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lunedì 10 dicembre 2012

Tutte le palle di Natale

Quando farete l'alberello, il nordico albero di Natale perché ve lo chiede l'Europa, al posto del terrunciello presepe, ricordate di adornarlo con le numerose palle che vi offre questa realtà romanzesca italiana. Ve ne suggerisco qualcuna con relativo commento ma voi saprete trovarne sicuramente altre, sì da rendere ancora più splendente il simbolo di questo Natale che quest'anno quasi nessuno ha voglia di festeggiare.

"Monti ha salvato l'Italia."
Questa è la palla più grossa di tutte, visto che Monti ci lascia - e se ne va ma non pulisce il water - con cifre spaventose dal punto di vista della disoccupazione - all'11,1%,- del debito con l'estero (che è il vero problema, non quello pubblico, altra palla), del PIL e di tutti gli indicatori economici. Monti è riuscito perfettamente in un compito solo: quello di farci entrare completamente nel recinto dei PIIGS, usando la picana Fornero, la coccodrilla che prima ti mangia la pensione e poi piange tanto, porella.

"Vi tolgo l'IMU." 
Questa palla potrebbe passarvela, tramite il mezzo televisivo tuttora di sua proprietà, un signore mummificato che è stato recentemente risvegliato dal suo sonno millenario a causa di un persistente profumo di soldi, in perdita, proveniente dalla sua azienda ammiraglia Mediaset. Nel tentativo di balzare di nuovo in sella cercherà di offrirvi, oltre a quella dell'IMU, altre palle multicolori, ma non credetegli. Anzi, se proprio dovete guardare la TV nelle prossime settimane e volete comunque sentire fin dove ha il coraggio di arrivare con le menzogne, mettete tappi di cera alle orecchie dei vostri famigliari e fatevi legare ben stretti all'albero di Natale, come Ulisse nel capitolo delle sirene.

"Chissà dove saremmo ora senza l'euro"
Questa è una delle palle della confezione del perfetto eurominkia, assieme alle carriole di euro in fiamme al largo dei bastioni di Piazza Affari (per colpa dei raggi B.), alla spesapubblicaimproduttiva e allo "staremmo ancora a svalutare la nostra liretta". Palle, palle ed ancora palle, visto che proprio l'euro è la nostra attuale iattura. 

"Abbiamo vissuto finora al di sopra dei nostri mezzi".
Questa è la palla avvelenata che chi ha deciso di papparsi le nostre risorse, i conquistadores neomercantilisti  dell'eurozona, utilizzano con i volonterosi collaborazionisti eurominkia sul territorio di conquista. Si abbina di solito alla gemella "ce lo chiede l'Europa" ed entrambe hanno la funzione degli specchietti e delle collanine.

"Il problema adesso non è B." "Il problema adesso è B." 
Palla bifronte. B. non è il problema ma è uno dei  problemi.
Con la maggioranza dei mezzi televisivi nelle sue mani (grazie sinistra!) ha ancora troppo potere e lo usa per i suoi interessi, non certo per i nostri. Prepariamoci ad un vero bombardamento di palle caricate a menzogne, come mai prima d'ora. Ad un Pinocchio in pieno trip "shock and awe".

"Abbiamo comunque riacquistato autorevolezza". 
Palla presuntuosa. Per gli europei siamo sempre i soliti terroni di merda. Un loden non fa primavera.

"L'agenda del PD non è quella di Monti". (Sentita ieri sera da Vendola).
Questa è la più grossa tra le palle rosse. Di vergogna. Voi lo sapete, infatti, se seguite questo blog, che Bersani si strugge di diventare il Pierluigi Pétain della prossima repubblica di Vichy 2.0, ovvero il commissariamento dell'Italia da parte della Troika che subentrerà a Monti. Il PD ha il Fiscal Compact in tasca e ha tutta l'intenzione di usarlo, anche se è una roba totalmente illegale ed invalida dal punto di vista giuridico perché entra in collisione con tutti i vigenti trattati europei ed equivale alla morte della democrazia. Sappiatelo.

lunedì 2 gennaio 2012

Tutte a casa


In questo Natale di crisi globale è capitato che un piccolo imprenditore catanese si sia tolto la vita per la disperazione di dover licenziare i suoi operai causa fallimento.
Nerino Grassi invece, il patron della Golden Lady, ha scelto il 27 dicembre, quindi un bel giorno di vacanza  tra il Santo Natale e Capodanno, per comunicare la sua decisione definitiva riguardo al destino dello stabilimento OMSA di Faenza, da mesi in lotta per la difesa dei posti di lavoro. A mezzo fax ha annunciato il  licenziamento collettivo per 239 operaie alla data di scadenza della cassa integrazione, il 14 marzo 2012.

