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giovedì 15 novembre 2012

Gran bollito al sangue


"L'Italia bolliva".

"Una foto è spesso l'effetto finale di qualcosa che magari si è svolto prima". (Ministra Cancellieri)

Io invece, signora mia, penso, molto più alla vecchia maniera, che una foto valga più di cento parole.
Calciare in faccia, colpire sistematicamente alla testa e perfino alla nuca (un colpo che potrebbe risultare disgraziatamente fatale), come colpire chi è già a terra e disarmato o alla schiena non è un effetto finale, è voglia di fare male e usurpazione di potere. In certi casi vuol dire essere proprio carogne. Questo tipo di repressione non è confronto tra opposti schieramenti ma esercizio di qualcosa che, se proviene dal più forte, assomiglia molto alla viltà.

Io non credo, come vomitevolmente fanno capire la CGIL e il PD,  che in questi casi la violenza sia uguale da entrambe le parti, perché ci si dimentica che chi difende lo Stato, quindi i suoi cittadini, quindi noi, non i membri del Bilderberg, dovrebbe porsi su un livello etico nettamente superiore rispetto al teppistello da strada che fomenta i disordini perché è un cretino o perché lo fa su ordinazione da provocatore di mestiere.
Non mi meraviglio del Casini che parla come il Fini del G8 genovese, il che è un fenomeno naturale, ma mi fa schiumare di rabbia l'ipocrisia di questa sinistra vigliacca che dal 2001 abbandona  sistematicamente le piazze dei dimostranti al loro destino ed ha assimilato il virus tartufesco della par condicio che tutto livella e tutto annichila nella logica del +1-1=0. Sinistra che viene giustamente contestata e mai abbastanza perché forse è altrettanto distaccata dalla realtà delle mariantoniette di centrodestra ed i loro bar pieni di gente che beve cappuccini. L'ideale da accompagnare alle famose briosche.

La criminalità di un regime come quello attuale dei sado-monetaristi consiste anche nel coltivare le frustrazioni delle sue forze dell'ordine affinché esse le sfoghino ad hoc sugli oggetti sbagliati al momento giusto, sul primo che passa, che sia un black bloc o un pischello qualsiasi, partecipando come attori in un crudele esperimento di etologia, in un mondo snuff movie a tutto sangue. 
La comprensibile frustrazione degli agenti, pagati poco e male e costretti a lavorare peggio, non viene agita su chi taglia i fondi per le Giustizia e costringe il personale di Polizia e Carabinieri a fare gli straordinari gratis, a pagare la benzina delle volanti e la carta per le stampanti di tasca propria; non viene lanciata contro coloro che, mentre fanno credere di combattere il crimine, sottobanco mestano e si accordano con esso in abominevoli e vergognose trattative. Nemmeno contro chi sta pianificando lo scioglimento dell'Arma dei Carabinieri per obbedire ai diktat di un'Europa che vuole un unico corpo armato che risponderebbe chissà a quale autorità. Quell'esercito unico europeo di cui si sono riempiti la bocca godendo come ricci i volonterosi carnefici del PD l'altra sera al #csxfactor

Che direbbe oggi Pasolini delle manganellate in testa e dei calci in faccia, visto che lo si tira sempre per la giacca in questi casi? Forse direbbe che non è più il sessantotto del posto fisso e della protesta degli studenti borghesi come antidoto al vuoto ed alla noia, opposto alla lotta per il pane quotidiano dei ragazzi meridionali il cui unico sbocco sociale era fare gli sbirri.
Oggi, come ha detto Aldo Busi, gli agenti uno straccio di salario ce l'hanno ma questi ragazzi che protestano - non i pochi facinorosi e le solite comparse nerovestite, ma la maggior parte - non hanno un futuro se non di precariato. E' un fenomeno nuovo. Sono forze sociali volutamente stroncate da piccole, alle quali si inocula solo la depressione del muro nero come futuro, alle quali si offre solo il forse se non addirittura il nulla. Forze che però, a questo punto, non hanno più nulla da perdere e che quindi bisogna rieducare a colpi di manganello prima che se ne accorgano. L'unica risposta del governo dei sado-monetaristi alle richieste di chi non fa parte del club non può che essere la pedagogia nera delle botte alla cieca.

Io, come Beppe Grillo, mi auguro che i soldati blu capiscano che stanno prestandosi ad un gioco sporco che alla fine danneggerà anche loro e che, come in tutti i copioni rivoluzionari, decidano di passare dalla parte degli oppressi, tra i quali ci sono anche loro, ma bisognerà prima che qualcuno ordini loro di sparare sulla folla.
Se la posta in gioco sarà salvare il piano diabolico che hanno ideato per assoggettare popoli interi, vedrete che prima o poi qualche potente lo farà.


Un esempio di come la stampa embedded riporta i fatti riducendoli alla solita par condicio furbesca che però alla fine si capisce da che parte pende. Nella foto in basso a sinistra si vedono i famigerati "scudi di polistirolo usati come testuggine" che, secondo i TG - appena ascoltato su La7 - avrebbero costituito una minaccia e quindi giustificato la repressione. Polistirolo, avete letto bene. 

lunedì 20 agosto 2012

Pussy pussy, bau bau


Non volevo occuparmi delle Pussy Riot, soprattutto dopo che Debora Billi ha scritto più o meno tutto ciò che ne avrei scritto io. Però voglio aggiungere qualcosa su queste simpatiche fenomene in passamontagna; giusto alcune considerazioni.

La prima riguarda l'elemento di propaganda che contraddistingue il loro caso. Anche questa volta, come altre, ho paura che i media abbiano suonato i campanelli e i cagnolini di Pavlov abbiano salivato. Voglio dire che, nuovamente, la nostra capacità di indignarci per qualcosa che accade nel mondo potrebbe essere stata eteroguidata dagli stessi che selezionano quotidianamente ciò che dobbiamo e non dobbiamo venire a sapere. 
Questo per spiegare che chi, nel caso delle tope ribelli, ha sentito puzza di bruciato, di polpettone precotto e confezionato e non si è scomposto più di tanto, magari manifestando un certo fastidio per l'eccessivo can-can, forse si è domandato come mai tanto casino dietro alla sorte proprio di queste ragazze e niente, neppure un lamento, per altre situazioni di dissenso ed opposizione magari più gravi che il mondo ci offre quotidianamente. Che so, vogliamo fare alcuni esempi? Ci sono ancora dei disgraziati rinchiusi illegalmente a Guantanamo dal 2001 sottoposti a torture inenarrabili con i loro parenti che chiedono inutilmente giustizia; c'è la questione palestinese che è il più clamoroso caso di rimozione forzata dell'indignazione dal cervello dell'opinione pubblica, una sorta di lobotomizzazione collettiva perfettamente riuscita. C'è il dissenso in Cina, ben più perseguitato, a colpi di pena di morte, di quello russo. Ci sono gli americani che friggono i malati di mente perché la loro sete di vendetta impedisce qualunque comprensione dei principi di civiltà enunciati da Cesare Beccaria in poi. Ci sono i poliziotti dei regimi dell'Impero della Globalizzazione, quelli sudafricani nell'ultimo caso, che sparano con mitra e fucili sugli scioperanti, ne accoppano una trentina e poi ci viene spiegato che non potevano fare altro, perché gli uomini neri erano armati di machete ed è stata legittima difesa. Come a Piazza Alimonda. (Chissà perché quest'associazione, dev'essere stato il passamontagna.)
E va beh, ti dicono piccati i pussyminkia, ma che c'entrano i minatori morti con le eroine del dissenso russo? Per le quali ha speso il suo tempo monetizzato al decimo di secondo addirittura Madonna? Secondo me c'entrano ma forse parliamo di un'altra dimensione spaziotemporale.

Di tutti i possibili generatori di indignazione per l'ingiustizia, dei quali ho ricordato per smemoratezza e dovere di sintesi solo pochi esempi, ci viene concesso nel qui ed ora di occuparci ed indignarci del dissenso in Russia e, nella fattispecie, di quello di tre ragazze che, per aver violato la sacralità di un luogo di culto sono state condannate per teppismo a due anni di carcere. Un carcere particolarmente duro, ha tenuto a sottolineare il lettore di comunicati imperiali al telegiornale. Come se essere incarcerate a Rebibbia o qualunque altro carcere italiano, giusto per non passare per i figli della serva, fosse equivalente ad una vacanza premio. Ecco, senza volere, ho citato una delle nostre peggiori magagne: la situazione carceraria.
La loro sorte, per altro, sarebbe stata simile o addirittura peggiore se la performance fosse stata allestita a San Pietro, nella Sinagoga di New York, alla Mecca, alla spianata delle Moschee e perfino in un pacifico monastero buddhista. 
Nessuno riesce a vedere che il dissenso in Russia è, mioddio, anche altro, che bisognerebbe piuttosto parlare della libertà di stampa, della questione cecena, della corruzione e magari di come si è arrivati ad avere Zar Vladimir dopo anni di shock terapia liberista voluta dall'Occidente. E bisognava parlarne prima, non ora che ci  impongono a comando di farlo, forse per nascondere una volta di più la Più Grande Rapina Di Tutti I Tempi che si sta perpetrando ai danni di cittadini ed aziende a favore della finanza casinò.

