lunedì 16 aprile 2007

Divide et impera in salsa orientale - L'urlo di Chen terrorizza anche Milano

In attesa del verde sono ferma al semaforo, in bici. Accanto a me due zdaure (donne anziane) commentano i fatti di Milano:
“Ma li hai visti quei cinesi? Hai visto che facce avevano?” (Non vi sto a dire le facce che avevano loro, n.d.a.). Le avevano viste in tv, anzi nemmeno, gliele avevano raccontate i lettori di fuffa dal fosco cipiglio, la fronte aggrottata e il tono allarmato delle grandi occasioni.

E’ incredibile il potere di suggestione della televisione. Il giorno prima ti erano simpatici, ti sembravano tranquilli e laboriosi, molto discreti, manco li notavi e ti facevano comodo perché da loro la roba costa niente e oggi diventano improvvisamente una minaccia ancora peggiore dei terroristi islamici.
L’urlo di Chen terrorizza anche Milano, la Cina è vicina, il pericolo giallo, sembra un revival anni settanta e invece tutto ciò è al passo con il nuovo millennio, vedremo alla fine perchè.

C’è una via a Milano che è stata venduta, dai milanesi suppongo, alla comunità cinese la quale, negli immobili affittati ed acquistati a peso d’oro, ha aperto negozi e imprese di vario tipo.
La cosa buffa è che molti dei cino-milanesi “di cientopecciento” intervistati in questi giorni sono in Italia da tanti anni e parlano addirittura con il “se ghé?” del ghisa di Totò e Peppino.

Da cosa è nata la rivolta dei giorni scorsi? Dal fatto che i vigili farebbero troppe multe, infliggendole soprattutto ai cinesi, per qualsiasi futile motivo. I pochi meneghini rimasti nel quartiere ci raccontano che è un continuo caricare e scaricare di carretti colmi di mercanzia e che i cinesi “stanno tutti per conto loro”. O bella, è la prima volta che sento un italiano lamentarsi perché gli stranieri non lo cagano.
Insomma, tra ghisa, forze dell’ordine miste e cinesi sono volate manganellate, schiaffi, sputi e improperi e tutto per colpa di una Masaniella con gli occhi a mandorla che ha infiammato il tumulto.
L’Italia lascia il segno”, fa dire Rutelli al suo slogan cazzuto con il cetriolone verde, ed è vero. Il segno blu-violaceo delle ecchimosi ormai marchia affettuosamente teste e arti degli stranieri che osano interagire vivacemente con noi italiani. Spaghetti e manganello.
Questa volta però anche i cinesi hanno menato, e le cinque dita di violenza hanno colpito diversi agenti.

Il pericolo giallo dunque. L’invasione cinese. Le triadi. I cinesi che non muoiono perché nessun necroforo ne ha mai visti e che forse finiscono negli involtini primavera o rispediti in Cina nei containers che tornano in patri svuotati dalle mercanzie.
Forse ci fanno paura perché dopo tutto sono ancora comunisti? L’Oriente è ancora rosso? No, in realtà li temiamo perché sono troppo capitalisti. Più di noi.

Avete presente quelli che si convertono ad un’altra religione e diventano i più fanatici ed osservanti?
I cinesi hanno fatto un corso accelerato di capitalismo e hanno letto, alla pagina 1, che la concorrenza è l’anima del sistema e che chi fa i prezzi migliori vince la sfida del mercato. Qualche pagina più avanti hanno letto che la libertà di impresa non deve essere ostacolata in alcun modo e che chi non sta al passo con il mercato soccomberà naturalmente.

Pronti, la camicia da loro costa cinque eulo perchè si accontentano di un ricarico modesto, forse hanno perfino sentito parlare di “etica protestante del capitalismo” in qualche corso serale.
Dal negoziante italiano a fianco, che l’ha acquistata dallo stesso grossista cinese, la camicia ne costa trenta, di euro. Qui vige il principio che il ricarico è una curva che si approssima all’infinito.
Il negoziante italiano si incazza e urla che il cinese gli fa concorrenza sleale, perché il cliente italiano guarda, soppesa, si accorge che quella è la stessa identica camicia e la compra dal cinese, magari bofonchiando che “gli italiani sono i soliti ladri”.
Per i cinesi il principio della concorrenza è ancora fondamentale, per noi è un dettaglio. Infatti da noi i prezzi non diminuiscono nonostante la varietà degli operatori sul mercato perché i medesimi fanno il cartello e si mettono d’accordo nel mantenere i prezzi alti. Questo è il capitalismo applicato rispetto al capitalismo teorico. I cinesi ci devono ancora arrivare. Forse nelle materie del prossimo anno.