Che andasse a finire così era nell'aria e nessuno, dalle mie parti, si faceva più tante illusioni. Pensare però che alle lavoratrici sia stata comunicata la decisione aziendale definitiva proprio nel bel mezzo delle feste di fine anno dà l'idea della mostruosità di questo capitalismo metastatizzato di merda, della sua perdita definitiva di contatto con il concetto di umanità e utilità sociale. Un po' come l'INPS che, sempre sotto Natale, va a chiedere 5000 euro di rimborso ad un pensionato che, preso dall'angoscia di non poter onorare le scadenze, si suicida per la disperazione.
Sembra che lo facciano apposta. Scelgono un evento ad alto tasso di stress psicologico e ve ne aggiungono un altro ancora più fatale. Feste natalizie più perdita di lavoro. Tecnicamente si configura come tortura e tentato omicidio.

Badate che l'OMSA, ovvero la Golden Lady, non è un padrone che non può fare a meno di chiudere perché azzoppato dalla più grave crisi economica mondiale dal 1929. La Golden Lady non è in crisi, va bene. Ha solo deciso di delocalizzare, ovvero di togliere il sostentamento a duecento e più persone ed alle loro famiglie e per riflesso ad un'intera comunità cittadina per andare a sfruttare donne serbe invece che pagare il giusto quelle italiane, abbattere i costi di produzione e pagare meno tasse, vendendo le calze però sempre allo stesso prezzo proprio in Italia. Come se fossero prodotte in Italia.
Insomma Nerino e gli altri della sua razza, quelli che non li licenzia nessuno, che non ricevono queste sentenze di morte sotto Natale, che hanno il culo ben protetto da quintali di morbidissima bambagia, hanno scelto non il bene della comunità ma il boia del loro dio profitto. Perché esistono imprenditori che considerano i loro operai come persone di famiglia e le imprese come mezzi di accrescimento del benessere generale ed imprenditori per i quali ogni mezzo è lecito per aumentare il proprio profitto personale, ci fosse anche da mandare in malora un'intero paese ed affossare non una ma dieci aziende dopo averle spolpate fino all'ultimo brandello di carne. Se tu lavoratore incontri uno di questi parassiti predatori sulla tua strada sei fottuto.


Mi scuserete ma è difficile scrivere di licenziamento, soprattutto se ci sei già passato, senza sentire un'onda di panico serrarti il respiro in gola e senza farti sopraffare dalla rabbia. Chi ha perso il lavoro capirà di cosa parlo, di tutta l'angoscia indescrivibile che ti dà l'essere messi da parte dalla società, l'essere privati della propria dignità, l'essere considerati un esubero, un qualcosa di inutile da gettare via, non importa se hai dei figli da mantenere o solo la necessità di sopravvivere tu solo. Sono crimini contro l'umanità ma li chiamano riforme necessarie per la crescita (dei loro profitti di merda).

