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giovedì 11 luglio 2013

Il principio di indeterminazione di bello de zio


Capisco che vi lamentiate del maanchismo veltroniano, dell'oscillazione stazionaria di Pippo "Cesei-ociwati" tra l'accettare l'offerta o rifiutarla e tenersi il pacco, e infine di quella governativa di Penelope Letta che fa e disfa la tela e prende tempo per distrarre i Proci che assediano il palazzo.
Vi lamentate e non capite perché siete fermi alle mele di Newton e non aprite la mente alla fisica quantistica ed al principio di indeterminazione di Heisenberg.


L'indeterminazione, del resto, è oramai la caratteristica principale di tutta la neo-politica italiana,  incerta più del destino dell'universo, sospeso tra Big Crunch e Big  Rip, come avevo già suggerito ai tempi del governo Monti e della sua manovra quantistica allo stesso tempo equa ed ingiusta.
Tuttavia la dimostrazione ultima della giustezza delle intuizioni dei grandi fisici del Novecento è nel PD che, da attuale Partito Bestemmia, dovrebbe più propriamente mutarsi in Partito Quantistico Italiano. Un partito morto ma allo stesso tempo vivo. Un partito che, nel momento in cui lo pensi, appare sia di sinistra che di destra perché esiste su due mondi paralleli.

L'indeterminazione quantopiddinica in contrasto con il puro pensiero tolemaico Silviocentrico produce chaos e, secondo alcuni, una pericolosa tendenza alla morte termica.
In questo stato di incertezza, di morte maanche vita,  il regime è in pieno delirio da bunker. Ordina di fare tabula rasa, di distruggere le opere d'arte, di appiccare fuoco ai pozzi Saddam Style e spedisce al fronte le ultime riserve: vecchi e ragazzini.

Ho sentito paragonare Silvio, in questi giorni di Caimangeddon, alla Resistenza. Sono d'accordo, perché, dall'altra parte, il PD rappresenta perfettamente la Repubblica di Salò, ovvero l'arroccamento del regime all'ideale sconfitto dalla Storia, l'unione fatale nel destino dei nostri amati collaborazionisti con i solutori finali del problema italico, ovvero i neo-nazieuristi.
Non aspettatevi dunque grandi sconvolgimenti, almeno fino a quando Frau Merkel aprirà il secondo fronte e Madame Le Pen sarà stata l'unico politico con le palle in Europa (dopo Margaret Thatcher nel 1990) a ribellarsi contro l'euro. Si preannuncia un bel cat fight, per gli amanti del genere.

"Ma come, non pensi a ciò che potrebbe combinare Silvio?", direbbero a questo punto i miei piccoli piddini, convinti ed esaltati al pensiero più che dopo una zolletta all'LSD che uno degli uomini più ricchi del mondo possa veramente finire a pulire culi di anziani in una RSA e a lavare piedi ai migranti sotto la supervisione di Santa Laura Boldrini.
Non temete. Ci sarà scarmazzo, Nanni Moretti finirà ad un passo dall'essere proclamato Nostradamus nel nuovo millennio ma non succederà nulla. Silvio e il PD sono complementari ed entrambi tendono all'equilibrio. Se crolla lui crollano anche i suoi migliori amici. Se muore Eng, anche Chang è spacciato.
Per tornare alla metafora fisica, sono proprio gli elettrodalemoni che rendono stabile il nucleo formato da piddoni e pidielloni, più bosoni vari e questa non è mica speculazione scientifica così, è interazione forte. Questa è cassazione, se mi permettete l'allusione.

giovedì 4 ottobre 2012

L'opera dei pupari


Ragionando per luoghi comuni, si dice che dietro ad ogni grande uomo vi sia una grande donna. Invece, dietro agli uomini, ma sarebbe meglio chiamarli caporali, che popolano la politica italiana del nuovo millennio non vi sono ahimè che burattinai, pupari, manovratori, eminenze più o meno grigie. Non ce n'è uno, pare, che possieda uno straccio di autonomia di pensiero e di azione. Sembra impossibile ma ciascuno sembra avere sempre qualcun'altro alle spalle che gli fa da suggeritore. Suggeritore affinché nulla cambi e se qualcosa proprio deve cambiare, che sia nel senso della peggiore reazione conservatrice. Un caso clamoroso di commissariamento e messa sotto tutela di una intera classe politica affinché esegua solo gli ordini.

