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mercoledì 29 giugno 2011

Un governo in subappalto


Facciamo un brevissimo riepilogo della situation per cercare di capire chi comanda veramente in Italia, che qui si rischia di perdersi in un labirinto di intrallazzi.
La sensazione è che il governo del grande comunicatore sia stato dato in subappalto, visto che chi ha ufficialmente vinto la gara, ormai è evidente, non è assolutamente capace di governare perché qualsiasi cosa tocca la fa fallire neanche fosse affetto dalla maledizione di un Re Mida all'incontrario. Meglio che si dedichi quindi a trombare nel suo patetico casino domestico e a far meno danni possibili. Il gran frullo di passere notturne ad Arcore potrebbe essere un modo, ideato da premurosi amici e amici degli amici, per tenerlo abbastanza rincoglionito di giorno per permettere agli altri, i subappaltatori, di lavorare in pace, visto il disastro in corso. Un giorno magari scopriremo che quella sonnolenza perfino durante le cerimonie di beatificazione dei papi (intesi come pontefici) era dovuta anche a qualche pasticchina di clorpromazina. "Ma cosa hai messo nel caffè?", diceva una canzoncina degli anni '60.

Chi ha in mano il timone della baracca, quindi? Non è poi un mistero. Nel corso degli anni le logge invecchiano: P2, P3, P4 e i Gran Maestri imbiancano ma il potere, quello vero, rimane sempre nelle stesse mani. Addirittura, il faccendiere Bisignani, spacciato dalla stampa come l'eminenza grigia del momento, sarebbe un astro sorto all'ombra di Andreotti, ovvero dell'eternità fatta politica, tanto per (non) cambiare.

Per più di quarant'anni un solido potere clerico-mafio-massonico-atlantico aveva tenuto ben salde le redini del comando in Italia.
Nei primi anni novanta, sotto i colpi di Tangentopoli e delle monetine degli italiani imbufaliti dall'altissimo tasso di ladrocinio della politica, crolla la prima repubblica. Ce ne vuole subito una seconda che si fondi sull'apparenza del cambiamento ma che in realtà risponda al sacro principio del Gattopardo: "Cambiare tutto perché nulla cambi".
La seconda repubblica sceglie come uomo immagine e frontman l'imbonitore ideale per dare l'illusione del nuovo, il megaimprenditore rampante milanese con amicizie palermitane che contano sia nel clerico, che nel mafioso e nel massonico. A posteriori si deve proprio ammettere che Silvio era l'ideale. Quel mix di volgarità ed ignoranza poi che agli italiani fa tanto sangue.
Si liquidano i vecchi garanti del patto di stabilità tra poteri palesi ed occulti, si siglano patti più o meno scellerati con i nuovi e, tolti di mezzo i più pericolosi giudici guastafeste, si chiude la prima repubblica ed inizia l'era berlusconiana, il vecchio che avanza vestito da nuovo, con Licio che benedice l'iniziativa.

B. è come la serva, serve. Serve perché  ha le televisioni, l'unica sua salvezza ed assicurazione sulla vita, visto che come imprenditore ha sempre bisogno della legge o leggina ad hoc e ad personam per non fare fallimento. Citofonare Craxi per conferma. Le televisioni servono a creare consenso, sono fondamentali strumenti di propaganda. Ufficialmente per B. e la sua presunta bravura nel governare, in realtà per mantenere il potere nelle mani dei manovratori occulti.
A questo punto è inevitabile rigirare il coltello nella piaga e ricordare come i collaborazionisti dell'opposizione giurarono, fin dal primo momento, di non toccargliele e gioverebbe chieder loro in cambio di quale innominabile contropartita.

Secondo le ultime inchieste giudiziarie su quella evoluzione della P2 che è la P4, oltre a scoprire che ci sono forti indizi dell'esistenza del contratto di subappalto del governo, come ad esempio la carta intestata di Palazzo Chigi nell'ufficio di Bisignani, si ha l'impressione che qualcuno voglia liquidare la serva perché divenuta ingestibile e troppo pretenziosa, visto che pensa solo a sé stessa ed ai suoi affari privati.

Molte cose sono cambiate infatti dai primi anni novanta. Il frontman non ha perso il vizio di mandare a puttane (non è una battuta) tutto ciò che gli passa per le mani, solo che qui non si sta parlando di un'azienda come la Fininvest ma di un intero paese e ci sono molti, tra i suoi amici imprenditori, che cominciano a preoccuparsi per le proprie terga. Il tizio, per giunta, sta invecchiando a rotta di collo come un vampiro che ha preso la luce del giorno e come comunicatore innesca solo l'effetto boomerang di far cambiare canale alla gente. Le televisioni, quindi, cominciano a non contare più un cazzo ed ecco Veltroni che ammette, chissà perché solo ora, che è stato un errore non togliergliele a suo tempo.

Una cricca di predoni al seguito del B. sta spadroneggiando in un paese che ha i conti sull'orlo della bancarotta. Il popolo, della libertà o meno, si sta sempre di più incazzando e sentendo imbrogliato dal venditore di aspirapolvere. All'estero ci considerano un circo itinerante di buffoni e fenomeni da baraccone. Il governo A, quello di facciata, è in ostaggio dei deliri di due vecchi cadaveri ambulanti, il vampiro e il vampirla. Tra un vaneggiamento e l'altro, il ragioniere tenta disperatamente di far quadrare i conti ma intanto è evidente  che cerchi disperatamente nuove alleanze per salvare il salvabile.

Andare avanti così è impensabile anche se l'uscita dal tunnel non si vede ancora, in questo incubo italiano. Non è facile liquidare la serva B. perché gli è stato concesso troppo potere e vuole l'impunità a tutti i costi, a costo di distruggere un paese intero e il suo sistema giudiziario e per giunta ha portato al governo e concesso loro un potere eccessivo ai barbari della Lega, portatori di altrettanto nefaste richieste di distruzione dello Stato.
Se fossi il nostro, viste le schiere dei nemici che aumentano di numero ogni giorno che passa, accetterei il dorato esilio in un paese che non ammette estradizione, come gli suggerì senza scherzare tempo fa il sindaco di Napoli De Magistris, ma dubito che lo farà.
Se la situazione continuerà a peggiorare, tra un ministro che dice A e quell'altro che gli risponde B e la barca che intanto va a fondo, con le leggi ad personam nascoste dentro le manovre finanziarie, i poteri che finora si erano sentiti rappresentati e al sicuro da B., ovvero i subappaltatori, potrebbero decidere di cambiare il cavallo in corsa. Con le buone o con le cattive. Temo sempre di più con le cattive. Sempre che i subappaltatori, invece di ripristinare un'andreottiana continuità con il passato non siano interessati a far fallire l'Italia in combutta con gli speculatori internazionali. In quel caso, che Dio ci protegga e stramaledica B.

martedì 21 giugno 2011

Inseparabili


Poveri illusi se avevate creduto per un attimo che i legaioli avrebbero dato il calcio alla sedia del Gran Fallito per farlo ripiombare nella dura realtà della sua colossale disfatta come statista. Macché. Questi sono diventati maestri del tira a campa', del cambiar tutto perché non cambi nulla, altro che rivoluzionari. Sembrano tardi e con i neuroni annegati nella polenta, e invece imparano alla svelta tutti i trucchi del mestiere del più tipico bizantinismo politico.

Bossi domenica ha bofonchiato per ore le solite solfe sulla Padania, questa espressione geografica di pura fantasia che però ci ritroviamo sulla minchia tutti, dalle Alpi a Lampedusa, per il fatto che il più grande fallito degli ultimi centocinquant'anni, per pararsi il culo dalle pratiche sodomitiche tipiche della galera, ha trascinato al potere con sé e si fa scudo di una formazione eversiva che farnetica da anni di secessione e pratica con solerzia l'alto tradimento attraverso il suo esponente Maroni, Ministro degli Interni italiano che ammette senza vergogna di sognare una Padania libera ed indipendente, quindi la divisione della patria indivisibile. Roba da manicomio, praticamente impossibile da spiegare ad uno straniero.

Oggi su Facebook ho visto una vignetta: Bossi e B. che si tengono reciprocamente per il pannolone. Se molla uno casca per terra anche l'altro. Sono come i gemelli siamesi che non si possono dividere chirurgicamente perché hanno gli organi in comune e in questo caso i due sono uniti per le palle anzi, per i maroni.
Una mostruosità che andava pietosamente soppressa alla nascita. Una teratologia che però ha delle radici programmatiche ed ideologiche ben precise in quel patto scellerato di spartizione dell'Italia tra Nord federalista e secessionista e Sud come enclave di affari mafiosi teorizzato da Gianfranco Miglio, colui al quale si intestano le scuole frequentate dai piccoli padani.

