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martedì 29 luglio 2014

L'ostensione della patacca


Attenzione, post estivo. Maneggiare con cautela. Evoca immagini mentali che potrebbero urtare la vostra sensibilità. Consumare almeno tre ore dopo avere pranzato. Può causare allucinazioni residue se fissate una parete bianca.

Il post di oggi nasce da questa fondamentale notizia trovata su Dagospia, la versione lisergica di O.P. del poro Pecorelli. Notizia che, dopo Madonna che slinguazza le ballerine, Miley Cyrus & I Suoi Bamboli Cazzuti e Lady Gaga che spompina il microfono, rischiava di passare inosservata, tra una vittima civile e l'altra e mi scuso se ho detto le parolacce vittima e civile. Non sia mai che noi blogger non si stia sempre sul pezzo, soprattutto quando l'ennesima presunta cantante tenta disperatamente di nascondere la musica di merda che fa con qualche gesto porno-cheap, più da alzata di gomito con annessa impasticcata da addio al nubilato milf, che altro.
Non parliamo di trasgressione, ormai decisamente fuori tempo massimo, e neppure di gesto altamente liberatorio e femminista, come per le pagliacciate iconoclaste delle Femen, manovrate come pupazze collaborazioniste da coloro che ci considerano così arretrati da non averne mai vista una, di sorca, ma tu guarda.
Se penso all'atroce occhieggiare pallido e assorto della patacca della Laura e invece a Jim Morrison che fu arrestato e processato nel 1969 per la leggenda metropolitana che avesse scavicchiato il pantalone lucertolato per estrarne il sacro membro durante un concerto a Miami mi viene male. Lui almeno era, diciamo, normalmente ubriaco, ma lei? Lui era talmente erotico dentro e fuori e in ogni dove da creare un'allucinazione collettiva, un vero fenomeno di suggestione isterico-dionisiaca, ma lei? 
Ha dovuto ostendere, appunto, il topino acconciato alla brasiliana in mancanza d'altro, perché peggio di così non si può fare musica, ma forse l'ha fatto come gesto di pietà, questo dobbiamo concederglielo, per sollevare un attimo lo strumento di tortura dai poveri spettatori. Strano che a Guantanamo non hanno ancora scoperto il suo potenziale a tutto volume, by the way. 
E la scusa addotta per l'apparizione improvvisa della pausina? Ve l'immaginate Mina alla Bussola che fa "Oops, non sapevo che l'accappatoio fosse una taglia in meno, mannaggia i cinesi!"?
Orbene, ce l'hai anche tu Laura. Siamo contente. Mal comune mezzo gaudio. Se non ti dispiace torno a farmi, come antidoto, di un bel po' di psichedelia anni '60.

A proposito di allucinazioni collettive e di patacche. Da Laura a Beatrice. Oggi Libero, giornale di centrodestra, critica aspramente un noto giornalista di destra per aver sfornato un grazioso anche se molto bitchy "Vieni avanti aretina" dedicato alla dama del Palio, la nostra Manga eyes che non ha bisogno di mostrare alcuna fanfanina perché, appena appare, tutti sembrano indossare quei famosi occhiali a raggi X della mia infanzia che servivano per "spiare le vicine" e la vedono tutta ignuda biotta e intenta a fare di tutto. Non dite che non è così.  Peccato perché la libidine nasconde le vere porcate di questa wooden cunt e le peggio fanfaluche fanfaniano-renziane di cui è portatrice.
Perché Libero non vuole che si tocchi la Beatrice? Perché fa parte del contratto di unconditionally surrender firmato dal padrone di Dudù o perché la figa (purché giovane) è figa anche se piddina?
Va bene che ormai non si può più parlare perché ogni critica alle categorie protette fa male al re, ma io piuttosto avrei frustato Travaglio con un bel flagrum romano per quell'ignobile "vado pazzo per la Merkel" dell'intervista su Vanity Fair (la dimostrazione che in Italia devono essere piddine e di regime anche le riviste di moda) e che potremmo condonare solo in un contesto di tendenza master & servant, visto che oltre alla Merkel gli piacciono pure i Bee Gees. Non so cosa sia peggio.
Forse la Merkel che canta in vestaglia "(il) Marco se n'è andato e non ritorna più" e poi la fa vedere. Oops!
(Tranquilli, sono solo allucinazioni*.)





venerdì 11 gennaio 2013

Gigante della menzogna


Che rabbia fanno quelli che, senza essere suoi sostenitori, naturalmente, ma addirittura strenui oppositori, gridano sui social network: "E' un gigante della comunicazione, rivincerà!" solo perché una trasmissione televisiva ha commesso per l'ennesima volta l'errore fatale di lasciarlo libero di spurgare menzogne qual è sua specialità. Come lasciare che un ragno sputi la sua tela dove alla fine ti intrappolerà.

