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lunedì 27 dicembre 2010

Sogno di fantascienza


L'avevo detto io che quei due assieme avrebbero rinnovato i fasti della collana Urania (altro che Fruttero e Lucentini!) e ci avrebbero offerto un meraviglioso giornale di fantascienza. Detto, fatto.
Oggi Libero se ne esce con questo trip lisergico degno del più flippato dei Philip K. Dick. Pura para dura.
In soldoni: Fini starebbe organizzando, assieme alla malavita organizzata, un falso autoattentato per darne la colpa a Berlusconi.
Uhm, un autoattentato. Come quello di Belpietro qualche settimana fa e magari quello della labbrata con il duomino al Sire Duca? Sa, da paranoici si finisce per vedere autoattentati dappertutto.

giovedì 4 novembre 2010

I dolori del giovane Vendola


Siccome i satelliti di Silvio tirano sempre fuori l'articolo della Repubblica di Stefano Malatesta, "Il Gay della FGCI" del 1985, sono certa che Nichi Vendola non avrebbe difficoltà a spiegare, una volta per tutte, cosa intendeva dire quando si riferiva al diritto dei bambini ad avere una sessualità loro, giusto per zittire le malelingue e fugare i dubbi che potrebbero venire ai suoi tanti ammiratori.
Riporto dal citato articolo la dichiarazione incriminata, attribuita a Nichi: 
"Non è facile affrontare un tema come quello della pedofilia ad esempio, cioè del diritto dei bambini ad avere una loro sessualità, ad avere rapporti tra loro, o con gli adulti - tema ancora più scabroso - e trattarne con chi la sessualità l' ha vista sempre in funzione della famiglia e dalla procreazione. Le donne, da questo punto di vista, sono notevolmente più sensibili."
Obiettivamente sono parole ambigue che necessitano un chiarimento. Dire che i bambini hanno una loro sessualità è verissimo. Dire che possono avere rapporti tra loro è  già fuorviante, perchè quelle dei bambini tra di loro (ribadisco, tra di loro) sono esplorazioni, manipolazioni in forma di gioco ma non sicuramente qualcosa di paragonabile ai rapporti sessuali veri e propri dell'adulto.

Il concetto fondamentale da capire e da tenere a mente è che la sessualità infantile è qualcosa di totalmente diverso dalla sessualità adulta perché è un sessualità in via di maturazione e definizione e quindi i due mondi sarebbe meglio rimanessero nettamente separati. Se non altro perchè si tratterebbe, comunque la si volesse vedere, della relazione tra un consenziente e  un non consenziente. E' per questo che la pedofilia è una perversione, perchè si abusa di qualcuno che non è in grado di poter scegliere in piena libertà se partecipare o no non solo al rapporto ma all'atto della seduzione. 

Se il bambino manifesta curiosità sessuale nell'ambito della sua propria sessualità infantile, che può benissimo essere freudianamente perversa e polimorfa, ciò non vuol dire che la sessualità infantile possa incontrare quella adulta senza problemi. La curiosità infantile riguardo alle cose sessuali deve ricevere risposte educative chiare e senza malizia o condizionamenti moralistici da parte dell'adulto - di solito il genitore, ma in forma di una relazione assolutamente non seduttiva. E' ovvio che questo non significa eliminare l'affettività dal rapporto adulto bambino ma solo la componente di seduzione.

E vengo al punto centrale del problema. Sostenere che i bambini possano avere rapporti con gli adulti non è scabroso, è demenziale e profondamente dannoso come messaggio da divulgare. Io come donna sono appunto sensibile, come dice Vendola, ma come vittima della pedofilia lo sono ancora di più. Purtroppo è risaputo che il mondo della pedofilia, sbandierando un supposto diritto dei bambini alla sessualità,  giustifica il via libera ai rapporti tra bambini ed adulti.
Ecco perchè è indispensabile che l'articolo del 1985 e il senso di quella frase venga chiarito da Vendola. Magari con una delle sue garbate videolettere. 
Grazie in anticipo.

giovedì 19 agosto 2010

Scalpi quotidiani

La storia dei pensili da cucina non è ancora finita. Esaurite le preziose testimonianze dei mobilieri di Cantù, restano quelle dei commessi dell'IKEA di Bologna Casalecchio e magari del famoso tabaccaio di Montecarlo, quello della curva. Il Giornale continuerà sicuramente a prendere a sbadilate chi si frappone tra Iddu e la Gloria e a marchiare i ribelli a punta di coltello.

