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sabato 4 febbraio 2012

Gruppi di stupro


Io non mi meraviglio affatto che la giustizia italiana sia così tenera nei confronti degli stupratori di gruppo. 
Si, lo so che scostando il velo pietoso che copre la decisione della Cassazione c'è un delicatissimo pizzo a tombolo ricamato sul concetto di costituzionalità di una sentenza pregressa ma alla fine il risultato è comunque sgradevole. Si ha la sensazione che la giustizia, in questi casi, si comporti come una mamma e la mamma dello stupratore di solito crede al figlio e non alla puttana che lo ha inguaiato.
MEDICO Dica, signorina, o signora, durante l’aggressione lei ha provato solo disgusto o anche un certo piacere... una inconscia soddisfazione?
POLIZIOTTO Non s’è sentita lusingata che tanti uomini, quattro mi pare, tutti insieme, la desiderassero tanto, con così dura passione?
GIUDICE È rimasta sempre passiva o ad un certo punto ha partecipato?
MEDICO Si è sentita eccitata? Coinvolta?
AVVOCATO DIFENSORE DEGLI STUPRATORI Si è sentita umida?
GIUDICE Non ha pensato che i suoi gemiti, dovuti certo alla sofferenza, potessero essere fraintesi come espressioni di godimento?
POLIZIOTTO Lei ha goduto?
MEDICO Ha raggiunto l’orgasmo?
AVVOCATO Se sì, quante volte?
(dal blog di Franca Rame)
Gli uomini, se fanno questo tipo di domande è perché pensano che lo stupro di gruppo sia una cosa sessuale.  Pensano alle gang bang dei film porno, con le maiale che più ne prendono in tutti i buchi e meglio stanno. Anche le mamme degli stupratori pensano che il figlio sia in carcere per qualcosa di sessuale durante il quale si è divertita più la sgualdrinella che il suo bambino.
 ...Ora quello che mi sta tra le gambe mi entra dentro. Mi viene da vomitare.
Devo stare calma, calma.
“Muoviti, puttana. Fammi godere”. Io mi concentro sulle parole delle canzoni; il cuore mi si sta spaccando, non voglio uscire dalla confusione che ho. Non voglio capire. Non capisco nessuna parola... non conosco nessuna lingua. Altra sigaretta.
"Muoviti puttana fammi godere”.
  Sono di pietra.
Ora è il turno del secondo... i suoi colpi sono ancora più decisi. Sento un gran male.
"Muoviti puttana fammi godere”.
La lametta che è servita per tagliarmi il golf mi passa più volte sulla faccia. Non sento se mi taglia o no.
“Muoviti, puttana. Fammi godere”.
Il sangue mi cola dalle guance alle orecchie.
È il turno del terzo. È orribile sentirti godere dentro, delle bestie schifose.
“Sto morendo, – riesco a dire, – sono ammalata di cuore”.
Ci credono, non ci credono, si litigano...

(dal monologo di Franca Rame)
Lo stupro di gruppo non è niente di sessuale, è sempre una punizione, un atto di violenza pura, un atto di GUERRA. Un'alternativa all'omicidio a volte ancora più letale. E' qualcosa che devasta, squarcia, lacera il corpo e la mente. 
Per la vittima è un'esperienza talmente orribile che, non a caso, quando gli uomini la subiscono - e in guerra succede a chi la perde, come nelle carceri e nei luoghi di segregazione, ai danni di disabili fisici e mentali o maschi percepiti dal branco come sottomessi perché, ad esempio, omosessuali - la rimuovono completamente, non ne parlano, lo negano come eventualità e, per difendersene, la fanno diventare un fatto sessuale che riguarda solo le donne e che non è poi così grave. Qualcosa di leggero e divertente o perfino esteticamente artistico se riprodotto a ritmo di "Singin' in the rain" o fotografato - in versione gay - per una campagna pubblicitaria modaiola.

Invece, l'essere stati violati è qualcosa che ti condanna ad una premorte che durerà tutta la vita. Ti rimarrà sempre dentro quel dolore, la fitta dell'umiliazione, la disperazione della rabbia di non esserti difesa ed essere stata difesa. Il ricordo del tuo dolore e di loro che invece ridevano. Di te.
Come potevano ridere? Perché era la gioia di farti del male e di farlo anche al tuo compagno, a tuo padre, al tuo capo di Stato che stava perdendo la guerra, quel coglione. Perché loro pensano che lo stupro di gruppo sia soprattutto una vendetta trasversale della quale a soffrire sarà il maschio ferito nell'onore. La donna è solo un mezzo. Se dopo schiatta o sopravvive ma distrutta, sono solo dettagli.

