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martedì 15 marzo 2011

Sindrome giapponese


Il terremoto in Giappone avrà pure spostato l'asse terrestre di dieci centimetri, come dicono, ma non ha certamente smosso di un millimetro le convinzioni dei nostri politici filonucleari, anzi nuclearofili.
In Giappone, a causa del catastrofico terremoto dei giorni scorsi, siamo ad un livello 6 di allarme disastro nucleare per alcune centrali, (Chernobyl raggiunse il 7) e se Angela Merkel corre subito ai ripari pensionando per precauzione le centrali tedesche più obsolete e decidendo di investire ancor di più nelle fonti energetiche alternative ed ecocompatibili, la nostra destra al plutonio, il nostro governo ad alto contenuto di stronzio  non demorde, non si schioda dalla convinzione di dover ripristinare il nucleare sul nostro territorio.  Non in Veneto, però, ha già messo le mani avanti il governatore padano.
Non solo tireranno fascisticamente diritto ma hanno la sfrontatezza di definire "irrazionale emotività" la giusta preoccupazione per la sorte di migliaia di persone a rischio contaminazione. In Giappone oggi e domani chissà, anche nell'Italia rinuclearizzata da Nanocurie.

Il governo delle prestigiacome, dei brunettoli e degli altri fenomeni da baraccone, delle mostruosità politiche scaturite dalla ventennale contaminazione berlusconiana, vuole le centrali nucleari ad ogni costo, passando sui cadaveri di chiunque e soprattutto fregandosene della volontà popolare che, tramite un referendum, bandì il nucleare dal nostro paese nel 1987. "Sull'onda emotiva di Chernobyl", ribattono gli stronzi. Sono sempre quelli che "la volontà popolare è sacra", non dimentichiamolo. Sacra solo quando a loro conviene e se c'è di mezzo il loro Nanocurie e il Santissimo Interesse.
Perché, parliamoci chiaro, quando i politici si accalorano tanto attorno ad un progetto da portare avanti nel lungo periodo non è mica ideologia o desiderio di migliorare la vita di tutti. In quelle occasioni piovono appalti, tangenti, insomma soldi, interessi economici. La casta radioattiva già si lecca le dita al pensiero di quanto bene farebbero le centrali ai loro conti in banca.
Non conta che la Bonino abbia ricordato molto pragmaticamente che, in ogni caso, la costruzione di nuove centrali, quelle famose di "terza generazione e mezza" di Scajola, comunque pronte tra non meno di vent'anni con costi elevatissimi  e sproporzionati allo stato dei conti pubblici italiani, coprirebbe solo il 4% del fabbisogno energetico nazionale.
Le vogliono, se ne sono incapricciati come delle loro mignotte con i labbroni per le quali sono disposti a rovinarsi. O centrale, fuoco dei miei lombi!

Non ci voleva un terremoto come quello giapponese per ricordare che le centrali nucleari, checché ne dicano i sedicenti esperti a libro paga delle lobbies nucleari, sono giocattolini pericolosi ai quali basta una banalissima mancanza d'acqua nel circuito di raffreddamento per surriscaldarsi e rischiare di esplodere o fondersi con conseguente contaminazione perenne del territorio. Cosa vuoi che sia?
Il nocciolo, è il caso di dirlo, della questione, è la sicurezza di queste supertecnologiche e presuntuose carrette.
Le centrali non saranno mai sicure e comunque per metterle in parziale sicurezza il costo è e sarà sempre talmente elevato che il gioco non vale la candela.
Oltretutto, quando succede il disastro, non è che si dà una ripulitina con il mocio e amen. L'uranio è come il diamante, è per sempre. Il sarcofago di Chernobyl, costruito a tempo di record e a prezzo di tante povere vite umane, quelle degli eroi che nessuno più ricorda, i "liquidatori", è già da anni marcio, rilascia radiazioni e dovrà essere sostituito prima o poi con una costruzione più moderna che duri almeno un centinaio d'anni. Costo stimato per la  pezza da mettere attorno al culo incandescente della centrale ucraina: un miliardo di dollari, con tendenza al rialzo.

Quando succede il disastro, le radiazioni portano morte e malattia. Non ai membri della casta ma alle persone comuni, a noi. Nelle zone di Ucraina e Bielorussia colpite dalle radiazioni liberate nel disastro di Chernobyl, a distanza di tanti anni dall'evento, i bambini hanno il cervello precocemente invecchiato come quello di persone di settant'anni, gli adulti e i bambini si ammalano di cancro. Alla tiroide, agli occhi, al cervello.
Andare nei boschi in cerca di funghi significa tornare a casa con il naso che gronda sangue e un mal di testa lancinante.
Eppure secondo alcuni basterebbero 28 miseri dollari per acquistare delle pastiglie da dare a ciascun contaminato e che sembrano essere in grado di aiutarli a smaltire le radiazioni.
C'è qualche scienziato che si prende la briga di andare in giro per i villaggi a misurare il livello di radionuclidi assorbiti dalla popolazioni e a distribuire le pastiglie. Ovviamente non si possono curare tutti, moltiplicando i 28 dollari per milioni di persone il costo sarebbe troppo elevato.
E poi l'OMS, l'Organizzazione Mondiale dell'Oscenità, mentre è capace di inventarsi di sana pianta delle pandemie immaginarie solo allo scopo di vendere milioni di vaccini che vanno ad ingrassare BigPharma, non ti racconterà mai cosa possono farti veramente di male le radiazioni. Leggete le cifre ufficiali sugli effetti del disastro di Chernobyl: sono bazzecole.

Perché l'OMS minimizza? Perché per controllare gli effetti delle radiazioni nucleari sulla salute della popolazione mondiale si fa consigliare dall'AIEA, l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica. Hanno un accordo fin dagli anni 50. Un conflitto di interessi talmente fosforescente che si vede al buio. Vi immaginate l'OMS che, legata all'Agenzia Atomica da un accordo pluridecennale, dichiara qualcosa che potrebbe danneggiarne gli interessi?
Le radiazioni sono dannose, eppure i sedicenti esperti nuclearofili vanno in tv ogni giorno a dire che non è vero, che le barre d'uranio le potresti anche ciucciare a mo' di calippo.  Una sigaretta, per carità, fa venire il cancro ma una bella sventagliata di radiazioni gentilmente offerta da una centrale in panne invece è quasi una benedizione, a sentir loro.
Tutto ciò non ha senso e quando vedi degli oncologi che sono a favore del nucleare ti chiedi dov'è che si è inceppato il meccanismo. Gente, tra parentesi, che se dovesse sparire il cancro dalla faccia della terra perderebbero i clienti, verrebbe da malignare.

C'è un altro aspetto da considerare, però. I territori contaminati da Chernobyl sono un meraviglioso laboratorio a cielo aperto. Per studiare che cosa? Gli effetti delle radiazioni a breve, medio e lungo periodo su un vasto campione di popolazione, naturalmente. Tutto gratis e su una popolazione tutto sommato a scarso valore aggiunto consumistico e quindi sacrificabile.

Lo so che quando posto i filmati non li guardate ma, vi prego, dedicate una quarantina di minuti alla visione di questo documentario sul post Chernobyl e poi domandatevi: chi paga il prezzo più alto del nucleare? 




domenica 20 dicembre 2009

La destra dentata

"Andrò avanti per il bene del Paese".
Tra le righe: "e per il mio interesse personale che è ciò di cui mi frega soprattutto".
Presidente ma... essere sincero una volta, una volta sola nella vita, no?
"Sono commosso e ringrazio Verona che ha per prima voluto organizzare questa manifestazione di solidarietà".
Non mi stupisco. La città dell'amore, di Giulietta. Da noi, sa, non avrebbe avuto lo stesso calore, quel bel calore veneto. Siamo romagnolacci magnaprit e ancora troppo bastardi rossi dentro. In questi giorni di dolore, ogni volta che appariva sullo schermo tv, lo vuole proprio sapere? erano sghinazzate, battutacce, risolini.
La cosa più gentile che ho sentito a commento delle sue immagini di convalescente incerottato proveniva da un tavolo di ristorante accanto al mio, da una tavolata nemmeno di black bloc e punkabbestia ma di signori dall'aspetto inequivocabilmente partita IVA giacca&cravatta. Guardi, mi fa male perfino ripeterlo ma hanno detto, rivolgendosi proprio a lei: "T'é da murì!" (non oso tradurre). Lo so che la farà lacrimare più della tronculare frontale ma un altro commensale ha ribattuto: "Col cazzo che lo rivoto!" No, mi sa che non erano proprio comunisti.
"L'amore vince sempre sull'invidia e sull'odio".
Dunque. Gesu Cristo, che dell'amore ne fece una bandiera, finì male. Non parlo del gran finale con la Resurrezione ma del sottofinale, sulla croce.
La storia d'amore del Titanic non è finita molto bene. I sopracitati Giulietta e Romeo hanno avuto un doppio funerale.
Anche con gli ayatollah, vede? Il Signore t'ha fatto morire quello buono, quello che si opponeva alla dittatura. Ma dico, non potevi far schiattare quello fetente?
Quindi, non faccia il Federico Moccia della politica e non finga di essere buono. Continui a stare dal lato oscuro della forza, che è più vantaggioso. Finchè la Forza la sostiene, è ovvio.

Ah, l'invidia. Ma davvero pensa che chi la odia lo faccia per invidia? Ci sono ottantenni con meno rughe di lei e che trombano ancora senza aiuti. Secondo me è lei che dovrebbe invidiare loro. E poi lo sa che i soldi vanno e vengono e con tanti soldi ci si fa anche tanti nemici? Quei vecchietti di nemici come i suoi non ne hanno.
"Sotto l'albero di Natale, regalate una tessera del Pdl".
Voleva dire una tessera di Mediaset Premium ma si è trattenuto.
Ah, vecchio bottegaio!

A proposito di denti. Stamattina sul blog dell'amico Tafanus ho letto questa chicca, tratta da un vecchio giornale del 2002: "Dentiere a 800mila anziani".
Leggetevi l'articolo ma, in soldoni, nel maggio del 2002 il nostro amato nano si spremette l'idea di munire, nel giro di due anni, 800 mila vecchietti sdentati di una nuova gioiosa macchina per masticare. Aggratis, è ovvio, con qualche clausola scritta in piccolo: solo a chi ha rimasto meno di cinque denti in bocca ed è in condizioni di estrema povertà, il famoso reddito capestro non superiore ai 6.713 euro o a 11.271 se coniugati. Compresi coloro che dichiarano 11mila euro ma poi girano in Hummer.

Da gran bastarda quale sono, ho subito controllato se questa iniziativa fosse poi andata a buon fine.

