Oggi, 25 luglio, una citazione fascista ci sta a pennello. E' la morte sua, come si dice.
I loro del titolo sono il PD e ciò che resta del PDL, ovvero il cavaliere discavalierato con le palle strette non più nella garota de Ipanema ma nella garrota della Troika, ormai ridotto a fare lo sparring partner dell'ex nemico De Maledetti. Loro sono l'avanguardia del collaborazionismo italiano, incaricato di liquidare questo paese a prezzo d'incanto per i loro amichetti delle banche d'affari internazionali tenendo al contempo il popolo sotto scacco con il buonismo piagnone, criminale e filostraccione delle damazze di San Vincenzo, che ci impone di fatto l'invasione delle truppe cammellate. Perché questa è una guerra che solo in parte si sta combattendo sul fronte finanziario. Per l'occupazione materiale del territorio si impiegano ancora i vecchi metodi. L'importante è non chiamarli invasori ma migranti. Poveri battilocchi, se pensate che un esercito di invasione si accontenti solo dell'accoglienza parrocchiale, del maccherone incellofanato e dei dieci euro di ricarica. Il fatto che ad ogni angolo vi vogliano appioppare le collanine e gli specchietti non vi ricorda nulla? Chiedevi chi sono i selvaggi, gli indiani, questa volta.
Ieri intanto è successa una cosa fantastica. Non mi riferisco alla marcia verso il Quirinale delle opposizioni stufe delle tagliole sulla riforma del Senato che, una volta giunte al colle, si sono fatte ricevere da un sottocoda qualsiasi perché 'O rre probabilmente era troppo invischiato nei propri sfaceli e non hanno nemmeno convocato la stampa estera per denunciare lo scandalo.
Già questo vi fa capire con chi abbiamo a che fare, purtroppo da entrambe le parti. Perché, si, dài, SEL, fammi godere, fammi credere che ora fai l'opposizione al PD! Per quanto riguarda l'inquilino, ci furono altri che rifiutarono di ascoltare il popolo e leggerne i cahiers de doléances e il seguito è nei libri di storia. Parla di ghigliottine, più che di tagliole; di cannonate e lavori a maglia, più che di primarie e feste dello gnocco fritto.
No, non parlo di questo. La cosa fantastica è che ho visto un TG che normalmente non parlerebbe di Gaza nemmeno sotto tortura, aggrapparsi disperatamente ai morti palestinesi nella speranza che offuscassero lo stupro della democrazia in Italia rappresentato dal comportamento del governo. Poro Mentana e pora LaSetta, che pena mi fate.
Tornando all'oggi, 25 luglio, la Repubblichina titola "Riforme, Renzi: 'Vado avanti.No alla dittatura della minoranza", il che fa capire quale idea distorta, questa si allucinatoria, cara ministrina, della democrazia abbiano. Quando mai una minoranza ha instaurato una dittatura? Casomai una maggioranza come quella attuale, bulgara e delirante del PD.
Loro tireranno diritto, appunto, e non è fantastico che non vi sentiate per niente minacciati? Certo, il simpaticone toscano con l'espressione un po' così, diciamo da ipersedazione, e l'acquacheta dama del Palio con gli occhioni manga non sono mica un generale cileno o una guardia rossa maoista. Eppure sono altrettanto pericolosi.
Non ho parole. Mentre in Ucraina si sta compiendo un massacro in nome degli stessi principi shockeconomici che stanno devastando le economie dei paesi del sud Europa, giornali e telegiornali, invece di occuparsene e di mostrarne le atroci immagini, avendo oltretutto ormai bruciato la fondamentale copertura dei passaggi dei giornalisti di regime da una contrada all'altra con i relativi cavalli, trovano il tempo di spiare i tweet altrui e, appena trovato lo spunto giusto, riescono ad imbastire campagne di stampa indegne a cui vanno subito dietro, a strascico, colleghi rancorosi, bloggherucci da quattro soldi, tutti i volonterosi carnefici da commento a peto libero, e la solita fauna di disadattati da social, ai quali una bella frullata di elettroshock prima e dopo i pasti farebbe un gran bene.