Sono assolutamente solidale con le iniziative di boicottaggio dei prodotti Golden Lady ma non bastano, non possono bastare.
Ci vorrebbe una legge che disincentivasse la delocalizzazione, magari sottoponendo merci prodotte all'estero in condizioni vantaggiose solo per il produttore, ma commercializzate con un marchio italiano e a prezzi italiani, a dazi pesanti. Un po' come quelli che la Fiat pretendeva venissero applicati alle automobili asiatiche tanto tempo fa.
Non solo. E' un'idea che avevo già esposto in un articolo precedente. Sarebbe necessaria una legge per la protezione dei marchi nazionali. Un marchio si è guadagnato prestigio nazionale ed internazionale ed è indissolubilmente legato alla realtà industriale italiana, per avere magari anche usufruito di aiuti di stato a suo tempo? Bene, se tu imprenditore  vuoi andare a produrre le tue calze dove la forza lavoro si accontenta di quattro tozzi di pane ammuffito e ti ringrazia pure, allora se pretendi di vendere quelle calze in Italia non potrai più chiamarle con il marchio conosciuto in Italia. Se vuoi usare quei marchi famosi e storici, produci in Italia. Altrimenti, chiama i tuoi collant come ti pare ma non OMSA o Golden Lady.  Dagli un bel nome serbo o bielorusso o turco o circasso ma non italiano.
Se poi il nuovo marchio non sarà altrettanto apprezzato dalle consumatrici italiane, fai una prova. Prendi un collant 10 denari e stròzzatici, così vendiamo se il Made in Serbia vuol dire qualità ed è così resistente anche in condizioni estreme.

domenica 25 dicembre 2011

Relativismo natalizio


Per uscire dalla solita retorica della neve, delle renne, della slitta e del caminetto acceso. Per esorcizzare il freddo della maremma maiala che ho patito ieri. Per ricordare, visto che sono una fanatica del relativismo, che a Sydney adesso è estate e Babbo Natale non sta certo a beccarsi la nebbiaccia padana e l'umidità che ti penetra nelle ossa ma sta down under in costumino rosso a prendere il sole e fare il bagno. Alla faccia nostra. Quindi non aspettatelo.

Con i miei migliori auguri di Buone Feste a tutti.
Barbara

lunedì 24 dicembre 2007

Natale in casa Lameduck

Voglio fare gli auguri a tutti, soprattutto a coloro i quali stanno aspettando che le Feste passino perchè il Natale li mette di cattivo umore, perchè si chiedono giustamente cosa vi sia da festeggiare, visto che le cose vanno male; a quelli che odiano il Natale perchè è solo una sagra del consumismo e dell'essere buoni per forza.
Quest'anno avrei voluto anch'io bypassare con un gesto il panettone, l'albero e i regali, visto che non avrei più potuto condividerli con la mia mamma.
Poi è capitato che, in prossimità delle feste, mi sia ritrovata a ripensare alla mia infanzia, al presepe che lei mi faceva tutti gli anni, con le casette, le montagne con la carta marrone stropicciata, i sassolini e il muschio, i pastorelli, la carta stagnola a mo' di acqua del fiume, il ponticello, le lucine che illuminavano le casine dall'interno.
Da molto piccola il presepe mi piaceva, poi crescendo diventai sempre più triste e disincantata come Tommasino, e mia madre, proprio come Lucariello, insisteva a farmi piacere il presepe per forza.

Grazie a questo ricordo, che nella mia mente stava diventando qualcosa di terribilmente dolce e struggente, mi sono ritrovata a girare le bancarelle del mercato alla ricerca di pastori, pecorelle, casette per quello che doveva essere il presepe più bello di tutti, da dedicare alla mia Lucariella. L'ho fatto, ho comperato pure la carta con lo sfondo stellato e, come ospiti d'onore, assieme alle statuine nuove comperate alla Fiera del Torrone dell'8 dicembre, ci ho messo alcuni degli storici pastorelli che facevano parte del mio presepe di bambina, conservati religiosamente sempre nella stessa scatola e utilizzati ancora ogni anno da mia madre per il suo personalissimo e artistico presepe.

Questo presepe mi dà tanta serenità, lo guardo e penso che sarebbe piaciuto tanto anche a lei. Mamma, avevi ragione. Macchè albero, è il presepe il vero Natale.



Auguri sinceri di Buon Natale a tutti coloro che passano di qua, agli avventori occasionali di questo Bar dello Sport, ai clienti fissi e regolari, a coloro che sono diventati amici, a coloro che si sono persi per strada, a quelli che si sono presi una pausa ma non vediamo l'ora che tornino, a coloro ai quali non è piaciuto il caffè, a quelli che invece lo considerano il migliore, a quelli che si lamentano del servizio e a quelli che disprezzano ma tornano.