A novembre 2002 i primi problemi:
"Procede con una certa lentezza il progetto delle cosiddette «dentiere di Stato», personalmente voluto dal premier e destinato agli anziani ultrasessantacinquenni con la pensione minima. Fu annunciato con particolare enfasi molti mesi fa ma la sperimentazione non è ancora partita. Lazio e Piemonte dovrebbero essere le prime regioni a distribuire le dentiere. Successivamente sarà scelta anche una regione del Sud, per evitare discriminazioni. «Molti i nodi da sciogliere», leggiamo su «Il Secolo», quotidiano di An, partito di governo: «Non risulta ancora chiaro come i dentisti saranno remunerati per il loro lavoro, visto che nella legge finanziaria non è stato inserito un capitolo ad hoc». Già: un problema non da poco, perché, sia pur animati da spirito solidale, gli operatori del dente giustamente vogliono farsi pagare. La fase operativa dovrebbe comunque essere avviata a gennaio, dopo una serie di vertici tra i cosiddetti esperti."
Poi accadde un vero e proprio evento misteroso. Delle dentiere non se ne parlò più fino a maggio 2003, quando ricomparirono in prossimità di un turno elettorale. Ripresentate come una novità ma diminuite di numero. Non più 800mila ma, più realisticamente, 6mila:
"Dentiere gratis a favore di anziani indigenti con più di 65 anni di età. L' iniziativa è stata presentata dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. La cifra stanziata è di 20 miliardi di vecchie lire. Il progetto, ha spiegato il premier, partirà nel Lazio che sarà la regione pilota di questa sperimentazione: circa 6 mila, si stima, le persone che dovrebbero beneficiarne. Unici requisiti richiesti: avere una situazione gravemente compromessa (non più di 5 denti), nessuna protesi e un reddito non superiore ai 6.713 euro o a 11.271 se coniugati. Le prime visite, già lunedì prossimo".
Ma è la stessa fuffa dell'anno prima. Promessa elettorale e basta? Circonvenzione di sdentato? Che brutta parola, però gli assomiglia tanto.

A luglio 2004 cominciamo a saperne di più sull'esito dell'iniziativa "Un sorriso per gli anziani", che è fallimentare. Intanto non si trattava di una dentiera nuova gratis ma di un bonus di mille euro da utilizzare per l'acquisto di una protesi. Quindi, chi doveva campare con 6mila euro all'anno avrebbe dovuto sganciarne 3-4mila da aggiungere a quelli del bonus del nano.
"Ne avevano promesse settemila. Invece ne sono arrivate molte meno della metà. [...]
La regione prescelta per la sperimentazione, che sarebbe durata poco più di un anno (da maggio del 2003 fino al 30 giugno del 2004), è proprio il Lazio.
Gli anziani potevano rivolgersi sia a studi dentistici convenzionati che ad ambulatori odontoiatrici pubblici. Tra questi anche il policlinico di Tor Vergata, il Gemelli, l' Umberto I, il Fatebenefratelli, l' Eastman e il San Filippo Neri. Ma l' iniziativa non è mai decollata.
Delle sette mila dentiere messe a disposizione per gli anziani di tutta la regione, ne sono state richieste poco più della metà (in tutto 3.775, di cui quasi ottocento non sono state accordate) e distribuite solo 1.886, di cui 1.035 nella città di Roma".
Nel 2005 la "sperimentazione" coinvolgeva, secondo Sirchia, "tremila anziani".
Nel gennaio 2006 arrivano le prime notizie giudiziarie relative alla "Truffa delle dentiere gratuite".
"Quattrocento mila euro spariti nel nulla per protesi mai installate: la Procura ha aperto un' inchiesta su una maxi truffa commessa ai danni del ministero della Salute che nel 2003 aveva stanziato dieci milioni di euro per finanziare il primo programma di odontoiatria sociale a favore degli anziani. [...]
Il progetto era stato poi affidato all' Agenzia di sanità pubblica allora presieduta da Domenico Gramazio. [...]
L' indagine, coordinata dal pm Giorgio Orano, non coinvolge politici ma punterebbe su presunte irregolarità nella Clinica Odontoiatrica dell' Umberto I. [...] decine di interventi fatti risultare come già effettuati ma in realtà mai eseguiti e regolarmente pagati: 200 mila euro ad arcata. Gli inquirenti avrebbero appurato che l' elenco degli anziani destinatari delle protesi gratuite sarebbe stato falsificato. In pratica molti dei vecchietti indicati non esisterebbero o non hanno mai ricevuto alcuna dentiera. Per il momento la presunta truffa sfiora i 400 mila euro. Ma gli inquirenti vogliono capire se le protesi siano state rivendute".
Mi piacerebbe sapere come è finita la storia. Se è finita come la "Pensione Minima a Mille Euro", con gli aumenti concessi arbitrariamente e poi da restituire a cura degli eredi, come ho raccontato qui. Se è finita come la "Social Card": 520mila card assegnate delle quali 190 mila risultarono senza copertura, cioè senza dindini dentro. Insomma se è stata la solita presa in giro. Tra l'altro, se vi ricordate, la storia delle dentiere è stata sventolata anche in faccia ai poveri terremotati dell'Aquila.

Veda Cavaliere, non è che la odiamo. E' che a chi ci prende per il culo a volte ci scappa di rompergli i denti.

venerdì 1 maggio 2009

Associazioni a delinquere di stampo farmaceutico

Sapete perchè i virus e soprattutto quello influenzale, sono tanto popolari tra i medici? Perchè le bestiacce (i virus) possono sempre essere da loro incolpate dei danni provocati alla nostra salute dai farmaci da loro prescritti o dall'erroneità delle loro diagnosi.

Nel 1997, una meningoencefalite contratta in agosto mi fu scambiata per banale influenza e quindi non trattata adeguatamente. Va bene, si trattò di confusione tra virus ma se si fosse trattato di batteri ora non sarei qui a scrivere sul blog.
Due mesi fa ho avuto bisogno di un certo antibiotico, la moxifloxacina della famiglia dei fluorochinoloni, per curare una sinusite cronica. Nei cinque giorni di assunzione del farmaco ho avuto prima una tachicardia continua e fortissima, poi una serie completa di disturbi intestinali in crescendo, tali l'ultima sera da dover chiamare il medico e restare i tre giorni successivi a letto in malattia.
Il mio medico di base ha ammesso che sono farmaci che possono dare problemi ma lo specialista che me l'aveva prescritto lo ha decisamente negato. "Assolutamente no, è un farmaco che prescrivo abitualmente [non siamo tutti uguali però, NdA], avrà preso un virus intestinale in concomitanza".
Sarà, ma nel momento in cui ho smesso di prendere la sua capsuletta i dolori tipo parto sono cessati. Inoltre, di solito i virus vengono comunque debellati dal sistema immunitario in pochi giorni mentre io posso dire di non essere ancora guarita e vado avanti a forza di bifidus activi, lactobacilli vulgaris, collaterali ed affini, con alterne fortune e sintomi che ricompaiono da un giorno all'altro.

Quando stavo male mi sono divertita (si fa per dire) a cercare su Internet altre evidenze della possibile tossicità di quel farmaco e ne ho trovate una marea, addirittura forum interi di pazienti che raccontavano in tutte le lingue la loro esperienza, e quasi tutti parlavano di cuore che andava a mille, nausea, diarrea, dolori addominali.
E' noto che, a leggere il bugiardino di molti farmaci, uno si chiede se siano presidi curativi o armi di distruzione di massa. Però su Internet, oltre alle testimonianze dei pazienti, si trovano anche le pubblicazioni di studi di farmacovigilanza che, ad un orecchio abbastanza allenato ai termini medici, suonano alquanto inquietanti, confermando i sospetti di tossicità.

I fluorochinoloni sono farmaci ampiamente usati per una serie di infezioni non rispondenti ai classici antibiotici come, ad esempio, le ciclosporine. Tra gli effetti collaterali più noti e comuni all'intera classe dei fluorochinoloni vi è l'alterazione dell'elettrofisiologia cardiaca, sotto forma di prolungamento dell'intervallo QT, anomalia che può provocate aritmia e, in alcuni casi , torsione di punta potenzialmente fatale in soggetti cardiopatici. Gli studi di follow-up di farmacovigilanza suggeriscono prudenza nella somministrazione di fluorochinoloni in soggetti a rischio.

Io non sono cardiopatica e quindi l'episodio tachicardico da farmaco non è risultato preoccupante, però mi chiedo da due anni se a mia madre, viva per miracolo dopo un arresto cardiaco e reduce da un intervento di tripla angioplastica coronarica, fosse proprio necessario somministrare la ciprofloxacina, che è un fluorochinolone dagli effetti collaterali di cui sopra, per curare una banale infezione urinaria.
Mia madre morì per arresto cardiocircolatorio il giorno dopo che, durante una visita di controllo, avevo osato chiedere al cardiologo se quel farmaco non fosse troppo forte per lei, avendo letto il bugiardino e avendo fatto un ragionamento molto terra-terra: causa problemi cardiaci, mia madre ha problemi cardiaci gravissimi, è il caso di rischiare? Gli chiesi anche del problema noto della ciprofloxacina (e di altri fluorochinoloni) e cioè dell'aumentato rischio di rottura del tendine d'Achille in pazienti anziani.
Mi ricordo che il medico mi guardò come si guarda una merda che non si sta facendo i cazzi suoi e che sta invadendo l'altrui territorio e mi rispose quasi ridendo: "Ma lei legge i foglietti illustrativi? Ma lo sa che non bisogna mai farlo?"
Ora, io sono notoriamente paranoica, sono invidiosa perchè avrei voluto fare il medico e mia madre era sicuramente troppo malata per tollerare qualunque farmaco. Però il dubbio che certi farmaci vengano prescritti alla cavolo di cane, soprattutto a pazienti a fine corsa, rimane.

La ciprofloxacina, tra l'altro, è la famosa panacea contro l'Antrace, salita agli orrori della cronaca dopo l'11 settembre. Ne furono ammassate scorte imponenti dal governo di Bush per contrastare una minaccia che fece soltanto cinque morti per un contagio attribuito ad Al Qaeda e che era partito molto probabilmente da laboratori militari dalle parti di Fort Detrick. Una vicenda tra le più oscure di quegli anni, dai contorni mai chiariti.
La Bayer, con lo spettro del terrorismo biologico e la vendita promozionale di tonnellate di Ciprobay ai neocon, aumentò i profitti e si rifece un po' delle perdite causate dallo scandalo del Lipobay, farmaco contro l'ipercolesterolemia che nel 2001, pochi mesi prima, era stato imputato di aver causato la morte di almeno 52 persone ed i cui effetti negativi erano stati colpevolmente sottaciuti dalla casa farmaceutica, secondo quanto denunciato dalle autorità tedesche. Tra i neocon di cui si parla c'era anche Donald Rumsfeld, noto per avere le mani in pasta in Big Pharma, come si diceva parlando di influenze suine.

