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lunedì 8 settembre 2014

Post in progress


No, il blog non è morto. Si era solo assentato per un po', in cerca di ispirazione ed ossigenazione, nonché disintossicazione dalle miserie della politica italiana, che sono peggio del crack. Ora che il secondo mese più stronzo dell'anno è arrivato (l'altro è febbraio), è ora di ricominciare a scrivere ma ho bisogno della vostra collaborazione per un post che sto preparando.

Si parla di depressione e, siccome ho scoperto casualmente che il farmaco che mi aveva guarita a suo tempo è stato ritirato dal mercato, mentre ricevo sempre più lamentele circa l'inefficacia dei farmaci che l'hanno sostituito e che vengono somministrati a dogs and pigs, con effetti collaterali devastanti di cui parleremo, vorrei raccogliere delle informazioni, tramite il seguente questionario,  da altre persone che abbiano sofferto o soffrano attualmente di depressione.
Ovviamente è garantito l'assoluto anonimato e le risposte dettagliate, se vorrete, potete anche lasciarle, oltre che nello spazio qui sotto, cliccando qui sul link alla pagina dell'indagine. Potete anche segnalare la ricerca ad altre persone interessate.
Grazie per l'eventuale collaborazione.

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mercoledì 18 aprile 2012

Niente, niente, sono solo i lacrimogeni


Vicepreside. Ha ragione Luca Telese a definirla così ma a me Elsa Fornero ricorda una figura assai più perturbante della mia carriera scolastica alle elementari: l'assistente sanitaria.
Non me la sono mai dimenticata. Era una cinquantina piccola e dalla faccia dura e rugosa come quella della Cosa dei "Fantastici 4". Capelli corti e neri e rossetto sempre sbavato sugli incisivi radi. Sempre in camice bianco che più bianco non si può. Poveretta, magari in privato era una pasta di donna che coccolava i nipotini a forza di pane e nutella, ma mi terrorizzava.
Poteva arrivare in classe in qualunque momento della mattinata e non si faceva annunciare, faceva irruzione. Spalancava la porta con la stessa grazia che avrebbero usato i Delta Force, gracchiando: "Visita medicaaa!" Da quel momento poteva capitarti l'intradermoreazione alla tubecolina oppure una di quelle schermografie, fatte nel cortile della scuola con l'unità mobile, che andavano così di moda negli anni '60, fottendosene bellamente delle conseguenze delle radiazioni sugli impuberi. Mi viene da ridere a pensare che oggi, dal dentista, per una lastrina ad un molare escono tutti dalla stanza e tu rimani lì con dieci chili di piombo a grembiulone addosso che ti ricopre dal collo ai piedi. Allora si andava più per le spicce. Due, tre proiezioni ciascuno, e avanti il prossimo. E' strano che noi degli anni Sessanta non siamo fosforescenti al buio.


Il potere dell'assistente sanitaria sulla tua salute era quasi assoluto, a meno che il pediatra non ti facesse un certificato d'esenzione per l'intradermoreazione alla tubercolina o altre diavolerie del genere. E, ovviamente, tutto ciò che ti faceva: punture, lastre e visite, comprese le sgridate e gli scappellotti (allora usava, mica c'erano i genitori di oggi), perché a volte, in quanto bambino, ti capitava di piangere, era per il tuo bene. Ti faceva male ma era necessario e non si doveva discutere. Come la riforma della Fornero.

giovedì 10 marzo 2011

I Cerottoni


La RAI, in omaggio al riformatore epocale della Giustizia, potrebbe farci una sit-com celebrativa di successo: "I Cerottoni".
Storia di un Fantozzi miliardario che, come vede un medico all'orizzonte, fosse anche quello venuto ad operargli le emorroidi, per impietosire il popolaccio si spiaccica un bel cerottone a due piazze in faccia. Soprattutto quando non è necessario, visto che gli interventi di implantologia si eseguono dall'interno della bocca.
Piuttosto, a Figaro è scappato per caso il rasoio di mano? Mannaggia....

martedì 4 gennaio 2011

Pandemia, per piccina che tu sia

Avete notato che quest'anno sui media ci hanno fatto mancare la consueta triturata di maroni sul pericolo pandemia influenzale? Non siete sollevati del fatto che nessuna peste suina, bovina, ovina o aviaria paia minacciarci seriamente, a parte qualche caso in Europa? 
Sarà che negli ultimi anni mi ci ero abituata ma sento la nostalgia di una bella campagna terroristico-mediatica sul pericolo pandemia influenzale con martellamento quotidiano sulla bontà assoluta dei vaccini.
Certo raccomandano di vaccinare soprattutto le categorie a rischio; i medici di base inoculano il nonno a tradimento magari presentandoglisi a casa, ma non siamo ai livelli terroristici dell'anno scorso.

Che abbiano capito che, colpendo al massimo 12-15 pazienti su 1000 negli anni più virulenti, l'influenza rappresenta dopo tutto un piccolo problema rispetto a malattie ben più gravi? 
Che si siano accorti che la grande incidenza delle sindromi influenzali tra i bambini è dovuta al fatto che i piccoli il patrimonio immunitario se lo costruiscono prendendosi le malattie, come è sempre successo, e che se gli anziani si ammalano di meno di influenza è perché nel corso della loro vita hanno già avuto modo di farsi gli anticorpi contro i vari ceppi?
Che non se la siano sentita, diciamo la verità, di spendere altri 184 milioni di euro dei nostri per ingrassare ultieriormente quella buzzicona ingorda di BigPharma? 

Chi lo sa. Magari qualcuno potrebbe ancora chiedere un'investigazione approfondita sul procurato allarme del 2009 e chiedere conto delle migliaia e migliaia di dosi di vaccino contro la peste suina  rimaste inutilizzate e pagate comunque da noi, è ovvio.
Qualcuno potrebbe domandare perché chi aveva amici medici si sentiva sconsigliare un vaccino poco sperimentato e secondo loro non perfettamente sicuro.
Qualcun'altro potrebbe voler sapere cosa è successo nel 2009 in Ucraina, dove la pandemia c'è stata veramente ma nessuno ne ha poi parlato.

Così, meglio non svegliare il can che dorme. Non sia mai che venga fuori una peste canina che fa fuori i politici.
In quel caso, voglio fare la monatta.

giovedì 5 novembre 2009

Santa Teresa dell'Informazione



Altre parti: 2 -3- 4- 5- 6

Avete appena sentito Fazio (non quello della Littizzetto ma quello governativo) raccomandare come ogni sera la vaccinazione assolutamente sicura contro la terribile influenza maiala nel più collaborazionista dei TG e temete di finire per credergli?
Come antidoto e vaccino alle "faziosità" ecco il contributo di questa deliziosa suorina, la Dottoressa Teresa Forcades i Vila, monaca benedettina a Barcelona e già medico internista specializzato in igiene pubblica con un master negli Stati Uniti.

Suor Teresa ha pubblicato un testo informativo sull'influenza H1N1 sul suo blog ed ha prodotto il video che vi propongo (è in spagnolo con sottotitoli in inglese), dove parla dei rischi legati al vaccino contro l'influenza H1N1 e del rischio ancora maggiore di una militarizzazione della salute pubblica a base di vaccinazioni forzate con multe e prigione per chi volesse sottrarvisi.

Il testo di Teresa è interessante per la competenza scientifica che ne traspare e per la chiarezza con la quale le tesi che esprime vengono esposte.
Oltre alla visione del video, vi propongo di seguito una sintesi degli argomenti trattati, rimandandovi alle traduzioni in italiano (1 e 2) del documento originale per ogni ulteriore approfondimento e per la bibliografia delle fonti.

Teresa, nell'introduzione del video, fa la storia del virus influenzale rifacendosi ad un articolo pubblicato sul "New England Journal of Medicine".
Ogni anno circolano nel mondo i tre tipi di virus influenzale: A -B- C. Essendo il ceppo C piuttosto raro, si deve assumere che le influenze che compaiono ogni anno siano causate dalla combinazione dei ceppi A e B.
Il virus A-H1N1 è lo stesso che causò la pandemia denominata "Spagnola" nel 1918 (20 milioni di morti nel mondo). Quel virus continuò a circolare in forma meno letale grosso modo fino al 1957, poi scomparve, per riapparire nel 1977 dopo che era stato risintetizzato in laboratorio durante studi sui resti di una donna Inuit deceduta nel 1918 a causa della pandemia.
Dal 1977, quindi, il virus A-H1N1 compare di frequente nel pool di virus influenzali che circolano ogni anno nel mondo. Cosa c'è di veramente nuovo nella versione di quest'anno, detta anche influenza suina? Nulla, a parte il ceppo differente: S-OIV.
I primi due casi comparsi quest'anno di influenza da virus A-H1N1 (S-OIV) risalgono al 17 aprile in California. Al 15 settembre questa epidemia ha causato nel mondo 3.559 decessi, 137 dei quali in Europa. Secondo tutti gli studi epidemiologici si tratta di un ceppo virale ad alta contagiosità ma a bassa mortalità, tenendo presente che ogni anno nel mondo si verificano tra 40.000 e 220.000 decessi per complicazioni da influenza.
Insomma, quella attuale sarebbe una variante assolutamente non pericolosa delle solite influenze stagionali. Non solo. Gli individui oltre i 60 anni mostrano una immunità del 33% maggiore rispetto al virus. Nessuna sorpresa visto che durante la loro vita hanno avuto modo di entrare in contatto già altre volte con esso.

