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domenica 22 aprile 2012

L'intollerabile eresia della sovranità nazionale


Eccola, Cristina Fernandez de Kirchner, la Presidenta eretica, mentre sta per pronunciare le parole che, alle  orecchie dei devoti della deità monetaria globalizzata, sono parse sonore bestemmie: nazionalizzazione, interesse nazionale e sovranità nazionale. 

Attraverso la "legge sul recupero della sovranità nazionale sugli idrocarburi" proposta dal governo all'approvazione del Parlamento, lo stato argentino riacquisirà il 51% della Società YPF (attualmente di proprietà della spagnola Repsol). Di questo 51%, il 51% sarà controllato dallo stato centrale e il 49% dai governi delle provincie petrolifere argentine. Il 49% del patrimonio azionario di YPF rimarrà ai privati, nazionali o stranieri.
I motivi della nazionalizzazione del 51% di YPF decisa ora dal governo argentino - anche se Fernandez ha tenuto a ribadire che non si tratta di una decisione governativa ma statale, cercate di capire la sottile differenza, - sono molto semplici.
Da quando ha acquisito il controllo su YPF, Repsol ha fatto molto per aumentare i propri profitti, dirottarli altrove e diminuire gli investimenti nel paese ospite. Tanto che l'Argentina, paese produttore, l'anno scorso ha dovuto importare petrolio per il consumo interno come mai prima nella sua storia.

La YPF s.a., la compagnia petrolifera nazionale, l'ENI argentina, per intenderci, fu privatizzata e (s)venduta alla Repsol spagnola dal presidente Menem negli anni novanta. Quelli del saccheggio, della riedizione moderna e potenziata dei pirati autolegalizzatisi e delle multinazionali psicopatiche che andavano in Sudamerica a far bottino senza ottenere particolare resistenza da parte della classe politica locale. Anzi, il profumo dei soldi, elargiti a man bassa da chi poteva ad una Casta bulimica, rendeva tutti molto accomodanti e ben poco patriottici. 
Furono gli anni della privatizzazione della telefonia argentina "per aprire alla concorrenza" (vero Telecom?) e che finì in un odioso cartello tra compagnie telefoniche straniere che praticavano le tariffe più alte del mondo e costringevano gli argentini a dover fare a meno del telefono. 
Gli anni in cui l'Argentina era tanto simpatica perché i suoi bond ci avrebbero fatto guadagnare tanto in poco tempo, dicevano i cialtroni in giacca e cravatta, i volonterosi carnefici dell'ultraviolenza finanziaria, proponendoli  ai pensionati con qualche milioncino di risparmi, senza informarli dell'altissima rischiosità di un investimento su un paese sull'orlo del default. Rischiosità della quale erano invece perfettamente informati i vampiri dell'alta finanza che scommettevano, allora come oggi, sul prossimo paese che sarebbe andato in default. L'Argentina il default lo visse nel 2001.

Cristina ci ha solo ricordato che le multinazionali e la finanza mondiale si comportano come i virus, che una volta infettato l'ospite lo spolpano fino ad ucciderlo e che la privatizzazione di tutto non è proprio questa gran figata. Visto che esiste una cosa polverosa ed antica chiamata "sovranità nazionale" (lo so, per noi italiani è un concetto quasi incomprensibile, visto che conosciamo solo la versione limitata della sovranità), la Presidenta ha reclamato il diritto del proprio paese di poter disporre dei propri giacimenti e della ricchezza che da loro può provenire. A maggior ragione in tempi di pick oil e di guerre create ad arte per andarsi a prendere in giro per il mondo gli ultimi giacimenti disponibili. 
Solo che, fin che lo fanno gli USA e i loro maggiordomi tipo l'Italia, che spende milioni di dollari nel militare per fare la comparsa raccoglibriciole in Afghanistan, va bene; quando tenta di farlo un paese sovrano che pensa al proprio interesse nazionale ed al proprio popolo (una parola che quasi nessun governante pronuncia più)  e non giustifica le vessazioni sul proprio popolo, appunto, con il "ce lo chiede l'Europa", per esempio, si grida all'insubordinazione.

