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giovedì 15 gennaio 2015

Norman Finkelstein su Charlie Hebdo


Traduco per voi due commenti apparsi sul blog di Norman G. Finkelstein all'indomani della strage di Charlie Hebdo. Non siete obbligati ad essere d'accordo con lui ma solo ad ascoltarlo. Considerate questo come un utile test di manutenzione, un tagliando al pensiero reversibile sempre più atrofizzato di questi tempi. Lo so, è dura come una prova di sopravvivenza. Il relativismo è il male, il pensiero non è multiplo ma unico, mettersi nei panni del nemico è un'atroce bestemmia, queste sono eresie, i muscoli fanno male e le meningi si paralizzano di terrore, ma dovete provarci. La libertà non è gratis.



Norman G. Finkelstein, lunedì 12 gennaio 2015


"All'indomani del massacro di 1000 musulmani in un solo giorno da parte del dittatore egiziano Al Sisi, il Charlie Hebdo uscì con questa copertina (a sinistra): "Il Corano è m***, non ferma le pallottole".

L'immagine di destra che dice: "Charlie Hebdo è m***, non ferma le pallottole", ricade sotto la libertà di espressione o è considerata offensiva dalla parte del mondo amante della libertà?"


Je suis Der Sturmer?

Norman G. Finkelstein, mercoledì 14 gennaio 2015

"Il settimanale nazista Der Sturmer, diretto da Julius Streicher, era noto per le sue oscene caricature antisemite. 

Immaginate se due fratelli ebrei, sconvolti dalla morte e distruzione toccate al popolo ebraico, avessero fatto irruzione nei suoi uffici e ne avessero assassinato i redattori.

Avremmo considerato martiri ed eroi coloro che avevano scelto di deridere le convinzioni profonde di un popolo sofferente e vilipeso; di degradare, sminuire, insultare ed umiliare gli ebrei nel momento della prova più dura, quando il mondo che avevano conosciuto fino a quel momento stava disintegrandoglisi intorno?

Immaginate se un milione di berlinesi si fossero riuniti per piangere i pornografi politici.
Avremmo applaudito questa manifestazione di solidarietà?

Streicher fu condannato a morte dal tribunale di Norimberga.
Non risulta che nell'Occidente illuminato siano stati in molti a piangerlo."



lunedì 28 febbraio 2011

Scuola privé


Nella vita bisogna provare tutto, anche le scuole private. Ne frequentai una, a vent'anni, per corrispondenti e interpreti. Scuola a rigida conduzione famigliare, nel senso che il marito interpretava con sussiego da maggiordomo inglese fallito la parte del preside, la moglie stava in segreteria ed alla cassa e le figlie erano arruolate come insegnanti per finta delle materie meno impegnative. Le altre docenti, quelle vere, erano tutte signore ben oltre l'età pensionabile e già rottamate, alla Renzi, dalla scuola pubblica. Una di esse, vicina addirittura agli ottant'anni, era una feldmarescialla dal righello facile. Ebbene si, menava. Soprattutto i maschi più riottosi, a manrovescio e con l'anellone da sei etti al dito.
La professoressa di inglese era un'americana ossessionata dai comunisti, una specie di zia di Luttwak, che noi ci divertivamo a sfottere senza pietà quando iniziava la sua perorazione quotidiana in favore della politica di Ronald Reagan.
Tutto l'istituto sapeva di vecchio, di conservazione sotto formalina di tradizioni culturali stracotte e desuete. 
Anche le attrezzature erano ottocentesche. Ricordo che, si parla dei primissimi anni ottanta, nonostante fossero già ampiamente diffuse negli uffici le macchine per scrivere elettriche, noi studiavamo dattilografia su delle Remington anteguerra.

Eppure, secondo la leggenda, la scuola privata dovrebbe offrire una preparazione migliore e più moderna, con insegnanti qualificati, in un ambiente sano e sicuro.
Dalla mia esperienza personale posso dire di non aver imparato un'anticchia di più di quello che avrei appreso frequentando un banalissimo liceo linguistico, con l'aggravante che, nella scuola privata, c'era una retta da pagare.
Per il resto, conosco donne zoccolissime che hanno studiato dalle suore, uomini traumatizzati dalle attenzioni degli insegnanti in prestigiosi collegi maschili retti dai preti ed ambosessi caduti nelle grinfie della droga nonostante la scuola decomunistizzata e frequentata da pari grado di ricchezza.

La scuola privata non è migliore di quella pubblica, serve solo come alibi ai ricchi per illudersi che i loro figli crescano all'insegna dei loro principi rimanendo dentro un circolo chiuso. Essi credono che i loro cuccioli di miliardario possano traviarsi frequentando i figli degli operai, per questo ci tengono tanto alle loro parificate con i diplomi che non valgono un cazzo. Tanto ai cuccioli di miliardario e di trota il diploma non serve, visto che il posto fisso ce l'hanno, spesso e volentieri, per diritto di nascita e di censo e non certo per merito. 
Ecco perché alle scuole private non viene richiesto di fornire una formazione culturale di alto livello. Devono solo mantenere ben divaricata la forbice.

Non a caso, il governo più classista degli ultimi 150 anni ha un debole per i diplomifici un tanto al chilo come il CEPU, per le laureate all'Università Bocchini, per una scuola più privé che privata, dove si studiano discipline altamente specialistiche come l'igiene dentale. Tutto con l'idea che, pagando e stando lontano dai comunisti, si diventi automaticamente degli Einstein. Un governo che ha messo al vertice del Ministero della Distruzione la Gelmini. Quella che, non trovandosi a proprio agio né alla Bocconi e tanto meno alla Normale, è andata a  laurearsi a Reggio Calabria. Chissà perché. Parafrasando un slogan del sessantotto, questa è la somaraggine al potere.