Lo stupro di gruppo come punizione e atto di guerra nei confronti di avversari politici. L'ideale, se questi sono donne da colpire al cuore.
Volevano dare una lezione a Franca Rame e scelsero il modo più efficace per farlo. Qualcuno brindò in una caserma, alla notizia del rapimento dell'attrice. Dello stupro si parlò solo anni dopo ma, chi sapeva, sapeva esattamente cosa era successo. Terrorismo, marocchinata di Stato. Un tocco di regime sudamericano nei nostri fottuti anni settanta. I soliti che a volte ritornano.
Poi l'altro stupro di gruppo punitivo, nel 1979, ai danni di Lucia Luconi, regista RAI, che solo di recente aveva deciso di pubblicare il libro nel quale raccontava la sua atroce esperienza, scritto appena pochi mesi dopo quei venticinque minuti di quella notte. Libro oltretutto difficile da pubblicare  perché, secondo le case editrici, era troppo violento nei confronti dei maschi.
E poi quarant'anni dove, nella percezione istituzionale dello stupro di gruppo come crimine assoluto, non è cambiato nulla, nonostante il Circeo, nonostante i tanti episodi di cronaca. Non c'è certezza che sia avvenuto lo stupro, non siamo sicuri, ipergarantismo per gli accusati. Non in carcere, per carità, che potrebbe succedere anche a loro. Benevolenza, pignoleria nell'applicare la legge. Pizzo a tombolo.
Non hanno coraggio di condannare senza appello un atto di guerra perché siamo in guerra.
Appoggiata al muro del palazzo di fronte, la sto a guardare per un bel pezzo. Penso a quello che dovrei affrontare se entrassi ora... Sento le loro domande. Vedo le loro facce... i loro mezzi sorrisi... Penso e ci ripenso... Poi mi decido...
Torno a casa... torno a casa... Li denuncerò domani.
  (dal monologo di Franca Rame)

mercoledì 25 maggio 2011

Strauss-Kahn tornava dalla guerra


In un mondo abituato al fatto che i ricchi e potenti escono quasi sempre impuniti dalle loro malefatte, sentire che un mega pezzo grosso del Fondo Monetario Internazionale, politico socialista francese e candidato alle prossime elezioni presidenziali come rivale del nanerottolo Sarkozy, viene incriminato ed arrestato per stupro negli Stati Uniti, con tanto di pagamento di cauzione milionaria ed imposizione del braccialetto elettronico, fa un certo effetto.
Siamo talmente disabituati allo svolgersi del normale corso della giustizia se essa riguarda i potenti che, in casi come questi, scatta in automatico il meccanismo del "non è possibile, lo avranno incastrato".
In effetti la storia, che presenta diversi punti controversi e fin troppo evidenti e sottolineati, è spiegabile in due soli modi possibili. O Dominique Strauss-Kahn è un vecchio satiro in preda alla sindrome del "o famo strano" e ormai per eccitarsi è costretto a ricorrere al fattore rischio ambientale, per esempio "voglio provare se mi riesce di stuprare la cameriera, una qualunque, di questo cazzo di hotel e farla franca" (la chiameremo la Sindrome del Cittadino al di sopra di ogni sospetto"), oppure effettivamente gli hanno teso un tranello in puro stile Lewinski.

La logica direbbe che un personaggio senza problemi di soldi come Strauss-Kahn che si sente solo a New York in un grande albergo, un eufemismo per dire che ha voglia di trombare, che fa? Ciapa la cornetta dell'interfono, chiama Pierre il portiere e si fa recapitare in stanza un po' di compagnia. Roba fine, escort che si abbinano perfettamente a stanze da 3000 dollari per notte e che, volendo, per una cifra appena inferiore fanno di tutto, dal caro vecchio dai e vai in tutte le varianti fino al prenderti a cinghiate menando come fabbri.
Oppure, sempre in quel contesto, il cliente in piena fregola, se vuole un po' di brivido in più, esce e ne carica una dalla strada, come un Prof. Cagnato qualsiasi.

Invece Strauss-Kahn che fa, secondo la ricostruzione fatta dai giornali? All'ora in cui le stanze dovrebbero essere vuote e a disposizione delle donne delle pulizie, si nasconde ignudo nel bagno e, quando sente arrivare ciabattando la cameriera con il carrello delle scope, balza fuori dal nascondiglio sguainando il pesante spadone e aggredisce la malcapitata, che è di colore e musulmana (!) e la costringe ad un rapporto orale che, stranamente, negli Stati Uniti, patria di Gola Profonda, è un reato federale in molti stati. Stupro e sodomia, roba pesa per la legge americana. Carriera politica fottuta, r.i.p. Monsieur Strauss-Kahn.

