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sabato 15 febbraio 2014

Matteo non farebbe male neppure ad una mosca


Nel finale di "Psycho" di Hitchcock udiamo Norman Bates, ormai flippato del tutto, parlare con la voce di mamma riferendosi a sé stesso in terza persona, dimostrando in tal modo di aver portato a termine l'identificazione con l'aggressore e la propria scissione di personalità. Il concetto viene ribadito utilizzando un suggestivo espediente cinematografico, il morphing. Il volto di Anthony Perkins viene sovrapposto a quello della madre mummificata e il film si chiude con la scena, accompagnata dalla musica spaventevole di Bernard Herrmann, del recupero dell'auto contenente il cadavere della povera Marion Crane che Norman aveva occultato nella palude.
Tranquilli, questo pazzo furioso da oggi non potrà più nuocervi. Ci prenderemo cura di lui a litri di clorpromazina e sedute di elettroshock e magari, con due colpetti ben assestati sul lobo prefrontale, lo renderemo docile come un agnellino. Non farà più del male neppure ad una mosca. Appunto.

Eppure Norman era parso assolutamente Normal a Marion quando la sua fuga da maldestra ladra per un giorno si era fermata nel parcheggio del Bates Motel. Si, un po' strano il ragazzo, bamboccione assai con quei continui riferimenti a mammina e un po' troppo solitario, ma Marion era troppo presa dal proprio senso di colpa per aver sottratto i soldi in ufficio per accorgersi che l'unica cosa da fare sarebbe stata fuggire a gambe levate da colui che il regista ci presenta con fin troppi indizi come l'archetipo del killer seriale. Ricordo che quando vidi per la prima volta "Psycho" da ragazzina con un amico, a metà film lo gelai con l'infame spoilerone "La madre non esiste, è lui l'assassino camuffato da madre", ma non fateci caso, la mia sensibilità per riconoscere le oscure disarmonie della malattia mentale era già allora un talento naturale.

Veniamo all'attualità. Ci presentano un ex-ragazzo, un trenta quasi quarantino vivace ed estroverso e ti dicono che devi affidarti completamente a lui. E' un po' troppo pane&salame forse, uno di quelli che vedi bene giusto come sindaco con la fascia da Miss Italia. Se lo pensi invece come statista ti tocca schiodare ben bene l'immaginazione più fervida di cui sei capace. In ogni caso, quella parola, bischero, che i tuoi geni toscani ti associano malignamente alla sua faccia quando pensi a lui, in fondo ti tranquillizza.


Non ha mica lo sguardo torvo di Norman-Anthony e, quando posa da maudit, da sciupapiddine, si vede che è sforzato, che s'atteggia, ma del maudit non ha neppure l'accenno. Perché maledetti, caro il mi' Matteino, lo si nasce. No, è innocuo, credetemi, fa quasi tenerezza. Un cugino primo da dormirci assieme tranquille sotto la tenda al campeggio degli Scout.


E poi democratico lo è, altrimenti non sarebbe il segretario del Partito Democratico. Quel nome che, più dello gnocco fritto e della casa del popolo, ti ricorda inconsciamente l'America, JFK e la Nuova Frontiera e che in Italia è l'ultima incarnazione della sinistra seriaeperbene opposta all'orrendo partito berlusconiano dei cattivi, ultimamente per la verità soppiantato da quello degli ancora più cattivi Cinquestelle.
Apparentemente quindi, il nostro Vespa giovane sembra uno di sinistra, il suo motel è accogliente e confortevole, nonostante le sue stanze siano stranamente vuote.
L'unica presenza oscura attorno a lui non sono gli uccellacci del malaugurio che tiene impagliati in ufficio, i trofei delle sue rottamazioni, come le chiama lui. Lavori di paglia, ago e filo che però conservano intatti piumaggi variopinti di leader un tempo veramente di sinistra, forse.
La presenza inquietante che aleggia è quella di una gigantesca balena bianca che potrebbe all'occorrenza trasformarsi nel pinocchiesco pescecane. Pinocchio uguale bugie. Siamo sempre di più in Toscana, terra di mostri sanguinari e dei viaggi ergotici del più grande poeta lisergico, Dante Alighieri. Amo seguire le libere associazioni perché è sempre interessante e perché non sai mai dove ti porteranno, ma qualche indicazione, qualche indizio per interpretare la realtà te lo offrono sempre.

Ora al ragazzo vogliono consegnare un potere quasi assoluto senza passare per le urne. E' bastato il biglietto da due euro pagato dagli ineffabili piddini alle primarie. Il loro concetto di suffragio universale.
Possibile che questo entusiasmo attorno a lui, tutto l'armamentario di questa religione Bischerology a base di culto della doppia personalità, le tante groupies con i capelli lunghi che lo circondano e che fanno tanto famigliola di Charlie Manson, e quella mamma putativa un po' dimessa, con il culone e i capelli di stoppa gialla i cui interessi promette di accudire con vero amore filiale, non vi inquietino nemmeno un po'? Per non parlare di quel padre da anni chiuso in manicomio perché convinto di essere un re come Napoleone?
Entrereste quindi nel Renzi Motel? Accettereste di farvi la doccia senza paura che appaia la mummia dell'incartapecorita zia ricca Lagarde con il coltellaccio per scannarvi? Non vi inquietano i numerosi nei-con sulla sua faccia? No?
Io, se passo dal Motel Renzi, tiro dritto. Ricordate? Chi era l'assassino l'avevo capito a metà film.



venerdì 2 dicembre 2011

Dyo ci si arrapa con i marines*


Lo prometto, è l'ultima volta che mi occupo di lui. E' che oggi un amico mi ha segnalato un'altra uscita del nostro eroe sul "Foglio" di ieriun piccolo capolavoro di inutile omofobia contenente almeno una tripletta alla Cavani di perle assolute. Datosi che avevo un po' di tempo libero, ne ho approfittato per leggermi anche qualche paginata di quelle che lui definisce  "preghiere". Alla fine, si rischia di confondersi e pensare di essere finiti su "Pontifex".
Quando parla di omosessualità, argomento della preghiera di ieri, il Langone è tremendo e mi ricorda - anche fisicamente - il colonnello dei marines Fitts di "American Beauty", quello che vede froci dappertutto e perfino camminare sui muri, che tormenta di continuo il figlio per paura che gli si infroci a tradimento e poi, in una notte di pioggia, loro due soli nel garage, stampa un bacio indimenticabile sulla bocca del vicino di casa, Kevin Spacey.
Non voglio insinuare nulla, solo notare che certi gay sono criptati così bene che nemmeno il re degli hacker riuscirebbe a crackarli.

Prima perla del Langone.
"Ho sempre sentito l’omosessualità come un’offesa alle donne: possibile che loro, le vilipese, non la pensino così?" 
Poffarbacco, e perché mai dovrebbe essere un'offesa?  Non è mica obbligatorio amarci o desiderarci, tesoro. Se due ragazzi si amano a noi donne fanno solo tanta tenerezza. Si, magari se scopriamo che il figaccione che ci arrapa preferisce i maschi ci rimaniamo un po' male, lì per lì, ma possiamo sempre diventare amici, nell'attesa di convertirli.

Seconda perla.
"Non credo che una canzone d’amore per gatti possa fungere da canzone d’amore per topi. Non credo in un amore che prescinda dall’oggetto e possa rovesciarsi indifferentemente su maschi, femmine, bestie, piante, minerali…"
Ma certo, un poetastro del Trecento, sicuramente un po' così, perché quella storia degli svenimenti con Virgilio mi puzza, scrisse: "L'amor che move il sole e l'altre stelle". Senza contare che un predicatore ebreo di duemila anni fa ci fece una carriera, sul concetto di amore universale. Finì male perché anche allora il mondo era pieno di pontifexsi.

Terza ed ultima perla:
"Ma come fanno le mie amiche ad ascoltare Antony and the Johnsons, Tiziano Ferro, George Michael?"
Oh, caro Langone, c'è di peggio. Noi donne siamo delle vere depravate. Io riesco perfino ad ascoltare Elton John, Sylvester, i Bronski Beat, Frankie Goes To Hollywood, Dead or Alive, Boy George, (ah, gli anni Ottanta!), Ricky Martin, Michael Stipe, Ciaikovsky, Handel e l'unico ed indimenticabile Freddie Mercury. Senza sentirmi per nulla offesa. Anzi, mi piacciono pure.
A proposito, sto pensando a della musica sicuramente etero, maschia e con le palle dure come il marmo ma, a parte "La sagra di Giarabub" e "La canzone del sommergibilista", sarà un caso, ma non mi viene in mente nulla. Che poi, anche quel "Camerata Richard", in fondo, a me pare ambigua assai.