Al manipolo di basterdi arruolati dal sire duca nano di Brianza per far fuori tutti coloro che hanno smesso di leccarlo, con l'ordine di accanirsi, da buoni teppisti, sulle di loro famiglie ed affetti, oltre ai Feltri e ai Bondi si è aggiunto l'Hugo Stiglitz della critica d'arte.
Il redivivo Sgarbi - nomen omen - già in passato star dell'one man show di killeraggio politico "Scalpi quotidiani", in onda sull'ammiraglia del nano, si è incaricato del duro compito di far sapere al mondo intero e magari alla galassia circostante che la compagna di Fini era una che "lo andava a trovare a casa". E siccome bisogna farlo capire proprio bene di che pasta è la traviata che ha traviato Fini aggiunge, nell'intervista rilasciata al compiacente "Corriere", che anche La Russa la frequentava, tanto per restare in famiglia AN, con il Benito Maria che non nega né conferma.
Che uomini! Soprattutto che gentiluomini!
Non solo arrivista, assetata di denaro e campionessa del free-climbing sociale assieme al parentado ma, suggeriscono questi veri cavalieri, con la chiappa facile di ordinanza. Ovviamente tutto serve a far intendere che la ribellione del congiurato è dovuta solo agli effetti collaterali dell'innamoramento, per non dirla in maniera più volgare. Con una rasoiata sola se ne colpiscono due: Zozza Mary e pazzo Gary.

Orbene, se questi uomini onesti, questi uomini probi che fanno le pulci agli altri si accompagnassero abitualmente con figlie di Maria giunte vergini al matrimonio e pronte a sacrificare la vita per difendere la virtù, capirei.
Ma il colmo, quello che rende la loro faccia ancor peggio del culo, è che presentano al pubblico ludibrio la presunta immoralità degli altri mentre sono dei consumatori compulsivi di donnine a pagamento. Lavorano per uno che normalmente arruola una quarantina di sgallettate per allietare le feste in casa e si porta le escort a due per volta nel letto e vogliono far credere al popolaccio che le puttane sono le mogli degli altri.

E' tipico dell'uomo di potere con il debole per la donna da saloon, per l'attricetta vistosa e arrivista, Peron docet, demolire l'avversario politico a colpi di donna. Anzi di puttana, l'unico tipo di donna che sembra popolare il suo mondo. L'unica della quale crede di poter comperare il silenzio, nel senso di azzittirne anche le opinioni, pagandola o ricompensandola in vario modo con regali e regalini.
Il vero uomo di potere non si fa sopraffare dalla donna. L'avversario politico da demolire di solito lo ha fatto.
Così, non solo l'attricetta assetata di soldi ha circuìto ed inscimunito il Presidente della Camera ma lo ha pure fatto deviare dalla retta via. Magari è pure di sinistra.
Quel gran pezzo del Silvio, da par suo, è pronto a giurare che l'Elisabetta voleva venire a Palazzo Grazioli a fare la ola ma, respintane, ha fatto come la strega cattiva della fiaba, ha giurato di vendicarsi.

Quanto odio misogino affligge questi presunti amatori di donne, tutte trattate come le pupe del gangster.
Usano i diminutivi coccolosi: Evita, Claretta. Le portano fin sugli altari del potere, le fanno diventare pure, sante ed immacolate, magari ministre o presidentesse ma solo per far vedere quanto sono buoni. Se però la prescelta si ribella o esce solo per un attimo dallo schema "succhia e taci" ecco giungere il rinfaccio dell'averla raccattata per strada, il fatidico "zitta, troia". Ricordate il "Velina ingrata" inciso con il pennino sulla candida pelle di Veronica Lario, con tanto di vecchia foto tette-al-vento sbattuta in prima pagina sul "Giornalaccio", ai tempi del divorzio annunciato?
Sono pronta a scommettere qualsiasi cifra che se, per pura lontanissima ipotesi, la Carfagna e la Gelmini si rivoltassero al ciarlatano potremmo finalmente sapere cosa si dicevano per telefono tempo fa a proposito del loro principale. In barba al divieto di pubblicare le intercettazioni ed in spregio alla privacy. In prima pagina sul "Giornale" a puntate e, con la prima uscita, il CD della versione integrale uncut in regalo.


mercoledì 30 settembre 2009

Servizietto pubblico

I due giornali di proprietà del presdelcons, "Libero" e "il Giornale", hanno lanciato una campagna per boicottare il pagamento del cosiddetto canone RAI. Non certo per strangolare Raitre e gli ultimi avamposti della sinistra in TV, visto che il provvidenziale Bonaiuti ha detto stasera al TG1 che non esiste censura, che nessuno vuole zittire nessuno, che "basta accendere la TV per sentire una decina di campane diverse" (forse lui parla della TV svizzera). Non sicuramente per azzerare Santoro, la Gabanelli, la Dandini e Fazio.