Ecco quindi che il destino dei due mostriciattoli è di essere inseparabili. B. si regge sull'appoggio della Lega, ultimo alleato rimastogli e l'altro B. della coppia B&B sa benissimo che, senza il Bagonghi della Brianza, la Lega ritornerebbe ad essere quel dieci per cento di elettori che conterebbe sicuramente in una coalizione ma non esageratamente come nel governo B. dove, praticamente, spadroneggia senza ritegno. E' impensabile che in qualunque altro governo la Lega avrebbe modo di fare i capricci secessionisti e similfederali come quelli che sta facendo per avere i Ministeri della Cassoeula e della Polenta Taragna da insediare a Berghem de hura e Berghem de hota.

Se il dirigente legaiolo è svelto nell'imparare l'arte di stare al mondo e soprattutto in politica, il suo elettore tarda a rendersi conto della realtà di essere governato da degli incapaci innamorati delle favole e dei miti assurdi dell'acqua del Po e della Padania che servono solo ad abbindolare la base per ottenere l'altezza del privilegio da boiardi.
Eppure il papiminkia sta lentamente risvegliandosi dal lungo sonno del miracolo italiano e si sta rendendo finalmente conto di essere stato raggirato per diciassette anni da un piazzista da quattro soldi. Il cornutazzo padano, invece, l'ultrapirla con il cervello accessoriato con un set minimo di concetti base e frasi fatte a sfondo razzista, crede ancora nella sincerità di quel pugile suonato del suo leader. 
E' disposto a prendere per buone le sue tirate biascicate contro Equitalia e il racconto straziante delle vacche deportate e della case dei poveri allevatori rase al suolo dalle SS della Finanza  ("Bene, Umberto, le vacche hanno smesso di muggire?")  e dimenticare il nepotismo sfacciato, il figlio idiota piazzato in regione a 12 mila euro al mese alla faccia dei pensionati al minimo e le varie parentopoli in giro per la Padania. Senza contare che il federalismo fiscale, ma l'ultrapirla non lo sa, con tutta una serie di nuove gabelle ultrasalate, gli farà pisciare sangue e renella tanto da dover rimpiangere Equitalia, le Fiamme Gialle e gli ispettori dell'Agenzia delle Entrate.
E' brutto quando si portano le corna e non ci si accorge di averle.

mercoledì 15 giugno 2011

Muoia Sansone con tutti i suoi servi

"Qua crolla tutto." (Daniela Santanché)

Io Brunetta lo capisco. Appena ha visto la stangona che è salita sul palco si è sentito male. Ma non per l'inevitabile effetto "articolo il", perché ha capito che non era una ragazza irriverente curiosa di scoprire se è vero ciò che si dice attorno ai nani ma una con degli argomenti e con delle domande da porre ad uno che per lavoro dovrebbe stare ad ascoltare chi lo paga.
Per giunta, quanto ha sentito la parola "precari" ha avuto la tipica reazione di fuga ed è scappato come lo scarafaggio quando metti mano al flit in polvere. 

E' stato troppo, in una sola volta, ricordargli quanto è piccolo in tutti i sensi ma soprattutto quanto sta diventando precario, per non dire pericolante, il suo posto di ministro
Per questa compagnia di giro di buffoni, con in testa il capocomico, è quasi pronto il biglietto Roma - Antigua, solo andata, e sono disperati, perché il popolo comincia ad armarsi di fiaccole e forconi e a guardare male il Palazzo. Meglio che si affrettino al terminal, prima che comincino a cigolare le ghigliottine.

Il video merita un posto in cineteca accanto alla famosa invettiva di Paolo Pillitteri contro i tassisti dell'epoca di Tangentopoli. Sempre reparto socialisti. A futura imperitura memoria.

martedì 17 maggio 2011

Confusi e infelici


"Tolta Milano, è stato sostanzialmente un pareggio." Denis Verdini, coordinatore PDL e negazionista.
"Se si fosse votato per le politiche, il centrodestra avrebbe vinto". Maurizio Gasparri, veggente.
''Risultato drogato per intervento massiccio delle toghe". Fabrizio Cicchitto, muratorino.
''Moratti contro droga, altri usano stanza del buco...'' Ignazio Benito Maria La Russa, bipolare criptico.
"La vittoria di Pisapia sarebbe come portare il Leonkavallo a Palazzo Marino, sarebbe una cosa bestiale." Daniela Santanché, maitresse à penser.

Citiamo, come nota lacrimogena, il caso di Emilio Fede che ha impiegato ben quattro minuti a riuscire a dare la ferale notizia della tranvata milanese. Alla fine, nonostante i dati ormai incontrovertibili, continuava a ripetere "sono solo proiezioni", neanche stesse dentro "Inception". 

Mancano ancora le reazioni ufficiali dei due vecchi B. dalla Casa di Riposo della Libertà. Penso che ormai le rispettive badanti glielo abbiano detto. Se non hanno dovuto sedarli con il Serenase, il B. padre del trota farfuglierà qualcosa sul fatto di avere comunque qualcosa di duro e l'altro B., il cavaliere dimezzato nelle preferenze, penso avrà poca voglia di raccontare barzellette e forse, nemmeno di ciulare.
Si sa, quando ti arriva in testa non un duomino di plastica ma un tram vero con sul display la destinazione "VA DA VIA I CIAPP" è possibile rimanere parecchio confusi e infelici.

giovedì 14 aprile 2011

Don't cry for me Angelino


Prove tecniche di successione. Cosa c'è di meglio di un avvocato, di un prezioso consigliere reclutato tra i fedelissimi yesmen per sostituire l'unico boss virile sul viale del tramonto?
Ho l'impressione però che Isabelito Alfano non riuscirà a fare il miracolo di sostituire il Peron nano al comando della cosca, pardon, del governo. Troppo alto. 
E poi, sapete, in un popolo inscimunito dalla televisione temo si rischi il "Vota Alfano", "Alfano chi, già? Quello che cantava con Romina?"

lunedì 14 febbraio 2011

Milione più, milione meno


E' senz'altro una bella soddisfazione avere visto finalmente così tante persone manifestare contro il peggior presdelcons degli ultimi 150 anni. Bellissima anche la sua reazione da "come si permettono di non adorarmi".
Non illudiamoci però di avere vinto la guerra dopo aver portato a casa questa battaglia, pensando che i berlusconidi rettiliani siano solo quel centinaio di figuranti, manifestanti a progetto e comparse con l'orologio raccattate dalla Santanché per la sua adunata sciurettosa dell'altro giorno. Quelli che "Silvio-resisti" non vanno in piazza per definizione, nemmeno se è per Silvio. Se ne stanno chiusi in casa a guardare la tv lasciandosi scucchiaiare il cervello dalla propaganda. Ricordiamo che ogni sera sei milioni di persone hanno lo stomaco di guardare il TG5 di Mediaset e quasi altrettanti il TG1 di Mediaset2.
C'era un bellissimo cartello alla manifestazione, portato da una ragazza con il berretto viola: "Bastava non votarlo". Senza dubbio lo slogan migliore della giornata. Una tremenda verità. Peccato che milioni di persone lo abbiano votato e che non siano morte di peste al lazzaretto ma vivano ancora in mezzo a noi, pronte a rivotarlo, se necessario.

Riferito della parte positiva della manifestazione, non posso nascondere che alcuni aspetti di essa non mi hanno convinto ed altri mi hanno dato proprio fastidio.

Per iniziare, il non aver saputo, da parte delle organizzatrici, evitare la retorica e il vittimismo, che in questi casi sono sempre in agguato e che sono, secondo me, inadeguati all'oggetto del contestare. L'averla buttata sul tragico e sul depressivo, nonostante nessuna escort sia morta di sevizie ad Arcore, con i riferimenti al "se non ora quando" di Primo Levi ed alla sciarpa bianca delle Madri di Plaza de Mayo  è vagamente offensivo per l'accostamento tra vere tragedie come quella dei desaparecidos e la Shoah, e la ridicola farsa degli ultimi giorni di Pompetta.
Se Berlusconi ormai sale sul palco per fare chicchirichì vestito da pagliaccio dobbiamo solo sghignazzargli in faccia senza pietà e tirargli uova marce. Non merita altro. Tantomeno la nostra seriosa indignazione. Gli si sta dando troppa importanza, all'ometto, parlando di dignità offesa. Soprattutto perché la dignità offesa è quella di un popolo intero senza distinzioni di genere e non solo delle donne. Meglio lo sberleffo e la satira, i famosi cannoni sparaneve caricati a merda, vera o simbolica che sia. Per uno che si prende tragicamente sul serio come lui coprirlo di ridicolo è la cosa peggiore che gli si possa fare. Altrimenti è solo primadonnismo, voler rubare la scena. 

