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martedì 2 ottobre 2012

Ultima fermata Salò


"So di aver fatto un'opera volutamente inguardabile. Il giorno in cui il pubblico potrà vedere "Salò'" senza provare un brivido di disgusto, vorrà dire che il senso di dignità dell'uomo si è spento del tutto". (Pier Paolo Pasolini)

La prima pagina di Repubblica online, stamattina, sarebbe stata da catturare. Peccato non averlo fatto. 
Tre notizie che riassumono, secondo loro, la cancrena italiana: l'associazione alle patrie galere di Batman Fiorito, l'ennesimo patetico tentativo da parte del PDL di salvare B. e infine il rinvio a giudizio per Penati, PD, per le magagne del "sistema Sesto". 
La corruzione come cancro di un paese, dove non si salva nessuno, nemmeno quelli che se la cavarono negli anni novanta. Tutti uguali. 
Soldi pubblici per comperarsi le caldaie della casa al mare, la casa al mare, assumere i parenti e gli amici, fare la cresta sulle compravendite di case e autostrade, campare a spese della collettività, senza alcun ritegno o vergogna. Gente che sarebbe da tenere ai lavori forzati fino a che non schiatta e non ci ha restituito fino all'ultimo centesimo, applicandogli interessi da strozzo. 
Stasera, come buon peso, si aggiungono le schermaglie da casino tra Casini e Bersani. Tu stavi con Silvio (voi gli avete giurato di non toccargli le televisioni, non so cosa sia peggio), no, tu vuoi allearti con Vendola.  Il più pulito ha la rogna. Penosi, vomitevoli.
Hanno già deciso che ci toccherà il bocconiano a vita - se non lo faranno capo dello stato poco ci manca, così potrà imporre altri bocconiani, neoliberisti e Chicago boys - e non hanno neppure il coraggio di confessare che non hanno scelta perché qualcun'altro ha già deciso in separata sede per gli italiani e per la massa di politici corrotti che servono solo come volonterosi demolitori della democrazia. E' una demolizione controllata, se non l'avete ancora capito. Non vedete i fili ma le cariche sono piazzate dappertutto.

E infine, tenete bene a mente che la corruzione e soprattutto la denuncia della corruzione, sono funzionali alla causa di chi dice che bisogna tagliare i fondi pubblici, eliminare lo stato in economia, eliminare il welfare di cui i ricchi non hanno bisogno; che bisognerà fare a meno di tutto, che bisognerà tapparci tutti i buchi con una bella gettata di cemento. Senza più nemmeno poter cacare in pace quella merda che, in omaggio forse alla loro indole escrementizia ed al legame subconscio tra merda e denaro, quelli della Casta celebravano in feste a tema. Imbandendone tavolate ma senza aver il coraggio di usare quella vera e di mangiarsela. Pasolini aveva proprio visto nel futuro. O forse c'è in serbo ancora di peggio.

Vorrei scrivere di più ma, dopo dieci ore di fila di lavoro sono stanca. Ha ragione Squinzi, dovremmo lavorare più ore per superare la crisi, ma temo che se non ci forniscono la cocaina, sarà difficile. La merda non basta.

venerdì 10 febbraio 2012

Nepotismo acuto


Asciugatasi la lacrimuccia d'ordinanza e sguainando un artiglio felino da mamma gatta alla quale dei monellacci hanno stropicciato i cuccioli, la ministra del Welfare ha risposto che sua figlia sa difendersi benissimo da sola dall'attacco mediatico dovuto alla scoperta dei suoi innumerevoli crediti accademici in odor di nepotismo. Un bel riassunto del come questa genia praecox, solo casualmente figlia di baroni universitari, abbia fatto carriera in Università alla velocità della luce, tra un conflitto di interessi e l'altro, si trova in questo articolo.
Certo che sanno difendersi i cuccioli. Difatti la praecox, assai piccata dalle domande maliziose dei giornalisti sulla sua fulminante carriera accademica, ci ha fatto sapere, miagolando e soffiando, che non ha niente da dire e che "per lei parla il suo curriculum". Immagino si riferisca alle famose pubblicazioni delle quali si riempiono la bocca tutti i ricercatori e docenti del mondo, per vomitarcele addosso a tradimento ogni volta che li si punge nel vivo. Eccheppalle, mi consenta.

