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martedì 27 novembre 2012

Il calcio dell'ILVA



Non è giusto. Mentre la sinistra è intenta a frantumare cabbasisi con il pestello fino a ridurli a bosone sulla fondamentale questione primarie, con iRenzi che si lamenta - non ha coraggio di chiamarli brogli perché sa che comunque sarà l'Al Gore della situazione - i dati della Florida non arrivano, la gioiosa macchina dei conteggi si impalla e si pensa di riesumare alcune salme nei cimiteri delle regioni rosse per farli partecipare al grande evento democratico del ballottaggio (pure!); mentre accade tutto questo, dicevo, ecco l'imprevisto, il cigno nero.
Le dolci note di Edith Piaf e di "Je ne regrette rien" - chi ha visto il film "Inception" capirà il riferimento - accompagnano il calcio nei denti che ci riporta tutti fuori dal sogno e nella realtà del capitalismo feroce dei nostri tempi.

L'ILVA, nello stesso giorno in cui viene raggiunta dall'ennesimo provvedimento della magistratura a carico della proprietà e dirigenza, con accuse di associazione a delinquere, concussione e disastro ambientale, per aver tentato di minimizzare  e nascondere l'impatto ambientale delle sue emissioni, inchiesta iniziata dalla G.d.F. nel 2009, annuncia la chiusura dello stabilimento di Taranto e probabilmente di tutti gli altri in giro per l'Italia. Badge ritirati e, come antipasto, ferie forzate per 5000 operai.
Con il Club dei Padroni che berlusconeggia di accanimento giudiziario e il governo che cincischia ma ha la tentazione anch'esso di prendersela con quei rompicoglioni dei magistrati che non si fanno mai gli affari loro ma quelli dei cittadini.

Una bella sveglia, non credete? Roba da far uscire perfino dalla dormia di un paio di Roipnol.
Ebbene, è tutta la mattina che cerco sulla prima pagina della Repubblica una reazione del PD a questo provvedimento ricattatorio, a questa serrata da capitalismo delle origini. Perché credo tocchi a quella cosa informe comunemente detta sinistra e non al governo di Goldman Sachs difendere gli operai e le loro famiglie che dipendono unicamente dal salario, che se manca loro sono morti, cosa difficile da far capire ai banchieri e alle loro puttane, me ne rendo conto. 

Leggiamolo quindi il giornale. Prima notizia: "Renzi attacca sulle regole". Interessante, saranno quelle della su' moglie o quelle delle primarie? E poi: "Caccia ai voti di Vendola" (che forse, in queste ore avrebbe altro da pensare). Editoriali su "Rosy Bindi al tramonto" e "il vaffa di Rosy" e Concita che vuole farci andare in iperglicemia: "L'Italia siamo noi".
E l'ILVA? Aspetta, sotto c'è ancora la fondamentale notizia che si spartiscono le poltrone dei TG RAI. Eravamo in pensiero.
Finalmente, si parla della tragedia degli operai. "Operai occupano l'ILVA". I soliti comunisti. Il governo convoca i sindacati.  Confindustria: "Accanimento", ça va sans dire. 
Si ma, il PD, la sinistra?
Niente, le uniche reazioni politiche sono della FIOM di Landini e della CGIL di Camusso, come da copione. Poi Clini, il ministro dell'ambiente che, scommetto, preferirebbe una canalizzazione di un molare piuttosto che dover affrontare questa rottura di coglioni giovedì con le parti sociali. Gli altri, i Passera, i liquidatori, gli esecutori fallimentari, zitti. Gli operai sono soli, come tutti noi. Faranno la fine degli esodati. Con Monti che articolerà con voce metallica un'altro principio fondamentale della Shock Economy.
Non siamo mica in Sudamerica dove, se alle presidentesse girano i cosiddetti, ti nazionalizzano le aziende prepotenti, che credete.

Aspetta, è cambiata la home page. Adesso l'ILVA è in pole position. "Operai occupano l'ILVA". Arridaje. E la mamma della Cosa "teme per l'ordine pubblico". Coraggio, mamma, manda a Taranto i bastonatori a rimettere in riga quei cialtroni. Ti eccita già l'odore del napalm?
E il PD? Niente, ci sono solo le facce da cazzo di Bersani e Renzi che discutono di paletti e studiano modi per fregare l'avversario e portare a casa questo baby, la vittoria nelle primarie.
Questo è il giornale di riferimento del regime piddino, per la madonna, significherà pure qualcosa questo disinteresse riguardo ad una questione di massima urgenza che coinvolge i LAVORATORI? Non siete andati a chiedergli nulla? Tutti hanno qualcosa da dire meno la dirigenza del Partito Democratico?

Gradirei che qualche piddino, tra una primaria e l'altra, una di queste domeniche trovasse il tempo di darmi un giudizio su questi imbarazzanti silenzi del prossimo governo di Vichy impegnato solo a fare il casting per il ruolo di Pétain.

P.S. Giusto per non fare favoritismi. Ecco Gramsci che può rivoltarsi nella tomba. Appena catturata, fresca fresca.




giovedì 25 ottobre 2012

Dotti, medici e sapienti


E nel nome del progresso 
il dibattito sia aperto, 
parleranno tutti quanti, 
dotti medici e sapienti. 

"L'unico precedente a questa sentenza è Galileo".

Non l'ha detto la Biancofiore ma il ministro per l'ambiente Clini, convinto che i giudici abbiano riesumato l'Inquisizione spagnola per condannare gli scienziati colpevoli di non aver saputo prevedere il terremoto. Se questo è un tecnico. Qui ci vuole l'hashtag #annamobbene.
E poi, stiamo parlando di Einstein, Newton, Darwin o di qualche genio incompreso alla Nikola Tesla, autori di scoperte mirabolanti da cambiare il mondo, ingiustamente carcerati per bestemmia ed eresia dal Santo Uffizio, come dei maggiordomi qualsiasi? No, stiamo parlando di normalissimi esperti della Commissione Grandi Rischi che, per compiacere Bertolaso, si trasformava a gentile richiesta nella Commissione Niente Rischi. La scienza è un'altra cosa, caro Odifreddi. E lasciamo riposare in pace Galileo, per amor di patria.

Non ci fossero le intercettazioni a smerdare questi esperti a 90° potremmo anche credere alla galileata, all'atroce ingiustizia perpetrata dai soliti giudici che non si fanno mai i fatti propri e non lasciano gli italiani delinquere in pace. 
Sentire Clini che parla come B. ci rassicura della continuità, del passaggio morbido tra un regime all'altro. Ma io penso a quei ragazzi che sono morti, invitati a rimanere tranquilli in un edificio che scricchiolava sempre più sinistramente notte dopo notte. 
Una volta per tutte, quindi: i giudici non accusano gli "esperti", gli "scienziati", secondo le prefiche corporative, di non aver previsto la scossa devastante, di non essere insomma degli indovini, ma di aver compiuto un'analisi errata dei dati, di essere stati forse superficiali in condizioni nelle quali non ci si può permettere di esserlo. Di aver tenuto una riunione "cooperativa" per assecondare Bertolaso, alla quale non seguì nemmeno un verbale, come ammette Boschi a Sabina Guzzanti in "Draquila". 
Infatti, nella memoria del pm dell’Aquila Fabio Picuti del 13 luglio 2010 si legge:
“L’intento non è quello di muovere agli imputati un giudizio di rimprovero per non aver previsto la scossa distruttiva del 6 aprile 2009 o per non aver lanciato allarmi di forti scosse imminenti o per non aver ordinato l’evacuazione della città”. Proprio perché, è lo stesso sostituto procuratore a scriverlo, “la scienza non dispone attualmente di conoscenze e strumenti per la previsione deterministica dei terremoti”. A inguaiare gli esperti capitanati dal presidente dell’Ingv Enzo Boschi non è stato il presunto oscurantismo dei giudici, ma l’esigenza tutta politica di “rassicurare” gli abitanti del capoluogo abruzzese, allarmati da una lunga sequenza di scosse e dai primi danneggiamenti di edifici, a partire da una scuola." (fonte "Il Fatto quotidiano").
La politica, dunque, che nulla dovrebbe avere a che fare con la scienza ed invece ogni giorno di più la svuota di credibilità e la sconcia: con le malattie inventate per compiacere BigPharma e i suoi nuovi farmaci, con i dati addomesticati per accondiscendere alle richieste della multinazionale finanziatrice e con la ricerca che diventa sempre più la dimostrazione di qualcosa che si deve dimostrare per forza.

C'è infine un aspetto ancor più generale che emerge da questa vicenda.  Il viziaccio di prendersela con i giudici quando applicano le sanzioni previste dalla legge nei confronti dei reati è il legato più velenoso del berlusconismo morente. B.si ritira dalla politica, ma non temete, vive e lotta dentro di noi.

Update - Questo documento  della Commissione Grandi Rischi dell'aprile 2009 è stato pubblicato stamattina da Repubblica. 

martedì 23 ottobre 2012

Commissione Niente Rischi



"Sono Guido Bertolaso...".

 La Stati: "Che onore...". 

