martedì 26 maggio 2009

Pedopornocrazia

"Dunque, dice Noemi che Berlusconi la chiama al telefono. Proprio lui, direttamente. Nessuna segretaria. Nessun centralino. Lui, direttamente. Era pomeriggio, le cinque o le sei del pomeriggio, Noemi stava studiando. Berlusconi le dice che ha visto le foto; le dice che è stato colpito dal suo "viso angelico", dalla sua "purezza"; le dice che deve conservarsi così com'è, "pura". (Dall'intervista all'ex fidanzatino.)

Gli ex sono sempre pericolosi. Sono quelli che ti sputtanano senza alcuna pietà sulla neogogna YouTube, non perdonandoti qualche debolezza, diversi bicchieri e molti freni inibitori caduti ai tempi della passione e lasciati imprudentemente su videocassetta, telefonino o lettera.
Chi spiattella i fatti privatissimi delle/degli ex è sempre mosso da rancore e, in questo caso particolare, magari da un desiderio inconscio di rubare la scena.

L'ex di Noemi, dopo l'intervista, si è subito beccato una sfilza di querele da personcine armate di avvocati taglienti come rasoi e quindi, a meno di non trovarci di fronte ad un incosciente, ad un amante degli sport estremi o ad una specie di kamikaze proletario lanciato a bomba contro l'ingiustizia, qualcosa di vero ci deve essere nella sua storia. Se non altro il dispiacere di essere stato nascosto sotto il tappeto come un mucchietto di monnezza, o presentato come innocuo "cugino", appena la rampantissima fidanzatina, sedotta dalla gabbia dorata e dalle collanine di brillantini, ha annusato il profumo dei soldi, del successo e di un mondo quasi irreale attraverso questa "amicizia" con il presidente del consiglio.
Povero ragazzo, lo capisco. Chiamare "cugino" uno che fino a cinque minuti prima era il tuo "porcellino" sulla letterina d'amore è un atteggiamento da puttanella, non da "pura siccome un angelo". Poi puoi essere pure vergine (attenti padri a giurare sull'illibatezza delle figlie che di illibatezze ve ne sono di molte specie) ma puttanella rimani.

Gino racconta. Oltre alle famose feste e cene di rappresentanza delle quali abbiamo già saputo e visto, alle quali Noemi (minorenne) risulta presente non si sa bene in veste di che cosa, e noi speriamo veronicamente "perchè era sua figlia", lui parla dell'invito per una vacanza in Sardegna nella villa del premier, assieme ad altre trenta, quaranta ragazze. Senza cugino, ovviamente.
Niente di nuovo. C'è, in quell'invito, tutta la mentalità da harem miliardario di Hugh Hefner e dell'allevamento intensivo di conigliette di Playboy. Sembra di vederle, le ninfette sculettanti per i giardini. Spettacolo compassionevole per satiri ormai solo necessariamente contemplativi o qualcos'altro?
L'offerta di "vergini al drago", concetto espresso da Veronica Lario, è insinuazione troppo inquietante per essere lasciata cadere come semplice battuta. Di che tipo di offerta si tratta? L'interessato, ovverosia il drago, lo spieghi.

Forse, senza pensare a maialate da satrapi orientali, si vuole solo sottolineare il potere di seduzione e corruzione che un mondo così "meravigliosamente corrompente" ha sulle menti di ragazzine cresciute a pane e Beautiful. Il primo effetto tangibile è come viene immediatamente rinnegato il semplice figlio del popolo che ci veniva fidanzatino. Da quello a darla solo a penemuniti ad alto reddito e dietro lauto compenso, il passo è breve.
Ci si dimentica, e torniamo alle offerte da devolvere al drago, che l'uomo potente di denaro offre il successo ma, fin dai tempi del sofà del produttore, pretende anche una contropartita. Per qualcuno potrebbe bastare avere la casa piena di vocianti fanciulle senza alcun baccanale a seguire ma in ogni caso è meglio appurare.