La minchiata di regime più galattica, riguardo all'istruzione, è però quella che vorrebbe le famiglie italiane obbligate dai comunisti  a mandare i figli alla scuola dei soviet senza poter scegliere liberamente di affidare i propri pargoli alle amorevoli cure della privata.
Detto che, potendo pagare, uno può mandare i figli dove gli pare e che quindi il problema non esiste; detto che non manderei i miei figli a studiare dai preti come non li manderei a nuotare spalmati di maionese in una vasca di piranhas, vorrei tranquillizzare Berlusconi ed invitarlo a smetterla di pensare che le scuole private e religiose siano ideologicamente più sicure. Stalin studiò in seminario. 
Paradossalmente e per ironia della sorte, si hanno maggiori probabilità di diventare comunisti non andando alla statale "Sandro Pertini", ma frequentando le Orsoline ed i Maristi ed avendo avuto una professoressa reaganiana. Non per cattiveria ma per reazione.

martedì 5 maggio 2009

Comunione e cospirazione

Prima legge della relatività cattolica: "Divorziati e risposati non possono accostarsi al sacramento dell'Eucaristia".
(Papiro carpito nella sala d'attesa del medico di base e religiosamente conservato a futura memoria dei posteri)

Paolo Attivissimo, fa qualcosa! Berlusconi è diventato come Thierry Meyssan , crede nella teoria del complotto. Nella puntata paranoidea di stasera di "Porta a Porta" (in attesa che prossimamente anche Veronica Lario possa raccontare la sua verità dalle stesse poltrone, vero Vespone?, guardi che ci contiamo), papi vuota il sacco e fa come quegli imputati nei film americani che decidono di difendersi da soli perchè sono degli sboroni dalla parlantina fatale.
Tanto può contare su una RAI pagata da noi che all'occorrenza si mette giù a pecorina e alla quale la concorrenza ed il potere politico (in questo caso impersonati dallo stesso individuo), possono fare ciò che vogliono: primo, secondo e terzo canale anche contemporaneamente.

Che si sappia. Tutti i convinti assertori della par condicio, gli amanti del contraddittorio, i difensori a spada tratta del bipartizanismo stasera non c'erano e se c'erano dormivano.
Sul TG1 sventola bandiera bulgara. Servizio di apertura sull'affaire Berlusconi-Lario con tutto il tempo riservato a lui, a Poverosilvio in modalità aspide, a sputare veleno contro la moglie sobillata ed ingannata dal complotto della Sinistra. Contraddittorio della moglie ed eventualmente della Sinistra tirata in ballo: non pervenuti.

Un fatto che fino a ieri i nanofili lamentavano dovesse rimanere privato e sul quale si rilasciavano scarni commenti di un paio di righe, viene usato oggi come un maglio a fini politici, millantando una presunta colpa della Sinistra se una dolce signora si è rotta i cosiddetti di sentirsi umiliata dal comportamento da fauno ingrifato del marito, per giunta titolare di una carica pubblica che richiederebbe sobrietà anche alle Isole Andamane.
Se gli itagliani non avessero perso completamente il senso dell'umorismo si sarebbe potuto sottotitolare il servizio del TG1 alla pagina 777 di televideo con la dicitura: "la tragedia di un uomo ridicolo."

Si sono fatti sentire i cattolici oggi, con un commento dell'Avvenire piuttosto severo e una nota serale del cardinale Bagnasco, la CEI in persona. Non siamo certamente alla scomunica, però fa piacere sentire un certo sommovimento sussultorio ed ondulatorio dalle parti di Via della Conciliazione.
Dato che Papi guida il partito autocertificatosi più adatto alla difesa della Famigghia e della moralità cattolica, una sacra tirata d'orecchi mi pare doverosa.

A chi mi accuserà di moralismo e bacchettoneria di ritorno, rispondo che è solo questione di giustizia.
Se a conviventi, separati, divorziati, risposati, omosessuali eccetera, è negata per principio la comunione anche se si tratta di persone degnissime e dalla specchiata moralità, perchè il più chiacchierato degli italiani e adesso in procinto di diventare divorziato al quadrato, deve prendere la comunione come un bimbetto innocente di otto anni?
Mi piacerebbe proprio sentire la sua giustificazione, in merito. Esiste forse un Lodo Ostia del quale non siamo a conoscenza?

P.S. Ho letto della storia delle foto taroccate di Papi alla festicciola di Piertopa. Anche per me sono ritoccate e credo di sapere come è saltato fuori l'alone mistico da Camera Kirlian attorno alle figure scontornate. A me succede quando abbasso la qualità di compressione dell'immagine: lo scontorno non è più sfumato e preciso ma "si vede". Ottimizzando per il web è facile perdere in precisione di scontorno.
In ogni caso, brinda anche tu con Papi!


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giovedì 20 novembre 2008

47 terrorista che parla

Ma veramente qualcuno riesce ancora a credere all'autenticità del "messaggio-comparso-oggi-su-internet-su-siti-islamici" firmato Al Qaeda che regolarmente contrassegna momenti topici della cronaca geopolitica?

Se ricordate, i primi tempi, subito dopo l'11 settembre, Bin (Laden) e Al (Zawahiri) comparivano in carne ed ossa e il filmato aveva una parvenza di veridicità, a parte qualche clamorosa bufala come quella volta del Bin troppo grasso per essere veramente lui. E' un mistero che l'unica presunta rivendicazione dell'attentato al WTC sia stata affidata ad un filmato così smaccatamente falso, anche se penso che tutto abbia un senso in quella vicenda.

Ora invece, sia Bin che Al non compaiono più pirsonalmente di pirsona ma solo in voce (mmmh) e non ci vengono nemmeno più fatti ascoltare direttamente ma vanno in sottofondo sulla loro immagine fissa.
Riguardo al contenuto del messaggio, dobbiamo fidarci del mezzobusto con carica a molla che ce lo racconta tra un Olindo e una Rosa, tra i fatti e i fattacci della giornata (quelli che gli passa il suo manovratore, ovviamente, non certo le NOTIZIE) e che ci dice che quella voce lì è proprio l'esponente di Al Qaeda che ci vuol fare 'nu mazzo tanto. Sarà.

