martedì 28 gennaio 2025

L'ANFIBOLOGIA DI MOZART

 


Nel suo ultimo intervento sul mio canale "Orizzonte degli Eventi", il dottor Roberto Marchesini ha fatto un'osservazione molto interessante, e cioè che sta notando sempre più di frequente nei giovani ma anche negli adulti una certa difficoltà a comprendere il linguaggio figurato. E' una cosa che ho notato anch'io, assieme ad un progressivo e generalizzato impoverimento della capacità di esprimersi attraverso una modalità verbale più creativa e personale che travalichi i rigidi schemi imposti dalla sinteticità e freddezza della comunicazione via social. Il fenomeno più evidente è quello di gente che non capisce le battute, chiede che vengano loro spiegate o addirittura le prende sul serio e si offende per ciò che invece era solo ironia. Non parliamo della legittima satira nei confronti di chi detiene il potere che viene considerata un attacco intollerabile ad personam contro il politico di turno. Per contro, l'offesa diretta ed esplicita di tutti contro tutti viene usata senza remore, senza giri di parole, andando dritti al cuore e alla testa per fare male.

Credo che questa involuzione delle capacità linguistiche, a partire dalla semplice comprensione del testo, si possa imputare alla decennale colonizzazione culturale che ha portato con sé un certo puritanesimo, l'ossessione woke del "mi sento offeso per tutto", un atteggiamento depressivo in generale verso la vita, l'elogio dell'ignoranza di ritorno  e una concezione utilitaristica del linguaggio che non deve essere sprecato per cose inutili ed improduttive come la creatività che si esprime anche nella metafora e nelle altre figure retoriche.

Il linguaggio figurato viene infatti utilizzato ogniqualvolta una parola viene usata come metafora, metonimia, sineddoche e antonomasia oppure quando l'intera frase crea un'immagine che, per associazione, rimanda al concetto che vogliamo esprimere ma in modo più vivido, con l'intento di colpire l'attenzione e stimolare l'immaginazione, facendo infine cogliere l'allusione voluta. 

La scrittura creativa utilizza da sempre il linguaggio figurato per arricchire di immagini evocative il racconto, avvicinandosi così, nei casi più nobili, alla poesia. Il "si sta come d'autunno sugli alberi le foglie" di Ungaretti, che tra l'altro riprende la tradizione dell'haiku giapponese, forma poetica estremamente sintetica che restituisce un mirabile fermo immagine metaforico della realtà, trasmette il senso della precarietà della condizione del soldato in trincea molto più efficacemente di una sua eventuale più cruda descrizione. 

La letteratura utilizza quindi il linguaggio figurato per condire il testo, renderlo più saporito e nutriente ed aggiungere anche enfasi drammatica o al contrario umoristica. Un classico come "Pinocchio" è ricchissimo di metafore che descrivono le caratteristiche del burattino trasfigurandole in una grottesca rappresentazione della sua natura. "E nel battere in terra fece lo stesso rumore, che avrebbe fatto un sacco di mestoli, cascato da un quinto piano". (cit.) L'effetto comico qui si ottiene doppiamente dal rimando alla legnosità di Pinocchio e dal riflesso quasi automatico che ci porta a ridere di chi, come Pinocchio in quel caso, cade rovinosamente a terra.

Il linguaggio figurato che potrebbe sembrare una tecnica sopraffina e destinata solo alle forme più alte di letteratura, è in realtà la cifra della cultura popolare dei proverbi e dei modi di dire.  Per fare solo un paio di esempi: "La gatta frettolosa fa i gattini ciechi" non parla di felini domestici ma della calma necessaria per conseguire degli obiettivi importanti. "Avere le farfalle nello stomaco" è un'ottima rappresentazione del turbamento anche fisico che si prova quando si è innamorati. Sperando che in tempi di alimentazione non convenzionale non diventi una frase di senso letterale.

Esiste un uso pedagogico del linguaggio figurato che è ad esempio la parabola, un intero racconto basato su analogie e metafore.  L'amore di Dio per i suoi figli e la sua misericordia che li accoglierà sempre qualora ritornino a lui con vera fede e ravvedimento è narrata agli apostoli da Cristo con la parabola del "Figliuol prodigo". La parola di Cristo nel Vangelo è tradotta in una forma che si riteneva evidentemente più comprensibile alle genti del tempo ma anche a quelle future, perché la natura umana è propensa a fondere la parola con l'immagine, tanto che la dimensione simbolica del pensiero è non solo la più antica ma anche la più efficace a livello comunicativo, e lo sarà sempre. Gli uomini hanno sempre trovato più facile comunicare tra loro tramite le metafore; nascondendo divinità dietro a forme animali o fantastiche oppure umane ma in forma ideale. Un metalinguaggio primario dal quale tutto discende.

Il linguaggio figurato può avere anche una funzione di coesione sociale. Ad esempio, per non dire apertamente che Tizio è "brutto come la fame" (metafora) si ricorrerà all'antonomasia con la frase:" Non è propriamente un Adone" che, seppure impietosa, è assai più socialmente accettabile della spietata franchezza della prima forma. Sincerità che in questa forma nuda e cruda è tipica dei bambini e dei folli.

