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mercoledì 25 maggio 2011

Strauss-Kahn tornava dalla guerra


In un mondo abituato al fatto che i ricchi e potenti escono quasi sempre impuniti dalle loro malefatte, sentire che un mega pezzo grosso del Fondo Monetario Internazionale, politico socialista francese e candidato alle prossime elezioni presidenziali come rivale del nanerottolo Sarkozy, viene incriminato ed arrestato per stupro negli Stati Uniti, con tanto di pagamento di cauzione milionaria ed imposizione del braccialetto elettronico, fa un certo effetto.
Siamo talmente disabituati allo svolgersi del normale corso della giustizia se essa riguarda i potenti che, in casi come questi, scatta in automatico il meccanismo del "non è possibile, lo avranno incastrato".
In effetti la storia, che presenta diversi punti controversi e fin troppo evidenti e sottolineati, è spiegabile in due soli modi possibili. O Dominique Strauss-Kahn è un vecchio satiro in preda alla sindrome del "o famo strano" e ormai per eccitarsi è costretto a ricorrere al fattore rischio ambientale, per esempio "voglio provare se mi riesce di stuprare la cameriera, una qualunque, di questo cazzo di hotel e farla franca" (la chiameremo la Sindrome del Cittadino al di sopra di ogni sospetto"), oppure effettivamente gli hanno teso un tranello in puro stile Lewinski.

La logica direbbe che un personaggio senza problemi di soldi come Strauss-Kahn che si sente solo a New York in un grande albergo, un eufemismo per dire che ha voglia di trombare, che fa? Ciapa la cornetta dell'interfono, chiama Pierre il portiere e si fa recapitare in stanza un po' di compagnia. Roba fine, escort che si abbinano perfettamente a stanze da 3000 dollari per notte e che, volendo, per una cifra appena inferiore fanno di tutto, dal caro vecchio dai e vai in tutte le varianti fino al prenderti a cinghiate menando come fabbri.
Oppure, sempre in quel contesto, il cliente in piena fregola, se vuole un po' di brivido in più, esce e ne carica una dalla strada, come un Prof. Cagnato qualsiasi.

Invece Strauss-Kahn che fa, secondo la ricostruzione fatta dai giornali? All'ora in cui le stanze dovrebbero essere vuote e a disposizione delle donne delle pulizie, si nasconde ignudo nel bagno e, quando sente arrivare ciabattando la cameriera con il carrello delle scope, balza fuori dal nascondiglio sguainando il pesante spadone e aggredisce la malcapitata, che è di colore e musulmana (!) e la costringe ad un rapporto orale che, stranamente, negli Stati Uniti, patria di Gola Profonda, è un reato federale in molti stati. Stupro e sodomia, roba pesa per la legge americana. Carriera politica fottuta, r.i.p. Monsieur Strauss-Kahn.

E la vittima? Invece di approfittare della ghiotta ed unica occasione di staccarlo con un morso ad un vampiro della finanza mondiale e sputarlo nella ciotola del cane, la cameriera subisce e resiste pure alla corruzione compensatoria. Pare infatti che il tizio abbia provato ad innescare il "ma lo sai chi sono io" ma lei niente, una roccia. Niente cinquemila lire come prezzo di favor per smacchiarsi almeno l'abito in tintoria. A meno che il vecchiaccio non fosse pure tirchio.  La ragazza fugge ed immediatamente denuncia il porcone francese che finisce delle braccia di Zio Sam e dell'F.B.I., altro che Boccassini e Procura di Milano.

Insomma, il pezzo grosso, prendendo per autentica la versione dei fatti raccontata dai media, avrebbe agito come un povero demente da film di Pierino.  Si sa che certi uomini, soprattutto ad una certa età, rinfanciulliscono regredendo ad una sessualità pregenitale ma la cosa appare strana comunque. 
Tra l'altro, se nessuno ha ancora notato la sottigliezza delle straordinarie coincidenze di questa afffabulazione lo faccio adesso, Strauss-Kahn si comporta come l'ebreo mitologico della più infima propaganda nazista, il satiro che attenta alla virtù delle ragazze, costringendole a rapporti contronatura.
Sono dettagli come questi che fanno sospettare che in un racconto ci sia lo zampino della macchinazione e della propaganda.
Un po' come Gheddafi che dà il Viagra alle truppe in libera uscita per stupro e li arringa con le stesse frasi e medesime parole di quelle pronunciate dai capi dei goumiers francesi che compirono le marocchinate nel Lazio dopo Monte Cassino. Frasi che si è dimostrato non essere mai state pronunciate veramente ma che vengono regolarmente attribuite a tutti i capi delle truppe stupratrici in tutte le guerre del mondo in ogni tempo. Propaganda di guerra che mescola fatti veri a leggende per intorbidire le acque ed alimentare il caos. 

Forse è questo l'elemento di maggior disturbo della storia del banchiere inquisito per stupro, se si tratta di una macchinazione. L'utilizzo cinico e sulla pelle delle donne di un reato particolarmente odioso, il quale però fa scattare sempre il dubbio che sia avvenuto veramente e quindi di presta a questo tipo di guerre per bande condotte per motivi economici. 
In questo caso conosciamo a malapena il nome della vittima ma si sono preoccupati di raccontarci che si tratta di una trentaduenne vedova, di colore, musulmana molto devota e non particolarmente attraente, addirittura, si sospetta, sieropositiva. Come dire, sei troppo brutta e sfigata perché ti possano aver stuprata, però lui l'ha fatto. Non che se fosse stata carina sarebbe stato diverso. In quel caso avrebbero detto che l'aveva provocato e che se l'era cercata e che, magari, dopo esserci stata, si era vendicata per la parcella poco sostanziosa.

Nel caso che Strauss-Kahn, invece di fottere, sia stato fottuto, c'è persino chi ha individuato il possibile movente. In febbraio, il capo dell' FMI aveva parlato a Washington ad un convegno, auspicando l'abbandono del dollaro come divisa d'elezione degli scambi finanziari ed economici mondiali, in favore di una moneta globale. Forse l'euro? 
Ah, ecco, si dice, gli americani se la sono presa e gli hanno teso un tranello da manuale.
Vero o falso, avvenuto o meno lo stupro, l'avvertimento mafioso è arrivato. Rimarrà sempre il dubbio ed è questo ciò che conta. 

giovedì 24 febbraio 2011

Chi ha incastrato Gianfranco Fini?


Vista la difficoltà nel portare a piena maturazione il progetto "Futuro e Libertà", con un Fini che sembra dover affrontare  un percorso più arduo di un Mortirolo scalato su una bicicletta dalle ruote sgonfie, non riesco a togliermi dalla mente un sospetto.
Ripensando al fuori onda delle bombe atomiche, risalente all'estate scorsa,  non sarà che qualcuno ha giocato un brutto tiro a Gianfranco Fini, facendogli credere che qualcun'altro fosse finalmente pronto a parlare e che di conseguenza Berlusconi  avesse le orge contate per questioni penali ben più gravi di una concussione per coprire il reato compiuto con la minorenne e quindi la transizione di leadership al governo fosse questione imminente?

Questo qualcuno potrebbe essersi presentato come amico fidato e volonteroso sponsor della nascita di una destra nuova, moderna e finalmente presentabile in Italia, avrebbe fatto uscire allo scoperto Fini rassicurandolo dell'appoggio di amici importanti, quelli che contano e fanno muovere ogni foglia,  ma poi, al dunque, lo avrebbe lasciato in balìa delle banderuole arruolate nella nuova formazione (possibili infiltrati, figuranti e comparse con l'ordine di tirarsi fuori al momento giusto) e di una stampa goebbelsiana asservita al padrone, in grado di fabbricare scandali dalla consistenza dello zucchero filato ma pesanti come il piombo sulle varie case di Montecarlo.

E' ovvio che una nuova destra al posto di quella da casino di Berlusconi non è solo Gianfranco Fini ma tante persone che devono mettersi insieme anche nella società civile per costruirla o tirarla fuori dai nascondigli, ma in una realtà schiava dell'immagine come la nostra, un leader, un punto di riferimento, ci vuole. Ecco perché i mestatori all'opera ci tengono tanto a distruggere la leadership di Fini.
In fondo, dimostrare a reti e giornali unificati che Fini è un leader dai piedi d'argilla, che non ha abbastanza polso, come quei professori che non riescono a tenere tranquilla la classe e che si fanno disegnare i pupazzetti sulla schiena  dai ragazzini, sarebbe il metodo perfetto per "far fuori" l'unico uomo politico in grado di sostituire  Berlusconi alla guida del centrodestra per sempre e senza farlo rimpiangere. Almeno in un paese normale.

Perché ho questo sospetto del tranello giocato a Gianfranco? Perché questi amici importanti, spesso, alle destre moderne e democratiche ed alle transizioni morbide all'insegna della tutela ed al ristabilimento della legalità, dopo le peggiori dittature o pseudo tali, comprese queste nuove versioni oligarchico-mafiose, preferiscono altro. Magari una più comoda, per loro, continuità con il passato.
Li avete sentiti, del resto. "Berlusconi è un pagliaccio ma non abbiamo mai avuto tanti vantaggi come con lui al governo." Direbbe Totò: "Berlusconi è come la serva, serve". Una serva imperiale.

martedì 26 maggio 2009

Pedopornocrazia

"Dunque, dice Noemi che Berlusconi la chiama al telefono. Proprio lui, direttamente. Nessuna segretaria. Nessun centralino. Lui, direttamente. Era pomeriggio, le cinque o le sei del pomeriggio, Noemi stava studiando. Berlusconi le dice che ha visto le foto; le dice che è stato colpito dal suo "viso angelico", dalla sua "purezza"; le dice che deve conservarsi così com'è, "pura". (Dall'intervista all'ex fidanzatino.)

Gli ex sono sempre pericolosi. Sono quelli che ti sputtanano senza alcuna pietà sulla neogogna YouTube, non perdonandoti qualche debolezza, diversi bicchieri e molti freni inibitori caduti ai tempi della passione e lasciati imprudentemente su videocassetta, telefonino o lettera.
Chi spiattella i fatti privatissimi delle/degli ex è sempre mosso da rancore e, in questo caso particolare, magari da un desiderio inconscio di rubare la scena.