Vladimir Putin è venuto per anni in Italia ospite dell'amico B. e nessuno ha mai avuto niente da dire di talmente roboante da finire in cronaca al TG.  Sono anni che governa la Russia con pugno di ferro contro i dissidenti e praticamente tutti coloro che tentano di ostacolarlo, oligarchi compresi. Durante il suo regno, perché non è altro che quello Zar di cui i russi non sembrano poter mai fare a meno e che amano più di quanto noi immaginiamo, ha massacrato per anni il popolo ceceno, ha gasato i suoi stessi concittadini in un teatro di Mosca, fa collezione di giornalisti morti, eppure finora era noto in Italia non come despota, ma per essere il donatore del famoso lettone. Da ieri, dopo il caso delle Pussy Riot, ci siamo accorti che è "'o fetiente". Curioso, no? Sospetto, anche.
Visto che siamo governati dal governo dei Supereroi che "hanno salvato l'Italia", c'è bisogno di un cattivo - se no che fumetto è? - e chi meglio dell'Amico Putin, amico del nano caduto in disgrazia e quindi anch'egli con le quotazioni al ribasso nel meraviglioso mondo dei Fantastici Tecnocrati? 

Il caso delle Pussy Riot era proprio perfetto anche perché il femminismo ci si è buttato a topa morta, come era prevedibile. Per le misteriose vie dell'emancipazione femminile versione nuovo millennio propugnata da chi decide di cosa hanno bisogno le donne, senza consultarsi con le stesse, il femminismo sarebbe mettere in atto performance estreme, a metà tra l'esibizionismo sessuale patologico e le antiche performance dei geek nei circhi di Barnum, quelli che staccavano la testa a polli vivi con un morso, mangiavano chiodi e insetti per il ludibrio della gente. Roba vecchia, tra l'altro.
Ci sono diversi gruppi che si definiscono dissidenti in Russia che si esibiscono in queste performance e regolarmente finiscono in galera. C'è un filmato, dove alcuni riconoscono almeno due delle Pussy Riot del processo (compresa quella che assomiglia vagamente a Ruby) che riguarda un'azione all'interno dell'Università di Mosca. Un'ammucchiata hardcore però con la motivazione che era contro il presidente Medvedev. Ah beh, allora. Un'altra performance e relativo filmato (i filmati sono qui, maialoni) riguarda un supermercato e una militante che trova un modo originale per portarsi via un pollo pulito e pelato pronto per l'arrosto: infilandoselo nella passera. Le affinità volatili. Ovviamente tutto in favore di videocamera. Penso ai tanti poveri dissidenti e disperati che, in tutto il mondo, non hanno purtroppo altrettanta disinibizione e talento per il porno. E' proprio vero allora, come scrive Debora, che fanno notizia solo le Sare Tommasi. Con la differenza che Sara non è considerata una dissidente del sistema neoliberista e finanziario ma una povera sciroccata. Misteri della comunicazione.

Giusto per ribadire che tutto il mondo è paese e i codici penali si assomigliano un po' tutti: mettersi a schitarrare in una chiesa, incappucciarsi con i passamontagna, farsi trombare in un luogo pubblico e rubare polli, è reato. A Denver come a Mosca, a Cologno Monzese come a Pechino. Perfino a Lugano. Sono atti che vorranno pure avere una valenza di dissenso, da chiunque siano perpetrati, ma riescono solo a far parlare del reato che commettono, non della motivazione sottesa. Per questo sono sbagliati e politicamente controproducenti.  Al limite sono zingarate alla Amiche Mie e a maggior ragione non possono essere prese sul serio e nascondere, con il loro clamore mediatico gonfiato, le battaglie dei dissidenti veri, che magari marciscono in galera da anni.

Un'ultima cosa degna di nota sono queste ragazze che sempre più spesso si comportano come le isteriche di Charcot alla Salpêtrière. Ecco, l'ho detto.
Davvero, non mi spiego questa epidemia generale di disinibizione frontale nelle ragazze, se non con il grande ritorno dell'Isteria e del Gran Ballo Sabbatico: si fanno scopare nei parcheggi e mettono i filmati su YouTube, bevono come spugne non solo alcool, praticano l'hooliganismo (come dice l'impeccabile sentenza ai danni delle Pussy Riot) e le femministe, invece di prendere queste figliole a sberle, perché con i loro comportamenti rischiano di finire in galera o di subire violenze, la chiamano militanza. Quando si è matti per la mona è proprio vero che le si perdona tutto. 
L'esibizionismo estremo non può essere l'unico modo che hanno oggi certe ragazze per comunicare. Tanto meno lo può essere se la comunicazione pretende di essere politica e a nome delle altre donne. La liberazione ha veramente dato alla testa di qualcuna e dispiace che il femminismo coccoli queste figlie disturbate e le faccia diventare esempi, non accorgendosi che la libertà non è mai poter fare tutto ma proprio tutto ciò che ci pare, nemmeno se siamo state tanto oppresse in passato. Per esempio compiere un atto di necrofilia ai danni di una povera bestia perché solo così si parlerà di noi. Libertà non è defecare per strada. Evidentemente ci sono molti borghesi da scandalizzare, in Russia. E' vero che si tratta di hooliganismo, che piaccia o no.
L'emancipazione femminile è cosa ben diversa dalla voglia di scandalizzare a tutti i costi e del comportarsi da indemoniate credendo che ciò sia segno di libertà. Così facendo si rischia di pagare pegno e di ritornare alla casella di partenza: quella dell'Isteria. 

Questo post non sarebbe stato possibile senza l'aiuto prezioso di Klára, che ha tradotto dal russo alcuni articoli e fornito una visione da insider della società russa. Un grazie di cuore.

domenica 16 ottobre 2011

La cripta degli incappucciati


Brucia la Roma dell'Imperatore Cerone che se la ride suonando l'Euro al posto della lira - unica differenza con il precedente - e contando i suoi 316 tra servi e badanti. Sperando che non si renda mai conto di quanto gli costano.

Il governo degli incappucciati ringrazia gli incappucciati che sono scesi in piazza a rimettere disordine.
I giornali e le televisioni con il mignolino alzato si appassionano alla foto del ragazzo che lancia l'estintore sperando che chi la guarda faccia le dovute libere associazioni con altre situazioni tipo, dico un nome a caso, Carlo Giuliani e Genova. "L'Unità" intanto sbuffa e si lamenta del "tormentone sugli infiltrati". Ho detto l'Unità, non "Il Tempo".

Il PD non ha aderito alla manifestazione. Non erano previsti attaccapanni sui quali appendere il cappello.

Pannella è stato lungamente fanculizzato on the road a suon di "pezzo di merda" dagli inferocitos che gli hanno rinfacciato il tradimento dell'altro giorno. E' da stamattina che dalla sua radio si difende dicendo che non è vero che i radicali hanno fatto raggiungere il numero legale, che hanno comunque votato contro B. e che non hanno mai governato con lui. Quindi Capezzone era solo un sogno.

Nel frattempo, in centinaia di manifestazioni all'estero da migliaia e migliaia di persone, nemmeno l'ombra di un black bloc e nessuna violenza e tutti si chiedono come mai.
A me pare che ormai la piazza in Italia sia il bivacco di vari manipoli fascisti che non tollerano infiltrazioni da parte di provocatori pacifici.
Il ministro degli interni, mentre Roma bruciava, sembra impossibile ma non era a Roma. Un giorno ci spiegherà cosa cazzo c'è di così interessante a Varese. O se colà  ha per caso un abbonamento con Natascia.

sabato 15 ottobre 2011

Avete bisogno di una piattaforma?


"Quello degli 'indignados' mi pare un movimento confuso, che avrebbe bisogno di una piattaforma seria. Ci vuole un po' di cautela e spero che domani non sia esposto a provocazioni". (Pierluigi Bersani, ieri 14 ottobre)

"In queste ore stanno avvenendo violenze e devastazioni inaccettabili. I provocatori che hanno voluto inscenare una vera e propria guerriglia urbana colpiscono al cuore le ragioni di un movimento che in tutto il mondo vuole esprimere liberamente un disagio ed una critica all'attuale assetto dell'economia mondiale".
(Pierluigi Bersani, oggi 15 ottobre)

Una piattaforma in mezzo al mare è proprio l'immagine più eloquente dell'isolamento, della straniazione del maggiore partito d'opposizione dalle istanze più attuali dei giovani e degli oppressi, la sua sordità totale all'ascolto del respiro del popolo. E' pazzesco. Questi rischiano veramente di arrivare che la rivoluzione è già finita.
Perché a questo residuato politico inesploso che è l'acronimo di una bestemmia non interessano i movimenti dal basso, le loro rivendicazioni, siano esse espressioni di puro idealismo o motivate della tremenda necessità di mettere assieme il pranzo con la cena e un futuro con il presente. Non interessano le manifestazioni  forse ingenue ma pur sempre portatrici di istanze di rivendicazione sociale e che dovrebbero quanto meno far sorgere nelle testone di balsa dei suoi dirigenti un sospetto: "Ci stiamo perdendo qualcosa, per caso?"