Io che ho gli strumenti professionali per non seguirlo nei suoi deliri, ho visto solo un patetico e velenoso vecchio fascista che ringhiava come Totò Riina contro i "comunista" davanti ai giudici del suo processo. Un essere orrendo nella sua tragica decadenza - del resto basta guardare questa foto dove appare ciò che è, un morto che cammina - un satrapo mummificato terribilmente simile ai gangster dello schermo come Tony Montana, Michael Corleone e De Niro-Al Capone. La fascinazione che provate per lui, o grulli, è la stessa che provate al cinema per questi cattivi, per queste canaglie. L'anomalia italiana consiste nell'aver dato ai suoi cittadini la possibilità e la voluttà di farsi governare da un cattivo dello schermo. Basterebbe che qualcuno schioccasse le dita e risvegliasse questi idioti dal sogno e catalogasse questo individuo per ciò che è: un volgare manipolatore.

Questo losco figuro non è un gigante della comunicazione, a meno che non consideriamo il delirio psicotico come modalità normale di comunicazione. Vi sembra il caso?
E' possibile che nessun giornalista abbia ancora pensato di richiedere la consulenza di uno psichiatra e criminologo per gestire un intervista con B.? Se non altro per evitare il fenomeno della banale sudditanza psicologica? Scoprirebbe inoltre che quelli come lui, gli pseudologi fantastici (o bugiardi patologici) fanno della menzogna un'arte e riescono, con abilità da ragno, appunto, ad intrappolare in reti di bugie i propri interlocutori. Come tutti gli psicotici, non vanno seguiti nel loro delirio, non bisogna lasciare che vi ci trascinino dentro, come ci insegnano al primo anno di psicologia.
Gestirli non è facile, ma basta smontare con calma ogni loro bugia, ridicolizzandone la platealità: "Ma come le spara grosse, lei è un bugiardo, ma non mi faccia ridere, lei è ridicolo, a chi vuole far credere una balla simile?" 

Quando ha detto che nel 2009 non c'era la crisi bastava fargli vedere un video dove lui diceva la stessa cosa ma in realtà nel 2010 e che quindi aveva mentito. ("Suvvia, che balle ci sta raccontando, confonde il 2009 con il 2010?") 
Ogni volta che ha fatto capire benissimo che solo una dittatura alla nordcoreana con lui nella parte di Kim Il Sung potrebbe governare l'Italia, avete sentito Santoro o Travaglio difendere il concetto di democrazia o difendere la Costituzione da lui vilipesa? Ah già, quello è compito degli show oppiacei alla Benigni. ("Ma non si vergogna a negare la democrazia, vecchio satrapo fascista?")
Dovevano massacrarlo a colpi di realtà, come scrive Emiliano Brancaccio. Confutare ogni sua menzogna con i fatti, con l'operato del suo governo. Invece tutti a farsi avviluppare dalla bava immonda fino ad autoannichilirsi. Perfino Travaglio, che invece di fargli domande nuove, fresche, d'attualità, si è narcisisticamente autocitato, ha letto il compito in classe e alla fine sembrava uno scolaretto intimorito dalla maestra quando il boss ha letto il contenuto di un chiaro fascicolo riservato preparatogli da qualche  compiacente scherano. 
Per il suo pezzo forte, la manganellatura a Travaglio, lo hanno addirittura fatto sedere alla scrivania, ossia ad un posto di comando, con Travaglio costretto a sedersi sulla poltrona fino a quel momento scaldata dal suo culo, ad assimilarne l'energia negativa. Come dare la kriptonite a Superman. Una strategia talmente perdente che si spiega solo con la combine, con il gioco di squadra. Un pessimo servizio pubblico all'Italia che è stata ancora una volta convinta di essere di fronte ad un grande comunicatore invece che ad un volgare Joker. E naturalmente pessimo giornalismo da dimenticare. 

