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venerdì 28 marzo 2014

L'incoscienza felice del Sig. Coriandoli


Hanno affidato il ministero del Lavoro al presidente dell'Alleanza delle Cooperative Italiane. Wow, si emoziona il piddino, ecco finalmente la sinistra al potere! E' vero, questa è la sinistra al potere ma non è quella che pensate, cioè è proprio quella. Confusi? Capisco.
Giuliano Poletti, l'esecutore materiale del BJobAct renziano con sottofondo della cavalcata delle Valchirie è apparatchik fino al midollo. E' uno nato dall'uovo del serpentone metamorfico PCI-PDS-DS-PD  che ricorda quello che sbarra la strada a Pinocchio in uno dei passaggi più criptici e profetici del testo collodiano:
(cap. XX): "Aveva veduto un grosso serpente, disteso attraverso la strada, che aveva la pelle verde, gli occhi di fuoco e la coda appuntita, che gli fumava come la cappa di un camino. Impossibile immaginarsi la paura del burattino... Il serpente si rizzò all’improvviso, come una molla scattata e Pinocchio, nel girarsi indietro spaventato, inciampò e cadde a terra. E per l’appunto cadde così male, che restò col capo conficcato nel fango della strada e con le gambe ritte su in aria. Alla vista di quel burattino che sgambettava a capofitto con una velocità incredibile, il serpente fu preso da una tale convulsione di risa, che ridi, ridi, ridi, alla fine dallo sforzo del troppo ridere gli si strappò una vena sul petto e quella volta morì davvero."
Poletti fino all'altro giorno era appunto solo un bottegaio oscuro, poi ce l'hanno presentato sul canale ufficiale di regime della Repubblica di Salotto, quella Festa dell'Unità 24h24 che è La7, dall'appunto salottina Bi(ri)gnardi. 
Avevo le lacrime agli occhi. Sembrava uno scherzo, una parodia, una di quelle felici interpretazioni del comico Maurizio Ferrini sull'ultimo comunista. Un personaggio che si credeva estinto ormai da decenni ma che evidentemente esiste ancora o hanno rianimato mettendo assieme pezzi di cadavere del cattocomunismo da regione rossa. 
Dall'intervista barbarica è venuta fuori insomma la caricatura del compagno romagnolo con tutti i luoghi comuni incastrati perfettamente in un mosaico da far crepare di invidia Teodora di Bisanzio. Un personaggio leggendario, un supereroe provinciale ad usum piddini.

Che gioia, finalmente abbiamo conosciuto di persona il marito della Signora Coriandoli, quello del coniglio con le cozze. L'infanzia contadina a pompare l'acqua per le vacche. Il giro in bicicletta, sempre da bambino, a consegnare l'Unità e poi di corsa a servir messa. Le vacanze in campeggio a Pinarella. La golosa citazione dello gnocco fritto (che, diciamolo, è romagnolo come io sono Mick Jagger). Forse è mancata l'Orchestra Spettacolo Casadei ma il resto c'era tutto, proprio tutto. Giuro. Tutto, compresa una sensazione sconvolgente di inadeguatezza, di incoscienza felice, di turbopressapochismo provinciale. 

Quanto è innocuo e tenero un personaggione così, direte. Quanto sono al sicuro i nostri diritti di lavoratori in mano a cotanta grassa opulenza da tabaccaia felliniana. Quanto è rassicurante il clarinetto festoso con il profumo della piadina, dei cappelletti tirati a mano dalla sfoglina e la sana ebbrezza da sangiovese.
E' quello che pensano i bottegai oscuri, appunto. La tecnica acchiappapiddini del compagno bonaccione, del Don Camillopeppone che fa nostalgia e rassicura come l'orsacchiotto nel lettino. 

Casualmente a costui è stata affidata, come accennavo all'inizio, la riforma ordoliberista del mercato del lavoro. Quella che in tedesco si dice Hartz e che prevederà prima o poi, perché la Valchiria lo pretende e se non vi sarà un qualche imprevisto tale da evitare per botta di culo la catastrofe, l'attacco al cuore della base elettorale del PD, ovvero gli statali, gli umarells e le azdore, i finora protetti dall'ombrellone di partito, chiamati anche loro a contribuire al trionfo del sol dell'avvenire, oops!, al Triumph des Willens del nuovo ordine europeo made in Germany.

E' sempre valido ed in corso il dibattito filosofico sul dilemma se la sinistra si renda conto di dover prima o poi giungere al redde rationem con la sua base oppure agisca per assoluta incoscienza ed ignavia, così ben rappresentata dal paffuto ministro rossocooperativo e dai duri e puri che si fanno i sogni lucidi in compagnia delle vedove dei fautori della durezza del vivere e delocalizzando i leader dove il tallone di ferro dell'ordoliberismo ha pestato più duro. 
In ogni caso sarà interessante vedere come il serpentone riuscirà ad evitare di scoppiare dalle risate.

venerdì 4 ottobre 2013

La dottrina dell'euromobbing


Voglio proporvi una prospettiva diversa dalla quale osservare gli attuali rapporti conflittuali tra i paesi del centro e della periferia europea e tra le singole nazioni ed il concetto di Europa intesa come centro di potere.
Lo spunto me l'ha fornito la lettura di un capitolo dell'ultimo libro del giornalista tedesco Günter Wallraff, "Germania anni dieci"una serie di reportage, realizzati come sempre in prima persona da infiltrato, sul mondo del lavoro nella virtuosa Germania.
Lo sfruttamento della manodopera sottopagata nelle catene dei discount e nelle fabbriche dei loro fornitori. La privatizzazione delle ferrovie con l'esito ormai noto di inefficienza, carenza di manutenzione con aumento di rischi per la sicurezza e disservizio crescente. Senza contare la rete di corruzione messa in atto da chi vuole accaparrarsi il ricco piatto della privatizzazione. Corruzione che rimane poi come una scoria tossica nel tessuto delle relazioni tra le diverse autorità, una volta compiuta la scelta liberista. In Germania, come in Italia, Gran Bretagna, Argentina, Spagna, ecc. Alla faccia di chi crede che sia solo razzisticamente colpa dei popoli che le applicano se certe ricette economiche risultano fantastiche per pochi e devastanti per i più.

Il capitolo del libro di Wallraff che mi interessa di più citare però ai fini di questa discussione è quello sull'utilizzo sempre più frequente del mobbing nel mondo aziendale, attraverso l'applicazione di tecniche raffinate di terrorismo psicologico messe a punto da avvocati specializzati che studiano per conto dei datori di lavoro committenti il modo di licenziare i dipendenti scomodi aggirando abilmente le leggi vigenti o quelle poche che ancora resistono ai colpi dei cosiddetti riformatori.
Il mobbing, da lotta tra colleghi, da fenomeno etologico tra bande di prevaricatori e bersagli deboli, insomma, assurge al ruolo di arma di lotta di classe.
Come liberarsi in modo pulito e senza lasciare troppo sangue per terra di soci, sindacalisti e dipendenti - operai e dirigenti - eccessivamente tutelati oppure scomodi perché non abbastanza sottomessi. O ancora, ostinati a voler rifiutare un licenziamento motivato solo dalle leggi della predazione del gruppo dirigente sull'azienda per motivi di puro profitto. L'avvocato ingaggiato allo scopo è un vero agente al servizio di sua maestà il padronato con licenza di uccidere interi consigli di fabbrica e d'amministrazione, se necessario, utilizzando un'ampia gamma di armi: vessazioni continue, spionaggio, intrusione nella vita privata, stalking, derisione, isolamento sociale, induzione alla vergogna, ricatto, minacce, lettere minatorie.

Una tra le più semplici di queste tecniche di mobbing è quella di costringere i colleghi a firmare una lettera di accuse nei confronti del soggetto o gruppo target da licenziare, con la minaccia che, se non firmerai, la FABBRICA CHIUDERA' e tu PERDERAI IL LAVORO.
O bella, ma questo mi ricorda qualcosa. Qualcosa dalle parti di Termini Imerese in provincia di Marchionne.
Pensate ora al risparmio sul costo in avvocati squali da remunerare profumatamente se l'azienda opera in uno stato che, con una RIFORMA ad hoc approvata perfino dai partiti de sinistra, ti abolisce l'art. 18 e poi piano piano smantella sistematicamente tutte le altre tutele del lavoratore con la complicità anche dei sindacati. Fantastico, no?

Veniamo ora ad un discorso più ampio. Ad un tipo di mobbing che io vedo applicato non più nell'ambito della singola realtà aziendale, dalla Proprietà verso i Dipendenti ma da nazioni su altre nazioni.
Attenzione, però. In questo caso la parte proprietaria non è rappresentata da una nazione in particolare, anche se il ruolo attuale della Germania parrebbe condurci in questa direzione di pensiero, ma la Proprietà è da intendersi come unione di interessi sovranazionali tra gruppi di potere che condividono uno scopo: la vittoria finale della propria parte sociale nella lotta di classe. Una Proprietà che ha interesse a dissolvere il concetto di nazione e differenziazione locale per creare un ambiente dove esiste solo la contrapposizione tra il noi e il voi, l'1% e il 99%.
In questo senso la Germania ha il ruolo ufficiale di condurre il bulling sui paesi periferici praticando il neomercantilismo, propagandando l'etica protestante del paternalismo ed illudendosi per l'ennesima volta di costruire un grande Reich ma è anch'essa a rischio di cadere nel medesimo ingranaggio nel quale spinge volonterosamente e con rinnovata carognaggine i suoi partner europei. La devastazione del suo mercato interno prodotta dalla deflazione salariale e le condizioni di sfruttamento delle quali parla Wallraff ne sono indizi evidenti.

