La riprova che sono dei nazisti è l'uso sempre più spudorato che fanno del negazionismo.
Inquinano, uccidono, alterano il DNA, provocano terremoti, distruggono ecosistemi con la loro merda accumulaprofitti? Negare, negare tutto e sempre. Se dalle loro azioni derivano conseguenze negative per la collettività non è mai colpa loro. Non è neppure del fato, del destino cinico e baro. La colpa, in questi tempi di neo-oscurantismo industriale, è delle stesse vittime.
Terremoti indotti da trivellazioni selvagge su faglie attive? "L'unica sismicità indotta è quella provocata dalle vibrazioni provocate dai ballerini di flamenco".
(Solo una di queste affermazioni è una mia battuta, le altre sono purtroppo autentiche e provengono da dichiarazioni ufficiali governative italiane e quella sul Giappone dalla dirigenza della TEPCO, la società che gestisce la centrale nucleare di Fukushima.)
Il potere industriale si comporta come un killer sociopatico. Se ti ho ucciso è perché quella mattina hai incrociato la mia strada e non dovevi. Oops!
Il suo rapporto con l'altro da sé, tra sé e la collettività è però anche la riedizione del rapporto del mediatore religioso, con funzione di repressione, tra un dio malvagio e vendicativo e la massa dei peccatori. Ciò che dal medioevo passando per l'ossessione per il peccato del protestantesimo, ci ha regalato secoli di pedagogia nera. Senso di colpa e punizione, la suddivisione tra educatori e bambini cattivi che prosegue nel mondo adulto.
Sono quelli del non avete fatto i compiti, dell'avete vissuto al di sopra delle vostre possibilità, non dimenticate. E' il bambino che provoca, seducendolo, il pedofilo. Siete pigri, choosy e non accettate il cambiamento che vi chiede il Signore.
Se soffrite per la crisi è perché vi masturbate troppo.
Sono d'accordo con chi manifesta sempre più di frequente insofferenza nei confronti di "Annozero". Soprattutto coloro che, come me, si ricordano la puntata memorabile di "Samarcanda" sulla crisi argentina del 2001, giornalismo senza inutili celentanismi.
La puntata di ieri sera del programma di Santoro sembrava essere partita bene, con il reportage da Chernobyl. Immagini che raccontavano, più di tante inutili parole, la realtà di una tragedia le cui conseguenze sulla vita delle popolazioni di Bielorussia ed Ucraina si trascinano da venticinque anni.
La cittadina fantasma di Pripyat con i calendari fermi al 26 aprile del 1986, le giostre mangiate dalla ruggine, i Geyger che impazziscono appena li avvicini ad alberi e piante, il silenzio irreale di luoghi dove è sparito il canto degli uccelli. E poi l'assoluta ingiustizia, che ti fa bestemmiare un dio troppo crudele, della sofferenza dei piccoli e dello strazio delle loro famiglie. Bambini e cancro, due parole che non dovrebbero mai accoppiarsi, nemmeno per sbaglio.
Ecco, dopo questi pochi minuti di giornalismo, si è passati al vuoto pneumatico del solito dibattito da due ore con risciacquo alla schiuma frenata tra Guelfi e Ghibellini, tutti e due mediocremente competenti ma abbondantemente faziosi, con l'ultima parola data al menestrello di corte che, già che c'era, ci ha rimediato pure il marchettone dell'ultimo video, dopo aver interrotto varie volte il troppo importante discorso con l'annuncio del suo futile arrivo, manco fosse il Deus Ex Machina in persona. Posso dire "che due coglioni!" senza temere l'accusa di lesa celentanità?
Alla fine della trasmissione, il livello di informazione per gli elettori chiamati ad esprimersi con un referendum abrogativo sul ritorno al nucleare in Italia, era penosamente prossimo allo zero, in diminuzione.
Detto che, evidentemente, non è possibile per Santoro andare in onda senza la presenza della Santanchè, occorre, per amor di verità, spezzare una lancia in difesa della Garnero, almeno per una volta. Di nucleare non ne sa una sega e va bene, deve solo presidiare la postazione del centrodestra come una piccola vedetta cuneese. Però, meschina, in confronto agli altri due nuclearofili, quelli che limonerebbero la barra di uranio ancora calda di Fukushima con la stessa voluttà di Gola Profonda, ieri sera è stata perfino sobria e si è addirittura commossa con i bambini malati di cancro.
