sabato 28 settembre 2024

I VELAMI STRANI DI ANTIPAPA GIORGIO MARIO

 

Sono tra i primi firmatari di una nuova petizione lanciata da Andrea Cionci e dal suo pool legale, riguardante le modifiche al rituale di sepoltura dei pontefici, già annunciate da Francesco nel libro intervista "El sucesor" del suo biografo Javier Martinez-Brocal. Le nuove modalità di svolgimento dei funerali dei papi - o dovremmo piuttosto dire antipapi, già entrate in vigore dal mese di aprile 2024, riguarderanno per primi, speriamo il più tardi possibile, proprio quelli di Francesco. 

In breve, in quella sfortunata occasione, il presunto papa presuntamente morto non verrebbe più esposto per tre giorni all'omaggio pubblico dei fedeli ma subito velato in volto e, dopo un'unica veglia alla presenza dei suoi più stretti collaboratori ed autorità pontificie, sarà sigillato nella bara e tumulato nel luogo da lui prescelto, ovvero la Basilica di Santa Maria Maggiore. Nella sua biografia Francesco dichiarava di voler abbreviare le esequie per adeguarsi alla normalità e sobrietà dei funerali dei semplici fedeli.

Vi rimando al mio ultimo video con Andrea Cionci sull'Orizzonte degli Eventi dove dal minuto 51:40 vengono da lui descritti in dettaglio tutti i cambiamenti apportati alle esequie pontificie, tra l'altro inspiegabilmente già note allo scrittore inglese Robert Harris il quale, nel 2016, aveva dato alle stampe un romanzo "alla Dan Brown", intitolato "Conclave" che descriveva, antipapale antipapale, proprio il rituale ora imposto da Bergoglio. Romanzo che a breve arriverà come film sui nostri schermi. 

Nella motivazione della petizione "SULLA TRASPARENZA DELLE NUOVE ESEQUIE PONTIFICIE", raggiungibile a questo link e che vi invito caldamente a sottoscrivere per aggiungere la vostra alle già oltre 3000 firme raccolte in pochissimi giorni, sono spiegate le ragioni che l'hanno invocata e che riguardano espressamente il pericolo di mancanza della necessaria trasparenza riguardo all'effettiva constatazione della morte del pontefice. Questo perché, giova ricordarlo, un papa legittimo può essere eletto unicamente a seguito della morte accertata del predecessore o della sua valida abdicazione.
L'esposizione della salma, opportunamente trattata per la conservazione per i tre giorni successivi alla morte, serviva appunto tradizionalmente a dare la conferma al popolo della Chiesa che il Pontefice era morto, "vere papa mortuus est", e la sede era quindi vacante.

Dico la verità, pensavo che, per adeguarsi davvero alla tendenza attuale delle onoranze funebri dei fedeli, che consistono nello sbarazzarsi il più presto possibile dei propri defunti, con a malapena una benedizione e con la minima spesa, el predecesor Bergoglio decidesse di farsi cremare e far disperdere le sue ceneri al vento. Oppure, in una versione più ricercata e da grande leader del nuovo ordine mondiale gnostico, di farsi imbalsamare secondo il rito egizio. Magari per farsi esporre in un bel mausoleo a forma di ziqqurat nella piazza principale di Astana, città anagrammaticamente interessante, oppure all'interno nel nuovo terzo tempio di Gerusalemme. Ma forse tale onore spetterebbe invero al suo sucesor annunciato, Giovanni XXIV.

Se volete scongiurare questo scenario e far sì che la Chiesa ritorni ad essere quella di Cristo cosa che eviterebbe la sua fine e quella del mondo che conosciamo, firmate la petizione "SULLA TRASPARENZA DELLE NUOVE ESEQUIE PONTIFICIE" e, se non lo avete ancora fatto, firmate anche l'altra petizione
sul "RICONOSCIMENTO DELLA SEDE IMPEDITA DI BENEDETTO XVI E CONVOCAZIONE DEL CONCLAVE", confermando le vostre firme tramite l'email che riceverete dal sito Petizioni,com .

Grazie.


sabato 14 settembre 2024

IL VAIOLO DELLE TRE SCIMMIETTE

 


Jorge Mario Bergoglio, in volo di ritorno dal suo viaggio in Oriente all'insegna dell'eterno amore apocatastatico, ha parlato di elezioni americane, della condanna dell'astensionismo perché si deve comunque andare a votare il male minore; del dovere di accogliere i migranti perché "la migrazione è un diritto che già nelle Sacre Scritture e nell'Antico Testamento c'era", e che il popolo di Israele deve custodire "l'orfano, la vedova e lo straniero". Soprattutto il figlio della vedova, come sappiamo. 
Un politico giustamente parla di politica, ma siccome Bergoglio sa che deve comunque imbambolare coloro che vedendolo vestito di bianco lo scambiano per il Papa, per la serie "dicci qualcosa di cattolico" ha condannato l'aborto come "assassinio di un essere umano". 
Attenzione però, non in quanto atto di suprema offesa a Dio che ci ha donato la vita non certo per toglierla all'essere più indifeso, ma perché: "Lo dice la Scienza: fin dal mese del concepimento ci sono tutti gli organi di un essere umano. Tutti". 
E comunque secondo lui l'aborto come peccato deve essere posto sullo stesso piano di gravità del respingimento dei migranti. Insomma, la dottrina cattolica tagliata con l'accetta e rifinita con la motosega.