Il  maggiore partito della cosiddetta sinistra non scende più in piazza dai tempi di Genova. Non hanno tempo per le proteste. Devono pensare alle loro piattaforme serie del cazzo, a sfornare calde calde supercazzole politichesi prematurate di bottegone come fosse Bersani.
Bravo Pierluigi, ancora una volta avete lasciato la gente da sola in piazza, sapendo in anticipo che sarebbero arrivati i provocatori, i black-bloc e i violenti delle tifoserie che si infiltrano - tutto scritto nel vangelo secondo Kossiga. Gente che sarebbe stata oggetto della solita repressione a gas e della successiva insopportabile riprovazione da parte dei politici.
Continuerò a dirlo fino alla morte e non me ne frega niente se vi incazzate, o piddini grigi. Quando il PCI aveva un servizio d'ordine e il partito non si vergognava di scendere in piazza, alle manifestazioni per i provocatori non c'era trippa. I vostri strenui difensori dell'indifendibile, quelli che vi voteranno sempre perché siete i meno peggio - pensa come siamo ridotti -  dicono che i tempi sono cambiati. Si, cari,  in peggio e io ho nostalgia dei camalli alti due metri per un quintale che avrebbero fatto polpette dei black bloc. Perché i provocatori li riconoscevano dal tanfo. Gli bastava allargare le narici al vento.

Voi dirigenti ve ne restate chiusi nel bottegone a sorbire la vostra cautela merdosa, a mettere il cappello all'ultimo momento sulle conquiste della gente, a masturbarvi sui sondaggi che vi promettono la vittoria alle prossime elezioni e il ritorno al potere - occhio a non farvi fottere come nel 2006, però - a guardare dalla finestra la gente che impara ogni giorno di più che scendere in piazza contro i regimi che affamano la gente per difendere le caste miliardarie  - delle quali siete parte - è pericoloso, che a protestare si prendono le mazzate, il gas e la riprovazione dei media per i quali siamo tutti terroristi anche se lottiamo per i nostri fottuti diritti.
Confusi siete voi, ormai scollati dalla gente, dalla vostra storia e dal vostro tempo, appagati di essere parte integrante del sistema e ad esso perfettamente integrati. Collusi e infelici.
Voi non state più dalla parte del popolo e un giorno qualcuno se ne ricorderà.

P.S. Rileggendo la prima citazione di Bersani mi viene in mente che quel “ci vuole un po' di cautela” sarebbe perfetto in bocca ad un vescovo al quale è giunta la voce che un suo parroco molesta i bambini.

sabato 23 luglio 2011

Guardatelo, guardatelo tutti


Oggi pomeriggio ho visto in DVD "Ggate - Genova 2001 il massacro del G8" (in vendita in edicola a € 7,90)  e non posso che consigliarne caldamente la visione. So che è stato trasmesso in rete eccezionalmente da diversi siti in contemporanea il 22 luglio scorso ma, non solo per chi se lo è perso, penso sia indispensabile conservare questo documento eccezionale nella propria mediateca. A futura memoria dei nostri tempi e supponendo che difficilmente potremo vederlo sulle reti televisive mainstream.

Avendo visto, credo, tutto il possibile sull'argomento, posso dire che è senz'altro la più accurata indagine sui fatti del G8 genovese, se non quella definitiva. 
Chi erano i Black Bloc e qual era il loro ruolo, perché la polizia non interveniva a fermarli quando compivano le devastazioni e la gente chiamava invano disperata il 113. Il racconto di Mark Covell, il giornalista inglese massacrato alla Diaz e mandato in coma dalle botte e la brutalità che non si è fermata neppure di fronte ad un ragazzo disabile. I ragazzi inseguiti in spiaggia ed attaccati da reparti da sbarco, con i bagnanti che tentavano di difenderli e qualcuno che riusciva a farli salire su una barca per portarli al largo lontano dalle botte. La tecnica scientificamente ripetuta in tutte le giornate del G8 di colpire i manifestanti pacifici piuttosto che i provocatori violenti. Le denunce su infiltrazioni di esponenti di estrema destra e tifoserie violente. Perché non è stato mai celebrato un processo per i fatti di Piazza Alimonda.

E' un'inchiesta fondamentale soprattutto perché offre l'ipotesi di una regia sovranazionale di tanta violenza scatenata, con tecniche militari e da uomini survoltati e caricati d'odio ideologico, sui contestatori della globalizzazione convenuti a Genova nel 2001 ma non solo, con modalità identiche anche su quelli arrivati pochi mesi prima a Napoli e sotto un governo non di centrodestra. Una spiegazione di comportamenti altrimenti inspiegabili che potrebbe essere riassunta nella frase "se osate ancora contestare il nostro potere e la nostra visione del mondo, guardate cosa può succedervi."
Molti di noi avevano intuito già allora qualcosa del genere ma, grazie alla sedimentazione dei fatti in questi dieci anni trascorsi, si sono aggiunti nuovi tasselli all'ipotesi, che si sta facendo sempre più chiara e comprensibile. Ascoltate cosa dicono in proposito, nell'inchiesta di Franco Fracassi, i dirigenti e sindacalisti di polizia. Cosa dice l'ex generale della Nato, Mini.
E quel dialogo tra i due agenti, nel finale, con quell' "Uno a zero per noi" riferito alla morte di Carlo Giuliani, che mette i brividi.

Ad integrazione della commemorazione del decennale delle giornate di Genova, vi propongo anche un video della segreteria del GLF: "La gestione dell'ordine pubblico a Genova."

lunedì 4 luglio 2011

Io penso male

Anziana anarcoinsurrezionalista armata di corpo contundente.


"Ue ragassi, siamo mica qui a candeggiare i Black Block." (Bersani apocrifo)

Intendiamoci. Visto che i dementi abbondano ci saranno sicuramente frange di estremisti che pensano di fare la furbata andando a tirar sassi ad una polizia in tenuta da combattimento in una Val Susa militarizzata per sentirsi fighi e credendo veramente in tal modo di opporsi al sistema. Estremisti di tal fatta esistono sia a destra che a sinistra perchè la globalizzazione sta trasversalmente sulle palle un po' di tutti.

Io però penso male e penso che i Black Bloc, alla fine dei conti, lavorino per il Re di Prussia. Fateci caso, ogni volta che una popolazione si oppone e decide di protestare con le armi che offre la democrazia: cortei, presidi e sit-in contro una decisione della Casta Cialtrona che governa il mondo e che vorrebbe imporle leggi, opere faraoniche di nessuna utilità e soprusi economici di vario tipo, si inizia sempre con un corteo pacifico e poi arrivano loro, gli scarrafoni neri, a rimettere le cose a posto. Come arrivano, ad assaltare ovviamente la polizia, da quel momento non si parla più delle ragioni della manifestazione e della protesta ma diventa tutto terrorismo da stroncare con le botte indiscriminate e le armi chimiche fuorilegge. Facile, no? Sono dieci anni e più che funziona così. Già a Genova nel 2001 era molto chiaro come sarebbe andato il mondo nel nuovo millennio. 

Li chiamano antagonisti, anarchici o anarcoinsurrezionalisti che fa più fino e fa slogare la lingua all'inviata ciellina del TG di regime che racconta con orrore le loro imprese, offuscando ovviamente le ragioni della protesta di popolazioni ed amministratori locali che diventano da quel momento tutti delinquenti. Perché il Black bloc ha la delinquenza contagiosa, infetta in pochi minuti un'intero corteo, anche quello con le anziane che portano il crocifisso.
Come passo successivo, dopo il trattamento mediatico del racconto della giornata all'insegna della criminalizzazione globale della protesta, il presidente della Repubblica deplora, il governo fascistoide invoca la mano pesante (come se in Val Susa fossero volate carezze), i collaborazionisti del Partito Bestemmia condannano e si associano all'invocazione della repressione e chi non lo fa è un figlio di Bin Laden, rivoluzionario, terrorista e comunista demmerda. 
Non c'è nessuno tra i media che abbia l'intelligenza di distinguere tra legittima protesta e violenza e di sospettare che il Black Bloc sia alla fine un'arma fenomenale, funzionale al sistema ed alla conservazione dello status quo della globalizzazione. Giusto per pensar male.