E' vero che Berlusconi faceva telefonate personali ad una minorenne dopo averne sfogliato il book fotografico? Se erano complimenti innocenti ad un'amica di famiglia in cerca di successo, non vi sarebbe stato niente di male. Perchè allora tutta quella reticenza sulle origine della conoscenza con i Letizia, per non parlare delle bugie?
La cosa migliore che può fare Berlusconi è allontanare con forza il sospetto ed il dubbio che si tratti di qualcosa d'altro, di un fuoco dei suoi lombi, per intenderci. Le alternative sono poche: o è una parente o una conoscente oppure un interesse sessuale. Oppure un ricatto che viene dal passato.

lunedì 25 maggio 2009

Il Resto del Furbino

Sabato pomeriggio, mentre trovavo ristoro dal sole africano in una gelateria dotata di condizionatore a temperatura da pack antartico, ho dato una scorsa al più venduto giornale locale e mi sono soffermata a leggere un articolo che parlava di un noto stabilimento balneare di Milano Marittima, caduto sotto la lente d'ingrandimento del Fisco per sospetta evasione di 6 milioni di euro.

Fermo restando che tutti sono innocenti fino a prova contraria e fino alla conclusione dell'accertamento, sono rimasta perplessa dal tono dell'articolo, totalmente appecorinato in difesa dei presunti evasori.
Un'arringa in Ghedini mode, stile: "mavalaaaa, ma andiamoooo", come fosse stata scritta direttamente dall'avvocato degli inquisiti. Tutto un "ma quanto sono cattivi gli inquirenti", "gli hanno perfino clonato l'hard disk del computer di casa", "erano bottiglie di vinaccio da supermercato, non di pregiato champagne".

Quando il Fisco si domanda: "Ma questi hanno comperato mille casse di gassosa e non ne hanno più in magazzino, l'avranno venduta, dove sono gli scontrini?", la Gazzetta del Furbetto si straccia le vesti per conto terzi e attacca la tirata contro lo Stato che vuole sono rovinare gli onesti imprenditori, assieme ai giudici rossi, i finanzieri gialli d'invidia e i clienti che sicuramente hanno fatto la spia e non sono figli di Maria. E conclude suggerendo: " Perchè pensar male? E' evidente che 10.000 euro di cocacola se la sono bevuta loro perchè avevano caldo".

Bravo, chi ha scritto il peana in difesa (perchè alla fine l'impressione è quella) dei frodatori di clienti e Fisco, non solo non si sente un po' frodato anche lui visto che, se loro non pagano, a lui come stipendiato tocca comunque, ma probabilmente non si è mai avvicinato al bancone di uno di quegli stabilimenti rivierasco-romagnoli sempre più in stile Billionaire. Quelli che ti fanno pagare tre euro una minerale in bottiglietta da mezzo litro, non ti fanno lo scontrino perchè adesso c'è troppa gente e se provi a farti un cocktail ti ci vuole poi un finanziamento della Comunità Europea.

Davvero, da un anno all'altro scopri che quello che una volta si chiamava "Bagno Marisa" ora si chiama molto più finemente "Mururoa Island", che ha comperato anche gli stabilimenti accanto e che le piscine sono diventate due e mezza (la mezza per i nani e i bambini.)
C'è la palestra con il personal trainer anche personal fucker se càpita (quelli che una volta erano i gloriosi bagnini), l'insalatona in coppetta da macedonia a 10 euro (senza scontrino se non insisti e li minacci con un M16 Viper sotto il mento) e l'euro tondo per la doccia calda; 10 secondi netti e poi fiotto gelido stile carcere turco.
Che non è più il "Bagno Marisa" con le bocce, il jukebox e le cabine con la serratura che non si chiude lo capisci non solo dall'offerta di divertimento da spiaggia ma dall'impressionante assembramento di figa del genere: "la dò ma solo a penemuniti da un certo reddito in su, astenersi cassintegrati perditempo".

Sempre il famigerato Fisco si chiede: "Ma tutti questi soldi come li ha fatti il Bagno Marisa?" E ti parte l'accertamento che si fonda su calcoli molto semplici. Pagare gassosa, vedere scontrino.
Scusate se quando si parla di tasse sembro fissata con l'America e lo Zio Sam ma a me parrebbe quanto meno bizzarro che, per tornare ai giornali che combattono la legalità, il New York Post, per esempio, si lanciasse in una appassionata filippica contro la Guardia di Finanza, l'Agenzia delle Entrate (ben più temibile delle Fiamme Gialle, mi dicono), gli inquirenti, i giudici e in generale chi tenta di far rispettare l'eguaglianza di tutti di fronte ai doveri di cittadino.
Da noi invece è normale. Del resto abbiamo un Piccolo Papi che una volta disse che "evadere humanum est". Un po' si, ma sei milioni di euro a me pare tanto.

sabato 16 maggio 2009

I centrini di Silvio

Da giorni "Repubblica" con uno speciale ed altre illustri penne del giornalismo chiedono a Berlusconi di svelare la verità sul "caso Papi" ma lui, di solito così generoso di sé, si nega.
Cosa non può rivelare? La parentela con la ragazza? La vera identità del fantomatico Letizia? Altri misteri del passato, come ha buttato lì con studiata casualità la mamma di Noemi? Oppure, per dare un contentino ad Occam ed al suo rasoio, la sua troppo facile ricattabilità?