L'ex di Noemi, dopo l'intervista, si è subito beccato una sfilza di querele da personcine armate di avvocati taglienti come rasoi e quindi, a meno di non trovarci di fronte ad un incosciente, ad un amante degli sport estremi o ad una specie di kamikaze proletario lanciato a bomba contro l'ingiustizia, qualcosa di vero ci deve essere nella sua storia. Se non altro il dispiacere di essere stato nascosto sotto il tappeto come un mucchietto di monnezza, o presentato come innocuo "cugino", appena la rampantissima fidanzatina, sedotta dalla gabbia dorata e dalle collanine di brillantini, ha annusato il profumo dei soldi, del successo e di un mondo quasi irreale attraverso questa "amicizia" con il presidente del consiglio.
Povero ragazzo, lo capisco. Chiamare "cugino" uno che fino a cinque minuti prima era il tuo "porcellino" sulla letterina d'amore è un atteggiamento da puttanella, non da "pura siccome un angelo". Poi puoi essere pure vergine (attenti padri a giurare sull'illibatezza delle figlie che di illibatezze ve ne sono di molte specie) ma puttanella rimani.

Gino racconta. Oltre alle famose feste e cene di rappresentanza delle quali abbiamo già saputo e visto, alle quali Noemi (minorenne) risulta presente non si sa bene in veste di che cosa, e noi speriamo veronicamente "perchè era sua figlia", lui parla dell'invito per una vacanza in Sardegna nella villa del premier, assieme ad altre trenta, quaranta ragazze. Senza cugino, ovviamente.
Niente di nuovo. C'è, in quell'invito, tutta la mentalità da harem miliardario di Hugh Hefner e dell'allevamento intensivo di conigliette di Playboy. Sembra di vederle, le ninfette sculettanti per i giardini. Spettacolo compassionevole per satiri ormai solo necessariamente contemplativi o qualcos'altro?
L'offerta di "vergini al drago", concetto espresso da Veronica Lario, è insinuazione troppo inquietante per essere lasciata cadere come semplice battuta. Di che tipo di offerta si tratta? L'interessato, ovverosia il drago, lo spieghi.

Forse, senza pensare a maialate da satrapi orientali, si vuole solo sottolineare il potere di seduzione e corruzione che un mondo così "meravigliosamente corrompente" ha sulle menti di ragazzine cresciute a pane e Beautiful. Il primo effetto tangibile è come viene immediatamente rinnegato il semplice figlio del popolo che ci veniva fidanzatino. Da quello a darla solo a penemuniti ad alto reddito e dietro lauto compenso, il passo è breve.
Ci si dimentica, e torniamo alle offerte da devolvere al drago, che l'uomo potente di denaro offre il successo ma, fin dai tempi del sofà del produttore, pretende anche una contropartita. Per qualcuno potrebbe bastare avere la casa piena di vocianti fanciulle senza alcun baccanale a seguire ma in ogni caso è meglio appurare.

E' vero che Berlusconi faceva telefonate personali ad una minorenne dopo averne sfogliato il book fotografico? Se erano complimenti innocenti ad un'amica di famiglia in cerca di successo, non vi sarebbe stato niente di male. Perchè allora tutta quella reticenza sulle origine della conoscenza con i Letizia, per non parlare delle bugie?
La cosa migliore che può fare Berlusconi è allontanare con forza il sospetto ed il dubbio che si tratti di qualcosa d'altro, di un fuoco dei suoi lombi, per intenderci. Le alternative sono poche: o è una parente o una conoscente oppure un interesse sessuale. Oppure un ricatto che viene dal passato.

giovedì 7 agosto 2008

Le paraculimpiadi

Le Olimpiadi, già. Domani ci siamo. Cominciano le controverse e finora sfigatissime (diamoci pure una grattatina) Olimpiadi di Pechino, le prime nella ancor fin troppo, per i nostri gusti, esotica Cina.

Sarà un'altra roboante, l'ennesima, cerimonia di apertura con, fatemi indovinare, le solite coreografie colorate viste nei film hollywoodiani alla Busby Berkeley, bandiere e bandierine in tutte le salse, le atroci divise con cappelli tipici degli atleti, la solitudine del portabandiera di Aruba, il tedoforo che si fa la corsetta finale fino in cima alla scala per andare ad accendere il grande barbecue a gas.

L'unica differenza potrebbero essere i fuochi artificiali di qualità veramente eccelsa (se no che Cina sarebbe), qualche migliaio di comparse in più e draghi, suppongo, draghi in tutte le salse. Vedo già un gigantesco rettile sputafuoco che potrebbe, almeno per questa volta, alitare sul braciere e accendere lui il fuoco olimpico incenerendo anche l'insopportabile tedoforo, perchè no? Giusto per cambiare, perchè le olimpiadi sono ormai ogni volta sempre più noiosamente uguali a loro stesse. Con l'unica differenza che, quadriennio dopo quadriennio ,diventano sempre più paracule. Le paraculimpiadi, appunto.

Sembra impossibile ma il CIO ama scegliere paesi dalle libertà chiacchierate, così si possono tirar fuori le campagne d'ordinanza per i diritti civili, lo sdegno per la sorte delle minoranze, che conservavamo in naftalina in un cassetto e tutta una serie completa di luoghi comuni e paraculaggini da utilizzare contro il paese designato come ospitante la manifestazione. Un idiota direbbe: "ma perchè scegliere paesi a regime dittatoriale allora e non punirli tagliandoli fuori dalla rosa dei papabili?"
Perchè anche quelli, come mercati sui quali piazzare le nostre mercanzie , fanno la loro porca figura. Fa impressione sentire un Romiti ammettere che nessuno si scandalizza quando nei paesi olimpici vanno imprenditori nostrani a sfruttare anche il lavoro minorile. Romiti, ex dirigente FIAT, non Che Guevara.

Sono mesi che la meniamo alla Cina per i diritti umani. Per carità, sacrosanto, ma parliamo noi che siamo andati a disputare un campionato del mondo di calcio in Argentina quando migliaia di persone venivano torturate, passando per gli stessi stadi, oltretutto, senza che nessuno se ne scandalizzasse (delle torture) se non a posteriori? Parliamo noi che abbiamo pianto e battuto i piedi per terra affinchè i nostri tennisti biancovestiti nel 1976 potessero giocare la Coppa Davis nel Cile di Pinochet?
Oggi i dirigenti cinesi hanno detto senza perifrasi al guerrafondaio, torturatore di Guantanamo e boia del Texas, G.W. Bush di farsi i cazzi propri. Non so se è proprio il mitico "scagli la prima pietra" ma quasi.

Per colmo di facciadaculaggine i politici, ovvero la longa manus dell'economia e della finanza, vorrebbero che gli atleti, che si schiantano per quattro anni in allenamenti per le olimpiadi, rinunciassero a tanti sacrifici per far far loro (ai politici) una figura da megaparaculi. Ridicolo anche il balletto "vado o non vado all'inaugurazione?" che assomiglia tanto al morettiano "mi si nota di più se vado o se non vado?"

Come se dello spirito olimpico, ovvero del gareggiare per puro spirito competitivo, proprio grazie al mercato ed alle sue leggi, non ne fosse rimasto che qualche traccia, come gli ossalati di calcio nelle urine, in discipline come il pentathlon, la lotta greco-romana e poco altro. L'atletica è ormai una passerella di divi, idem il nuoto, nel quale si discetta più delle trasparenze pubiche dei costumi che di bracciate.

La stessa dose massiccia di paraculaggine viene sparsa a profusione quando si parla di doping.
Esistono linee di ricerca dedicate alle sostanze per migliorare le prestazioni atletiche in tutte le aziende di BigPharma con le medesime che tampinano i medici sportivi affinchè le facciano adottare alle squadre di calcio o a singoli atleti; nelle palestre si va avanti a bombe, certe muscolature sono più che sospette in quasi tutti gli sport ma si fa finta che il doping sia un fatto di poche mele marce, di qualche pirata corsaro.

Per fortuna non ci sono più le orrende ginnaste rumene mezze nane e mezze bambine con le mestruazioni bloccate a tempo indeterminato, le mastodontiche nuotatrici della DDR o le lanciatrici di peso russe, più maschie di giocatori di rugby gallesi.
Non ci sono più perchè sono quasi tutte morte a causa delle cure alle quali si erano sottoposte per vincere. Si, ma erano paesi comunisti, dittatoriali, direte. E' morta anche l'americanissima ed eroina reaganiana Florence Griffith, la corridora con le unghie lunghissime e la tuta da spiderwoman.
Lo sport è ipocrita. Non esiste più la vittoria per caso. La vittoria si costruisce e se l'atleta non ce la fa con il suo, gli si dà una spinta. Le olimpiadi sono sempre state un fatto politico da quando sono dominate dal mercato. La Cina di quest'anno è solo un pretesto per dare aria ai cocomeri pensanti o ai meloni.

Sarebbe bello che le Olimpiadi cinesi regalassero momenti indimenticabili come quelli del passato. Come il Pietro Mennea che stabilì un record che resistette per 17 anni nello stesso anno dei pugni neri degli atleti sul podio, o le sette medaglie di Mark Spitz, una meteora di fulgida ed indimenticabile bellezza, assieme alle evoluzioni dello scricciolo russo Olga Korbut, a rischiarare il tragico buio di sangue di Monaco 1972.

Non scandalizziamoci se le olimpiadi si intonano così bene con i regimi. Nello sport c'è una forte componente di autoritarismo e mitica fascista dell'eroe (che è la stessa anche se vestita di rosso).
Le più belle olimpiadi in assoluto, dal punto di vista estetico, del resto, furono quelle di Berlino del 1936.

Le filmò in maniera geniale una regista per la quale faceva le bave il Fuhrer, Leni Riefenstahl. Guardare il film "Olympia" oggi è illuminante. Si rimane sconcertati nel vedere come tutte le successive cerimonie olimpiche di apertura e chiusura siano state modellate su quella di Berlino, soprattutto quelle dei paesi a libertà vigilata ma non solo.
La Riefenstahl non ha soltanto codificato un modo di filmare lo sport che è rimasto a tutt'oggi l'unico possibile ma ha messo a nudo quasi con innocenza l'ipocrisia e l'opportunismo della politica.
C'è un momento, durante la sfilata delle rappresentanze, in cui tutte le nazioni democratiche sembrano essere entusiaste di sfilare davanti al Fuhrer.
Anche i signori americani, ebbene si, non parliamo dell'Italia littoria e dei francesi, quelli con il braccio più entusiasticamente teso.
Non ho dubbi che ci saranno tanti bracci ritti, domani a Pechino.

giovedì 5 giugno 2008

Esegesi di Ahmadinejad for dummies

Solo un idiota si metterebbe a gridare che vuole la distruzione di Israele, avendo tutti gli amici di Israele attorno, con gli M16 puntati alla sua testa e una pattuglia di B52 che gli svolazza sopra.
O Ahmadinejad è un idiota o è un pupo che interpreta una parte, quella del feroce Saladino che regolarmente va a sbattere con rumore di ferraglia contro i crociati venuti a combatterlo. In ogni caso è un mistero perchè faccia di tutto per fare la fine di Saddam Hussein. Esistono forme di suicidio decisamente stravaganti.