* Sergente Hartmann "Full Metal Jacket"

domenica 27 novembre 2011

Merkozopolis


Ovvero: tecniche avanzate di terrorismo psicologico.

Merkozy, il mostro con la testa di Sarkozy e il culone della Merkel sembra diventare, giorno dopo giorno, una specie di Moloch che dovrebbe inghiottirci tutti dopo averci spremuti come limoni di Sorrento. Siamo tutti terrorizzati dal messaggio subliminale che ci arriva leggendo i giornali e guardando la TV: "Ve-drai co-sa ti ca-pi-ta tra bre-ve", pronunciato con la voce metallica di Robby Monti.
Secondo me, il dire e non dire è una tattica ben precisa di comunicazione. Non svelano in che cosa consistono le famigerate riforme ma usano la tecnica del teaser, il suggerire qualcosa senza farlo vedere. Creano l'aspettativa, l'attesa di qualcosa, in questo caso, di terribile. Come la prospettiva di poter trovare nell'uovo di Pasqua, invece del portachiavi di Hello Kitty, la testa della nonna.

"La Merkel ha visto le misure italiane e le ha definite impressionanti". Allarmato dal teaser uno pensa: "E che saranno mai queste RIFORME, queste MISURE?"

Sacrifici umani di pargoli prelevati nottetempo da infermiere incappucciate di nero nei reparti di neonatologia al fine di ricavare, dalle loro tenere cicce, deliziosi manicaretti per i pranzi del Bilderberg?
Prelievo forzoso di sangue fresco da vergini intonse (trovarne!) per i bagni di bellezza delle mogli dei banchieri della BCE?
Rapimento di giovani spose incinte  per ottenere, dai loro feti prelevati durante terribili esperimenti medici in vivisezione, preziose cellule staminali per le creme antirughe delle signore della Trilateral?
(Siete già con l'adrenalina a mille, n'est pas?)


Tranquilli, è un teaser. Come quello che faceva apparire la misteriosa scritta P2 sui nostri televisori, facendoci immaginare chissà quali trame massoniche in atto ed invece era solo il modello 2 della cazzo di Playstation.
Quando ci sveleranno l'arcano e ci presenteranno finalmente il prodotto, ovvero ciò che vogliono da noi, scopriremo che non sarà nulla di ciò che avevamo immaginato. Niente di malsano. Qualunque cosa ci toccherà ci parrà meno grave di ciò che avevano partorito i nostri cervellini malati in preda all'angoscia. Fidatevi.
Saranno solo tasse, le solite vecchie tasse, che un S.O.B. ci aveva illuso per diciassette anni di non dover più pagare perché eravamo più belli degli altri stronzi che abitano la Galassia. ICI, IMU, TARSU, IRPEF. La solita robetta da Agenzia delle Entrate. Niente chirurgia sperimentale. Niente di peggio di Equitalia.
E allora diremo: "Beh? Tutto qui? E io chissà cosa credevo...!" e tireremo un bel respiro di sollievo.
Capito che infami?

Update 2013. Quando si dice la ricaduta. O, come diceva il mio psicanalista: "Sono tutte resistenze." Benedetta ragazza...

Update 2019. Questi post, pur per me  dolorosi come un attacco di emorroidi, servono a dimostrare che guarire si può, che il piddinoma maligno può essere sconfitto.  E che, come diceva Céline, basta solo che alle teste di cazzo capitino delle cose terribili per far aprire loro gli occhi.

lunedì 21 novembre 2011

Mario l'alieno


Quando ieri mattina Mario Monti, con il suo bravo loden, si è presentato in visita ad una mostra a Roma, ha fatto scalpore il fatto che abbia pagato regolarmente il biglietto d'ingresso. La settimana scorsa tutti avevano parlato della sua Dedra e dei dieci euro di benzina al self-service. Un alieno, insomma. Un alieno che ha preso forma umana e che ha scelto, vista la location prescelta per la sua missione, il nome italiano per eccellenza: Mario.
Monti è talmente alieno che a me ricorda Klaatu, il messaggero inviato da un impero stellare ad ammonire ed istruire i terrestri alla pace universale, protagonista di uno stracult di fantascienza.
Un essere buono e gentile; pacato e, si, Crozza, anche un po' robotico, che però, se i terrestri non obbediranno al gentile ma fermo richiamo dell'Impero, sarà costretto ad utilizzare contro di loro un'arma terribile e innominabile, custodita all'interno del suo fido polmone d'acciaio Gorth.  

Quando Klaatu, nel film, interagisce con i terrestri, provoca in loro diffidenza e sospetto, non solo perché siamo negli ultraparanoici anni cinquanta americani ma per via della sua aria di sorniona consapevolezza di possedere una conoscenza superiore. Il che lo porta a sembrare colui che ha superato tutte le debolezze umane, compreso il gusto di essere incazzato personalmente.
Anche Mario Monti è un personaggio che, secondo i neoparanoici italiani, siccome non è un pagliaccio come il suo predecessore e non agguanta la chiappa alle signore ai G8, deve nascondere senz'altro qualcosa, che non può che essere qualcosa di losco.

Mario strumento di Goldman Sachs, agente del Bilderberg, longa manus della Trilateral. Mario troppo perfetto per essere vero. Mario che potrebbe anche, sotto la bella faccia da professore, nascondere la pelle a squame e l'occhio di serpente.
Mi sono fatta un'idea, e cioè che questa storia della Trilateral, di Goldman Sachs e Bilderberg, sia nient'altro che una bella campagna virale data sapientemente in pasto ai giovani e meno giovani boccaloni  - nessuno me ne voglia - che popolano la rete, per dimostrare ancora una volta, tra l'altro, come la Rete sia il luogo delle fanfaluche. Non a caso B. pensa di sfondare in Rete per la prossima campagna elettorale.
Riflettete, non è sospetta una moltitudine che ripete, come un sol uomo, gli stessi concetti con le medesime parole, dall'estrema sinistra fino a Forza Nuova, dai giornalisti incompresi a quelli fino troppo coesi al sistema? Una campagna che, pochi se ne stanno rendendo conto, porta acqua sorgiva fresca al mulino berlusconiano-leghista. Che ci distrae dalle responsabilità di chi ha governato fino ad oggi e dalle sue connivenze affaristiche e politiche - quelle si notoriamente losche - proponendoci un bell'intrigo alla Dan Brown e un nuovo cattivo sul quale concentrare la nostra attenzione.

Il meccanismo di questa psyop è semplice: creo il canovaccio della cospirazione, come hanno fatto qui sotto i creativi di combocut film con il loro video-parodia simil-Voyager zeppo di sincronicità paranoiche e di fallacie (che però sembra maledettamente "vero") e lo sbatto in rete, a fare da seme. Nel terreno fertile il seme germoglia e presto il concetto verrà riverberato ovunque, senza essere sottoposto a critica o verifica, e diventerà VERITA' rivelata. Il fatto che Mario Monti abbia fatto VERAMENTE l'advisor di Goldman Sachs - il che non vuol dire che di conseguenza egli ne sia il bieco strumento - non farà altro che amplificare la sensazione di trovarsi di fronte all'uomo della Grande Cospirazione. 
Intanto che la gente si convince che il Potere Oscuro sta usando Mario Monti per farci diventare tutti dei baccelloni senza volontà,  chi di dovere dà una bella mazzata alla credibilità della Rete e copre la cacca del vecchio regime con la sabbia della paura del nuovo. Mi sbaglio?



Update novembre 2013. Si, cara me stessa, ti sbagliavi. Càpita.
Update febbraio 2019. Dio, le legnate che mi darei...

sabato 29 ottobre 2011

Piovono borsette


Vedere la Sinistra litigare mi rassicura. Mi convince che non sto sognando, che questa che sto vivendo è la realtà. E' il mio totem.

