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mercoledì 17 dicembre 2014

Traditori


Sapete come si leggono i giornali, anche quelli online come Repubblica.it? Dovete leggerli dal basso verso l'alto e dall'ultima alla prima pagina, se volete capire, nell'ordine: cosa vogliono che ignoriate, che invece sappiate e con che cosa vogliono distrarvi. I distrattori servono anche per indurvi a negligere fatti importanti che però in quel momento non devono attirare la vostra attenzione. Più in basso o nelle pagine interne possono anche trovarsi le notizie che apparentemente non sembrano importanti ma che, se le tenete d'occhio, potete giurare che di lì a qualche giorno acquisteranno maggiore evidenza e risaliranno verso l'alto.

In questi ultimi giorni, tra le notizie in secondo piano ma importantissime ce ne sono state due che hanno riguardato la libertà di informazione e di espressione.
Lunedì 15 dicembre Giulietto Chiesa, che si trovava in Estonia per una conferenza dal titolo "La Russia è nemica dell'Europa?", è stato inspiegabilmente tratto in arresto dalle autorità locali e notificato dell'esistenza di un decreto di espulsione del governo estone del quale però non si conosce ancora la motivazione. Una cosa inaudita per un paese cosiddetto europeo, e che non ha avuto certo sulla stampa il riscontro che avrebbe meritato, tranne quello di colleghi di specchiata onestà intellettuale come Marcello Foa. Chiesa, commentando il suo immotivato arresto nell'Estonia facente parte dell'UE, ha protestato che "questa non è certo l'Europa di Spinelli". Sicuro sicuro, Giulietto?

Come mai, più o meno contemporaneamente, in Spagna il governo Rajoy riusciva a far approvare dalla Camera, in attesa del passaggio al Senato, la cosiddetta "ley mordaza" una legge di sicurezza pubblica particolarmente restrittiva, una sorta di Patriot Act che, secondo i critici, potrebbe rappresentare un ritorno ad un clima da dittatura? Non dicevamo giusto nel post precedente che coloro che si sono incaricati di subprimizzare intere nazioni cancellandone le costituzioni democratiche, ritenevano la Spagna troppo legata a contraddizioni del periodo post-franchista?
Cosa sta succedendo veramente in Europa? Forse possiamo capirlo analizzando la giornata di ieri, 16 dicembre dal punto di vista dell'azione della propaganda mediatica.

Dite la verità, dei dieci comandamenti ve ne è rimasto impresso solo uno: quello del "non rubare". E scommetto che dell'esegesi piddina della Legge spalmata su due lunghissime e narcolettiche serate televisive condotte dal catechista più pagato al mondo ricordate solo che il Signore quel comandamento lo scrisse espressamente in italiano. 
Bene, era proprio quello il messaggio e l'avete recepito. Irrorazione di autorazzismo completata. Ricordiamo che un senso di vomito è perfettamente normale. Ringraziamo il born again Benigni e i nostri comunisti preferiti per la collaborazione.

Passiamo oltre. Sempre della giornata di ieri, cosa ricordate d'altro? La strage dei bambini in Pakistan, certo. Dice che andavano a scovarli classe per classe. Come a Columbine. Come sull'Isola di Utoya e prima ancora a Beslan. Già, Beslan.
Ignobile attentato terroristico, vero. Avete però soprattutto ascoltato in tutti i TG l'aspirante fratello gridare in Parlamento contro i grillini che l'avevano esortato a "pensare piuttosto ai bambini italiani", anche se pare che nessuno l'abbia detto veramente. Come nell'esperimento di psicologia della testimonianza "del cane lupo", che tutti hanno visto ma che non è mai esistito, l'importante non è la causa ma l'effetto, cioè quello che ha potuto gridare il boy scout attraverso la televisione nei nostri salotti, prima che un altro toscano in vena di predicozzi vi pontificasse a caro prezzo: "Come si fa a dire: "pensa ai bambini italiani!!""
Giusto, i bambini italiani contano zero, come quelli greci. Che si sappia in giro. Altro messaggio arrivato e download completato. Un parlamentare del M5S, in piena illuminazione, ha fatto il salto della quaglia dichiarando nefasta l'uscita dall'euro e l'alleanza con Farage del Movimento. Boy scouting in diretta e nessuna denuncia di scilipotismo sui media, ci mancherebbe.

Andiamo ancora avanti. Non ricordate proprio altro di questa intensa giornata?
Strano, perché ieri è scattata l'offensiva della nuova Operazione Barbarossa, l'attacco alla Russia. L'Impero colpisce ancora secondo il motto "Yes we can (do whatever we want)". Niente divisioni corazzate ma solo una perfetta manovra concentrica di speculazione finanziaria a colpire non solo il rublo ma l'intera economia russa. Lo vedete nel box qui sotto di Repubblica.it, all'inizio collocato a fondo pagina e man mano risalito nella giornata.
Quel "i russi iniziano ad avere paura" sottolineato è tutto un programma.


Visto che ricompare lo spread, che conosciamo bene, dovremmo essere ormai allenati a riconoscere dal fetore i Blitzkrieg del potere finanziario, eppure l'attacco di ieri ve l'hanno venduto ancora una volta come qualcosa di simile ad un castigo divino, la prova che gli dei non amano il presidente Putin, la Madre Russia, la sua moneta (sovrana) e la sua indipendenza. Non sono mancate le stoccate sugli oligarchi maialoni e mafiosi puniti dall'azione di mercati antropomorfi inesistenti, come proiezione del delirio psicopatico degli ordoliberisti.
Ovviamente c'è stato chi si è detto lieto, a differenza della Russia e del suo rubletto, di far parte dell'eurozona e di essere così protetto dalle tempeste finanziarie. 

Riassumendo: nel giorno in cui i talebani riconquistano le prime pagine con una strage particolarmente ripugnante in Pakistan e all'indomani dell'attacco terroristico in Australia ( se no che terrorismo globale e che guerra trentennale al terrorismo è?), una sconvolgente ondata speculativa si abbatte sulla Russia, facendo diventare prove i numerosi indizi che suggeriscono che siamo leggerissimamente in guerra. Siamo nel senso dell'entità europea volgarmente chiamata UE in guerra con la Russia di Putin. Si comincia a capire un po' il perché dell'arresto di Giulietto Chiesa?

Facciamo un passo indietro. Domenica 7 dicembre, Sant'Ambroeus. Matteo Salvini è ospite di Lucia Annunziata per una lunga intervista, che vi propongo integralmente.



Lucia incalza Matteo (il Matteo cattivo, non quello buono) da vera giornalista d'assalto, pone domande scomode come "Lei è fascista o no? Sa, è un dibbbattito interessante". E' per la storia della Le Pen, ovviamente. Poi arriva la domanda sulla recente visita di Salvini a Mosca e qui Lucia tira fuori l'interrogante da prigione del popolo che è in lei.
Perché Salvini è andato a Mosca? Per difendere l'export e il made in Italy ma Lucia ne fa una questione assai più grave:

"Andare a Mosca è qualche cosa che qualcuno potrebbe dichiarare tradimento dell'interesse nazionale."