Per riassumere le varie ipotesi alternative attorno al caso Papi ed all'identità di Noemi, sui quali il presidente del consiglio rifiuta di fare chiarezza e di rispondere alle domande poste da istituzioni e stampa:

1) Noemi è la figlia illegittima di Berlusconi, concepita ai tempi in cui la madre slavoricchiava nel mondo delle televisioni private. Bimba consolata di tanto in tanto dell'assenza della figura paterna biologica così importante con diamantini e collanine. Cresciuta , fin da poppante, "nel mito di Silvio", come racconta la madre. Chissà perchè.

2) Noemi è la nipote di Berlusconi. Cioè figlia di una figlia (la mamma ha una certa rassomiglianza con la vera figlia di Silvio, Marina). I tempi cronologici ci starebbero. In effetti 72:18 è più un rapporto nonno:nipote che papi:figlia.

3) Noemi è un'amichetta, un'amante, fino all'altro ieri minorenne, di Berlusconi. Una che lo chiama papi come le escort russe chiamano i clienti attempati Papik (come ha fatto notare Chiara). Questa ipotesi è in assoluto la più logicamente improbabile, per il modo in cui questa Noemi è uscita allo scoperto spifferando una così illustre ed illegale frequentazione ai quattro venti. Una tattica che in qualunque paese del mondo sarebbe considerata suicida per chi la attua. Anche l'apparente connivenza dei genitori nel sostenere la presunta tresca, sembra escludere l'ipotesi.

4) Noemi, a Berlusconi, non gli viene né amante né parente in alcun modo. E' un'esca, come la festa di compleanno è stata una trappola.

La cosa che insospettisce di più è che si tratta di persone disposte a tutto pur di piazzare la figlia sul mercato del successo, che millantano un tipo di intimità sospetta con la persona più potente d'Italia e che sembrano in grado di metterla in difficoltà.
La madre di Noemi insiste oggi dicendo che Papi dovrà aiutare Noemi a farsi una carriera, quella carriera che lei non ha avuto. Cos'è questa novità; un'anonima borghesuccia si permette di pretendere favori da un capo di governo?
Sia che si tratti di persone che agiscono per pura ricerca di notorietà con sconvolgente imperizia ed allarmante ingenuità o che siano radiocontrollate da altri ambienti, la vicenda puzza lontano un miglio di ricatto.
All'ipotesi del ricatto non mi risulta finora abbia pensato nessuno. Se sbalio mi corigerete.

Apro una parentesi storica. Ricordate la vicenda Tortora con il fatto dei centrini? Riassumo per i troppo giovani. Enzo Tortora era un famoso presentatore televisivo, nato assieme alla televisione italiana negli anni cinquanta, messo in naftalina per molti anni e rispolverato alla fine degli anni settanta con una trasmissione, Portobello, che ebbe per diversi anni uno straordinario successo, nonostante l'insopportabile buonismo e riportando Tortora al massimo della popolarità. Per pura casualità, uno dei motivi del successo era la presenza di un pappagallo che i concorrenti dovevano riuscire a far parlare. Ci riuscì solo l'attrice Paola Borboni ma con il sospetto della combine.

Comunque, pappagalli a parte, la carriera di Tortora fu stroncata dalla sera alla mattina il giorno che nei telegiornali apparvero le immagini di lui portato via in manette, in arresto per associazione a delinquere di stampo camorristico, il 17 giugno del 1983. Le accuse di collusione con la camorra, spaccio di droga ed altri gravi reati, provenivano da esponenti di spicco della Camorra, e quindi furono inizialmente prese per buone dai magistrati. La vicenda kafkiana di Tortora, tra processi e carcere durò tre anni, fino all'assoluzione con formula piena nel 1986.
Perchè Tortora fu tirato in ballo, pur innocente, in fatti di Camorra? Per vari motivi: desiderio dei pentiti di acquisire credibilità, semplice ricerca di notorietà, paranoia nel famoso fatto dei centrini.