Bisogna fermare ed arrestare i violenti. Certamente, sono d'accordo. E' dal G8 di Genova che aspetto che lo si faccia. Ne arrivano a plotoni ma ne prendono sempre tre o quattro, dei quali però non sappiamo mai nulla e non si sa mai chi li ha mandati, chi gli ha pagato la trasferta, visto che vengono anche dall'estero, e chi eventualmente li manovra.
Secondo me la parte interessante sui Black Bloc dovrebbe cominciare il giorno dopo l'arresto, quando gli si toglie finalmente il passamontagna nero e li si smaschera. Invece, finito l'allarme invasione e le violenze, puf!, spariscono come Kaiser Soze. Ed io penso male.
Penso male anche perché si ha sempre l'impressione che, invece di concentrarsi sugli scarafaggi, andandoli a stanare uno per uno, e di riservare la repressione su di loro, si finisca per menare tutti indiscriminatamente e gasare nel mucchio anche la vecchietta. Segno che, Corso Italia 2001 insegna, con le immagini del sangue e delle legnate servite calde calde al TG1, il Black Bloc offre il pretesto per una bella randellata generale allo scopo di far sbollire i bollenti spiriti ai manifestanti, soprattutto a quelli più pacifici. Così la prossima volta imparano a scendere in piazza contro il sistema.

Se tutte le volte lo schema si ripete e alla fine ciò che rimane è solo una generalizzata repressione, ci sono delle colpe ben precise, a parte quella di chi agisce la violenza ed è una colpa che a me fa schiumare di rabbia e fa più male del sasso del violento e della manganellata del celerino.
I partiti dell'arco costituzionale che dovrebbero rappresentare all'interno delle istituzioni le istanze delle popolazioni in lotta contro leggi e disposizioni governative percepite come ingiuste (nel nostro paese sarebbe in teoria la fottuta sinistra a doversene far carico) avrebbero il dovere di proteggere le manifestazioni assicurandone il carattere democratico e pacifico. Dovrebbero occuparsi del servizio d'ordine (come facevano una volta!) e collaborare con le forze dell'ordine per concordare la strategia per isolare eventuali agenti provocatori e deficienti in vena di bravate. Facendo sì che la violenza che vuole infiltrarsi nella protesta e farla degenerare venga isolata ed annientata. Con i responsabili consegnati alla giustizia e la manifestazione pacifica che non subisce se non minime conseguenze.

Invece ormai abbiamo un maggiore partito dell'opposizione che regolarmente lascia sole le popolazioni e le loro rivendicazioni in balìa del caso. Se ogni volta non ci scappa il morto è solo per pura fortuna. Ma loro, e glielo dico in faccia, in quella faccia da buco del culo che hanno, hanno la responsabilità morale di ogni singola manganellata, di ogni singolo candelotto sparato ad altezza d'uomo e di ogni caso di intossicazione da CS (gas tossico e vietato) su cittadini inermi che non hanno nulla a che fare con la violenza di pochi ma che erano lì solo per esercitare il loro sa-cro-san-to diritto democratico di opporsi alle decisioni di una Casta non eletta dal popolo ma autonominatasi, esecutrice materiale degli ordini dei loro padroni nominabili ed innominabili. Casta della quale il PD è ormai da anni reggitore ufficiale di coda.

Io non ci sto. Voglio sapere perché, per un'opera che non si farà mai la Casta smania tanto per ottenere i soldi europei. Voglio sapere chi ci guadagna, soprattutto tra i politici e chi ha paura, se non va in porto l'affare, di dover restituire la mazzetta. Voglio sapere con che faccia di merda il PD criminalizza la protesta di cittadini ed amministratori locali e fa la faccia feroce uguale a quella dei fascisti di B. lasciando vigliaccamente la gente in balìa dei violenti da una parte e della repressione dall'altra. Voglio sapere se anche loro ci guadagnano e quanto. Voglio sapere come mai anche la Lega non si ricorda più la famosa frase "padroni a casa nostra" e spero che gli elettori di quei luoghi si ricordino della faccia di Maroni, un condannato per via definitiva per resistenza a pubblico ufficiale.

Rispetto i poliziotti e le forze dell'ordine ma non accetto che una parte di loro consideri ancora il manifestante, chiunque esso sia, un oppositore politico, nella fattispecie una zecca comunista e che la repressione venga condotta indiscriminatamente contro l'intera popolazione manifestante con l'utilizzo di gas lacrimogeni fuorilegge i cui candelotti vengono sparati anche ad altezza d'uomo.
Se sono ordini politici, ci sono sicuramente agenti che non li approvano ma che non possono opporvisi e fa rabbia sapere che anche loro rischiano la vita perché lassù qualcuno ne ha cinicamente interesse al fine di difendere il proprio "particulare".
Non lo accetto e penso male.
E, siccome bisogna schierarsi senza se e senza ma, io sto con il NOTAV, con le popolazioni della Val Susa. In culo a Bersani, per fare un nome a caso.

lunedì 2 novembre 2009

L'ostensione della verità

Credo sia giusto che l'immagine atroce di Stefano Cucchi sul telo azzurro dell'obitorio stia perseguitando i nostri sogni e risulti sconvolgente anche per chi è abituato a guardare ogni giorno in faccia le conseguenze della morte.
Per quanto doloroso possa essere per la famiglia penso che sia stato un gesto necessario violare l'intimità di un corpo non ancora ricomposto nella sua dignità e ripulito dei segni che la vita lascia con le unghie sul viso e sul corpo dei morti quando ne viene strappata via a forza.
Non dimentichiamo che anche per Federico Aldrovandi la macchina della giustizia si mosse solo dopo che sua madre divulgò in Internet le immagini della salma del figlio, ancora vestita degli ultimi abiti di vita, gonfia ed insanguinata dalla violenza subìta.
Perchè c'è un segno inconfondibile in entrambi i corpi di Stefano e Federico ed è il marchio della morte violenta, prematura ed ingiusta.

E' stato quindi giusto mostrarla, quella tremenda immagine, nella sua spietatezza, in questo paese di santommasi che se non ci infilano il dito, nella piaga, e lo rigirano ben bene, non credono a nulla. Come La Russa che giura e spergiura che non è successo nulla di male ancora prima di sapere come si sono svolti i fatti. Come quelli che si passano la palla come fosse una bomba a mano pronta ad esplodere: "L'avevano in consegna loro". "No, era sotto la tutela di quegli altri". Noi non siamo stati", "Noialtri nemmeno."
E allora chi ha rotto la schiena a Stefano? Come si è provocato quella lesione orbitale? A parte il livor mortis che ha certamente la sua parte nella creazione di questa maschera sconvolgente che ci riporta ai morti consunti per fame e per lager, quello è il corpo di una persona che è stata oggetto di violenza. Botte, trascuratezza, crudeltà, menefreghismo, incompetenza, leggerezza, non lo sappiamo. Per questo è fondamentale indagare e fare giustizia.

E' strano che qualcuno si scandalizzi di queste immagini crude quando ogni giorno siamo sommersi da decine di morti ammazzati ed ammassati dentro la scatola magica televisiva. Certo quelli sono morti lontani, come nel caso delle vittime di guerra, che o non vediamo o ci giungono già inscatolate e pronte per i funerali di stato dove si deve stare attenti a non scivolare sul pavimento ricoperto di retorica.
Oppure sono morti finti, da cinema, che allo "stop!" si rialzano e ne girano un'altra. O ancora morti da cartone animato, come Wil Coyote che viene giù dal canyon e si stropiccia solo un poco la pelliccia.

La morte vera invece è questa. E' quella che si è dipinta sulla schiena e sul volto di Stefano ma è anche l'incubo del dolore che mai più potrà essere alleviato di due genitori che si sono visti restituire un figlio in quello stato.

E' curioso che ci si scandalizzi e si invochi il velo pietoso. E' perchè si può mostrare tutto ma non, come dice Gilioli, "la verità"? Non vedrete nei TG, ad esempio, le immagini di questi bambini nati deformi dopo il bombardamento di Fallujah, in Iraq. Troppo impressionanti, vi direbbero. I vostri, di bambini, potrebbero impressionarsi. Quelli che rischiano di deformarsi solo per le troppe merendine.
Ipocriti. Il morto di Napoli la prima sera non ce l'hanno fatto vedere per intero. "Abbiamo deciso di non mostrare per intero... bla bla bla bla". Poi, la sera dopo, pum pum, anche gli spari. E poi ancora una volta e un'altra ancora, perfino al rallentatore. Nel caso non avessimo capito bene. Ipocriti.

L'ostensione del corpo inanimato di Stefano Cucchi non è un gesto gratuito. Serve a denunciare l'inaccettabilità di una nostra situazione carceraria ai limiti della civiltà. Carceri dove i suicidi sono all'ordine del giorno, dove i soprusi e le violenze non possono essere accettati come un male necessario. Il carcere non può essere un inferno dove finiscono solo gli untermenschen e non certo gli squali della finanza creativa ma dev'essere un luogo dove sia possibile la redenzione per chi ha sbagliato. In ogni caso non esiste che uno entri vivo in carcere e ne esca morto.

Guardare certe immagini fa male ma è necessario fintantoché accadranno tragedie come queste. Fatevene una ragione.

domenica 22 marzo 2009

Dalli al matto

Questa storia è terribile e parla di un ragazzo sofferente, malato delle ferite lasciate sulla sua pelle e soprattutto nella sua mente da vili atti di nonnismo (un termine assolutamente inadeguato per vere e proprie torture perpetrate da vigliacchi sui deboli) subiti durante il servizio militare in aeronautica nel 1992.