In questo senso non trovo assolutamente accettabile, anzi francamente offensivo, il messaggio femminista secondo il quale non c'è differenza tra donne oneste e disoneste. E, siccome il livellamento è verso il basso, praticamente saremmo tutte puttane. Eh no, care, adesso non esageriamo.
Non mi piacciono il martirologio di genere e la santificazione in blocco delle donne in quanto tali, vista la marea di stronze e disoneste che ci sono in giro. Non mi va l'idea che la colpa del puttanaio sia solo dell'uomo e della domanda perché è una fallacia.
Ad Arcore, come in tutti i luoghi dove si promettono guadagni facili senza saper fare niente, c'erano ragazze, perfettamente consapevoli e consenzienti, in fila con il numeretto per andare a fare pompini a 4000 euro l'uno a un vecchio che poteva esser loro nonno. Nessuna di loro era una morta di fame.
Lavorare è più faticoso che scopare e il fatto che tante donne scelgano la via meno faticosa non ne fa per questo automaticamente delle povere martiri. Senza contare che il loro cattivo esempio danneggia, quello si, la dignità della maggioranza delle donne che invece vive giornalmente la fatica di un lavoro onesto da 1000 euro al mese e che mai accetterebbe la vendita di sé per denaro. Etica, non moralismo. Perchè se siamo tutte puttane allora hanno ragione gli uomini a provarci sempre, anche sul posto di lavoro.
Rileggetevi, prima di gridare "siamo tutte Ruby", le intercettazioni di queste zoccole che si sono fatte le case a colpi di natica, alla faccia dei lavoratori in cassa integrazione e dei precari, che avevano il coraggio di schifare 2000 euro in più di stipendio al mese (pagato da noi) perché "cosa vuoi che siano". Un bel "vergognatevi" anche alle Minetti e compagnia bella ma marcia non ci sarebbe stato male, neh sorelle?

In ultimo mi ha dato fastidio l'aver utilizzato, per l'ennesima volta, la sparata ad effetto "siamo un milione", più adatta ad imbonitori come Denis Verdini ed alle adunate sediziose del nano. Siamo seri, al milione in piazza non ci crede più nessuno nemmeno se si trattasse della Tien An Men di Pechino ed è sbagliato ogni volta esagerare con le cifre perché rischiamo, un giorno o l'altro, di dover considerare più attendibili le Questure.

mercoledì 2 febbraio 2011

Come sono buoni i nani

Chi passasse in questi giorni da Arcore vedrebbe un tale affollamento di avvoltoi e sciacalli da domandarsi come mai non vi sia  il coprifuoco e l'esercito che spara a vista. 
I berlusconidi rettiliani stanno passando alla fase finale del cannibalismo rituale, allo spolpamento controllato del duce, pezzo per pezzo. E' un delirio antropofagico da mondo movie, dove tutti si affollano attorno al nano ancora vivo per strappargli un orecchio (diecimila) un brandello di culatello flaccido (cinquemila), una coratella (bonifico infruttifero) o un arto intero (centocinquantamila). Prima che il vecchio schiatti o fallisca bisogna arraffare il più possibile.  

Non è il popolo inferocito ed affamato che fa la rivoluzion, sono i suoi più stretti collaboratori, le sue addette alla pompetta, perfino gli amici che si dividono di nascosto la merenda a metà o quelli che vedono improvvisamente le quotazioni delle loro chiappette raggiungere vette da Gronchi rosa perchè il loro voto potrebbe essere fondamentale per la salvezza del flaccido e allora si precipitano ad abbuffarsi come alle inaugurazioni delle mostre, dove si mangia gratis. 

In questo Cannibal Holocaust reloaded non poteva mancare, per un curioso scherzo del destino, Luca Barbareschi, già immortale protagonista dello storico cult movie. Anche lui è stato ad Arcore, a vedere se era rimasta qualche costola da rosicchiare, un ginocchio da bollire per un ottimo brodo o un bel fegato da accomodare con le fave. Oppure no, Barbareschi è vegetariano, fedelissimo di Fini e stiamo solo, come al solito, pensando male, condizionati dal ricordo di filmacci malsani?

Barbareschi fa fuori il maiale nel primo "Cannibal Holocaust". Cosa combinerà nel seguito che uscirà lunedì?

venerdì 26 novembre 2010

La pretesa di replica

"Par condicio" di Edoardo Baraldi
Questi intolleranti burocrati imburrati sopra e sotto di dogmatismo di stampo servile hanno studiato psicologia. Sono arrivati alla lettera "e": "effetto recenza", quel meccanismo mnemonico grazie al quale la gente, fra una serie di cose ascoltate, ricorda meglio l'ultima. "Allora basta avere sempre l'ultima parola!" Gli è piaciuto talmente tanto che hanno chiuso il libro e lo hanno gettato nel fuoco. Non c'era bisogno d'altro.

Intolleranti e ripieni di certezze, quelle del padrone che gli tira gli ossi di bollito sotto il tavolo, appena qualcuno apre bocca e, secondo loro, non dice quello che il padrone vuole sentire, pretendono il "diritto di replica".
Esso viene conculcato a forza nel campo della politica, dove il berlusconide rettiliano deve sempre avere diritto di replicare ai fatti con una bugia dell'immenso repertorio del nano, e in quello della religione e della morale, dove si segue il precetto cattolico oltranzista dell'abolizione del relativismo, ovvero dei diversi punti di vista.

Pensiamo se il diritto di replica diventasse legge e dovesse essere applicato come prassi in ogni frangente. Se, per esempio, quando si commemora la tragedia della Shoah, si dovesse dare il diritto di replica ai negazionisti. Assurdo, vero?
Oppure se fosse imposto nell'ambito della vita culturale.
Ogni volta che si rappresenta il "Don Giovanni" di Mozart saremmo obbligati, per par condicio, a mettere in scena anche un'opera di Antonio Salieri. In ogni museo, accanto ad un Caravaggio o Tintoretto, bisognerebbe appendere il disegno del figlio treenne del custode, oppure un'opera dei sommi pittori con la bocca e con il piede. Giusto per stemperare la Sindrome di Stendhal.
Nei licei, accanto allo studio del Manzoni e del Leopardi, i temi di Renzo Bossi e le poesie di Sandro Bondi.
Ogni volta che va in onda in tv un film di Kubrick, per par condicio e diritto di replica, un cinepanettone dei Vanzina a random.

E' la mediocrità al potere, il trionfo del popolo dei sei meno-meno che il nano ha fatto assurgere a popolo della libertà (sua, di fare ciò che gli pare). Mediocrità giunta al successo con l'inganno, rosa dall'invidia verso la vera bravura e terrorizzata dal genio. Prigioniera di una gabbia di menzogna, che difende a spada tratta.. Mediocrità che, per sentirsi viva, ha bisogno dell'ultima parola. Mediocrità con la coscienza sporca che vive perennemente in un clima processuale dove, per carità, che l'avvocato possa replicare in difesa dell'imputato.

Mediocri ed intolleranti, hanno talmente paura che qualcuno, nel salotto di casa sua, ascoltando Beppino Englaro in televisione possa pensare "Però, povero padre e povera figlia, quanti anni di sofferenza. E' giusto?", che non ci dormono la notte.
Temono come la morte che il vero e profondo amore di Mina e Piergiorgio Welby, che ha oltrepassato la malattia e la morte, possa far pensare alla coppia davanti allo schermo: "Ma allora l'amore esiste, non è solo bunga bunga. E non c'è bisogno di essere ricchi, belli e stronzi per essere amati".

Vogliono un popolo di nonpensanti, di ignoranti congeniti che possano mandar giù meglio la menzogna quotidiana servita su un piatto d'argento. Ma non passeranno.

sabato 10 aprile 2010

Riforme, riforme, riforme, riforme, riforme

Ci vogliono le riforme. Adesso parliamo di riforme. Passiamo alla questione delle riforme. L'Italia ha bisogno di riforme. Ora bisogna pensare alle riforme. Se non facciamo le riforme l'Italia non riparte. L'Italia è ferma, urgono le riforme. Siamo disposti a discutere in tema di riforme. L'opposizione non si tirerà indietro nel discutere di riforme. Il presidente auspica le riforme necessarie alla riforma dello Stato.