Quello che la dottoressa Forcades nota, rispetto all'epidemia di quest'anno, è una serie di irregolarità, alcune delle quali decisamente inquietanti, che non derivano dall'elemento virale ma da quello umano.
Alla fine di gennaio di quest'anno, come documenta anche un'interrogazione del Parlamento austriaco, la casa farmaceutica americana Baxter consegnò a 16 laboratori di Repubblica Ceca, Austria, Slovenia e Germania 72 kg. di materiale destinato alla produzione di vaccino anti-influenzale che avrebbe dovuto essere distribuito in quei paesi nei mesi di febbraio e marzo.
Il tecnico di un laboratorio ceco, per eccesso di scrupolo e su propria esclusiva iniziativa, sottopose il materiale inviato dalla Baxter a test di tossicità sui furetti. Gli animali morirono tutti.
Ulteriori test rivelarono che il materiale virale era composto da una combinazione di due virus vivi e non attenuati: il virus dell'influenza aviaria, caratterizzato da bassa contagiosità ma alta mortalità, e un normale virus influenzale umano a bassa mortalità ma alta contagiosità.
Se questa contaminazione con virus vivi di un vaccino normalmente composto da virus attenuati non fosse stata scoperta in maniera del tutto casuale e provvidenziale, staremmo forse affrontando oggi una vera pandemia assai più grave di quelle paventate in questi giorni.
La Baxter si giustificò dicendo che il materiale inviato ai laboratori non era destinato alla profilassi umana ma l'inquietudine legata a questo misterioso episodio rimane. Soprattutto se pensiamo che uno dei laboratori destinatari del materiale contaminato sta preparando il vaccino contro l'influenza A-H1N1.

Altre stranezze. In aprile, come si è visto, compaiono i primi due casi di "nuova" influenza. L'11 giugno l'OMS dichiara ufficialmente lo stato di pandemia.
C'è un dettaglio importante, però, che i media non hanno riportato. Nel mese di maggio 2009 l'OMS ha ufficialmente modificato la definizione di pandemia. Se prima, con quel termine, si definiva "la diffusione di un agente infettivo in vari paesi contemporaneamente, caratterizzato da alta mortalità", dal mese di maggio si definisce pandemia semplicemente "la diffusione di un agente infettivo in vari paesi contemporaneamente". Togliendo l'alta mortalità è evidente che qualunque malattia sufficientemente diffusa a livello planetario potrà giustificare un Allarme Pandemia e le conseguenti campagne di terrorismo psicologico.
Le motivazioni di questo comportamento sono squisitamente politiche. Dal 2005, dopo i casi di influenza aviaria, l'OMS non offre più ai suoi membri raccomandazioni (sull'uso di vaccini o altri presidi) ma dà ORDINI.
Se l'OMS dice che c'è una pandemia, e oggi lo può dire anche se non ci sono i morti necessari, il governo americano è obbligato a dichiarare l'EMERGENZA SANITARIA e, per esempio, un domani, rendere una vaccinazione OBBLIGATORIA. Nel Massachussetts si stanno già studiando leggi che puniscano con 1000 $ di multa al giorno chi si sottraesse ad una vaccinazione coatta.

Suor Teresa illustra quindi i rischi legati agli effetti collaterali del vaccino contro il virus A-H1N1.
La campagna vaccinale di quest'anno presenta alcune novità.
La prima è che le organizzazioni sanitarie raccomandano di somministrare il nuovo vaccino contro il virus A-H1N1 in almeno due dosi e di non eliminare la tradizionale vaccinazione influenzale stagionale. Quindi si deduce che una persona potrebbe ricevere tre inoculazioni di vaccino in breve tempo, aumentando di conseguenza di tre volte il rischio di reazioni avverse.

Seconda novità. Nei vaccini sono presenti dei coadiuvanti, ovvero sostanze che, stimolando il sistema immunitario, ne facilitano la risposta. Ebbene, quest'anno è stato introdotto un coadiuvante di nuova concezione che aumenterebbe fino a 10 volte la risposta immunitaria, permettendo, tra l'altro, di diminuire la quantità di antigene (virus) presente nella dose di vaccino. Insomma, come succede con la droga, dovendo preparare un enorme numero di dosi, si taglia la roba con della merda.
Questi coadiuvanti, come l'associazione tra polisorbato e squalene, sono molto chiacchierati e sospettati di causare la cosiddetta "Sindrome del Golfo", una costellazione di sintomi e patologie che si manifestò per primi nei soldati inviati in Iraq durante le guerre dei Bush e che venivano sottoposti a veri e propri bombardamenti preventivi di vaccini contro ogni possibile eventualità di guerra batteriologica.

Iperstimolazione del sistema immunitario con conseguente possibile insorgenza di malattie autoimmuni, tossicità di alcuni componenti (thiomersal e formaldeide) e rischio di insorgenza di paralisi tipo Guillain-Barré.
Molto saggiamente la nostra dottoressa Forcades si domanda se abbia senso rischiare tutto ciò per evitare due-tre giorni di febbre, raffreddore e tosse.

E se il virus dovesse mutare e divenire più aggressivo? A maggior ragione il vaccino sarebbe inutile perchè non programmato per una mutazione. Per giunta non risulta che il virus A sia mai mutato negli ultimi 70 anni. C'è una legge non scritta che stabilisce che,siccome un virus troppo letale uccide l'ospite e quindi anche se stesso, non è salutare per i virus voler assomigliare tutti ad Ebola. Meglio accontentarsi di provocare il raffreddore, disturbo odioso ma assolutamente benigno.

Terza ed ultima novità legata alla "pandemia A", gli accordi che i paesi sono costretti a sottoscrivere con Big Pharma per liberarla da qualunque conseguenza legale e risarcitoria nei confronti di eventuali danneggiati dai vaccini. Non solo i BigPharmamen non saranno punibili nemmeno se nascessero legioni di bimbi con le manine attaccate alle spalle ma anche i politici che hanno firmato il patto con cotanti diavoli resteranno impuniti. Il Lodo Vaccino.
Anche il governo italiano ha sottoscritto qualcosa di simile, tutto rigorosamente mantenuto sotto segreto di stato "perchè siamo in emergenza". Citofonare Sacconi e Fazio.

La nostra Santa Teresa dell'Informazione termina il suo video con un appello alla società civile affinchè vigili su questi rischi di limitazione dei diritti civili, rappresentati da vaccinazioni forzate ed impunità per chi potenzialmente attenta alla salute pubblica.
Fa l'esempio della reazione del popolo spagnolo all'indomani dell'attentato di Madrid, quando il pupo Aznar la fece fuori dal vaso tirando in ballo l'ETA e mentendo spudoratamente alla sua gente.
Il popolo spagnolo si mosse e lo cacciò a calci in culo a furia di tam tam ed SMS che esposero le menzogne governative.

Già, in Spagna una suora incita alla rivoluzione e noi siamo quasi un popolo lobotomizzato che passa la giornata a battere la fronte contro lo schermo televisivo. Che sia proprio che ci meritiamo i Sacconi?

venerdì 24 luglio 2009

Pharmageddon

Il terrorismo globale non svolazza più con aeroplani sui grattacieli minacciando sfracelli e controlled demolitions ma si insinua più comodamente nelle nostre case utilizzando il portale di quella Grande Cloaca alimentata a propaganda che è diventata la televisione.

Che le notizie sulla Pandemia influenzale siano una di queste belle psyops create ad arte per spaventare i consumatori e spingerli ad acquistare il Nuovo Grande Prodotto, ovvero il vaccino miracoloso contro la Pandemia, non vi sono dubbi. Lo dice il modo schizofrenico con cui se ne parla: un uso sapiente del bastone e della carota.
Un giorno titolone a tutta pagina e quello seguente, trafiletto in cronaca. Oggi apertura del TG a tutto strillo, domani servizietto dell'esperta in marchette farmaceutiche con intervista al medico che sdrammatizza. "Il virus non muta", "il virus non è pericoloso". E allora, dico io, perchè cazzo dovremmo correre tutti a vaccinarci?

I motivi di questa campagna vergognosamente terroristica sono plurimi. Il più basso e infimo di grado in assoluto possiamo chiamarlo "al lavoratore non è permesso ammalarsi e mettersi in malattia" e nasce dal fatto che chi si ammala si assenta dal lavoro e tocca pagargli lo stesso le giornate. Una cosa che al capitale sta proprio qui, sul gargarozzo, come un rospo che non va né su né giù. Addirittura, il loro idolo Brunetta, dall'alto della sua efficienza, aveva pensato di punire i malati di cancro che rimangono a casa in occasione della chemio. Cosa volete che sia un pò di vomito. Su, su, a lavorare, pelandroni!
Figuriamoci se milioni di impiegati, operai e stipendiati misti dovessero restare a casa una settimana in inverno per un pò di febbre e costipazione. Chi lo manda avanti il "Sistema Paese"?

Così Big Pharma, il braccio armato di siringa del potere si inventa il bisinissi del vaccino antinfluenzale, una delle più colossali stronzate di tutti i tempi. Che, da una parte, masturba il padrone promettendogli manovalanza immune da ogni male come un esercito di termiti e dall'altra promette a sé stessa miliardi di dollari di guadagni.

Dice: "Ma i vaccini sono utili, hanno debellato le malattie più terribili". Eh, passò quel tempo, Jenner!
Le malattie di cui si parla: poliomielite, difterite, scarlattina, vaiolo ed affini, sono scomparse solo in parte grazie ai vaccini. Senza dimenticare che le malattie spariscono anche per un processo evolutivo naturale, (chiedetelo a Yersinia Pestis), il vaccino del vaiolo, ad esempio, fu abolito, nell'ormai lontano 1977, perchè si era dimostrato più dannoso del vaiolo stesso.