Allora, se Bonaiuti non dice le bugie come Pinocchio, perchè i giornaletti di cui sopra dicono, e qui si fa veramente fatica a restare seri, che bisogna boicottare la RAI perchè Santoro è fazioso e perchè ci sono tutti quei brutti programmi contro il presdelcons?
Mi scuso con i lettori ma devo proprio citare Vittorio Feltri, mettete a letto i bambini:
"Per quale arcano motivo devo passare del denaro agli imbonitori della sinistra che insultano coloro i quali non la pensano come loro, li diffamano e li descrivono quali nemici della democrazia? Già l’idea in sé di un abbonamento imposto ai telespettatori è assurda in un mercato basato sulla concorrenza; se poi quell’abbonamento non è legato a una scelta - come è il caso di Premium o di Sky - bensì alla sola proprietà di un televisore, non ci sto. Non ci sto perché ci sono programmi che non voglio vedere né giustificarne la messa in onda contribuendo a finanziarli."
Lo so che il relativismo è una cosa brütta-brütta che fa tanto soffrire il santo padre, ma vorrei dire ai boicottatori a pelo folto che lavorano per il re di Arcore-Prussia, che il discorso si potrebbe facilmente rovesciare. Io non pagherei più il canone perchè non sopporto il TG1 e considero Minzolini, Vespa e relative compagnie di giro dei faziosi e mi scoccia assai dover pagare i cento euri per loro, guarda un po'!

Caro (visto lo stipendio) Feltri, l'arcano motivo di cui parla si chiama democrazia. Io, per esempio, non sopporto Italia1, Retequattro e Canale5.
Ebbene, mi basta evitare accuratamente di guardarli, punto. Non mi fa piacere che milioni di italiani si spappolino i neuroni guardando ore e ore di pubblicità inframmezzata da culi-tette-culi-tette-tette-culi-maria de filippi, ma la democrazia impone che non si possa impedire ai suddetti di farlo.
Però, perlamatrioska, se io non chiedo la chiusura di "Lucignolo" per manifesta indegnità, perchè si dovrebbero chiudere i programmi di Santoro, Fazio, Gabanelli, Dandini ecc.?
Perchè sono contro il governo? Ma dove siamo, nel paese dei figli di Putin?
Per dirla tutta, non guardo nemmeno quei programmi perchè Santoro lo trovo noioso, Fazio paraculo (amo solo la Littizzetto), la Dandini mi sta sui maroni per la voce e perchè se la tira da intellettuale, e di tutti salvo solo la Gabanelli perchè è l'unica che fa le inchieste come "60Minutes".

Caro (nel senso di costoso) Feltri, la sua richiesta di rimozione del canone RAI è più pelosa di un visone di Fendi.
Innanzitutto lei gioca sull'equivoco perchè i cento euro che paghiamo all'anno non sono l'abbonamento alla RAI, come i 50 e rotti al mese per Sky, ma appunto quell'ottocentesca gabella che tassa il possesso dell'apparecchio televisivo e che, sono d'accordo con lei, non si è mai vista nemmeno nell'ultima delle Repubbliche Sovietiche. Se io acquisto un televisore perchè poi dovrei pagarne l'utilizzo? Allora perchè non succede lo stesso con il frigorifero?
Detto che è un'iniqua gabella che paghiamo anche, paradossalmente, per tenere acceso il televisore su "Studio Aperto", visto che è una tassa sul possesso dell'apparecchio, che c'entra questo con il fatto che non si deve più pagare per non dare soldi alla sinistra ed ai suoi imbonitori, come li definisce? Ribadisco, non si dovrebbe dover pagare nemmeno per Vespa, Minzolini e la Claretta Petruni, allora.
Non le piace un programma e non le basta girare canale o spegnere, come faccio io quando vedo la Parodi e le pentole di Mastrota. No, lei vuole proprio eliminare il programma ed il conduttore. Impedirgli di lavorare e guadagnarsi da vivere. Complimenti per il liberalismo.