Nel 1985 rimasi molto colpita dalla lettura di un libro scritto dal giornalista tedesco Günter Wallraff, "Faccia da turco", un'indagine condotta da infiltrato tra i lavoratori immigrati impiegati nei lavori più umili, massacranti e pericolosi. L'autore descriveva tra l'altro i protocolli utilizzati dalle case farmaceutiche per testare su cavie umane consenzienti (a pagamento) le dosi ottimali dei farmaci. Pensando a cosa avranno dovuto subire le cavie che hanno sperimentato su di sé gli effetti dei fluorochinoloni, prima di arrivare ad una dose che comunque causa problemi in molti pazienti, c'è da immaginare scenari da "Hostel".

Sempre cercando su Internet (strumento pericoloso in mano ai pedofili e che sarebbe, secondo le showgirls convertite alla politica, da chiudere), si trovano decine e decine di altri casi di danni provocati da farmaci, di farmaci ritirati dal mercato per manifesta tossicità. Tutti casi che formano un vero museo degli orrori e dei crimini di Big Pharma. Non solo talidomide, quindi.

Il caso della Bayer meriterebbe altro che un post a parte. Per non parlare sempre della solita vecchia storia di quando si chiamava IG Farben e fabbricava lo Zyklon B che sterminava gli internati nei lager, la Bayer odierna (giurano assolutamente diversa dalla versione nazi mode) è implicata in una serie impressionante di attentati alla salute pubblica. Dalla vendita di prodotti emoderivati contaminati dal virus HIV agli antibiotici per il pollame ritirati in USA perchè dannosi per l'uomo, alla strage di api imputata ai suoi pesticidi, ai casi del Trasylol e dei mezzi di contrasto al gadolinio, fino alla possibile tossicità del comune analgesico Aleve.

Se Bayer piange, le altre case farmaceutiche non ridono. L'industria farmaceutica è disposta a tutto pur di trarre profitti dallo sfruttamento della malattia. Anche di rifiutarsi di produrre i farmaci utili a debellare malattie gravi ma rare. Se il numero di malati del Morbo X sono statisticamente non significativi non vale la pena investire nella produzione dei farmaci preposti.
Anche questa è Big Pharma. Per tutti gli altri malati ci sono farmaci in alcuni casi utili ma in altri casi sempre più spesso discussi per tossicità, assoluta inutilità o entrambe. Tossicità ed inutilità sempre vendute a caro prezzo.
Noi però non dobbiamo leggere i bugiardini e se stiamo male dopo aver preso un farmaco dobbiamo dare la colpa ai virus concomitanti.


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martedì 28 aprile 2009

Big Pharma maiala

Se, come abbiamo visto ieri, esistono epidemie che decimano popolazioni ma delle quali non si parla perchè non è conveniente per i potentati industriali, nucleari, chimici e militari, dobbiamo invece confrontarci periodicamente con epidemie, anzi pandemie, che suona ancor più sinistro, che servono al contrario a portare profitti nelle casse degli stessi potentati.

E' il caso delle epidemie ricorrenti che improvvisamente riempiono le pagine dei giornali e telegiornali. E' facile capire quando la propaganda si impossessa della notizia di cronaca. Se vi sono ambiguità e contraddittorietà nel messaggio, se si parla di vaccini, se l'inviata ci parla di rischio concreto ma, lei sola in mezzo alla folla, non indossa la mascherina e alla fine si nomina un farmaco miracoloso che potrebbe risolvere il problema, mostrandoci immagini di repertorio di una linea di produzione di capsule colorate dello stesso, possiamo essere quasi certi che si tratti di Big Pharma che batte cassa. I metodi sono terroristici ma milioni di dollari di profitti valgono bene un po' di ansia in più nella popolazione, così oltretutto si vende dell'altro Tavor.

Riguardo all'ultima epidemia di influenza suina, il messaggio dice che potrebbe diventare pandemia ma la situazione è sotto controllo, è una nuova combinazione di virus aviari, suini ed umani, quindi potenzialmente micidiale come il famigerato virus della "Spagnola", non c'è ancora il vaccino e probabilmente è troppo tardi per fabbricarlo, però abbiamo scorte imponenti di farmaci antivirali, ovvero gli inibitori della neuraminidasi. Conservano ancora il pudore di non chiamare l'antivirale con il suo nome, Tamiflu, ma è un cache-sex da Carnevale di Rio, esiguo. Presto cadrà anche quello.
La cosa incredibile è che non parlano di come è nato il focolaio di infezione, dello stato spaventoso in cui versano certi allevamenti messicani di suini, le cui carni finiscono negli insaccati dei gringos. Ciò che interessa è globalizzare la notizia, per globalizzare il profitto.
Ogni volta che si parla di influenza e relativa pandemia ricompare lo spettro della "Spagnola", la più terribile del secolo scorso, che causò un minimo di 20 milioni di morti. Per nostra fortuna, pandemie di quel genere, provocate da una concatenazione di eventi straordinari, sono molto rare. Lo spettro di un evento traumatico che potrebbe ripetersi è però un fenomenale piede di porco propagandistico, in grado di scatenare ataviche paure risalenti ai secoli della Morte Nera, la Peste.

Per stimare il rischio concreto pandemico e distinguerlo dalla propaganda di Big Pharma è utile leggere i dati epidemiologici. Leggevo oggi un articolo della Stampa con la casistica delle ultime terribili malattie che, secondo i media, avrebbero dovuto dipingere scenari postapocalittici per l'umanità: encefalite spongiforme bovina ("mucca pazza") 139 casi nel mondo, SARS 890, influenza aviaria 369 casi. Tutte definite, a suo tempo, pandemie.
Se pensiamo ai miliardi di esseri umani abitanti il pianeta Terra si tratta di cifre risibili, con tutto il rispetto per chi ci ha lasciato le penne, compresi i milioni di volatili sacrificati nel 2005 in occasione dell'ultimo spauracchio dell'aviaria.
I dati epidemiologici vanno sempre riportati all'entità della popolazione generale. In questi giorni stiamo parlando di poche decine di casi in città di decine di milioni di abitanti: Città del Messico e New York.

La combinazione di virus provenienti da vari animali di cui parla il terrorismo psicologico dei media, riesumando il mito della Chimera, offusca il fatto che normalmente certi tipi di virus come quelli influenzali di tipo A passano da un ospite appartenente ad una specie ad un'altra; in questo caso, dai volatili ai suini e poi all'uomo.
Il virus influenzale di tipo B è invece esclusivamente umano.
A volte un virus passa da una specie all'altra per colpa dell'intervento dell'uomo, con conseguenze che possono essere imprevedibili. Nei primi anni di produzione dei vaccini antipolio, alcune partite furono contaminate da virus animali SV-40 provenienti dai reni di scimmia nei quali venivano coltivati i ceppi vaccinali. Successivamente compare l'HIV che sembra una variante umana di quello stesso virus animale. In questi casi si può parlare di possibile ibridazione.

I virus sono tra le peggiori bestiacce che vivono sulla Terra. Sono parassiti che sfruttano il materiale genetico delle cellule ospiti per replicarsi, dopodiché la cellula parassitata muore. Di solito, i virus più adatti alla sopravvivenza sono quelli che non uccidono l'intero organismo ospite, come fa il devastante Ebola, ma quelli che lo risparmiano. Infatti, un virus troppo letale in breve tempo, assieme all'ospite, eliminerebbe anche se stesso. Il virus probabilmente più bastardo e tenace è quello che provoca il banalissimo raffreddore.

L'unico modo per combattere i virus è possedere la chiave d'accesso alla loro struttura, cosa che il nostro sistema immunitario è in grado di fare ogni volta che contraiamo una malattia. Il motivo per cui da piccoli, almeno una volta era così, ci facevamo tutta la sfilza di malattie virali: rosolia, morbillo, varicella ecc. era per programmare il sistema immunitario con gli anticorpi verso quelle malattie. Una volta contratte, infatti, non ci ammalavamo più.

Naturalmente ciò vale anche per l'influenza. Se almeno una volta nella vita ci siamo ammalati di quella vera, come la Hong Kong del 1968, potremmo notare che da allora non l'abbiamo più contratta.
I nostri ultranovantenni sono tutti sopravvissuti alla "Spagnola" e anche coloro che contrassero l'Asiatica del 1957 sembrano immuni ad ulteriori contagi.
Per questo, vaccinare i vecchi, ovverosia persone che hanno già un'immunità verso i virus influenzali più importanti dell'ultimo secolo ha poco senso. Per lo meno ha poco senso dal punto di vista immunitario.
La risposta di Big Pharma è pronta: ma questi sono virus mutanti. Sbagliato, tutti i virus mutano. Lo fanno per adattarsi al nuovo ospite e per sopravvivere alla selezione naturale.
L'immunità naturale è potente. Se il ceppo principale è antigeneticamente noto, anche i sottotipi e le varianti vengono riconosciute. Magari ci viene una febbricola e soffriamo per qualche ora o giorno ma non ci ammaliamo in maniera grave.

I vaccini, tanto amati da Big Pharma da proporli per qualsiasi cosa, dall'influenza al piede d'atleta, sono un tentativo di riprodurre l'immunità naturale artificialmente. Siccome ricorrono a virus attenuati od uccisi, l'effetto immunitario a volte è imperfetto e per questo occorrono i "richiami". Se vacciniamo una bambina contro la rosolia è probabile che a vent'anni, quando è pronta per fare un figlio, non sia più coperta dall'immunità vaccinale. Se invece la stessa bambina contrae la rosolia per via naturale sarà immune per sempre.
I vaccini, oltre ad essere potenzialmente contaminati da agenti inquinanti chimici o biologici, presentano spesso neurotossicità. E' tristemente famoso il caso dell'epidemia iatrogena (provocata da interventi sanitari) di Sindrome di Guillain-Barré, a seguito della vaccinazione di massa contro un'epidemia di influenza suina nel 1976.

C'è da dire un'altra cosa. L'incidenza di molte malattie epidemiche è in calo naturale da decenni. Se contiamo le principali pandemie influenzali del Novecento vediamo che sono comparse nel 1918, 1957 e 1968. Sono passati quarant'anni dall'ultima.
Eppure tutti gli anni partono campagne di vaccinazione di massa, rivolte a bambini e anziani, che invitano a vaccinarsi contro l'influenza che "quest'anno sarà particolarmente virulenta". Non è così, per fortuna. Secondo i dati ufficiali del Ministero della Sanità (quando ancora ne avevamo uno), durante la seconda settimana del 2006, vi fu un'incidenza totale pari a 1,52 casi ogni 1000 assistiti dai medici sentinella, ossia quelli incaricati di raccogliere i dati epidemiologici.
L'influenza vera sembra non esistere più ma i vaccini antinfluenzali continuano ad essere prodotti e ogni tanto, per terrorizzare un po' la gente, si pigia il pedale del gas su notizie di epidemie lontane che potrebbero arrivare da noi.
Oppure si gioca la carta del farmaco antivirale miracoloso.