Bertolaso: "Ti chiamerà De Bernardinis il mio vice, perché gli ho detto di fare una riunione lì all'Aquila domani, su questa vicenda di questo sciame sismico che continua, in modo da zittire subito qualsiasi imbecille, placare illazioni, preoccupazioni... Eccetera...". 
Ancora Bertolaso: "La cosa importante è che domani... Adesso De Bernardinis ti chiama per dirti dove volete fare la riunione. Io non vengo... ma vengono Zamberletti (l'unico che poi non parteciperà, ndr), Barberi, Boschi, quindi i luminari del terremoto in Italia. Li faccio venire all'Aquila o da te o in prefettura... Decidete voi, a me non me ne frega niente... In modo che è più un'operazione mediatica, hai capito? Così loro, che sono i massimi esperti di terremoti, diranno: è una situazione normale... sono fenomeni che si verificano... meglio che ci siano cento scosse di quattro scala Richter piuttosto che il silenzio, perché cento scosse servono a liberare energia e non ci sarà mai la scossa quella che fa male... Hai capito? (...) Tu parla con De Bernardinis e decidete dove fare questa riunione domani, poi fatelo sapere (alla stampa, ndr) che ci sarà questa riunione. E che non è perché siamo spaventati e preoccupati, ma è perché vogliamo tranquillizzare la gente. E invece di parlare io e te... facciamo parlare i massimi scienziati nel campo della sismologia". 
La Stati: "Va benissimo...". 


Dedicato a quelli che oggi se la prendono con i giudici e hanno paura che un domani gli esperti non possano più offrirci i loro preziosi consigli.

giovedì 23 agosto 2012

Caramelle dai petrolieri


A volte accadono cose strane. A pochi giorni dal terremoto di maggio dell'Emilia, che fece tremare violentemente e diverse volte anche la Romagna dove vivo, su un giornale locale uscì il seguente titolo in prima pagina: "Gas, pronti tra un anno." 
Leggendo l'articolo, noi abitanti di Faenza, Bagnacavallo, Lugo, Cotignola, Castel Bolognese e Solarolo, scoprivamo di avere nel nostro destino a breve un enorme deposito di gas collocato proprio sotto ai nostri culi. 
Potevamo stare tranquilli, però. L'autore dell'articolo, già nelle prime righe, teneva a rassicurarci che, secondo la società costruttrice dell'impianto (ah beh, allora), non vi sarebbe stato alcun pericolo, nemmeno in occasione di terremoti. Excusatio non petita? 

Per combinazione, proprio in quei giorni, si era riparlato della controversia in Regione attorno al progetto del maxideposito di gas di Rivara della Erg, la cui locazione, per un'altra incredibile coincidenza, si sovrapponeva a quella delle zone colpite dal terremoto.
Ecco che quindi, nonostante la rassicurazione un po' pelosetta invero, vista la fonte non certo disinteressata, l'associazione inevitabile tra l'emergenza terremoto di quei giorni e la prospettiva di ritrovarsi un giorno a vivere sopra un lago di gas, con tutto l'inevitabile immaginario ansioso di fughe, esplosioni ecc., rimaneva inquietante.
Sembrava quasi che il messaggio fosse: "Anche se avete paura perché c'è il terremoto, noi i nostri progetti li  porteremo avanti comunque." A titoli cubitali. Brutta sensazione. 

L'ansia fa diventare sospettosi e si comincia a ricamare al tombolo. Tornavano in mente le parole degli amici emiliani della zona dell'epicentro che avevano raccontato, appena dopo la prima scossa, di quell'acqua fangosa e puzzolente che era uscita dalle crepe apertesi nel terreno, dell'innalzamento del livello dei pozzi e dell'acqua per le strade e fin dentro le case. Avevano raccontato anche  la storia delle trivelle "americane" che, presenti fino al giorno prima, erano poi misteriosamente sparite dopo le prime scosse.
Tutte voci di paese, leggende metropolitane, probabilmente, anche se provenivano da persone che non sapevano affatto cosa fosse il fracking (parola che solo allora cominciava ad incuriosirci).
La storia del megasuperultrafunky bombolone di gas sotto intere città sbattuto in prima pagina, con i nervi dei lettori ancora a fior di pelle per le scosse, non poteva che scatenare la sindrome NIMBY.


In questi casi, per sedare l'ansia, la cosa migliore è informarsi e controllare se c'è veramente da preoccuparsi.
Nei siti delle aziende che fanno ricerche petrolifere e di gas naturale si trovano progetti relativi al territorio italiano, segno che c'è interesse riguardo al nostro paese. Il governo ha manifestato a sua volta l'intenzione di sfruttare nuovi giacimenti sul nostro territorio. Quindi, se non appartiene già al nostro presente, in futuro il fracking, tra le altre tecniche estrattive, potrebbe toccarci.

La Procura di Modena, nel frattempo, ha aperto un'inchiesta sulla possibilità che in Emilia siano state fatte trivellazioni abusive nelle zone interessate dal terremoto.
Dal canto suo, la Regione Emilia Romagna ha chiesto formalmente l'istituzione di una commissione internazionale di inchiesta per indagare sui possibili legami tra perforazioni e tecniche di estrazione di gas naturale e attività sismica indotta. Legame che alcuni studi hanno già trovato, relativamente ad episodi accaduti negli Stati Uniti. Anche i senatori del PD dell'Emilia Romagna hanno presentato un'interrogazione parlamentare sull'argomento rischi legati ad attività di perforazione.

Penso sarà interessante tenere d'occhio le conclusioni di entrambe le inchieste, sperando che siano pienamente rassicuranti circa la sicurezza delle nuove mirabolanti tecniche estrattive e di stoccaggio.
Prima di tutto perché non ci fidiamo dei petrolieri e di chi accetta caramelle da loro, dicendo e scrivendo che assolutamente non c'è pericolo per principio e non perché sanno esattamente di cosa parlano; secondo, perché è giusto cercare risposte quando si hanno dei dubbi. Terzo, perché ne va nelle nostre vite e delle nostre proprietà. Abbiamo già capito che il futuro sarà all'insegna dello Stato che se ne lava le mani, con il cittadino che dovrà provvedere - se ha i soldi per farlo - ad assicurarsi (risate) contro le calamità naturali e non. 
Meglio sapere. O preferite lasciare il vostro destino in mano alle multinazionali? Ricordate una certa Bhopal? Accettate senza  timore caramelle dai petrolieri?

sabato 4 febbraio 2012

Gruppi di stupro


Io non mi meraviglio affatto che la giustizia italiana sia così tenera nei confronti degli stupratori di gruppo. 
Si, lo so che scostando il velo pietoso che copre la decisione della Cassazione c'è un delicatissimo pizzo a tombolo ricamato sul concetto di costituzionalità di una sentenza pregressa ma alla fine il risultato è comunque sgradevole. Si ha la sensazione che la giustizia, in questi casi, si comporti come una mamma e la mamma dello stupratore di solito crede al figlio e non alla puttana che lo ha inguaiato.
MEDICO Dica, signorina, o signora, durante l’aggressione lei ha provato solo disgusto o anche un certo piacere... una inconscia soddisfazione?
POLIZIOTTO Non s’è sentita lusingata che tanti uomini, quattro mi pare, tutti insieme, la desiderassero tanto, con così dura passione?
GIUDICE È rimasta sempre passiva o ad un certo punto ha partecipato?
MEDICO Si è sentita eccitata? Coinvolta?
AVVOCATO DIFENSORE DEGLI STUPRATORI Si è sentita umida?
GIUDICE Non ha pensato che i suoi gemiti, dovuti certo alla sofferenza, potessero essere fraintesi come espressioni di godimento?
POLIZIOTTO Lei ha goduto?
MEDICO Ha raggiunto l’orgasmo?
AVVOCATO Se sì, quante volte?
(dal blog di Franca Rame)
Gli uomini, se fanno questo tipo di domande è perché pensano che lo stupro di gruppo sia una cosa sessuale.  Pensano alle gang bang dei film porno, con le maiale che più ne prendono in tutti i buchi e meglio stanno. Anche le mamme degli stupratori pensano che il figlio sia in carcere per qualcosa di sessuale durante il quale si è divertita più la sgualdrinella che il suo bambino.
 ...Ora quello che mi sta tra le gambe mi entra dentro. Mi viene da vomitare.
Devo stare calma, calma.
“Muoviti, puttana. Fammi godere”. Io mi concentro sulle parole delle canzoni; il cuore mi si sta spaccando, non voglio uscire dalla confusione che ho. Non voglio capire. Non capisco nessuna parola... non conosco nessuna lingua. Altra sigaretta.
"Muoviti puttana fammi godere”.
  Sono di pietra.
Ora è il turno del secondo... i suoi colpi sono ancora più decisi. Sento un gran male.
"Muoviti puttana fammi godere”.
La lametta che è servita per tagliarmi il golf mi passa più volte sulla faccia. Non sento se mi taglia o no.
“Muoviti, puttana. Fammi godere”.
Il sangue mi cola dalle guance alle orecchie.
È il turno del terzo. È orribile sentirti godere dentro, delle bestie schifose.
“Sto morendo, – riesco a dire, – sono ammalata di cuore”.
Ci credono, non ci credono, si litigano...

(dal monologo di Franca Rame)
Lo stupro di gruppo non è niente di sessuale, è sempre una punizione, un atto di violenza pura, un atto di GUERRA. Un'alternativa all'omicidio a volte ancora più letale. E' qualcosa che devasta, squarcia, lacera il corpo e la mente. 
Per la vittima è un'esperienza talmente orribile che, non a caso, quando gli uomini la subiscono - e in guerra succede a chi la perde, come nelle carceri e nei luoghi di segregazione, ai danni di disabili fisici e mentali o maschi percepiti dal branco come sottomessi perché, ad esempio, omosessuali - la rimuovono completamente, non ne parlano, lo negano come eventualità e, per difendersene, la fanno diventare un fatto sessuale che riguarda solo le donne e che non è poi così grave. Qualcosa di leggero e divertente o perfino esteticamente artistico se riprodotto a ritmo di "Singin' in the rain" o fotografato - in versione gay - per una campagna pubblicitaria modaiola.