Gli altri due, quelli che hanno contribuito maggiormente a far diventare la trasmissione un'inutile caciara inconcludente, erano il piccolo chimico Prof. Battaglia e Chicco Testa.
Per dare un'idea della loro posizione sul nucleare e sulla loro obiettività divulgativa, che nega per principio la gravità del danno da radiazioni come unico argomento dialettico, farò un esempio forse estremo ma calzante.
Sarebbe come fare una trasmissione sulla Shoah ed invitare a parlarne, oltre a storici e sopravvissuti, quei negazionisti che sostengono che le camere a gas non sono mai esistite perchè sono andati a grattare sessant'anni dopo il mattone ad Auschwitz e non hanno trovato traccia di Zyklon B.
Il negazionismo, in ogni campo, è talmente idiota che riesce a contaminare qualunque discorso e ad annullarlo completamente. Perchè si continui a considerare esperti i negazionisti, mi sfugge. A meno che il loro ruolo non sia stabilito da un piano preciso di disinformatja.
Ieri sera, dopo l'evidenza delle immagini da Chernobyl ed a sconciarne la drammaticità, se ne sono sentite delle belle. A parte il grande successo "Di qualche cosa bisogna pure morire", Chicco Testa ha presentato il suo ultimo singolo: "Anche nelle fonti rinnovabili ci sono interessi economici". Ha pure confessato che lui fa una barca di soldi con il fotovoltaico, quindi è da ritenere credibile quando dice che, se in Ucraina su 4000 bambini malati di cancro alla tiroide ne sono morti solo 15, il nucleare è cosa buona e giusta. "Sapete quanti ne uccide in un anno il carbone? E l'idroelettrico?" ripeteva con l'occhietto strizzato.
Cazzo vuoi che siano quindici bambini in confronto alla pacchia delle commesse per il nucleare, era il messaggio criptato, o abbiamo decriptato male ed in mala fede noi? E' a questo punto che la Santanché è sembrata perfino riprendere forma umana.
L'altro, il noto Battaglia, non è stato da meno. Anche lui a contestare i morti, le malattie, in puro stile negazionista. "Io sono stato a Chernobyl un giorno intero, mi hanno misurato e stavo benissimo". Che, detto da un fisico che dovrebbe sapere che il danno nucleare è cumulativo e non immediato, a meno che non ti limoni la barra, appunto, è notevole.
A controbattere i negazionisti e a difendere la scelta del SI al referendum, c'erano il presidente di Greenpeace, efficace come una pistola scarica, e Ignazio Marino, che sembra sempre colpito dal sortilegio di una strega. E' il classico ammodino ma non se lo fila mai nessuno e quindi sembra che l'abbiano invitato apposta affinché manifesti ancora una volta la sua innocuità.
Alla fine, secondo la turpe legge dello spettacolo e della peggiore televisione, tra le urla oscene dei negazionisti e gli spari a salve degli altri inutili compari, è risaltato solo il qualunquismo canzonettaro di Celentano, con gli occhialetti viola da menagramo e il video da toccarseli proprio.
Non prendetevela sempre e solo con Grillo, perché il vizio di considerare i guitti dei maître à penser è un male contemporaneo molto diffuso, resistente agli antibiotici come l'E. Choli del cetriolo teutonico.
Per disintossicarci, siccome ritengo che le immagini e i fatti, in una questione fondamentale come il nucleare, siano più importanti delle bubbole da salotto e della negazione della realtà che propugnano i pelosi esperti nuclearisti, vi propongo questo documentario di Maryann DeLeo intitolato "Chernobyl Heart". Guardatelo, vi prego, è importante. Prendetevi il tempo necessario a farlo perché è un po' lungo. Linkatelo e ripostatelo sui blog e sui social network.
Sono immagini dure, a volte insostenibili ma necessarie a capire qual è la posta in gioco.
"... Io so che le camere a gas sono esistite almeno per disinfettare, ma non so dirle se abbiano fatto morti oppure no, perché non ho approfondito la questione. So che, accanto a una versione ufficiale, esiste un’altra versione basata sulle osservazioni dei primi tecnici alleati che sono entrati nei campi." (Don Florian Abrahamowicz, interno sacrestia, buio pesto.)
Non esistono le camere a gas?? Se uno si trova in una stanza assieme a Don Florian e sente emanare una tale sequela di minchiate dalla reverenda bocca, rischia seriamente di restarne intossicato a morte, altro che disinfettante.
