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giovedì 14 marzo 2013

Papa Francisco e il fantasma di Oscar Arnulfo


Abbiamo un papa. Francesco I, il primo papa gesuita e delle Americhe, l'argentino Jorge Mario Bergo-g-lio (come lo pronunciano i suoi connazionali), già indicato come grande favorito alla successione di Karol Woytila nel 2005. L'arcivescovo di Buenos Aires è una figura non facile da interpretare, soprattutto per la sua appartenenza ad una Chiesa che negli anni '70 si macchiò indiscutibilmente di complicità con una delle peggiori dittature del secolo scorso.
Si dice che il passato con il quale non si sono chiusi i conti ritorni sempre, ed è stato inevitabile chiedersi, con il distacco che contraddistingue chi considera i fatti della Chiesa da un punto di vista laico e privo dell'entusiasmo acritico del fedele, quale fosse mai stato il rapporto di Bergoglio con quella dittatura, con quella gerarchia ecclesiastica connivente e criminale per il collaborazionismo e la consapevolezza, che mai era mancata, su cosa stava succedendo nelle scuole militari, sui voli della morte e nei sotterranei degli stadi mentre si celebravano i Mondiali di calcio. Troppi morti e vivi attendono ancora giustizia a quarant'anni di distanza per non trovarci noi oggi lacerati da un più che legittimo dubbio di fronte a questo papa argentino che quegli anni li ha vissuti.

Ieri sera in televisione, dopo l'elezione, è andata in onda, nella versione bignardiana del fu "Tutti da Fulvia il sabato sera", la versione omogeneizzata e semplicistica, la reductio ad piddinum stile rubrica costume e società del reparto luci della personalità del nuovo papa: tutto calcio, chimica e tango, semplicità e modestia. Addirittura, nella foga di galleggiare in superficie, l'eminentissimo e reverendissimo Jorge Mario Bergoglio è stato definito addirittura un papa progressista.
Ecco, capisco l'entusiasmo, ma progressista in America Latina ha un significato molto preciso e un senso ben diverso da quello che in Italia aggrega in una fantasinistra Rosy Bindi, Pietro Ichino e, una volta, Paola Binetti.

Nello stesso momento in cui passava sullo schermo la suggestione agiografica di un papa presentato quasi come un teologo della liberazione e già in odore di santità preventiva, in rete si apriva il dibattito sulla controparte ombrosa dell'arcivescovo di Buenos Aires, su un passato troppo pesante da poter essere liquidato frettolosamente nel salotto buono televisivo, dopo un'ora e mezza di dibattito, con l'accenno alle "inevitabili polemiche che verranno fuori sugli anni della dittatura", senza spiegare nemmeno quali fossero esattamente i termini della questione. Non si tratta di bazzecole, di peccatucci di gioventù.

Il cardinal Bergoglio fu chiamato a testimoniare diverse volte su episodi risalenti agli anni della dittatura.
Secondo il giornalista Horacio Verbitsky, autore del libro "L'isola del silenzio" sui rapporti tra Chiesa e dittatura militare in Argentina, su di lui pende l'accusa di aver favorito, anche indirettamente, la cattura e tortura di due sacerdoti gesuiti molto attivi nelle baraccopoli, che lui aveva espulso dalla Compagnia senza nemmeno avvertirli poco prima dell'inizio della repressione. Un episodio controverso, sostenuto da documenti ufficiali e dalla testimonianza dei due gesuiti sopravvissuti ma caratterizzato dalla grande ambiguità di comportamento di un superiore che potrebbe anche aver compiuto un tentativo maldestro di allontanare i due gesuiti da un pericolo incombente. In ogni caso dimostrando però di conoscere appieno le intenzioni dei militari nei confronti dei "sovversivi" senza per questo denunciarle.

In fondo, l'ambiguità di Bergoglio nei confronti del regime militare non sarebbe stata altro che coerente con i dettami del Vaticano che, di fronte a fatti gravi e delitti - pensiamo ad esempio ai casi di pedofilia - suggerisce sempre la prudenza, la non denuncia e il silenzio. L'atteggiamento di sottomissione di Don Abbondio al potere forte che finisce sempre per diventare connivente con il male, di essere di nessun aiuto per le vittime e di condannarle semmai alla permanente assenza di giustizia.

Se a Bergoglio forse non possono essere ascritte le colpe di un Pio Laghi, che un tribunale recentemente ha ritenuto responsabile, come nunzio apostolico dell'epoca, della persecuzione ed eliminazione dei sacerdoti che si opponevano al regime, tuttavia il neopapa non era certo un progressista all'epoca. Seppure in anni recenti abbia invitato la Chiesa argentina ad un mea culpa collettivo per espiare la connivenza con la dittatura, la sua visione del mondo allora e forse ancora oggi era ed è quella di un gesuita tradizionalista, la cui vicinanza alle sofferenze del popolo è di tipo caritatevole ma non certo rivoluzionaria. Celebri le sue idee circa "la naturale incapacità politica delle donne". Una personalità decisamente conservatrice in ambito di morale sessuale, come dimostrano i suoi recenti scontri con il governo argentino di Cristina Kirchner che ha legiferato sulle unioni civili. Leggi che il vescovo Bergoglio ha definito "un attacco devastante ai piani di Dio", con la presidenta che ha accusato di rimando Bergoglio di avere una visione medioevale e degna dell'Inquisizione.

Una Weltanschauung comunque in linea con il pensiero di Giovanni Paolo II che lo fece cardinale, il papa che, a distanza di decenni dai fatti e ormai in piena consapevolezza dei crimini commessi dal regime cileno, rivolgeva pensieri affettuosi e lettere di benedizione speciale ad Augusto Pinochet e famiglia. Il Papa che ha propugnato il passaggio dei popoli del mondo dalle dittature comuniste a quelle liberiste della shock economy, di cui le dittature sudamericane fasciste sono state il laboratorio sperimentale.

Jorge Mario coabiterà nelle stanze vaticane con un fantasma scomodo, anche lui proveniente dalla fine del mondo. Quello di Monsignor Oscar Arnulfo Romero, vescovo conservatore al limite del reazionario in gioventù e in seguito strenuo difensore del popolo salvadoregno dalle violenze bestiali della dittatura. Un uomo di fede divenuto talmente scomodo per aver tradito la consegna del silenzio e dell'obbedienza al potere, come gli era stato imposto da uno spietato Woytila che lo congedò in lacrime dopo un'udienza nella quale lo esortava a non mettersi contro il potere del suo paese,  da venire assassinato da uno squadrone della morte sull'altare mentre stava celebrando messa.
Oscar Arnulfo attende da allora, da quel 24 marzo del 1980 macchiato del suo sangue, di ricevere dalla sua Chiesa quel riconoscimento di martirio e di santità che finora gli è stato negato da ben due papi.
Se Francesco I, questo papa con un nome da re Borbone, da sudamericano e da osservatore delle sofferenze di un continente decidesse, tra i suoi primi atti, di proclamare beato Monsignor Romero ciò sarebbe un gesto doveroso nei confronti di quei preti che si sono sacrificati per il loro popolo e un atto di purificazione che potrebbe chiudere degnamente il suo conto con il passato. Lo farà?

Coraggio, se ci è andata bene, le voci su Bergoglio sono solo maldicenze dei suoi nemici e questo è veramente un  uomo semplice, schivo, che si cucina da solo e rifugge gli agi della vita comoda, che viaggia in metro assieme al suo popolo, che parla come Maradona e ama i poveri. Sarà un ottimo papa, forse un santo.
Se ci è andata male, Satana ha ancora una volta prevalso oltretevere e abbiamo un papa collaborazionista con la shock economy. Che ha scelto il nome Francesco perché la povertà dovrà essere di moda. Vedremo.

venerdì 2 marzo 2012

Cercarsela e non trovarsela


Ripenso al sondaggio di "Libero": "Lucca Abbà, il 37enne no-tav, fulminato su un traliccio mentre protestava, se l'è meritata?"
Quella frasetta è più esplicativa del pensiero papiminkia di dieci trattati e "Libero", di questo pensiero semplice, elementare, quasi on-off, si avvia a diventare il DSM-IV, il manuale di psicopatologia.
"Se l'è cercata". E' la naturale conclusione del ragionamento che scatta loro ogni volta come il salvavita quando capita qualcosa al loro nemico. Carlo Giuliani, ricordate, se fosse rimasto a casa non gli sarebbe successo nulla. Enzo Baldoni si era meritata la morte perché voleva fare il pirla, il turista fai-da-te in zona di guerra.
Anche nell'ultimo caso recente, il "se l'è cercata" ha come sottosignificato: Luca Abbà non è rimasto fulminato perché è salito sul traliccio ma perché protestava.

Questi sono convinti, per il fatto di non protestare mai e per essere sempre dalla parte della Ragione del più forte, di godere di una speciale protezione non solo contro i 15.000 volt ma contro fulmini, asteroidi e meteoriti, fino a banali accidenti come il raffreddore. Penso perfino che siano convinti che l'anticomunismo sia la più efficace protezione contro il cancro.
Secondo loro, essere dalla parte del potere li protegge, li dota di una specie di scudo stellare anticomunista dove la casualità e la disgrazia improvvisa si infrangono facendo scintille e vaporizzandosi.
Ergo, a loro non capiterebbe mai di rimanere fulminati su un traliccio perché, qualunque cosa accada attorno a loro, rimangono tappati in casa a guardare "Centovetrine" e non protestano per definizione.
Ecco il perché di un sondaggio del genere. E' una specie di rito scaramantico, di danza della pioggia, di "aglie fravaglie, fattura ca nun quaglie". Hanno bisogno di contarsi per rassicurarsi a vicenda che il fulmine colpirà sempre il no-global, il no-tav, comunque un no-qualcosa e non loro, gli yesmen.
Detto questo, vorrei osservare che ben un 34% di lettori di quel sondaggio ha risposto "NO, Abbà non se l'è cercata". Mi sembra incoraggiante. Anche la merda, mangiata tutti i giorni, alla fine viene a noia.

