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giovedì 4 ottobre 2012

L'opera dei pupari


Ragionando per luoghi comuni, si dice che dietro ad ogni grande uomo vi sia una grande donna. Invece, dietro agli uomini, ma sarebbe meglio chiamarli caporali, che popolano la politica italiana del nuovo millennio non vi sono ahimè che burattinai, pupari, manovratori, eminenze più o meno grigie. Non ce n'è uno, pare, che possieda uno straccio di autonomia di pensiero e di azione. Sembra impossibile ma ciascuno sembra avere sempre qualcun'altro alle spalle che gli fa da suggeritore. Suggeritore affinché nulla cambi e se qualcosa proprio deve cambiare, che sia nel senso della peggiore reazione conservatrice. Un caso clamoroso di commissariamento e messa sotto tutela di una intera classe politica affinché esegua solo gli ordini.

Di B. si è detto avesse dietro di tutto: la P2 di Licio Gelli, la Mafia. Roba grossa, collettività criminali, poteri innominabili, non singoli personaggi. Si, l'onnipresente Gianni Letta era considerato un'eminenza grigia del berlusconismo ma credo che, in fin dei conti, B. fosse troppo egocentrico per non volere e riuscire ad essere contemporaneamente pupo e puparo di sé stesso. In ogni caso, se B. aveva dei pupari, essi gli hanno consigliato gentilmente di farsi da parte perché il teatro doveva cambiare programma visto che ormai andava deserto sera dopo sera. Un'offerta che non ha potuto rifiutare.

Mario Monti, come sostituto imbonitore della Repubblica, è pupo quasi perfetto, non solo per la parlata anaffettiva ma anche per il modo in cui si impapocchia ed impersona a comando il robot pasticcione. Un C3P8 compìto ed ampolloso a cui manca però inesorabilmente la controparte, il robottino R2D2, per essere perfetto.
Ad ogni modo, fin dal primo momento non vi sono stati dubbi che dietro al bocconiano miracolato e senatore per caso vi fosse non un guru ma un intero congresso internazionale dei suddetti. Con la differenza che chi sta dietro Monti ha la stessa consistenza proteiforme ed impalpabile dei fantasmi che popolano il mondo dei poteri forti. Gente da sempre senza volto ma con le mani in pasta dappertutto.

Per dovere di cronaca segnalo che dietro a colui che un tempo  fu Umberto Bossi c'era Gianfranco Miglio, uno che negli anni settanta andava progettando un'Italia molto simile al disastro attuale assieme alla più potente eminenza grigia italiana, Eugenio Cefis. Ultimamente però, l'Umberto, si era ridotto ai Sabba padani con le streghe (e pure terrone) del cerchio magico. Robetta da inesorabile declino.

Beppe Grillo è attore vero e potrebbe tranquillamente autodirigersi nella politica spettacolo ma anch'egli non sfugge purtroppo alla maledizione del puparo che, al giorno d'oggi, non può mancare al politico modevno e vampante. Il guru di Beppe è noto e soggetto ad una miriade di illazioni sul suo reale potere. Con qualche esagerazione, forse. Perfino un giornale ammodino come l'Economist arriva a definire Gianroberto Casaleggio "un incrocio tra il Cardinale Richelieu e Aleister Crowley".  M'hai detto cotica!

Dietro a Di Pietro, secondo la pubblicistica pidiellina e betulliforme, vi sarebbe stata nientepopodimeno che la CIA. Mani Pulite come black op, come operazione in nero per cancellare la prima repubblica ed insediare la seconda. Questa diceria, comunque, nasce solo dopo che Di Pietro rifiutò un posto da ministro in uno dei primi governi B.

In Vaticano le eminenze - e vorrei vedere - si sprecano. Più porpora che grigie ma non meno pericolose. Ne sa qualcosa il maggiordomo. Opus Dei e Comunione e Liberazione sono i maggiori produttori di influenze cattoreazionarie. In ogni caso, capire chi manovra chi, nelle sacre stanze, per non parlare di fare nomi, è estremamente difficile. Il Vaticano è un enigma avvolto in un mistero (in)glorioso.