Invece, l'essere stati violati è qualcosa che ti condanna ad una premorte che durerà tutta la vita. Ti rimarrà sempre dentro quel dolore, la fitta dell'umiliazione, la disperazione della rabbia di non esserti difesa ed essere stata difesa. Il ricordo del tuo dolore e di loro che invece ridevano. Di te.
Come potevano ridere? Perché era la gioia di farti del male e di farlo anche al tuo compagno, a tuo padre, al tuo capo di Stato che stava perdendo la guerra, quel coglione. Perché loro pensano che lo stupro di gruppo sia soprattutto una vendetta trasversale della quale a soffrire sarà il maschio ferito nell'onore. La donna è solo un mezzo. Se dopo schiatta o sopravvive ma distrutta, sono solo dettagli.

Lo stupro di gruppo come punizione e atto di guerra nei confronti di avversari politici. L'ideale, se questi sono donne da colpire al cuore.
Volevano dare una lezione a Franca Rame e scelsero il modo più efficace per farlo. Qualcuno brindò in una caserma, alla notizia del rapimento dell'attrice. Dello stupro si parlò solo anni dopo ma, chi sapeva, sapeva esattamente cosa era successo. Terrorismo, marocchinata di Stato. Un tocco di regime sudamericano nei nostri fottuti anni settanta. I soliti che a volte ritornano.
Poi l'altro stupro di gruppo punitivo, nel 1979, ai danni di Lucia Luconi, regista RAI, che solo di recente aveva deciso di pubblicare il libro nel quale raccontava la sua atroce esperienza, scritto appena pochi mesi dopo quei venticinque minuti di quella notte. Libro oltretutto difficile da pubblicare  perché, secondo le case editrici, era troppo violento nei confronti dei maschi.
E poi quarant'anni dove, nella percezione istituzionale dello stupro di gruppo come crimine assoluto, non è cambiato nulla, nonostante il Circeo, nonostante i tanti episodi di cronaca. Non c'è certezza che sia avvenuto lo stupro, non siamo sicuri, ipergarantismo per gli accusati. Non in carcere, per carità, che potrebbe succedere anche a loro. Benevolenza, pignoleria nell'applicare la legge. Pizzo a tombolo.
Non hanno coraggio di condannare senza appello un atto di guerra perché siamo in guerra.
Appoggiata al muro del palazzo di fronte, la sto a guardare per un bel pezzo. Penso a quello che dovrei affrontare se entrassi ora... Sento le loro domande. Vedo le loro facce... i loro mezzi sorrisi... Penso e ci ripenso... Poi mi decido...
Torno a casa... torno a casa... Li denuncerò domani.
  (dal monologo di Franca Rame)

mercoledì 11 maggio 2011

Il capitalismo dal volto che non ha più nulla di umano

Ma avete visto bene la faccia di quest'uomo? Siamo governati da un mostro.

C'è qualcosa che lega i deliri oncologici antigiudici dell'illegale rappresentante agli applausi svergognati dei compagni di merende di Confindustria all'assassino seriale  di operai della Thyssen-Krupp, per giungere all'ex cavaliere Callisto Tanzi, degradato per indegnità, che non si capacita di come uno che ha truffato e rovinato economicamente 23.000 investitori possa trovarsi in galera.
Il filo rosso è l'idea che il ricco debba godere di una speciale impunità, di una sorta di esenzione dal peccato originale che lo renda immune da ogni rivalsa giudiziaria sui propri crimini. Nessuna pena è mai troppo lieve per chi si sente economicamente superiore agli altri, per chi si sente un sacerdote del Dio Denaro, dalla persona sacra ed inviolabile.

Questa idea di pretesa di impunità è insita in ogni ricco e ad ogni latitudine ma, a seconda del paese dove il crimine economico o penale viene commesso, esistono importanti differenze di tipo culturale e giuridico. Ci sono paesi come gli Stati Uniti, dove qualche traccia di etica protestante del capitalismo ancora rimane, che ad un  Madoff che ha truffato per 65 miliardi di dollari, anche se lui piange e si dispera, vengono comminati 150 anni di carcere e praticamente uscirà di galera solo con  i piedi in avanti senza che nessuno tiri in ballo le metastasi e i giudici di sinistra che puzzano. Tantomeno il capo dello Stato.

Da noi, nel bel paese che ha creduto al piazzista di Arcore per quindici anni e che lo ha eletto proprio perché era uno che aveva fatto i soldi con l'inganno e l'opportunismo, non certo per i suoi successi, visto che nonostante tutto rischiava di finire in galera se non fosse sceso in politica, l'idea di impunità per i ricchi sta cercando di diventare articolo costituzionale, legge dello Stato, quasi verità biblica.
E' il retaggio medioevale di quando i signori e signorotti godevano di una sostanziale licenza di peccare, uccidere e opprimere tutto il resto della popolazione, incluso il diritto allo ius primae noctis, che si è trascinato nei secoli fino a noi e che ci costringe a rimanere un paese profondamente arretrato ed antimoderno.

L'impunità medioevale del ricco che si lega con il rampantismo del moderno capitalismo sociopatico della finanza che tutto arraffa in nome del profitto allo stato puro e con il modo di produzione ultra-asiatico fondato sullo schiavismo crea un mix devastante che, nonostante tutti i buoni propositi di facciata, compreso il fatto di chiamare "riforme" lo sfruttamento, fa bagnare i perizoma alle Confindustriali. 

E' un tipo di capitalismo all'ultimo stadio, metastatico appunto, perché alla fine divorerà sè stesso, che può avere solo la faccia chirurgicamente modificata e dal colorito giallo da salma truccata male dell'ormai mostruoso Dorian Gray del Consiglio.

martedì 29 marzo 2011

Ghedini's List - La discarica dei testimoni


Il collegio di difesa del Silvio ha depositato in tribunale a Milano la lista dei testimoni convocati per il processo Ruby. Più che testimoni a discarico sembra la discarica dei testimoni.
A leggerne i nomi viene da (sor)ridere. Ce ne fosse uno, anzi mezzo, che non sia legato a Silvio Berlusconi da un qualche tipo di contratto e che non debba in qualche modo essergli grato per le proprie fortune. Aggiungerei anche: ce ne fosse uno sul quale potremmo giurare con mano sul braciere ardente che non si trovi sotto qualche tipo di ricatto, materiale o morale. 
Anche la stessa Ruby, che sembra sempre più appartenere alla famiglia dei Pinocchi, dopo che ha ricevuto se non cinque milioni di euro comunque una bella sommetta, cosa vuoi che dica? Che la faceva vestire con il grembiulino da asilo e giocavano a "dolce Remì, metti la mano qui"?

Tutti i ministri convocati in lista si possono ascrivere alla categoria dei miracolati dal tocco dell'Unto, a cominciare da Maria Stella Gelmini e Mara Carfagna. Sicuramente fedele la prima, più derapante la seconda, indecisa se darla a Mezzaroma (o mezza Roma?) o se preferire il Bocchino traditore. Sulle due Marie pende comunque da anni la spada di Damocle delle famose intercettazioni, quindi c'è da credere che avvaloreranno sicuramente la tesi delle cene eleganti con la fidanzatina che fa la calzetta sul divano mentre Silvio guarda "Baarìa" in lingua originale con il pile e lo scaldino sulle ginocchia e con Dell'Utri che gli sussurra la traduzione simultanea in un orecchio. 
Altro giro, altri ministri. Franco Frattini, ovvero "ricordati che da giovane eri comunista ed io ti ho guarito, come Bondi".
Giancarlo Galan, ex dirigente di Pubblitalia, appena sfornato ministro, caldo caldo, come un bombolone alle cinque di mattina, ha preso il posto proprio di Bondi. Un braccio rubato all'agricoltura per spedirlo ai Beni Culturali. 

Scendendo di livello troviamo altri nomi interessanti. Paolo Bonaiuti, che mangia solo se ne ha il permesso da Berlusconi in persona; Valentino Valentini, altro ex Pubblitalia, l'uomo di fiducia del nanocurie per gli affari in Russia con l'amico Putin ( gli americani sospettano trattarsi di affari più personali che istituzionali) e Maria Rosaria Rossi. Una che, frequentando così spesso i bunga bunga, credo proprio sia la fidanzatina in persona, in tette ed ossa.

Mariano Apicella è un po' il Lazzaro della situazione, un caso umano assai triste. Un cantante che canta e suona nelle feste private eleganti del nano e non sa, ahimè, di essere già trapassato. Pare che se riuscirà a vendere 10 CD, potrà finalmente cessare di vagare tra Arcore e Villa Certosa e riposare in pace. 

La convocazione di Belen è un trucco. Sul più bello sono sicura che le salterà fuori Fabrizio Corona dal wonderbra e allora ci divertiremo. 
Aida Yespica, il giornalista Carlo Rossella e Barbara D'Urso sembrano più che altro dei tappabuchi in mancanza di nomi più importanti. Sono tutti comunque legati a doppia mandata a Silvio.

Mi meraviglia piuttosto una clamorosa dimenticanza. E il direttore di "CHI"?? A meno che ad Alfonso non sia stata riservata la parte della fata non invitata, che piomba in piena udienza e pietrifica la Boccassini con un incantesimo.
Il vero coup de théâtre però è la convocazione di Elisabetta Canalis e George Clooney. Voglio proprio vedere se un divo americano avrà il coraggio di andare in tribunale a recitare la parte del difensore di Silvio. Più che Clooney ci sarebbe voluto almeno un De Niro. Se riesce ad essere credibile, questa volta l'Oscar non glielo toglie nessuno.
Certo, ad essere perfidi e pensando alla Macchina del Fango con il motore sempre acceso, si potrebbe pensare che alla coppia più farlocca del mondo puoi far dire ciò che vuoi, perfino in tribunale. Io dico che è meglio essere gay che far finta di guardare le belle ragazze.

