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giovedì 4 ottobre 2012

L'opera dei pupari


Ragionando per luoghi comuni, si dice che dietro ad ogni grande uomo vi sia una grande donna. Invece, dietro agli uomini, ma sarebbe meglio chiamarli caporali, che popolano la politica italiana del nuovo millennio non vi sono ahimè che burattinai, pupari, manovratori, eminenze più o meno grigie. Non ce n'è uno, pare, che possieda uno straccio di autonomia di pensiero e di azione. Sembra impossibile ma ciascuno sembra avere sempre qualcun'altro alle spalle che gli fa da suggeritore. Suggeritore affinché nulla cambi e se qualcosa proprio deve cambiare, che sia nel senso della peggiore reazione conservatrice. Un caso clamoroso di commissariamento e messa sotto tutela di una intera classe politica affinché esegua solo gli ordini.

Di B. si è detto avesse dietro di tutto: la P2 di Licio Gelli, la Mafia. Roba grossa, collettività criminali, poteri innominabili, non singoli personaggi. Si, l'onnipresente Gianni Letta era considerato un'eminenza grigia del berlusconismo ma credo che, in fin dei conti, B. fosse troppo egocentrico per non volere e riuscire ad essere contemporaneamente pupo e puparo di sé stesso. In ogni caso, se B. aveva dei pupari, essi gli hanno consigliato gentilmente di farsi da parte perché il teatro doveva cambiare programma visto che ormai andava deserto sera dopo sera. Un'offerta che non ha potuto rifiutare.

Mario Monti, come sostituto imbonitore della Repubblica, è pupo quasi perfetto, non solo per la parlata anaffettiva ma anche per il modo in cui si impapocchia ed impersona a comando il robot pasticcione. Un C3P8 compìto ed ampolloso a cui manca però inesorabilmente la controparte, il robottino R2D2, per essere perfetto.
Ad ogni modo, fin dal primo momento non vi sono stati dubbi che dietro al bocconiano miracolato e senatore per caso vi fosse non un guru ma un intero congresso internazionale dei suddetti. Con la differenza che chi sta dietro Monti ha la stessa consistenza proteiforme ed impalpabile dei fantasmi che popolano il mondo dei poteri forti. Gente da sempre senza volto ma con le mani in pasta dappertutto.

Per dovere di cronaca segnalo che dietro a colui che un tempo  fu Umberto Bossi c'era Gianfranco Miglio, uno che negli anni settanta andava progettando un'Italia molto simile al disastro attuale assieme alla più potente eminenza grigia italiana, Eugenio Cefis. Ultimamente però, l'Umberto, si era ridotto ai Sabba padani con le streghe (e pure terrone) del cerchio magico. Robetta da inesorabile declino.

Beppe Grillo è attore vero e potrebbe tranquillamente autodirigersi nella politica spettacolo ma anch'egli non sfugge purtroppo alla maledizione del puparo che, al giorno d'oggi, non può mancare al politico modevno e vampante. Il guru di Beppe è noto e soggetto ad una miriade di illazioni sul suo reale potere. Con qualche esagerazione, forse. Perfino un giornale ammodino come l'Economist arriva a definire Gianroberto Casaleggio "un incrocio tra il Cardinale Richelieu e Aleister Crowley".  M'hai detto cotica!

Dietro a Di Pietro, secondo la pubblicistica pidiellina e betulliforme, vi sarebbe stata nientepopodimeno che la CIA. Mani Pulite come black op, come operazione in nero per cancellare la prima repubblica ed insediare la seconda. Questa diceria, comunque, nasce solo dopo che Di Pietro rifiutò un posto da ministro in uno dei primi governi B.

In Vaticano le eminenze - e vorrei vedere - si sprecano. Più porpora che grigie ma non meno pericolose. Ne sa qualcosa il maggiordomo. Opus Dei e Comunione e Liberazione sono i maggiori produttori di influenze cattoreazionarie. In ogni caso, capire chi manovra chi, nelle sacre stanze, per non parlare di fare nomi, è estremamente difficile. Il Vaticano è un enigma avvolto in un mistero (in)glorioso.