Però è anche vero che le parole di Ahmadinejad, non sembrando mai abbastanza forti per lo scopo che ci si è prefissati, l'attacco all'Iran già deciso anche se al posto di Ahmadinejad ci fosse lo Scià redivivo, vengono aggiustate sulla stampa occidentale in modo truffaldino, tanto nessuno crede al "nuovo Hitler" ma ai paladini della libertà, che non importa si facciano rappresentare da un Orlando sempre più fuori di senno.

Per esempio, Ahmadinejad dice che "presto il regime sionista sarà spazzato via". Nella traduzione, anzi nell'esegesi, diventa "Israele sarà spazzato via". Si noti che Ahmadinejad viene intervistato in TV e ripete, in modo che tutti possiamo sentirlo, "il regime sionista è giunto alla fine" riferendosi appunto al sistema di potere di Tel Aviv ma alla fine andremo a letto con la certezza che lui intendeva "cancellare Israele", pompelmi compresi.
Qui trovate la traduzione integrale dell'intervista che ha rilasciato al TG1. Il pensiero di Ahmadinejad è come il gioco del "campo minato". Dice cose anche giuste disseminate di minchiate che esplodono all'improvviso distruggendo tutto il discorso. Ad esempio, quando dice "ammettiamo che qualcosa sia successo (riferendosi all'Olocausto), bbooom"! E' per questo suo suggerire il negazionismo che i suoi esegeti vanno a nozze e si prendono delle libertà con le traduzioni. Quindi, augurarsi la fine del sionismo equivale a voler cancellare Israele.

Sarebbe come se il deputato Schulz (ricordate, il famoso kapò del film sui campi di concentramento nazisti) dicesse che "il potere di Berlusconi presto giungerà alla fine" e il Giornale scrivesse che "La Germania vuole buttare a mare gli Italiani." Lo so, è un paragone cretino ma non me ne viene in mente uno più intelligente, visto il livello della propaganda in gioco.
Io non sono abituata ad identificare i regimi politici (dittatoriali o meno) con i popoli che da essi si fanno rappresentare, volenti o nolenti. Un iraniano qualunque non dovrebbe mai pagare per le parole di un pupo come Ahmadinejad. Come non ritengo il mio amico israeliano responsabile delle vaccate di Olmert e Sharon.

P.S. Sto leggendo "Lepidezze postribolari" di Luttazzi, dove si fa notare come sia Bush che Ahmadinejad abbiano gli occhi talmente vicini che uno finisce per rassomigliare all'altro. La vignetta è ancora più esplicita. Succede lo stesso tra moglie e marito e tra cane e padrone.




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venerdì 18 aprile 2008

Meno male che Osama c'è


Le 2948 vittime accertate del crollo delle Twin Towers
"Stiamo traendo beneficio da una cosa, dall'attacco alle Twin Towers e al Pentagono e dalla guerra americana in Iraq. Questi eventi hanno portato l'opinione pubblica dalla parte di Israele."
Secondo quanto ha riportato mercoledì scorso il quotidiano israeliano Haaretz, che a sua volta citava il Ma'ariv, la sorprendente frase di cui sopra sarebbe stata pronunciata dal leader del Likud Benjamin Netanyahu, durante una conferenza all'Università di Bar Ilan.

Sul sito di Haaretz vi sono almeno 300 commenti alla notizia, nella stragrande maggioranza indignati per queste parole di incredibile cinismo. C'è chi lo insulta, accusandolo oltretutto di fomentare antisemitismo e cospirazionismo con dichiarazioni come queste. C'è chi si vergogna di avere nel proprio paese un politico capace di dire certe cose, chi da americano che vive in Israele è giustamente esterrefatto.

Non manca però chi, firmandosi American Christian, dice di essere d'accordo con Netanyahu perchè la lotta alla minaccia islamica giustifica ogni mezzo. C'è chi accusa Haaretz di avere inventato la notizia perchè non la si troverebbe su Ma'ariv e chi sostiene che la stampa israeliana ha una lunga tradizione di propaganda anti-Netanyahu alle spalle e quindi anche questa volta si tratterebbe di una palla avvelenata lanciata ad un avversario. Interessante leggere anche i commenti di coloro che si chiedono come mai questa notizia non compaia sui media americani (per censura, perchè non è vera?)

Ecco, il problema al giorno d'oggi è verificare la veridicità delle notizie.
Personalmente non mi meraviglierei che Netanyahu, che non è notoriamente una mammoletta, possa aver detto una cosa simile.
In tal caso, consoliamoci, non solo i politici italiani sparano cazzate con il bazooka ad altezza d'uomo.
Il senso della frase è che "il fine giustifica i mezzi" e in politica questa è una formula che funziona sempre, da che mondo è mondo. Il cinismo è di casa in chi deve gestire grandi interessi.
Tuttavia, è una frase anche molto stupida, che se fosse pronunciata da un leader di un qualunque altro paese del mondo, farebbe rullare i B52 made in USA sulla pista di decollo.

Per ora di questa frase incriminata se ne parla sui blog, sui citati giornali israeliani e sulla stampa islamica che ovviamente ci puccia il biscotto. Se non se ne parlerà più e Bibi non dirà che "è stato frainteso", non avremo per questo la garanzia che si sia trattato di una bufala. Rimarremo nel dubbio e forse è proprio questo lo scopo per il quale si lanciano certe notizie.
Si tratterebbe comunque di cinismo rivoltante anche nel caso di una bufala inventata per screditare un avversario politico. Cinismo di chi specula sui morti innocenti.

Gli avvoltoi volano bassi, di questi tempi.

mercoledì 5 marzo 2008

Non è un paese per donne

Continuo a pensare che sia più facile portare George W. Bush all'impeachment piuttosto che Hillary Clinton alla presidenza degli Stati Uniti. Non so ma la vedo dura e non è questione di Obama.
E' vero che gli USA passano per il paese dove le donne comandano a bacchetta gli uomini ma per me è solo una leggenda. Forse le americane sono solo più spaccacazzo delle altre ed ecco perchè gli Stati Uniti abbondano di serial-killers alla Ted Bundy.
Là, come da noi e in tutto il mondo tranne poche enclaves, vale la legge che nei luoghi chiave è meglio ci restino gli uomini e in politica, dopo tutto, è meglio che lascino fare agli uomini. Per questo motivo non si è ancora vista una donna presidente(ssa).

In Italia siamo messi ancora peggio. Non so ma, dire "la presidentessa" evocherebbe oltretutto più il filone trash anni settanta che altro: "La presidentessa alla riunione di gabinetto".
Ecco, siccome casualmente ritorna alla mente la grande Edwige Fenech, secondo me il motivo per il quale le donne non riescono a farsi eleggere è che quando si preparano ad interpretare il ruolo della presidentessa, per eccesso di femminilità, riescono solo a sembrare una preside.

Mi sono sempre chiesta perchè le candidate hanno quell'aria ingessata, da paletto nel culo, quell'immagine dura, cazzuta, come se dicessero: "sembriamo donne ma non lo siamo, sotto la gonna c'è di più, teniamo 'na mazza tanta".
Quando vedi candidate così, i loro antagonisti maschi, per reazione, ti sembrano più rassicuranti di una balia calda e popputa. E' strano ma è così.

Gli elettori, comprese le donne che di solito non votano le donne perchè "quella stronza non la sopportano", sarebbero sicuramente più attratti da una figura veramente femminile, veramente donna, magari rotonda e burrosa.
O quantomeno una superfemmina alla Charlize Theron, và.

Non riesco proprio, con tutta la buona volontà, ad associare il termine burroso con Hillary Clinton, una che ha sempre l'espressione di chi è entrata per sbaglio nel bagno degli uomini, ci ha trovato dentro John Holmes e ora sta crepando d'invidia.



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domenica 2 marzo 2008

A letto con il nemico. Quarant'anni di sovranità limitata.

Nella storia d'Italia dal 1945 ad oggi, vi sono argomenti chiave che hanno sempre causato la rovina politica e anche fisica degli statisti che hanno osato farli propri e sono principalmente: la tendenza a porsi nelle vicende mediorientali dalla parte palestinese, l'opporsi alle indicazioni israelo-statunitensi in termini politico-energetici, il voler porre termine alla conventio ad excludendum per i comunisti al governo e la ribellione tout-court ai diktat imperiali.
Proviamo a fare qualche esempio concreto ricordando fatti storici importanti.

La politica energetica italiana asservita al potere delle Sette Sorelle, ovvero le compagnie petrolifere americane, provò a scegliere una via alternativa ed autonoma con Enrico Mattei nei primissimi anni sessanta.
L'idea di Mattei era semplice e rivoluzionaria allo stesso tempo: andare dai paesi arabi produttori e proporre un contratto di collaborazione 75-25. Il 75% dei ricavi ai paesi produttori e il 25% per la compagnia concessionaria, non il 50-50 proposto solitamente dalle Sette Sorelle. Mattei, che sapeva fare bene i suoi affari e usava la politica, non se ne faceva usare, avrebbe aperto anche agli scambi commerciali con l'allora Unione Sovietica. Bypassare gli americani, fare affari con gli arabi da pari a pari, comperare metano dai russi. Sono ragioni sufficienti per causare un piccolo incidente con un aereo?