Insomma, se questi sono i nomi, se questo è il massimo che sono riusciti a trovare: miracolati, ricattabili su più fronti, dipendenti, uscieri, fantesche e giardinieri, questo è il primo caso al mondo in cui perfino la testimonianza della moglie, di solito non ammessa in tribunale per ovvi motivi di evidente imparzialità, sembrerebbe più attendibile di queste. 
Io, fossi la Boccassini, a questo punto farei saltare tutte le regole (tanto loro se ne fregano abitualmente, delle regole) e citerei proprio Veronica. 

domenica 2 gennaio 2011

Noi siamo i giovani

Ecco, è finito anche il primo giorno del nuovo anno, quello dedicato alla superstizione più hard. Quello che dà la stura, oltre allo spumante, a tutte le teorie più allucinanti sulla numerologia, alla scaramanzia a rutto libero e al rituale dell'augurio che, parliamoci chiaro, non sappiamo più se sia meglio scambiarci o no. Visto che gli auguri li hai e te li hanno fatti e l'ultimo anno è stato color marrone sfatto, che porti più fortuna a tutti tacere e non svegliare i demoni che dormono? 
Ma si, facciamo finta che sia stato un giorno come un altro. Che ne so, come il passaggio dal 31 marzo al 1° aprile, senza quella convinzione assurda che, da un giorno all'altro, debba cambiare tutto solo perché è cambiato il numeretto finale della data. Tipo che vai a dormire il 31 e il 1° ti risvegli nel castello delle fiabe, più giovane, più magra e circondata come una diva da boys strafighi adoranti, con le lenticchie che si sono trasformate in lingotti d'oro e senza più un cruccio nella vita.

Il 1° gennaio 2011 è stato un giorno come un altro. Lo dimostra il fatto che a Napoli c'è ancora la spazzatura. Il presidente scopatore (nel senso di monnezzaro) aveva detto che avrebbe ripulito Napoli per Capodanno. Invece ha pulito solo il salotto buono, per non far incazzare la padrona, tanto con il padrone sa come farsi perdonare, e la monnezza l'ha sparsa per tutto il resto della casa nascondendola qua e là.  Questa servetta nana  non è buona nemmeno come donna delle pulizie e l'hanno messa a capo del governo.

A proposito di presidenti. Mi ero illusa di aver schivato la fiera delle banalità a reti unificate ma non c'è stato verso. Replica a tradimento, questa mattina, su Radio Radicale. E allora ascoltiamolo questo paladino dei giovani. Questo anziano disposto a far spazio a forze fresche e nuove. Basta solo un piccolo sforzo per mantenere il sensorio vigile e forse l'alto messaggio del Capo dello Stato ti farà reagire come hanno reagito i giornali. Un plauso generale neanche avesse parlato Zarathustra in persona. Come se tanti di noi non ricordassero ancora assai bene e con rimpianto i messaggi di fine d'anno di Sandro Pertini.

Napolitano non ha detto nulla e non si può nemmeno dire che l'abbia detto bene. Non è mica un Berlusconi incantatore di papiminkia, ammettiamolo. 
Ha parlato dei giovani! Capirai. Usare la formuletta magica "bisogna fare, bisogna dare" significa solo rilanciare la palla nel campo avversario. Il grande Ciotti avrebbe commentato: "Napolitano abbranca in presa e si accinge al rinvio".
Lui parla ad ipotetici interlocutori, a presunti risolutori dei problemi dei giovani che non si sa dove siano. Cioè, lo sappiamo dove sono e lo sa pure lui.  Se sono quelli al potere si tratta di vecchiacci abbarbicati alla poltrona e preoccupati più dei loro vetusti piselli inanimati che delle esigenze dell'Italia. Questo è il paese dove ai giovani non si dà spazio perché tanto "hanno tutta la vita davanti e avranno tempo". Con gente che non si decide a crepare non è facile. 
E' il paese dove non si dà da reggere il timone ad un giovane perché "non ha ancora fatto esperienza". Come se l'esperienza non cominciasse proprio nel momento in cui un giovane viene responsabilizzato dal coraggio di chi gli affida le sorti della nave.

Per carità, il migliorista è il presidente ideale per il peggiorismo berlusconiano. Lo definirei un megliopeggiorista. Non sporca, non fa rumore e firma tutto quello che gli portano. Del resto lo dice pure lui e ci ha tenuto a farlo sapere anche a Capodanno: "Criticare il governo non è nelle prerogative del Capo dello Stato."  Nemmeno quando il governo gli porta delle vaccate da avallare.
Vedrete se l'11/1/11 (numerologi, buoni a cuccia!) la Corte Costituzionale concederà il legittimo impedimento e l'Angelino che studia da delfino del caimano ci riproverà con un Alfano Reloaded come si agiterà il megliopeggiorista in difesa della Costituzione. Firmerà, firmerà. Firmerà perché bisogna sempre dare fiducia ad un giovane premier di settantatre anni.

A proposito di salvacondotti. Il governo che, per salvare dai processi un tizio, il famoso giovane scapestrato di settantatre anni, è disposto a mettere a soqquadro la Costituzione, a stravolgere le leggi penali, a mandare in vacca migliaia di processi e lasciare di conseguenza migliaia di potenziali colpevoli impuniti, sta minacciando di spezzare le reni al Brasile perché non gli restituisce un condannato. Come dire, fare i giustizialisti con i tribunali degli altri. Qualcuno pensa che abbiamo la giusta credibilità per dare lezioni di diritto in giro per il mondo?

sabato 28 novembre 2009

Presidenti

Giusto per ribadire il concetto.

Napolitano può fare di tutta un'erba un fascio e confondere giudici e imputati.
Può applicare il Codice Maanchista del falso super-partes che in realtà fa il gioco di una delle parti.
Può interpretare ancora ad libitum l'amico del giaguaro.
Può far finta che la situazione italiana attuale possa definirsi normale, con un presidente del consiglio che accusa la Giustizia di eversione mentre è probabilmente la Mafia che gli sta recapitando il conto.

Napolitano può andarsene in giro a dire ciò che dice, senza preoccuparsi delle conseguenze e del messaggio destabilizzante che deriva dal suo non schierarsi decisamente dalla parte della Giustizia e di chi le leggi si preoccupa di farle applicare, non di stravolgerle a proprio favore.
Lui può continuare ad ondivagare di qua e di là senza schierarsi dalla parte della legalità senza se e senza ma.

Pertini non l'avrebbe mai fatto.

(E nemmeno Scalfaro e Ciampi, ad onor del vero)
Ah, si è capito che Napolitano non è il "mio" presidente?

giovedì 17 luglio 2008

ON/OFF

Quando il premier se la prende con la Giustizia ed i suoi famigerati teoremi, disquisendo in termini oncologici, non si tratta di un fenomeno automatico, un riflesso patellare sollecitato dal martello di un giudice qualsiasi. Non è un'allergia generalizzata alle toghe ma solo a quelle ostili. Giova ricordarlo sempre.

Abbiamo avuto la prova in questi giorni che lo sdegno berlusconiano viene innescato con un meccanismo ON/OFF, con un interruttore che lui preme volentieri ogniqualvolta lo ritiene opportuno. Condizione fondamentale: che siano intaccati i suoi interessi personali o politici.
Appena premuto l'interruttore centrale, come dei salvavita difettosi, scattano tutti quelli dei sodali, dei soci, degli avvocati, dei giannizzeri e, per proprietà transitiva, quelli dei suoi simpatizzanti ed elettori.

Per affinità elettive, nel senso di eletti, di casta, in rari casi l'interruttore può essere premuto quando ad essere accusato ed arrestato è un esponente dell'opposizione che però si è presumibilmente macchiato di reati come corruzione, concussione e tangenti. Le affinità estorsive, per così dire.

IN/OUT. La magistratura può essere un cancro oppure no. In questi giorni gli inquirenti sono stati un cancro quando hanno arrestato Ottaviano Del Turco per tangenti ma l'interruttore è rimasto sull'OFF quando altri giudici hanno condannato a pene lievi 15 imputati su 45 per le violenze perpetrate sugli arrestati durante il G8 di Genova alla caserma di Bolzaneto, senza nemmeno definirle torture perchè il reato di tortura in Italia si sono dimenticati di inserirlo nel codice penale. In quel caso, siccome la sentenza poteva essere politicamente gradita al centrodestra, la giustizia è guarita dal cancro. Anzi, la gamba amputata è miracolosamente ricresciuta.
Basterebbe ammetterlo e ricordare agli italiani di avercela solo con i giudici ostili al proprio particulare. Invece ogni volta che l'interrruttore fa "clac" è tutta la Giustizia ad andarci di mezzo. Come oggi Gasparri che ha definito il CSM una cloaca.

Facciamo un altro esempio di indignazione a corrente alternata: la questione intercettazioni che si intreccia con quella più generale della giustizia. Quando si minaccia di rendere pubbliche le intercettazioni che riguardano il premier e le sue delicatessen al viagra, che magari configurano reati di corruzione, si progettano leggi che manderebbero i giornalisti che osassero pubblicarle in carcere nella cella di Cagliostro a San Leo, a pane e frustate.
Ancora una volta si fa credere che è nell'interesse di tutti gli italiani non essere intercettati dalla giustizia cancerosa. Ma non è sempre così. Non tutte le intercettazioni sono cattive. A volte sono come la serva, servono.