Mi rendo conto che è esercizio inutile stupirsi ancora per questo pluriball teologico del Grande Imballatore di un papato vuoto e nullo perché mai esistito. Con Bergoglio abbiamo visto aggiungersi un ulteriore significato all'esercizio del ministerium (che lui ha usurpato): lui fa il papa ma nel senso che lo impersona, ne interpreta il personaggio sul palcoscenico della società dello spettacolo.  
Uno spettacolo che ormai ha bisogno di teatri assai periferici, diciamo in capo al mondo come Timor Est, per riempire le platee.

Dovrebbe essere evidente chi sia questa sorta di madame Blavatsky in viaggio in Oriente che pronuncia di fronte ai giovani un'invocazione a taglia unica ad una religione unica, a un Dio unico, tanto Dio è todos per uno e uno per todos. Uno che non sancisce il primato di Cristo come unico Salvatore e non si fa il segno della croce; che inaugura il tunnel dell'amore che collega la moschea alla cattedrale non come atto di dialogo interreligioso (che è altra cosa e perfettamente lecita e doverosa) ma di annullamento del cristianesimo nel segno della fluidità spirituale new age in nome del Dio unico che, a questo punto - che ne sappiamo - potrebbe anche essere Lucifero.  
La verità che ormai muove le viscere della terra è che costui impersona il papa ma non lo è e non lo è mai stato. E' qualcosa di altro, di esterno. E' realtà aumentata, cinematografica sospensione della credulità. Anzi, siamo in una di quelle serie Netflix dove Olaf è nero e si pretende che sia un re vichingo. Solo che gli spettatori, al decimo re europeo interpretato da attori cromaticamente improbabili, almeno disdicono l'abbonamento. I cattolici no, anzi aggiungono anche il pacchetto premium.   

Se il cane è il miglior amico dell'uomo e il diamante quello della donna, il migliore amico dell'antipapa è il cattolico tradizionalista. Le tre scimmiette famose della favola - ma qui per nulla sagge - sono il simbolo dell'ultima retroguardia del papa nullo e in tutto questo zelo immobilistico ed elogio dell'impotenza Bergoglio non sta facendo nulla, sia chiaro, fanno tutto da soli mentre lui si intrattiene con la sua amata Salus Populi Romani. 
Che l'antipapato di Bergoglio sia - a quasi due anni di mancanza fisica del katéchon - una tragedia apocalittica anche a prescindere dal suo personaggio, tutto sommato a fine corsa, è sempre più evidente tranne che alle tre scimmiette vaiolose che non vedono, non sentono e non parlano ma lo tengono in vita ostinatamente con continue trasfusioni di legittimazione. E questo mentre nel letto accanto la Chiesa di Cristo viene lasciata ad acquasantina e vigile attesa perché: "Non si può far nulla per salvarla". Ricorda niente?
Il corpo mistico di Cristo, che gli gnostici suoi nemici nel loro delirio si illudono di poter sconfiggere e terminare, deve avere per giunta la memoria cancellata, resettata come in quegli esecrabili esperimenti di psicologia sociale che volevano ridurre la memoria del soggetto ad una tabula rasa per creare l'uomo nuovo perfettamente riprogrammabile.
Anche questo è Grande Reset ma i primati l'avranno capito, tenendo gli occhi e gli orecchi chiusi? Mi sa di no.  Infatti c'è un'anomalia, due scimmiette non sentono e non vedono ma la terza parla, eccome.

Queste prefiche ed accabadoras non si limitano a non vedere, sentire e denunciare il Male ma lo proiettano sul passato e sulle vittime del Male. Che vi sia fetore di combine e sospetto di partita di ritorno venduta è ormai più di un sospetto perché i fuochi di segnalazione sono stati accesi in tutta Viganopoli ed è stata proclamata la guerra ai papi del recente passato, in piena aderenza con la cancel culture, la cultura della cancellazione. 
La campagna da vera operazione psicologica (all'insegna della "character assassination" o distruzione della reputazione) contro gli ultimi papi veri e legittimi è il marchio verde di Giuda,  con il quale ci si illude di poter entrare al ristorante del nuovo conclave ma concedendo in cambio niente di meno che l'anima. Non riconoscendo che la Chiesa di Cristo è stata usurpata si rimane comunque fuori dalla grazia.
Perché se c'è un fatto (Bergoglio non è mai stato papa) che è spiegabile con poche pennellate di logica, ha senso perder tempo con i tessitori degli arazzi di sei metri per tre che rappresentano il nulla e che di notte essi disfano per tirarla per le lunghe? Oppure disquisire con i volonterosi ingravidatori di formiche, o i monelli che giocano incautamente con le sostanze pericolose della scatola del "Piccolo Eretico" che hanno ricevuto in dono da Babbo Natale? O infine ricevere lezioni di catechismo dai muoiasansonisti che, a margine delle invalide e nulle bergogliate orientali di Bergoglio, scrivono sconsolati: "A questo punto viene da chiedersi: e il papato stesso? Che senso ha?" Papale papale, Valli, che c'entra l'antipapa filognostico con il papato?