Le pubblicazioni, già. Al tempo.
Anch'io formichella, nel mio piccolo, ho frequentato l'Università e, osservando soprattutto il parco docenti, mi sono fatta un'idea di come funziona la baracca e mi ci sono incazzata.
Docenti che ti domandi come cavolo siano riusciti ad ottenere una cattedra vista la loro pochezza intellettuale e, in alcuni casi, conclamata ignoranza.
Professori affetti da una preoccupante serie di patologie mentali che li porta a comportarsi come il colonnello Kurtz nel loro personale Vietnam accademico dove si torturano studenti e si celebra il culto della loro personalità disturbata.
Docenti che hanno dedicato una vita intera ad un solo argomento di studio, senza per altro neppure assaggiare una cucchiaiata di Premio Nobel e facendoti venire il dubbio che quello che studiano sia in fondo un falso problema che vedono solo loro. Come i reticoli spia degli schizofrenici.
Relatori infine che ti lisciano il pelo fino al giorno della laurea, promettendoti la pubblicazione della tua tesi geniale, carriere da assistente e dottorati a ripetizione e che, quando finalmente ti laurei con il massimo dei voti ed esprimi il desiderio di continuare con il famoso dottorato per farti quella carriera che ti avevano prospettato, vista la tua bravura, si bloccano, vanno in blue screen e balbettano che "Beh, sai, non è così facile entrare nel dottorato, i posti sono limitati". Come premio di consolazione, ti offrono di "collaborare" con loro nel loro staff.

Ed ecco dove entrano a gamba tesa le famose pubblicazioni tanto preziose per i ricercatori. Bisogna premettere che non conta il numero degli articoli pubblicati in sé ma dove si pubblicano, ovvero su determinate riviste scientifiche di fama mondiale, quasi tutte straniere, dove non pubblicano dogs & pigs. Topolino, L'Eco del Chisone e Focus, per intenderci, non fanno curriculum.
Frequentando l'ambiente universitario e i colleghi più anziani, scopri presto che l'articolo, a volte, è solo "firmato" dal famoso docente. La ricerca, il follow-up e le conclusioni le conducono e producono gli assistenti o addirittura gli studenti. Quelli più bravi naturalmente. Insomma, tu ti spremi l'encefalo con un'idea magari tua, la concretizzi in una brillante ricerca e il docente o il capo ricercatore si fanno belli con il culo degli altri. Ci mettono la firma, fanno pubblicare la ricerca a loro nome e l'articolo va nel loro curriculum, che si ingrossa a dismisura. Non che vada sempre così ma succede molto spesso.
Con queste premesse e conoscendo il pollame accademico, a quel punto, quando il relatore fa macchina indietro nel darti il suo appoggio per entrare nel dottorato di ricerca, capisci che, o ti prostituisci nel classico modo o nell'altro che consiste nello scrivere roba tua da far firmare al docente, oppure ciccia. Di solito, se non sei peloso sullo stomaco come BigFoot, li mandi tutti a cagare e rinunci alla tua brillante carriera universitaria.

Quello che voglio dire è che, conoscendo certe magagne dell'Università, quando vedi certi curriculum alla John Holmes, il sospetto che non sia tutta farina dello stesso sacco ma che si sia utilizzata la riserva di "ghost writers", è inevitabile ti venga. E, visto il pedigree di certi cuccioli, ti domandi: non sarà che i posti sono limitati perché bisogna riservarli agli skizzi geniali dei docenti e dei loro amici  e soci di club e di grembiulino?
A proposito di pubblicazioni, ecco un interessante articolo,  intitolato "Measuring Nepotism through Shared Last Names: The Case of Italian Academia", pubblicato da un ricercatore dell'Università di Chicago, Stefano Allesina, che ha analizzato statisticamente la ricorrenza dei cognomi all'interno degli elenchi dei docenti universitari italiani. I risultati sono analizzati qui e confermano purtroppo i sospetti che avevamo. Il nepotismo, nelle accademie italiane, dilaga come i batteri resistenti agli antibiotici negli ospedali.