Le vaccinazioni sono un fatto relativamente recente. Nel mondo circolano ancora milioni di persone che non sono state mai vaccinate e potrebbero essere contagiate, eppure certe malattie sono scomparse ugualmente.
Ancora un esempio: le persone immuni alla poliomielite sono coloro che non hanno più di cinquant'anni. Sono quelli circa della mia età, che furono sottoposti alle vaccinazioni nei primi anni sessanta, la prima volta con il vaccino Salk (alcune partite del quale erano contaminate con virus di scimmia, simili a quello che è poi diventato famoso e famigerato come HIV), e la seconda, dal 1964 in poi, con il vaccino Sabin, preparato con virus non accoppato come nel Salk, ma vivo (anche se attenuato). Se ne deduce che le persone oltre i cinquant'anni non siano coperte dalla vaccinazione antipolio. Eppure la polio non è più ricomparsa a colpire le persone non coperte dall'immunizzazione.

Per quanto riguarda le altre malattie attualmente trattate con vaccinazione preventiva: epatite B, meningite, morbillo, rosolia ecc., si tratta di vaccini che comportano una certa percentuale di rischio "effetti collaterali". E ciò vale anche per i vaccini antinfluenzali, comunemente ritenuti innocui come caramelline Zigulì, tanto da essere somministrati alla carlona anche alla nonnina già con il passaporto pronto per l'aldilà.
Non si parla di effettucci così, di un pò di rossore cutaneo e di febbre, si parla di seri danni neurologici.
In un post precedente ho raccontato cosa accadde negli Stati Uniti nel 1976 in occasione di una campagna di vaccinazione antinfluenzale di massa condotta in fretta e senza valutarne le conseguenze: un'epidemia di casi di sindrome di Guillain-Barré, una sindrome neurologica altamente invalidante.

A parte la "Spagnola", che uccise milioni di persone per una concatenazione di sfortunate circostanze, l'ultima grande pandemia influenzale è stata quella del 1968-69. Tutte le statistiche epidemiologiche suggeriscono che l'influenza è una malattia in calo. E' però quella che si presta maggiormente a fungere da spauracchio per operazioni di marketing "virale" (è proprio il caso di dirlo) su scala globale.
Proprio il terrore inconscio che ispira il vaghissimo ricordo di un morbo che spazzò via milioni di persone nel 1918 permette oggi di terrorizzare le masse con minacce di altrettante micidiali sciagure in arrivo.
Eppure, chi appartiene alla classe d'età che sopravvisse la Spagnola o che contrasse le influenze del 57-58 e del 68-69, non ha mai più avuto l'influenza da allora. Tosse, raffreddore, si, ma influenza vera no.
Perchè anche l'influenza, come tutte le malattie virali, una volta contratta, ci rende immuni ad un secondo contagio. Loro, i venditori di fialette, sono pronti a dire che il virus muta, ma è una sciocchezza. Un virus muta si ma entro certi limiti e le caratteristiche base sono quelle che vengono riconosciute dall'immunità natuale, che è in grado di debellare anche le varianti del prototipo.

Il sistema più efficace di crearsi un'immunità contro la malattia provocata da qualunque tipo di antigene è di ammalarsi della malattia stessa.
Anche i sassi sanno che chi ha avuto il morbillo non lo avrà una seconda volta.
Se la medicina si concentrasse nella ricerca su come potenziare, riparare ed ottimizzare il sistema immunitario avrebbe la chiave per sconfiggere tutte le malattie, compreso il cancro.
Tutti noi conosciamo persone che non si ammalano mai, che hanno contatti intimi con portatori di malattie sessualmente trasmissibili ma non ne vengono contagiati, che superano infezioni con appena due-tre giorni di malessere, che sconfiggono il cancro e ne guariscono ripetutamente.
Queste persone non sono superuomini o superdonne, sono individui dal sistema immunitario perfetto.
Andrebbero studiati dalla mattina alla sera, impegnando mezzi, ricercatori e denaro e invece Big Pharma preferisce insistere sulla strada del vaccino per ogni cosa. Tradotto in bigpharmese significa: milioni di dosi=milioni di dollari.

Big Pharma non fa guarire la gente, non ha interesse a che il cancro sparisca (sparirebbero anche i chemioterapici) vuole solo appioppargli dei farmaci ed altri prodotti costosi o costosissimi e possibilmente inutili, così le malattie continueranno a colpirci e loro a guadagnare. Se poi gli intruglietti sono anche dannosi, chi se ne frega. Si può sempre dare la colpa a qualche virus concomitante che ti ha provocato la diarrea emorragica.
Non scandalizzatevi di questo assalto frontale alla medicina tradizionale ed all'industria farmaceutica. Qualcuno mi spieghi perchè ogni giorno sconfiggiamo il cancro in situ semplicemente con un buon uso delle cellule K e non si potrebbe trovare il modo di far funzionare le cellule K evidentemente difettose dei malati di cancro senza ammazzarle con i chemioterapici.

La cosa più triste, come vediamo dal battage pubblicitario atto a vendere ai governi milioni di dosi di un vaccino dagli effetti collaterali sconosciuti perchè non ci sarà il tempo di scoprirli e catalogarli, è che la salute pubblica diventa un dettaglio di fronte alla prospettiva di guadagno.
E' vero che la Sanità ha un costo e per questo si giustificano le vaccinazioni di massa ma la Malattia è soprattutto business e la contraddizione si gioca sulla nostra pelle.
Big Pharma si comporta come una Wanna Marchi imbonitrice di acqua fresca e l'informazione è il suo Do Nascimiento.

venerdì 1 maggio 2009

Associazioni a delinquere di stampo farmaceutico

Sapete perchè i virus e soprattutto quello influenzale, sono tanto popolari tra i medici? Perchè le bestiacce (i virus) possono sempre essere da loro incolpate dei danni provocati alla nostra salute dai farmaci da loro prescritti o dall'erroneità delle loro diagnosi.

Nel 1997, una meningoencefalite contratta in agosto mi fu scambiata per banale influenza e quindi non trattata adeguatamente. Va bene, si trattò di confusione tra virus ma se si fosse trattato di batteri ora non sarei qui a scrivere sul blog.
Due mesi fa ho avuto bisogno di un certo antibiotico, la moxifloxacina della famiglia dei fluorochinoloni, per curare una sinusite cronica. Nei cinque giorni di assunzione del farmaco ho avuto prima una tachicardia continua e fortissima, poi una serie completa di disturbi intestinali in crescendo, tali l'ultima sera da dover chiamare il medico e restare i tre giorni successivi a letto in malattia.
Il mio medico di base ha ammesso che sono farmaci che possono dare problemi ma lo specialista che me l'aveva prescritto lo ha decisamente negato. "Assolutamente no, è un farmaco che prescrivo abitualmente [non siamo tutti uguali però, NdA], avrà preso un virus intestinale in concomitanza".
Sarà, ma nel momento in cui ho smesso di prendere la sua capsuletta i dolori tipo parto sono cessati. Inoltre, di solito i virus vengono comunque debellati dal sistema immunitario in pochi giorni mentre io posso dire di non essere ancora guarita e vado avanti a forza di bifidus activi, lactobacilli vulgaris, collaterali ed affini, con alterne fortune e sintomi che ricompaiono da un giorno all'altro.

Quando stavo male mi sono divertita (si fa per dire) a cercare su Internet altre evidenze della possibile tossicità di quel farmaco e ne ho trovate una marea, addirittura forum interi di pazienti che raccontavano in tutte le lingue la loro esperienza, e quasi tutti parlavano di cuore che andava a mille, nausea, diarrea, dolori addominali.
E' noto che, a leggere il bugiardino di molti farmaci, uno si chiede se siano presidi curativi o armi di distruzione di massa. Però su Internet, oltre alle testimonianze dei pazienti, si trovano anche le pubblicazioni di studi di farmacovigilanza che, ad un orecchio abbastanza allenato ai termini medici, suonano alquanto inquietanti, confermando i sospetti di tossicità.

I fluorochinoloni sono farmaci ampiamente usati per una serie di infezioni non rispondenti ai classici antibiotici come, ad esempio, le ciclosporine. Tra gli effetti collaterali più noti e comuni all'intera classe dei fluorochinoloni vi è l'alterazione dell'elettrofisiologia cardiaca, sotto forma di prolungamento dell'intervallo QT, anomalia che può provocate aritmia e, in alcuni casi , torsione di punta potenzialmente fatale in soggetti cardiopatici. Gli studi di follow-up di farmacovigilanza suggeriscono prudenza nella somministrazione di fluorochinoloni in soggetti a rischio.

Io non sono cardiopatica e quindi l'episodio tachicardico da farmaco non è risultato preoccupante, però mi chiedo da due anni se a mia madre, viva per miracolo dopo un arresto cardiaco e reduce da un intervento di tripla angioplastica coronarica, fosse proprio necessario somministrare la ciprofloxacina, che è un fluorochinolone dagli effetti collaterali di cui sopra, per curare una banale infezione urinaria.
Mia madre morì per arresto cardiocircolatorio il giorno dopo che, durante una visita di controllo, avevo osato chiedere al cardiologo se quel farmaco non fosse troppo forte per lei, avendo letto il bugiardino e avendo fatto un ragionamento molto terra-terra: causa problemi cardiaci, mia madre ha problemi cardiaci gravissimi, è il caso di rischiare? Gli chiesi anche del problema noto della ciprofloxacina (e di altri fluorochinoloni) e cioè dell'aumentato rischio di rottura del tendine d'Achille in pazienti anziani.
Mi ricordo che il medico mi guardò come si guarda una merda che non si sta facendo i cazzi suoi e che sta invadendo l'altrui territorio e mi rispose quasi ridendo: "Ma lei legge i foglietti illustrativi? Ma lo sa che non bisogna mai farlo?"
Ora, io sono notoriamente paranoica, sono invidiosa perchè avrei voluto fare il medico e mia madre era sicuramente troppo malata per tollerare qualunque farmaco. Però il dubbio che certi farmaci vengano prescritti alla cavolo di cane, soprattutto a pazienti a fine corsa, rimane.