E dietro al PD chi c'é? Non si intravvedono purtroppo che il PD stesso, l'ombra del PD e D'Alema. 
Renzi, piuttosto. La chicca più gustosa, nel gioco "indovina chi c'è dietro" riguarda proprio lui.
Secondo Lyndon LaRouche, a tirare i fili del pinocchietto sparigliatore del glorioso partito democratico vi sarebbe un'eminenza grigia con i controcazzi e il botto finale.
Non solo Marco Carrai ma, un gradino ancor più su, quel Michael Ledeen che salta sempre fuori ogni volta che c'è odorino di cambio di regime proveniente dalla cucina atlantica. Personaggio che era stato associato a suo tempo, quando i radicali erano più berlusconiani di B., come suggeritore, all'indimenticato Daniele Capezzone. Quel Michael Ledeen che è coinvolto in parecchi misteri italiani e in altri papocchi tragicomici con protagonisti i nostri servizi segreti, come la bufala della vendita di uranio nigeriano a Saddam, fabbricata grazie all'inventiva dei nostri 6-1-007.
Insomma, noi credevamo che il pericolo venisse da Giorgio Gori, dalla Loggia del Drago e dal cerchio (satanico?) di Doris e invece avevamo alle calcagna la CIA, i think tank, i neocon e il fottuto Pentagono.
E' proprio vero che non si può mai stare tranquilli.

martedì 1 luglio 2008

Consegne straordinarie

Uomini spediti come pacchi postali in giro per il mondo e da una prigione segreta all'altra, con una preferenza per i paesi dove la tortura viene applicata sistematicamente senza tanti problemi. Ad esempio i paesi arabi "amici", disposti a fare il lavoro sporco per conto terzi ma non solo, anche paesi europei volonterosi fiancheggiatori, disposti a mettere a disposizione uomini, mezzi e servizi per coprire il rapimento di presunti terroristi e la loro deportazione verso destinazione ignota.

Il più recente esempio di blackout del diritto internazionale ed il più praticato in totale spregio della legalità, si chiama extraordinary rendition, consegna straordinaria, una delle armi improprie adottate dal governo degli Stati Uniti contro il cosiddetto "terrorismo internazionale", dopo l'11 settembre.

La cosa tragica è che nel mucchio degli uomini-pacco cadono troppo spesso innocenti, come Mohamed. Colpevoli di essere di origine mediorientale o forniti di passaporto-canaglia; destinati a sparire quando va bene per mesi e quando va male per anni. Senza un processo, senza l'assistenza di un legale. Torturati per mesi con modalità disumane. Se liberati, rovinati per sempre nel fisico e nello spirito.
Quando si dice emergenza democratica in Italia e di sabati passati con gli avvocati.
A proposito di Italia, il caso Abu Omar, che ha messo a soqquadro i nostri servizi segreti e inguaiato una mappata di giornalisti e spioni vari grazie all'opera dei magistrati inquirenti, rappresenta il nostro personale momento di vergogna nazionale, oltretutto squisitamente bipartisan. Quando la Mamma chiama, non importa di che colore è il governo, l'importante è che prenda il topo. O il capro espiatorio.

Gli uomini che sono rinchiusi da sette anni a Guantanamo, la maggioranza dei quali ancora in attesa di un processo che non sia una farsa, furono catturati grazie alle rendition.
Alcuni di loro sono riusciti a far conoscere la loro storia alla stampa grazie alla perseveranza dei loro famigliari, disperati di non poter far nulla contro il Grande Moloch che deve giustificare, con atti brutali ed eclatanti, la famigerata guerra al terrorismo.
Se abbiamo saputo dei retroscena delle rendition lo dobbiamo però anche a quella parte di opinione pubblica americana formata da politici, giornalisti, militari e società civile che giustamente si indigna di fronte a questa licenza di torturare ed uccidere pretesa dalla CIA e praticata in tutto il mondo. Con i capobastone della Casa Bianca, Bush e Condoleezza in testa, pronti a fare giurin giuretto che " loro i prigionieri non li hanno mai torturati".