Parliamoci chiaro. A me e a 60 milioni e rotti nel didietro di italiani, non servono le riforme. Di riforme, cioè del Piano di Rinascita Nazionale di Licio Gelli, esecutore materiale Silvio Berlusconi, hanno bisogno loro, quelli che i loro figli, somari e non, famigli, servi e puttane hanno il posto fisso a vita e a trasmissione dinastica, mentre noi dobbiamo sottometterci alla flessibilità perchè ce lo impongono i loro economisti servi della gleba che ci ripetono che non possiamo ancora pensare al posto fisso. Perchè quello serve a loro, capito?

Le loro riforme sono cose che a loro farebbero benissimo, come il sangue di vergine ai vampiri, e a noi farebbero sicuramente malissimo al fegato, come un mese di dieta a base di SuperSize di McDonalds. Eppure ogni maledetto giorno parte il mantra ohm delle "riforme". Le riforme e ancora le riforme. Riforme qua e riforme là, riforme di sopra e riforme di sotto. Riforme a destra e riforme a sinistra.

Se ci arrivasse in busta paga un euro per ogni volta che quelle boccacce di castamen bastardi senza ritegno pronuncia la parola "riforme" avremmo risolto il problema dell'arrivare a fine mese per milioni di famiglie.
Ora il capo dei bastardi vuole un referendum per assecondare l'ormai inarrestabile sete di potere che lo divora ed arrivare ad incoronarsi imperatore dell'universo, rendendo l'Italia al contempo il paese più ridicolo del mondo. Speriamo che questa sete finisca di divorarselo presto, prima che lui divori questo paese di merda che lo adora. Augurandoci che la merda, in quel caso, gli vada per traverso.

mercoledì 17 marzo 2010

Silvio nel bunker brioche mode

"Imponente la mobilitazione studiata dai coordinatori del Pdl per sabato. Saranno 3 mila i pullman da tutta Italia, 3 i treni speciali - due Freccia Rossa da Torino ribattezzati per l'occasione "Freccia Azzurra" - un traghetto dalla Sardegna e svariati charter. Ieri a Piazza San Giovanni si allestiva già il grande palco di 400 metri quadrati. Due cortei partiranno dal Circo Massimo e da Largo Colli Albani (quest'ultimo organizzato dal movimento giovanile e guidato dal ministro Giorgia Meloni), per confluire in piazza dove Silvio Berlusconi dalle 18 terrà uno dei suoi comizi fiume. Al suo fianco, i 13 candidati governatori del Pdl, ai quali il premier farà firmare un "patto" governo-Regioni. La colonna sonora dell'evento, come nella Piazza San Giovanni del 2 dicembre 2006, è affidata all'orchestra targata Mediaset di Demo Morselli. A San Giovanni ci sarà anche il debutto dei "promotori della libertà", la nuova guardia scelta che il Cavaliere ha affidato alla Brambilla". (Repubblica, oggi)

«Però adesso diamoci da fare, perché se sabato non gli portiamo in piazza un milione di persone andiamo tutti a casa». (Fabrizio Cicchitto, ieri).

Uno abituato a fare i conti della serva che legga le cifre di cui sopra si domanda: e chi paga? Il PdL, Publimedia, quindi lui dal suo portafogli, o noi? Mi sa la seconda che ho detto. Si chiamano rimborsi elettorali.
A proposito, non erano quei komunisti della CGIL ad essere ridicoli perchè organizzavano i pullman con gli iscritti da portare alle manifestazioni con il panino al salame nello zaino per far numero? Quando si dice avere la faccia come il culo.

Insomma, sarà deportazione di massa per migliaia di fighetti e fighette appena sfornati caldi caldi e a ritmo forzato dagli stakhanov del suo papiminkificio. Bellocci dal vuoto penumatico in testa pronti a fare la ola in presenza del vecchio iroso per un buono acquisto da Carrefour e una pacca sulle spalle o sul sedere a seconda del sesso di appartenenza. Peccato non avere una Leni Riefenstahl che consegni alla cinepresa la memoria dell'evento.
Se non saranno proprio proprio 500.000 o un milione il Tronfio della Volontà incaricherà la Industrial Light and Magic di George Lucas di riempire la piazza con l'ausilio del CGI, degli effetti speciali. Tante capoccette di fiammifero elaborate al computer come spettatori, come per il "Gladiator" Massimo Decimo Meridio. Tanto Dimezzolini e la Claretta Petruni glielo manderanno in diretta al TG1 con i goccioloni agli occhi parlando di adunata oceanica da oltre due-tre milioni di persone. Vedremo se la questura avrà il coraggio di ridimensionare le cifre come al solito. Sono curiosa.

Poveretto, mi fa quasi pena. Sarà solo un'impressione ma ha l'aria di uno che ha una fottutissima paura di perdere. Perdere giocando da solo, s'intende, il che è ancora peggio. E perdere il suo potere, mica una stupida elezione regionale. Si è barricato nel bunker e venderà cara la pelle del nano.
Non è un mistero che il suo tocco magico stia scaricandosi. E non lo diciamo noi che lo teniamo amorevolmente tra una gonade e l'altra sin dal proclama del collant e che lo consideriamo un pericolo mortale per la democrazia solo per aver letto tanti anni fa il libro di Giuseppe Fiori "Il Venditore".
Lo dicono gli elettori di destra e quelli moderati, quelli che si illude accorrano in massa in piazza a loro spese di sabato pomeriggio invece di andare al centro commerciale con il carrellone, per puntellarlo come la Torre di Pisa pericolante di "Amici Miei."
I moderati non vanno in piazza perchè la piazza non appartiene loro. Tanto lo vedono comodamente in televisione ogni santo giorno, che bisogno c'è di scomodarsi? All'epoca di Benito mica c'era la TV, per forza dovevano spingersi fino a Piazza Venezia.

E' ormai in briosche mode irreversibile. Si aggrappa alla televisione pensando che alla gente basti l'illusione di qualche lustrino per scacciare la crisi, come negli anni ottanta. Strapazza i suoi scherani, svillaneggia i sottoposti, minaccia ritorsioni e punizioni tremende. Toglie dalla televisione i programmi che mettono a nudo le sue magagne e si incazza se i direttori e i sottocoda non fanno come vuole lui. E' completamente impazzito.
Ha chiesto invano nei giorni scorsi a Tremontino una sparata fiscale da mandare in onda in stile videodrome del tipo "vi toglierò l'I.C.I." Un bel "tasse azzerate per tutti" o roba del genere e "regalerò un croissant alla crema a tutti" ma perfino il signor commercialista ha fatto spallucce. C'è un limite anche alle balle che si possono spacciare agli elettori, soprattutto in tempi di crisi nera come questa. L'effetto Marie Antoinette è sempre in agguato ed è meglio non stuzzicare le tricoteuses che dormono.

Gli elettori moderati, coloro che lui invoca invano, si aspettano come tutti gli elettori, ma questo forse lui non so sa, che uno sappia governare. Che faccia qualcosa.
Che sia un governante incapace e protettore di un sistema corrotto lo sta dimostrando il marcio che è emerso dagli ultimi scandali sulla cricca degli appalti e delle clientele. Agli italiani, pur ottenebrati dal berlusconismo, il politico che ruba non va giù. E' il motivo per il quale è nata la Lega.
La crisi gli sta soffiando sul collo e, in economia reale, non ci sono prestigi che tengano. O sei capace di governare o non lo sei. Lui non lo è, modestamente, eppure si crede insostituibile.
L'ultima minchiata è che vuole vivere 150 anni grazie alle cellule staminali. Proprio quelle che lui ha proibito con la legge contro la fecondazione assistita. Si, vabbè, ma se si tratta di tener su le gorge imbalsamate di un vecchiaccio vanitoso si potrebbero anche sacrificare dei feti. Con la benedizione di qualche prete compiacente, pure.
150 anni! Vedete, non è perchè ha paura di morire. E' che non sopporta un mondo senza di lui dove non possa continuare ad imporsi e a rompere i coglioni. Noi questo mondo lo concepiamo benissimo, come mai?

Non è colpa delle toghe rosse, delle procure e della persecuzione se è alla frutta. Chi gli ha dato una fenomenale mazzata, incredibile a dirsi, è stata soprattutto sua moglie. E' da allora, dalla lettera di S. Veronica ai Papiminkia dopo la storia di papi e di tutto il puttanaio a seguire che lui ha perso dei colpi e sta scivolando a fondo valle. Il fatto che sia incapace di pensare a qualcosa che non siano i suoi fatti personali e giudiziari ha fatto il resto. Il Parlamento è okkupato in permanenza per risolvere le sue beghe. All'estero ci fa fare figure di merda a mitraglia. I poteri forti e deboli si augurano che si tolga di mezzo. Fini sta pensando giustamente al futuro. Un futuro senza Berlusconi.