A proposito, un giornalista volonteroso potrebbe andare a chiedere a Erdogan se si ricorda se quella famosa mattina alla riunione della NATO, con la Merkel sui carboni ardenti, ricevette veramente una telefonata da B. per la questione Rassmussen. Immaginate se, per ipotesi, Erdogan, a differenza di Mubarak che non è più in grado di testimoniare, rispondesse "No, assolutamente, non mi risulta, ma che minchia va dicendo?" Sarebbe un bello scoop, non credete? Insomma sarebbe carino sentire la campana turca. Così, per curiosità.

domenica 4 marzo 2012

No TAV, no party


Cos'ha detto di tanto strano l'altra sera Travaglio? Che sul TAV ci sarebbero - il condizionale è quasi commovente - interessi da parte delle Cooperative Rosse che spiegherebbero la tenacia del PD nel difendere quest'opera costosissima e molto probabilmente inutile.  
Bersani, che non mi risulta essere il presidente delle Cooperative Rosse ma solo il segretario del partito bestemmia, partito anticamente di sinistra, si è sentito insultato personalmente di persona e ha cominciato un patetico sketch di autodifesa a base di "esistono le persone perbene", "attenzione", "non si può insinuare sulla mia onestà" e via piccandosi. Una roba tipo "no, te la mi' mamma tu la lasci stare, vabbene?!", un tiraculo in piena regola. Troppo e troppo scomposto per non sembrare effettivamente l'effetto di una discreta coda di paglia.

Per carità, Bersani è liberissimo di rispondere alle insinuazioni birichine di un giornalista che magari vede, come tanti altri, nel progetto di costruzione delle due grandi piramidi italiane, il Ponte sullo Stretto di Messina e il TAV, l'emblema ultimo della SPARTIZIONE di appalti - un po' a loro ed agli amici degli amici e un po' a  noi.  Poteva rispondere con argomenti, con cifre e fatti. Poteva provare a convincerci della bontà del progetto TAV. Invece è venuto fuori solo il politico arrogante che si sente il padreterno e grida alla lesa maestà appena qualcuno si azzarda a contraddirlo.
Caro Bersani, la pretesa che l'onestà dei politici, e quindi anche la sua, debba essere oggetto di dogma come la verginità della Madonna - L'Immacolata costruzione, appunto - e quindi insindacabile, è francamente offensiva e ridicola e noi non l'accetteremo più. 

mercoledì 16 dicembre 2009

La P2 è iscritta a Berlusconi (*)

La tentazione dell'incendio del Reichstag da accreditare falsamente agli oppositori è sempre irresistibile soprattutto tra i wannabe dictators e i dittatorelli ormai bolliti che sanno di avere politicamente un piede nella fossa.
Altro che "smorzare i toni" come ancora si illudono il Napolitano e Don Bersani.
Il nano ammaccato è alle strette e le sta studiando tutte, con i compagni di grembiule e compasso che hanno rispolverato "Il manuale del perfetto piduista" contenente il materiale eversivo necessario per 1) sviare l'attenzione dalle vicende giudiziarie che lo riguardano; 2) abbindolare il suo elettorato; 3) cercare di impietosire perfino chi lo tiene accoccolato sui testicoli.

Tutto fa brodo per alzare l'audience e mettere in moto l'applausometro, compreso rispolverare gli armamentari della strategia della tensione proprio in concomitanza con il quarantennale dell'inizio di quell'altra strategia della tensione, quella di Piazza Fontana di matrice neofascista.
Un attentato quasi patetico (non tutti si meritano dei Von Stauffenberg come cospiratori), un secondo attentatore che tenta di intrufolarsi nell'ospedale di notte dove è ricoverato l'impaziente e che si porta dietro non un cuscino (come nel "Padrino") ma un set di mazze da hockey. Apperò!
Infine una bombetta "quasi affettuosa" rivendicata dai soliti anarchici tuttofare che si portano su tutto.

Sa benissimo, il tumefatto, che i suoi veri nemici, quelli interni e quelli esterni - i suoi creditori di favori passati e i poteri che contano veramente al mondo, quelli che non gradiscono certi suoi avventurismi in politica energetica e le sue relazioni pericolose in politica estera, se volessero arrivare a lui non userebbero certo una ridicola statuetta maneggiata da un paziente psichiatrico in carico al SERT.
Quindi, da mestatore di professione ed ex appartenente ad associazione a finalità eversiva - ricordiamolo a chi crede che la P2 fosse una specie di ONLUS - incarica i suoi maggiordomi di fabbricare un set completo di capri espiatori da mostrare eventualmente al popolo papiminkia, a quei sciuri e sciurette che urlavano di "culattoni" e "barboni" a chi gli contestava l'idoletto tascabile, domenica scorsa. L'eroe vendicatore smascherato dell'infinitamente piccola borghesia. Capri espiatori utili a non far capire da dove realmente giunge il pericolo. Un po' come a Beslan, dove un regolamento di conti tra mafiosi russi e Putin è passato come un atto terroristico dei soliti ceceni.