Quanta cecità intellettuale bisogna aver accettato di autoinfliggersi per non vedere la differenza macroscopica tra le citazioni di Bergoglio che ho riportato all'inizio e Papa Benedetto XVI che aveva ribadito con forza che: "Prima ancora che il diritto a emigrare, va riaffermato il diritto a non emigrare, cioè a essere in condizione di rimanere nella propria terra”? Per non parlare dell'aborto definito sempre da Benedetto XVI "il potere spirituale dell'Anticristo"?
Senza il recupero del rispetto per i veri papi legittimi e la volontà di cacciare ogni impostore e usurpatore di oggi e di domani dalla Chiesa, siete solo la folla che sputa, irride e impreca sul Cristo insanguinato che sta portando la Croce verso il Golgota. 

sabato 31 agosto 2024

RICEVO DA DAN BROWN E VOLENTIERI PUBBLICO






La stolida ripetitività degli slogan dello Stige della propaganda orwelliana nel quale siamo immersi cercando ogni giorno di non dover bere il suo veleno, deve essere rigettata senza pietà. Devono essere sbeffeggiati soprattutto coloro che invece ne trangugiano a boccali, convincendosi che sia acqua di sorgente, perché vogliono ingraziarsi il Potere. E' come se dicessero: "Vedi, siamo dalla tua parte, siamo innocui, trovaci uno strapuntino nell'arca, quando sarà il momento. Non sporchiamo e mangiamo pochissimo. Stiamo lì, buoni buoni, non ci sentirai nemmeno."  
Ecco quindi un divertissement per l'amico Andrea sulla questione "Dan Brown", ma anche una satira contro quei volonterosi antipapalini che praticando l'inerzia attiva stanno agevolando il Precursore e preparano il doppio antipapato turbomodernista.  
"Stefa', l'hai voluto tu."


                                                                                                                          Rye, NH      31 agosto 2024

Egregio Mr. Cionci,

lei si starà domandando il perché di questa mia lettera ma quando avrà terminato di leggerla capirà perché ho sentito il bisogno di contattarla per esprimerle tutta la mia più sincera riconoscenza.

Grazie a lei ho potuto infatti capire da dove provenisse, e finalmente liberarmene, quel fastidioso acufene che mi tormentava da almeno tre anni o forse più, causandomi le pene dell’Inferno di Dante - mi scusi se mi autocito, ma sa, ogni royalty lasciata è persa.

Accenno brevemente all’antefatto per non annoiarla. Da parecchio tempo, le dicevo, ogni mattina mi svegliavo con il fischio di un treno in corsa che mi urlava all’orecchio il mio nome. Questo fenomeno si ripeteva molte volte al giorno e la cosa divenne sempre più insopportabile perché non sentivo più solo il mio nome ma un coro di tante voci piuttosto sguaiate che, oltre a chiamarmi “Daaan! DaanBrown!!”, irridevano i miei libri definendoli “romanzetti”.

Oltre al tormento dell’acufene, iniziai anche ad avere un sogno ricorrente, un incubo piuttosto angoscioso. Ero nell’aula di un tribunale che sembrava quello dell’Inquisizione e c’erano queste figure incappucciate di bianco con delle grandi spade rosse ricamate sul petto che stavano giudicando qualcuno che non riuscivo mai a vedere in volto ma che era accusato di eresia e ingombedenza – non so che significhi, non parlo italiano - mentre io non capivo perché fossi lì come testimone dell’accusa. Il sogno finiva sempre con questo giudice – si chiamava Matteo, o Maffei, non ricordo bene, che intimava all’imputato di confessare di aver scritto “un romanzetto alla Dan Brown” - cosa che mi irritava parecchio, devo dire - e un altro identico all’inquisitore del “Nome della Rosa” del vostro Umberto Eco che, indicandomi, mi gridava in faccia, pieno di rabbia, che se io avevo scritto i miei libri era colpa del concilio, quindi dovevo essere condannato anch’io assieme all’altro imputato. La sentenza di condanna era sempre pronunciata da due eminenze, una vestita di bianco e l’altra di rosso, che tutti riverivano e che chiamavano rispettivamente antipapa e papa ombra, dei quali sembravano avere un sincero terrore. Per fortuna, mentre iniziavano ad accendere la pira per me e quell’altro, riuscivo finalmente a svegliarmi.