Per capire meglio il concetto di dottrina dell'euromobbing con alcuni esempi che ci riguardano direttamente, riavvolgiamo il nastro indietro di un paio di anni e ripensiamo alle famose letterine inviate nell'estate del 2011 dall'Europa all'Italia (lettere minatorie). Con Europa intendo il nome di comodo che questa Proprietà globalizzata utilizza sul territorio continentale.
Ricordate? SE NON FATE LE RIFORME FARETE DEFAULT E USCIRETE DALL'EUROPA. (Minaccia di licenziamento).
Assieme alle letterine stava svolgendosi anche l'Operazione Berlusconi, fatta di scandali, accuse di condotte sessuali illegali, condotta con ogni mezzo soprattutto quelli stampa e con l'aiuto di abili figuranti, diverse Moniche Lewinsky e una magistratura che non poteva fare altro che indagare nel merito. (Spionaggio, intrusione nella vita privata).
Intanto i media iniziavano a recitare mattino e sera, prima e dopo i pasti, il mantra dello SPREAD. Una costruzione assolutamente falsa che però, con poche lettere, riusciva a dare corpo alla minaccia di cui sopra e a diventare leggenda metropolitana. SE NON FAI COME DICIAMO SI ALZERA' LO SPREAD. Il messaggio completo era: SE NON FIRMATE LA LETTERA DI LICENZIAMENTO DI BERLUSCONI LA FABBRICA CHIUDERA' E PERDERETE IL LAVORO.

A novembre Berlusconi cede al mobbing, accetta insomma il licenziamento forzato ma la parvenza di democrazia che deve essere per il momento mantenuta, bontà loro, consente che egli rimanga in politica fino a data da destinarsi e a futura sentenza penale da eseguirsi. Intanto arriverà il governo tecnico, ovvero arrivano i loro.
Da quel momento è il tripudio del mobbing dell'Europa sull'Italia, segno che la cacciata di Berlusconi era solo il primo step. Vecchie maestre con il ditino puntato che ci accusano di essere FANNULLONI, ESIGENTI, CHOOSY (denigrazione e derisione) e presidenti del consiglio avventizi che incarnano perfettamente, occhio vagante compreso, la sociopatia della Corporation.
La Grecia che, mobbizzata a sua volta in maniera ancora più pesante di noi, assieme a Spagna, Portogallo e Cipro, quest'ultimo addirittura rapinato nottetempo, diventa per noi "IL PIU' GRANDE SUCCESSO DELL'EURO" ma, allo stesso tempo, l'ennesimo spauracchio. NOI NON SIAMO LA GRECIA. NON VORRAI CHE DIVENTIAMO LA GRECIA, VERO? Detto con la voce di Monti è ancora più spaventoso.
Agendo abilmente sulla nota propensione dell'italiano ad odiare sé stesso e a considerare il patriottismo una roba fascista che si può sdoganare solo quando l'Italia vince i Mondiali di calcio, le maestre e i bounty killer bocconiani riescono a convincere un popolo che una volta rappresentava la 5a potenza economica mondiale di meritare la PERDITA DI SOVRANITA' e la retrocessione nel mondo degli schiavi dopo essere stato depredato dei propri beni, compresi quelli della proprietà privata personale che nemmeno il comunismo più bieco aveva osato toccare.

Poco importa che il governo dell'avventizio alla fine cada e Berlusconi, con un colpo di coda, si ritrovi a tornare in sella e a condividere un governo ancora più precario del precedente in duplex con il PD, ovvero con il proxy della shock economy in Italia.
Del ruolo che la Sinistra cattocomunista avrà avuto in questa guerra di classe, come traditrice e collaborazionista, anche attraverso alcuni suoi vecchi tromboni, si occuperanno speriamo in futuro i giudici del Norimberga v.2.0.
Mentre il governo Letta adotta il modello tela di Penelope, ovvero finge di gestire l'ordinaria amministrazione stando ben attento a non toccare nulla, le privatizzazioni e la SVENDITA degli asset nazionali, che negli anni 90 non poté essere compiuta per mancanza di provvidenziali crisi sistemiche che agissero da catalizzatore, ora procede spedita.
Le RIFORME verranno quando si insedierà la nuova Proprietà una volta battuto l'ultimo articolo all'asta. Allora se vi saranno ancora resistenze, ricominceranno le letterine minatorie. SE NON ACCETTATE DI LAVORARE PER € 1,50 ALL'ORA TROVEREMO CHI LO FARA' AL POSTO VOSTRO. Magari importando sempre più disgraziati dai recessi più svantaggiati del mondo. Il pelosissimo pietismo a reti unificate con il gusto della lacrima in primo piano delle madonne pellegrine, la bianca e la nera, sta già agendo allo scopo, con milioni che cadono nel tranello del ricatto emotivo (induzione alla vergogna) e gli ottoni che già reclamano leggi più permissive per l'immigrazione. Se non siamo abbastanza buoni, caritatevolmente masochisti e battilocchi ce lo faranno diventare loro, con  le emissarie del governo occupante per conto della Proprietà in prima fila a menare legnate sui denti.

Sarà la DEMOCRAZIA, a quel punto, ad essere mobbizzata e licenziata, se cederemo al ricatto di farci sbattere fuori dal novero dei paesi avanzati (licenziamento). Tutti i vari ed eventuali sviluppi della vicenda Berlusconi (oggi si vota per la famosa decadenza) a questo punto diventeranno sempre più irrilevanti a meno che il vecchio marpione non si decida a fare ciò che dovrebbe e che non farà perché è troppo ricattabile nella robba.
La situazione sembra quindi disperata ma, come insegnano alcuni dei casi raccontati da Wallraff nel suo libro, in alcune aziende il terrorismo psicologico dei professionisti del mobbing è stato sconfitto grazie alla caparbietà ed al coraggio di coloro che hanno saputo resistervi facendo gruppo contro la prepotenza del potere. In questo modo si potrà sconfiggere anche il mobbing intranazionale.
Soprattutto occorre che la politica ritorni ad essere espressione del controllo popolare sugli abusi del potere rappresentato solo dal profitto. I ben disposti, i competenti e i valorosi ci sono. Occorre solo organizzarli e riunirli in una compagine in grado di rappresentare degnamente le istanze di questa Resistenza. Resistenza che non è di pochi ma dell'Italia intera.

mercoledì 25 settembre 2013

Tamburini della Hayekjugend


Ormai dovreste aver capito che i bei discorsi sul governo unico europeo, il riequilibrio tra le varie aree dell'eurozona in ambito fiscale e legislativo, i trasferimenti di sghei, il fogno di un popolo europeo fuso in una sola anima sono una bugia gigantesca usata dai politici (chiamiamoli ancora così per poco) per giustificare la loro adesione al progetto di realizzare il capolavoro della shock economy nell'ultima roccaforte rimasta della democrazia, il continente europeo. L'Europona, la Felix Europae non ci sarà mai; papino non vi porterà alle giostre come vi aveva promesso. E' Jesus che ve lo dice. 


Dal canto suo la Mutti, la mame Angela che per la terza volta è stata eletta dai bimbi tedeschi come Cancelliera dei diritti dei lavoratori lo ha detto senza mezzi termini: "Gli eurobond mai!"
Gli eurobond, per intenderci, sono quella figura mitologica sulla quale fingono di litigare i massimi vertici del pensiero economico governativo, i Nobel mancanti Brunetta e Fassina.
Niente eurobond, ossia condivisione degli svantaggi provocati da questa e dalle prossime crisi strutturali globali e massimizzazione dei vantaggi per un solo paese. Indovinate quale.

Intermezzo per chi si fa coglionare dai servizi televisivi degli omini di burro sulla Germania Paese dei Balocchi ansiosa di accogliere i tanti ciuchini pinocchi  della periferia.

"In Germania lo stipendio di quasi un lavoratore a tempo pieno su quattro è sotto la soglia minima retributiva di  € 9,61 in Germania-Ovest e € 6,81 in Germania-Est. Ciò significa che la percentuale degli occupati che guadagnano al di sotto di questo livello è più alta che in Gran Bretagna e solo di poco inferiore a quella degli Stati Uniti." (Günter Wallraff, "Germania anni dieci". Leggete questo libro sulle condizioni di lavoro di basso livello in Deutschland, come horror è meglio di Stephen King.)

P.S. Scommetto che credevate che la Germania Est fosse scomparsa nel 1989. Invece è lì, ottimo serbatoio di manodopera di serie B. E mammina vuole toglierle anche i contributi.

E bello de zio che fa, mentre la Führerin sogna un nuovo Patto Von Ribbentropp-Molotov allargato alla Cina per completare la definitiva trasformazione del modo di produzione tedesco da occidentale ad asiatico?
Va in giro con la sua bella valigia di spazzole a vendere i prodotti italiani negli Stati Uniti. "Salve, signora, abbiamo bisogno di investimenti stranieri in Italia". Le phisique du rôle ce l'ha, indubbiamente.


Nel frattempo che il ragazzo fa il giro delle casalinghe disperate, Telefonica, probabilmente indebitandosi con le banche che detengono anche il debito spagnolo, e con i soldi che quelle banche ricevono da noi tramite i fondi ESM, acquista i debiti di Telecom Italia e la proprietà dell'ultimo chilometro di doppino finisce in mani spagnole. Olé. Ma si, privatizziamoci anche l'ultimo tratto di colon e chissà che non risolviamo anche il problema della stitichezza. Pagheremo per cacare ma vuoi mettere la soddisfazione?

Non descrivo lo schifo provato a sentire ieri sera al TG gli strepiti delle false oche del Campidoglio, soprattutto quelle piddine e della CGIL, dei tamburini della Hayekjugend che invocavano disperati l'intervento del governo per bloccare la vendita di un asset così importante come la telefonia agli stranieri. Con le oche della libertà che ricordavano quanto fosse stato patriota Silvio a salvare Alitalia dalle grinfie francesi (Alitalia è il prossimo articolo battuto all'asta Italia). Ma brutti bastardi, se siete sempre voi a fare il palo mentre ci saccheggiano?

I politici. Jesus ve lo ha detto, devono essere messi in condizione di non nuocere al progetto. Servono ancora momentaneamente solo se proni, docili, pronti a tutti i servizi, anche quelli igienici, disposti ad accontentarsi di stecche adeguate al loro status di forme servili di vita in via di estinzione secondo un tariffario ben preciso che non potrà mai ammetterli allo status di élite. Maggiordomi forniti di soldi, certo, per illuderli di possedere una ricchezza da mantenuti; di puttane, per giustificare la presenza dei coglioni nei pantaloni, e qualche posto in provincia per dar loro un'anticchia di poterucolo da quattro soldi. Per il resto non contano niente. Quando verrà il momento saranno gettati in pasto alla folla che nel frattempo si sarà fatta feroce e ansiosa di assaggiarne le carni.

