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domenica 16 novembre 2014

Il buco col trippone intorno


Ho appena visto "Interstellar", il nuovo Christopher Nolan. Poteva questo blog, con il nome che porta, non recensirlo? (Attenzione, tracce di spoiler qua e là.)

Sono un po' frastornata perché, diciamolo, è bello ma è un bel trippone. All'uscita per un momento mi è sembrato fossero trascorsi cinque anni, fossimo tornati alla lira e il PD si fosse nel frattempo estinto.
Purtroppo no. Siamo ancora in questo spazio-tempo, in questo bruttissimo viaggio di fine 2014, nell'Italia del 41% al partito bestemmia.
Perché ho fatto quella strana associazione tra il film e la situazione politico-economica? Non è un buon segno quando la realtà condiziona anche il momento di evasione, di fantasia. E' segno di regime.
Ed ecco quindi il grande buco nero, Gargantua, che ti fa pensare a Deutsche Bank e ai suoi derivati, all'ERF, al Fiscal Compact, ma anche il finale che diventa rivoluzionario e consolatorio, constatando che, se il tipo è riuscito ad attraversare il buco nero e ad uscirne indenne, vuoi che noi non riusciamo ad uscire dall'euro?

Ma ora veniamo alla vera fantascienza. Claudio Borghi su "Linea d'Ombra" di Adriana Santacroce, l'altra sera, che cerca di sfuggire al paradosso spazio temporale luogocomunista della piddina e del  sindacalista CGIL su Europa e la questione euro ed alle loro siderali scemenze. Come dice il sindacalista ad un certo punto, contestando i fatti di Borghi? "La fantascienza non dà risultati concreti!" 
Tutto è connesso.




Ma, e la recensione di "Interstellar"?
Eccola, scusate.

M. Night Shyamalan che guarda "2001 Odissea nello spazio" sotto LSD.


martedì 7 febbraio 2012

B - Bankers


«Gli italiani sono fermi, come struttura mentale, al posto fisso, nella stessa città e magari accanto a mamma e papà, ma occorre fare un salto culturale.» Anna Maria Cancellieri, ministro dell'Interno.

Mario 9000 sarebbe anche un'intelligenza artificiale simpatica, se non avesse attorno delle vecchie befane che ci fanno girare i coglioni con i loro discorsi da zie ricche di merda. Se non avesse attorno dei banchieri, anch'essi di merda che, siccome non hanno più un euro perché se li sono fottuti tutti a giocare al Gran Casino Borsa Mondiale, vogliono toglierci il posto fisso così hanno la scusa per non erogare più i loro mutui del cazzo.
Eh si, ci eravamo un po' illusi che gli invasori ultracorpi sciolti fossero benevoli, ma si stanno rivelando i rettiliani che sono. Invasori finto-buoni come i Visitors, ricordate la serie di fantascemenza degli anni '80? 
Elsa piange come la madonnina di Civitavecchia e noi ci caschiamo, ma sotto la scorza da borghesona torinese con il tailleur di Chanel anni '60 - a proposito di modernità, ha una bella pelle verde da pitonessa. Un giorno scopriremo che lei e Mario, quando si ritirano nelle loro stanze, ingoiano topi vivi.

E lei, la feldmarescialla agli Interni, la suocera che tutti noi vorremmo avere? Cos'è 'sta storia ancora dei bamboccioni? Vi si è rigato il CD? Perché lei e gli altri B- Bankers parlate sempre e solo ai giovani degli altri e fate i liberisti con i figli degli altri? 
Sturatevi bene i circuiti, spremetevi il cervellaccio rettiliano e ascoltate. Ma lo sapete che i nostri figli - soprattutto quelli del Sud - sono abituati a percorrere centinaia di chilometri per andare a studiare in Università migliori di quelle della città natale e ad adattarsi ad andare a lavorare anche all'estero, perfino in Padania? E che, se vivono ancora in casa con mamma e papà è perché permettersi di vivere in una casa propria in autonomia finanziaria, in Italia, è un lusso che molti non si possono permettere? Per non parlare del fatto che quella strana forma di vita che si chiama disoccupato, e che voi raramente incontrate nei vostri salotti, campa solo grazie ai soldi della famiglia o addirittura con la pensione di nonna. 

Di che cazzo sta parlando la superprefetta perfetta? Ci vuole spappolare la minchia con il pestacarne perché, dopo essere andati a lavorare in miniera in Belgio per decenni a farci trattare peggio delle bestie e a farci venire la silicosi, ora noi italiani godiamo di un po' di meritato benessere? 
Mi dica, feldy, perché dovete menarcela tutti i giorni e rinfacciarci in loop il fatto di aver fatto carriera da sapientoni, di esservi fatti il culo - proprio proprio senza una spintarella eh? - di essere tanto bravi e noi no? Sfigati, bamboccioni, viziati, gné gné. Sembrate quei piccoli figli di borghesi di merda che ci picchiavano da bambini perché non avevamo la Graziella ultimo modello come loro e perché nostro padre -  Dio lo perdoni - aveva la NSU Prinz.

Mi faccia capire, Prefetta di Ferro, perché mi ci sto amminchiando da giorni. All'inizio vi abbiamo dato fiducia perché ci avete denanizzato il governo e ora capiamo anche come avete fatto: agguantando il coso per le aziende e tenendogliele bene strette a morsa. Ci avete fatto capire che il vostro nobile compito è quello di eliminare la giungla di contratti precari che ci ammorbano, per spargere equità a piene mani.
Poi però le professorone se ne escono con la frasetta che non ha nulla di programmatico ma è pura ideologia. L'ideologia del "posto fisso a noi" e in culo a voi.
Noi dobbiamo inventarci un nomadismo lavorativo, uno spirito di avventura da senza-radici e senza-legami che non ci appartiene più perché i viaggi all'estero li abbiamo fatti tutti in passato, perché abbiamo riempito con la nostra merda tutte le fottute fogne del mondo, dalle Americhe all'Oceania.  Dobbiamo rinunciare alle radici che, da vecchi alberi secolari, abbiamo messo magari in una cittadina di provincia che, con le sue piccolezze e mancanze, ci piace perché lì conosciamo tutti e la cosa ci dà un bel senso di appartenenza; dobbiamo sacrificar...... no, che facciamo piangere Elsa - perché voi dovete mantenere i prodotti degli schizzi dei vostri mariti in un bel posto fisso, anzi due contemporaneamente, con il culo bello al sicuro, che così si fanno una bella carriera, ammamma? Come la brava mamma cagna Elsa, che ha sistemato la cucciola in un luogo dove non la scardinerà mai nessuno, l'Accademia dei Raccomandati, e che ora viene ad abbaiare la lezioncina a noi come uno stronzettissimo yorkshire con il collare di Swarowsky? Solo per il fatto di costringerci a dar ragione per una volta a Libero, andrebbe presa a schiaffi a tarantella.

Vedete, mie care sapientone, che ho ragione, che è l'ultimo stadio della lotta di classe: noi classe dirigente nell'Arca e voi paria in culo al mondo che crolla sotto i colpi che gli abbiamo inferto con la nostra ingordigia?  "Spalmare le tutele"? Cominciate a spalmare la nutella puzzolente da casa vostra.

Io però sono più ottimista di Gianalessio perché so che queste situazioni, dove la pretesa del mantenimento di un odioso privilegio da parte della classe dominante è più evidente di uno scarafaggio sul tappeto bianco, prima o poi, storicamente, finiscono nel simpatico gioco di società della Ghigliottina. Voi ci mettete le teste, al resto, compreso al raccoglierle per il definitivo lancio nel cesto alla Shaquille O'Neal, ci pensiamo noi. Sta tutto pagato. E sarà un divertimento folle allenarci con il tiro da tre con le vecchie teste cotonate. 
Se volete evitare gli inevitabili play-off, rassegnatevi al fatto che dovete sistemare i conti, rimettere in sesto la baracca e levare le tende, magari per andare a cercare l'avventura in qualche remoto ano del mondo da sverginare con la vostra sapienza.
Lavorate in silenzio, sistemate i conti, chiudete quelle vecchie fogne sparacazzate e non rompeteci i coglioni, che ogni limite ha una pazienza.

domenica 27 novembre 2011

Merkozopolis


Ovvero: tecniche avanzate di terrorismo psicologico.

