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domenica 28 dicembre 2014

I pidocchi vengono sempre al pettine


Il foglio telematico del cosiddetto Movimento Popolare di Liberazione, che dev'essere senz'altro gemellato con il Fronte del Popolo di Giudea (vedi sotto), ci offre un'accurata e serena analisi del pericolo rappresentato oggi dal non essere di sinistra quanto loro.
Conoscete il gioco democratico, l'entità che nel mondo occidentale globalizzato ha sostituito da tempo la democrazia? Ecco, esiste anche il gioco identitario, che è quello che nel mondo occidentale della sinistra globalizzata ha sostituito la rivoluzione proletaria. Come il gioco democratico nulla ha a che fare con la democrazia, altrettanto il gioco identitario non c'entra niente con l'emancipazione delle classi minacciate dall'ultracapitalismo. Per partecipare al gioco non basta tirarlo fuori e misurarselo, per vedere chi ce l'ha più lungo, ma occorre anche avercelo puro ed incontaminato. Giustamente i padroni non amano che i loro servi lo menino a destra e a manca, ma soprattutto a destra, prima di sollazzarseli su Elysium. Così il gioco identitario consiste non soltanto nel reciproco grooming alla ricerca dei pidocchi piccolo-borghesi per passare il tempo in attesa della proclamazione della vittoria della lotta di classe da parte delle élites, ma nel controllare che il loro prossimo non sia stato contaminato da rapporti impuri con la destra.
I miei piccoli lettori, a questo punto, si staranno domandando a chi giovi questo gioco e se non ce ne possa fregare di meno di esso e di chi lo pratica. Avete ragione. Essendo un gioco riservato ormai a pochi non eletti non dovremmo neppure occuparcene né perderci tempo, se non per avere la scusa di rispolverare uno dei più fenomenali pezzi di satira sull'idiozia di sinistra che si siano visti al cinema.



Tenete presente che il pezzo è del 1979 e i Monty Python sono inglesi, il che dimostra come il problema della sinistra cialtrona sia transnazionale e senza età.
Se me ne occupo però, della sinistra cialtrona, è perché, comunque, ritengo non si debba lasciar passare l'infamia di chi, quando usciremo, avrà la faccia di tolla di dire: "L'avevo sempre detto". Bisognerà essere in grado di riconoscere il pidocchio per evitare nuove spiacevoli reinfestazioni.

Tornando all'articolo pubblicato sul sito del "coordinamento della sinistra contro l'euro" - come se esistesse un Movimento di Rocco Siffredi contro la figa, lo so che fa ridere ma è così, questo sedicente Marxista dell'Illinois N° 2 ci mostra quali sono i pericoli per chi, combattendo la battaglia contro l'euro, non si accorge nella contaminazione possibile in itinere con i pericolosi elementi della reazione. Il che dimostra che il vero nemico dei sollevatori, praticando essi l'insulso gioco identitario invece della critica anticapitalistica, non è l'euro (ma s'era capito) ma la destra e il rischio del sorpasso da destra.
In specifico, il pericolo per costoro è la vittoria della peggiore espressione della destra reazionaria, ovvero "l'inciucio con la destra liberista e xenofoba"
Che coraggio! Non quello con la Troika dei suoi vassalli italiani del PD e di ciò che resta del centrodestra; dei sindacati collusi e infelici, dei mangiatori di gnoccofritto, delle sacre cooperative unite, degli europeisti kalergici propugnatori del ripopolamento e di tutta la feccia risalita dal pozzo del più grande tradimento della storia dopo Giuda Iscariota.

Il bersaglio del loro livore, che condividono con alcuni attivissimi circoli del bruxismo su Twitter, è Alberto Bagnai che, tra i tanti meriti divulgativi, ha, purtroppo per loro, quello di fungere da luminol, da rivelatore della cialtronaggine non solo intellettuale della sinistra. Anche se spegni la luce, eccola lì che risplende e questo loro non possono tollerarlo. 
Ossessionati, dicevo, dal sorpasso da destra, ossessione che smaschera l'insincerità della loro contrapposizione alla moneta unica, non vedendo che è proprio la sinistra la sua più devota groupie,  il loro babau ora è Salvini (pseudonimo di Marine Le Pen) che ha tra i cavalli di battaglia tre vere e proprie piaghe bibliche: "il no euro, il no all'immigrazione e la flat tax." Il no euro, appunto.

Ecco, la flat tax. Un argomento sul quale si può essere o meno d'accordo ma solo dopo aver studiato cos'è e quali ne sono i pro e i contro. La flat tax sulla quale Bagnai e Claudio Borghi hanno dichiaratamente opinioni diverse ma che, nella confabulazione del delirio sollevazionista, diventa il pretesto per "la rottura di un sodalizio disdicevole" tra i due. Non sorprenda il tono da Carolina Invernizio. Da quel punto in poi l'articolo assume toni melodrammatici da feuilleton. 
Eccovene un brano, talmente pregno di significato che vale la citazione integrale:
"Cosa sia la Flat Tax è presto detto: il sogno di tutti i furfanti, la quint'essenza della visione neoliberista in economia. Tu guadagni mille io dieci e la comunità ci prende in tasse la stessa quota del 20%. Addio alla Costituzione! Addio, in una società che vede ampliarsi il solco tra ricchi e poveri, al principio del fisco come leva per redistribuire la ricchezza. Diciamola tutta: addio allo Stato e abdicazione finale della politica al regno dell'economia fondata sul profitto".
Sareste da dannazione immediata solo per quel latrato disperato e falso sulla Costituzione. Che faccia di tolla! Come osate nominarla, infami traditori, voi che avete generato i peggiori stupratori seriali della carta scritta a suo tempo da gente alla quale non sareste degni nemmeno di leccare le scarpe. 
Capite? La quintessenza (senza apostrofo, cheri) del liberismo non è mica l'applicazione della Santa Patrimoniale patrona della Sinistra alla classe media (formata non da capitalisti maialoni alla Groz ma dai vostri genitori, brutti somari), che va ad intaccare il risparmio e la proprietà immobiliare con punte di pressione fiscale insopportabili senza tenere contro del reddito, mandando allegramente in culo la progressività e favorendo si la redistribuzione, ma verso l'alto, della ricchezza. 
Il reddito, questo sconosciuto. Se uno che ha ricevuto a dicembre una busta paga di 1300 euro netti e si ritrova a pagarne 1900 di imposte sugli immobili di proprietà, a quale percentuale di tassazione è soggetto? Guardate nel grafico l'ultima palla a destra che rappresenta l'insieme degli asset della classe media. Se colpiamo la casa di proprietà, la pensione, la liquidità (gli ottanta euro di elemosina del grullo che finiscono nella TARI e nell'IMU) e ne mettiamo anche a rischio lo stipendio con il Jobs Act, vedete bene che quella palla cambierà nome da Middle a LUMPENPROLETARIAT. Ve lo direi in greco ma non ho fatto il classico.
Questo è ciò che sta facendo la sinistra in Italia fin dai tempi del Britannia per conto delle élites e in nome del liberismo e non sopportate che Bagnai e gli altri ve lo ricordino.


La flat tax è il male, cari pidocchi. E va bene, voglio darvi ragione. Ma se io guadagno dieci e il Ricco mille, il venti per cento è sempre il venti per cento. Ovvero a me tolgono due e al Ricco duecento. Ora come ora a me tolgono l'undici su dieci e al Ricco non so, perché probabilmente lui ha un commercialista più bravo del mio e poi io, da fessa, ho tutto intestato a mio nome e il Ricco sicuramente no. 
Forse, se con una minore imposizione fiscale mi rimanessero più soldi in tasca dallo stipendio, potrei anche pagarmi certi servizi che ora, siccome devono essere gratis per tutti, rischiano di diventare a pagamento per tutti. Se mi dite che troverebbero il modo di fotterci lo stesso, siamo d'accordo, ma questo regime fiscale che tanto vi piace perché ammazza l'odiato piccolo-borghese applicando il feticcio della patrimoniale, è una barbarie.

In attesa di riparlare di flat tax con argomenti più sostanziosi e seri, un invito ai sollevazionisti e compari loro: continuate pure a ragliare e rosicare allo stesso tempo, nel mentre cercate la fantomatica "uscita da sinistra" senza dire una parola contro la demolizione controllata da sinistra dell'Italia. Spero che, quando la troverete, al di là della porta si aprirà per voi l'abisso dell'inferno. L'inferno nel quale avete spinto questo paese.

lunedì 26 maggio 2014

Exitus poll


"Ah, quelli, i piddini!, Mario, Chiara, la gente qualunquemente qualunque che vediamo campeggiare negli stendardi appesi in tutte le stazioni, per chiederci più banda e meno rigore, loro, li desidero sopra al 30% (dal che matematica vuole che desidero che il povero Berlu venga sbriciolato, così impara a fare il “re tentenna”). Belli, vento in poppa, o almeno al gran lasco, con un bel gennaker gonfio con su scritto “ce lo chiede Mario”, contro l’iceberg. È essenziale che il PD rimanga al potere, perché, come ci spiegano Panizza e Borensztein, l’unico costo effettivo e duraturo dei default (e così sarebbe vissuto da loro l’uscita dall’euro) è quello che sopportano i politici al potere: infallantemente vengono cancellati per sempre dalla scena politica. Quindi, quando la SStoria chiamerà il bluff dell’euro, è opportuno che i Fassini e le Fassine, le zdore, i chierichetti di Rignano, e tutta questa variopinta corte dei miracoli fallimentare e fascista stia dove sta adesso, in plancia, inchiodata alla cadreghe. Che è poi la garanzia migliore che abbiamo che anneghino quando il Titanic affonderà. Loro sono colpevoli, ormai di occasioni ne hanno avute: loro devono affondare."