Destra, sinistra, non c'è più alcuna differenza. La sinistra traditrice infame e la destra ostaggio di uno che per vent'anni ha sempre fatto solo i cazzi suoi (come amaramente osservava l'altra sera Filippo Rossi) è giusto che vengano cancellate, eradicate dalla storia, negando ai partiti che le rappresentano qualsiasi tipo di consenso. In sostituzione però ci vuole qualcosa che si opponga al progetto di distruzione della democrazia in nome del profitto. Ci sono poche cose da fare e con la massima urgenza ma la principale è mandare in culo l'Europa di Ludovico Van e delle stelle gialle e il suo regime monetario per salvare questo paese e restituirgli la dignità che una classe di parassiti corrotti gli ha tolto e rompere il giocattolo ai fautori del trionfo del mercato Moloch. Ovviamente è un invito rivolto a tutti i paesi periferici che stanno soffrendo la chemioterapia imposta dal nord e perfino ai notoriamente scarsi e singolarmente eroici resistenti tedeschi, le piccole rose bianche.

Se i cosiddetti movimenti alternativi (cinque stelle o eventuali futuri in Italia, euroscettici e resistenti europei in generale) non lo capiscono, meriteranno di sparire anche loro. Per non parlare dei fottuti odiatori del proprio paese che tifano per i conquistadores e le Panzerdivisionen, che costituiranno la seconda portata del pasto. Il mappazzone dei collaborazionisti.

venerdì 30 novembre 2012

Morire di lavoro

Francesco, 29 anni, morto di lavoro. Morto durante un turno all'ILVA, durante un tornado che si è abbattuto, come un'ennesima piaga biblica, sulla fabbrica che sparge morte ma non si può chiudere perché l'alternativa a perdere quel lavoro, per quelli come Francesco e l'intera Taranto, è morire di fame. 
E che vuoi dire, d'altro? Che c'è chi considera questo sistema, questo orrore, il migliore modo possibile per governare il mondo. Pensate.

martedì 27 novembre 2012

Il calcio dell'ILVA



Non è giusto. Mentre la sinistra è intenta a frantumare cabbasisi con il pestello fino a ridurli a bosone sulla fondamentale questione primarie, con iRenzi che si lamenta - non ha coraggio di chiamarli brogli perché sa che comunque sarà l'Al Gore della situazione - i dati della Florida non arrivano, la gioiosa macchina dei conteggi si impalla e si pensa di riesumare alcune salme nei cimiteri delle regioni rosse per farli partecipare al grande evento democratico del ballottaggio (pure!); mentre accade tutto questo, dicevo, ecco l'imprevisto, il cigno nero.
Le dolci note di Edith Piaf e di "Je ne regrette rien" - chi ha visto il film "Inception" capirà il riferimento - accompagnano il calcio nei denti che ci riporta tutti fuori dal sogno e nella realtà del capitalismo feroce dei nostri tempi.

L'ILVA, nello stesso giorno in cui viene raggiunta dall'ennesimo provvedimento della magistratura a carico della proprietà e dirigenza, con accuse di associazione a delinquere, concussione e disastro ambientale, per aver tentato di minimizzare  e nascondere l'impatto ambientale delle sue emissioni, inchiesta iniziata dalla G.d.F. nel 2009, annuncia la chiusura dello stabilimento di Taranto e probabilmente di tutti gli altri in giro per l'Italia. Badge ritirati e, come antipasto, ferie forzate per 5000 operai.
Con il Club dei Padroni che berlusconeggia di accanimento giudiziario e il governo che cincischia ma ha la tentazione anch'esso di prendersela con quei rompicoglioni dei magistrati che non si fanno mai gli affari loro ma quelli dei cittadini.

Una bella sveglia, non credete? Roba da far uscire perfino dalla dormia di un paio di Roipnol.
Ebbene, è tutta la mattina che cerco sulla prima pagina della Repubblica una reazione del PD a questo provvedimento ricattatorio, a questa serrata da capitalismo delle origini. Perché credo tocchi a quella cosa informe comunemente detta sinistra e non al governo di Goldman Sachs difendere gli operai e le loro famiglie che dipendono unicamente dal salario, che se manca loro sono morti, cosa difficile da far capire ai banchieri e alle loro puttane, me ne rendo conto. 

Leggiamolo quindi il giornale. Prima notizia: "Renzi attacca sulle regole". Interessante, saranno quelle della su' moglie o quelle delle primarie? E poi: "Caccia ai voti di Vendola" (che forse, in queste ore avrebbe altro da pensare). Editoriali su "Rosy Bindi al tramonto" e "il vaffa di Rosy" e Concita che vuole farci andare in iperglicemia: "L'Italia siamo noi".
E l'ILVA? Aspetta, sotto c'è ancora la fondamentale notizia che si spartiscono le poltrone dei TG RAI. Eravamo in pensiero.
Finalmente, si parla della tragedia degli operai. "Operai occupano l'ILVA". I soliti comunisti. Il governo convoca i sindacati.  Confindustria: "Accanimento", ça va sans dire. 
Si ma, il PD, la sinistra?
Niente, le uniche reazioni politiche sono della FIOM di Landini e della CGIL di Camusso, come da copione. Poi Clini, il ministro dell'ambiente che, scommetto, preferirebbe una canalizzazione di un molare piuttosto che dover affrontare questa rottura di coglioni giovedì con le parti sociali. Gli altri, i Passera, i liquidatori, gli esecutori fallimentari, zitti. Gli operai sono soli, come tutti noi. Faranno la fine degli esodati. Con Monti che articolerà con voce metallica un'altro principio fondamentale della Shock Economy.
Non siamo mica in Sudamerica dove, se alle presidentesse girano i cosiddetti, ti nazionalizzano le aziende prepotenti, che credete.

Aspetta, è cambiata la home page. Adesso l'ILVA è in pole position. "Operai occupano l'ILVA". Arridaje. E la mamma della Cosa "teme per l'ordine pubblico". Coraggio, mamma, manda a Taranto i bastonatori a rimettere in riga quei cialtroni. Ti eccita già l'odore del napalm?
E il PD? Niente, ci sono solo le facce da cazzo di Bersani e Renzi che discutono di paletti e studiano modi per fregare l'avversario e portare a casa questo baby, la vittoria nelle primarie.
Questo è il giornale di riferimento del regime piddino, per la madonna, significherà pure qualcosa questo disinteresse riguardo ad una questione di massima urgenza che coinvolge i LAVORATORI? Non siete andati a chiedergli nulla? Tutti hanno qualcosa da dire meno la dirigenza del Partito Democratico?

Gradirei che qualche piddino, tra una primaria e l'altra, una di queste domeniche trovasse il tempo di darmi un giudizio su questi imbarazzanti silenzi del prossimo governo di Vichy impegnato solo a fare il casting per il ruolo di Pétain.

P.S. Giusto per non fare favoritismi. Ecco Gramsci che può rivoltarsi nella tomba. Appena catturata, fresca fresca.




domenica 4 novembre 2012

Mistress, mia cara mistress


Ieri la nostra amata Mistress Angela Merkel ci ha galvanizzati quando ha affermato che la crisi durerà almeno altri cinque anni e che, "dovremo trattenere il fiato" per tutto quel tempo. Immagino milioni di europei che diventano blu come i Puffi ma contenti come pasque perché così potranno salvare l'euro.
Euro che, allo stato attuale, è risultato utile e proficuo solo per la Germania e i paesi nordici suoi satelliti economici. Euro che sta servendo a quei paesi per papparsi quelli terroni del sud (ma a noi avevano raccontato un'altra storia, altri professori in passato).

Per mantenere lustro e appeal da Quarto Reich alla Germania - è incredibile come la storia non insegni nulla e l'Europa le stia riconsegnando per la terza volta in un secolo il cerino acceso - ed evitarle l'inflazione (la fissazione fobica del liberismo e l'inconscio babau per ogni tedesco) l'euro sta però immiserendo le classi lavoratrici tedesche più povere. Eh si, perché non si possono fare le nozze con i fichi secchi e la vera ricchezza di un paese si vede da come tratta le sue classi più povere.
La Germania che, per paura dell'inflazione che "aprirebbe la strada al nazismo politico", si dice, rischia di lasciar rientrare definitivamente dalla porta posteriore il nazismo peggiore, quello industriale. Il momento più alto dello sfruttamento capitalistico di ogni tempo, opportunamente obnubilato dagli altri crimini da coloro che sono venuti dopo, che non è mai sparito completamente, assieme al razzismo, come continua a denunciare imperterrito "faccia da turco" Gunter Wallraff.

Il tanto mitizzato mercato del lavoro tedesco nasconde, dietro le fanfare mediatiche e i gridolini di piacere degli economisti e politici nostrani (soprattutto quelli di centrosinistra) che vorrebbero arianizzare anche noi una volta per tutte, parecchie ombre.
Se vi raccontano che la disoccupazione in Germania è ai livelli più bassi dell'ultimo ventennio, cosa certamente vera, dovrebbero anche raccontarvi come sono riusciti a diminuirla; a furia di moderazione salariale,  il precariato dei mini-jobs si sta allargando sempre più. Premendo sui disoccupati affinché trovino un lavoro ad ogni costo, come risultato c'è gente che lavora per 55 centesimi all'ora soprattutto nelle regioni dell'Ex Germania comunista.
E' la solita Legge della Zia Ricca per la quale, se sei povero, devi adattarti a qualunque lavoro perché, tanto, che bisogni hai? E' la meravigliosa immagine della forbice liberista che si allarga sempre di più ma prima o poi si spezzerà.