E dietro al PD chi c'é? Non si intravvedono purtroppo che il PD stesso, l'ombra del PD e D'Alema. 
Renzi, piuttosto. La chicca più gustosa, nel gioco "indovina chi c'è dietro" riguarda proprio lui.
Secondo Lyndon LaRouche, a tirare i fili del pinocchietto sparigliatore del glorioso partito democratico vi sarebbe un'eminenza grigia con i controcazzi e il botto finale.
Non solo Marco Carrai ma, un gradino ancor più su, quel Michael Ledeen che salta sempre fuori ogni volta che c'è odorino di cambio di regime proveniente dalla cucina atlantica. Personaggio che era stato associato a suo tempo, quando i radicali erano più berlusconiani di B., come suggeritore, all'indimenticato Daniele Capezzone. Quel Michael Ledeen che è coinvolto in parecchi misteri italiani e in altri papocchi tragicomici con protagonisti i nostri servizi segreti, come la bufala della vendita di uranio nigeriano a Saddam, fabbricata grazie all'inventiva dei nostri 6-1-007.
Insomma, noi credevamo che il pericolo venisse da Giorgio Gori, dalla Loggia del Drago e dal cerchio (satanico?) di Doris e invece avevamo alle calcagna la CIA, i think tank, i neocon e il fottuto Pentagono.
E' proprio vero che non si può mai stare tranquilli.

domenica 24 febbraio 2008

P2dl

Che strano, il programma di Berlusconi e del Pdl, appena presentato, contiene, tra i soli undici punti principali e come fosse una cosa irrinunciabile, l'abolizione della validità legale del titolo di studio.
Una cosa che mi pareva di aver già letto da qualche parte tanto tempo fa.
Ma certo, nel solito "Piano di Rinascita Democratica" di nonno Licio, che diceva:
"b1) abolizione della validita' legale dei titoli di studio (per sfollare le universita' e dare il tempo di elaborare una seria riforma della scuola che attui i precetti della Costituzione)"
Il Piano era un ambizioso progetto politico che auspicava un sistema partitico bipolare con l'esclusione della sinistra radicale e i partiti organizzati in clubs dove si affermava, tra l'altro:
c) [...] Cosi' e' evidente che le forze dell'ordine possono essere mobilitate per ripulire il paese dai teppisti ordinari e pseudo politici e dalle relative centrali direttive soltanto alla condizione che la Magistratura li processi e condanni rapidamente inviandoli in carceri ove scontino la pena senza fomentare nuove rivolte o condurre una vita comoda.
Sotto tale profilo, sembra necessario che alle forze di P.S. sia restituita la facolta' di interrogatorio d'urgenza degli arrestati in presenza dei reati di eversione e tentata eversione dell'ordinamento, nonche' di violenza e resistenza alle forze dell'ordine, di violazione della legge sull'ordine pubblico, di sequestro di persona, di rapina a mano armata e di violenza in generale.
E più avanti:
d) Altro punto chiave e' l'immediata costituzione di una agenzia per il coordinamento della stampa locale (da acquisire con operazioni successive nel tempo) e della TV via cavo da impiantare a catena in modo da controllare la pubblica opinione media nel vivo del Paese. E' inoltre opportuno acquisire uno o due periodici da contrapporre a Panorama, Espresso, Europeo sulla formula viva "Settimanale".
Va bene, cosa c'entra, l'abolizione della validità legale del titolo di studio è una cosa che chiedono da tempo anche i Radicali e, se vogliamo essere pignoli, anche Tonino Di Pietro che chiede l'abolizione delle province potrebbe allora essere accusato di aver copiato dal Piano di Gelli.
Il fatto è che qui non è una rondine che non fa primavera. Le coincidenze tra il Piano di Rinascita Democratica e i programmi di FI sono talmente tante e stranote che, chi vuole, le può scoprire o riscoprire in questo interessante articolo.

Giusto per tenere a mente che ricorre quest'anno il trentesimo anniversario dell'iscrizione di Silvio Berlusconi alla loggia (26 gennaio 1978), tessera n° 1816. E' solo una coincidenza o, a volte, ritornano?



