità devono essere dette. Anche se esse provengono da una sola donna bianca indifesa. In questo modo ho trovato le risposte che cercavo dove tutti potevano vederle o sentirle, se solo si avesse voglia di ascoltare e se la si smettesse di voler aggiustare le statistiche sugli stupri per assecondare la propria agenda.

Una giovane di 27 anni, la chiameremo Lucy, è terrorizzata di uscire da sola. Vive presso un affollato centro commerciale che attira immigrati dalle no-go zones [le aree a maggioranza straniera dove autoctoni e poliziotti evitano di entrare, ndr] e che deve attraversare per andare al lavoro e tornare a casa. Sotto il ponte vicino alla sua casa, raggiungibile da una scala, sosta abitualmente un gruppo di uomini, di giorno e di notte e lei lo percorre sempre di corsa, portandosi appresso lo spray urticante. Terrorizzata.
Mi racconta gli ultimi casi di stupro, una lunga sequenza di orrori e teme di essere la prossima della lista. Non osa confidarsi con sua madre perchè non vuole farla preoccupare.
Il suo appartamento è stato visitato dai ladri in pieno giorno la scorsa settimana. Hanno portato via il computer portatile e le chiavi della macchina, che sono servite poi per rubarla. I poliziotti hanno risposto a Lucy che erano troppo impegnati per intervenire.
Lucy non vuole farsi fotografare ma non per paura dei malintenzionati ma perché le femministe l'accuserebbero di razzismo per il solo fatto di avere parlato. Se sono i maschi migranti a farle paura sono le donne svedesi a tenerle la bocca chiusa.

Mi sono resa conto di questo aspetto della questione quando sono accorsa sulla scena del ritrovamento di una granata inesplosa trovata in un cestino per i rifiuti situato di fronte al posto di polizia di una no-go area presso una moschea. Ho chiesto alla polizia a chi fosse rivolto l'attentato e loro hanno risposto che non lo sapevano. Ho chiesto all'imam della moschea: mi ha risposto che pensa siano stati i poliziotti.
A questo punto due donne mi hanno affrontata e mi hanno detto di non tirare in ballo la moschea e di non farne una questione politica contro gli islamici. Il gesto era rivolto alla polizia, riguardava la polizia, non c'entravano i migranti.
Mi sono chiesta se avessero capito bene cosa era successo: una bomba in un cestino per i rifiuti!


Nelle prime dodici ore dal mio arrivo in Svezia vi sono stati: un incendio che ha distrutto un centro di accoglienza, un altro sospetto incendio doloso, una granata nascosta in un cestino, (che fosse diretta alla polizia o alla moschea) e un'altra granata, questa volta esplosa, con un ferito, a Malmö.
Possiamo aprire un dibattito sul fatto che questi avvenimenti rumorosi siano importanti o no ma io direi che siamo alla follia. Questa non è certo la Svezia del ventunesimo secolo, una nazione culto per i suoi ideali ultra-avanzati.
Un cameraman dell'emittente svedese equivalente alla BBC mi ha chiesto perché avevo bisogno di politicizzare tutto. Non poteva essere semplicemente qualcuno che aveva messo una bomba in un cestino? L'ho guardato e ho pensato a chi di noi due fosse il matto.

Più tardi sono tornata a camminare nei sobborghi no-go fino a ritrovarmi di nuovo in centro. Proprio dove, una settimana dopo, questo posto sarebbe stato saccheggiato e messo a fuoco sotto gli occhi del mondo.
Mi sono chiesta, al di là della strana calma che vedevo attorno, cosa vi fosse di strano e mi sono resa conto che ero l'unica donna in strada. Tutti gli altri erano giovani, maschi e africani che parlavano arabo, in giro senza uno scopo, a ciondolare.
Ho chiesto a qualcuno di loro cosa stessero facendo e quale ne fosse lo scopo, cosa avrebbero ottenuto a stare lì, in piedi, senza far niente. Probabilmente la mamma in me era furiosa.
"Fottiti, puttana bianca, vai a fottere tua madre!" replicarono e mi mostrarono anche a gesti cosa erano soliti fare alle loro piccole amichette bianche.

La mattina successiva ho visitato un centro locale femminile multietnico per chiedere alle donne dove trascorressero le notti, perché rimanevano in casa e perché, in un paese orgoglioso del suo spirito di uguaglianza, sembravano prigioniere in casa propria.
Ero pronta ad accusare la loro religione e un'ideologia retrograda che chiude le donne in cucina. Ma questa era solo parte della storia.
Una signora mi ha spiegato che esisteva uno strano codice morale lì a Rinkeby: sei maggiormente esposto al crimine se non sei musulmano. Quei ragazzi pensano di potersi prendere qualunque cosa da una donna che non indossa il hijab o almeno si copre la testa.
Un'altra, Besse, mi ha detto: "Non usciamo per strada quando è buio. E' troppo pericoloso. Vivo qui da 25 anni e la situazione è sempre andata peggiorando. Oggi è talmente tesa che mi è impossibile uscire per andare, ad esempio, al supermercato a comprare un po' di latte."
Parwin, una cristiana, dava la colpa alla moschea, secondo lei era colpa degli insegnamenti della moschea. Sono salafisti, proprio come quelli dell'ISIS. Dovrebbero chiudere la moschea perché è lì che quei ragazzi imparano quelle brutte cose.
Il punto sul quale erano tutte d'accordo era che non uscivano e non uscivano perché avevano paura: musulmane, cristiane, giovani e anziane. Proprio come Lucy, intrappolata in casa dalla paura.
Donne preoccupate per i loro figli, troppo preccupate per parlarne con le loro madri. A loro agio qui in reciproca compagnia ma terribilmente sole a casa. Solo quattro di loro parlavano svedese, le altre solo in arabo, perfino dopo 25 anni di residenza in Svezia.

Me ne andai rattristata. Rattristata che in un paese così fiero dei diritti delle donne, pioniere dell'uguaglianza, potessero esistere vite vissute così tristemente. 
Dove donne di tutte le religioni e colori sono bloccate in casa dalla paura.
Dove giovani uomini sono fieri di dirmi in faccia che sono una puttana bianca e, a gestacci, di indicarmi quale dovrebbe essere il mio posto.
Dove il modotivo per cui una donna è terrorizzata di mostrare il proprio volto è a causa delle femministe che un minuto dopo la ricoprirebbero di insulti razzisti.
Dove l'emittente televisiva pubblica vorrebbe farmi credere che una bomba in un cestino è una cosa normale.
In attesa del mio autobus, circondata da questa gente, devo ammettere di non essermi mai sentita così sola.


[traduzione di Barbara Tampieri]


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