Vedrete, accanto nel bunker gli rimarranno solo qualche Eva Braun in perizoma, un pastore tedesco e Sandro Bondi.

lunedì 15 marzo 2010

Votare... oh, oh!...

"L'ossessione per la televisione", titola questa mattina su Repubblica il suo pezzo Curzio Maltese. Dove si parla di Berlusconi che si sbatte dalla mattina alla sera, tralasciando di pensare ai problemi del paese che ama - ma questo si sapeva, per controllare che non scappi un venticello a lui contrario dagli schermi televisivi. E perchè? Perchè le televisioni contano, eccome se contano e come la serva servono, come ben sa lui che di televisioni e propaganda se ne intende. Anzi, forse è l'unica cosa di cui si intende davvero, a parte la Teoria della Menzogna di cui è gran maestro supremo e cintura nera.

Già, che la televisione possa influenzare l'opinione dell'elettorato di paranza si, ma purtroppo più numeroso, con la conseguenza di mandare un potenziale dittatore al governo, andatelo a dire alla cosiddetta "opposizione" del piddì che dice sempre "ci arriviamo" quando le ricordano la sconcezza del mancato argine legislativo al mostruoso conflitto di interessi di Berlusconi.
Gli inetti del piddì hanno governato ben due volte negli ultimi anni e se siamo giunti a questo livello di oscenità mediatica à la Dimezzolini e di corruzione di ogni organo di controllo democratico del pluralismo è solo colpa loro. Si perchè almeno quando salì al trono Prodi l'ultima volta, seppure a spinte, la allora dirigenza RAI nominata in precedenza da Berlusconi affinchè presidiasse il fortino del servizio pubblico con il coltello tra i denti avrebbero potuto cacciarla a calci in culo, con la scusa che era cambiato il governo e quindi gli equilibri politici. Invece no. Misero il descamisado Riotta al TG1 a far finta di parteggiare per la sinistra. Uno che il primo giorno da direttore esordì con un'intervista a pelle di leone a Henry Kissinger, figuriamoci, e continuò dicendo male del governo un giorno si e l'altro pure, per far vedere quanto era libero di criticare il governo. Per buon peso, ai piani alti della RAI, i piddini lasciarono tutti B-Men di provata fedeltà al padrone.

Scusate se insisto ma la chiave dell'attuale porcaio sta tutta nel "Berlusconi lo sa fin dal '94 che non gli avremmo toccato le televisioni." Bisogna continuare a citofonare Violante e Fassino, a scampanellare ben bene la nostra indignazione. Credo, tra l'altro, sia l'unica promessa mantenuta dalla classe politica italiana in duemila anni.
Vergogna, vergogna, vergogna. Collaborazionisti, come ho titolato il box qui a fianco ad imperitura memoria con il filmato che ogni elettore democratico dovrebbe portare sul telefonino nel caso avesse bisogno di liberarsi lo stomaco.

Non paghi di aver lasciato che il fiume berlusconiano tracimasse ed inondasse ogni mezzo di informazione con il suo putridume di corruttela, prostituzione e lenocinio, mettendo a repentaglio una cosuccia come la nostra sudata democrazia, conquistata anche grazie al sangue dei loro genitori, i figli degeneri ora hanno il coraggio di venirci a chiedere un voto alle regionali.
E' partito il solito ricatto. Non vorrete mica far vincere Berlusconi? Bisogna andare a votare. Sottotitolo: per noi che siamo l'Opposizione. Ma davvero?

Trovo sconcertante, sinceramente, che gli elettori del PD non provino la mia stessa indignazione per la mancata soluzione del conflitto di interessi da attribuire alla loro incapace classe dirigente, la stessa voglia di bastonarli ben bene da Bersani in giù. Che si prestino a far finta di niente, come se non fosse anche loro la colpa del dilagare di questo fascismo catodico di merda.

Poche ciance. Io il mio voto a questi disgraziati del PD non lo do più. Neanche morta. Possono piangere in cinese, come diceva la mia nonna.
Dicono che si tratta di elezioni regionali e non di politica nazionale. Certo, verissimo, ma chi è che tiene in ostaggio l'Italia tenendole un coltello alla gola, e considera ogni giorno un test del tipo vita o morte sul suo potere personale? E chi è che gli regge il sacco da oltre dieci anni, che gli ha permesso di sequestrare la politica a suo vantaggio, votandogli tutte le leggi ad personam e partecipando vergognosamente al banchetto della politica pappona? E' Berlusconi che non ci permette di parlare d'altro che di sé e chi doveva arginare la sua follia sta lì a pettinar bambole in attesa non si sa di cosa. Di un fulmine che dal Cielo risolva il problema?

Continuo a pensare che votare si debba, se non altro per non far rivoltare nelle tombe quelli di cui sopra che lottarono e dettero la vita per restituire a noi teledecerebrati la Libertà. Votare è un diritto ma soprattutto un dovere. Quindi?
Votare scheda bianca è pericoloso perchè, è già successo, con le schede bianche si possono fare dei giochetti come farle sparire. Votare scheda nulla impedisce i giochetti ma è solo un atto di pura protesta fine a sé stessa.
Si può votare solo chi si oppone, restituendo senso a questo verbo, a questo regime. Mi dispiace se si chiama Di Pietro, Grillo o Pinco Pallino e a qualcuno brucerà che non siano i "grigi compagni del PCI" come diceva Gaber.
Io so chi non devo votare: l'invasore e i suoi collaborazionisti. Così è se vi pare.

domenica 14 marzo 2010

Dimezzolini

C'era una volta, tanto tanto tempo fa, la televisione.
Era un servizio pubblico, chiamato RAI, lottizzato dai partiti esattamente come oggi, con un partito dominante come la Democrazia Cristiana di Andreotti e Fanfani e quindi era una TV bacchettona e pretaiola.
Poteva capitare che ballerine tedesche troppo spogliate nell'unico varietà esistente del sabato sera - con un costume che oggi potrebbe fungere tranquillamente da burkini in una piscina islamica - venissero coperte, per decreto censorio proveniente dai piani alti di Viale Mazzini, da un bel collantone 60 denari.
Eppure, anche se i telegiornali erano letti da fini dicitori che ripetevano veline democristiane a pappagallo, non si avvertiva la sensazione di essere in un regime come succede oggi.

C'era una volta, un po' meno tempo fa, la televisione cosiddetta "libera". Tolti i paletti democristiani e piantati i garofani socialopportunisti, caddero non solo i collant ma anche le mutande, come ci ha raccontato "Videocracy".
Nel giro di vent'anni ci ritrovammo dalle calzamaglie delle Kessler a Moana Pozzi nuda in studio, senza neppure un cache-sex a proteggere la sensibilità dei telespettatori. Bisogna dire che era troppo perfino per la TV bordello di Berlusconi e che il programma, "Matrioska", cadde sotto la mannaia della censura. Più per lo Scrondo satirico di Disegni e Caviglia che per Moana, per la verità.

Nella televisione preistorica ed in quella più recente, pensate, poteva accadere che conduttori molto popolari venissero redarguiti o addirittura cacciati perchè si erano sfogati in diretta di qualche problemuccio personale. Non ricordo bene ma - forse era la Bonaccorti, di un fatto del genere, di una censura ad una conduttrice rea di eccessiva confidenza con i telespettatori, ne parlarono perfino i giornali.
"Non si utilizza il servizio pubblico radiotelevisivo per scopi personali".

Venne poi un signore che scese in politica per non finire in galera che utilizzò forse lo stesso collant delle Kessler per coprirsi le rughe sull'obiettivo della telecamera, recitando un proclama che sembrava preso pari pari dal monologo del beccamorto dell'inizio del "Padrino".

Grazie a questo signore arrivarono i telegiornali con le ospitate quotidiane a tutto l'avvocatume dei peggiori delinquenti, per il quale gli imputati erano ovviamente innocenti, nonostante le coda del sorcio gli pendesse ancora dalla bocca. Vennero due o tremila puntate-pollaio di Porta a Porta in difesa della Franzoni e furono perfettamente tollerate. L'allarme scattò solo quando "Anno Zero" si occupò dei processi del Signore dei Collant.

Oggi la televisione non esiste più. E' un contenitore unico di immondizia dove può passare di tutto, perfino la figa, purchè la monnezza venga inframmezzata dalla pubblicità pagata al Signore dei Collant. La RAI non è più un servizio pubblico ma una dependance dell'immondezzaio principale Mediaset. E' ridotta ad una discarica di rifiuti speciali che si concentrano soprattutto nei telegiornali, ormai inguardabili da tanto che sono sfacciatamente nanofili, addirittura più di quelli della casa madre.