Similitudini, metafore, personificazioni, iperboli, idiomi, allusioni, simbolismi, ironia, onomatopea e immagini sono il modo più creativo che l'Uomo ha sempre utilizzato per comunicare il suo mondo interiore, sia emotivo che logico-razionale e farlo nel modo più immediato e comprensibile ai suoi simili. Sapere che tutto ciò oggi rischia di andare perduto in favore di uno sterile "linguaggio macchina" dove le istruzioni sostituiscono le suggestioni, è assai triste. Pensiamo all'eone pandemico quando ricevevamo freddi ordini come "mantenere il distanziamento sociale di almeno un metro e mezzo" con la pretesa di dover obbedire senza nemmeno chiederci perché, mentre invece il linguaggio figurato veniva utilizzato dal potere a scopo intimidatorio, con continue metafore belliche del tipo "inseguire casa per casa", "stanare i disertori", ecc.

Se il figurato serve ad  esplicitare o velare le emozioni e l'immaginazione, parimenti esistono tecniche comunicative che esaltano le funzioni logico-razionali del linguaggio. Mi riferisco a quelle frasi spesso involontarie ma che possono diventare raffinatissime forme di comunicazione all'insegna del detto e non detto, tra le quali spicca l'anfibologia.

Il 27 gennaio è il compleanno di W. A. Mozart e, a proposito  di metafore, mi piace ricordarlo con uno dei momenti che ho sempre gustato di più del film "Amadeus" di Milos Forman, che riprendeva una pièce teatrale di Peter Shaffer incentrata sul rapporto - più metaforico che reale - tra Mozart e il suo contemporaneo Antonio Salieri, visto come antonomasia del conflitto tra genio e mediocrità, tra santità e dannazione.

In questa scena del film, che riproduco qui sotto, Mozart si complimenta con Salieri dopo la rappresentazione dell'opera di quest'ultimo. Salieri gli chiede se gli sia piaciuta la sua opera e Mozart risponde con tre splendide e chiarissime anfibologie: 

Mozart - "Non avrei mai creduto che si potesse scrivere musica come questa". 

Salieri - "Vuole adularmi?"

Mozart - "No, no... 

                Nell'udire certi suoni uno può dire                     solamente: "Salieri". 


Quando uscì il film, e quando successivamente mi capitò di rivederlo con amici, ricordo come, nel contesto della rappresentazione cinematografica, tutti cogliessero l'ironia e diciamo pure la cattiveria di Mozart nei confronti del pomposo compositore di corte autore di un'opera che risuonava probabilmente tremenda alle orecchie del genio di Salisburgo. 

Temo che un giovane o anche adulto di oggi rischi seriamente di credere invece che Mozart volesse veramente complimentarsi con Salieri lodando la sua opera. E magari, di fronte a qualcuno che volesse spiegargli l'anfibologia contenuta in quel dialogo, ne chiederebbe le fonti, accusando di complottismo chi cogliesse un doppio significato, un ambiguus che per altro si ritrova anche in frasi innocenti come "ho visto mangiare gatti". 

Non stupisce quindi che ben altre anfibologie, non frutto della fantasia di un drammaturgo ma reali e di valore storico come quelle utilizzate da Benedetto XVI per "complimentarsi con Bergoglio" o trovandosi in stato di necessità poter solo alludere al proprio impedimento canonico senza dover mentire, non siano comprese o vengano liquidate come pure fantasie con pervicace ostinazione. 

Come è avvenuto per l'arte, oramai dispersa nell'assoluta banalità dell'orrido, anche il linguaggio abbandona il figurativo dei geni creativi per una forma di astrattismo che è la celebrazione del nulla senza fine di un mondo destinato alla sterile mediocrità dei mestieranti.


Il "papa" qui è Francesco, naturalmente. 


martedì 21 gennaio 2025

IL TENENTE COLOMBO INTERVISTA IL BUON PAPA FRANCESCO

Ho ascoltato con grandissima fatica, anzi autentica sofferenza, l'intervista a pelle di leone di Fabio Fatio a papa Francesco; untuosa e scorrevole come l'Omino di burro che si avvicina all'orecchio dei suoi ciuchini sussurrando paroline dolci ma con in più una bella passata di sciolina per non irritare la delicata parte ospite.

Premetto subito che Bergoglio è visibilmente malato, assai gonfio forse da cortisone e questo non è un buon segno per la sua salute. La persona merita quindi il rispetto che è sempre dovuto agli anziani e malati. Così me la prenderò solo con la figura pubblica Francesco e con Fabio, autore di una clamorosa intervista mancata, nel senso che le domande che avrebbe dovuto fare a Bergoglio, in qualità di istituzione, si è ben guardato dal farle. 

Ad esempio, invece di inventarsi un Bergoglio che lotta contro la giunta Videla, poteva chiedergli conto dei due padri gesuiti Orlando Yorio e Francisco Jalics, molto attivi nelle baraccopoli tra i poveri negli anni settanta in Argentina. Poco prima dell'inizio della dittatura egli li cacciò dalla Compagnia di Gesù e tolse loro l'autorizzazione a dire messa (un vecchio vizio, evidentemente). I due sacerdoti furono bollati come sovversivi e finirono incarcerati e torturati nell'ESMA. Quando nel 1979 avrebbe potuto rimediare al male fatto perorando la causa di richiesta di rinnovo del passaporto di Francisco Jalics, rifugiatosi nel frattempo in Germania dopo essere stato liberato, come lettera di raccomandazione il buon futuro papa Francesco scrisse: “Questo prete è un sovversivo. Ha avuto problemi con i suoi superiori ed è stato detenuto nell’ESMA”.
Questi sono fatti ormai acclarati da documenti raccolti negli anni dalle inchieste sulla "guerra sucia" del giornalista argentino Horacio Verbitsky.
Altra domanda che andava fatta, a corollario: "Santità, lei si è mai chiesta come mai il suo paese non l'ha mai invitata a compiervi un viaggio apostolico?"