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martedì 30 ottobre 2007

I manganellati sentitamente ringraziano

La commissione d'inchiesta sul G8 di Genova non si farà, ne ora nè mai, perchè l'unico governo che avrebbe potuto istituirla era quello di centrosinistra e Prodi non rischierà la cadrega per questo, visto che i moderati della sua grosse koalition non la vogliono.
Ringraziamo nell'ordine: Mastella, Di Pietro e i Rosapugnettisti, questi ultimi nella parte di quelli che non c'erano e se c'erano dormivano, che hanno inciuciato lingua in bocca con il centrodestra per affossare la commissione. I fatti della Diaz, di Bolzaneto e i pestaggi indiscriminati per le strade di Genova del luglio 2001 andranno a costituire un pericoloso precedente, con la conseguenza che gli abusi potranno ripetersi in futuro, in assoluta impunità.

Sinceramente, a me non fa rabbia tanto l'on. Fini che oggi dice: "La commissione d'inchiesta sul G8 era unicamente una cambiale che si pagava agli amici dei black bloc: alla sinistra piu' radicale".
Bisogna capirlo, ieri era il 28 ottobre e certi manifesti in giro per Roma mettevano tanta nostalgia.
Non mi fa rabbia la destra, questa destra che rimane sempre la solita, che dopotutto ama ancora l'odore dell'olio di ricino la mattina.

A me fanno rabbia questi governanti travestiti da centrosinistra che se ne fregano delle promesse tanto sono qui solo per caso, con i partitucoli in piene prove tecniche di salto della quaglia che si mettono d'accordo sotto banco per sabotare (non mi viene altro termine) la nave sulla quale navigano loro stessi, forse perchè sotto la giacca hanno già il giubbotto di salvataggio.

Mi fa rabbia come non mai Mastella che ha il coraggio di affermare che la commissione di inchiesta sul G8 non era nel programma dell'unione (volutamente minuscolo). Per fortuna che da qualche parte avevo conservato il pdf del programma e anche il link. Andiamo a pagina 77:
La crescente domanda di sicurezza da parte della collettività, a fronte di vecchi e nuovi rischi e pericoli, richiede la messa in opera di un programma di riorganizzazione, coordinamento e modernizzazione che rafforzi il rispetto della legalità, il contrasto della criminalità. la prevenzione delle minacce terroristiche.
La politica del centrodestra al riguardo si è mostrata del tutto indifferente: a vuoti annunci si sono affiancate misure che contrastano con il rispetto della legalità, l’inerzia rispetto alla criminalità economica, un abbassamento della guardia nel contrasto alla criminalità organizzata, l’utilizzo delle forze di polizia per operazioni repressive del tutto ingiustificate; basti pensare ai fatti di Genova, per i quali ancora oggi non sono state chiarite le responsabilità politica e istituzionale (al di là degli aspetti giudiziari) e sui quali l’Unione propone, per la prossima legislatura, l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta.
I fatti di Genova di cui si parla, secondo Mastella cos'erano? La gara per il miglior pesto, il derby Sampdoria-Genoa o il sasso di Balilla?

Mi fa rabbia l'Italia dei Dolori di Di Pietro, che in questi pasticci c'entra sempre. "Volevano indagare solo sulla polizia, una giustizia a metà. Noi vogliamo una commissione che indaghi sia sui manifestanti che sugli abusi delle forze dell'ordine." No, non si voleva indagare solo sulle forze dell'ordine ma su quelle mele marce al loro interno dalle quali gli stessi tanti poliziotti onesti si sono sentiti offesi e disonorati. Per Di Pietro è normale avere una polizia al cui interno esistono elementi fortemente politicizzati che quando c'è l'occasione scendono in piazza per darle ai "rossi"? Ha ascoltato le registrazioni della poliziotta che si rallegra della morte di un manifestante? Secondo lui è normale, da paese civile?

Sono indignata, anche a nome di tanti cittadini stranieri che hanno assaggiato in quei giorni una fetta di Sudamerica anni 70 in pieno continente europeo. Indignata come genovese, perchè la mia città è stata stuprata e tra un pò diranno che se l'è cercata perchè girava in minigonna.

