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martedì 25 agosto 2009

Un briciolo di responsabilizzazione, perdinci!

Trovo veramente fastidioso che in questo paese nessuno più accetti di assumersi la responsabilità delle proprie azioni e, quando succede una disgrazia, la colpa non sia mai delle circostanze, del fato o dei propri errori ma sempre degli altri, dello Stato, della collettività, della magistratura e dei massimi sistemi. Anche se nella disgrazia c'è stato un concorso di colpa nostra, di scarsa valutazione del rischio, semplice incoscienza o stupidità conclamata.
Come quelli che si schiantano contro il platano perchè messaggiano al cellulare con una mano, guidano con l'altra, fumano e programmano il navigatore. Tutti a dire: "Maledetto alberaccio, perchè gli ti sei parato contro?"

Quando vado in montagna non infilo la mano sotto ogni sasso che vedo a margine del sentiero perchè so che una vipera che se ne sta buona buona lì sotto a farsi i cavoli suoi potrebbe aversene a male e mordermi. E' una cosa che non faccio perchè so che è pericolosa. Una vipera può sempre mordermi lo stesso ma almeno so che non sono stata io a darle l'idea.
Allo stesso modo, non do retta a chiunque, quando attraverso la strada guardo a destra e a sinistra, non infilo le dita nella presa di corrente, non faccio il bagno in mare nell'ora della digestione.

Noi bambini anni '60 siamo stati cresciuti sotto il terrorismo del: "non accettare le caramelle dagli sconosciuti", "non accettare di seguire sconosciuti nemmeno se ti dicono che tua madre è moribonda all'ospedale e ti accompagneranno da lei", "non appartarsi con gli sconosciuti".
Magari poi ci è successo lo stesso qualcosa di brutto perchè il colpevole era il meno sospettabile, con un bel colpo di scena alla Hitchcock era qualcuno della tua stessa famiglia ma intanto ci siamo cautelati il più possibile verso altri brutti incontri, quelli con i generici malintenzionati modello standard.

Oggi invece, siccome i figli non bisogna stressarli con questo tipo di raccomandazioni da vecchie cariatidi, devono essere spensierati e vivere la loro vita spericolata senza cinture, regole e divieti, nemmeno le semplici raccomandazioni, magari in uno stato semicosciente da bimbominkia a cui tutto è concesso e cui nulla potrà mai accadere di male, in una sorta di delirio di onnipotenza, succede che una ragazzina di sedici anni si ubriachi come una ceppa e accetti di appartarsi con un ragazzotto appena conosciuto, finendo per essere stuprata.

Quando si fanno le giustissime campagne contro l'abuso di alcool dei minori, c'è nessuno che si prenda la briga di spiegare agli adolescenti che due degli effetti collaterali dell'ubriacatura sono la perdita di coscienza e di consapevolezza di ciò che ci sta accadendo intorno e la caduta dei freni inibitori?
Significa rovinar loro la serata raccomandare di non mettersi (soprattutto le ragazzine) in condizioni di poter essere facilmente sopraffatte? Vogliamo dirlo che non ci si dovrebbe sbronzare perchè si corre il rischio, tra le altre cose, di essere stuprate?

In un altro caso, un padre disperato dice che qualcuno dovrà rispondere del fatto che sua figlia ha attraversato i binari e non ha sentito il treno che arrivava perchè aveva su le cuffiette dell'i-Pod. Magari si potrebbe suggerire alla Apple di scrivere sulla confezione: "Ricordati che con le cuffiette e la musica a tutto volume è meglio non attraversare i binari. E nemmeno la strada o il cortile, sveglia!"
Ma mio Dio, non sarà che questi ragazzini bisognerebbe anche un attimo addestrarli alla più elementare tecnica di sopravvivenza, quella che ogni specie animale insegna ai propri cuccioli? Roba come "stai vicino agli altri", "non ti allontanare", "questo non lo devi mangiare", "non ti avvicinare al fuoco perchè brucia", ecc.