Così come quando si è tirato fuori il solito argomento degli abusi sui minori, piaga attribuita da Bergoglio alla famigerata famiglia ed al vicinato, per cui questi ambienti sarebbero fonte di continuo pericolo per i piccoli. Non fossi stata Fatio e ascoltando il mio diavoletto interiore gli avrei chiesto: "Santità, che mi dice di quel dossier in svariati volumi che lei fece confezionare come memoria difensiva da consegnare al tribunale poco prima della sentenza al processo contro il prete molestatore di un giovanetto? Quel Julio César Grassi che fu poi riconosciuto colpevole e condannato ad una pena di quindici anni?" 

Va bene che la scusa per l'intervista era l'ultimo volume dei tanti sfornati dalle edizioni Bergoglio, dal titolo "Spera" ("che me la cavo?"), insomma il solito marchettone non si sa se offerto o imposto, ma un po' più di dignità non avrebbe guastato. In questi casi è inutile anche chiedersi se le domande siano state concordate perché la probabilità che giunga una domanda scomoda o scorretta in questi casi è improbabile come la neve il quindici di agosto. Forse con Francesca Fagnani ci sarebbe stato un po' più di pepe ma con Fatio la domanda non si sente proprio, l'anestesia è totale.

Gli altri argomenti trattati nell'intervista sono stati quelli più attesi e scontati. I migranti, Trump il cacciamigranti, ancora i migranti, e perché l'Italia se non fa figli non accoglie i migranti. E poi l'amore per i carcerati, la guerra è sempre brutta, l'imminente ed immanente "giornata della memoria", le donne "che sono più brave degli uomini", per sdoganare le suore filosofe collocate nei dicasteri per "smaschilizzare la Chiesa", addirittura la citazione della von der Leyen alla quale Bergoglio racconta che chiese: "Come fa, signora, con tutti quei figli?" Dimenticando che la povera donna non vive in una favela ma è la presidente della Commissione Europea e percepisce uno stipendio che le permette sicuramente di essere "Ursula, madre e donna" con tanto di maggiordomi, camerieri, cuochi, babysitter e autisti. 

E Gesù Cristo, in teoria il Principale, è mai stato nominato? Si, verso la fine e sono riusciti a confutarlo. Sacerdoti e fedeli in ascolto, allacciate le cinture di sicurezza. Fatio cita un passo del Vangelo in cui Cristo afferma che il peccato di bestemmia contro lo Spirito Santo è l'unico che non può essere perdonato e chiede a Bergoglio cosa ne pensi. Un papa qualsiasi preso a caso tra i 265 precedenti, antipapi compresi, avrebbe risposto: "Lo ha detto Nostro Signore, non si discute". Invece  Bergoglio finge di pensarci su e poi dice: "No, Dio perdona sempre". Così, in scioltezza. L'ipse dixit c'est moi. Spiace sempre che in queste occasioni Dio non si manifesti con fulmini e tuono, lasciando un mucchietto di cenere fumante in luogo degli apostati.  

Hanno allietato il finale dell'incontro tra Omino di Burro Fuso e l'antipapa la barzelletta di Dio che fa da autista al Papa e l'aneddotino su Bergoglio che, dirigendosi verso il balcone, la sera dell'elezione, inciampò rischiando di cadere. "

"A proposito, Santità, non è che sta incespicando un po' troppo spesso ultimamente? E quei lividi... tutto bene a Santa Marta?" "Santità, che mi dice di quel 13 marzo, ha mai avuto dubbi sulla validità della sua elezione? In fondo ne "El sucesor" qualcosa ha ammesso, ci racconti."

"Ah, un ultima cosa, Santo Padre. Pare che lei non celebri messa dall'aprile del 2022. Glielo hanno imposto? Non è una cosa bizzarra e offensiva nei suoi confronti? Se mi permette la sfrontatezza, non si sente come quegli anziani che osservano i cantieri, gli umaréll? Non è che l'hanno sospesa a divinis? Si è poi trovato il suo certificato di diaconato?"

Ma qui, più che Fabio Fatio ci sarebbe voluto il tenente Colombo.





sabato 28 dicembre 2024

L'ANTIPAPA SUL PIVIALE DEL TRAMONTO


Ha ancora senso parlare di Bergoglio e delle continue stranezze che si rilevano durante le sue apparizioni pubbliche? Ne avrebbe se ciò riuscisse a risvegliare i fedeli dal coma liturgico nel quale sono sprofondati da anni. Questa ricorrente immagine di lui che alle Sante Messe ufficiali presenzia, legge qualche brano, recita l'omelia, fa questi gesti strani con le mani al momento della consacrazione ma non celebra l'Eucaristia, sempre demandata ad altro prelato, dovrebbe farli sussultare come se venissero ogni volta colpiti da un taser. Perché invece non colgono la ricorrente anomalia, ormai non più imputabile a qualche indisposizione, e nessuna anima innocente grida: "Mamma, perché al Papa non fanno dire la Messa?" 

Nemmeno in occasione dell'apertura del Giubileo del 2025 i pennini dei cattosismografi si sono mossi di un millimetro quando tutti hanno potuto vedere in diretta Francesco presentarsi in sedia a rotelle alla Porta Santa di San Pietro e non alzarsi, non parliamo di inginocchiarsi davanti ad essa e tantomeno celebrare in seguito la S. Messa nonostante il sito ufficiale del Giubileo scriva il contrario. Il confronto impietoso con il già visibilmente sofferente Giovanni Paolo II, il quale nel 2000 officiò il rito dall'inizio alla fine, avrebbe dovuto risuonare nelle orecchie dei fedeli, per usare un termine tipico argentino, come una cacerolada, il fracasso che si fa per protesta percuotendo pentole e padelle. 