Cominciai a credere di aver evocato qualche entità a furia di scrivere di misteri e, diciamolo, di frequentare certi ambientini. Che diamine, pensavo, non sono mica il mio amico Stephen King che sguazza tra clown assassini, hotel infestati e ragazzine possedute; io scrivo di cose serie, di simbologia, di trame sofisticate, ho venduto 200 milioni di copie, mica si scherza.

Orbene, il mio tormento è improvvisamente cessato quando Mary, una mia collaboratrice di origini italiane e avida lettrice dei giornali del suo paese, nonché devota cattolica, un giorno mi fa:

“Mr. Brown, ha letto di questo scrittore italiano che copia i suoi libri? Guardi qui. In questo articolo di un giornale cattolico si parla di una strana storia, di un complotto ai danni di Benedetto XVI, del papa emerito che parlava con un codice criptato e di un giornalista che scopre che papa Francesco non è papa perché riesce a decifrare il codice del vero papa. Lo sa come si intitola il libro di cui parlano? “Codice Ratzinger”.

Perbacco, pensai, allora è vero, come si dice, che quando ti fischiano le orecchie è perché stanno parlando di te. Pensai anche che l’idea del complotto papale non era affatto male ma che se qualcuno mi stava copiando avrei fatto valere i miei diritti. Contattai lo studio Benson, Milton & Morgenstern di New York pregustando una bella causa per violazione di copyright ma il giorno dopo mi chiama Jack Milton e mi dice: “Dan, non ci sarà alcuna causa. C’è effettivamente un giornalista italiano che ha scritto un libro intitolato “Codice Ratzinger” ma non è un romanzo, è un libro di inchiesta giornalistica, è saggistica. Sembra tutto regolare, parla perfino di diritto canonico e come avvocato l’ho trovato molto interessante. Infatti è un best-seller. Te ne sto mandando una copia. Leggilo e fammi sapere.”

Così grazie ad un incubo ed al fischio di un treno ho letto il tuo libro – permettimi di darti del tu, a questo punto. Devo ammettere che sono un po’ invidioso perché la storia che racconti avrebbe potuto effettivamente fare la sua bella figura in un mio romanzo. Peccato però che sia come dice il mio avvocato, una bella inchiesta giornalistica con un bel congegno logico – che dobbiamo a Ratzinger, che racconta la storia di un’usurpazione papale. Mentre lo leggevo riflettevo che la realtà offre sempre spunti migliori di quelli di qualsiasi fantasia di romanziere.

A questo punto devo farti una confessione. E’ già da un bel po’ che sono in pieno crampo dello scrittore; ho pochi stimoli, pochissime idee e stavo perfino pensando, al diavolo i romanzetti alla me stesso, di darmi alla saggistica, pubblicando uno studio su un bell’argomento serio, un saggio corposo e documentato: scientifico insomma. Magari quel progetto che tengo nel cassetto dai tempi dei miei studi seri di crittografia. Penso che lo scriverò davvero. Te lo dedicherò. così potrai avere la tua vendetta e dire che stavolta “Dan Brown ha scritto un saggio all’Andrea Cionci”.

Capisci quindi da dove derivi la mia riconoscenza nei tuoi confronti. Ah, se hai bisogno di un testimone, fammi un fischio (si fa per dire).

Con i miei più cordiali saluti,

tuo

Dan Brown

P.S. Dottor Cionci, sono Mary, la collaboratrice di Mr. Brown. In realtà lui non riesce ad iniziare il nuovo saggio sulla crittografia e quando si arrabbia dice che è colpa di quelli che, per darle addosso, si sono inventati la storia del “romanzo alla Dan Brown”, e che sta pensando di citare per danni.

Però almeno ha ricominciato a lavorare ed è un bene perché, da quando gli era preso il crampo dello scrittore, non lo si sopportava più, sempre tra i piedi in cucina. Di qui le giunga anche la mia di riconoscenza. Ossequi, Mary.

martedì 20 agosto 2024

LA COMPAGNIA DELL'ANELLIDE, I DUE PAPI E IL RITORNO DEL PAPA RE

 


Siamo in attesa che il Cielo entri nell'istanza sulla magna quaestio derivata dal "sacro golpe contro Benedetto XVI"; quaestio che è ancora vexata perché chi per competenza canonica potrebbe e soprattutto dovrebbe risolverla tace paralizzato dal terrore, in barba al "non abbiate paura" che ripeteva sempre S. Giovanni Paolo II; oppure sta illudendosi di poter mediare tra mondi e visioni che sono in radice inconciliabili tra di loro perché teologicamente opposti. 
Mentre attendiamo parliamo intanto di un fenomeno imbarazzante e tristissimo, nonché disgustoso, che si è venuto a creare nel mondo cattolico e che sta determinando un'evidente degenerazione nella discussione sulla questione dell'impedimento di Papa Benedetto. 