Potrei fermarmi qui a questa citazione di Alberto Bagnai ma, visto che scrivere è un modo per sublimare la rabbia e lo sconforto di vedere ancora una volta la storia ripetersi, con l'Asse riformato al RoBer al quale per fortuna manca il To, perché i giapponesi la storia forse, a colpi di atomiche, l'hanno imparata, aggiungo qualche considerazione personale.

No, non siamo diventati la Bulgaria. Ha votato poco più dei 50% degli aventi diritto. Hanno votato tutti i piddini, gli altri se ne sono sbattuti il belino. Ecco un'altra spiegazione del 40%.
Si è riformata la DC, Achille Lauro e le scarpe, il serpentone. Tutto giusto ma, soprattutto, è tornato il Partito Nazionale Fascista con una S davanti alla F. Per carità, Renzi statista non è nemmeno la diluizione omeopatica di Mussolini ma il meccanismo del suo successo popolare è lo stesso. L'attrazione fatale verso il principio del "lasciamo fare a Lui, che noi ne abbiamo per le palle". La spiegazione del 40% mascherato nel 30% più o meno di previsione, è che gli elettori lo fanno ma poi, da bravi pretonzoli, se ne vergognano, come per la masturbazione e, se glielo chiedono, negano di votare PD.
Che dire, auguri a Matteo Renzi per quando andrà a Berlino a convincere la Merkel. Preparate i megaciotoloni di popcorn perché sarà il cinepanettone del millennio. E auguri anche per quando dovrà applicare l'ERF, il Fiscal Compact, mettere la patrimoniale, la tassa di successione al 40% e finalmente toccare la zoccola dura del suo elettorato. 
Se dopo ci sarà da pisciare su qualche cadavere gli italiani non se lo faranno ripetere due volte. Sappiamo quanto sanno essere crudeli con coloro che la Storia ha sconfitto in vece loro.

Detto dei vincitori, passiamo agli sconfitti. Il significato delle elezioni europee era molto semplice, si trattava di scegliere da che parte stare in base alla opzione di essere pro euro o contro euro, pro Titanic o pro scialuppe. Detto che il PD era il PUDE che vuole restare sul Titanic, assieme alle altre listarelle pilota, Berlusconi e Grillo pagano il fio delle proprie colpe di non essersi proposti come ALTERNATIVA e di aver lasciato da sola la Lega Nord, che almeno un tentativo l'ha fatto e un salvagente lo ha indossato. Credete sia poco ma è un investimento che un giorno pagherà.
Il Gran Bollito paga per primo per non avere avuto neanche la metà delle palle di Marine Le Pen di proporsi come fronte antieuro e anti PUDE, potendo oltretutto portare in dote le televisioni e dopo ciò che gli avevano fatto nel 2011. Ecco cosa significa essere troppo invischiati nei propri sfaceli. Non merita altro che di finire come il Signor Pascale in Dudù. Sarei curiosa di capire se i suoi ex elettori hanno votato Renzi o appartengono soprattutto al Partito Battobelinista. Escludendo che si siano ritirati, dopo un lavaggio sbagliato, nel partito di Alfano, temo che la risposta sia la n° 2.
Grillo e soprattutto il Richelieu in 3D Casaleggio, pagano per essere caduti nella trappola del "annamo, occupamo, menamo". La loro ambiguità sulla battaglia no euro li ha giustamente puniti. Mi auguro che la famosa rete si faccia sentire, e che quelli che nel movimento ci credono li sbattano tutti e due contro il muro delle loro responsabilità. In ogni caso, il M5S, non so quanto inconsapevolmente, ha contribuito a rafforzare il PUDE. Mission accomplished.

La sinistra dell'intellettualencja degli inutili intelligenti può squittire di gioia per mandare il suo cavalluccio rosso di Troika a Bruxelles. Un tocco di carminio sulla tolda non stona e si intonerà con il sangue dei proletari che macchierà l'iceberg.

Queste però erano soprattutto elezioni europee e il risultato di Francia e Regno Unito (chissà unito ancora per quanto) è comunque esaltante. Il segnale alla Germania arriva forte e chiaro ed è il pom-pom-pom-pom di Radio Londra. Se da una parte si è riformato l'Asse, dall'altra non possono mancare gli Alleati e, dopo l'ennesima Pearl Harbor finanziaria, con l'America stufa di pagare per gli errori degli ingordi Kapitalisten, arriveranno anche i marines. Ma non a salvarci, a corporatizzarci nel senso delle Corporation. 
Registriamo infine il fenomeno quasi incomprensibile dei paesi mediterranei (Grecia, Spagna, Portogallo e ovviamente Italia) che, nonostante ciò che gli sta accadendo, dimostrano di voler aderire spontaneamente al progetto Eutanasia. Non diamo la colpa alla maga Circe, forse porci dentro lo sono veramente. Oggi non è tempo di pietà per nessuno.

venerdì 23 maggio 2014

Un voto contro il "grande spazio" nazista


L'euro è la continuazione del nazismo con altri metodi. Senza avere presente questo concetto fondamentale non si può dire di aver capito cosa implichino queste elezioni europee, dal valore più politico di quanto si possa immaginare, altrimenti gli adepti di Bischerology, la grande setta collaborazionista, non si agiterebbero tanto.

Sento già i barriti: "Nazismo???? Ma cosa dici????"
Eppure è così, cari elefanti smemorati e poco effervescenti. "Grande spazio" vi dice niente? Io che sono un po' architetto inside penso subito ad un loft ma leggendo questo articolo stamane mi sono ricordata del Lebensraum, lo spazio vitale nazista, ovvero il progetto di annettere l'Europa al Grande Reich Millenario - dopo averla ripulita dei popoli indegni di appartenervi. Nell'articolo di Gattei è citato un libro: P. Fonzi, "La moneta nel Grande Spazio. La pianificazione nazionalsocialista della integrazione europea 1939-1945", Milano, 2012. 
Cito dalla sua presentazione
"Con l'espressione "grande spazio" si designava negli anni Trenta e Quaranta la struttura che si pensava andasse assumendo l'economia internazionale dopo la crisi del '29: non più un'economia mondiale unitaria ma un sistema di economie regionali comunicanti tra loro. Nell'Europa occupata con le armi dal Terzo Reich questo concetto sembrò divenire realtà. Il libro analizza i piani che la burocrazia e le élite economiche nazionalsocialiste svilupparono a partire dal 1940 per creare una struttura economica centrata sul marco, su cui nel dopoguerra si sarebbe basata l'egemonia politica del Reich sul continente. Il programma di integrazione su cui le maggiori istituzioni si accordarono nel 1940 andò in crisi nel 1941-1943, a causa del caos monetario in cui lo sfruttamento da parte della stessa Germania gettò le economie europee. Infine, con il profilarsi della sconfitta tedesca (1943-1945), le stesse élite pianificarono un dopoguerra in cui la Germania non avrebbe avuto più un ruolo egemone sul continente."
Basta masticare un po' di storia, essere bravi nell'"Aguzzate la vista" della Settimana Enigmistica e saper fare due inferenze finali ed ariecco il deja-vu. Questa storia noi la conosciamo già senza aver mai letto prima questo libro. Come mai?
Non sarà perché, soprattutto la parte sottolineata, sembra descrivere ciò che sta riaccadendo adesso? E non abbiamo forse ritrovato di recente il concetto di Anschluss, che credevamo confinato all'episodio dell'annessione al Reich3 dell'Austria natìa del Fuhrer Adolf Hitler, in quella dei parenti poveri della DDR a seguito della dissoluzione dell'impero sovietico, così ben descritta, nei termini reali di feroce sfruttamento e non di elegia della riunificazione, da Vladimiro Giacchè in "Anschluss"?
E' solo la legge dei corsi e ricorsi storici o la coazione a ripetere e la piromania annessa alla psicosi latente dei tedeschi che li spinge ad appiccare l'incendio all'Europa almeno tre volte in un secolo? Non per essere razzisti e lombrosiani, ma che sia veramente nella loro natura? 