P.S. Mi sa che dopo la Maria e la Patonza, toccherà far girare anche la Leopolda.

martedì 20 settembre 2011

Il deserto dei Tarantini


"L’esistenza di Drogo invece si era come fermata. La stessa giornata, con le identiche cose, si era ripetuta centinaia di volte senza fare un passo innanzi. Il fiume del tempo passava sopra la fortezza, screpolava le mura, trascinava in basso polvere e frammenti di pietra, limava gli scalinie le catene, ma su Drogo passava invano; non era ancora riuscito ad agganciarlo nella sua fuga." 
(Dino Buzzati, "Il deserto dei Tartari")

Viviamo asserragliati nella fortezza Italia, con viveri ormai razionati, completamente paralizzati nell'attesa di qualcosa, una guerra, una catastrofe, un'invasione, un colpo di gong gigantesco che ci svegli e dia un senso alla nostra esistenza e ci redima all'ultimo istante dal peccato dell'incapacità di reagire a questa tetraplegia mentale che ci impedisce perfino di immaginare una realtà diversa da questo orrore. Paralizzati come nei sogni più angosciosi, con le gambe che vorremmo muovere ma non possiamo.
Campiamo per inerzia, ci crogioliamo del non saper che fare, senza più alcuna dignità di popolo da rivendicare nel giorno del giudizio. Il nemico è laggiù, lontano, il default forse arriverà e dovremo combattere per difenderci ma qualcuno comincia a pensare che il default, come i Tartari di Buzzati, sia solo una metafora. Troppa fatica pensare di combattere. Sdraiamoci e che abbiano pietà di noi.
Non c'è alcun fremito, alcuna timida speranza di rovesciare il destino. Non c'è resistenza, ribellione, orgoglio ferito, volontà di riscossa. l'Italia è un immenso lazzaretto popolato di malati di impotenza che attendono solo la fine. 
Guardarli sapendo di stare guardando noi stessi è una sensazione orribile.

mercoledì 31 agosto 2011

Sono il nuovo premier, risolvo problemi


Chissà se Quentin Tarantino avrebbe mai immaginato, dirigendo "Pulp Fiction" nel  1994, di preconizzare involontariamente la situazione politica italiana di questa tarda estate del 2011. Si potrebbe dire anzi che ciò a cui stiamo assistendo supera qualunque fantasia del più fantasioso degli autori di canovacci cinematografici. 

Ci sono due personaggi ridicoli e fuori come balconi, i nostri B&B che passano il tempo a commettere crimini contro il patrimonio della collettività per salvaguardare il loro. Mentre pensano a nuovi colpi, la loro specialità comica è il battibecco. Quello che dice uno non va bene all'altro e viceversa. Litigano e minacciano di mandarsi reciprocamente a dar via i ciapp. Non si sa ancora per quanto andrà avanti l'avanspettacolo del Duo Cialtroni, con sempre meno gente che ride sera dopo sera ma intanto le repliche quotidiane continuano.
Il più vecchio dei due è un azzimato gangster sul viale del tramonto, oppresso da eserciti di ricattatori e puttane mandategli dai ricattatori. Pare che se gli strisci il bancomat tra le chiappe sputi sempre qualche migliaio di euro dalla bocca per mettere a tacere qualcuno.
L'altro compare, il  - si fa per dire - più giovane, si esprime soprattutto con rutti e pernacchie, gira in canottiera e dito medio alzato ma incredibilmente è un ministro della repubblica. Ricordiamo, en passant, che il più serio della compagnia di giro è il sassofonista con i baffi e gli occhiali (rossi) sistemato al ministero degli Interni.
Mentre i due vecchietti dei Muppets impegnano il pubblico con le gag delle scoregge, del "ce l'ho duro" con il gesto dell'ombrello, della mela che sa di culo e del "vieni avanti cretino", dietro le quinte ci sono i ragionieri che cercano disperatamente di far quadrare i conti.
Purtroppo il loro potere è limitato. I due guitti sono convinti di essere uomini di stato e appena i ragionieri dicono "bisogna tagliare qui e là perché lo spettacolo costa troppo", loro prendono in mano i fogli e, tra un rutto e un'altra barzelletta sconcia li strappano, perché uno non vuole darla vinta all'altro e bisogna ricominciare tutto daccapo. Fe-li-ci--BUM--tàaaaa!

La manovra economica che i banchieri europei stanno aspettando per darci almeno un po' di anestesia locale prima di farci il culo, i contabili l'hanno già rifatta tre volte. 
Tagliamo i piccoli comuni - no, i piccoli comuni non si tagliano. Bisogna toccare le pensioni - no, le pensioni non si toccano perché se no scateneremo le ronde padane. Facciamo pagare i benestanti che guadagnano 5000 euro al mese - no, perché il vecchio avrebbe dovuto pagare pegno e non sia mai e poi i giornalisti, le Simone Venture con il mutuo da pagare, il bacino elettorale del centrocasta non va toccato. Anzi no, facciamo pagare solo  gli statali. Ok, allora ci inculiamo i soliti, quelli ad esempio che pensavano di riscattare naja e università ai fini della pensione. Anzi no, perché non avevamo pensato ai ricorsi, cazzo.
A proposito, aboliamo le province - no le province no. Anzi si, ma con una legge costituzionale così, campa cavallo, e noi intanto facciamo credere di averle abolite. Siamo il governo del dire di aver fatto, non del fare. Non dimenticatelo mai.
Le uniche cose che non hanno ancora ripensato sono l'abolizione delle festività nazionali laiche ed antifasciste, a cui hanno aggiunto anche, nella Manovra v 3.0 una bella mazzatiella puramente ideologica contro le cooperative. Siamo fasci, sotto l'orbace c'è di più.

Cosa ci vorrebbe in Italia, non prima di un bel Ezechiele 25-17 e di tutto il furiosissimo sdegno di un bel diluvio universale del Santissimo -  altro che quella mezza pippa di Irene - concentrato sui palazzi del potere, a spazzar via questo circo di infami con tutti a faccia in giù a galleggiare gonfi come pupazzoni gonfiabili da spiaggia? 
Un nuovo capo del governo, ovviamente. No, non guardate il Sire Duca Conte di Montezemolo che non è la soluzione.  L'Italia è un vecchio Landini a gasolio che bisogna far ripartire a calci. Del 12 cilindri della Ferrari e del cavallino rampante se ne fa un bel paio di seghe.
Non ci vuole un imprenditore - basta grazie, abbiamo già dato per almeno un paio di secoli, fanculo miliardari di merda;  non un politico riciclato ancora dai vecchi cascami socialisti - state tranquilli, ce ne sono ancora in giro, non possiamo stare tranquilli - e nemmeno un marpione dell'opposizione, qualche vecchio carrettone cattocomunista che vuol farsi bello sulle disgrazie altrui e raccogliere una maggioranza da elettori presi per disperazione.
Ci vuole uno che risolva i problemi, solo quello. Che faccia il lavoro sporco e non guardi in faccia nessuno. Che non sia né simpatico né pietoso ma che ti seghi la gamba in cancrena dicendoti che non c'è anestesia, baby, al massimo ti può dare una bottiglia di  Brancamenta per sbronzartici.
Uno che costringa gli incapaci imbecilli al governo a fare l'unica cosa della quale sono degni:  pulire per bene dove è stato sporcato in questi anni e niente "per favore".
Perché per far pagare anche ai ricchi la loro parte, stanare gli evasori, liquidare i furbi e i delinquenti, non nominare Robin Hood invano e far quadrare i conti per non farci mangiare da quegli strozzini dei poteri forti e far ripartire l'economia con sacrifici ma per tutti non solo per i fessi poveri, ci vorrebbe uno come Winston Wolf. Un personaggio di fantasia, appunto.

giovedì 7 luglio 2011

Non si sevizia un ministrino


Secondo il suo fellow-minister Tremonti, Brunetta è un piccolo abitante di Creta.
Intanto fervono i preparativi delle nozze tra il ministrino e la sua Titti Giovannoni coscialunga. E' meglio che non leggiate la lista di nozze con gli ulivi da 4500 euro se no, in tempi di crisi, a qualcuno potrebbe andare il mutuo di traverso.


giovedì 19 maggio 2011

L'uomo che mette in fuga le capre


I telespettatori italiani, di fronte ad un programma intitolato: "Ora ci tocca anche Vittorio Sgarbi", hanno avuto l'unica reazione fisiologica e comportamentale possibile: la fuga, che si abbina così bene alla toccata.  Se mi floppi ti cancello. Programma già kaputt.
Stesso successo, più o meno, del programma di Giuliano Ferrara, con annesso crollo verticale di share. Gli agit-prop storici del nano sulla RAI non bucano lo schermo, te lo fanno spegnere proprio.