Gli antivirali sono pochi perchè i virus sono bastardi e non è facile averne ragione, se non ci chiamiamo Sistema Immunitario. L'Aciclovir contro i virus erpetici è utile per limitare il danno ed abbreviare il decorso della malattia. L'AZT, zidovudina, serve nella terapia dell'AIDS ma presenta effetti collaterali pesanti.

L'ultimo divo è l'Oseltamivir fosfato, TAMIFLU, le cui capsule bianco-gialle, così vaticane, vengono propagandate subdolamente al TG1 in questi giorni di influenza maiala.
L'effetto miracoloso di questo farmaco si limita al fatto di abbreviare la durata della malattia. Invece di cinque giorni, ne stai a letto quattro. Ogni altro effetto curativo sull'influenza non è minimamente dimostrato. E' dimostrato invece che il Tamiflu, oggi distribuito da Roche, fu messo a punto dalla Gilead, il cui Presidente nel 1997 era Donald Rumsfeld. Oplà!

Una confezione di Tamiflu in Italia costa 36,80 euro ed è in classe C, ossia a totale carico del paziente.
In caso di allarme pandemia, abbiamo già sentito dire che gli stati sarebbero costretti a rifornirsi di enormi scorte di questo "miracoloso" antivirale, già gabellato in precedenza come panacea contro l'aviaria e risultato assolutamente inutile anche in quel caso.
Le ultime notizie sono che le azioni dei produttori di Tamiflu sono schizzate alle stelle e quindi anche i profitti di chi detiene tali azioni.

A volte ritornano. Le influenze, le oche, gli aerei che sorvolano minacciosamente New York, i maiali, Donald Rumsfeld.

Update. Grazie al nostro agente a Napoli che l'ha scovato, ecco il comunicato del 9 marzo scorso con il quale la francese Sanofi-Aventis annuncia l'investimento di 100 milioni di dollari per uno stabilimento di produzione di vaccini contro l'influenza... in Messico. Gli uomini giusti al posto giusto. Che culo!

lunedì 27 aprile 2009

Danni nucleari di ventesima generazione

Chernobyl, 26 - 4 - 1986
Vittime di cancro alla tiroide da radiazioni ionizzanti.

L'OMS non ha mai voluto rendere pubblico uno studio sugli effetti dell'incidente di Chernobyl sul genoma umano, secondo il quale i danni genetici provocati dall'anomala irradiazione del 1986, coinvolgeranno le prossime venti generazioni umane. Lo studio esiste ma la popolazione mondiale non ha il diritto di conoscerne il contenuto.

L'OMS, per quanto riguarda gli studi sui danni da radiazioni sulla popolazione mondiale, dipende dall'AIEA, ovvero dall'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica. In pratica, chi promuove e si suppone abbia interessi economici nel settore nucleare o difenda gli interessi di altri, dovrebbe finanziare ricerche sui danni provocati alla salute dell'Uomo e dell'ambiente dai prodotti della stessa industria nucleare.
Ovviamente non lo fa e se lo fa, minimizza, parlando di "livelli accettabili di rischio".
Attorno alle centrali nucleari crescono i tumori e le malformazioni, ma un'opportuna cortina di silenzio mediatico impedisce che l'opinione pubblica possa preoccuparsene. Così i politici che hanno appena firmato contratti milionari con i boss dell'industria nucleare, possono parlare senza pudore di centrali prive di rischio, di impianti di terza generazione e mezza, di "ritorno al nucleare" perché il nucleare è sicuro e la barretta d'uranio la potete dare da ciucciare anche ai vostri figli.
Le radiazioni non si sentono e non si vedono se non quando i loro effetti si manifestano facendo nascere pecore senza occhi e bimbi senza braccia.

Non parliamo del nucleare militare dei danni da nanoparticelle. Sappiamo tutti che le autorità negano decisamente l'esistenza di una Sindrome da Uranio Impoverito, nonostante l'evidenza clinica e l'incidenza oltre la norma di malattie come le leucemie nei reduci dai teatri di guerra dove si utilizzano le armi ad Uranio Impoverito.
Vicino al poligono militare di Salto di Quirra in Sardegna, luogo di sperimentazione di nuove armi, nel paese di Escalaplano, comune di 2500 abitanti, con una natalità annua di circa 20 nuovi nati, nel 1988 ben 6 bambini, il 30%, presentavano malformazioni che normalmente hanno un'incidenza bassissima sulla popolazione generale.
Difficile pensare ad un caso, quando oltretutto, sempre nello stesso territorio, il 30% della popolazione adulta è affetta da forme di leucemia ed altre neoplasie , dieci volte più della norma.
Ufficialmente però, non esiste alcun problema Salto di Quirra. Per chi vuole informarsi, qui c'è un'interessante inchiesta (prima, seconda , terza parte).

Esistono epidemie conclamate, ad eziologia praticamente nota, che però vengono minimizzate o addirittura negate per coprire gli interessi ad esse legati.
Altre epidemie o pandemie, più o meno immaginarie, vengono invece utilizzate per terrorizzare la gente e spingerla a comportamenti sanitari motivati dagli stessi interessi.
E' il caso di Big Pharma e delle periodiche campagne terroristiche mediatiche messe in atto ogniqualvolta si devono vendere vaccini e svuotare i magazzini di farmaci inutili ma costosissimi.
Di questo, agganciandomi all'attualità dell'influenza suina, parlerò domani.

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giovedì 12 giugno 2008

Premiato Istituto Clinico San Supplizio

"Ora ha inizio il gioco. (Jigsaw)
"A una ragazzina di 18 anni, Domenica De Siena, che aveva un semplice fibroadenoma al seno - patologia benigna per la quale è sufficiente un piccolo intervento in anestesia locale -, è stata fatta un'ampia resezione mammaria. E' stata eseguita una quadrantectomia come se avesse avuto un tumore maligno.
Anche Simona Zito, 28 anni, aveva una fibrosi al seno destro: anche a lei è stato asportato un quadrante della mammella.
Altre diagnosi di cancro al seno, altre storie d'angoscia, altre mutilazioni. Maria Grillo, 44 anni, fu operata, senza «alcuna considerazione delle condizioni e della storia clinica della paziente», al seno pur avendo solo una «mastopatia fibrocistica»; stesso inutile e invasivo intervento ha subito Addolorata Di Nicola, 47 anni. La povera vita, il povero corpo di Giuseppina Bellini già martoriati da una gravissima forma di carcinoma al pancreas con metastasi polmonari per le quali Giuseppina, 61 anni, si era dovuta sottoporre a cicli di chemioterapia e radioterapia, sono stati ulteriormente massacrati: quadrantectomia al seno destro più radicalizzazioni, ovvero asportazione di ulteriore tessuto mammario". (Chiara Beria d'Argentine, La Stampa)
Consegnare questi medici all'Enigmista Jigsaw per farli divertire un pò in un bagno con seghe e trapani sarebbe una giusta punizione ma non risolverebbe il problema. Il vero criminale è il sistema che permette il gioco perverso "più operi, più soldi ti mando (io Stato)". Una concezione della produttività veramente abominevole, pronta a sconciare i corpi dei pazienti per lo strafottutissimo profitto. Un sistema che aveva attecchito pericolosamente nella Lombardia invasa da fantascientifici Formigoni che avevano equiparato la sanità pubblica a quella privata.
A scanso di equivoci non è solo Rosy Bindi che denuncia il marcio che alligna nel settore medico privato milanese ma anche l'ex assessore alla sanità lombarda (nonché ex leghista), dottor Alessandro Cè.

A parte il fatto che io non capisco questi liberisti all'amatriciana. Vogliono privilegiare il privato ma fremono tutti in attesa del rimborso dal Servizio Sanitario Nazionale, cioè della poppata alla gonfia mammella statale.

Perchè una clinica, se è privata, deve usufruire dei contributi pubblici? Che si faccia pagare dai pazienti e basta. C'è gente contenta di farsi curare a pagamento perchè è convinta che i medici, quando sentono l'odore dei soldi, diventino più bravi e perfino in grado di fare una diagnosi. Benissimo. Che una clinica campi solo con il contributo di capitali privati e con le rette e parcelle pagate dai pazienti. Solo in questo modo si vedrà emergere la qualità, perchè nessuno vorrà pagare profumatamente delle bestie ma solo dei bravi professionisti.

Per chi non vuole pagare per farsi curare, come è sacrosanto diritto, c'è sempre la Sanità Pubblica che deve sovvenzionare solo ed unicamente le strutture pubbliche. Forse, evitando di regalare soldi a dei delinquenti profittatori, come in questo ultimo caso di Milano, potrebbe anche migliorare la qualità del settore pubblico e la qualità dei controlli sull'intero settore sanitario. Lo stato vigili su entrambi pubblico e privato per evitare abusi e sia ristabilita una distinzione netta tra i due tipi di servizio.
Invece i Marabunta del Pirellone hanno deregolamentato un settore delicatissimo e si sono di fatto messi a pasturare in una vasca infestata dagli squali.

Per carità, a questo punto bisogna dire per forza che ci saranno anche strutture private serie e competenti. Peccato che io non ne abbia mai trovata una in vita mia.
Solo per fare un paio di esempi, perchè non voglio annoiare con aneddotica personale.
A me fecero una risonanza magnetica al cranio senza bloccarmi la testa. Quando portai il referto al medico mi disse che era inservibile perchè completamente fuori asse.
L'ultima volta che mio padre ha dovuto fare ricorso ad una clinica privata convenzionata (solo perchè non c'era posto in ospedale e dopo mie forti proteste), una banale infezione urinaria si è trasformata in un incubo. Cateterismi non necessari che hanno aggravato la situazione, somministrazione abusiva di psicofarmaci che me lo avevano rincoglionito completamente. Risomministrazione arbitraria di un farmaco che gli era stato precedentemente tolto perchè aveva indotto un ipotiroidismo iatrogeno, curato poi con grande fatica. Assistenza zero, menefreghismo e prescrizione di un sacco di esami inutili.
Spiegatemi che cazzo c'entra una TAC cerebrale con una cistite. Eppure fu prescritta e ovviamente il SSN rimborsò alla clinica un esame oltre che inutile, costoso. La scusa forse l'avranno trovata nel fatto che, sotto Serenase, mio padre, normalmente persona lucidissima e per niente incontinente nonostante la veneranda età, era divenuto in pochi giorni un vecchio semidemente che a malapena mi riconosceva e si faceva tutto addosso.