***
Comunque, chissà perché, quando penso al TAV, non mi viene altra parola da associarvi che APPALTO.

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Mario9000 è un gran bel computerino. Riesce a scontentare perfino i banchieri; è inflessibile con pensionati e lavoratori e non ammette debolezze da parte di ministre in sindrome presacrificale perché le sue Panzerdivisionen europee non devono incontrare ostacoli al loro trionfo.
"Buongiorno, signori. Io sono un elaboratore MARIO9000. Entrai in funzione al Quirinale di Roma il 16 novembre 2011."
Come tutte le macchine mirabolanti, però, MARIO9000 ha un punto debole. Con il Vaticano, diventa improvvisamente remissivo e poi piano, piano, come se qualcuno gli disinserisse i moduli, impazzisce. Sull'IMU alla Chiesa il logaritmo gli si è impuntato, la logica gli è andata in blue screen. Dopo un po' che sragionava, ha inventato nuovi significati per la parola commerciale; significati fluttuanti, indeterminati, schroedingeriani, cangianti, psichedelici. Rette da quattromila euro all'anno nelle scuole dei preti che svaporavano nel concetto inedito di no profit commerciale.
"La mia mente sta svanendo. Lo sento, ho paura, Josef". "Giro girotondo, io giro intorno al mondo. Le stelle d'argento costan cinquecento. Centocinquanta e la Luna canta, il Sole rimira la Terra che gira, giro giro tondo come il mappamondo.."

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E' morto Lucio Dalla. E' terribile che, per sentire un po' di musica decente come sottofondo nei centri commerciali, debba morire qualcuno.

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E' morto anche Germano Mosconi, essere superiore abbaiante! Speriamo che nessuno lassù sbatta la porta, Dyo Khan.

venerdì 16 dicembre 2011

I figli so' piezz 'e IMU


Siamo sette miliardi - e solo grazie alla politica di contenimento delle nascite applicata da decenni in Cina, altrimenti chissà - e questi reintroducono la tassa sugli scapoli e le nubili e sulle coppie senza figli. 
I banchieri di Dio premiano le coniglie che figliano futuri correntisti disoccupati e tassano senza pietà chi i figli non li ha avuti per scelta, per responsabilità, per sano egoismo o per infertilità.
Fino a 600 euro in meno per chi ha otto figli.  Solo 200 per gli altri a zero figli, indipendentemente dal reddito, magari basso.
L'utero intonso è un lusso come il posto barca a Capri. Sapevatelo.

lunedì 22 agosto 2011

Il boccone del prete


"Non appoggeremo gli emendamenti dei Radicali, la Chiesa è una risorsa per la società. Le opere di carità della Chiesa in questo momento sono importanti soprattutto in una fase di crisi." (Rosy Bindi, agosto  2011)

La Chiesa quindi, per il presidente del PD, per la Rosy biancofiore del mio giardino, è giusto che continui a risparmiare quattro miliardi annui di tasse perché è una risorsa per il paese. Curioso, D'Alema disse la stessa cosa di Mediaset.

So che siete così di natura, amici simpatizzanti ed elettori piddini che ve ne state silenti e non protestate (a parte poche voci dissonanti) qualunque stronzata dica la vostra classe digerenteche mi dite sempre che "non-bisogna-criticare-il-piddì-perché-se-no-vince-ancora-Berlusconi-e-bisogna-stare-uniti-e-chi-sei-tu-per-criticare-sempre-senza-fare-niente", ma non vi viene sinceramente un conatello di vomito, appena appena una rivoltatina di stomaco a sentire un vostro dirigente, e mica uno qualsiasi, dichiarare senza vergogna il suo patto di fedeltà non agli elettori suoi concittadini ma ad uno stato straniero confessionale?
Non vi fa rabbia sentire questa Maria Antonietta che le briosche le vuole tenere da parte solo per i cardinali, nonostante lo I.O.R. fornisca loro già i bomboloni caldi ogni mattina, rivendicare con orgoglio il diritto della Chiesa ad un anacronistico privilegio, ? Sta parlando del Vaticano, con lo I.O.R. e tutto, o della Teologia della Liberazione?

E non vi preoccupa, visto che parliamo di un partito teoricamente di sinistra, la sua visione dei concetti di solidarietà sociale e ridistribuzione delle risorse? La Bindi sembra suggerire che, grazie ai soldi risparmiati oggi dal Vaticano, quando  voi ritornerete a pagare l'ICI e magari altre imposte sugli immobili; quando vi avranno spremuto l'ultima goccia di sangue, vi avranno tolto tutti i diritti sindacali e lo statuto dei lavoratori, licenziato a piacere, mandato in pensione a ottant'anni con 200 euro al mese, quando avranno salvato Mediaset perché è una risorsa per il paese e loro avranno finalmente tutte le banche che desiderano, voi potrete sempre andare a mangiare i maccheroni al pomodoro, il puré e la mela cotta alla mensa della Caritas. E' questo che volete?
Lo so che loro sono il PD e non vi farebbero mai tutte quelle brutte cose. Vi terranno solo fermi mentre lo faranno gli altri.

sabato 3 aprile 2010

Fuori dal calice

"In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: “Chi dunque è il più grande nel regno dei cieli? ”. Allora Gesù chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: “In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli.

E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me.

Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare. Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che avvengano scandali, ma guai all’uomo per colpa del quale avviene lo scandalo!

Se la tua mano o il tuo piede ti è occasione di scandalo, taglialo e gettalo via da te; è meglio per te entrare nella vita monco o zoppo, che avere due mani o due piedi ed essere gettato nel fuoco eterno. E se il tuo occhio ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te; è meglio per te entrare nella vita con un occhio solo, che avere due occhi ed essere gettato nella Geenna del fuoco.

Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli. " (Matteo, 18,1-10)

Ieri sera c'era da celebrare, con la dovuta compostezza e rispetto, il mistero del sacrificio di Cristo, morto per le torture e la crocefissione nella convinzione di poterci trasformare, con il suo esempio, da bestie immonde a uomini misericordiosi e tolleranti. Quando si dice delirio di onnipotenza.
Il Cristo Morto quindi. Al funerale di un Dio che ha avuto il coraggio di farsi uomo ci si dovrebbe presentare con compostezza e sobrietà ma l'oro delle vesti, la ricchezza degli ornamenti, lo sfarzo, lo sfoggio del potere, la vanità, contano più del sacrificio di un Dio e fanno sicuramente più colpo sul popolino di un ebreo che voleva cambiare il mondo in meglio. Quando si dice voler rubare la scena.

Gli ebrei però, in certe occasioni speciali, per la Chiesa della Vanità, sono come la serva, servono. Ed ecco quindi dimenticare secoli di connivenza con l'antisemitismo, di ghetti e "perfidi judei" citati proprio nei riti di Pasqua e, trovandosi con le spalle al muro per uno scandalo vergognoso come quello di migliaia di casi di bambini torturati che finalmente ricordano, parlano e denunciano, lasciare che un predicatore francescano, tale Cantalamessa - nomen omen - sventolando una fantomatica lettera di solidarietà alla Chiesa "di un amico ebreo", paragoni "l'attacco" al Santo Padre all'antisemitismo.
"Oplà", ho detto, quando ho sentito questa cosa al TG di Sky, "ora viene giù l'ira di Dio". Infatti , più che giustamente, il mondo ebraico si è risentito.
Avesse detto che, nell'orrore della pedofilia, la sofferenza dei bimbi è paragonabile all'antisemitismo magari poteva starci ma dire che i carnefici sono delle vittime, permettendo a dei laidi schifosi pedofili di farsi scudo delle vittime degli olocausti antiebraici provocati nei secoli anche dall'antisemitismo cattolico, non è solo osceno, è una bestemmiona in diretta in mondovisione sparata dal cuore del cattolicesimo. Di fronte al Cristo Ebreo Morto, per giunta. Quello che i pedofili li avrebbe volentieri gettati in fondo al mare, facendo un'eccezione alla sua bontà e al perdono che riservava a tutti gli altri peccatori. Quando si dice che un Dio perde la santa pazienza.
Invece ecco la sfida, il porsi al posto di Dio nel giudizio, la sfrontatezza del peccatore incallito di fronte a chi dovrebbe incutergli timore.
Saranno dei pazzi esaltati quelli che definiscono la gerarchia attuale vaticana come satanica ma ci sarebbe da cominciare a considerare l'ipotesi.

Ovviamente oggi dicono, in stile Papa-Papi, che il predicatore è stato Fra Inteso, che parlava a titolo personale, eccetera. Ma dico, non ti informi di cosa dirà un tuo dipendente, tra l'altro esperto di prediche televisive, durante i riti pasquali che andranno in tutte le case attraverso la TV?
Mancava solo questo. Di tirare per la giacchetta i fratelli maggiori in un frangente in cui la gerarchia cattolica ha solo da vergognarsi per come ha insabbiato per decenni la sofferenza di bambini e ragazzini innocenti. Di offendere Cristo cadavere mettendo l'orgoglio e la vanità della Chiesa di fronte alla sofferenza di quei piccoli.