Di B. si è detto avesse dietro di tutto: la P2 di Licio Gelli, la Mafia. Roba grossa, collettività criminali, poteri innominabili, non singoli personaggi. Si, l'onnipresente Gianni Letta era considerato un'eminenza grigia del berlusconismo ma credo che, in fin dei conti, B. fosse troppo egocentrico per non volere e riuscire ad essere contemporaneamente pupo e puparo di sé stesso. In ogni caso, se B. aveva dei pupari, essi gli hanno consigliato gentilmente di farsi da parte perché il teatro doveva cambiare programma visto che ormai andava deserto sera dopo sera. Un'offerta che non ha potuto rifiutare.

Mario Monti, come sostituto imbonitore della Repubblica, è pupo quasi perfetto, non solo per la parlata anaffettiva ma anche per il modo in cui si impapocchia ed impersona a comando il robot pasticcione. Un C3P8 compìto ed ampolloso a cui manca però inesorabilmente la controparte, il robottino R2D2, per essere perfetto.
Ad ogni modo, fin dal primo momento non vi sono stati dubbi che dietro al bocconiano miracolato e senatore per caso vi fosse non un guru ma un intero congresso internazionale dei suddetti. Con la differenza che chi sta dietro Monti ha la stessa consistenza proteiforme ed impalpabile dei fantasmi che popolano il mondo dei poteri forti. Gente da sempre senza volto ma con le mani in pasta dappertutto.

Per dovere di cronaca segnalo che dietro a colui che un tempo  fu Umberto Bossi c'era Gianfranco Miglio, uno che negli anni settanta andava progettando un'Italia molto simile al disastro attuale assieme alla più potente eminenza grigia italiana, Eugenio Cefis. Ultimamente però, l'Umberto, si era ridotto ai Sabba padani con le streghe (e pure terrone) del cerchio magico. Robetta da inesorabile declino.

Beppe Grillo è attore vero e potrebbe tranquillamente autodirigersi nella politica spettacolo ma anch'egli non sfugge purtroppo alla maledizione del puparo che, al giorno d'oggi, non può mancare al politico modevno e vampante. Il guru di Beppe è noto e soggetto ad una miriade di illazioni sul suo reale potere. Con qualche esagerazione, forse. Perfino un giornale ammodino come l'Economist arriva a definire Gianroberto Casaleggio "un incrocio tra il Cardinale Richelieu e Aleister Crowley".  M'hai detto cotica!

Dietro a Di Pietro, secondo la pubblicistica pidiellina e betulliforme, vi sarebbe stata nientepopodimeno che la CIA. Mani Pulite come black op, come operazione in nero per cancellare la prima repubblica ed insediare la seconda. Questa diceria, comunque, nasce solo dopo che Di Pietro rifiutò un posto da ministro in uno dei primi governi B.

In Vaticano le eminenze - e vorrei vedere - si sprecano. Più porpora che grigie ma non meno pericolose. Ne sa qualcosa il maggiordomo. Opus Dei e Comunione e Liberazione sono i maggiori produttori di influenze cattoreazionarie. In ogni caso, capire chi manovra chi, nelle sacre stanze, per non parlare di fare nomi, è estremamente difficile. Il Vaticano è un enigma avvolto in un mistero (in)glorioso.