(Qui c'è un parametro illogico. Visto che Annunziata, essendo antifascista, sicuramente rigetta il nazionalismo nel senso di quello italiano, di quale interesse nazionale sta parlando? Io un'ipotesi l'avrei ma non la dico.)
Il concetto viene confermato alla fine dell'intervista:
"Questa storia sulla Russia la considero un filo da traditori".

Domanda: quand'è che si viene considerati traditori visitando un paese straniero? Quando con questo paese straniero si è in guerra.
Siamo quindi proprio in guerra con la Russia? E quando, di grazia, sarebbe stata dichiarata? E' perché siamo in guerra che Chiesa è stato arrestato per il fatto di voler parlare dei rapporti tra Europa e Russia in un paese della UE? 
Subdolamente, questo articolo di Repubblica sembra suggerirlo. Chiesa non ha fatto nulla, si è solo permesso di criticare l'Occidente, ovvero lo schieramento del quale fa parte, in tempo di guerra.
Settant'anni di pace assicurata dall'Europa e non sentirli.




lunedì 17 marzo 2014

Democrazia è quando popolo fischia


Eh già, le zie ricche europee e i neo-cons (nel senso francese) d'oltreoceano si sono beccati nu bello pernacchio alla De Filippo dall'orsetto crimeo, deciso a restare vicino a mamma orsa russa. 
Perché mai un referendum svoltosi in maniera regolare, a detta degli osservatori stranieri (ma diranno che quelli cinesi non valgono come i loro bambocci dell'OCSE), non debba essere rispettato nel suo risultato solo perché questo fa male al re, dovrebbe rendere chiaro all'osservatore il carattere pericolosamente sociopatico ed antidemocratico della politica estera occidentale; di questo impero ultradecadente impegnato nella quarta guerra mondiale per il nuovo secolo americano ovvero del trionfo del capitalismo assoluto e dell'instaurazione del Reich delle multinazionali. 

Non è difficile capire perché i referendum di autodeterminazione debbano essere evitati, annullati o dichiarati in fuorigioco. Perché oggi c'è la Crimea e domani, chissà, la Gran Bretagna potrebbe chiedere ai sudditi di sua maestà se desiderano dare un calcio all'Europa e la permanenza nella garrota unica dei trattati europei potrebbe venir sottoposta, nei paesi nei quali fosse previsto, a revisione mediante referendum.

Scusate, cari i miei sociopatici: il golpe ucraino della raperonzola bionda con i suoi contractor-boys vale e l'autodeterminazione del popolo crimeo a maggioranza russofila non vale? Certi pur discutibili primi ministri eletti dal popolo possono essere esautorati con un golpetto ben assestato sul coppino ed al loro posto possono venire imposti degli avventizi non eletti ma da voi nominati e sul vostro libro paga? 
E' il principio di indeterminazione applicato al concetto di democrazia. Un referendum è valido o non valido a seconda del punto dal quale lo osservi. Capisco ma non mi adeguo.
Per me, e per qualunque essere pensante e raziocinante, democrazia è quando popolo fischia.

La Fuhrerin Merkel ha notoriamente una fottuta fobia dei cani.
Guardate che gran pezzo di cagnone molto karasciò è andato ad annusarla, pora bestia.
Io co 'sto Putin tra un po' me ce fidanzo.




giovedì 4 luglio 2013

Piccioni viaggiatori



L'ex marine Lee Harvey Oswald che, mentre era nel corpo, aveva chiesto di frequentare un corso di russo, un giorno del 1959 si presentò alle autorità di Mosca chiedendo un visto per l'URSS. Dopo averlo ottenuto, si trasferì a Minsk, gli fu trovato un lavoro da operaio e sposò una russa. Poi, poco prima di ottenere la cittadinanza sovietica, nel 1961, cambiò idea e volle tornare nel suo paese. Non ebbe alcun problema ad oltrepassare la Cortina di Ferro ed anche la moglie Marina poté lasciare l'URSS con lui. Tornato in America, da comunista quale si era sempre dichiarato, Oswald cominciò a frequentare ambienti dell'estrema destra eversiva più ferocemente anticomunista e salì infine sul palcoscenico del complotto per l'uccisione del presidente John F. Kennedy come attore protagonista. 

Nei giorni del Datagate (qui un'ottima cronologia di questa vicenda tuttora in corso),  mi è tornato in mente proprio Lee Oswald e la sorprendente stranezza di quel poter entrare e uscire dalla Russia proprio nell'epicentro della Guerra Fredda, come appunto avrebbe potuto fare solo un piccione viaggiatore. O, nella sua versione umana, un agente di qualche ente governativo in missione.

Se voi foste una superpotenza e voleste far arrivare un messaggio, magari relativo a qualcosa di grosso che bolle in pentola e che riguarda i fatti dei quali il mondo non viene mai a conoscenza, o comunque qualcosa che voi aveste interesse a divulgare (magari anche un falso), ad amici e nemici, presunti amici/nemici e finti amici/nemici dei punti chiave del mondo senza passare attraverso i canali ufficiali ed in maniera assolutamente riservata rispetto alla pubblica opinione, cosa fareste?
Beh, io prenderei un ragazzotto che ha lavorato per me, gli lascerei trovare da fotocopiare un bel po' di materiale  (solo in apparenza scottante, in realtà innocuo e relativo a fatti stranoti) e lo manderei in giro a far sapere ai miei amici/nemici ciò che ho interesse che sappiano, facendo intendere che il ragazzotto abbia tanto ancora da spiattellare perché è uno dei miei e si è pentito. Magari cose che loro temono sappia di loro.
L'importante è che la cosa faccia molto rumore, ovverosia che i media facciano il maggior scarmazzo possibile attorno alla faccenda. Così l'attenzione sarà focalizzata sull'eroe per la libertà che riempie le paginate e le sue (false) rivelazioni clamorose, mentre io e i capi e le agenzie degli stati coinvolti, che non sono fessi e conoscono bene come funziona il gioco, ci facciamo i nostri affari innominabili in pace, ci scambiamo i nostri finti segreti e le reciproche bugie. Sono queste le vere talpe che scavano nella storia.

Non è necessario che il ragazzotto-piccione sia consapevole fino in fondo del suo doppio ruolo. Si può anzi usare con maggior garanzia di successo un idealista che creda veramente che io gli abbia lasciato svelare dei segreti (senza farlo secco il giorno dopo, per altro) e che lui stia agendo in nome della libertà e della democrazia. Un patriota, insomma.
Qualsiasi falso condito con un pizzico di verità diventa ancor più credibile.
Una volta ottenuto lo scopo prefissatomi e diradatosi il polverone mediatico diversivo sullo "scandalo", potrò riaccogliere a braccia aperte l'agente prodigo, perdonandolo platealmente (così farò risaltare la mia democrazia), e far calare il sipario sulla commedia, fino a quando non sarà necessario rimettere in scena lo spettacolo.