Se noi in fondo siamo un po’ ipocriti a lamentarci della concorrenza cinese allora vuol dire che non esiste in generale un problema di immigrazione e integrazione degli stranieri? No, esiste e andrebbe affrontato, scoprendo per esempio chi muove veramente i fili dei burattini ed organizza i vari flussi migratori anche, diciamolo, a scopo destabilizzante. Le tensioni tra immigrati e indigeni sono sempre funzionali al principio del divide et impera.
Anche un certo livello di caos è indispensabile a non indignarsi per come più si parla del furore dalla Cina che colpisce ancora e meno si parla di Mafia e Sistema e dei loro loschi traffici, sempre più vasti.
Ma già, quelle sono cose con le quali bisogna convivere.

Totòday After

Totò finisce nella fuffa del TG1 tra un servizio sugli avvistamenti UFO (dopo un silenzio quasi decennale sull'argomento) e un altro su una simpatica manifestazione sciistico-demenziale in Valtellina.
Nell'omaggio-sveltina dedicato al genio italiano della comicità, tralasciando che il presidente Napolitano non si ricordava una, dico una, battuta di Totò e ha dovuto ricorrere al suggeritore, ne ho sentita un'altra veramente bella.
Io stavo lavando i piatti in cucina e pensavo di aver frainteso, ma ora che ho riascoltato la registrazione ne ho avuto la conferma.
Il servizio dell'apposito Mollica è iniziato con: "Quindici anni fa come oggi moriva Totò". Per conferma andate a questo link al tg1 di ieri sera, quasi fino in fondo e sentirete con le vostre orecchie. Domanda: ma che vuol dire?

Vi segnalo, per rifarvi la bocca, l'iniziativa del Totòday blog, curata dall'instancabile Cima.
Ringrazio tutti i bloggers che hanno partecipato a questo omaggio collettivo a Totò, meno male che ci siamo noi.

domenica 15 aprile 2007

Totòday - Quarant'anni senza il grande cuore di Totò

Dopo aver partorito, assieme all’amico Cima - non pensate male, però - l’idea di questo Totòday, per celebrare i quarant’anni dalla morte del più grande di tutti, mi sono resa conto di quanto sia difficile scrivere qualcosa su Totò e la sua arte.
Io mi ritrovo ammutolita. Totò la maschera, il principe, il più grande comico, la marionetta. Tutte cose già dette e poi come si fa a trovare ancora qualcuno al mondo al quale si debba spiegare chi era e che cosa ha rappresentato Totò?
Secondo me, se è vera la storia che le onde radiotelevisive viaggiano nello spazio per essere captate a piacere, pure gli alieni si divertono con lui e magari tra loro usano dire: “Siamo marziani, o caporali?”

Voglio dire due cose allora sul cuore di Totò uomo.
Lui che diceva: “solo chi ha patito la fame può far ridere veramente” era famoso anche per la sua generosità. Una volta Franco Franchi raccontò in un’intervista di quando lui e altri colleghi attori alle prime armi e senza il becco di un quattrino si arrangiavano a cenare nella latteria presso il teatro. Da un certo giorno in poi lo poterono fare gratis, perché Totò aveva mandato il suo maggiordomo a dar ordine che da quel momento fosse messo tutto sul conto del principe.
Amava moltissimo gli animali, si dice abbia lasciato una somma enorme, milioni dell’epoca, al canile di Roma.

Ho conosciuto un vecchio falegname faentino che fu mandato dalla sua ditta, famosa a quei tempi, a restaurare dei mobili in una villa appartenente a Totò. Un giorno, lavorando al cassetto di un comò, trovò un fascio di banconote, una cifra ragguardevole. Quando Totò fece ritorno a casa alla sera, andò da lui e gli porse il denaro, un pò imbarazzato. Totò lo guardò e gli disse: “Non ti preoccupare. L’ho lasciato lì perché io ho naso, conosco con chi ho a che fare e sapevo che di te mi potevo fidare”. Inutile dire che le mance alla fine dei lavori furono generosissime per tutti.