I genitori considerano i figli dei geni nati già preprogrammati di tutto lo scibile conosciuto e già pronti per l'uso. Alcuni di essi invece sono degli emeriti cretini. Voi non ve ne rendete conto perchè l'amor genitoriale è cieco ma gli altri si. Hanno bisogno di insegnamento ed addestramento perchè a volte non ci arrivano, non ci pensano proprio e bisogna dir loro cosa fare.
I genitori non li addestrano perchè hanno paura di dover dire loro dei no. Noi abbiamo mandato giù più no che Ciokorì, da piccoli. Però oggi qualche rischio siamo in grado di riconoscerlo in tempo. Stando in campana non si eviteranno tutte le disgrazie, ma le più stupide forse si.

martedì 14 luglio 2009

Cinema all'aperto

Certo il cinema estivo, all'aperto, è insopportabilmente scomodo in confronto al mio salotto attrezzato con 32" HDReady, lettore DVD, possibilità di stendere i piedi ed essere avvolti da morbidi cuscini, provvidenziali a conciliare il sonno in caso di pellicola soporifera. Nell'arena estiva non puoi rilassarti. Sfido chiunque a riuscire a dormire anche di fronte all'ennesimo capolavoro di Muccino.

Tra le scomodità conclamate della visione open air di un film citerò, a caso, la qualità di solito pessima della copia, l'audio a singhiozzo e sempre troppo stridulo, le terribili sedie, fornite di cuscinetto ridotto a piadina dall'essere stato schiacciato da troppe chiappe e praticamente inservibile a confortare il fondoschiena da due ore e mezza di proiezione. Per non parlare della presenza costante ed indisponente di insetti di varia provenienza e molestia.
Stranamente però, nonostante i disagi da giungla vietnamita, i ricordi legati alle non moltissime volte che ho assistito a film all'aperto d'estate, mi sono rimasti particolarmente cari, come retaggio di un modo di fruire del cinema ormai quasi desueto. Una nostalgia alla "Nuovo Cinema Paradiso", per intenderci.

Ricordo un cinema parrocchiale di Cesenatico, mezzo all'aperto e mezzo no, dove venivano proiettati i più assurdi film d'avventura e l'avventura, per noi spettatori, era riuscire a tenere per l'intera proiezione le gambe sollevate dal terreno, invaso da scarafaggi di dimensioni epiche. E ancora la curiosità che ispirava l'ascolto dell'audio di un film "proibito" a noi bambini, proveniente da dietro il muro di cinta dell'arena.
Oppure una delle pochissime recenti esperienze con la tradizionale rassegna faentina dell'Arena Borghesi, un "28 giorni dopo" visto per modo di dire, dato che eravamo impegnati a difenderci da un nugolo di zanzare immuni all'Autan, anzi forse addirittura autandipendenti e molto incazzate.
All'aperto d'estate ho visto, a Bagnacavallo, "La vita è bella" di Benigni, a Milano Marittima "Molto rumore per nulla" di Branagh e soprattutto, al Pavaglione di Lugo, "Shine"di Scott Hicks. Tutti film che mi sono rimasti impressi in modo particolare.

Insomma, nonostante le zanzare, l'umidità che si raccoglie in certe arene troppo alberate, le seggioline in ferro per culi formato mini e le pellicole piene di righe, graffi e bruciature, amo il cinema all'aperto e ne sento nostalgia.
Tra l'altro, uno dei motivi per frequentare le arene estive è il ripescaggio di film perduti durante l'inverno o da rivedere nonostante li abbiamo già nel frattempo gustati in DVD.
Ve ne consiglierò qualcuno, cominciando questa sera da "The Reader" e proseguendo domani con "Lasciami entrare".
Giusto una scusa per rifilarvi un paio di velenose recensioni. Vediamo pure se dopo questo trattamento avrete ancora il coraggio di andarli a vedere.

"The Reader" di Stephen Daldry

Trattasi di film KonradLorenziano, che parla del fenomeno dell'imprinting sessuale maschile. Ovvero: quando il maschio scopre la sessualità vera, mica le seghette, generalmente sui quindici anni, si fissa sulla prima paperina che gli si para davanti e non la scorda più. Potete portargliene di tutti i colori, comprese le più proverbiali strafighe, ma lui continuerà ad amare solo Mamma Passera, anche se è una stronza kapò nazista (intuizione letteraria geniale numero 1).
Voi ridete, ma l'imprinting è l'assunto sul quale poggiano quintalate di letteratura biografica del genere "Anche se mi sono trombato Marilyn Monroe non ho mai dimenticato la tata cinquantenne con i baffi e le gambe pelose che me la faceva vedere di nascosto."
Che palle, noi donne non siamo così sentimentali. Il grande amore è sempre l'ultimo che stiamo vivendo.