Nel frattempo che mi sarò guardato dai nemici, grazie a Iddio e come divertissement aggiuntivo, avrò potuto scoprire, attraverso le loro pubbliche reazioni alla commedia, quelle che svelano quali sono gli obblighi che hanno presso i loro referenti - per ultimi gli elettori - quali tra i miei amici sono più spudoratamente pronti a tradirmi; tipicamente sono sempre i più zelanti e quelli che minacciano di alzare la testa per ribellarsi al mio potere.
Non solo, posso anche scoprire, tra i nemici, chi è veramente il più irriducibile, chi è il più ambizioso tra gli emergenti cosiddetti indipendenti e il prossimo disposto a vendersi, prezzo compreso.

Dite che non è possibile, che è una ricostruzione troppo fantasiosa? Che gli eroi per la libertà in forma di ragazzotti che lavoravano per la NSA ma ora si sono pentiti e sono liberi di mettere in pericolo la sicurezza nazionale degli Stati Uniti esistono veramente e che i segreti siano sempre veri segreti, anche se molto probabilmente in realtà non esiste alcun documento in grado di rivelarli, perché il potere è tutto meno che fesso e non lascia prove a meno che non voglia disseminarne apposta?
E poi, in fondo, riflettete su un ultimo punto: cosa ha veramente svelato di così clamoroso in questi anni, tanto per fare un esempio, Wikileaks?


lunedì 20 agosto 2012

Pussy pussy, bau bau


Non volevo occuparmi delle Pussy Riot, soprattutto dopo che Debora Billi ha scritto più o meno tutto ciò che ne avrei scritto io. Però voglio aggiungere qualcosa su queste simpatiche fenomene in passamontagna; giusto alcune considerazioni.

La prima riguarda l'elemento di propaganda che contraddistingue il loro caso. Anche questa volta, come altre, ho paura che i media abbiano suonato i campanelli e i cagnolini di Pavlov abbiano salivato. Voglio dire che, nuovamente, la nostra capacità di indignarci per qualcosa che accade nel mondo potrebbe essere stata eteroguidata dagli stessi che selezionano quotidianamente ciò che dobbiamo e non dobbiamo venire a sapere. 
Questo per spiegare che chi, nel caso delle tope ribelli, ha sentito puzza di bruciato, di polpettone precotto e confezionato e non si è scomposto più di tanto, magari manifestando un certo fastidio per l'eccessivo can-can, forse si è domandato come mai tanto casino dietro alla sorte proprio di queste ragazze e niente, neppure un lamento, per altre situazioni di dissenso ed opposizione magari più gravi che il mondo ci offre quotidianamente. Che so, vogliamo fare alcuni esempi? Ci sono ancora dei disgraziati rinchiusi illegalmente a Guantanamo dal 2001 sottoposti a torture inenarrabili con i loro parenti che chiedono inutilmente giustizia; c'è la questione palestinese che è il più clamoroso caso di rimozione forzata dell'indignazione dal cervello dell'opinione pubblica, una sorta di lobotomizzazione collettiva perfettamente riuscita. C'è il dissenso in Cina, ben più perseguitato, a colpi di pena di morte, di quello russo. Ci sono gli americani che friggono i malati di mente perché la loro sete di vendetta impedisce qualunque comprensione dei principi di civiltà enunciati da Cesare Beccaria in poi. Ci sono i poliziotti dei regimi dell'Impero della Globalizzazione, quelli sudafricani nell'ultimo caso, che sparano con mitra e fucili sugli scioperanti, ne accoppano una trentina e poi ci viene spiegato che non potevano fare altro, perché gli uomini neri erano armati di machete ed è stata legittima difesa. Come a Piazza Alimonda. (Chissà perché quest'associazione, dev'essere stato il passamontagna.)
E va beh, ti dicono piccati i pussyminkia, ma che c'entrano i minatori morti con le eroine del dissenso russo? Per le quali ha speso il suo tempo monetizzato al decimo di secondo addirittura Madonna? Secondo me c'entrano ma forse parliamo di un'altra dimensione spaziotemporale.

Di tutti i possibili generatori di indignazione per l'ingiustizia, dei quali ho ricordato per smemoratezza e dovere di sintesi solo pochi esempi, ci viene concesso nel qui ed ora di occuparci ed indignarci del dissenso in Russia e, nella fattispecie, di quello di tre ragazze che, per aver violato la sacralità di un luogo di culto sono state condannate per teppismo a due anni di carcere. Un carcere particolarmente duro, ha tenuto a sottolineare il lettore di comunicati imperiali al telegiornale. Come se essere incarcerate a Rebibbia o qualunque altro carcere italiano, giusto per non passare per i figli della serva, fosse equivalente ad una vacanza premio. Ecco, senza volere, ho citato una delle nostre peggiori magagne: la situazione carceraria.
La loro sorte, per altro, sarebbe stata simile o addirittura peggiore se la performance fosse stata allestita a San Pietro, nella Sinagoga di New York, alla Mecca, alla spianata delle Moschee e perfino in un pacifico monastero buddhista. 
Nessuno riesce a vedere che il dissenso in Russia è, mioddio, anche altro, che bisognerebbe piuttosto parlare della libertà di stampa, della questione cecena, della corruzione e magari di come si è arrivati ad avere Zar Vladimir dopo anni di shock terapia liberista voluta dall'Occidente. E bisognava parlarne prima, non ora che ci  impongono a comando di farlo, forse per nascondere una volta di più la Più Grande Rapina Di Tutti I Tempi che si sta perpetrando ai danni di cittadini ed aziende a favore della finanza casinò.

Vladimir Putin è venuto per anni in Italia ospite dell'amico B. e nessuno ha mai avuto niente da dire di talmente roboante da finire in cronaca al TG.  Sono anni che governa la Russia con pugno di ferro contro i dissidenti e praticamente tutti coloro che tentano di ostacolarlo, oligarchi compresi. Durante il suo regno, perché non è altro che quello Zar di cui i russi non sembrano poter mai fare a meno e che amano più di quanto noi immaginiamo, ha massacrato per anni il popolo ceceno, ha gasato i suoi stessi concittadini in un teatro di Mosca, fa collezione di giornalisti morti, eppure finora era noto in Italia non come despota, ma per essere il donatore del famoso lettone. Da ieri, dopo il caso delle Pussy Riot, ci siamo accorti che è "'o fetiente". Curioso, no? Sospetto, anche.
Visto che siamo governati dal governo dei Supereroi che "hanno salvato l'Italia", c'è bisogno di un cattivo - se no che fumetto è? - e chi meglio dell'Amico Putin, amico del nano caduto in disgrazia e quindi anch'egli con le quotazioni al ribasso nel meraviglioso mondo dei Fantastici Tecnocrati? 

