Egregio Dottor Berlusconi,
all'indomani della sua condanna definitiva in Cassazione per frode fiscale e dopo averla ascoltata nell'accorato videomessaggio a feudi televisivi unificati, nel quale come al solito ha orbitato autisticamente attorno a sé stesso, mi permetto di rivolgerle un appello e, per farlo, parto da una necessaria premessa.
Come saprà e si sarà accorto, essendo uomo di mondo e combattente nel mondo degli affari, siamo in guerra e il famoso paese che ama, l'Italia, si trova in una situazione paragonabile a quella nella quale si trovò alla fine della Seconda Guerra Mondiale, tra macerie materiali e morali. Un paese sottomesso ed occupato non da eserciti stranieri contrapposti ma da un potere elitario sovranazionale che non usa più i cannoni e i bombardieri per conquistare territori e Lebensraum ma il ricatto economico, o meglio finanziario, e quel vecchio arnese del capitalismo che è il mercantilismo nei confronti dei paesi "periferici" (si faccia spiegare da quel ragazzo sveglio di Brunetta di cosa sto parlando).
L'Italia è quindi attualmente sottomessa al mercantilismo tedesco (ebbene si, ci stanno riprovando, i nostri eterni alleati/persecutori) ed è in svendita, pronta per essere ceduta per quattro soldi per disperazione; multinazionali e imprese estere che si sono arricchite in surplus grazie ad un sistema monetario cucito su misura per il culone della Germania stanno osservando i nostri assets migliori, ovvero ciò che è rimasto dalle privatizzazioni selvagge dei primi anni '90 (si, non me lo dica, furono Prodi e gli altri, lo so) con la stessa concupiscenza che lei riserva alle "segnorine" che allietano le sue nottate.
I suoi amati imprenditori cadono uno dopo l'altro impallinati dai cecchini dello straniero e non parliamo dei fantaccini, dei lavoratori, che muoiono come mosche nelle trincee della disoccupazione, del precariato e dell'incertezza, con la prospettiva di un futuro di povertà. Come vede, ho dovuto risalire più indietro, alla Prima Guerra Mondiale, per rendere ancor meglio l'idea della tragedia epocale che stiamo vivendo.
Chieda sempre a Brunetta o, meglio ancora, a quell'esperto contabile che è Giulio Tremonti, di spiegarle il problema dell'euro, del vincolo ad una moneta straniera che ci sta impedendo letteralmente di respirare, stringendoci in una morsa mortale fatta di richieste irricevibili e soprattutto impossibili da soddisfare, nel nome non dell'Europa ma di un folle Quarto Reich. I suoi servitori hanno votato mansueti il Fiscal Compact (assieme agli altri, non si preoccupi, di loro parleremo) ma mi viene da pensare che nemmeno lei che è un grande imprenditore si sia reso conto di cosa veramente significhi l'obbligo al pareggio di bilancio.
Già il vincolo al 3% del rapporto tra debito e PIL voluto dall'Europa era assurdo ma, lei che è pratico, capirà che il pareggio, quello 0% è, oltre che assurdo, ridicolo e offensivo per le nostre intelligenze. Se lo faccia spiegare il perché, perché Brunetta lo sa, anche se finge di non saperlo. E Tremonti conosce anche come uscire dalla trappola. Il piano B c'è, e sospetto che ci sia sempre stato. Sapendo che ci sarebbe concesso di uscire dall'Unione Europea come prevede il Trattato di Lisbona, ancora più a ragione potremmo uscire dall'euro. Non lo sapeva? Non è colpa sua. Neanch'io lo sapevo fino a poco tempo fa e pochissimi italiani lo sanno, soprattutto coloro che stanno appassionandosi al destino del loro paese e si informano ogni giorno a riguardo dove l'informazione riesce a passare.
Se poi non dovesse fidarsi di Brunetta e Tremonti, sappia che ci sono economisti, giuristi e d esperti in altre materie, tutta gente con i controfiocchi, che non aspettano altro che di raccontare al pubblico cose che si sapevano già da decenni e che erano previste dai libri di economia, oltre che realizzatesi in precedenti storici drammatici. E cioè che l'euro, come qualunque vincolo ad una moneta troppo forte, senza sovranità monetaria, sarebbe stato la rovina di questo paese.