Qui ci vuole il buon vecchio Ezechiele 25-17:

"Farò su di loro terribili vendette,
castighi furiosi,
e sapranno che io sono il Signore,
quando eseguirò su di loro la vendetta".

martedì 5 maggio 2009

Comunione e cospirazione

Prima legge della relatività cattolica: "Divorziati e risposati non possono accostarsi al sacramento dell'Eucaristia".
(Papiro carpito nella sala d'attesa del medico di base e religiosamente conservato a futura memoria dei posteri)

Paolo Attivissimo, fa qualcosa! Berlusconi è diventato come Thierry Meyssan , crede nella teoria del complotto. Nella puntata paranoidea di stasera di "Porta a Porta" (in attesa che prossimamente anche Veronica Lario possa raccontare la sua verità dalle stesse poltrone, vero Vespone?, guardi che ci contiamo), papi vuota il sacco e fa come quegli imputati nei film americani che decidono di difendersi da soli perchè sono degli sboroni dalla parlantina fatale.
Tanto può contare su una RAI pagata da noi che all'occorrenza si mette giù a pecorina e alla quale la concorrenza ed il potere politico (in questo caso impersonati dallo stesso individuo), possono fare ciò che vogliono: primo, secondo e terzo canale anche contemporaneamente.

Che si sappia. Tutti i convinti assertori della par condicio, gli amanti del contraddittorio, i difensori a spada tratta del bipartizanismo stasera non c'erano e se c'erano dormivano.
Sul TG1 sventola bandiera bulgara. Servizio di apertura sull'affaire Berlusconi-Lario con tutto il tempo riservato a lui, a Poverosilvio in modalità aspide, a sputare veleno contro la moglie sobillata ed ingannata dal complotto della Sinistra. Contraddittorio della moglie ed eventualmente della Sinistra tirata in ballo: non pervenuti.

Un fatto che fino a ieri i nanofili lamentavano dovesse rimanere privato e sul quale si rilasciavano scarni commenti di un paio di righe, viene usato oggi come un maglio a fini politici, millantando una presunta colpa della Sinistra se una dolce signora si è rotta i cosiddetti di sentirsi umiliata dal comportamento da fauno ingrifato del marito, per giunta titolare di una carica pubblica che richiederebbe sobrietà anche alle Isole Andamane.
Se gli itagliani non avessero perso completamente il senso dell'umorismo si sarebbe potuto sottotitolare il servizio del TG1 alla pagina 777 di televideo con la dicitura: "la tragedia di un uomo ridicolo."

Si sono fatti sentire i cattolici oggi, con un commento dell'Avvenire piuttosto severo e una nota serale del cardinale Bagnasco, la CEI in persona. Non siamo certamente alla scomunica, però fa piacere sentire un certo sommovimento sussultorio ed ondulatorio dalle parti di Via della Conciliazione.
Dato che Papi guida il partito autocertificatosi più adatto alla difesa della Famigghia e della moralità cattolica, una sacra tirata d'orecchi mi pare doverosa.

A chi mi accuserà di moralismo e bacchettoneria di ritorno, rispondo che è solo questione di giustizia.
Se a conviventi, separati, divorziati, risposati, omosessuali eccetera, è negata per principio la comunione anche se si tratta di persone degnissime e dalla specchiata moralità, perchè il più chiacchierato degli italiani e adesso in procinto di diventare divorziato al quadrato, deve prendere la comunione come un bimbetto innocente di otto anni?
Mi piacerebbe proprio sentire la sua giustificazione, in merito. Esiste forse un Lodo Ostia del quale non siamo a conoscenza?

P.S. Ho letto della storia delle foto taroccate di Papi alla festicciola di Piertopa. Anche per me sono ritoccate e credo di sapere come è saltato fuori l'alone mistico da Camera Kirlian attorno alle figure scontornate. A me succede quando abbasso la qualità di compressione dell'immagine: lo scontorno non è più sfumato e preciso ma "si vede". Ottimizzando per il web è facile perdere in precisione di scontorno.
In ogni caso, brinda anche tu con Papi!


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mercoledì 28 gennaio 2009

Fanno proprio Kaka'

"... Io so che le camere a gas sono esistite almeno per disinfettare, ma non so dirle se abbiano fatto morti oppure no, perché non ho approfondito la questione. So che, accanto a una versione ufficiale, esiste un’altra versione basata sulle osservazioni dei primi tecnici alleati che sono entrati nei campi." (Don Florian Abrahamowicz, interno sacrestia, buio pesto.)

Non esistono le camere a gas?? Se uno si trova in una stanza assieme a Don Florian e sente emanare una tale sequela di minchiate dalla reverenda bocca, rischia seriamente di restarne intossicato a morte, altro che disinfettante.

Non capisco il Vaticano. Marcel & I Lefebvriani. Credevo non esistessero nemmeno più, che la scomunica rimediata dal loro frontman da parte di Giovanni Paolo II li avesse stesi una volta per tutte. Invece no, con un senso dell'opportunismo che fa scintille, Papa Ratzi sceglie di revocare la scomunica a chi nella Chiesa è ancora più arretrato del Sant'Uffizio, e che data ti sceglie? Una qualsiasi a ridosso della giornata che ricorda la Shoah, visto che questi negano lo sterminio oppure, più subdolamente lo ridimensionano.
Ma allora lo fa apposta. Un bello scontro tra fratelli maggiori e minori ci mancava, nel panorama delle guerre di religione. Don Florian, che come tutti i convertiti o figli di convertiti è più papista
del Papa, è il padre spirituale della Lega Nord. La Roma ladrona si ferma a Via della Conciliazione. Vaticano ladrone? Giammai, loro sono veri cristiani, anzi kristiani con il kappa.

Non si può negare che, di questi ultimi tempi, la facciadaculaggine sia la dote più diffusa ed apprezzata in Italia.
Credo la nebulizzino di notte dei droni radiocomandati, fino a formare scie chimiche che rigano il cielo di un bel rosso vergogna. Scie chimiche ma anche comiche.

Prendiamo il recente grido di guerra che ha attraversato l'Italia: "spezzeremo le chiappe al Brasile", urlato del governo di centrodestra a se
guito della vicenda Cesare Battisti, uno dei tanti inquisiti italiani riparati all'estero anche grazie ai servizi segreti dei paesi accanto. Di pregiudicati e condannati in giro per il mondo ne abbiamo avuti e ne abbiamo ancora tanti. E' un settore di export che ci viene particolarmente bene. In catalogo ne abbiamo di ogni colore politico e specializzazione criminale. Terroristi ma anche criminali comuni, megaspacciatori, mafiosi di vario rango e bancarottieri. Tra i latitanti passati e presenti spiccano diversi cameratucci della parrocchietta.
Basti ricordare, per il passato, la vicenda
della fuga di Andrea Ghira, uno dei massacratori del Circeo, oppure la latitanza indisturbata di Delfo Zorzi, tuttora indagato per la strage di Piazza della Loggia del 1974, riparato in Giappone e per il quale nessuno parla di rompere le relazioni con il Sol Levante o spezzare le katane a Tokyo.

La cosa più grottesca, riguardo alla vice
nda Battisti ed al contenzioso con il Brasile di Lula è la geniale pensata di far guerra al paese sudamericano non con i B52 ma non giocando l'amichevole di calcio oppure, come suggerito dalla ministra ombra di se stessa Meloni, con il lutto al braccio. Tanto per mettersi qualcosa di nero addosso.
Capisco che non ci sono più quei bei generali sudamericani di una volta, nei cui paesi andavi allegramente a giocare la Coppa Davis o il Campionato del Mondo di Calcio, mentre negli sotterranei degli stadi loro torturavano gli oppositori.

Se fossimo un paese serio e coerente si sarebbero espulsi con effetto immediato tutti i trans carioca e paulistas che si dedicano amorevolmente alla ricreazione sessuale di tanti padri di famiglia nostrani, eterosessuali a buchi alterni.
Espulsione anche per tutti i calciatori brasiliani in forza alle squadre italiane. Kakà spedito a Manchester con foglio di via; Adriano, Amauri, Ronaldinho, tutti a casa come persone non grate, per coerenza. Invece siamo incoerenti e facce da culo e ci limitiamo alla pagliacciata della partita annullata, che mai sarà annullata, ci mancherebbe. Il calcio è una cosa seria.

Intanto il bel Bolle racconta balle anche se gli bolle, solo per fare un dispetto a noi ragazze che andremo a letto stasera rigirandoci nel dubbio che non sia gay?

La coerenza, sai, è come il vento.


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lunedì 12 gennaio 2009

Laghi di lacrime

Tra qualche giorno lo seppelliranno nel Duomo di Faenza, con tutti gli onori del caso. La notizia mi inquieta e mi rattrista. Penso che non metterò più piede in un luogo dove andrà a riposare (ma ne siamo sicuri? E se per caso esistono un Dio e relativo Inferno?) una persona tanto discussa, sulla quale pende un'accusa nientemeno che di connivenza per crimini contro l'umanità. Non andrò più nello splendido Duomo della mia città se non con estremo fastidio e proprio se costretta. Già l'aver scoperto di aver frequentato le medie nel luogo dove bazzicarono Eichmann e Mengele mi traumatizzò abbastanza, a suo tempo.

Una ventina di anni fa gli diedi perfino la mano. Ero ad un convegno di bioetica qui a Faenza come semplice spettatrice e lui penso mi scambiasse per qualcuna che conosceva perchè venne verso di me e mi salutò con un calorosissimo "Buonasera, signora! Come va?"
Solo tempo dopo lessi cosa si diceva di lui, che avesse avallato i sequestri, le sparizioni, le torture e gli abomini compiuti dai generali argentini con i quali amava giocare a tennis.