Merkozy, il mostro con la testa di Sarkozy e il culone della Merkel sembra diventare, giorno dopo giorno, una specie di Moloch che dovrebbe inghiottirci tutti dopo averci spremuti come limoni di Sorrento. Siamo tutti terrorizzati dal messaggio subliminale che ci arriva leggendo i giornali e guardando la TV: "Ve-drai co-sa ti ca-pi-ta tra bre-ve", pronunciato con la voce metallica di Robby Monti.
Secondo me, il dire e non dire è una tattica ben precisa di comunicazione. Non svelano in che cosa consistono le famigerate riforme ma usano la tecnica del teaser, il suggerire qualcosa senza farlo vedere. Creano l'aspettativa, l'attesa di qualcosa, in questo caso, di terribile. Come la prospettiva di poter trovare nell'uovo di Pasqua, invece del portachiavi di Hello Kitty, la testa della nonna.

"La Merkel ha visto le misure italiane e le ha definite impressionanti". Allarmato dal teaser uno pensa: "E che saranno mai queste RIFORME, queste MISURE?"

Sacrifici umani di pargoli prelevati nottetempo da infermiere incappucciate di nero nei reparti di neonatologia al fine di ricavare, dalle loro tenere cicce, deliziosi manicaretti per i pranzi del Bilderberg?
Prelievo forzoso di sangue fresco da vergini intonse (trovarne!) per i bagni di bellezza delle mogli dei banchieri della BCE?
Rapimento di giovani spose incinte  per ottenere, dai loro feti prelevati durante terribili esperimenti medici in vivisezione, preziose cellule staminali per le creme antirughe delle signore della Trilateral?
(Siete già con l'adrenalina a mille, n'est pas?)


Tranquilli, è un teaser. Come quello che faceva apparire la misteriosa scritta P2 sui nostri televisori, facendoci immaginare chissà quali trame massoniche in atto ed invece era solo il modello 2 della cazzo di Playstation.
Quando ci sveleranno l'arcano e ci presenteranno finalmente il prodotto, ovvero ciò che vogliono da noi, scopriremo che non sarà nulla di ciò che avevamo immaginato. Niente di malsano. Qualunque cosa ci toccherà ci parrà meno grave di ciò che avevano partorito i nostri cervellini malati in preda all'angoscia. Fidatevi.
Saranno solo tasse, le solite vecchie tasse, che un S.O.B. ci aveva illuso per diciassette anni di non dover più pagare perché eravamo più belli degli altri stronzi che abitano la Galassia. ICI, IMU, TARSU, IRPEF. La solita robetta da Agenzia delle Entrate. Niente chirurgia sperimentale. Niente di peggio di Equitalia.
E allora diremo: "Beh? Tutto qui? E io chissà cosa credevo...!" e tireremo un bel respiro di sollievo.
Capito che infami?

Update 2013. Quando si dice la ricaduta. O, come diceva il mio psicanalista: "Sono tutte resistenze." Benedetta ragazza...

Update 2019. Questi post, pur per me  dolorosi come un attacco di emorroidi, servono a dimostrare che guarire si può, che il piddinoma maligno può essere sconfitto.  E che, come diceva Céline, basta solo che alle teste di cazzo capitino delle cose terribili per far aprire loro gli occhi.

lunedì 21 novembre 2011

Mario l'alieno


Quando ieri mattina Mario Monti, con il suo bravo loden, si è presentato in visita ad una mostra a Roma, ha fatto scalpore il fatto che abbia pagato regolarmente il biglietto d'ingresso. La settimana scorsa tutti avevano parlato della sua Dedra e dei dieci euro di benzina al self-service. Un alieno, insomma. Un alieno che ha preso forma umana e che ha scelto, vista la location prescelta per la sua missione, il nome italiano per eccellenza: Mario.
Monti è talmente alieno che a me ricorda Klaatu, il messaggero inviato da un impero stellare ad ammonire ed istruire i terrestri alla pace universale, protagonista di uno stracult di fantascienza.
Un essere buono e gentile; pacato e, si, Crozza, anche un po' robotico, che però, se i terrestri non obbediranno al gentile ma fermo richiamo dell'Impero, sarà costretto ad utilizzare contro di loro un'arma terribile e innominabile, custodita all'interno del suo fido polmone d'acciaio Gorth.  

Quando Klaatu, nel film, interagisce con i terrestri, provoca in loro diffidenza e sospetto, non solo perché siamo negli ultraparanoici anni cinquanta americani ma per via della sua aria di sorniona consapevolezza di possedere una conoscenza superiore. Il che lo porta a sembrare colui che ha superato tutte le debolezze umane, compreso il gusto di essere incazzato personalmente.
Anche Mario Monti è un personaggio che, secondo i neoparanoici italiani, siccome non è un pagliaccio come il suo predecessore e non agguanta la chiappa alle signore ai G8, deve nascondere senz'altro qualcosa, che non può che essere qualcosa di losco.

Mario strumento di Goldman Sachs, agente del Bilderberg, longa manus della Trilateral. Mario troppo perfetto per essere vero. Mario che potrebbe anche, sotto la bella faccia da professore, nascondere la pelle a squame e l'occhio di serpente.
Mi sono fatta un'idea, e cioè che questa storia della Trilateral, di Goldman Sachs e Bilderberg, sia nient'altro che una bella campagna virale data sapientemente in pasto ai giovani e meno giovani boccaloni  - nessuno me ne voglia - che popolano la rete, per dimostrare ancora una volta, tra l'altro, come la Rete sia il luogo delle fanfaluche. Non a caso B. pensa di sfondare in Rete per la prossima campagna elettorale.
Riflettete, non è sospetta una moltitudine che ripete, come un sol uomo, gli stessi concetti con le medesime parole, dall'estrema sinistra fino a Forza Nuova, dai giornalisti incompresi a quelli fino troppo coesi al sistema? Una campagna che, pochi se ne stanno rendendo conto, porta acqua sorgiva fresca al mulino berlusconiano-leghista. Che ci distrae dalle responsabilità di chi ha governato fino ad oggi e dalle sue connivenze affaristiche e politiche - quelle si notoriamente losche - proponendoci un bell'intrigo alla Dan Brown e un nuovo cattivo sul quale concentrare la nostra attenzione.

Il meccanismo di questa psyop è semplice: creo il canovaccio della cospirazione, come hanno fatto qui sotto i creativi di combocut film con il loro video-parodia simil-Voyager zeppo di sincronicità paranoiche e di fallacie (che però sembra maledettamente "vero") e lo sbatto in rete, a fare da seme. Nel terreno fertile il seme germoglia e presto il concetto verrà riverberato ovunque, senza essere sottoposto a critica o verifica, e diventerà VERITA' rivelata. Il fatto che Mario Monti abbia fatto VERAMENTE l'advisor di Goldman Sachs - il che non vuol dire che di conseguenza egli ne sia il bieco strumento - non farà altro che amplificare la sensazione di trovarsi di fronte all'uomo della Grande Cospirazione. 
Intanto che la gente si convince che il Potere Oscuro sta usando Mario Monti per farci diventare tutti dei baccelloni senza volontà,  chi di dovere dà una bella mazzata alla credibilità della Rete e copre la cacca del vecchio regime con la sabbia della paura del nuovo. Mi sbaglio?



Update novembre 2013. Si, cara me stessa, ti sbagliavi. Càpita.
Update febbraio 2019. Dio, le legnate che mi darei...

lunedì 27 dicembre 2010

Sogno di fantascienza


L'avevo detto io che quei due assieme avrebbero rinnovato i fasti della collana Urania (altro che Fruttero e Lucentini!) e ci avrebbero offerto un meraviglioso giornale di fantascienza. Detto, fatto.
Oggi Libero se ne esce con questo trip lisergico degno del più flippato dei Philip K. Dick. Pura para dura.
In soldoni: Fini starebbe organizzando, assieme alla malavita organizzata, un falso autoattentato per darne la colpa a Berlusconi.
Uhm, un autoattentato. Come quello di Belpietro qualche settimana fa e magari quello della labbrata con il duomino al Sire Duca? Sa, da paranoici si finisce per vedere autoattentati dappertutto.

venerdì 1 gennaio 2010

Dalle stelle alle stalle e ritorno

Perchè oggi, invece di zamponi e cotechini, lenticchie, fuochi artificiali, botti, valzer viennesi, insulsi messaggi di fine anno e spumanti troppo gasati, prendo come immagine simbolo del Capodanno il poster di un film che doveva fungere da seguito di un capolavoro assoluto come "2001 Odissea nello Spazio" di Kubrick e che risultò ovviamente niente di più di un onesto prodotto di fantascienza? Perchè diventa interessante e meritevole di menzione a posteriori, come mera curiosità, ormai giunti a questo fatidico 2010 citato nel titolo.
L'immagine poi è tipica dell'iconografia classica di fine anno. L'anno nuovo raffigurato come un bambino, in questo caso un po' speciale, come ricorderanno gli amanti di 2001. Sullo sfondo, non la Terra ma Giove che simboleggia la prosperità. Scusate ma, invecchiando, sto diventato tremendamente junghiana. Mi acchiappano le simbologie e le sincronicità. Spero di non trasformarmi in un eroe di Dan Brown perchè sarebbe la fine.