Un carcerato di Poggioreale aveva inviato alcuni centrini in seta da lui realizzati alla redazione di Portobello affinchè fossero venduti in un'asta di beneficienza. Non avendo ottenuto l'attenzione desiderata, il detenuto se ne era lamentato con il segretario di Raffaele Cutolo, Giovanni Pandico, il quale vendica lo sgarro cominciando ad inviare a Tortora lettere sempre più minacciose e ricattatorie.
Che tutto sia partito dal permalo di un pazzo maniaco che per sfortuna di Tortora era pure camorrista, o da un disegno più complesso pensato a più menti dalla criminalità organizzata, il caso Tortora dimostra la facilità con la quale il ricatto può rovinare anche persone di grande popolarità e potere.

Chiusa la lunga parentesi, veniamo ai giorni nostri. Il 26 aprile sera a Casoria, festa di compleanno di un'illustre sconosciuta che però chiama Berlusconi "papi" e lo frequenta da molti anni, come racconterà, con dovizia non richiesta di particolari, il giorno dopo a giornali unificati.
La moglie di Berlusconi annuncia poco dopo di aver preso la decisione di chiedere il divorzio al marito. La goccia che ha fatto traboccare il vaso si chiama Noemi, la neodiciottenne, i cui rapporti con il premier non paiono chiari. "Magari fosse sua figlia", commenta amaramente Veronica.

Il resto è noto. Berlusconi pasticcia sulle origini della sua frequentazione della famiglia Letizia, confonde il babbo di lei Elio con l'autista di Craxi provocando la smentita di Bobo in persona. Viene data la notizia che il signor Letizia è un esponente di spicco dei socialisti (smentita), poi del PDL, visto che Berlusconi insiste che questo Elio gli avrebbe telefonato per raccomandargli dei candidati e in seconda battuta invitarlo alla festa di Noemi.
Peccato che questo Letizia non risulti iscritto al PDL, né sia noto negli ambienti politici campani. Qualcuno addirittura sospetta che questo Letizia non esista proprio. Si aggiunga che le foto pubblicate da "Chi" sembrano pesantemente ritoccate, che il personale del ristorante racconta della bonifica preventiva da parte dei servizi dei locali destinati ad accogliere la presenza del premier (smentendo così il carattere di improvvisata della partecipazione alla festa) e il quadro del mistero è completo. Forse, abituato a raccontare balle, Berlusconi si è autofregato, dicendo di conoscere Letizia da tempo pur non conoscendolo ed ora non sa come uscirne.

Questa vicenda, analizzando i comportamenti dei protagonisti, dimostra una sola cosa: che il premier è facilmente ricattabile e che, sia a causa delle passate frequentazioni maschili (affaristiche) e di quelle attuali femminili (ludiche), chiunque potrebbe pretendere da lui favori, restituzioni di favori e quant'altro. Magari anche persone poco raccomandabili o la stessa criminalità organizzata che volessero manipolare altre facili esche per far abboccare il pesce grosso.

Intanto un danno concreto, a Berlusconi, è derivato da questo episodio: il divorzio dalla moglie potrebbe costargli la metà del suo patrimonio. In qualche modo potrebbero aver ragione coloro che sostengono che Veronica sia caduta in un tranello. Se Noemi è solo un'esca casuale, Veronica è stata altrettanto tratta in inganno e manipolata in funzione antiSilvio. Non è un caso che siano le persone vicine a Berlusconi a parlare di trappola.
Il ricatto in campo politico è una tecnica vecchia come la crocifissione e, da che mondo è mondo, certi sottoboschi si occupano della logistica.

C'è da aggiungere anche che il 9 maggio scorso, poco prima di una visita annunciata di Berlusconi, sono comparsi a Marcianise in provincia di Caserta, accanto alla sede del PDL, dei manifesti listati a lutto con al centro croci e bare. Ne dà conto "Libero", che scrive di "minacce della Camorra al Presidente del Consiglio". Come mai questa sicura attribuzione di Libero in assenza di rivendicazioni?