E la vittima? Invece di approfittare della ghiotta ed unica occasione di staccarlo con un morso ad un vampiro della finanza mondiale e sputarlo nella ciotola del cane, la cameriera subisce e resiste pure alla corruzione compensatoria. Pare infatti che il tizio abbia provato ad innescare il "ma lo sai chi sono io" ma lei niente, una roccia. Niente cinquemila lire come prezzo di favor per smacchiarsi almeno l'abito in tintoria. A meno che il vecchiaccio non fosse pure tirchio.  La ragazza fugge ed immediatamente denuncia il porcone francese che finisce delle braccia di Zio Sam e dell'F.B.I., altro che Boccassini e Procura di Milano.

Insomma, il pezzo grosso, prendendo per autentica la versione dei fatti raccontata dai media, avrebbe agito come un povero demente da film di Pierino.  Si sa che certi uomini, soprattutto ad una certa età, rinfanciulliscono regredendo ad una sessualità pregenitale ma la cosa appare strana comunque. 
Tra l'altro, se nessuno ha ancora notato la sottigliezza delle straordinarie coincidenze di questa afffabulazione lo faccio adesso, Strauss-Kahn si comporta come l'ebreo mitologico della più infima propaganda nazista, il satiro che attenta alla virtù delle ragazze, costringendole a rapporti contronatura.
Sono dettagli come questi che fanno sospettare che in un racconto ci sia lo zampino della macchinazione e della propaganda.
Un po' come Gheddafi che dà il Viagra alle truppe in libera uscita per stupro e li arringa con le stesse frasi e medesime parole di quelle pronunciate dai capi dei goumiers francesi che compirono le marocchinate nel Lazio dopo Monte Cassino. Frasi che si è dimostrato non essere mai state pronunciate veramente ma che vengono regolarmente attribuite a tutti i capi delle truppe stupratrici in tutte le guerre del mondo in ogni tempo. Propaganda di guerra che mescola fatti veri a leggende per intorbidire le acque ed alimentare il caos. 

Forse è questo l'elemento di maggior disturbo della storia del banchiere inquisito per stupro, se si tratta di una macchinazione. L'utilizzo cinico e sulla pelle delle donne di un reato particolarmente odioso, il quale però fa scattare sempre il dubbio che sia avvenuto veramente e quindi di presta a questo tipo di guerre per bande condotte per motivi economici. 
In questo caso conosciamo a malapena il nome della vittima ma si sono preoccupati di raccontarci che si tratta di una trentaduenne vedova, di colore, musulmana molto devota e non particolarmente attraente, addirittura, si sospetta, sieropositiva. Come dire, sei troppo brutta e sfigata perché ti possano aver stuprata, però lui l'ha fatto. Non che se fosse stata carina sarebbe stato diverso. In quel caso avrebbero detto che l'aveva provocato e che se l'era cercata e che, magari, dopo esserci stata, si era vendicata per la parcella poco sostanziosa.

Nel caso che Strauss-Kahn, invece di fottere, sia stato fottuto, c'è persino chi ha individuato il possibile movente. In febbraio, il capo dell' FMI aveva parlato a Washington ad un convegno, auspicando l'abbandono del dollaro come divisa d'elezione degli scambi finanziari ed economici mondiali, in favore di una moneta globale. Forse l'euro? 
Ah, ecco, si dice, gli americani se la sono presa e gli hanno teso un tranello da manuale.
Vero o falso, avvenuto o meno lo stupro, l'avvertimento mafioso è arrivato. Rimarrà sempre il dubbio ed è questo ciò che conta. 

martedì 25 agosto 2009

Un briciolo di responsabilizzazione, perdinci!

Trovo veramente fastidioso che in questo paese nessuno più accetti di assumersi la responsabilità delle proprie azioni e, quando succede una disgrazia, la colpa non sia mai delle circostanze, del fato o dei propri errori ma sempre degli altri, dello Stato, della collettività, della magistratura e dei massimi sistemi. Anche se nella disgrazia c'è stato un concorso di colpa nostra, di scarsa valutazione del rischio, semplice incoscienza o stupidità conclamata.
Come quelli che si schiantano contro il platano perchè messaggiano al cellulare con una mano, guidano con l'altra, fumano e programmano il navigatore. Tutti a dire: "Maledetto alberaccio, perchè gli ti sei parato contro?"