La trama di "Rendition", un bel film di Gavin Hood interpretato da Jake Gyllenhaal e Reese Witherspoon che ho visto di recente, si basa su una di queste storie. Negli extra del dvd vi è un documentario che racconta alcune delle storie vere di vittime delle deportazioni.


giovedì 6 marzo 2008

Per una evidente incompatibilità

"Per una evidente incompatibilità chiedo che ai miei funerali non partecipino autorità dello Stato, né uomini di partito perché non degni di accompagnarmi con la loro preghiera e il loro amore." (Aldo Moro, lettere dalla prigionia).

"Dobbiamo fare ogni sforzo per sopprimere quel genere di notizie [trattasi della controinformazione]. Se qualche resistenza compare, dobbiamo sottolineare con forza che essa viene da 'isolati' ostinati individui, mal informati o disonesti, che non sono affiliati a nessun gruppo o partito importante. [...] L'inevitabile sospetto che il colpo di Stato è opera delle macchinazioni della Compagnia [la CIA], può essere stornato attaccandolo violentemente e l'attacco sarà tanto più violento quanto più questi sospetti sono giustificati. Faremo uso di una selezione adatta e opportuna di frasi sgradevoli, [...] che restano utili come indicatori del nostro impeccabile nazionalismo".
(Edward Luttwak, "Strategia del colpo di stato").
Chi si fosse illuso ieri sera di sentire parlare, nella puntata di"Enigma" dedicata al trentennale del delitto Moro, delle ultime clamorose rivelazioni di Galloni sulle infiltrazioni dei servizi americani e israeliani nel terrorismo rosso, dell'intervista a Guerzoni all'Annunziata (nel link in versione integrale) e dei 100 faldoni su Moro, coperti dal segreto di stato giacenti negli armadi della Commissione Stragi, o magari del fatto, vero o no, che il governo Prodi sarebbe caduto anche perchè avrebbe dovuto decidere sul mantenimento o no del segreto di stato sul caso Moro, è rimasto appunto un illuso.
La propaganda e la ragion di casta ormai entrano regolarmente a gamba tesa ogniqualvolta si tenta di togliere il velo dai misteri d'Italia, spezzando le gambe alla ricerca della verità storica. La storia sono loro, praticamente, e se la scrivono e riscrivono come pare a loro, cancellando ciò che non gli garba.

Ho provato pena a vedere Maria Fida e Luca, quell'allora bambino al quale Moro dedicò le più struggenti lettere dal carcere, sequestrati anche loro per due ore a sentire le appassionate ricostruzioni dell' "io c'ero" Beppe Pisanu (allora segretario di Zaccagnini e in seguito invischiato con faccendieri come Carboni e Calvi e nello scandalo P2) e soprattutto del falcone dei neocon Edward Luttwak, esperto nel raccontare la politica e la storia in forma omogeneizzata per un pubblico di bambini piccoli ed anche un poco deficienti. Uno che ha della vita la seguente visione:
"Tutto il potere, tutta la partecipazione, è nelle mani di una piccola élite istruita, benestante e sicura, e quindi radicalmente differente dalla vasta maggioranza dei suoi concittadini - praticamente una razza a parte".
Immaginate la scena, con l'Augias che chiede all'amerikano se gli amerikani c'entrano con Moro. Assolutamente no, risponde Luttwak, perchè allora c'era Carter e Kissinger non contava più un cazzo. Figuriamoci, si parla di quel tipo di gente che i "presidenti passano ma loro rimangono" e che, dilettandosi di scrivere manuali sul golpe, dichiarano:
"Il nostro strumento sarà il controllo dei mezzi di comunicazione di massa. [...] Le trasmissioni radio e televisive avranno lo scopo non già di fornire informazioni sulla situazione, bensì di controllarne gli sviluppi grazie al nostro monopolio sui media". (Edward Luttwak, "Strategia del colpo di stato").
Il bello è che, quando Luttwak assolve gli Stati Uniti da qualunque responsabilità, per principio, e perchè gli amerikani non fanno queste cose, invece di discutere delle numerose testimonianze di minacce, intimidazioni ed aperta ostilità provenienti a Moro da oltreoceano negli anni precedenti il suo sequestro, non c'è un solo giornalista tra i presenti, né il tenutario né i signorini seduti sul divano, che osi controbattere. Così, lo spettatore che crede che Luttwak sia veramente un politologo va a letto convinto che Moro l'abbiano ucciso i comunisti perchè voleva portare i comunisti al governo.
Il falcone assolve anche l'ex Unione Sovietica ma le sue conclusioni sono altrettanto assurde. Non possono essere stati nemmeno i russi perchè non hanno mai ucciso nessun capo di stato europeo e quindi non possono essere stati loro.
Tra l'altro, non c'è uno straccio di agente o ex del KGB in studio che possa dire la sua a conferma o in antitesi a ciò che afferma l'amiko amerikano.