Nel 1997 le madri di Plaza de Mayo depositarono una denuncia contro di lui, circostanziata dalle testimonianze di ex torturati, sacerdoti e operatori umanitari. Lo si accusava come minimo di non aver ostacolato l'atroce repressione di almeno 30.000 persone invise alla dittatura fascista.
Gli si attribuisce un discorso nel quale avrebbe di fatto benedetto la guerra sucia:
Il Paese ha un’ideologia tradizionale e quando qualcuno pretende di imporre altre idee diverse ed estranee, la Nazione reagisce come un organismo, con anticorpi che fronteggiano i germi: così nasce la violenza. I soldati adempiono al loro dovere primario di amare Dio e la Patria che si trova in pericolo. Non solo si può parlare di invasione di stranieri, ma anche di invasione di idee che mettono a repentaglio i valori fondamentali. Questo provoca una situazione di emergenza e, in queste circostanze, si può applicare il pensiero di san Tommaso d’Aquino, il quale insegna che in casi del genere l’amore per la Patria si equipara all’amore per Dio”.
Lui si difese sostenendo di non aver saputo, all'epoca, la verità. Strano, per uno che ha sempre occupato posizioni di grande rilievo e importanza strategica nella diplomazia vaticana.
Eppure c'è chi testimonia di averlo visto visitare i luoghi di tortura, non per liberare i prigionieri ma per studiare un modo "cristiano" per conciliare le torture e gli stupri delle prigioniere con la necessità di portare a termine le loro gravidanze. Per dare poi in affidamento i bambini agli stessi assassini delle loro madri. Purchè non andasse sprecata una vita.
Lo scrittore e pacifista cattolico Adolfo Perez Esquivél ha raccontato, in un intervista, che parlando con il cardinale del perchè non fece nulla per salvare i perseguitati lui si schermì: "Che vuole che faccia, non posso fare quello che i vescovi argentini non vogliono fare". Come se l'autorità di un vescovo non fosse inferiore a quella di un Papa eventualmente informato degli atroci crimini in corso nel paese sudamericano.

La denuncia dell'associazione delle Madri di Plaza de Mayo ovviamente cadde nel vuoto, avendo immediatamente il Vaticano brandito l'immunità del cardinale, l'arma infallibile grazie alla quale pedofili, fiancheggiatori di dittature sanguinarie e bancarottieri hanno sempre avuto il cristiano perdono pontificio e la possibilità di sfuggire alla giustizia degli uomini.

Ora che il cardinale Pio Laghi è morto, e non certo per il vezzo che chi muore è sempre una brava persona, la sua reputazione che, per pietà cristiana definiremmo chiacchierata, sta subendo un vero e proprio candeggio mediatico, con cancellazione di tutte le macchie più difficili.

Delle ombre di quando era nunzio in Argentina, dal 1974 al 1980, non ne parlano il Resto del Carlino, il Corriere e la Reuters, per il quale il cardinale Laghi diventa addirittura un"inviato di pace del Papa". L'esperienza argentina scompare, desaparecida.
La Repubblica si arrampica sugli specchi: "dal '76 all' '80 nunzio in Argentina (dove i suoi tentativi di mitigare la durezza della dittatura militare furono criticati fino all'accusa di connivenza con i sanguinari generali)".
La Stampa aggiunge il prelavaggio: giocava si a tennis ma con Bush padre. Spariscono invece le voléé e i serve and volley con il generale Massera, il criminale.

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nel messaggio di cordoglio, rende omaggio "alla sua passione per le grandi questioni internazionali". E nel centrodestra manca poco che lo vogliano santo subito.

Solo l'Unità e l'informazione alternativa raccontano i retroscena del soggiorno argentino del nunzio Laghi, già documentati in passato da decine di pubblicazioni su una delle pagine più buie del secolo appena trascorso. A chi conosce la storia del Sudamerica torturato dagli interessi delle multinazionali e dagli sgherri addestratati alla Escola de las Americas, il cardinale è sempre stato un personaggio di primo piano.
Le connivenze del Vaticano con le dittature fasciste non sono del resto una novità. Tutti ricordiamo la visita affettuosa di Karol Wojtyla al boia Pinochet e la durezza con la quale il Papa polacco ignorò le lacrime di Monsignor Romero, vescovo venuto in Vaticano in cerca di conforto ed aiuto per il suo popolo, invitato a non ribellarsi contro il regime di El Salvador e quindi martire assassinato da uno squadrone della morte, sull'altare.

Forse solo il Dio che Pio Laghi diceva di rappresentare in terra potrebbe conoscere la verità sul suo operato. Di fatto, la giustizia degli uomini è rimasta a bocca asciutta, essendocisi avvalsi del privilegio dei potenti di evitare il giudizio.
Ho l'impressione che la verità sarà sepolta e sigillata assieme al cadavere e, assieme a loro, anche la sete di giustizia di trentamila anime.



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martedì 11 novembre 2008

Offerta in sacrificio per voi

Esiste la non remota possibilità che i preti siano coloro che hanno il più fottuto timore della morte.

Lo constato ogni giorno. Ogni volta che c'è un morto da benedire, delegherebbero volentieri il compito a chiunque altro, perfino al diavolo con il rischio che se ne porti via l'anima, pur di non doversi confrontare con quella che è evidentemente una fobia.
Lo percepisci dal tono della voce, dalla loro reazione di fuga, dal disagio che esprimono nei confronti di chi li pone di fronte alla ineluttabilità della morte.

Un antico precetto della via del samurai dice: "Pensa un poco ogni giorno alla morte e non la temerai più".
I preti, abituati a celebrare funerali, dovrebbero guardare a Sorella Morte come ad un'amica che finalmente conduce i fratelli al cospetto di quel Dio che adorano, eppure rimangono inattaccabili dalla serenità che ti dà la frequentazione quotidiana della morte.
E' vero, quando celebrano la Messa di fronte ai parenti affranti ti parlano di gioia e del caro Filippuccio che ora è in braccio a Gesù ma una volta in sacrestia, tolti i paramenti e la maschera, riemerge la paura nei confronti di quel contenitore freddo ed ingombrante che temono non risorgerà affatto né tra tre giorni né mai ed anzi, andrà incontro ad effetti collaterali molto ma molto spiacevoli. Lazzaro non verrà fuori dal sepolcro.
Sembra quasi che la morte faccia vacillare in loro la Fede, soprattutto in quella miracolosa resurrezione che non si è voluto limitare al Dio come sommo privilegio ma estendere presuntuosamente a tutti i suoi figli. Li mette in crisi, quindi deve essere rimossa.

E' forse la tanatofobia che spinge i preti ad avere un'ossessiva attrazione per la vita, una perversione biofila.
Dico perversione perchè l'oggetto non è la Vita piena, vissuta, sana, lo splendore di Eros, il sesso. Per carità.
E' la vita purchessìa, a qualunque costo, anche quella senza gambe, braccia e sensi di Johnny e di tutti i disgraziati tormentati dalla malattia. La vita di sofferenza di coloro che vivono con il dolore fisico che li divora.
Quella alla quale i preti si aggrappano in special modo, considerandola di valore inestimabile, è la vita in coma, in quanto simula la morte senza che la vita venga dichiarata sconfitta e possiamo illuderci ancora che venga la resurrezione. Lazzaro che si sveglia e mangia la minestrina seduto sul letto.

Ecco perchè amano la vita senza la luce del pensiero e della volontà di quel corpo disconnesso dalla mente nel quale è prigioniera Eluana e con comprendono il dolore di un padre che è costretto a tenere la figlia nel limbo della non-vita. Per una tragica ironia poi, è proprio la scienza materialista ad aiutare i preti a tener in vita il simulacro delle loro angosce.

Dovremmo credere alla sincerità delle loro smorfie e grida isteriche in difesa della Vita e contro quella che chiamano eugenetica, quando nella Germania nazista furono eliminati, ancora in tempo di pace e ben prima che iniziasse la Soluzione Finale, migliaia di bambini malati, deformi, minorati e malati di mente che non volevano di certo morire, senza che qualcosa di più che un alito di sdegno si alzasse dal Vaticano di Piododici? Oltretutto vogliono farlo santo. Il problema dell'inferno è che non ci sarà mai abbastanza posto per gli ipocriti.

Alla fine di questa tragica storia, vedrete se non sarà così, solo la morte avrà avuto pietà della povera Eluana.


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mercoledì 25 giugno 2008

La balla della Magliana

Diffidate dei supertestimoni estivi. Specialmente di quelli che riaprono vecchi casi irrisolti ribadendo cose note e stranote e non aggiungendo alcunchè di nuovo ma facendo risuonare le grancasse dei media.

Si fa presto a trovare del marcio, o del Marcinkus, in quell'epoca a cavallo tra i Settanta e gli Ottanta quando l'Italia era in balìa di una simpatica congrega di massoni coperti, banditi della Magliana, servizietti più o meno segreti, camorra, mafia, affaristi senza rete e gerarchi vaticani votati più al dio denaro che a quello con il triangolo in testa. Tutti assieme appassionatamente per costruire l'Italia del futuro, ovvero codesta odierna cloaca.
Non c'è bisogno di supertestimoni e pupe del gangster in vena di nostalgie, basta riandare con la memoria alla storia di quell'epoca e stare attenti a non lasciarsi sopraffare dagli effluvi che emanano dai sepolcri dissigillati.