La Germania non ha quindi un problema con i redditi medio-alti dei lavoratori - che sono quelli che gli entusiasti del modello tedesco hanno in mente quando lo incensano - ed è vero che un operaio specializzato Volkswagen guadagna più di uno FIAT.  Il problema, grosso come un casa, la Germania lo ha con le fasce più basse del lavoro salariato, che spesso si trovano nello stesso stabilimento dell'operaio privilegiato. Bisogna dirlo. Quasi cinque milioni di lavoratori che vivono con 400 euro netti al mese e con datori di lavoro che non hanno alcuna intenzione di farli uscire dal precariato ma ce li intrappolano per sempre. Tanto lo stato compensa in parte per non farli morire di fame. Salari da Lumperproletariat che, prima o poi, qualcuno vorrà estendere anche alle fasce più privilegiate di lavoratori, visto che l'effetto deflattivo sta già contagiando l'intero mercato del lavoro e i fantasmi di Krupp e I.G.Farben sono sempre in agguato.

Ma, a questo punto, se anche gli altri paesi europei seguissero la Germania nelle politiche deflazionistiche dei salari - le cosiddette riforme dei bocconari nostrani e dei loro volonterosi carnefici ABC - succederebbe una cosa clamorosa. Sparirebbe la domanda, non rimarrebbe più nessuno al quale importare le merci tedesche. Perché, con 'sto cavolo che il mercato si autoregola e se c'è chi esporta dovrà esserci per forza chi importa.
Quindi questi cinque anni servono forse alla Mistress e a chi eventualmente la sostituirà, per prendere tempo e studiare il modo di evitare il tracollo inevitabile che forse, dalla Cina con furore, sgonfierà la bolla tedesca e renderà inutili tutti gli sforzi deflattivi fatti finora?
Noi tratteniamo pure il fiato, tanto l'euro che ci stringe al collo, aiuta.





martedì 28 agosto 2012

NINJAS


In quel tempo, Elsa Fornero disse ai suoi alunni:
«Vedo con piacere che Bonanni cita spesso la Germania, ma lì i salari non aumentano con l’età dei lavoratori, seguono l’andamento della produttività. E va da sé che una persona anziana produca meno di un giovane. Da noi, invece, la curva salariale è crescente. E così le imprese si ritrovano anziani che costano troppo, di cui vogliono disfarsi, e penalizzano i giovani. Vogliamo riflettere su questo?».
Va bene, riflettiamo, Madamin Fornero, ma prima mi chiarisca alcuni concetti, che voglio capire bene. 
Prima di tutto: per anzianità intende anzianità di servizio o anzianità anagrafica? Perché anzianità di servizio significa, di solito, lavoratore che ha maturato esperienza e che può essere quindi più produttivo, in senso generale e riferendosi alla qualità del lavoro svolto, di un giovane alle prime armi. Questo nel nostro universo, non so nel suo.
Se intende anzianità anagrafica, è stata lei a costringere i lavoratori a continuare a lavorare fino ad oltre i sessant'anni, con la sua riforma strappalacrime, se non sbaglio. 

Secondo. Mi spieghi di quale produttività sta parlando, discriminando come fa tra lavoratori giovani e anziani. Se parliamo di polluzioni notturne, erezioni mattutine e mantenimento dell'erezione piena senza ausilio di sildenafil citrato (visto che ora è obbligatorio indicare il principio attivo), sicuramente i giovani sono più produttivi, non c'è dubbio. 
Se parliamo di lavoro, dobbiamo specificare di quale lavoro si tratti. Perché non tutti i lavori sono uguali, nel senso che solo per alcuni è richiesta espressamente vigoria giovanile.
Penso, ad esempio, ai lavori intellettuali che sono proprio quelli per i quali più spesso gli "anziani" guadagnano di più perché hanno mansioni più importanti a causa dell'esperienza maturata. Si chiama scatto di carriera. Diamine, lei che è prof dovrebbe saperlo. 

Temo che lei si riferisca quindi solo alla produttività del lavoro manuale, quello di fabbrica o quel che ne resta, vista la progressiva deindustrializzazione del nostro paese che perseguite nei fatti. 
Per fare un esempio di primato di produttività nei giovani, seguendo la sua ragionamenta, potrei pensare ai campi di pomodori nel sud dove essere giovane, negro e muscoloso, può permetterti di far guadagnare di più il caporale.
Oppure mi vengono in mente quelle orrende catene di montaggio dei macelli americani dove si preparano i mac burger e dove, se non hai tempi di reazione da paura - più che da giovani umani, da cobra - e bisogna fare in fretta perché il tempo è denaro, sotto il tritacarne puoi lasciarci un braccio, oppure la sacca intestinale con il suo contenuto di merda bovina, che tu non sei riuscita a lavorare in tempo e a svuotare, finisce diritta nel Big Mac. Spero non stia cenando da McDonald's in questo momento.
Ecco, se pensiamo a questi atroci residuati di fabbrica lager, i giovani possono essere più produttivi perché più reattivi psicofisicamente ma, a parte questo? E' questa la sua idea di lavoro?

Continuo a non capire fino in fondo il suo ragionamento. Cioè, lo capisco fin troppo bene. 
Sempre nel nostro universo, le imprese si disfano con mucho gusto dei lavoratori anziani perché magari sono quelli, nelle fabbriche, più sindacalizzati (me ne rendo conto, è una malignità) e perché hanno contratti a tempo indeterminato sottoscritti ai tempi in cui ancora il lavoro rendeva liberi.
Li licenziano per quello, non perché guadagnano di più. Se c'è una cosa che è ferma da anni, in Italia, è l'aumento dei salari. Gli uomini, giovani e anziani, guadagnano lo stesso salario sempre uguale da anni, se non se lo sono visto addirittura abbassare o ipertassare dai geni come voi. Le donne, in alcuni casi guadagnano ancora meno degli uomini. I giovani sono penalizzati perché ci sono leggi che favoriscono il loro sfruttamento da parte delle aziende, permettendo ad esse di mantenerli apprendisti e precari a vita.
Quindi non si sa di cosa lei stia parlando. Di un mondo che non conosce e che è solo stata inviata a distruggere.

In ogni caso, lei suggerisce di deprecarizzare piuttosto i giovani e favorirne l'inserimento a tempo pieno? Auspica di armonizzare i salari di anziani e giovani in base al merito e all'esperienza, fatto salvo un minimo che permetta ai membri di entrambe le fasce sociali di campare senza doversi strappare l'osso gli uni con gli altri? Pensa di salvaguardare lavoratori non più giovanissimi (nemmeno lei vorrebbe sentirsi definire anziana, per non dire vecchia, credo) permettendo loro di offrire una vita dignitosa alla famiglia che stanno mantenendo - compresi i figli in stato di precariato - e accompagnandoli con dignità alla meritata pensione? Ho paura di no.
L'aria salmastra di Rimini, mescolata con l'incenso dei ciellini baciapotenti le ha fatto uno strano effetto allucinogeno. Le ha provocato un attacco di padronite acuta che però almeno l'ha resa sincera come nemmeno una pera di scopolamina sarebbe riuscita a fare. Invece di dire: smettiamola di mettere i padri contro i figli, permettiamo a questi benedetti giovani di avere una sicurezza economica, finiamola con il precariato e la rottamazione dei lavoratori anziani che si alimenta appunto dal precariato giovanile, da brava mistress ha chiesto ai sindacati (a quelli più inclini al ruolo di slave) di aiutarla a fottere ancor di più i lavoratori anziani con la scusa di aiutare i giovani, sapendo benissimo che non si può avere entrambe le cose, seguendo alla lettera la vostra ideologia economica escrementizia. O mi sbaglio?

Nonostante tutti i vostri sforzi di tecnocrati non riuscite a convincermi che non volete ridurci una nazione di NINJAS. Mi riferisco alle simpatiche e colorate tartarughe guerriere? Niente affatto.
NINJAS è un acronimo e significa No Income No Job (and) Assets (Nessun reddito, nessun lavoro, nessuna garanzia) e si riferisce al tipo di cliente al quale venivano appioppati, negli Stati Uniti, i famigerati mutui subprime nei primi anni duemila, fino all'esplosione dell'omonima crisi nel 2006-7. Quella per intenderci del Too Big To Fail, del troppo grosso per fallire, che ha imposto ai cittadini americani di salvare, con i loro soldi, le banche che avevano creato un sistema criminale per far fallire la gente più povera e portarle via la casa. Un sistema che allora ha drogato l'indice dei consumi di un'economia moribonda prestando soldi a chi non avrebbe mai potuto restituirli e ha posto le basi per questa attuale crisi. Crisi che dovreste risolvere attaccando con un bel bisturi la finanza neoplastica che sta uccidendo il mondo ma che invece preferite far credere di voler risolvere con cazzate da manicomio come la tassa sulle bollicine, sulla palestra e le slot machine a più di 500 metri dagli ospedali. Chi ve li scrive i testi, i Monty Python? 
Fossi la Coca Cola, una di quelle belle multinazionali sociopatiche che vi piacciono tanto, vi farei causa per danni per miliardi. Andrei ad assumere i peggiori avvocati carnivori d'America. Roba da cavarvi anche la prima pelle. Vi starebbe bene. A voi e alle vostre curve salariali.

P.S. In Germania, visto che l'ha citata, alla produttività sono anche legati premi di produzione che qui in Italia ci sogniamo.


P. S. S. Visto che siamo costretti a studiare economia,  per un ripasso della questione dei derivati e della finanza casinò, consiglio la lettura de "Il manifesto degli economisti sgomenti" e la visione di questo filmato.

giovedì 28 giugno 2012

L'etica protestante del paternalismo


«We're trying to protect individuals not their jobs. People's attitudes have to change. Work isn't a right; it has to be earned, including through sacrifice». (Elsa Fornero in un'intervista al Wall Street Journal, giugno 2012.)

Hanno parlato di una Fornero tradita dalla lingua inglese. Per la verità e chissà perché, gli articoli dei corrispondenti americani in Italia sono sempre scritti in un inglese strano, infiorato, più un italiano tradotto  pari pari stile liceo linguistico versione scuola serale che un vero inglese o americano. Ad ogni modo, a meno che la prof non sia incappata in un lapsus in translation, e qui bisognerebbe sapere se, durante l'intervista, ella si esprimeva nella lingua di Shakespeare o no, e se, in quel caso, l'aveva appresa utilizzando le cuffie che ti insegnano le lingue mentre dormi, il senso delle sue parole è chiaro:

"Stiamo cercando di proteggere gli individui piuttosto che i loro posti di lavoro. L'attitudine delle persone deve cambiare. Il lavoro non è un diritto; bisogna guadagnarselo, anche con il sacrificio".