A proposito, si è parlato, nella puntata, anche del presunto ma molto probabile attentato a Berlinguer durante un viaggio in Bulgaria. Sicuramente la guerra fredda è stata lotta senza quartiere tra bande avverse ma che il KGB abbia tentato di far fuori Berlinguer non vuol dire che abbia fatto lo stesso con Moro.
E' francamente ridicolo anche terminare la puntata andando a parare nella stantìa ipotesi del Grande Vecchio Igor Markevitch che agiva per conto dell'Est, con Paolo Mieli che dà la sua benedizione pontificia, giusto per non parlare del terrorista anomalo Moretti, dei comunicati BR scritti su macchine per scrivere di proprietà dei servizi segreti, dei covi mai scoperti in appartamenti di proprietà dei servizi, della Scuola Hyperion di Parigi, del ruolo della 'Ndrangheta a Via Fani, della Banda della Magliana, della P2 e dei servizi segreti. E di quello psichiatra americano, Steve Pieczenik che dava consigli a Cossiga nel comitato di crisi e che Luttwak ci ha rivelato essere suo vicino di casa.

Il caso Moro è una delle pagine chiave della nostra storia. L'ipotesi che potrebbe venir confermata un giorno dagli storici è che un sequestro ideato inizialmente da un gruppo rivoluzionario comunista sia stato preso in carico, attraverso il gioco delle infiltrazioni, da chi, in occidente, aveva interesse a liberarsi di un politico scomodo e troppo fiero come Aldo Moro. Con i sovietici che sono stati a guardare e hanno lasciato fare perchè anche a loro i comunisti italiani al governo per quella terza via berlingueriana non sarebbero andati a genio.
Moro muore e sono tutti contenti.

La cosa sconvolgente è che la previsione di Pecorelli che un giorno sarebbe arrivata un'amnistia a tutto condonare si è avverata. I brigatisti coinvolti nel sequestro e omicidio sono quasi tutti fuori e la cosa per fortuna è stata rimarcata anche nella puntata di "Enigma". Però anche chiedersi il perchè di una cosa tanto strana, tra una trama del KGB e l'altra, non sarebbe stato male. Giusto per fare informazione e non flanella.



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domenica 2 marzo 2008

A letto con il nemico. Quarant'anni di sovranità limitata.

Nella storia d'Italia dal 1945 ad oggi, vi sono argomenti chiave che hanno sempre causato la rovina politica e anche fisica degli statisti che hanno osato farli propri e sono principalmente: la tendenza a porsi nelle vicende mediorientali dalla parte palestinese, l'opporsi alle indicazioni israelo-statunitensi in termini politico-energetici, il voler porre termine alla conventio ad excludendum per i comunisti al governo e la ribellione tout-court ai diktat imperiali.
Proviamo a fare qualche esempio concreto ricordando fatti storici importanti.

La politica energetica italiana asservita al potere delle Sette Sorelle, ovvero le compagnie petrolifere americane, provò a scegliere una via alternativa ed autonoma con Enrico Mattei nei primissimi anni sessanta.
L'idea di Mattei era semplice e rivoluzionaria allo stesso tempo: andare dai paesi arabi produttori e proporre un contratto di collaborazione 75-25. Il 75% dei ricavi ai paesi produttori e il 25% per la compagnia concessionaria, non il 50-50 proposto solitamente dalle Sette Sorelle. Mattei, che sapeva fare bene i suoi affari e usava la politica, non se ne faceva usare, avrebbe aperto anche agli scambi commerciali con l'allora Unione Sovietica. Bypassare gli americani, fare affari con gli arabi da pari a pari, comperare metano dai russi. Sono ragioni sufficienti per causare un piccolo incidente con un aereo?