Non so perchè se ne meraviglino. Sia Ferrara che Sgarbi imperversarono per anni sulle reti Mediaset, spappolandoli a ormai generazioni di telespettatori. Ricordate la predica postprandiale di "Sgarbi quotidiani" e la propaganda squeeze&serve dell'hamburgerone umano a "Radio Londra?"
La gente s'è rotta i coglioni. Appena li vede cambia canale. Chiamatelo effetto boomerang, overloading, eccesso di informazione ma ne è vittima anche il Bagonghi del Consiglio che ormai, come appare sullo schermo, provoca conati di vomito perfino in casa Bondi.

In generale, la fuga dalla televisione è un bene ed è ormai una tendenza inarrestabile.  E' azzeccatissima, in questo senso, l'ultima campagna di Sky, "La tua vita viene prima della TV", dove attori e sportivi invitano i telespettatori a riprendersi la vita, a fare altro che guardare la televisione.
Altro effetto boomerang inatteso, secondo me. 
Sky intendeva invitare il telespettatore a fare altro mentre il suo registratore a pagamento registra il programma da vedersi comodamente dopo. Tuttavia, anche a causa di certe  scelte scellerate come il voler cancellare Current (per compiacere Bagonghi agli ultimi rantoli e farsi mollare il Digitale terrestre, si maligna in giro), Sky rischia di convincere il destinatario del messaggio a fare il passo successivo.
Già che, da quando mi sono liberato della TV, ho riscoperto la lettura, lo sport, la convivialità con gli amici, il sesso, gli hobby, chi cavolo me lo fa fare di pagare l'abbonamento a Sky, che oltretutto mi cancella i miei canali preferiti a tradimento?

Chi di capra ferisce, di capra perisce.

Papa Gort I


Non ricorda solo Gort, il celeberrimo robot di "Ultimatum alla Terra", terribile macchina da guerra aliena che poteva essere fermata solo con le parole magiche "Klaatu Barada Nikto!"
Ricorda anche il Commendatore del "Don Giovanni" di Mozart, oppure un enorme Golemone di pietra.
Non prendetevela con me per la blasfemia ma con lo scultore di cotanto obbrobrio.

venerdì 29 aprile 2011

Nozze da principessi


Visto un matrimonio li hai visti tutti. Sono sempre le solite situazioni, le solite scene, più o meno uguali a tutte le latitudini e su tutti i gradini della scala sociale. Lo sposo, la sposa, i parenti, i suoceri, gli invitati, i fiori,  la predica sulla sacralità della famiglia, il ricevimento, il bouquet lanciato come la palla ovale del rugby, la mischia delle damigelle, le foto, i paggetti, la torta, il mal di piedi, la sbornia e il mal di testa finali.
Qui, trattandosi di reali, ci hanno risparmiato la seconda parte della festa, quella della sposa senza scarpe sotto il tavolo e con il diadema sulle ventitré e lo sposo con la divisa slacciata e un bel rutto liberatorio postprandiale.

Notavo stamattina, durante l'interminabile passerella degli ospiti, che la capienza di Westminster potrebbe tranquillamente raddoppiare se si abolissero i cappelli a larga tesa d'ordinanza. Guardando le fogge in cui erano acconciate tutte quelle teste più o meno coronate si capisce come un personaggio come il Cappellaio Matto non poteva che essere stato creato in Inghilterra. 
Ma non parliamo di cappelli, nemmeno della signora in giallo, come è stata ribattezzata subito da chi commentava in rete in diretta l'evento, la Nonna Betty. Qualche buontempone si è domandato se a guidare la Rolls reale ci fosse per caso Ambrogio e se la regina avesse già il languorino. Poi dicono che la pubblicità non condiziona la gente.
Gli ospiti erano tutti ordinaria amministrazione, niente di particolare, a parte Victoria Beckham che ha scambiato uno dei quattro matrimoni per un funerale e si è vestita tutta di nero con tanto di muso lungo un metro. Da oggi sarà per noi Beckhamorta.
Delusione per i papiminkia nostrani, non c'era B. Meglio così. Se fosse stato presente al matrimonio avrebbe toccato il culo a Kate e raccontato una barzelletta su Diana.

Il clou di ogni matrimonio, ovviamente, sono gli sposi. Stavolta, secondo me, hanno un po' deluso. Lui, William, ha una faccia da bambino su una testa che sta andando inesorabilmente in piazza, con un vago effetto Benjamin Button. Vicino alla sposa la faceva sembrare molto più vecchia, Certo, se la divisa fosse stata azzurra come si conviene al Principe, sarebbe stata tutta un'altra storia. Quel rosso guardia faceva pensare a dove mai gli fosse caduto il cappello di pelliccia durante il tragitto da casa a chiesa.

La sposa. La Kate Middleclass che forse tra cent'anni sarà regina, se Betty non diventa definitivamente immortale, a me è parsa niente di che, ma proprio scialba. Una di quelle facce, avrebbe detto Oscar Wilde, che viste una volta non te le ricordi più. Una Barbie mora, troppo secca e parecchio ingessata e, ahimé, con una sorella che, dietro di lei come damigella, rubava la scena sia per l'acconciatura che per il culo parlante sotto il raso dell'abito, tra l'altro molto più bello del suo. E' proprio il caso di dirlo. Alla sposa, la sorella-damigella gli ha fatto una Pippa.
Detto che, rivisto oggi, il vestito di Diana, la suocera buonanima, farebbe quasi ridere, con le mongolfiere al posto delle maniche e tutto l'eccesso tipico degli anni ottanta, rispetto a quello, comunque, l'abito di Kate sembrava preso al "Paradiso della Sposa". Senza contare che, aver copiato quello di Grace Kelly, anch'essa stampatasi in auto sfilando una curva, sembra un voler sfidare un po' troppo la sorte. Come se non fossero bastati la Bechkamorta in lutto stretto, il celebrare il matrimonio nella stessa cattedrale del funerale di mamma Diana ed Elton John che cantò, sempre in quell'occasione, la Messa da Requiem e che oggi, forse ci ha risparmiato la candela nel vento. Roba da non mollare la presa per tutta la cerimonia.

A parte il look deludente gli sposi mi sono parsi freddini. Va bene che stavolta lei non è affetta da quel meraviglioso pudore virginale di Diana che le infiammava la gota (buongustaia!) e che, fidanzati da tanto tempo ormai, faranno l'amore con il pilota automatico, ma il bacio al balcone, mioddìo, con lui che nemmeno la tocca, che strazio. Proprio il bacio di chi non si bacia più. 
Vuoi mettere Jessica e Ivano? Anche l'anello che non calza loro lo rendevano molto più interessante di 'st' inglesi ingessati. 'Tacci loro!

mercoledì 2 febbraio 2011

Come sono buoni i nani

Chi passasse in questi giorni da Arcore vedrebbe un tale affollamento di avvoltoi e sciacalli da domandarsi come mai non vi sia  il coprifuoco e l'esercito che spara a vista. 
I berlusconidi rettiliani stanno passando alla fase finale del cannibalismo rituale, allo spolpamento controllato del duce, pezzo per pezzo. E' un delirio antropofagico da mondo movie, dove tutti si affollano attorno al nano ancora vivo per strappargli un orecchio (diecimila) un brandello di culatello flaccido (cinquemila), una coratella (bonifico infruttifero) o un arto intero (centocinquantamila). Prima che il vecchio schiatti o fallisca bisogna arraffare il più possibile.  

Non è il popolo inferocito ed affamato che fa la rivoluzion, sono i suoi più stretti collaboratori, le sue addette alla pompetta, perfino gli amici che si dividono di nascosto la merenda a metà o quelli che vedono improvvisamente le quotazioni delle loro chiappette raggiungere vette da Gronchi rosa perchè il loro voto potrebbe essere fondamentale per la salvezza del flaccido e allora si precipitano ad abbuffarsi come alle inaugurazioni delle mostre, dove si mangia gratis. 

In questo Cannibal Holocaust reloaded non poteva mancare, per un curioso scherzo del destino, Luca Barbareschi, già immortale protagonista dello storico cult movie. Anche lui è stato ad Arcore, a vedere se era rimasta qualche costola da rosicchiare, un ginocchio da bollire per un ottimo brodo o un bel fegato da accomodare con le fave. Oppure no, Barbareschi è vegetariano, fedelissimo di Fini e stiamo solo, come al solito, pensando male, condizionati dal ricordo di filmacci malsani?