Interessante è anche lo slogan del film che recitava: "L'anno in cui un gruppo di Americani e Russi intraprese la più grande avventura di tutti i tempi, per vedere se c'era vita oltre le stelle."
Ah, l'ineffabile romanticismo degli anni sessanta! E come ci siamo ridotti in questo nuovo millennio...
L'Uomo è da un po' che è sceso dal pero cosmico e non guarda più alle stelle ma alle più terrene stalle.
Quale avventura potremmo mai intraprendere quest'anno che non sia l'uscita definitiva, si spera, dalla crisi economica e dalle numerose guerre cominciate da una banda di delinquenti che oggi, a distanza di 9 anni da quel "2001" (sincronicità, sincronicità!) sta rialzando la cresta in cerca di nuovi disastri da combinare in giro per il mondo?

Si devono fare gli auguri, oggi, e facciamoceli. Salute, sicurezza economica nel senso di tutto ciò che non rappresenta precarietà, serenità (di conseguenza), affetti e sesso a tutto spiano, pace e crescita (nel senso individuale, perchè quella economica è una cazzata che ci sta portando alla rovina tranne pochi profittatori).

Nel nostro piccolo penisulare, cosa potremmo desiderare di più di liberarci di una zeppa di bassa statura che ci impedisce, ormai da decenni, di andare avanti in tranquillità e di pensare ai problemi generali, oppressi come siamo dalle sue personali magagne, e di lasciarcelo alle spalle per sempre? Oggi non lo nomino perchè non voglio farmi andare per traverso quella stupenda pasta al forno che un'amica mi ha preparato con tanto affetto ma è chiaro a chi mi riferisco. Che sia veramente l'anno della liberazione. Magari mandiamolo a vedere se ci sono altri mondi in giro per la galassia al posto di Americani e Russi ma l'auspicio sia, "fuori dai coglioni".
Ma che amore e amore. Ho detto sesso, prima.

venerdì 13 giugno 2008

Oh extraterrestre, portali via!

Oggi pomeriggio apro il sito di Repubblica e, come lancio principale di agenzia compare il seguente titolo in rosso: "Il Discovery ha appena avvistato un UFO".
Capperi, quale notizia clamorosa devono coprire per tirare fuori questa vecchia ferraglia propagandistica? Oppure Roberto Giacobbo, con un abile colpo di mano, è diventato direttore di Repubblica e io non lo sapevo.
Poi la notizia dal sapore vintage si sgonfia come una bambola gonfiabile trascurata.
A quest'ora della sera ormai fanno i seriosi e hanno già cambiato tono: "Era un pezzo dello Shuttle, nessun UFO".
Diciamo che giocando sul termine "oggetto volante non identificato" che può voler dire qualunque cosa, ci hanno provato.
Una volta d'estate i giornali ci campavano con gli UFO e noi rimanevamo suggestionati e la notte scrutavamo il cielo. Poi Finardi ci fece una canzone e, visto che mi è tornata in mente grazie all'"avvistamento" odierno, vi propongo un giochino.
Chi vi augurereste stasera che venisse rapito dagli alieni affinchè possa rifarsi una verginità in un altro pianeta, se non è troppo disturbo anche in un altra galassia magari dall'altro capo dell'universo?

L'arbitro norvegese che ci ha negato un gol valido?
Donadoni, possibilimente con il blocco del Milan appresso?
Angelino Alfano che ci ha spiegato oggi quanto dobbiamo essere contenti per non avere più le intercettazioni così inopportune per i traffici della Casta? (Apro una parente: non era sufficiente proibirne la divulgazione non autorizzata visto che non si vuol far sapere al contadino quanto sono buone le veline con le puppe a pere? Impedire ai magistrati di ordinare le intercettazioni sa di coscienza sporca.)
Padre Georg, solo per vedere che faccia farebbe Ratzinger?
Guido Rossi che ha messo Donadoni alla Nazionale?
Calderoli che ha plaudito al NO dell'Irlanda al trattato di Lisbona, solo perchè essendo del Nord e amanti del verde, devono avere per forza ragione?
I telecronisti Guido Meda (motociclismo, Italia1) e Carlo Vanzini (F1, Sky) le cui voci rendono i gran premi un momento di grave inquinamento acustico?

Si accettano ulteriori candidature.

P.S. Finardi non l'ho trovato. In sostituzione accattatevi David Bowie, che è pure meglio.



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sabato 24 maggio 2008

Camicie stirate della rivoluzione

Qual'è l'emblema ultimo, l'oggetto simbolo dell'oppressione del sistema capitalistico?
Io non ho alcun dubbio: la camicia. Quella da uomo, di cotone, con i bottoncini, le tasche con i risvolti, le pieghe, le piegoline attorno ai polsi, ed altri bottoncini, possibilmente doppi o tripli, le stecche nel colletto.
La funzione oppressiva della camicia sulla classe lavoratrice si evidenzia nell'atto della sua stiratura.
Si favoleggia che esistano camicie "non stiro" ma sarà un caso, quelle dei miei uomini sono sempre del genere "prova a stirarmi a puntino se ne sei capace".

Abbiamo sbagliato, a suo tempo, noi ragazze a bruciare i reggiseni, non esisterà mai vera emancipazione femminile fintanto che esisterà la maledizione della camicia da stirare.
E i maschi single che ultimamente sono costretti a darsi da fare in casa, obtorto collo?
Parlate con loro e vi diranno che tutto sommato riescono a cucinare, a fare una lavatrice, a coltivare il basilico sul terrazzo, a passare il battitappeto ma stirare le camicie no, terribile, non è possibile, "quelle le porto da mamma".

Si, la camicia è uno strumento di oppressione borghese, per usare un termine da Maggio '68 (a proposito, qualcuno si è accorto che è il quarantesimo anniversario? Boh, staranno aspettando il 2009 per festeggiare il 69, inteso come posizione).
Mi sono sempre chiesta, en passant, come facciano gli uomini, oltre alla schiavitù della camicia, a tollerare la cravatta attorno al collo. Solo pensare di dover indossare qualcosa che ti strangola a me pare insopportabile.
Va bene che noi donne potremmo controbattere con il tacco a stiletto, le autoreggenti che se non sono siliconate te le ritrovi giù a gambaletto, il push-up con i ferretti. Insomma, la gara è dura ma non divaghiamo.

Per fare un poco di storia, la camicia per come la conosciamo, capo imprescindibile del guardaroba degli uomini e che contamina anche quello di noi donne, in versione magari peggiorata da ruches e volants, fu inventata, manco a farlo apposta, dagli inglesi, quelli stessi che mandavano i bambini di quattro anni in miniera, nel 1871.

Su Wikipedia c'è una curiosa osservazione. A parte le celeberrime camicie rosse di Garibaldi (portate su delle specie di jeans), molti movimenti fascisti storici si fecero rappresentare da una camicia colorata.
Dalle camicie nere della rivoluzione mussoliniana e dei fascisti inglesi, finlandesi e tedeschi, alle camicie brune delle SA naziste; quelle blu dei falangisti spagnoli e dei movimenti fascisti irlandesi e canadesi, della Solidarité Française e della Società delle Camicie Blu cinesi.
In Ungheria, Romania e Brasile il fascismo vestiva camicie verdi (ogni riferimento a Borghezio è puramente casuale), in Messico camicie dorate, negli Stati Uniti argentate e rosse in Turchia. Per non parlare dei "descamisados" peronisti che si presentavano appunto in camicia, senza giacca e cravatta.

Vuoi vedere che odiare le camicie potrebbe essere un segno inconscio di antifascismo?

Nei tardi anni sessanta, quelli del Sessantotto, appunto, e non a caso del femminismo militante, ci fu un momento in cui imperversarono i colletti alla cinese.
Era soprattutto nei film di fantascienza, quelli che prospettavano il futuro, che sparivano le camicie, sostituite da semplici maglioncini a collo alto.
Purtroppo la rivoluzione tessile del comandante Straker è finita con l'arrivo degli anni ottanta, trionfo di colletti bianchi che più bianchi non si può, di squali da Borsa in camicia Burberry's e di yuppies in preda all'edonismo Reaganiano.

Oggi, tra camicie verdi padane e le camicie scure del Berlusconi ultima maniera, talmente blu da sembrare nere, non si vede all'orizzonte qualcosa che possa eliminare definitivamente l'incubo kafkiano della casalinga e del single.