Quando vado in montagna non infilo la mano sotto ogni sasso che vedo a margine del sentiero perchè so che una vipera che se ne sta buona buona lì sotto a farsi i cavoli suoi potrebbe aversene a male e mordermi. E' una cosa che non faccio perchè so che è pericolosa. Una vipera può sempre mordermi lo stesso ma almeno so che non sono stata io a darle l'idea.
Allo stesso modo, non do retta a chiunque, quando attraverso la strada guardo a destra e a sinistra, non infilo le dita nella presa di corrente, non faccio il bagno in mare nell'ora della digestione.

Noi bambini anni '60 siamo stati cresciuti sotto il terrorismo del: "non accettare le caramelle dagli sconosciuti", "non accettare di seguire sconosciuti nemmeno se ti dicono che tua madre è moribonda all'ospedale e ti accompagneranno da lei", "non appartarsi con gli sconosciuti".
Magari poi ci è successo lo stesso qualcosa di brutto perchè il colpevole era il meno sospettabile, con un bel colpo di scena alla Hitchcock era qualcuno della tua stessa famiglia ma intanto ci siamo cautelati il più possibile verso altri brutti incontri, quelli con i generici malintenzionati modello standard.

Oggi invece, siccome i figli non bisogna stressarli con questo tipo di raccomandazioni da vecchie cariatidi, devono essere spensierati e vivere la loro vita spericolata senza cinture, regole e divieti, nemmeno le semplici raccomandazioni, magari in uno stato semicosciente da bimbominkia a cui tutto è concesso e cui nulla potrà mai accadere di male, in una sorta di delirio di onnipotenza, succede che una ragazzina di sedici anni si ubriachi come una ceppa e accetti di appartarsi con un ragazzotto appena conosciuto, finendo per essere stuprata.

Quando si fanno le giustissime campagne contro l'abuso di alcool dei minori, c'è nessuno che si prenda la briga di spiegare agli adolescenti che due degli effetti collaterali dell'ubriacatura sono la perdita di coscienza e di consapevolezza di ciò che ci sta accadendo intorno e la caduta dei freni inibitori?
Significa rovinar loro la serata raccomandare di non mettersi (soprattutto le ragazzine) in condizioni di poter essere facilmente sopraffatte? Vogliamo dirlo che non ci si dovrebbe sbronzare perchè si corre il rischio, tra le altre cose, di essere stuprate?

In un altro caso, un padre disperato dice che qualcuno dovrà rispondere del fatto che sua figlia ha attraversato i binari e non ha sentito il treno che arrivava perchè aveva su le cuffiette dell'i-Pod. Magari si potrebbe suggerire alla Apple di scrivere sulla confezione: "Ricordati che con le cuffiette e la musica a tutto volume è meglio non attraversare i binari. E nemmeno la strada o il cortile, sveglia!"
Ma mio Dio, non sarà che questi ragazzini bisognerebbe anche un attimo addestrarli alla più elementare tecnica di sopravvivenza, quella che ogni specie animale insegna ai propri cuccioli? Roba come "stai vicino agli altri", "non ti allontanare", "questo non lo devi mangiare", "non ti avvicinare al fuoco perchè brucia", ecc.

I genitori considerano i figli dei geni nati già preprogrammati di tutto lo scibile conosciuto e già pronti per l'uso. Alcuni di essi invece sono degli emeriti cretini. Voi non ve ne rendete conto perchè l'amor genitoriale è cieco ma gli altri si. Hanno bisogno di insegnamento ed addestramento perchè a volte non ci arrivano, non ci pensano proprio e bisogna dir loro cosa fare.
I genitori non li addestrano perchè hanno paura di dover dire loro dei no. Noi abbiamo mandato giù più no che Ciokorì, da piccoli. Però oggi qualche rischio siamo in grado di riconoscerlo in tempo. Stando in campana non si eviteranno tutte le disgrazie, ma le più stupide forse si.

sabato 4 aprile 2009

Lola, corri!

Domandina facile facile, da sabato sera. Quest'anno gli stilisti, per le collezioni primavera-estate, si sono fatti suggestionare dall'ondata di stupri e propongono quindi scarpe perfette per fuggire dagli arrapati vampiri transilvanici sulle scale della metropolitana, sui sanpietrini romani* e gli sterrati di periferia?