Vogliamo dire la verità? I soldi che arrivano alla RAI dal canone sono solo una parte dei suoi introiti, visto che l'evasione dello stesso è una piaga secolare. Per il resto c'è la pubblicità. Togliendo il canone, la RAI ne avrebbe un grave danno economico, dovrebbe ridurre le spese, fare programmi più scadenti e la pubblicità, di conseguenza, si sposterebbe sulle reti Mediaset, ovvero sulle televisioni di proprietà del suo datore di lavoro, caro (ovvero oneroso) Feltri.
Il quale, già padrone del digitale terrestre grazie ad un provvedimento ad hoc che ha rifilato i decoder del fratellino nelle case degli italiani praticamente a gratis ma sui quali già ci vuole la tessera a pagamento, si appresterebbe forse a diventare l'unico padrone della TV (a parte l'avamposto degli uomini perduti La7 e la Sky di Murdoch).

Gli italiani beoti abboccano al trappolone dell'ingiusta gabella e accorrono al richiamo dell'evasione della tassa. Quale dolce musica per gente che già considera un furto il bollo auto e quando trova la multa sul parabrezza la getta nel cestino dei rifiuti. E' questo l'italiano modello che piace ai giornali infeltriti ed ai loro padroni.
Non sanno gli italioti che il futuro della TV generalista è segnato e che un domani sarà tutto a pagamento, anche Beautiful e il Grande Fratello.

Vi siete chiesti perchè la tv a gratis fa così schifo? Perchè è più dannosa dell'ecstasy per i cervellini che la guardano?
Perchè lo scopo è rendere appetibile il sistema a pagamento. Ma, ecco il colpo di scena, visto che anche sul DT e sul satellitare ormai c'è più pubblicità che sulla tv a gratis, si andrà a finire che, un domani, gli italiani ormai assuefatti alla loro dose giornaliera di stronzate inframmezzate da pubblicità, dovranno pagare per averla. Non più allo Stato ma ad un privato, il loro amato Berlusconi, diventato pusher unico di ecstasy televisiva tagliata male.

Un giornale serio avrebbe chiesto non di eliminare il pluralismo dalla RAI, ma di eliminarne la lottizzazione politica, come da tempo si auspica.
Perchè non si chiede di eliminare la pubblicità dalla RAI e farla diventare veramente un servizio pubblico come la BBC, dove la gestione dell'azienda è fatta non da dirigenti guastatori provenienti dalla concorrenza ma da professionisti dello spettacolo e basta?
In Spagna hanno tolto la pubblicità dalle reti pubbliche e gli ascolti sono aumentati. Lo ha fatto anche Sarkozy in Francia. La gente apprezza una televisione meno mercificata e più informativa. Sembra impossibile ma disintossicarsi dal film interrotto ogni dieci minuti da dieci minuti di pubblicità si può. Ci si potrebbe e anche disintossicare dall'ossessione della par condicio, dal dibattito con obbligo di Mavalà e Gasparri, dalla scemenza che "un servizio pubblico non può parlare male del governo".

Il problema è che forse una televisione più seria, veramente depoliticizzata ma in grado di offrire le più varie opinioni confidando solo nella maturità dello spettatore nel giudicarle, senza tette e culi gratuiti e insopportabile pubblicità, danneggerebbe gli interessi in conflitto del presidente del consiglio?

Un anno fa su questo blog: "Voglio la testa del CEO"

domenica 30 agosto 2009

Attenzionarne uno per attenzionarne cento

"...noto omosessuale già attenzionato dalla Polizia di Stato per questo genere di frequentazioni..." (Il Giornale, agosto 2009)

Mi meraviglia che si meraviglino. Omosessuali schedati in Italia? Dossier illegali sui fatti privati di cittadini comuni? Ma quando mai!
Eppure, basta googlare "schedatura omosessuali" e viene fuori, ad esempio, un articolo del Corriere del 1998, dove si parla della denuncia da parte dell'Arcigay dell'esistenza di fascicoli su cittadini schedati solo perchè omosessuali; dossier non ancora distrutti nonostante le ripetute richieste del Parlamento.
Avete presente quando un gay viene assassinato e la polizia indaga "negli ambienti omosessuali"? Come vengono identificati questi ambienti? Come si fa a sapere chi li frequenta ed andare a colpo sicuro ad interrogare proprio le persone giuste?
C'era, e dovremo dire, c'è ancora, il sospetto che le inclinazioni sessuali degli individui vengano sottoposte a controllo, schedatura e vidimazione da parte di organismi investigativi che operano in maniera non proprio lecita.
Tanta meraviglia, eppure si era parlato recentemente del maxi-archivio illegale di Tavaroli, con migliaia di dati sensibili raccolti sui potenziali "nemici": industriali, politici, semplici cittadini. Un'inchiesta della magistratura che risale al 2006 e che, inspiegabilmente, non è ancora stata evidenziata in tutta la sua importanza dalla stampa. Una faccenda di intercettazioni e registrazione abusiva di dati sensibili. Alla faccia della privacy sempre sbattutaci in faccia.