Negli stessi anni un politico democristiano, Aldo Moro, apriva un dialogo con le sinistre, cercando di uscire dalla logica della conventio ad excludendum imposta dalla NATO.
Nel 1964, un tentativo di golpe con a capo il generale De Lorenzo, organizzato dalle stesse forze che hanno sempre cercato di mantenere il timone della politica italiana saldamente a destra e nella logica spartitoria di Yalta, cercò di rovesciarlo una prima volta. Una nota della CIA di allora, afferma:
"Qualunque formula di centro-sinistra venga adottata, fallirà inesorabilmente. L'unica soluzione è il rovesciamento dell'attuale coalizione di governo... Questa crisi è stata provocata dalla riluttanza della DC di agire contro la sinistra... Le forze di centro devono capovolgere l'attuale trend e ritornare a un governo di centro liberal-democratico".
Il golpe rientrò ma l'ostilità verso Moro da parte degli ambienti atlantici per il suo filo-arabismo, esercitato per molte volte come ministro degli Esteri, continuò anche a causa di presunti accordi segreti con l'ala militare dell'OLP, stipulati per risparmiare all'Italia atti di terrorismo.

Negli anni precedenti il 1978, la sua volontà di coinvolgere il Partito Comunista nelle responsabilità di governo si scontrò ripetutamente non solo con gli alleati americani, ma perfino con quelli europei.
Documenti recentemente desecretati parlano di un presunto progetto di golpe in Italia nel 1976 organizzato dai servizi britannici che si dicevano preoccupati per un eventuale partecipazione dei comunisti al governo. Al G7 di Portorico l'Italia si presentò senza un governo:
"Ci sono Moro e Rumor, ma solo per salvare le forme. Gerald Ford, Callaghan, Schmidt e Giscard d'Estaing si incontrano alle 12,45 di domenica 27 giugno al Dorado Beach Hotel per un pranzo di lavoro e qui si verifica un pietoso incidente. Lo descrive brutalmente Campbell, futuro ambasciatore britannico a Roma: "Quando arrivano per il lunch, ai due sfortunati ministri italiani viene impedito di entrare". È il massimo dell'umiliazione.

Appena chiuse le porte, si affronta il "problema Italia". Il verbale di quell'incontro viene redatto dal funzionario Fergusson. Pur riconoscendo che gli italiani devono decidere da soli, i quattro capi di Stato sono d'accordo che occorre fare tutto il possibile perché i comunisti restino fuori dal potere. Giscard propone di elaborare, in una prossima riunione da tenersi a Parigi, una bozza di programma di governo che gli italiani dovranno accettare in cambio di un sostanzioso aiuto finanziario". (da Repubblica, 1-2-3)
Lo scandalo Lockheed, scoppiato quello stesso anno, fu dominato dalla campagna contro "Antelope Cobbler", il fantomatico politico corrotto dietro al quale non si faceva fatica a riconoscere Aldo Moro, nonostante non venisse mai esplicitamente nominato. La campagna, fondata su false accuse, fu orchestrata dai nemici storici di Moro, il più accanito dei quali era Henry Kissinger.
Le prime allusioni a Moro come "l'Antelope Cobbler" nascono da un memorandum dell'assistente del Dipartimento di Stato americano Loewenstein, un uomo di Kissinger. La notizia fu divulgata alla stampa dall'ambasciatore Luca Dainelli, che l'aveva saputa dall'avvocato dell'ex ambasciatore a Roma John Volpe. Dainelli era stato consulente di Antonio Lefebvre d'Ovidio, il mediatore d'affari della vicenda Lockheed.

Lo scandalo Lockheed viene usato dal 1976, anno in cui la commissione Frank Church del senato USA cominciò le sue indagini sulle attività delle multinazionali, per orchestrare 'Watergates' contro le frazioni pro-sviluppo di tutto il mondo". E ancora: "Tra i principali accusatori... fu Luca Dainelli, membro dell'International Institute for Strategic Studies, ex ambasciatore italiano negli USA. Dainelli... è monarchico, tanto monarchico da non voler mettere piede nel Quirinale, che ritiene «usurpato» dalla Repubblica."