Facciamo un esempio, ormai storico. Il 20 luglio del 2006, a pagina 11, nell'anniversario dei fatti di Piazza Alimonda, il “Giornale” pubblicò il seguente articolo: “Guai con la legge e liti col padre nelle telefonate di Carlo Giuliani” .
Premesso che il telefono di casa Giuliani era stato messo sotto controllo nel 2000 per un'indagine (poi archiviata) della Guardia di Finanza per traffico di stupefacenti, l'articolo pubblicava ampi stralci di conversazioni private tra i coniugi Giuliani che, estrapolate dal loro contesto, dipingevano un ritratto talmente negativo del ragazzo da suggerire che i loro genitori non sapessero più cosa fare con lui. Il pezzo terminava con una frase agghiacciante attribuita al padre.
Intercettazioni appartenenti ad un'inchiesta archiviata, che avrebbero dovuto quindi rimanere secretate e mandate al macero come quelle famose dei fantomatici servizietti ministeriali.

L'articolo causò alla testata il seguente richiamo del garante della privacy. Molti blog ne parlarono, ne parlai anch'io nel mio ma all'elettorato di centrodestra che commentò quello che a molti parve una forma di sciacallaggio, non parve affatto uno scandalo l'aver fatto del gossip funerario molto ma molto di cattivo gusto.
E' proprio questione di interessi. Se è uno dei nostri, "clac", la magistratura ci fa orrore, la privacy è stata violata. Se è un "nemico", uno che tutto sommato ha meritato quello che gli è accaduto perchè i bravi ragazzi sarebbero rimasti a casa, che si lavino pure i panni sporchi in pubblico. E se proprio si deve, che si sciorinino.


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giovedì 22 maggio 2008

Cali l'oblìo

Riusciremo veramente a liberarci di Cogne, della mamma di Cogne e dello straziante ricordo di Samuele, povera vittima presto passata in secondo piano rispetto al divismo della sua carnefice e dell'insopportabile clan Franzoni, con la sentenza della Cassazione che condanna la madre a 16 anni per figlicidio?

Per la serie non c'è limite alla faccia come il culo, abbiamo sentito stasera sulla rete TV che sul delitto ci ha marciato per anni, Raiuno, invocare l'applicazione dell'indulto, quel provvedimento che di solito fa schizzare il picco di adrenalina dei benpensanti. Se l'indulto si applica al mariuolo italiano o romeno, magari per un furto di pollame, apriti cielo! ma per la signora Franzoni diventa legittimo (nonostante il provvedimento non mi risulta applicarsi all'omicidio) .

Continuiamo pure a parlare di accanimento giudiziario e di mancanza di prove certe. Questo è stato, secondo avvocati, psicologi e psichiatri, un caso da manuale, di tanti che ne càpitano, solo che questa volta ci è toccata una famiglia che pur di negare il problema di un suo membro, e senza rendersi conto di danneggiarlo ancora di più, ha scatenato un putiferio mediatico- giudiziario di rara potenza. Se si fosse trattato di una mamma qualunque (una rom, per esempio) il caso sarebbe stato chiuso già da tempo.
Purtroppo per gli innocentisti, bastava leggere il testo del rinvio a giudizio per convincersi che il caso era da manuale. Ho già riassunto altrove i punti salienti che fanno pensare alla colpevolezza della madre.
Basterebbe citare solo il fatto che una famiglia dove un estraneo entra in casa e massacra un bambino non pensa di avvertire subito i carabinieri. Le forze dell'ordine furono avvertite dal personale dell'elisoccorso solo due ore dopo, per scrupolo e dovere, visto che si erano trovati sull'evidente scena di un delitto. Nessuno fino a quel momento parlava di delitto!
Se è veramente stato il Mostro inafferrabile di cui ci si ostina ad invocare l'esistenza, perchè tanta riluttanza a denunciare il crimine da parte dei genitori di Samuele? Se non si è trovata l'arma del delitto e quindi la prova, è perchè la scena del delitto è stata inquinata pesantemente per tutto il tempo necessario a farla sparire.

Quello che però ha soprattutto reso questa famiglia antipatica a tutti è stato il tentativo, per discolpare un suo membro, di accusare un intero paese, gente assolutamente estranea, di un delitto particolarmente infame. Non mi risulta che abbiano chiesto scusa alla vicina, al parente della vicina, ai convitati della sera prima, al sindaco di Cogne, per il disturbo.
Non solo ma hanno inquinato prove, ne hanno fabbricate di false, hanno cercato di sputtanare gente seria come il RIS, sbeffeggiando la giustizia e facendosi anche intercettare "speriamo che non la trovino" (l'arma del delitto).
La patologia di Anna Maria, perchè di patologia si tratta, anche se ora sembra guarita, nasce in primo luogo dal modo in cui la sua Famiglia patriacale, feudale e abituata a considerarsi impunita ed impunibile, si confronta con il mondo.

A parte tutta l'antipatia che mi ispira l'arroganza di un clan che si sente al di sopra degli altri, provo pietà per Anna Maria. Sarei d'accordo sul farle scontare la pena in uno di quei centri per madri infanticide che cercano di recupararle alla vita civile. Ce n'è uno all'avanguardia a Reggio Emilia.
E' una donna che va aiutata a capire, ad uscire da una prigione di infantilismo che si esprime patologicamente della rimozione e negazione. Forse un giorno potrebbe ritrovare quella pace di cui ha diritto anche lei.

Non mi dispiace invece se verrà a mancare il pane per Vespa. Non sentirò la mancanza di Crepet, della Palombelli, di Taormina e di tutto il cucuzzaro. La compagnia di "Cogne a Cogne" si scioglie.
Una buona notizia. A causa delle ville che avranno potuto comperarsi in anni di patrocinio, gli avvocati della Franzoni continueranno a pagare l'I.C.I.


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mercoledì 7 maggio 2008

Sbatti il chirurgo in prima pagina

Ricordate quando il tenente Colombo rispuntava all'improvviso dalla porta socchiusa e con l'occhio storto, l'anca sbilenca e l'impermeabile strapazzato, si rivolgeva al sospettato di turno dicendo: "Ah... un'ultima cosa." Quel vecchio marpione era un grande perchè riusciva a cogliere l'anomalia che permetteva di smascherare il colpevole, non importa quanto piccola e apparentemente insignificante essa fosse.
Sarà, ma la vicenda del Dottor Marcelletti mi ispira un certo effetto Colombo, non mi convince.

Che un professionista stimato venga così subito sputtanato con accuse infamanti ben oltre la concussione, a reti unificate e con la massima tranquillità, senza la normale parata di avvocati della difesa che espongono le loro ragioni e che non si nega nemmeno ar canaro della Magliana, mi puzza assai.

Dite la verità, se aveste l'incarico di rovinare un cardiochirurgo infantile, magari per prendere il suo posto, per invidia, per lotte intestine tra bande ospedaliere, perchè non ha accettato certe ritualità ambientali, non trovereste perfetta, visto il target di pazienti, un'accusa di pedopornografia?

Magari mi sbaglio ma è risaputo che far cadere gli uomini in certi tranelli, è più facile che pescare con la dinamite.

P.S. Mi sbaglierò anche su questo ma, secondo me, tra un po' Veronica chiede il divorzio.

domenica 20 gennaio 2008

Tele Piovra


Sto facendo mentalmente un giochino. Mi immagino che un telespettatore qualsiasi, grazie ad una macchina del tempo, venga trasportato dai suoi primissimi anni Novanta ai giorni nostri, per mostrargli i telegiornali attuali. Per vedere di nascosto l'effetto che fa.

Ieri sera il maggiore telegiornale della sera, il TG1, ha chiamato a commentare la sentenza che condanna Totò Cuffaro, governatore (ça va sans dire) della Sicilia, a cinque anni per favoreggiamento di singole persone legate alla Mafia, il procuratore nazionale dell'antimafia Piero Grasso, e va bene.
Di seguito però sono state presentate due dichiarazioni, critiche (?) nei confronti di Cuffaro, degli onorevoli Miccichè e Dell'Utri che io proprio non ho capito. Cosa voleva dire Dell'Utri con quel discorso sulle "corde in casa dell'impiccato" e Miccichè con "la Sicilia indebolita"?
Forse è stato uno scherzo del montaggio, una mossa involontaria della regia ma, tra un taglio e l'altro alle interviste, sono sembrati alla fine quasi dei pizzini in diretta.

Miccichè, oltre che già Ministro per lo sviluppo e la coesione territoriale del governo Berlusconi, è l'autore di questo profondo e recente pensiero:
"Intitolare l'aeroporto di Punta Raisi a Falcone e Borsellino è stato un errore che ha danneggiato l'immagine della Sicilia e il turismo. Non credo che oggi siamo nelle stesse condizioni di quando partì l'operazione Vespri siciliani e non mi pare neanche che la Sicilia sia alla stessa stregua di altre regioni per numero di reati. Tra l'altro in queste regioni non mi pare che si invochi la presenza dell'Esercito per arginare la camorra o la ndrangheta, ma al contrario si cerca di trasmettere un segnale positivo per evitare di danneggiarsi. Noi, invece, trasmettiamo sempre un messaggio negativo. Ad esempio se qualcuno, in viaggio per Palermo in aereo, non ricorda che l'immagine della Sicilia è legata alla mafia, noi la evidenziamo subito già con il nome dell'aeroporto 'Falcone e Borsellino'..." (la Repubblica-Palermo, 10 ottobre 2007)
Subito dopo è stata rievocata la morte di Bettino Craxi con le immagini commoventi del pellegrinaggio alla tomba di Hammamet. Il servizio terminava con la frase "la morte di Craxi riguarda tutta l'Italia". Non abbiamo dubbi, ma non è stato fatto cenno alle pur eroiche imprese di Bettino come emulo dei pirati della Malesia. Pietà per i morti ma qualche rimasuglio per i vivi taglieggiati, corrotti e concussi, per non parlare del popolo ingannato, dovrebbe rimanerne.