Mi scuso preventivamente se in questo articolo non riuscirò ad essere moderata, controllata, ricreando quel "personaggio di donna signorile, gentile, intelligente" che ero prima che rivelassi "a chi non è del tutto cieco" chi sono io veramente, ovvero "un asino che si finge un cavallo e poi raglia",  come mi ha galantemente scritto su Facebook un campione del tradizionalismo cattolico. Quel tradizionalismo che ha deciso di passare alla storia come il più fenomenale puntello che Bergoglio potesse mai sperare di trovare.

Negli ultimi tempi sui miei social sono stata oggetto anch'io di un crescente bullismo da parte di quel mondo a causa dei miei post sulla questione della sede impedita di Papa Benedetto della quale mi sto occupando molto perché la trovo di fondamentale importanza da tutti i punti di vista. Se l'aver hackerato la Chiesa Cattolica vi sembra cosa priva di conseguenze per il mondo intero allora, ha ragione Andrea Cionci, sappiate che possono di nuovo farci di tutto.

Tuttavia le offese alla mia persona, le svalutazioni manipolatorie tipo "non ti riconosco più", "come ti sei ridotta", "mi fai pena", ecc., finché non si rendesse necessario difendere la mia reputazione personale nelle sedi appropriate, non mi toccano più di tanto perché qualificano solo chi le proferisce. Io sono niente rispetto alla persona e al simbolo che in realtà vogliono colpire.

Ciò che che mi sta facendo bollire il sangue è questo loro prendersela con Papa Benedetto, questo tormentarlo continuamente con la più infame delle accuse per un uomo di Chiesa, quella dell'eresia. Il tacciarlo di vigliaccheria, di essere scappato, di essere "modernista", che per loro è il peggiore degli insulti, ancora più di quello di essere poco virili. Insultano per giunta un morto, imbrattando la sua lapide con le loro sconcezze verbali chissà da chi ispirate, e schiamazzando come ubriachi sulla sua tomba. Perché lo fate? Perché non lo facevate quando Joseph Ratzinger era in vita, era Papa e perdonava i lefebvriani compreso il famoso Williamson di mons. Viganò, revocando loro le scomuniche?  Tutta gente che oggi fa le gare di freccette con il suo santino?

Stanno mettendo in scena una riedizione inversiva e francamente al limite della pura psichedelia del capolavoro di J.R.R. Tolkien dove questa imbarazzante Compagnia dell'Anellide è passata totalmente dalla parte di Sauron perché re Aragorn era a favore della repubblica e si è ritirato dagli Elfi per fare la bella vita. Quella che dovrebbe combattere nel Fosso di Helm contro Satana come tropa da elite è una compagine di monelli armati di fionde e cerbottane fatte con le penne bic riempite di palline di carta e di ceffi lanciatori di bombette puzzolenti, pur tuttvia animata dalla maschia convinzione che ne uccida più la radio che la spada.

Come tutti gli eserciti allo sbando si mandano all'assalto vecchi e bambini, come L'IMPLUME CATTO-CICAPPINO, il giovane stagista con il piglio del grande divulgatore armato di tutto il campionario delle fallacie del debunker e che usa controargomentazioni del tipo: "Ora smonterò pezzo per pezzo la teoria della sede impedita, che del resto è già stata autorevolmente smentita dato che si tratta di un mucchio di sciocchezze." Abbondantemente farcito della sicumera dell'assistente prediletto al quale il professore permette di vessare gli studenti all'esame, e imbeccato da chi di dovere, si permette di definire "mandria di pifferai" i ricercatori della sede impedita. Il debunker per definizione difende la versione approvata dal potere mondano di qualunque evento storico, quindi è in pratica un gatekeeper. In questo caso un difensore di Bergoglio e dei poteri che hanno detronizzato papa Benedetto e che mons. Viganò conosce assai bene da anni, fin da quando era protoQanonista. 

Per altro, se li analizzate, nessuno degli argomenti di questi confutatori maledictis regge sul piano del logos ma sembra ispirato più da una sorta di furia da difensore dell'ortodossia, però non religiosa ma politica, ideologica contro i nemici del popolo. Sono quanto di più simile vi sia oggi alle guardie rosse della rivoluzione culturale cinese e non se ne rendono conto. Anche se il compagno Chang è un bravo insegnante, deve essere rieducato in quanto insegnante. Se la realtà non rispecchia l'ideologia, tanto peggio per la realtà. E la realtà è che Benedetto è stato usurpato da un antipapa ma è lo stesso un nemico del popolo.

C'è anche un aspetto inquietante in questo furore anti-Benedetto. Visto che i loro attacchi sono letteralmente esplosi dopo che sui miei social ho pubblicato immagini della Santa Vergine e ho rilanciato il bel video di mons. Bamonte, esorcista, non vorrei che in loro albergasse qualche forma di possessione. Davvero, ragazzi, sono quei segni preoccupanti ed inequivocabili di cui parlava padre Amorth.