I fedeli non hanno neppure notato che il giorno dopo, per l'apertura di una seconda porta "santa" al carcere di Rebibbia, da lui consacrato "basilica" al pari delle altre di Roma, Francesco aveva riacquistato miracolosamente la capacità di camminare e ha potuto dirigersi sulle sue gambe in ben diciassette passi verso la porta e bussarvi sei volte. Per la cronaca, la terza porta santa delle cinque previste da aprire - e meno male che non sono le nove porte d'accesso ai cieli della kabbalah - sarà quella di Santa Maria Maggiore dove l'immagine a lui tanto cara della Salus Publica Populi Romani era anticamente chiamata Regina Coeli. Siamo sempre in area circondariale e la cosa rischia di diventare freudiana. "Mamma, ma il Papa finirà in prigione?"

Giovanni Paolo II celebra in S. Pietro la S. Messa di apertura del Giubileo del 2000.

In definitiva potremmo chiederci: perché Bergoglio non si comporta più da Papa e lo sta facendo così platealmente? Non è che sta cercando di dirci qualcosa come le vittime di violenza domestica alle quali viene consigliato di mostrare la mano con le dita disposte in un certo modo come segnale convenzionale di richiesta d'aiuto? Io comincio a pensarlo. Del resto Bergoglio è forse l'unico ad essere realista e a capire cosa potrebbe accadere al suo pontificato abusivo l'anno prossimo. Secondo me, inoltre, poveretto, non ne può più. Nonostante gli sprazzi di vitalità che dimostra quando fa ciò che gli piace fare e non è costretto a fingere di essere ciò che non è, si vede che è un uomo malato meritevole di carità cristiana ormai collocato su un inesorabile "piviale del tramonto".

La situazione di Bergoglio rischia anche di diventare sempre più pericolosa per lui. Non solo è appena uscito il film "Conclave" che si apre sulla sua morte - e il cinema spesso le manda a dire - ma le forze che già tentarono di far avverare artificialmente il terzo segreto di Fatima attentando alla vita di Giovanni Paolo II potrebbero ingolosirsi vedendo che stavolta il "vescovo vestito di bianco" c'è davvero a tutti gli effetti e un gesto estremo come casus belli da attribuire ai soliti provvidenziali nemici brutti e cattivi sarebbe perfetto ai fini della destabilizzazione del mondo. Dio non voglia ma pensiamoci. 

Ecco quindi che accompagnare Bergoglio alla porta con una condanna per usurpazione di trono petrino a seguito di regolare processo che risolva il dramma dell'antipapato, ovvero seguire la via canonica, sarebbe la soluzione più pacifica e meno dolorosa per tutti. Quando si dice che le petizioni non hanno valore legale e le pressioni sui cardinali non sortiranno alcun effetto, si abbia il coraggio di ammettere che si sta giocando a favore di una pericolosa degenerazione della situazione. 

Chi si sta comportando in aperta ostilità contro la soluzione per via canonica, ovvero la soluzione se non indolore, comunque con il sollievo dell'anestesia, è inspiegabilmente tutto il cosiddetto dissenso contro Bergoglio. Dal mondo tradizionalista cattolico che lo vede come eretico ma si guarda bene dal definirlo antipapa, a don Alessandro Minutella del Sodalizio Sacerdotale Mariano, che per primo indicò Francesco come antipapa, ma persegue ora una soluzione escatologica ed apocalittica totalmente ispirata alle profezie. Quella di mons. Viganò di Exsuge Domine è la posizione più ambigua. Non chiama Bergoglio antipapa ma ammette che le "dimissioni" di Benedetto XVI furono sicuramente invalide. Se i tradizionalisti navigano per conto loro, sto notando ultimamente alcune convergenze tra Viganò e Minutella.

In una recentissima intervista a mons. Carlo Maria Viganò di Andrea Caldart del 20 dicembre su Quotidianoweb, l'arcivescovo afferma alcune cose interessanti, come questa:
"La “chiesa” di Bergoglio non è solo in subbuglio: essa è in pieno delirio. Se questo può avvenire, è proprio perché non è più la Chiesa Cattolica, ma la sua scandalosa contraffazione, e perché al posto del Papa sul Soglio di Pietro siede un tiranno eretico e usurpatore."
E ancora:
"La Chiesa Cattolica non sussiste certamente nella chiesa bergogliana: di sicuro non nella conventicola di cardinali e vescovi che assecondano il tiranno per timore, per pavidità, per interesse, per ricatto o per acquiescenza. [...]  Organizziamoci in piccole comunità, in cui la Messa di sempre sia il cuore palpitante della nostra azione personale, familiare e sociale. [...] La Fondazione Exsurge Domine ha proprio come scopo precipuo promuovere e sostenere la formazione di nuove Vocazioni sacerdotali, nella fedeltà alla Tradizione e alla Liturgia di sempre, nell’amore della Chiesa Cattolica Romana e del Papato.." 