Mi ricordo per altro che lei, periodicamente, in questi quasi vent'anni in cui ha avuto modo di governare - pensando soprattutto ai casi suoi e di questo non potremo mai perdonarla - mi ricordo, dicevo, che ogni tanto la battuta sull'euro ebbe modo di farla. Di dire ciò che le sto dicendo adesso, cioè che era la nostra rovina. Poi però non ha mai fatto nulla di concreto a riguardo. Temo quindi che le sue parole fossero solo vuota propaganda, visto che l'euro è una creatura della sinistra - anche se in realtà strumento del peggior potere reazionario, e quindi il suo dargli addosso era un dare addosso ai "comunisti" senza però alcuna cognizione di causa.
I suoi amati imprenditori cadono uno dopo l'altro impallinati dai cecchini dello straniero e non parliamo dei fantaccini, dei lavoratori, che muoiono come mosche nelle trincee della disoccupazione, del precariato e dell'incertezza, con la prospettiva di un futuro di povertà. Come vede, ho dovuto risalire più indietro, alla Prima Guerra Mondiale, per rendere ancor meglio l'idea della tragedia epocale che stiamo vivendo.
Chieda sempre a Brunetta o, meglio ancora, a quell'esperto contabile che è Giulio Tremonti, di spiegarle il problema dell'euro, del vincolo ad una moneta straniera che ci sta impedendo letteralmente di respirare, stringendoci in una morsa mortale fatta di richieste irricevibili e soprattutto impossibili da soddisfare, nel nome non dell'Europa ma di un folle Quarto Reich. I suoi servitori hanno votato mansueti il Fiscal Compact (assieme agli altri, non si preoccupi, di loro parleremo) ma mi viene da pensare che nemmeno lei che è un grande imprenditore si sia reso conto di cosa veramente significhi l'obbligo al pareggio di bilancio.
Già il vincolo al 3% del rapporto tra debito e PIL voluto dall'Europa era assurdo ma, lei che è pratico, capirà che il pareggio, quello 0% è, oltre che assurdo, ridicolo e offensivo per le nostre intelligenze. Se lo faccia spiegare il perché, perché Brunetta lo sa, anche se finge di non saperlo. E Tremonti conosce anche come uscire dalla trappola. Il piano B c'è, e sospetto che ci sia sempre stato. Sapendo che ci sarebbe concesso di uscire dall'Unione Europea come prevede il Trattato di Lisbona, ancora più a ragione potremmo uscire dall'euro. Non lo sapeva? Non è colpa sua. Neanch'io lo sapevo fino a poco tempo fa e pochissimi italiani lo sanno, soprattutto coloro che stanno appassionandosi al destino del loro paese e si informano ogni giorno a riguardo dove l'informazione riesce a passare.
Se poi non dovesse fidarsi di Brunetta e Tremonti, sappia che ci sono economisti, giuristi e d esperti in altre materie, tutta gente con i controfiocchi, che non aspettano altro che di raccontare al pubblico cose che si sapevano già da decenni e che erano previste dai libri di economia, oltre che realizzatesi in precedenti storici drammatici. E cioè che l'euro, come qualunque vincolo ad una moneta troppo forte, senza sovranità monetaria, sarebbe stato la rovina di questo paese.
Mi ricordo per altro che lei, periodicamente, in questi quasi vent'anni in cui ha avuto modo di governare - pensando soprattutto ai casi suoi e di questo non potremo mai perdonarla - mi ricordo, dicevo, che ogni tanto la battuta sull'euro ebbe modo di farla. Di dire ciò che le sto dicendo adesso, cioè che era la nostra rovina. Poi però non ha mai fatto nulla di concreto a riguardo. Temo quindi che le sue parole fossero solo vuota propaganda, visto che l'euro è una creatura della sinistra - anche se in realtà strumento del peggior potere reazionario, e quindi il suo dargli addosso era un dare addosso ai "comunisti" senza però alcuna cognizione di causa.
Questa guerra, glielo ricordo ancora, è combattuta contro quella famosa classe media che lei ha sempre detto di voler proteggere e difendere dai nemici della libertà e che negli ultimi tempi le ha voltato le spalle perché, pratica e abituata alle cose concrete, si è resa conto che le sue erano solo chiacchiere e che il suo interesse per questo paese era, nei fatti, inferiore a quello che riservava alle puttane minorenni che andavano per i 35 ed ai suoi avvocati. Detto tra me e lei, quanti soldi sprecati in entrambi i casi!