Invece Ralph Fiennes, con la solita espressione da Buscopan che non gli ha ancora fatto effetto e accompagnato in ogni fotogramma da una musica insopportabile e smielata, che non si cheta un attimo, per tutta la vita corre dietro a Kate Winslet che se lo era trombato all'età della scuola (lei più vecchia) e che lo chiama, in maniera agghiacciante, "ragazzo", come il Peppino barbiere di "Totò, Peppino e i fuorilegge".
Kate è analfabeta e non sa leggere ma se ne vergogna (intuizione letteraria geniale numero 2) e quindi obbliga il giovane stallone a leggere per lei prima del coito. Solo uno scrittore poteva immaginare una tale perversione da librai.

Diciamo pure che l'ideuzza del complesso dell'analfabetismo era già stata sfruttata in maniera ben più interessante da Claude Chabrol ne "Il buio nella mente", con un'Isabelle Huppert che sterminava a fucilate una famiglia di borghesacci stronzi perchè l'amichetta colf al loro servizio si vergognava troppo di non saper leggere. Roba da erigere monumenti ad Alberto Manzi in ogni piazza d'Italia, per aver evitato tante simili tragedie.

L'analfabeta e pure nazista Kate, processata e condannata per crimini orrendi, imparerà a leggere in carcere ascoltando le cassette che gli registrerà imperterrito, per anni, il suo anatroccolo devoto, leggendogli i più terrificanti mattoni, compreso "Guerra e Pace".
Fino ovviamente al solito ed immancabile tragico finale. Del resto l'espressione di Ralph non prometteva nulla di buono fin dall'inizio.

domenica 10 agosto 2008

Guarda come ciondolo

(Parental Advisory: Attenzione, l'autrice del post non è riuscita ad evitare a volte toni decisamente pedofobi nella seconda parte del testo).

(Disclaimer: Esistono ragazzini bravi, studiosi, indipendenti, buoni, affettuosi e soprattutto intelligenti. Tutti noi faremmo la firma per averli come figli e nipoti. Purtroppo più di frequente ci capitano quelli che descrivo nel post e che sarebbe ipocrita far finta che non esistano solo per fare la figura dei buonisti alla "sepoffà".)

Vorrei parlare di un fenomeno che mi capita di osservare sempre più spesso, in particolar modo in questi giorni. Quello dei bambini ma soprattutto degli adolescenti che ciondolano tutto il giorno in preda ad una noia cosmica attorno ai genitori e agli altri malcapitati adulti, perchè le scuole sono chiuse.

L'altro giorno ho assistito ad una scena veramente pietosa. Un bambino costretto per quasi due ore a rimanere nell'angusto spazio di un salone da parrucchiere ad alta intensità di estrogeni mentre a sua madre fissavano le extensions, senza purtroppo contemporaneamente sigillarle la bocca. Il bambino ha ciondolato, appunto, per metà del tempo quindi una delle sciampiste, misericordiose, ha detto "Ma non si può dare qualche giornalino a questo piccolo per distrarlo un po'?" Il problema è che le riviste finivano sfogliate molto alla svelta, non essendo un bambino di 7-8 anni molto interessato a "Men's Health" e a questioni come addominali a tartaruga e durata del rapporto.
La creatura, poverina, è stata fin troppo buona, un piccolo Buddha. Un altro avrebbe sfasciato il negozio e sviluppato un odio feroce nei confronti delle donne. Alla fine però, quando la madre ha finalmente avuto le sue estensioni e l'arsura le aveva già provvidenzialmente seccato la gola, il figlio santo appariva francamente distrutto. Penso avrà rimpianto i cateti e financo le ipotenuse da masticare durante le grigie ore scolastiche di novembre.

Se alcuni ragazzini ciondolano ma li sopporti ed anzi ti fanno un po' pena come il piccolo coiffeur victim, altri te li ritrovi tra le palle domandandoti cosa hai mai fatto di male per meritare questo, non essendo oltretutto responsabile della loro nascita e quindi della loro immissione nella biosfera.

Per quello che mi ricordo, se noi ragazzi avessimo dovuto trascorrere una intera giornata con i genitori chiusi sul loro luogo di lavoro ci saremmo sparati già alle sette di mattina. Per non dire che loro non lo avrebbero mai permesso se non in circostanze assolutamente eccezionali.
La regola per i ragazzi, durante le vacanze, era trovarsi - dico la parolaccia: giocare - ma ad almeno due chilometri dai genitori e soprattutto all'aria aperta. Già le vacanze al mare trascorse assieme a loro erano vissute con disagio. Anelavamo all'indipendenza, al poter stare per conto nostro, a non dipendere dai genitori. Con appena quattromila lire alla settimana di paghetta e un pallone da calciare in un cortile.