Sono concetti assai simili a quelli espressi quotidianamente da don Alessandro Minutella, che definisce la Chiesa Cattolica in toto la Chiesa di Satana, per affermare con ciò la distinzione da essa e il primato del suo "piccolo resto". Viganò dal canto suo forse si riferisce alla sola gerarchia che ha occupato il Vaticano e non a tutta la Chiesa ma allora perché nel colpo di stato ordito dalla deep church non riconosce il ruolo di katéchon di Benedetto XVI, verso il quale continua ad avere un astio insopportabile, come quando afferma, sempre nell'intervista:

"Jorge Bergoglio, in continuità con i suoi immediati Predecessori – anche se certamente in modo più scomposto e aggressivo – ha usurpato l’autorità papale per usarla contro il suo fine proprio, perché solo spacciandosi per Papa poteva ottenere immediata obbedienza dal Clero e dai laici nel suo piano eversivo." 

"Dobbiamo prendere atto del colpo di stato che è stato ordito dalla deep church e che ha portato al potere, sino ai vertici della Gerarchia cattolica, le quinte colonne del nemico, ossia dell’anti-chiesa massonica, della Sinagoga di Satana."  

E' strano come Viganò non veda nel colpo di stato del 2013, preceduto dagli ammonimenti del 2011 e 2012 da parte del deep state, non della deep church, una manovra esclusivamente geopolitica, che probabilmente ha scavalcato la stessa massoneria ecclesiastica, obbligata per ordini di logge superiori ad obbedire cacciandosi nel pasticciaccio brutto di via della Conciliazione. Benedetto XVI avrebbe quindi sabotato non il primo papa massone (che per altro i massoni rivendicano esserci già stato sessant'anni fa) ma il primo papa non cattolico e gnostico. In che modo? Scismandolo come antipapa mettendo in atto una declaratoria di decisio (vedi lo studio recentissimo pubblicato da Andrea Cionci) al posto di un'abdicazione, rendendo invalidi dal punto di vista canonico e liturgico i suoi successivi atti. Quando i livorosi nemici di Papa Benedetto XVI lo accusano di non aver parlato del golpe, non si sono accorti che egli non solo ha parlato ma urlato quando ha vietato a Joe Biden di partecipare ai suoi funerali? 

Conclude Viganò nell'intervista a Quotidianoweb:

"La Chiesa Cattolica non sussiste certamente nella chiesa bergogliana: di sicuro non nella conventicola di cardinali e vescovi che assecondano il tiranno per timore, per pavidità, per interesse, per ricatto o per acquiescenza. Basterebbe questo per comprendere, nell’ottica escatologica della fine dei tempi e della persecuzione finale annunciata dalle Sacre Scritture, l’unicità e la straordinarietà di quanto sta accadendo nella Chiesa di Cristo. Per questo non è possibile valutare questa crisi secondo quelle categorie e norme che la Chiesa si è data per i tempi di relativa normalità. Così, se non possiamo materialmente separare la zizzania dal grano buono, possiamo almeno distinguere la malapianta nell’attesa che vengano i mietitori e la gettino nel fuoco."

Anche qui Viganò condivide in pratica la visione minutelliana, che al posto dei mietitori vede il ritorno di Gesù Cristo, implicando che saremmo arrivati con ciò alla fine dei tempi.

In definitiva questi strenui oppositori di Bergoglio si sono rinchiusi nella Fortezza Bastiani in attesa che il Signore giunga a salvarli dai propri nemici interiori. Hanno scelto l'inazione assoluta, l'attendismo, il laissez-faire, il panierino dal cielo, il "vai avanti tu che io ho judo", mentre osservano l'antipapato di Bergoglio svaporare come lo Stregatto di Alice nel Paese delle Meraviglie che lascerà in cielo solo il suo sogghigno. 

Sappiamo che anche uno solo tra i cardinali validi potrebbe far cessare all'istante le sofferenze di antipapa Bergoglio pronunciando il "vere Papa mortuus est" ovvero "il Papa è veramente morto", ma la triste realtà è che né la gerarchia, coinvolta fino al collo nella situazione antipapale dalla quale è obiettivamente difficile uscire senza rimetterci le talari, né i vari antibergogliani a chiacchiere sembrano interessati a far cessare la sua agonia. Alla fine della fiera si riconoscerà che paradossalmente coloro che vollero più bene a Bergoglio fummo noi sedeimpeditisti o, per meglio dire, combattenti per il ripristino della linea petrina legittima ancora e sempre orgogliosi di seguire Sua Santità Benedetto XVI.

"Perché loro si e io no?" Francisco, 26 dicembre 2024

martedì 17 dicembre 2024

SE ARRIVANO GLI ALIENI E' PERCHE' NON C'E' IL PAPA

Siamo alla resa degli arconti. Il Nuovo Ordine Circense Mondiale sta sparando le sue ultime donne cannone prima di prendersi forse una pausa per rinnovare il repertorio delle operazioni psicologiche delle Rivoluzioni degli Allarmi Colorati che oramai stanno perdendo sempre più in credibilità ed efficacia. Una tregua necessaria per rifiatare che si ottiene passando temporaneamente il potere nelle mani di leader più digeribili e pescati tra i caratteristi che di solito interpretano il ruolo dei buoni.
Restando in fiduciosa attesa della liberazione dei bambini dai tunnel sotterranei e della bonifica della palude, dobbiamo purtroppo supporre che, fino a prova contraria, l'operazione di attacco alle libertà personali e perfino alla vita di miliardi di persone continuerà come da programma.