Confesso che, nonostante uno studio accademico approfondito a suo tempo del periodo nazista, la sua componente economica mercantilistica, espressa nei piani Funk e similari, mi era sempre sfuggita, forse perché, parlando di nazionalsocialismo, si preferisce concentrarsi sulle semplificazioni predigerite tipo follia collettiva, "un pazzo che è riuscito a trascinare non si sa come un popolo", "non succederà mai più perché ora hanno capito cos'è stato Auschwitz e ci piangono su tutto il giorno per cui per favore non ricordateglielo". Insomma la mitologia da graphic novel con i cattivi di qua e i buoni di là tipica della riscrittura americana della storia nella variante Marvel Comics, mentre sotto sotto si mettevano in atto le Operazioni Paperclip e chi aveva lucrato sul lavoro schiavistico nei lager e lucrato sui bottini di guerra rimaneva a capo delle maggiori industrie tedesche. Si, sulle prime nell'aftermath volevano pastoralizzarli, ma poi li salvarono perché sarebbero serviti in funzione antisovietica e perché capitalista non mangia capitalista. Non ci aveva visto però così male, diavolo d'un Morgenthau!

Se poi pensiamo a questo articolo di Bazaar pubblicato su Orizzonte48 che scova e riassume egregiamente le radici paneuropeiste del fogno europeo, ovvero il delirio del conte Richard Nikolaus di Coudenhove-Kalergi - il meticcio austrogiapponese - su un mondo di meticci denazionalizzati  e lumpenproletarizzati necessario ad instaurare la dittatura della neoaristocrazia (così lui non si sentirà più Calimero) e uniamo ancora qualche puntino, abbiamo un quadro completo di ciò che nasconde il progetto europeo che siamo chiamati a vidimare domenica. Un progetto esoterico che troppi indizi e recenti accadimenti stanno facendo diventare svergognatamente essoterico e che se ha nella neoaristocrazia dell'1% il vertice di comando, ha nei partiti di sinistra, compresi quelli più di sinistra, come abbiamo visto, il proprio esercito di volonterosi carnefici, per parafrasare Daniel Goldhagen.
Esercito che, per colmo di ironia, candida come suo rappresentante sindacale colui che fu definito kapo da un noto ex statista italiano, nel megacompound di Bruxelles. Fu vera chiaroveggenza, squisita e misconosciuta intuizione politica o la voce dell'idiozia che inconsapevolmente a volte grida le più grandi verità?

Senza la sinistra collaborazionista, che porta in dote al conte Kalergi tre doni preziosi: l'odio post-sessantottino per la borghesia, il ripudio della sua coscienza infelice e l'internazionalismo come lotta a tutti i nazionalismi, la vita del paneuropeismo sarebbe stata molto difficile. Invece è bastato trovare qualche interesse in comune, come la fregola da melting pot e del "semo tutti froci daa globalizzazione", e si è creata una relazione felicissima, seppure contro natura, che va avanti da decenni.

Cito un pensiero di Diego Fusaro: 
"La retorica dell'immigrazione, l'elogio a priori dell'immigrazione ecco un altro punto in cui emerge l'oscena complicità di sinistra e capitale. Non si tratta qui del problema dell'accoglienza dei singoli migranti, che è opera in sé umana e giusta. Si tratta, invece, del macrofenomeno dell'immigrazione che è promossa strutturalmente dal capitale e difesa sovrastrutturalmente dalle sinistre. Il capitale ha bisogno dell'immigrazione per distruggere i diritti sociali e la residua forza organizzativa dei lavoratori. Il capitale mira a renderci tutti come migranti, senza diritti, senza lingua, senza coscienza oppositiva. L'immigrazione è uno strumento della lotta di classe, è lo strumento con cui il capitale uccide diritti sociali e abbassa il costo del lavoro. Chi critica il capitale senza criticare il fenomeno dell'immigrazione è un fesso; proprio come chi critica il fenomeno dell'immigrazione senza criticare il capitale." 
Che differenza c'è tra Licio Gelli che elogia la sofferenza del popolo italiano e la buonanima del compagno della compagna candidata Spinelli che auspicava la shock economy reazionaria perché avrebbe fatto riscoprire la durezza del vivere agli italiani e la suddetta che si candida con Tsipras per difendere l'euro che ne è il piede di porco? "Ma la Spinelli è di sinistra", risponderebbe l'elefante.

Se volete invecchiare in un mondo ingiusto, polarizzato all'estremo tra ricchissimi e poverissimi, dominato dal nazismo senza le svastiche ma con le stelle gialle (a proposito, che orrore il David di Bruxelles che ci si ammanta gridando "Grazie Europa!") e il Quarto Reich affidato alla donnetta con il complesso della parente povera (come il piccolo Adolf) cresciuta nella DDR a pane (poco) e sfruttamento (tanto), potete:

1) Votare la sinistra, ovvero il kapo Schultz attraverso il santone di Bischerology, oppure farvi il bidé rituale votando Tsipras, così potrete dire che non avete vinto perché il mondo è cattivo, reazionario e fascista e potete sempre ritentare;

2) Illudervi di votare un partito di destra liberale scegliendo l'idiota sapiente, il suo Cassio o i Chicago Boys de noantri;

3) Credere di poter cambiare le cose votando un partito rivoluzionario che deve ancora chiedere alla rete se Casaleggio ritenga che sia il caso che un referendum possa, interrogando i meetup e stampandosi la domanda sotto forma di cetriolone Schwanstuck in 3D, decidere se sia il caso di aprire un confronto online sull'uscita dall'euro. (Case study #1 "L'uomo byobblu").

Personalmente ritengo si debbano assolutamente votare gli unici partiti che si oppongono alla distruzione dell'Europa attraverso l'arma dell'euro ed alla sua trasformazione in Lebensraum e in Italia la scelta obbligata, oltre a Fratelli d'Italia, è solo la Lega Nord, candidati Claudio Borghi e Francesca Donato.
La creazione di una forte opposizione in Europa che difenda la storia, lo spirito, la tradizione e la cultura di libertà di questo continente, attraverso il rispetto dei suoi popoli con le loro diversità, che conservi il benessere accumulato in decenni di lavoro e ci renda cittadini veramente liberi e sovrani, è la nostra unica speranza di resistenza. Una resistenza ancora una volta antinazista.


E per chi dice che dai trattati non si può uscire perché....

sabato 17 maggio 2014

Il perché di un voto

Ricevo da Silvia e volentieri pubblico questo appello scritto in collaborazione con Mauro Poggi e altri amici del gruppo dei Dalmata, già ripreso da Carmen su Voci dall'Estero. Credo sia un'ottimo riassunto delle motivazioni che spingeranno persone molto diverse per provenienza politica a raccogliersi attorno ad un progetto comune che ha al centro il bene di questo paese, quindi di tutti noi, che solo un partito ha avuto il coraggio di sposare pubblicamente senza ambiguità e che va per questo premiato e supportato con l'unico strumento democratico che ci rimane, il voto.




PERCHE' NOI – DI SINISTRA – IL 25 MAGGIO VOTIAMO
CLAUDIO BORGHI al Nord Ovest e Centro
FRANCESCA DONATO al Nord Est e Isole
Candidati indipendenti al Parlamento Europeo per la Lega Nord

Questa crisi, la più lunga e profonda dall'Unità d'Italia, non finirà, se non uscendo dall'euro che ne è la causa, riconosciuta da TUTTI gli economisti, e riprendendo la piena sovranità monetaria e l'intervento dello Stato nell'economia, applicando il dettato Costituzionale.

La crisi è dovuta agli squilibri commerciali tra i paesi dell'eurozona, è di DEBITO PRIVATO ESTERO, come riconosciuto da TUTTI, compresa la BCE. L'Irlanda, prima ad essere colpita, aveva debito pubblico al 25% nel 2007, dopo i salvataggi delle banche PRIVATE è ora al 124%.
Chi parla di crisi causata dal debito pubblico ha ben altri interessi che risolverla, e soprattutto non fa gli interessi dell'Italia e degli italiani. Chi parla della corruzione omettendo che questa non incide sulla crescita economica, come provano Cina o la stessa Germania la cui Siemens è stata condannata alla multa più alta della storia per corruzione internazionale, compie la stessa disinformazione di chi ha pagato le rivolte arabe e ucraine per eliminare governi eletti. Chi parla di “mafie” in un contesto di libera circolazione dei capitali, senza controllo, e toglie allo Stato gli strumenti, e le risorse per le forze dell'ordine, non fa gli interessi della società. Chi parla dei costi della politica intende limitare la democrazia in favore dell'oligarchia finanziaria perché i dati relativi al solo 2012 dicono questo:


Nell'eurozona c'è un unico grande creditore, la Germania, che ha prestato sconsideratamente, attuando, nel 2002, una svalutazione competitiva interna (tagliando stipendi e precarizzando il lavoro – le “riforme” - e ha 10 milioni, il 25%, di lavoratori poveri); ha così impedito l'acquisto di merci estere e tenuto bassi i prezzi, e impedito la redistribuzione del reddito tra i suoi cittadini. Anche quest'anno il suo surplus commerciale è di 200 miliardi, a fronte di una crescita economica ridicola (in media 0,63% all'anno), grazie all'euro il cui valore è tenuto basso (per lei) dalle economie fragili degli altri paesi.