La sovranità nazionale, l'essere padroni delle proprie ricchezze. Concetti demodé e pericolosi perchè mettono a nudo le magagne del sistema globalizzato, quindi eretici. Gli eretici che pronunciano l'eresia vanno bruciati sul rogo.
Si è fatto molto colore ironico, sui giornali, sul fantasma di Evita che pareva ispirare Cristina da tutti i poster alle pareti ma io penso che il principio enunciato da Fernandez non sarebbe dispiaciuto affatto ad  un altro illustre fantasma: quello del visionario Enrico Mattei
A proposito di italiani. C'è già chi ora trema per i dividendi del CEO di ENEL  e Mr. Jeeves Monti, il maggiordomo inglese a capo dell'Italia, ha perfino scritto a Cristina, tutto preoccupato per le conseguenze della nazionalizzazione petrolifera argentina ai danni di ENI, con la Merkel dietro che suggeriva, pungolandolo: "Dì che glielo chiede l'Europa!"
Prima di ingenerare confusioni, visto che l'impresentabile politica italiana già grida contro l'intollerabile arbitrio della Presidenta, per farsi bella con i banchieri, ricordiamo che l'Argentina, per esempio, dal 2010 ha una legge che equipara le unioni omosessuali a quelle eterosessuali e dal 2009 una legge che limita fortemente la concentrazione privata sui mezzi di comunicazione. Praticamente una legge contro il conflitto di interessi. Sicuramente il peronismo ha ottenuto di più e può considerarsi più efficace politicamente e perfino più di sinistra del Partito Democratico.

L'arma convenzionale del sistema per combattere l'eresia dei paesi emergenti  come i BRICS, l'Argentina e quelli che si ribellano alla dittatura del FMI, è la denigrazione dei loro successi.
Mi piacciono soprattutto coloro che dicono che i dati della resurrezione argentina sono fasulli. Dovrebbero, per correttezza, chiedere anche a Obama, al FMI  e a tutti i geni della lampada mondiali; dai capi di stato ai ministri dell'economia fino all'ultimo banchiere, compresi quelli che sono stati nominati salvatori della patria dall'oggi al domani perché rischiavano di far fallire le proprie banche, gli imprenditori della provvidenza scesi in politica per non fallire, e gli altri incapaci messi a giocare con le vite degli altri mentre ne arraffavano i patrimoni, se anche i loro conti possono essere definiti in ordine. 
La dichiarazione infedele e il falso in bilancio sono il vero motore del nostro tempo e l'unico modo per mascherare il fallimento completo strutturale e profondo del sistema stesso, ostaggio del gioco truccato della Finanza.  Chi è senza peccato, direbbe il Nazareno ritornato sulla Terra, scagli il primo libro contabile.
Del resto, dopo l'11 settembre, possono davvero farci credere qualunque cosa. Che siamo in crisi, che oggi la crisi è finita, che no, occorre ancora un poco di sangue nostro e dei nostri figli, che stiamo uscendo dalla crisi; no aspetta, ancora qualche tassa qua e là e abbiamo finito o finiremo come la Grecia, no noi non siamo la Grecia, dobbiamo tassarvi se no finiamo come la Grecia, la crisi è finita, no è ricominciata, anzi la crisi è finita, andate in pace. 
Que se vayan todos, ma veramente.

giovedì 6 settembre 2007

Santa Evita

Ho parlato di una donna e santa discussa, Madre Teresa e continuo, senza tema di polemiche, con un’altra donna, ancora più discussa, Evita, per la quale da anni giace in Vaticano la pratica di beatificazione.

Se facciamo una breve ricerca nella memoria, alla parola Evita ci possono venire in mente l’Argentina, Madonna, il fascista Peron, i descamisados, l’oro dei nazisti, le pellicce e i gioielli ma anche il non risparmiarsi per aiutare i poveri, la malattia e la morte tragica ad appena trentatre anni - gli anni di Cristo, per un cancro all’utero.

Ho letto l’anno scorso la biografia che ha dedicato ad Evita una scrittrice argentina, Alicia Dujovne. Leggendola sono rimasta intrigata, come la sua autrice, dalla camaleontica personalità di questa donna, il cui mistero rimarrà forse mai svelato, mummificato come i suoi resti mortali.
Angelo o demonio? Mostro di fascinazione al servizio del male o angelo vendicatore dell’ingiustizia sociale celato nei panni della puttana santa?
Ha usato Peron fino all’ultimo per i suoi scopi filantropici o è stata il più fenomenale strumento di marketing vivente che una dittatura abbia mai avuto? Credeva veramente che sarebbe stato possibile far cooperare capitale e lavoro o era solo un’illusa?
Era stata scolpita in un unico blocco di contraddizione. Femminista e paladina delle donne ma devota a Peron fino al fanatismo ed alla sottomissione. Anticomunista ma più concretamente vicina al popolo di tanti compagni. Difficile darne un giudizio definitivo positivo o negativo.
Era amata, idolatrata dal suo popolo come nessun’altra regina o donna politica al mondo, su questo non vi sono dubbi.