Gli esponenti di Al Qaeda stanno diventando sempre più fantasmatici. Non è un caso che i giornali che riferiscono dei loro proclami utilizzino ormai il termine apparizioni.
Visto che molti ritengono sia Bin che Al morti da un bel pezzo (Bin addirittura dal dicembre del 2001) è giusto usare un termine da oltretomba. Non dimentichiamo che Aldilà vuol dire anche soprannaturale e metafisico.
In fondo è lo stesso meccanismo dei presunti messaggi inviati a noi dalle divinità o dai loro messaggeri. Insomma, i proclami di Al Qaeda cominciano ad assomigliare ai messaggi delle apparizioni mariane.

Ad analizzarli semanticamente, i messaggi di Fatima non erano altro che proclami propagandistici anticomunisti belli e buoni affidati ad un testimonial di gran lusso. La Madonna che piange per la povera Russia nel 1917 e negli anni seguenti (ma non prima) non può essere un caso.
Il mito del terrificante terzo segreto sul quale non si osava posare gli occhi e che aveva sconvolto il papa che aveva osato aprirlo (come l'Arca dell'Alleanza dai poteri terribili) era soltanto un modo per terrorizzare, soggiogare i fedeli e quindi fare nient'altro che TERRORISMO.
Quando la sua carica propagandistica si esaurì per sopraggiunti limiti storici, il mistero fu svelato e un papa piuttosto egocentrico se lo ritagliò addosso per farsene un mito su misura.

Ad ogni modo, tornando ai proclami di Al Qaeda, se Al e Bin, come Rosencrantz e Guildenstern, sono morti, facciamoli diventare divinità che parlano tuonando dal cielo. L'effetto sarà uguale e forse amplificato. Tanto ci sarà sempre chi crederà alla Madonna che parla, al sole che rotea, ai rapimenti alieni e a quattro sfigati arabi che sono riusciti ad inculare le difese aeree degli Stati Uniti d'America.

Nell'ultimo pizzino consegnato ai media boccaloni per spettatori ancora più boccaloni, Al Zawahiri o chi per lui se la prende con Obama definendolo "servo negro" (oplà!) e minacciando i soliti sfracelli. E' interessante notare che in arabo il termine usato è "servo di casa" mentre nella traduzione ad uso e consumo occidentale viene aggiunto il dispregiativo razziale.
A me pare molto sospetta questa traduzione che si addice più al pensiero di un fottutissimo nazista KKK dell'Illinois che ad un islamico.
Anche questo è parte del gioco, che è una variante impazzita del divide et impera. Seminare indizi ma rendere il quadro generale sempre più torbido. Far capire e non capire ma lasciare nel dubbio. Comunque ed in ogni caso, suggerire chi comanda e terrorizzare. Ho usato il termine pizzino non a caso.


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domenica 22 giugno 2008

La comunione ad personam

Voleva la comunione.
La comunione ad personam. Non contento di identificarvisi, voleva pure mangiarselo, il Signore.

Oggi Lui gli ha risposto ed è stato nein. La comunione, bastava chiedere a qualunque prevosto di campagna, possono riceverla solo coloro che non si trovano in stato di grave peccato mortale e che non hanno alcuna intenzione di emendarsi ponendo termine alla situazione di peccato.

Il TG1 ieri aveva dato la notizia della perorazione di Berlusconi. Poteva stasera umiliare pubblicamente il premier con la notizia del sacro due di picche d'oltretevere? Macchè, la notizia è diventata che oggi il Papa, parlando in scioltezza in un videomessaggio qualunque, aveva ribadito la regola della negazione della comunione ai divorziati. Punto, passiamo agli europei.
Chi ha saputo fare il collegamento tra domanda e risposta, amen. Gli altri saranno stati distratti dal rigatone all'amatriciana, meglio così.

Update - Conosco l'argomento perchè, come convivente more uxorio, una volta sono stata cacciata in malo modo dal confessionale con la motivazione che ero "una pubblica peccatrice". Devo dire però che, come io trovai un frate che mi comunicò lo stesso, esisterà un prete che ha comunicato, comunica e comunicherà Berlusconi nonostante le ritrosie papali. Qui c'è la prova fotografica, pubblicata da Rita Pani sul suo blog e ripresa da un settimanale.
Quello che lui voleva invece con l'ultima uscita, (nessuno pensi che lo abbia fatto per perorare la causa dei divorziati-risposati, illusi!), era come al solito elevarsi al di sopra degli altri e della legge, questa volta divina. L'ennesima sfida di uno che è drogato di potere e che riesce a soddisfarsi solo per ogni privilegio über alles che riesce a strappare. Il Papa ovviamente, facendo il suo mestiere, non poteva che rispondere pubblicamente picche.


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martedì 12 febbraio 2008

La Madonna appare al TG

Siamo talmente distratti e sovrapensiero, nella vita di tutti i giorni, che le parole, le proposizioni logiche e i discorsi che arrivano a noi dai media, ci scorrono addosso come l'acqua della doccia.
Le notizie che ci vengono date, spesso vere e proprie fallacie, appaiono tali solo se ci soffermiamo ad analizzarle logicamente. Ad una prima passata veloce, qualunque proposizione può passare per vera.

La logica insegna che dire "gli italiani" è come dire "tutti gli italiani, nessuno escluso" ed è diverso da dire "alcuni italiani". Cosa dicono i politici, parlando del consenso nei propri confronti? "Gli italiani voteranno per noi". E' solo un banalissimo esempio di uso distorto del linguaggio.

Siccome amo smascherare la propaganda e ho il vizio di analizzare la struttura della comunicazione, travestendomi da Noam Chomsky, farò un noiosissimo discorso sul linguaggio che si potrebbe sintetizzare con la seguente domanda:

Secondo voi, è normale che in un paese del Primo Mondo, appartenente al G8, industrializzato, patria di vagonate di scienziati e premi Nobel, in uno stato in teoria laico, i telegiornali possano fare, di fronte a milioni di telespettatori, affermazioni come queste:

"Questa sera Bruno Vespa si collegherà in diretta da Lourdes per il 150° anniversario della prima apparizione della Vergine Maria." (TG1, 11 febbraio 2008) ?