Ecco perché le reazioni puntute della patrizia prole baciata dalla fortuna a suon di posti fissi prestigiosi e milionari in università, banche e multinazionali, dei secchioni a spinta che danno di sfigati agli altri sono ancora più indisponenti e ci fanno toccare i nervi. Noi che vorremmo avere avuto solo le loro stesse opportunità, perché eravamo bravi e ce lo saremmo meritati.
A dar fastidio non è il fatto che i castamen e le loro femmine piazzino i loro skizzi, tutti geni, tutti intelligentissimi, tutti bravissimi - e che magari, poracci, in certi casi lo sono davvero ad occupare tutti i posti chiave della società, affinché la Casta perpetui sé stessa. Lo sappiamo come va il mondo. Che l'avvocatone Carcharodon Carcharias passi i clienti al figlio è normale. Che si piazzino i figli in ditta o in quella di chi ti deve un favore grosso così è fisiologico.
Succede sicuramente anche a Yale, a Princeton e al MIT che per il figlio del miliardario e del confratello massone si abbia un occhio di riguardo. Il trota dei Bush è addirittura diventato presidente degli Stati Uniti.
Però in Italia, da parte di questi ricchi che si tramandano il potere per via di sangue come i re c'è una strafottenza medioevale da signore feudale che si rivolge alla plebe, un atteggiamento da Papa Borgia & figli che è assolutamente insopportabile.
E' il solito marchesedelgrillismo del "noi siamo noi e voi non siete un cazzo" che riconosciamo dall'odore anche se proviene da una gentile signora in Chanel e giro di perle. Odore che assomiglia moltissimo a quello della merda.

mercoledì 15 dicembre 2010

L'inverno del nostro scontento


Il nanerottolo pittato potrà anche essersi comprato qualche arbitro e può tentare di allargare a dismisura la sua collezione di corpivendoli ma, basta leggere i giornali stranieri che raccontano la situazione italiana per quella che è veramente, senza fronzoli favolistici, per capire che il suo destino è comunque segnato. 
Quando il leit motiv è che il Berlusconi corruttore di ogni orifizio possibile è un ostacolo per l'Italia, che ne impedisce l'uscita dalla recessione, la crescita economica e la riduzione del debito pubblico perché l'unico motivo per il quale sta abbarbicato al governo è per fare i suoi interessi e salvarsi dai processi, il messaggio è chiaro. Gli ostacoli, per definizione, possono, anzi devono venire rimossi. Non so sinceramente che consolazione possa essere l'aver conquistato il voto di  qualche parlamentare per caso e politicamente morto di fame quando tutte le cancellerie del mondo ti schifano e non vedono l'ora che tu ti tolga di mezzo proprio in senso materiale.

Sono mesi che ex colleghi, fratelli, ex compagni di merende, protettori (anche lui fu puttana da giovane) gli mandano messaggi con l'offerta di un salvacondotto ma lui niente. O non capisce o vuole proprio farsi togliere di mezzo. Forse sta entrando nella stessa vertigine autolesionistica che portò Kennedy a salire sulla decappottabile a Dallas, covo del nemico, offrendosi per un facilissimo tiro al piccione. 
B. deve solo ringraziare gli avvoltoi speculatori che probabilmente stanno lucrando sull'instabilità italiana e che hanno interesse a tenerlo in vita come loro strumento, così come i suoi antichi e nuovi protettori innominabili e tutta la feccia che gli fornisce il sangue fresco quotidiano ma se dovessero prevalere altri interessi e più potenti ed inderogabili, come quelli imperiali, ad esempio, possiamo già ordinare la corona.