Il caso delle Pussy Riot era proprio perfetto anche perché il femminismo ci si è buttato a topa morta, come era prevedibile. Per le misteriose vie dell'emancipazione femminile versione nuovo millennio propugnata da chi decide di cosa hanno bisogno le donne, senza consultarsi con le stesse, il femminismo sarebbe mettere in atto performance estreme, a metà tra l'esibizionismo sessuale patologico e le antiche performance dei geek nei circhi di Barnum, quelli che staccavano la testa a polli vivi con un morso, mangiavano chiodi e insetti per il ludibrio della gente. Roba vecchia, tra l'altro.
Ci sono diversi gruppi che si definiscono dissidenti in Russia che si esibiscono in queste performance e regolarmente finiscono in galera. C'è un filmato, dove alcuni riconoscono almeno due delle Pussy Riot del processo (compresa quella che assomiglia vagamente a Ruby) che riguarda un'azione all'interno dell'Università di Mosca. Un'ammucchiata hardcore però con la motivazione che era contro il presidente Medvedev. Ah beh, allora. Un'altra performance e relativo filmato (i filmati sono qui, maialoni) riguarda un supermercato e una militante che trova un modo originale per portarsi via un pollo pulito e pelato pronto per l'arrosto: infilandoselo nella passera. Le affinità volatili. Ovviamente tutto in favore di videocamera. Penso ai tanti poveri dissidenti e disperati che, in tutto il mondo, non hanno purtroppo altrettanta disinibizione e talento per il porno. E' proprio vero allora, come scrive Debora, che fanno notizia solo le Sare Tommasi. Con la differenza che Sara non è considerata una dissidente del sistema neoliberista e finanziario ma una povera sciroccata. Misteri della comunicazione.

Giusto per ribadire che tutto il mondo è paese e i codici penali si assomigliano un po' tutti: mettersi a schitarrare in una chiesa, incappucciarsi con i passamontagna, farsi trombare in un luogo pubblico e rubare polli, è reato. A Denver come a Mosca, a Cologno Monzese come a Pechino. Perfino a Lugano. Sono atti che vorranno pure avere una valenza di dissenso, da chiunque siano perpetrati, ma riescono solo a far parlare del reato che commettono, non della motivazione sottesa. Per questo sono sbagliati e politicamente controproducenti.  Al limite sono zingarate alla Amiche Mie e a maggior ragione non possono essere prese sul serio e nascondere, con il loro clamore mediatico gonfiato, le battaglie dei dissidenti veri, che magari marciscono in galera da anni.

Un'ultima cosa degna di nota sono queste ragazze che sempre più spesso si comportano come le isteriche di Charcot alla Salpêtrière. Ecco, l'ho detto.
Davvero, non mi spiego questa epidemia generale di disinibizione frontale nelle ragazze, se non con il grande ritorno dell'Isteria e del Gran Ballo Sabbatico: si fanno scopare nei parcheggi e mettono i filmati su YouTube, bevono come spugne non solo alcool, praticano l'hooliganismo (come dice l'impeccabile sentenza ai danni delle Pussy Riot) e le femministe, invece di prendere queste figliole a sberle, perché con i loro comportamenti rischiano di finire in galera o di subire violenze, la chiamano militanza. Quando si è matti per la mona è proprio vero che le si perdona tutto. 
L'esibizionismo estremo non può essere l'unico modo che hanno oggi certe ragazze per comunicare. Tanto meno lo può essere se la comunicazione pretende di essere politica e a nome delle altre donne. La liberazione ha veramente dato alla testa di qualcuna e dispiace che il femminismo coccoli queste figlie disturbate e le faccia diventare esempi, non accorgendosi che la libertà non è mai poter fare tutto ma proprio tutto ciò che ci pare, nemmeno se siamo state tanto oppresse in passato. Per esempio compiere un atto di necrofilia ai danni di una povera bestia perché solo così si parlerà di noi. Libertà non è defecare per strada. Evidentemente ci sono molti borghesi da scandalizzare, in Russia. E' vero che si tratta di hooliganismo, che piaccia o no.
L'emancipazione femminile è cosa ben diversa dalla voglia di scandalizzare a tutti i costi e del comportarsi da indemoniate credendo che ciò sia segno di libertà. Così facendo si rischia di pagare pegno e di ritornare alla casella di partenza: quella dell'Isteria. 

Questo post non sarebbe stato possibile senza l'aiuto prezioso di Klára, che ha tradotto dal russo alcuni articoli e fornito una visione da insider della società russa. Un grazie di cuore.

martedì 9 settembre 2008

Non ci sono più i russi di una volta, dice

Che cos'è quella sottile inquietudine, quel filo sottile di ansia che mi prende allorchè dalla finestra aperta sento provenire quelle voci che parlano in russo nel cortile di casa mia? Non mi succede lo stesso se sento parlare inglese, arabo o senegalese.

E' un po' l'effetto che, negli anni settanta, faceva la lingua tedesca ai nostri genitori e parenti ancora memori della guerra.
Me lo ricordo benissimo, al mare d'estate. Se il vicino d'ombrellone teutonico alzava un po' la voce con i kinder, gracchiando un "strunzachtfunfkunstengeselshafftscheissevierden!", vedevi il nonno sussultare, aggrottare le sopracciglia e borbottare infine "Boia di tugni'!.." (tedeschi, n.d.t.)

Perchè a me capita la stessa cosa oggi con la coppia di badanti della mia vicina, (li chiameremo Ivan e Svetlana), anzianotti e per altro assolutamente inoffensivi (spero)?
Non sono cosacchi e nemmeno usano far abbeverare i cavalli alla fontanella del giardino, eppure mi sorprendo, vergognandomene, a guardarli con sospetto. Non nascondo che si tratta proprio di sindrome da accerchiamento quando lei mi osserva di rimando con un'espressione da "io ti spiezzo in due" (ho il vago sospetto che la cosa sia reciproca).

Il motivo di questa reazione non sarà perchè sono venuta su in un periodo in cui dire russo significava solo ed unicamente nemico? E per giunta mica un nemico così ma uno che ti avrebbe volentieri distrutto senza dire "ba" con un bel fungo atomico velenoso facendosi una risata molto carasciò.
Non sarà perchè guardando quegli emozionanti film di fantascienza americani anni cinquanta sugli ultracorpi non mi era sfuggita, come a tutti gli altri spettatori, la rozza metafora? I baccelloni non sono baccelloni in realtà, sono i russi, che vogliono invaderci e distruggerci, portandoci via tutto ciò che abbiamo.
Ricordate, tanto per dirne una delle più recenti, l'angosciante canzone sfilacciamaroni di Sting, "Russians", dell'era reaganiana?


Sono passati tanti anni. Da un giorno all'altro i russi sono ufficialmente diventati amici con i quali fare lingua in bocca, non sono mai stati comunisti (ma quando mai) ed è stato permesso loro di invaderci in forma strisciante, sotto forma di corpulente signore di una certa età che a volte si portano dietro i mariti (sicuramente ex Armata Rossa, forse addirittura ex KGB). A queste Stevlane affidiamo con assoluta fiducia addirittura i nostri vecchi ed amati genitori.