Barbareschi fa fuori il maiale nel primo "Cannibal Holocaust". Cosa combinerà nel seguito che uscirà lunedì?

venerdì 7 gennaio 2011

Hereafter


Il senso di "Hereafter", l'ultimo bellissimo film da regista di Clint Eastwood, è tutto in quella terrificante onda di tsunami iniziale. Un evento improvviso contro il quale non puoi far nulla, che ti travolge e ti trascina via. E' la metafora visiva migliore che si potesse trovare per simboleggiare la morte ma soprattutto il dolore che accompagna la morte e che affligge chi resta. Dolore che, chi ha perduto una persona cara lo sa, arriva  a ondate e sembra non volerti lasciar più respirare. Non a caso si dice annegare nel dolore.

E' stupefacente come l'ottantenne Clint, a un età in cui di solito si preferisce non pensarci perché si comincia ad esserne sempre più quotidianamente terrorizzati, sia riuscito a comporre un affresco così pieno di serenità nei confronti della morte, senza imporre certezze religiose o superstiziose sull'aldilà ma suggerendoci che le risposte che cerchiamo, riguardo ad argomenti così dolorosi come la perdita e il lutto e l'angosciosa questione se dopo finisca tutto o meno, sono dentro di noi, nella nostra mente. Occorre solo qualcuno o qualcosa che ci aiuti a tirarle fuori.

"Hereafter" è un poderoso film sull'elaborazione del lutto e sul suo significato profondo di fattore di crescita di personalità. Proprio per questo è straordinariamente ottimistico e positivo. La prospettiva del dolore della perdita non è il dolore infinito ma la trasformazione della propria esistenza in qualcosa di non necessariamente negativo.

Nessuna contaminazione religiosa nel discorso sull'aldilà, dicevo. C'è solo una brevissima scena, quasi un flash amaramente sarcastico, dove un sacerdote, di fronte al feretro di un bambino, parla di angeli, di lui che ora ci protegge ed è lassù a fianco di Gesù, concludendo: "Le ceneri saranno a disposizione nel retro della chiesa. Avanti il prossimo".
Le frasi che abbiamo sentito mille volte pronunciare senza convinzione nei funerali cattolici e che ci hanno lasciato solo un gran senso di rabbia per la loro inadeguatezza di fronte, ad esempio, al dolore cosmico di una madre che ha perduto un figlio.
E' paradossale perché, per la loro fede, la morte dovrebbe significare il ricongiungimento con Dio e quindi qualcosa di assolutamente gioioso, ma i religiosi (l'osservo continuamente nel mio lavoro) sono le persone più spaventate dalla morte, coloro che ne affrontano i rituali meno volentieri. Forse perché l'hanno popolata di demoni infernali e noiosissimi paradisi e la considerano un evento scontato e prevedibile dal quale non si può ricavare null'altro che un'impressione molto negativa e fine a sé stessa.

Nell'aldilà laico di Eastwood, invece, per alcune anime l'inferno è il rimorso di aver fatto del male e di non aver avuto tempo di chiedere perdono alle loro vittime. Siamo noi, però, attraverso il nostro processo di guarigione dal passato e di crescita, senza dimenticare l'ausilio del perdono, che possiamo render loro la pace, lasciandoli finalmente andare. Prima di tutto dalla nostra testa.

"Hereafter" è anche e soprattutto un film che descrive mirabilmente l'empatia e la difficoltà che prova chi quotidianamente si trova ad interagire con persone che stanno elaborando un lutto. 
Attraverso le vicende che portano la donna, il bambino e il sensitivo al loro incontro ravvicinato con la morte, possiamo renderci conto che il dolore non è mai fine a se stesso ma ha un significato che dobbiamo arrivare a scoprire con l'aiuto degli altri. 
Il sensitivo aiuterà il bambino a crescere ed affrancarsi dall'ingombrante figura fraterna; la donna fornirà al sensitivo le risposte che cercava, liberandolo infine dalla "maledizione" del contatto iperempatico con i dolenti e i fantasmi che li affliggono. In questo senso, i tre formano una simbolica triade i cui membri sono indissolubilmente legati l'uno all'altro ed il cui significato è: non è isolandosi che si guarisce dalla malattia del dolore ma passando attraverso l'esperienza dell'empatia, della pietas, della condivisione e dell'amore che ci vengono dall'altro da sé. Un percorso accidentato, doloroso e che a volte sembra di difficoltà insormontabile ma che ci rende alla fine persone migliori. 

domenica 19 dicembre 2010

Nel regno di troppo vicino


Ho appena visto l'ultimo capitolo di Shrek, "E vissero felici e contenti". Parla di un nano malefico megalomane, vanitoso ed imbroglione che si rivolge al suo popolo dagli schermi televisivi, che vive chiuso in un palazzo con un'oca come amica e circondato da streghe con le quali fa feste danzanti, servito da pupazzetti di pastafrolla. Che usa pifferai magici per costringere gli altri al suo volere e propone contratti truffaldini ai suoi sudditi e che assomiglia come una goccia d'acqua al suo avvocato.
Il suo nome è Tremotino. Perché, che avevate capito?



lunedì 8 novembre 2010

Peccato, non è successo niente


Qualche giorno fa, credendo di essere spiritoso, il Bertolaso - che l'11 novembre andrà in pensione, ha nominato invano il Vesuvio e ha riproposto un'antica fantasia sessuale bassoleghista di stampo piromaniaco: quella  di vedere Napoli sommersa da lava, cenere e lapilli. Sulle prime questo "Forza Vesuvio" da parte del capo della Protezione Civile pareva una bufala tanto era clamoroso, ma poi è uscito l'audio dove si sente bene il supereroe rammaricarsi del fatto che una bella disgrazia in quel dei Campi Flegrei "ce manca". Lui colleziona le sciagure, sapete. Celo, manca.



Nemmeno a farlo apposta, sarà anche brutto grattarsi ma, come ha nominato la Lega, in Veneto si è scatenata l'alluvione con milioni di danni e a Pompei  è crollata la casa dei gladiatori.

mercoledì 22 settembre 2010

E quindi uscimmo a ripettinar bambole

Figurati se ho intenzione di sentirmi in colpa del fatto che mi piace Lady Gaga. Una che ha il coraggio di uscire una sera vestita con la fettina di scottona annodata sulle chiappe e le scarpe di scaletta per bollito misto ha tutta la mia simpatia. Animalisti sconvolti, benpensanti svenuti. Come diceva il Colonnello Kurz? "Noi addestriamo dei giovani a scaricare Napalm sulla gente, ma i loro comandanti non gli permettono di scrivere "cazzo" sui loro aerei perché è osceno."
Si ma la ragazza "fa della musica orrenda", dicono i soliti Salieri. Niente affatto. Gaga svolge egregiamente lo scopo di sfornare musica pop di un livello perfettamente adeguato al mondo che se la merita e che l'ha generata. Che dovrebbe cantare una con un telefono o la Rätta dell'IKEA in testa a mo' di cappellino, l'Orfeo di Monteverdi?
Certo la sua musica è ipnotica e rischi di ritrovarti a canticchiare "Alejandro, Alejandro, Ale-Alejandro, Ale-Alejandroo" o "papa-paparazzi", per un giorno intero ma in fondo siamo già sopravvissuti ad "A-a-bbronzatissima" ed agli "ombrelloni-oni-oni".

LG è un prodotto di consumo gustoso e ipercalorico come le Pringles ma non credo proprio sia una creatura degli Illuminati, come sostiene la più cogliona delle teorie della cospirazione. Se non lo sapete, Lady Gaga sarebbe una pupazza del tipo della Maria di Metropolis, inviata nel mondo della musica pop per inscimunire ulteriormente la generazione dei bimbominkia e soggiogarli ai voleri del Nuovo Ordine Mondiale. Come se non bastasse piazzarli davanti ad un'altra Maria, la De Filippi.

Cospiratori strafumati e musica (o muzak) a parte, Lady Gaga è un fenomeno di costume e di scostumatezza. I critici sostengono che le sue performances sono pura provocazione e la provocazione artistica non sarebbe più qualcosa di originale. Su questo ci sarebbe da discutere. A parte che l'arte è sempre provocatoria e scandalosa, in ogni epoca, chi vuole comunicare con il mondo attuale non può prescindere dall'uso di un linguaggio estremo perchè è il mondo ad essere osceno e ad obbligarti ad usare le sue stesse armi per denunciarne le brutture e le contraddizioni. Se siamo obbligate dalla moda ad entrare nei jeans taglia Lager cuciti dagli schiavi cinesi allora possiamo anche farci il gonnellino di carpaccio.