Ingenua bambina, ma queste non sono scarpe per comuni mortalesse che tornano a casa di notte con la circolare. Sono calzature da urrrlo (con la erre ben arrotolata) per superultramaximegasuperfunky signore della ottima società, che mai si troverebbero a dover fuggire per i vicoli, in quanto sempre accessoriate di chaffeur. Oddìo, la Vuitton centrale, impugnata in un certo modo, potrebbe fungere anche da arma impropria e lo stiletto rosso conficcato in un occhio dell'aggressore sarebbe alquanto cool, secondo i dettami del sadofetish necrofilo.

Il vero problema, con queste scarpe, sarà quando si tratterà di fuggire dalle masse rivoluzionarie. Altro che Varennes, qui les nouveaux aristocrates arriverebbero al massimo al cancello della villa.

* A proposito di sanpietrini romani. Io sono riuscita, a Roma, ad avere un mal di piedi terribile, da "amputatemi, vi scongiuro", con scarpe che respiravano comode comode con il plantare anatomico, tutta pelle sopra e morbida gomma sotto.
Qual'è il problema delle strade di Roma? E' dovuto alla presenza del Vaticano? Si tratta di una forma di penitenza tipo cilicio, pensata per le estremità?

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giovedì 26 febbraio 2009

Antistupro Beghelli

L'avete già vista la nuova pubblicità del telesalvalavita, quello che, se lo azioni, arrivano i nostri? Spot alquanto ansiogeno e straordinariamente d'attualità.
Due ragazze si rifugiano in macchina in un parcheggio deserto, di notte, inseguite da quattro malintenzionati, sicuramente stupratori, che le circondano girando attorno all'auto con fare minaccioso. Una scena che ne ricorda moltissimo una tratta da "L'angelo della vendetta" di Abel Ferrara, un classico del genere exploitation rape & revenge. Solo che, nel film, Thana stermina tutti i sette omuncoli. Tutto da sola e con soli sette colpi di una calibro 45.
Nello spot invece, una delle due ragazze inizia ad agitarsi ed invita l'amica a chiamare subito aiuto. "L'ho già fatto", annuncia l'altra senza scomporsi più di tanto. Le è bastato premere i due pulsanti, (contemporaneamente, se no non funziona!), del telesalvalavita.

E' in pratica lo stesso aggeggio dei vecchietti, quelli che sono sulla panchina ed uno si sente male ma il meno rincoglionito dei tre, che aveva il telesalvalavita, ha già allertato la Protezione Civile, il corpo dei marines e Dr. House in persona.
E' un caso che per ampliare il mercato dei potenziali clienti di un dispositivo di telesoccorso si sia pensato di uscire dall'ambito dei soliti anziani per rivolgersi alle donne minacciate sempre più di frequente da extracomunitari infoiati, come ci raccontano i TG ogni sera con la bava alla bocca?
Un caso di instant marketing o campagna pronta già da tempo?

Naturalmente, care sorelle, è necessario portarsi il baracchino del telesoccorso sempre dietro, non scordarsi di tenerlo carico, averlo a portata di mano per non doversi mettere a ravanare nella borsa a sacco e sperare infine di non trovarsi in pieno effetto urban canyon, cioè in un luogo dove il GPS non becca il satellite manco a calci. Per esempio tra i grattacieli, nei caruggi di Genova ma anche in mezzo ad un bosco e con il tempo nuvoloso. Per non parlare della propria abitazione se per caso lo stupratore è persona nota, marito o convivente ed italianissimo.
Dico questo a meno che il congegno non sia realizzato con tecnologia eGPS, che dovrebbe risolvere i noti problemi di georeferenziazione. In tal caso non parlo più. Nel sito però si parla solo di GPS e GPRS e il dubbio dell'effetto canyon rimane.

Spray al peperoncino, telesalvalavita, stelle ninja, tutte cose utilissime, sperando di non essere prima scippate della borsa dove teniamo tutto questo prezioso armamentario. Perchè se continua il terrorismo, più che borse rischiamo di doverci portare dietro delle santebarbare. Dove la calibro 45 non potrà più mancare. A portata di mano nel cinturone.



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domenica 1 febbraio 2009

Uomini gnè gnè

"Guarda che gli anni '70 sono finiti, forse dovresti aggiornare la tua dialettica. Per quale motivo un uomo non dovrebbe sputarti in faccia appena apri bocca, resta un mistero." Asdrubale

Certi post raccolgono talmente tanti commenti e di un tale interesse che meritano un post-risposta dedicato, con tanto di menzione d'onore dei commentatori più meritevoli e sagaci.
Ovviamente, se si scrive di varianti di valico e vento forte a Caianello, di solito non si crea un'appassionante discussione tra proisti e contristi.
Se parli di stupro invece, hai voglia, sono argomenti che tirano più di un carro di buoi e che tirano fuori anche il peggio, o il meglio, degli interlocutori. E' così anche nella conversazione da vita reale.