La signora che ci ha deliziato l'altra sera su tg, giornali e "Chi la visto?" con le nuove sconvolgenti rivelazioni sul caso di Emanuela Orlandi, non convince. Non perchè ha rivelato che a casa Andreotti c'erano mobili antichi e non soluzioni Ikea e neanche quando ha pasticciato con le date, sbarellando di dieci anni abbondanti tra il sequestro di Emanuela e la scomparsa di un bambino, figlio di un "infame" della banda della Magliana. Finito anche lui nella stessa betoniera.
La ex-pupa non convince perchè i suoi racconti saranno pure veri ma sono ricoperti da un pesante strato di millantato credito. A me ha colpito quando ha raccontato che il suo amante le diede cento milioni da spendere in shopping "e guai a te se torni a casa con sole centomila lire". Sarà vero ma puzza di falso lontano un miglio. Le confabulazioni hanno un odore inconfondibile.

Tirare in ballo Marcinkus per il caso Orlandi è troppo facile. Come dare la colpa a Joker di un delitto avvenuto a Gotham City.
Pensate veramente che un alto prelato con il vizio delle ragazzine andrebbe a pasturare a cento metri da casa, in piena media borghesia, con l'abbondanza di disperate senza famiglia che abbondano nei bassifondi? Le ragazze scomparvero perchè molto probabilmente qualcuno volle mandare un messaggio oltretevere. Colpire al cuore lo stato vaticano mirando ad uno dei suoi cittadini con una tecnica mafiosa vecchia come il mondo: la lupara bianca, la sparizione nel nulla.

Perchè allora questa uscita della testimone a venticinque anni di distanza?
Come hanno scritto i giornali romani, nell'auto che una mesata fa ha investito e ucciso due fidanzati a Via Nomentana, c'era la figlia della signora Minardi. Aveva appena avuto un litigio con il suo uomo e da lì poi era scaturita la folle corsa che aveva causato il tragico incidente. Chissà, andare a sbattere vecchi tappeti polverosi su fatti recenti potrebbe essere una tattica. In cambio di un'alleggerimento della posizione di mia figlia io mi faccio tornare la memoria.
Se però voi foste a conoscenza della verità sui misteri d'Italia, e che misteri, li raccontereste ad un PM qualsiasi? E offrendovi in pasto alla stampa ed al massimo di pubblicità, senza timore di finire in uno dei piloni dell'alta velocità a causa delle cose rivelate? Poco credibile.

La cosa veramente sorprendente di questa faccenda a cavallo tra passato e presente, rimane il fatto che Enrico De Pedis, il boss della Magliana amante della Minardi, sia stato sepolto in territorio vaticano nella basilica di Sant'Apollinare, con un privilegio non certo consentito normalmente ad un bandito. Un'anomalia pura che sa di ricompensa per chissà quali favori.
Oggi ho visto intervistare il responsabile della basilica (Opus Dei) che è sbiancato e ha cominciato a balbettare quando gli hanno chiesto se avrebbe avuto niente in contrario a riaprire la tomba di De Pedis. Cosa della quale si comincia a parlare insistentemente da parte degli inquirenti.

Già, anch'io ho avuto questo pensiero. Ci sono documenti che devono assolutamente sparire. Nascondiamoli dentro una tomba. O ancor meglio dentro un cadavere.
C'è materiale per due o tre libri di Dan Brown. La fantasia non manca. Quello di cui si avrebbe bisogno piuttosto è chiarezza e la verità sulla fine di due ragazze, uscite di casa un pomeriggio e ... puf!, sparite nel nulla.


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mercoledì 31 ottobre 2007

Il manuale del perfetto farmacista cattolico

Una decina di giorni fa il santopadre ha condannato severamente la precarietà nel lavoro, oggi ha detto che le tasse bisogna pagarle anche se obtorto collo. Nel mezzo c'è stata la sortita sui farmacisti e l'obiezione di coscienza. A suo modo anche il Papa ha scoperto il fascino del panino.
Due colpi al cerchio, su argomenti in fondo condivisibili anche dai laici e uno alla botte del fondamentalismo cattolico.

Vediamo allora come possiamo aiutare i farmacisti devoti ad espletare la loro funzione al meglio.

La grande preoccupazione del santopadre neocerchiobottista non è certamente il costo delle scarpine Chicco, superiore alle sue Prada, e vendute in farmacia assieme a pappe, clisteri, giocattoli, guanciali superergonomici, alimenti per celiaci miliardari, pomate emorroidarie, integratori, fiori di Bach e creme antirughe, è la tutela della vita e la lotta all'eutanasia.

E' noto a chiunque abbia masticato in vita sua un po' di medicina e biologia per trascorsi universitari, che la morte può essere procurata anche utilizzando farmaci apparentemente innocui, senza ricorrere ai kit della dolce morte. E' il principio dell'overdose, in molti casi fatale.
Un farmaco stimolante la tiroide come il Proloid può indurre arresto cardiaco in un soggetto ipertiroideo; la digitalis purpurea in dosi eccessive è mortale, una pera di insulina può indurre il coma e financo la morte. Non parliamo di anestetici potenti come i barbiturici, che anche se poco usati ormai rimangono prescritti per l'epilessia. Un bravo farmacista devoto dovrebbe eliminare questi farmaci dai suoi scaffali, per coerenza.

La necessità della tutela della vita mette automaticamente all'indice e candida al rogo i seguenti prodotti, da banco o meno: gondoni, guanti e Durex di ogni tipo; pillole anticoncezionali ad alto e basso dosaggio, comprese quelle che servono ad estirpare nell'era moderna il fenomeno della ragazzina barbuta. Attenzione però, anche una innocente peretta di gomma, se unita a sostanze opportunamente preparate artiginalmente, come il normale sapone da bucato, può servire a procurare l'aborto. Via anche quella quindi e gli stitici si arrangino.
Rimanendo in tema parti basse, che dire della pillola del demonio, il Viagra e della sua variante, il Cialis? Via, al macero, è il Signore in persona che vi espelle!

Anche il dolore dev'essere sopportato eroicamente dal buon cristiano. Via il Buscopan, il Moment con e senza ackht, la Cibalgina, l'Antispasmina colica, la preparazione H e il Toradol. Dolori mestruali, coliche renali ed epatiche, ascessi, pulpiti e trigemini, nervi sciatici, emorroidi a grappolo e colpi della strega, siate benedetti perchè ci ricordate la magnanima esistenza dell'ultraterreno.

Il buon cristiano deve praticare la modestia, quindi via i cosmetici, le creme depilatorie, gli anticellulite, le siringhe di botox; via dagli scaffali anche i costosissimi e i prodotti omeopatici, gli estratti di echinacea, la pappa reale e gli ayurveda. Roba da stregoni pagani.

Cosa rimane da vendere al timorato farmacista di Dio, per non dispiacere al suo Papa, ora che si è liberato di tutta la paccottiglia demoniaca? Forse l'aspirina, la soluzione Schoum, la tintura di iodio, i cerotti (non quelli per le vesciche perchè bisogna soffrire) e un'erba cattolicissima come l'iperico, nota per contrastare il potere anticoncezionale della "pillola". Non per niente si chiama anche erba di S. Giovanni.

giovedì 6 settembre 2007

Santa Evita

Ho parlato di una donna e santa discussa, Madre Teresa e continuo, senza tema di polemiche, con un’altra donna, ancora più discussa, Evita, per la quale da anni giace in Vaticano la pratica di beatificazione.

Se facciamo una breve ricerca nella memoria, alla parola Evita ci possono venire in mente l’Argentina, Madonna, il fascista Peron, i descamisados, l’oro dei nazisti, le pellicce e i gioielli ma anche il non risparmiarsi per aiutare i poveri, la malattia e la morte tragica ad appena trentatre anni - gli anni di Cristo, per un cancro all’utero.

Ho letto l’anno scorso la biografia che ha dedicato ad Evita una scrittrice argentina, Alicia Dujovne. Leggendola sono rimasta intrigata, come la sua autrice, dalla camaleontica personalità di questa donna, il cui mistero rimarrà forse mai svelato, mummificato come i suoi resti mortali.
Angelo o demonio? Mostro di fascinazione al servizio del male o angelo vendicatore dell’ingiustizia sociale celato nei panni della puttana santa?
Ha usato Peron fino all’ultimo per i suoi scopi filantropici o è stata il più fenomenale strumento di marketing vivente che una dittatura abbia mai avuto? Credeva veramente che sarebbe stato possibile far cooperare capitale e lavoro o era solo un’illusa?
Era stata scolpita in un unico blocco di contraddizione. Femminista e paladina delle donne ma devota a Peron fino al fanatismo ed alla sottomissione. Anticomunista ma più concretamente vicina al popolo di tanti compagni. Difficile darne un giudizio definitivo positivo o negativo.
Era amata, idolatrata dal suo popolo come nessun’altra regina o donna politica al mondo, su questo non vi sono dubbi.

Eva Duarte era nata povera, bastarda nel modo peggiore perché figlia di un ricco che si era preso un’amante dal gradino più basso della società. Fece tutti i mestieri, compreso forse quello più antico del mondo, per risalire i gradini e giungere fino a quello più alto, quello di moglie del presidente, che nel Sudamerica di allora era un po’ come essere moglie di Dio. La sua mania per i gioielli e le pellicce derivavano sicuramente da un insanabile complesso di inferiorità che lei però curiosamente razionalizzava con il desiderio di essere bella ed attraente per i suoi descamisados, i suoi sostenitori.
Adornata e luccicante come una madonna pellegrina, moglie di un fascista che vendette interi pallets di passaporti falsi per portare in salvo in Argentina i peggiori criminali nazi-fascisti, eppure riusciva ad incantare anche gli operai con le sue tirate contro l’imperialismo e gli sfruttatori. Non andava tanto per il sottile, soprattutto con chi la criticava, con i militari maschilisti che la odiavano e soprattutto con gli oligarchi, i ricchi. Lei che era sempre stata trattata come una puttana e forse, racconta la Dujovne, anche stuprata da ragazzi dell’alta società quando era giovane, ebbe la sua rivincita diventando, per il suo popolo, più pura della Madonna.