Ha vinto una battaglia ma non la guerra, insomma. La guerra continua e si sa che dopo gli armistizi arrivano le lotte più cruente e le rese dei conti più sanguinose.
Il generale inverno non si farà comperare tanto facilmente a suon di dobloni perché porterà ancora più scontento in un paese immobilizzato nell'incantesimo malvagio del berlusconismo, con il boss pittato che sarà costretto a preoccuparsi solo del suo delirio di impunità.
Parliamoci chiaro. Il malcontento sociale è destinato ad aumentare, con una crisi che si sente brontolare nelle pance degli italiani, non certo nelle parti basse inanimate del ducetto e negli stomaci pieni dei suoi cortigiani. Se la crisi morderà di brutto i garretti degli italiani, sarà sempre più forte il disgusto per un regime che da un lato spende e spande in marchette a puttane di entrambi i sessi (che ve le possiate spendere in un bel mobile spallato in mogano), e dall'altro sarà costretto  dalla contingenza economica mondiale a richiedere sacrifici, nei mesi a venire, a chi non te ne può più concedere. 
Di conseguenza, le manifestazioni di protesta, spontanee o meno, studentesche e operaie, pacifiche o violente saranno sempre più frequenti. Con la novità, rispetto agli anni sessanta e settanta, che oggi già scendono in piazza, o hanno una voglia matta di farlo, categorie finora restie a manifestare pubblicamente, come gli imprenditori, i commercianti e perfino le forze dell'ordine. 

Qualcuno sente l'odore acre della rivoluzione nell'aria. Non credo siamo in procinto di arrotare le lame delle ghigliottine, siamo un paese troppo pantofolaio e vigliacchetto. I dittatori li andiamo a sfregiare quando sono già abbondantemente cadaveri; non avremmo le palle per tagliare la testa ad un re, neppure ad un re di cartapesta e i lacchè ci fanno pena perché ci assomigliano troppo. 
Nonostante ciò, il clima non è comunque destinato a migliorare per le caste parassitarie, ignobilmente attaccate al denaro, sterco del caimano, che senza pudore gettano in faccia a cassintegrati, precari e disoccupati il frutto dei loro lavori di chiappe.
Se con Tangentopoli gli italiani tirarono le monetine ai ladri, qui non basterebbero le riserve auree di Fort Knox, perché il livello di corruzione generalizzata, di spregio per le istituzioni, di occupazione selvaggia della cosa pubblica e del suo stupro aggravato e continuato ha raggiunto livelli inimmaginabili. Bettino rischia di essere seriamente retrocesso al grado di ladro di polli rispetto a questi attuali delinquenti dediti al sacco delle istituzioni a suon di prebende, assunzioni e pretese di privilegi.

Se il clima non è proprio rivoluzionario ma sicuramente surriscaldato, è ovvio che il regime cercherà ogni pretesto per invocare un giro di vite antidemocratico.
Ricordatevi l'ammonimento di Kossiga. In fondo dobbiamo ringraziarlo, perché ci ha svelato le prossime mosse del nemico in modo che possiamo prevederle ma dubito che qualcuno stia facendo tesoro di questa preziosa eredità.
In effetti, se io fossi il regime, avendo capito che il gioco si sta facendo duro e che rischio di dover fronteggiare ogni giorno una nuova protesta di piazza, manifestazione inequivocabile di mancanza di consenso, perché sono un incapace inadatto a risolvere i problemi di un paese, mi verrebbe la tentazione di fare una cosa. Manderei in piazza centinaia di infiltrati, magari quel Black Bloc più fantomatico di Al Qaeda che salta fuori sempre al momento giusto quando c'è da dare una mano ai governi di destra. Li manderei, come diceva Kossiga, a mettere a ferro e fuoco una città.
Così poi avrei la scusa per scatenare la reazione violenta non delle forze dell'ordine in generale, ma di quelle che tengo in serbo per le grandi occasioni tipo G8 di Genova, quelle che hanno licenza di menare e, se necessario, di uccidere. Condirei il tutto con infiltrati di ogni genere: gente dei servizi, ultras pallonari, estremisti vogliosi di andare a combattere le zecche. Avrei gioco facile perchè c'è sempre qualche centrosocialista imbecille convinto di poter "violare la zona rossa", offrendomi il fianco. Se per disgrazia ci scappasse il morto o più di uno, con i media al guinzaglio sarebbe uno scherzo proibire le manifestazioni e scoraggiare qualunque dissenso con un atto di forza. Lo ha detto Kossiga, io cito solo a memoria.