"Mi vogliono dimezzato", ha piagnucolato il Dimezzolini nell'editoriale-sfogo mandato in onda in prime time dopo la scoperta degli altarini telefonici nei quali si dimostrava, se ancora ve ne fosse stato bisogno, che lui è un pretoriano mediatico del padrone della TV. Messo lì non a caso ma per uno scopo ben preciso. Presidiare.
C'è di tutto in quel filmato del Dimezzolini dimezzato: tutto ciò che una volta non sarebbe stato permesso, perfino ai tempi di Bernabei. Utilizzo personale del servizio televisivo ancora pubblico, almeno nominalmente; abuso di posizione dominante, dispregio della par condicio - dov'era la controparte? ed anche una buona dose di pornografia del tipo P.O.V.
Un autoservizietto pubblico, in pratica.

mercoledì 10 marzo 2010

Legittimo impedimento

Pare che la sera del famigerato decreto salva-la-sua-lista siano volati gli stracci al Quirinale, con il caimano che sbraitava con Napo sostenendo che della sua firma avrebbe potuto anche fare a meno.
Oggi si è rivoltato come una vipera contro un malcapitato reo di avergli fatto una domanda durante una conferenza stampa. Pensate, poveretto, è veramente inaudito. Una domanda! E' stato addirittura ripreso da un suo sottocoda, che lo ha apostrofato: "Presidente, non esageri", prima che uno dei suoi basterdi, il Benito Maria, manomettesse il detto Carlomagno a spintoni per allontanarlo dalla vista dell'iroso sire.

Non mi meravigliano queste sbroccate da cane rabbioso stile Adolfo nel bunker. Si vede che butta fuori rabbia da ogni poro. Gli si muovono persino i muscoli facciali nonostante il botulino. Ha una brutta cera. Il fondotinta non gli sta più su, pare che gli si disfi la faccia. Se i capelli non fossero dipinti a trompe-l'oeil, penserei che un giorno o l'altro, per una mossa sanguigna, gli potrebbe andare di traverso il parrucchino come Mastro Ciliegia.
E' nervoso. Il suo gradimento e quello del suo governaccio è ai minimi storici e fossi in lui mi preoccuperei del fatto che gente sicuramente dalla sua parte politica comincia ad averlo sulle balle. Serpeggia il malumore nelle sue fila e sempre più Pietri iniziano a rinnegarlo pubblicamente.

Durante la lite con Napolitano pare che abbia minacciato il Presidente della Repubblica riottoso di "scatenargli la piazza contro". Qui francamente non lo seguo.
Si è sempre lamentato che il suo partito non aveva una base e un radicamento sul territorio. Il suo popolo è una creazione virtuale, è composto da utenti televisivi e clienti della pubblicità, individui per la maggior parte politicamente analfabeti, che non scendono certo in piazza perchè è un gesto a loro sconosciuto.
Il suo popolo è fatto della gente secondo la quale chi va in piazza a protestare è un comunista delinquente e se crepa colpito da una revolverata gli sta bene perchè doveva restare a casa sua così non gli sarebbe successo nulla.
A parte qualche centinaio di comparse prezzolate avanzate dal casting del Grande Fratello, pensa veramente di riuscire a smuovere le partite IVA, i bottegai, le sciurette, i parvenu e i legaioli con la negrofobia, oppure gli operai che lo votano, tutti troppo preoccupati in questi giorni del loro, di culo, a causa della crisi, piuttosto che del suo?
Ecco, questo è il suo limite ed il tallone d'Achille. E' un miliardario, non sa quanto costa la fettina di vitello al chilo se qualcuno, pagato per farlo, non glielo dice. Prima o poi entrerà anche lui in "briosche" mode. E' inevitabile.

Sbaglia a confidare tanto nei suoi elettori che, tra l'altro, essendo sempre gli stessi da due anni cominciano a puzzare. E poi gli italiani sono politicamente infedeli. Delle vere puttane. La danno al dittatore del momento, si, ma se si stufano, allo stesso dittatore sono pronti a pisciargli in faccia e a sfondargli il cranio a calci. Gli italiani sono degli opportunisti.
Enrico Mattei diceva che per lui la politica era come un taxi. Saliva, si faceva portare dove voleva, pagava la corsa e scendeva. Gli italiani la pensano allo stesso modo. Berlusconi è un taxi che doveva portarli nel Paese dei Balocchi in dieci minuti e invece da anni sta solo facendo il giro largo per far girare il tassametro. Quando si saranno stufati veramente scenderanno si, ma dal taxi e ne piglieranno un altro, oppure l'autobus. Ma non creda che facciano la rivoluzione per il tassista. Se si potesse usare il televoto da casa, magari si. Ma scendere in piazza proprio no. E' da comunisti.

sabato 6 marzo 2010

Il comunista che piaceva ai banditi

Questo, qualsiasi cosa gli mettano davanti, la firma. Foss'anche la condanna a morte della Repubblica e di conseguenza la sua.
Presidente, lo sapeva già ma glielo confermo per sicurezza. Lei non mi rappresenta.

mercoledì 16 dicembre 2009

La P2 è iscritta a Berlusconi (*)

La tentazione dell'incendio del Reichstag da accreditare falsamente agli oppositori è sempre irresistibile soprattutto tra i wannabe dictators e i dittatorelli ormai bolliti che sanno di avere politicamente un piede nella fossa.
Altro che "smorzare i toni" come ancora si illudono il Napolitano e Don Bersani.
Il nano ammaccato è alle strette e le sta studiando tutte, con i compagni di grembiule e compasso che hanno rispolverato "Il manuale del perfetto piduista" contenente il materiale eversivo necessario per 1) sviare l'attenzione dalle vicende giudiziarie che lo riguardano; 2) abbindolare il suo elettorato; 3) cercare di impietosire perfino chi lo tiene accoccolato sui testicoli.

Tutto fa brodo per alzare l'audience e mettere in moto l'applausometro, compreso rispolverare gli armamentari della strategia della tensione proprio in concomitanza con il quarantennale dell'inizio di quell'altra strategia della tensione, quella di Piazza Fontana di matrice neofascista.
Un attentato quasi patetico (non tutti si meritano dei Von Stauffenberg come cospiratori), un secondo attentatore che tenta di intrufolarsi nell'ospedale di notte dove è ricoverato l'impaziente e che si porta dietro non un cuscino (come nel "Padrino") ma un set di mazze da hockey. Apperò!
Infine una bombetta "quasi affettuosa" rivendicata dai soliti anarchici tuttofare che si portano su tutto.

Sa benissimo, il tumefatto, che i suoi veri nemici, quelli interni e quelli esterni - i suoi creditori di favori passati e i poteri che contano veramente al mondo, quelli che non gradiscono certi suoi avventurismi in politica energetica e le sue relazioni pericolose in politica estera, se volessero arrivare a lui non userebbero certo una ridicola statuetta maneggiata da un paziente psichiatrico in carico al SERT.
Quindi, da mestatore di professione ed ex appartenente ad associazione a finalità eversiva - ricordiamolo a chi crede che la P2 fosse una specie di ONLUS - incarica i suoi maggiordomi di fabbricare un set completo di capri espiatori da mostrare eventualmente al popolo papiminkia, a quei sciuri e sciurette che urlavano di "culattoni" e "barboni" a chi gli contestava l'idoletto tascabile, domenica scorsa. L'eroe vendicatore smascherato dell'infinitamente piccola borghesia. Capri espiatori utili a non far capire da dove realmente giunge il pericolo. Un po' come a Beslan, dove un regolamento di conti tra mafiosi russi e Putin è passato come un atto terroristico dei soliti ceceni.

I capri espiatori utili al gran varietà del nano perseguitato si trovano facilmente in ogni supermercato: i pochi giornalisti che fanno giornalismo e si occupano dei fatti, come Travaglio; i due-tre giornali che non sono ancora stati acquisiti alla causa della salvezza del vecchio miliardario egocentrico; i comunisti - termine onnicomprensivo che nell'universo paranoideo papiminkia significa semplicemente Non-Berlusconiano; l'unico politico che resiste al fascino slavo di Berlusconi, Di Pietro (ma comme fa?); i soliti giudici e magistrati che hanno il vizio di volerlo processare e infine, perchè no, i creditori personali come De Benedetti, quello che reclama 750 milioncini di euro da Papi a titolo di risarcimento per lo scippo della Mondadori. Perchè alla fine sono proprio i piccioli che contano.
Che bello sentire i maggiordomi dare dei terroristi ai nemici personali del padrone. Pagati da noi, per farlo, a suon di migliaia di euro al mese, nel nostro povero Parlamento ridotto a dependance per la servitù. Con l'opposizione del Partito Bestemmia che invita a "smorzare i toni" e si precipita a portare i fiori e le pastarelle a forma di altra guancia al capezzale del lacerocontuso.