Riccardo Rasman, in seguito al trauma, aveva sviluppato una forma di schizofrenia paranoide ed era in cura da 14 anni. Non poteva vedere le divise, dopo quello che delle divise impropriamente indossate da dei bastardi, gli avevano fatto. Era noto al centro di igiene mentale di Trieste e noto anche alla Polizia, che era intervenuta in passato a casa sua a causa delle proteste dei vicini per "rumori molesti". Nonostante la malattia, era riuscito a farsi assegnare un appartamentino in un complesso popolare ed era abbastanza autosufficiente.

Quella sera di ottobre del 2006 Riccardo era perfino felice perchè l'indomani avrebbe iniziato a lavorare. Un lavoro di netturbino. La sua domanda era stata accolta. La felicità improvvisa gli fa fare cose strane. Si spoglia ed esce nudo sul balcone, tiene la radiolina troppo alta, spara dei petardi, diranno i vicini.

Viene chiamata la polizia e inizia il dramma. Possiamo facilmente ipotizzare che Riccardo sentisse concretizzarsi il pericolo che popolava la sua mente, che fossero riemersi antichi traumi. Fatto sta che si barrica in casa e "dà di matto".
La cosa incredibile è che nessuna unità psichiatrica viene chiamata ad intervenire, nessun negoziatore per parlargli e tranquillizzarlo, come nei film americani, nessuno psichiatra o almeno psicologo che potesse calmarlo, magari con un banalissimo sedativo e qualche parola di conforto.

Si fa irruzione sfondando la porta, si usa un piede di porco. Riccardo viene colpito e ferito alla testa, immobilizzato e incaprettato, fino alla morte. Asfissia da posizione, dirà l'autopsia. Ha il cranio sfondato.
Ripeto, nessuno pensa di attendere l'arrivo di personale specializzato, trattandosi di un malato, al quale era stata riconosciuta l'invalidità e non era considerato pericoloso. Si tratta invece Riccardo come un animale da abbattere. Oppure la tragedia è conseguenza del fatto che per i "matti" non vi sono tanti riguardi.

La vicenda processuale potrebbe seguire l'iter già collaudato in altre occasioni in cui sono coinvolte, per colpa o incuria o disorganizzazione, le forze dell'ordine. Si pensa, in fase preliminare, alla canonica richiesta di archiviazione. Tuttavia, le circostanze colpose della morte di Riccardo Rasman sono talmente evidenti che il PM respinge la richiesta di archiviazione e si va in giudizio abbreviato.

E' già stata pronunciata la sentenza di primo grado: tre dei quattro agenti della pattuglia intervenuta a casa di Riccardo sono stati condannati per omicidio colposo. La pena è simbolica, sei mesi con la condizionale, però è importante che le responsabilità di chi ha provocato la morte di Riccardo, siano state riconosciute.
Rimane da far luce sulle altre responsabilità di questo caso. Gli agenti sono intervenuti in maniera impropria; perchè non si è tenuto conto della malattia del ragazzo e del fatto che, in ogni caso, si trattava di persona incensurata e normalmente non violenta? Vi sono forse colpe da ricercare nei superiori dei quattro agenti di pattuglia?

La notizia della condanna degli agenti per il caso Rasman si trova solo sul web. Nessun giornale online sembra riportarla. La televisione non ne ha parlato.
Lascio la parola a Daniele Martinelli e all'avvocato della famiglia Rasman, per gli approfondimenti sulla storia tragica e tristissima di Riccardo Rasman. (parte I) (parte II)




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mercoledì 28 gennaio 2009

L'insostenibile leggerezza dello stupro

Ci vuole leggerezza, ha detto. Leggerezza, come quella delle mongolfiere o semplicemente dei palloni gonfiati, che quando li sgonfi vanno via scorreggiando a destra e a sinistra.
Credeva, come al solito, di sdrammatizzare, ma il fatto è che associare la leggerezza allo stupro, come lui ha fatto, proprio non va, non funziona. Non si sdrammatizza lo stupro, come non si sdrammatizzano i campi di sterminio. Se si prova a farlo si sentono i ferodi stridere, i corni steccare e i gessetti urlare sulle lavagne.
Si accappona la pelle e la mente inizia a vagare cercando una risposta a tanta inconsistenza di pensiero, a tanto orror vacui, a tanta odiosa superficialità, senza riuscire a trovarli. Perchè la stupidità è infinita, il suo valore è prossimo alla enne.

A parte la forma mentis da vecchio satiro del signore in oggetto, a volte hai la sensazione che certi uomini proprio non si rendano conto veramente, fino in fondo, di ciò che quella violenza rappresenta per una donna, soprattutto se si parla di uno stupro di gruppo.
Quattro, cinque o più sconosciuti che compiono su di te l'atto più intimo possibile, anche se è l'ultima cosa che vorresti fare in quel momento o hai le tue cose o stai male o sei troppo piccola e non capisci nemmeno cosa ti sta succedendo. Ti portano via l'anima ridendo, lasciandoti ferite nella mente che non guariranno mai più mentre loro diranno: "che ho fatto, dopo tutto?"

Io credo che lo stupro di gruppo sia un modo per esorcizzare sulle donne per vendetta l'angoscia più grande del maschio, l'impotenza. Far provare ad un altro essere cosa significa non riuscire a muoversi, a difendersi, ad evitare che ti venga fatto del male è un atto simbolico che viene dagli abissi più cupi dell'inconscio e che nasce dalla paura.
Non so spiegarmi altrimenti come gli uomini abbiano un atteggiamento fin troppo tollerante nei confronti del fenomeno, magari chiamandolo gang bang per renderlo più appetibile o facendolo diventare "arte" in opere di ingegno. "Arancia meccanica" è un capolavoro ma solo un uomo poteva pensare di raffigurare in maniera tanto subdolamente attraente lo stupro di gruppo.

Non tutti gli uomini stuprano, ci sono anche i soldatini che si tirano indietro inorriditi, ma purtroppo nel plotone sono una minoranza.
Già, è una cosa, la violenza di gruppo, che i soldati, nelle guerre, fanno abitualmente quando conquistano finalmente il nemico. Come premio viene loro concesso di accanirsi sulle donne, tutte quelle che trovano e non c'è giovane, vecchia, brutta, storpia o bambina che tenga, caro padrone. A Nanchino, nel 1937, le truppe giapponesi d'invasione stuprarono in pochi giorni tra le 20.000 e le 80.000 donne. Senza controllare prima se i requisiti 90-60-90 venissero rispettati e se qualcuna avesse passato gli esami da velina.

Più che la solita ossessione delle belle donne, perchè lui crede di essere galante, a me ha fatto venire i brividi proprio l'associazione stupro-soldati fatta dal vecchio satiro.
Lascia stare Nanchino, che è roba per gli storici ma gli stupri etnici della Bosnia non sono poi così lontani nel ricordo.
Che a difendere le donne debbano esser proprio coloro che potenzialmente sono i più assidui stupratori collettivi, date le favorevoli circostanze, e perfino sotto il casco blu dell'ONU in missione di pace, suona come una ancor peggiore derisione. Oppure una volgarissima fantasia da pornaccio di quart'ordine.

Non è possibile che un argomento che fa star male qualunque donna solo a pensarvi ed io sto male adesso a scriverne, diventi argomento per frizzi e lazzi da parte di un vecchio comico fallito.
I miliardari non vengono stuprati abbastanza, per questo non capiscono. Mio caro padrone, domani ti stupro.

Ricordo quando vidi lo spettacolo di Franca Rame, atroce come solo le cose rivissute per catarsi sanno essere. Stetti male, un male fisico, una presa allo stomaco e un dolore profondo, seguito dalla rabbia per la successiva scoperta della valenza politica che risultò avere avuto quell'aggressione. Addirittura pianificata, secondo i riscontri delle indagini, da settori delle forze dell'ordine colluse con l'estremismo fascista. Un ennesimo stupro di guerra, fatto per fiaccare ed umiliare il "nemico".

Di fronte a drammi che devastano le donne, non parliamo mai più di leggerezza, di battute e di umorismo, non è proprio il caso. La prossima volta, Berlusconi, si contenga. 


lunedì 26 novembre 2007

Bobbitt uncut

Rispondo alla risposta che Cloro ha voluto dare al mio post di ieri sulla manifestazione contro la violenza sulle donne.
Rispondo anche ovviamente a coloro che non si sono trovati d'accordo con il post e hanno esposto le loro critiche, e ci mancherebbe altro, buoni si ma buonisti mai. Se avessi sempre ragione mi chiamerei Walter.
Noto solo che il post è piaciuto agli uomini e le critiche sono arrivate all'80% dalle donne, segno che, o io a furia di frequentare solo maschi comincio a pensare come loro e sto diventando una schifosa maschilista oppure è un po' vero che facciamo fatica a comunicare tra di noi signorine.