Non capisco il Vaticano. Marcel & I Lefebvriani. Credevo non esistessero nemmeno più, che la scomunica rimediata dal loro frontman da parte di Giovanni Paolo II li avesse stesi una volta per tutte. Invece no, con un senso dell'opportunismo che fa scintille, Papa Ratzi sceglie di revocare la scomunica a chi nella Chiesa è ancora più arretrato del Sant'Uffizio, e che data ti sceglie? Una qualsiasi a ridosso della giornata che ricorda la Shoah, visto che questi negano lo sterminio oppure, più subdolamente lo ridimensionano. Ma allora lo fa apposta. Un bello scontro tra fratelli maggiori e minori ci mancava, nel panorama delle guerre di religione. Don Florian, che come tutti i convertiti o figli di convertiti è più papista del Papa, è il padre spirituale della Lega Nord. La Roma ladrona si ferma a Via della Conciliazione. Vaticano ladrone? Giammai, loro sono veri cristiani, anzi kristiani con il kappa.
Non si può negare che, di questi ultimi tempi, la facciadaculaggine sia la dote più diffusa ed apprezzata in Italia. Credo la nebulizzino di notte dei droni radiocomandati, fino a formare scie chimiche che rigano il cielo di un bel rosso vergogna. Scie chimiche ma anche comiche.
Prendiamo il recente grido di guerra che ha attraversato l'Italia: "spezzeremo le chiappe al Brasile", urlato del governo di centrodestra a seguito della vicenda Cesare Battisti, uno dei tanti inquisiti italiani riparati all'estero anche grazie ai servizi segreti dei paesi accanto. Di pregiudicati e condannati in giro per il mondo ne abbiamo avuti e ne abbiamo ancora tanti. E' un settore di export che ci viene particolarmente bene. In catalogo ne abbiamo di ogni colore politico e specializzazione criminale. Terroristi ma anche criminali comuni, megaspacciatori, mafiosi di vario rango e bancarottieri. Tra i latitanti passati e presenti spiccano diversi cameratucci della parrocchietta. Basti ricordare, per il passato, la vicenda della fuga di Andrea Ghira, uno dei massacratori del Circeo, oppure la latitanza indisturbata di Delfo Zorzi, tuttora indagato per la strage di Piazza della Loggia del 1974, riparato in Giappone e per il quale nessuno parla di rompere le relazioni con il Sol Levante o spezzare le katane a Tokyo.
La cosa più grottesca, riguardo alla vicenda Battisti ed al contenzioso con il Brasile di Lula è la geniale pensata di far guerra al paese sudamericano non con i B52 ma non giocando l'amichevole di calcio oppure, come suggerito dalla ministra ombra di se stessa Meloni, con il lutto al braccio. Tanto per mettersi qualcosa di nero addosso. Capisco che non ci sono più quei bei generali sudamericani di una volta, nei cui paesi andavi allegramente a giocare la Coppa Davis o il Campionato del Mondo di Calcio, mentre negli sotterranei degli stadi loro torturavano gli oppositori.
Se fossimo un paese serio e coerente si sarebbero espulsi con effetto immediato tutti i trans carioca e paulistas che si dedicano amorevolmente alla ricreazione sessuale di tanti padri di famiglia nostrani, eterosessuali a buchi alterni. Espulsione anche per tutti i calciatori brasiliani in forza alle squadre italiane. Kakà spedito a Manchester con foglio di via; Adriano, Amauri, Ronaldinho, tutti a casa come persone non grate, per coerenza. Invece siamo incoerenti e facce da culo e ci limitiamo alla pagliacciata della partita annullata, che mai sarà annullata, ci mancherebbe. Il calcio è una cosa seria.
Intanto il bel Bolle racconta balle anche se gli bolle, solo per fare un dispetto a noi ragazze che andremo a letto stasera rigirandoci nel dubbio che non sia gay?
Oggi è il giorno dedicato dalla memoria storica al Metz Yeghern, il “grande male”, il genocidio degli armeni, che iniziò proprio il 24 aprile 1915 con l’arresto in massa e la deportazione dei membri dell’intellighenzia armena residente in Turchia da parte del governo ultranazionalista dei Giovani Turchi che governava allora il paese della mezzaluna. Un massacro che, attraverso deportazioni, marce della morte e assassinio sistematico, provocherà la morte di almeno 1.500.000 persone.