Gaga mi è simpatica anche perchè quella carampana maitresse à penser del femminismo vintage della Camille Paglia le ha dedicato un saggio dove dice che è solo una copiona, asessuata (??) e antifemminista. Come dire, ne avesse azzeccata una.
Le ha ben risposto Mario Luzzato Fegiz:
"Posto che musicalmente non mi piacciono né Lady Gaga né Madonna, alla Paglia sfugge un punto fondamentale: Lady Gaga è un personaggio totalmente postmoderno, potrebbe tranquillamente stare in un romanzo di Palahniuk. Non imita Madonna, la cita e ne rovescia completamente il senso, svelandone il lato grottesco e, perché no, mortifero. Se c'è dell'intelligenza nel suo stile sta proprio in questo.
E non ci vuole un genio per capirlo, basta vedere la faccenda dell'abito bistecca: il corpo femminile "spogliato" dell'erotismo, la carne completamente desublimata. Il lato oscuro di Madonna, insomma, o la Madonna spinta al limite estremo. Quasi una parodia. Di sicuro non un'imitazione."
Esattamente, il lato oscuro. E' questo che colpisce soprattutto di Lady Gaga e che la caratterizza, rendendola un personaggio originale contro tutte le apparenze. Oscuro perchè capace di rompere il tabù della fascinazione della morte.
I suoi video sono zeppi di assassine avvelenatrici, vendicatrici tarantiniane o alla "Faster Pussycat, Kill! Kill!". E' stata capace di terminare il video di "Bad Romance" con un'immagine quasi da finale kubrickiano: lei a letto con il cadavere carbonizzato del boyfriend e le tette ancora fumanti e scoppiettanti tipo "Tetsuo". I'm a violent girl in a violent world.
Il video di "Alejandro" inizia con un funerale con tanto di bara. In "Telephone" stermina con il veleno l'intera clientela di un fast food prima di fuggirsene con Beyoncé alla "Thelma e Louise".
In questo lato lugubre della sua espressività, dove mescola comicità e tragico, è decisamente diversa da Madonna e in qualche caso la supera come un Valentino che si fuma Stoner all'ultima curva.

Paglia fa confronti? Va bene, facciamoli. Madonna sarebbe quella che ha già fatto tutto e quindi chiunque tenti di superarla non vale niente ed è solo un clone? In ogni caso stiamo parlando di trent'anni fa, i tempi sono comunque cambiati. Ormai è modernariato.
Nel fintopornolibro pseudoscandaloso "Erotica", la Ciccone sciorinava tutte le perversioni stando bene attenta però a non accostarsi a quelle più toste, quelle che le avrebbero davvero creato dei fastidi, per esempio la necrofilia o la semplice fascinazione per la morte. In effetti ha sempre eluso l'argomento. L'unica volta che l'abbiamo vista in un contesto lugubre e funerario è stato, se non mi sbaglio, in "Evita". Si vedeva che era a disagio distesa da finta morta nella bara di cristallo della Señora. Forse perchè (la) Madonna è un essere immortale e soprannaturale?
Sarà stata anche rivoluzionaria ma è rimasta nei secoli fedele interprete del lato più glamour e superficiale, quindi innocuo, dell'erotismo e ha sempre celebrato in fondo solo l'autofeticismo esibizionista in tutte le sue varianti. Madonna, nomen omen, appare, si fa guardare da lontano, può solo pretendere di essere venerata. Gaga non ha paura di lanciarsi in mezzo alla folla per farsene quasi divorare.

Madonna è figlia della scemenza praecox anni 80, quando il massimo della provocazione era il "Like a Virgin" in gondola con il vestitone di tulle stile bambola sul lettone di Orietta Berti. Già Tarantino ne aveva destrutturato il mito con la consacrazione della fava grossa nell'inizio de "Le Iene". Gaga destruttura definitivamente Madonna in senso tarantiniano.

E' figlia di un tempo di guerra e di crisi, dove ritornano i mostri alla Doktor Caligari e i trucchi esasperati dell'Espressionismo tedesco.
Se in un immaginario Freak Show Madonna è la bella Cleopatra, Gaga è il geek, quello che stacca la testa della gallina con un morso, il freak anche buffo, una Gelsomina che è mezzo uomo e mezza donna, brutta e bella, un camaleontico Fregoli (o Brachetti).
Gaga è burlesque e grotesque allo stesso tempo. Sarà pure stata clonata da una ruga di Madonna ma è comunque una supersoldatessa del nuovo millennio.
E' un'artista soprattutto visuale, iconica. Getta l'amo nel mare magnum dell'inconscio collettivo e ne pesca i manga con gli occhioni grandi, le donne freak deturpate da diete e plastiche come Donatella Versace, Betty Page (Beyoncè è pettinata come lei nel video di "Telephone"), il mondo di Tarantino (il cameo della Pussy Wagon, sempre in "Telephone"), i cat-fight e i film carcerari femminili, Greta Garbo e Brigitte Helm ma anche i serial killer, Freddie Mercury e il pulp. E' senza dubbio la più pulp delle popstar.
In ogni caso, intellettualismi a parte, se è solo un gioco, è terribilmente divertente. Come giocare con le bambole.

C'è un cinese che riproduce fedelmente con le Barbie e le Winx tutti i look di Lady Gaga.

In effetti lei è una bambolina con tanti bei vestitini luccicosi ed estremi come erano quelli delle Barbie della nostra infanzia o delle Winx delle nostre nipoti. La Paglia è troppo vecchia per averci giocato, per questo le sfugge l'imprinting da bambola con le tette che spiega come possa piacere Lady Gaga anche ad una cinquantenne.
Lei incarna il sogno di dar vita, far muovere, danzare e ballare le piccole fighette dalla vita stretta, le coscette da rana, le tette dure, il culo piatto con la scritta Mattel sulla chiappa e il piedino sempre pronto a calzare il tacco alto.

Il discorso sulla presunta asessualità di Gaga è clamoroso perchè le Barbie, pur non avendo passerina e capezzoli evidenti, come del resto era terribilmente piatto il pube di Ken, il fidanzato castrato, erano comunque a loro modo ipersessuate. Altrimenti non si capisce perchè ispirerebbero installazioni porno o sadomaso.
Gaga è appunto la Barbie a cui, fanculo la Mattel, abbiamo restituito la passerina. Una donna che non vuole solo essere bambola ma anche creare e non solo marmocchi. Come ciò non venga considerato femminista dalla carampana è un mistero.
Madonna è stata grande, è vero, che palle. Si, ma quella è la Barbie vecchia, quella con le gambe in rigor mortis, la prima uscita negli anni '60, ormai sull'andante spelacchiato. Lady Gaga è il brivido di quando usciì la Barbie nuova, con le giunture snodate, più morbida, a cui potevi far assumere nuove posizioni. Con o senza Ken.

Update. Meritano almeno 8 Grammy Awards le Very Italian Trash parodie dei video di Lady Gaga realizzate da questi ragazzi geniali, i SALe & PePe: Telephone, Alejandro e Bad Romance .

giovedì 19 agosto 2010

Scalpi quotidiani

La storia dei pensili da cucina non è ancora finita. Esaurite le preziose testimonianze dei mobilieri di Cantù, restano quelle dei commessi dell'IKEA di Bologna Casalecchio e magari del famoso tabaccaio di Montecarlo, quello della curva. Il Giornale continuerà sicuramente a prendere a sbadilate chi si frappone tra Iddu e la Gloria e a marchiare i ribelli a punta di coltello.

Al manipolo di basterdi arruolati dal sire duca nano di Brianza per far fuori tutti coloro che hanno smesso di leccarlo, con l'ordine di accanirsi, da buoni teppisti, sulle di loro famiglie ed affetti, oltre ai Feltri e ai Bondi si è aggiunto l'Hugo Stiglitz della critica d'arte.
Il redivivo Sgarbi - nomen omen - già in passato star dell'one man show di killeraggio politico "Scalpi quotidiani", in onda sull'ammiraglia del nano, si è incaricato del duro compito di far sapere al mondo intero e magari alla galassia circostante che la compagna di Fini era una che "lo andava a trovare a casa". E siccome bisogna farlo capire proprio bene di che pasta è la traviata che ha traviato Fini aggiunge, nell'intervista rilasciata al compiacente "Corriere", che anche La Russa la frequentava, tanto per restare in famiglia AN, con il Benito Maria che non nega né conferma.
Che uomini! Soprattutto che gentiluomini!
Non solo arrivista, assetata di denaro e campionessa del free-climbing sociale assieme al parentado ma, suggeriscono questi veri cavalieri, con la chiappa facile di ordinanza. Ovviamente tutto serve a far intendere che la ribellione del congiurato è dovuta solo agli effetti collaterali dell'innamoramento, per non dirla in maniera più volgare. Con una rasoiata sola se ne colpiscono due: Zozza Mary e pazzo Gary.