Questa generosità è ripagata del grande amore che Totò riceve da decenni dal suo pubblico. Anche se sono quarant’anni che viviamo senza di lui, lui è lì che ci osserva e ride, anzi si scompiscia, pensando a quando i critici consideravano lui e i suoi film delle porcherie, volgari e di bassa lega.
Ma mi facciano il piacere, mi facciano. A prescindere.

Continuano l'omaggio:
A.I.U.T.O., Virginia, Alex321, Dalianera, Lazzaroblu, Pensatoio, Napoli Bloggers, Agoradicloro, Lupo sordo, Munchhausen, Alduccio, Vulvia, Pibua, Pasquale Orlando, Antonio64j, L’Eco di Dionisio, Sogniebisogni, vi_di, PensierofiliArts, MenteCritica, ed altri ancora.

giovedì 12 aprile 2007

Televisione, oppio dei consumatori

L'altra sera leggevo miriam161 che parlava della curiosità morbosa di certi telespettatori per le trasmissioni che rievocano brutali fatti di cronaca, quelli che gli americani chiamano “true crime”.

Poco prima avevo assistito al tg1 al video interruptus dell’esecuzione talebana dell’autista di Mastrogiacomo.
Il direttore, dopo aver ripetuto per almeno cinque-sei volte che si sarebbe trattato di un filmato rigorosamente destinato ad un pubblico adulto, con il risultato di far salire curiosità, aspettativa e adrenalina a qualche milione dei telespettatori di cui sopra, lo ha mandato in onda interrompendolo poi al momento dell’esecuzione vera e propria.
E meno male, ha fatto bene, non si trasmette la morte in diretta, anche per Saddam c’è stato il fermo-immagine poco prima che si aprisse la botola.

Ma allora mi chiedo: se sai già che non lo farai vedere per intero, perché crei l’aspettativa, perché vellichi in tal maniera i nostri peggiori istinti sadici e la nostra morbosa curiosità per poi lasciarci tutti con le mutande calate?
Cosa avranno fatto i più intraprendenti di quei telespettatori, i più assetati di sangue? Saranno andati su Internet a cercare il filmato in versione integrale, come per Saddam e Berg. Cosa che non avrebbero fatto in tal numero se Riotta e compari non gli avessero messo la pulce e anche la poiana nell’orecchio. Non lo sanno poi i tutori dell’informazione che in questi casi lasciare tutto all’immaginazione crea mostri peggiori delle immagini reali perché si va a pescare a strascico nell’inconscio?

Perché allora lo hanno fatto? Oltre allo scopo propagandistico che necessiterebbe di una discussione a parte, forse perché lo scopo della televisione sta diventando proprio questo: fornire piccole dosi di eccitazione, insufficiente per ottenere piena soddisfazione ma abbastanza per creare dipendenza. Sono gli oggetti che correrai frustrato a comperare per sublimare il desiderio inappagato, che potranno darti l’orgasmo consumistico.

Siccome per la Grande Sorella siamo dei bambini immaturi e difatti la televisione è tutta un’unica fascia protetta, la sessualità genitale, la forma adulta di sessualità, appagante e risolutiva, è vietata.
Nella pornografia generale del cattivo gusto e dell’orrido, l’unica cosa che la televisione generalista e gratuita ti nega è l’hardcore, i peni e le vagine. Il massimo del sesso adulto e consenziente che ti concede è quello adolescenziale degli sbaciucchiamenti oppure l’oscena allusione delle fellatio praticate sui gelati. Se resti insoddisfatto dall’ipocrisia del softcore potrai poi sfogarti con la pornografia vera e a pagamento sul canale vietato ai minori, cioè ai poveri.

Niente genitali ma a questo punto la trovata è puntare sulle perversioni che di solito non praticheresti nella realtà, ma che la televisione ti permette di sublimare come telespettatore.
La scopofilia (guardare) è l’essenza stessa della televisione. Richiede soggetti passivi che osservino e contemplino. Così come il feticismo. Il culto per gli oggetti inanimati ti viene fatto ingurgitare continuamente con la pubblicità.
Il sadismo viene sollecitato dai telegiornali che parlano di assassinii, stupri, violenze, guerre, stragi, genocidi. I reality show spingono il livello di sadismo sempre più verso l’umiliazione delle vittime, che rappresentano a loro volta i modelli con i quali si possono identificare i masochisti. Sono sempre più convinta che il profeta Pasolini con “Salò” abbia preconizzato i reality show più estremi.
La pedofilia è suggerita dai tanti bambini passivi, consumanti e sottilmente seducenti che reclamizzano sottilette e carte igieniche, alla faccia delle buone intenzioni che volevano limitarne l’utilizzo in pubblicità solo per i pannolini. Water, puzzette, yogurt che ti fanno “andare” ci ricordano l’esistenza del tratto finale intestinale. Non mancano le suggestioni omosex e transex, e perfino, ma qui forse mi sto facendo prendere la mano, la bestialità di Victoria e il Gorilla.