Per Evita il fine giustificava i mezzi. Negli ultimi anni della sua vita, dopo il viaggio in Europa, divenuta protettrice dei diseredati a tempo pieno, lavora giorno e notte per raccogliere fondi da destinare ai poveri. Raccoglie vestiti, scarpe, assegna borse di studio, regala personalmente macchine per cucire, consegna assegni cospicui, con le mani sempre inanellate di diamanti. Sono la sua debolezza. Dimentica di mangiare perché deve sfamare il suo popolo e si consuma finché il suo fisico non la divora dall’interno.
La sua agonia ha l’aura del martirio. Non ha le stigmate, Evita, ma non sarebbero stonate sulle sue bianche mani.
E’ in questa parte della sua vita soprattutto che Evita si comporta come una santa. Della santa ha anche tutte le contraddizioni, quelle che la facevano civettare con uno dei peggiori assassini della storia, Ante Pavelic. Il fine giustifica i mezzi?

Si è parlato molto del viaggio che Evita fece in Europa nel 1947, dicevo. Si sa poco o nulla dei colloqui che ebbe con varie personalità, compreso l’ex re d’Italia in esilio, Umberto.
Quando venne in Italia la trattarono da puttana fascista e il Papa la congedò frettolosamente con un rosario e una benedizione. Si sa di certo che aprì alcuni conti a suo nome e a nome del fratello in Svizzera, oltre probabilmente a trasferire in conti sicuri i tesori dei nazisti transfughi in Argentina grazie all’O.D.E.S.S.A. e all’occhio accecato dal furore anticomunista di Vaticano e Stati Uniti.
Dopo la morte prematura di Evita, Juan Peron chiese di entrare in possesso dell’eredità della moglie ma si trovò di fronte ad un imprevisto contrattempo. La banca svizzera, per completare la pratica di successione, fece richiesta del certificato di nascita di Eva Duarte. Cosa che Peron non fu in grado di produrre.
Prima di morire Evita, ancora angustiata dal vecchio complesso di inferiorità e a causa di una tipica civetteria femminile, quella di nascondere l’età, aveva chiesto a Juan di distruggere ogni traccia dei documenti che si riferivano alla sua nascita. Peron pare non sia mai riuscito quindi ad entrare in possesso del tesoro di Evita. Dopo dopo il fratello di Eva moriva in circostanze misteriose.

Attorno ad Evita sono fiorite le leggende, anche le più curiose e macabre, come quelle attorno alla sua mummia perduta per molti anni in giro per il mondo.
Una leggenda vuole che lei riuscisse, con quello stratagemma della distruzione del certificato di nascita, a sottrarre i fondi per donarli in segreto in eredità ai suoi poveri.
Un’altra dice che il suo male fu causato da una capsula radioattiva nascosta nella sua poltrona da servizi segreti stranieri che volevano eliminarla a causa del suo antimperialismo.

Pur ammantato di leggenda, anche il ricordo di Evita, grazie al tempo che tutto guarisce, sta diventando sempre più flebile. Forse non sarà mai fatta santa, e non a causa delle sue idee politiche ma per il suo libertinaggio giovanile, l'unica cosa che le gerarchie vaticane non perdonano.
Anche se santa non lo era, ne fece comunque una bella imitazione. Forse la sua più grande interpretazione di attrice mancata.

martedì 4 settembre 2007

In missione per conto del dio denaro

DIGLI DI SMETTERE DI BACIARMI!
Psicodramma Grottesco – ATTO UNICO

LE PERSONE DEL DRAMMA:
Madre Teresa
Povero malato di cancro terminale

La scena:
Una stanza spoglia tranne pochi miseri giacigli a terra, ma pulita, a Calcutta.
Poche comparse, uomini e bambini, distesi sulla nuda terra o sui giacigli, chi immobile, chi contorcendosi e lamentandosi.
Entra MADRE TERESA e prende la mano del POVERO MALATO, che rantola in preda ad atroci sofferenze

MADRE TERESA (in piedi, guardando il pubblico): stai soffrendo come Cristo sulla croce, sicuramente è Gesù che ti sta baciando.

POVERO MALATO: allora, per favore, digli di smettere di baciarmi!

Fine del dramma
Tratto dal libro pluricensurato di Christopher Hitchens "La Posizione della Missionaria" (1997).

Nel decimo anniversario della morte della prima "instant blessed" della storia della Chiesa, mentre Monsignor Romero sta ancora aspettando uno straccio di beatificazione dopo venticinque anni nonostante il martirio sull'altare, non si trova un misero secondo miracolo che porterebbe Madre Teresa alla promozione nella serie A dei santi ed è un guaio, perchè uno solo non basta.

Morta quasi all'unisono con la sua grande amica e wannabe santa Lady Diana, Madre Teresa di Calcutta, della quale oggi si rievocano solo i tormenti e i dubbi di credente, secondo alcuni non fu affatto una santa, o quanto meno, se raccolse milioni di dollari in offerte non li impiegò per migliorare le condizioni dei disgraziati che aveva in carico, visto che essi continuavano a cercare di non affogare nell'onda lunga di merda nella quale vivevano.
Questo mentre lei girava il mondo, rimaneva affascinata e affascinava a sua volta i potenti. Andava d'accordissimo con i grandi reazionari della shock economy prima maniera come Thatcher e Reagan ma non le faceva schifo nemmeno frequentare veri e propri dittatori impresentabili come quel Duvalier jr., aka Baby Doc di Haiti che ben ci ha raccontato il film "The Agronomist", o il feroce Menghistu in Etiopia, per citare solo alcune delle "relazioni pericolose" della beata.

Il libro di Hitchens è il più forte atto d'accusa contro questa missionaria e un getto di vetriolo in faccia all'ipocrisia della Chiesa.

Dalla recensione sul sito della casa editrice Minimum Fax:

"La Posizione della Missionaria descrive e documenta i seguenti fatti:
1) Madre Teresa ha accettato somme miliardarie dai tanti ingenuoni e marpioni, di ogni paese, che pensavano così di alleviare le pene dei più miseri e anche i propri sensi di colpa per la provenienza illecita del denaro. Non ha mai restituito un soldo delle somme donatele da truffatori condannati;
2) Non ha mai voluto usare questi soldi per migliorare le condizioni di vita dei degenti nei suoi centri, ha sempre professato infatti un disprezzo per le cose materiali, che però pagavano i poveracci in termini di disagio. Non ha neanche mai voluto investire i soldi per creare efficienti strutture ospedaliere e per acquistare moderni strumenti di diagnosi o cura;
3) Conseguentemente la suora e i suoi centri accoglienza non hanno mai curato nessuno. Per Madre Teresa di Calcutta la sofferenza (altrui) era un dono divino e pertanto riteneva di dover assistere, più che combattere, il trapasso dei suoi sventurati ospiti. Uomini, donne e bambini sono stati lasciati nell’incuria, (ma lei se li è curati i suoi malanni, ed in cliniche di lusso!)e segretamente battezzati in punto di morte;
4) Direi che è scontato menzionare il suo rifiuto bigotto della modernità, la sua assoluta contrarietà ad aborto, (storico l’appello alle donne violentate di Bosnia a tenere i figli della violenza subita). Ma anche qui con possibili eccezioni "pro domo sua": Condanna del divorzio, ma approvazione espressa di quello del’"amica" Diana; contraccezione come sacrilegio, ma sodalizio con l’Indira Gandhi delle sterilizzazioni forzate delle donne indiane".
Padre Pio almeno fece costruire un ospedale a San Giovanni Rotondo, lei invece preferiva tenere i suoi lebbrosi accatastati per terra perché la sofferenza era per lei un dono di Dio. Cosa ne facesse allora dei miliardi raccolti è un mistero che mi piacerebbe scoprire, assieme al senso che può avere una santità del genere: preservare la povertà come un valore invece di battersi per eliminare la peggiore piaga che affligge l'umanità.

In una delle ultime lettere, recentemente pubblicate, la suora scriveva: "Cerco Cristo ma non lo trovo".
Càpita, a guardare solo i soldi.

martedì 5 giugno 2007

La pedofilia è come la mafia, stessa omertà

Confesso che Santoro l’ho dormito, l’altra sera. Ho ascoltato solo la tesi difensiva iniziale di Fisichella (il monsignore, non il pilota), poi sono crollata sotto i sofismi, tutti quei puntini sulle i e la voce al pentothal di Michele.
Il colpo di grazia è stata la scritta in sovrimpressione che raccomandava di mettere a letto i bambini, come se gli spettatori non fossero in grado di decidere cosa far vedere ai loro figli e non si sapesse già da giorni quale fosse l’argomento della trasmissione, quei preti che hanno il viziaccio di violentare i bambini. Il vecchio paternalismo della RAI verso il popolo bue. Un tentativo molto democristiano di contenere il danno, cioè l’Informazione.

Ha risolto poi i dubbi la trasmissione? Si è capito se Ratzinger ha veramente cercato di fare come il suo gatto nella cassettina, occultare lo scandalo? Oppure l’ambiguità dei testi canonici ha fatto si che quei perfidi inglesi antipapisti ci inzuppassero il biscotto per chissà quali motivi?
A giudicare dalla reazione rabbiosa dei papaboys e al riflesso pavloviano della censura contro la trasmissione di Santoro che era subito scattato in loro, a qualcosa comunque la trasmissione è servita.
L’importante in questi casi è spezzare la congiura del silenzio, che se ne parli, come della mafia.