Non ci sono più i russi di una volta, dice.

L'ex canaglia del KGB dalla coscienza foderata d'amianto frequenta i salotti buoni e piscia nei cessi dorati nelle ville dei più virulenti anticomunisti. Con una enorme ed ipocrita spugnona si sono cancellati quarant'anni di guerra fredda perchè faceva comodo così.

L'inconscio però è una brutta bestia e l'imprinting un grandissimo figlio di puttana. Non puoi fregarli tanto facilmente. Dopo che hai martellato per anni un concetto nel cervello della gente non puoi pretendere di farlo sparire da un giorno all'altro con una specie di "Se mi voti ti cancello".

Proviamo a fare dello sporco relativismo. Quei signori badanti, la matrioska e l'ex tovarish, hanno una certa età e, facendo una botta di conti anagrafici, quando sono nati la prima cosa che hanno visto erano i baffoni di Stalin. Altro che Konrad Lorenz.
Chissà quante volte hanno sentito parlare a scuola degli imperialisti, degli sfruttatori del proletariato e si sono sentiti raccontare che gli amerikanski e i loro servi europei li avrebbero volentieri distrutti senza dire "ba" con un bel fungo atomico velenoso facendosi una risata very cool.
Quindi, se noi siamo stati allevati a latte e "maledetti russi", loro sono venuti su con l'idea che noi eravamo dei capitalisti di merda. E' un pensiero che dobbiamo accettare, che ci piaccia o no. Ecco perchè dicevo che il guardarsi in cagnesco era reciproco.

Va bene ma, che problema c'è? Non sono più comunisti, dicono. Non c'è più pericolo.
Mah, se parli con loro capita molto spesso che venga fuori una certa nostalghija dei tempi andati. Stavano meglio quando stavano peggio, insomma. Allora un pezzo di pane ammuffito ma sicuro l'avevano, oggi nemmeno quello.
Stai a vedere che l'unico modo per riavere una sinistra in Italia sarà dare il diritto di voto a Svetlana ed Ivan. Molto, molto carasciò.



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sabato 9 agosto 2008

Prematurata la superfinanziaria

Berlusconi non vuole emendamenti alla finanziaria. La manda in Parlamento prematurata ma solo affinchè venga approvata da una maggioranza di yesmen. La prima superfinanziaria blindata senza scappellamenti nè a destra, nè a sinistra. Tanto l'opposizione, per dire vice sindaco come fosse antani, ha perso i contatti con il tarapia tapioco.

Come nei film dove il cattivo sembra uno, tutti si concentrano su un particolare indiziato ed invece a due minuti dalla fine si scopre che il vero carognone e colpevole è la classica acqua cheta, la Russia di Putin non ha aspettato nemmeno che svanissero i fumi dei fuochi artificiali della cerimonia di apertura delle Olimpiadi nella controversa Cina per andarsi a bombardare la Georgia, che non vuole concedere ai separatisti dell'Ossetia del sud di riunificarsi con la madre Russia e per questo li aveva a sua volta bombardati. Bombardamenti e morti che faranno una fatica enorme a farsi strada tra medaglie e medagliette. Una volta si aspettava l'inizio di una guerra, possibilmente mondiale, per scatenare un genocidio. Oggi bastano le Olimpiadi. Bush, alla domanda sul perchè gli Stati Uniti appoggino Tbilisi contro Mosca ha commentato: "Come diceva Ray Charles, la Georgia è sempre nei nostri pensieri."

Ovvero, dalla commedia alla tragedia and back again in venti righe.



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giovedì 6 marzo 2008

Per una evidente incompatibilità

"Per una evidente incompatibilità chiedo che ai miei funerali non partecipino autorità dello Stato, né uomini di partito perché non degni di accompagnarmi con la loro preghiera e il loro amore." (Aldo Moro, lettere dalla prigionia).

"Dobbiamo fare ogni sforzo per sopprimere quel genere di notizie [trattasi della controinformazione]. Se qualche resistenza compare, dobbiamo sottolineare con forza che essa viene da 'isolati' ostinati individui, mal informati o disonesti, che non sono affiliati a nessun gruppo o partito importante. [...] L'inevitabile sospetto che il colpo di Stato è opera delle macchinazioni della Compagnia [la CIA], può essere stornato attaccandolo violentemente e l'attacco sarà tanto più violento quanto più questi sospetti sono giustificati. Faremo uso di una selezione adatta e opportuna di frasi sgradevoli, [...] che restano utili come indicatori del nostro impeccabile nazionalismo".
(Edward Luttwak, "Strategia del colpo di stato").
Chi si fosse illuso ieri sera di sentire parlare, nella puntata di"Enigma" dedicata al trentennale del delitto Moro, delle ultime clamorose rivelazioni di Galloni sulle infiltrazioni dei servizi americani e israeliani nel terrorismo rosso, dell'intervista a Guerzoni all'Annunziata (nel link in versione integrale) e dei 100 faldoni su Moro, coperti dal segreto di stato giacenti negli armadi della Commissione Stragi, o magari del fatto, vero o no, che il governo Prodi sarebbe caduto anche perchè avrebbe dovuto decidere sul mantenimento o no del segreto di stato sul caso Moro, è rimasto appunto un illuso.
La propaganda e la ragion di casta ormai entrano regolarmente a gamba tesa ogniqualvolta si tenta di togliere il velo dai misteri d'Italia, spezzando le gambe alla ricerca della verità storica. La storia sono loro, praticamente, e se la scrivono e riscrivono come pare a loro, cancellando ciò che non gli garba.

Ho provato pena a vedere Maria Fida e Luca, quell'allora bambino al quale Moro dedicò le più struggenti lettere dal carcere, sequestrati anche loro per due ore a sentire le appassionate ricostruzioni dell' "io c'ero" Beppe Pisanu (allora segretario di Zaccagnini e in seguito invischiato con faccendieri come Carboni e Calvi e nello scandalo P2) e soprattutto del falcone dei neocon Edward Luttwak, esperto nel raccontare la politica e la storia in forma omogeneizzata per un pubblico di bambini piccoli ed anche un poco deficienti. Uno che ha della vita la seguente visione:
"Tutto il potere, tutta la partecipazione, è nelle mani di una piccola élite istruita, benestante e sicura, e quindi radicalmente differente dalla vasta maggioranza dei suoi concittadini - praticamente una razza a parte".
Immaginate la scena, con l'Augias che chiede all'amerikano se gli amerikani c'entrano con Moro. Assolutamente no, risponde Luttwak, perchè allora c'era Carter e Kissinger non contava più un cazzo. Figuriamoci, si parla di quel tipo di gente che i "presidenti passano ma loro rimangono" e che, dilettandosi di scrivere manuali sul golpe, dichiarano:
"Il nostro strumento sarà il controllo dei mezzi di comunicazione di massa. [...] Le trasmissioni radio e televisive avranno lo scopo non già di fornire informazioni sulla situazione, bensì di controllarne gli sviluppi grazie al nostro monopolio sui media". (Edward Luttwak, "Strategia del colpo di stato").
Il bello è che, quando Luttwak assolve gli Stati Uniti da qualunque responsabilità, per principio, e perchè gli amerikani non fanno queste cose, invece di discutere delle numerose testimonianze di minacce, intimidazioni ed aperta ostilità provenienti a Moro da oltreoceano negli anni precedenti il suo sequestro, non c'è un solo giornalista tra i presenti, né il tenutario né i signorini seduti sul divano, che osi controbattere. Così, lo spettatore che crede che Luttwak sia veramente un politologo va a letto convinto che Moro l'abbiano ucciso i comunisti perchè voleva portare i comunisti al governo.
Il falcone assolve anche l'ex Unione Sovietica ma le sue conclusioni sono altrettanto assurde. Non possono essere stati nemmeno i russi perchè non hanno mai ucciso nessun capo di stato europeo e quindi non possono essere stati loro.
Tra l'altro, non c'è uno straccio di agente o ex del KGB in studio che possa dire la sua a conferma o in antitesi a ciò che afferma l'amiko amerikano.