Eppure, che siamo in guerra lei deve averlo capito definitivamente quando, nel novembre 2011, fu esodato da quel potere al quale si era illuso di iscriversi con quella famosa tessera tanti anni fa - lei troppo blagueur e nouveau riche per poter far parte dell'élite vera, e che in quel momento invece stava decidendo di metterla per sempre fuori gioco senza tanti ringraziamenti per i suoi passati servigi e con l'indispensabile aiuto di coloro che hanno tradito il loro elettorato e questo paese.
I ricchi veri sono così, guardano solo il pedigree, non amano il meticcio, nonostante sia più intelligente e resistente alle malattie.
L'ho ascoltata ieri sera, in quel patetico messaggio dove ha finito per fare l'imitazione della Guzzanti che imita lei. L'ho sentita vantarsi di non aver mai licenziato nessuno nelle sue aziende. Le ricordo due nomi eccellenti: Indro Montanelli ma soprattutto Mike Bongiorno che non aveva mai dubitato delle sue capacità di governo, a differenza del toscanaccio. L'ho sentita millantare di non aver mai fatto una fattura falsa. E qui migliaia e migliaia di commercialisti di basso livello si saranno rotolati dal ridere, visto che la fattura falsa: gonfiata, intestata alla ditta ma riferentesi a lavori in casa propria o inventata di sana pianta a fine anno, è pertinenza di una miriade di partite IVA, dal falegname, all'idraulico, all'imbianchino. Non tutti lo fanno ma così fan tutti. Ancora una volta non ha resistito a spararla più grossa degli altri e a tentare di passare per vergine intonsa.
Tornando a noi ed alla sua battaglia. Vede, continuo proprio a non capirla. Parla ancora di sinistra come nemica. Ha la fortuna di avere avuto, come compagni di viaggio in questi diciannove anni, dei mansueti e disponibilissimi alleati proprio tra gli uomini della sinistra, via via decomunistizzatasi in nome delle fondazioni bancarie e dell'attaccamento alla miserrima soddisfazione della poltrona di Pilato di provincia. Gente che le ha sempre lasciato fare tutto ciò che ha voluto, che non l'ha mai dichiarata ineleggibile, che non ha mai cancellato nemmeno uno delle tante leggi ad personam con cui ha occupato il Parlamento per anni. Che l'ha resa padrone assoluto dell'etere giurando di non toccarle le televisioni, come sa anche l'onorevole Zio.
Se lo lasci dire, dottore, lei è un ingrato. Si ricordi che di amici come il D'Alema dei bei tempi non ne troverà più, ora che l'ala reazionaria dei fratelli l'ha condannata al pensionamento forzato.
I ricchi veri sono così, guardano solo il pedigree, non amano il meticcio, nonostante sia più intelligente e resistente alle malattie.
L'ho ascoltata ieri sera, in quel patetico messaggio dove ha finito per fare l'imitazione della Guzzanti che imita lei. L'ho sentita vantarsi di non aver mai licenziato nessuno nelle sue aziende. Le ricordo due nomi eccellenti: Indro Montanelli ma soprattutto Mike Bongiorno che non aveva mai dubitato delle sue capacità di governo, a differenza del toscanaccio. L'ho sentita millantare di non aver mai fatto una fattura falsa. E qui migliaia e migliaia di commercialisti di basso livello si saranno rotolati dal ridere, visto che la fattura falsa: gonfiata, intestata alla ditta ma riferentesi a lavori in casa propria o inventata di sana pianta a fine anno, è pertinenza di una miriade di partite IVA, dal falegname, all'idraulico, all'imbianchino. Non tutti lo fanno ma così fan tutti. Ancora una volta non ha resistito a spararla più grossa degli altri e a tentare di passare per vergine intonsa.
Tornando a noi ed alla sua battaglia. Vede, continuo proprio a non capirla. Parla ancora di sinistra come nemica. Ha la fortuna di avere avuto, come compagni di viaggio in questi diciannove anni, dei mansueti e disponibilissimi alleati proprio tra gli uomini della sinistra, via via decomunistizzatasi in nome delle fondazioni bancarie e dell'attaccamento alla miserrima soddisfazione della poltrona di Pilato di provincia. Gente che le ha sempre lasciato fare tutto ciò che ha voluto, che non l'ha mai dichiarata ineleggibile, che non ha mai cancellato nemmeno uno delle tante leggi ad personam con cui ha occupato il Parlamento per anni. Che l'ha resa padrone assoluto dell'etere giurando di non toccarle le televisioni, come sa anche l'onorevole Zio.