Appena un gradino evolutivo sopra gli UNA-KAI di Saruman e i RAHNERIANI GRIGI provenienti dal mondo della Luna-Cum, solitamente i molestatori e denigratori di Papa Benedetto più primitivi e feroci,  vi sono i CATTOCAVERNICOLI.
Sono quelli che vivono rinchiusi nella caverna di Platonia assieme ai Qanonisti a guardarsi piangendo i cinegiornali del Conclave del 1958, quello del papa mancato che sicuramente, nel loro delirio psicostorico, avrebbe impedito il Concilio Vaticano II affrontando virilmente a petto nudo il modernismo e sconfiggendo, indovinate chi? Joseph Ratzinger, il Darth Fener passato al lato oscuro della Fede.
Curiosamente essi ricordano solo Siri, mentre il povero Agagianian di Cilicia degli Armeni evidentemente non è abbastanza cool per la versione LifeSiteNews international. 
Inseguendo le ombre del Concilio, i cattocavernicoli prendono a colpi di pastorale chiunque cerchi di uscire o di entrare dalla caverna per testimoniare loro che là fuori c'è vita e c'è discussione su un fatto di vitale importanza: c'è un usurpatore sul trono di Pietro e bisogna capire come ristabilire la legalità. 

Poi ci sono i giornalisti americani che, mentre viene loro chiesto di informarsi sull'usurpazione del trono petrino e Bergoglio se la ride, sondaggiano su Twitter se i sacerdoti debbano ritornare a portare la tonsura a chierica. Quindi si collegano in DAD con l'Anti-contropapa di Platonia per intervistarlo e fargli raccontare quanto fosse modernista ed eretico Joseph Ratzinger. Lo stesso che perdonò colui che lo ha riconsacrato, per altro. Fatto mai smentito dall'interessato. Qui siamo veramente al top. 
Tutta la pastorale degli ANTICONTROPAPISTI può essere riassunta nel mantra: "Grazie mons. Viganò per tutto quello che sta facendoh." 
I fan club si preparino al vero doppio papato modernista, se non addirittura all'antipapessa Giovanna Ventiquattresima, il trionfo dell'androgino neognostico intersex per l* quale, in nome della privacy, non potranno più richiedere la prova della sedia gestatoria. 

Se ho dimenticato qualcuno della bella compagnia si consideri citato nei vari ed eventuali, come i vari TeleViganiani della controinformazione di rito nuovo e accettato. 

In conclusione, ogni cattolico dovrebbe rallegrarsi del fatto che dopo nove anni vi sia la volontà di far luce sul golpe contro Papa Benedetto che fu già chiaro allora a credenti e non, prima che questa verità venisse sepolta da tonnellate di cemento come se fosse stata radioattiva.
Ogni cattolico dovrebbe rallegrarsi che la questione possa essere discussa in una sede legale appropriata e ricevere finalmente attenzione mediatica. Ogni laico dovrebbe auspicare un chiarimento definitivo su una questione di geopolitica che sta condizionando guerre e progetti di dominio assoluto sull'Umanità.
Di cosa avete paura esattamente, compañeros dell'anellide? Che Sauron venga sconfitto davvero? Che Saruman vi sculacci? Avete il terrore che ritorni un vero Papa, stavolta legittimo e di nuovo Vicario di Cristo Re? Chi ha paura della giustizia e della verità in grado di sconfiggere una realtà corrotta e mendace, non può definirsi cristiano. Non offendetevi. Dovete starci, perché chi si pone a difesa del potere contro i propri simili, e di un potere antiumano, può e deve essere accomunato alle più basse forme di vita.

Ero indecisa se scrivere questo post. Trattando di coloro che visser sanza 'nfamia e sanza lodo, mi sarei volentieri limitata a citare Dante: «Fama di loro il mondo esser non lassa; misericordia e giustizia li sdegna: non ragioniam di lor, ma guarda e passa». Però poi, tra l'asino e il cavallo, ha prevalso il segno dell'Ariete. Purtroppo, quando vedo il portone del palazzo del nemico da sfondare, io mi ci butto contro a testa bassa.

sabato 17 agosto 2024

Di titoli, papi, re, abdicazioni, volpi, leoni e cani


E' noto che è il titolo a fare la notizia ed è l'unico che passerà alla storia. Tanto che il titolista è quella figura specifica in redazione incaricata di trovare un titolo che al tempo stesso acchiappi l'attenzione e sintetizzi il succo dell'articolo che in alcuni casi, vista la volubile e volatile attenzione del lettore, non verrà da egli neppure letto. Scorrendo i titoli di una prima pagina ci si può fare un'idea precisa non solo di come la pensi quel giornale - ed oggi si tratta solo di capire a quante tacche di fedeltà al pensiero unico esso arrivi, ma in quale ordine di priorità le notizie debbano arrivare all'opinione pubblica e quali messaggi precisi debbano veicolare.

Tempo fa andai a ricercare le prime pagine dei giornali italiani che il 12 febbraio 2013 riportavano come notizia principale quella delle dimissioni di Papa Benedetto XVI, annunciate con la famosa declaratio da lui pronunciata in latino il giorno prima davanti ad alcuni cardinali in concistoro e che era stata lanciata  come notizia bomba dall'Ansa alle 11.46 di quell'11 febbraio, che qui riproduco.