Questo popo' di clima di odio per il premier che, poareto, in questi giorni è una specie di Gesucristo strapazzato alla Mel Gibson che noi odiamo mentre lui invece ci lovva tutti giustifica, secondo i muratorini di ritorno, il ricorso a leggi speciali e liberticide. Tanto ci sono gli ultrapirla padani che gliele firmano senza discutere un tanto al chilo e un fronte democratico a difesa della Costituzione e della Libertà formato da Di Pietro da una parte e dall'altra da una congregazione di amebe che non opporranno resistenza e si rifugeranno in massa sull'Aventino appena gli incappucciati scioglieranno i cani. Ovvero gli yorkshire nani.

Visto come ci stanno marciando i maggiordomi e le sguattere piduiste sull'attentato di domenica, come se fosse capitato a fagiolo, è inevitabile che se ne stiano dicendo di tutti i colori. Perfino che potrebbe essere stata una messinscena, vista l'assurdità di un servizio d'ordine che non porta via immediatamente il soggetto colpito ma lo lascia salire sul predellino dell'auto per mostrarsi come un Ecce Nano in favore delle telecamere. Riguardarsi le immagini dell'attentato a Ronald Reagan, prego, per capire come si deve comportare un vero servizio di protezione di un presidente. Due secondi dopo gli spari di Hinckley, Reagan è già sparito dalla crime scene. Altro che passerella con dettagli splatter hardcore.

Messinscena? Non lo so. Lui, caratterialmente, come pseudologo fantastico, sarebbe capace di tutto. L'anima al Diavolo l'ha già probabilmente venduta da un pezzo. Forse anche Lucifero è tra i numerosi creditori.
Una cosa è certa. Siccome non era venuto benissimo, con quel trucco sfatto da Joker che ha preso una labbrata, da Gotham City sono sparite tutte le foto insanguinate. E' un vecchio premier ma è più vanitoso di una soubrette.
A chi si scandalizzasse per il sospetto della salsa di pomodoro o dell'effetto speciale alla Stivaletti, rispondo che anche il sangue della scuola Diaz fu definito "pummarola" dagli amorevoli giornali di Papi. Uno a uno e palla al centro.

Delle ecchimosi del vecchio però, a questo punto, non ce ne può fregare di meno. La cosa che preoccupa è questo discorso di limitare e filtrare Internet, limitare il diritto di protestare nelle piazze, intaccare la libertà di espressione, sancita come inviolabile nelle carte costituzionali dei paesi democratici e civili. Rendere reato, come dice Travaglio, odiare qualcuno, soprattutto il duce supremo. Roba da dittature da terzo mondo.

(*) Il titolo è quello di un vecchio numero di "Cuore".

domenica 29 novembre 2009

Ave Marina, piena di sghei

I papiminkia che si affollano inebetiti dal dolore attorno al luogo del martirio del loro Unto di riferimento forse possono smettere di soffrire perchè qualcuno ha finalmente ascoltato le loro preci ed è pronta a scendere benedicente tra il suo popolo, coprendolo di letizia e consolazione.

Sono già un paio, e documentate, le apparizioni della Madonna Pellegrina della Fininvest, Nostra Signora degli Schei e patrona dei criptogay - che fa pure rima.
Nel primo messaggio del 10 ottobre la Signora di Mondadorije si mostrava piangente con dei goccioloni così a causa della sentenza che la obbligherebbe a mollare i 750 milioni di euro di risarcimento a De Benedetti:
''Non voglio nemmeno prendere in considerazione l'ipotesi scellerata di dover tirare fuori una cifra del genere. Stiamo parlando di una holding cui fanno capo societa' quotate del calibro di Mediaset e Mondadori, societa' solide e ben gestite, ma una mazzata da 750 milioni di euro farebbe tremare chiunque. L'improvvisa mancanza di risorse finanziarie cosi' importanti metterebbe a rischio le nostre possibilita' di sviluppo''.
Come dire che De Benedetti, che la mazzata l'ha già subìta (e sappiamo che l'ammontare dei risarcimenti decisi dai tribunali è sempre inferiore alle cifra reale del danno), si può fottere allegramente.

Perchè sia chiaro e affinchè sorellastra intenda, la Mondadori è sua e guai a chi gliela tocca.
Il vero uomo di casa, nonostante sia alta un metro e un lingotto, quando l'accarezzano contropelo fa invidia al papi quando sbraita contro gli sceneggiatori della "Piovra".
Che Barbara, la figlia beella e aaalta di Veronica abbia la passione dei libri, soprattutto quelli targati Mondadori, non è un mistero. Ora che dovranno dividersi il malloppo a papi vivo causa divorzio dalla Lario, per la Signora di Mondadorije saranno altri goccioloni. Del resto le Madonne hanno la lacrima facile, non è un mistero.

Nel secondo messaggio lasciato ai papiminkia, la Signora si è lamentata delle ultime accuse lanciate al Padre, che è giustamente, il suo idolo. Se non fosse stato per lui, infatti, quando mai le sarebbe toccato un Ambrogino d'Oro?
Le accuse lanciate a quel sant'uomo del padre sono tutte calunnie e, naturalmente, frutto della malapianta dell'invidia dei detrattori di un imprenditore che ha fatto tanto. Soprattutto per se stesso.

C'è qualcuno che si chiede preoccupato se la Madonna Pellegrina di Arcore stia per caso studiando da papi, sì da esser pronta a prendere il comando della Casamatta della Libertà nella malaugurata evenienza.
Lo escludo. Se si distrae un attimo le sorellastre le portano via la polpetta dal piatto come ad una Cenerentola qualsiasi e lei non reggerebbe l'onta.
Meglio che continui a dedicarsi ai miracoli che le vengono così bene, come la guarigione del gay con la semplice imposizione del portafogli. Altro che Lourdes. Pare che non perdoni. Dolce e Gabbana sono avvertiti.

mercoledì 25 novembre 2009

Riassunto delle cavolate precedenti

A pensarci bene, la trovata del ministro Rotondi sulla pausa pranzo è solo l'ultima in ordine di tempo di una serie infinita di minchiate uscita a mo' di spurgo dalle testoline che abbiamo la disgrazia di avere come governanti.

La cosa più interessante di siffatta compagine governativa, a parte il fatto che, quando non è impegnata a salvare il real culo, si preoccupa sempre di falsi problemi e non si decide ad affrontare i problemi veri di quegli scellerati che l'hanno votata, è la psicologia delle menti che partoriscono siffatte cavolate.
Una psicologia che si può riassumere nei seguenti tratti principali: rompicoglionaggine congenita aggravata da ansia derivante dal pensiero che qualcuno possa raggiungerli nel grado di privilegio acquisito. Sono persone che hanno un'idea ben precisa della scala sociale. Chi sta sotto non solo è svantaggiato economicamente ma gli si devono scassare i cabbasisi con sempre nuove trovate atte a limitarne la libertà e i diritti. Non perchè coloro che pensano le minchiate sono cattivi ma perchè, scassando, si sentono vivi, toccano con mano quel potere che tanto hanno fatto per ottenere.

Chi svetta sugli altri ministri per originalità e perfidia è il fuorimisura per difetto Brunetta. Uno che passa le notti insonne seduto sul letto con un bloc-notes sulle ginocchia per prendere appunti e cercare nuove forme di sadismo vessatorio da applicare all'intera categoria dei "dipendenti".
Tra le sue numerose trovate: il giuramento di fedeltà del dipendente pubblico - non si è capito di fedeltà a chi, se allo Stato o alla sua fava.
Ultima cavolata in ordine di tempo, salvo aggiornamenti dell'ultima ora, il divieto di affissione di immagini distraenti a sfondo sessuale, raffiguranti noti sex-symbol maschi e femmine nei locali del Palazzo di Giustizia di Genova.
Brunetta non è mai stato, si vede, in un capannone, in un'autofficina o gommista dove è un brulicare di passere con il pelo e senza su tutti i muri disponibili.
O non sarà forse che, freudianamente parlando, il pensiero di un'impiegata o dirigente che si fa le sue brave fantasie erotiche sui super-ultra-maxi-funky american love babies Johnny Depp, George Clooney o Brad Pitt e non su di lui - a parte qualche sporadica feticista del midget-sex, gli procura una dolorosissima ferita narcisistica?