L'Italia ha perso il 10% del PIL, il 25% della produzione industriale, il 30% degli investimenti: è una catastrofe, numeri da Paese in guerra. Nonostante questo si chiede allo Stato di ridurre la spesa pubblica, una delle più basse dell'UE, invece di agire a sostegno dell'economia e della vita delle persone come richiederebbe la razionalità economica e come è scritto nella nostra Costituzione. Ricordiamo che il debito pubblico italiano è composto per lo più dagli interessi (3.100 miliardi di €) pagati da tutti noi dal 1981 anno della “indipendenza” della Banca d'Italia dal  Ministero del Tesoro, e successiva privatizzazione del sistema bancario, tutto questo uno dei pilastri dell'UE, fino ad allora lo Stato si finanziava a costo 0. Nonostante la grave crisi gli Italiani hanno pagato, nel 2013, 44 miliardi € al MES, fondo salvastati UE, “salvando” le banche tedesche e francesi che avevano prestato troppo e male ai paesi più in crisi (Grecia, Spagna, Irlanda e Portogallo).
I paesi “bombardati” dall'euro sono: Irlanda, Grecia, Portogallo, Spagna, Cipro, Slovenia, Francia. La Finlandia è in recessione, l'Olanda non garantisce più lo stato sociale, Malta, Belgio sono anch'essi colpiti dalla crisi, l'Austria sta effettuando pesanti salvataggi del sistema bancario con soldi pubblici (la Germania ha speso 300 miliardi € in salvataggi bancari).
In Grecia la crisi ha devastato il Paese, peggio della II Guerra Mondiale: 1/3 della popolazione non ha accesso alla sanità, l'80% dei cittadini di Atene non ha riscaldamento, 700.000 bambini non hanno cibo a sufficienza e accesso alle vaccinazioni, la mortalità neonatale è aumentata del 43%. La Grecia, dopo le “riforme” della Troika (Commissione Europea, BCE e FMI) è ORA tra i paesi “in via di sviluppo”.

Le politiche di austerità prescrivono le “riforme” fallimentari del Fondo Monetario Internazionale: svendita dei beni dello Stato, cioè nostri, privatizzazioni dei servizi e taglio alla spesa pubblica, quindi alla sanità, alle pensioni, alla scuola, taglio agli stipendi, riforme per lo più imposte da regimi totalitari e/o venduti al capitale e alle multinazionali, come quelli di Pinochet, Videla, Menem e Yeltsin. L'euro ha lo stesso ruolo dei golpes: rimodellare le società in senso oligarchico, togliere la ricchezza del 99% (quella di cittadini e Stati) per convogliarla all'1% più ricco.
L'euro è la criminale shock economy della “scuola di Chicago” applicata al continente più ricco e socialmente avanzato, che non avrebbero mai accettato di buttare via lo stato sociale e le tutele frutto di decenni di lotte, insieme ai diritti costituzionali. L'ideologo dell'UE è von Hayek, fondatore della “scuola di Chicago” da cui è partita la riscossa della scuola liberista che vede nello Stato che regola il capitalismo e nelle Costituzioni Democratiche il nemico da abbattere, in nome dell'internazionalismo del capitale che non vuole confini né regole, diventata l'deologia dominante, reazionaria e totalitaria, a cui aderisce chiunque difenda l'euro.

La scienza economica aveva previsto, fin dal 1957, che una moneta unica per paesi così diversi avrebbe condotto a gravi crisi.
TUTTI SAPEVANO, e lo hanno ripetutamente confessato, che le crisi sarebbero state lo strumento per imporci quanto deciso da “loro”: l'abbandono dei diritti Costituzionali, per primo il lavoro, che nei trattati UE è considerato SOLO merce e quindi soggetto alle leggi della domanda e dell'offerta, MAI un diritto da tutelare.
Nel sistema euro l'aggiustamento della competitività tra i diversi paesi passa dalla svalutazione del lavoro e dal taglio degli stipendi, dalla contrazione della domanda interna, per arginare le importazioni, ma che fa fallire le Piccole e Medie Imprese: si elimina così, di fatto, il diritto al lavoro e alla dignità delle persone su cui si incardina la nostra Costituzione. Le PMI sono svantaggiate dal cambio dell'euro troppo alto - o sono cannibalizzate attraverso il partneriato finanziario. Nel resto del mondo l'aggiustamento della competitività passa dal riallineamento del cambio rispetto alle altre valute secondo la legge della domanda e dell'offerta.

L'UE è nata per favorire la finanza e le multinazionali, ci sono 15.000 lobbisti registrati a Bruxelles (oltre a quelli non registrati): la lotta contro l'euro è quella dei piccoli contro i grandi e l'UE NON è riformabile: per cambiare i trattati ci vuole l'impossibile unanimità di 28 Paesi.

L'art. 11 della nostra Costituzione “consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia tra le Nazioni”: NON parla di “cessione” della sovranità, che appartiene PER INTERO al popolo, compresa quella economica e monetaria, ma soltanto delle “limitazioni” (e in parità con gli altri Stati, mentre la Germania ha assunto il ruolo di comando dell'eurozona), e solo per assicurare pace e giustizia TRA le nazioni, cioé un maggiore benessere, cosa che in eurozona non c'è, e non ci sarà mai, perché il pilastro dei trattati UE NON è la cooperazione/solidarietà tra le Nazioni per il maggior benessere, ma la competizione e il mantenimento del valore della moneta attraverso la svalutazione del lavoro.

Se non ci facciamo sentire niente li fermerà: oltre alla svendita del patrimonio dello Stato, alla svendita delle grandi aziende strategiche come ENI, ENEL e FINMECCANICA a gruppi stranieri,   alla delocalizzazione, alla deindustrializzazione dell'Italia, sono pronti l'ERF: lo Stato sarà pignorato delle tasse riscosse e dovrà dare i suoi beni in garanzia del debito pubblico, e il TTIP, accordo di libero scambio con gli USA la cui trattativa è tenuta segreta dalla UE, ma se funzionerà come gli accordi con l'America Latina, significa che le multinazionali imporranno la privatizzazione di servizi come l'acqua e la sanità, le pensioni, il peggioramento delle regole del lavoro, portando a giudizio in arbitrati internazionali gli Stati stessi: l'Argentina è stata condannata a pagare un miliardo di dollari alle multinazionali per NON aver privatizzato l'acqua.

E' ora di dire BASTA a questo immenso trasferimento di ricchezza all'1%. Il tributo di vite umane è troppo alto, si susseguono i suicidi, censurati dall'informazione, acquisita in toto dall'oligarchia, e megafono di politici asserviti che ripetono che non si può uscire dall'euro. Possiamo scegliere di non essere schiavi, prima che il processo di distruzione dell'economia divenga irreversibili.

Di questa analisi non c'è traccia nelle formazioni elettorali della cosiddetta sinistra, che si condanna all'irrilevanza e ci condanna all'indigenza.
Non ce n'è traccia neanche tra quelli che poco più di dieci anni fa hanno preso (o fatto prendere) delle manganellate per lottare contro il neoliberismo e la globalizzazione di cui l'euro è la faccia assunta in Europa.
In tempi "normali" saremmo lontani politicamente dalla Lega Nord, e dal professor Borghi a cui siamo grati per questa battaglia, oggi sono gli unici che presentano il problema per quello che è, e soluzioni che nel '900 sarebbero state considerate tranquillamente di sinistra: Banca Centrale pubblica dipendente dal Ministero del Tesoro, indicizzazione dei salari, difesa del patrimonio industriale e produttivo del Paese, difesa del diritto al lavoro e della DEMOCRAZIA.
                                   
                             
                              Un gruppo di cittadini “di sinistra”



Per maggiori informazioni: su Bastaeuro.org il libretto informativo di Claudio Borghi
Blog: Goofynomics, Orizzonte48, Voci dall'Estero, Voci dalla Germania
Libri: Alberto Bagnai: "Il tramonto dell'euro"
          Vladimiro Giacché: "Anschluss"
          Antonio Maria Rinaldi: "Europa Kaputt"
          Luciano Barra Caracciolo: "Euro e (o?) democrazia costituzionale"

          Naomi Klein: "Shock economy"

mercoledì 14 maggio 2014

Gli italiani e la neuro

La Repubblica sta chiedendo a coloro che la leggono la loro opinione sull'euro e lo fa in maniera obiettiva, precisa e rigorosamente scientifica. Infatti l'indagine, che per fortuna ammettono non avere valore statistico, è stata commissionata al CEIS di Tor Vergata. Una nota afferma che i risultati saranno analizzati e commentati dal giornale. Mi sono divertita a rispondere alle domande e potete immaginare come.

Visto che appartengo alla scuola di Tor Bellamonaca e Torpignattara, dove insegnano che le domande di un'indagine devono evitare il bias della desiderabilità sociale, ovvero non bisogna suggerire le risposte al soggetto, vorrei permettermi di commentare queste domande. 

Se osservate la prima domanda con il primo set di risposte, notate subito che gli vantaggi dell'adesione alla moneta unica elencati sono quattro e gli svantaggi solo tre. Anche un bambino dell'asilo capirebbe che si vuole suggerire che l'euro ha portato più vantaggi che svantaggi. 