La ciprofloxacina, tra l'altro, è la famosa panacea contro l'Antrace, salita agli orrori della cronaca dopo l'11 settembre. Ne furono ammassate scorte imponenti dal governo di Bush per contrastare una minaccia che fece soltanto cinque morti per un contagio attribuito ad Al Qaeda e che era partito molto probabilmente da laboratori militari dalle parti di Fort Detrick. Una vicenda tra le più oscure di quegli anni, dai contorni mai chiariti.
La Bayer, con lo spettro del terrorismo biologico e la vendita promozionale di tonnellate di Ciprobay ai neocon, aumentò i profitti e si rifece un po' delle perdite causate dallo scandalo del Lipobay, farmaco contro l'ipercolesterolemia che nel 2001, pochi mesi prima, era stato imputato di aver causato la morte di almeno 52 persone ed i cui effetti negativi erano stati colpevolmente sottaciuti dalla casa farmaceutica, secondo quanto denunciato dalle autorità tedesche. Tra i neocon di cui si parla c'era anche Donald Rumsfeld, noto per avere le mani in pasta in Big Pharma, come si diceva parlando di influenze suine.

Nel 1985 rimasi molto colpita dalla lettura di un libro scritto dal giornalista tedesco Günter Wallraff, "Faccia da turco", un'indagine condotta da infiltrato tra i lavoratori immigrati impiegati nei lavori più umili, massacranti e pericolosi. L'autore descriveva tra l'altro i protocolli utilizzati dalle case farmaceutiche per testare su cavie umane consenzienti (a pagamento) le dosi ottimali dei farmaci. Pensando a cosa avranno dovuto subire le cavie che hanno sperimentato su di sé gli effetti dei fluorochinoloni, prima di arrivare ad una dose che comunque causa problemi in molti pazienti, c'è da immaginare scenari da "Hostel".

Sempre cercando su Internet (strumento pericoloso in mano ai pedofili e che sarebbe, secondo le showgirls convertite alla politica, da chiudere), si trovano decine e decine di altri casi di danni provocati da farmaci, di farmaci ritirati dal mercato per manifesta tossicità. Tutti casi che formano un vero museo degli orrori e dei crimini di Big Pharma. Non solo talidomide, quindi.

Il caso della Bayer meriterebbe altro che un post a parte. Per non parlare sempre della solita vecchia storia di quando si chiamava IG Farben e fabbricava lo Zyklon B che sterminava gli internati nei lager, la Bayer odierna (giurano assolutamente diversa dalla versione nazi mode) è implicata in una serie impressionante di attentati alla salute pubblica. Dalla vendita di prodotti emoderivati contaminati dal virus HIV agli antibiotici per il pollame ritirati in USA perchè dannosi per l'uomo, alla strage di api imputata ai suoi pesticidi, ai casi del Trasylol e dei mezzi di contrasto al gadolinio, fino alla possibile tossicità del comune analgesico Aleve.

Se Bayer piange, le altre case farmaceutiche non ridono. L'industria farmaceutica è disposta a tutto pur di trarre profitti dallo sfruttamento della malattia. Anche di rifiutarsi di produrre i farmaci utili a debellare malattie gravi ma rare. Se il numero di malati del Morbo X sono statisticamente non significativi non vale la pena investire nella produzione dei farmaci preposti.
Anche questa è Big Pharma. Per tutti gli altri malati ci sono farmaci in alcuni casi utili ma in altri casi sempre più spesso discussi per tossicità, assoluta inutilità o entrambe. Tossicità ed inutilità sempre vendute a caro prezzo.
Noi però non dobbiamo leggere i bugiardini e se stiamo male dopo aver preso un farmaco dobbiamo dare la colpa ai virus concomitanti.


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martedì 28 aprile 2009

Big Pharma maiala

Se, come abbiamo visto ieri, esistono epidemie che decimano popolazioni ma delle quali non si parla perchè non è conveniente per i potentati industriali, nucleari, chimici e militari, dobbiamo invece confrontarci periodicamente con epidemie, anzi pandemie, che suona ancor più sinistro, che servono al contrario a portare profitti nelle casse degli stessi potentati.

E' il caso delle epidemie ricorrenti che improvvisamente riempiono le pagine dei giornali e telegiornali. E' facile capire quando la propaganda si impossessa della notizia di cronaca. Se vi sono ambiguità e contraddittorietà nel messaggio, se si parla di vaccini, se l'inviata ci parla di rischio concreto ma, lei sola in mezzo alla folla, non indossa la mascherina e alla fine si nomina un farmaco miracoloso che potrebbe risolvere il problema, mostrandoci immagini di repertorio di una linea di produzione di capsule colorate dello stesso, possiamo essere quasi certi che si tratti di Big Pharma che batte cassa. I metodi sono terroristici ma milioni di dollari di profitti valgono bene un po' di ansia in più nella popolazione, così oltretutto si vende dell'altro Tavor.

Riguardo all'ultima epidemia di influenza suina, il messaggio dice che potrebbe diventare pandemia ma la situazione è sotto controllo, è una nuova combinazione di virus aviari, suini ed umani, quindi potenzialmente micidiale come il famigerato virus della "Spagnola", non c'è ancora il vaccino e probabilmente è troppo tardi per fabbricarlo, però abbiamo scorte imponenti di farmaci antivirali, ovvero gli inibitori della neuraminidasi. Conservano ancora il pudore di non chiamare l'antivirale con il suo nome, Tamiflu, ma è un cache-sex da Carnevale di Rio, esiguo. Presto cadrà anche quello.
La cosa incredibile è che non parlano di come è nato il focolaio di infezione, dello stato spaventoso in cui versano certi allevamenti messicani di suini, le cui carni finiscono negli insaccati dei gringos. Ciò che interessa è globalizzare la notizia, per globalizzare il profitto.
Ogni volta che si parla di influenza e relativa pandemia ricompare lo spettro della "Spagnola", la più terribile del secolo scorso, che causò un minimo di 20 milioni di morti. Per nostra fortuna, pandemie di quel genere, provocate da una concatenazione di eventi straordinari, sono molto rare. Lo spettro di un evento traumatico che potrebbe ripetersi è però un fenomenale piede di porco propagandistico, in grado di scatenare ataviche paure risalenti ai secoli della Morte Nera, la Peste.

Per stimare il rischio concreto pandemico e distinguerlo dalla propaganda di Big Pharma è utile leggere i dati epidemiologici. Leggevo oggi un articolo della Stampa con la casistica delle ultime terribili malattie che, secondo i media, avrebbero dovuto dipingere scenari postapocalittici per l'umanità: encefalite spongiforme bovina ("mucca pazza") 139 casi nel mondo, SARS 890, influenza aviaria 369 casi. Tutte definite, a suo tempo, pandemie.
Se pensiamo ai miliardi di esseri umani abitanti il pianeta Terra si tratta di cifre risibili, con tutto il rispetto per chi ci ha lasciato le penne, compresi i milioni di volatili sacrificati nel 2005 in occasione dell'ultimo spauracchio dell'aviaria.
I dati epidemiologici vanno sempre riportati all'entità della popolazione generale. In questi giorni stiamo parlando di poche decine di casi in città di decine di milioni di abitanti: Città del Messico e New York.

La combinazione di virus provenienti da vari animali di cui parla il terrorismo psicologico dei media, riesumando il mito della Chimera, offusca il fatto che normalmente certi tipi di virus come quelli influenzali di tipo A passano da un ospite appartenente ad una specie ad un'altra; in questo caso, dai volatili ai suini e poi all'uomo.
Il virus influenzale di tipo B è invece esclusivamente umano.
A volte un virus passa da una specie all'altra per colpa dell'intervento dell'uomo, con conseguenze che possono essere imprevedibili. Nei primi anni di produzione dei vaccini antipolio, alcune partite furono contaminate da virus animali SV-40 provenienti dai reni di scimmia nei quali venivano coltivati i ceppi vaccinali. Successivamente compare l'HIV che sembra una variante umana di quello stesso virus animale. In questi casi si può parlare di possibile ibridazione.

I virus sono tra le peggiori bestiacce che vivono sulla Terra. Sono parassiti che sfruttano il materiale genetico delle cellule ospiti per replicarsi, dopodiché la cellula parassitata muore. Di solito, i virus più adatti alla sopravvivenza sono quelli che non uccidono l'intero organismo ospite, come fa il devastante Ebola, ma quelli che lo risparmiano. Infatti, un virus troppo letale in breve tempo, assieme all'ospite, eliminerebbe anche se stesso. Il virus probabilmente più bastardo e tenace è quello che provoca il banalissimo raffreddore.

L'unico modo per combattere i virus è possedere la chiave d'accesso alla loro struttura, cosa che il nostro sistema immunitario è in grado di fare ogni volta che contraiamo una malattia. Il motivo per cui da piccoli, almeno una volta era così, ci facevamo tutta la sfilza di malattie virali: rosolia, morbillo, varicella ecc. era per programmare il sistema immunitario con gli anticorpi verso quelle malattie. Una volta contratte, infatti, non ci ammalavamo più.