Questo ultimo scandalo del Santa Rita di Milano dimostra che anche la malasanità può essere privatizzata e che le cliniche non sono luoghi dove va sempre tutto bene, soprattutto al Nord. Pareva strano, infatti, che certe cose succedessero solo negli ospedali e solo al Cotugno di Napoli.
Ora mi auguro una bella class action contro i responsabili delle lesioni e delle morti, alla quale partecipino magari anche i dipendenti incolpevoli della clinica.
Ci vorrebbero delle condanne esemplari. Se non proprio Jigsaw, la cancellazione della laurea, del diploma di maturità e magari della licenza media. Una ramazza e via a spazzare la monnezza. A vita.


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lunedì 7 aprile 2008

Il segreto di Dr. House

Ultimamente ci siamo tutti interrogati, sempre per non pensare alle prossime elezioni di domenica, sul segreto del successo dell'irresistibile Dr. House. Io penso di averlo scoperto.

No, non è il meccanismo del transfert o il fascino di Hugh Laurie e nemmeno il taglio particolarmente innovativo della serie.
Dr. House, il personaggio, è uno stronzo di prima categoria, uno che ti dice senza problemi che stai per diventare cliente del beccamorto locale, uno che non vuole sentire lagne dai pazienti e se può li tortura con siringhe e cannule.
Però, e questo è il segreto, è un medico che azzecca la diagnosi. Sempre. Per una che ha scoperto solo dopo quattro anni di aver avuto una meningoencefalite, "che per fortuna era virale e non batterica altrimenti non saresti qui a parlarmene", è una cosa fantastica.
Di fronte a casi sempre più osceni di malasanità, a errori marchiani sempre più frequenti di medici e chirurghi, a malanni che non ti passano nonostante le migliaia di euro spese in medicine e visite, Dr. House ti sembra un miraggio e si fa perdonare tutto, anche la stronzaggine, perchè è un fenomeno, è una risonanza magnetica umana che ti scannerizza con uno sguardo e non sbaglia mai.

E' ovvio che un medico che riesce sempre a fare una diagnosi corretta può essere solo un parto dell'immaginazione. Non è esatto però dire che un medico così non sia mai esistito.
Dr. House in fondo assomiglia al vecchio medico condotto, colui che sapeva far partorire la donna e la vacca e ha permesso a tanti ultranovantenni di invecchiare forti come rocce fino ai giorni nostri.

E' il dono della diagnosi perfetta che ci affascina di House. Se solo potessimo farci visitare da lui, chissà di quali strane sindromi scopriremmo di essere affetti. Partendo dalle nostre mani fredde e da quelle leggerissima e costante ematuria potremmo scoprire, chissà, di non essere uomini ma donne, non donne ma uomini, di avere tre reni, due fegati, un profilo cromosomico aberrato, un fratello gemello nascosto nell'addome (tale da spiegare la nostra tendenza alla pinguedine, per esempio).
Di fronte a qualunque sintomo, anche il più strano, farebbe sembrare il nostro medico di base e perfino il grande luminare dal quale ci facciamo curare invano da anni dei perfetti idioti; scriverebbe una ricettina, ci manderebbe affanculo agitando il bastone e ci cambierebbe la vita da così a così.


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mercoledì 2 gennaio 2008

Ed ora un vaccino contro le minchiate, prego

Leggo sul Corriere: "Boom dipendenze a Milano. In Usa vaccino allo studio. In tre anni i pazienti in cura per disintossicarsi aumentati del 26%. In America è all'esame della Fda una sostanza che agisce sul sistema immunitario."
Un vaccino?! Sistema immunitario?
Vado ad approfondire, cerco i nomi del Dottor Frankenstin e della gentile consorte e trovo quest'altro trafiletto, se è possibile ancora più assurdo.
Due ricercatori del Baylor College of Medicine di Houston sono al lavoro per trovare un vaccino contro la cocaina. Sono convinti che diventera' il primo farmaco capace di arrecare davvero aiuto alle persone che vogliono smettere di farne uso.
Tom Kosten, professore di psichiatria, e sua moglie Therese, psicologa specializzata in neurologia, hanno reso noto che il vaccino da loro messo a punto (che sta attualmente superando i test clinici) quando viene assunto stimola il sistema immunitario in modo tale che il paziente non sente piu' il bisogno di assumere coca.
Il sistema immunitario, che e' incapace a riconoscere la cocaina o le molecole di altre sostanze stupefacenti perche' sono troppo piccole, non puo' produrre anticorpi per aggredirle.
Cosi' per aiutare il sistema immunitario a riconoscere le molecole di droga, Kosten ha pensato ad una procedure affatto innovativa: attaccare cocaina 'inattiva' all'esterno di proteine (a loro volta inattive) di colera, che devono essere ingerite.
Queste proteine sono perfettamente 'riconoscibili' dal sistema immunitario, e immediatamente producono stimoli. Di fronte a questo stimolo, il sistema immunitario non solo e' in grado di produrre anticorpi, ma arriva anche a' vedere' la presenza della molecola di droga, e di impedire che la molecola raggiunga il cervello, dove si generano gli effetti tipici della sostanza.
'E' un'idea molto brillante -ha commentato il neurologo David Eagleman-. I ricercatori hanno passato gli ultimi anni cercando di capire come riuscire a rintracciare la cocaina nel cervello e come la coca riesce a nascondersi nel sistema. Questo tipo di vaccino e' come se aggirasse il problema'.
Kosten ha gia' avanzato alla Federal and Drug Administration la richiesta di sottoporre il suo vaccino ai test multi-istituzionali previsti affinche' venga riconosciuta la 'patente' di farmaco.
Mah, sarà che ho studiato biologia parecchi anni fa e forse non sono aggiornata ma mi pare di ricordare che le sostanze stupefacenti siano molecole e non antigeni e agiscano perchè vi sono recettori sui neuroni che si legano a queste sostanze. Esiste già da tempo immemorabile una sostanza, il naloxone, che legandosi ai recettori per la morfina è in grado di contrastarne l'effetto. E' il farmaco che ogni tossicodipendente da morfina ed eroina dovrebbe sempre tenere in tasca perchè è in grado di salvarlo dall'overdose.
Quindi il principio è semplice e noto da tempo: per ogni sostanza agonista si trovi quella antagonista, che ne occupi i recettori.

Che cazzo c'entra con questo meccanismo il povero sistema immunitario, che è preposto ad altri compiti, come quello di riconoscere antigeni, cioè cellule (non molecole) potenzialmente dannose all'organismo, qualcuno per favore me lo spieghi.
Il meccanismo è semplice anche qui. Ogni cellula del nostro corpo è provvista, sulla sua superficie, di un marchio di riconoscimento, l'antigene di istocompatibilità (la parola antigene qui è usata in senso diverso). Ogni mia cellula ha scritto sopra Lameduck. Semplificando allo spasimo, il mio sistema immunitario, attraverso cellule specializzate, pattuglia l'organismo e se incontra una cellula sprovvista del marchio Lameduck l'attacca e altre cellule dovranno quindi produrre anticorpi che si legheranno alle cellule non-Lameduck. Il tutto sarà pappato dai macrofagi, gnam gnam.
Si parla di cellule, non di molecole: cellule neoplastiche, che nel loro dismorfismo perdono gli antigeni di istocompatibilità e vengono quindi recepite come estranee e attaccate dalle cellule k; virus, batteri.

Non riesco proprio a capire dove vogliano andare a parare i due coniugi Frankenstin. Nessun tossico si è mai disintossicato grazie al naloxone, che gli ha solo ripulito i recettori dall'eroina.
La dipendenza è un fatto anche psicologico, come ben sanno gli ex-fumatori che, pur essendo ormai disintossicati fisicamente dalla nicotina ogni tanto hanno la lampadina che si accende e dice "ora vorrei fumare". Il sistema immunitario andrebbe potenziato nelle sue funzioni, non stimolato a fare cose che non gli competono altrimenti il prezzo da pagare sono le malattie autoimmuni, in continuo aumento, guarda caso.

Se poi c'è qualcuno che è in grado di spiegarmi che la ricerca del Dottor Frankenstin non è una stronzata ma una cosa seria, ho già pronto il mucchietto di cenere da spargermi in testa.


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venerdì 21 dicembre 2007

Se il vaccino fa più male che bene

Il presidente americano Gerald Ford si fa vaccinare contro l'influenza suina durante la campagna di vaccinazione di massa del 1976, voluta dal governo americano per fronteggiare il rischio di una pandemia paventata simile a quella catastrofica del 1918, passata alla storia come la "Spagnola".
Tutto era cominciato con la morte di un soldato a Fort Dix, una base militare nel New Jersey, per una polmonite fulminante attribuita ad un virus simile a quello dell'influenza suina.

La pandemia del 1918 aveva avuto principio proprio dall'infezione di un gruppo di militari che stazionavano nei pressi di un allevamento di suini.
Quella pandemia, estesasi dagli Stati Uniti a tutto il mondo, provocò la morte di 50 milioni di persone, 500.000 solo negli Stati Uniti e 650.000 in Italia. Era una malattia che colpiva e uccideva soprattutto i giovani con impressionante rapidità. Non era infrequente che chi cominciava a tossire la mattina, a sera tardi fosse già morto. Vi furono casi in cui furono decimate intere platee di spettatori teatrali e cinematografici.

Le ipotesi più recenti sull'origine dell'infezione fanno supporre che i maiali dell'allevamento famoso fossero stati infettati da un ceppo di influenza aviaria portato da uccelli migratori. Il virus si sarebbe ricombinato nei suini e, in seguito all'incendio dell'allevamento, una nube tossica avrebbe portato sull'accampamento militare il virus mortale. Tutto sommato una concatenazione di eventi sfortunati piuttosto difficile da riprodurre.

Ad ogni modo, memori della tragedia del 1918, le autorità sanitarie americane, appena sentono parlare di soldati morti per un qualcosa che assomiglia all'influenza premono sull'amministrazione Ford affinchè venga avviata una campagna di vaccinazione di massa.
Il Congresso approva quindi lo stanziamento di 135 milioni di dollari per vaccinare 200 miioni di americani, quasi il 95% della popolazione.
Preparare il vaccino non è però cosa facile e tanto meno rapida. Da un lato, prendendo tempo, si rischierebbe di arrivare alla somministrazione a pandemia già iniziata. Dall'altro, affrettando la preparazione di un vaccino si correrebbe il rischio di sottovalutare eventuali effetti collaterali.
Si propende per mettere a punto il vaccino il più presto possibile, anche contro il parere di diversi ricercatori. Gerald Ford è in campagna elettorale e se riuscisse a diventare il candidato che ha salvato un popolo da una pandemia la rielezione sarebbe sicura.