I capri espiatori utili al gran varietà del nano perseguitato si trovano facilmente in ogni supermercato: i pochi giornalisti che fanno giornalismo e si occupano dei fatti, come Travaglio; i due-tre giornali che non sono ancora stati acquisiti alla causa della salvezza del vecchio miliardario egocentrico; i comunisti - termine onnicomprensivo che nell'universo paranoideo papiminkia significa semplicemente Non-Berlusconiano; l'unico politico che resiste al fascino slavo di Berlusconi, Di Pietro (ma comme fa?); i soliti giudici e magistrati che hanno il vizio di volerlo processare e infine, perchè no, i creditori personali come De Benedetti, quello che reclama 750 milioncini di euro da Papi a titolo di risarcimento per lo scippo della Mondadori. Perchè alla fine sono proprio i piccioli che contano.
Che bello sentire i maggiordomi dare dei terroristi ai nemici personali del padrone. Pagati da noi, per farlo, a suon di migliaia di euro al mese, nel nostro povero Parlamento ridotto a dependance per la servitù. Con l'opposizione del Partito Bestemmia che invita a "smorzare i toni" e si precipita a portare i fiori e le pastarelle a forma di altra guancia al capezzale del lacerocontuso.

Questo popo' di clima di odio per il premier che, poareto, in questi giorni è una specie di Gesucristo strapazzato alla Mel Gibson che noi odiamo mentre lui invece ci lovva tutti giustifica, secondo i muratorini di ritorno, il ricorso a leggi speciali e liberticide. Tanto ci sono gli ultrapirla padani che gliele firmano senza discutere un tanto al chilo e un fronte democratico a difesa della Costituzione e della Libertà formato da Di Pietro da una parte e dall'altra da una congregazione di amebe che non opporranno resistenza e si rifugeranno in massa sull'Aventino appena gli incappucciati scioglieranno i cani. Ovvero gli yorkshire nani.

Visto come ci stanno marciando i maggiordomi e le sguattere piduiste sull'attentato di domenica, come se fosse capitato a fagiolo, è inevitabile che se ne stiano dicendo di tutti i colori. Perfino che potrebbe essere stata una messinscena, vista l'assurdità di un servizio d'ordine che non porta via immediatamente il soggetto colpito ma lo lascia salire sul predellino dell'auto per mostrarsi come un Ecce Nano in favore delle telecamere. Riguardarsi le immagini dell'attentato a Ronald Reagan, prego, per capire come si deve comportare un vero servizio di protezione di un presidente. Due secondi dopo gli spari di Hinckley, Reagan è già sparito dalla crime scene. Altro che passerella con dettagli splatter hardcore.

Messinscena? Non lo so. Lui, caratterialmente, come pseudologo fantastico, sarebbe capace di tutto. L'anima al Diavolo l'ha già probabilmente venduta da un pezzo. Forse anche Lucifero è tra i numerosi creditori.
Una cosa è certa. Siccome non era venuto benissimo, con quel trucco sfatto da Joker che ha preso una labbrata, da Gotham City sono sparite tutte le foto insanguinate. E' un vecchio premier ma è più vanitoso di una soubrette.
A chi si scandalizzasse per il sospetto della salsa di pomodoro o dell'effetto speciale alla Stivaletti, rispondo che anche il sangue della scuola Diaz fu definito "pummarola" dagli amorevoli giornali di Papi. Uno a uno e palla al centro.

Delle ecchimosi del vecchio però, a questo punto, non ce ne può fregare di meno. La cosa che preoccupa è questo discorso di limitare e filtrare Internet, limitare il diritto di protestare nelle piazze, intaccare la libertà di espressione, sancita come inviolabile nelle carte costituzionali dei paesi democratici e civili. Rendere reato, come dice Travaglio, odiare qualcuno, soprattutto il duce supremo. Roba da dittature da terzo mondo.