A proposito, si è parlato, nella puntata, anche del presunto ma molto probabile attentato a Berlinguer durante un viaggio in Bulgaria. Sicuramente la guerra fredda è stata lotta senza quartiere tra bande avverse ma che il KGB abbia tentato di far fuori Berlinguer non vuol dire che abbia fatto lo stesso con Moro.
E' francamente ridicolo anche terminare la puntata andando a parare nella stantìa ipotesi del Grande Vecchio Igor Markevitch che agiva per conto dell'Est, con Paolo Mieli che dà la sua benedizione pontificia, giusto per non parlare del terrorista anomalo Moretti, dei comunicati BR scritti su macchine per scrivere di proprietà dei servizi segreti, dei covi mai scoperti in appartamenti di proprietà dei servizi, della Scuola Hyperion di Parigi, del ruolo della 'Ndrangheta a Via Fani, della Banda della Magliana, della P2 e dei servizi segreti. E di quello psichiatra americano, Steve Pieczenik che dava consigli a Cossiga nel comitato di crisi e che Luttwak ci ha rivelato essere suo vicino di casa.

Il caso Moro è una delle pagine chiave della nostra storia. L'ipotesi che potrebbe venir confermata un giorno dagli storici è che un sequestro ideato inizialmente da un gruppo rivoluzionario comunista sia stato preso in carico, attraverso il gioco delle infiltrazioni, da chi, in occidente, aveva interesse a liberarsi di un politico scomodo e troppo fiero come Aldo Moro. Con i sovietici che sono stati a guardare e hanno lasciato fare perchè anche a loro i comunisti italiani al governo per quella terza via berlingueriana non sarebbero andati a genio.
Moro muore e sono tutti contenti.

La cosa sconvolgente è che la previsione di Pecorelli che un giorno sarebbe arrivata un'amnistia a tutto condonare si è avverata. I brigatisti coinvolti nel sequestro e omicidio sono quasi tutti fuori e la cosa per fortuna è stata rimarcata anche nella puntata di "Enigma". Però anche chiedersi il perchè di una cosa tanto strana, tra una trama del KGB e l'altra, non sarebbe stato male. Giusto per fare informazione e non flanella.



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domenica 8 luglio 2007

Un mondo alla canna del gas

Ormai anche le fonti meno sospettabili di cospirazionismo concordano che le guerre scoppiate dal 2001 in poi sono state fatte per il petrolio e in generale per il controllo delle risorse energetiche mondiali, sempre più contese tra i paesi industrializzati e quelli emergenti.

Anche sul gas naturale sono state combattute e si combattono guerre magari più nascoste e meno sanguinose, basti pensare al contenzioso tra la Gazprom russa e il governo Ucraino. Nel quadro generale delle lotte tra potentati per il predominio sulle risorse energetiche la concomitante lotta al terrorismo assume una valenza estremamente ambigua.

A volte l’attività terroristica di fantomatiche organizzazioni come la famigerata Al Qaeda sembra servire, più che gli ideali religiosi e di principio gettati in pasto al pubblico dei media, ben più banali interessi economici e di controllo strategico delle risorse disponibili. Pura coincidenza o no?
In sostanza, quali veri interessi servono i terroristi? E’ possibile che esista una strategia della tensione mondiale nella quale i vari gruppi in gioco, tutti, nessuno escluso, agitano lo spettro del terrorismo e magari se ne servono, per difendere le proprie fette di mercato e danneggiare la concorrenza? E i terroristi cosa ci guadagnano, in quel caso? Solo pubblicità o qualcos'altro?

Per fare un esempio, non sono pochi in Russia e in Occidente a credere che dietro la tragedia di Beslan, attribuita ai terroristi ceceni di Basayev, vi fosse in realtà un regolamento di conti in puro stile mafioso tra Putin e alcuni oligarchi da lui messi sotto inchiesta ed estromessi dal potere.
La guerra mondiale energetica combattuta, tra l'altro, a colpi di terrorismo è un’ipotesi agghiacciante che difficilmente può trovare riscontri oggettivi e prove ma è giusto chiedersi se la concatenazione di certi avvenimenti sia da considerarsi sempre casuale o no.

Il mese di luglio del 2005 fu estremamente movimentato sul piano del terrorismo internazionale, quasi come l’Italia degli anni ‘70.
Il 2 luglio fu rapito ed in seguito assassinato a Baghdad Ihab al-Sherif, primo ambasciatore egiziano nel nuovo Iraq ed ex incaricato di affari in Israele per il governo del Cairo.
Il 7, quattro esplosioni avvenute su mezzi pubblici sconvolsero Londra, nel turno di presidenza dell'Inghilterra all'Unione Europea e durante lo svolgimento della riunione dei G8 a Gleneagles, in Scozia. Il bilancio delle vittime fu di 55 morti e 700 feriti. L’attentato venne in seguito attribuito a terroristi di origine pakistana appartenenti alla solita Al Qaeda. Si disse che l’ex primo ministro israeliano Nethanyau, presente a Londra, fosse sfuggito per miracolo all’attentato grazie ad una provvidenziale soffiata dei servizi segreti.
Il 12 a Netanya in Israele un kamikaze palestinese si fece saltare in un centro commerciale provocando 4 morti e un’autobomba a Beirut ferì il ministro della Difesa, il filo-siriano Elias Murr. Tra il 21 e il 22 luglio sempre a Londra avvennero altri attentati ma per fortuna senza vittime, tranne un cittadino brasiliano risultato completamente estraneo ai fatti che venne ucciso durante una perquisizione, in circostanze mai del tutto chiarite.
Infine il 23 luglio anche l’Egitto venne colpito da Al Qaeda. Cinque esplosioni a Sharm el-Sheikh negli hotel e al mercato; si contarono 90 morti (fra questi 6 italiani) e 200 feriti. Alcuni sospetti furono arrestati nella penisola del Sinai. Israele offrì il suo aiuto all’Egitto. Il giorno dopo al Cairo un uomo rimase ferito per una bomba artigianale che stava trasportando.

