Stamattina, per una di quelle coincidenze significative che stanno diventando sempre più frequenti nel mondo dell'interconnessione dei cervelli pensanti,
Pier Paolo Dal Monte, senza sapere che sarebbe stato perfetto per iniziare il discorso di questo post, mi ha inviato
questo link sul
capitalismo come religione di Walter Benjamin, da cui traggo questa mirabile citazione:
"In primo luogo, il capitalismo è una religione puramente cultuale, la più estrema forse che mai si sia data. Tutto, in esso, ha significato soltanto in rapporto immediato con il culto; non conosce nessuna particolare dogmatica, nessuna teologia. L’utilitarismo acquisisce, da questo punto di vista, la sua coloritura religiosa. A questa concretizzazione del culto è connesso un secondo tratto del capitalismo: la durata permanente del culto. Il capitalismo è la celebrazione di un culto sans [t]rêve et sans merci [“senza tregua e senza pietà”]. Non ci sono “giorni feriali”; non c’è giorno che non sia festivo, nel senso spaventoso del dispiegamento di ogni pompa sacrale, dello sforzo estremo del venerante. Questo culto è in terzo luogo, al contempo, colpevolizzante e indebitante (verschuldend). Il capitalismo è presumibilmente il primo caso di un culto che non consente espiazione, bensì produce colpa e debito (verschuldend). Ed è qui che questo sistema religioso precipita in un movimento immane. Una terribile coscienza della colpa (Schuldbewuβtsein), che non sa purificarsi, ricorre al culto non per espiare in esso questa colpa, bensì per renderla universale, per conficcarla nella coscienza e, infine e soprattutto, per coinvolgere in questa colpa il dio stesso e alla fine rendere lui stesso interessato all’espiazione."
La descrizione di Benjamin è straordinariamente attuale, nel senso che rispecchia assai bene il carattere del capitalismo nella versione dell'ultracapitalismo eurocratico che però, invero, si è infine dotato di dogmi e di teologi, come di encicliche e bolle papali, di una Santa Capitalistica Inquisizione e di
qualche saltuaria benedizione urbi et orbi. Mancano le ordalie e i roghi ma potremmo presto arrivarci.
Il capitalismo in questa sua forma religioso-exoterica è quello che governa le masse facendo loro sgranare il rosario ad ogni "penitenziagite!" mediatico e recitare i comandamenti del debitore-penitente. "Non c'è alternativa", "ricordati di santificare la moneta unica", "non vivrai al di sopra delle tue possibilità", "non desiderare la roba d'altri ma accontentati", "non indurci nella tentazione del debito ma liberaci dell'inflazione", eccetera.
La natura del profitto, tendente all'aumento esponenziale in assenza di limiti e regole, fa sì che esso debba essere governato da una struttura sempre più oppressiva e con gli strumenti di un dominio sempre più assoluto, ma ora sembra stia avvenendo un'implosione, un'accelerazione verso il nulla senza fine e che il capitalismo stia diventando un buco nero di materia oscura che tende alla ritenzione, alla segregazione dell'energia ed alla sottrazione di essa a tutto ciò di vitale che lo circonda; oscura anche nel senso della sua sfida aperta e continua alla divinità, alla tradizione ed all'ordine naturale.
E' un anticapitalismo o controcapitalismo, nel senso della controiniziazione. Secondo Guénon la controiniziazione "è una rivolta contro l'autorità legittima, e una pretesa di indipendenza: da ciò risulta la perdita di ogni contatto effettivo con un autentico centro spirituale e dunque l'impossibilità di attingere alle dimensioni sovra-umane."
Indipendenza dalle regole, dai limiti, dalle leggi, tanto il mercato si autoregola.
Forse è utile inforcare spesse lenti e leggere tra le righe del sottosignificato e del sottostante per intuire che quello attuale non è più nemmeno il capitalismo religioso di Benjamin, ma una sua effettiva degenerazione maligna.
Sarà necessario tentare quindi di interpretarlo con altri strumenti, passando magari ad un livello esoterico per trovare la soluzione alle troppe contraddizioni ed anomalie di quello che ormai è capitalismo oscuro immerso in una mitologia che è mitopoietica di sé stessa, all'infinito.