La perversione più oscura, la necrofilia, è rappresentata da dozzine di telefilm su obitori, medici legali, autopsie, scene del crimine e inchieste sui serial killers. La puntata di maggior successo di CSI, diretta da Tarantino, riguardava un agente sepolto vivo da un maniaco assassino. Abbiamo avuto i funerali in diretta per ore di Lady Diana prima e poi del Papa, con il gran necroforo Vespa a fare gli onori di casa e con interessanti dibattiti sulle tecniche di tanatoprassi e su come fosse venuta bene l'imbalsamazione.

La morte è in fin dei conti il punto di arrivo in questo tipo di televisione e la più efficace arma di angoscia di massa.
Visto che Eros è bandito, Thanatos ha campo libero. Non si ha idea della curiosità che la gente ha nei confronti della morte, e di come sia forte il desiderio ambivalente di allontanarne lo spettro angosciante e di indagarne il mistero. Ecco perché abbiamo seguito dozzine di puntate di talk-show sulla tragedia di un bambino assassinato (cosa c’è di peggio?), e siamo rimasti ipnotizzati dalle immagini ripetute all’infinito degli aerei che bucavano le torri gemelle polverizzandole con i loro tremila morti, la grande cremazione collettiva.

Siccome dobbiamo essere sufficientemente angosciati per rimanere sottomessi, lo spettro della morte, l’angoscia e l’eccitazione insoddisfatta ci spingono verso la grande panacea consumistica che celebra la nostra passività politica. Compera e sarai salvato.
Del resto cosa disse Bush proprio dopo l’11 settembre agli americani? Di continuare a partecipare all’economia americana. In dollaroni: “Ora potete tornare a fare shopping.” La pace è finita, andate in guerra.

martedì 10 aprile 2007

Se ricominciassimo a prenderli a ceffoni?

Lo so, è brutto rievocare i tempi in cui i maestri menavano con il righello o ti facevano inginocchiare sui ceci o, alla meno peggio, ti mandavano dietro la lavagna (io ci sono stata qualche volta).
Gli psicologi di solito in questi casi gridano che i bambini e i ragazzini non si toccano nemmeno con un fiore. Con un fiore no, ma penso che qualche bello schiaffone a tarantella ogni tanto possa fare solo bene.
Altrimenti a menarti saranno sempre di più loro. Noi adulti dovremo imparare a difencerci e non so se il Jeet Kune Do di Bruce Lee sarà sufficiente.

Lo so, ci sono tanti bravi ragazzini che sono adorabili e che crescono normali, se riescono a sopravvivere ai loro compagni.
Ci credo, come posso credere all’esistenza della vita su altri pianeti, ma quando i ragazzini sono stronzi, cattivi, violenti e senza pietà, cosa dovremmo fare? Scusarli o non saper che cazzo dire, come quella psicologa della scuola di Matteo, il sedicenne che si è ucciso esasperato dalla cattiveria dei compagni, che con un sorriso ebete ci ha spiegato che “le dinamiche interpersonali, l’interazione sociale, il disagio esistenziale” e l’anima de li mortacci?
Matteo si è ucciso, l’hai visto il funerale, e tu invece di ammettere che la tua utilità nella scuola è pari allo zero assoluto, perché i libri sui quali hai studiato erano impregnati dei sensi di colpa per il passato nero della pedagogia, le cinghiate e le fruste e per reazione si è passati alla tolleranza assoluta, che fai? La poveretta non può fare nulla, perché ha armi spuntate e perché quelli sono figli dei loro genitori.