Iniziano le somministrazioni del vaccino, compreso il presidente cavia consapevole, ma iniziano anche i guai.
E' noto che tra le reazioni avverse a molti vaccini vi sono sindromi neurologiche anche gravi, provocate pare da uno scompenso del sistema immunitario.
Nel 1976, a seguito della campagna di vaccinazione contro la paventata pandemia di influenza suina, negli Stati Uniti si ebbero almeno 535 casi di Sindrome di Guillain-Barre, una grave forma di paralisi periferica, 23 dei quali mortali. Un bilancio ben più pesante di quello della malattia che doveva combattere.
Le autorità furono accusate di aver nascosto il rischio di insorgenza della sindrome di Guillain-Barre nonostante pervenissero le notizie di sempre nuovi casi intervenuti dopo la vaccinazione. Il programma fu annullato, mentre iniziavano ad arrivare le richieste di risarcimento.
La pandemia, per fortuna, non si verificò. Altri casi di infezione riscontrati nel paese ed erroneamente attribuiti al virus dell'influenza risultarono dovuti invece a legionella, un batterio.
Questo episodio è passato alla storia come il grande fiasco della vaccinazione di massa del 1976.
Si disse che, a causa di questo disastro, il presidente Ford perse le elezioni.

Ho ricordato questo precedente perchè abbiamo in Italia alcuni casi di meningite da meningococco e le autorità di Treviso stanno predisponendo una vaccinazione di massa della popolazione. Ieri è stato intervistato in TV il ricercatore che ha messo a punto il vaccino, il quale ha gridato "vaccinatevi, vaccinatevi!". Va bene, ma ricordiamo che i vaccini possono provocare sindromi neurologiche anche gravi, come dimostra il caso americano sopra esposto e la relazione ipotizzata tra vaccinazione contro l'epatite B e l'aumento di relapses di sclerosi multipla.

Gli interessi che gravitano attorno ai vaccini sono enormi per Big Pharma. La vaccinazione antinfluenzale, somministrata a tappeto a milioni di anziani, la vaccinazione contro il papilloma virus alle ragazzine e ora questa profilassi antimeningite. Tutte cose buone (io personalmente sono contraria ai vaccini ma è una posizione che non pretendo sia condivisa) ma esigiamo informazione anche sui possibili effetti collaterali.
Si parlava prima di risarcimento alle vittime di neuropatie iatrogene. Cito da una puntata di "Report" del 2006 dedicata all'argomento pandemie :
Nel 1976, quando il governo decise di somministrare il vaccino a tutti (donne, uomini, bambini) le assicurazioni si rifiutarono di stipulare polizze a coloro che avevano preso i vaccini, non vollero quindi prendersi nessuna responsabilità in merito e le case produttrici minacciarono di non produrre più il vaccino. Allora il governo si prese la responsabilità.
Furono quattro mila i danneggiati che chiesero al Governo risarcimenti astronomici.
Il 50% di chi fece causa al governo ottenne un risarcimento.
Oggi, con il provvedimento firmato lo scorso dicembre [2005] nessuno potrebbe più pretendere nulla e l’amministrazione Bush non ha destinato un dollaro per coprire i danni per ora sono le industrie farmaceutiche a beneficiare di una pandemia che forse mai ci sarà. Questo, grazie soprattutto alla compattezza della maggioranza repubblicana… e grazie al leader repubblicano al senato Bill Frist.
Ci si riferisce ad una legge dell'amministrazione Bush che libera le multinazionali del farmaco dalla responsabilità di dover risarcire le vittime di eventuali effetti collaterali di farmaci e vaccini. Un bel regalone per Big Pharma e tanta sicurezza in meno per noi consumatori.

La meningite è una malattia molto grave ma se un medico è in grado di riconoscerla dai sintomi inequivocabili e non la liquida come la solita "influenza" dimettendovi e consigliando solo un Efferalgan come capitò a me (e per fortuna la mia era di tipo virale), è curabilissima con gli antibiotici.
Speriamo che le autorità che ordinano la puntura generalizzata perchè alcuni casi si sono concentrati in un bar siano a conoscenza degli eventuali rischi vaccinali e, a differenza degli Stati Uniti, siano in grado di risarcirci in caso di danni collaterali.

mercoledì 31 ottobre 2007

Il manuale del perfetto farmacista cattolico

Una decina di giorni fa il santopadre ha condannato severamente la precarietà nel lavoro, oggi ha detto che le tasse bisogna pagarle anche se obtorto collo. Nel mezzo c'è stata la sortita sui farmacisti e l'obiezione di coscienza. A suo modo anche il Papa ha scoperto il fascino del panino.
Due colpi al cerchio, su argomenti in fondo condivisibili anche dai laici e uno alla botte del fondamentalismo cattolico.

Vediamo allora come possiamo aiutare i farmacisti devoti ad espletare la loro funzione al meglio.

La grande preoccupazione del santopadre neocerchiobottista non è certamente il costo delle scarpine Chicco, superiore alle sue Prada, e vendute in farmacia assieme a pappe, clisteri, giocattoli, guanciali superergonomici, alimenti per celiaci miliardari, pomate emorroidarie, integratori, fiori di Bach e creme antirughe, è la tutela della vita e la lotta all'eutanasia.

E' noto a chiunque abbia masticato in vita sua un po' di medicina e biologia per trascorsi universitari, che la morte può essere procurata anche utilizzando farmaci apparentemente innocui, senza ricorrere ai kit della dolce morte. E' il principio dell'overdose, in molti casi fatale.
Un farmaco stimolante la tiroide come il Proloid può indurre arresto cardiaco in un soggetto ipertiroideo; la digitalis purpurea in dosi eccessive è mortale, una pera di insulina può indurre il coma e financo la morte. Non parliamo di anestetici potenti come i barbiturici, che anche se poco usati ormai rimangono prescritti per l'epilessia. Un bravo farmacista devoto dovrebbe eliminare questi farmaci dai suoi scaffali, per coerenza.

La necessità della tutela della vita mette automaticamente all'indice e candida al rogo i seguenti prodotti, da banco o meno: gondoni, guanti e Durex di ogni tipo; pillole anticoncezionali ad alto e basso dosaggio, comprese quelle che servono ad estirpare nell'era moderna il fenomeno della ragazzina barbuta. Attenzione però, anche una innocente peretta di gomma, se unita a sostanze opportunamente preparate artiginalmente, come il normale sapone da bucato, può servire a procurare l'aborto. Via anche quella quindi e gli stitici si arrangino.
Rimanendo in tema parti basse, che dire della pillola del demonio, il Viagra e della sua variante, il Cialis? Via, al macero, è il Signore in persona che vi espelle!

Anche il dolore dev'essere sopportato eroicamente dal buon cristiano. Via il Buscopan, il Moment con e senza ackht, la Cibalgina, l'Antispasmina colica, la preparazione H e il Toradol. Dolori mestruali, coliche renali ed epatiche, ascessi, pulpiti e trigemini, nervi sciatici, emorroidi a grappolo e colpi della strega, siate benedetti perchè ci ricordate la magnanima esistenza dell'ultraterreno.

Il buon cristiano deve praticare la modestia, quindi via i cosmetici, le creme depilatorie, gli anticellulite, le siringhe di botox; via dagli scaffali anche i costosissimi e i prodotti omeopatici, gli estratti di echinacea, la pappa reale e gli ayurveda. Roba da stregoni pagani.

Cosa rimane da vendere al timorato farmacista di Dio, per non dispiacere al suo Papa, ora che si è liberato di tutta la paccottiglia demoniaca? Forse l'aspirina, la soluzione Schoum, la tintura di iodio, i cerotti (non quelli per le vesciche perchè bisogna soffrire) e un'erba cattolicissima come l'iperico, nota per contrastare il potere anticoncezionale della "pillola". Non per niente si chiama anche erba di S. Giovanni.

martedì 25 settembre 2007

Fumi? BigPharma ti lava il cervello con la vareniclina.

Ogni anno BigPharma lancia sul mercato sottostante una nuova miracolosa pillola contro il fumo. Dopo il bupropione (Zyban), contestato a causa dei pesanti effetti collaterali, ecco la vareniclina, il Champix.

Il meccanismo di azione della vareniclina è semplice. La sua molecola è un parziale agonista del recettore nicotinico alfa4-beta2, normalmente preposto a legarsi appunto alle molecole di nicotina. Se i recettori sono liberi reclamano nicotina, se sono occupati dalla vareniclina niente sindrome da astinenza. E’ una spiegazione bovina e spero che nessun chimico mi stia leggendo. In quel caso mi “corigerà”.
C’è già chi parla di meccanismo comune per tutte le dipendenze e quindi basterebbe somministrare la pillola apposita che vada ad occupare i recettori della sostanza dopante per azzerarne l’effetto.

Per provare a smettere di fumare grazie alla vareniclina bisogna assumerne 2 mg al giorno per 12 settimane al costo non indifferente di circa 750,00 euro.
Va bene ma funziona? Come riporta questo articolo:

L’efficacia della Vareniclina è stata valutata in 2 studi clinici controllati con placebo in circa 2000 fumatori.
Questi soggetti sono stati assegnati a ricevere Vareniclina 1 mg due volte al giorno, Bupropione 150 mg 2 volte al giorno, o placebo, per 12 settimane.
Il periodo osservazionale è stato di 40 settimane ( senza trattamento).
Il 44% dei pazienti trattati con Vareniclina hanno smesso di fumare alla fine del periodo di trattamento di 12 settimane, contro il 30% dei pazienti che hanno smesso dopo aver assunto Bupropione ed il 18% di quelli trattati con placebo.
Dopo 1 anno, i pazienti che hanno ricevuto Vareniclina presentavano una maggiore probabilità di rimanere liberi dal fumo rispetto ai pazienti che hanno ricevuto Bupropione oppure placebo.

In un terzo studio, i pazienti sono stati trattati con Vareniclina per 12 settimane, e, successivamente, sono stati assegnati in modo casuale a placebo o a Vareniclina per altre 12 settimane.
Questi pazienti sono stati seguiti per 28 settimane dopo il trattamento.
Il 71% dei soggetti che hanno assunto Vareniclina erano liberi dal fumo dopo 6 mesi, rispetto al 50% del placebo. ( Xagena_2006)
Quando leggo queste statistiche penso sempre malignamente che il 56% del campione del primo studio NON HA SMESSO di fumare (sempre meglio comunque del 70% di flop del bupropione).
Accenniamo solo agli effetti collaterali di questo farmaco: ben il 30 per cento dei pazienti trattati ha riportato nausea e incubi spaventosi.
Il gioco vale la candela, che in questo caso è tra l’altro molto costosa? Secondo me no, perché la mia domanda è: se smetto di prendere la pillola e non ho fatto un lavoro psicologico sulla motivazione a smettere di fumare cosa succede? Che ricomincio.
Senza contare che sostituire la dipendenza dalle droghe con la dipendenza dai farmaci è un controsenso. Chi mi garantisce infatti che qualcuno non smetterà più di prendere il farmaco, con conseguenze imprevedibili, per paura di ricominciare a fumare?

