Visualizzazione post con etichetta questione meridionale. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta questione meridionale. Mostra tutti i post

martedì 17 dicembre 2013

Il Regno delle Due Padanie

"Il Piemonte era pieno di debiti; il Regno delle Due Sicilie pieno di soldi. Quante volte abbiamo letto che i titoli di stato del primo, alla Borsa di Parigi, quotavano il 30 per cento in meno del valore nominale; quelli del secondo, il 20 per cento in più; e che al Sud, con un terzo della popolazione totale, c'era in giro il doppio dei quattrini che nel resto d'Italia messo insieme?
L'impoverimento del Meridione per arricchire il Nord non fu la conseguenza, ma la ragione dell'Unità d'Italia. La ragione dei pratici; quella dei romantici era un ideale. Vinsero entrambi.
"O la guerra o la bancarotta" scrisse il deputato cavouriano Pier Carlo Boggio nel 1859, nel libretto Fra un mese (ci siamo, neh?). "Il Piemonte è perduto", conclude, dopo averne analizzato i bilanci, un giornale dell'epoca, "l'Armonia", e "le sue finanze non si ristoreranno mai più": lo ricorda Angela Pellicciari in L'Altro Risorgimento. Ma, compiuta l'Unità, si fece cassa comune (una piena, l'altra vuota) e con i soldi del Sud si pagarono i debiti del Nord: al tesoro circolante dell'Italia unita, il Regno delle Due Sicilie contribuì con il 60 per cento dei soldi, la Lombardia con l'1 e uno sputo per cento, il Piemonte con il 4 (ma oltre della metà del debito complessivo). Negli stati via via annessi alla nascente Italia, appena arrivavano i piemontesi, spariva la cassa; ma nulla di paragonabile alle razzie e ai massacri compiuti al Sud. Gli unitaristi videro realizzato il proprio sogno (i superstiti...ché in diciassette anni di regno di Carlo Alberto, riferisce Lorenzo Del Boca in Indietro Savoia, furono giustiziati più patrioti dal Piemonte che dall'Austria tiranna e sanguinaria); qualche altro ne pagò il prezzo, i furbi riscossero.
"L'ex Regno delle Due Sicile, quindi," scrive Vittorio Glejeses ne La storia di Napoli "sanò il passivo di centinaia di milioni di lire del debito pubblico della nuova Italia (ma quello del Regno di Sardegna superava il miliardo; nda) e, per tutta ricompensa, il Meridione, oppresso dal severissimo sistema fiscale savoiardo, fu declassato quasi a livello di colonia". I meridionali pagavano più degli altri italiani, perché costretti a rifondere pure le spese affrontate per la loro liberazione. Tanto agognata, che ci vollero anni di occupazione militare, stragi, rappresaglie, carcere, campi di concentramento (giustamente, se preferisci non essere liberato...), esecuzioni in massa e alla spicciolata, distruzione di decine di paesi. Erano così ottusi, al Sud, che combatterono dodici anni (quando fu ucciso l'ultimo "brigante", in Calabria), pur di non farsi liberare e di non stare meglio in un paese solo. E quando capirono che la resistenza armata era persa, se ne andarono a milioni al di là dell'oceano, piuttosto che godersi la compagnia dei loro rapaci liberatori." (fonte Terroni di Pino Aprile)


Debiti, spread tra titoli di stato, oppressione fiscale e fondi salva stato, trasferimento forzoso di ricchezza tra stati, austerità, oppressione, il fogno che diventa Anschluss e poi povertà ed emigrazione per intere popolazioni. Si parla dell'Ottocento ma sembra una cronaca dell'attualità. Il brano che ho riprodotto per intero dal libro di Pino Aprile ce lo fa capire molto bene.

E' già successo, anche alla Germania Est, come ci ha raccontato Vladimiro Giacché, in barba alla retorica della riunificazione e del muro che crollava per lasciare spazio alla libertà occidentale e al libero mercato, maschera ipocrita che nascondeva lo stesso spirito mercantilista e di feroce classismo che sta spazzando l'Europa dopo aver percorso come un flagello pestilenziale tutto il pianeta in un tour di devastazione completa di diritti acquisiti da secoli.