Eva Duarte era nata povera, bastarda nel modo peggiore perché figlia di un ricco che si era preso un’amante dal gradino più basso della società. Fece tutti i mestieri, compreso forse quello più antico del mondo, per risalire i gradini e giungere fino a quello più alto, quello di moglie del presidente, che nel Sudamerica di allora era un po’ come essere moglie di Dio. La sua mania per i gioielli e le pellicce derivavano sicuramente da un insanabile complesso di inferiorità che lei però curiosamente razionalizzava con il desiderio di essere bella ed attraente per i suoi descamisados, i suoi sostenitori.
Adornata e luccicante come una madonna pellegrina, moglie di un fascista che vendette interi pallets di passaporti falsi per portare in salvo in Argentina i peggiori criminali nazi-fascisti, eppure riusciva ad incantare anche gli operai con le sue tirate contro l’imperialismo e gli sfruttatori. Non andava tanto per il sottile, soprattutto con chi la criticava, con i militari maschilisti che la odiavano e soprattutto con gli oligarchi, i ricchi. Lei che era sempre stata trattata come una puttana e forse, racconta la Dujovne, anche stuprata da ragazzi dell’alta società quando era giovane, ebbe la sua rivincita diventando, per il suo popolo, più pura della Madonna.

Per Evita il fine giustificava i mezzi. Negli ultimi anni della sua vita, dopo il viaggio in Europa, divenuta protettrice dei diseredati a tempo pieno, lavora giorno e notte per raccogliere fondi da destinare ai poveri. Raccoglie vestiti, scarpe, assegna borse di studio, regala personalmente macchine per cucire, consegna assegni cospicui, con le mani sempre inanellate di diamanti. Sono la sua debolezza. Dimentica di mangiare perché deve sfamare il suo popolo e si consuma finché il suo fisico non la divora dall’interno.
La sua agonia ha l’aura del martirio. Non ha le stigmate, Evita, ma non sarebbero stonate sulle sue bianche mani.
E’ in questa parte della sua vita soprattutto che Evita si comporta come una santa. Della santa ha anche tutte le contraddizioni, quelle che la facevano civettare con uno dei peggiori assassini della storia, Ante Pavelic. Il fine giustifica i mezzi?

Si è parlato molto del viaggio che Evita fece in Europa nel 1947, dicevo. Si sa poco o nulla dei colloqui che ebbe con varie personalità, compreso l’ex re d’Italia in esilio, Umberto.
Quando venne in Italia la trattarono da puttana fascista e il Papa la congedò frettolosamente con un rosario e una benedizione. Si sa di certo che aprì alcuni conti a suo nome e a nome del fratello in Svizzera, oltre probabilmente a trasferire in conti sicuri i tesori dei nazisti transfughi in Argentina grazie all’O.D.E.S.S.A. e all’occhio accecato dal furore anticomunista di Vaticano e Stati Uniti.
Dopo la morte prematura di Evita, Juan Peron chiese di entrare in possesso dell’eredità della moglie ma si trovò di fronte ad un imprevisto contrattempo. La banca svizzera, per completare la pratica di successione, fece richiesta del certificato di nascita di Eva Duarte. Cosa che Peron non fu in grado di produrre.
Prima di morire Evita, ancora angustiata dal vecchio complesso di inferiorità e a causa di una tipica civetteria femminile, quella di nascondere l’età, aveva chiesto a Juan di distruggere ogni traccia dei documenti che si riferivano alla sua nascita. Peron pare non sia mai riuscito quindi ad entrare in possesso del tesoro di Evita. Dopo dopo il fratello di Eva moriva in circostanze misteriose.

Attorno ad Evita sono fiorite le leggende, anche le più curiose e macabre, come quelle attorno alla sua mummia perduta per molti anni in giro per il mondo.
Una leggenda vuole che lei riuscisse, con quello stratagemma della distruzione del certificato di nascita, a sottrarre i fondi per donarli in segreto in eredità ai suoi poveri.
Un’altra dice che il suo male fu causato da una capsula radioattiva nascosta nella sua poltrona da servizi segreti stranieri che volevano eliminarla a causa del suo antimperialismo.

Pur ammantato di leggenda, anche il ricordo di Evita, grazie al tempo che tutto guarisce, sta diventando sempre più flebile. Forse non sarà mai fatta santa, e non a causa delle sue idee politiche ma per il suo libertinaggio giovanile, l'unica cosa che le gerarchie vaticane non perdonano.
Anche se santa non lo era, ne fece comunque una bella imitazione. Forse la sua più grande interpretazione di attrice mancata.

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