Ah, dimenticavo. Lameducche ha realizzato un sogno, entrare a far parte di un Presepe Napoletano del '700, i più belli del mondo. Forse la paperaccia stona con il suo beccaccio giallo in un contesto tanto solenne ma si è messa così d'impegno per essere buona almeno in quella occasione che non ho potuto dirle di no.

Ringrazio il sito del Comune di Scanno (AQ) da dove ho rapinato la bellissima immagine. Andate a vedere che meraviglia di posto è.

lunedì 17 dicembre 2007

Rigatoni!

Un paio di notiziole della serie "a Natale siamo tutti più buoni".
Berlusconi ha voluto presenziare sabato scorso a Milano, in piazzale Lagosta, alla manifestazione del Partito dei Pensionati, culminata con la distribuzione di pacchi di pasta ai presenti.
Mica pasta da 20 centesimi di euro alla confezione da 500 gr. come si trova negli hard discount ma pasta firmata, doc, come dire: dove c'è Berlusconi, c'è casa. Un solo pacco a testa, però, se no ingrassano. Tanto, basta il pensiero.

Dopo il Silvio panettiere e quello che in gioventù andava in giro a raccattare i cartoni per farne palle (?), eccolo in versione battaglia del grano duro, per "dar da mangiare agli affamati", soprattutto a quei pensionati, suppongo, che prese per il culo con la promessa dell'aumento a 500 euro delle pensioni minime, un suo cavallo di battaglia delle elezioni del 2001.
Ricordate per quanto tempo insistette nel mentire che lui le pensioni le aveva aumentate proprio a tutti? Ci vollero cinque anni buoni per fargli ammettere che si, le aveva aumentate ma solo a quelli che ne avevano diritto ed erano solo una minoranza.
E ci voleva tanto?! I nostri babbi e le nostre mamme se n'erano accorti subito che l'aumento era una balla con il controcazzo. Anzi una palla di cartapesta, costruita non da un leader ma da un carro di Viareggio vivente, che non prova la minima vergogna come strafantastiliardario ad andare a parlare a dei vecchi di "far fatica ad arrivare alla fine del mese". Lui, dice, ha vissuto la miseria "nera". Bene, è venuto il tempo di raccontare magari come da un giorno all'altro ha fatto tutti questi dané.
Se ne avete uno sotto mano, prendete un antiemetico (contro il vomito) e leggete la cronaca dell'uscita del povero ricco in mezzo ai poveri veri scritta da una delle gazzette di famiglia.

Si sa che i pensionati sono un poco rincoglioniti e di poca memoria. Se fossero stati ben svegli, ricordandosi della palla dei 500 euro, avrebbero dovuto tirargliela in testa, la pasta, alla pasta d'uomo.


Altra notizia che apre il cuore alla bontà natalizia. Milano, galleria Vittorio Emanuele, il salotto buono, con i bottegoni del lusso tutti luccicosi per il Natale.
Come scrive il Corriere della Serva, ieri c'è stato lo choc. Si è scoperto che in alcuni sottotetti dei palazzi della Galleria si nascondevano abusivi, barboni e immigrati clandestini in quelle che il comico inviato del TG5 ha simpaticamente definito "abitazioni", solo perchè ci arrivava la luce elettrica. Magari se fa domanda possono vedere di assegnargliene uno di quei favolosi appartamenti.

Immediata la reazione del "barbùn-buster" Sgarbi che, sceso come un falco pellegrino a compiere un sopralluogo sul posto, invoca la cessione ai privati della galleria (che evidentemente appartiene ancora in parte ai milanesi come cittadinanza). Si sa, una guardatina, una rapida botta di conti e si fiuta l'affare del loft, con la scusa del farci la galleria d'arte che non frega a nessuno.
"Per intanto, Sgarbi sogna di trasformare le mansarde abitate dai barboni in un museo d'arte contemporanea: «Voglio lasciare tutto così com'è. I calzini. La puzza. Per far vedere quanto in basso è scesa Milano»".
Rapido ed infallibile, il vicepodestà De Corato ha promesso di murare i sottotetti (per fortuna senza i barboni dentro) affinchè gli scarafaggi non debbano mai più annidarsi nelle vicinanze dove passeggiano i signori che hanno le migliaia di euro da buttare via per la scarpa di Prada, lo straccetto firmato e la coperta in visone da 100.000 euro.