Qualcuno, più di quanti immaginiamo e delle più varie provenienze, magari dagli amici dai quali mi guardi Iddio, potrebbero lavorare per far cadere Berlusconi e per riuscirci cercano di prenderlo per le parti basse, il suo punto debole. Sembrerebbe un'ipotesi di fantapolitica, lo so, ma tanto vale ragionarci.
Ogni grande conducator è costretto a convivere con coloro che sperano di succedergli, il più presto possibile.

venerdì 15 maggio 2009

Un nano solo è al comando... il suo nome è Tale e Quale

Ma il culto della personalità, cari anticomunisti viscerali ed eviscerati, non era esclusivo appannaggio delle dittature, soprattutto quelle dei comunistacci, da Kim Il Sung a Ceausescu, fino a Mao e Baffone?
Da vero conducator di questa succursale della Romania di Nicolae ed Elena, che ci ostiniamo ancora a chiamare Italia, Silvio Berlusconi viene riproposto alle moltitudini dei suoi adoratori con un'agiografia a puntate in ben 15 fascicoli dati in omaggio in questi giorni con "Libero" del feldmaresciallo Feltri. Lo stesso che non pare notare alcuna contraddizione nell'aver pubblicato appena qualche giorno fa una lapidazione a mezzo stampa della moglie del Cesare conducator, nonchè madre delle bambine amorevolmente ritratte con il papi sul primo numero, senza alcuna remora nel farla piangere di umiliazione.

In barba alla coerenza e scegliendo a caso il mese di maggio per questa sorta di apparizione mariana del Dio dell'ottimismo, del Dio Uno e Trino, anzi Tale e Quale, ecco la riedizione di "Una storia italiana" in versione hard e uncut.
Se posso sollevare una critica di tipo editoriale; nel piano dell'opera mancano i fondamentali gadget come le miniature del nanoconducator dipinte a mano da collezionare, tipo puffi. Il Silvio pompiere, il Silvio panettiere, quello in colbacco russo, quello in bandana. Sarebbe un'idea grandiosa, soprattutto gradita ai piccoli figli di papi che stanno imparando ad amarlo come loro Salvatore e Uomo della Provvidenza.

Peccato che, in ben due copertine dei fascicoli, il nostro Tale e Quale appaia in tutto il suo fulgore a fianco di due despoti come Gheddafi e Putin. Si tenta di rimediare con Benedetto XVI, Shevchenko e Mike Bongiorno e riciclando prati fioriti e quadretti di famiglia ma la cattiva impressione resta per quelle pessime compagnie con le quali Papi si imbranca spesso e volentieri.
Occhio al fascicolo numero 8, quello intitolato: "Il credente, il politico, i Papi". Non è un refuso, non manca una elle, si riferisce proprio ai santi padri.

Mentre altri giornalacci invidiosi della popolarità del Piccolo Papi si ostinano a fare domande sui misteri di Casoria, senza ottenere risposta, perchè Papi fa come cacchio gli pare e non deve rendere conto a nessuno, men che meno al popolo, Libero ricicla vecchio materiale propagandistico e si candida ad infrangere i record di appecoronamento al regime tuttora detenuti da Pradva e Rude Pravo.
Dall'agiografia liberiana dovrà uscire un'immagine del conducator tutto Io, Patria e Famiglie che spazzi via una volta per tutte le ipotesi più malevole e oscenamente insinuanti sull'Uomo che si sacrifica per il nostro bene, per il nostro Papi così sensibile e che non ci meritiamo proprio, Italiani Bravagente un cacchio.

Un'opera titanica e meritoria, quindi, che Libero ha scelto di affrontare con sprezzo del ridicolo.
Non oso immaginare quando uscirà il fascicolo postumo alla memoria con la telecronaca delle esequie raccontate da Emilio Fede, raccolta in un doppio DVD. Per carità, il più tardi possibile, ma bisogna pur cominciare a prepararsi all'infausto giorno. Lo sanno, vero, a Libero che un giorno gli toccherà pubblicare il coccodrillo di un caimano?
P.S. Mi facevano notare stamattina e giustamente, che nella collana dei fioretti illustrati del Diosilvio manca un fascicolo fondamentale: "Come ho fatto i soldi".

giovedì 7 maggio 2009

Terremotati abruzzesi? A cuccetta!

Va bene, non parliamo più di corna, di lolite, di vecchi pistolini viagradipendenti e mogli tradite ma che mostravano le tette in teatro quindi in fondo erano zoccole anche loro, parliamo di cose serie. Non indulgiamo più nel gossip moralistico, che i compagni si incazzano. Non attacchiamo più il piccolo Peron sul piano personale, se no i nanofili frantumano ogni record e riescono ad amarlo ancora di più.