Date retta a me. Continuano a ripetervi che smettere è quasi impossibile e che lo potete fare solo con queste pillole che costano una cifra e che non si sa nemmeno se fanno più male che bene.
Non è vero che non si può smettere. Smettere è una cosa che possono fare tutti, forti fumatori e fumatori modici. La nicotina crea la stessa dipendenza anche in chi fuma tre sigarette al giorno.

Il segreto per liberarsi da questa dipendenza è ricominciare ad amarsi, a corteggiarsi e una volta che avremo capito che la nostra salute è la cosa che più ci preme, per amore di noi stessi faremo il sacrificio di sopportare la scimmia dei primi tre giorni. Tre giorni e basta.
Poi piano piano la nicotina se ne va, ci si disintossica, rimane il condizionamento mentale ma l’amore sconfigge ogni male e se vi amate veramente non proverete più desiderio di fumare.

Prima di smettere scrivete su un cartello i motivi per i quali vi piacerebbe smettere. Vi sorprenderete di quanti riuscirete a trovarne. Quando sarà passato il primo periodo e sarete più sicuri di voi preparate un altro cartello sul quale scriverete: “Non fumerò mai più, nemmeno se subirò dei lutti, se perderò il lavoro e mi ammalerò”. Fatene una questione d'onore con voi stessi. Prendete il pacchetto che avete tenuto da parte, scendete in strada e gettatelo nel cassonetto.
Se non vi fidate di me, che ce l’ho fatta a smettere dopo quasi trent’anni di dipendenza con una facilità che mi ha stupito, lasciate perdere le pillole e investite 10 miseri euro per leggere il libro di Allen Carr “È facile smettere di fumare, se sai come farlo”. E’ un concentrato di banalità, è vero, ma funziona maledettamente perché ti lava il cervello. Non con la vareniclina ma con una buona dose di autostima e amore per noi stessi. Leggetelo sia che abbiate voglia di smettere e cercate un aiuto per farlo sia che pensiate che sono una vecchia rompicoglioni che la mena contro il fumo. Scommettiamo che riuscirà a far smettere anche voi?


Per chi fosse interessato all'altro farmaco antifumo, il bupropione, ripubblico qui di seguito l'articolo che gli dedicai l'anno scorso. Chi lo conosce già può risparmiarsi la fatica di leggerlo. Lo consiglio comunque a coloro che pensano che prendere una pillola sia la panacea di tutti i mali e la strada più conveniente per smettere di fumare. Conveniente lo è per BigPharma, senza dubbio.

C'era una volta, nel grande paese di BigPharma, una pillolina bianca dal nome importante: Bupropione. Questa molecola era stata creata per curare la depressione, ma dato che non era efficace come le sue sorelle Fluoxetina e Paroxetina e anzi sembrava fare più male che bene, era stata dimenticata in un angolo della grande fabbrica di medicinali.

Il bupropione cloridrato era stato approvato negli Stati Uniti nel 1989 come antidepressivo atipico di II generazione con il nome commerciale Wellbutrin ma il suo utilizzo causò molti problemi, dal rischio di convulsioni al possibile aumento di casi di suicidio negli adolescenti, e allora fu accantonato a favore di farmaci meno potenzialmente dannosi.

Dieci anni dopo, qualcuno si ricorda che il bupropione cloridrato sembra ridurre considerevolmente il desiderio di fumare nei fumatori che lo assumono come antidepressivo, anche se non si sa né come né perchè. Al bupropione viene cambiato il nome commerciale: Zyban, Quomen, Corzen, e viene lanciato in pompa magna come la nuova pillola della felicità che ti permette di smettere di fumare senza soffrire l'astinenza, senza sbattere le testa contro il muro e fare a pugni con la scimmia.

Già, ma se un farmaco specifico per la depressione ha provocato importanti reazioni avverse, dalle reazioni cutanee a quelle neurologiche, psichiatriche e cardiache e forse perfino la morte in una piccola popolazione di malati, cosa succederebbe se venisse impiegato su larga scala, cioè su milioni di fumatori nel mondo? E' normale immettere sul mercato un farmaco il cui meccanismo di azione non è spiegato? E poi funziona veramente?

Il bupropione, anche dopo la sua mutazione da antidepressivo puro a pillola per smettere di fumare ha continuato a produrre importanti effetti collaterali; 921 casi di reazioni avverse riportate in Australia nel 2000, 3457 casi in Gran Bretagna nel 2001 tra cui 18 casi di morte sospetta per suicidio. Nel 2004 il farmaco era sotto controllo da parte delle Autorità Sanitarie francesi a causa dei sui possibili effetti collaterali (ancora convulsioni, istinti suicidi, insonnia ed allergie).

In alcuni paesi, come l'Australia, il farmaco è stato incluso tra i farmaci rimborsabili, ed è stato oggetto di 500.000 prescrizioni fin dal 2001, costando al governo federale 66 milioni di dollari. Uno studio successivo aveva messo in dubbio la reale efficacia del bupropione per la cessazione del fumo e il Pharmaceutical Benefits Advisory Committee aveva proposto di poter ottenere una prescrizione del farmaco solo dopo il parere di due medici (cioè solo dopo un secondo parere): la Glaxo, detentrice del brevetto sul farmaco, ha intrapreso un'azione legale sostenendo che il Pharmaceutical Benefits Advisory Committee non ha l'autorità di fare cambiamenti una volta inserito un farmaco tra quelli rimborsabili.

Meno male che in Italia è stato approvato nel 2000 non come antidepressivo ma come farmaco per smettere di fumare in fascia C non rimborsabile. Certo, la pillola è un pò caruccia, 180 euro alla confezione, ma vuoi mettere la soddisfazione di riuscire a smettere di fumare senza fatica, dicono? Molte ASL stanno utilizzando il bupropione nei programmi terapeutici di disintossicazione dal fumo. Il "bugiardino" è stato aggiornato includendo nuove controindicazioni, il che di solito indica che il farmaco è sotto osservazione in farmacovigilanza.

L'efficacia del bupropione è modesta: secondo uno studio, non più del 30% di persone che lo hanno utilizzato per 7 settimane continua a non fumare dopo un anno. Il che vuol dire che sul 70% è inefficace. Non esiste alcuna dimostrazione che i sintomi depressivi che chi smette di fumare può provare siano dovuti ai meccanismi conosciuti che innescano la malattia depressione. E chi smette di fumare può riuscirci perchè utilizza meccanismi mentali che vanno dalla forte motivazione alla forza di volontà.

Quindi, perchè utilizzare alla leggera, magari con solo la prescrizione del medico di base e non di uno psichiatra, un farmaco così controverso, che possiamo perfino acquistare contraffatto online?

Quando un farmaco registra numerosi effetti collaterali gravi, il mantra delle case farmaceutiche è noto: "non è dimostrato". In questo caso specifico aggiungono che: "i fumatori sarebbero morti lo stesso", "sempre meglio qualche morto in più che i milioni di fumatori schiattati per le sigarette".

Rimane il fatto che hanno riciclato un prodotto scadente con una pura operazione di marketing e che, dovesse andare male come pillola contro il fumo, cominciano ad apparire studi nei quali lo si propone come farmaco ideale per dimagrire!
L'ennesima mutazione genetica pronta per l'uso e con un bacino di utenza ancora più smisurato. Tanto si sa che gli obesi sarebbero morti lo stesso.

mercoledì 29 agosto 2007

Evviva il paraculone

A me Michael Moore piace, come il Crodino. E' un paraculone ma gli argomenti che tratta sono troppo importanti per farseli sfuggire. A volte i suoi discorsi mireranno un po’ troppo alla nostra pancia, è vero ma sul fatto che gli americani siano ostaggio delle lobby delle armi, che la famiglia Bush sia sempre stata in affari con loschi individui sauditi e che un americano disoccupato rischi di doversi vendere la casa e forse anche le terga per potersi permettere un intervento chirurgico, non ci piove.
Moore è la versione super-size del bambino che grida "il Re è nudo", per questo mi è simpatico e poi ce ne fossero di americani così, che hanno l’umiltà di ammettere che non sono semidei perfetti e che altri paesi in certe cose sono più avanti del loro.

Mi piacque molto “Bowling for Columbine” e non dimenticherò mai la figura di merda che fece fare a Charlton Heston, che nessuno avrebbe mai detto essere un tale fascistone.
Mi deluse un po’ con “Fahrenheit 911”, solo perché non ebbe il coraggio di andare fino in fondo nel ragionamento sull’11 settembre (e per questo dico che è paraculone) ma anche lì la scena disgustosa di Wolfowitz che ciuccia il pettinino e l’espressione da encefalogramma piatto ma da gatto con il sorcio in bocca di Bush nella scuola della Florida valevano da sole i soldi del biglietto.
Non ho ancora visto "Sicko", il suo ultimo film, ma sento di poter dire la mia sull’argomento sanità pubblica e sanità privata.

Una decina di anni fa quando a causa di un virus ebbi la neurite ottica e tutta una serie di gravi problemi neurologici, per fortuna poi risolti, nell’incertezza della diagnosi e nell’angoscia di sapere se la mia malattia era guaribile o no frequentai parecchi forum americani su Internet, offerti da Istituti Medici Universitari. I pazienti esponevano i loro casi e i medici rispondevano.
Capitava anche di chattare tra di noi. Rimasi letteralmente di merda quando, in un forum di oculistica, una ragazza mi disse che avrebbe potuto curare la sua cecità progressiva grazie ad un intervento, che però costava 200.000 dollari, che lei non aveva. Ancora oggi questo pensiero, di qualcuno che forse non potrà più vedere perché non ha 200.000 fottutissimi dollari, mi fa impazzire. La trovo una cosa abnorme, di una ingiustizia siderale.

Altri malati, affetti da sclerosi multipla, mi raccontavano che spesso la loro diagnosi veniva nascosta alle loro compagnie assicurative perché altrimenti esse avrebbero ritirato la copertura. Si può capire perché: la sclerosi multipla è una malattia a tutt’oggi inguaribile, altamente invalidante e i farmaci utilizzati per il suo contenimento, come l’interferon-beta, sono carissimi. Aumenta il rischio e le assicurazioni si tirano indietro, lo sappiamo anche noi. Io stessa, quando fui ricoverata in neurologia per gli esami e la risonanza magnetica (tutto gratis), mi sentii dire in seguito dalla banca che l’assicurazione sui ricoveri offerta ai clienti non prevedeva un rimborso per le degenze nel reparto neurologia. Un’appendicite passi, ma una lesione neurologica magari permanente no.