Dietro a quest'ultimo show parafisico dei droni-UFO qualcuno infatti ipotizza la volontà di simulare la manifestazione ultima dell'Anticristo e addirittura la Parusia, la seconda venuta di Cristo ma in versione gnostica New Age e sincretistica. Una bella illusione demoniaca per raccattare un altro po' di anime sperdute e già terrorizzate a puntino dalle puntate precedenti del grande show.
Ecco, se qualcuno pensa veramente di poter confondere i popoli fino a questo punto giocando con gli effetti speciali sui sentimenti religiosi più sacri, è giusto chiederci i motivi per i quali è diventato così facile imporre la follia governando tramite l'illusionismo e il pensiero magico.
In realtà se possono farlo tranquillamente e in scioltezza, è perché non trovano che pochissime resistenze. Il Male si sta manifestando fino a convincere della propria esistenza perfino chi da non credente ne ha sempre riso, eppure chi ancora stenta a riconoscerlo sono i fedeli cattolici.

Tocca ripetersi fino allo sfinimento: il dilagare dell'Abominio e soprattutto la sua progressione apparentemente inarrestabile sono resi possibili grazie all'usurpazione della sede petrina da undici anni e dalla vacanza da ormai due del vero romano Pontefice della Chiesa Cattolica. 
Si comprende anche, dal punto di vista di questi arconti dell'usura, quanto fosse importante eliminare la figura del Papa cattolico in quanto katéchon. Leviamo di torno il Papa e la strada sarà spianata, complottavano per email gli arconti, dimostrando di essere più credenti, seppur in senso inverso, degli stessi fedeli ed intellettuali cattolici che oggi non riescono ad applicare il concetto di colpo di stato a quello Vaticano. 

Il colpo di stato no, Benedetto XVI che attua un piano anti-usurpazione, no. Però poi ritengono normale che monsignor Viganò, mentre getta discredito sui papi legittimi, identifichi il katéchon in Donald Trump, che è un politico e non è nemmeno cattolico.
Le cannonate sul palazzo presidenziale in Sud America si, il mobbing e le minacce al Vicario di Cristo fino a costringerlo ad una ritirata strategica in sede impedita, no. Eppure le cose di Dio sono governate in Terra anche dalle leggi degli uomini. 

Temo che la malattia terminale del cattolicesimo sia la nevrosi che nasce dal ripudio della virilità di Cristo Re in favore di una mollezza femminea sapientemente inoculata nel corso dei decenni sotto forma di obbligo alla mansuetudine, per la quale si deve escludere e negare la lotta. L'atto virile di ribellione strategica di Benedetto viene perciò ribaltato in viltà, in fuga, in tradimento.
La preghiera è sacra e fondamentale ma i cristiani hanno combattuto per secoli con la spada e a mani nude per poter sopravvivere. E' il loro marchio ed il loro destino, e abbandonare la lotta significa la fine. Gli arconti lo sanno benissimo; per questo, dopo l'esempio dei Cristeros messicani vi hanno rammollito castrandovi.
I crociati non vanno più di moda da tempo, e così il senso del dover combattere per difendere il proprio onore, ma verrebbe da chiedere a questi paralitici della volontà: se ad occupare la Santa Sede fosse  Salah ad-Din, invece di un antipapa più dimezzato del Visconte di Calvino, vi muovereste? Sareste capaci di dimostrare di essere uomini andando a liberarla? Perché è esattamente questa la situazione attuale di necessità. 

L'ordine spirituale si ristabilisce con la legge temporale. Nel caso dell'attuale usurpazione petrina, con la cacciata dell'antipapa e la nomina di un nuovo Papa legittimo secondo le disposizioni dell'ultima costituzione apostolica con l'aggiunta del motu proprio "Normas nonnullas", che non serviva solo ad "eleggere un antipapa in un ultimo conclave" ma a scismare gli usurpatori e a stabilire i presupposti per ogni futura elezione legittima di un Pontefice. In una Chiesa che rimane quella di Cristo e non può certo essere definita quella "di Satana". Con un Papa che non rimodella affatto la figura petrina ma la preserva fornendole uno scudo impenetrabile; che non toglie alcuna potestà ai cardinali in favore di una "adesione del cuore" ad autoproclamatesi neo-chiese cattoliche residuali nelle quali dovremmo riconoscere in automatico che chi le guida è stato incaricato direttamente da Dio. Un Papa sulla parola.

Non vi si pensa mai ma i cristiani non vivono solo in Italia. Quale garanzia otterrebbe in futuro l'altra miliardata e passa di seguaci di Cristo che questo "eletto" fosse il loro Papa legittimo e riconosciuto e non un qualsiasi visionario o, Dio ce ne scampi, un eventuale malintenzionato, senza la garanzia di una corretta procedura di elezione secondo la legge canonica vigente che attualmente rimane la Universi Dominici Gregis? Elezione che non potrebbe avvenire per acclamazione diretta,  essendo questa modalità da tale legge apertamente esclusa?

Per avere una risposta basterebbe abbeverarsi alla fonte del diritto dalla quale è sgorgato quel "capolavoro di ingegneria testuale" che è la declaratio di Benedetto XVI. Invece ultimamente sembra essere stato dichiarato il liberi tutti di questo imbarazzante otto settembre dottrinale. Per cui, minando la logica contrappuntistica della declaratio, la diga salta e veniamo alluvionati dalle giustificazioni per ignavia di coloro che negano l'antipapato  e dalle interpretazioni post hoc del pensiero e della volontà di Benedetto XVI; alcune delle quali sembrano ahimè elaborate solo per poter cucire la talare su misura al Grande Prelato.