Naturalmente ciò vale anche per l'influenza. Se almeno una volta nella vita ci siamo ammalati di quella vera, come la Hong Kong del 1968, potremmo notare che da allora non l'abbiamo più contratta.
I nostri ultranovantenni sono tutti sopravvissuti alla "Spagnola" e anche coloro che contrassero l'Asiatica del 1957 sembrano immuni ad ulteriori contagi.
Per questo, vaccinare i vecchi, ovverosia persone che hanno già un'immunità verso i virus influenzali più importanti dell'ultimo secolo ha poco senso. Per lo meno ha poco senso dal punto di vista immunitario.
La risposta di Big Pharma è pronta: ma questi sono virus mutanti. Sbagliato, tutti i virus mutano. Lo fanno per adattarsi al nuovo ospite e per sopravvivere alla selezione naturale.
L'immunità naturale è potente. Se il ceppo principale è antigeneticamente noto, anche i sottotipi e le varianti vengono riconosciute. Magari ci viene una febbricola e soffriamo per qualche ora o giorno ma non ci ammaliamo in maniera grave.

I vaccini, tanto amati da Big Pharma da proporli per qualsiasi cosa, dall'influenza al piede d'atleta, sono un tentativo di riprodurre l'immunità naturale artificialmente. Siccome ricorrono a virus attenuati od uccisi, l'effetto immunitario a volte è imperfetto e per questo occorrono i "richiami". Se vacciniamo una bambina contro la rosolia è probabile che a vent'anni, quando è pronta per fare un figlio, non sia più coperta dall'immunità vaccinale. Se invece la stessa bambina contrae la rosolia per via naturale sarà immune per sempre.
I vaccini, oltre ad essere potenzialmente contaminati da agenti inquinanti chimici o biologici, presentano spesso neurotossicità. E' tristemente famoso il caso dell'epidemia iatrogena (provocata da interventi sanitari) di Sindrome di Guillain-Barré, a seguito della vaccinazione di massa contro un'epidemia di influenza suina nel 1976.

C'è da dire un'altra cosa. L'incidenza di molte malattie epidemiche è in calo naturale da decenni. Se contiamo le principali pandemie influenzali del Novecento vediamo che sono comparse nel 1918, 1957 e 1968. Sono passati quarant'anni dall'ultima.
Eppure tutti gli anni partono campagne di vaccinazione di massa, rivolte a bambini e anziani, che invitano a vaccinarsi contro l'influenza che "quest'anno sarà particolarmente virulenta". Non è così, per fortuna. Secondo i dati ufficiali del Ministero della Sanità (quando ancora ne avevamo uno), durante la seconda settimana del 2006, vi fu un'incidenza totale pari a 1,52 casi ogni 1000 assistiti dai medici sentinella, ossia quelli incaricati di raccogliere i dati epidemiologici.
L'influenza vera sembra non esistere più ma i vaccini antinfluenzali continuano ad essere prodotti e ogni tanto, per terrorizzare un po' la gente, si pigia il pedale del gas su notizie di epidemie lontane che potrebbero arrivare da noi.
Oppure si gioca la carta del farmaco antivirale miracoloso.

Gli antivirali sono pochi perchè i virus sono bastardi e non è facile averne ragione, se non ci chiamiamo Sistema Immunitario. L'Aciclovir contro i virus erpetici è utile per limitare il danno ed abbreviare il decorso della malattia. L'AZT, zidovudina, serve nella terapia dell'AIDS ma presenta effetti collaterali pesanti.

L'ultimo divo è l'Oseltamivir fosfato, TAMIFLU, le cui capsule bianco-gialle, così vaticane, vengono propagandate subdolamente al TG1 in questi giorni di influenza maiala.
L'effetto miracoloso di questo farmaco si limita al fatto di abbreviare la durata della malattia. Invece di cinque giorni, ne stai a letto quattro. Ogni altro effetto curativo sull'influenza non è minimamente dimostrato. E' dimostrato invece che il Tamiflu, oggi distribuito da Roche, fu messo a punto dalla Gilead, il cui Presidente nel 1997 era Donald Rumsfeld. Oplà!

Una confezione di Tamiflu in Italia costa 36,80 euro ed è in classe C, ossia a totale carico del paziente.
In caso di allarme pandemia, abbiamo già sentito dire che gli stati sarebbero costretti a rifornirsi di enormi scorte di questo "miracoloso" antivirale, già gabellato in precedenza come panacea contro l'aviaria e risultato assolutamente inutile anche in quel caso.
Le ultime notizie sono che le azioni dei produttori di Tamiflu sono schizzate alle stelle e quindi anche i profitti di chi detiene tali azioni.

A volte ritornano. Le influenze, le oche, gli aerei che sorvolano minacciosamente New York, i maiali, Donald Rumsfeld.

Update. Grazie al nostro agente a Napoli che l'ha scovato, ecco il comunicato del 9 marzo scorso con il quale la francese Sanofi-Aventis annuncia l'investimento di 100 milioni di dollari per uno stabilimento di produzione di vaccini contro l'influenza... in Messico. Gli uomini giusti al posto giusto. Che culo!

lunedì 27 aprile 2009

Danni nucleari di ventesima generazione

Chernobyl, 26 - 4 - 1986
Vittime di cancro alla tiroide da radiazioni ionizzanti.

L'OMS non ha mai voluto rendere pubblico uno studio sugli effetti dell'incidente di Chernobyl sul genoma umano, secondo il quale i danni genetici provocati dall'anomala irradiazione del 1986, coinvolgeranno le prossime venti generazioni umane. Lo studio esiste ma la popolazione mondiale non ha il diritto di conoscerne il contenuto.

L'OMS, per quanto riguarda gli studi sui danni da radiazioni sulla popolazione mondiale, dipende dall'AIEA, ovvero dall'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica. In pratica, chi promuove e si suppone abbia interessi economici nel settore nucleare o difenda gli interessi di altri, dovrebbe finanziare ricerche sui danni provocati alla salute dell'Uomo e dell'ambiente dai prodotti della stessa industria nucleare.
Ovviamente non lo fa e se lo fa, minimizza, parlando di "livelli accettabili di rischio".
Attorno alle centrali nucleari crescono i tumori e le malformazioni, ma un'opportuna cortina di silenzio mediatico impedisce che l'opinione pubblica possa preoccuparsene. Così i politici che hanno appena firmato contratti milionari con i boss dell'industria nucleare, possono parlare senza pudore di centrali prive di rischio, di impianti di terza generazione e mezza, di "ritorno al nucleare" perché il nucleare è sicuro e la barretta d'uranio la potete dare da ciucciare anche ai vostri figli.
Le radiazioni non si sentono e non si vedono se non quando i loro effetti si manifestano facendo nascere pecore senza occhi e bimbi senza braccia.

Non parliamo del nucleare militare dei danni da nanoparticelle. Sappiamo tutti che le autorità negano decisamente l'esistenza di una Sindrome da Uranio Impoverito, nonostante l'evidenza clinica e l'incidenza oltre la norma di malattie come le leucemie nei reduci dai teatri di guerra dove si utilizzano le armi ad Uranio Impoverito.
Vicino al poligono militare di Salto di Quirra in Sardegna, luogo di sperimentazione di nuove armi, nel paese di Escalaplano, comune di 2500 abitanti, con una natalità annua di circa 20 nuovi nati, nel 1988 ben 6 bambini, il 30%, presentavano malformazioni che normalmente hanno un'incidenza bassissima sulla popolazione generale.
Difficile pensare ad un caso, quando oltretutto, sempre nello stesso territorio, il 30% della popolazione adulta è affetta da forme di leucemia ed altre neoplasie , dieci volte più della norma.
Ufficialmente però, non esiste alcun problema Salto di Quirra. Per chi vuole informarsi, qui c'è un'interessante inchiesta (prima, seconda , terza parte).

Esistono epidemie conclamate, ad eziologia praticamente nota, che però vengono minimizzate o addirittura negate per coprire gli interessi ad esse legati.
Altre epidemie o pandemie, più o meno immaginarie, vengono invece utilizzate per terrorizzare la gente e spingerla a comportamenti sanitari motivati dagli stessi interessi.
E' il caso di Big Pharma e delle periodiche campagne terroristiche mediatiche messe in atto ogniqualvolta si devono vendere vaccini e svuotare i magazzini di farmaci inutili ma costosissimi.
Di questo, agganciandomi all'attualità dell'influenza suina, parlerò domani.

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giovedì 2 aprile 2009

Le bufale alla somarotropina

Questa sera si cena a base di bufale. Bufale vere, con le corna, produttrici di gustose mozzarelle, che sarebbero bombate mediante l'utilizzo di ormoni e bufale mediatiche, ben più dannose.

Andiamo con ordine perchè c'è un po' di confusione con i termini medici sui giornali. Vestitami da Pieroangela, faccio un po' di chiarezza tra somatropina, somatotropina e una nuova variante mediatica: la somarotropina.

La sigla hGH si riferisce all'ormone della crescita somatotropina, prodotto normalmente dal nostro organismo nella ghiandola pituitaria (ipofisi). L'h significa "human".
L'Ormone Sintetico della Crescita (HGH) è chiamato somatropina ed è in uso dal 1985, quando iniziò a sostituire quello estratto dalle ipofisi di cadaveri (hGH) a causa del rischio di trasmissione del prione ritenuto responsabile della malattia di Creutzfeld-Jacob, la variante umana della encefalite spongiforme bovina, comunemente chiamata "malattia della mucca pazza". L'ormone sintetico viene anche chiamato ormone della crescita ricombinante, o rhGH.

Questo per quanto riguarda la versione umana dell'ormone della crescita, quella che utilizzano palestrati, pelati in vena di qualunque pazzia pur di farsi ricrescere la chioma e, a scopo terapeutico, persone che ne sono deficitarie. Compresi alcuni tipi di nani, quelli chiamati "ipofisari".
Un uso sconsiderato di hGH, magari per dimagrire secondo i dettami di diete alla Mengele da 500 calorie al giorno più una o due pere di hGH alla settimana, (don't try it at home!), può provocare vari disturbi anche gravi come ipoglicemia, sindrome del tunnel carpale, dolori alle articolazioni e , in soggetti predisposti, l'acromegalia, ovvero una crescita anomala delle estremità: fronte, mento, mani e piedi.