(*) Il titolo è quello di un vecchio numero di "Cuore".

mercoledì 12 settembre 2007

Salutandovi indistintamente

Non ho aderito espressamente al Vaffanculo Day (pudicamente diventato Vaff-day in televisione). Ero in piazza l’altra sera quando raccoglievano le firme ma non ho firmato. Più che altro perché sono anarchicamente restìa a questo genere di cose ma anche per le stesse perplessità che ho letto nel bellissimo articolo di Gennaro Carotenuto che condivido assolutamente e che vi invito a leggere .
I guru mi spaventano ed esaltano la mia naturale diffidenza. Grillo ha ragione su tante cose ma che sia qualunquista nel senso classico del termine, è vero. D’altra parte, che la sinistra attuale per tante cose sia peggio della destra, sarà qualunquismo ma è altrettanto vero.

La reazione rabbiosa dei politici e politicanti al Vaffanculo Day però è qualcosa che indigna e che fa pensare che comunque questa iniziativa, oltre a rivolgere un doveroso saluto a chiappe scoperte al Potere, uno scopo importante l’ha raggiunto: dimostrare ancora una volta la pochezza e l’arroganza della nostra classe politica.

“Ce li hanno mandati” in 300mila e loro, per assonanza anatomica, hanno mostrato la loro faccia da culo senza pudore, con sconcia insolenza. Sprezzanti come antichi aristocratici dispensatori di brioches e sussiegosi come oligarchi riunti, con i loro servitori a mezzo stampa al guinzaglio che abbaiavano sbavando contro gli aderenti all’iniziativa, riparandosi vigliaccamente dietro il solito povero scudo umano Biagi*.
Il giorno dopo certi “ritratti” abbaiati di Grillo sembravano quelli che si dedicano di solito ai capi terroristi. Un pericoloso sovversivo, peggio dell’ Agnoletto dei tempi andati.

Si meravigliano? Se ci siamo ridotti al qualunquismo, di cui la componente grillesca è dopotutto la meno pericolosa, è solo colpa loro, della loro tracotanza e delle loro auto blu che sfrecciano a 180-200 in autostrada, come scrive Gennaro, perché loro possono e se ne fregano di sembrare arroganti anzi lo ostentano. Una classe politica feudale che si dice democratica ma che considera le elezioni una pura formalità, visto che ultimamente siamo andati alle urne a liste fatte. Metta una firmetta qui e non si preoccupi delle noticine a piè di pagina scritte in piccolo. Come le assicurazioni.

La cosa più triste di questa Italia in disperata ricerca di un’identità e di una classe dirigente onesta è che debba affidarsi ai guru, ai comici, ai masanielli mediatici. Perché io credo ancora che fare politica in maniera professionale sia la scelta migliore. Abbiamo visto cosa combinano i politici improvvisati, gli imprenditori scesi in campo.
Ci avete mai pensato che, mentre noi dobbiamo sostenere esami, concorsi ecc., il politico è sempre qualcuno che non deve dimostrare affatto ad alcuno (tanto meno a chi lo ha eletto) di saper fare il suo lavoro? Altrimenti perché metterebbero un ingegnere alla giustizia?

Amministrare bene può essere fatto da chiunque ma bisogna che chi vuole guidare una nazione studi per diventarne bravo amministratore. Una nazione non è un’azienda, non è un blog, non è un teatro, è un sistema complesso. Creiamo dei buoni amministratori, formiamoli guardandoci attorno in Europa e altrove. I partiti dovrebbero servire a questo a formare. Potrà diventare sindaco, ministro solo chi dimostrerà di saperlo fare conoscendo la materia che deve andare a trattare. I guru lasciamoli per quando dobbiamo divertirci.

***
A proposito di vaffanculo. Vorrei ricordare quello che pronunciò Salvador Allende rivolgendosi ai militari che gli offrivano un aereo e un salvacondotto quell’altro 11 settembre 1973, il giorno del golpe in Cile, mentre era assediato alla Moneda dagli uomini di Pinochet.
Allende rispose che lui sarebbe rimasto al suo posto fino all'ultimo e che quell’aereo sapevano dove avrebbero dovuto metterselo. Altri tempi e altra sinistra.