E dietro al PD chi c'é? Non si intravvedono purtroppo che il PD stesso, l'ombra del PD e D'Alema. 
Renzi, piuttosto. La chicca più gustosa, nel gioco "indovina chi c'è dietro" riguarda proprio lui.
Secondo Lyndon LaRouche, a tirare i fili del pinocchietto sparigliatore del glorioso partito democratico vi sarebbe un'eminenza grigia con i controcazzi e il botto finale.
Non solo Marco Carrai ma, un gradino ancor più su, quel Michael Ledeen che salta sempre fuori ogni volta che c'è odorino di cambio di regime proveniente dalla cucina atlantica. Personaggio che era stato associato a suo tempo, quando i radicali erano più berlusconiani di B., come suggeritore, all'indimenticato Daniele Capezzone. Quel Michael Ledeen che è coinvolto in parecchi misteri italiani e in altri papocchi tragicomici con protagonisti i nostri servizi segreti, come la bufala della vendita di uranio nigeriano a Saddam, fabbricata grazie all'inventiva dei nostri 6-1-007.
Insomma, noi credevamo che il pericolo venisse da Giorgio Gori, dalla Loggia del Drago e dal cerchio (satanico?) di Doris e invece avevamo alle calcagna la CIA, i think tank, i neocon e il fottuto Pentagono.
E' proprio vero che non si può mai stare tranquilli.

lunedì 24 settembre 2012

Il Diavolo veste PD

"In un nuovo centrosinistra europeo Monti può trovarsi a perfetto agio. È una personalità liberale che con la sua azione può mitigare positivamente le resistenze stataliste che ci sono ancora tra i socialisti. La sua insistenza sul completamento del mercato unico è giusta. Ha posizioni che a me paiono compatibili con il nostro orizzonte programmatico." (Massimo D'Alema, luglio 2012)
E' l'ora del quiz. Per chi si sentisse ancora vagamente di sinistra, è più inquietante la prima pagina di venerdì di "Milano Finanza", con l'annuncio dell'endorsement elettorale di Goldman Sachs (ovvero della finanza casinò) al Partito Democratico di Bersani o la dichiarazione di D'Alema tratta da un'intervista di un paio di mesi fa?

Seriamente, dopo queste due pistole fumanti del patto diabolico, dopo questa doppia dichiarazione d'amore, qualcuno potrebbe ancora appassionarsi alla disfida delle primarie del PD, al minuetto delle alleanze del PD con il centro si, centro no, UDC, uhm forse, Svendola si, Svendola no, se c'è Di Pietro io non ci vengo, però se Casini viene, a meno che non ci sia D'Alema, e via dicendo?
Quando ho letto l'articolo di Antonio Satta, riportato su un blog complottardo, sono andata a controllare che non fosse una bufala o una di quelle finte prime pagine di giornale satiriche. Invece era proprio vero. Tutto sul sito del giornale finanziario. Non solo, ma quelli del PD il pezzo se lo sono incorniciato anche nel loro  sito. Ne vanno orgogliosi. Se poi li inviteranno anche al prossimo raduno Bilderberg, come camerieri del catering, è fatta.

L'imperterrito di sinistra potrebbe pensare, vedendo un titolo del genere da bacio della morte mediatico, ad una manovra sottile da menti raffinate proprio per spingere i terrorizzati dai baccelloni comunisti, ancora pronti ad invaderci, a rivotare l'ex gestore del ristorante "La Grande Abbuffata" e far perdere il PD alle elezioni, un po' come l'altro tocco della medusa Papi al candidato BischeRenzi.
Invece no. Dato che la sinistra in Italia si trova ormai solo in tracce, come le emazie nelle urine, e non conta assolutamente più niente - è quella che è uscita dal Parlamento, per intenderci - non c'è più bisogno di trame più o meno occulte per danneggiarla.
Quella che siede ai tavoli del ristorante senza accorgersi dei maiali che vi si abbuffano, che prepara le aragoste e i pranzi luculliani (per i politici) e le sbobbe (per il popolo) nella cucina da incubo di Chef Monti, ha ormai da tempo abdicato al suo ruolo di difensora dei lavoratori. Nella lotta di classe più feroce di tutti i tempi, nella guerra dichiarata dall'1% al restante 99%, questa sinistra di Vichy ha scelto da che parte stare.
La mission del PD, l'avete sentito l'immarcescibile baffino, consiste nel mitigare le resistenze stataliste che affliggono ancora i socialisti. Più chiaro di così.
Non solo Goldman Sachs si appresta quindi ad accettare il PD e Bersani  - o un qualunque famiglio - come eventuali successori di Monti ma credo che per quei marpioni chi sieda in Parlamento sia assolutamente irrilevante. Tanto, ciò che conta è quello che i partiti faranno dopo le elezioni e su quello non hanno dubbi.