Orbene, se questi uomini onesti, questi uomini probi che fanno le pulci agli altri si accompagnassero abitualmente con figlie di Maria giunte vergini al matrimonio e pronte a sacrificare la vita per difendere la virtù, capirei.
Ma il colmo, quello che rende la loro faccia ancor peggio del culo, è che presentano al pubblico ludibrio la presunta immoralità degli altri mentre sono dei consumatori compulsivi di donnine a pagamento. Lavorano per uno che normalmente arruola una quarantina di sgallettate per allietare le feste in casa e si porta le escort a due per volta nel letto e vogliono far credere al popolaccio che le puttane sono le mogli degli altri.

E' tipico dell'uomo di potere con il debole per la donna da saloon, per l'attricetta vistosa e arrivista, Peron docet, demolire l'avversario politico a colpi di donna. Anzi di puttana, l'unico tipo di donna che sembra popolare il suo mondo. L'unica della quale crede di poter comperare il silenzio, nel senso di azzittirne anche le opinioni, pagandola o ricompensandola in vario modo con regali e regalini.
Il vero uomo di potere non si fa sopraffare dalla donna. L'avversario politico da demolire di solito lo ha fatto.
Così, non solo l'attricetta assetata di soldi ha circuìto ed inscimunito il Presidente della Camera ma lo ha pure fatto deviare dalla retta via. Magari è pure di sinistra.
Quel gran pezzo del Silvio, da par suo, è pronto a giurare che l'Elisabetta voleva venire a Palazzo Grazioli a fare la ola ma, respintane, ha fatto come la strega cattiva della fiaba, ha giurato di vendicarsi.

Quanto odio misogino affligge questi presunti amatori di donne, tutte trattate come le pupe del gangster.
Usano i diminutivi coccolosi: Evita, Claretta. Le portano fin sugli altari del potere, le fanno diventare pure, sante ed immacolate, magari ministre o presidentesse ma solo per far vedere quanto sono buoni. Se però la prescelta si ribella o esce solo per un attimo dallo schema "succhia e taci" ecco giungere il rinfaccio dell'averla raccattata per strada, il fatidico "zitta, troia". Ricordate il "Velina ingrata" inciso con il pennino sulla candida pelle di Veronica Lario, con tanto di vecchia foto tette-al-vento sbattuta in prima pagina sul "Giornalaccio", ai tempi del divorzio annunciato?
Sono pronta a scommettere qualsiasi cifra che se, per pura lontanissima ipotesi, la Carfagna e la Gelmini si rivoltassero al ciarlatano potremmo finalmente sapere cosa si dicevano per telefono tempo fa a proposito del loro principale. In barba al divieto di pubblicare le intercettazioni ed in spregio alla privacy. In prima pagina sul "Giornale" a puntate e, con la prima uscita, il CD della versione integrale uncut in regalo.


lunedì 15 febbraio 2010

Cinevisioni di un decennio vol. II

Seconda parte (la prima qui), della classifica dei più bei film degli anni zero secondo la papera cinefila.

1) Il Pianista - Roman Polanski
2) La promessa dell'assassino - David Cronenberg
3) Gran Torino - Clint Eastwood
4) Kill Bill vol. I-II - Quentin Tarantino
5) The Believer - Henry Bean
6) The Prestige - Christopher Nolan
7) Bastardi senza gloria - Quentin Tarantino
8) A History of Violence - David Cronenberg
9) Grazie per la cioccolata - Claude Chabrol
10) Million Dollar Baby - Clint Eastwood
11) Le tre sepolture - Tommy Lee Jones
12) Non è un paese per vecchi - Ethan Cohen, Joel Cohen
13) Irina Palm - Sam Garbarski
14) The Others - Alejandro Aménabar
15) Donnie Darko - Richard Kelly

15. Anche se il regista di Donnie Darko non riuscirà più a fare un film così e forse un film in generale, merita una citazione per l'incredibile contorsione mentale a cui obbliga lo spettatore. Gli abissi concettuali della fisica dati in pasto ai bimbominkia che, miracolo, si domandano cos'hanno capito del film. Ancora oggi ci chiediamo che cazzo significa questo film, ed è solo un bene. Cult: Patrick Swayze.

14. Finalmente un film sui fantasmi dove sono i vivi ad apparire e a spaventare. Cult: la rivelazione finale su Nicole e i suoi figli.

13. Per l'incredibile leggerezza, intelligenza e delicatezza con la quale vi si racconta la storia di una signora di mezza età che per necessità economiche - deve far curare un nipotino ammalato - fa le seghe a sconosciuti che lo infilano dentro un buco. Solo gli inglesi potevano riuscirci. Marianne Faithfull sublime. Cult: la malattia professionale di Irina.

12. Javier Bardem, con quell'assurda pettinatura, è il killer più spietato e spaventoso del decennio. Cult: l'arma impropria di Anton Chigurh.

11. Un western? Un horror? Un film straordinario. Dove i cadaveri producono effetti collaterali, specialmente se vuoi portarteli in giro per il Texas. Cult: Tommy Lee Jones regista e interprete.

10. Come fare un capolavoro su una roba come la boxe femminile. Il rapporto padri e figli che sempre ritorna nella filmografia da regista di Clint. L'eutanasia come scelta d'amore e libertà. Clint e Morgan Freeman che duettano in maniera mozartiana e Hilary Swank immensa solista. Cult: i dialoghi.

9. Chabrol è più crudele di Eli Roth ma non sembrerebbe. Il più bel ritratto di mantide del decennio affidato ad una Isabelle Huppert che fa persino rabbia, da quanto è brava. Cult: Mika che prepara la cioccolata.

8. Il passato che ritorna. La metamorfosi di un uomo che ha tentato di eliminare la violenza dalla sua vita senza riuscirci. Cronenberg e Mortensen assieme sono una garanzia. Cult: i camei di Ed Harris e William Hurt.

7. Perchè l'ultima parte, "La vendetta della faccia gigante", è puro cinema e perchè "Orgoglio della nazione" di Eli Roth (per intero sul DVD) è un capolavoro nel capolavoro. La rivelazione Christoph Waltz oscura il bellone Pitt. Evvai! Da vedere assolutamente in lingua originale per apprezzare il multilinguismo del film.

6. Non solo uno dei più bei film del decennio ma di sempre. Duello e duetto logico e oltre la logica e l'immaginazione tra due illusionisti sul tema del doppio. Padrone di casa il grnade Michael Caine. Cult: David Bowie che interpreta Nikola Tesla.

5. Un ebreo che dice peste e corna degli ebrei. Un ebreo nazista. Un ossimoro vivente. Ryan Gosling in una interpretazione stratosferica per un film coraggioso e osteggiato. Cult: "Dove vai, Danny, non c'è nulla lassù!"

4. La Sposa. L'azione e il dialogo. I piedi di Uma Thurman. Gli 88 folli e la sepolta viva. La Pussy Wagon. Simply Tarantino.

3. L'ultimo film (forse) come attore di Clint Eastwood, meraviglioso ottantenne. Il vecchio operaio e la solitudine. Cult: "Mio Dio, ho più cose in comune con questi musi gialli che con i miei famigliari".

2. Ancora Viggo Mortensen e David Cronenberg all'insegna del capolavoro. assoluto La spietatezza delle nuove mafie d'importazione. Film magnetico e insinuante come un cobra. Cult: I tatuaggi di Viggo.

1. Chissenefrega del passato di Roman Polanski. "Il Pianista" è il film definitivo sull'Olocausto e il più bello del decennio. Un Adrien Brody scarnificato per fame è un'immagine assolutamente indimenticabile. Tutto è vero della guerra raccontata da Polanski: l'irruzione improvvisa della morte, l'esplosione che ti assorda, l'assurdità del male, il fatto che i buoni e i cattivi sono da entrambe le parti e il fatto che il caso può farti incontrare, invece di una spietata SS, un tedesco che ama la musica. Cult: Le dita nella marmellata.