Cosa intende il ministro del lavoro quando scinde i concetti di posto di lavoro e lavoratore? Intende forse separare definitivamente la famosa appendice di carne dalla sua macchina d'acciaio? Non credo.
Interessante anche l'uso della parola "work" al posto di "job". Work (lavoro) è un concetto più generale di job, ovvero "impiego, posto di lavoro", sottinteso salariato. E' come il tedesco Arbeit. In questo senso, lavoro potrebbe essere anche inteso come lavoro schiavistico, non pagato, come quello, appunto, che rendeva liberi. 
Il fatto che dobbiamo cambiare e farci piacere la cioccolata puzzolente per forza non è una novità. E' il loro mantra. Questi hanno il pulsante della distruzione dell'economia reale in tasca e non hanno paura di usarlo. Ancora il sacrificio. Il giornalista del WSJ non ci informa se la sventurata singhiozzò, pronunciando per l'ennesima volta la fatale parola. 
Sacrificio. Sarà per questo che il governo dei maestrini universitari fa sacrifici umani peggio degli Aztechi da quando si è insediato?

Ma no, siamo solo dei malpensanti. Madamin Fornero ha veramente appreso "the cat is on the table" con le cuffiette e voleva solo ridabire la banalità agghiacciante che il lavoro si conquista con fatica e sacrificio. Thanks to the dick. 

Peccato che questo inno alla meritocrazia sia un clamoroso falso e che proprio qui caschino tutti gli asini di questo governo neoaristocratico, rappresentato indubbiamente alla perfezione dal paternalismo disgustoso di questi chierici della corporativa e nepotistica università italiana. Una maestra che si rivolge a ditino alzato ai bimbi un po' tardi, agli ospiti del Cottolengo che lei considera i suoi concittadini, ai quali bisogna spiegare le cose parlando adagio e scandendo bene le parole. 
Gli asini cascano perché i sacrifici e la polvere mangiata per ottenere un livello minimo di sopravvivenza non sono richiesti ai cuccioli della Casta ed ai suoi innumerevoli parassiti raccomandati che viaggiano su corsie preferenziali, come la maestra fa finta di dimenticare nonostante alla Casta vi appartenga in pieno.

Ecco, è questo il punto cruciale, ciò che fa venire la schiuma alla bocca di questa manica di spocchiose entità di materia accademica attenuata che non sanno fare meglio del peggior amministratore di condominio: the face like the ass. 
Se l'etica protestante del capitalismo, a fronte del sacrificio di una vita operosa ed onesta, a scanso di tentazioni diaboliche, prometteva almeno il Paradiso certo dopo la morte, l'etica del paternalismo dei maestrini universitari d'asilo ci promette solo il sacrificio in cambio di niente. E dovremmo pure ringraziarli. 

giovedì 2 febbraio 2012

Mario 9000


Quanto sono monotoni. Gli si è incantato il disco, ai vecchi grammofoni a tromba che si credono dei sistemi 7.1 Hi-end. Hanno la fissa del posto fisso. Comincio a pensare che sia una di quelle idee che quando ti si piantano in testa non riesci più a non pensarle continuamente, fino a sentire uno sgradevole odorino di cervello fritto. 
Il posto fisso sarebbe il nostro, ovviamente, non il loro.

La monotonia di cui parla Mario "I Robot" Monti con la stessa emotività del computer HAL9000 di Kubrick, non è altro che la nostra pazza idea di sopravvivenza. La nostra idea di stabilità, la certezza di poter fare piani per il futuro, magari per i propri figli o per il nostro vecchio culo stanco. Proprio quella medesima stabilità che lui sta cercando disperatamente di poter applicare un giorno, forse, ai conti pubblici.  
Sopravvivenza e stabilità. Cose che lui e gli altri fanno fatica a capire, visto che il posto fisso ce lo hanno per diritto di nascita, di censo e di sangue, e con loro i loro figli, parenti, conoscenti, servi, coniugi, amanti fissi ed occasionali, mantenuti, scaldaletto, portaborse, leccaculo, trote, troie, parassiti ed affini. Non è lotta di classe, è una constatazione.
La Casta, da secoli, si mette il culo al sicuro e il posto fisso, per i suoi membri, è un valore irrinunciabile. Visto che i posti sono limitati, non facciamo che il posto fisso sia applicabile anche ai paria, ovvero ai comuni cittadini, ai governati in forma vessatoria. 
Qualcuno mi dirà che anche per i castamen esiste la precarietà. Permettete che rida.
Manager che passano da una multinazionale all'altra, consulenti che prestano la loro opera un giorno a Milano e l'altro a Tokyo. Amministratori delegati che appaiono in bilocazione come Padre Pio in diversi consigli di amministrazione contemporaneamente. Professoroni ingaggiati per disinfestare le istituzioni dai nani molesti e poi, quando finiranno il lavoro, non puliranno il water.

Sa, caro Mario 9000, cambiare lavoro è bello se, ogni volta, per portare a casa la liquidazione ti ci vuole la cariola. E' bello essere esonerati se, con la buonuscita, ti garantisci comunque una pensione dorata. E' bello se ti chiami Mourinho e non hai da affezionarti troppo ad una sola squadra.
E' che lei e gli altri androidi ragionate con i vostri circuiti e quindi arrivate a pensare che, togliendovi il brivido della liquidazione miliardaria ed incancrenendovi in un unico posto di lavoro, il mondo diventi ancora più palla di quanto non lo sia già. E' che anche voi modelli superiori mi andate inesorabilmente in modalità  Zia Ricca. Dev'essere un baco della Nexus.

Per noi è diverso. Visto che ci piace strafare, l'idea di fare un lavoro e continuare a farlo nel tempo, magari nello stesso luogo di lavoro per anni, non ci fa schifo perché magari quel lavoro ci piace. Sa, caro androide, lei magari sognerà pecore elettriche ma deve sapere che, a volte, anche ai lavori umili ci si affeziona come agli incarichi prestigiosi da una botta di centinaia di milioni e via. 
Se vuole veramente passare alla storia faccia così: invece di incaponirsi a toglierci il posto fisso per lasciarlo ai soliti Sons Of  - e non dica che non funziona così, furbacchione! - vada oltre e dichiari che pure far parte della casta è monotono.
Visto che vi annoiate, che il posto fisso è una palla, che nella vostra vita manca il brivido dell'imprevisto,  facciamo che a lavorare in officina, a cogliere i pomodori, a legare i kiwi, a pulire il culo ai vecchi, a vestire i morti e a spaccarsi la schiena a tirare nella bara ci venite voi. Mi mandi Michel-ma-belle Martone a spettinarsi il ciuffo, mi mandi la Fornero lacrimogena e soprattutto la Passerona banchiera. Vedrà che la monotonia gli passa che è una meraviglia. Che divertimento! Che giornate! Che faticate!

In confidenza, Mario 9000, non sarà che gli androidi a volte dicono anche cazzate elettriche?

lunedì 2 gennaio 2012

Tutte a casa


In questo Natale di crisi globale è capitato che un piccolo imprenditore catanese si sia tolto la vita per la disperazione di dover licenziare i suoi operai causa fallimento.
Nerino Grassi invece, il patron della Golden Lady, ha scelto il 27 dicembre, quindi un bel giorno di vacanza  tra il Santo Natale e Capodanno, per comunicare la sua decisione definitiva riguardo al destino dello stabilimento OMSA di Faenza, da mesi in lotta per la difesa dei posti di lavoro. A mezzo fax ha annunciato il  licenziamento collettivo per 239 operaie alla data di scadenza della cassa integrazione, il 14 marzo 2012.

Che andasse a finire così era nell'aria e nessuno, dalle mie parti, si faceva più tante illusioni. Pensare però che alle lavoratrici sia stata comunicata la decisione aziendale definitiva proprio nel bel mezzo delle feste di fine anno dà l'idea della mostruosità di questo capitalismo metastatizzato di merda, della sua perdita definitiva di contatto con il concetto di umanità e utilità sociale. Un po' come l'INPS che, sempre sotto Natale, va a chiedere 5000 euro di rimborso ad un pensionato che, preso dall'angoscia di non poter onorare le scadenze, si suicida per la disperazione.
Sembra che lo facciano apposta. Scelgono un evento ad alto tasso di stress psicologico e ve ne aggiungono un altro ancora più fatale. Feste natalizie più perdita di lavoro. Tecnicamente si configura come tortura e tentato omicidio.

Badate che l'OMSA, ovvero la Golden Lady, non è un padrone che non può fare a meno di chiudere perché azzoppato dalla più grave crisi economica mondiale dal 1929. La Golden Lady non è in crisi, va bene. Ha solo deciso di delocalizzare, ovvero di togliere il sostentamento a duecento e più persone ed alle loro famiglie e per riflesso ad un'intera comunità cittadina per andare a sfruttare donne serbe invece che pagare il giusto quelle italiane, abbattere i costi di produzione e pagare meno tasse, vendendo le calze però sempre allo stesso prezzo proprio in Italia. Come se fossero prodotte in Italia.
Insomma Nerino e gli altri della sua razza, quelli che non li licenzia nessuno, che non ricevono queste sentenze di morte sotto Natale, che hanno il culo ben protetto da quintali di morbidissima bambagia, hanno scelto non il bene della comunità ma il boia del loro dio profitto. Perché esistono imprenditori che considerano i loro operai come persone di famiglia e le imprese come mezzi di accrescimento del benessere generale ed imprenditori per i quali ogni mezzo è lecito per aumentare il proprio profitto personale, ci fosse anche da mandare in malora un'intero paese ed affossare non una ma dieci aziende dopo averle spolpate fino all'ultimo brandello di carne. Se tu lavoratore incontri uno di questi parassiti predatori sulla tua strada sei fottuto.