* Update - Torno ora da un incontro nella piazza di Faenza tra Marco Travaglio e i suoi lettori. Ha parlato anche del V-day. Sono arrivata a dibattito già iniziato ma ho potuto capire dal suo racconto che la storia dell'attacco a Marco Biagi, come riportato dai tg, non è mai esistito. Se lo sono inventato i soliti manipolatori di regime per sviare l'attenzione del pubblico dai veri motivi della manifestazione. Come ha detto Marco: "Hanno parlato, inventandoselo, dell'attacco a Biagi perchè altrimenti avrebbero dovuto parlare dei contenuti del V-day". Ormai siamo alla stampa confabulatoria.

domenica 1 aprile 2007

Il mestolo di Foucault

A volte mi chiedo cosa sarebbero stati questi primi anni del nuovo secolo, nonché millennio senza la saga di Cogne.
Dunque, come in “Beautiful”, diciamo: dove eravamo rimasti? Ah si, al processo d’appello e alla requisitoria dell’accusa, che ha chiesto la conferma della condanna a 30 anni per l’unica imputata Annamaria Franzoni, madre del de cuius. La prossima settimana ci sarà l’arringa della difesa e poi la sentenza. Con un'altra mezza dozzina di puntate di “Non Aprite Porta a Porta” forse ce la caviamo prima della Cassazione.

Un aggiornamento anche sull’ipotesi dell’arma del delitto, che ora pare stabilizzarsi sul versante mestolo, oggetto non troppo poetico per un delitto ("l’ha preso a mestolate") ma efficacissimo, a quanto pare.
Rimane il mistero di dove sia finito tale utensile domestico ma con i tanti canaloni che vi sono in montagna non pare difficile immaginarlo.

Di questo caso, se mai ci sarà concesso un giorno di riporlo con cura nel dimenticatoio, ricorderemo alcune cose.
La più lampante è che, per la prima volta nella storia del crimine, un caso evidente e limpido come l’acqua fresca, da pagina uno del manuale di criminologia, capitolo figlicidio, viene fatto credere complicato e irrisolvibile al mondo intero, utilizzando mezzi economici e mediatici a profusione.
Il vero mistero è come facciano i Franzoni a non essersi ancora venduti anche le mutande per pagare le parcelle degli avvocati. Sicuramente questo fattaccio di cronaca è anche servito come fenomenale campagna mediatica contro la giustizia, come fa notare giustamente Marco Travaglio nel suo articolo “Telecamera di consiglio”. Ogni riferimento a persone, imprenditori e partiti politici è puramente casuale.

Se si hanno dei dubbi su come al 99% delle probabilità si sono svolti i fatti, conviene leggersi la timeline di quella mattina come riportata dal primo rinvio a giudizio , stilato a botta ancora calda e prima di tutte le invenzioni difensive taorminesche.

La Franzoni si alza male quella mattina. Accusa un malore che, a posteriori, sembra proprio un'aura che precede un episodio psicotico acuto (o raptus, chiamatelo come volete). Viene perfino chiamata la guardia medica che nota come la signora stesse assumendo dei farmaci per dimagrire (a volte contenenti derivati anfetaminici, e quindi stimolanti). A titolo di esempio, alcuni farmaci possono perfino scatenare vere crisi di follia, come il prednisone, un cortisonico.
Il marito comunque alle 7:30 decide di andare a lavorare lo stesso. La madre rimane in casa da sola con i due figli. Il grande si prepara per andare a scuola e poco prima di recarsi alla fermata dell’autobus gioca per un po’ nel giardino. Samuele rimane a letto. Alle 8:15 circa la madre accompagna il figlio grande al bus. Parla con l’autista. Secondo alcune recenti teorie avrebbe dovuto essere in uno stato di sonnambulismo.
Torna a casa e qui non si sa se la porta fosse rimasta aperta o chiusa. In un primo momento lei disse che ovviamente l’aveva chiusa (con tutti i mostri che giravano per Cogne) poi, dovendo sostenere la causa del rapimento alieno rettificò e disse che era rimasta aperta.