Invece, per un curioso fenomeno che ai miei tempi sarebbe stato impensabile, c'è una tipologia di ragazzini che si incollano alle calcagna dei genitori (e purtroppo degli altri malcapitati ed incolpevoli adulti presenti) i quali se li ritrovano in negozio, perfino negli uffici a ciondolare per ore come zombi decerebrati senza possibilità di scrollarseli di dosso se non dietro elargizione di somme di denaro. "Su andate a farvi un giro, comperatevi qualcosa, ma non tornate prima di stasera, mi raccomando".

Non riuscire ad allontanarli significa assistere a lunghissime sedute di "scoppio delle palline di bubble pack" oppure di caduta ritmica di moneta sul tavolo (record mondiale appena stabilito: 9'45"), oppure alla distruzione sistematica del luogo ove si trovano. Apparecchiature che cadono sotto una maledizione inspiegabile e smettono di funzionare, stampanti che cominciano a buttare inchiostro perchè il genio ha cercato di smontarle, insudiciamento di tastiere, mouse e registratori di cassa che sembrano spalmati con lo strutto. Per non parlare dei computer che, da un giorno all'altro, si ritrovano più infetti di una fogna di Calcutta perchè loro chattano e scaricano, scaricano e installano.
Pare che i genitori lo facciano perchè almeno sanno dove sono i figli, li si può controllare meglio. Là fuori, si sa, c'è la droga, appena volti la testa trombano come ricci. Si parla anche di undici-dodicenni.

Il problema è che se nei mesi invernali questo tipo di cucciolo sembra avere uno scopo nella vita, cioè tirare a campare a scuola, studiare il meno possibile e occuparsi in inutili corsi di danza, sport e musica facendo finta di interessarsi a qualche cosa, con la fine delle lezioni e la chiusura estiva delle palestre scatta la consapevolezza di non sapere più che cazzo fare dalla mattina alla sera.
Di conseguenza il genitore si tira dietro i figli ma senza considerare il fatto che questi, che sono un 'orrenda ibridazione tra bambino ed adulto, che non giocano più e non sanno stare con sé stessi, non sono nemmeno abituati a stare con i genitori, vedendoli si è no di sfuggita ogni tanto. Disposti a non concedere nemmeno un grammo di affettività a babbi e mamme che li hanno tirati su come delle slot-machines, "metti la moneta e lui ti considera per 30 secondi", semplicemente impongono la loro indifferenza ed il loro è un silenzio che ti assorda, tanto che passi l'estate a fantasticare sul Pifferaio di Hammelin e a pregare San Remigio che torni presto la scuola a portarseli via, con un pensiero affettuoso ai poveri insegnanti che dovranno giuggiolarseli per nove mesi. Quasi un'altra gravidanza. Roba da correre a farsi legare le tube.

Certo, esistono ragazzini bravi, studiosi, indipendenti, buoni, affettuosi e soprattutto intelligenti.
esistono ragazzini bravi, studiosi, indipendenti, buoni, affettuosi e soprattutto intelligenti.
esistono ragazzini bravi, studiosi, indipendenti, buoni, affettuosi e soprattutto intelligenti.esistono ragazzini bravi, studiosi, indipendenti, buoni, affettuosi e soprattutto intelligenti.esistono ragazzini bravi, studiosi, indipendenti, buoni, affettuosi e soprattutto intelligenti.

martedì 8 luglio 2008

Libro e Moschino

Sono contenta che il primo e più grave problema della scuola italiana, individuato dalla ministrina dalla penna azzurra, sia il grembiule per coprire le vergogne economiche.

Premetto che non sopporto le ragazzine con i jeans modello Aretino Pietro: giropelo davanti e sorriso verticale di dietro. Così come le loro controparti maschili con i pantaloni con il cavallo stramazzato a terra e i capelli stile alta tensione. Sono ridicoli, intruppati e omologati esattamente come lo eravamo noi con i pantaloni a zampa d'elefante, la camiciona hippy e lo zatterone.