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Lascio a chi è più esperto di me commentare eventualmente la questione della riduzione dei tassi di interessi, ma non vi pare, sempre a lume di naso, che si siano scandalosamente sottostimati gli svantaggi, che pure sono sotto gli occhi di tutti, per giunta citando una "perdita di sovranità monetaria" che rappresenta per il lettore medio una questione puramente astratta? E l'ossessiva ripetizione della parola "riduzione" nel set di risposte sui vantaggi, non fa venire in mente qualcosa di desiderabile, per esempio la riduzione del giro vita in previsione della prova costume?

Passiamo alla domanda cruciale:

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Leggete bene. "Opportunità di rimanere" e "conseguenze dell'uscita". Conseguenze ha connotazione negativa, opportunità ha segno positivo. Le conseguenze sono relative all'uscita, non alla permanenza nell'euro. Tra le opportunità di rimanere non vi è, ad esempio, un "si, perché..." ma tanti "si, ma solo se". La cosa buffa è che i "solo se" elencati rappresentano precondizioni che è quasi impossibile possano essere soddisfatte nemmeno in parte e non si dice ovviamente per colpa di chi. 
Notate anche che non è prevista la cancellazione del Patto di Stabilità ma solo la sua riforma. La questione dei trasferimenti è un tantino più complessa della sua riduzione all'esempio del sussidio di disoccupazione. Trasferimento, in un'area valutaria ottimale, significa che la Germania, per ovviare agli squilibri tra paesi del nord e della periferia, dovrebbe rinunciare a parte dei suoi vantaggi di surplus  mettendo direttamente mano al portafogli. Figuriamoci!
L'idea della garanzia sul debito esiste già, è l'ERF, ed essendo una sorta di "Oro al Reich" è quasi peggio del Fiscal Compact. La svalutazione dell'euro non si capisce che c'entri, visto che riguarderebbe solo gli scambi tra l'eurozona e il resto del mondo e non gli scambi tra i paesi che adottano l'euro. La solita confusione tra svalutazione ed inflazione, per caso?

Tra le conseguenze- sempre sei contro sette - si dà fuoco alle polveri del "Daje a Ride". La solita collezione di cazzate. Se togliamo "la maggiore crescita dell'economia per effetto della svalutazione che rende più competitive le nostre esportazioni", che ha valenza percettiva positiva, e la maggiore flessibilità di spesa pubblica che però eccita solo i keynesiani,  il resto sono tutte mezze catastrofi: i mutui, la corsa agli sportelli. C'è però una perla assoluta: "Riduzione del potere di acquisto dei salari per effetto dell'inflazione causata dalla svalutazione."

Ripeto:

"Riduzione del potere di acquisto dei salari per effetto dell'inflazione causata dalla svalutazione."

Come definire chi ancora confonde un fenomeno legato agli scambi con l'esterno come la svalutazione con l'inflazione, che è fenomeno interno legato alla legge della domanda e dell'offerta? Come spiegano che adesso, con una bassissima inflazione e una moneta sopravvalutata assistiamo alle peggiore caduta del potere di acquisto a memoria d'uomo? Meno male che lo premettono che quest'indagine "non ha valore statistico".

Altra domanda, le scelte d'investimento. Io per divertirmi ho messo che, dopo l'uscita, avrei investito soprattutto in nuove pesetas e nuove dracme. Chissà se anche i mercati non sarebbero più interessati  a scommettere su paesi finalmente liberati dal vincolo esterno e in grado di ritornare competitivi?
Il marco invece si troverebbe automaticamente rivalutato rispetto alle altre monete. E, come ha ammesso Ska Keller, i prodotti tedeschi diventerebbero carissimi e nessuno li comprerebbe più.. I nostri, invece... Vedi che la svalutazione non è quella cosa orribile, se non abiti a Berlino?

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Vi lascio alla libera interpretazione e commento della domanda finale. Si ignora la sua utilità e soprattutto la sua attinenza con la situazione attuale, ma forse un tocco di surrealismo alla Dalì  non stonava. Oltre che un'altra spintarella verso il pensiero unico.

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Infine, secondo voi, visto anche quel "il totale delle percentuali ezzere 100" sotto alla domanda sugli investimenti, chi l'avrà scritto questo sondaggio? Per caso un tedesco, visto che non si parla di BOT ed altri titoli italiani?


mercoledì 7 maggio 2014

A volte confessano


Ieri sera ho guardato l'immondo Ballarò dell'Uomo che ride, che di solito evito, solo per vedere Tsipras, immaginando che questo nerboruto acheo avrebbe fatto strame della marmaglia piddina al grido di "Questa è Spartaaaa!"

Macché, lo hanno schiaffato con il Partenone sullo sfondo per farci capire che parlava dalla Grecia, se no non ci saremmo mai arrivati, gli hanno dato un simultaneista che invece del greco probabilmente gli si rivolgeva in bergamasco antico, visto che non capiva le domande; è riuscito solo un attimo a dare l'impressione di essere contro l'austerità ed a quel punto Floris, credendo che fosse anche contro l'euro (lo rassicuriamo, l'acheo è dei loro), gli ha immediatamente tolto la parola passandola ad altre ben più autorevoli personalità politiche come la Bonafé. Un trattamento demmerda che il povero Alexis non si meritava, dopotutto. Già la Spinelli è un pain in the ass, figuriamoci il resto della combriccola della sinistra italiana che è costretto ultimamente a frequentare. Son cose brutte.

Sbrigata la pratica greca si è giunti a parlare di euroexit (grazie a Francesca Donato) e qui è accaduto 'o miracolo. La deputata verde tedesca Ska Keller, Ska come un genere musicale famoso negli anni '80, alla domanda sulle conseguenze dell'uscita dall'euro ha detto, papale papale, che rinunciando all'euro in Germania si perderebbero moltissimi posti di lavoro nel settore dell'export, perché nessuno più comprerebbe i prodotti tedeschi diventati carissimi. Quod erat demonstrandum.
Oh, benedetta ragazza, da quant'è che noi lo diciamo, venendo regolarmente derisi dalla marmaglia, che la nostra classe dirigente fa gli interessi della Germania e non dell'Italia. Meno male che è arrivata l'omina verde a dirlo in TV su TelePUDE. Floris l'ha zittita prontamente à la Tsipras con la scusa dei tanti ospiti ma ormai l'omelette era fatta ed avevano tutti sentito.
Ribadisco il concetto: uscendo dall'euro la Germania è fottuta, c'est foutu, ist alles futsch, it is fucked up. Ormai è cassazione.
One step beyond!


giovedì 1 maggio 2014

Il nome dell'euro e la regola debenedettina


Ho sempre avuto un grande interesse per l'anatomopatologia, e  la psicologia, in fondo, è pur sempre il rimuovere strati di esperienze, putridume e sangue per giungere ad identificare la causa di una sofferenza.
Ecco, questa vocazione alle dissezione ed allo studio dei reperti ultimamente  lo proietto sull'analisi dei testi, soprattutto quelli di propaganda, che sono i più interessanti perché nascondono un metasignificato, si lasciano sfuggire indizi che ne rivelano gli intenti eso ed essoterici e perché vi si possono riconoscere e studiare tutte le forme di vita che assumono la menzogna e la partigianeria.
A volte certi testi vengono a sdraiarsi spontaneamente sul mio tavolo autoptico. E' il caso di questa gemma pubblicata sull'Espresso, rivista una volta incendiaria ed ora gloriosamente pompiera e pompqualcos'altro.


Trattando di euro e uscendo a poche settimane dalle elezioni è un articolo pour épater le piddin. Stupire e scandalizzare il piddino ricordandogli sempre, tra le righe del pentacologramma, chi sono i buoni e chi sono i cattivi nel suo piccolo mondo antico, così da caricargli la molla dietro la schiena e mandarlo giulivo a combattere contro i nemici dei lavoratori (risate registrate in sottofondo).

Dopo il celebre articolo sulle proprietà all'estero dell'autista di Beppe Grillo, che ancora turba le nostre notti, l'E ci riprova con la tesina per l'esame d'ammissione nel club dei volonterosi difensori dell'euro in vista delle elezioni europee del giornalista Vittorio Malagutti.
Il candidato si è impegnato perché nell'articolo ha usato ripetutamente le giuste parole chiave che creano l'atmosfera e riportano al senso del sacro, facendo capire quanto sia importante e appunto sacra la posta in gioco contro l'eresia dei dolciniani di Pescara: crociata, crociato, crociati, totem, predicatori, vangelo, testo sacro, guru. Se leggete l'articolo al contrario, però, si sente una voce dire che i veri crociati che libereranno il santo sepolcro dell'euro defunto dopo aver sconfitto gli infedeli, sono i proeuro, dei quali l'E si è fatto gazzetta ufficiale.