La vecchia maledetta guerra di conquista, lo stupro economico con la colpa che ricade sui conquistati che se la sono cercata e che da quel momento sono condannati alla vergogna ed alla morte civile. Avete vissuto al di sopra delle vostre possibilità, ora vi facciamo vedere noi, che siamo i virtuosi.
E invece il Regno delle Due Sicilie non era poi così male, anzi, e quando diciamo con disprezzo burocrazia "borbonica" dovremmo dire più correttamente savoiarda. Maledetti libri scolastici falsi e bugiardi. Scritti dalla stessa manina che Goebbels avrebbe accarezzato con affetto del maestro verso l'allievo più diligente.

Sta succedendo e, per la legge infallibile che recita "si è sempre i terroni di qualcuno", il nostro Nord, produttivo ed avanzato, ma abbiamo visto a spese di chi, in passato, viene annesso ora con forza e per un'oscura nemesi, alla Terronia europea, al lager mediterraneo degli scansafatiche, dei mangiatori di pasta al pomodoro e delle cicale improduttive che dovranno cedere tutti i loro beni (cosa sono quelle case di proprietà? Via!)  e gli sghei ai nuovi padroni. Ai nuovi Savoia, assai più agguerriti ed addestrati alla battaglia dei nostri ormai patetici testimonial dei sottaceti.

Lo stanno capendo, al Nord, di stare diventando terroni anche loro. Perché terroni non si nasce, si diventa per colpa di chi vuole conquistarci. Lo sta capendo uno dei due Mattei, il Salvini, che (è una novità, speriamo non si rimangi la parola) intende unire le forze con il Sud che patisce anch'esso il mercantilismo nordeuropeo per cercare di portare il paese fuori dalla trappola. Ovvio che la Lega dovrà rivedere criticamente tutto l'armamentario ideologico antistato e antimeridionale che hanno permesso a chi voleva il male e non il bene del Nord di ridurla ad una congrega di fattucchiere e ladri di argenteria. Solo così potrà ottenere consensi anche al di fuori della sua "riserva". Capire che quello che sta succedendo a loro è già successo agli altri è un buon inizio. Come capire che i briganti erano i terroristi di oggi, per chi considera terrorista chi difende solo il proprio benessere e la propria dignità. 

L'Italia non è mai stata fatta perché è stata unificata sul sangue di una parte del suo popolo e costruita su un cimitero, quindi maledetta. E' stata mantenuta divisa per 150 anni per interessi nazionali ed internazionali, con ideologi nordisti, tanto per tornare alla Lega, che pensavano che l'isolamento e la Secessione del Nord potesse avvantaggiarlo, mentre di fatto lo gettava in pasto alle malavite che la povertà del Sud e la latitanza dello Stato avevano nutrito amorevolmente. Il Vietnam italiano di Gianfranco Miglio. Divide et impera. Un paese nato disgraziato e cresciuto ancora peggio ma, nonostante ciò, con la potenzialità e la dignità dei grandi paesi. Una qualità che ci permetterà, se lo vogliamo, di salvarci. In barba a chi crede che siamo ormai perduti, tutti terroni e terronizzati.

Unire le forze con chi ci sta, come suggerisce Jacques Sapir, per riconquistare la sovranità, partendo dall'abbandono del simbolo di oppressione rappresentato dal vincolo monetario. Come hanno capito ormai anche i muri ma non i piddini e i loro immondi talk show collaborazionisti, queste Salò pasoliniane dove si tortura la verità, è l'unico modo per salvare il paese e fare finalmente l'Italia.
Uno splendido e provvidenziale effetto collaterale. Un paese dove potremo permetterci anche di coltivare le diversità che ci arricchiscono e pensare ad un federalismo vero e non basato su un becero razzismo e nemmeno fasullo e punitivo come quello attuale, che affida solo agli enti locali, attraverso le tasse sulla proprietà decise dai Savoia europei in nome della spoliazione degli stati del Sud, il ruolo di vessare, ancor più da vicino di "Roma Ladrona", i cittadini.

E Dio benedica il revisionismo, che permette di rompere il sigillo apposto dai vincitori sul libro della Storia.


 

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...