Provate a dire ad un genitore che suo figlio non riesce a scuola perché è sostanzialmente un idiota, perché è un lavativo e uno stronzo che picchia gli altri, magari anche voi. Perché i ragazzini adesso menano pure gli insegnanti. Il signor Stronzo e la signora Stronza, genitori dello Stronzetto, come minimo si rivolgono al TAR, all'ONU e al Tribunale dell'Aja e voi rischiate il posto. I loro figli sono tutti degli Einstein e delle Montalcini, solo un po’ vivaci. Si sa come sono i bambini/ragazzini/adolescenti. A volte, manco il Ritalin riesce a calmarli.
Siete voi che non siete in grado di capirli. E soprattutto non siete capaci di riparare ai danni che loro, i genitori, hanno combinato, prima con il non aver usato il guanto e l’averli messi al mondo e secondo con l’essersene fregati della loro educazione. Educazione? Ma che vuol dire? Cos’è, una parola a bassa frequenza? Ci deve pensare la scuola e poi loro che educati non sono cosa potrebbero insegnare, anche sforzandosi, ai loro figli?

Li sbattono davanti alla televisione che frigge lentamente i loro cervellini, li riempiono di cibo e cose per non doversi spremere con le cazzate tipo affettività e amore e ne fanno delle gioiose macchine da soldi, delle slot machines nelle quali devi sempre inserire un gettone: per il giornaletto, per le merendine, per la ricarica del telefonino, per i vestiti, i manga, i cd, l’I-pod. Loro non chiedono, pretendono. Se rivolgi loro la parola non ti rispondono, prendono su e se ne vanno. Game over, insert coin. Rispondono solo al tintinnìo del gettone che cade nelle loro tasche senza fondo.
A volte i genitori li pagano solo perché si levino dai coglioni e la finiscano di ciondolargli davanti con l'espressione da encefalogramma piatto. Oppure perchè almeno gli rivolgano un "mmghhgnhhh" senza senso come parvenza di dialogo.

I baby pornostar fanno le maialate a scuola e si riprendono con il telefonino, come ci raccontano quotidianamente i media che amano grufolare in questo tipo di notizie? Perché meravigliarsi? La televisione ha insegnato alle ragazzine che bisogna essere troie e mettersi in mostra, possibilmente davanti ad un obiettivo, e loro si adeguano. I maschi conoscono solo il tipo di sessualità da richiamo della foresta, il fotti e scappa.
Senza conoscere i valori dell’affettività e dell’amore che rendono il sesso sublime sono tutti condannati a ingrassare la categoria dei sessuologi, che tra qualche anno avranno le file fuori dagli studi di clienti impotenti e frigide. Rimarremo noi vecchi a trombare allegramente come ricci.

Credere solo nel potere d’acquisto del denaro, nello sfrenato individualismo e nel poter fare tutto ciò che si vuole non ti insegna il rispetto per gli altri. Le slot-machines non hanno un cuore, così si credono in diritto di offendere gli altri, soprattutto i deboli e i diversi, che ormai comprendono il resto del mondo meno loro.
I piccoli aguzzini possono infierire indisturbati sui deboli perché gli insegnanti non hanno regole d'ingaggio efficaci e per i genitori sono degli adorabili geni del crimine. Siamo fortunati che i Maso (che uccise i genitori a padellate per i soldi che i vecchi non volevano sganciare) e gli Erika e Omar siano casi così rari.

Sono troppo severa, non sono tutti così, quelli sono casi limite, i giornali esagerano, si vede che non hai figli, sei vecchia?
Sarà, ma quando leggi certe cose e vedi con i tuoi occhi certi esempi vicini a te viene una rabbia blu e ti ricordi di come invece i tuoi genitori si sono fatti il mazzo tanto per educarti e tu sei venuta su con dei valori.
Ne citiamo qualcuno a caso? L'umiltà, la fatica a guadagnare denaro onestamente con il lavoro, il rispetto per gli anziani, i deboli, gli ammalati, i poveri, i lavoratori. Il rispetto e l’amore per gli animali e la natura. Il senso della collettività. L’amore per la cultura, l’arte, la musica, le cose belle della vita, la semplicità del panino con il salame, il divertimento con niente. Il no che tante volte ti sei sentita dire ma che ti ha insegnato che non si può avere tutto nella vita. Il piacere della generosità e della solidarietà, del privarsi di qualcosa per condividerlo con gli altri. La capacità di ascoltare, consolare e piangere assieme agli altri. Qualche volta se non capivi il messaggio ti arrivava uno scapaccione. Ma soccia, se poi lo capivi!

Questi ragazzini, venuti su senza controllo e senza regole come l'erbaccia, fanno rabbia e anche paura.

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