Poteva essere la grande occasione per finalmente smascherare la turpe infamia, visto che, come ci ha ricordato ieri sera Cofferati, alla vigilia del 1° Maggio: "Nel 1992 l'Italia si è salvata grazie all'ingresso in Europa". Poteva essere il momento giusto per ribattere e smontare una per una le menzogne propalate dai testi di economia del primo anno ma il ragazzo non si è impegnato a sufficienza. Il risultato è deludente.
I didn't expect a kind of Spanish Inquisition, ma si ha l'impressione che la battaglia dialettica venga combattuta dai gloriosi reparti dei Calzini Azzurri più che dalla Brigata Pulitzer e con catapulte caricate a letame, più che con le spade dei Cavalieri del Santo Sepolcro. Bisognava dare una bella ripassata a Bagnai, Borghi, Rinaldi, Donato, Galloni e tutti gli eretici, al traditore di classe Bol-kens-teen, e invece ne è uscito fuori una rapportino di attenzionamento che rimane impresso soprattutto per questo fenomenale e surreale passaggio (sta parlando di Claudio Borghi):

"Laureato nel 2000, a 30 anni, con una tesi sul trading di Borsa, il crociato lumbard insegna all’Università Cattolica di Milano grazie a un contratto temporaneo di docenza. Le sue materie sono “Economia degli intermediari finanziari” ed “Economia dell’arte”. E l’euro che c’entra? Niente."
Sublime. Nel meraviglioso mondo degli amanuensi dell'abbazia debenedettina le opere d'arte in Italia si acquistano forse pagandole in rupie o in natura? E poi, già, cosa c'entra l'euro con la finanza e le sue intermediazioni?

Io so perché il nostro Malagutti ha fallito e il risultato del compito è un manualetto raffazzonato sull'uso della fallacia a scopo propagandistico.
Può essere che non fosse convinto di ciò che scriveva?
Infatti, maledetta passione per le autopsie e maledetta rete che nulla dimentica. Ecco cosa scriveva il nostro Vittorio nel settembre del 2011, riguardo all'euro:
"Il fatto di avere una moneta unica ma tante politiche economiche fiscali diverse, è sicuramente una debolezza per la costituzione dell'Euro, peraltro era stata segnalata da molti osservatori già quando l'Euro è stato fatto, purtroppo si pensava che in uno scenario di crescita economica, di liquidità abbondante, queste differenze potessero essere in qualche modo gestite e evitare tra di loro, purtroppo lo scenario si è evoluto in un modo ben diverso e quindi queste differenze non sono solo state in qualche modo appianate, ma si sono esasperate nel corso degli anni, adesso ci troviamo con una Banca Centrale Europea che non è in grado più di gestire le diverse situazioni economiche e fiscali dei vari paesi. Il sogno dell'Euro non so se è finito, ma è diventato sicuramente un incubo, poi vediamo quando ci svegliamo cosa succede!" ("L'euro adesso è un incubo - intervista a Vittorio Malagutti", 12 settembre 2011, qui in forma più leggibile). 
Preferite ascoltarlo? Ecce video.




Per carità, tutti possiamo cambiare idea, capita di ricredersi sulle persone e sulle cose (a me capita continuamente e questo blog lo dimostra nei sui archivi) però, forse, c'è un limite anche alla grandezza delle bugie che, ripetendole, si vuol far diventare verità. 

"Stat euro pristina nomine, nomina nuda tenemus" 


lunedì 28 aprile 2014

Contro l'euro, con convinzione e senza rimpianti, e per l'Italia



"I migranti oggi sono l'elemento umano, l'avanguardia di questa globalizzazione e ci offrono uno stile di vita che presto sarà lo stile di vita per moltissimi di noi."

Le elezioni europee, se non sono le politiche, ne sono un'ottima imitazione.  E, per quanto mi riguarda, le europee di quest'anno sono più politiche di quanto si possa immaginare. Forse ancora più politiche delle politiche, se mi perdonate il gioco di parole. Spiego subito il perché e mi scuso se la premessa ad una dichiarazione di voto sarà un po' lunga.

Prima che deflagrasse la crisi ci potevamo permettere il lusso di mandare all'Europarlamento dei pupi variopinti a far finta di governare l'Europa in base a puri ideali e riconoscendoci nelle varie sfumature politiche di questi ideali. Se eravamo di destra o di sinistra si votava in base a queste etichette identitarie. L'Europa non era certamente cosa da tagliarcisi le vene, né da consumarcisi le meningi, era semplicemente carino mandare i vessilli e i tamburini delle nostre contrade al Palio di Bruxelles. La politica era altra faccenda, era una questione interna, l'Europa era una cosa in più, un diversivo.

Dal 2008 in poi tutto è cambiato. Il terremoto dello shock del debito ha fatto crollare l'intera architettura dell'Europa facendoci scoprire che i sontuosi ponti e palazzi con i quali il Grande Architetto aveva voluto ornare le banconote della moneta unica erano più pericolanti delle villette abusive costruite con cemento depotenziato.
Nel 2011 ci siamo accorti improvvisamente che non eravamo più padroni in casa nostra, che quell'Europa dei pupi stava governandoci per conto terzi, spazzando via governi molesti ma pur sempre eletti da noi, immischiandosi nei nostri affari, facendoci i conti in tasca, contandoci i maccheroni in bocca, mettendo in discussione il nostro stile di vita, il nostro benessere acquisito in decenni di duro lavoro e sacrifici, le nostre capacità, i nostri talenti e trattandoci come Untermenschen (il tedesco non è casuale) o bambini deficienti da rieducare alla durezza del vivere.

E' stato in quel periodo che chi voleva informarsi del perché l'Europa stava interessandosi così pesantemente e così insistentemente a noi ha potuto scoprire quale fosse il motivo di tale intrusione ed il perché di quella sensazione sgradevole che giorno dopo giorno provavamo di occupazione da parte di un governo di collaborazionisti del nemico, quasi di invasione aliena.
Chi scrive e tanti altri come me che avevano vissuto fino a quel momento nell'ignoranza economica e giuridica più completa, crogiolandosi nella democrazia data per scontata, hanno potuto aprire gli occhi grazie al lavoro di Alberto Bagnai, Claudio Borghi, Antonio Maria Rinaldi, Luciano Barra Caracciolo  - ed altri ma soprattutto loro  - che hanno fatto della divulgazione dei veri motivi della crisi economica, al di là delle menzogne della propaganda dei media, una vera e propria missione, sia detto senza paura di cadere nella retorica.

Grazie a loro abbiamo scoperto che il mezzo per dominarci in quel modo così umiliante non era altro che l'euro, la moneta unica che, la teoria economica e proprio quella neoliberista insegnava ed insegna, non deve mai essere applicata ad un'area disomogenea come un'unione di paesi sovrani senza aver prima stabilito un governo e regole comuni perché altrimenti si dà la possibilità ad un paese forte, in grado cioè di farsi le regole su misura, di dominare gli altri e, per esempio, eliminare pericolosi concorrenti economici attraverso il vincolo della fissità del cambio. Era già successo in Argentina con il dollaro negli anni 90 e, ancora una volta, la teoria dell'OCA, applicata al contrario, stava diventando un'arma di distruzione economica al servizio del capitalismo assoluto.
Infatti, nelle immagini della Grecia umiliata, offesa e ridotta alla fame, stiamo ormai riconoscendo i segni inconfondibili di quella shock economy descritta da Naomi Klein in quello che sta rivelandosi uno dei testi più importanti di quest'inizio di millennio.
Ciò che, negli ultimi quarant'anni, aveva cancellato diritti acquisiti, allargato a dismisura la forbice tra l'1 e il 99% della popolazione, permesso la pretesa del primato delle élites e distrutto secoli di conquiste sociali fino a minare il concetto stesso di democrazia, dal Sudamerica all'Asia, era infine giunto a conquistarci. L'ultima tappa di un trionfante tour mondiale.

L'Europa dei morituri per Maastricht e degli inni alla gioia (ma che te ridi?) non esisteva, era solo un guscio pieno di retorica pelosa, l'europarlamento era solo la scenografia per una messinscena, quella che permetteva alla Germania - il paese dominante della situazione - di riprovarci per la terza volta in cent'anni a ridurre il resto del continente ad un'ammasso di nazioni immiserite a lei asservite.  E' la coazione al mercantilismo. Non è colpa loro, li hanno disegnati così.
Se l'euro era stato un errore ed era noto da decenni che,  alla prima grave crisi periodica, sarebbe finita così, se lo avevano fatto comunque c'era una sola spiegazione: la cosa era stata voluta.
L'Europa era stata costruita in maniera tale da permettere il dominio di alcuni paesi sugli altri, con la finanza ormai degenerata in neoplasia che avrebbe potuto speculare sui destini di paesi interi decidendo chi doveva crepare e chi no, ed eravamo in guerra economica, uno contro l'altro, senza saperlo. Alla faccia dei Nobel per la Pace. Quegli zuzzurelloni degli americani con i loro mutui subprime avevano fatto saltare tutto e, per lo meno, ora si giocava allo scoperto.