E' stato istruttivo leggermi tutti i pensieri scaturiti da molti commentatori uomini che si sono risentiti per essersi sentiti accostati al concetto terrificante di impotenza. L'impotenza di cui parlavo, en passant, non era limitata a quella impotenza ma al non potersi muovere, al non poter reagire, al senso di impotenza, appunto. Poi sono io che penso con il pene come Moravia.

Parlando di reazione alla paura di impotenza non mi riferivo alla totalità del genere maschile , in quanto la maggioranza degli uomini riesce a controllarla, ma soltanto alla categoria degli stupratori. Tant'è, è scattato lo stesso il corporativismo come un salvavita difettoso. Tu generalizzi, mi hanno detto, e non è giusto, non si può criminalizzare il genere maschile. Gnè gnè.
Ma quando mai? Ho solo detto che a volte si ha l'impressione che gli uomini facciano fatica a calarsi nelle mutande delle donne stuprate, per i ragionamenti che fanno sull'argomento e per la quantità industriale di asini che cadono quando se ne discute. In effetti, la reazione piccata di alcuni al post me lo ha dimostrato.

Prendiamo ad esempio chi sostiene che forse "l'unico modo per far capire ad un uomo l'orrore dello stupro è avere la moglie o la sorella o la figlia violentate."
Oplà, un po' talebano come ragionamento, non trovate? C'è una gran parte di mondo che obbliga le donne stuprate a suicidarsi dopo aver subito violenza per mondare l'onore della famiglia, cioè degli uomini di casa e di solito lo chiamiamo terzo mondo, per mettere in chiaro che non abbiamo niente a che spartire con certe tradizioni barbare, noi no, noi.

Per far capire ad un uomo l'orrore dello stupro basta che l'uomo immagini di essere stuprato. Suvvia, non è difficile. Nelle carceri, sulle navi, in qualche spogliatoio di caserma, avendo l'accortezza, in quest'ultimo caso, di chiamarlo atto di nonnismo. A parte le condizioni di isolamento monosessuale, succede regolarmente a molti ragazzi gay, ai trans, a chi appare un maschio sottomesso, debole e di facile sopraffazione. Lo stupro di guerra colpisce anche gli uomini conquistati, non solo le donne.

Molti commentatori, parlando di stupro, si dedicano con accanimento allo spaccare il capello in quattro. Fanno furore, innanzitutto, le spiegazioni socio-etologiche del fenomeno.
Solo una infima minoranza dà la colpa degli stupri a fattori genetici; qualche lombrosiano che ritiene lo stupro un fenomeno limitato alla categoria dei delinquenti congeniti dai tratti facciali porcini. Magari fosse solo così.
La maggior parte del risentimento gnè gnè è fermamente comportamentista. Poca Natura e molta Cultura. Anzi, è solo un problema culturale. Una conclusione po' forte, visto che un altro amico puntualizza che anche il germano reale stupra la femmina e lì, nei laghetti, di cultura e televisione culi-tette-culi ce n'è poca.

Tra gli spaccatori di capello ci sono i santommasi, quelli che per credere allo stupro, anche quello di gruppo, hanno bisogno del referto autoptico con sfondamento della vagina, altrimenti suppongono che lei ci stava.
Perchè spesso lo stupro non è facile da dimostrare, bisogna vedere, valutare, soppesare, ci vuole il riscontro oggettivo. Bisogna andar cauti perchè ci sono i padri ingiustamente accusati di pedofilia. Ah, ecco. Meno male che il 99 % dei padri, nonni e amici di famiglia pedofili rimangono impuniti, se no sai che pena.
Stupefacente il commentatore che si chiede "perchè molte vittime preferiscono cedere senza lottare e uscirne illese piuttosto che rischiare un pugno in faccia".
Qualcuno si chiede addirittura se le donne, lamentandosi degli stupri non rischino di diventare un po' come gli ebrei: vittime di un complesso di persecuzione. Un lefebvriano in incognito?