Il carattere esoterico di questo ultracapitalismo ci viene suggerito dalle incongruenze e dalle illogicità che vengono presentate invece come verità rivelate dai suoi sacerdoti e teologi che hanno sostituito le regole dell'economia, la semplice legge della domanda e dell'offerta, con i loro libri neri ed i talismani come l'euro.
Per giungere subito al nocciolo, il pensiero economico che oggi subiamo sotto forma di tirannia del pareggio di bilancio, della stabilità, quindi di pietrificazione del vivente, sembra aver sostituito la logica e la matematica, e naturalmente la prassi, con gli strumenti, più che del pensiero unico, come normalmente si dice, del pensiero magico, di cui "il mercato che si autoregola" è forse l'esempio più eclatante.
Ogni giorno, ascoltando
i teologi dell'ultracapitalismo, ovvero coloro che predicano la dottrina ai penitenti ma in cuor loro sanno benissimo che le loro azioni assurde e nefaste per i molti hanno una loro ferrea logicità per il vantaggio dei pochi
, notiamo le loro contraddizioni non risolte e che nessuno di loro si preoccupa minimamente di risolvere perché non risolvi certo né vuoi rendere congrue le formule magiche. Incongruenze come ad esempio la crescita che sarà ottenuta da manovre economiche recessive, o la ripesa che, basta crederci e scriverlo sui giornali che, eccola là, guarda! è in fondo al tunnel.
Dico che sono contraddizioni, per non dire vere e proprie fallacie o confabulazioni, perché sui testi di una forma più chiaramente laicale di capitalismo, meno forsennatamente religiosa in senso fondamentalista o forse non altrettanto controiniziatica, di uso comune fino a qualche decennio fa prima di finire nello scaffale dei testi eretici, c'è scritto, ad esempio, che dalla recessione non nascono i fiori e che, oltre all'incauto debito, esiste anche l'incauto credito. Che tenendo artificialmente bassa l'inflazione si ottiene come effetto negativo un'alta disoccupazione. Lascio giudicare, osservando la nostra realtà circostante, se essa sia quella truce e disperante della pillola rossa o il favoloso mondo possibile delle Amélie del mercato autoregolantesi.
L'ultracapitalismo, che ha perso ogni interesse nel bene comune, ogni residuo di spiritualità, ed anzi persegue il culto del singolo e per giunta privilegiato, all'insegna dell'egotismo e dell'ambizione più sfrenati, utilizza un complesso armamentario di concetti che, con la scusa di tendere al Nuovo (giocando sull'equivoco che il nuovo viene sempre percepito come positivo) riesce ad affascinare le componenti progressiste della società, piegandole al proprio progetto. In realtà, il Nuovo è qui inteso solo nel senso di cancellazione del preesistente e consiste nella volontà delirante del ritorno ad una età dell'oro precapitalistica ed anticapitalistica, riconquistata attraverso una prassi controiniziatica ed antiumana, che è convinta di potersi realizzare attraverso il pensiero magico ed a qualunque costo in termini di costi umani. Anzi, probabilmente giungendo a concepire ed auspicare il sacrificio umano rituale. Allo stesso modo la globalizzazione - atto finale dell'imperialismo - viene fraintesa come internazionalismo ed il moralismo del politically correct e dei diritti umani (cosmetici) viene confuso con i diritti dell'Uomo.
Con la fine storica della possibilità dell'alternativa (la "fine" della storia), la struttura elitaria che governa il profitto si è ritrovata unica erede delle sorti del mondo, ed è precipitata in un delirio intriso del millenarismo che le masse, contrariamente al precedente cambio di millennio, non hanno affatto sentito. Per come si comportano, le élite sembrano convinte dell'imminenza di un cataclisma, per prepararsi al quale devono costruirsi un'arca di salvataggio, ad uso proprio e della propria progenie. Il resto dell'umanità non solo è condannata a perire ma deve essere aiutata a scomparire. Un altro elemento di questo millenarismo - utilitaristico perché a breve termine porta comunque profitto e privilegio - è la convinzione che le risorse mondiali siano limitate. Ecco quindi gli incitamenti alla morigeratezza, alla continenza, alla decrescita, ma anche i piani per la sostituzione di popolazioni fiere e combattive con masse di umanità facilmente soggiogabile ed alla fine tranquillamente eliminabile.