Non è un caso, ma non lo nota quasi nessuno, che siano spariti i programmi dei partiti. Davvero, non se ne parla più, nessuno ne ha uno da presentare.
Ricordate il programma dell'Unione del 2006, pieno anzi, ripieno di buoni propositi e promesse mai mantenute, come la Commissione d'inchiesta sui fatti del G8, la legge sul conflitto d'interessi (!!) Un volumone con la copertina gialla e la scritta nera. Altra epoca. Non ce n'è più bisogno. Il programma è unico per tutti i partiti, come il pensiero. Menu fisso. Neoliberismo e dottrina dello shock.
Di conseguenza, se questa prospettiva non vi garba, se il governo Monti vi pare stia solo attuando effettivamente della macelleria sociale a vantaggio di chi si sta arricchendo senza controllo con la finanza casinò, non illudetevi che, se le elezioni le vince Bersani o qualunque altro figuro, "la sinistra andrà al potere". Pensate alla frase di D'Alema e chiedetevi quale sarà mai il loro orizzonte programmatico e cosa vi riserverà il completamento del mercato unico.

Se il neoliberismo non vi piace per il vostro futuro allora dovrete evitare di votare coloro che attualmente si fanno venire le smanie e le caldane per Monti. Come D'Alema.
E non crediate che sia tutto amore. Non lo fanno né per Monti né per il bene dell'economia, come la Minetti,   lo fanno solo perché a loro conviene, perché la crisi è solo una scusa, un'opportunità.
Il sistema ha scoperto che investire su una classe dirigente corrotta fino al midollo, infoiata di denaro e abbarbicata alla poltrona, può essere molto più redditizio, per papparsi un paese intero, che piazzare bombe e far tintinnare le sciabole. Non c'è bisogno di niente, nessuno scarmazzo o violenza. Si va via con un filo di gas. Basta promettere ai politici la conservazione della poltrona, il mantenimento del feudo in provincia nelle partecipate, il vitalizio, la pensione milionaria, l'assunzione della mignotta preferita, farli ingozzare di soldi e daranno la loro fedeltà incondizionata. Il golpe se lo comprano, portano a casa e montano da soli, come il mobile dell'IKEA.
Peccato per quegli imperterriti di sinistra che ancora ci credono, alle favole.

venerdì 14 ottobre 2011

Vigor mortis


Franceschini: “Perdono pezzi. Ogni voto di fiducia calano di 1, di 2 o di 3.″  (Oggi)
Bersani: “In ogni caso maggioranza diminuisce.”  (Oggi)
Fassino: "Ci arriviamo, ci arriviamo..." (Molto tempo fa, in risposta a Piero Ricca che gli chiedeva quando avrebbero fatto la legge sul conflitto di interessi."