Chiunque stia progettando una rivoluzione ricordi che essa dovrà obbligatoriamente comportare l'abolizione della camicia. Questa volta non ci sono santi.


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lunedì 28 gennaio 2008

Non amo che le leggi che non colsi

Non amo che le rose
che non colsi. Non amo che le cose
che potevano essere e non sono
state...
(G. Gozzano, Cocotte)

A rileggere oggi il corposo programma del defunto governo si ha l'impressione di leggere un romanzo di fantascienza, un testo di fantapolitica. Sarà per quel 2011 che appare ormai così lontano e futuribile o per il campionario di utopie irrealizzabili che contiene.
Nella sezione Il Valore delle Istituzioni Repubblicane a pagina 18, quindi tra le priorità e i capisaldi del programma di governo c'era un capitolo intitolato "Risolvere il conflitto di interessi".
Partendo dal presupposto che la presenza di Berlusconi in politica ha introdotto in Italia la necessità di regolamentare il conflitto di interessi, l'Unione dichiarava:
Dobbiamo quindi colmare una profonda lacuna, adeguando l’ordinamento italiano a quello di altre grandi democrazie occidentali, attraverso un modello di provata efficacia e di sicuro equilibrio che mira a prevenire l’insorgere di conflitti di interessi tra gli incarichi istituzionali (sia nazionali che locali) e l’esercizio diretto di attività professionali o imprenditoriali o il possesso di attività patrimoniali che possano confliggere con le funzioni di governo. Gli strumenti che utilizzeremo sono: la revisione del regime delle incompatibilità; l’istituzione di un’apposita autorità garante; l’obbligo di conferire le attività patrimoniali a un blind trust.
L’incompatibilità deve essere totale per i membri del governo nazionale, di quelli regionali e delle città con più di 100 mila abitanti. Questi, nel corso del proprio mandato, potranno svolgere esclusivamente le funzioni legate alla carica, con il diritto di essere collocati in aspettativa da altri incarichi.
A distanza di venti mesi dall'inizio del governo, nulla di ciò è stato fatto e nemmeno lontanamente iniziato. Forse era solo questione di aspettare il 2010?

Più oltre, a pagina 77, in un Capitolo dal titolo secco, "Unioni civili", ecco come ci si cava il pensiero dei diritti civili negati a coppie di fatto etero ed omosessuali:
L'Unione proporrà il riconoscimento giuridico di diritti, prerogative e facoltà alle persone che fanno parte delle unioni di fatto. Al fine di definire natura e qualità di un'unione di fatto, non è dirimente il genere dei conviventi né il loro orientamento sessuale. Va considerato piuttosto, quale criterio qualificante, il sistema di relazioni (sentimentali, assistenziali e di solidarietà),
la loro stabilità e volontarietà.

Un telegramma, una sveltina legislativa. Non c'era nemmeno un impegno concreto se vogliamo; non dicono "faremo" ma "proporremo". Sapendo già che la proposta sarà respinta da chi l'avrebbe dovuta approvare, con tutta probabilità. In questi mesi si è parlato qua e là di Pacs e Dico ma nulla poi è stato fatto. Era fantascienza, appunto.

A pagina 265 il nodo RAI:
Al proprio ruolo di servizio pubblico e alle istanze diffuse per una migliore qualità dei contenuti che vengono dai cittadini, la Rai potrà meglio far fronte attraverso un assetto aziendale che ne garantisca l’indipendenza e che sia più funzionale alla attuale duplice natura della propria attività, rendendo meno condizionabile il servizio pubblico dalla raccolta pubblicitaria e contrastandone così l’appiattimento su modelli di tv commerciale non qualitativi.
Per realizzare questo obiettivo attueremo inoltre una politica volta a cancellare le distorsioni del mercato pubblicitario, che oggi è concentrato e squilibrato come nessun altro mercato in Europa, garantendone l'apertura attraverso rigorosi meccanismi di controllo e incisivi strumenti antitrust, per evitare, al contempo, che una quota sproporzionata degli investimenti pubblicitari continui ad essere sottratta allo sviluppo della stampa quotidiana e periodica.
Non solo la RAI è rimasta infestata dalla politica e dai clientelismi ma, quel che è peggio, non ci si è nemmeno premurati di rimuovere quei dirigenti che, lo abbiamo scoperto di recente, lavoravano per rendere (ancora più) forte il re di Prussiaset. Qui siamo più dalle parti del "Gattopardo", "cambiare tutto perchè nulla cambi".

Potrei continuare ricordando la chimerica commissione d'inchiesta sui fatti di Genova 2001, risucchiata probabilmente in un buco nero; i proponimenti di attenuare i danni provocati dalla precarietà del lavoro, perduti oltre i bastioni di Orione ma mi fermo qui. Ho un vago ricordo perfino di un Romano Prodi che, nell'ultimo appello prima del voto, promette un assegno ad ogni ragazzo fino ai 18 anni di età, ma forse era solo un ologramma da un universo tangente.


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mercoledì 26 dicembre 2007

Che bella la TV al plasmon!

Sono di indole abbastanza tecnologica, mi piacciono le diavolerie elettroniche ma ho bisogno di tempo per adattarmi alle novità, perchè mi fa fatica ogni volta cambiare le abitudini faticosamente incancrenitesi negli anni, studiare i manuali, maneggiare aggeggi nuovi e imparare l’utilizzo di nuovi pulsanti. Per un puro fatto di pigrizia.

Nella mia vita sono passata dal giradischi al mangianastri e allo stereo in maniera tranquilla, perché il passaggio da un supporto all’altro, una volta, era molto diluito nel tempo. Il televisore, per esempio, è stato prima in bianco e nero e poi a colori ma non si parlava di tubo, retroproiezione, plasma ed LCD. Era il TV e basta.
Oggi si rischia di ritrovarsi con supporti e lettori obsoleti dopo sei mesi, ed è una cosa che mi disturba profondamente, perché io e le macchine abbiamo bisogno comunque di tempo per familiarizzare e non prenderci a sberle.
Aggiungo che ho un uomo ipertecnologico per il quale gli apparecchi ogni sei mesi si cambiano anche se funzionano ancora perfettamente, per principio perché bisogna aggiornarsi, e capirete il grado di destabilizzazione che provo ogni volta che vengo privata brutalmente dal "tecnico" di un oggetto che ero appena riuscita ad imparare ad usare per ricominciare daccapo con uno nuovo.

Dopo mia lunga e caparbia resistenza, anche nel mio salotto il televisore a tubo è stato prepensionato e ora troneggia un moderno ed ultrapiatto televisore a cristalli liquidi, un LCD.
E’ vero che anche lui, il tubo, non ha collaborato. Un bel giorno ha cominciato a non appicciarsi più se non a random e “il tecnico” ne ha decretato la condanna, approfittando di un’occasione che era capitata nel negozio di fiducia, un LCD che nessuno voleva, nonostante fosse di ottima qualità, perché nero e ora pare che vada solo il grigio metallizzato. Lo confesso, mi è dispiaciuto vedere il bestione andare giù per le scale con “il tecnico” che faceva una fatica boia a tenerlo. Sono convinta che le macchine sentano quando stanno per essere eliminate e scelgano un più onorevole suicidio, un seppuku elettronico.

Installare Calimero, l’elleciddì nero invece è stato uno scherzo. Snello, leggero, maneggevole, una manciata di cavi, prese e jack e i collegamenti sono stati fatti.
Devo ammettere che ora ne sono proprio entusiasta. La meraviglia del 16:9, praticamente il cinema a casa. Con i DVD un’assoluta goduria. Soffro molto per i tanti, troppi formati disponibili e la necessità di districarmi tra 4:3, e tutto il generone del widescreen: tuttoschermo, panoramico, 16:9 e 14:9 ma mi ci abituerò. Per fortuna non ho un salotto grande abbastanza e il costo è proibitivo, così mi sarà risparmiato il TV al plasma. Inutile dire che “il tecnico” ne ha approfittato per sostituirmi il glorioso ed amato lettore DVD che leggeva anche i sassi per un più moderno DVD recorder. Non ho ancora osato usarlo in quella funzione. Siamo ancora nella fase di annusamento reciproco. Lo uso solo come lettore DVD.

Già, i DVD. All’inizio ero scettica ma poi mi ci sono appassionata, tanto che il videoregistratore ormai langue in un eterno standby e la mia gloriosa collezione di VHS ormai è stata letteralmente decimata tra epurazioni di nastri e donazioni alla biblioteca. Viene piano piano sostituita dai meravigliosi dischetti con le versioni in lingua originale, gli extra, i making of, i segreti di lavorazione, le lezioni di regia e finalmente la possibilità di gustarsi una sola scena più e più volte o magari solo un particolare momento del film senza dover far scorrere dieci chilometri di nastro cigolante.