Per rispondere direttamente a Cloro: sulle contestazioni alle politichesse io ho solo fatto dell'ironia, non volevo mica che fossero prese in considerazione, tantomeno che si andasse tutti insieme incontro al sol dell'avvenire di sapore veltroniano.
Siamo d'accordo che avrebbero fatto meglio a non cercare la passerella in un contesto che non era proprio per signorine (sto sempre ironizzando, il post di ieri l'ho scritto ispirata dal Sergente Hartman di Full Metal Jacket, si saranno notate le belle mutandine rosa).
Alle due opzioni che, suggerisce Cloro, avrebbero potuto gestire l'invasione delle carfagne, io ne aggiungerei una terza: andavano ignorate o costrette a gridare in coro " l'utero è mio e lo gestisco io. Ripeto, dar loro delle fasciste è stato un errore strategico, una mossa uterina.

Non perdono alle compagne femministe di averci causato oggi la tortura della lettura del pianto greco della Prestidigitigiacoma su Libero, dal titolo: "Noi del Polo picchiate dalle femministe". Picchiate, proprio così. Non è vero ma chi legge Feltri non lo metterà in dubbio e immaginerà le virago polpottiste intente a spettinare le costose chiome biondo-saracene della bella forzitaliota e l'ira funesta delle bokassiane in menopausa che randellano l'eroica Carfagna scesa in campo per il suo nano con il collettino di pelliccia.
Io capisco che faccia rabbia vedere che livello di rappresentanti politiche abbiamo ma fare finta che fossero state trasparenti sarebbe stata la cosa migliore.

Sulla necessità di mantenere la separazione tra i generi non sono assolutamente d'accordo ma per un mio limite mentale. Considero l'essere nata femmina un fatto causale e non un merito nè tantomeno un demerito. E' andata così e basta. Non capisco proprio, ma sono io che sono di coccio, cosa dovrebbe essere l'identità di genere e quale valore dovrebbe avere. Non siamo a volte proprio prigionieri dei generi? Dividere gli esseri umani in base al genere non è un modo per creare discriminazioni?
Non mi sono sentita mai tanto umiliata come quando in diverse occasioni religiose di altre fedi mi sono trovata in un separè divisa dai maschi.

Non capisco poi come potrebbe migliorare la comunicazione e l'interazione tra i sessi starsene ognuno per i cazzi propri. Io con gli uomini ci voglio comunicare ed interagire perchè mi piacciono e mi interessano.
A volte mi mangerei il loro fegato con un piatto di fave quando io dico che sono stanca per il lavoro e loro "eh, sapessi io." Come dire che lo spaccarsi il culo tra lavoro e casa, per loro non conta niente. Ecco, per questo sono delle gran teste di cazzo ma poi penso che sono così perchè le loro mammine non hanno fatto niente per educarli a rispettare il loro lavoro. E allora fanculo mammine!
Nonostante ciò continuo a preferire la compagnia dei maschi, anche se prima o poi ci provano e hanno solo quella cosa in testa. Preferisco loro perchè le pugnalate alle spalle io le ho sempre prese solo dalle donne. Allora è un fatto personale, dici? Può darsi.

Per il resto, se i maschi amano ritrovarsi tra di loro a giocare a biliardo senza femmine tra le palle, ben venga, anche noi a volte abbiamo bisogno di un po' di privacy. Hai presente quando abbiamo i nostri discorsi da signorine da fare e si affaccia un maschio che vuole intromettersi?
La frase più gentile che mi viene di solito in quei casi è "oh, ma che cazzo vuoi?"
Ognuno a casa sua si, ma solo se si parla di "spazi" personali, di ruoli da indossare e cambiare.

Su una cosa grave come la violenza sulle donne, fatta in maggior parte dagli uomini, escludere gli uomini è assurdo invece, secondo me. Stamattina leggevo altri post che criticavano certi comportamenti della manifestazione di sabato. Per fortuna non sono solo io ad avere avuto delle perplessità.
La mia para-psicanalisi della voglia di separatismo è stata condotta in maniera sboccata e volgare, lo ammetto, ma quando poi leggi che sono apparse scritte come "l'unico maschio che non stupra è il maschio morto", mi viene da pensare che qualcuno dei problemi ce li ha davvero.

Mi hanno detto: "tu non c'eri", come dire forse "che cazzo vuoi saperne"? Io conosco la violenza, sia fisica che psicologica perchè l'ho provata sulla mia pelle e nel momento peggiore della vita, da bambina; ho sofferto come un cane quando ero giovane per la rabbia repressa delle ingiustizie che avevo subìto.
Ho 47 anni quindi il femminismo l'ho vissuto, indirettamente, ma l'ho vissuto. Non mi ha mai convinto per l'idea che mi dava di predicare bene e razzolare male (nessuno pensi alle galline o sarà fucilato).

In sostanza: compagne, amiche, sorelle, facciamo una bella autocritica sul nostro sbavare per i peggiori pezzi di merda che fanno parte del genere maschile, sull'accettare da loro ogni genere di umiliazione, sul fatto che i nostri figlietti li cresciamo ad immagine e rassomiglianza dei figli di puttana di cui sopra e poi discutiamo. E' una generalizzazione, lo ammetto, ma se non è la realtà è una buona imitazione.

domenica 25 novembre 2007

10,100,1000 John Bobbitt

Gravissimo errore, compagne femministe dure e pure, cacciare le figliole prodighe e i maschi equi e solidali dal corteo di ieri contro la violenza. Ciò ha permesso ai media di dipingere il medesimo come il solito raduno di forsennati(e) noglobal-comunisti-polpottisti-facceferoci e di accomunarvi ai bruciatori di bandiere alleate e ai soliti 10-100-milleisti, così amati dai portatori sani di notizie perché permettono di fare di tutta un’erba un fascio e ribadire che protestare, nel nostro meraviglioso mondo imperiale, è sempre male. Diciamo che siete cadute nella rete come fringuelle..

Rispondere alla violenza con la violenza poi, orsù non è carino. Prendersela proprio con la7, l’unica televisione che tenta di essere indipendente, nonostante il macigno Telecom che la sovrasta, che ci ha ridato Luttazzi, che ci fa ridere con Crozza e la satira de sinistra è un po’ come sparare su un uomo che caga, troppo facile.
Cacciare delle figliole che tutto sommato si sbattono parecchio in politica per noi donne, con il filo di perle e le belle mutandine rosa, non è bello. La Carfagna e la Prestigiacoma delle fasciste? Minchia, se venivano la Santadeché e la ducessa Mussolini che facevate, le eviravate lì sul posto?
La Pollastrina e la Melandrina, così de sinistra, ma che vi hanno fatto? I maschi cazzuti dei giornali fascistoni penseranno e scriveranno che siete solo invidiose perché voi siete delle vecchie befane e loro così carine con i tailleur borghesucci e il vuoto pneumatico che tiene assieme i neuroni addetti al pensiero politico. Sento già i ditini di Feltri e Belpietro battere forsennati sulla tastiera.

Chiunque si fosse affacciato al corteo, di destra o di sinistra, uomo o donna o non so, perfino Rocco Siffredi, andava abbracciato e osannato.
Avete cacciato pure dei poveri senegalesi con i tamburi, che erano venuti a porvi la loro solidarietà. Proprio coloro che magari stanno cercando di andare mentalmente oltre antichi pregiudizi e rituali come la mutilazione genitale femminile. Qui non solo si spara sull’uomo che caga ma lo si prende pure a bastonate.

La motivazione della cacciata degli uomini dal corteo è stata : “Non vogliamo maschi”, “siamo per il separatismo”.
E no, qui non ci siamo. Il fica only non serve per combattere la violenza, serve per far credere agli uomini che la donna è una minoranza. Il pover’uomo sul cesso ora lo si vorrebbe addirittura castrare.

Ecco, la trappola è scattata perché invece di fare un fronte comune con tutti gli esseri di buona volontà al di là di quella sciocchezza che è il sesso di appartenenza, contro la violenza, tutta la violenza che è soprattutto questa cultura dominante che ne è impregnata, avete tirato fuori le vecchie paranoie contro i cazzomuniti, odiati perché in fondo avete dei problemi con l’arnese, se mi concedete la volgarità di uno spunto freudiano.
I media, senza farselo dire due volte, hanno scremato e parlato solo di quello, come succede con i 10-100-1000 Nassiriya.

La violenza, bimbe belle, colpisce tutti, basta guardare le guerre. La guerra stupra le donne ma sconcia gli uomini, li fa a pezzi, gli strappa braccia e gambe, li riduce dei mezzi uomini. Poi magari gli tocca anche farsi baciare da un presidente del cazzo che gli ha combinato la guerra che li ha ridotti così.