E' interessante perché quel flash rimandava inevitabilmente al celebre papa abdicatario Celestino V di cui è andato perso l'atto ufficiale di abdicazione, ovvero la relativa bolla pontificia, ma che lo storico domenicano del Cinquecento Alfonso Chacón, un autore per altro non considerato sempre attendibile, nel suo "Vitae et res gestae Pontificum Romanorum" ricostruì come segue:
"Ego Coelestinus Papa V, motus ex legitimis causis, idest causa humilitatis, et melioris vitae, et conscientiae illaesae, debilitate corporis, defectu scientiae, et malignitate plebis, et infirmitate personae, et ut praeteritae consolationis vitae possim reparare quietem, sponte ac libere cedo Papatui, et expresse renuncio loco, et Dignitati onere, et honori, dans plenam et liberam facultatem ex nunc sacro Coetui Cardinalium eligendi et providendi dumtaxat canonice universali Ecclesiae de Pastore". 
Prendendo per buona la versione di Ciacconio, è chiaro che Celestino, da quel momento in avanti ritornato Pietro Angelerio, con questo atto cedeva il Papato per intero, con effetto immediato, rinunciando altresì a tutti i titoli, oneri e onori che competono al Pontefice e che lo faceva liberamente di sua sponte.
Ciò nonostante pare che, quando fu riacciuffato dagli sgherri di Bonifacio VIII che lo inseguivano nel suo tentativo di fuga, mentre lo conducevano alla sua prigionia, Celestino abbia rivolto questa frase al suo "sucesor":
«Otterrai il Papato come una volpe, regnerai come un leone, morirai come un cane».
Tornando ai giorni nostri ed ai titoli di quel 12 febbraio 2013, detto che alcuni parlano di rinuncia, come da diritto canonico che predilige questo termine a quello di abdicazione, e che altri invece utilizzano il "lascia il Pontificato", ciò che però ha attirato la mia attenzione durante la recente  rilettura di quelle pagine, è il commento di Massimo Gramellini su "La Stampa" dal titolo "Che tu sia Benedetta". L'autore,  commentando il gesto di Benedetto XVI, si rivolgeva idealmente ad Elisabetta II, regina del Regno Unito, invitandola, prendendo spunto da Benedetto XVI, ad abdicare in favore del figlio Carlo. What?! Un attacco di albionite acuta o una di quelle straordinarie libere associazioni mentali che tanto libere poi non sono e che a posteriori acquisiscono un certo retrogusto rivelatorio?
Che c'entra l'abdicazione di un re con quella, fin da allora dai contorni non chiari, di un Papa?

Sappiamo che ad un Papa, secondo ciò che ci ha raccontato ufficialmente la storia degli ultimi nove anni, basta leggere una dichiarazione ad un gruppo di cardinali, annunciando che sgombrerà l'appartamento pontificio a fine mese come se avesse ricevuto un avviso di sfratto per morosità. Non deve specificare causa e motivazione precise della sua decisione né è tenuto ad fornirne, anche in seguito, un'interpretazione autentica, e soprattutto non deve firmare alcun atto ufficiale pubblico successivo che sia disponibile alla consultazione. 

Così, grazie alla pulce fuggita all'ammaestratore, finita su Gramellini e infine nel mio orecchio, mi sono chiesta: come funziona l'abdicazione di un re? Come comunica egli la decisione al suo popolo e quale tipo di documento certifica la sua rinuncia al trono? E' tenuto a giustificare il suo gesto e a fornirne le motivazioni o basta che comunichi la sua decisione verbalmente al gran ciambellano o all'erede al trono designato?

Visto che nel secolo scorso tra gli altri proprio un re inglese rinunciò al trono in maniera piuttosto clamorosa, anche se per motivi di certo imparagonabili a quelli di un Papa, sono andata a cercare un po' di materiale sull'abdicazione di Edoardo VIII, zio di Elisabetta II, tentando di capire perché al Gramellini fosse scattata quell'associazione.  

La vicenda precedente all'abdicazione del re Edoardo è piuttosto nota ed è stata rappresentata in vari film, da "Il discorso del re" alla serie Netflix "The Crown". Edoardo era succeduto al trono al padre Giorgio V ma sembrava aver sempre prediletto più la bella vita che i doveri di un futuro regnante. Quando fu chiaro che il divemtare re accettandone oneri e doveri sarebbe stato incompatibile con la sua volontà di sposare la sua amante Wallis Simpson, una spregiudicata americana divorziata, anche perché con quel matrimonio si sarebbe rischiato lo scisma all'interno dei paesi componenti l'Impero Britannico, oltre ad altri problemucci di geopolitca, Edoardo, avendo perso la testa, scelse il cuore e abdicò ancor prima dell'incoronazione ufficiale. 