Tornando alle nostre bufale campane, in quel caso si tratterebbe della somministrazione di bST, somatropina bovina sintetica, iniettata alle povere bestie per incrementarne la produzione lattea. Si tratta di un prodotto largamente utilizzato negli Stati Uniti, commercializzato con il nome Posilac dalla MONSANTO (oplà, ecco la multinazionale del demonio!). La controversia sull'uso di ormoni per l'allevamento del bestiame riguarda principalmente alcuni paesi europei che nutrono dubbi sulla loro sicurezza riguardo alle ripercussioni sulla catena alimentare.

Mozzarelle, nani, ormoni, bufale. Il nano e le mozzarelle, la bufala del nano protagonista al G20. Veramente commovente questa sera la Susanna Petruni, (dimenticate le Bond-girls, ora vanno le Silvio-girls, ben più letali di quelle di 007) ) al seguito di uno dei più ignorati leader mondiali, che si è inventata un servizio celebrativo delle gesta inesistenti di Berlusconi al G20, sulla base di un unica immagine, quella di Silvio che appare dietro ad Obama, in un quasi Paolini mode.
Come quelli che si fanno fotografare ai matrimoni agguantando la sposa, per rubare la scena, Silvio si è attaccato alle costole di Obama e gli spettatori del TG1, grazie alla CastaSusanna, hanno creduto che i leaders del mondo non abbiano fatto altro in questi giorni che pendere dalle labbra di Mr. Berlusconi e prendere ordini.

Si, è vero, hanno poi mostrato, con un coraggio da Saviano, il filmato dove Elisabetta stizzita si è lamentata del casino che faceva il nano in libera uscita ("Mister Obaaaamaaaa!!!!") ma, alla fine, l'impressione è stata: "Come osa quella stronza di regina riprendere il Nostro Silvio?"
Sono sfumature, dettagli, ma servono per rivoltare la frittata di una figura di merda rimediata di fronte ad una regina e ad un manipolo di presidenti e parare il culo al padrone. Davvero, se Belpietro riuscirà a fare di peggio di così, sarà da medaglia al valore.

Con una tal profusione di bufale, fossi nei NAS andrei a fare una visitina nella redazione del TG1. Temo qualcuno faccia uso di somarotropina.


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sabato 10 gennaio 2009

Mille giorni a pieni polmoni

Scusate, non è una notizia, se questo fosse il TG rientrerebbe nel chiacchiericcio da "Costume e Società". Però è qualcosa di cui io vado molto fiera. Oggi sono 1000 giorni che ho smesso di fumare. Mille giorni nei quali ho riscoperto cosa vuol dire respirare.

Ce l'ho fatta senza farmaci e psicofarmaci riciclati, grazie solo a questo signore, che Dio lo benedica.
Dieci euro o meno, quanto costa il libro "Smettere di fumare è facile se sai come farlo", una buona motivazione che ha bisogno solo della spinta decisiva, ed è fatta. Via le sigarette per sempre. Via senza rimpianti. I colleghi che fumano non ti fanno soffrire nè causano invidia. Semplicemente, ti chiedi come hai fatto a fumare per tanti anni, a mandarti quella merda nei polmoni e come fa la gente a fumare ancora.

Non si sa esattamente come ma il metodo semplice di considerare il fumo una tossicodipendenza, funziona. Quindi colgo ogni occasione possibile per consigliarlo a chi ancora non lo conoscesse.
Smettere di fumare si può!

(Questi simpatici ragazzi non stanno festeggiando me, ovviamente, ma mille giorni senza incidenti sul lavoro nella loro fabbrica. Sarebbe bello vederne in tutti i posti di lavoro, di questi cartelli.)


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sabato 20 dicembre 2008

Il cenone nudo

Stavo pensando al tradizionale Cenone di Natale, che poi a casa mia è un Pranzone, visto che la sera della vigilia si cena a base di pesce e derivati e il 25 a pranzo si va a cappelletti in brodo di cappone, pasticcio di maccheroni, panettone, torrone e vari ammazzacaffé.

Riflettevo ancora una volta sulla spaventosa quantità di sofisticazioni, adulterazioni, vere e proprie truffe compiute sui cibi, gentilmente offerte da quel mostro sanguinario che è la globalizzazione.
Mi è già capitato di scrivere qualcosa sulla mia xenofobia alimentare, cioè sul fatto che il cibo di provenienza esotica che ormai domina i supermercati francamente mi disgusta perchè lo immagino preparato in condizioni igieniche spaventose e contaminato dalle più indicibili porcherie e sostanze tossiche. Come tutti i razzismi è assurdo perchè anche dalle nostre parti, in quanto a zozzeria, non scherzano. Però, tant'è, alla vongola del Mar Nero preferisco sempre, pur aborrendola, la cozza nostra.

L'altro ieri mi hanno servito un pesciaccio insapore e vagamente gelatinoso spacciato per coda di rospo; un animalaccio che nemmeno sei chili di capperi e peperoncino erano riusciti ad insaporire. Dopo aver sapientemente fatto parlato l'oste, perchè non mi facevo persuasa che si trattasse della gloriosa Rana Pescatrice nostrana, ho saputo che era un non ben identificato pesce del Pacifico, parente dell'odioso Pangasio e nemmeno lontano collaterale della rana.
Che volete, mi dicono pesce del Pacifico e io immagino gli effetti dello Tsunami del 2004 sulla catena alimentare ittica. E' più forte di me. Oppure penso a certi incubi cronenberghiani.

Per reazione, questo Natale sulla mia tavola ci sarà un cappone che proviene da un'azienda agricola sita a meno di una quindicina di chilometri da Faenza, animale che ho personalmente sottoposto ad autopsia e sezionamento e che se avesse potuto parlare mi avrebbe volentieri mandato affanculo in romagnolo.
Per il resto degli ingredienti del pranzo mi raccomanderò l'anima a Dio.

Negli ultimi tempi, le continue notizie su sempre nuove adulterazioni e truffe alimentari ci stanno portando a limitare se non a escludere del tutto un numero impressionante di cibi. Il menu del profitto a tutti i costi, anche a scapito della salute pubblica ci offre una serie infinita di prelibatezze.

Settore lattiero-caseario: formaggi scaduti, ammuffiti e marci riciclati nel grattugiato, sottilette dove potrebbe esserci rimasto mescolato dentro qualche topino e suoi derivati, mozzarelle teutoniche di origine innominabile, latte alla melamina oppure allungato con l'ammoniaca.

Carni ed insaccati: maiali irlandesi alla diossina, pesci pescati ai tempi delle guerre puniche, congelati, scongelati, ricongelati e rivenduti come freschi, la new entry di questi ultimissimi giorni prosciutto, scaduto da anni, putrefatto e riciclato nei discount.

Riusciamo a salvarci con i vegetali? Macchè, abbiamo fatto i conti senza i pesticidi che contaminano i seguenti prodotti: pesche, mele, peperoni dolci, sedano, nocepesca, fragole, ciliegie, lattuga (ricordate le verdure a foglia larga del dopo Chernobyl?), uva di importazione, pere, spinaci, patate.

Non ci si salva nemmeno con i cibi di lusso: caviale contraffatto e spumante camuffato da Champagne, soprattutto nel prezzo. Citiamo infine, per non far torto a nessuno, il famoso vino al metanolo e l'olio contaminato con la colza.

Se andiamo al ristorante è peggio. Quasi quasi si rischia di dover rivalutare McDonald's e le sue patatine immortali.

Come ci si salva? Escludendo il digiuno, per ovvi motivi, non resta che sperare nell'effetto omeopatico del veleno. Chissà, magari, con tutte le tossine che mangiamo tutti i giorni l'Amanita Phalloides ormai ci fa una sega.



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giovedì 12 giugno 2008

Premiato Istituto Clinico San Supplizio

"Ora ha inizio il gioco. (Jigsaw)
"A una ragazzina di 18 anni, Domenica De Siena, che aveva un semplice fibroadenoma al seno - patologia benigna per la quale è sufficiente un piccolo intervento in anestesia locale -, è stata fatta un'ampia resezione mammaria. E' stata eseguita una quadrantectomia come se avesse avuto un tumore maligno.
Anche Simona Zito, 28 anni, aveva una fibrosi al seno destro: anche a lei è stato asportato un quadrante della mammella.
Altre diagnosi di cancro al seno, altre storie d'angoscia, altre mutilazioni. Maria Grillo, 44 anni, fu operata, senza «alcuna considerazione delle condizioni e della storia clinica della paziente», al seno pur avendo solo una «mastopatia fibrocistica»; stesso inutile e invasivo intervento ha subito Addolorata Di Nicola, 47 anni. La povera vita, il povero corpo di Giuseppina Bellini già martoriati da una gravissima forma di carcinoma al pancreas con metastasi polmonari per le quali Giuseppina, 61 anni, si era dovuta sottoporre a cicli di chemioterapia e radioterapia, sono stati ulteriormente massacrati: quadrantectomia al seno destro più radicalizzazioni, ovvero asportazione di ulteriore tessuto mammario". (Chiara Beria d'Argentine, La Stampa)
Consegnare questi medici all'Enigmista Jigsaw per farli divertire un pò in un bagno con seghe e trapani sarebbe una giusta punizione ma non risolverebbe il problema. Il vero criminale è il sistema che permette il gioco perverso "più operi, più soldi ti mando (io Stato)". Una concezione della produttività veramente abominevole, pronta a sconciare i corpi dei pazienti per lo strafottutissimo profitto. Un sistema che aveva attecchito pericolosamente nella Lombardia invasa da fantascientifici Formigoni che avevano equiparato la sanità pubblica a quella privata.
A scanso di equivoci non è solo Rosy Bindi che denuncia il marcio che alligna nel settore medico privato milanese ma anche l'ex assessore alla sanità lombarda (nonché ex leghista), dottor Alessandro Cè.