Il potere lo ha sempre fatto, di schedare i suoi potenziali nemici e le minoranze per soggiogarli meglio, ed il pregiudizio anti-omosessuale ha sempre fornito un assist alla repressione.
Lo si è visto nelle dittature come la Germania nazista, dove Martin Boorman possedeva i dossier sui vizi privatissimi di ogni gerarca, incluso il Fuhrer in persona; nei regimi comunisti, dove l'omosessualità era considerata un vizio borghese contrario alla rivoluzione proletaria, fino all'America bacchettona e preda del furore anticomunista del COINTELPRO di Hoover, il capo dell'F.B.I. che faceva tesoro delle informazioni raccolte sui gusti sessuali dei suoi nemici, per tenerli per le palle.
Recentemente, il presidente Sarkozy è stato criticato per aver messo a punto, nella democraticissima Francia, un sistema di schedatura di soggetti "a rischio" tra i quali rischiano di rientrare anche gli omosessuali.

In Italia la schedatura dei cittadini, anche sulla base dell'orientamento sessuale, la si praticava durante il Fascismo ma il vizio è continuato durante quel lungo periodo di democlericalpostfascismo che ha dominato il paese fino al flagello Craxiano ed alla catastrofe Berlusconiana.
Anche allora, anni '60-'70, era pratica comune diffamare gli avversari puntando sulla diversità. Ricordo riviste che grufolavano nella vita privata dei politici avversi (soprattutto quelli di centrosinistra, è ovvio, essendo sport praticato soprattutto dalle gazzette della destra). Era tutto un leggere di "balletti rosa" e "balletti verdi", questi ultimi di tipo omosessuale.
Le insinuazioni non risparmiavano, nemmeno allora, le gerarchie vaticane, specialmente quando queste venivano percepite come troppo spostate a sinistra. Uno dei gossip più sussurrati di quegli anni riguardava addirittura un Papa e un famoso attore di teatro. E' dimostrato ormai che si trattò di una campagna ricattatoria orchestrata dai servizi segreti manovrati da altissime cariche dello Stato, forse addirittura il presidente della Repubblica di allora, contro un Papa che aveva osato "aprire alla Sinistra".

I giornali di oggi danno giusto rilievo alla porcata del "Giornale", che ha usato una velina (in omaggio alla satiriasi del capo, immagino) farlocca spacciandola per documento di tribunale, per colpire uno dei pochi direttori di giornale che si era permesso di far notare la scarsa attinenza con i principi cristiani delle avventure del Pornoduce con le escort e le deputatesse alla visita militare. Non l'avesse mai fatto. Chissà quanti avvocati D'Amore (vedi filmato), segugi e cani da trifola saranno stati sguinzagliati in cerca del vizietto nascosto da buttare in prima pagina.
Dopo le tette della Veronica, gettate al pubblico ludibrio, dopo la denuncia del presunto amante della stessa (oggi scopriamo che erano in regime di coppia aperta consensualmente da almeno dieci anni), questo ed altro.



Pensate come è democratico Berlusconi. Permette al suo giornale personale di infangare l'onore della moglie, di farsi attribuire le corna, pur di non limitare l'informazione libera. Talmente libera, a volte da essere inventata o costruita a tavolino su sussuri e bisbigli. Sempre e comunque da lanciare come una bomba caricata a merda contro chi si schiera contro il Pornoduce.

"Non ho mai parlato con Feltri". Già quel "mai" ridondante, rafforzativo, denota la bugia, essendo Feltri, dopotutto, un suo dipendente con il quale deve aver scambiato, in un giorno x, qualche parola.
Infatti dopo la nomina a direttore del "Giornale", Feltri rimase a colloquio a Palazzo Chigi con Berlusconi per più di un'ora.
Sicuramente non avranno parlato della campagna di autunno, della strategia mediatica di contrattacco contro i nemici del satiro, di come utilizzare i giornali di famiglia a guisa di manganello contro mogli ribelli e giornalisti che si ostinano a fare i giornalisti e non le puttane.
Forse hanno parlato di libertà di stampa. O di un posto nel Circolo dell'Amicizia del mausoleo di Arcore, chissà.