Negli stessi anni un politico democristiano, Aldo Moro, apriva un dialogo con le sinistre, cercando di uscire dalla logica della conventio ad excludendum imposta dalla NATO.
Nel 1964, un tentativo di golpe con a capo il generale De Lorenzo, organizzato dalle stesse forze che hanno sempre cercato di mantenere il timone della politica italiana saldamente a destra e nella logica spartitoria di Yalta, cercò di rovesciarlo una prima volta. Una nota della CIA di allora, afferma:
"Qualunque formula di centro-sinistra venga adottata, fallirà inesorabilmente. L'unica soluzione è il rovesciamento dell'attuale coalizione di governo... Questa crisi è stata provocata dalla riluttanza della DC di agire contro la sinistra... Le forze di centro devono capovolgere l'attuale trend e ritornare a un governo di centro liberal-democratico".
Il golpe rientrò ma l'ostilità verso Moro da parte degli ambienti atlantici per il suo filo-arabismo, esercitato per molte volte come ministro degli Esteri, continuò anche a causa di presunti accordi segreti con l'ala militare dell'OLP, stipulati per risparmiare all'Italia atti di terrorismo.

Negli anni precedenti il 1978, la sua volontà di coinvolgere il Partito Comunista nelle responsabilità di governo si scontrò ripetutamente non solo con gli alleati americani, ma perfino con quelli europei.
Documenti recentemente desecretati parlano di un presunto progetto di golpe in Italia nel 1976 organizzato dai servizi britannici che si dicevano preoccupati per un eventuale partecipazione dei comunisti al governo. Al G7 di Portorico l'Italia si presentò senza un governo:
"Ci sono Moro e Rumor, ma solo per salvare le forme. Gerald Ford, Callaghan, Schmidt e Giscard d'Estaing si incontrano alle 12,45 di domenica 27 giugno al Dorado Beach Hotel per un pranzo di lavoro e qui si verifica un pietoso incidente. Lo descrive brutalmente Campbell, futuro ambasciatore britannico a Roma: "Quando arrivano per il lunch, ai due sfortunati ministri italiani viene impedito di entrare". È il massimo dell'umiliazione.

Appena chiuse le porte, si affronta il "problema Italia". Il verbale di quell'incontro viene redatto dal funzionario Fergusson. Pur riconoscendo che gli italiani devono decidere da soli, i quattro capi di Stato sono d'accordo che occorre fare tutto il possibile perché i comunisti restino fuori dal potere. Giscard propone di elaborare, in una prossima riunione da tenersi a Parigi, una bozza di programma di governo che gli italiani dovranno accettare in cambio di un sostanzioso aiuto finanziario". (da Repubblica, 1-2-3)
Lo scandalo Lockheed, scoppiato quello stesso anno, fu dominato dalla campagna contro "Antelope Cobbler", il fantomatico politico corrotto dietro al quale non si faceva fatica a riconoscere Aldo Moro, nonostante non venisse mai esplicitamente nominato. La campagna, fondata su false accuse, fu orchestrata dai nemici storici di Moro, il più accanito dei quali era Henry Kissinger.
Le prime allusioni a Moro come "l'Antelope Cobbler" nascono da un memorandum dell'assistente del Dipartimento di Stato americano Loewenstein, un uomo di Kissinger. La notizia fu divulgata alla stampa dall'ambasciatore Luca Dainelli, che l'aveva saputa dall'avvocato dell'ex ambasciatore a Roma John Volpe. Dainelli era stato consulente di Antonio Lefebvre d'Ovidio, il mediatore d'affari della vicenda Lockheed.

Lo scandalo Lockheed viene usato dal 1976, anno in cui la commissione Frank Church del senato USA cominciò le sue indagini sulle attività delle multinazionali, per orchestrare 'Watergates' contro le frazioni pro-sviluppo di tutto il mondo". E ancora: "Tra i principali accusatori... fu Luca Dainelli, membro dell'International Institute for Strategic Studies, ex ambasciatore italiano negli USA. Dainelli... è monarchico, tanto monarchico da non voler mettere piede nel Quirinale, che ritiene «usurpato» dalla Repubblica."

Era chiaro che, indicandolo come il destinatario delle bustarelle, si voleva assassinare politicamente Moro e far naufragare il suo progetto, ma il disegno non riuscì. La corte Costituzionale archiviò la posizione di Moro il 3 marzo 1978, e cioè tredici giorni prima dell'agguato di Via Fani. (fonte: Movisol)
Si è sempre parlato di minacce da parte dell'entourage di Kissinger a Moro negli anni precedenti il suo sequestro. Si è parlato di un incontro a New York con il segretario di Stato dal quale Moro uscì terribilmente turbato, tanto da sentirsi male poco dopo nella Cattedrale di St. Patrick, fatto testimoniato dalla signora Eleonora Moro in commissione d'inchiesta. La cosa è confermata da Giovanni Galloni, collaboratore di Moro, che l'anno scorso ha dichiarato in un'intervista:
«Nel 1974, il presidente Ford e Kissinger (allora ministro degli esteri e capo della Cia) convocarono a Washington il nostro presidente della Repubblica, che era Giovanni Leone e il ministro degli Esteri, Moro. Gli americani erano preoccupati per le frasi di Aldo Moro, quando, dopo il referendum sul divorzio, iniziò a parlare dell’attenzione che si doveva rivolgere al partito comunista. Ad un certo momento della riunione Kissinger chiamò Moro e gli disse chiaramente che se continuava su quella linea ne avrebbe avuto delle conseguenze gravissime sul piano personale».
Sempre Galloni ha rivelato come il presidente della DC gli avesse confidato, nelle settimane precedenti al sequestro, la notizia secondo la quale le BR sarebbero state infiltrate dai servizi americani ed israeliani. Moro aveva avuto l'informazione, definita certa, per vie traverse ma si lamentava ed era seriamente preoccupato del fatto che nessuno lo avesse avvertito per via ufficiale, essendo gli Stati Uniti ed Israele paesi alleati dell'Italia.



Il suo rapimento avvenne il 16 marzo del 1978, lo stesso giorno in cui il governo presieduto da Andreotti che avrebbe visto il sostegno diretto del PCI si presentava alle Camere. Coincidenze troppo clamorose per ingannare coloro che conoscevano bene gli ambienti del Potere.
"Il cervello direttivo che ha organizzato la cattura di Moro non ha niente a che vedere con le Brigate Rosse tradizionali. Il commando di Via Fani esprime in forma desueta ma efficace la nuova strategia politica italiana. Curcio e compagni non hanno nulla a che vedere con il grande fatto tecnicistico politico del sequestro Moro.
Le Br non rappresentano il motore principale del missile, esse agiscono come motorino per la correzione di rotta dell'astronave Italia".
Queste parole furono scritte sulla sua rivista "OP" da Mino Pecorelli, giornalista della P2 invischiato con i servizi segreti, ammazzato nel 1979, secondo la tesi più probabile, per aver minacciato di fare clamorose rivelazioni sul memoriale di Moro.
Sul caso Moro ritornerò estesamente nei prossimi giorni, ricorrendo il 30° anniversario di quella tragedia.

Passando agli anni '80, l'incidente di Sigonella del 1985, seguìto alla presa in ostaggio della nave "Achille Lauro" da parte di un commando palestinese, durante il quale vi fu l'assassinio dell'ostaggio ebreo-americano Leon Klinghoffer, fu probabilmente fatale a Bettino Craxi. Craxi si oppose al diktat americano, disobbedendo a Ronald Reagan in persona, negando l'estradizione di Abu Abbas nella base americana di Sigonella e minacciando addirittura uno scontro militare con gli americani.
Una curiosità, nella famosa telefonata tra Craxi e Reagan fece da mediatore Michael Ledeen, un personaggio (ora accreditato presso i Neocon ed il PNAC) che gironzolava anche durante il sequestro Moro per le stanze dei comitati di crisi zeppi di iscritti alla P2, assieme all'altro grande consigliori Steve Pieczenik, lo psichiatra incaricato dagli americani di condurre la PSYOP che doveva dichiarare Moro impazzito e in preda alla sindrome di Stoccolma, quindi inattendibile.

Tornando a Craxi, secondo tesi recenti, non si esclude che molte delle sue disgrazie del periodo di Mani Pulite siano cominciate proprio a causa di quella ribellione, oltre al fatto che anche lui, casualmente, in quanto a filoarabismo e come amico personale di Yasser Arafat, non scherzava. A margine si può anche ricordare come Craxi fosse l'unico politico disposto a trattare con le Brigate Rosse per la liberazione di Moro, rompendo il muro della fermezza dell'intero arco costituzionale di allora.

Tutto questo per tenere a mente che quando si parla di essere amici degli Stati Uniti e di Israele, viste queste strane ed inquietanti coincidenze passate, bisognerebbe ricordare agli alleati che l'alleanza prevede una situazione alla pari e non rapporti di sudditanza caratterizzata dalla necessità della sovranità limitata del suddito. Una riflessione da girare a qualunque governo abbia la (s)ventura di capitarci per le prossime elezioni.

Sarà un caso ma, dopo il pugno sul tavolo di Craxi, non si è più visto un politico italiano che abbia osato distinguersi nelle scelte di politica internazionale dai voleri imperiali.
Siamo andati allegramente a bombardare la Serbia, abbiamo preso il fuciletto a tappo e siamo partiti per la guerra al terrorismo in Afghanistan e in Iraq sperando di raccattare le briciole da sotto il tavolo. Non abbiamo detto no ad alcuna iniziativa militare di Israele, abbiamo ingoiato qualunque balla anzi, qualcuna l'abbiamo pure fabbricata noi, vedi Dossier Niger dove, non ci crederete, ma c'entra ancora una volta Ledeen. Ci siamo abbassati i pantaloni in qualunque circostanza perchè ci vantiamo di essere veri amici della vera democrazia, compresa quella tipo esportazione.
In attesa di riappropriarci di un minimo di sovranità nazionale.


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venerdì 22 febbraio 2008

Quello che i candidati non dicono

Mentre Ralph Nader, candidato alle presidenziali americane nel 2000 per i Verdi e nel 2004 come indipendente, sta valutando l'opportunità di correre anche stavolta in alternativa ai due somarelli Hillary e Obama e all'elefantino McCain, candidati dei due partiti maggiori, colgo e traduco dal suo sito questo elenco di argomenti che lui definisce “i tabu dei candidati”, ovvero ciò di cui non si parla mai nei programmi elettorali. Nader si riferisce alla realtà americana ma il discorso è adattabilissimo, secondo me, anche alla competizione elettorale italiana di questi giorni. Se no che globalizzazione sarebbe?