Per il rifornimento ho le mie tecniche infallibili. Due mercatini da battere regolarmente un paio di volte alla settimana dove trovo edizioni originali usate ma in perfette condizioni a 4-6 euro e a volte anche meno. I miei migliori affari: i due cofanetti di "Montalbano" per soli 20 euro in tutto (costano più di 70 l’uno) e il doppio DVD di "Belfagor" carpito una sera d’estate a soli 8 euro con immensa goduria.
Poi ho i miei fornitori su Internet. In Italia acquisto su DVD-store.it.
In passato ci ho trovato un’edizione succulenta Disney con tutti i primissimi e storici cartoni di Paperino a soli 8,90 euro, con tanto di confezione metallica.
Spediscono sia per corriere che per posta prioritaria a costi bassissimi. Hanno un sacco di offerte e mi sono sempre trovata bene. Se lo chiedi ti confezionano pure il DVD con carta regalo.

All'estero acquisto da Play.com che è un punto di riferimento classico per i collezionisti. Sono situati nell’isola di Jersey e godono di particolari vantaggi fiscali. Spediscono per posta e le spese sono comprese nel prezzo dell’articolo, quindi nulla in più è dovuto. Visto che per acquistare occorre registrarsi con i dati della carta di credito consiglio di utilizzare la Carta PostePay di Poste Italiane (accettata anche da DVD-store.it).
Lo svantaggio di Play.com è che non tutte le edizioni ovviamente hanno l’audio italiano però in certi casi vale la pena di acquistare comunque DVD che costano anche la metà rispetto all’Italia, per non parlare dei cd audio.
Se volete l’audio italiano potete impostare la ricerca sul sito selezionando la lingua italiana per i DVD e scoprirete che ci sono tante offerte interessanti da acchiappare al volo.
Le offerte speciali sono continue e stando in allerta è possibile approfittare di sconti molto vantaggiosi e ribassi notevoli.
I miei migliori acquisti sono stati le 9 stagioni di X-Files pagate 18 euro a cofanetto a fronte dei 34.00 pagati in Italia, un’edizione speciale di “Ultimatum alla terra” in confezione metallica, doppio DVD, audio italiano, pagata 7,90 euro (ora non è più in offerta e ne costa 20,49!) e l’edizione anniversario (2 DVD) di “Pianeta proibito” a 9,49 euro (non in italiano ma con una marea di extra e ben due film interpretati in seguito da Robby the Robot). Sono tentata dall’acquisto di “Blade Runner the Final Cut”, edizione definitiva a 5 dischi contenente tutte le passate edizioni, venduta a 27,99 euro.

Il servizio di Play è impeccabile. Mi capitò un disco difettoso in un cofanetto X-Files. Scrissi una mail, mi risposero di domenica (!), invitandomi a rispedirgli l’intero cofanetto per raccomandata. Mi inviarono un nuovo cofanetto rifondendomi quasi per intero le spese di spedizione sostenute. Ultimamente non mi era arrivato un ordine (può capitare, visto che usano la posta normale). Dopo 21 giorni, come da regolamento, ho compilato un modulo segnalando il disguido e mi hanno rispedito il DVD senza alcuna spesa aggiuntiva. Che fair play questi britannici, si fidano perfino di noi italiani!

giovedì 4 ottobre 2007

Il Mastella rapito dagli alieni

Non sono l’unica, a quanto pare, ad essere depressa e sfiduciata dalla politica. La mestizia che vedo e sento in giro non è attribuibile solo all’imminente ricorrenza dei Defunti.
Che Berlusconi berci in continuazione contro i comunisti ormai è rumore di fondo, ci abbiamo fatto l’abitudine, come alla faccia da polizia mortuaria di Schifani, le ovvietà di Bonaiuti, le autoreggenti al silicone e il capello rosso-ANAS della Brambilla. Sono cose che cominciano a fare perfino tenerezza. Il centrodestra, ora opposizione, è riconoscibile, scontato. E’ un classico come il loden, che non potrà mai essere che verde, tirolese e di lana pesante.
La cosa terribile è che rischia di risultare più rassicurante della sua controparte governativa che, continuamente squassata da diatribe, lacerazioni interne e scontri con la componente maggiormente di sinistra (non la definisco sinistra estrema perché mi verrebbe da ridere) e i cosiddetti moderati, trasmette un senso orribile di precarietà.
Già l’essere sul filo del rasoio esistenziale è condizione comune di quasi tutti noi ormai, quindi facciamo fatica a sentirci protetti da tale accozzaglia di condomini litigiosi. Il centrodestra se lo conosci lo eviti facilmente ma come la mettiamo con l’agitazione termica che ti provoca nella bocca dello stomaco e più in basso, nei coglioni, la continua manovra di disturbo portata da gente come, tanto per fare un esempio a caso, Mastella?

Questo disagio viscerale, paragonabile solo al gonfiore e cattivo umore della Marcuzzi prima di assumere Activia, non sembra avere mai fine.
Come combattere ad esempio, stremati come siamo, contro le continue trovate riformiste da supermarket, prendi tre candidati e paghi uno di Uolter “The Kid” Veltroni? Ora vuole intortare Veronica Lario e portarla nel PD. Io penso che se l’unico Berlusconi sulla faccia della terra si chiamasse Veronica saremmo molto fortunati ma l’idea mi sembra obiettivamente la cazzata del millennio e le cazzate stanno arrivando un po’ troppo di frequente negli ultimi tempi, rischiamo di non tenergli dietro e di rimanerne sommersi.
Non è per cattiveria ma, dato uno sguardo ai candidati del PD e rivolto un pensiero al futuro della sinistra, la tristezza ti attanaglia il cuore. Come pensano di riconquistare l’elettorato perduto? Non con le care e vecchie idee e iniziative dalla parte del popolo ma offrendo un posto da dirigente ad una ricchissima casalinga disperata, per giunta moglie del nemico pubblico numero uno. A furia di vedere buon cinema d’autore Veltroni sta sviluppando una pericolosa attrazione verso il genere trash. Si chiama effetto boomerang. La prossima volta Uolter, guai a te se fai una cosa di sinistra.

Come uscire da questa situazione dove cominci a chiederti dove stia veramente il peggio e dovendo scegliere tra i due hai la tentazione forte di tirare giù direttamente la torre?
Secondo me l’unica sarebbe una bella invasione aliena.
E’ il mio peggior incubo, che sogno anche la notte quando sono particolarmente stressata: piccoli e ostili omini grigi che arrivano dal cielo su macchine volanti per fare polpette surgelate, come quelle svedesi dell’IKEA, di noi terrestri. Tanto in fondo non ci meriteremmo altro.
Come sanno gli amici che come me hanno amato X-Files, l’appuntamento con la grande invasione è per il 2012 ma a questo punto, perché aspettare?

Il segnale d’inizio sarebbe la clamorosa sparizione da Ceppaloni di Clemente Mastella. Titoloni in prima pagina sulla misteriosa scomparsa in un raggio laser del leader dell’Udeur, preceduta da inquietanti luci notturne e avvistamenti UFO in tutta la Campania. Il TG2 attribuirebbe il rapimento agli zingari ma sugli UFO non saprebbe dare spiegazioni, visto che i rumeni non paiono avere una tecnologia tanto avanzata.
A seguire, la deportazione di Fini, Storace e La Russa su Marte. Berlusconi tenterebbe di rifugiarsi in qualche paradiso fiscale ma contro gli alieni che leggono il pensiero non c’è partita. Anche lui in un CPT a Cydonia.
La comparsa una sera, al posto di Porta a Porta, del monoscopio, sarebbe il segnale dell’inizio dell’invasione. Non rimarrebbe che chiuderci in cantina e sperare che gli alieni se la prendano solo con i politici.
Nell’infuriare della battaglia e privati dei preziosi mezzi di comunicazione di massa non potremmo venire a conoscenza della distruzione alla Independence Day dei palazzi della politica, dell’utilizzo di Bossi e della Bindi per orribili esperimenti di ibridazione aliena e infine della ritirata alla “si salvi chi può” degli extraterrestri.
Come racconteremo ai nostri nipoti, fu proprio una polpetta di Mastella a causare i primi disturbi in un povero alieno. Poi l’epidemia e la morìa. I politici italiani erano talmente indigesti che riuscirono involontariamente a salvare la Terra. Come i batteri de “La Guerra dei Mondi”.

mercoledì 3 ottobre 2007

Se la Precrimine arriva a Baghdad con casco, fucile ed occhiali

Nel suo racconto "Rapporto di minoranza", portato sullo schermo da Steven Spielberg nel film "Minority Report", Philip K. Dick immagina un futuro (2054) dove il crimine è sconfitto grazie a dei sensitivi che, prevedendo gli atti criminosi in anticipo, permettono alle forze dell'ordine di intervenire ed immobilizzare i futuri colpevoli ancor prima che commettano il delitto.
Le implicazioni dispotiche di tale organizzazione sono raccontate da Dick in un finale sicuramente più cupo e pessimistico di quello del film di Spielberg.