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venerdì 15 maggio 2009

Un nano solo è al comando... il suo nome è Tale e Quale

Ma il culto della personalità, cari anticomunisti viscerali ed eviscerati, non era esclusivo appannaggio delle dittature, soprattutto quelle dei comunistacci, da Kim Il Sung a Ceausescu, fino a Mao e Baffone?
Da vero conducator di questa succursale della Romania di Nicolae ed Elena, che ci ostiniamo ancora a chiamare Italia, Silvio Berlusconi viene riproposto alle moltitudini dei suoi adoratori con un'agiografia a puntate in ben 15 fascicoli dati in omaggio in questi giorni con "Libero" del feldmaresciallo Feltri. Lo stesso che non pare notare alcuna contraddizione nell'aver pubblicato appena qualche giorno fa una lapidazione a mezzo stampa della moglie del Cesare conducator, nonchè madre delle bambine amorevolmente ritratte con il papi sul primo numero, senza alcuna remora nel farla piangere di umiliazione.

In barba alla coerenza e scegliendo a caso il mese di maggio per questa sorta di apparizione mariana del Dio dell'ottimismo, del Dio Uno e Trino, anzi Tale e Quale, ecco la riedizione di "Una storia italiana" in versione hard e uncut.
Se posso sollevare una critica di tipo editoriale; nel piano dell'opera mancano i fondamentali gadget come le miniature del nanoconducator dipinte a mano da collezionare, tipo puffi. Il Silvio pompiere, il Silvio panettiere, quello in colbacco russo, quello in bandana. Sarebbe un'idea grandiosa, soprattutto gradita ai piccoli figli di papi che stanno imparando ad amarlo come loro Salvatore e Uomo della Provvidenza.

Peccato che, in ben due copertine dei fascicoli, il nostro Tale e Quale appaia in tutto il suo fulgore a fianco di due despoti come Gheddafi e Putin. Si tenta di rimediare con Benedetto XVI, Shevchenko e Mike Bongiorno e riciclando prati fioriti e quadretti di famiglia ma la cattiva impressione resta per quelle pessime compagnie con le quali Papi si imbranca spesso e volentieri.
Occhio al fascicolo numero 8, quello intitolato: "Il credente, il politico, i Papi". Non è un refuso, non manca una elle, si riferisce proprio ai santi padri.

Mentre altri giornalacci invidiosi della popolarità del Piccolo Papi si ostinano a fare domande sui misteri di Casoria, senza ottenere risposta, perchè Papi fa come cacchio gli pare e non deve rendere conto a nessuno, men che meno al popolo, Libero ricicla vecchio materiale propagandistico e si candida ad infrangere i record di appecoronamento al regime tuttora detenuti da Pradva e Rude Pravo.
Dall'agiografia liberiana dovrà uscire un'immagine del conducator tutto Io, Patria e Famiglie che spazzi via una volta per tutte le ipotesi più malevole e oscenamente insinuanti sull'Uomo che si sacrifica per il nostro bene, per il nostro Papi così sensibile e che non ci meritiamo proprio, Italiani Bravagente un cacchio.

Un'opera titanica e meritoria, quindi, che Libero ha scelto di affrontare con sprezzo del ridicolo.
Non oso immaginare quando uscirà il fascicolo postumo alla memoria con la telecronaca delle esequie raccontate da Emilio Fede, raccolta in un doppio DVD. Per carità, il più tardi possibile, ma bisogna pur cominciare a prepararsi all'infausto giorno. Lo sanno, vero, a Libero che un giorno gli toccherà pubblicare il coccodrillo di un caimano?
P.S. Mi facevano notare stamattina e giustamente, che nella collana dei fioretti illustrati del Diosilvio manca un fascicolo fondamentale: "Come ho fatto i soldi".

venerdì 2 maggio 2008

Un mondo alla rovescia

Fino a qualche tempo fa si sosteneva che il mondo andasse alla rovescia perchè:
"Il più grande rapper del mondo è bianco [Eminem]; il più grande giocatore di golf è nero [Tiger Woods]; la più importante competizione di vela oceanica [America's Cup] è vinta dalla Svizzera; i francesi dicono che gli americani sono arroganti; e i tedeschi sono pacifisti."
Da questa settimana possiamo dire che di questo rovesciamento ne abbiamo avuta la prova definitiva.
Schifani parla di combattere la mafia, Fini ammette l'importanza del 25 aprile, il Papa è meno influente di Kakà, Grillo difende gli evasori, Vittorio Feltri difende Visco e io per la prima volta in vita mia e non l'avrei mai detto, sono d'accordo con Feltri.

Altro che riscaldamento globale, prepariamoci ad avere sempre più spesso il sangue alla testa.