Mi scuserete ma è difficile scrivere di licenziamento, soprattutto se ci sei già passato, senza sentire un'onda di panico serrarti il respiro in gola e senza farti sopraffare dalla rabbia. Chi ha perso il lavoro capirà di cosa parlo, di tutta l'angoscia indescrivibile che ti dà l'essere messi da parte dalla società, l'essere privati della propria dignità, l'essere considerati un esubero, un qualcosa di inutile da gettare via, non importa se hai dei figli da mantenere o solo la necessità di sopravvivere tu solo. Sono crimini contro l'umanità ma li chiamano riforme necessarie per la crescita (dei loro profitti di merda).

Sono assolutamente solidale con le iniziative di boicottaggio dei prodotti Golden Lady ma non bastano, non possono bastare.
Ci vorrebbe una legge che disincentivasse la delocalizzazione, magari sottoponendo merci prodotte all'estero in condizioni vantaggiose solo per il produttore, ma commercializzate con un marchio italiano e a prezzi italiani, a dazi pesanti. Un po' come quelli che la Fiat pretendeva venissero applicati alle automobili asiatiche tanto tempo fa.
Non solo. E' un'idea che avevo già esposto in un articolo precedente. Sarebbe necessaria una legge per la protezione dei marchi nazionali. Un marchio si è guadagnato prestigio nazionale ed internazionale ed è indissolubilmente legato alla realtà industriale italiana, per avere magari anche usufruito di aiuti di stato a suo tempo? Bene, se tu imprenditore  vuoi andare a produrre le tue calze dove la forza lavoro si accontenta di quattro tozzi di pane ammuffito e ti ringrazia pure, allora se pretendi di vendere quelle calze in Italia non potrai più chiamarle con il marchio conosciuto in Italia. Se vuoi usare quei marchi famosi e storici, produci in Italia. Altrimenti, chiama i tuoi collant come ti pare ma non OMSA o Golden Lady.  Dagli un bel nome serbo o bielorusso o turco o circasso ma non italiano.
Se poi il nuovo marchio non sarà altrettanto apprezzato dalle consumatrici italiane, fai una prova. Prendi un collant 10 denari e stròzzatici, così vendiamo se il Made in Serbia vuol dire qualità ed è così resistente anche in condizioni estreme.

venerdì 12 agosto 2011

La crisi è solo una scusa


Potrebbero avere ragione coloro che affermano che questa è una guerra dichiarata dal potere finanziario al mondo intero, voluta da chi vorrebbe far pagare le crisi che si susseguono a ripetizione negli ultimi anni ad interi popoli che non ne sono responsabili. E' una guerra iniziata non meno di dieci anni fa, visto che il grande pretesto, la nuova Pearl Harbor dell'11 settembre servì per mettere una bella pezza al possibile botto finanziario americano previsto già nel 2001. Seguirono le varie bolle speculative, i noti fatti di Lehman-Brothers e Obama che correva in soccorso ai banchieri a spese del contribuente americano.
Mi sorge una domanda a questo punto: e se queste stramaledette banche d'affari le avessimo lasciate fallire come meritavano sarebbe stato un male o un bene? In fondo, salvandole, abbiamo stabilito uno sciagurato precedente, e cioè che le manovre speculatorie e terroristiche dolose - perché ci credo poco che siano errori di valutazione, quella è gente che non sbaglia - delle banche d'affari possono essere ripianate con i soldi pubblici, cioè a spese dei cittadini. Con il senno di poi questo salvataggio statalista dell'interesse privato appare sempre più una sciagura. A meno che non fosse parte del big plan.

La Finanza (non le Fiamme Gialle ma il potere finanziario globale) è il braccio armato ma dietro ad essa ci sono le multinazionali che devono fare profitti. Il neoliberismo ha stabilito che il profitto è un diritto inalienabile e che è un valore esponenziale, non vi è più alcun limite ad esso, tantomeno il limite etico. Non a caso parlano di crescita ma noi pensiamo che si tratti dell'aumento del nostro benessere, invece loro intendono la crescita del loro margine di profitto. E le due cose non possono coesistere. Se il mio diritto a fare profitti sempre più alti si scontra con gli interessi della collettività e i diritti dei lavoratori, sarà mio compito eliminare tali ostacoli, con qualunque mezzo.
Lo fanno le multinazionali per prime ma poi, in catena, vorranno farlo anche i grossi imprenditori nazionali e poi i piccoli e medi, fino alla botteguccia artigiana.
Ecco quindi che, ai massimi livelli, bisogna accaparrarsi i politici come gli informatori scientifici si accaparrano i medici per conto di BigPharma, anzi, ancor meglio, si bypassano i politici e si mandano i propri  amministratori delegati, i propri manager, scagnozzi e sottocoda a fare politica. La famosa "discesa in campo".
Così si spiega perché la politica è sempre meno fatta di rappresentanti del popolo e sempre più di avventizi e portaborse, lobbisti e maggiordomi, comperati a suon di denaro a fiumi, privilegi e promesse di successo e potere periferico. Nominati, non eletti. Questi politici a busta paga di interessi superiori e spesso ai confini dell'illegalità devono rispondere ai loro padroni che, ripeto, non sono più i cittadini ma coloro che, per ampliare i profitti, devono rimuovere ogni ostacolo possibile.

Secondo voi è un caso che tra le pochissime voci fuggite dal sen di Tremonti circa la famosa manovra vi siano state la "libertà di licenziare" e l'accorpamento delle festività alla domenica - mica quelle religiose, però, solo le tre laiche e work-oriented del 25 aprile, 1° maggio e 2 giugno - per "produrre di più"?
Un alieno che fosse sbarcato con il suo ufetto ieri in Italia si sarebbe chiesto: "Ma questi terrestri pensano di risolvere la crisi mondiale facendo lavorare tre giorni in più all'anno i lavoratori? C'è qualcosa che non capisco?"
L'obiettivo è chiaramente un altro, caro alieno. E' l'attacco a quegli articoli della Costituzione che segnano la differenza tra lavoro salariato e lavoro schiavistico e ne stabiliscono i reciproci confini. 

Prima di spingermi ancora più in là e dichiarare, assumendomene la responsabilità, che la crisi non esiste ma è uno spauracchio agitato, come lo fu l'Osama Bin Laden di dieci anni fa, per ottenere la sottomissione delle ultime sacche di resistenza al nuovo ordine mondiale basato sul modo di produzione neoschiavistico globalizzato, facciamo un piccolissimo ragionamento, che ci riporta anche al caso Lehman-Brothers.
Se la colpa del default mondiale fosse del potere finanziario, identificabile in pochi banchieri, speculatori, insomma in fin dei conti in persone fisiche alla Gordon Gekko con un nome e cognome, a cominciare da quell'Alan Greenspan che nomina Chiesa, dobbiamo proprio credere che il governo degli Stati Uniti non riuscirebbe a sguinzagliare un po' di reparti di Navy Seals ed assicurare questi farabutti alle imperiali galere, magari il Grand Hotel Guantanamo? Perchè ciò che stanno facendo questi bastardi figli di puttana non è meno grave di ciò che si attribuisce da più di dieci anni ad Al Qaeda.

Invece, da Obama a tutto il potere politico europeo è un generale calare di braghe. L'impressione è che debbano ubbidire a dei padroni che non si possono contraddire. Si comportano come i picciotti che devono obbedire a mamma, pena l'incaprettamento. Sono impauriti come se i padroni avessero di tutti loro, politicanti servi dei servi, foto che li ritraggono mentre stuprano dei neonati.
Non sarà che lo scherzetto fatto a Strauss-Kahn fosse una vendetta nei confronti di qualcuno che aveva sgarrato?
La colpa del crollo delle Borse - perché non chiuderle come in occasione dell'11 settembre, ad esempio? - è degli speculatori, delle agenzie di rating che lavorano un po' per il Re di Prussia - il dollaro -  e assai di più per le banche d'affari, ma non si fa nulla per fermarli. E' come se ci fosse una rapina in una banca, la polizia andasse ad arrestare gli avventori del bar di fronte e il giudice li obbligasse a rifondere di tasca propria i soldi rapinati alla banca. E' come quando i black bloc devastano le strade e la polizia, invece di inseguirli ed arrestarli, bastona le vecchiette e le famigliole con i passeggini. Non ha senso ma ha un senso.

L'evocazione della parola magica crisi serve soprattutto per licenziare, per sfrondare i dipendenti e quindi per aumentare i profitti. E' dimostrato che i licenziamenti effettuati dal 2008 ad oggi in certi settori erano assolutamente indipendenti dall'andamento dei fatturati delle aziende in oggetto. Ad esempio nel settore farmaceutico che, grazie a politiche di marketing assai spregiudicate, è uno dei pochissimi settori che registra il segno più nei bilanci delle sue aziende. Ebbene, nonostante il segno positivo e l'aumento delle entrate, queste aziende hanno compiuto delle vere stragi di dipendenti, soprattutto nel settore degli informatori, ritenuti non più utili nel settore primary care, ovvero quello dei medici di base, perché ora il pressing sui medici si fa in ospedale dove vengono venduti i farmaci più costosi e redditizi. La motivazione ufficiale per i tagli era "la crisi" ma la crisi non era vera per quel settore, era solo una scusa per licenziare e mobilitare tutta quella massa di informatori che prima erano stati spremuti come limoni e ora erano considerati solo zavorra di cui liberarsi.

Che la crisi sia un pretesto per fare la guerra di classe ai ceti meno abbienti lo dimostra anche il fatto che nelle varie misure proposte dai governi in allarme rosso per default in Europa non vi siano veri strumenti per la crescita, come investimenti sulla ricerca e lo sviluppo ma solo manovre vessatorie da sanguisughe sul Terzo Stato. Manovre che non toccano minimamente il privilegio sempre più osceno degli altri due Stati: Clero e Neoaristocrazia del denaro. Semplice, perché la crescita non è quella che pensate e per ottenere quella che pensano loro voi dovete rinunciare ai vostri diritti. Con le buone o con le cattive.

E' comunque un gioco pericoloso. Le tasse, come prima della Rivoluzione Francese, saranno interamente a carico del terzo stato, ovvero del ceto medio-basso. Il clero è esente e la casta si auto-esenta con leggi ad hoc. Questa situazione ha portato alle ghigliottine in piazza allora e la storia potrebbe ripetersi, chissà.