Immagino il nostro telespettatore teletrasportato cosa avrà pensato a questo punto. Che qualcosa di sconvolgente dev'essere accaduto in Italia nel frattempo.
Se, prima di rispedirlo indietro nel tempo, abbiamo ancora la pazienza di fargli riascoltare le minacce di Berlusconi di riformare pesantemente la giustizia, non appena tornato al potere, si convincerà che una guerra è stata combattuta nel frattempo e qualcuno ha vinto. Forse non i buoni, come accade sempre nei film.
Se poi gli mostreremo le nostre fiction dove gli eroi non sono più i giudici ma i criminali e scoprirà che il Commissario Cattani ora interpreta le gesta del boss di Cosa Nostra Bernardo Provenzano, non avrà più alcun dubbio.





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martedì 15 gennaio 2008

Il paese dei Bagonghi


Che fossimo un paese  riccodi pagliacci non v'erano dubbi ma che il nanismo dei nostri politici fosse più contagioso di quanto non immaginassimo ci giunge stasera come una sorprendente rivelazione.

Un ministro e gentile signora vengono indagati per sette reati tra i quali una bazzecola come la concussione e subito la statura dell'intera classe politica si accorcia, il sedere sfiora pericolosamente terra e dalla bocca escono frasi come "Caccia all'uomo da parte di frange estremiste .
E' il famoso numero del nano che accusa i giudici di perseguitarlo che fa sempre il tutto esaurito nel grande Circo Italiano degli Impuniti ma, questa volta, appena il nano di turno ha accennato alle dimissioni sono scesi in pista i pagliacci di tutti i colori ma proprio tutti tutti, le ballerine, le foche, i cani ammaestrati e perfino il direttore in marsina e tuba che, dopo essersi denudati dell'ultimo velo di pudore, hanno intonato in coro, nudi come vermi, il gran finale della solidarietà alla famiglia Bagonghi. "Non-te-ne--bum!--andaaar!"

Bei tempi quando l'Italia dava i natali a nani veri, seri professionisti del Circo, ammirati in tutto il mondo come vere glorie nazionali delle quali andare fieri.
Ricordiamone uno, il capostipite. Praticamente ogni città d'Italia rivendica il fatto di aver dato i natali a Bagonghi ma pare proprio che quello vero e originale, almeno secondo gli archivi locali, sia una gloria romagnola.

Andrea Bernabé nacque a Faenza il 27 gennaio 1850, da Paolo e Teresa Ronchi. Era un nano acondroplasico dalla testa grossa, il tronco allungato e le gambe arcuate e cortissime, secondo le cronache dell’epoca “'un metro e dieci, dal cranio ai piedi, di meravigliosa, completa ed intonata deformità umana”.
Era quello che in inglese si chiama “dwarf”, diverso dal “midget”, il nano ateleiotico di aspetto infantile, come l’Hans del film “Freaks” di Tod Browning.

A 12 anni Bernabé decide di unirsi al famoso circo Zavatta, dove gli affibbiano il soprannome Bagonghi, che da quel momento sarebbe diventato un appellativo universale per tutti i nani circensi.
La sua folgorante carriera lo portò ad esibirsi come clown, acrobata al tappeto, giocoliere e prestigiatore anche in numerosi altri circhi, da quello di Dell’Orme alla compagnia Zamparla, ovunque riscuotendo uno straordinario successo.
Scritturato anche dall’impresario francese Rancy e dall’americano William Meirebell partì per una lunga tournée che lo vide applaudito anche in Abissinia, Sudan, Marocco, Palestina e Russia. Tornò in Italia come un eroe e si esibì a Faenza con il circo De Poli nel 1888.

Purtroppo la sua straordinaria carriera ebbe termine quando si infortunò durante un salto mortale, fratturandosi una gamba.
Abbandonato il circo, Bernabé-Bagonghi fece l’interprete di lingua francese, araba, russa e spagnola per alcuni anni. Nell’ultimo periodo della sua vita girò le fiere paesane con il suo banchetto dove vendeva matite e calendari. Morì a Bologna nel 1920, all'età di settant’anni.
Una vita avventurosa e straordinaria ma purtroppo semi-sconosciuta che ho voluto ricordare questa sera per rendere omaggio ai nani seri, non a quelli della politica.

Una volta i Bagonghi facevano ridere grandi e bambini, regalavano un sogno e il gusto della meraviglia a bocca aperta. Quelli di oggi, nonostante siano convinti di divertirci, ci fanno solo piangere.


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domenica 30 dicembre 2007

Esiste davvero una lobby pedofila?

In questi giorni rimuginavo su un concetto espresso da Don Di Noto, il prete di Telefono Arcobaleno che da anni si batte contro la pedofilia e ribadito dal procuratore Alfredo Ormanni, titolare di un inchiesta sulla pedopornografia online, che ho trovato in un vecchio articolo di Repubblica del 2000.
In sostanza i due si domandano, basandosi su indizi più che fondati provenienti dalla loro esperienza di lotta al fenomeno, se esista e quanto sia potente una lobby pedofila.
Nell’articolo, al di là delle accuse di inazione al governo di allora, di centrosinistra, è interessante il concetto che laddove si vada veramente ad indagare nei meandri dei più sordidi sottoboschi della pedofilia, qualcuno a livello politico e di potere può intervenire per bloccare le indagini e insabbiare.

In effetti la sensazione è che, per fare un paragone, il fenomeno sia trattato come il traffico, spaccio e consumo di droga. Grande risalto e grancassa mediatica a notizie che investono i piccoli consumatori, magari occasionali, del prodotto pedopornografico e silenzio assoluto su casi ben più gravi, su coloro che organizzano, coloro che beneficiano del traffico di bambini, che ne abusano fisicamente e che perfino li fanno sparire, ovvero sui grandi trafficanti.

Abbiamo scoperto di recente, grazie ad inchieste giornalistiche, che un documento del Vaticano risalente ai primi anni sessanta, il Crimen Sollicitationis suggeriva di tacere degli abusi sessuali compiuti da sacerdoti su fedeli, anche bambini. Sappiamo la fatica che è costata inchiodare il clero pedofilo alle proprie responsabilità, non solo in America, e come nonostante tutto inquisiti in tonaca siano stati semplicemente spostati di sede dal Vaticano ma non puniti.
Ricordate il caso di qualche anno fa, di un imprenditore triestino, intercettato dall’FBI, che parlando al telefono chiedeva una bambina da violentare e possibilmente uccidere? Non se ne è più parlato e neppure di casi simili che pure esistono perché sono segnalati in migliaia di inchieste soprattutto nel terzo mondo, dove questo tipo di violenza avviene con sconvolgente facilità.
Solo di rado emergono notizie sui giornali di arresti di quei pedofili che fanno del turismo sessuale il loro sport preferito, insomma dei pedofili attivi, quelli che predano i piccoli per la loro perversione.

A proposito di perversione, io credo che in certi casi l’abusare di un bambino, specialmente se di condizione economica inferiore e di razza diversa, sia qualcosa che travalica la pedofilia come disturbo della sessualità, anzi forse non ha niente a che fare con esso. E’ un atto di predazione sociale dove forse chi più può spendere, in quel tipo di mercato, più tenera ed indifesa può avere la sua vittima. In questo senso non serve parlare di castrazione chimica e cazzate del genere. E’ il denaro e il senso di strapotere che esso dà che crea i mostri, non la patologia sessuale.
Esistono naturalmente i pedofili alla Chiatti, coloro che agiscono sulla base di un impulso deviante, magari generato dall’aver subito abusi a loro volta, ma a mio modesto parere si tratta di una minoranza.

Da anni si parla di un traffico di bambini gestito dalla malavita internazionale, di circoli ristretti dove i potenti, compresi nomi notissimi del Gotha imperiale, si riunirebbero per scambiarsi le piccole vittime, di interi orfanotrofi dell’est europeo trasformati in set dell’orrore pornografico e forse in veri e propri mattatoi.
Purtroppo, mancando un’informazione chiara e concreta su questo aspetto del fenomeno pedofilo, anzi mancando proprio l’informazione e regnando la confusione, è inevitabile che si crei una specie di mitologia, di elaborazione fantastica che fa quasi pensare che non sia vero niente, che tutto sia frutto dell'immaginazione e materiale per Z-movies o romanzacci da quattro soldi.
Siccome però la pedofilia colpisce ogni giorno ed è un fenomeno più che concreto, ecco che chi se ne occupa attivamente arriva a pensare che, appena si toccano i grandi spacciatori, i grandi organizzatori e gli illustri fruitori, intervenga la politica, come longa manus in difesa del Potere e dei suoi membri viziosi, a mettere tutto a tacere, a dire che sono tutte fantasie e che i marziani non esistono.