Freghiamocene del leader che dovrebbe dare il buon esempio (principio valido in tutte le culture umane ma non in Italia, dove il mascalzonismo sessuale è virtù teologale), fottiamocene della CEI (e del suo doppiopesismo) e soprattutto dell'uso criminoso del servizio pubblico radiotelevisivo, ridotto a semplice dependance dell'ufficio relazioni pubbliche di Mediaset. Sbattiamocene allegramente di tutto e passiamo a roba pesa da mandar giù con un bel bicchier d'acqua, se basta.

Parliamo della presa in giro degli abruzzesi terremotati. Siccome i mezzi di disinformazione di massa televisivi non ce lo raccontano, limitandosi a dire ciò che il regime del pistolino miliardario dice loro di dire, per sapere ciò che accade veramente dobbiamo rivolgerci ai pochi giornali rimasti che insistono caparbiamente con il fare giornalismo ed ai bloggers che raccolgono le fonti e le rielaborano, mettendoci del proprio, nel grande tam tam della controinformazione.

Il decreto sul terremoto d'Abruzzo, dunque. Le magagne che nasconde le racconta brillantemente Alessandro Tauro in questo post che vi invito a leggere.
Riassumento al massimo, si tratta, per non dire proprio di bugie, di altisonanti promesse costruite su fondamenta di sabbia marina, basate su soldi che non ci sono, come ha denunciato il sindaco dell'Aquila Cialente e che potranno venir fuori in tempi brevi (quelli strombazzati dalla propaganda) solo grazie ad una una tantum, cioè ad una tassa straordinaria da far pagare agli italiani e non con le lotterie, le riffe e il terno al lotto. No tassa, no party.

Estrapolo solo un paio di brani dall'articolo di Alessandro, per me assai significativi della mentalità da "clausole scritte in piccolo" che caratterizza il modus operandi del governo dell'apparenza e delle passerelle, cioè di un governo da avanspettacolo:
"Le case distrutte sulle quali gravava un mutuo verranno ricostruite, ma la porzione di casa corrispondente alla percentuale di mutuo non pagato diverrà proprietà della società finanziaria Fintecna (società controllata dal Ministero dell'Economia e delle Finanze). Se il cittadino vorrà, come è logico aspettarsi, tornare ad essere proprietario di tutto lo stabile, dovrà far fronte pertanto ad un mutuo aggiuntivo da chiudere con la Fintecna."

"Metà dei costi per le abitazioni previste per ottobre non saranno disponibili prima del 2010."
Allora, l'eterno frainteso disse qualcosa a riguardo del termine entro il quale sarebbero state di nuovo agibili le case dei terremotati: il 10 settembre (e perchè non l'11, già che c'era?).
Se per quella data non saranno ancora pronte, non potremmo contestargli nulla. Non aveva mica specificato il 10 settembre di quale anno. Infatti si potrebbe dover parlare non solo del 2010 ma addirittura del 2033, come spiegano gli articoli che ho citato e linkato e che analizzano il decreto da marinaio.
Le ultime notizie sono che, mentre l'umido Bondi pensa alle chiese da ricostruire, Bertolaso, in un sussulto di coscienza, invoca la modifica al decreto legge affinchè i risarcimenti dei danni subiti dalle abitazioni siano totali e non parziali.

Intanto, mentre gli abruzzesi non sono affatto contenti di come stanno andando le cose, ma a noi non ci risulta perchè filtrano solo i resoconti dei miracoli della moltiplicazione delle dentiere, diciamo anche che molti sfollati aquilani sono costretti a ripararsi dentro gli scompartimenti di treni e a dormire nelle cuccette dei vagoni letto (sperando che siano stati almeno disinfestati dalle zecche, visti i poco edificanti episodi accaduti di recente con Trenitalia).
Va bene che, dopo un mese, siamo ancora in emergenza ma siamo sicuri che la gestione di questo terremoto non sia molto diversa da quella dei terremoti precedenti, checchè che dicano le televisioni? Se gli Aquilani vogliono stare qui, perchè li volete mandare nel vagon-lit?

L'11 settembre 2009 non prendete impegni che si va a controllare alla stazione dell'Aquila se le cuccette sono ancora ferme sui binari.

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...