State in allerta, quindi. I telecomandati appartenenti alla Casta dei volonterosi esecutori materiali  vorranno imporvi i sacrifici più sanguinosi per continuare a gozzovigliare e banchettare sotto il tavolo dei loro padroni come cani.
E' in questa occasione che potremo riconoscere i politici, se ce ne sono rimasti, in grado di ribellarsi a quest'assurdità.
Perché non si alzano in piedi e chiedono ai loro colleghi stranieri di allearsi per fermare la speculazione finanziaria con i mezzi della legge? Se è una guerra condotta dagli Stati Uniti con le armi della Borsa per affossare l'Europa, perché non denunciano queste manovre terroristiche? Se lo fanno tutti assieme sarà difficile farli fuori tutti.
Perché non chieder loro di difendere i diritti del popolo, di quello vero, non quello dell'amore del nanerottolo da rottamare, rigettando le lettere minatorie dei banchieri ed impegnandosi per una crescita vera?
In Islanda ci stanno provando. Sarà questione di clima, chissà.

domenica 9 gennaio 2011

Accordi e disaccordi



"[...] 3) Per quanto concerne i sindacati la scelta prioritaria e' fra la sollecitazione alla rottura, seguendo cioe' le linee gia' esistenti dei gruppi minoritari della CISL e maggioritari della UIL, per poi agevolare la fusione con gli autonomi, aquisire con strumenti finanziari di pari entita' i piu' disponibili fra gli attuali confederati allo scopo di rovesciare i rapporti di forza all'interrno dell'attuale trimorti.

Gli scopi reali da ottenere sono:
a) restaurazione della liberta' individuale nelle fabbriche e aziende in genere per consentire l'elezione dei consigli di fabbrica con effettive garanzie di segretezza del voto;
b) ripristinare per tale via il ruolo effettivo del sindacato di collaboratore del fenomeno produttivo in luogo di quella illegittimamente assente di interlocutore in vista di decisioni politiche aziendali e governative.
Sotto tale profilo, la via della scissione e della successiva integrazione con gli autonomi sembra preferibile anche ai fini dell'incidenza positiva sulla pubblica opinione di un fenomeno clamoroso come la costituzione di un vero sindacato che agiti la bandiera della liberta' di lavoro e della tutela economica dei lavoratori. Anche in termini di costo e' da prevedere un impiego di strumenti finanziari di entita' inferiore all'altra ipotesi." 
(Piano di Rinascita Democratica 1982 - Pubblicato in: Commissione parlamentare d'inchiesta sulla loggia massonica P2 IX Legislatura Allegati alla relazione serie II: documentazione raccolta dalla Commissione Volume terzo Documenti citati nelle relazioni Tomo VII-bis, Doc. XXIII n. 2-uater/3/VII-bis, pp611-625.)


Ho citato in apertura il Piano di Rinascita Democratica perché fa sempre piacere leggere i consigli dei gran cattivi maestri ed accorgersi di come essi siano ascoltati e messi in pratica dai muratorini al governo e relativi compagni di merende.

Tornando all'attualità, mi sono letta il testo dell'accordo separato di Mirafiori, quello che dovrà essere sottoposto a referendum presso i lavoratori la prossima settimana.
L'ho letto non senza fatica perché anche aziendese e sindacalese sono linguaggi atti a confondere, a far capire il meno possibile del contenuto che esprimono, specialmente a coloro ai quali il discorso si indirizza e che ne vivono le conseguenze sulla loro pelle. Sentito come era chiaro e comprensibile invece il verbo del gran maestro?
Che poi uno si domanda se i sindacati che hanno già firmato "à la Napolitano" tutte le pagine del contratto capestro, si siano resi conto veramente di ciò che andavano a sottoscrivere e se quelli della FIOM sono solo dei guastafeste che vogliono impedire a Marchionne di vendere le sue cavolo di Panda anche ai marziani (che non vedono l'ora di guidarne una disegnata da Lapo), oppure sono gli unici rimasti nel fortino a difendere i diritti dei lavoratori.
Non entro nel merito delle questioni specifiche e tecniche, non avendone la competenza, voglio dare solo un giudizio sull'accordo basandomi sull'impressione che ne ho ricavato.

Non so, questo tono da caserma, da colonia penale, questo puntare sulla lotta all'assenteismo per malattia degli operai come fosse quello l'unico problema che impedisce a Marpionne di saturare il mercato mondiale non lasciando che le briciole agli altri produttori di automobili, beh, mi ha fatto un'impressione da capitalismo molto vecchio stampo, anzi proprio vecchio, con tracce di padronato delle ferriere e un retrogusto di autoritarismo fascistoide da "in questo locale non si parla di politica, si lavora".
"Dal luglio 2011 se non si sarà raggiunto un livello di assenteismo inferiore al 6% medio (adesso è all'8%) i dipendenti che si assenteranno per malattie brevi (non oltre i 5 giorni) a ridosso delle feste, delle ferie o del riposo settimanale per più di due volte in un anno non avranno in busta pagato il primo giorno di malattia. Dal primo gennaio 2012 se l'assenteismo non sarà sceso sotto il 4% i giorni di malattia non pagati saranno i primi due (l'Inps infatti paga solo dal quarto giorno mentre i primi tre sono a carico dell'azienda)."
E' un accordo che ripropone un modello di rapporti tra lavoro e capitale come erano non già nell'Ottocento avanzato delle prime lotte operaie ma agli albori della rivoluzione industriale. E che fa capire quale sia l'atteggiamento dei "padroni", tocca chiamarli di nuovo così, nei confronti del mondo del lavoro.
I lavoratori sono dei sottomessi, delle sottospecie di umani che invocano diritti ma dovrebbero capire che sono solo marxianamente "appendici di carne di una macchina d'acciaio" e che quindi non rompano i coglioni.
Leggersi, in proposito, la filosofia del nuovo sistema ergonomico ERGO UAS che sostiene come la produttività di una fabbrica sia legata al fatto che l'operaio non debba fare più di dieci passi lontano dalla sua postazione per andare a prendersi un attrezzo  e che Marchionne vuole introdurre a Mirafiori. Non sto scherzando, anche la riduzione delle pause va nella direzione di inchiodare l'operaio alla linea di montaggio per produrre, produrre e produrre.

Ma produrre cosa? Sembrerebbe che la FIAT avesse milioni di auto da consegnare in tutta fretta, perché già prenotate da milioni di clienti, compresi i marziani, e che il consegnarle in tempo fosse ostacolato solo dal fatto che gli operai italiani invece di lavorare stanno a grattarsi la minchia.
Le cose stanno però diversamente. Come dice la  lettera che 46 economisti italiani hanno inviato per solidarietà alla FIOM:
"Nel 2009 la Fiat ha prodotto 650 mila auto in Italia, appena un terzo di quelle realizzate nel 1990, mentre le quantità prodotte nei maggiori paesi europei sono cresciute o rimaste stabili. 
La Fiat spende per investimenti produttivi e per ricerca e sviluppo quote di fatturato significativamente inferiori a quelle dei suoi principali concorrenti europei, ed è poco attiva nel campo delle fonti di propulsione a basso impatto ambientale. 
A differenza di quanto avvenuto tra il 2004 e il 2008 – quando l’azienda si è ripresa da una crisi che sembrava fatale – negli ultimi anni la Fiat non ha introdotto nuovi modelli. Il risultato è stata una quota di mercato che in Europa è scesa al 6,7%, la caduta più alta registrata nel continente nel corso del 2010."
Colpa dei turnisti lavativi che perdono tempo in bagno e a fare jogging in reparto per andare a prendere una pinza o colpa di un'azienda che ha la mentalità della fabbrichetta dell'Ottocento con gli operai che devono essere bastonati ogni giorno, loro sanno perché? Un'azienda che non è capace di rinnovarsi e non trova di meglio da fare che prendersela con gli operai della sua inadeguatezza?
Non sono bastati neppure gli aiuti statali per costringerli a pensare un'auto decente. Prendo ancora in prestito dagli economisti:
"A dispetto della retorica dell’impresa capace di “stare sul mercato sulle proprie gambe”, va ricordato che la Fiat ha perseguito questa strategia ottenendo a vario titolo, tra la fine degli anni ottanta e i primi anni duemila, contributi pubblici dal governo italiano stimati nell’ordine di 500 milioni di euro l’anno
Alla FIAT però bisogna riconoscere un merito:
"Al tempo stesso, tuttavia, nel terzo trimestre del 2010 la Fiat guida la classifica di redditività per gli azionisti, con un ritorno sul capitale del 33%. La recente divisione tra Fiat Auto e Fiat Industrial e l’interesse ad acquisire una quota di maggioranza nella Chrysler segnalano che le priorità della Fiat sono sempre più orientate verso la dimensione finanziaria, a cui potrebbe essere sacrificata in futuro la produzione di auto in Italia e la stessa proprietà degli stabilimenti."  
Ah, vedi che stiamo arrivando al punto? Non sarà che  Marchionne non è altri che uno di quei supermanager che cominciano presto, finiscono presto e di solito non puliscono il water, bravi soprattutto a mettersi da parte le stock options (un centinaio di milioncini fino a questo momento) e che guadagnano per questo di solito cifre assolutamente spropositate, centinaia di volte superiori a quelle che guadagnano quegli operai che pretendono di vessare? 
Non si era detto che questo tipo di gestione dell'economia reale da parte dei supermanager vampiri è quella che ha provocato l'attuale crisi e che fino a che non sarà abolita la finanza, demolita la Borsa e si sarà ritornati al reale economico lasciando il virtuale finanziario ai videogames, non ci sarà economia sostenibile?