Attenzione adesso perché, secondo le ricostruzioni, tra il momento in cui Annamaria rientra in casa e scende da Samuele che piange e l’allarme dato da lei stessa trascorrono otto minuti. Immaginate una madre che scende da suo figlio, lo trova con il cervello spiaccicato sul soffitto e se ne sta lì inebetita per otto minuti, un tempo interminabile per un bambino che lotta tra la vita e la morte. Vi sono madri che hanno sollevato automobili per liberare il figlio imprigionato sotto le ruote. In otto minuti si allertano anche l’esercito e il genio pontieri.
Quando fa finalmente una telefonata non è al 118, come sarebbe logico per ogni madre che avesse trovato suo figlio massacrato da un estraneo, ma alla dottoressa di famiglia nonché psichiatra, la quale si precipita non prima di aver consigliato la donna di chiamare appunto il 118, vivaddìo.
La telefonata successiva Annamaria la fa al marito, ma non al cellulare, al fisso dell’ufficio. Parla con la segretaria e le dice di “riferire a suo marito che Samuele è morto”. Il bambino respira ancora, seppure agonizzante, ma lei, sua madre, lo dichiara già perduto. Arriva la dottoressa e in quei minuti chissà cosa accade ma comunque viene partorita la mirabolante idea che al bambino è scoppiata la testa per un aneurisma (sic). Samuele viene “medicato” e trasportato fuori all’addiaccio in attesa dell’elisoccorso, che finalmente lo trasporterà in ospedale alle 9,19.
Qualcuno si chiederà a questo punto, ma i Carabinieri dove sono? Se è stato un delitto del mostro di Cogne, scoperto dalla povera madre, le forze dell’ordine che fanno, dormono? Veramente nessuno le ha ancora chiamate, né Annamaria, né la medichessa, né il marito della Bimba.
Saranno allertate dal Dottor Iannizzi del 118 che nota subito qualcosa di strano e non si beve l’assurda teoria della testa scoppiata che va sostenendo, restando miracolosamente seria, la Dott.ssa Satragni. Sarà un infermiere del 118 a chiamare i Carabinieri, che giungeranno solo verso le ore 10 sul luogo del delitto, dove ormai sono passati cani e porci e i mestoli hanno avuto tutto il tempo di dileguarsi.
Prima di salire in macchina per seguire Samuele all’ospedale Annamaria affiderà le chiavi di casa alla vicina, quella stessa signora che poco tempo dopo sarà accusata di essere una picchiatrice di bambini e possibile bieca assassina del piccolo. Come è noto le chiavi di casa le affidiamo di solito al primo estraneo che capita, possibilmente dalla faccia feroce.

Da quel momento, dopo la certificazione della morte del povero bimbo sfortunato Samuele, ha inizio la grande campagna “salvate il soldato Annamaria” che vede impegnate truppe di terra e di mare e plotoni di avvocati aviotrasportati.
Un ingenuo carabiniere registra in caserma quella che potrebbe essere la vera confessione di Annamaria, “Ci sono madri che uccidono i figli, sa…” ma nessun Vespa ricorderà più quella frase.

Il paese di Cogne viene scosso dalla sua esistenza lenta e pallosa e diventa il paradigma del caso giudiziario, il luogo del grande mistero (che come abbiamo visto mistero proprio non è). Rennes le Chateau e Stonehenge gli fanno una pippa.
Il ciclone Annamaria per poco non spazza via tutto il paese. Dal sindaco che sembrava un po’ un Hobbit ai vicini di casa e a tutti coloro che si trovarono per disgrazia sotto il mirino dei diabolici Franzoni quando c’era da trovare un colpevole alternativo alla Bimba. Prima i visitatori della sera precedente e la loro maledizione scagliata sulla Sacra Famiglia Unita. Poi la vicina (quella alla quale si affidano le chiavi di casa della casa della Famiglia Felice), il parente un po’ scemotto della vicina, fino all’ultimo abitante e ad un turista tedesco che passava per caso per un sentiero. Immaginate perché alla fine i Franzoni hanno deciso di tornare al paesello natìo di lei?
Nel suo feudo Annamaria può perfino far credere di essere una baby-sitter ideale per tutti gli under-12. “Oggi” ci fa i servizi lacrimogeni sulla povera madre perseguitata dai giudici carogne, sui quali vigila l’avvoltoio di “Porta a Porta”.


P.S. Cosa c’entra il pendolo di Foucault, parafrasato nel titolo? Nulla, ma faceva tanto Umberto Eco.

martedì 6 marzo 2007

50 anni da primula

Cinquant’anni e non sentirli. Anche perché forse si è già morti da sei anni, con tanto di necrologio apparso sul giornale egiziano Al-Wafd e l’ultima intercettazione vocale della CIA sicuramente autentica risalenti nientemeno che al dicembre del 2001.
Del resto nel mese di luglio di quell’anno non se la passava tanto bene nell’ospedale americano di Dubai dove era ricoverato per una grave malattia e dove i suoi amici della CIA gli portavano le pastarelle.
Osama Bin Laden, lo sceicco ricercato dall’FBI per una moltitudine di reati, dall’abigeato alla circonvenzione di incapace ma non, stranamente, per l’attentato dell’11 settembre, compie 50 anni il prossimo 10 marzo.
Ce lo hanno ricordato oggi solerti i telegiornali. Meno male, perché stavamo proprio per dimenticarci di mandargli una cartolina d’auguri nella caverna superaccessoriata dove si nasconde assieme al Dr. No e al Joker.
Vivo o morto che sia, ma in fin dei conti poco importa, Osama come logo vende ancora bene e si porta anche in primavera, soprattutto quando si devono abolire le notizie per non disturbare le opinioni.