Però, che da questi estremi modaioli si torni indietro al grembiule mi pare demenziale. Non ho parole. Soprattutto con le motivazioni addotte da Donna Gelmini.
Il grembiule, udite udite, eliminerebbe le differenze sociali, eviterebbe ai pargoli orribili traumi a causa del confronto con i compagnucci con la maglietta firmata e, soprattutto, impedirebbe agli insegnanti di giudicare gli alunni secondo il censo.
Cioè, secondo la ministra, i maestri non ti valuterebbero (ohibò) in base a quanto hai studiato: la verità è che essi controllano l'etichetta dei jeans, fanno una botta di conti sul reddito complessivo familiare e ne traggono le debite conseguenze. Non ci viene detto se in positivo o negativo e se, per caso, nella valutazione, non giochino anche le famose antipatie a pelle. Magari, celando i preziosi indumenti sotto il grembiule, si vogliono al contrario proteggere i cuccioli di ricco dall'invidia comunista dell'impubere plebaglia? Chissà?

Io ricordo che mi sentii veramente uguale ai miei compagni di scuola il giorno che non dovetti più indossare il grembiule.
Nella mia classe, alle elementari, eravamo tutte femmine, delle più varie estrazioni sociali e tutte con il grembiule bianco e il fiocco blu. Sapete come si distinguevano le ricche dalle povere? Proprio dal grembiule.
Avevo una manciata di compagne ricche, si chiamavano Flavia, Marina, Daniela, Mirella, Paola e Antonella. Non erano parenti, nemmeno si frequentavano più di tanto fuori dalla scuola, non si erano messe d'accordo, eppure erano tutte contraddistinte dagli stessi grembiuli di puro cotone, sempre impeccabilimente candidi, usciti non dal grande magazzino ma dalla costosa merceria del centro.
Il grembiule haute-couture era completato da un sottile ed elegante cravattino di nastro gros-grain blu che quelle ancora più ricche tra le ricche fermavano con uno spillino d'oro.
Noi maggioranza di alunne avevamo invece grembiuli dell'Upim in poliestere con fioccone di nailon azzurro.

Nella mia classe c'era anche una ragazza del sud figlia di emigranti, poverissima, si chiamava Cira. A lei il grembiule era stato donato per misericordia dalle Dame di S. Vincenzo e si vedeva, visto che era vistosamente fuori misura, con le maniche troppo lunghe che la impicciavano. La ricordo mentre ci smaniava dentro come fosse stata una camicia di forza. Tutta la mattina tormentava il fiocco, che a mezzogiorno era ridotto in condizioni pietose.
Come dire che, se non si riesce a nascondere la ricchezza con un grembiule, con la miseria è ancora più difficile.


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lunedì 3 settembre 2007

Per le Nike i soldi ci sono, per i libri no

Mi sbaglio io, ho le traveggole, o per gli italiani tirare fuori i soldi per i libri è quasi doloroso come pagare le tasse? Com’è che di fronte alla cultura, soprattutto quella formativa per i figli, diventiamo tutti di braccino corto mentre invece siamo pronti a sborsare € 75,00 per una cenetta per due dove esci con la fame perché una delle portate era un’oliva ripiena?

I libri sono cari tutti, è vero, ma perdinci, costano anche fatica a pensarli, scriverli e stamparli! Io che sono stata una delle più grosse lettrici compulsive e poi sono riuscita a smettere quasi del tutto, quando mi aggiro per la libreria ad annusarne l’odore e a sfogliarne ancora qualcuno con lussuria residua, noto che dopotutto e nonostante il cambio dell’euro il prezzo dei libri è rimasto più o meno uguale. Alto rispetto alle medie europee e americane, ma uguale.

Probabilmente vi sono case editrici scolastiche che fanno le furbe, approfittando del fatto che a scuola i figli bisogna mandarceli per forza ma le lamentazioni che sentiamo in questi giorni vanno al di là del fatto economico domestico.

Da giorni ormai si intervistano madri, padri e figlioli angosciati per il rincaro dei libri scolastici ma non altrettanto per quello degli zaini firmati con la Barbie e i divi del Wrestling.
I tiggì ci stringono il cuore con le tristi immagini di mercatini della speranza dove i tapini si aggirano per trovare magari l’edizione 1987, tutta sottolineata e ricoperta di cuoricini a pennarello rosso e senza copertina del testo di scienze di prima media per la pischella. Tanto, finito l’anno il libro o si butta nella monnezza o si tenta di rivenderlo nel prossimo mercatino.