Cosa c'è di strano? In questi termini, la proposizione afferma che non vi è alcun dubbio che un'entità di nome Vergine Maria apparve veramente in quel di Lourdes l' 11 settembre* (ahia) del 1858 e non fu che la prima di tante apparizioni, date per certe e dimostrate. Bastava aggiungere un "presunta" prima di apparizione e il beneficio del dubbio sarebbe stato preservato.
Da agnostica, rimango nel dubbio dell'esistenza della divinità, non potendone confermare l'esistenza ma nemmeno negandola a priori come fanno gli atei.
Quella di cui sopra mi sembra un'affermazione sorprendente, che mi ricorda l'incipit del mio testo di storia di prima media, che diceva più o meno: "In sette giorni Dio creò il mondo, quindi ebbe inizio la storia dell'uomo". Alla faccia di Darwin e di tutto il cucuzzaro scientifico.

* Su OKNOtizie un solerte amico mi fa notare che le apparizioni avvennero a partire dall'11 febbraio e non dall'11 settembre. Colpa del TG2, questa volta, che nel servizio commemorativo (notare il titolo: "150 anni fa appariva la Madonna") ha detto proprio 11 settembre, cliccare qui per ascoltare con le proprie orecchie. Vatti a fidare del telegiornale!

giovedì 27 settembre 2007

L'ebreo nazista

Le notizie dell’arresto di un gruppo di neonazisti in Israele mi ha fatto ritornare in mente quel bellissimo film che è “The Believer”, di Henry Bean. Un film che è stato ruminato dal suo autore per vent’anni prima di essere realizzato e che gli è costato poi l’ostracismo degli ottusi uniti di tutto il mondo e anche di parte della sua comunità di nascita, quella ebraica. Un film senza paura che è forte ed oltraggioso come una sonora bestemmia.

Quando i giornali hanno parlato dei neonazi israeliani è stato un coro di “incredibile" e "non è possibile”, le varie informazioni corrette hanno detto che erano quattro gatti, che erano russi (ognuno ha i suoi rumeni) e forse nemmeno tanto ebrei, il che metterebbe a posto ogni cosa.
Invece pare che uno di loro, ex ufficiale dell’esercito Tsahal, avesse collaborato con lo Shin Bet, il servizio interno. Si divertivano a perseguitare i soliti diversi, gli “omosessuali depravati”, i “puzzolenti immigrati asiatici”, la “feccia drogata” e gli stessi ebrei ortodossi.

Perché stupirsi che anche in Israele possa allignare il razzismo? Non si rimane un poco perplessi del resto leggendo sui siti israeliani gli annunci di incontri per single “Jewish Only”, per soli ebrei?
Non è curioso che una società che dà evidentemente tanta importanza al sangue si stupisca della presenza nel suo tessuto di una neoplasia razzista? E non abbiamo nemmeno accennato alla questione con i palestinesi e il mondo arabo.

Il razzismo è una malattia dell’Essere Umano e dato che gli ebrei non sono diversi dagli altri anche loro possono esserne contagiati. E’ un ossimoro il fatto che un ebreo possa essere razzista e perfino nazista? In quel momento esprime solo un lato della sua debolezza umana e per giunta esiste anche un qualcosa che in psicoanalisi si chiama identificazione con l’aggressore ma non divaghiamo.
La Shoah non ha funzionato purtroppo come vaccino contro l’intolleranza. Come per i cristiani che furono perseguitati e uccisi ma ciò non impedì loro poi di perseguitare a loro volta altri credenti nei Secoli successivi. Veniamo tutti dallo stesso stampo difettoso e gli errori si ripetono in un loop infinito.



"The Believer è un film su uno di questi “ossimori” viventi. Il protagonista, Daniel Balint, interpretato da uno stratosferico Ryan Gosling, è un neonazista antisemita che va in giro per New York rasato e con una plateale maglietta decorata con la svastica. Si accompagna ad una bella congrega di tipiche palle-di-lardo nazipelate americane, ma è lui stesso ebreo.
In realtà la sua è una rivolta contro Dio ed il suo stesso popolo, che accusa di debolezza. Danny si propone come la bestemmia vivente. E’ troppo intelligente, lo dimostrano i flashback sui suoi battibecchi con il rabbino a scuola ed è lui stesso a denunciare la pericolosità dell’intelligenza, attribuendola alla sua origine ebraica. La sua dannazione è il non saper uscire dalla contraddizione. Il non riuscire a non sentirsi intimamente oltraggiato dallo sfregio alla sinagoga, compiuto assieme ai suoi compari.

Informazione Corretta direbbe che questo è un filmaccio su un ebreo che odia se stesso zeppo di oscenità antisemite. La cosa affascinante invece è cercare di capire i motivi di questo odio che a ben guardare è solo angosciante disperazione di vivere e, se si guarda ancora più in profondità, stando attenti a non farci guardare dall’abisso, è invece un lacerante grido d’amore.

martedì 4 settembre 2007

In missione per conto del dio denaro

DIGLI DI SMETTERE DI BACIARMI!
Psicodramma Grottesco – ATTO UNICO

LE PERSONE DEL DRAMMA:
Madre Teresa
Povero malato di cancro terminale

La scena:
Una stanza spoglia tranne pochi miseri giacigli a terra, ma pulita, a Calcutta.
Poche comparse, uomini e bambini, distesi sulla nuda terra o sui giacigli, chi immobile, chi contorcendosi e lamentandosi.
Entra MADRE TERESA e prende la mano del POVERO MALATO, che rantola in preda ad atroci sofferenze

MADRE TERESA (in piedi, guardando il pubblico): stai soffrendo come Cristo sulla croce, sicuramente è Gesù che ti sta baciando.

POVERO MALATO: allora, per favore, digli di smettere di baciarmi!

Fine del dramma
Tratto dal libro pluricensurato di Christopher Hitchens "La Posizione della Missionaria" (1997).

