Mel Gibson “l’enigmista” è tornato con “Apocalypto”, parlato in antica lingua Maya di Yucateco e interpretato da attori non professionisti.
Il ragazzaccio con il barbone vagamente marxiano, che nel primo “Mad Max” offriva al cattivone da lui imprigionato ad un camion in procinto di esplodere l’unica chance di autoamputarsi il braccio o una gamba con una sega per liberarsi (ricorda niente?), colpisce ancora al basso ventre con un film-sanguinaccio dedicato alla dissoluzione violenta della civiltà Maya. Non guardate i Conquistadores perché per questa volta non hanno colpe, se non altro perchè al tempo in cui si svolge l'azione non erano ancora arrivati in America.
Dopo "La Passione di Cristo", con la flagellazione e crocifissione più iperrealistiche della storia del cinema, tali da far impallidire le corrispondenti scene de “L’ultima tentazione” di Scorsese, non certo un regista mammoletta, un altro film del sanguinario Mel offre lo spunto per un discorso sulla censura e sul divieto ai minori.
Da molte parti, guarda caso proprio a ridosso dell’uscita del film già preannunciata da molti mesi, si invoca il divieto ai minori della emorragica pellicola, tecnica che da sempre sortisce l’effetto esattamente opposto di riempire le sale di persone morbosamente attratte ad arte dal brivido del “proibito”.
L’indispensabile Ciccio Rutelli si è distinto nell’appello alla tutela dei ragazzini da decapitazioni, torture e massacri vari ed eventuali.
Quelli stessi ragazzini che, in possesso di una qualunque tessera da videonoleggio, mentre il Moige dorme beato, adorano noleggiare lievi storielle come "Cannibal Holocaust", il filmaccio-cult anni 70 in odore di snuff che vanta innumerevoli tentativi di imitazione e la partecipazione memorabile di un grande attore come Luca Barbareschi.
E’ noto che i film horror sono amati soprattutto dai più giovani, che certi videogiochi sono quanto di più violento dopo la realtà si possa immaginare ma invece di sedersi e parlare e discutere con i propri figli su argomenti importanti come la violenza e la morte si preferisce che su tutto cali la premurosa mannaia della censura centralizzata.
Meno male che lo Stato da noi delegato alla nostra tutela si avvale della preziosa collaborazione di illustri esperti di cinema e psicologia. Tra gli “esperti di cultura cinematografica” nominati dall’ex Ministero del beni culturali del governo Berlusconi nella Commissione Censura e forse, temo, tuttora in carica, sfavillano nomi come quelli di Solvi Stubing, Clarissa Burt, Francesco Pionati e Debora Bergamini.
Possiamo dormire sonni tranquilli.