Il mondo moderno è in picchiata a vite verso il nulla trascinandosi dietro ogni nostro valore e lo spettacolo dei fedeli che continuano a vivacchiare sullo status quo, tollerando l'illiceità che rischia di incistarsi per sempre nella Chiesa; confidando nel Gesù che sistemerà tutto, come se fosse il deus ex machina della tragedia greca, è veramente disperante.
Non basta pregare. Non arriverà la cavalleria. Gli imperiali non vengono in pace, e nemmeno i loro alieni. Dobbiamo combattere per riavere il Vicario di Cristo in Terra. Allora Benedetto XVI potrà finalmente riposare in pace.

Giorgio Gaber cantava, assai arrabbiato: "Gli schiaffi di Dio appiccicano al muro tutti". Il nuovo vero Papa, ed io spero almeno in un Woityla 2 del "guai a voi!" potenziato al titanio, con piglio da Papa Re dovrà menare fendenti come Gesù nel Tempio e mettere ordine in tutto questo situazionismo di esegeti che rischiano di liberare coloro che porteranno giù dalla Luna le tavole della legge Basaglia; di falsi messia autoeletti e dei vari protestanti in pectore con le loro visioni l'uterine. Il  Vicario di Cristo dovrà menare di brutto perché per prima cosa dovrà essere ripristinato l'ordine. Un ordine virile temporale di leggi e norme stringenti che spazzino via eresie e deliri scismatici. "Anathema sit" a nastro, e che San Pietro venga purificata come la sala del trono di Itaca dopo la vendetta di Ulisse sui Proci, per essere infine riconsacrata nel Sacro nome di Dio.


venerdì 13 dicembre 2024

I DUE GALLI DI NOTRE-DAME

 


Ritorno su Notre-Dame de Paris per raccontare una curiosa storia che ne ha preceduto di un anno la riapertura e che è carica di simbolismi che trovo assai interessanti. Questa è la storia di due galli e una fenice, di alberi sacri, di grandi architetti e parafulmini spirituali.

Il 15 aprile del 2019 la guglia in legno e rivestita di piombo che assieme alla torre Eiffel era uno dei tratti più caratteristici del panorama di Parigi, andò completamente distrutta nell'incendio scoppiato sul tetto della cattedrale. Evento sulle cui cause non è mai stata fatta piena chiarezza ma che può essere inserito a pieno titolo nel novero dei monumenti che vanno a fuoco e crollano in diretta televisiva, in questo caso alle 19.50, in pieno prime time, e che ad occhi sospettosi sembrano venir sacrificati con evidenti intenti rituali.

La storia della guglia di Notre-Dame è interessante di per sé perché quella originaria eretta nel 1250 era stata smantellata alla fine del XVIII secolo poco prima della Rivoluzione e ricostruita nel 1859 dal famoso architetto Eugène Viollet-le-Duc, che l'aveva voluta identica a quella della cattedrale di Orléans in stile neo-gotico allora recentemente completata. All'interno della guglia una targa - non si sa se poi sopravvissuta all'incendio del 2019 e ricollocata al suo posto durante gli ultimi restauri - mostrava chiari simboli massonici, per altro tipici delle compagnie di artigiani del tempo ma che riconducono anche al milieu latomistico al quale appartenevano gli architetti ed artisti protagonisti della vicenda.


Sulla cima della guglia vi era un gallo che fungeva da girouette, da banderuola. La scultura in rame sbalzato, disegnata da Adolphe Victor Geoffroy-Dechaume, un collaboratore di Viollet-le-Duc, era stata realizzata nel 1835 dall’atelier Monduit. A titolo di curiosità, le officine Monduit avevano anche curato il rivestimento in rame della Statua della Libertà di Frédéric Auguste Bartholdi, appassionato di egittologia e massone.

Il gallo era stato poi restaurato nel 1935, quando erano anche state istallate al suo interno dal cardinale Verdier, il 25 ottobre, tre importanti reliquie: due appartenenti a San Dionigi e Santa Genoveffa e perfino un frammento della corona di spine di Cristo. Tali reliquie erano state da allora considerate formare, assieme al galletto che le conteneva, un vero “parafulmine spirituale”.

In occasione del furioso incendio del 2019 si temette che il gallo fosse andato irrimediabilmente distrutto nel crollo della guglia ma esso fu invece ritrovato il giorno dopo tra le macerie, bruciacchiato ed ammaccato ma miracolosamente quasi intatto, compreso il suo sacro contenuto.


Ora, dato il lieto fine del ritrovamento del gallo originale sopravvissuto alle fiamme, chiunque penserà che esso sia stato ricollocato in pompa magna al suo posto. E invece no. Il 16 dicembre del 2023, durante una solenne cerimonia fu issato, a 96 metri d'altezza sull'ago della nuova guglia appena completata della cattedrale questo coso qui.


Il nuovo galletto è tutto dorato e le piume delle ali formano quelle che il suo disegnatore Philippe Villeneuve, architetto capo dei monumenti storici francesi e responsabile del restauro della cattedrale, descrive come "un galletto con ali di fuoco", per ricordarci che "la cattedrale può rinascere dalle sue ceneri come una fenice".

Dopo la benedizione impartita dall'arcivescovo di Parigi Ulrich, che lo asperse con acqua benedetta, bruciando poi in un braciere dei rami di un albero che non sono riuscita ad identificare se di tasso o di abete - magari potete aiutarmi voi, all'interno del nuovo gallo sono state ricollocate le reliquie salvate dall’incendio e vi è stato anche inserito un rotolo con l'elenco delle 2000 persone che hanno lavorato al restauro della cattedrale.


A questo punto ci si domanda perché non sia stato ricollocato al suo posto il vecchio gallo, miracolosamente salvatosi dalle fiamme, quindi fenice ancora più autentica di quella dorata ma francamente bruttarella disegnata dal grande architetto.