Tornando ai forum americani, ricordo che ogniqualvolta dicevo che da noi le cure erano pressocchè gratuite si scatenava l’incredulità e anche quel senso di invidia che ben trasmette Moore nel suo film, per quel poco che ho visto dai frammenti presenti su YouTube. Tutti a dire quanto ero fortunata e quanto loro trovassero ingiusta la loro condizione di dover dipendere dalle paturnie delle compagnie assicurative e da una sanità per principio a pagamento.

Ho letto in questi giorni le patetiche, a mio parere, difese dei tanti volontari della libertà autolaureatisi in quattro e quattr’otto avvocati difensori per partito preso del sistema sanitario americano. Quello che non ho letto da nessuna parte è l’ammissione che quel sistema è sbagliato perché semplicemente esula da un principio fondamentale di giustizia sociale: che la salute è un diritto, non un bene di consumo. E’ un problema di mentalità. Loro ti dicono che ci sono polizze che ti offrono servizi ben migliori dei nostri. Grazie al cazzo, se pago è ovvio, ma se perdo il lavoro per qualsiasi motivo, e può non essere colpa mia, negli USA perdo anche la copertura assicurativa. Dicono che c'è comunque un' assistenza gratuita per i "bisognosi" (Dio che nervi quando li definiscono così!) e che Moore è un cacciaballe.

Cercando l’immagine di Sicko da postare sono capitata per caso nel blog di questo ragazzo americano . Sentite cosa dice:
“Sono stato fortunato nella mia vita per aver sempre avuto qualche tipo di copertura assicurativa. Per un paio di interventi, l’assicurazione di mia madre coprì quasi per intero i costi.
La sola volta che rimasi scoperto fu quando mi trasferii a Dallas ed ero disoccupato in cerca di lavoro. Una volta trovatolo e ritornato in possesso di un’assicurazione sanitaria andai dal medico per un check-up e lui mi disse che non dovevo pagare nulla per gli esami, tranne 20 dollari per una specie di ticket. Un paio di mesi dopo ricevetti un conto di circa 400 dollari. Ero scioccato perché un mio amico aveva fatto gli stessi identici esami del sangue, nello stesso ospedale e presso lo stesso dottore e aveva pagato solo i 20 dollari.
Ho sempre pensato che se mi fossi ammalato seriamente nella vita avrei avuto una buona copertura assicurativa. Ora non ne sono più tanto certo. Sto pensando di trasferirmi in un paese dove c’è un servizio sanitario nazionale, così dovrei preoccuparmi di meno.”
Sono pensieri difficili da capire per noi, che se ci sentiamo male godiamo sempre e comunque di un servizio di intervento gratuito e che se dobbiamo subire un'operazione nessuno ci chiede se possiamo pagarlo. Nessuno nega che esistano la mala sanità, l’incompetenza e la sporcizia in alcune realtà di sanità pubblica ma il principio è salvo. La salute è un diritto. Le tasse che paghiamo permettono ai malati, tra i quali ogni tanto ci siamo anche noi, di essere curati
Il farmaco che Michael paga 120 dollari in USA, a Cuba costa 5 centesimi perché così dev’essere ma gli avvocati della sanità del libero mercato si farebbero tagliare le palle, pur di ammetterlo.



giovedì 5 aprile 2007

Come ti riciclo il farmaco sporco - Il ritorno della talidomide


Negli anni ‘50 fu realizzato e immesso sul mercato quello che sembrava il farmaco ideale, il Contergan© (o Distaval©, tra i molti nomi commerciali che assumeva).
Era un sedativo meraviglioso ma privo dei pericolosi effetti collaterali dei barbiturici. Ne potevi prendere un’intera confezione e non rischiavi la morte per overdose. Era talmente blando che veniva consigliato alle donne in gravidanza alle quali per giunta era in grado di togliere la nausea mattutina. Il nome molecolare della mirabolante sostanza era imide dell’acido n-ftalil-glutammico, ovvero talidomide.

La ditta tedesca produttrice del farmaco, la Chemie Grunenthal, investì in una campagna di marketing senza precedenti che, attraverso inserzioni su riviste mediche e informazione diretta e martellante ai medici fece entrare la talidomide praticamente in ogni casa, in alcuni land tedeschi senza l’obbligo di prescrizione medica. Una specie di innocua aspirina da somministrare a tutti, e da consumarsi come le caramelle. Una panacea di tutti i mali da dare anche ai bambini, come recita questa pubblicità dell’epoca: “La vita del tuo bambino può dipendere dalla sicurezza del Distaval”.


Dopo qualche anno tuttavia cominciarono a comparire casi di neurite multipla che sembravano collegarsi all’uso del Contergan©. Alcuni pazienti che lo assumevano regolarmente lamentavano formicolii agli arti e vere e proprie sindromi neurologiche.
Il cammino trionfale della talidomide però proseguì, tanto da regalare alla CG utili di milioni e milioni di marchi.
La talidomide dalle uova d’oro fu mescolata ad altri principi attivi e rientrò in decine e decine di prodotti farmaceutici destinati anche a curare il banale raffreddore.
I farmaci contenenti talidomide a quell’epoca venivano venduti in undici paesi europei e in molte altre parti del mondo. In Italia era presente sul mercato con ben una decina di nomi diversi.
Negli Stati Uniti però non passò le forche caudine della FDA a causa, o per meglio dire grazie alla caparbietà di una ricercatrice, Frances K.O. Kelsey che rigettò per ben due volte la domanda di ammissione della talidomide negli Stati Uniti, non persuasa della bontà della sperimentazione effettuata sul farmaco e preoccupata per gli effetti collaterali neurologici e i possibili effetti teratogeni, ossia la possibilità di causare malformazioni congenite nel feto.
Anche in Turchia un eminente ricercatore fu in grado di scoprire gli effetti teratogeni della talidomide semplicemente cambiando la razza di animale sul quale testarlo: il coniglio invece del ratto.

Nel 1956 un ginecologo australiano osservò un aumento dei casi, normalmente rarissimi, 1 su 4 milioni, di focomelia (malformazione congenita agli arti) nei neonati, e per primo collegò i danni fetali all’uso del Contergan© in gravidanza.
Nel 1961 il dottor Widukind Lenz denunciò ad un congresso di pediatria i gravissimi effetti collaterali della talidomide e ne chiese il ritiro dal mercato. Poco tempo dopo fu definitivamente dimostrata la responsabilità del farmaco per le gravissime malformazioni su almeno 10.000 bambini nati nel periodo del suo massimo utilizzo.
La casa farmaceutica inizialmente reagì con la negazione degli effetti collaterali e tentò anche di intimidire con pesanti minacce di morte i medici che avevano denunciato pubblicamente la nocività della talidomide.
La talidomide fu infine ritirata dal mercato e quel nome rimase legato per sempre alle immagini impressionanti che comparivano sulla stampa di allora di bambini con le braccine attaccate direttamente alle spalle o con pinne al posto delle gambe.

Il processo tenutosi in Germania nel 1967 condannò la Chemie Grunenthal a risarcire le vittime del la talidomide con milioni di marchi. I paesi colpiti crearono strutture adeguate al sostegno alle famiglie con figli focomelici.

E in Italia? Ufficialmente i nati deformi a causa del talidomide riconosciuti allora furono appena una ventina, ma a distanza di quasi cinquant’anni, una recente proposta di legge per l’assegnazione di un vitalizio alle vittime parla di circa 120-150 persone ancora in vita. Ricordate il fenomeno dei “pittori con la bocca e con il piede”, dalla cui associazione ogni anno ricevevamo i biglietti d'auguri natalizi da acquistare a fronte di un’offerta? Fra loro molti erano figli della talidomide.
Si deve aggiungere che la talidomide fu ritirata dal mercato italiano solo nel 1962, con un anno di ritardo rispetto agli altri paesi e che sul caso, nonostante le relazioni mediche congressuali che riferivano l’aumento preoccupante di casi di focomelia, vi furono molte reticenze dei governi di allora a fornire dati precisi sul numero effettivo di vittime.
Private di ogni sostegno morale, medico ed economico, le famiglie spesso finivano per nascondere i loro figli sfortunati e vergognarsene. L'unica assistenza che lo Stato italiano ha finora concesso alle vittime del la talidomide è stata l'esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria, riconosciuta tardivamente grazie all'articolo 3 del decreto-legge 5 dicembre 2005, n. 250, convertito dalla legge 3 febbraio 2006, n. 27.

Questa la storia di cinquant’anni fa. Il farmaco che genera mostri viene accantonato e dimenticato.
Poi, come sempre più spesso accade, si pensa di riutilizzare il prodotto ritirato, magari riciclandolo come “farmaco orfano”, definizione che indica quei farmaci che sono utilizzati per patologie rarissime e quindi non hanno mercato, oppure sono stati ritirati per vari motivi, compresa la loro tossicità.
In molti paesi, se una molecola viene fatta rientrare nella categoria degli “orfani”, la casa produttrice può ottenere ingenti finanziamenti statali, esenzioni fiscali e innumerevoli altri benefici.

La scoperta, qualche anno fa, che la talidomide dà sollievo ai malati di lebbra provvede a sdoganare il killer di bambini una prima volta.
La seconda quando si comincia a parlare di Talidomide come farmaco anticancro per le sue proprietà angiostatiche (paradossalmente responsabili anche delle stesse malformazioni focomeliche) e viene lanciato nuovamente sul mercato dalla multinazionale Celgene con il nome di Thalomid© per il trattamento del mieloma multiplo.
Altri studi la definiscono un farmaco ideale per alcune patologie legate all’AIDS.
Insomma, nonostante sul sito della Celgene vi siano avvertimenti sulla teratogenicità del farmaco (e vorrei vedere!) e raccomandazioni a caratteri cubitali sulle modalità d’uso si ha l’impressione che la gallina dalle uova d’oro abbia ricominciato a covare e che prima o poi ci vedremo riproporre la talidomide come panacea di tutti i mali. Come cinquant’anni fa.


La tragedia del Contergan© fu provocata dalla criminale leggerezza di coloro che non eseguirono test approfonditi sulla tossicità della sostanza e furono accecati dalla prospettiva di guadagni illimitati grazie al sedativo perfetto. Oggigiorno, quante garanzie abbiamo che quella lezione sia stata imparata? Che campagne ancora più massicce sui media non sarebbero capaci di far passare di nuovo come quasi innocuo qualunque farmaco, anche dal passato orrendo come la talidomide?
Siamo certi che dietro al riciclaggio di farmaci "sporchi" vi siano serie ricerche oppure solo manovre speculative e di marketing, come ho scritto sul caso del bupropione, antidepressivo fallito e dannoso riciclato come pillola contro il fumo?

Quei piccoli senza braccia e gambe non sono brutti incubi del passato, stanno lì a ricordarci che la medicina può trasformarsi in generatrice di mostri se si lascia incantare solo dal profitto.

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