Eppure, nonostante l’entità del massacro, solo di recente, dopo le vibrate proteste della più numerosa comunità della diaspora armena, quella francese, i vari musei dell’olocausto hanno cominciato a ricordare la tragedia di questo popolo, da sempre oggetto di colpevole dimenticanza ai limiti della rimozione.
Immaginate un mondo in cui la Germania non ha mai ammesso la responsabilità nazista nella Shoah e il negazionismo è non solo permesso ma incoraggiato da una legge dello Stato. Inammissibile, vero? Eppure è ciò che ancora oggi accade in Turchia riguardo al genocidio degli armeni. Esiste una legge turca che vieta il riconoscimento del genocidio e in pratica rende obbligatorio il negazionismo.
Il giornalista di origine armena Hrant Dink, assassinato il 19 gennaio scorso da alcuni nazionalisti, si batteva proprio per il riconoscimento del genocidio ed aveva subito diversi processi per aver infranto la suddetta legge.
E’ evidente che se la Turchia vorrà considerarsi pienamente europea dovrà ammettere la sua responsabilità in quello che fu il primo genocidio pianificato e scientificamente perpetrato durante una guerra del secolo scorso e il cui misconoscimento fece dire a Hitler “Chi si ricorda del genocidio degli armeni?”, insinuando che se nessuno ne avesse parlato anche il genocidio degli ebrei che stava per cominciare sarebbe stato presto dimenticato.
Paradossalmente, sarà proprio un tedesco a documentare e denunciare gli orrori sia del Metz Yeghern che della Shoah.
Sullo sfondo della prima guerra mondiale e del concomitante genocidio armeno, si muove infatti la figura straordinaria di Armin T. Wegner (nella foto), soldato, scrittore, e in seguito feroce oppositore della dittatura nazista e strenuo difensore dei diritti civili dei perseguitati.
Nato a Elberfeld nel 1886, si arruolò come infermiere volontario in Polonia. Come attendente del Maresciallo von der Goltz ebbe modo di viaggiare lungo le linee ferroviarie in Mesopotamia, dove fu testimone oculare del genocidio degli armeni.
La Germania era a quei tempi alleata della Turchia. Disobbedendo gli ordini che vietavano di parlare dei massacri compiuti dall’alleato, Armin raccolse informazioni, documenti, lettere dei deportati e soprattutto documentò fotograficamente l’orrore delle marce forzate, delle morti per inedia, per malattia e la ferocia torturatrice degli aguzzini su uomini, donne, vecchi e bambini.
Arrestato su richiesta del comando turco fu rispedito in Germania. Nonostante le fotografie gli fossero state confiscate e distrutte, riuscì a salvare alcuni negativi nascondendoli in una cintura.
Nel 1919 Wegner scrisse una lettera aperta al presidente americano Wilson per denunciare il genocidio armeno e chiedere la creazione di uno stato indipendente per questo popolo.
Dopo aver raggiunto la popolarità come scrittore di successo e co-fondatore del movimento espressionista tedesco, Wegner si trovò a dover lottare ancora una volta per i diritti civili di una minoranza perseguitata, questa volta gli ebrei in Germania. Arrestato dalla Gestapo nel 1933 fu incarcerato in sette campi di concentramento e prigioni, prima di riuscire a fuggire in Italia.
Nel dopoguerra, nel 1956, il governo tedesco gli conferì un’alta onorificenza per i suoi meriti umanitari. Fu nominato tra i Giusti dallo Yad Vashem in Israele e ricevette tutti i massimi onori dalle autorità della Repubblica Armena.
Morì a Roma a 92 anni, dopo una vita dedicata alla difesa della verità e della giustizia, contro i soprusi delle dittature.
Il libro più noto sul Metz Yeghern è “I 40 giorni del Mussa Dagh” dello scrittore austriaco Franz Werfel.
Sul genocidio armeno non esiste una filmografia paragonabile a quella sulla Shoah. Oltre all’ultima opera dei fratelli Taviani, “La masseria delle allodole”, personalmente conosco solo altri due film che affrontano indirettamente l’argomento: “Ararat” di Atom Egoyan e “Mayrig” di Henri Verneuil, una saga familiare sullo sfondo della diaspora armena a Marsiglia.
P.S. Fino a ieri c'era su YouTube un interessante filmato con la testimonianza diretta di Armin Wegner ma oggi non c'è più. Peccato.