Per carità, bisogna rispettare la legalità e lottare contro l'abusivismo che magari nasconde le immonde speculazioni dei subaffitti a peso d'oro.
Però mi sia consentito appunto di notare come il tono usato nei confronti di esseri umani che per bisogno avevano trovato un rifugio in quelle soffitte merdose è scritto sul corrierone e detto al TG5 con il tono di chi sta parlando di un'invasione di scarafaggi.
Oddìo marchesa, sul persiano Bukara sta passeggiando l'immondo insetto! Si chiami subito la disinfestazione.

La premiata ditta De Corato & Sgarbi ha ben disinfestato e si gloria di aver buttato in mezzo ad una strada dei senzatetto, con il freddo che fa in questi giorni e in prossimità del Santo Natale.
Questo dopo che la stessa amministrazione comunale della sciura petroliera aveva organizzato una mensa per ricchi nel cortile di Palazzo Marino il 7 dicembre per gli infreddoliti ed annoiati spettatori della Scala del dopospettacolo, a spese non si sa di chi ma probabilmente dei milanesi, compresi i pensionati al dente.

Fellini, da quel genio che era, lo aveva previsto negli anni 80. Se i poveri pensionati chiederanno pane, a causa delle pensioni da fame, cosa daranno loro questi compassionevoli conservatori mentre pasteggiano a soupe lyonnaise e cappella di porcino? Rigatoni!


domenica 24 dicembre 2006

Ve piace 'o presebbio?

Voglio farvi i miei auguri speciali di Buon Natale con quello che probabilmente è il più bel presepe del mondo almeno per me che, nata in una città di mare, ama tutto ciò che galleggia sull’acqua e si sente stringere il cuore al profumo di salsedine.

Cesenatico possiede l’unico Museo galleggiante della Marineria in Italia e ogni anno fin dal 1986 in Dicembre e fino alla Befana ospita un presepe allestito a bordo delle antiche e coloratissime imbarcazioni della raccolta: Bragozzo, Battana, Bragozzo d’altura, Lancia, Trabaccolo da pesca, Topo, Paranza e Barchét.
Nato da un’idea di Guerrino Gardini, su progetto di Tinin Mantegazza, il presepe è formato attualmente da 43 statue in legno di cirmolo e abiti in vera stoffa che riproducono i colori delle vele, opera degli artisti Maurizio Bretoni e Mino Salvatori.
La Sacra Famiglia è tradizionalmente ospitata sul Trabaccolo da trasporto e tutto attorno i protagonisti della sacra rappresentazione sono i pescatori e gli altri abitanti del borgo marinaro. Non mancano la piadinaia, il burattinaio con il teatrino, i suonatori, gli angeli. Il tutto è illuminato con un suggestivo gioco di luci che al calar della sera diventa magico.


Ho visitato questa meraviglia il 6 Gennaio del 2005, in un pomeriggio che faceva un freddo becco, un gelo tale che mi bloccò varie volte la fotocamera.
Ci sono pochi luoghi al mondo che amo più di Cesenatico. Tra i ricordi più cari della mia vita vi sono le vacanze passatevi con gli zii, la spiaggia del Bagno Milano allora chiassosa di canzoni estive urlate al jukebox, le mangiate spensierate senza l’assillo delle calorie, pesce e tagliatelle al ragù libero, le passeggiate serali sul porto canale disegnato dal genio di Leonardo Da Vinci, l’odore del pesce che usciva dai ristoranti, il cinemino parrocchiale con gli scarrafoni che ci correvano tra i piedi, quella stessa parrocchia dove un freddo giorno di febbraio si sarebbero svolti i funerali del pirata Marco Pantani.

Se volete visitare di persona il Presepe della Marineria, siete in tempo fino al 7 gennaio 2007. Presso la sezione a terra del Museo della Marineria è visitabile la mostra “Vele al terzo. I colori della storia”. Se vi accontentate di una visita virtuale, ecco le altre foto del presepe.

Un affettuoso augurio a tutti voi, dalla vostra Lameduck.