Se lo lasci dire, dottore, lei è un ingrato. Si ricordi che di amici come il D'Alema dei bei tempi non ne troverà più, ora che l'ala reazionaria dei fratelli l'ha condannata al pensionamento forzato.
Io non l'ho mai amata né tanto meno votata. Ho sempre saputo, in qualche modo, che lei sarebbe stato tutto fumo e niente arrosto. Uno di quei milanesi sbruffoni delle commedie all'italiana. I suoi processi a questo punto non mi interessano e, se proprio vuole saperlo, l'inchiesta su Ruby mi è parsa molto simile al pasticciaccio con annesso trappolone ai danni di Monsieur Dominique Strauss-Kahn, altro illustre morto di figa, se posso permettermi. Non mi interessano i suoi guai perché noi ne abbiamo di peggiori, se mi consente.
Penso però che, non avendo a questo punto lei nulla da perdere ma solo da guadagnare, come i proletari e come noi della classe media under attack, visto che al potere c'è gente che sta facendo peggio di quanto lei abbia mai fatto, potrebbe trovare un nuovo riscatto e una definitiva redenzione di fronte ad amici e nemici se volesse battersi per la causa dell'Italia e del suo salvataggio.
Ha un arma potente in mano ma temo che abbia paura di usarla. Un'arma che finora ha usato solo a scopi ludici e ipnotici e che invece potrebbe fare veramente male ai suoi nemici, che purtroppo sono anche attualmente i nemici dell'Italia. Dalle sue televisioni potrebbe raccontare la verità agli Italiani. Per la prima volta dopo tante bugie.
Insomma, se ha le palle, faccia l'unica cosa che le restituirebbe dignità di statista e farebbe ricredere qualcuno sulla sua utilità sociale, le tiri fuori. Sveli l'inganno dell'euro dai megafoni delle sue televisioni, smetta di piagnucolare e si rimbocchi le maniche come stanno facendo milioni di suoi connazionali.
Se non vuole farlo, allora la prego, la scongiuro. Non rompa i coglioni con il piagnisteo sulle sue disgrazie personali, sulla persecuzione giudiziaria, sull'accanimento della magistraturacommunistapoliticizzatademmerda nei suoi confronti.
Si astenga perché temo che la nostra pazienza di vessati e tartassati non durerebbe ancora a lungo a vedere il pianto in diretta del fantastiliardario. Sia gentile.
Penso però che, non avendo a questo punto lei nulla da perdere ma solo da guadagnare, come i proletari e come noi della classe media under attack, visto che al potere c'è gente che sta facendo peggio di quanto lei abbia mai fatto, potrebbe trovare un nuovo riscatto e una definitiva redenzione di fronte ad amici e nemici se volesse battersi per la causa dell'Italia e del suo salvataggio.
Ha un arma potente in mano ma temo che abbia paura di usarla. Un'arma che finora ha usato solo a scopi ludici e ipnotici e che invece potrebbe fare veramente male ai suoi nemici, che purtroppo sono anche attualmente i nemici dell'Italia. Dalle sue televisioni potrebbe raccontare la verità agli Italiani. Per la prima volta dopo tante bugie.
Insomma, se ha le palle, faccia l'unica cosa che le restituirebbe dignità di statista e farebbe ricredere qualcuno sulla sua utilità sociale, le tiri fuori. Sveli l'inganno dell'euro dai megafoni delle sue televisioni, smetta di piagnucolare e si rimbocchi le maniche come stanno facendo milioni di suoi connazionali.
Se non vuole farlo, allora la prego, la scongiuro. Non rompa i coglioni con il piagnisteo sulle sue disgrazie personali, sulla persecuzione giudiziaria, sull'accanimento della magistraturacommunistapoliticizzatademmerda nei suoi confronti.
Si astenga perché temo che la nostra pazienza di vessati e tartassati non durerebbe ancora a lungo a vedere il pianto in diretta del fantastiliardario. Sia gentile.