Nel decimo anniversario della morte della prima "instant blessed" della storia della Chiesa, mentre Monsignor Romero sta ancora aspettando uno straccio di beatificazione dopo venticinque anni nonostante il martirio sull'altare, non si trova un misero secondo miracolo che porterebbe Madre Teresa alla promozione nella serie A dei santi ed è un guaio, perchè uno solo non basta.

Morta quasi all'unisono con la sua grande amica e wannabe santa Lady Diana, Madre Teresa di Calcutta, della quale oggi si rievocano solo i tormenti e i dubbi di credente, secondo alcuni non fu affatto una santa, o quanto meno, se raccolse milioni di dollari in offerte non li impiegò per migliorare le condizioni dei disgraziati che aveva in carico, visto che essi continuavano a cercare di non affogare nell'onda lunga di merda nella quale vivevano.
Questo mentre lei girava il mondo, rimaneva affascinata e affascinava a sua volta i potenti. Andava d'accordissimo con i grandi reazionari della shock economy prima maniera come Thatcher e Reagan ma non le faceva schifo nemmeno frequentare veri e propri dittatori impresentabili come quel Duvalier jr., aka Baby Doc di Haiti che ben ci ha raccontato il film "The Agronomist", o il feroce Menghistu in Etiopia, per citare solo alcune delle "relazioni pericolose" della beata.

Il libro di Hitchens è il più forte atto d'accusa contro questa missionaria e un getto di vetriolo in faccia all'ipocrisia della Chiesa.

Dalla recensione sul sito della casa editrice Minimum Fax:

"La Posizione della Missionaria descrive e documenta i seguenti fatti:
1) Madre Teresa ha accettato somme miliardarie dai tanti ingenuoni e marpioni, di ogni paese, che pensavano così di alleviare le pene dei più miseri e anche i propri sensi di colpa per la provenienza illecita del denaro. Non ha mai restituito un soldo delle somme donatele da truffatori condannati;
2) Non ha mai voluto usare questi soldi per migliorare le condizioni di vita dei degenti nei suoi centri, ha sempre professato infatti un disprezzo per le cose materiali, che però pagavano i poveracci in termini di disagio. Non ha neanche mai voluto investire i soldi per creare efficienti strutture ospedaliere e per acquistare moderni strumenti di diagnosi o cura;
3) Conseguentemente la suora e i suoi centri accoglienza non hanno mai curato nessuno. Per Madre Teresa di Calcutta la sofferenza (altrui) era un dono divino e pertanto riteneva di dover assistere, più che combattere, il trapasso dei suoi sventurati ospiti. Uomini, donne e bambini sono stati lasciati nell’incuria, (ma lei se li è curati i suoi malanni, ed in cliniche di lusso!)e segretamente battezzati in punto di morte;
4) Direi che è scontato menzionare il suo rifiuto bigotto della modernità, la sua assoluta contrarietà ad aborto, (storico l’appello alle donne violentate di Bosnia a tenere i figli della violenza subita). Ma anche qui con possibili eccezioni "pro domo sua": Condanna del divorzio, ma approvazione espressa di quello del’"amica" Diana; contraccezione come sacrilegio, ma sodalizio con l’Indira Gandhi delle sterilizzazioni forzate delle donne indiane".
Padre Pio almeno fece costruire un ospedale a San Giovanni Rotondo, lei invece preferiva tenere i suoi lebbrosi accatastati per terra perché la sofferenza era per lei un dono di Dio. Cosa ne facesse allora dei miliardi raccolti è un mistero che mi piacerebbe scoprire, assieme al senso che può avere una santità del genere: preservare la povertà come un valore invece di battersi per eliminare la peggiore piaga che affligge l'umanità.

In una delle ultime lettere, recentemente pubblicate, la suora scriveva: "Cerco Cristo ma non lo trovo".
Càpita, a guardare solo i soldi.

domenica 1 aprile 2007

Clerical divide do Brasil

A navigare sui siti della stampa internazionale si leggono a volte notizie che sfuggono ai media nostri che non stanno né in Cielo né in Terra, asserviti come sono al potere neocon-oniale.
Quando ho letto questo titolo, che recita:” Benedetto XVI non andrà in Brasile. Il Presidente Lula rompe le relazioni con il Vaticano” mi sono detta, ma questa non sarebbe una notizia da aprirci un telegiornale delle 20, al posto delle solite sbroccate del Banana?

Per fortuna, l’aver studiato il portoghese in gioventù mi ha permesso di leggere l’intero articolo, che narra non solo della sempre più probabile cancellazione del previsto viaggio papale in Brasile, ma anche del colpo del secolo che sta preparando il Presidente brasiliano Lula, tale da far impallidire le riforme progressiste di Zapatero in Spagna.
Un capitolo della legge denominata “Carta dei diritti personali e sessuali del cittadino brasiliano” all’interno del progetto Saude Sexual e Segurança in un botto liberalizzerà definitivamente divorzio (in soli sei mesi), aborto (anche per le minorenni), ricerca sulle cellule staminali (libertà assoluta), matrimonio omosessuale e adozione per le coppie gay in Brasile.
Tutto grazie ad un accordo super-segreto con i vescovi brasiliani aderenti alla Teologia della Liberazione che starebbero inoltre premendo sui colleghi degli altri episcopati e sugli altri governi sudamericani per estendere queste leggi a tutto il continente. Si parla già di un accordo fatto con Chavez, Bachelet e Kirchner.
Non solo, ma gli stessi teologi e i vescovi che appartengono al movimento “Per un ritorno a Cristo”, se il Vaticano dovesse reagire con una scomunica collettiva (che si vocifera imminente oltretevere), avrebbero già pronto uno scisma, che darebbe origine alla nuova Chiesa Cristiana Sudamericana staccata da Roma, con l’immediata eliminazione del celibato per preti e suore e con possibilità per loro di sposarsi e formare una famiglia, anche omosessuale e la donazione di tutti gli averi episcopali ai poveri.