Il problema a questo punto, in previsione dell'aumento del malcontento nelle piazze, e visti i segnali che fanno presagire la tentazione da parte del regime di cavalcare la violenza di piazza di pochi, magari provocata ad arte, per impedire il dissenso dei più, è capire cosa faranno il maggiore partito di opposizione e il maggiore sindacato per fronteggiare un inverno di contestazioni da parte di lavoratori e studenti al fine di garantire una certa protezione a chi manifesta con pieno diritto in maniera civile senza ricorrere alla violenza. Insomma scenderanno in piazza con i manifestanti, staranno accanto a studenti e operai o staranno chiusi in sede a giocare alla playstation?
Da quello che si è visto ieri a Roma, un casino senza regole, con infiltrati e provocatori a iosa, ci vuole una risposta precisa ed urgente. Possibilmente non ambigua.

Non basta, secondo me, svegliarsi stamattina con un bel caffè forte e gridare: "C'erano gli infiltrati!" Chiedere a Maroni, che poveretto cosa vuoi che ti risponda, di riferire in Parlamento. Perchè D'Alema, l'esperto in notti cilene che sta appollaiato al Copasir, non può far nulla? Queste grida scandalizzate, caro dirigentume piddino, sono assolutamente insufficienti. A proposito, che fine ha fatto la famosa Commissione d'Indagine sul G8 di Genova che era stata promessa in uno degli ultimi programmi elettorali? Quello bello grosso con la copertina gialla.

Parlando di Genova, allora i piddini si chiamavano in un altro modo ma tanto sono sempre loro, presero una decisione: non partecipare alle manifestazioni, lasciare i manifestanti da soli in piazza e negare loro, di conseguenza, qualsiasi protezione da servizio d'ordine.
Per carità, politicamente fecero la cosa giusta, non essendo certo un partito antisistema. Sarebbe stato comico vedere Fassino manifestare contro le banche.
Però hanno anche lasciato tanta gente, che voleva solo pacificamente (ed ingenuamente) protestare contro la globalizzazione, e lo faceva per la prima volta, in balìa dei violenti e della repressione.
Il risultato lo conosciamo. Più botte per tutti, migliaia di feriti, soprattutto alla testa, un morto rimasto senza giustizia, devastazioni condotte scientificamente dal Black Bloc con gli agenti che restavano a guardare.

Se c'è una lezione che abbiamo imparato dal G8 di Genova, ed io penso che quello fosse il messaggio urbi et orbi, è che se scendi in piazza lo fai a tuo rischio e pericolo, che il minimo che ti può succedere è prendere un fracco di legnate e se proprio insisti a qualcuno può sempre scappare una pistolettata. Colpa tua che non sei rimasto a casa a studiare, a guardare il Grande Fratello o a trombare.
E' dal 2001 che ci chiediamo cosa sarebbe successo se al G8 di Genova ci fosse stato un servizio d'ordine garantito dal maggiore partito d'opposizione; qualcuno esperto in guerriglia urbana capace di contenere le infiltrazioni ed isolare i provocatori. Ma forse sbagliamo a chiedercelo. Quella fu un tipo di protesta che DOVEVA essere stroncata a tutti i costi. Si può criticare la Gelmini e il bagonghi brianzolo ma non il sistema delle multinazionali. E questo lo sa benissimo anche il Piddì.