Avete ascoltato la bella tempra volitiva e decisionista della dirigenza piddina. Prima o poi, tra un centinaio di votazioni di fiducia e molti altri mesi o anni di agonia, qualche altro pezzo di intonaco della maggioranza cadrà. Lasciamo fare alla deriva dei continenti, ai movimenti carsici ed al bradisismo, magari ad un bel 7° Richter indipendente dalla nostra volontà. E poi c'è sempre la Commare Secca, non c'è nessuno di eterno. 
Loro tirano a campa', non hanno mica fretta.  Più tempo ci vuole e meglio è, perché adesso come adesso non sarebbero pronti, forza, capìtelo. Meglio attendere, tergiversare, continuare a fingere l'orgasmo al pensiero della caduta di questo governo infame ma non fare nulla di concreto per farci godere veramente abbattendolo. Al limite, invece di quell'Aventinello idiota di ieri, metterne in atto uno vero oggi, togliendo al governo la possibilità di ottenere una votazione valida. Un segnale di vita, di volontà, di azione, perdio. Mettergli paura e lasciarlo solo con le sue baldracche di entrambi i sessi a contare un numero legale che non c'è. 
Ma figurati se quei pallemosce nati dall'incrocio tra la sacrestia e la casa del popolo, quei doncamillopepponi si sarebbero mai presi una responsabilità in vita loro. Anche oggi Miss Bindy si infuria - è una mania - e piagnucola: “I radicali sono entrati prima di ricevere il messaggio che chiedeva ai nostri di farlo.” Se non è capace, da presidente del PD, di concordare i tempi tecnici, cazzi suoi. E pensate che lei, 
Capìtelo una volta per tutte, o illusi PDofili. L'opposizione dei D'Alema, del gemello B. senza capelli e di Suor Germana Furiosa - che pure, in confronto agli altri compagni del partito, in quando ad attributi, è Chuck Norris - non ha alcun interesse a far cadere B. Lo salveranno sempre, se lo coccoleranno facendo finta di essere degli adorabili pasticcioni che, poffarbacco, si sono impapocchiati sulle cifre, perché senza di lui sono fottuti anche loro. E il bello è che voi, amici miei, li votate da secoli perché se no vince B.

mercoledì 8 dicembre 2010

I capponi di Renzi


Il fatto è noto. "Rottamator" Renzi, il sindaco un po' pieraccione di Firenze, è stato ad Arcore a parlare con il vecchio da rottamare - forse per un preventivo, e il piddì se n'è avuto per male. 
"O icché tu ci facevi ad Arcore, brutto sudicione?" ha strillato Bersani, come una moglie gelosa, al suo sindaco. 
"O Nini, mica ci sono andato per i bunga bunga", gli risponde il furbetto, tra gli scrosci di applausi e il "zan, zan" dell'orchestra.
E' così la politica oggi. Un continuo avanspettacolo, con il segretario del presunto partito d'opposizione a far da spalla al sindaco comico emergente. 
Renzi è andato ad Arcore da Berlusconi. Embé? L'ha fatto per Firenze, mica per piacer suo. Ci si interroghi piuttosto sull'identità dei quattro capponi portati in dono al papi. D'Alema, Bersani, Veltroni e Fassino?

venerdì 25 dicembre 2009

Mai più senza: il personal psicolabile

Nel mondo dei vip serpeggia il panico. Diciamolo, se non hai subìto un attentato da parte di uno psicolabile nel mese di dicembre, non sei nessuno.

Prima Berlusconi in Piazza Duomo con il lancio del souvenir. Attentato pacchiano con una nota splatter e un finale sdolcinato sul quale reclamano i diritti d'autore Riccardo Schicchi, Cicciolina e Mauro Biuzzi nel nome della compianta Moana Pozzi.
Poi Michelle Obama che doveva essere uccisa da una squilibrata alle Hawaii. Attentato sventato a monte dai servizi segreti.
Ieri sera il Papa, aggredito da Ugly Betty in piena messa di Natale. Benedetto si è rialzato con una capriola all'indietro degna di Pai Mei. E' andata peggio al cardinale Etchegaray, che ci ha rimesso un femore nel placcaggio stile All Blacks.

D'Alema, per sedersi al tavolo delle riforme, si acconterebbe anche di un buffetto sulla guancia, di un nocchino sul capo, di una spintarella. Anche su commissione e per finta, disciamo.

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