Non ultimo, anche se apparentemente non c'entra, mi fa rabbia il gianobifrontismo di Luke Skyuòlter che se deve parlare di nazifascismo, nei giorni della Marcia su Roma e del revanscismo sempre più sfacciato della destra estrema, sente il bisogno impellente di controbilanciare con gli orrori del comunismo, come un Ferrara qualsiasi.
Non è questione di equidistanza e obiettività, è paraculismo algebrico che azzera ogni tentativo di analisi storico-politica. Quelli dell'olio di ricino si sentono in fondo giustificati. Dovevano combattere un siffatto mostro, il Comunismo, poi la mano gli è un po' scappata, pazienza.
Il ragionamento, a ben guardare è sempre lo stesso. A Genova alcuni manifestanti hanno devastato, la polizia ha menato, 1 a 1 e palla al centro. I manganellati sentitamente ringraziano.

sabato 5 agosto 2006

Tonino & Clemente

Non passa giorno ormai che le cronache non riportino l’ennesimo litigio tra Tonino e Clemente.

Una giornata tipo nella vita dei due Ministri:

0re 7:00 Tonino si sveglia e legge il giornale. Clemente ha rilasciato un’intervista a Repubblica, nella quale dichiara che lui, a differenza di Tonino, non andrebbe mai in piazza brandendo un megafono e che lascerà il suo incarico alla mezzanotte di oggi, come ha scritto nella lettera di dimissioni a Prodi se il Presidente del Consiglio non si pronuncerà in merito.

ore 8:30 Clemente telefona a Prodi per sapere se la lettera è arrivata ma il telefono squilla a vuoto.

ore 9:45 Tonino, in un intervista alla radio risponde per le rime a Clemente, accusandolo di volerlo scavalcare nelle sue competenze.

ore 9:46 Clemente telefona in diretta durante la trasmissione accusando Tonino di fare i sit-in e annunciando di volersi dimettere dal suo incarico.

ore 10:00 Il telefono in casa Prodi continua a squillare invano.

0re 12:12 Anche Tonino chiama casa Prodi, ma il professore è uscito, lasciate un messaggio.

0re 13:00 Un lancio di agenzia riporta l’ultima dichiarazione di Clemente: “Io non prendo lezioni di moralità da nessuno”, sono pronto a dimettermi.

0re 13:30 Tonino prende il megafono e, affacciatosi alla finestra inizia a declamare i nomi dei deputati che hanno votato l’indulto.

0re 14:00 Clemente, saputo dell’iniziativa di Tonino modifica il messaggio nella sua segreteria telefonica con il seguente: «La stagione del giustizialismo non è la mia, sono uscito indenne da tanti cerchi di fuoco e non ho una visione hegeliana-etica della politica e non posso accettare il giudizio per cui chi è contro l'indulto è in regola moralmente e chi è favorevole ha invece qualche vicinanza col tratto dell'immoralità».

ore 14:15 Tonino è arrivato alla lettera P del suo elenco.

0re 15:00 Clemente si sfoga con un sottosegretario: “Quello mi sta facendo impazzire”.

0re 15:30 Tonino, riprendendo il suo cane, lo chiama erroneamente “Clemente!!!”

0re 16.45 Finalmente Prodi risponde al telefono ma dice di non sapere nulla della lettera. Chiederà alla moglie.

Ore 17:00 Tonino, intervenendo ad un convegno sul giustizialismo, dichiara la sua amarezza e minaccia di autosospendersi dal suo incarico.

0re 18:00 Clemente lo corregge in diretta su SkyNews24: “Mi dimetto prima io”.

0re 19:00 Tonino sul suo blog scrive: “Decida il premier, non ci metto niente a dimettermi.”

ore 20:00 A cena con i suoi collaboratori Clemente ci ripensa e dice che non si dimetterà, per il bene della coalizione.

ore 20:00 A cena con i suoi collaboratori Tonino ci ripensa e dice che non si dimetterà, per il bene della coalizione.

0re 23:55 Clemente, stanco della giornata frenetica va a letto. Il suo ultimo pensiero prima di addormentarsi è “Mannaggia a Tonino!”

ore 23:59 Tonino, stanco della giornata frenetica va a letto. Il suo ultimo pensiero prima di addormentarsi è “Mannaggia a Clemente!”

ore 00:30 – Finalmente Prodi guarda la posta e legge la lettera di dimissioni di Clemente, ma ormai è troppo tardi.

Pubblicato su LiberoBlog




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