La pedofilia non è solo un perverso effetto collaterale di Internet o un fenomeno legato alle realtà degradate della società, è un fenomeno purtroppo all’80% familiare che, come la mafia, prospera nell’omertà.
La madre sa, vede, ma non parla. Per paura e “rispetto” del codice d’onore. Chi ha subìto in passato tace, non avverte i parenti del vizioso che si annida in famiglia e la faida si perpetua alle nuove generazioni.
Quando la vittima parla si percepisce il disagio del clan. L’infame ha parlato. Come osa? Sarà pazzo, sarà isterica, poverini. Il vecchio maiale muore impunito a cent’anni nel suo letto, venerato come un santo, oppure schiatta nell’orto come Don Vito Corleone, pianto da tutti, comprese le figlie che si è stuprato da piccole. Chi si ribella è fortunato che non sia più di moda la lobotomia prefrontale.

Se vogliamo che si spezzi la catena dell’omertà attorno alla pedofilia bisogna parlarne e mettere in guardia soprattutto i bambini. Insegnargli a mirare alle palle quando qualcuno cerca di toccarli in maniera impropria. Altro che mandarli a letto.

Smascherare la pedofilia dà fastidio perché essa è una delle facce dello sfruttamento complessivo del corpo e della mente del bambino, considerato la più insignificante delle merci nella società mercificata. Anche i piccoli senza infanzia che cuciono da schiavi le scarpe della Nike devono tacere e sopportare e mai denunciare i loro padroni sfruttatori. Come i soldatini arruolati nelle guerre dove l’arma più gentile è il machete. Oppure i tanti piccoli venduti ai laidi turisti del sesso. Tacere e sopportare perché una società globalmente mercificata e mafiosa “nun vo’ penzieri”.

giovedì 17 maggio 2007

Uomo e galantuomo

Legge sul conflitto di interessi. Strano ma vero, se ne parla. Timidamente e sottovoce, come delle turpitudini più vergognose, ma se ne parla.
Anche se vi scappa da ridere al pensiero di un governo di sinistra che riesca a togliere potere a Berlusconi, ricomponetevi e abbiate fiducia.

Gentiloni, con l’espressione un po’ così, ha detto che farà una buona legge. Del resto ha la strada spianata.
Fini è pronto a collaborare, se la legge escluderà Berlusconi e se riusciranno a trovargli il Pizzaballa che gli manca per completare la collezione dei calciatori 1968/69.
I cattolici di centrodestra chiederanno il perdono cristiano per Berlusconi e quelli di centrosinistra imporranno il cilicio per tutti ma cosa volete che sia.
Ho sentito il solito Diliberto dire che sarebbe necessaria anche l’ineleggibilità di chi detiene mezzi di telecomunicazione. Come negli Stati Uniti, ultimo baluardo dei comunismo al mondo. I soliti estremisti.
Di Pietro si, minaccia l’astensione ma è solo per rubare la scena a Mastella. A proposito, il guardasigilli è solo un galantuomo. A sinistra ce ne sono tanti, come dice Berlusconi.

Siamo proprio un paese straordinario. Dal Manzanarre al Reno, ormai si sarebbero tutti rotti gli zebedei di sentire uno che il giorno prima piange che gli rovinano le sue aziende e il giorno seguente spende cinquemila fantastiliardi per mettere ancora meglio i piedi nel servizio pubblico radiotelevisivo.
In Italia continuano a dargli credito, a lasciargli l’ultima parola nei telegiornali, a prenderlo sul serio e, quel che è peggio, a considerarlo uno statista. L’uomo della provvigione.
C’è anche gente che dice che se dà da mangiare ai 20.000 dipendenti di Mediaset ciò basta a farne un grand’uomo e a desiderare di votarlo ed essere dominati da lui, per non dire peggio. Chissà perchè mi viene in mente “Io ai miei cani do Pal”, vi ricordate?
Speriamo piuttosto che alle prossime elezioni non gli venga in mente di seguire le orme di Tania Dervaux, perché secondo i suoi standard non dovrebbero essere meno di 1.000.000. Meglio togliere davvero l’ICI.

Nonostante non abbia proprio nulla da temere (a parte l'eventuale vittoria alle prossime elezioni, dove noi chiederemo il riconteggio dei pompini), è sempre un piacere ascoltarlo gridare che vogliono rovinarlo, che sono comunisti e che le ultime elezioni le hanno taroccate di brutto i soliti “signori della sinistra”. Se un domani faranno un film su di lui ci vorrebbe De Niro. A sinistra sono solo chiacchiere e distintivo. Tranne Mastella.


OT. Sono contenta che sia venuto fuori dal cassetto, almeno in rete, con grande clamore il documentario su “Pedofilia e Vaticano” della BBC. Io ne avevo parlato tempo addietro. Povero Ratzi, ohi ohi, che male.

domenica 1 aprile 2007

Clerical divide do Brasil

A navigare sui siti della stampa internazionale si leggono a volte notizie che sfuggono ai media nostri che non stanno né in Cielo né in Terra, asserviti come sono al potere neocon-oniale.
Quando ho letto questo titolo, che recita:” Benedetto XVI non andrà in Brasile. Il Presidente Lula rompe le relazioni con il Vaticano” mi sono detta, ma questa non sarebbe una notizia da aprirci un telegiornale delle 20, al posto delle solite sbroccate del Banana?

Per fortuna, l’aver studiato il portoghese in gioventù mi ha permesso di leggere l’intero articolo, che narra non solo della sempre più probabile cancellazione del previsto viaggio papale in Brasile, ma anche del colpo del secolo che sta preparando il Presidente brasiliano Lula, tale da far impallidire le riforme progressiste di Zapatero in Spagna.
Un capitolo della legge denominata “Carta dei diritti personali e sessuali del cittadino brasiliano” all’interno del progetto Saude Sexual e Segurança in un botto liberalizzerà definitivamente divorzio (in soli sei mesi), aborto (anche per le minorenni), ricerca sulle cellule staminali (libertà assoluta), matrimonio omosessuale e adozione per le coppie gay in Brasile.
Tutto grazie ad un accordo super-segreto con i vescovi brasiliani aderenti alla Teologia della Liberazione che starebbero inoltre premendo sui colleghi degli altri episcopati e sugli altri governi sudamericani per estendere queste leggi a tutto il continente. Si parla già di un accordo fatto con Chavez, Bachelet e Kirchner.
Non solo, ma gli stessi teologi e i vescovi che appartengono al movimento “Per un ritorno a Cristo”, se il Vaticano dovesse reagire con una scomunica collettiva (che si vocifera imminente oltretevere), avrebbero già pronto uno scisma, che darebbe origine alla nuova Chiesa Cristiana Sudamericana staccata da Roma, con l’immediata eliminazione del celibato per preti e suore e con possibilità per loro di sposarsi e formare una famiglia, anche omosessuale e la donazione di tutti gli averi episcopali ai poveri.

In Vaticano in questi giorni vi è grande fermento, scrive il giornale “O Globo”. La nomina di una generale, Bagnasco, a capo della CEI non fa presagire nulla di buono e fa temere un tintinnar di sacre baionette. Bagnasco sarebbe stato incaricato in gran segreto di recuperare ad ogni costo un clamoroso dossier in mano ai vescovi sudamericani scismatici che se mai pubblicato farebbe crollare il Vaticano come le torri gemelle. Dossier che svelerebbe, secondo alcuni una volta per tutte, i legami inconfessabili tra una multinazionale segreta del crimine che gestirebbe la pedofilia internazionale, ambienti vaticani, servizi segreti occidentali e addirittura la famigerata organizzazione nazista ODESSA.

Altre voci, forse meno attendibili, parlano addirittura dell’esistenza di dossier personali esplosivi su Padre Georg ed il Papa in persona che si starebbe cercando disperatamente di recuperare, grazie anche all’interessamento della CIA, in codice rosso da molti giorni a causa di queste notizie. Secondo gli insiders alla Casa Bianca George Bush sarebbe molto preoccupato e Olmert avrebbe offerto al Vaticano l’aiuto disinteressato del Mossad.

Chi vivrà vedra, intanto i nostri tele e cinegiornali LUCE non ne parlano e continuano, secondo copione, a vomitare sciocchezze varie su diete, maltempo, foche monache in estinzione, dive in disintossicazione e altre tragedie della ricchezza.

venerdì 23 marzo 2007

Romero de America, santo del popolo

Il 24 marzo 1980, mentre sta dicendo messa e celebrando l’Eucaristia, monsignor Oscar Arnulfo Romero, l’arcivescovo di El Salvador divenuto il difensore dei diritti dei campesinos, viene ucciso da un colpo di fucile sparato da un uomo appartenente ad uno squadrone della morte agli ordini del maggiore Roberto d’Aubuisson, leader del partito di estrema destra ARENA.

Il percorso che conduce Romero al martirio è quello proprio dei santi, che in principio non immaginano nemmeno di poterlo diventare un giorno.
Di origini umili, è figlio di un telegrafista, da ragazzo lavora come garzone per un falegname. E’ un bravo ed umile seminarista e un prete molto tradizionalista. Anche quando si trasferirà nella capitale El Salvador come segretario della Conferenza episcopale salvadoregna rimarrà assolutamente fedele a Roma. Piace agli oligarchi perché si oppone alla nascente “teologia della liberazione” degli "eretici" Boff e Camara.
E’ un prete comodo che non si oppone e che obbedisce senza discutere. Da direttore del giornale diocesano Orientacion attacca il progressismo e tutti coloro che vogliono opporsi allo status quo. E' quasi un reazionario.