Nuovo per nuovo, nel 2022 un artigiano in pensione di origini italiane del Périgord, Lino Carniato, aveva realizzato una copia quasi identica del vecchio gallo, sempre dorata, ispirandosi ai progetti originali del 1856 da lui ottenuti e l’aveva offerta in dono alle autorità ma senza ricevere alcuna risposta affermativa se non un laconico “non sappiamo ancora se il nuovo gallo potrà essere realizzato da un artista moderno”.


Evidentemente il nuovo gallo doveva essere firmato personalmente dal grande architetto come fu per quello precedente di Viollet-le-Duc e non da un plebeo qualunque, e doveva rappresentare una novità significativa. La solita rottura con il passato.

Un gallo moderno, anzi modernista, che unisse al simbolismo tradizionalmente attribuitogli dei nuovi contenuti. Il gallo infatti, oltre ad essere uno degli emblemi della Francia, simboleggia per i cristiani la vigilanza che l’annuncio della resurrezione di Gesù Cristo nel mattino di Pasqua e quindi la vittoria della vita sulla morte e la luce che scaccia le tenebre, ma anche il gallo che cantò tre volte in occasione del rinnegamento di Pietro del Cristo. La fenice, oltre a simboleggiare la rinascita spirituale, rappresenta anche il compimento della Trasmutazione Alchemica. La pietra filosofale era chiamata anche fenice. Il piombo e il rame della guglia originaria che diventano oro, è una suggestione che sarebbe piaciuta a Fulcanelli.

Per quanto riguarda il ramo agitato dall'arcivescovo durante la benedizione del gallo-fenice, nel caso fosse di tasso, esso è simbolo di morte e resurrezione ma nel senso di trasformazione e, se vogliamo, di iniziazione. Se invece si trattava di un ramo di abete, a livello simbolico l'abete bianco rappresenta la connessione tra le forze cosmiche e il diffondersi della luce sulla terra.

A proposito di luce, tutti abbiamo notato quanto la nuova Notre-Dame sembri ora più un centro commerciale che una cattedrale gotica, tradizionalmente caratterizzata dalla dominanza dell'ombra appena interrotta dalla luce filtrata dai vetri colorati dei rosoni e dalle finestre.

Ebbene, il rettore della cattedrale Olivier Ribadeau-Dumas nel 2023 dichiarò: 
«Nessuno in vita avrà mai visto la cattedrale come la vedremo noi tra un anno. Il candore della pietra, la brillantezza della luce attraverso le vetrate e i nuovi dipinti daranno all’edificio una nuova dimensione. Prima dell’incendio, la larghezza e l’ampiezza della cattedrale non erano evidenti perché le cappelle erano annerite. Il suo prospetto gotico sarà amplificato dalla pulizia del sito e dalla diffusione della luce. Vogliamo creare un itinerario che permetta a ogni visitatore di diventare un pellegrino, passando da nord a sud, dal buio alla luce, aprendosi alla bellezza e quindi a Dio».
Chiaro e sfolgorante, no? Andrea Cionci in un suo podcast ha rivelato oggi quali livelli di follia creativa fossero stati previsti per il restauro di Notre Dame e come essi siano stati sventati dalla rivolta dei francesi che hanno presentato petizioni contro lo scempio minacciato dagli interior designer accreditati presso casa Macron. Probabilmente quelli responsabili del nuovo arredo in stile Nouveau Riche dell'Eliseo. Ad esempio la sala Pompadour con il divanone bianco da discoteca anni '70 e un orrendo arazzo di Joan Miró.


Tornando ai nostri avicoli. E il vecchio galletto di Notre-Dame che fine ha fatto?

Non è assolutamente vero che, come scrissero i giornali italiani l'anno scorso in occasione della cerimonia di inaugurazione della nuova banderuola, il vecchio galletto fosse andato completamente distrutto, addirittura liquefatto nell'incendio. Dopo il restauro esso fu esposto in una mostra di oggetti artistici della cattedrale salvati dalle fiamme e il presidente Emmanuel Macron ad una domanda specifica sulla sua ricollocazione, rispose che il gallo originale sarebbe stato destinato all'esposizione in un prossimo “Museo dell’Opera di Notre-Dame”, da creare nell’Île de la Cité, all'Hotel de Dieu, non lontano dalla Chiesa.

Due galli, quindi. Uno miracolato e quindi evidentemente protetto da Dio, sostituito da uno nuovo che però nella forma e anche nella simbologia, con l’introduzione delle ali da fenice e dell'oro, assume un significato diverso, rompendo con la tradizione e suggerendo simbologie non propriamente cristiane. Dal punto di vista esoterico infatti, il vecchio galletto rappresentante l'antica massoneria dei costruttori, sembra venire sostituito da uno nuovo, controiniziatico, dall'identità fluida, in piena transizione di genere per diventare fenice, usurpatore libero di muoversi al vento e un gallo legittimo mandato ad intristirsi in un museo nemmeno ancora realizzato. Un gallo anziano in sede impedita. Una vicenda che, nei corsi e ricorsi storici, ce ne ricorda decisamente un'altra.


A margine, una piccola considerazione sulla statua della libertà. Ispirata al suo autore da influenze egizie ed anche alla dea Ecate, signora dell'oscurità, la statua divenuta il simbolo della città di New York ricorda indubbiamente un portatore di luce, forse addirittura una rappresentazione androgina di Lucifero. 
Tout se tient.




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