P.S. Volano piume e stracci su Tumblr...

domenica 2 dicembre 2007

Arrosto di cane e profumi per zingari


“Più grande è la bugia e più la gente la crederà”.
Adolf Hitler

Non riesco a credere ad alcuna notizia pubblicata su “Libero” ma c’è un motivo ben preciso: una causa traumatica, si potrebbe dire. Da quando Feltri pubblicò quell’articolo sui ristoranti bavaresi e i piatti innominabili che vi venivano cucinati ho capito che non era il caso di prenderlo sul serio anche per gli anni a venire. Sono cose che non si superano. Come, come? Volete sapere la storia?

Negli anni novanta, quando “il Giornale” passò alle sapienti e ben più docili mani di Vittorio Feltri, al posto degli editoriali di Montanelli e a veri e propri pezzi di letteratura firmati da scrittori come Anthony Burgess, l’autore di "Arancia Meccanica", iniziarono ad apparire notizie e pezzelle di costume nelle quali già si prefigurava il glorioso avvenire di fogli come l’attuale “Libero”.

Per l’esempio che farò dovrete purtroppo credermi sulla parola perché fu pubblicato nei primissimi anni novanta e non se ne trova traccia in rete. Lo conservai per molti anni come cimelio e curiosità ma poi finì al macero assieme ad altra cartaccia in seguito a necessità di trasloco.
L’articolo in sostanza raccontava con raccapriccio e dovizia di particolari, foto incluse, come in Baviera, la civile Baviera, nei ristoranti fosse usanza comune servire, all’insaputa dei clienti suppongo, arrosto di cane e mica di un cane qualsiasi, ma di teutonico pastore tedesco. Non è satira, giuro che diceva proprio così, non scherzava ed era molto serio. Voi capite che sono notizie che quando si leggono su un giornale che vorrebbe essere autorevole fanno cadere non solo la sua credibilità ma anche le nostre palle, autentiche o metaforiche.

Così, memore di questo aneddoto, ogni volta che un certo tipo di notizie appare su “Libero”, che è il giornale attuale di Feltri, io sento inequivocabile lo stesso odorino di arrosto. Non di cane questa volta ma di allocco, anzi di allocchi in gran quantità, cucinati a dovere dal cuoco sapiente.

Prendiamo l’ultimo esempio di notizia così smaccatamente manipolata che tutti l’hanno presa per oro colato: la scandalosa neo-carriera di Marco Ahmetovic come testimonial di una linea di profumi e jeans.
Ricordo brevemente che il 23 aprile di quest’anno, in un tragico incidente automobilistico, morirono quattro ragazzi di Appignano in provincia di Ascoli Piceno, falciati da un furgone guidato da un giovane rom completamente ubriaco, Marco Ahmetovic. Il giorno dopo il campo nomadi da dove proveniva il ragazzo venne dato alle fiamme, per fortuna senza conseguenze per le persone.
Il 17 settembre ad Ahmetovic vennero concessi gli arresti domiciliari e il 5 ottobre, con una sentenza che andava perfino oltre le richieste del PM, veniva condannato a 6 anni e 6 mesi, questi ultimi da scontare in una comunità di recupero per alcolisti e al risarcimento di 200 mila euro per ciascuna delle famiglie che si sono costituite nel procedimento. La condanna non soddisfò comunque l’opinione pubblica che non la ritenne sufficientemente severa, mancando la sinistra figura del boia sullo sfondo.