Diciamo infine qualcosa anche sulla presunta grande operazione FIAT-Chrysler, che ha entusiasmato fino all'orgasmo i media nostrani.
La Chrysler è una azienda in bancarotta controllata, che ha avuto finanziamenti dal governo americano nell'ambito di un piano di rientro nel mercato con nuovi prodotti ed investimenti. La FIAT non controlla la maggioranza delle quote, che invece, per il 55% appartengono al sindacato dei lavoratori UAW.
Come ha scritto Eugenio Scalfari:
"Chi è il padrone di Marchionne? O meglio: chi è il padrone del gruppo Chrysler-Fiat di cui Marchionne è il manager? Il padrone, cioè il proprietario, è il sindacato dei lavoratori Chrysler, che possiede la quota di controllo del capitale attraverso il suo fondopensione. 
Hanno ridotto a metà i loro stipendi, i lavoratori Chrysler, ma l' azienda è loro. Se torneranno al profitto saranno loro a disporne. Il proprietario Fiat, specie dopo lo "spin" del gruppo, è un proprietario simbolico sulla via del disimpegno.
In Germania la Volkswagen è una "public company"e le banche che la finanziano sono controllate dai "lander". In Francia la Renault è dello Stato francese. I lavoratori italiani non hanno fondi-pensione, le loro pensioni sono nelle mani dell' Inps. Volendo, l' Inps potrebbe controllare la Fiat investendo nel capitale una parte del fondo pensione dei lavoratori. Allora la Fiat avrebbe un nuovo padrone, con Marchionne alla guida imprenditoriale. 
Chiedetevi, a questo punto, qual'è il peso dei lavoratori italiani nel mondo della produzione? I lavoratori italiani non partecipano alla produzione, non ricavano profitti, sono solo minacciati nei loro diritti. Sono considerati dei nemici invece che una parte fondamentale della produzione.
L'Italia del nano che delira di terze gambe invece di pensare alla realtà dei pisellini mosci, è un paesello delle ferriere, assomiglia ad uno staterello sudamericano con i latifondisti cattivi e che, grazie anche a queste pensate ergonomico-marpionnesche, sta salendo sulla Freccia Rossa che lo condurrà a 200 all'ora indietro nel feudalesimo.

Sapete come andrà a finire? Che Marchionne, per non farsi inseguire dai sindacalisti americani con la chiave inglese in mano, che vogliono indietro i loro soldi, dovrà sacrificare Pomigliano e Mirafiori. E magari, dopo aver raccattato ancora altre stock options, penserà ad aumentare il proprio peso in Chrysler piuttosto che a mettere a punto qualche macchinetta innovativa da far produrre in Italia.  Non dubitate un minuto su quale sarà la scelta del nostro tra America e Italia. L'Italo-canadese sceglierà l'America.
Intanto però, prima di aver succhiato l'ultima goccia di sangue all'economia italiana, avrà diviso quei sindacati molesti come auspicava Maestro Licio.
Un grosso favore ai governanti di centrodestra che vedono i comunisti camminare sui muri. Tanto l'opposizione, che ha smesso da un pezzo di essere opposizione, regge il sacco a chi comanda, a questi retrogradi padroni delle ferriere.
Non meravigliatevi neppure della Camusso che da ex capa FIOM dice che se vincerà il SI (di un referendum illegale) la FIOM dovrà accettare l'accordo. Dobbiamo essere contro l'accordo ma anche firmarlo.
A Veltroni fischiano le orecchie. E tu, Cipputi, comincia a tirarti giù le braghe.

sabato 24 luglio 2010

Gran Volpino

Certo si può proprio andar fieri di essere la casa automobilistica che ha preteso di vendere la Duna (nella foto, solo per stomaci forti) e che ha tirato fuori, dopo un pranzo a base di funghi allucinogeni, l'orrendo muso della Multipla, non a caso citate tra le più brutte auto mai esistite. Altro che le Trabant e le NSU Prinz dei tempi andati.

Comunque Marchionne può andare quando vuole a fare i suoi Fiorini e gli Scudi da una parte (perchè, già che c'è, non un Fiat Scheo in onore della Lega?) e le Punto, Panda e Seicento dall'altra. Magari in Serbia, Papuasia o Inguscezia.
Però, per coerenza e per dimostrare che ha coraggio da vero imprenditore, perchè non chiama il modello da produrre in Serbia Fiat "Curva"? Ed avrebbe altresì il coraggio di sfornare una Fiat "Figa" da commercializzare in Italia, così da potere avere un giorno un film dal titolo "Gran Figa" con protagonista un'auto e non la solita topona? Del resto se la Ford ha fatto la Escort...
Dai, Marchionne, se hai il coraggio di fare la Fiat Figa senza contributi statali te la facciamo fare a Termini Imerese senza fiatare, saltando pure i turni del riposo, le ferie e siamo pure disposti a dare un calcio in culo alla FIOM.

Rettifica: La Fiat ha sempre disegnato auto meravigliose dal design stupefacente, resistenti a tutte le intemperie, robustissime e senza mai un filo di ruggine. Sergio Marchionne è un grandissimo imprenditore che mette al primo posto gli interessi degli operai italiani.

lunedì 23 novembre 2009

Pausa coca

Ma senti questo:
''La pausa pranzo è un danno per il lavoro, ma anche per l'armonia della giornata. Non mi è mai piaciuta questa ritualità che blocca tutta l'Italia''.
Chi parla è il ministro per l'attuazione del Programma Gianfranco Rotondi, durante un'intervista al noto coiffeur-à-penser Klaus Davi.
Forse sarà stato l'ambiente televisivo-salottiero, in grado di distruggere qualsiasi neurone nel raggio di venti metri di distanza da una telecamera - per averne la prova basta seguire per non più di cinque minuti quelle ignobili pantomime dialettiche tipo "Domenica In" - ma il purtroppo ministro di uscite ne ha avute anche di peggiori:
''Non possiamo imporre ai lavoratori quando mangiare ma ho scoperto che le ore più produttive sono proprio quelle in cui ci si accinge a pranzare. Chiunque svolga un'attività in modo autonomo, abolirebbe la pausa pranzo. Casomai sarebbe meglio distribuirla in modo diverso, come avviene negli altri Paesi''.
No, ti prego, non dirmi che saresti anche tu per la colazione all'inglese, una bella abbuffata di mattino presto che ti riempie fino a sera, con il buffet ricco di ogni ben di dio che stuoli di camerieri, sguatteri e fantesche hanno amorevolmente preparato per te alzandosi alle quattro del mattino.
Peccato che chi ha la sveglia alle sei ed esce di casa alle 7,45 solo perchè ha il culo di lavorare a soli due chilometri di distanza da casa, non ha proprio il tempo di tostare il pane, spalmare il burro con l'attrezzo che fa i ricciolini, spremere le arance, affettare di fresco i salumi, farti l'ovetto alla coque o strapazzarti le uova con il bacon e servirti il caffè all'americana.
E poi non ci rompete i coglioni, anglofili del cazzo. Siamo italiani - cornetto e cappuccino - non turisti della democrazia nell'albergo a quattro stelle con il problema di come far sera e di "quale marmellatina assaggio oggi".

Viste le reazioni alle proprie dichiarazioni - sembra impossibile ma qualcuno prende seriamente le cose che vengono dette a Klaus Davi - il più inutile dei ministri ha in seguito precisato:
"Non ho fatto nessuna proposta di abolire la pausa pranzo, ho solo detto a un giornalista che io l'ho abolita da vent'anni e lo stesso consiglio alla Camera dei Deputati, perché quella è l'ora in cui si lavora meglio. Si capisce - aggiunge Rotondi in una nota - che i lavoratori devono avere le loro pause e devono mangiare, magari sarebbe utile che ognuno si gestisse questa pausa come crede, ma è chiaro che è impossibile''.
Si, va bene, grazie per consentirci ancora di mangiare ma, porca di una paletta schifosa, lei, dopo quattro ore filate di lavoro, un languorino, un posticino per un Ferrero Rocher, per una Fiesta Snack, per un non-ci-vedo-più-dalla-fame, non lo sente?
"Non vado alla Buvette, non pranzo da anni ma non mi sogno di entrare in conflitto coi legittimi diritti dei lavoratori. Certo, se fosse possibile rinunziare alla pausa pranzo e uscire un'ora prima se ne avvantaggerebbero la produttività e la famiglia del lavoratore''.
Senta, caro il mio pezzo informe di materia organica anfibia comunemente detta merda; io e suppongo altri svariati milioni di lavoratori lavoriamo duramente di braccia e di cervello dalle 8,00 alle 12,00 (più spesso 12,30).
Si riattacca alle 14,00 fino alle 18,00, salvo impegni da svolgere prima o dopo l'orario stabilito. Non è raro che tra straordinari e pugnette varie si lavori una cinquantina di ore alla settimana, compresi i festivi. Con i tempi che corrono chi ha la fortuna sfacciata di avere un lavoro deve darsi da fare il triplo. Ma tutto questo Alice-Rotondi non lo sa.

Ordunque. A me personalmente alle dodici, dopo quattro ore filate di lavoro, cominciano a calare gli zuccheri e le assicuro che succede lo stesso al mio capo, che è un essere umano e normale come tutti. Per cui si va tutti a pranzo. Mezz'ora, un'ora al massimo. Un piatto di pasta o un secondo. Poi di nuovo al lavoro.

Lei è liberissimo di praticare l'anoressia nervosa come una ballerina del Bolshoi che sta preparando "Le silfidi". Alle persone normali come coloro ai quali si riferisce in quella scemenza di intervista, gli zuccheri calano, soprattutto dopo un lavoro manuale. Per non parlare del cervello che, come recitava un celebre spot televisivo "ha bisogno di zucchero".
L'alternativa a questo normalissmo soddisfacimento di una pulsione chiamata fame sarebbe rischiare di addentare qualche cliente e non sarebbe bello, mi creda.

Cosa propone quindi per ovviare all'inconveniente della fame a metà giornata che affligge il lavoratore sfortunatamente non anoressico? La sigillatura degli orifizi usati per perdere tempo a mangiare, compresa quella dello sfintere anale usato per la spiacevole conseguenza del nutrirsi che è il chiudersi in bagno per espletare?

Le do un'idea. Se i miei studi di neurochimica non fallano, ricordo che la cocaina ti fa tirare avanti per quattordici ore filate senza sentire né fame, né sete, né stanchezza, né sonno.
Facciamo così. Per non interrompere il lavoro degli schiavi, sostituiamo la pausa pranzo con la pausa coca?
Faccio presente comunque che perfino chella zoccola 'e Maria Antonietta, una briosche, non l'ha mai negata a nessuno.

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