Dopo anni, grazie all'opera di divulgazione dei succitati volonterosi e attraverso comitati, congressi, blog, libri, video, film, programmi televisivi e quant'altro, si è riusciti a far conoscere il problema euro, ad esporlo nudo sul tavolo autoptico. E' stato finalmente fatto in Italia ciò che già si stava facendo, in ambito accademico e non, in tutta Europa, soprattutto nei paesi colpiti più duramente dalla crisi, ma perfino nella Germania che credeva di avvantaggiarsi solamente dalla moneta unica e non è escluso potrebbe paradossalmente essere quella che dovrà uscirne per prima per salvare capra e crauti.
Dal lavoro instancabile di informazione di questi esperti al servizio della conoscenza è nata una parola nuova: euroscetticismo.
In Europa sono sorti partiti che mettono in discussione l'euro e che per comodità di etichettatura chiamiamo antieuro o appunto euroscettici, come l'AfD in Germania.
In Gran Bretagna Nigel Farage con il suo Ukip che addirittura vorrebbe far uscire il Regno Unito dall'Unione Europea (seppure l'UK non sia nell'euro, anche grazie alla Thatcher) è attualmente nei sondaggi il primo partito. Ovviamente la stampa di espressione debenedettina lo chiama "il Grillo di Londra".
In Francia Marine Le Pen mette al primo posto del programma del Front National l'uscita dall'euro e la ridefinizione delle regole europee, accingendosi anch'ella ad ottenere un grande successo elettorale.
Sull'onda delle disgrazie patite dai paesi dell'eurozona, altre nazioni stanno rivedendo in tutta fretta i loro piani di ingresso ed altre persevereranno nell'orgoglio di non esserci mai volute entrare, avendo avuto pienamente ragione.

E in Italia? Spiegare cose che richiedono un minimo di ragionamento a gente tenuta volutamente nell'ignoranza o tutt'al più nutrita con le pappine predigerite della televisione è tecnica sopraffina, non è da tutti. Se poi tra queste tabule rase da alfabetizzare vi sono i politici l'impresa può sembrare senza speranza. Non parliamo poi se i politici sono dei somari, o ragionano in malafede perché sono ignoranti a comando - sono pur sempre dei pupi, ricordate? e fingono di non capire.
Qui sta il merito principale di Alberto, Claudio, Antonio e Luciano nell'aver non solo fatto capire il problema ad un pubblico sempre più vasto, di avere animato e tenuto vivo il dibattito, oltretutto lottando contro un pensiero unico dominante che era espressione di quello che è stato definito il PUDE, il Partito Unico dell'Euro, dotato di una fenomenale macchina di propaganda dotata di tutti gli accessori di mistificazione e menzogna, ma di avere finalmente trovato chi pare aver compreso la gravità del problema e delle conseguenze che colpiranno tutti noi se non vi si porrà rimedio.

Perché, parliamoci chiaro, qui non è in ballo la vittoria del proprio partito al Palio e il portarsi a casa la porchetta arrosto o almeno il pupazzone di peluche di consolazione. Non è il momento di fare distinguo e mettersi a discutere se la porta tagliafuoco dalla quale fuggire deve stare a sinistra perché quella a destra no, non sta bene, come insiste ad incaponirsi da anni il sinistrume economico.
Qui è in ballo la nostra vita. Sono in gioco i nostri interessi, le nostre proprietà, i nostri diritti, Il nostro lavoro, minacciato dai job-acts dei mezzi toscani ricopiati con la carta-carbone dalle leggi Hartz tedesche - perché anche i tedeschi, come l'altra volta, stanno pagando un prezzo alto al Reich, con l'Anschluss interno e la deflazione salariale.
Da noi c'è gente che si ammazza, migliaia di esodati, disoccupati, licenziati, giovani senza futuro e pensionati che stanno vivendo una vita di pura merda. La classe produttiva, dagli imprenditori ai loro operai, è minacciata di estinzione. Il destino della classe media previsto dalla dittatura del debito non è l'incremento del suo benessere ma una drammatica retrocessione nel Lumpenproletariat.
Si sta mettendo in discussione la democrazia, con ciò che ne resta affidato ad una serie di governi non eletti ma nominati da pseudosovrani, che si susseguono con l'unico scopo di portare avanti un'agenda da proconsoli di una provincia, anzi un Land, dell'impero. E' in gioco anche l'identità nazionale, non solo il concetto di patria che non ha mai avuto molta fortuna in Italia perché quando l'Italia è stata fatta non si sono fatti gli italiani. Tra parentesi, questa volta potrebbe essere la volta buona, chissà.

Trovare un partito che si schierasse apertamente contro l'euro e il dispotismo eurocratico anche in Italia non è stato facile.
Chi siano i collaborazionisti è chiaro. E' in primo luogo il Partito Democratico, il famigerato serpentone metamorfico, che considera valide solo le elezioni dei suoi segretari e scherani da parte della propria base. Le chiamano primarie ma sono anche ultimarie, perché sta diventando l'unica forma di consenso popolare che ancora tollerino e chissà ancora per quanto.
Berlusconi, che pure ci ha rimesso le penne da premier a causa delle attenzioni dell'Europa e di quell'agenzia di recupero crediti per conto delle banche tedesche che è la BCE, oltre ad essere politicamente finito non riesce a fare altro che la stampella al PD assieme agli altri partiti frattaglia del PUDE. Non capisce e non vuole capire anche se c'è chi ha tentato in tutti i modi di farglielo capire. Pazienza. Del resto, se non sono in ballo i suoi interessi personali, non è che si possa pretendere più di tanto da lui. Si sapeva.

Dalla parte delle opposizioni, il Movimento Cinque Stelle, caratterizzato da una base anche vogliosa di imparare e bravina, ha però un'altezza che crede di aver già imparato tutto e che alla fine fa come cavolo le pare, infischiandosene della base, quindi farnetica di referendum impossibili e, per bocca del suo manager capellone, si rifiuta di prendere in considerazione l'uscita dall'euro.
Vede, Casaleggio, in questi foschi momenti, la parola d'ordine per salvarsi è "fuori dall'euro", non "Pippo". Chi non la conosce finisce nel tritacarne della storia. Pazienza. Aver mandato i vostri in Parlamento a far schiumare di rabbia il PD è valso il biglietto. Speravamo che avreste capito anche il resto. Non lo volete fare. Grazie di tutto. Per il resto, faremo loro sapere. Chiamiamo noi.

Vorrei spendere un paio di parole in più sulla sinistra, che ho lasciato al suo destino da tempo e che ogni giorno meno rimpiango. Intendo quella specie di sinistra che occupa la sedia a sinistra del PD, ovvero dell'avanguardia della reazione.
L'altra sera ho visto uno spettacolo tristissimo. La Barbara Spinelli, quella che, per far finta che esista una sinistra antagonista all'eurocrazia, manda avanti il greco che non ha niente da perdere e che è venuto a candidarsi qua perché al suo paese, difendendo ancora e comunque l'euro, probabilmente je menerebbero.
L'operazione Tsipras, rappresentata in televisione dalla compagna di colui che propugnava la riscoperta per noi della durezza del vivere è forse il punto più basso, la fossa delle Marianne della sinistra. Mi ricorda quelle infernali graticole elettriche che d'estate servono a friggere gli insetti molesti, attirati dalla loro luce. Infatti ci stanno cascando tutti, soprattutto gli intellettuali, gli ex ragazzi e ragazze immagine della sinistra, gli scrittori, i chitarrosi di partito, i punkamminkia di sessant'anni e quelli tanto ma tanto democratici.
C'è poi SEL, che se possibile, ma per la sinistra ormai nulla è impossibile, è ancora peggio. Ricordate la citazione all'inizio, quella sui migranti e lo stile di vita? Appartiene a Laura Boldrini, quella della ghigliottina. Eccovi il video.

 

La riscrivo così vi si imprime meglio nella memoria: 
"I migranti oggi sono l'elemento umano, l'avanguardia di questa globalizzazione e ci offrono uno stile di vita che presto sarà lo stile di vita per moltissimi di noi."


"Per moltissimi di noi". Non dice che sarà lo stile di vita di tutti noi, ovvero lei compresa, ma di moltissimi di noi, cioè di voi. Capito? Voi farete la fine dei migranti, ovvero sarete dei disperati, e lei vivrà su Elysium.
E' lo stesso tono delle funzionarie messe a governatrici dei paesi conquistati dalle guerre imperiali e non vi meravigli che una messa lì dalla sinistra elogi a quel modo la globalizzazione, ovvero il capitalismo unchained, anzi, il capitalesimo. E' l'internazionalsocialismo la loro nuova mutazione.