Aggiornamento di S. Stefano.
Sono stata invitata dall'amica Stefania a partecipare a un gioco.
Il mio libro più vicino è "Nel legno e nella pietra" di Mauro Corona, ed ecco la citazione:

"Qualche giorno prima, assieme a Sandro Gogna, alpinista di classe eccelsa, avevo aperto un nuovo itinerario molto impegnativo sulla parete est del Campanile. Di comune accordo lo battezzammo "Via del novantesimo". Per me fu un'impresa al limite del dramma giacchè la notte precedente l'avevo trascorsa a bere con una banda di buontemponi al Rifugio Pordenone."

Un mix ideale, la montagna che si sposa con il mare. Passo la palla ai prossimi tre:
Tisbe, Batsceba e Yupswing.

venerdì 10 novembre 2006

Aggiornamento: The Cogne Files

Avevamo appena lasciato la ridente vallata di Cogne con la notizia che Samuele sarebbe morto di morte naturale per l’aneurisma, eccetera, eccetera ed ecco dopo poche ore un’altra variazione sul tema.
La madre avrebbe ucciso in stato di parasonnia, per uno di quei casi descritti dalla letteratura nei quali un soggetto affetto da sonnambulismo può commettere atti di violenza auto o etero-diretta. Lo afferma l’ennesima perizia neurologica su Annamaria Franzoni, ordinata dal tribunale, che evidenzierebbe anomalie elettriche cerebrali di tipo epilettiforme.

A parte che un elettroencefalogramma non fa primavera, se il delitto è avvenuto tra le 8.00 e le 8.30 del mattino, come è appurato dagli atti processuali (qui il testo del rinvio a giudizio del GIP Gandini) e dal referto autoptico, quando la Franzoni ha accompagnato il figlio grande all’autobus dormiva o era sveglia? Ha perfino parlato con il conducente…

A questo punto solo i miei amati Mulder e Scully potrebbero dipanare la matassa degli X-Files di Cogne.
Eh si, perchè abbiamo avuto i fantomatici assassini che passano attraverso le porte chiuse, la cui cattura Taormina ha annunciato a più riprese come imminente ma che poi non sono mai venuti fuori (chissà perché). Assassini che si nascondevano tra legnaie e garage, confondendosi magari tra i nanetti da giardino e che erano in grado di entrare in casa, mettersi in pigiama, uccidere, ricambiarsi, uscire e sparire nel nulla in 3 minuti: assassini al microonde.
Poi è saltato fuori il “vecchio scarpone” numero 46 (avete controllato l’alibi di Ibrahimovic?) che quindi scagionava il piedino da fata di Annamaria.
In un trip esoterico a "Porta a Porta" il criminologo Bruno (che non è parente dell'orso) parlò di una possibile pista satanica visto che il delitto era avvenuto di giorno 30, giorno di sabba. E poi ricordiamo le accuse al matto del villaggio, alla vicina con la faccia feroce che “picchiava” i bambini e all’altra conoscente che avrebbe gettato il malocchio sulla famigliola felice e perfetta, troppo perfetta. Manca il nano ballerino nella stanza rossa e siamo in pieno Twin Peaks.

Non so voi ma io mi sono proprio rotta.
Mesi fa sono uscite delle intercettazioni riguardanti il grande capo Franzoni e i coniugi Lorenzi, delle quali ha parlato anche Fulvia in un suo post. Vi si parla della necessità di far sparire un certo martelletto. Ora, all’approssimarsi forse della presentazione al processo di ulteriori intercettazioni compromettenti siamo giunti all’escamotage del "io non c’ero e se c’ero dormivo". Faccio peccato se penso male?
A coloro che poi si commuovono per la "verità" contenuta nel libro autobiografico della povera madre accusata dai cattivi giudici (ci scommettete che il ghostwriter è Vespa?), ricordo che esiste un processo Cogne bis dove ben 11 persone dell’entourage della Franzoni sono indagate per calunnia e frode processuale, tra cui l'avvocato Taormina, la stessa Annamaria Franzoni e il marito Stefano Lorenzi per le false macchie di sangue fatte con il solfato di calcio.
Ho detto ridente vallata di Cogne all’inizio? C’è poco da ridere.

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