In ottobre inizia a rimbalzare su tutti i giornali e nei notiziari televisivi, nessuno escluso, la notizia di un contratto da 300 mila euro offerto da una fantomatica azienda al giovane rom, per la realizzazione di una linea di jeans e profumi.
Chiunque si sarebbe immediatamente chiesto chi mai poteva essere quel pazzo di un imprenditore che oserebbe sfidare l’ira funesta dei pelidi achilli con un’idea così idiota, vista la scarsissima popolarità del testimonial. Giustamente ci si è indignati alla sola idea che qualcuno potesse sfruttare una disgrazia per guadagnarci dei soldi.
L’origine della notizia era “Libero” e nessuno si è insospettito, nonostante le palesi assurdità di cui era infarcito l'articolo, come si evince da questo mirabile esempio di dolce stil novo:
Il pezzo forte della collezione è il profumo, il "rom parfum". Ma ci sono anche jeans tempestati di coltelli e pistole, occhiali che fascinano gli zigomi, orologi con il cinturino in caucciù e cinture da macho in periferia. E' la "linea rom" , la collezione di abbigliamento ed accessori realizzata per Marco Ahmetovic, il rom di ventun anni che lo scorso 23 aprile ha travolto ed ucciso quattro ragazzi di Appignano, nelle Marche [...] E' lui il testimonial di tutta la "linea rom". Tra sponsorizzazioni, diritti d'autore del suo libro ('Anche io sono un essere umano') e pubblicità quadagnerà trecentomila mila euro.
"Dietro Marco Ahmetovic c'è uno staff di dodici persone" spiega il suo agente Alessio Sundas [...] "I jeans, gli occhiali, i profumi si potranno comprare nei centri commerciali tra una ventina di giorni distribuiti da una rete di agenti", assicura. Sundas spiega che ha fatto disegnare jeans aggressivi, violenti "come possono diventare i rom se qualcuno li provoca. Ma a fare da contraltare alle lame di coltello e le pistole puntate contro tutti, c'è la scritta 'Sar an' che nella lingua rom è un gentile: 'Come stai?' e poi le manette, le manette che tintinnano tra le armi come un avvertimento continuo", racconta il manager.
"Gli occhiali avvolgono bene gli zigomi perchè un rom non ama farsi guardare troppo in faccia".
Va bene tutto, ma come si spiega il "rom parfum"? "Lo so che le due parole sembrano un ossimoro, come quell'esempio del ghiaccio bollente che ci spiegavano a scuola. Però proprio perchè i rom solitamente con hanno molta familiarità con l'acqua, è perchè quasi tutti tutto il giorno stanno in giro a chiedere l'elemonsina, hanno bisogno di un profumo forte, più forte della puzza del sudore e tutto il resto".
La linea comprende gli orologi, "necessariamente resistenti, adatti alla vita dei rom" e le cinture "sulla fibbia c'è un toro con le corna, simbolo della forza e del coraggio". L'agente ha già pronto il tariffario: confezione piccola di profumo 22 euro, la grande 30. Orologio 159 euro, occhiali e jeans intorno agli 80. "La linea non è costosa perchè si sipira a un popolo che ricco non è"…. (Tratto da Libero del 27/11/2007 )
Invece di prendersela con colui che ha offerto i soldi al ragazzo, si continua ad alimentare il razzismo e l'odio anti-rom. Passano i giorni e perfino Mastella, che ha beccato, chiede un'indagine sul caso.
Poi la nebbia comincia a diradarsi e si cominicano a vedere più chiaramente le incongruenze della storia. Repubblica timidamente scrive: “Sul sito di aste eBay (sul quale, tuttavia, facendo una ricerca non compare alcun oggetto "Linearom") è stato messo in vendita, per 159 euro, l'orologio della "Linearom" […] L'asta è cominciata il 25 novembre e scadrà il 6 dicembre”.
Questo passaggio è un capolavoro di surrealismo. Non c’è l’orologio ma ci credo lo stesso.
Si parla di un asta ritirata ma miracolosamente non ancora conclusa, della quale su Ebay non v’è traccia. Siamo al puro prestigio.

Visto che a seguito del rumore mediatico provocato da questa notizia il 29 novembre qualcuno è andato a disegnare delle svastiche sulla casa dove risiede Ahmetovic, sarebbe bastato dire, da parte di chi ha ripreso la notizia sugli altri media, chi era l'Alessio Sundas citato da Libero come "agente" del ragazzo.
I telespettatori che seguono Mi Manda Raitre lo conoscono bene. Pare, concediamogli il beneficio del dubbio, che sia uno abituato a fare promesse e a non mantenerle, per usare un eufemismo. Un venditore di fumo, più che di jeans, orologi e profumi. Uno che ha illuso molti ragazze e ragazzi che volevano fare i modelli e per giunta a pagamento. Un altro Corona in cerca di facile pubblicità che ora sul suo sito si difende parlando di "provocazione".
Una cosa studiata a tavolino quindi? E magari servita a qualcuno che aveva bisogno di uno spunto per solleticare i più bassi istinti del popolaccio?

La realtà paradossale è che un italiano è riuscito probabilmente ad infinocchiare un giovane rom inguaiato fino al collo, al quale sono stati promessi dei soldi, di farne una star e che rimarrà quasi sicuramente con un palmo di naso.
Tuttavia, per un puro e geniale gioco di prestigio creato dai grandi illusionisti della stampa, primo tra tutti il grande Houdini di Libero, l'orologio scomparso da Ebay è ricomparso magicamente dietro il nostro orecchio e siamo rimasti stupiti. Come degli allocchi.

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