Il 10 dicembre lesse e firmò il seguente "Strumento di abdicazione":

"Io, Edoardo VIII, di Gran Bretagna, Irlanda e dei domini al di là del mare, Re, Imperatore d'India,

qui dichiaro la mia volontà irrevocabile di rinunciare al Trono per me ed i miei discendenti, e il mio desiderio che questo strumento d'abdicazione abbia effetto immediato. In pegno di ciò ho apposto la Mia mano questo dieci dicembre millenovecentotrentasei, alla presenza dei testimoni le cui firme sono sottoscritte."

Firmato a Forte Belvedere alla presenza di Albert, Henry e George [i fratelli di Edoardo, NdA]. 




In queste poche righe il Re, dopo aver dichiarato le proprie generalità e qualifiche, comunicava la volontà irrevocabile di rinunciare al Trono con effetto immediato e non procrastinabile come richiede un atto puro come l'abdicazione. A questo atto era allegata una dichiarazione nella quale Edoardo, senza entrare nei dettagli dei suoi sentimenti personali,  spiegava quanto fosse stato difficile giungere alla decisione e quanto fossero state tenute in conto le conseguenze del suo gesto. 
Quest'atto ufficiale venne ratificato, sempre in data 11 dicembre, dalle camere e dai parlamenti del Commonwealth dal documento "His Majesty’s Declaration of Abdication Act 1936". 
Dal momento della firma dell'atto, Edoardo non fu più re e il trono passò automaticamente al primo della linea di successione al trono e padre della futura Elisabetta II, ovvero al fratello Albert, che assunse il nome di Giorgio VI.

Il giorno seguente, 11 dicembre 1936, Edoardo indirizzò alla nazione e a tutto l'Impero britannico un discorso radiofonico di addio, qui sotto riprodotto, che conteneva la confessione della vera motivazione dell'abdicazione che sarebbe passata alla storia come la più romantica e zuccherosa:
“ Dovete credermi se vi dico che ho trovato impossibile farmi carico delle responsabilità e dei doveri di sovrano come avrei voluto senza l’aiuto e il sostegno della donna che amo”.



Mi scuso se, per seguire una pulce, sono finita nel gossip, seppure storico, ma devo confessare che non riesco ancora a trovare l'aggancio che permise a Gramellini in quel lontano 2013 di mettere assieme Papa Benedetto ed Elisabetta II, se non per qualche atto negromantico ispiratogli dal mago di Elisabetta I, John Dee. 
Penso che resteremo tutti nel dubbio amletico, sempre in omaggio ad Albione.

Ad ogni modo l'esercizio non è stato vano perché in un altro articolo di allora del teologo Vito Mancuso, intitolato: "I due Pontefici in Vaticano La scelta laica di Benedetto XVI. Con le sue dimissioni il Pontefice segna la distinzione tra "fare" ed "essere" Papa", pieno di gustose inversioni  assai rivelatorie, si comprende come l'interpretazione più  modernista e laica del gesto di Benedetto XVI - che forse aveva ispirato Gramellini, sia stata quella che più rapidamente ne colse le motivazioni politiche, al contempo paradossalmente rivelando, ma solo a chi avesse avuto la fede, il logos per coglierle, quelle escatologiche che portavano un ben altro ed alto significato di testimonianza cristiana. Come la  successiva presenza di Benedetto ed il suo essere sempre e per sempre un esempio per i fedeli.

Lo ripeto, prestate attenzione ai titoli. Cliccate sul link che raccoglie le prime pagine dei giornali di quel 12 febbraio, leggeteli rapidamente tutti, uno dopo l'altro, anche quelli dei relativi editoriali e alla fine, quando tutte le parole si aggiusteranno e riordineranno nel loro unico possibile senso logico e le suggestioni offriranno logiche risoluzioni all'enigma, capirete come è andata la storia. La verità è scivolosa, sfugge comunque alle mani di chi vuole rinchiuderla per potersi finalmente disvelare. E spesso quella che viene sempre subito riconosciuta per prima come verità lo è veramente.

E' un vero peccato che a distanza di anni coloro che allora colsero immediatamente quell'anomalia del doppio papato e in alcuni casi le sue implicazioni escatologiche abbiano dimenticato tutto e, come ricercatori della verità, si siano posti, come direbbero i massoni, in sonno, guardandosi bene dal denunciare, soprattutto dopo la morte di Benedetto, la situazione di grave incertezza riguardo alla legittimità del - come lo definisce Viganò, "contropapa Bergoglio". Il quieto vivere, tranne che per pochissimi coraggiosi, è diventato il nuovo dogma di fede. 

Eppure se nessun atto ufficiale contenente una valida abdicazione è mai stato firmato da papa Ratzinger - se no perché non mostrarlo per tacitare le voci sull'invalidità della rinuncia stessa, è pur vero che la "bolla di Benedetto XVI" è sempre stata idealmente lì sulla sua scrivania, in bella mostra come la lettera rubata di Poe, ma visibile solo a chi avesse prestato attenzione ascoltando finalmente e con umiltà la fino ad allora inascoltata voce del Papa. 


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