In questo articolo pubblicato il 5 luglio di quell’anno, il sito vicino agli ambienti militari e di intelligence israeliani DEBKAfile raccontava questa storia di trattati e contro-trattati, alleanze e tradimenti, una vera e propria spy-story che, alla luce degli avvenimenti successivi di quel mese, getta una luce inquietante sul mondo nel quale viviamo e che ci fa tornare alla domanda che ho formulato all’inizio di questo articolo.
L’articolo, vista la sua origine “schierata” è da prendersi ovviamente con le molle e tanto meno vanno tratte conclusioni affrettate ma, come tutte le storie che pretendono di raccontare i retroscena di “intelligence” della geopolitica, contiene sicuramente dei messaggi tutti da interpretare. Con beneficio d’inventario. (La traduzione dell'articolo dall’inglese è mia).

L’articolo inizia parlando di trattative per la stipula di un controverso accordo militare svoltesi alla fine di giugno 2005 tra il governo Sharon e l’Egitto, accordo osteggiato sia da ambienti militari che politici israeliani perché in contrasto con le clausole militari del trattato Israelo-Egiziano che raccomanda la demilitarizzazione totale del Sinai, incluse le aree frontaliere.

“Questo protocollo prevedeva lo schieramento di 750 agenti di polizia egiziani lungo la strada di frontiera sud Gaza Philadelphi per facilitare il ritiro delle truppe e dei civili israeliani dalla striscia di Gaza.
Tuttavia, secondo le fonti militari di DEBKAfile, la parte tacita dell’accordo offrirebbe al Cairo molto più di un avamposto militare lungo questa striscia di frontiera di 14 chilometri. Contro le raccomandazioni dell’Alto Comando israeliano e del servizio segreto AMAN, il governo Sharon infatti ha acconsentito allo schieramento da parte dell'Egitto di truppe di commando APCS fornite di apparecchiature per la visione notturna ed elicotteri lungo l’intera frontiera. Inoltre, alla Marina egiziana sarà permesso di usare il porto mediterraneo a nord del Sinai di EL Arish come base navale per le sue navi da guerra.”

“Il 30 giugno [prosegue DEBKAfile], il giorno dopo l’accordo sul protocollo militare, il ministro israeliano delle infrastrutture Binyamin Ben Eliezer ed il ministro egiziano del petrolio Sameh Fahmi firmarono al Cairo l’accordo per la vendita annuale di 1.7 miliardi di metri cubi di gas naturale egiziano ad Israele, per un valore di $ 2.5 miliardi, per i prossimi 15 anni.

Il gas sarà pompato attraverso una conduttura marittima fino al porto israeliano di Ashkelon. L'affare è stato concluso tra l'israeliana Electric Corp. ed il consorzio israelo-egiziano East Mediterranean Gas (“Egyptian General Petrol Corporation” e la “Merhav” di Yossi Meiman). Sharon ha preferito l'offerta egiziana a quella fatta dall’autorità palestinese in accordo con British Gas, considerando che ogni movimento di cassa verso i palestinesi potrebbe concludersi con il finanziamento di operazioni terroristiche ai danni di Israele”.

Tutto bene, quindi. Israele e l’Egitto siglano un accordo di collaborazione sia militare che economica. In realtà, come rivela DEBKAfile, quello non fu l’unico accordo firmato quel giorno.

“Quando Ben Eliezer ha stretto la mano di Fahmi al Cairo, non sapeva che l'Egitto e la Gran-Bretagna avevano segretamente stipulato un accordo separato alle spalle di Israele. L’accordo prevedeva per la British Gas e i suoi partner palestinesi (la CCC, Consolidated Contractors Company, con sede ad Atene) la ripresa delle trivellazioni al largo di Gaza e la vendita del gas all’Egitto durante gli stessi 15 anni previsti nel contratto separato con Israele. Il contratto dovrebbe portare dai 150 ai 200 milioni di dollari all’anno nelle tasche palestinesi.

La Gran Bretagna e l'Egitto realizzeranno un gasdotto che andrà dai giacimenti fino ad EL Arish nei cui pressi, a Sheik Al Zwayed, gli inglesi hanno già cominciato a costruire una raffineria. Una piccola parte di gas sarà convogliata alla centrale elettrica di Gaza per sostituire l'energia provvista dalla Società Elettrica israeliana”.
L’Egitto sembra fare il doppio gioco: vendere gas ad Israele mentre lo acquista dai palestinesi con l’aiuto di Sua Maestà britannica. Fonti egiziane giustificano la scelta con la volontà del Cairo di aiutare lo sviluppo economico palestinese. Ma i malumori israeliani non tardano a farsi sentire.

“Se il protocollo militare Israelo-Egiziano sarà firmato, EL Arish diventerà il principale porto per la flotta egiziana ed il sito di un terminale di gas per le autocisterne europee che trasferiscono il gas liquido fuori dal Medio Oriente. La Gran Bretagna ha investito $150 milioni nella sua costruzione. Il gas palestinese raffinato in eccesso rispetto al consumo interno, circa il 60%, sarà riversato nel sistema egiziano di gasdotti che è collegato con la Giordania e per la fine dell'estate 2005 raggiungerà la Siria".

Giordania e Siria non sono proprio paesi amici di Israele, che è preoccupata anche per i personaggi palestinesi che gestiscono questi accordi.
“Secondo le nostre fonti palestinesi è il direttore della Palestinian Electricity Company, Walid Sayel (figlio del comandante militare dell’OLP in Libano, generale Saad Sayel, assassinato dai siriani nel 1993) a condurre le trattative per conto dei Palestinesi. Sayel è inoltre il tramite con la CCC, che gestisce il fondo monetario di investimento palestinese. Questi eventi sono completamente contrari alle strategie energetiche del governo Sharon”.

DEBKAfile descrive le ragioni per le quali Israele aveva scelto di acquistare gas dall’Egitto piuttosto che dall’autorità palestinese, e sono ragioni ovvie dal punto di vista di Tel Aviv: privare i palestinesi di una importante fonte di reddito che verrebbe impiegata, secondo gli israeliani, per foraggiare la lotta armata contro Israele ed inoltre impedire che il Cairo aiuti i Palestinesi a sviluppare i loro giacimenti.
Solo cinque mesi prima, alla conferenza di Londra sulle riforme palestinesi, organizzata da Tony Blair, Abbas aveva promesso al segretario di stato Condoleezza Rice di impiegare circa $4 miliardi recuperati dai fondi segreti di Arafat per attuare riforme vitali per la gestione dell’Autorità palestinese. La promessa non solo non è stata mantenuta ma stessi individui invischiati negli scandali finanziari della gestione Arafat ora stanno stipulando accordi commerciali con l’Egitto e la Gran Bretagna alle spalle di Israele.