Tutt’al più si indica al pubblico ludibrio il piccolo consumatore e spacciatore, quello domestico, quello che si limita a guardare. Il caso più recente è quello di Alberto Stasi, nel cui computer sono stati ritrovati, immagino grazie ai potenti mezzi di recupero dati delle forze dell’ordine, video e immagini a carattere pedopornografico.
Stesso tipo di materiale fu ritrovato nei computer del musicista Augusto Martelli in seguito condannato ad un anno e sei mesi per il reato. Ha invece patteggiato e non andrà in carcere sempre per detenzione di materiale pedopornografico Paolo Onofri, il padre di Tommy, il bimbo assassinato dai rapitori a Parma. Nel suo caso c’è stata una maggiore tolleranza, che però dimostra quanto la popolarità mediatica e certe simpatie epidermiche possano aiutare più dei migliori avvocati. Ci si chiede: perché Martelli sul rogo e Onofri no?
A me sembra che, al di là delle ipotesi di reato, vi sia più severità nei confronti di chi guarda delle foto, per quanto rivoltanti, rispetto a coloro che i bambini li seviziano attivamente e questo non giova alla causa della lotta alla pedofilia.
Martelli lo si è crocifisso sui giornali, Scancarello invece, sospettato dei fatti della scuola di Rignano, ha ricevuto maggiore solidarietà e si tratta di due personaggi che provengono dallo stesso mondo dello spettacolo.
Non so, mi pare che fare tanto chiasso sul computer di qualcuno serva a depistare le magagne di altri o ad allontanarle geograficamente. I pedofili stanno in Belgio o nelle steppe russe, non da noi.

Chiarisco subito, per evitare equivoci, alcuni concetti. Riempire il proprio hard disk con materiale foto e video pedopornografico non è qualcosa che possa accadere spontaneamente, a computer spento, grazie all’opera di gnomi dispettosi, visitando semplicemente siti porno o warez o scaricando con il "mulo" materiale normale.
Si, capita di leggere titoli inquietanti nel materiale scaricabile del circuito P2P ma di solito si evita di scaricarlo e basta. La pedopornografia è un tipo di materiale che bisogna andarsi a cercare e non senza difficoltà nel deep web. Se non lo cerchi attivamente, te ne imbatti di rado.

Navigo in Internet da dieci anni e mi ricordo che agli inizi si trovava un mucchio di pornografia gratuita, soprattutto fotografica, di tipo diremo tradizionale, grandi scopate tra adulti. Per chi si avvicinava per la prima volta al fenomeno c’era la curiosità di vedere qualcosa di proibito a portata di mano nel proprio computer e gratis ma dopo l’ubriacatura iniziale, siccome dopo tutto la pornografia è ripetitiva e noiosa essendo i buchi da riempire sempre gli stessi, ci si stufava e si tornava a giocare con i videogiochi.
In dieci anni mi è capitato solo una volta, e con sgomento, di trovarmi di fronte un’immagine pedopornografica apertasi grazie al gioco delle finestre pop-up, iniziato in un sito russo di sfondi per desktop che rimandava a siti warez, di programmi piratati.
Mi scrissi l’indirizzo e lo segnalai immediatamente al Telefono Arcobaleno, che fornisce un modulo per segnalazioni di siti pedopornografici (senza avere alcun riscontro, ma spero la segnalazione sia andata a buon fine).
Tuttavia, l’immagine di una bimba dell’età apparente di non più di quattro anni nell’atto di praticare un pompino mi sconvolse talmente che da quel giorno evitai come la peste di avventurarmi in certi siti e per sicurezza ripulii cache e cronologia del browser.
Questo per dire che, se qualcuno risulta avere un hard disk pieno di video e immagini pedopornografiche, magari catalogate in cartelle e non semplicemente nella cache del browser, secondo me dimostra di essersele andate a cercare e, temo, di gradirne la visione. Nessuno terrebbe sul proprio computer immagini disgustose o disturbanti se non le trovasse soddisfacenti alcune proprie perversioni.
La giustificazione che adducono di solito queste persone colte in fallo è che "stavano documentandosi" ma è una scusa che non sta in piedi.

Quindi è giusto domandarsi se questi personaggi si limitino al voyeurismo o siano anche pedofili attivi. E’ giusto che il reato venga punito e che la società li tenga d’occhio ma mi piacerebbe vedere qualche volta anche la faccia di uno qualsiasi di quei rispettabili signori che, appena tornati dalla vacanza in Thailandia, magnificano le tenere terga dei bimbi appena abusati, vantandosene magari in palestra con gli amici. Mi piacerebbe vederli assicurare alle patrie galere e che il telegiornale ne parlasse, facendo nomi e cognomi. Altrimenti viene da pensare che la lobby pedofila esista e sia più potente che mai.

Questo mio post è il secondo (qui il primo) che aderisce all'iniziativa "Blogger contro gli abusi sessuali sui minori" di Psiche e Soma.
Un ringraziamento a
Comicomix per la vignetta (qui i codici per inserire il banner sui vostri blog).
L'inziativa continua e la partecipazione è ancora aperta a tutti coloro che volessero condividere la propria esperienza o dire comunque la propria opinione sull'argomento. Parlarne è importante.

mercoledì 28 novembre 2007

Clementina e gli intoccabili


Non ho capito di che cosa abbiano paura i politici intercettati telefonicamente, se quelle conversazioni riguardavano il tempo, il giardinaggio, i risultati sportivi o al massimo qualche barzelletta sconcia.
Le intercettazioni che riguardano i parlamentari, grazie alla legge Boato, non possono essere usate dai magistrati se non dopo che il Parlamento ne ha autorizzato espressamente l'utilizzo. E' quasi matematico che la richiesta sarà respinta perchè in queste cose una mano di onorevole lava l'altra, tutti diventano sodali, quindi dov'è il problema, a parte l'arroganza di un Potere che non vuole essere nemmeno sospettato ma essere assolto per principio?
Se D'Alema, Fassino, La Torre da una parte, Grillo, Cicu e Comincioli dall'altra non hanno nulla da nascondere, lascino pure che le intercettazioni siano acquisite e magari pubblicate, così diremo tutti assieme in coro come un solo italiano "vedi che non dicevano nulla di male, grazie Signore grazie."

Una cosa l'ho capita invece. Clementina Forleo non è una che le cose le manda a dire e per questo si è fatta tanti nemici, dai carabinieri ai politici che si è trovata ad indagare.
Non stiamo a discutere se come magistrato è un po' fanatica ed eccessivamente zelante. Coloro che lei si trova ad indagare hanno più di un salvavita da far scattare all'occorrenza. Ripeto, di che cosa hanno paura se sono innocenti?

Siamo in un paese che ascolta cos'hanno da dire i giudici solo dopo che imputati e difensori parlano a reti unificate ed hanno sempre l'ultima parola; che sempre di più considera i giudici che vanno a scoprire certi verminai politico-finanzari solo chiacchiere e distintivo.
Vediamo pure se Clementina ha esagerato ma chiediamo anche ai politici coinvolti di toglierci questo brutto sospetto: che vogliano toglierla di mezzo, in senso metaforico per carità, perchè tra i vermi c'era qualche faccia troppo conosciuta.

sabato 10 novembre 2007

I santarellini

Il povero Lombroso, nell’aldilà, si starà grattando perplesso il barbetto. Dove sono finiti i suoi ceffi da galera, gli assassini dal cranio a capocchia di spillo e attaccatura bassa di capelli, geneticamente propensi al crimine?
Fermo restando il principio che un imputato è innocente fino a prova contraria, a guardare i volti dei protagonisti degli ultimi fatti di cronaca nera, da Garlasco a Perugia, dobbiamo concludere che le più pericolose sono proprio le cosiddette facce d’angelo. Biondini e biondine slavati, con gli occhialini da maghetto studioso, i classici ex-chierichetti anemici ma dalla forza insospettata. Quelli che le mamme catalogano subito come “bravi ragazzi”, sia i maschi che le loro controparti femmine, le santarelline, le acque chete che rovinano i ponti e i chierichetti.

A Garlasco si cincischia da mesi ormai attorno alla possibilità che Valentino, perduta la pazienza, abbia fracassato la testa di Valentina, magari per motivi inconfessabili. A Perugia si teme che un trio diabolicamente normale abbia fatto degenerare un’orgia casalinga in tragedia.

Sono cose che càpitano ma quello che colpisce è che i media sembrano parecchio in crisi nel dover spiegare come mai un così bravo ragazzo e una così brava ragazza possano essersi ritrovati in situazioni che non si addicono di solito ai santarellini. I giornalisti che raccontano questi fatti fanno venire in mente quegli insetti che, rivoltati a schiena in giù, dimenano disperatamente le zampette. Il loro imbarazzo è totale e i fatti gli sembrano impossibili perché è l’ordine delle cose borghesemente costituito che fa a farsi fottere in quei casi, anche se non dovrebbe, perché il delitto non è appannaggio solo dei criminali di carriera che ce l’hanno scritto in faccia e nel DNA.

Li capisco. E' più facile raccontare i fatti di sangue quando abbiamo degli assassini dalla faccia lombrosiana da assassino come il rom di Tor di Quinto, ma di fronte a tipi come l’Alberto di Garlasco e i fidanzatini-peynet di Perugia, seppure con l’uomo nero come terzo incomodo e il coltello a serramanico in saccoccia, i pregiudizi vacillano.
I bravi ragazzi non fanno orge, non dovrebbero neppure trombare in teoria, eppure sembra proprio che qualche volta si esageri con sesso e droga. Anche il voler dipingere le vittime, di solito ragazze, come disperatamente perbene, caste e pure, delle mariegoretti cadute in balia di mostri assatanati, è un modo per non voler guardare in faccia la realtà.