In Vaticano in questi giorni vi è grande fermento, scrive il giornale “O Globo”. La nomina di una generale, Bagnasco, a capo della CEI non fa presagire nulla di buono e fa temere un tintinnar di sacre baionette. Bagnasco sarebbe stato incaricato in gran segreto di recuperare ad ogni costo un clamoroso dossier in mano ai vescovi sudamericani scismatici che se mai pubblicato farebbe crollare il Vaticano come le torri gemelle. Dossier che svelerebbe, secondo alcuni una volta per tutte, i legami inconfessabili tra una multinazionale segreta del crimine che gestirebbe la pedofilia internazionale, ambienti vaticani, servizi segreti occidentali e addirittura la famigerata organizzazione nazista ODESSA.

Altre voci, forse meno attendibili, parlano addirittura dell’esistenza di dossier personali esplosivi su Padre Georg ed il Papa in persona che si starebbe cercando disperatamente di recuperare, grazie anche all’interessamento della CIA, in codice rosso da molti giorni a causa di queste notizie. Secondo gli insiders alla Casa Bianca George Bush sarebbe molto preoccupato e Olmert avrebbe offerto al Vaticano l’aiuto disinteressato del Mossad.

Chi vivrà vedra, intanto i nostri tele e cinegiornali LUCE non ne parlano e continuano, secondo copione, a vomitare sciocchezze varie su diete, maltempo, foche monache in estinzione, dive in disintossicazione e altre tragedie della ricchezza.

venerdì 23 marzo 2007

Romero de America, santo del popolo

Il 24 marzo 1980, mentre sta dicendo messa e celebrando l’Eucaristia, monsignor Oscar Arnulfo Romero, l’arcivescovo di El Salvador divenuto il difensore dei diritti dei campesinos, viene ucciso da un colpo di fucile sparato da un uomo appartenente ad uno squadrone della morte agli ordini del maggiore Roberto d’Aubuisson, leader del partito di estrema destra ARENA.

Il percorso che conduce Romero al martirio è quello proprio dei santi, che in principio non immaginano nemmeno di poterlo diventare un giorno.
Di origini umili, è figlio di un telegrafista, da ragazzo lavora come garzone per un falegname. E’ un bravo ed umile seminarista e un prete molto tradizionalista. Anche quando si trasferirà nella capitale El Salvador come segretario della Conferenza episcopale salvadoregna rimarrà assolutamente fedele a Roma. Piace agli oligarchi perché si oppone alla nascente “teologia della liberazione” degli "eretici" Boff e Camara.
E’ un prete comodo che non si oppone e che obbedisce senza discutere. Da direttore del giornale diocesano Orientacion attacca il progressismo e tutti coloro che vogliono opporsi allo status quo. E' quasi un reazionario.

Nei feroci anni '70 sudamericani dell’Operazione Condor, la violenza in El Salvador diviene però spietata e selvaggia e colpisce soprattutto i campesinos, che chiedono sempre più ad alta voce giustizia. Il 5 marzo del 1977 Romero è nominato arcivescovo di San Salvador. Lo stesso giorno l’esercito spara su cinquantamila persone riunite in piazza per protestare contro dei brogli elettorali. Un centinaio di persone che si erano rifugiate nella chiesa del Rosario muoiono soffocate dai lacrimogeni lanciati dai militari.

La sempre più frequente vicinanza al lutto, alle tragedie e al dolore dei suoi fratelli scava nell’animo di monsignore, che piano piano, come un Don Abbondio che conquista il coraggio che non si sarebbe mai potuto dare, accetta di mettere in discussione le proprie certezze e di cambiare la propria visione del mondo.
Il punto di non ritorno è l’assassinio del padre gesuita Rutilio Grande, suo amico e parroco di Aguilares, centro agricolo poverissimo. Davanti al cadavere di Padre Rutilio, come un cieco che improvvisamente riacquista la vista, Romero vede in tutta la loro crudezza l’ingiustizia, l’oppressione dei poveri, la violenza sui corpi e sulle menti, le torture e i morti. La luce fa male, e lui non può più tacere nè soffocare il proprio dolore empatico.

Nei tre anni che lo separano dall’appuntamento con una morte preannunciata in vari modi, tanto che una volta dirà: “Se mi uccidono risorgerò nel popolo salvadoregno”, denuncia le torture e gli omicidi, parla alla radio, sostiene attivamente l’opera di Marianella Garcìa Villa, l’avvocato che raccoglie tutte le denunce contro la violazione dei diritti umani. Conforterà Marianella dopo la brutale violenza che i militari le faranno subire.
Va perfino a Roma con un corposo dossier sui crimini contro l’umanità nel suo paese a chiedere al Papa aiuto e comprensione. Ne riceverà solo un paternale rimbrotto: "Lei, signor arcivescovo deve sforzarsi di avere una relazione migliore con il governo del suo paese…" e un freddo invito a non opporsi alla lotta contro la sovversione.
Il santo subito negherà al vero santo, ma mai riconosciuto tale, l’aiuto per il suo popolo disperato.
Non solo, ma quando verrà pubblicato il cosiddetto terzo segreto di Fatima, il Papa polacco ruberà la scena e vorrà vedere se stesso nel vescovo vestito di bianco che cade sotto i colpi dei soldati ai piedi della croce e non piuttosto il monsignore sudamericano, morto veramente da martire sull’altare, con il proprio sangue che si mescola nel calice a quello di Cristo.

Il giorno prima di essere assassinato, domenica 23 marzo, nell’ultima omelia diffusa per radio, Romero aveva detto: “Durante la settimana, mentre vado raccogliendo le grida del popolo, il dolore per così grandi delitti, la ignominia di tanta violenza, chiedo al Signore che mi dia la parola opportuna per consolare, denunziare, chiamare a pentimento (…). Desidero fare un appello speciale agli uomini dell’esercito e in concreto alla base della guardia nazionale, della polizia, delle caserme. (…) In nome di Dio, in nome di questo popolo sofferente, i cui lamenti salgono al cielo ogni giorno più tumultuosi, vi supplico, vi chiedo, vi ordino, in nome di Dio: cessi la repressione!”.