So che i marxisti sono abituati a concepire una sola forma monolitica di capitalismo con dentro il male assoluto, praticamente a vederci il Demonio, ma se oggi ci accorgiamo che questo che viviamo non è più il capitalismo che abbiamo conosciuto e lo sentiamo sempre più ostile e pericoloso, mutato in senso negativo ed alieno, significa che ne è esistito un altro, teso alla costruzione ed all'espansione, invece che alla distruzione ed alla contrazione, con addirittura sprazzi ideali di tutela dell'interesse e benessere collettivo.
E' a questo punto che vorrei spiegare l'immagine emblematica a corredo del post, il leone verde, che è tratto da un volume di studi alchemici in codice di Sir Isaac Newton. Il leone, il sangue ed il regulus, il cuore del leone, l'ingrediente ultimo della pietra filosofale, non forse o non solo il segreto per ottenere materialmente l'oro dal piombo ma il simbolo di una ricerca personale, di un percorso fino alla scoperta dell'oro interiore.
Newton era stato un alchimista negli anni giovanili, un vero magus, oltre che uno di quei tipici e misteriosi geni cantabrigensi sempre al limite tra ordine e caos interiori, ma la seconda parte della sua vita, seguita agli onori per le conquiste nel campo della scienza, soprattutto la teorizzazione sulla gravità, la trascorse come direttore della zecca di Londra. Il suo compito era quello di coordinare la sostituzione dell'enorme numero di monete d'argento in circolazione che venivano ogni giorno sempre di più contraffatte. Divenne un vero sbirro, un persecutore dei falsari che non esitava a mettere a morte con modalità particolarmente efferate. Il libero manipolatore di metalli e il cercatore del mercurio filosofico, costretto a controllare moneta per moneta, a divenire preda del caos causato dalla naturale tendenza del denaro ad automoltiplicarsi e a sfuggire al controllo. La maledizione de "la moneta circolante crea inflazione" che oggi il pensiero magico dell'ultraliberismo tenta disperatamente di contenere con formule che provocano disastri umani epocali. Newton che "finisce in banca" e l'apprendista stregone che tenta di domare la moneta impazzita senza riuscirvi.
La vita di Newton è un puro esempio di contrappasso e una straordinaria metafora trans-secolare del conflitto tra pura scienza e materialismo.
Alla sua morte il grande scienziato lasciò un baule contenente le sue carte e studi giovanili teologici ed alchemici, rimasti nascosti per anni, fino a quando nel secolo scorso, nel 1936, furono battuti all'asta. Una parte di queste carte segrete, considerate prive di alcun valore scientifico, scritte in un misto di latino, greco antico, inglese del seicento e simboli alchemici, alcuni dei quali a tutt'oggi indecifrati,
fu acquisita da John Maynard Keynes e il resto, soprattutto gli scritti teologici "eretici" perché antitrinitari, finì ad un arabista ebreo e quindi all'Università di Gerusalemme.
Nel 1942, Keynes scrisse, in uno splendido articolo pubblicato con il titolo "
Newton, the Man."":
“Nel diciottesimo secolo, e poi da allora in avanti, Newton prese ad essere considerato come il primo e il più grande degli scienziati dell’età moderna: un razionalista, uno che ci insegnò a pensare seguendo i principi del ragionamento freddo e imparziale. Io non lo vedo in questa luce. Credo che nessuno di coloro che hanno meditato sui materiali contenuti in quella cassa, da lui stesso riempita quando lasciò Cambridge nel 1696 – materiali che, sebbene in parte dispersi, sono giunti fino a noi – possa considerarlo in quel modo. Newton non fu il primo scienziato dell’età della ragione. Piuttosto fu l’ultimo dei maghi, l’ultimo dei babilonesi e dei sumeri, l’ultima grande mente soffermatasi sul mondo del pensiero e del visibile con gli stessi occhi di coloro che cominciarono a costruire il nostro patrimonio intellettuale poco meno di diecimila anni fa.” (
"J.M. Keynes, "Newton, the Man." da
"
Sono un liberale? e altri scritti.")
E' affascinante pensare all'influenza che potrebbero avere avuto questi scritti emersi dall'oscurità del passato su una mente che stava proprio in quel momento, nel 1936, completando la "Teoria generale". A proposito di sincronicità.
Mi viene da pensare che se il baule con le carte di Newton fosse trovato oggi, i fondamentalisti delll'ISIS del Dio Mercato probabilmente lo darebbero subito alle fiamme.