Se cercherete su Wikipedia la biografia di Nader, il candidato più a sinistra d'America, già paladino dei consumatori, leggerete con stupore che è considerato colui che fece perdere Al Gore contro Bush nel 2000. In pratica, per la regola aurea che sostiene che votando per i candidati minori si diperdono voti, come dice Berlusconi, le preferenze a Nader in Florida avrebbero permesso la vittoria di Bush (muhahaha!). Mi sa invece che furono i brogli con le migliaia di elettori di colore cancellati preventivamente dalle liste e le macchinette della Diebold a fare il miracolo. Cosa che si ripeté quattro anni più tardi nello stato dell'Ohio, anch'esso decisivo per la seconda vittoria di Bush. Leggere il documentatissimo libro "Democrazia in vendita" di Greg Palast se la cosa non vi sembra possibile.

Il povero Nader, allora come forse alle prossime elezioni, cerca solo di essere un candidato presidente diverso, sicuramente più dalla parte della gente dei candidati ufficiali che, in fin dei conti, non sono poi così diversi l'uno dall'altro. E' il solito discorso dei due partiti, uno di destra e l'altro di estrema destra. Leggendo le interessanti argomentazioni di Ralph Nader qui di seguito e notando come siano molto più a sinistra non solo di Veltroni ma anche di Bertinotti, non vi cascano un poco le braccia pensando al nostro paese?
What the Candidates Avoid - Quello che i candidati non dicono

1) Non li sentirete parlare di una seria lotta contro il crimine organizzato, contro le frodi e gli abusi che hanno derubato miliardi di dollari dei lavoratori, degli investitori, di pensionati, contribuenti e consumatori.
Tra le riforme che non saranno mai da loro suggerite; fornire maggiori risorse per perseguire penalmente i truffatori e fare leggi per democratizzare il governo delle aziende, in modo da dare vero potere agli azionisti. Non sentirete i candidati chiedere a gran voce la restituzione dei guadagni illecitamente ottenuti e nemmeno leggi di trasparenza sul mercato.

2) Non li sentirete chiedere per i lavoratori un salario adeguato al costo della vita, invece di un salario minimo sindacale. Non supporteranno la richiesta di abrogare la legge antisindacato Taft-Hartley nel 1947, che ha impedito a più di 40 milioni di lavoratori di unirsi in sindacato per migliorare i salari e i diritti al di sopra dei livelli di McDonald’s o Walmart.

3) Non li sentirete richiedere il ritiro dal WTO e dal NAFTA. La negoziazione degli accordi economici dovrebbe rimanere separata da quella dei diritti dei lavoratori, dei consumatori e dell’ambiente, senza che essi siano subordinati ai diktat del commercio internazionale.

4) Non sentirete parlare di una riforma del sistema fiscale che lasci più soldi nelle tasche dei lavoratori e vada a tassare le cose che meno ci piacciono: l’inquinamento, la speculazione finanziaria e le tecnologie ad alto consume di energia. Non li sentirete nemmeno accennare ad un aumento del contributo fiscale per le aziende, le cui tasse sono andate sempre diminuendo negli ultimi 50 anni.

5) Non li sentirete parlare di sanità pubblica. Quasi sessant’anni dopo la prima proposta fatta dal presidente Truman, non abbiamo ancora un sistema sanitario per tutti, un programma che controlli qualità e costi e si focalizzi sulla prevenzione. Un’assistenza sanitaria completa salverebbe migliaia di vite all’anno e non eliminerebbe la competizione con un sistema di sanità privata.

6) Non c’è motivo di credere che i candidati si opporranno agli interessi commerciali che derivano dall’attuale sistema energetico. Abbiamo bisogno invece di un grande progetto per la salvaguardia dell’ambiente che contrasti tali interessi e punti sull’energia solare, sulle auto a minore consumo e sulle tecnologie pulite. Non riconosceranno che l’attuale sistema energetico basato sul petrolio ed i suoi derivati, provoca non solo il riscaldamento globale ma cancro, malattie respiratorie e problemi a livello geopolitico. Infine non chiederanno la fine del razzismo ambientale che rende le periferie degradate più soggette all’inquinamento dell’aria, dell’acqua e dei rifiuti tossici.

7) I candidati non chiederanno una diminuzione delle spese militari che divorano metà del gettito federale senza che vi sia più un'Unione Sovietica o altre grandi potenze nemiche nel mondo. Studi provenienti perfino da ambienti del Pentagono riportano le opinioni di ammiragli e generali in pensione che sostengono che una eccessiva spesa militare paradossalmente indebolisce la nazione e distorce le priorità della politica interna.

8) Non li sentirete parlare di una seria riforma elettorale. Entrambi i partiti, Repubblicano e Democratico, si sono spartiti l’elettorato grazie al meccanismo dei distretti elettorali, un espediente che garantisce la rielezione dei loro candidati alla spese dei votanti. Non vi sarà nemmeno una seria proposta per riammettere al diritto di voto i pregiudicati che abbiano scontato la pena e siano tornati ad essere buoni cittadini.
Altre riforme elettorali dovrebbero includere, tra l’altro, una controprova cartacea del voto elettronico e il completo finanziamento pubblico delle elezioni per garantirne la regolarità.

9) Non sentirete molto parlare della fallimentare lotta alla droga che costa 50 miliardi di dollari all’anno e nemmeno del fatto che i tossicodipendenti dovrebbero essere curati piuttosto che incarcerati.

10) I candidati non daranno spazio ai movimenti pacifisti israeliani i cui membri hanno fatto accordi per una soluzione "due popoli, due stati" con le controparti palestinese e americana. E’ tempo di rimpiazzare il teatrino di Washington con un vero teatro di pace per la sicurezza dei popoli americano, palestinese ed israeliano.

11) Non sentirete i candidati opporsi agli interessi aziendali che hanno imposto modifiche al nostro sistema giudiziario tali da impedire che le persone danneggiate o raggirate dalle corporations ottengano giustizia. Dove sono le campagne contro le frodi e i danni a pazienti, consumatori e lavoratori? Dovremmo favorire ulteriormente le class-actions affinché i cittadini possano difendersi più facilmente contro gli abusi del mercato.

Gli elettori dovrebbero visitare I siti dei principali candidati, vedere cosa dicono e non dicono e poi mandare email o lettere per chiedere loro perché evitano questi argomenti. Forse rompere il tabu non partirà dalla parte dei candidati ma possiamo cominciare dagli elettori.
A parte la sanità pubblica, che da noi è un caposaldo del welfare da decenni e il cui malfunzionamento non è questione di sostanza ma di organizzazione, abbiamo molti punti in comune con la situazione descritta, tanto che questo programma potrebbe benissimo essere quello di una qualunque compagine di sinistra.
Se si parla di crimine, in quanto a Mafia, Sistema, N’drangheta e mafie importate non siamo secondi a nessuno. Anche per le frodi finanziarie non abbiamo niente da imparare: Cirio, Parmalat, bond argentini, derivati. La trasparenza del mercato, le class-actions e la difesa dell'ambiente riguardano anche noi.
Se siamo un poco più fortunati in Italia con la difesa sindacale dei diritti dei lavoratori, la precarizzazione del lavoro ci ha americanizzato fin troppo.
Insomma, questo Nader non ha alcuna possibilità di diventare presidente degli Stati Uniti ma è stato bello sognare che ci potesse essere qualcuno alla Casa Bianca che tagliasse le spese militari, si adoperasse per una vera pace in Palestina e pensasse soprattutto al bene degli americani e non dei kossovari albanesi.
Teniamoci i nostri sogni e pensiamo che tanto, chiunque venga eletto, ben poco cambierà.
Se poi Nader volesse fare cambio con Veltroni, io ci sto.


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martedì 1 gennaio 2008

Ve lo dò per certo, nel 2008 una donna alla Casa Bianca

Macchè Hilary Clinton o Condoleezza Rice, donne cazzute e con il frustino in mano.
In quanto a charme e femminilità Rudolph Giuliani, qui in versione drag queen in uno sconcertante duetto con Donald Trump, mostra di fare sul serio.

Guardate che pezzo di gnocca. Se vincerà in novembre, per la prima volta un essere umano potrebbe trovarsi ad impersonare allo stesso tempo il Presidente e Marilyn, diventare l'amante di se stesso e cantarsi "Happy Birthday, mister president" da solo.

Dimenticheremo presto le scemenze di Bush. L'impero quest'anno farà il salto in avanti.
E che nessuno parli di elezioni truccate, per favore!




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venerdì 28 dicembre 2007

Ombre pakistane

Il brutale attentato che ha assassinato Benazir Butto ed è costato la vita ad altre venti persone è stato attribuito dai media, ad esempio dal TG1-Luce di ieri sera, ovviamente e senza alcuna ombra di dubbio ad Al Qaeda, la creatura proteiforme che si adatta perfettamente ad incarnare un comodo responsabile per tutti i mali moderni, dagli attentati terroristici alle stagioni che non sono più quelle di una volta. Chi ha rubato la marmellata? Al Qaeda.

Attribuire la responsabilità della morte di Benazir alla “Lista” va bene, basta che ci intendiamo su cosa è veramente Al Qaeda.
Non raccontare le ambiguità colossali che impregnano il tessuto politico e militare del Pakistan e dell’intera regione geografica circostante, nascondere gli sporchi doppi e tripli giochi da sempre attuati dai servizi segreti, significa suonare il tamburo di latta della propaganda ottusa ed ignorare la realtà complessa degli scenari bellici di questo nuovo millennio. In sostanza significa raccontare metà della storia, farne una versione omogeneizzata e più digeribile per ascoltatori senza denti che non devono masticare ma solo mandar giù senza discutere.

In un’inchiesta di ABC News risalente al 2001, il reporter Mark Corcoran indagava sul famigerato ISI (Inter Services Intelligence Agency), il servizio segreto pakistano, da lui definito costruttore e distruttore di governi.
“Mentre gli americani si avventurano in Afghanistan”, scriveva Corcoran, “devono affidarsi ed essere totalmente dipendenti dagli occhi e dalle orecchie pakistane dislocate sul territorio.
Il problema è che fino all’11 settembre l’ISI era stato il più intimo alleato dei Talebani e addirittura li aveva aiutati a giungere al potere".
Aggiungo io che i Talebani erano stati finanziati dalla CIA durante la guerra russo-afghana in funzione antisovietica e Bin Laden aveva anche dato una mano agli americani nella guerra dei balcani. Un pappa e ciccia idilliaco durato anni e Dio solo sa perché i compagni di merende avessero poi litigato e si fossero da quel momento giurati odio eterno.