Tutto ciò mentre a casa nostra si vota il “lascia o raddoppia” sull’Afghanistan con il rischio inciucione e D’Alema si accorge che quella è una missione di pace… eterna per i civili e si turba. A turbarsi troppo si diventa ciechi. Dopo aver definito la bastardata degli USA su Calipari “un’occasione perduta”, un’altro gran bel colpo di reni del turbo-ministro degli esteri.
Ha dipinto bene la situazione cloro nel suo post odierno.

Sempre a proposito di Afghanistan, è sfuggito a molti un numero del TG1 di qualche giorno fa, quando il premier dolce-e-gabbana Karzai è venuto a Roma ed è stato intervistato, si fa per dire, dall’inviata Tiziana Ferrario.
Dalla posizione a pelle di leone nella quale di trovava non era facile per la giornalista fare domande, così si è limitata alle solite frasi fatte: “ma come la trovo bene, è appena diventato papà, sappiamo”. Proprio su questo fenomenale scoop la Tiziana ha tirato fuori un pacchettino regalo che ha porto al puerpero Karzai, con le parole: “da parte della redazione del TG1 per il suo bambino”.
Non so, a me è sembrato un po’ eccessivo, un po’ troppo confidenziale, soprattutto da parte della stessa giornalista che in una trasmissione, credo di Santoro, aveva ammesso che siamo andati lì per liberare le donne e i burqa ci sono ancora”.
Da allora mi chiedo cosa mai ci sarà stato dentro il pacchettino ma intanto, sarà un caso, la Ferrario è stata promossa a conduttrice serale del TG1.
Sinceramente, ma ce l’avreste vista l’Oriana a fare gli auguri di neopapà e a porgere un bubbolo della Chicco al generale Giap?

sabato 4 novembre 2006

Giovedì: gnocca


Mannaggia, proprio la sera che sono troppo stanca per guardare "Anno Zero" ne succedono di tutti i colori.
Berlusconi si offende ed invoca per l'ennesima volta l'editto bulgaro perchè Travaglio ha parlato di lui, dell'avvocato Mills e del rinvio a giudizio. Dice che voleva intervenire in diretta ma gli hanno buttato giù il telefono. Qualcuno lo avverta che non è più il presidente del consiglio e che "Il processo del lunedì" è stato cancellato.

Il clou della serata però, mi dicono, è stato quando la voce in sottofondo di uno degli ospiti ha rivolto all'indirizzo di Rula Jebreal un certo complimento.
Rula stava - diciamolo - frantumando i maroni con uno schiaccianoci a Tonino Di Pietro che in quel momento avrà senz'altro rimpianto il suo amico Clemente.
Grazie al blog di arca ho potuto vedere il filmato galeotto.
Non si sente benissimo ma una voce dice: "E' una gnocca senza testa, quella ragazza..." o qualcosa di simile. A me sembra Travaglio, ma altri sostengono trattarsi di Brunetta dei Ricchi o dell'altro giornalista ospite, Facci(ride).
Forse interpellando gli esperti dell'accademia FBI di Quantico o magari più modestamente il RIS di Parma si potrà svelare il mistero della voce dall'oltretomba. Magari facendo scorrere il nastro all'indietro potrebbe comparire qualche messaggio satanico mescolato ad una canzone di Orietta Berti.
Per tutto il giorno si è fatto notare come la battuta sia di un orrendo maschilismo, si sono tirati in ballo Putin, Aznar ecc. Dai ragazze, se il malcapitato avesse detto "è una racchia con una gran testa" ci saremmo offese lo stesso.

Le cose forse stanno diversamente. In realtà Travaglio e Facci, annoiati dalla trasmissione, stavano sfogliando e commentando a microfono aperto una rivista porno: "E' una gnocca senza pelo, questa ragazza".

Mah, qualcuno dirà che sono ben altri i problemi del mondo. Intanto il Caravaggio dei poveri ha realizzato, a commento della notiziola, un altro dei suoi dipinti, "La vendetta della gnocca".
Per la serie maschilismo sfrenato, segnalo infine il menù della bruschetteria dove sono stata a mangiare l'altra sera che, tra le "spianate", ne offre una dal nome inequivocabile: "Patacca senza pelo". Come volevasi dimostrare.


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