Nei feroci anni '70 sudamericani dell’Operazione Condor, la violenza in El Salvador diviene però spietata e selvaggia e colpisce soprattutto i campesinos, che chiedono sempre più ad alta voce giustizia. Il 5 marzo del 1977 Romero è nominato arcivescovo di San Salvador. Lo stesso giorno l’esercito spara su cinquantamila persone riunite in piazza per protestare contro dei brogli elettorali. Un centinaio di persone che si erano rifugiate nella chiesa del Rosario muoiono soffocate dai lacrimogeni lanciati dai militari.

La sempre più frequente vicinanza al lutto, alle tragedie e al dolore dei suoi fratelli scava nell’animo di monsignore, che piano piano, come un Don Abbondio che conquista il coraggio che non si sarebbe mai potuto dare, accetta di mettere in discussione le proprie certezze e di cambiare la propria visione del mondo.
Il punto di non ritorno è l’assassinio del padre gesuita Rutilio Grande, suo amico e parroco di Aguilares, centro agricolo poverissimo. Davanti al cadavere di Padre Rutilio, come un cieco che improvvisamente riacquista la vista, Romero vede in tutta la loro crudezza l’ingiustizia, l’oppressione dei poveri, la violenza sui corpi e sulle menti, le torture e i morti. La luce fa male, e lui non può più tacere nè soffocare il proprio dolore empatico.

Nei tre anni che lo separano dall’appuntamento con una morte preannunciata in vari modi, tanto che una volta dirà: “Se mi uccidono risorgerò nel popolo salvadoregno”, denuncia le torture e gli omicidi, parla alla radio, sostiene attivamente l’opera di Marianella Garcìa Villa, l’avvocato che raccoglie tutte le denunce contro la violazione dei diritti umani. Conforterà Marianella dopo la brutale violenza che i militari le faranno subire.
Va perfino a Roma con un corposo dossier sui crimini contro l’umanità nel suo paese a chiedere al Papa aiuto e comprensione. Ne riceverà solo un paternale rimbrotto: "Lei, signor arcivescovo deve sforzarsi di avere una relazione migliore con il governo del suo paese…" e un freddo invito a non opporsi alla lotta contro la sovversione.
Il santo subito negherà al vero santo, ma mai riconosciuto tale, l’aiuto per il suo popolo disperato.
Non solo, ma quando verrà pubblicato il cosiddetto terzo segreto di Fatima, il Papa polacco ruberà la scena e vorrà vedere se stesso nel vescovo vestito di bianco che cade sotto i colpi dei soldati ai piedi della croce e non piuttosto il monsignore sudamericano, morto veramente da martire sull’altare, con il proprio sangue che si mescola nel calice a quello di Cristo.

Il giorno prima di essere assassinato, domenica 23 marzo, nell’ultima omelia diffusa per radio, Romero aveva detto: “Durante la settimana, mentre vado raccogliendo le grida del popolo, il dolore per così grandi delitti, la ignominia di tanta violenza, chiedo al Signore che mi dia la parola opportuna per consolare, denunziare, chiamare a pentimento (…). Desidero fare un appello speciale agli uomini dell’esercito e in concreto alla base della guardia nazionale, della polizia, delle caserme. (…) In nome di Dio, in nome di questo popolo sofferente, i cui lamenti salgono al cielo ogni giorno più tumultuosi, vi supplico, vi chiedo, vi ordino, in nome di Dio: cessi la repressione!”.

Il martirio di monsignor Romero nasce dal suo essersi ribellato all’ordine costituito sia clericale, le gerarchie vaticane, sia secolare, incarnato dal potere dittatoriale allevato e nutrito a pane ed anticomunismo dalla School of the Americas di Fort Benning, USA. Quel potere oligarchico e fascista che doveva a tutti i costi impedire che i popoli sudamericani si emancipassero dalla situazione di sfruttamento e asservimento feudale nel quale avevano sempre vissuto. Un potere a parole difensore dei valori cristiani ma tanto sprezzante nei confronti di Cristo da arrivare a sparare ai preti sull’altare.

Da quell’ultima messa sono trascorsi ventisette anni, durante i quali sono stati nominati 456 santi e 1288 beati ma non Monsignor Romero, non abbastanza santo per un Vaticano timoroso di riconoscere un vero martire dell'anticomunismo.
D’Aubuisson, prima di morire di cancro, impunito per i suoi crimini, nel 1984 ricevette a Washington un’onorificenza da parte di alcune organizzazioni conservatrici per il suo “contributo alla lotta contro il comunismo e per la libertà”.

Qui di seguito due estratti video da una puntata di "La storia siamo noi":
L'ultima omelia e L'assassinio di Monsignor Romero


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domenica 28 gennaio 2007

La scoperta dell'acqua santa

Anatema da parte dell’organo della Santa Sede e sconcerto in alcuni blog dal busto troppo stretto per l’ennesima inchiesta dell’Espresso, questa volta sulle opinioni dei preti raccolte da un giornalista in incognito nei confessionali d’Italia.
Cosa ha scoperto di tanto sconvolgente Riccardo Bocca? L’acqua calda, e santa, ovvero che di fronte alla confessione del peccato, soprattutto sessuale, un prete non è detto che segua pedissequamente le direttive delle gerarchie biancogialle ma più spesso forse la sua umana e cristiana coscienza.

E’ una cosa che ho constatato anche di persona un paio di anni fa quando, sentendo un gran bisogno di Dio, trovai un simpatico frate con il quale cominciai a parlare e la conversazione divenne in pratica una confessione. Certo, quando venne a sapere che la pecorella smarrita conviveva con il suo compagno scosse la testa e disse che dovevo fare di tutto per arrivare a santificare la relazione nel matrimonio, ma poi mi diede l’assoluzione dai miei peccati e perfino la comunione, nella chiesa deserta. Una cosa tra me, lui e Dio. Qualche tempo dopo tornai in Chiesa, un’altra. Il parroco mi stette ad ascoltare ma all’annuncio del fatto della convivenza si fece cupo in volto e mi disse che assolutamente non poteva darmi l’assoluzione. Praticamente quasi mi cacciò dal confessionale. “Un frate l’altro giorno mi ha dato l’assoluzione e la comunione”, protestai, “Allora figliola, quello che ti consiglio è di tornare da quel frate”.

Capita l’antifona? Non c’è assolutamente uniformità di comportamento all’interno della Chiesa (altro che centrosinistra). C’è prete e prete, c’è Ponzio Pilato e Torquemada, c’è Ruini e c’è Don Gallo, gli ottusi burocrati e quelli che “se Cristo ha perdonato l’adultera…”
Tutto ciò è normale e risaputo ma, come nel caso della pedofilia, per il Vaticano lo scandalo non è lo scoprire che alcuni preti molestano i bambini, ma che qualcuno lo denunci.

E’ molto interessante e istruttivo che, grazie a quest’inchiesta, si rimarchino le divisioni all’interno della Chiesa sugli argomenti sui quali si scannano in questi giorni anche i politici: PACS, unioni omosessuali ed eutanasia. Se permettete è bello sapere che il sacerdote può essere indulgente anche con l’anonimo peccatore di provincia oltre che con il fantastiliardario pluridivorziato-risposato al quale si concede pubblicamente l’ostia in barba alla dottrina. La discussione potrebbe servire molto alla Chiesa per fare chiarezza al suo interno.
Invece si urla al sacrilegio e al “come si sono permessi” e il bello è che si scandalizzano non soltanto le gerarchie vaticane ma anche i ben pensanti e ben scriventi, a leggere diversi commenti nei blogs.

Non vorrei che questo fosse un brutto segno dei tempi. Non sarà la disabitudine al giornalismo di inchiesta? I troppi anni di “Porta a Porta” alle spalle? I servizi da Londra di Masotti? I primi effetti della contaminazione da gossip impoverito che ogni giorno ci propinano giornali e tv?

Forse alcuni sono troppo giovani per ricordarlo, ma di queste inchieste una volta “L’Espresso” ne faceva una alla settimana e di ben più toste.
Il giornalismo è questo, purtroppo, non il TG5 di Carlo Rossella O’Hara che è uguale al TG1 e al TG2, dove cambiano solo le scrivanie e gli orari ma il pastone è sempre quello.
Non ci siamo più abituati e non ne faccio una colpa a nessuno, ma i veri giornalisti non sono quelli con il giubbotto antiproiettile e antivergogna, embedded nel senso che si infilano (metaforicamente, ci mancherebbe altro) nel letto di chi li paga, ma quelli che per capire bene l’argomento e il fenomeno devono infiltrarsi, fare opera di investigazione, e tanto più quanto il materiale è scottante e bisogna quindi ricorrere a questi mezzi per parlarne e farne parlare. Insomma sono quelli che danno, con rispetto parlando, le notizie.

Tanti anni fa in Germania, ben prima di Fabrizio Gatti, Gunter Wallraff si fece crescere dei bei baffoni alla turca, assunse una falsa identità da immigrato e si fece assoldare da una grande casa farmaceutica che cercava clandestinamente cavie umane sulle quali testare i nuovi farmaci. Quella, ed altre esperienze da lui vissute in incognito diventarono il libro “Faccia da Turco”, ancora oggi una delle testimonianza più vive e inquietanti sul dramma dell’immigrazione oltre che un classico del giornalismo di inchiesta imitato da allora in tutto il mondo.
Non meravigliatevi per favore, ragazzi, se esiste ancora un giornalismo che fa riflettere. Lo so, sulle prime è amaro da mandar giù, ma poi ci fa guarire.

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