Secondo Corcoran, mentre Musharraf fa "un americano ad Islamabad" e l’alleato, l’ISI (il suo servizio segreto) ha e persegue altri propositi, non proprio cristallini.
Proprio la compianta Benazir disse al giornalista che l’ISI era "uno stato nello stato" [una specie di P2?] e che era responsabile della propria sfortuna politica.
"Secondo gli esperti", conclude Corcoran, "l’ISI ha compiuto assassinii politici, atti di terrorismo di stato ed è coinvolto nel traffico internazionale di droga. E’ un’entità potente che non si farà sconfiggere senza combattere".
Per ora la battaglia l’ha persa tragicamente Benazir e i suoi sostenitori, cercando un responsabile della sua morte, stanno puntando il dito contro Musharraf e l'ISI. Siamo noi che vediamo solo il turbante di Bin Laden in ogni dove.

Di ambiguità pakistane attribuibili all’ISI è lastricata anche la via che parte dall’11 settembre e traccia il percorso della cosiddetta Guerra Globale al terrorismo.
Secondo David Ray Griffin che li ha catalogati, tra i molti misteri ancora inspiegati dell’attentato che cambiò il mondo vi sono alcuni fatti che portano proprio ad Islamabad, considerata dai tamburini di regime una capitale amica ed alleata nella lotta ad Al Qaeda.
Ecco i fatti principali, sui quali una seria commissione di inchiesta indipendente sui fatti dell’11 settembre, richiesta da più parti negli USA, potrebbe fornire interessanti chiarimenti:

“Il generale Mahmoud Ahmadi, capo dei servizi segreti pakistani (ISI), era a Wilmington la settimana precedente l'11 settembre per incontrare il capo della CIA George Tenet e altri ufficiali statunitensi”. Ci si chiede per che scopo.

“Lo stesso Ahmadi, ordinò che fossero mandati 100,000 $ a Mohammed Atta prima dell'11 settembre”. A che titolo, visto che si trattava di un noto terrorista affiliato ad Al Qaeda che oltretutto stava preparando un attentato devastante contro un alleato del Pakistan?

”L’amministrazione Bush fece pressioni sul Pakistan affinché rimuovesse Ahmadi dal ruolo di capo dell'ISI dopo la comparsa della storia del passaggio, per suo ordine, dei soldi ad Atta.” Non risulta però che il Pakistan finisse nel novero dei paesi canaglia. Ricordo che ci sono state nazioni bombardate dai B52 per molto meno.

”L'ISI (e non solamente Al Qaeda) era dietro l'assassinio di Ahmad Shah Masood (il capo dell'alleanza del nord afghana), che avvenne appena dopo la riunione di una settimana fra i capi della CIA e l'ISI” .

E’ noto che si è pensato che Osama Bin Laden si nascondesse in Pakistan. Alcuni generali americani protestarono, dopo l’attacco a Tora Bora (quello del Mullah Omar che fugge in motorino) perché invece di circondare ed attaccare il presunto rifugio di Bin Laden era stata lasciata sconsideratamente una via di fuga, la quale portava al confine con il Pakistan.

La guerra al terrorismo è fatta di stranezze. Si è bombardato l’Afghanistan subito dopo l’11 settembre nonostante i presunti attentatori fossero sauditi. Si è accusato Saddam Hussein di avere armi di distruzione di massa mai trovate e lo si è schiacciato per quello specifico motivo e nessuno chiede conto agli Stati Uniti di una delle più colossali balle mai spacciate a scopo bellico.
Si considera il Pakistan un alleato quando apparentemente ha finanziato il capo dei terroristi dell’11 settembre e forse ha dato rifugio a Osama Bin Laden.
Come si dice: dagli amici mi guardi Iddio che dai nemici mi guardo io.

martedì 18 settembre 2007

Prossima fermata Iran?


[…] il processo di trasformazione, anche se portera’ ad un cambiamento rivoluzionario, sara’ verosimilmente un processo lungo, senza un qualche evento catastrofico e catalizzatore, come una nuova Pearl Harbour. […] (“Rebuilding America’s Defenses", 2000, pag. 51)

"Mein Fuhrer! Io...cammino!" (Il dottor Stranamore)
L’argomento è già stato trattato in passato, sia da me che ed ancor meglio da Pressante e Kelebek ma penso sia sempre salutare rinfrescarci la memoria su cosa stia cucinando per noi per i prossimi mesi il PNAC (Project for a New American Century) .
Per intenderci, la cricca guerrafondaia di Bush, Cheney e compagni di merende che ora, dopo aver avuto la loro Nuova Pearl Harbour, aver dato una ripassatina all’Afghanistan e una bottarella all’Iraq con impiccagione di Saddam compresa nell’all-inclusive si appresta, prima di fare gli occhioni dolci alla Siria, a tirare un’altra riga sul nome Iran, un po’ come se il destino del mondo fosse come la lista della Sposa. L’Iran come Bill?
Torno sui progetti del PNAC, invitandovi a leggere gli articoli citati e, se non vi fa paura l’inglese, i documenti originali sul loro sito, perché è sempre più di moda negare a priori l’esistenza di complotti, macchinazioni e cabale nascoste. “Non c’è alcun complotto”, ci ripetono ad ogni ora facendoci benevolmente pat pat sulla testa.

Io invidio coloro che sono convinti che non vi siano personaggi potenti che progettano il loro bene a scapito di quello degli altri comuni mortali, magari barando pesantemente con le regole. La cosa mi dà fiducia nella bontà dell’uomo ma mi convince anche della sua colossale ingenuità (se veramente di ingenuità si tratta). Che tenerezza gli smontatori di fiducia della real casa imperiale come altissimo-purissimo-attivissimo che non trovano, ad esempio, nulla di anormale nello svolgersi dei fatti attorno all’11 settembre, che qualche pazzo identifica ovviamente nella famosa nuova Pearl Harbor, un evento catalizzatore capitato a fagiuolo proprio quando faceva più comodo.
Come invidio il loro sacro furore contro i complottisti, questi fottuti paranoici che vedono la longa manus delle lobbies, dei petrolieri, dei potentati economici dietro questa sorprendente concatenazione di coincidenze che è la storia dei primi anni del nuovo secolo.

Nel 1997 si costituisce il PNAC. Andatevi a vedere da chi è formato e anche se spesso ricorrerà la fratellanza con Israele scacciate subito il fantasma del complotto demoplutogiudaicomassonico, bastardi antisemiti! Si presentano come un think-tank, una specie di onlus che fa volontariato, nel senso che è disposta a portare la parola del dio Marte in giro per il mondo.
Nel 2000, dopo la discussa elezione di Bush alla presidenza, per alcuni addirittura fraudolenta, il suo staff viene occupato quasi per intero da nomi che fanno riferimento al PNAC, i famosi neocon. Una pura coincidenza.
Nel loro più celebre manifesto, il “Rebuilding American’s defenses” dello stesso anno annunciano che paesi come Afghanistan, Iraq, Libia, Siria, Libano e Iran sono una minaccia per l’umanità, un eufemismo per dire che stanno sui loro, di coglioni, per ragioni che solo loro sanno.
Un’altra di quelle coincidenze che sarebbe piaciuta da matti a Jung dice che i paesi canaglia sono tutti mediorientali, ad alto tasso petrolifero e pericolosamente vicini ad Israele. La Corea del Nord a quel punto sembra messa lì come distrattore, ma del resto un paese ancora comunista ci voleva e Cuba non andava più bene perché alla CIA porta sfiga.

E’ in quel famoso documento che troviamo la frase inquietante sulla nuova Pearl Harbor. Indovinate cosa pensano i complottisti della malora? Che l’11 settembre se lo sono fabbricato in casa, come le tagliatelle di nonna Pina. Non puoi invocare un evento catalizzatore che un ex socio te lo combina con appena una quindicina di kamikaze improvvisati in meno di un anno. Poca spesa, molta resa.

Non se n’è accorto nessuno ma la prossima fermata del PNAC sembra proprio l’Iran, un altro paese della famosa lista, nonostante la sconfitta evidente del Progetto sia in Afghanistan che in Iraq. La scaletta viene rispettata come alla televisione svizzera. Non pensate comunque che vi siano complotti in atto. I complotti non esistono.

giovedì 13 settembre 2007

Frattini e le bombe del sesso

E’ una notizia bomba che sicuramente farà esplodere delle polemiche.
Il commissario europeo per la sicurezza Frattini propone di impedire ricerche online come "bomba" o "terrorismo”.
In una intervista a ridosso dell’anniversario dell’11 settembre Frattini aveva detto: "Intendo portare avanti un esercizio di esplorazione con il settore privato su come sia possibile usare la tecnologia per evitare che la gente usi o cerchi parole pericolose come bomba, uccidere, genocidio o terrorismo".
Un capoccia di Google, facendo una fatica enorme a restare serio gli ha risposto picche, che non se ne parla a causa di quella bazzecola della libertà di espressione, poi è corso in un angolo a ridere tenendosi la pancia.

Queste sono le esplosive misure antiterrorismo che un ex ministro italiano ha pensato, dopo chissà dopo quante notti insonni al pensiero dei terroristi che invece di chattare, scaricare con il mulo e navigare come tutti in cerca di figa, cercano le istruzioni per fabbricare le bombe, altrimenti non sanno proprio come fare. Se non gli arriva l’innesco preso su Ebay con il "Compralo subito", niente attentato.
Chissà allora come avranno fatto negli anni settanta in Italia a farne esplodere tante di bombe, uccidendo tanti innocenti, quando non c’era Internet.

Suggerirei, visto che in Italia abbiamo un’emergenza finora più prioritaria del terrorismo, come Mafia e Camorra, di vietare anche le seguenti chiavi di ricerca: “pizzo, coppola, lupara e padrino”.

Visto poi che le chiavi più richieste su Google hanno a che fare con il sesso, che pena prevedere per colui o colei che dovesse digitare una roba tipo “BOMBA DEL SESSO”? Applichiamo le aggravanti?