Dobbiamo dire che il grande scrittore di fantascienza si è tenuto fin troppo abbondante immaginando il periodo futuro nel quale ambientare le avventure della sua Precrimine. In un certo modo ci siamo già dentro.

Con l'inaugurazione della Grande Fiera Mondiale della Guerra Preventiva abbiamo consolidato il principio che è meglio mettere le mani avanti, ed anche i bombardieri, contro paesi canaglia e terroristi vari.
Ieri sera, in un brillante servizio dall'Iraq del TG1, ho visto la Precrimine in azione.

La conducatora Monica Maggioni si è autopresentata con grande orgoglio un reportage dall'Iraq dove, travestita da Oriana Fallaci in Vietnam, con casco e giubbone antiproiettile d'ordinanza e accompagnata da una ventina di marines armati fino ai denti, alla luce verdastra dei visori agli infrarossi, faceva irruzione in una casa di Adamiya. Secondo le immagini che abbiamo visto, dentro vi hanno trovato un tizio che dormiva per terra in una stanza, accanto a dei telefonini rotti.
Detta così sembrerebbe una cavolata ma il sonoro, ovvero il racconto per bocca della stessa Maggioni, raccontava tutta un'altra storia di ben altre epiche dimensioni.

L'Iraq è in preda ai terroristi di Al Qaeda e per fortuna che le forze dell'alleanza hanno dei validi collaboratori, definiti "volontari iracheni" che, incappucciati ma forniti di giacche con logo di riconoscimento come i City's Angels, vegliano sugli onesti compatrioti e indicano ai militari occupanti (liberatori, meglio) dove si nascondono gli infidi alqaediani.
Le immagini ci mostrano proprio una di queste irruzioni, con tanto di donna velata locale che afferma: "Si, si, è vero, ci sono dei tipacci in giro che se ne stanno tutto il giorno in casa e non parlano con nessuno". I militari, accompagnati dalla giornalista con casco, fucile ed occhiali e grande sprezzo del pericolo, irrompono dunque in una stanza dove si trova, unico occupante, il dormiente dei telefonini, che viene prontamente ridotto in ulteriore condizione di non nuocere e arrestato.
C'erano armi in giro? Interpretazione della scena sempre secondo il sonoro del servizio: quello era certamente uno di Al Qaeda, i telefonini sarebbero diventati delle bombe perchè i telefonini smontati servono per farci delle bombe, sapete?, l'abbiamo fermato in tempo prima che si facesse saltare in aria e prima di avervi dovuto raccontare dell'ennesima esplosione e devastazione che sarebbe certamente avvenuta.
Si è detta tutto da sola: il prima, il durante e il poi. Forse è anche sensitiva e li ha condotti lei quelli della Precrimine sul luogo del previsto misfatto.

Non abbiamo saputo poi come è andata a finire con il tizio arrestato e mi permetto di suggerire alla brillante giornalista di fornirci un altro interessante reportage nei prossimi giorni che faccia luce anche su questo aspetto. Era poi veramente colpevole e legato ad Al Qaeda? Giusto per completezza di informazione.
Io mi auguro che fosse proprio un pericoloso terrorista fermato in tempo prima che compisse una strage, perchè se per caso era solo un poveraccio che raccatta telefonini dalla spazzatura, li aggiusta per rivenderli ai suoi concittadini al fine di sfuggire dalla miseria e la sua sfortuna è stata quella di stare sui coglioni ad uno di quei "volontari" iracheni che lo hanno denunciato, se questo è l'andazzo, il nostro futuro sarebbe da considerarsi ancora più nero di quello immaginato da Philip K. Dick. "La Precrimine, prossimamente vicino a casa tua".

venerdì 1 giugno 2007

Che la festa sia con voi - Trent'anni di Star Wars

Dite quello che volete, ma per me Star Wars è Darth Vader (o Fener, come lo tradussero allora, con la mania di storpiare tutto, in italiano).
Il padre perduto, l’angelo del male, il jedi votatosi al lato oscuro della Forza, ha sempre rappresentato per me il motivo principale di interesse per la saga, ideata da George Lucas, che il 25 maggio scorso ha compiuto trent’anni.

Andai a vedere il primo “Guerre Stellari” (ora Episodio IV nell’economia generale della serie) in un cinema di periferia. Avevo appena visto anche “Incontri ravvicinati del terzo tipo” di Spielberg che, con l’astronave madre rutilante di mille luci e colori, mi aveva impressionato più o meno come l’arrivo del treno a La Ciotat aveva colpito i primi spettatori del cinema dei fratelli Lumiére.
Sarà stata l’inadeguatezza tecnica della sala o la preferenza per il film di Spielberg ma allora “Guerre Stellari” mi sembrò più o meno una favoletta anche se arricchita da mirabolanti (per quei tempi) effetti speciali.
L’unica cosa che mi piacque veramente da pazzi era proprio lui, Darth Vader, con quel terrificante respiro da enfisema e la maschera nera che risvegliava in me il trauma infantile di Belfagor. In più era una carogna finita dai poteri misteriori e terribili e si sa che alle ragazze piacciono un sacco i farabutti.

Il resto della saga l’ho visto negli anni seguenti in TV o in DVD. Non ho mai considerato memorabili né il secondo episodio, “L’impero colpisce ancora” né tanto meno “Il ritorno dello Jedi”, con quel disgustoso Jabba the Hut (quando vedo il Betulla un po' me lo ricorda) e quegli stucchevoli orsetti del cappero.
E' vero, non avrei certo gettato alle murene Han Solo, e nemmeno forse Luke, R2D2 era il robottino più simpatico e spaccaballe dai tempi di Robby, ma Darth era Darth. A proposito, guardate un po' qui come si sono tutti ridotti. Un macello. Trent'anni e sentirli, eccome.

Il mio interesse per la saga si è destato nuovamente con i nuovi episodi prequel usciti negli ultimi anni, che promettevano di raccontare tutto l’antefatto e soprattutto la storia di Anakin Skywalker (Darth Vader) che ormai sapevamo essere il padre di Luke e Leia e del quale i nuovi episodi avrebbero rivelato la discesa all’inferno.
Nonostante un po’ troppi bambocci petulanti e una dose abbondante di sentimentalismo nella parte dedicata alla regina Amidala, con le nozze sul lago di Como dove mancava solo Clooney e un pericoloso miscuglio di amore, luna e stelle che avrebbe fatto mettere mano al fucile Bukowski, confesso che sono rimasta veramente colpita ed emozionata da una scena di Episodio III, visto al cinema l'anno scorso.

Dopo il duello all'ultimo sangue con Obi-Wan, Anakin giace orribilmente bruciato e amputato sulla riva di un fiume di lava e viene “ricostruito” e androidizzato, con la maschera che cala per ultima a chiuderlo per sempre nell’armatura nero metal-latex e il respiro diventa quello inconfondibile di Darth Vader. E’ una favola, lo so, ma è da brividi.
La fine dell’episodio poi, con l’apparizione della Morte Nera, si riagganciava perfettamente a quel film che avevo visto nel lontano 1978, con il quadro che ogni tanto se ne andava, tra il “buu-buu” dei ragazzini impazienti e il pavimento ricoperto di cartacce, stecchi di “moretto” e sacchetti di patatine.
Il ciclo era chiuso ed era valsa la pena di aspettare trent’anni per conoscerne il mistero.

P.S. Questo articolo è pubblicato anche su Kino Lameduck, il cinemino più amato dalle papere.

domenica 3 dicembre 2006

A Dune con la Duna

Saga fantascientifica in dodici libri, nata come brutale satira del mitico “Dune” di Frank Herbert, con buona pace di David Lynch e come antidoto alla mancanza di ADSL.