Va forte anche la deresponsabilizzazione generalizzata di genere. Se stupriamo (non noi che commentiamo, ma noi uomini che si sentiamo tutti tirati in ballo) è perchè ci sono le donne disposte a vendersi (il commento originale era più esplicito, parlava di succhiare cazzi e mostrare le tette in televisione). Insomma, non siamo noi che siamo clienti, siete voi che siete puttane.
Ovviamente, arriva puntuale lo statistico che ci rassicura: solo uno su mille stupra e comunque è colpa di sua madre che non lo ha educato.
Tra i deresponsabilisti ci sono coloro che danno la colpa degli stupri agli ambienti degradati, alla promiscuità, alla povertà e all'alterazione psichica momentanea dovuta all'alcool e alle droghe. Colpa del cartello di Medellin, insomma. Chissà che roba tagliata male girava all'epoca del Ratto delle Sabine.

C'è chi controbatte che anche le donne sono violente, cattive e stronze. Gnè gnè. E chi l'ha mai negato? Ci sono le suore malvage.
Se vi fossero eserciti formati da donne li vedremmo stuprare non già gli uomini, per problemi tecnici (esistono i dildo, comunque) ma le altre donne. Assolutamente fantastica come fantasia. Peccato sia alquanto improbabile. Chissà cosa ne penserebbe Martin Van Creveld, un guru gnè gnè del maschilismo neocon, spesso tra i commentatori del TG1 e di cui vi invito a leggere questa stupenda intervista. Uno che dice, tra l'altro:
«Clausewitz riteneva la guerra un'arte razionale e dunque non c'è spazio per le donne, che sono emotive ed intuitive».
«Una singola donna che aspetta a casa il marito, o che bada ai suoi figli è più importante in guerra di mille segretarie in uniforme. Le donne sono molto importanti nelle guerre, ma non combatteranno mai come gli uomini».
Magari aggiungiamo che il ruolo delle donne in guerra è quello di sollazzare, volenti o nolenti, soprattutto nolenti, i soldati.

Tornando ai miei gentili commentatori, la più bella che ho letto è questa: se ve la prendete per gli stupri, in fondo in fondo è perchè siete lesbiche.
L'uomo pensa: "Come fanno a non adorarmi?" E' la sindrome del Dio che non riesce a concepire l'ateismo.
Le lesbiche ovviamente sono donne malate che odiano gli uomini. Si, magari sono rimaste traumatizzate da piccole ma perchè odiare gli uomini? Ogni tanto infatti vi sono volontari che si dedicano allo stupro rieducativo delle lesbiche.
Vai a spiegare loro che, come non è vero che tutti i gay odiano le femmine, non tutte le lesbiche cenano con uno stufatino di uomo e un buon Chianti. E vai anche a spiegare che l'omosessualità non è il risultato di un evento traumatico ma una possibilità come un'altra di orientamento sessuale. E che infine criticare gli uomini non significa essere lesbica.

Resiste infine qualche commovente nostalgico freudiano che attribuisce il risentimento femminile nei riguardi dello stupro all'invidia del pene, seppellita da un secolo ormai senza nessuno che le porti più un fiorellino sulla tomba.
Menzione d'onore, e Gnè Gné d'Oro, infine, ad Asdrubale e al suo commento che mi onoro di citare all'inizio.

P.S. Io lo so perchè succedono queste cose. Perchè si scatena il paternalismo di tutti questi ragazzi gnè gnè, infastiditi dal fatto che una signora parli di cose che la riguardano e che conosce, come la psicologia. Non è nemmeno perchè in Italia non si perdona la competenza, soprattutto femminile, a meno che tu non sia racchia ed abbia 97 anni. In quel caso ti ascoltano ma solo per poco, meno di dieci minuti, come per l'esposizione ai raggi gamma. Bisogna far presto perchè dopo un pò che ci ragioni cominciano a perdere i capelli e a diventare come Jason Robarts in "The Day After".

La colpa è della mancanza di disambiguamento del look. Se hanno il dubbio di interloquire con una virago camionista tatuata, con una troppo somigliante a mamma o a Rosy Bindi oppure, peggio, con un uomo in incognito, si innervosiscono.
Un consiglio alle amiche bloggers. Volete commentatori che vi supplichino di far loro annusare le vostre mutande e che addirittura fingano di essere interessati ai vostri ragionamenti, arrivando a dirvi "dio, ma quanto sei intelligente!"? Fatevi un avatar da strafiga come l'esempio qui sopra. Dite che siete proprio così, anche appena sveglie.

Insomma, fate come Filippo Facci.