Scusate, non ce la faccio più, vado a scoppiare dal ridere.

martedì 11 settembre 2007

Le due anime dell'11 settembre

Questo post, che esce in contemporanea su MenteCritica, nasce da un dibattito tra me e dfc in occasione dell'anniversario della tragedia dell'11 settembre 2001.
Le posizioni che qui si confrontano rappresentano idealmente chi ritiene credibile la versione ufficiale, pur con qualche dubbio e chi invece, non ritenendola esaustiva, crede che bisogna ancora indagare per scoprire la verità, qualunque essa sia e per orribile ed inimmaginabile che possa essere. Desideriamo proporvi la discussione al fine di stimolare una vostra ulteriore riflessione sull'argomento.

Lameduck: Ricordo perfettamente quel martedì 11 settembre 2001. Ebbi le prime notizie dell'accaduto per radio, ero in ferie e le immagini in tv le vidi solo quella sera tardi.
Stranamente la mia prima impressione, sentendo la ricostruzione solo radiofonica dell'evento, fu di trovarmi di fronte a qualcosa tipo "La guerra dei mondi" di Orson Welles (ricordate, il celebre episodio?) e immediatamente dopo di pensare che si fosse trattato di un colpo di stato. C'era un qualcosa di tremendamente falso in tutto quello che ci stavano raccontando. Stavo tornando da Gubbio ad Assisi. Ad Assisi sapevano già nome e cognome degli attentatori, la sera stessa, ma dai!

Dfc: E' vero, anche a me è sembrato assurdo. In quel momento ho pensato che avessero già dei dati d'indagine che si sono correlati e resi evidenti a fronte dell'accaduto.
D'altra parte mi chiedo: perché chi crea un piano così complesso per fare certe cose poi è così goffo nell'indicare il colpevole? Non sarebbe stato più intelligente e hollywoodiano scatenare una caccia planetaria al colpevole con conseguente aumento del pathos e rivelazione in diretta tv un paio di settimane dopo?
Parlando da soldato la guardia era bassa e le braghe calate. Punto. L'intelligence raccoglie quantità incredibili di informazioni sulle quali operare inferenza è immensamente difficile. E' chiaro che di fronte al fatto compiuto è più semplice ricomporre il mosaico. Conclusione: i servizi segreti americani sono poco professionali e se è affidata a loro la tutela del mondo libero, meglio dire una preghiera ogni sera.

Lameduck: Erano mesi che i servizi di mezzo mondo li avevano avvertiti che qualcosa stava per accadere. Perché John O'Neill è stato fermato in ogni modo, come si evince dal mio articolo?
La CIA sarà incompetente ma quando si è trattato di organizzare golpe come quelli in Cile e Argentina mi pare si siano dimostrati più che efficienti.
Non so quanto e cosa tu abbia letto sull'argomento 11 settembre. Sarebbe proprio impossibile pensare che una cricca di persone che ha preso il potere negli Stati Uniti grazie anche ai brogli elettorali della Florida nel 2000, abbia potuto architettare questa cosa facendoci entrare anche un ex alleato della resistenza dei mujaheddin contro i Russi in Afghanistan, Osama Bin Laden, che magari prima di morire ha dato il suo beneplacito all'operazione? Lui ci avrebbe guadagnato in propaganda presso i suoi seguaci e gli americani avrebbero avuto la loro Pearl Harbor per iniziare la serie di guerre previste dal PNAC dei Neocon. E' già successo: esempi di attentati "false flag" vanno dall'attentato al Reichstag in Germania negli anni '30 all'incidente nel Golfo del Tonchino. Pearl Harbor, secondo alcuni storici, fu "lasciata accadere" affinché gli USA avessero un argomento da portare al loro popolo per entrare in guerra. History repeating.

Dfc: No hai ragione lame, non è impossibile. Ma non vedi quanto è complesso?
Per esperienza personale ti dico che il segreto è un concetto teorico. Una informazione è segreta quando non esiste. Mantenere il segreto su un'operazione di questa portata sarebbe stato un incubo. Fidati. In ogni caso non sarebbe stato possibile realizzarla senza l'appoggio di altri servizi quali quello israeliano e quello russo che hanno un'eccellente penetrazione negli ambienti coinvolti. Questo vuol dire mettersi alla mercé di uno che può sputtanarti e ricattarti senza preavviso. Quella che tu citi come verità storica, il lasciar accadere Pearl Harbour intendo, non lo è affatto. Ne abbiamo discusso molto ampiamente su MC, peccato che tu fossi in vacanza credo. Vortexmind ha espresso a riguardo un'opinione che io condivido senza riserve e che ti invito a leggere.
Da persona informata dei fatti ti dico che, dal punto di vista militare, inscenare la provocazione è una prassi consolidata e ampiamente utilizzata. Ha una definizione tecnica, nell'ambiente si chiama maskirovka. Inizialmente utilizzata dai sovietici come prassi per paventare forze inesistenti, si è lentamente trasformata in una prassi di disinformazione le cui regole sono studiate in tutte le scuole militari.
Sarebbe bastato denunciare un attacco proditorio ad un'unità navale. Con morti feriti e prigionieri. Orchestrare una campagna stampa, campo questo nel quale gli americani eccellono veramente e attendere che la macchina si mettesse in moto.

Lameduck: Mi riprometto di leggere l'articolo con più calma. Non esistono segreti? Sappiamo chi e perché ha ucciso Kennedy? Chi ha fatto le stragi in Italia e perché? Tu sai chi ha messo la bomba alla stazione di Bologna o chi ha tirato giù l'aereo di Ustica? Come dicevo nel precedente intervento, forse lo sappiamo benissimo ma chi l'ha fatto, solo perché detiene un Potere, non ci permetterà mai di dimostrarlo. Il segreto si autosostiene quando la struttura è omertosa. La mafia tradizionale, ad esempio, riesce benissimo a conservare i suoi segreti e così anche le varie mafie bancarie e armaiole. Lo sai benissimo cosa succede a chi parla in una struttura mafiosa e omertosa.
Comunque, ho notato in alcuni articoli che stanno uscendo in questi giorni che si stanno paragonando i contestatori della versione ufficiale ai negazionisti della Shoah. Se dovesse passare quest'idea capiresti anche tu che si instaurerebbe il tabu dell'11 settembre, intoccabile e indiscutibile a priori. Una catastrofe democratica.

Dfc: Si lo capirei addirittura io. Comunque non c'è rischio. Ritengo questo paragone storicamente e metodologicamente inaccettabile e destinato a sgonfiarsi.

Lameduck: Anch'io credo per formazione di avere una visione scientifica ma non tengo assolutamente chiusa la porta alle ipotesi che sembrano impossibili. Mi hanno insegnato che un evento può avere una probabilità bassissima di verificarsi ma che non è detto non si verifichi mai. Tirare fuori il rasoio di Occam, come si fa di solito, è mettersi i paraocchi, secondo me. La spiegazione più semplice sarà anche la più probabile ma non escludiamo l'imprevisto e la complessità.

Dfc: Corretto. La domanda da porsi però è sulle priorità. Su cosa vale la pena di attivarsi e di agitarsi? Su quello che sembra racchiudere un mistero o su quella che è palesemente un'ingiustizia?
Io non ho bisogno di sapere che dietro l'11 settembre c'è una volontà imperialista della classe politica americana. Lo so già e lo so da molto prima dell'11 settembre. La scomparsa dei pericolo rosso ha aperto la strada ad una conquista planetaria che è culturale ed economica molto prima che militare.
E' una cosa reale, tangibile e contro la quale attivarsi senza alcun dubbio. Perché chiedersi cosa ci sia dietro l'11 settembre. Gli americani stanno imponendo la loro visione del mondo all'intero pianeta a prescindere da eventuali complotti. L'aver subito l'attacco alle torri è una loro responsabilità politica, non una prova a discarico. La tensione del pianeta deriva dal non aver saputo gestire la vittoria nella guerra fredda. Altri 10 attentati a New York servirebbero solo per confortare questo mio pensiero.

Lameduck: E’ necessario sapere cosa c’è dietro l’11 settembre per sapere se per caso il popolo americano non abbia subìto un crimine contro l'umanità da parte del suo stesso governo. Non mi pare poco. Se mi dici che è improbabile che sia stato un "inside job", io ti rispondo, "e perché no?" Del resto secondo la versione ufficiale i terroristi devono aver pure pianificato il tutto. O pensi che siano andati là una mattina con dei taglierini, abbiano dirottato quattro aerei e abbiano giocato ai kamikaze? In quel caso, perdonami, perché nessun caccia si è alzato in volo per intercettare quattro aerei che avevano spento i trasponder e che è procedura standard intercettare obbligatoriamente? Perché il Norad dormiva? Perché proprio quel giorno un'esercitazione prevista sui dirottamenti aerei? Perché sono stupidi? A loro piacerebbe che lo pensassimo tutti.

Dfc: Lame, la preparazione militare americana è un mito alimentato e propagandato con straordinaria profusione di mezzi. Gli americani sono pessimi soldati. La loro preparazione è approssimativa ed accademica, non hanno tradizione di disciplina e sono incapaci di prendere decisioni non previste dalle procedure. Il segreto militare degli Stati Uniti è il dollaro e l'immensa capacità produttiva che gli consente di mettere in campo una quantità enorme di equipaggiamento. In qualsiasi teatro nel quale l'equipaggiamento e le dotazioni non giocassero un ruolo chiave, gli americani sono usciti sconfitti.
L'efficienza del sistema di difesa americana è una favola per allocchi. Gli Stati Uniti sono il paese dell'occidente dove è più facile scatenare un attacco a sorpresa. Non mi dilungo, ma prova a pensare all'estensione del territorio ed alla frequenza dei controlli che, in una società industriale evoluta, sono forzatamente blandi. "Gli americani so' forti" è solo una battuta di Sordi.

Lameduck: Su questo non ci piove, però un aereo che spegne il trasponder è un segnale inequivocabile, anche nella Repubblica di San Marino.
L'unico modo per opporsi al Potere che non vuole la verità fino in fondo è salvaguardare la libertà d'espressione. Accettando anche chi propugna tesi che a noi sembrano impossibili da accettare e senza sentirsi in colpa se lasciamo a costoro libertà di esprimersi. Siamo grandi e vaccinati per farci ognuno la propria opinione sui fatti del mondo.

Dfc: Non ho mai detto che non le accetto, ma mi sento libero di non condividerle. Ci mancherebbe altro che per garantire la libertà di espressione altrui io debba rinunciare al diritto di farmi un'opinione.

Lameduck: Dico solo che se coloro che contestano le versioni alternative sull'11 settembre hanno nella cartucciera solo Paolino (Attivissimo) e la versione americana di "Sistema Pratico", allora stanno messi proprio male.

lunedì 10 settembre 2007

Comandante in capo?