Mi  dicono poi che quella cosa chiamata "servizio d'ordine del PCI", un corpo di volontari formato da nerboruti operai, camalli genovesi, perfino vigili del fuoco che andavano in piazza a protezione delle manifestazioni di partito e del sindacato, contro le infiltrazioni e le provocazioni, non esiste più da quando le prese dai katanghesi nel '77. Secondo me esiste ancora, quando si deve andare a San Giovanni a dire che siamo milioni di milioni, con Bersani e Veltroni. Che fa pure rima. E' che non lo cedono tanto facilmente.

Ecco, vorrei solo sapere questo. Ho questa curiosità.  Se monterà la protesta di quei lavoratori che la sinistra dice di difendere, se la voglia di scendere in piazza a protestare sarà sempre più forte, ci sarà qualcuno a difenderli? Da che parte starà il piddì?

sabato 21 agosto 2010

La coscienza di zelo


"...selvaggia bellezza a cavallo di una tecnologica moto d'acqua tra le acque cristalline di Bermuda ricorda Galatea, la più bella fra le Nereidi, dalla pelle bianco latte...".

Il brano è tratto dall'ultimo numero di "Chi", lo trovate dai migliori parrucchieri. Uno, leggendo, pensa immediatamente alla bellissima e burrosa Scarlett Johannsson e invece Alfonso Signorini, che in fatto di bellezza femminile forse ha le idee un po' confuse, speriamo che con gli uomini abbia più gusto, intendeva quel gran pezzo di portafogli della tusa nana, la Marina.
Chissà perchè ora, rileggendo quella prosa simildannunziana e pensando non più a Scarlett ma a Marina, viene da ridere. Non è per cattiveria, è che anche lo zelo del più zelante dei direttori di giornaletti di famigghia dovrebbe conoscere un limite di pura decenza.

Ha detto proprio così, invece, nella foga di compiacere il papi: "la più bella delle Nereidi". Chissà com'erano le altre.

Chi compera e sfoglia "Chi" non lo sa perchè è abituato a guardare solo le figure anche nella vita ma questa ganza tutta tana, mostrando due poppucce di plastica come se ne vedono anche sulla spiaggia libera di Casalborsetti, crede di farci dimenticare il furto con destrezza compiuto ai danni del Fisco, cioè nostro, grazie all'ennesima legge ad aziendam voluta da papi che ha salvato la sua Mondadori dal pagamento di circa 173 milioni di tasse evase. Ne pagherà solo 8 e noi ce lo saremo presi ancora una volta nel didietro.
Chissà, quei soldi li tireremo fuori noi dalle nostre buste paghe, perchè no?

Ecco perchè ci sono volute ben 25 pagine tutte preziosamente umettate con la saliva dell'intera redazione per descrivere quanto gozzovigliano, quanto sono contenti questi Berlusconi e perchè lei fa la lap-dance con la scopa.
"Poi, finito di mangiare, ha iniziato a ballare inscenando per gli amici e i parenti anche una sorta di scherzosa lap dance con una scopa, bruciando così le calorie che eccedevano quelle consentite dalla dieta".
Con un papi al governo che le risolve i guai e un Signorini che le grida: "Marinaaaa, sei una forza della naturaaaa, sei una gran figaaaa", pensando di distrarre i contribuenti, si possono anche spaccare le montagne. E solo un'invidioso comunista potrebbe fare l'associazione finale inevitabile tra scopa, bruciando e strega.

martedì 3 marzo 2009

A passi lunghi e ben distesi verso la ghigliottina


Visto che giaccio da giorni in un letto di dolore, riciclo e copincollo da un mio post di due anni fa ma pur sempre d'attualità.