Il martirio di monsignor Romero nasce dal suo essersi ribellato all’ordine costituito sia clericale, le gerarchie vaticane, sia secolare, incarnato dal potere dittatoriale allevato e nutrito a pane ed anticomunismo dalla School of the Americas di Fort Benning, USA. Quel potere oligarchico e fascista che doveva a tutti i costi impedire che i popoli sudamericani si emancipassero dalla situazione di sfruttamento e asservimento feudale nel quale avevano sempre vissuto. Un potere a parole difensore dei valori cristiani ma tanto sprezzante nei confronti di Cristo da arrivare a sparare ai preti sull’altare.

Da quell’ultima messa sono trascorsi ventisette anni, durante i quali sono stati nominati 456 santi e 1288 beati ma non Monsignor Romero, non abbastanza santo per un Vaticano timoroso di riconoscere un vero martire dell'anticomunismo.
D’Aubuisson, prima di morire di cancro, impunito per i suoi crimini, nel 1984 ricevette a Washington un’onorificenza da parte di alcune organizzazioni conservatrici per il suo “contributo alla lotta contro il comunismo e per la libertà”.

Qui di seguito due estratti video da una puntata di "La storia siamo noi":
L'ultima omelia e L'assassinio di Monsignor Romero


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domenica 28 gennaio 2007

La scoperta dell'acqua santa

Anatema da parte dell’organo della Santa Sede e sconcerto in alcuni blog dal busto troppo stretto per l’ennesima inchiesta dell’Espresso, questa volta sulle opinioni dei preti raccolte da un giornalista in incognito nei confessionali d’Italia.
Cosa ha scoperto di tanto sconvolgente Riccardo Bocca? L’acqua calda, e santa, ovvero che di fronte alla confessione del peccato, soprattutto sessuale, un prete non è detto che segua pedissequamente le direttive delle gerarchie biancogialle ma più spesso forse la sua umana e cristiana coscienza.

E’ una cosa che ho constatato anche di persona un paio di anni fa quando, sentendo un gran bisogno di Dio, trovai un simpatico frate con il quale cominciai a parlare e la conversazione divenne in pratica una confessione. Certo, quando venne a sapere che la pecorella smarrita conviveva con il suo compagno scosse la testa e disse che dovevo fare di tutto per arrivare a santificare la relazione nel matrimonio, ma poi mi diede l’assoluzione dai miei peccati e perfino la comunione, nella chiesa deserta. Una cosa tra me, lui e Dio. Qualche tempo dopo tornai in Chiesa, un’altra. Il parroco mi stette ad ascoltare ma all’annuncio del fatto della convivenza si fece cupo in volto e mi disse che assolutamente non poteva darmi l’assoluzione. Praticamente quasi mi cacciò dal confessionale. “Un frate l’altro giorno mi ha dato l’assoluzione e la comunione”, protestai, “Allora figliola, quello che ti consiglio è di tornare da quel frate”.

Capita l’antifona? Non c’è assolutamente uniformità di comportamento all’interno della Chiesa (altro che centrosinistra). C’è prete e prete, c’è Ponzio Pilato e Torquemada, c’è Ruini e c’è Don Gallo, gli ottusi burocrati e quelli che “se Cristo ha perdonato l’adultera…”
Tutto ciò è normale e risaputo ma, come nel caso della pedofilia, per il Vaticano lo scandalo non è lo scoprire che alcuni preti molestano i bambini, ma che qualcuno lo denunci.

E’ molto interessante e istruttivo che, grazie a quest’inchiesta, si rimarchino le divisioni all’interno della Chiesa sugli argomenti sui quali si scannano in questi giorni anche i politici: PACS, unioni omosessuali ed eutanasia. Se permettete è bello sapere che il sacerdote può essere indulgente anche con l’anonimo peccatore di provincia oltre che con il fantastiliardario pluridivorziato-risposato al quale si concede pubblicamente l’ostia in barba alla dottrina. La discussione potrebbe servire molto alla Chiesa per fare chiarezza al suo interno.
Invece si urla al sacrilegio e al “come si sono permessi” e il bello è che si scandalizzano non soltanto le gerarchie vaticane ma anche i ben pensanti e ben scriventi, a leggere diversi commenti nei blogs.

Non vorrei che questo fosse un brutto segno dei tempi. Non sarà la disabitudine al giornalismo di inchiesta? I troppi anni di “Porta a Porta” alle spalle? I servizi da Londra di Masotti? I primi effetti della contaminazione da gossip impoverito che ogni giorno ci propinano giornali e tv?

Forse alcuni sono troppo giovani per ricordarlo, ma di queste inchieste una volta “L’Espresso” ne faceva una alla settimana e di ben più toste.
Il giornalismo è questo, purtroppo, non il TG5 di Carlo Rossella O’Hara che è uguale al TG1 e al TG2, dove cambiano solo le scrivanie e gli orari ma il pastone è sempre quello.
Non ci siamo più abituati e non ne faccio una colpa a nessuno, ma i veri giornalisti non sono quelli con il giubbotto antiproiettile e antivergogna, embedded nel senso che si infilano (metaforicamente, ci mancherebbe altro) nel letto di chi li paga, ma quelli che per capire bene l’argomento e il fenomeno devono infiltrarsi, fare opera di investigazione, e tanto più quanto il materiale è scottante e bisogna quindi ricorrere a questi mezzi per parlarne e farne parlare. Insomma sono quelli che danno, con rispetto parlando, le notizie.