“In cotanta miseria, la patrizia prole che fa?”
(dall’Andrea Chénier di Umberto Giordano)
Per gli americani, il presidente è soprattutto un comandante in capo. Colui che in caso di allarme nazionale si precipita in prima linea e dai suoi uffici alla Casa Bianca, con assoluta abnegazione, tiene ben salde in mano le redini della nazione.
Nella mitologia presidenziale hollywoodiana, come viene rappresentata ad esempio nei film catastrofici, il presidente affronta coraggiosamente invasioni aliene, inondazioni, asteroidi, guerre proditorie e attacchi terroristici. Prende decisioni drammatiche con grande tormento interiore, come quando per rimediare all’accidentale distruzione atomica di Mosca decide di sacrificare New York in “A prova d’errore”. Questa figura di presidente comandante, padre, guida della nazione è ben salda nell’immaginario del popolo americano e per proprietà transitiva, anche nel nostro.

Facciamo un esercizio di immedesimazione, immaginiamo di essere noi il presidente, di essere avvertiti che il più grave attacco terroristico sul suolo americano stia avvenendo a New York, che aerei dirottati con i transponder spenti si stiano dirigendo, con il loro carico umano da sacrificare, contro obiettivi militari e civili. Noi stessi potremmo benissimo essere uno dei bersagli degli attentatori.
La prima cosa che vorremmo fare è raggiungere un luogo sicuro da dove coordinare l'emergenza, ordinare l’intercettamento e, se strettamente necessario, l’abbattimento degli aerei proiettile, soprintendere ai soccorsi alla città di New York già colpita, stringerci attorno al nostro popolo e rassicurarlo. Insomma, fare il presidente, cazzo!
Niente di tutto questo è accaduto in quel giorno assurdo che fu l’11 settembre 2001, quando tutte le leggi della logica e della fisica furono sconvolte.
Bush, come direbbe Corrado Guzzanti, se ne stette lì "feeermo, immobile", non si mosse.

Dov’era Bush quella mattina, a proposito? Era in visita nella Florida del fratellone Jeb, lo stato dei brogli dell’anno prima con tutti quegli elettori di colore cancellati arbitrariamente dalle liste. Luogo familiare e accogliente. Per quel giorno era in previsione la visita ad una scuola, la “Emma Booker Elementary School”. Il filmato che vi propongo, che è uno dei tanti che si trovano su YouTube, propone uno split-screen che mostra contemporaneamente ciò che accadeva nella ridente cittadina della Florida con Bush che leggeva (lo so, è una parola forte) assieme ai bimbi la storia della capretta e le prime immagini della immane tragedia di New York.

Ripercorriamo un po’ la cronologia di quella mattina dal punto di vista del nostro comandante in capo.
Bush si sveglia presto e va a fare jogging con gli uomini della sicurezza, ha un briefing alle 8:00, parla al telefono con la Rice, fa colazione e si attarda con alcuni VIP locali al golf.
Alle 8:46 il primo aereo impatta su una delle due torri gemelle. Alle 8:50 Bush, che sta andando alla Booker in auto, viene finalmente avvertito da Karl Rove dell’accaduto ma incredibilmente si decide di proseguire con la visita alla scuola. Ricordate sempre cosa avreste fatto voi invece nel frangente.
Alle 9:02 Bush entra nella scuola e siede, come si vede nel filmato, assieme ai bambini, come un ispettore scolastico di altri tempi. Finge di provare interesse ma il suo sguardo è sempre il solito della serie “che ci faccio qui”.
Ripeto, già sa che c’è stato un incidente o attacco terroristico che ha colpito il WTC, che ci sono sicuramente dei morti ma lui niente, con la sua bella faccia da poker sta lì seduto come se nulla fosse accaduto.

A New York intanto la tragedia sta prendendo forma. Giungono i primi soccorsi, alle 8:48 è iniziata l’evacuazione della torre colpita ma non disgraziatamente dell’altra, nonostante il WTC fosse già stato oggetto di un attentato terroristico in passato. Addirittura viene detto agli occupanti della torre ancora intatta, quella che però crollerà per prima, che possono tornare al loro lavoro. I pompieri cercano di raggiungere i piani colpiti per porre in salvo le persone rimaste intrappolate al di sopra dello squarcio. Le scale sono ancora agibili ma diversi testimoni, vigili del fuoco e uomini della sicurezza sentono dei boati, come delle esplosioni provenire dai piani interrati dell’edificio.

Alle 9:03 il secondo aereo colpisce l’altra torre. Ormai non ci sono più dubbi, non è un incidente ma un atto doloso, un attacco terroristico.
Andrew Card, due minuti dopo, entra nella classe della Booker School e sussurra qualcosa all’orecchio di Bush. E’ l’annuncio del secondo impatto sul WTC.
La faccia di Bush assume un’espressione finalmente preoccupata ma, come dire, anche da gatto con il sorcio in bocca.
Come Michael Moore nel suo film “Fahrenheit 911”, anche noi ci siamo chiesti cosa avrà pensato il comandante in capo in quel momento: “oddìo, allora non scherzavano”, “questo è di sicuro quel Bin Laden famoso”, “minchia, non mi faranno mica la pelle ora?”
La cosa sconvolgente però, più che la sua espressione da Gioconda terrorizzata è che rimane fermo sulla sedia e per altri interminabili sette minuti, mentre 3000 suoi connazionali hanno già la sorte segnata, non fa quello che noi, miseri mortali, avremmo fatto. Noi avremmo detto “scusate bambini, ma il vostro presidente deve tornare subito a casa per un impegno urgente”. Avremmo alzato il culo e ci saremmo fatti portare sul luogo più adatto ad affrontare l’emergenza.

Finalmente, alle 9:30, tre quarti d’ora dopo che il WTC è stato colpito, Bush fa un breve discorso e si decide ad andare a lavorare. Famosa la sua gaffe quando in serata dichiarerà “di avere visto il primo aereo impattare sul WTC e di avere pensato che quello era proprio un pilota scarso” mentre stava per entrare alla Booker. Peccato che le immagini del primo impatto non furono trasmesse ovviamente in diretta ma mostrate solo in serata.
Mentre è sull’Air Force One che lo scorrazzerà in giro per ore prima di riportarlo a Washington, mentre intanto crollano le torri, qualcosa si schianta sul Pentagono, vi sono altri morti, un aereo scompare in Pennsylvania e lui, bello come il sole, dice al suo staff: “Ehi ragazzi, sembra che siamo in guerra. Siamo pagati per questo, no?
Alle 18:30 l'aereo presidenziale atterra a Washington e alle 20:30 Bush parla ad una nazione sotto shock: “Immediatamente dopo il primo attacco, mi sono adoperato per mettere a punto i piani di risposta all’emergenza.
Alle 22:21 va a letto. Qualche mese dopo, durante un incontro in California, rievocando quel terribile giorno disse, testuali parole: “Comunque, fu un giorno interessante.

Forse il sempliciotto rampollo della famiglia Bush non avrebbe saputo fronteggiare una situazione così difficile, forse Dick Cheney ha preferito tenerlo su per aria per non averlo tra le palle o evitare che combinasse casini peggiori ma pensare che la più grande superpotenza, superarmata e in grado di dominare il mondo abbia un tale comandante in capo mette i brividi.

Noi avremmo fatto il presidente, avremmo lottato con il nostro popolo. George W. Bush quel giorno si è riposato.

sabato 8 settembre 2007

Le centurie di Nostralameduck

Pensavate che Osama Bin Laden fosse un idealista che propugna la guerra santa, il jihad, per una questione puramente religiosa e spirituale?
A leggere La Repubblica di questa mattina pare proprio di no.
Anche lui sarebbe mosso, in fondo, da vile materialismo.

Ve lo sareste mai aspettato un principe del terrore che parla come l'imprenditore del NordEst o il prestinaio di Pavia e che solidarizza con i tartassati come un Tremonti qualsiasi?
Con una proposta che lo rende più liberista di Friedman e Capezzone messi assieme, Osama dice che al fisco dovremmo pagare solo il 2,5%, una tassa simbolica come lo zakat islamico.
Certo, c’è un piccolo problema, dovremmo convertirci tutti all’Islam ma cosa vuoi che sia.

Berlusconi, pur di pagare solo il 2,5% di tasse imporrebbe il burka afghano su tutte le sue televisioni, dicendo che in fondo a lui quelle donne tutte scosciate e con il culo e le tette di fuori avevano sempre fatto senso, diciamo la verità. La Brambilla appenderebbe le autoreggenti al chiodo e si annuncerebbero tempi bui per Studio Aperto.

Con Bossi, Borghezio e Calderoli sarebbe forse un po’ più dura ma in fondo, per gente che ha chiamato “mafioso” Berlusconi per anni e ne è poi diventata il migliore alleato, sarebbe come bere un bicchiere d’acqua del Po.
Per amore del federalismo si può anche rivalutare il fondamentalismo islamico. La madrassa a Ponte di Legno potrebbe diventare realtà.

Non è stupefacente però che, a distanza di pochi giorni, l’uno Osama, e l’altro, lo statista di Gemonio, si siano ritrovati, entrambi dal cucuzzolo della montagna, a predicare la rivoluzione fiscale, con il paradosso che il più estremista dei due è parso l’Umberto con i suoi fucili spianati? E’ come un duello, ormai. Bossi con il fucile e Osama con la pistola, a chi le spara più grosse.

***
Ovviamente questo immondo pezzaccio di satira è ispirato dalla notizia della comparsa a balle unificate dell’ultimo video di Bin Laden, casualmente a ridosso dell’anniversario dell’11 settembre e riportata ad uso e consumo dei più ingenui boccaloni.
Tra una botta a Noam Chomsky e uno spottone post-elettorale per il castratore chimico Sarkozy, Osama fa un’altra apparizione nella sua Lourdes mediatica, rivitalizzandosi come eterno spauracchio di un Bush che ancora s’illude di catturarlo vivo.

Intanto continuo a chiedermelo: perché sul sito dell’FBI Osama Bin Laden, uno dei most wanted terrorists, non risulta ricercato per l’11 settembre ma solo per fatti precedenti? Dice che non ci sono prove. Lo dicevo io, quando l’uomo con il fucile incontra l’uomo con la pistola, l’uomo con la pistola è un uomo morto.

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