Si parlava di quanto s'intascano comme d'abitude i nostri amati parlamentari, nemmeno più scelti amorevolmente da noi, come i migliori sanmarzano, ma designati a monte per ukase imperiale, per meriti familiari, di lavorìo di chiappe e ganasce. Esercito di eunuchi al servizio di un impero, più che decadente, ormai putrefatto.

Ricordiamo, a mo' di mantra, i numeri del privilegio.

Indennità parlamentare corrisposta per 12 mesi: € 5.486,58 al mese (10.623.500 lire) + Diaria di soggiorno: 4.003,11 al mese* (7.751.101 lire)
(*Da questa diaria vengono detratti, bontà loro, € 206,58 per ogni seduta nella quale il deputato non abbia partecipato almeno al 30% delle votazioni che in essa sono effettuate)

Ad ogni deputato vengono inoltre corrisposti:
mensilmente un rimborso forfetario di € 4.190,00 per le spese sostenute al fine di mantenere il rapporto con gli elettori (chissà, se la squillo è un'elettrice, magari si fanno anche rimborsare le trombate).
Ogni tre mesi, (per i trasferimenti dal luogo di residenza all'aeroporto più vicino e tra l'aeroporto di Roma-Fiumicino e Montecitorio) un rimborso spese pari a € 3.323,70, per il deputato che deve percorrere fino a 100 km per raggiungere l'aeroporto più vicino al luogo di residenza, ed a € 3.995,10 euro se la distanza da percorrere è superiore a 100 km.
I deputati, qualora si rechino all’estero per ragioni di studio o connesse all’attività parlamentare, possono richiedere un rimborso per le spese sostenute entro un limite massimo annuo di € 3.100,00.
Si pagano almeno la ricaricabile del telefonino? Macchè, annualmente ricevono un rimborso di € 3.098,74 per spese telefoniche.
I deputati inoltre usufruiscono di tessere per la libera circolazione autostradale, ferroviaria, marittima ed aerea per i trasferimenti sul territorio nazionale.

Siamo a circa € 15.269,72 al mese. Diciamolo in lire, che fa ancora più effetto a noi vecchi: quasi una trentina di milioni al mese. Paragonateli al mazzo che ci dobbiamo fare noi ogni mese per portare a casa un migliaio di euro striminziti in media e, quando avrete finito di tirar giù i santissimi e le madonne boscaiole, ditemi, per tornare all'attualità: se questi cialtroni non avessero un esercito di lacchè disposti a perdonargli tutto, anche i più disgustosi privilegi, non sarebbe giusto svergognarli sulla pubblica piazza mediatica, ricordando questi privilegi ai coglioni che li hanno votati?

Sia sa che con 15.000 euro al mese non rimane molto per i pasti e, con la crisi economica che ci minaccia, bisogna stringere la cinghia. Così l'ultima trovata di questi giorni per i senatori è di applicare un ribasso del 20% sul costo del tramezzino, del caffè e della pasta al pomodoro, consumati alla buvette di Palazzo Madama.

Un primo piatto 1,50 centesimi, un secondo di roast beef € 2,00 e un bel caffè 0,40 centesimi. In pratica un pasto completo al prezzo che il popolaccio paga per un panino con il salame.
Ovviamente il TG non ne ha parlato. In compenso ci ha fatto sentire quello del centrodestra dire che di indennità di disoccupazione non se ne parla. Ma che scherziamo?

Bravi, continuate così. E' in questo modo che, ciclicamente nella Storia, ad un certo punto cominciano a rotolare le teste.

Update. Il quotidiano giacobino La Repubblica ci informa che il presidente del Senato Schifani, forse schifato dallo sconcio dei prezzi da Caritas della buvette, ha ordinato che fosse annullata la riduzione del 20% sui prezzi. Quindi, la pasta al ragù torna a € 1,80 invece che 1,50. I trenta centesimi dello sconto saranno, attenzione, devoluti in beneficienza! Trenta centesimi. Nemmeno il prezzo di una briosche.
Arrotate le lame.

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