Tanti anni fa in Germania, ben prima di Fabrizio Gatti, Gunter Wallraff si fece crescere dei bei baffoni alla turca, assunse una falsa identità da immigrato e si fece assoldare da una grande casa farmaceutica che cercava clandestinamente cavie umane sulle quali testare i nuovi farmaci. Quella, ed altre esperienze da lui vissute in incognito diventarono il libro “Faccia da Turco”, ancora oggi una delle testimonianza più vive e inquietanti sul dramma dell’immigrazione oltre che un classico del giornalismo di inchiesta imitato da allora in tutto il mondo.
Non meravigliatevi per favore, ragazzi, se esiste ancora un giornalismo che fa riflettere. Lo so, sulle prime è amaro da mandar giù, ma poi ci fa guarire.

giovedì 26 ottobre 2006

Cult Fiction

Marx diceva che la religione era l’oppio dei popoli e martedì sera i pusher istituzionali di Raiuno ne hanno somministrato una dose massiccia ai circa 9 milioni di persone (tra i quali anch’io) che hanno seguito l’ultima puntata della fiction su Papa Giovanni Paolo I, il Papa del sorriso.

Attenti a quando va in onda in tv la Storia fatta fiction perché non è mai proprio la Storia Storia, ma un succedaneo come le uova di lompo, un qualcosa che è sempre in bilico tra realtà vera e realtà romanzesca, che sembra caviale ma non lo è.
La Storia vera potrebbe dare fastidio o essere troppo dolorosa, così è meglio darci dentro con l’anestetico. Con il rischio però di rendere gli spettatori talmente inscimuniti da non capire neanche cosa stanno guardando.

Il brevissimo pontificato di Albino Luciani si sarebbe prestato a ben altre analisi artistico-storiche dell’interessantissimo personaggio. Invece si è scelta la strada del santino oleografico e sdolcinato da Edizioni Paoline accompagnato dalla solita insopportabile colonna sonora melensa e invadente.
Una menzione di incoraggiamento va al bravo Neri Marcorè, che però è risultato prigioniero di un personaggio troppo ingombrante ed autorevole per le sue corde. Non credo poi di essere stata l’unica iconoclasta a pensare, durante la visione, che da un momento all’altro sarebbe saltato fuori Mr. Bean-Zapatero o l’imitazione di Dino Zoff che "da giovane andava a suonare i campanelli con Cuccureddu". Nelle mani di un grande regista questo imbarazzante effetto borderline tra comico e tragico non si sarebbe mai avvertito.

Inoltre Luciani sembra non fosse affatto il personaggio sempliciotto che risulta dal lavoro televisivo ma pare anzi che in quei soli trentatrè giorni avesse dato parecchio filo da torcere alle gerarchie vaticane.
Non era affatto contento dell’andazzo che aveva preso lo IOR (la banca vaticana), voleva sostituirne i vertici e fare le scarpe a Marcinkus, era favorevole ad un’apertura nei confronti della contraccezione e pare volesse istituire una sorta di 8xmille al contrario, la devoluzione di una quota pari all'1% degli introiti del clero in favore delle chiese dei paesi disagiati e poveri.

Chi sperava di sapere qualcosa di più sulla improvvisa morte del Papa del sorriso è rimasto deluso.
Non solo la morte per infarto ma la sparizione dei suoi effetti personali dalla camera da letto dove morì, il dubbio sull’ora del decesso, il misterioso foglio d’appunti con le rimozioni eccellenti che sarebbero state annunciate il giorno dopo, il rifiuto delle gerarchie vaticane all’effettuazione dell’autopsia hanno alimentato fin dal 1978 ogni tipo di ipotesi, compresa quella del delitto.

Nel celebre libro dello scrittore inglese David Yallop, “In nome di Dio” la paternità dell’omicidio era attribuita, senza mezzi termini, ad un losco intreccio di interessi massonico-economici sui quali si allungava l’ombra della P2 e degli scandali religioso-finanziari dello IOR e di Roberto Calvi. Ipotesi cospirazionista, si direbbe oggi, roba da mobilitare gli attivissimi di turno.

Niente di tutto ciò ovviamente traspare nella fiction, e neppure le ipotesi meno hardcore.
Una bella pera di novocaina ed ecco scoperto cosa stava dietro alle ambasce e ai brutti presentimenti del povero Luciani: il solito Terzo segreto di Fatima che si porta con tutto in ogni stagione. Non c'è niente di meglio che soffocare col soprannaturale tutti i dubbi e le questioni ancora aperti della ricerca storiografica.

Signori, decidetevi. Non s’era detto che il terzo menagramissimo segreto di Fatima si riferiva all’attentato a Giovanni Paolo II dove il vescovo vestito di bianco cadeva sotto ai colpi di pistola?
O dobbiamo pensare che quella benedetta Suor Lucia amasse spaventare a morte tutti i futuri Papi per passatempo sadico?
Se proprio vogliamo sottilizzare, c’è stato veramente un vescovo caduto sotto i colpi di pistola, quel Monsignor Romero in El Salvador, assassinato dallo squadrone della morte del maggiore D'Aubuisson sull’altare mentre diceva messa ma quello – me ne rendo conto - non è un santo subito, è un santo "vedremo-può darsi-ripassi tra tre mesi”.

Tornando a Luciani, apprendiamo dalla cult-fiction di Raiuno che la suora mattacchiona predisse al giovane prete montanaro una breve gloria sul trono di Pietro e un precoce martirio. Impariamo che Luciani divenne Papa con riluttanza e che era appunto ossessionato da quella profezia che tanto ci spaventava da piccoli quando periodicamente sui rotocalchi tiravano fuori la storia della fine del mondo nascosta in quelle poche righe chiuse nella busta numero tre.

Un’altra assurdità della fiction su Luciani è come viene dipinto il cardinale Wojtyla: come il vero predestinato, colui che quando appare in scena si muove già con il sottofondo musicale di Giovanni Paolo II “Il Grande” e al quale tutti si rivolgono, compreso il povero Luciani, come avessero la precognizione di ciò che diventerà di lì a pochi giorni il cardinale polacco.

Alla fine Luciani ringrazia, si scusa per aver causato tanto incomodo e si ritira in camera dove si addormenta per sempre. Quasi un suicidio, insomma. Un cronista sullo sfondo di San Pietro commenta: “La storia dirà se sono vere le ipotesi inquietanti sulla sua morte”. Musica commovente, titoli di coda.
A quel punto ho sentito il dottore schiaffeggiarmi e dire: “Su, si svegli ora, abbiamo finito”.


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