(Libro I)
Sono nell’anno 15191, in viaggio verso Dune, il pianeta degli enormi bacherozzi sapienti, con la mia macchina del tempo.
Nella galassia vi è un regime di tipo feudale, con padrone assoluto l'imperatore Padiscià Saddam Hussein XXXIV, lontano discendente dell’ex raìs di Baghdad Saddam Hussein, che noi dell’anno 2006 conosciamo bene.
Per la modica spesa dell’equivalente in moneta intergalattica di un euro e venti sto ascoltando in cuffia tutta la storia della casata mentre attendo l’imbarco sulla navetta. Le macchine del tempo si lasciano infatti su un piccolo satellite artificiale chiamato curiosamente Quedtwkadmar (Villa San Giovanni, in italiano) dove un parcheggio (a pagamento) si trova sempre. Un po’ caro ma comodo. L’unica cosa che si fa fatica a trovare sono i distributori del metano. Già perché il mio mezzo è una vecchia Duna metanizzata che si è rivelata adattissima ad essere modificata per i viaggi nel tempo. Se non capite come faccia una Duna a superare il limite dello Spazio-Tempo andando a metano non avete visto il finale di “Ritorno al Futuro”.

(Libro II)
Già, ma che c’azzecca Saddam con Dune? Semplice, il capostipite della casata, Saddam Hussein (proprio lui, quello originale) fu liberato nel 2011 dai suoi seguaci mentre era prigioniero a Guantanamo, col favore dell’oscurità e approfittando della finale del SuperBowl in TV.
Fu tenuto nascosto per 20 anni in un condominio a Carate Brianza, dove nessuno si accorse mai della sua presenza e alla sua morte fu ibernato e lanciato su una navetta della “Stellar Funeral & Co.” verso gli spazi infiniti. Catturata dai pirati interstellari, la navetta fu abbandonata in una cella frigorifera abusiva su Saturno per 10.000 anni.
Nel 12042 una missione archeologica trovò la navetta e il rais fu scongelato, ringiovanito e sottoposto a varie liposuzioni e iniezioni di botox. Dopo un certo iniziale smarrimento Saddam riuscì a conquistarsi le simpatie dei saturniani e divenne presto loro leader, con il titolo onorifico di Padiscià. Suo figlio Padiscià Saddam Hussein II ottenne il potere con elezioni truccate e, in un altro paio di generazioni il dominio fu stabilito su tutta la galassia.

(Libro III)
Sono finalmente giunta su questo maledetto pianeta Plutone Arcoris, conosciuto come Dune, che in questo momento della sua storia è interamente coperto dalla sabbia e popolato da vermi lunghi centinaia di metri, che però escono solo di notte e tutto sommato danno poca noia, a parte quando si muovono facendo tremare la terra e se stanno per servirvi un Martini e siete seguaci di James Bond – “mescolato non agitato”, è un casino.
Questo pianeta cazzuto – dove la sabbia ve la trovate anche dentro le mutande nonostante la tuta spaziale, è così popolare perché è l'unico della galassia dove si trova la spezia, il melange - che consente a chi lo usa di distorcere il tempo e permette di viaggiare tra le stelle senza muoversi donando anche straordinari poteri. Ora dico, ma non bastava andare ad Amsterdam?

(Libro IV)
Non riesco a dormire, c’è un caldo bestia – per fortuna niente zanzare – i vermi sono a scuola serale di rumba e merengue e in televisione ci sono solo televendite di scope elettriche e pentole mondialcasa, così mi leggo la guida turistica di Dune, che riporta anche qualche scampolo di storia.
Anticamente su questo pianeta l’Imperatore Padiscià Saddam aveva inviato i suoi pusher di fiducia Arcoronnen a custodire la spezia, ma poi, cambiato alleanze come suo costume, diede un calcio in culo agli Arcoronnen e trasferì ogni onore alla casa Berluscones-Atreides, già molto esperta nell’incantare la gente, figuriamoci i vermi. Come se non bastasse, interessate alla spezia erano anche certe sette sorelle Geberit (lontane antenate delle Carlucci) e ovviamente i detronizzati Arcoronnen, più incazzati che mai.
Pare che la guerra tra le varie fazioni si sia protratta per secoli e secoli, fintanto che non comparve un certo rampollo della casa Berluscones-Atreides, Silvio Atreides, che guidò la guerra santa per la liberazione del pianeta, fondando il famoso “Pianeta delle Libertà”.


(Libro V)
Volevo andare a visitare un centro commerciale qui vicino ma c’è lo sciopero dei vermi ferrotranvieri e quindi in attesa di un passaggio continuo a leggere la storia di Dune.
Circa una mezza dozzina di secoli fa, Silvio Atreides si rivelò essere lo Qwisatz Haderach (colui che può tutto, pagando) e da allora domina incontrastato su tutte le reti televisive della galassia. Le sette sorelle del Bene Geberit aspettavano da tempo la venuta di Silvio, come prodotto di millenari piani genetici e di chirurgia estetica, ma si illusero di poterlo controllare.
Il Bene Guttalax, insieme al Bene Geberit e alla Procura di Milano organizza da secoli complotti al fine di distruggere Silvio Atreides, ma non è semplice, poiché grazie all’olio della vita, l’Unto è capace di vedere il futuro.
Il Bene Guttalax però non si arrende e regala a Silvio un “ghola” - un essere ripristinato da cellule morte, quello del suo fido Bondi-Idaho morto da tempo, per oscuri scopi. E qui, ve lo dico francamente, nun ce stò a capì più un cazzo.

(Libro VI)
Ho deciso di andare un po’ avanti nel tempo perché qui tra scioperi e televendite non succede niente. Mi sono teletrasportata sulla Duna a metano e ho messo avanti l’orologio atomico di qualche millennio. Ora torno su Dune, sperando di trovarlo ancora.
Eccomi… miracolo! Ora il Pianeta delle Libertà Dune Arcoris è decisamente diverso. C’è vegetazione, come avevano sempre desiderato certi Fremen, che non so chi siano.
Mi dicono che purtroppo il fondatore Silvio Atreides non è più con noi. Pare sia morto di sua volontà alla fine di un secolo denominato in suo onore “Messia di Dune", lasciando comunque i suoi due figli, Piersilvio II e Ghanima, a continuare la sua opera. Una buona notizia, sono state abolite le televendite ed è tornata la tv dei ragazzi.
Ieri sera a cena, uno strano tipo con il quale ho attaccato discorso, che dev’essere una specie di giornalista con un figlio che vive su Marte, mi diceva che un nuovo pericolo minaccia i figli di Dune. La casa di Corrino, famiglia del vecchio imperatore Saddam IV, prepara dei complotti per uccidere Piersilvio II e Ghanima. Non so se credergli comunque, aveva un po’ esagerato con il Tavernello a cena.

(Libro VII)
Volevo andare ancora avanti nel tempo, più che altro per liberarmi del giornalista che ogni sera nel mio albergo mi tedia con storie di spionaggio che non stanno né in cielo né in terra ma, giunta a Villa San Giovanni, mi sono accorta di aver lasciato l’altra volta la batteria della Duna accesa, con la conseguenza che si è scaricata. Il concessionario più vicino è a dieci anni luce, così devo aspettare, non solo la batteria ma anche che si ricarichi il teletrasportatore che mi riporterà su Dune. Almeno qui si sta tranquilli. E’ l’unico posto della galassia dove sono riusciti a crackare Sky e si vede tutto a sbafo, compresa la Pay per View.

(Libro VIII)
Sono andata a sentire per la batteria, forse domani arriva con la Fed-Galax.

(Libro IX)
E’ arrivata la batteria, sto ricaricando la Duna e tra qualche ora potrò ripartire per il mio viaggio nel tempo su Dune.

(Libro X)
Sono riuscita a rimettere in moto la Duna e sono tornata sul Pianeta delle Libertà, che adesso è divenuto un rigoglioso giardino, grazie alla costante supervisione del figlio di Silvio, Piersilvio II che governa da duemila anni sul pianeta grazie ai suoi super poteri acquisiti percorrendo il cammino che il padre aveva rifiutato, quello di divenire un uomo-verme facendosi ricoprire dalle trote della sabbia. Giuro, non ho preso la spezia, sta scritto sulla nuova edizione della “Guida di Dune”!
I poteri di Superpiersilvio non sono solo di immortalità, egli può vedere il futuro in ogni momento e niente più ormai lo sorprende, nemmeno gli ultimi risultati del Milan. Ma rimpiange inconsciamente di non avere più l’aspetto di un uomo perché si è innamorato di una donna mandatagli dal Bene Guttalax per tentarlo. A governare sul pianeta c’è un esercito di donne, le Ittiointerpreti, che adorano il loro Dio. C’è puzza di pesce dappertutto, ma almeno con 8 euro ti danno antipasti caldi e freddi, spaghetto allo scoglio, fritto, grigliatona e pure il sorbetto finale col botto.