Ecco, dichiarando il mio prossimo voto alle europee per la Lega Nord, l'unico partito - assieme a Fratelli d'Italia - che ha avuto l'umiltà di studiare assieme a noi e a capire, grazie soprattutto alla buona volontà di Matteo Salvini, che ha imparato la parola d'ordine, dichiaro altresì che lo farò senza alcun rimpianto del tipo "avrei preferito che ci fosse arrivato un altro partito". E questo è l'unico punto di dissenso che ho trovato nella bella dichiarazione di voto di Alberto Bagnai a favore di Claudio Borghi che sottoscrivo. Se la sinistra ci fosse arrivata a capire la questione euro non sarebbe stata sinistra. Ripeto, loro sono il Partito Internazista. Una Boldrini che dice quelle cose, che esprime una tale coscienza elitaria, ultraclassista ed autorazzista ormai è immaginabile solo a sinistra. Che non sia più solo un problema di PD che ha perso la testa lo dimostrano le miserie di SEL e gli effetti del TroikaHeuroCannabinolo (copyright IstitutoPUDE) delle Spinelli. Pazienza, finiranno nel tritacarne storico con i grilli. Il macinato sarà più saporito.
Aggiungo che se Salvini non ci tradirà e sarà disposto a vincere questa battaglia tutti assieme, facendo prima l'Italia sovrana e permettendole di risollevarsi e poi discutendo pure di autonomie, senza più discorsi su terroni ed altro, potrà contare sul mio sostegno anche in futuro. Ecco perché la mia scelta è assolutamente politica. E ribadisco che se fossi francese o inglese voterei Marine Le Pen o Nigel Farage senza indugi.

Sostengo quindi anch'io la candidatura di Claudio Borghi, se non altro per riconoscenza verso colui che ha contribuito con i suoi storify, video e articoli ad aprirmi gli occhi e, non potendolo votare direttamente, appartenendo ad un altro collegio, voterò molto volentieri Francesca Donato, non perché dddonna ma perché brava, tenace ed altra instancabile animatrice del dibattito sull'euro. Sono felice di poter appoggiare e votare persone che conosco, non ancora personalmente purtroppo ma attraverso il loro lavoro che seguo ormai da anni. 
E' tutto. Così è se vi piace. Astenersi maldipancisti e distinguaroli, usceri da sinistra e cagacazzi dei vari Fronti Popolari di Giudea. Qui si salva l'Italia o si muore.

giovedì 24 aprile 2014

25 Aprile a Malebolge




Questo articolo del "Fatto Quotidiano" di ieri, segnalatomi su Twitter, è da leggere tutto, perché merita. E' un momento di vertigine assoluta. Un'ebbrezza da fatina verde con punte di surrealismo al laudano. 

No, scusate, perché vorrei capire. Soprattutto dove sarebbe la provocazione.
La Lega Nord sta girando l'Italia con il "Basta€uro Tour" con l'intento di far conoscere agli italiani le motivazioni con le quali sempre più numerosi economisti, inclusi diversi premi Nobel, uomini politici e giuristi sono giunti alla conclusione che la moneta unica è ciò che sta uccidendo la nostra economia e quelle dei paesi del Sud Europa. Uno dei primi e più attivi divulgatori da anni di questo pensiero che auspica la riappropriazione della sovranità monetaria e il rifiuto dei trattati capestro imposti da un'Europa sempre più squilibrata a vantaggio della Germania e a scapito degli altri paesi, è Claudio Borghi Aquilini, candidato appunto per la Lega Nord nel Nord-Ovest ed esponente del "Movimento di Solidarietà Europea"
E' capitato che una delle tappe del tour capitasse il 25 aprile a Reggio Emilia, tutto qui. 

Qual è il problema, compagni? L'invasione del territorio? La bestemmia contro una delle vacche sacre della sinistra: l'Europa e il suo figlio deforme, l'euro? E quando è stato che siete passati dal mito della Resistenza alla mitologia monetarista? Cosa vi rode, il fatto che la destra abbia capito e la sinistra no? Capisco.
No, credo che il punto sia ancora più semplice. E' il noi contro voi, la coazione alla contrapposizione, la guerra che non è mai finita, il giapponese nella giungla. La manifestazione e l'automatismo della contromanifestazione. Il 25 aprile inoltre - assieme all'ormai quasi grottesco Primo Maggio, festa di un lavoro che non c'è più,  non è solo la celebrazione della liberazione dal nazifascismo ma un momento di autocoscienza, durante il quale, inesplicabilmente, il popolo di sinistra si sente ancora vivo, nonostante sia morto da anni. Volete disturbare questa preziosa autoterapia di gruppo insinuando il dubbio che il bonaccione bolognese abbia venduto l'Italia per ancor meno di un piatto di lenticchie? Che la sinistra sia l'esecutore materiale di un crimine contro l'umanità e della più grande operazione di ridistribuzione verso l'alto della ricchezza?

Non mi sono meravigliata che, ancora una volta, si trovi in Emilia il wormhole che permette di passare da quella che conosciamo ad un'altra dimensione dove i centri sociali e ciò che resta dei partigiani stanno sorprendentemente seppure in maniera inconsapevole, dalla parte dell'euronazismo ordoliberista delle élites.
Sono le regioni rosse che hanno giocato per decenni con il bubbolino del comunismo nell'unico belpaese, campando di rendita grazie alle lotte del passato ed al ruolo imprescindibile del welfare socialdemocratico keynesiano, ovvero la magnanimità padronale come conseguenza dell'allora minaccia sovietica.
E' proprio nel cuore di questo paradosso spazio-temporale che la sinistra può compiacersi, ad ogni festa comandata, dell'assoluta fedeltà delle due ali estreme, generazionalmente parlando, della sua fauna, ossia i giovani e i vecchi, i centri sociali e ciò che resta dei partigiani.
Gente che vive, lo dimostra la reazione delirante alla iniziativa "Basta€uro", con la testa rivolta all'indietro come gli indovini di Malebolge dell'inferno dantesco e che non si accorge che il giorno in cui i traditori dovranno ammettere di fronte alla loro insulsa base elettorale che quello stato sociale e quel benessere sono stati venduti in cambio di uno straccio di banca fallita con la quale i loschi dirigenti di partito potessero pavoneggiarsi, il giorno delll'Armageddon insomma, è più vicino di quanto non pensino.
Gente che non ha ancora compreso che l'euro è lo strumento di oppressione del capitalesimo su tutte le classi esclusa l'élite del famigerato 1%. Che stanno vincendo i padroni semplicemente perché la sinistra è salita sul carro del vincitore della lotta di classe.


Eppure il tempo per capire c'è stato, così come abbondano i mezzi per acculturarsi sui motivi della catastrofe. Una montagna di articoli, libri e video per chi ama solo le figure.
La crisi globale è iniziata nel 2008 (sono oramai sei anni) e la sua onda di tsunami ha raggiunto l'Italia nel 2011, con la nota guerra dello spread, la cacciata del nemico pubblico numero uno e l'instaurazione (ma nemmeno questo hanno capito) di un governo fantoccio della Troika dopo l'altro. Ora sono euforici perché i superpadroni hanno permesso ai traditori di prendere in mano il volante e far baloccare il loro Pinocchio di ciccia con l'automobilina a pedali, mentre loro hanno in mano i veri comandi.
Hanno appena approvato una legge sul lavoro che scimmiotta, probabilmente in peggio, la legalizzazione della deflazione salariale tedesca ma sono tranquilli perché l'inutile ministro del lavoro è un personaggio pittoresco alla Maurizio Ferrini, il tipico comunistavistamare della tradizione emiliano-romagnola.

I partiti della sinistra difendono disperatamente l'euro perché non riescono ad ammettere di avere sbagliato, come sostiene Alberto Bagnai? Certo, è una razionalizzazione come quella del compagno che sostiene che i traditori non sono "veramente" di sinistra, che "questa non è la sinistra" e "la sinistra non esiste più".
Il fatto che ciò che più di sinistra abbiamo in Italia, centri sociali e associazioni partigiane abbiano reagito pavlovianamente all'unisono all'intrusione della verità nel loro casello di meccanismi di difesa dall'angoscia del crollo del sogno, dimostra invece che proprio della sinistra si tratta e di quella DOP. Quella governativa e quella ancor più irreale che si affida al leader straniero che fa tanto internazionalismo flambé.
Perché il nazionalismo, l'avete sentito il centrosocialista nell'articolo, è il male. Il nazionalismo e la combutta, nel sacro giorno dell'antifascismo, con il fascismo (nonostante che, dopo l'inversione dei poli magnetici, Marine Le Pen sia più a sinistra di Fassino e Fassina). No, compagno, la sinistra esiste ed è quella che ci ha traditi. Mommy was very bad.

A proposito di mezze stagioni che non ci sono più. Guardate questo estratto dal TG4 (avete letto bene, TG4).


La cosa più memorabile di questo ottimo servizio (grazie a Mario Giordano) è Fabio Fazio(so) che striscia sulla scrivania di 'o Rre. Guardate l'orrore in Grecia, ascoltate chi non fa che raccontare l'evidenza dei fatti cercandola di farla vedere anche ai ciechi che vogliono continuare ad esserlo. E poi confrontate ciò che vedete con la propaganda piddina che ammorba l'aria con i suoi percolati di menzogna ogni sera dai telegiornali considerati altezzosamente più seri del TG4.

Ma siamo ancora al destra-sinistra? Finché non vi sarà in Italia una santa alleanza trasversale contro il nemico comune, e cioè l'ordoliberismo e il tallone di ferro dell'euro, saremo ancora costretti a ragionare nei termini desueti di destra e sinistra.
Tradotto in soldoni, la destra ha capito, la sinistra no. Traiamone le conseguenze alle prossime elezioni europee. E per i mali di pancia c'è l'Antispasmina Colica.

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