La conclusione alla quale giunge DEBKAfile è semplice:
“Israele si ritiene tradita sia dalla Gran Bretagna che dall'Egitto. Entrambi avevano promesso di svolgere un ruolo attivo a sostegno dell'evacuazione di Israele dalla striscia di Gaza creando una nuova ed efficace forza palestinese di sicurezza per contrastare l'attività terroristica. (Allo scopo era stato aperto un ufficio dell’MI6 a Gaza.) Ora entrambi i paesi stanno agendo contro gli interessi di sicurezza di Israele".

Ripeto, non si possono trarre conclusioni o fabbricare chissà quali teorie cospirazionistiche sulla base di una sola fonte e per giunta non obiettiva. Una cosa è certa però. In un mondo come questo, dove per una bombola di gas si è disposti a scatenare delle guerre da migliaia di morti, è lecito chiedersi se non debba esistere un limite per la difesa degli interessi di qualunque nazione. O se invece siamo nel mezzo di una partita da combattere senza esclusione di colpi.

giovedì 19 aprile 2007

Sette giorni senza quotidiano e non sentirli

Il CdR di Repubblica ha proclamato uno sciopero di 7-giorni-7 e qui trovate le motivazioni dell’agitazione.
Ormai siamo abituati agli scioperi fiume nella carta stampata, anche se questo è da record. Penso solo cosa succederebbe se qualunque altra categoria osasse incrociare le braccia per così tanto tempo. I ragazzini ci metterebbero subito la firma e si giocherebbero volentieri il cellulare per sette giorni di sciopero della scuola ma immaginiamoci noi adulti sette giorni senza benzina, o senza pane, o tabacchi.

Verrebbe da chiedersi: ma è un grave disagio anche quando scioperano i giornali? A parte il fastidio di vedere sempre la stessa homepage sul sito del quotidiano online, non mi pare.
L’unica cosa spiacevole, qualora scioperassero tutti i giornali e i telegiornali assieme per sette giorni, sarebbe la perdita della copertura di notizie importanti. Pensate se, proprio in quei sette giorni, accadessero fatti di enorme importanza storica.

Lunedì - Con decisione unilaterale, il primo ministro Olmert ha annunciato che Israele si ritirerà da tutti i territori occupati, con decorrenza immediata, e che sono già stati presi accordi con la controparte per la immediata creazione di uno stato palestinese.
Da Mosca giunge la clamorosa notizia del blitz e del rapimento di Vladimir Putin da parte di guerriglieri ceceni. Non è stato ancora chiesto alcun riscatto. La capitale russa in stato d’assedio.

Martedì - Ad un commissariato di New York si è presentato un uomo alto, emaciato, dall’apparenza mediorientale, che ha chiesto di costituirsi. Poco dopo, nello stupore generale, l’individuo è stato identificato come Osama Bin Laden, di nazionalità saudita.
Mike Buongiorno confessa in tv da Vespa: ero una spia della CIA fin dal dopoguerra. Passavo le risposte del Rischiatutto a Giuliano Ferrara.

Mercoledì - Il presidente della neo-repubblica di Palestina si è insediato ed ha immediatamente chiesto un colloquio con la controparte israeliana per la firma di un trattato di pace.
Giunta la richiesta per il riscatto del rapimento Putin. I ceceni accettano uno scambio tra il presidente russo e Silvio Berlusconi. Bonaiuti dichiara: non se ne parla nemmeno. Emilio Fede si offre al posto di Berlusconi.

Giovedì - Annamaria Franzoni ha confessato di aver ucciso Samuele in un momento di follia. “E’ vero, sono stata io, non posso più andare avanti con questa commedia”. Bruno Vespa, in una conferenza stampa annuncia la chiusura immediata di “Porta a Porta” per carenza di argomenti e il suo ritiro nell’Eremo di Camaldoli. Silvio Berlusconi da alcune ore è irreperibile. Preoccupazione in casa Bondi.

Venerdì - Nella città-stato di Gerusalemme, alla presenza dei capi di stato di tutto il mondo e di Sua Santità Benedetto XVI, storica firma del trattato di pace tra Israele e la repubblica di Palestina.
Annunciata la prossima liberazione di Vladimir Putin.

Sabato - Colpo di stato a Washington, arrestato il presidente americano Bush e rinchiuso in un carcere di massima sicurezza. Una giunta militare ha preso il potere ed ha annunciato l’immediato ritiro di tutte le truppe americane dai teatri di guerra mondiali. In serata il generale Rogers, presidente ad interim degli Stati Uniti, leggerà alla nazione un documento che prova inconfutabilmente le responsabilità del governo Bush nell’ideazione dell’attentato dell’11 settembre. Stupore ed incredulità in tutto il paese.

Domenica - Un enorme disco volante si è posato fin dalle prime luci dell’alba su piazza S. Pietro. Immediatamente allertati sia la protezione civile, sia le forze armate e la NATO. Una squadriglia di F16 sorvola la città eterna.
Verso le 8 del mattino, dall’astronave sono scesi alcuni ominidi che, in perfetto italiano, hanno rivolto un monito all’umanità affinché cessino le guerre.
Gli extraterresti poi hanno chiesto di poter consegnare personalmente un messaggio importante per il presidente del consiglio Prodi. Accompagnato dal sindaco di Roma Veltroni e dal ministro degli esteri D’Alema, Prodi ha incontrato gli alieni.
Pare che il messaggio consegnato dagli extraterrestri contenesse solo alcune laconiche parole: “E il conflitto di interessi?”
Liberato Putin, già in viaggio per Roma, dove incontrerà la delegazione aliena. Il capo degli extraterresti visto nei pressi di Palazzo Grazioli. A mezzanotte meno un minuto, con un comunicato letto da Chicchitto, il presidente Berlusconi annuncia la sua partenza per il pianeta HJT67, già ribattezzato “Il pianeta della Libertà”. “Ho bisogno di cambiare, di staccare dalla politica, di ritornare ad essere ciò che sono, un grande imprenditore. E in quel pianeta c’è un mucchio di figa, pardon, di possibilità di sviluppo. Anche l’amico Vladimir viene con me, è entusiasta. Stiamo convincendo quei generali sovversivi americani a lasciare che George venga con noi.

Sono le prime luci dell’alba a Roma e nel resto del mondo, in questo lunedì. Gli alieni sono ripartiti con la delegazione di ospiti terrestri: Vladimir, Silvio e George. Per tutta la notte sono proseguiti i caroselli di auto strombazzanti e la gente non accenna ancora a cessare i festeggiamenti e le libagioni. Ci volevano gli alieni per risolvere il conflitto di interessi.
E’ un nuovo giorno per l’umanità.

P.S. Ovviamente si fa per scherzare. Nemmeno gli alieni riuscirebbero a convincere Prodi a fare la legge per il conflitto di interessi.
Ogni riferimento a fatti e persone realmente esistenti non è affatto casuale.

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