Urliamo tanto perché siamo meglio degli uomini in quanto meno violente? Non diciamo cazzate. Solo qualche esempio di come le donne possono essere cattive, tanto per essere banali.
I figli li scanniamo senza pietà e poi facciamo il piantino per farci compatire in tv, con la messa in piega di fresco.
Non stupriamo ma forse solo perché ci manca l’arnese. Possiamo essere sadiche assassine e torturatrici. Vediamo abusare i nostri figli dai mariti e compagni ma stiamo zitte come le peggiori delle complici perché anche la fica nun vo’ penzieri.
Riusciamo ad essere vere amiche delle altre donne solo se non vi sono uomini di mezzo e interessi vari e proprio forse per miracolo. Troppo cinica?
Sul lavoro ho visto donne tentare di distruggerne altre solo perché più brave di loro e per pura invidia con una delicatezza da bombardiere B52. Esagerata?
Critichiamo i difetti degli uomini e siamo noi che li facciamo così. Perché, diciamolo, non c’è donna peggiore della madre del figlio maschio. Seconda solo alla madre della figlia femmina. Un po' forte, lo ammetto.
Anche qui ho visto femministe rimangiarsi anni di lotte e inni alla sorellanza di fronte ad un piccolo pascià che si porta a casa una sfilzetta che non ci va a genio.
Ne volete ancora? Non ve lo dicono le cronache ma la violenza domestica colpisce anche gli uomini, quelli che la violenza la subiscono dalle donne, sia attraverso le botte (perché le donne menano, menano brutto fidatevi), sia con i ricatti e gli assegni di mantenimento, la sottrazione dei figli, o le menzogne di abusi sui figli inventati per ricattare il coniuge.

Non mi piace il vittimismo e tanto meno quello da minoranza, che diventa ridicolo quando è sbandierato dalla maggioranza numerica della popolazione. La lotta alla violenza comincia con l’autocritica e con la collaborazione con tutti gli individui di buona volontà, al di là del sesso di appartenenza e senza atteggiamenti fobici, per cambiare davvero una società che la violenza ce l'ha come principio. Forse la violenza si combatte perfino con quella cosa che si chiama non-violenza.

***
Per chi non ricorda chi era John Bobbitt.

giovedì 20 settembre 2007

Siamo grandi abbastanza per Arancia Meccanica?

C’è un appuntamento importante martedì prossimo 25 settembre alle 22,30 su La7. A trentacinque anni dalla sua uscita dovrebbe, spiegherò tra un attimo il perché del condizionale, andare in onda in tv per la prima volta in chiaro Arancia Meccanica, il capolavoro di Stanley Kubrick.

Dovrebbe perché sento già scaldare i motori dei vari MOIGE, delle associazioni per la difesa del delicato palato del telespettatore, dei bambini nottambuli, dei ggiovani che immediatamente dopo uscirebbero ad imitare le imprese di Alex e dei suoi drughi con tanto di bombetta e anfibi.
Scommetto quello che volete che, appena comperato e letto avidamente “Sorrisi e Canzoni” della prossima settimana, i casalinghi disperati urleranno che “Arancia Meccanica” va vietato perchè non è un film per il telespettatore medio italiano, cioè quello che ha visto mille volte in prima serata “Il giustiziere della notte”, concorrenti di reality-show mangiare insetti vivi per vincere soldi, litigare vecchie baldracche con giovani troiette sui divani dei bordelli intellettuali dell’informazione televisiva e centinaia di puntate su Cogne di Porta a Porta.
Se sono rimasti turbati dal satanismo patinato e dalle mascherine in perizoma di Eyes Wide Shut, immagino lo shock che proverebbero di fronte ai cazzi della signora dei gatti.

Quando uscì al cinema avevo dodici anni quindi non era proprio alla mia portata. Lo vidi per la prima volta dieci anni fa con la curiosità ed anche il pregiudizio che lo avevano sempre accompagnato. Malsano, pericoloso, un esempio di cinema che produce violenza per imitazione. Cazzate. E' un film fondamentale. Non facile, sgradevole ma necessario, come certe medicine.
La società è già abbastanza violenta di suo per farsi suggestionare dal cinema. Credete che le torture, gli stupri e gli omicidi efferati abbiano bisogno dell'input di un'opera artistica per essere perpetrati? Il film preferito di Jeffrey Dahmer, il cannibale seriale di Milwaukee era "Il ritorno dello Jedi", che guardava per caricarsi prima di una mangiatina. Un film che non credo sia bandito nemmeno dall'Opus Dei.

Arancia Meccanica prefigurava nel 1972 una società futura, quindi il nostro presente, grosso modo.
Non fa impressione constatare che qualche parola del gergo ideato da Anthony Burgess nel suo romanzo è diventato linguaggio quasi comune? Io la parola "carasciò" la sento ogni giorno al mercato. Per fortuna non sono drughi ma badanti russe.
La violenza è parte integrante della nostra società. Burgess e Kubrick l'hanno solo prevista in anticipo. L’ho già detto ma sono costretta a ripetermi, le immagini dei pestaggi del G8 di Genova sono peggio di Arancia Meccanica. Non sono finzione ma snuff-movie.

Spazziamo via un equivoco. Arancia Meccanica non è un film sulla violenza, anzi l’ultraviolenza, fine a se stessa. In Inghilterra credo sia tuttora proibita la sua proiezione e si può capire perchè. La violenza è funzionale a Burgess e a Kubrick per parlare del Potere.
Alex è un nichilista, un uomo libero anche se un criminale, è il cattivo selvaggio. Nel film precedente “2001 odissea nello spazio”, Kubrick chiudeva con l’immagine del bambino dello spazio dai grandi occhi. La prima immagine del film successivo sono gli occhi di Alex.
E’ tutta lì l’evoluzione umana? L’ultraviolenza delle scimmie antropomorfe che si uccidono a colpi di osso si lega con i bastoni dei drughi che si spezzano sulle schiene dei barboni facendoci pensare che non sia cambiato nulla? E’ un discorso pessimista, certo, ma estremamente realistico.

Chi manovra la violenza e la inquadra a proprio vantaggio è la politica. Sia il ministro degli interni che rieduca Alex che il suo oppositore che se ne vendica spingendolo al suicidio compiono una violenza non meno grave di quelle compiute dallo sciagurato ragazzo ma accettabili perchè istituzionali. Alla fine del film rimane l’amarezza di constatare che il Potere non può tollerare la libertà dell’individuo perché deve pilotarla e il bello non è che dalla rieducazione vengano fuori individui migliori, solo più alienati, impotenti di fronte alla violenza globale della società. E' pesante anche la suggestione che i drughi siano stati aggregati alle forze dell'ordine. Purchè sappiano far male non importa da dove vengono.
“I was cured alright”, sono guarito, dice Alex alla fine ma a che prezzo?

Andrà in onda veramente Arancia Meccanica? Leggo che vi sarà una trasmissione di preparazione di un'ora con vari intellettuali ed esperti (in rappresentanza del Potere) in attesa delle 22,30, un po' come quando si va in sala operatoria e ti devono fare tutte le anestesie del caso. Una volta il dibattito seguiva, adesso precede. Il dibattito preventivo.
Ripeteranno mille volte di mandare via i bambini e le persone impressionabili. Forse ci faranno passare la voglia di vederlo.
Finirà che un 20% di telespettatori capirà il film, il 40% cambierà canale perchè l'ha già visto su DVD o su Sky, un altro 20% non lo capirà e un 20% si addormenterà. Salvo censure, è ovvio. Molto carasciò.

giovedì 19 luglio 2007

Alla testa Ramon, alla testa!

A Genova spaccarono braccia, gambe, mani che si erano alzate per difendere il volto e teste, tante teste. Troppe per qualsiasi paese civile che pure stava affrontando una guerriglia urbana come quella dei giorni del G8 del 2001. E’ una cosa che, a sei anni di distanza, ancora mi fa riflettere.

Quando si picchia sulla testa si vuole fare male. La testa è delicata, un trauma cranico può provocare gravi lesioni permanenti e perfino la morte. Basti pensare a quando un calciatore riceve un calcio o una pallonata in testa. Immediatamente viene tolto dal campo e lo si manda al più presto a fare la TAC.
Immaginate quindi una testa che riceve una serie di manganellate, per giunta con il tonfa, un manganello particolarmente micidiale, che allora, nelle tre giornate di Genova, secondo i referti medici, fu perfino utilizzato dalla parte del manico. Per fare ancora più male?

L’uomo insanguinato nella prima immagine porta una mascherina e dei guanti di lattice, deve essere un medico o un infermiere. La furia dei manganelli, lo sappiamo, si scatenò non solo contro i manifestanti ma contro i sanitari e i giornalisti al seguito delle manifestazioni, che avrebbero dovuto essere, in un paese civile, intoccabili.
Sappiamo invece che furono picchiati con maggiore lena i manifestanti più pacifici e non altrettanta cura fu impiegata nel sedare i bollenti spiriti dei famigerati Black Bloc che, se andate a riguardarvi le immagini di quei giorni, sbucano all’improvviso come gli scarafaggi, agiscono ovunque praticamente indisturbati, compiono saccheggi e devastazioni e poi spariscono di nuovo. Lo so, sono cose dette e ridette, ma vale sempre la pena ricordarle.

Parlare dei pestaggi come eccessi di singoli, in quei giorni del G8, mi pare assolutamente fuori luogo. Quando il pestaggio è sistematico c’è una regia e questa regia fa paura.