Era chiaro che, indicandolo come il destinatario delle bustarelle, si voleva assassinare politicamente Moro e far naufragare il suo progetto, ma il disegno non riuscì. La corte Costituzionale archiviò la posizione di Moro il 3 marzo 1978, e cioè tredici giorni prima dell'agguato di Via Fani. (fonte: Movisol)
Si è sempre parlato di minacce da parte dell'entourage di Kissinger a Moro negli anni precedenti il suo sequestro. Si è parlato di un incontro a New York con il segretario di Stato dal quale Moro uscì terribilmente turbato, tanto da sentirsi male poco dopo nella Cattedrale di St. Patrick, fatto testimoniato dalla signora Eleonora Moro in commissione d'inchiesta. La cosa è confermata da Giovanni Galloni, collaboratore di Moro, che l'anno scorso ha dichiarato in un'intervista:
«Nel 1974, il presidente Ford e Kissinger (allora ministro degli esteri e capo della Cia) convocarono a Washington il nostro presidente della Repubblica, che era Giovanni Leone e il ministro degli Esteri, Moro. Gli americani erano preoccupati per le frasi di Aldo Moro, quando, dopo il referendum sul divorzio, iniziò a parlare dell’attenzione che si doveva rivolgere al partito comunista. Ad un certo momento della riunione Kissinger chiamò Moro e gli disse chiaramente che se continuava su quella linea ne avrebbe avuto delle conseguenze gravissime sul piano personale».
Sempre Galloni ha rivelato come il presidente della DC gli avesse confidato, nelle settimane precedenti al sequestro, la notizia secondo la quale le BR sarebbero state infiltrate dai servizi americani ed israeliani. Moro aveva avuto l'informazione, definita certa, per vie traverse ma si lamentava ed era seriamente preoccupato del fatto che nessuno lo avesse avvertito per via ufficiale, essendo gli Stati Uniti ed Israele paesi alleati dell'Italia.



Il suo rapimento avvenne il 16 marzo del 1978, lo stesso giorno in cui il governo presieduto da Andreotti che avrebbe visto il sostegno diretto del PCI si presentava alle Camere. Coincidenze troppo clamorose per ingannare coloro che conoscevano bene gli ambienti del Potere.
"Il cervello direttivo che ha organizzato la cattura di Moro non ha niente a che vedere con le Brigate Rosse tradizionali. Il commando di Via Fani esprime in forma desueta ma efficace la nuova strategia politica italiana. Curcio e compagni non hanno nulla a che vedere con il grande fatto tecnicistico politico del sequestro Moro.
Le Br non rappresentano il motore principale del missile, esse agiscono come motorino per la correzione di rotta dell'astronave Italia".
Queste parole furono scritte sulla sua rivista "OP" da Mino Pecorelli, giornalista della P2 invischiato con i servizi segreti, ammazzato nel 1979, secondo la tesi più probabile, per aver minacciato di fare clamorose rivelazioni sul memoriale di Moro.
Sul caso Moro ritornerò estesamente nei prossimi giorni, ricorrendo il 30° anniversario di quella tragedia.

Passando agli anni '80, l'incidente di Sigonella del 1985, seguìto alla presa in ostaggio della nave "Achille Lauro" da parte di un commando palestinese, durante il quale vi fu l'assassinio dell'ostaggio ebreo-americano Leon Klinghoffer, fu probabilmente fatale a Bettino Craxi. Craxi si oppose al diktat americano, disobbedendo a Ronald Reagan in persona, negando l'estradizione di Abu Abbas nella base americana di Sigonella e minacciando addirittura uno scontro militare con gli americani.
Una curiosità, nella famosa telefonata tra Craxi e Reagan fece da mediatore Michael Ledeen, un personaggio (ora accreditato presso i Neocon ed il PNAC) che gironzolava anche durante il sequestro Moro per le stanze dei comitati di crisi zeppi di iscritti alla P2, assieme all'altro grande consigliori Steve Pieczenik, lo psichiatra incaricato dagli americani di condurre la PSYOP che doveva dichiarare Moro impazzito e in preda alla sindrome di Stoccolma, quindi inattendibile.