Non solo, ma iniziano i doverosi test di ammissione alle Facoltà universitarie e il TG2 si inventa un servizio dove viene detto che la tassa da pagare per l’iscrizione ai test, decisa dalle varie facoltà in liberale autonomia, è troppo cara.
Si parla di 70-100 euro (una mangiatina di pesce per due in una modesta trattoria al mare) per tentare la fortuna al gratta-e-vinci accademico, si spera una sola volta nella vita. Il servizio termina lamentando l’ennesima estorsione ai danni degli italiani. Il TG2, meglio ricordarlo, è il telegiornale dei giapponesi rimasti a difendere il fortino del centrodestra nella RAI assediata dai comunisti. Quello dove, qualunque cosa rincari e qualunque meteorite piova giù dal cielo, è colpa del governo Prodi.
Il problema del costo dei test, dicevano inoltre, è per chi deve ripetere la prova magari più volte, poverino.
Per questo ci sarebbe un facile rimedio: studiare per evitare di farsi bocciare ma studiare è fatica, lo so. Meglio andare a zonzo a fare shopping e farsi comperare da mamma quelle fighissime scarpe della Nike. Prezzo € 149,00 (quasi duecentonovantamila del vecchio conio, che fa più impressione). Tanto per quella spesa la mamma non si lamenterà. Non vuole un figlio traumatizzato dal rifiuto della scarpa con la virgola che poi gli costerebbe di più in psicoanalista.

E’ curioso come, nonostante vi sia in Italia tanta gente che legge, che si fa una cultura da autodidatta o è studiosa per mestiere e vocazione, secondo la televisione e i giornali il nostro paese è e dovrebbe rimanere un paese dei balocchi di ignoranti somari dove i ragazzini è giusto che spappolino i maroni ai genitori perché comprino loro le 100.000 cose che desiderano, casualmente tutte firmate e di alto costo ma i libri no, perchè sono troppo cari.

In “Miseria e Nobiltà” il grande Totò, che si guadagna da vivere come scrivano, consiglia il villano analfabeta che è venuto a farsi scrivere una lettera da lui: “Se avete dei figli non li mandate a scuola, per carità. Lasciateli sguazzare nell’ignoranza!”.
Leggere fa pensare, si può venire informati di tante cose, magari di quelle che non dovremmo venire a sapere. Pensando si possono fare ragionamenti. Meglio rimanere somari.

martedì 10 aprile 2007

Se ricominciassimo a prenderli a ceffoni?

Lo so, è brutto rievocare i tempi in cui i maestri menavano con il righello o ti facevano inginocchiare sui ceci o, alla meno peggio, ti mandavano dietro la lavagna (io ci sono stata qualche volta).
Gli psicologi di solito in questi casi gridano che i bambini e i ragazzini non si toccano nemmeno con un fiore. Con un fiore no, ma penso che qualche bello schiaffone a tarantella ogni tanto possa fare solo bene.
Altrimenti a menarti saranno sempre di più loro. Noi adulti dovremo imparare a difencerci e non so se il Jeet Kune Do di Bruce Lee sarà sufficiente.

Lo so, ci sono tanti bravi ragazzini che sono adorabili e che crescono normali, se riescono a sopravvivere ai loro compagni.
Ci credo, come posso credere all’esistenza della vita su altri pianeti, ma quando i ragazzini sono stronzi, cattivi, violenti e senza pietà, cosa dovremmo fare? Scusarli o non saper che cazzo dire, come quella psicologa della scuola di Matteo, il sedicenne che si è ucciso esasperato dalla cattiveria dei compagni, che con un sorriso ebete ci ha spiegato che “le dinamiche interpersonali, l’interazione sociale, il disagio esistenziale” e l’anima de li mortacci?
Matteo si è ucciso, l’hai visto il funerale, e tu invece di ammettere che la tua utilità nella scuola è pari allo zero assoluto, perché i libri sui quali hai studiato erano impregnati dei sensi di colpa per il passato nero della pedagogia, le cinghiate e le fruste e per reazione si è passati alla tolleranza assoluta, che fai? La poveretta non può fare nulla, perché ha armi spuntate e perché quelli sono figli dei loro genitori.