Non voglio però, elencando le minchiate governative celebri, far torno ad alcuno. Così assegno una m(i)nzione d'onore ed un ex-aequo al terzo posto, dopo Brunetta e Rotondi, ai giuringiurelli del sottosegretario alla Salute Fazio sull'assoluta innocuità del vaccino anti-maiala prima di qualunque possibilità di riscontro, al mitico nucleare di "terza generazione e mezza" di Claudio Scajola ascoltato in un telegiornale ed ai gay costituzionalmente sterili di madama Carfagna.

Personaggi ridicoli assurti al ruolo di governanti per puri meriti di vassallaggio? Non solo, purtroppo. Ci sarebbe solo da rider loro dietro se non fosse che questi disgraziati stanno preparandosi a tutto pur di salvare il didietro al premier. Concorso esterno in associazione mafiosa? Cioè fiancheggiamento e favoreggiamento delle cosche? Ma quando mai! Non esiste. E' un'invenzione dei comunisti.
Non so se si spingeranno fino a depenalizzare di fatto i reati di mafia, che comprendono stragi e crimini orrendi ma io ormai mi aspetto di tutto.
Fermiamoci a ragionare su questo perchè non c'è proprio più niente da ridere in questo paese.

lunedì 23 novembre 2009

Pausa coca

Ma senti questo:
''La pausa pranzo è un danno per il lavoro, ma anche per l'armonia della giornata. Non mi è mai piaciuta questa ritualità che blocca tutta l'Italia''.
Chi parla è il ministro per l'attuazione del Programma Gianfranco Rotondi, durante un'intervista al noto coiffeur-à-penser Klaus Davi.
Forse sarà stato l'ambiente televisivo-salottiero, in grado di distruggere qualsiasi neurone nel raggio di venti metri di distanza da una telecamera - per averne la prova basta seguire per non più di cinque minuti quelle ignobili pantomime dialettiche tipo "Domenica In" - ma il purtroppo ministro di uscite ne ha avute anche di peggiori:
''Non possiamo imporre ai lavoratori quando mangiare ma ho scoperto che le ore più produttive sono proprio quelle in cui ci si accinge a pranzare. Chiunque svolga un'attività in modo autonomo, abolirebbe la pausa pranzo. Casomai sarebbe meglio distribuirla in modo diverso, come avviene negli altri Paesi''.
No, ti prego, non dirmi che saresti anche tu per la colazione all'inglese, una bella abbuffata di mattino presto che ti riempie fino a sera, con il buffet ricco di ogni ben di dio che stuoli di camerieri, sguatteri e fantesche hanno amorevolmente preparato per te alzandosi alle quattro del mattino.
Peccato che chi ha la sveglia alle sei ed esce di casa alle 7,45 solo perchè ha il culo di lavorare a soli due chilometri di distanza da casa, non ha proprio il tempo di tostare il pane, spalmare il burro con l'attrezzo che fa i ricciolini, spremere le arance, affettare di fresco i salumi, farti l'ovetto alla coque o strapazzarti le uova con il bacon e servirti il caffè all'americana.
E poi non ci rompete i coglioni, anglofili del cazzo. Siamo italiani - cornetto e cappuccino - non turisti della democrazia nell'albergo a quattro stelle con il problema di come far sera e di "quale marmellatina assaggio oggi".

Viste le reazioni alle proprie dichiarazioni - sembra impossibile ma qualcuno prende seriamente le cose che vengono dette a Klaus Davi - il più inutile dei ministri ha in seguito precisato:
"Non ho fatto nessuna proposta di abolire la pausa pranzo, ho solo detto a un giornalista che io l'ho abolita da vent'anni e lo stesso consiglio alla Camera dei Deputati, perché quella è l'ora in cui si lavora meglio. Si capisce - aggiunge Rotondi in una nota - che i lavoratori devono avere le loro pause e devono mangiare, magari sarebbe utile che ognuno si gestisse questa pausa come crede, ma è chiaro che è impossibile''.
Si, va bene, grazie per consentirci ancora di mangiare ma, porca di una paletta schifosa, lei, dopo quattro ore filate di lavoro, un languorino, un posticino per un Ferrero Rocher, per una Fiesta Snack, per un non-ci-vedo-più-dalla-fame, non lo sente?
"Non vado alla Buvette, non pranzo da anni ma non mi sogno di entrare in conflitto coi legittimi diritti dei lavoratori. Certo, se fosse possibile rinunziare alla pausa pranzo e uscire un'ora prima se ne avvantaggerebbero la produttività e la famiglia del lavoratore''.
Senta, caro il mio pezzo informe di materia organica anfibia comunemente detta merda; io e suppongo altri svariati milioni di lavoratori lavoriamo duramente di braccia e di cervello dalle 8,00 alle 12,00 (più spesso 12,30).
Si riattacca alle 14,00 fino alle 18,00, salvo impegni da svolgere prima o dopo l'orario stabilito. Non è raro che tra straordinari e pugnette varie si lavori una cinquantina di ore alla settimana, compresi i festivi. Con i tempi che corrono chi ha la fortuna sfacciata di avere un lavoro deve darsi da fare il triplo. Ma tutto questo Alice-Rotondi non lo sa.

Ordunque. A me personalmente alle dodici, dopo quattro ore filate di lavoro, cominciano a calare gli zuccheri e le assicuro che succede lo stesso al mio capo, che è un essere umano e normale come tutti. Per cui si va tutti a pranzo. Mezz'ora, un'ora al massimo. Un piatto di pasta o un secondo. Poi di nuovo al lavoro.

Lei è liberissimo di praticare l'anoressia nervosa come una ballerina del Bolshoi che sta preparando "Le silfidi". Alle persone normali come coloro ai quali si riferisce in quella scemenza di intervista, gli zuccheri calano, soprattutto dopo un lavoro manuale. Per non parlare del cervello che, come recitava un celebre spot televisivo "ha bisogno di zucchero".
L'alternativa a questo normalissmo soddisfacimento di una pulsione chiamata fame sarebbe rischiare di addentare qualche cliente e non sarebbe bello, mi creda.

Cosa propone quindi per ovviare all'inconveniente della fame a metà giornata che affligge il lavoratore sfortunatamente non anoressico? La sigillatura degli orifizi usati per perdere tempo a mangiare, compresa quella dello sfintere anale usato per la spiacevole conseguenza del nutrirsi che è il chiudersi in bagno per espletare?

Le do un'idea. Se i miei studi di neurochimica non fallano, ricordo che la cocaina ti fa tirare avanti per quattordici ore filate senza sentire né fame, né sete, né stanchezza, né sonno.
Facciamo così. Per non interrompere il lavoro degli schiavi, sostituiamo la pausa pranzo con la pausa coca?
Faccio presente comunque che perfino chella zoccola 'e Maria Antonietta, una briosche, non l'ha mai negata a nessuno.

venerdì 30 ottobre 2009

Allouin Orror Sciò

Guardala in grande

Non lasciatevi fuorviare dal tono satirico e burlesco della vignetta. Il divertimento per oggi finisce lì. Da questa riga in giù si parlerà di cose tragiche.
Halloween non è mai capitato più a fagiolo di quest'anno. Di orrori, questo scorcio di ottobre ce ne sta offrendo tanti.

L'orrore della crisi economica che è come l'influenza, non si sa se c'è veramente o è solo una scusa per vendere vaccini e licenziare persone che non si saprebbe altrimenti come eliminare dal ciclo produttivo per risparmiare sui costi (ed aumentare i profitti?)
"C'è la crisi, trovati un altro lavoro" è la frase che sempre più gente si sente dire. Vera o non vera la motivazione, è l'alibi perfetto. L'Irap? Ma certo. Tagliatela solo a chi non licenzia e dimezzatela a chi addirittura assume. Non ci vuole Einstein.
La crisi c'è ma non per tutti, colpisce duro solo alcuni settori. Non è generalizzata altrimenti Berlusconi non direbbe che è già alle spalle. Lui, a parte le multe da pagare, va a gonfie vele.
La crisi è alle spalle si, ma dei lavoratori, pronta ad inchiappettarli.

A proposito di crisi, operai ed orrore. L'orrido ministro Scajola è in visita all'Atitech.
Scajola si stava intrattenendo con alcuni operai quando è stato contestato da uno di questi. «Tanto sappiamo come finisce - ha inveito il dipendente - che voi politici vi arricchite e che gli imprenditori si arricchiscono». «Perchè generalizza?», è stata risposta del ministro.- «Perchè tutti? È come se io dicessi che sono tutti stronzi come lei. Ma non lo dirò».
Anche spiritoso, chi l'avrebbe mai detto?

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