Tornando a Craxi, secondo tesi recenti, non si esclude che molte delle sue disgrazie del periodo di Mani Pulite siano cominciate proprio a causa di quella ribellione, oltre al fatto che anche lui, casualmente, in quanto a filoarabismo e come amico personale di Yasser Arafat, non scherzava. A margine si può anche ricordare come Craxi fosse l'unico politico disposto a trattare con le Brigate Rosse per la liberazione di Moro, rompendo il muro della fermezza dell'intero arco costituzionale di allora.

Tutto questo per tenere a mente che quando si parla di essere amici degli Stati Uniti e di Israele, viste queste strane ed inquietanti coincidenze passate, bisognerebbe ricordare agli alleati che l'alleanza prevede una situazione alla pari e non rapporti di sudditanza caratterizzata dalla necessità della sovranità limitata del suddito. Una riflessione da girare a qualunque governo abbia la (s)ventura di capitarci per le prossime elezioni.

Sarà un caso ma, dopo il pugno sul tavolo di Craxi, non si è più visto un politico italiano che abbia osato distinguersi nelle scelte di politica internazionale dai voleri imperiali.
Siamo andati allegramente a bombardare la Serbia, abbiamo preso il fuciletto a tappo e siamo partiti per la guerra al terrorismo in Afghanistan e in Iraq sperando di raccattare le briciole da sotto il tavolo. Non abbiamo detto no ad alcuna iniziativa militare di Israele, abbiamo ingoiato qualunque balla anzi, qualcuna l'abbiamo pure fabbricata noi, vedi Dossier Niger dove, non ci crederete, ma c'entra ancora una volta Ledeen. Ci siamo abbassati i pantaloni in qualunque circostanza perchè ci vantiamo di essere veri amici della vera democrazia, compresa quella tipo esportazione.
In attesa di riappropriarci di un minimo di sovranità nazionale.


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sabato 16 febbraio 2008

Impara l'inglese dormendo

"Where is the cat?"

L'amico Giuseppe Norma, autore di fenomenali recensioni cinematografiche sul blog di Cima, firmati con lo pseudonimo Merderetti, mi ha inviato questo testo per email ed io non resisto a non riproporlo qui.
English is good for you - 3 moduli facili facili per apprendere l'inglese
Chi dice che l'inglese è facile... legga questo a voce alta....

Ci sono Tre Moduli.
1 - Modulo principianti:

Tre Streghe guardano tre orologi Swatch. Quale strega guarda quale Orologio Swatch?

In inglese:

Three witches watch three Swatch watches. Which witch watches which Swatch watch?

2 - Modulo avanzato:

Tre streghe 'trans' guardano I cinturini di tre orologi Swatch. Quale strega trans guarda i cinturini di quale orologio Swatch?

In inglese:

Three switched Witches watch three Swatch watches' switches. Which switched Witch watches which Swatch watch's switch?

3 - Modulo per masters:

Tre Streghe svedesi transessuali guardano I cinturini di tre orologi 'Swatch' svizzeri. Quale strega svedese transessuale guarda quale Cinturino di quale orologio 'Swatch' svizzero?

In inglese:

Three Swedish switched witches watch three Swiss Swatch watch's switches. Which Swedish switched witch watches which Swiss Swatch watch's switch?

..... fanc..., meglio 'o napulitano !!!
Ecco, dedicato a coloro che dicono che basta mandare il figlio in Inghilterra un'estate e ti padroneggia la lingua. O che basta mettersi le cuffiette la sera prima di andare a letto.
Ma anche a coloro come me che hanno studiato per oltre vent'anni l'inglese prendendo diplomi su diplomi, corrispondendo con decine e decine di pen-pals e che, parlando con dei madrelingua, sono riusciti a passare più volte per americani. Ho provato il test di Beppe ma ho rischiato seriamente di mozzarmi da sola la lingua tra i denti.
Vi sono certi scilinguagnoli che solo chi è nato ai piedi della Statua della Libertà o del Big Ben può padroneggiare. E' un fatto genetico, diciamolo.

Se volete veramente sperimentare il senso di impotenza che ti dà il non saper pronunciare l'inglese provate a cantare questa nota canzone country, "The Auctioneer" (il banditore d'asta).
Pare che la CIA la utilizzi come test per smascherare gli agenti stranieri infiltrati, facendogliela cantare.





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