Su Garlasco se ne sono sentite di tutti i colori, dai vibratori ad altri ammennicoli da sex shop scambiati come regali al posto dei pupazzetti. Se non ci fosse stato il delitto di mezzo sarebbe il ritratto di tante situazioni di coppia assolutamente banali.
Come gli adulti i ragazzi praticano la varietà sessuale e financo la perversione. Sono i genitori che si illudono che i loro figli siano degli asessuati. Melissa P. non è mica venuta giù da Marte, è una realtà romanzesca ma mica tanto. Le ragazze la danno e i ragazzi sono felici di prenderla.
Sono i media che fanno le meraviglie come se fossimo ancora negli anni cinquanta e dei balletti rosa. Sono vecchie incrostazioni democristiane che non vengono via nemmeno con il viakal.

Un altro discorso si può fare sui delitti per i quali si suppone un ruolo determinante della droga. Più che della vacilità di trombata, io mi preoccuperei del fatto che i ragazzi si drogano con una facilità spaventosa e con una varietà di droghe a disposizione che fa paura e che in certe situazioni alcool e droga possono appunto disinibire al punto di far perdere il controllo.
Trent’anni fa bisognava ancora entrare in brutti giri per ottenere la roba, oggi basta entrare in discoteca e, per quanto riguarda l’alcool, al supermercato. Sento ragazzine di quindici anni fare discorsi come questi: “la discoteca X? Fa cagare, se non ti impasticchi non ti diverti”.
Girano le metamfetamine, gli acidi, più di cento tipi di ecstasy tutti in grado di ridurre un cervello a formaggio svizzero e soprattutto la cocaina, che ha effetti psicologici devastanti.

I telegiornali invece non vedono che spinelli, spinelli ovunque. Ti fanno vedere l’americanina visibilmente sciroccata e parlano di cannabis. Se vi fosse vero interesse ad informare sui danni della droga si direbbe, per esempio, che è la cocaina che gira a tonnellate in Italia che può dare la forza ad uno sfigato di brandire un arma contro un’altra persona, magari perché è stato ancora una volta deriso. Uno sfigato qualsiasi, uguale a mille altri, che Lombroso avrebbe classificato come persona assolutamente innocua, reso onnipotente da un po’ di polvere bianca.

domenica 1 aprile 2007

Il mestolo di Foucault

A volte mi chiedo cosa sarebbero stati questi primi anni del nuovo secolo, nonché millennio senza la saga di Cogne.
Dunque, come in “Beautiful”, diciamo: dove eravamo rimasti? Ah si, al processo d’appello e alla requisitoria dell’accusa, che ha chiesto la conferma della condanna a 30 anni per l’unica imputata Annamaria Franzoni, madre del de cuius. La prossima settimana ci sarà l’arringa della difesa e poi la sentenza. Con un'altra mezza dozzina di puntate di “Non Aprite Porta a Porta” forse ce la caviamo prima della Cassazione.

Un aggiornamento anche sull’ipotesi dell’arma del delitto, che ora pare stabilizzarsi sul versante mestolo, oggetto non troppo poetico per un delitto ("l’ha preso a mestolate") ma efficacissimo, a quanto pare.
Rimane il mistero di dove sia finito tale utensile domestico ma con i tanti canaloni che vi sono in montagna non pare difficile immaginarlo.

Di questo caso, se mai ci sarà concesso un giorno di riporlo con cura nel dimenticatoio, ricorderemo alcune cose.
La più lampante è che, per la prima volta nella storia del crimine, un caso evidente e limpido come l’acqua fresca, da pagina uno del manuale di criminologia, capitolo figlicidio, viene fatto credere complicato e irrisolvibile al mondo intero, utilizzando mezzi economici e mediatici a profusione.
Il vero mistero è come facciano i Franzoni a non essersi ancora venduti anche le mutande per pagare le parcelle degli avvocati. Sicuramente questo fattaccio di cronaca è anche servito come fenomenale campagna mediatica contro la giustizia, come fa notare giustamente Marco Travaglio nel suo articolo “Telecamera di consiglio”. Ogni riferimento a persone, imprenditori e partiti politici è puramente casuale.

Se si hanno dei dubbi su come al 99% delle probabilità si sono svolti i fatti, conviene leggersi la timeline di quella mattina come riportata dal primo rinvio a giudizio , stilato a botta ancora calda e prima di tutte le invenzioni difensive taorminesche.

La Franzoni si alza male quella mattina. Accusa un malore che, a posteriori, sembra proprio un'aura che precede un episodio psicotico acuto (o raptus, chiamatelo come volete). Viene perfino chiamata la guardia medica che nota come la signora stesse assumendo dei farmaci per dimagrire (a volte contenenti derivati anfetaminici, e quindi stimolanti). A titolo di esempio, alcuni farmaci possono perfino scatenare vere crisi di follia, come il prednisone, un cortisonico.
Il marito comunque alle 7:30 decide di andare a lavorare lo stesso. La madre rimane in casa da sola con i due figli. Il grande si prepara per andare a scuola e poco prima di recarsi alla fermata dell’autobus gioca per un po’ nel giardino. Samuele rimane a letto. Alle 8:15 circa la madre accompagna il figlio grande al bus. Parla con l’autista. Secondo alcune recenti teorie avrebbe dovuto essere in uno stato di sonnambulismo.
Torna a casa e qui non si sa se la porta fosse rimasta aperta o chiusa. In un primo momento lei disse che ovviamente l’aveva chiusa (con tutti i mostri che giravano per Cogne) poi, dovendo sostenere la causa del rapimento alieno rettificò e disse che era rimasta aperta.

Attenzione adesso perché, secondo le ricostruzioni, tra il momento in cui Annamaria rientra in casa e scende da Samuele che piange e l’allarme dato da lei stessa trascorrono otto minuti. Immaginate una madre che scende da suo figlio, lo trova con il cervello spiaccicato sul soffitto e se ne sta lì inebetita per otto minuti, un tempo interminabile per un bambino che lotta tra la vita e la morte. Vi sono madri che hanno sollevato automobili per liberare il figlio imprigionato sotto le ruote. In otto minuti si allertano anche l’esercito e il genio pontieri.
Quando fa finalmente una telefonata non è al 118, come sarebbe logico per ogni madre che avesse trovato suo figlio massacrato da un estraneo, ma alla dottoressa di famiglia nonché psichiatra, la quale si precipita non prima di aver consigliato la donna di chiamare appunto il 118, vivaddìo.
La telefonata successiva Annamaria la fa al marito, ma non al cellulare, al fisso dell’ufficio. Parla con la segretaria e le dice di “riferire a suo marito che Samuele è morto”. Il bambino respira ancora, seppure agonizzante, ma lei, sua madre, lo dichiara già perduto. Arriva la dottoressa e in quei minuti chissà cosa accade ma comunque viene partorita la mirabolante idea che al bambino è scoppiata la testa per un aneurisma (sic). Samuele viene “medicato” e trasportato fuori all’addiaccio in attesa dell’elisoccorso, che finalmente lo trasporterà in ospedale alle 9,19.
Qualcuno si chiederà a questo punto, ma i Carabinieri dove sono? Se è stato un delitto del mostro di Cogne, scoperto dalla povera madre, le forze dell’ordine che fanno, dormono? Veramente nessuno le ha ancora chiamate, né Annamaria, né la medichessa, né il marito della Bimba.
Saranno allertate dal Dottor Iannizzi del 118 che nota subito qualcosa di strano e non si beve l’assurda teoria della testa scoppiata che va sostenendo, restando miracolosamente seria, la Dott.ssa Satragni. Sarà un infermiere del 118 a chiamare i Carabinieri, che giungeranno solo verso le ore 10 sul luogo del delitto, dove ormai sono passati cani e porci e i mestoli hanno avuto tutto il tempo di dileguarsi.
Prima di salire in macchina per seguire Samuele all’ospedale Annamaria affiderà le chiavi di casa alla vicina, quella stessa signora che poco tempo dopo sarà accusata di essere una picchiatrice di bambini e possibile bieca assassina del piccolo. Come è noto le chiavi di casa le affidiamo di solito al primo estraneo che capita, possibilmente dalla faccia feroce.

Da quel momento, dopo la certificazione della morte del povero bimbo sfortunato Samuele, ha inizio la grande campagna “salvate il soldato Annamaria” che vede impegnate truppe di terra e di mare e plotoni di avvocati aviotrasportati.
Un ingenuo carabiniere registra in caserma quella che potrebbe essere la vera confessione di Annamaria, “Ci sono madri che uccidono i figli, sa…” ma nessun Vespa ricorderà più quella frase.

Il paese di Cogne viene scosso dalla sua esistenza lenta e pallosa e diventa il paradigma del caso giudiziario, il luogo del grande mistero (che come abbiamo visto mistero proprio non è). Rennes le Chateau e Stonehenge gli fanno una pippa.
Il ciclone Annamaria per poco non spazza via tutto il paese. Dal sindaco che sembrava un po’ un Hobbit ai vicini di casa e a tutti coloro che si trovarono per disgrazia sotto il mirino dei diabolici Franzoni quando c’era da trovare un colpevole alternativo alla Bimba. Prima i visitatori della sera precedente e la loro maledizione scagliata sulla Sacra Famiglia Unita. Poi la vicina (quella alla quale si affidano le chiavi di casa della casa della Famiglia Felice), il parente un po’ scemotto della vicina, fino all’ultimo abitante e ad un turista tedesco che passava per caso per un sentiero. Immaginate perché alla fine i Franzoni hanno deciso di tornare al paesello natìo di lei?
Nel suo feudo Annamaria può perfino far credere di essere una baby-sitter ideale per tutti gli under-12. “Oggi” ci fa i servizi lacrimogeni sulla povera madre perseguitata dai giudici carogne, sui quali vigila l’avvoltoio di “Porta a Porta”.


P.S. Cosa c’entra il pendolo di Foucault, parafrasato nel titolo? Nulla, ma faceva tanto Umberto Eco.

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