A parte il fatto che io non capisco questi liberisti all'amatriciana. Vogliono privilegiare il privato ma fremono tutti in attesa del rimborso dal Servizio Sanitario Nazionale, cioè della poppata alla gonfia mammella statale.

Perchè una clinica, se è privata, deve usufruire dei contributi pubblici? Che si faccia pagare dai pazienti e basta. C'è gente contenta di farsi curare a pagamento perchè è convinta che i medici, quando sentono l'odore dei soldi, diventino più bravi e perfino in grado di fare una diagnosi. Benissimo. Che una clinica campi solo con il contributo di capitali privati e con le rette e parcelle pagate dai pazienti. Solo in questo modo si vedrà emergere la qualità, perchè nessuno vorrà pagare profumatamente delle bestie ma solo dei bravi professionisti.

Per chi non vuole pagare per farsi curare, come è sacrosanto diritto, c'è sempre la Sanità Pubblica che deve sovvenzionare solo ed unicamente le strutture pubbliche. Forse, evitando di regalare soldi a dei delinquenti profittatori, come in questo ultimo caso di Milano, potrebbe anche migliorare la qualità del settore pubblico e la qualità dei controlli sull'intero settore sanitario. Lo stato vigili su entrambi pubblico e privato per evitare abusi e sia ristabilita una distinzione netta tra i due tipi di servizio.
Invece i Marabunta del Pirellone hanno deregolamentato un settore delicatissimo e si sono di fatto messi a pasturare in una vasca infestata dagli squali.

Per carità, a questo punto bisogna dire per forza che ci saranno anche strutture private serie e competenti. Peccato che io non ne abbia mai trovata una in vita mia.
Solo per fare un paio di esempi, perchè non voglio annoiare con aneddotica personale.
A me fecero una risonanza magnetica al cranio senza bloccarmi la testa. Quando portai il referto al medico mi disse che era inservibile perchè completamente fuori asse.
L'ultima volta che mio padre ha dovuto fare ricorso ad una clinica privata convenzionata (solo perchè non c'era posto in ospedale e dopo mie forti proteste), una banale infezione urinaria si è trasformata in un incubo. Cateterismi non necessari che hanno aggravato la situazione, somministrazione abusiva di psicofarmaci che me lo avevano rincoglionito completamente. Risomministrazione arbitraria di un farmaco che gli era stato precedentemente tolto perchè aveva indotto un ipotiroidismo iatrogeno, curato poi con grande fatica. Assistenza zero, menefreghismo e prescrizione di un sacco di esami inutili.
Spiegatemi che cazzo c'entra una TAC cerebrale con una cistite. Eppure fu prescritta e ovviamente il SSN rimborsò alla clinica un esame oltre che inutile, costoso. La scusa forse l'avranno trovata nel fatto che, sotto Serenase, mio padre, normalmente persona lucidissima e per niente incontinente nonostante la veneranda età, era divenuto in pochi giorni un vecchio semidemente che a malapena mi riconosceva e si faceva tutto addosso.

Questo ultimo scandalo del Santa Rita di Milano dimostra che anche la malasanità può essere privatizzata e che le cliniche non sono luoghi dove va sempre tutto bene, soprattutto al Nord. Pareva strano, infatti, che certe cose succedessero solo negli ospedali e solo al Cotugno di Napoli.
Ora mi auguro una bella class action contro i responsabili delle lesioni e delle morti, alla quale partecipino magari anche i dipendenti incolpevoli della clinica.
Ci vorrebbero delle condanne esemplari. Se non proprio Jigsaw, la cancellazione della laurea, del diploma di maturità e magari della licenza media. Una ramazza e via a spazzare la monnezza. A vita.


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domenica 25 maggio 2008

Il governo Grandi Opere

Hanno mandato avanti Scajola a dare l'annuncio e la scelta mi sembra ottima, non c'era persona più adatta di lui.
Il nostro paese risolverà la crisi energetica non con le fonti rinnovabili e con l'energia pulita ma con l'uranio. Si torna al nucleare.

No, non pensate subito a Chernobyl e ai gemelli Michael e Vladimir, 16 anni, uno sordo e l'altro idrocefalo, di Minsk (foto Robert Knoth). Se sono così dopo tanti anni, è a causa del comunismo, non delle radiazioni uscite dal reattore numero quattro nel lontano 1986.
Il nucleare è assolutamente sicuro. Scommetto che per convincerci, faranno dei chupa-chupa al plutonio da far ciucciare ai bambini e li pubblicizzeranno in TV.

L'uranio è meno dannoso per i polmoni delle sigarette. Lo scrivono i ricercatori.
Le città coinvolte nel disastro sono a distanza di vent'anni ancora troppo irradiate per viverci. In Bielorussia muoiono ancora oggi per leucemia e cancri alla tiroide? Nascono bambini ritardati, deformi, psicotici? Finchè uno scienziato non troverà il marchio Made in Chernobyl guardando le cellule tumorali al microscopio pagatogli dalla multinazionale che magari ha una zampa anche nel nucleare, non ci crederà. Non ci sono prove, dicono, come quelli che sanno di essere colpevoli.

Certo, l'incidente di Chernobyl fu dovuto alla rimozione delle sicurezze, ad uno sciagurato "esperimento", al fatto che la centrale era di prima generazione, a grafite, che il tutto era fatiscente come il regime comunista già in preagonia.
Ma ora che il vecchio sarcofago che copre il reattore ancora in ebollizione, costruito mescolando cemento e il sangue di migliaia di "liquidatori" sta marcendo e andrebbe sostituito ma nessuno fa niente, nonostante che a Mosca regnino i boss della moderna Russia, è ancora colpa del comunismo?

In quei giorni di Chernobyl ci fu gente nel nord Italia che si vide schizzare i valori dei leucociti verso livelli leucemici ma poi, passata la paura dell'insalata a foglia larga e del latte che pensavamo dovesse diventare fosforescente di notte nel frigo mentre noi dormivamo, fu tutto dimenticato. Sono rimasti i "bambini di Chernobyl" (quelli bellini e biondi, non quelli inguardabili che nascevano con un occhio solo in mezzo alla fronte) da invitare generosamente a passare qualche giorno sulla spiaggia di Rimini.
Poi più nulla. Come sempre quando c'è di mezzo il nucleare, non si sa. Le radiazioni nessuno nega siano pericolose ma non sappiamo nemmeno quanti morirono esattamente dei gran botti di Hiroshima e Nagasaki, figuriamoci se ci deve fregare di quattro contadini e matrioske bielorussi. Quando un disastro coinvolge i poveri state tranquilli che non è successo niente. Si, un pianto e un lamento e un paternoster e poi si pensa di nuovo al nostro culo.

Ora che vogliono ritornare al nucleare diranno che Chernobyl deve essere dimenticato. Ancora di più, se è possibile. Stanno già dicendo (la Marcegaglia) che le scelte antinucleari di allora furono troppo "emotive".
Si potrebbe dire che Chernobyl rappresenta il passato. In teoria, si potrebbe anche essere favorevoli ad un uso limitato e coscienzioso del nucleare.
Sarebbe sciocco negare che dal 1986 non siano stati fatti progressi nella progettazione delle centrali. E' vero che le più moderne sono relativamente sicure ma ci sono comunque dei problemi pratici, che si possono riassumere brevemente nei concetti che seguono.

Le centrali di terza generazione (quelle di quarta sono solo in via di studio e se ne parlerà forse nel 2030) costano moltissimo, necessitano di molti anni per il loro completamento e prima di iniziare a dare i frutti desiderati in termini di produzione di energia, devono passare ancora degli anni, anche cinquanta. Funzionano ad uranio, che deve essere lavorato per arricchirlo. L'uranio non è una risorsa economica ed ubiquitaria, che si trova al supermercato con il 3x2, ma è sempre più rara e costosa.
Gli Stati Uniti, per fare un esempio di paese nuclearizzato, dipendono solo per il 40% del fabbisogno energetico dal nucleare. Le automobili continuano comunque ad andare a benzina. Le centrali necessitano di grandi quantità di acqua, che sta diventando un bene sempre più prezioso. Rimane insoluto il problema delle scorie che vanno smaltite e non bastano certo le discariche di Bertolaso.

Se permettete, se parliamo di nucleare mi fido di più di Carlo Rubbia che di Claudio Scajola.



E allora, perchè i dirigenti delle società energetiche italiane, all'annuncio del governo sulla ripresa del nucleare le hanno sparate grosse?
''Famiglie e imprese potranno concretamente risparmiare dal 20 al 30% sulla bolletta elettrica''.
"Con l'atomo l'Italia può raggiungere l'indipendenza energetica che oggi e' uno dei nostri maggiori problemi''.
Strano, vero? Non si trovano quattro stracci di aziende italiane pronte a salvare la compagnia di bandiera Alitalia subito ma c'è grande entusiasmo in Edison, Enel ecc. nell'infilarsi in una impresa che se darà frutti lo farà tra non meno di trent'anni, ad essere ottimisti. Un investimento a lungo periodo che così male si adatta alla voglia di "tutto e subito" degli italiani. Mmmh, ci deve essere sotto qualcosa.
Non è che per far presto e senza il tempo per centrali ultramoderne e sicure ci si accontenterebbe di qualcosa di meno raffinato? Non è che per lesinare sui costi si ripiegherebbe su roba meno sicura? Che si risparmierebbe sulla sicurezza?