(Libro XI)
E’ inutile, non ce la faccio a restare in un posto e in un secolo per più di una settimana, così sono andata ancora avanti di un bel po’.
Non so che cazzo sia successo nel frattempo, forse ho digitato 10.000 invece di 1.000 ma Dune è divenuto di nuovo un pianeta di sabbia, e adesso è conosciuto come Rakis. L’imperatore-dio è misteriosamente scomparso, sono trascorsi millenni e i vermi sono tornati a solcare le dune del pianeta. Un consiglio, non nominate il “Dio Piersilvio" con i vermi perché potrebbe essere pericoloso. Si sciolgono in lacrime e in pochi secondi si allaga tutto. E non chiedetevi nemmeno come mai l’unico programma televisivo su ogni canale è “Chi l’ha visto”.
A svolgere un ruolo importante nel governo del pianeta Rakis sono l’ennesimo ghola di Bondi-Idaho, che però questa volta è un bambino che assomiglia vagamente ad Arnold, ricordate? e Dakota Fanning, una bambina capace di dominare i vermi che contengono in loro ancora il fugace pensiero dell’imperatore-dio disperso. Se a questo punto fossimo al cinema, ci starebbe bene una bella dormitina.

(Libro XII)
Non so voi, ma ‘sto Dune comincia ad annoiarmi. Ho una buona notizia comunque. Con mia grande meraviglia, dopo il mio ultimo avanzamento nel tempo mi sono ritrovata in mezzo allo spazio vuoto e ho scoperto che Dune è stato distrutto!
Purtroppo l’ultimo ghola di Bondi-Idaho si è salvato con le Carlucci Geberit e un verme a bordo di un'astronave. Ora la lotta è fra le Carlucci e un altro gruppo di eretici di Dune, le Casini Onorate, perfide e sanguinarie ex-democristiane che vogliono a tutti i costi annientare le Carlucci Geberit e la spezia. Pare che le fuggiasche eredi di Silvio Atreides si nascondano sul pianeta segreto della Casa delle Libertà, dove la sorellanza è riuscita a ricreare un habitat simile a quello che vi era su Rakis. Con l’ultimo verme stanno rifondando Dune, ma le rivali stanno distruggendo interi pianeti alla ricerca di quello che ospita le Carlucci e questa mortale ricerca sta per finire...

(Epilogo)
Sono riuscita finalmente a contattare Darth Vader tramite l’Imperatore Palpatine. Non c’è problema, ci pensa lui con la Morte Nera. Ta-da-da, tada-da, tada-da!


mercoledì 27 settembre 2006

I folgoratori

Miniraccontino di fantascienza

Uscire di casa era diventato quasi impossibile se non trovavi modo di ripararti sotto un portico o il tendone di un negozio. Attraversare una piazza e qualunque altro spazio aperto era diventata un’impresa.
Erano apparsi qualche giorno dopo l’arrivo delle astronavi ed erano sempre più numerosi.

Ci chiedevamo come potesse quel reticolo di cavi e quelle specie di lampade metalliche rimanere per ore ed ore sospesi sulle nostre teste.
Qualcuno cominciò a notare che quelle specie di faretti seguivano i nostri movimenti come le telecamere a circuito chiuso, sembravano osservarci e studiarci. Un giorno vedemmo l’occhio di uno di quegli oggetti accendersi improvvisamente di una luce verde molto intensa.
Aveva iniziato a puntare un nostro amico e, mentre si avvicinava sempre di più a lui, emetteva un suono strano, un sibilo come quello di una miccia che stesse per far esplodere un qualche ordigno. Improvvisamente dall'occhio verde partì un raggio che colpì il ragazzo dietro l'orecchio con una scossa elettrica che non lo uccise ma lo lasciò stordito e dolorante.

I folgoratori, cosi vennero chiamati da quel momento in poi, comparvero ovunque e non passava giorno che qualcuno non venisse colpito dalle loro scariche, mai mortali ma dolorosissime.
Eravamo costretti ad andare in giro coperti anche d’estate, perché i bastardi ci colpivano in ogni centimetro di pelle scoperta.
Uscivi di casa e il primo folgoratore della giornata era lì, con la testa girata verso di te a guardarti. Se riuscivi a ripararti eri salvo ma solo fino all’angolo, dove ti attendeva il secondo folgoratore, e poi via via fino alla fermata del metro e ovunque andassi. Vi erano folgoratori nascosti anche tra gli alberi nel parco.

La sera il reticolo degli invasori illuminava e ricopriva tutta la città.
Si stava con le finestre chiuse, ma dietro le tende e le imposte potevi ancora vedere il tuo folgoratore che muoveva l’occhio cercandoti, quasi annusandoti, e quella luce verde che andava su e giù, a destra e a sinistra sibilando.

lunedì 14 agosto 2006

La Preterrorismo

Adbullah Al Yussef, lei è in arresto per il futuro dirottamento dell’aereo che precipiterà sul Lincoln Center causando 2544 vittime innocenti”.
Sarà così il nostro prossimo futuro, in questi anni 2000 che cominciano ad assomigliare sempre più pericolosamente ai cupi scenari della fantascienza alla Philip K. Dick?
In “Minority Report”, Dick immaginò una società futura (non troppo lontana, nel 2035) dove la polizia, grazie all’unità “precrimine” e ai suoi sensitivi che vedono i delitti prima che vengano commessi, arriva sul luogo del delitto fermando l’assassino in tempo. Nel film che Spielberg ha tratto recentemente dal racconto si vede l’agente John Anderton cadere vittima lui stesso del meccanismo perverso della “precrimine” e degli intrighi di potere di un suo superiore. E’ un grande apologo contro la società apparentemente opulenta e ipertecnologica ma in realtà sempre più propensa al controllo globale degli esseri umani. Dick era uno scrittore psichicamente molto complicato, un pazzo, ma si sa che i matti vedono più in là di tutti noi.
Perché penso a Minority Report e a Philip K. Dick in questi giorni ferragostani? A causa delle ultime notizie sugli sventati attentati di Londra.
L’hanno riportato tutti i TG con grande rilievo e la giusta enfasi da parte del divulgatore di notizie, a base di occhio sbarrato, labbro tremulo e fronte corrucciata delle grandi occasioni. I soliti sospetti islamici che preparavano un devastante attentato “di proporzioni inimmaginabili”, con ben 10 aerei (!!) che, non è molto chiaro qui, dovevano esplodere in aria o lanciarsi su qualche obiettivo inglese. Tony Blair che annuncia lo scampato pericolo ed il plauso all'unisono del cuggino Bush che maledice gli “islamo-fascisti” dall’altro lato dell’Oceano. Per una rassegna completa di ciò che ci saremmo risparmiati ecco l’articolo del Corriere.
Ora, qualcuno dirà che è da pazzi anche solo pensare che non si tratti della pura realtà dei fatti raccontata da cronisti sempre attenti alla ricerca della verità a qualunque costo ma, dovete scusarmi, non ce la faccio proprio.
Se si ascoltano queste notizie con un orecchio solo, distrattamente e con mezzo cervello attivato, come è richiesto dal normale approccio ai TG la cosa può anche passare, ma provate a ragionare, ad attivare tutto il cervello e entrambe le orecchie: non c’è qualcosa di strano e romanzesco in tutto ciò che ci raccontano?
Bombe liquide, bevande energetiche (coke+mentos?), i-pods… ma vi rendete conto? La faccenda dei 10 aerei che è copiata pari pari dal progetto Bojinka del 1995, dimenticando di dire però che appartiene al periodo di quando Osama era ancora dei nostri e faceva buono in Afghanistan e poi in Kosovo. Poi, si sa, hanno avuto da dire e lui se l’è legata al dito. E poi ancora i pakistani, che è un mistero siano ancora considerati nostri amici, visto che “c’entrano” sempre, come l’UDC.
Ma soprattutto, la domanda nasce spontanea: perché creare panico inutile quando gli attentati sono stati ormai sventati? Perché bloccare aeroporti e danneggiare compagnie aeree quando il pericolo è passato? Quanti attentati, omicidi, rivoluzioni, atti di guerra, golpe, rischi di olocausto nucleare sono stati impediti dai servizi segreti e dalle diplomazie negli ultimi cento anni e non ne abbiamo mai saputo niente? Pensate alla crisi dei missili di Cuba, 1962. Che abbiamo rischiato di morire tutti inceneriti dalle bombe atomiche lo abbiamo saputo solo molto tempo dopo. Ed era logico, si è sempre fatto a quel modo. Dovrebbe essere ancora così, a meno che…
A meno che non si voglia scientificamente spargere panico, rendere la gente insicura, alimentare l’odio contro l’Islam proprio quando abbiamo bisogno di portare avanti la nostra agenda in Medio Oriente e rinnovare il messaggio propagandistico in prossimità dell’anniversario dell’11 settembre.
Ma no, che follia! Tony Blair non è il capo della “Preterrorismo britannica” e noi che lo pensiamo siamo tutti pazzi come Philip K. Dick.

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