Qui non si parla più di una polizia imparziale che si schiera in una piazza per proteggere il diritto dei cittadini a manifestare democraticamente e, nel momento in cui sbucano dei provocatori, si preoccupa di ristabilire l’ordine e la sicurezza degli altri manifestanti, rendendo gli aggressori inoffensivi.
Qui si ha il sospetto che “quella” polizia che abbiamo visto a Genova fosse una polizia politica, scesa in campo a combattere contro tutti i manifestanti e coloro che in vari modi li accompagnavano e che stesse difendendo solo quel potere contro cui si stava manifestando. Si spiegano così i cori nostalgici e i festeggiamenti alla sera e gli inni a Pinochet di Bolzaneto?

Ricordate la frase che tante signore benpensanti sputano in automatico pensando alla morte di Carlo Giuliani? “Se fosse rimasto a casa non gli sarebbe successo”. E’ la frase che dovrebbe essere presa a simbolo della violenza di quei giorni.
Contro il potere non si scende in piazza, neppure con le mani dipinte di bianco e con i vestiti che sanno ancora dell’incenso della sacrestia. Si resta a casa a guardare la televisione e non si rompono i coglioni.
Quando fecero vedere le immagini dei pestaggi di Corso Italia al TG1 si trattava di un avvertimento. Vedi il babbo con il bimbo piccolo in braccio e la vecchia insanguinata? Vedi cosa ti potrebbe succedere se ti venisse in mente la prossima volta di scendere in piazza anche tu?

Se vogliamo attribuire una simbologia ai gesti, ecco quindi che picchiare sulla testa esprime forse la volontà di estirpare le idee malsane da quelle menti. Di combattere le idee più che le persone. Infatti si inseguono i portatori di idee fin dentro i cortili e li si massacra invece di fermare i delinquenti.

So che “quella” polizia non è “la” polizia. E’ gravissimo però che nel nostro paese nessuno abbia ancora pagato per quei pestaggi e che nessun governo, centrodestro o centrosinistro, si preoccupi di avere all’interno delle forze dell’ordine un nucleo troppo politicizzato, che al momento opportuno può esprimere “quella” polizia che abbiamo visto e assaggiato a Genova.
E che, infine, non trova per lo meno inopportuno che un sindacato di polizia, il COISP, indìca per il 20 luglio una manifestazione e dibattito in Piazza Alimonda a Genova, dal titolo “L’estintore come strumento di pace”.
Non sarà una vera provocazione, ma a me pare comunque una buona imitazione.

lunedì 5 febbraio 2007

Lo spettacolo deve continuare?!

Ieri lo avevo definito, con una battuta, un baraccone con i suoi fenomeni.
Oggi il mondo del calcio, nella persona del suo presidente di Lega Matarrese, ha dimostrato di essere peggio di quei circhi ottocenteschi che non si facevano scrupolo di far soldi con i deformi, gli infelici e gli "uomini elefante" e di possederne lo stesso cinismo.

Non si erano ancora concluse le esequie del povero agente Raciti che Don Tonino si lanciava nelle seguenti affermazioni: "Lo spettacolo deve continuare, il calcio è un'industria che non può fermarsi, il morto fa parte del gioco" e via bestemmiando. Qui il file audio, per udire con le vostre orecchie.
Ricordiamoci che Matarrese, eletto al posto di Galliani dopo il terremoto di Calciopoli e il rinnovamento del "Liquidatore" Guido Rossi, sarebbe il nuovo che avanza. Nel senso che abbiamo tritato gli avanzi del bollito e abbiamo fatto le polpette. Vedrete che ci toccherà rimangiare anche Carraro, prima o poi.
Se non lo sapete, la famiglia Matarrese costruì Punta Perotti, l'ecomostro di Bari demolito l'anno scorso. Lui, Tonino, invece è ancora in piedi.

Tra le altre mostruosità a tre gambe udite a margine della tragedia di Catania, il pianto greco ieri sera al TG1 dei bancarellari che non avevano potuto fare affari di fronte agli stadi, il calcolo delle mancate entrate erariali per le schedine, e oggi il commento del TG2 che ha detto testualmente: "Ebbene, spiace dirlo ma tra queste persone arrestate c'è anche il figlio di un poliziotto, come giovani della cosiddetta Catania bene".
Già, ogni tanto tra tanti bimbi cosiddetti belli e sani, qualche cosiddetto mostro salta fuori, anche nelle cosiddette famiglie per bene. Lo dovrebbero sapere, i cosiddetti giornalisti.

Vignetta ispirata al film "Freaks" del 1932.

sabato 3 febbraio 2007

Ancora sangue sul calcio

Di fronte alla notizia della tragedia di Catania e a un giovane che è morto, ad una famiglia che è chiusa nella morsa del dolore più cocente e che nessuna parola detta anche con le migliori intenzioni può consolare, le banalità, le frasi di circostanza, il rammarico, lo sdegno, perfino la rabbia, tutto risulta di una profonda inadeguatezza.
E' una morte, quella dell’agente di polizia, che non è affatto assurda, come diciamo tentando di non guardare in faccia la realtà, ma che è stata cercata. Come in guerra, dove il nemico si uccide con cognizione di causa.

A margine di una partita di calcio, giocata di sera per esigenze televisive di business, nonostante il notorio parere contrario delle forze dell'ordine che giustamente sostengono che l'oscurità favorisce la delinquenza, si è scatenato per l’ennesima volta quel simulacro di guerra con morti veri che è la violenza negli stadi. Anzi fuori dagli stadi, così si combatte meglio. Un attacco in piena regola con tanto di bombe carta portate da casa, organizzato da un esercito multiforme che comprende ultras che per mestiere fanno i teppisti, ma si presentano come “tifosi di calcio”, che dovrebbe essere tutt’altra cosa, e da altri volonterosi che all'occorrenza sono sempre pronti a combattere, magari arruolati dalla malavita.

Sul coinvolgimento ormai storico degli ultras in questi incidenti sono stati scritti tomi su tomi. Oggi ho letto analisi molto sensate, come questa di Francesco, che sottoscrivo.
Il problema è che nessuno tra magistratura, polizia e mondo politico riesce ad impedire che le società di calcio allevino queste male piante e se ne facciano ricattare.
Ricordate il “derby del bambino morto” del 2004? Quel derby romano dove si diffuse la notizia della morte, prima di un bambino poi di un ragazzo per colpa delle forze dell’ordine e gli ultras scesero in campo a parlottare con Totti e compagni finchè la partita fu sospesa? Allora non si escluse che dietro al fatto (la notizia era per fortuna falsa) vi fosse un vero e proprio tentativo di ricatto da parte degli ultras alle due società romane. Poi non se ne è più parlato e oggi siamo di nuovo a lamentarci delle imprese del tifo violento organizzato.

Io approfondirei invece l’argomento, perché non bisogna sottovalutare né la ricattabilità delle società di calcio, che permettono (chissà perchè, ce lo siamo mai chiesti?) che al loro interno bivacchino dei delinquenti, né la possibilità che la violenza negli stadi possa essere infiltrata e utilizzata dalla malavita organizzata o anche dal terrorismo e dalla mafia e da qualunque altra forza destabilizzante come arma contro la società civile. Sono d’accordo con il pm Renato Papa che indaga sulla morte del povero agente Raciti quando afferma che: “bloccare i tornei significa darla vinta ai criminali”.

La risposta immediata è stata infatti questa: campionati sospesi fino a nuovo ordine, non deve più succedere, bisogna prendere provvedimenti, il calcio è morto.
Anche queste, scusate, sono sciocchezze di circostanza. Promesse da marinaio. Un baraccone che muove migliaia di miliardi non può essere fermato, nemmeno di fronte alla morte di un uomo. Altrimenti dovremmo mettere in discussione la nostra società, fondata sul motto "The show must go on".
Non chiamatemi cinica, ma vedrete che tra una settimana, al massimo due, anche questa tragedia episodio andrà a far compagnia alla morte di Paparelli, alla strage dell’Heysel e alle tante altre disgrazie accadute negli stadi, compresa l’ultima, quella del dirigente ucciso a calci solo qualche giorno fa e già sull’orlo del dimenticatoio.

Se non si è fatto nulla finora, perché cambiare avrebbe significato ledere certi interessi ed equilibri, come si può pensare che cambi tutto ora?
Se non si fa nulla contro la violenza, allo stadio si va sempre di meno. Meno gente va allo stadio più abbonamenti alla pay per view si fanno. Va bene, questa è una malignità, però basterebbe fare una sola cosa. Copiare la legge inglese e possibilmente adoperarsi in sede europea per estenderla su tutto il territorio continentale. Si entra allo stadio solo con biglietto nominale, pene severissime per i responsabili di violenze. E poi costringere le società a farsi carico della sicurezza negli stadi con appositi servizi d'ordine così da permettere alle forze dell'ordine di gestire l'esterno. Obbligarle a disfarsi delle frange violente che sui forum scrivono "non ne uscirete vivi".

E' tutto ciò che la politica deve fare. Altrimenti toccherà a noi. Si disertino gli stadi, si disdicano gli abbonamenti Sky, non si compri più la gazzetta rosa, tanto non si perde niente, si spengano le tv quando cominciano le trasmissioni sportive. Chissà che questo non smuova il baraccone e i suoi fenomeni.


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