Provate a dire ad un genitore che suo figlio non riesce a scuola perché è sostanzialmente un idiota, perché è un lavativo e uno stronzo che picchia gli altri, magari anche voi. Perché i ragazzini adesso menano pure gli insegnanti. Il signor Stronzo e la signora Stronza, genitori dello Stronzetto, come minimo si rivolgono al TAR, all'ONU e al Tribunale dell'Aja e voi rischiate il posto. I loro figli sono tutti degli Einstein e delle Montalcini, solo un po’ vivaci. Si sa come sono i bambini/ragazzini/adolescenti. A volte, manco il Ritalin riesce a calmarli.
Siete voi che non siete in grado di capirli. E soprattutto non siete capaci di riparare ai danni che loro, i genitori, hanno combinato, prima con il non aver usato il guanto e l’averli messi al mondo e secondo con l’essersene fregati della loro educazione. Educazione? Ma che vuol dire? Cos’è, una parola a bassa frequenza? Ci deve pensare la scuola e poi loro che educati non sono cosa potrebbero insegnare, anche sforzandosi, ai loro figli?

Li sbattono davanti alla televisione che frigge lentamente i loro cervellini, li riempiono di cibo e cose per non doversi spremere con le cazzate tipo affettività e amore e ne fanno delle gioiose macchine da soldi, delle slot machines nelle quali devi sempre inserire un gettone: per il giornaletto, per le merendine, per la ricarica del telefonino, per i vestiti, i manga, i cd, l’I-pod. Loro non chiedono, pretendono. Se rivolgi loro la parola non ti rispondono, prendono su e se ne vanno. Game over, insert coin. Rispondono solo al tintinnìo del gettone che cade nelle loro tasche senza fondo.
A volte i genitori li pagano solo perché si levino dai coglioni e la finiscano di ciondolargli davanti con l'espressione da encefalogramma piatto. Oppure perchè almeno gli rivolgano un "mmghhgnhhh" senza senso come parvenza di dialogo.

I baby pornostar fanno le maialate a scuola e si riprendono con il telefonino, come ci raccontano quotidianamente i media che amano grufolare in questo tipo di notizie? Perché meravigliarsi? La televisione ha insegnato alle ragazzine che bisogna essere troie e mettersi in mostra, possibilmente davanti ad un obiettivo, e loro si adeguano. I maschi conoscono solo il tipo di sessualità da richiamo della foresta, il fotti e scappa.
Senza conoscere i valori dell’affettività e dell’amore che rendono il sesso sublime sono tutti condannati a ingrassare la categoria dei sessuologi, che tra qualche anno avranno le file fuori dagli studi di clienti impotenti e frigide. Rimarremo noi vecchi a trombare allegramente come ricci.

Credere solo nel potere d’acquisto del denaro, nello sfrenato individualismo e nel poter fare tutto ciò che si vuole non ti insegna il rispetto per gli altri. Le slot-machines non hanno un cuore, così si credono in diritto di offendere gli altri, soprattutto i deboli e i diversi, che ormai comprendono il resto del mondo meno loro.
I piccoli aguzzini possono infierire indisturbati sui deboli perché gli insegnanti non hanno regole d'ingaggio efficaci e per i genitori sono degli adorabili geni del crimine. Siamo fortunati che i Maso (che uccise i genitori a padellate per i soldi che i vecchi non volevano sganciare) e gli Erika e Omar siano casi così rari.

Sono troppo severa, non sono tutti così, quelli sono casi limite, i giornali esagerano, si vede che non hai figli, sei vecchia?
Sarà, ma quando leggi certe cose e vedi con i tuoi occhi certi esempi vicini a te viene una rabbia blu e ti ricordi di come invece i tuoi genitori si sono fatti il mazzo tanto per educarti e tu sei venuta su con dei valori.
Ne citiamo qualcuno a caso? L'umiltà, la fatica a guadagnare denaro onestamente con il lavoro, il rispetto per gli anziani, i deboli, gli ammalati, i poveri, i lavoratori. Il rispetto e l’amore per gli animali e la natura. Il senso della collettività. L’amore per la cultura, l’arte, la musica, le cose belle della vita, la semplicità del panino con il salame, il divertimento con niente. Il no che tante volte ti sei sentita dire ma che ti ha insegnato che non si può avere tutto nella vita. Il piacere della generosità e della solidarietà, del privarsi di qualcosa per condividerlo con gli altri. La capacità di ascoltare, consolare e piangere assieme agli altri. Qualche volta se non capivi il messaggio ti arrivava uno scapaccione. Ma soccia, se poi lo capivi!

Questi ragazzini, venuti su senza controllo e senza regole come l'erbaccia, fanno rabbia e anche paura.

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