Bonus - Il miglior peggior film del decennio

La Passione di Cristo di Mel Gibson

Il pregio di questo film, al di là del kitsch sanguinolento sparso con i cannoni sparaneve è che ha stabilito una volta per tutte che la Passione ha da essere una Passione, non il megasantino di Zeffirelli con i chiodi per finta. Altrimenti i cristiani non si smuovono più e non comprendono fino in fondo l'entità del sacrifico divino. Quindi ci stanno anche le mazzate iperrealistiche ed il sangue ad ettolitri. Cult: i romani che parlano finalmente in latino.

domenica 14 febbraio 2010

Cinevisioni di un decennio vol. I

Non è un post originale, lo hanno già scritto in alcuni milioni, tra cinefili con i controcazzi e gente che di cinema non distingue un cinepanettone da un capolavoro. Mi riferisco alla classifica dei migliori film del decennio 2000-2009.
Ecco la mia, commentata e motivata, secondo i miei personalissimi gusti.
In due parti perchè altrimenti il post diventava troppo lungo. Domani i primi quindici più un bonus sul miglior peggior film del decennio.
...
16) Shrek (DreamWorks)
17) Ratatouille (Pixar)
18) Il Signore degli Anelli - Peter Jackson
19) Wall-E (Pixar)
20) Dogville - Lars Von Trier
21) Signs - M. Night Shyamalan
22) Casino Royale - Martin Campbell
23) Marie Antoinette - Sofia Coppola
24) Il favoloso mondo di Amélie - Jean Pierre Jeunet
25) Pane e tulipani - Silvio Soldini
26) La 25a ora - Spike Lee
27) Traffic - Steven Soderbergh
28) Borat - Larry Charles
29) District 9 - Neill Blomkamp
30) La stanza del figlio - Nanni Moretti

30. Nanni Moretti racconta il dolore più grande con spietato realismo, fino alla scena della chiusura della bara del figlio. Iperrealismo anche nella raffigurazione della giornata di uno psiconalista. Cult: la sbroccata del paziente Stefano Accorsi.

29. Appena visto, già cult. Visitors reloaded. La scusa degli alieni per ricordarci che razza di bastardi sono gli umani. Soprattutto con i diversi. Cult: il fiore di latta.

28. Lo so, Sacha Baron Cohen è volgare, irriverente, politically uncorrect. Appunto. Cult: La lotta nudi nella camera d'albergo.

27. Un film a tre colori sulla droga. Assolutamente da vedere in lingua originale. Cult: il generale Tomas Milian.

26. Uno Spike Lee mai così dolente, in un film girato nei giorni successivi all'11 settembre. Immenso Ed Norton, pura disperazione incarnata. Cult: il monologo.

25. Pane e Tulipani perchè è una storia lieve, è romanticismo senza mocciosità, perchè l'idea che si possa dimenticare una moglie in autostrada per restituirle la libertà è deliziosa. Cult: Bruno Ganz cameriere.

24. Amélie è una storia folle ma dove tutto si incastra secondo una logica narrativa tagliente come un rasoio. Cult: il nanetto da giardino che manda cartoline dai suoi viaggi.

23. Sofia Coppola che mette nel guardaroba della regina decollata e bimbominkia ante litteram un paio di Converse AllStars? Embé? Kirsten Dunst non era più stata così bambolosa e deliziosa dai tempi di "Intervista con il vampiro". Cult: Antoinette che guarda per l'ultima volta Versailles.

22. Bond rivitalizzato e maschiato nella nuova versione Daniel Craig, al servizio di una sceneggiatura grandiosa. Difficile mantenere la magia nei film a seguire. Già da "Quantum of Solace" i bambocci si sono rotti. Cult: gli occhi che lacrimano sangue di Le Chiffre, il cattivo.

21. Signs ma anche "E venne il giorno", "Lady in the Water" e "The Village". Insomma M. Night Shyamalan. Uno dei narratori più originali del decennio. Cult: il filmato dell'alieno in Brasile.

20. Lars Von Trier è un genio. Lo dimostra questo film che è una versione precog di Farmville, con le case dentro i quadretti dipinti sul pavimento. Cult: Nicole Kidman che si vede in trasparenza dentro il camion.

19. Il robottino abbandonato sul pianeta dei rifiuti con i suoi vecchi film e gli umani disperatamente obesi è il film più straziante del decennio. Cult: il magazzino dei ricordi di Wall-E.

18. Non ci si rende conto del lavoro che ha richiesto e che ha dato quest'opera. Come un'industria siderurgica dei vecchi tempi. Il merito di Jackson è di aver reso digeribile un mattone come quello di Tolkien e di averci fatto capire che in fondo di fascista negli Hobbit non c'era proprio nulla. Ma se si fanno pure le canne! Sauron e Saruman assomigliano molto ai neocon che hanno imperversato nel decennio, piuttosto. Cult: le scene di massa.

17. Un ratto in cucina che prepara manicaretti. Ho detto tutto. Meraviglioso. Cult: la rivelazione della ratatouille con l'antico sapore di quella della mamma che scioglie finalmente il critico necrofilo.

16. Le fiabe prese a sberle e spogliate della loro seriosità. Shrek è un orco che rutta e scorreggia. Il principe azzurro è uno stronzo. La rivincita dei brutti sui belli. Geniale. Cult: le citazioni cinefile nascoste dappertutto.

(continua)

venerdì 1 gennaio 2010

Dalle stelle alle stalle e ritorno

Perchè oggi, invece di zamponi e cotechini, lenticchie, fuochi artificiali, botti, valzer viennesi, insulsi messaggi di fine anno e spumanti troppo gasati, prendo come immagine simbolo del Capodanno il poster di un film che doveva fungere da seguito di un capolavoro assoluto come "2001 Odissea nello Spazio" di Kubrick e che risultò ovviamente niente di più di un onesto prodotto di fantascienza? Perchè diventa interessante e meritevole di menzione a posteriori, come mera curiosità, ormai giunti a questo fatidico 2010 citato nel titolo.
L'immagine poi è tipica dell'iconografia classica di fine anno. L'anno nuovo raffigurato come un bambino, in questo caso un po' speciale, come ricorderanno gli amanti di 2001. Sullo sfondo, non la Terra ma Giove che simboleggia la prosperità. Scusate ma, invecchiando, sto diventato tremendamente junghiana. Mi acchiappano le simbologie e le sincronicità. Spero di non trasformarmi in un eroe di Dan Brown perchè sarebbe la fine.

Interessante è anche lo slogan del film che recitava: "L'anno in cui un gruppo di Americani e Russi intraprese la più grande avventura di tutti i tempi, per vedere se c'era vita oltre le stelle."
Ah, l'ineffabile romanticismo degli anni sessanta! E come ci siamo ridotti in questo nuovo millennio...
L'Uomo è da un po' che è sceso dal pero cosmico e non guarda più alle stelle ma alle più terrene stalle.
Quale avventura potremmo mai intraprendere quest'anno che non sia l'uscita definitiva, si spera, dalla crisi economica e dalle numerose guerre cominciate da una banda di delinquenti che oggi, a distanza di 9 anni da quel "2001" (sincronicità, sincronicità!) sta rialzando la cresta in cerca di nuovi disastri da combinare in giro per il mondo?

Si devono fare gli auguri, oggi, e facciamoceli. Salute, sicurezza economica nel senso di tutto ciò che non rappresenta precarietà, serenità (di conseguenza), affetti e sesso a tutto spiano, pace e crescita (nel senso individuale, perchè quella economica è una cazzata che ci sta portando alla rovina tranne pochi profittatori).

Nel nostro piccolo penisulare, cosa potremmo desiderare di più di liberarci di una zeppa di bassa statura che ci impedisce, ormai da decenni, di andare avanti in tranquillità e di pensare ai problemi generali, oppressi come siamo dalle sue personali magagne, e di lasciarcelo alle spalle per sempre? Oggi non lo nomino perchè non voglio farmi andare per traverso quella stupenda pasta al forno che un'amica mi ha preparato con tanto affetto ma è chiaro a chi mi riferisco. Che sia veramente l'anno della liberazione. Magari mandiamolo a vedere se ci sono altri mondi in giro per la galassia al posto di Americani e Russi ma l'auspicio sia, "fuori dai coglioni".
Ma che amore e amore. Ho detto sesso, prima.

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