Un'altra malignità. Magari non c'entra niente, ma dai prodotti di scarto dell'arricchimento dell'uranio si ricava uranio impoverito, ingrediente sempre più apprezzato nella fabbricazione degli armamenti e non solo. Non importa se il DU (depleted uranium) è sospettato di tossicità e fa morire i reduci dalle zone di guerra bombardate con tali armi e fa nascere creature malformate e tumori nelle popolazioni colpite.
Sempre a disposizione, si trovano plotoni di ricercatori aviotrasportati da pronto intervento che giurano sulla innocuità del DU, pronti a mangiarsene intere barrette in diretta tv.
Intanto i soldatini perdono i capelli e muoiono, con gli alti comandi che negano, e a Quirra in Sardegna detengono il record nazionale delle leucemie.
L'uranio impoverito può essere ricavato dalle scorie derivanti dalle centrali nucleari.
E allora non sarà che il vero interesse e il treno da prendere al volo, con la trentennale guerra globale al terrorismo in corso e in attesa di clamorosi sviluppi, sia quello? Dopo tutto siamo un paese che con le industrie di armi facciamo la nostra porca figura.

Non deve stupire la sparata sul nucleare facile facile. Questo è un governo che pensa e realizza in grande.
Il dubbio è che più che realizzare grandi opere, realizzi grandi sparate mediatiche, tanto nessuno poi andrà a controllare se ciò che è stato millantato si è poi effettivamente realizzato. Si potrà sempre dire di essere stati fraintesi o che "abbiamo ereditato i guasti della sinistra".
Si tratta, guarda caso, di progetti per i quali non risultano esservi i soldi, a meno di andare a mettere le mani nelle tasche di Pantalone o praticare altri tipi più estremi di fist-fucking fiscale. Altro che abolizione dell'ICI per festeggiare l'incoronazione.
Si riparla del Ponte sullo Stretto, della TAV poi delle megacentrali nucleari di quarta generazione che esistono soltanto nei sogni.
Prossimamente: le piramidi.


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lunedì 7 aprile 2008

Il segreto di Dr. House

Ultimamente ci siamo tutti interrogati, sempre per non pensare alle prossime elezioni di domenica, sul segreto del successo dell'irresistibile Dr. House. Io penso di averlo scoperto.

No, non è il meccanismo del transfert o il fascino di Hugh Laurie e nemmeno il taglio particolarmente innovativo della serie.
Dr. House, il personaggio, è uno stronzo di prima categoria, uno che ti dice senza problemi che stai per diventare cliente del beccamorto locale, uno che non vuole sentire lagne dai pazienti e se può li tortura con siringhe e cannule.
Però, e questo è il segreto, è un medico che azzecca la diagnosi. Sempre. Per una che ha scoperto solo dopo quattro anni di aver avuto una meningoencefalite, "che per fortuna era virale e non batterica altrimenti non saresti qui a parlarmene", è una cosa fantastica.
Di fronte a casi sempre più osceni di malasanità, a errori marchiani sempre più frequenti di medici e chirurghi, a malanni che non ti passano nonostante le migliaia di euro spese in medicine e visite, Dr. House ti sembra un miraggio e si fa perdonare tutto, anche la stronzaggine, perchè è un fenomeno, è una risonanza magnetica umana che ti scannerizza con uno sguardo e non sbaglia mai.

E' ovvio che un medico che riesce sempre a fare una diagnosi corretta può essere solo un parto dell'immaginazione. Non è esatto però dire che un medico così non sia mai esistito.
Dr. House in fondo assomiglia al vecchio medico condotto, colui che sapeva far partorire la donna e la vacca e ha permesso a tanti ultranovantenni di invecchiare forti come rocce fino ai giorni nostri.

E' il dono della diagnosi perfetta che ci affascina di House. Se solo potessimo farci visitare da lui, chissà di quali strane sindromi scopriremmo di essere affetti. Partendo dalle nostre mani fredde e da quelle leggerissima e costante ematuria potremmo scoprire, chissà, di non essere uomini ma donne, non donne ma uomini, di avere tre reni, due fegati, un profilo cromosomico aberrato, un fratello gemello nascosto nell'addome (tale da spiegare la nostra tendenza alla pinguedine, per esempio).
Di fronte a qualunque sintomo, anche il più strano, farebbe sembrare il nostro medico di base e perfino il grande luminare dal quale ci facciamo curare invano da anni dei perfetti idioti; scriverebbe una ricettina, ci manderebbe affanculo agitando il bastone e ci cambierebbe la vita da così a così.


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mercoledì 2 gennaio 2008

Ed ora un vaccino contro le minchiate, prego

Leggo sul Corriere: "Boom dipendenze a Milano. In Usa vaccino allo studio. In tre anni i pazienti in cura per disintossicarsi aumentati del 26%. In America è all'esame della Fda una sostanza che agisce sul sistema immunitario."
Un vaccino?! Sistema immunitario?
Vado ad approfondire, cerco i nomi del Dottor Frankenstin e della gentile consorte e trovo quest'altro trafiletto, se è possibile ancora più assurdo.
Due ricercatori del Baylor College of Medicine di Houston sono al lavoro per trovare un vaccino contro la cocaina. Sono convinti che diventera' il primo farmaco capace di arrecare davvero aiuto alle persone che vogliono smettere di farne uso.
Tom Kosten, professore di psichiatria, e sua moglie Therese, psicologa specializzata in neurologia, hanno reso noto che il vaccino da loro messo a punto (che sta attualmente superando i test clinici) quando viene assunto stimola il sistema immunitario in modo tale che il paziente non sente piu' il bisogno di assumere coca.
Il sistema immunitario, che e' incapace a riconoscere la cocaina o le molecole di altre sostanze stupefacenti perche' sono troppo piccole, non puo' produrre anticorpi per aggredirle.
Cosi' per aiutare il sistema immunitario a riconoscere le molecole di droga, Kosten ha pensato ad una procedure affatto innovativa: attaccare cocaina 'inattiva' all'esterno di proteine (a loro volta inattive) di colera, che devono essere ingerite.
Queste proteine sono perfettamente 'riconoscibili' dal sistema immunitario, e immediatamente producono stimoli. Di fronte a questo stimolo, il sistema immunitario non solo e' in grado di produrre anticorpi, ma arriva anche a' vedere' la presenza della molecola di droga, e di impedire che la molecola raggiunga il cervello, dove si generano gli effetti tipici della sostanza.
'E' un'idea molto brillante -ha commentato il neurologo David Eagleman-. I ricercatori hanno passato gli ultimi anni cercando di capire come riuscire a rintracciare la cocaina nel cervello e come la coca riesce a nascondersi nel sistema. Questo tipo di vaccino e' come se aggirasse il problema'.
Kosten ha gia' avanzato alla Federal and Drug Administration la richiesta di sottoporre il suo vaccino ai test multi-istituzionali previsti affinche' venga riconosciuta la 'patente' di farmaco.
Mah, sarà che ho studiato biologia parecchi anni fa e forse non sono aggiornata ma mi pare di ricordare che le sostanze stupefacenti siano molecole e non antigeni e agiscano perchè vi sono recettori sui neuroni che si legano a queste sostanze. Esiste già da tempo immemorabile una sostanza, il naloxone, che legandosi ai recettori per la morfina è in grado di contrastarne l'effetto. E' il farmaco che ogni tossicodipendente da morfina ed eroina dovrebbe sempre tenere in tasca perchè è in grado di salvarlo dall'overdose.
Quindi il principio è semplice e noto da tempo: per ogni sostanza agonista si trovi quella antagonista, che ne occupi i recettori.

Che cazzo c'entra con questo meccanismo il povero sistema immunitario, che è preposto ad altri compiti, come quello di riconoscere antigeni, cioè cellule (non molecole) potenzialmente dannose all'organismo, qualcuno per favore me lo spieghi.
Il meccanismo è semplice anche qui. Ogni cellula del nostro corpo è provvista, sulla sua superficie, di un marchio di riconoscimento, l'antigene di istocompatibilità (la parola antigene qui è usata in senso diverso). Ogni mia cellula ha scritto sopra Lameduck. Semplificando allo spasimo, il mio sistema immunitario, attraverso cellule specializzate, pattuglia l'organismo e se incontra una cellula sprovvista del marchio Lameduck l'attacca e altre cellule dovranno quindi produrre anticorpi che si legheranno alle cellule non-Lameduck. Il tutto sarà pappato dai macrofagi, gnam gnam.
Si parla di cellule, non di molecole: cellule neoplastiche, che nel loro dismorfismo perdono gli antigeni di istocompatibilità e vengono quindi recepite come estranee e attaccate dalle cellule k; virus, batteri.

Non riesco proprio a capire dove vogliano andare a parare i due coniugi Frankenstin. Nessun tossico si è mai disintossicato grazie al naloxone, che gli ha solo ripulito i recettori dall'eroina.
La dipendenza è un fatto anche psicologico, come ben sanno gli ex-fumatori che, pur essendo ormai disintossicati fisicamente dalla nicotina ogni tanto hanno la lampadina che si accende e dice "ora vorrei fumare". Il sistema immunitario andrebbe potenziato nelle sue funzioni, non stimolato a fare cose che non gli competono altrimenti il prezzo da pagare sono le malattie autoimmuni, in continuo aumento, guarda caso.

Se poi c'è qualcuno che è in grado di spiegarmi che la ricerca del Dottor Frankenstin non è una stronzata ma una cosa seria, ho già pronto il mucchietto di cenere da spargermi in testa.


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