© gnègnè, Pensatoio


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mercoledì 28 gennaio 2009

L'insostenibile leggerezza dello stupro

Ci vuole leggerezza, ha detto. Leggerezza, come quella delle mongolfiere o semplicemente dei palloni gonfiati, che quando li sgonfi vanno via scorreggiando a destra e a sinistra.
Credeva, come al solito, di sdrammatizzare, ma il fatto è che associare la leggerezza allo stupro, come lui ha fatto, proprio non va, non funziona. Non si sdrammatizza lo stupro, come non si sdrammatizzano i campi di sterminio. Se si prova a farlo si sentono i ferodi stridere, i corni steccare e i gessetti urlare sulle lavagne.
Si accappona la pelle e la mente inizia a vagare cercando una risposta a tanta inconsistenza di pensiero, a tanto orror vacui, a tanta odiosa superficialità, senza riuscire a trovarli. Perchè la stupidità è infinita, il suo valore è prossimo alla enne.

A parte la forma mentis da vecchio satiro del signore in oggetto, a volte hai la sensazione che certi uomini proprio non si rendano conto veramente, fino in fondo, di ciò che quella violenza rappresenta per una donna, soprattutto se si parla di uno stupro di gruppo.
Quattro, cinque o più sconosciuti che compiono su di te l'atto più intimo possibile, anche se è l'ultima cosa che vorresti fare in quel momento o hai le tue cose o stai male o sei troppo piccola e non capisci nemmeno cosa ti sta succedendo. Ti portano via l'anima ridendo, lasciandoti ferite nella mente che non guariranno mai più mentre loro diranno: "che ho fatto, dopo tutto?"

Io credo che lo stupro di gruppo sia un modo per esorcizzare sulle donne per vendetta l'angoscia più grande del maschio, l'impotenza. Far provare ad un altro essere cosa significa non riuscire a muoversi, a difendersi, ad evitare che ti venga fatto del male è un atto simbolico che viene dagli abissi più cupi dell'inconscio e che nasce dalla paura.
Non so spiegarmi altrimenti come gli uomini abbiano un atteggiamento fin troppo tollerante nei confronti del fenomeno, magari chiamandolo gang bang per renderlo più appetibile o facendolo diventare "arte" in opere di ingegno. "Arancia meccanica" è un capolavoro ma solo un uomo poteva pensare di raffigurare in maniera tanto subdolamente attraente lo stupro di gruppo.

Non tutti gli uomini stuprano, ci sono anche i soldatini che si tirano indietro inorriditi, ma purtroppo nel plotone sono una minoranza.
Già, è una cosa, la violenza di gruppo, che i soldati, nelle guerre, fanno abitualmente quando conquistano finalmente il nemico. Come premio viene loro concesso di accanirsi sulle donne, tutte quelle che trovano e non c'è giovane, vecchia, brutta, storpia o bambina che tenga, caro padrone. A Nanchino, nel 1937, le truppe giapponesi d'invasione stuprarono in pochi giorni tra le 20.000 e le 80.000 donne. Senza controllare prima se i requisiti 90-60-90 venissero rispettati e se qualcuna avesse passato gli esami da velina.

Più che la solita ossessione delle belle donne, perchè lui crede di essere galante, a me ha fatto venire i brividi proprio l'associazione stupro-soldati fatta dal vecchio satiro.
Lascia stare Nanchino, che è roba per gli storici ma gli stupri etnici della Bosnia non sono poi così lontani nel ricordo.
Che a difendere le donne debbano esser proprio coloro che potenzialmente sono i più assidui stupratori collettivi, date le favorevoli circostanze, e perfino sotto il casco blu dell'ONU in missione di pace, suona come una ancor peggiore derisione. Oppure una volgarissima fantasia da pornaccio di quart'ordine.

Non è possibile che un argomento che fa star male qualunque donna solo a pensarvi ed io sto male adesso a scriverne, diventi argomento per frizzi e lazzi da parte di un vecchio comico fallito.
I miliardari non vengono stuprati abbastanza, per questo non capiscono. Mio caro padrone, domani ti stupro.

Ricordo quando vidi lo spettacolo di Franca Rame, atroce come solo le cose rivissute per catarsi sanno essere. Stetti male, un male fisico, una presa allo stomaco e un dolore profondo, seguito dalla rabbia per la successiva scoperta della valenza politica che risultò avere avuto quell'aggressione. Addirittura pianificata, secondo i riscontri delle indagini, da settori delle forze dell'ordine colluse con l'estremismo fascista. Un ennesimo stupro di guerra, fatto per fiaccare ed umiliare il "nemico".

Di fronte a drammi che devastano le donne, non parliamo mai più di leggerezza, di battute e di umorismo, non è proprio il caso. La prossima volta, Berlusconi, si contenga. 


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