Conosco Debora Billi e so che è un'ottima giornalista che non merita affatto questo troiaio mediatico abilmente scatenato da chi sa di avere a disposizione un parco capre di simpatizzanti vogliosi di menare fascisticamente le mani contro gli avversari politici, non risparmiando l'insulto personale, di genere e quant'altro di vomitevole. E le donne, come in tutte le dittature, sono le più scatenate.
Quanto sto vedendo è allucinante. Perfino i telegiornali oggi dedicano servizi a questo niente, ad un processo alle intenzioni da manuale, creato sulla combinazione che una certa persona si chiama Giorgio come un'altra recentemente scomparsa. Che l'Ucraina che si ribella si fotta, assieme a tutti coloro che si oppongono al capitalesimo.
Se questo è un processo, allora io assumo la difesa. Cari signori dell'accusa, mi dimostrate che il Giorgio nominato da Debora era proprio quello? Scommettiamo che non ci riuscite nemmeno in duemila anni e che nessun giudice sano di mente sarebbe in grado di ravisare il vilipendio nel tweet di Debora a meno che non appartenesse ad un tribunale speciale?
Sapete cosa è questo canaio, a cosa assomiglia, di cosa olezza inequivocabilmente? Di pura Stasi, terrore staliniano, di quando Giuseppe, notoriamente paranoico (e mal ne incolse all'illustre psichiatra sovietico che osò diagnosticargliela) condannava qualcuno alla Siberia o peggio solo perché non gli piaceva come il malcapitato lo stava guardando in quel momento. "Tovarisch, il tuo sguardo non mi piace".
Non a caso uno dei segni inequivocabili della dittatura è la follia che si insinua in ogni aspetto dei rapporti umani; il sospetto, il preconcetto, la supposizione, la voglia matta della delazione, il quanto si gode a portare qualcuno alla gogna per omaggiare il potere. E tanto meno è degno questo potere tanto più si gode. Chi aderisce alla dittatura è talmente inebriato dal suo gas obnubilante che è sicuro di saper sempre cogliere il vero significato delle intenzioni altrui, ossia del nemico, mentre invece vede solo cose proiettate dalla propria mente.
Fanno paura ma, come tutte le altre volte, saranno sconfitti. Chi vede piccoli grilli camminare sui muri è in pieno delirium, ha il cervello già in pappa.
Possono vietarci di nominare i gerarchi, spezzarci le dita se osiamo digitare associandoli a qualsiasi cosa non gradita i Mattei, le Laure, i Giorgi, i Marii, e l'intera casata dei Killemmuort di ogni ordine e grado. Possono trasformarli in tanti tetragrammi piatti da idolatrare. Possono tentare di controllare il pensiero e manipolarlo a loro piacimento, intimorire e manganellare i dissidenti. Tanto questo paese non l'avranno.
Eh già, le zie ricche europee e i neo-cons (nel senso francese) d'oltreoceano si sono beccati nu bello pernacchio alla De Filippo dall'orsetto crimeo, deciso a restare vicino a mamma orsa russa.
Perché mai un referendum svoltosi in maniera regolare, a detta degli osservatori stranieri (ma diranno che quelli cinesi non valgono come i loro bambocci dell'OCSE), non debba essere rispettato nel suo risultato solo perché questo fa male al re, dovrebbe rendere chiaro all'osservatore il carattere pericolosamente sociopatico ed antidemocratico della politica estera occidentale; di questo impero ultradecadente impegnato nella quarta guerra mondiale per il nuovo secolo americano ovvero del trionfo del capitalismo assoluto e dell'instaurazione del Reich delle multinazionali.
Non è difficile capire perché i referendum di autodeterminazione debbano essere evitati, annullati o dichiarati in fuorigioco. Perché oggi c'è la Crimea e domani, chissà, la Gran Bretagna potrebbe chiedere ai sudditi di sua maestà se desiderano dare un calcio all'Europa e la permanenza nella garrota unica dei trattati europei potrebbe venir sottoposta, nei paesi nei quali fosse previsto, a revisione mediante referendum.
Scusate, cari i miei sociopatici: il golpe ucraino della raperonzola bionda con i suoi contractor-boys vale e l'autodeterminazione del popolo crimeo a maggioranza russofila non vale? Certi pur discutibili primi ministri eletti dal popolo possono essere esautorati con un golpetto ben assestato sul coppino ed al loro posto possono venire imposti degli avventizi non eletti ma da voi nominati e sul vostro libro paga?
E' il principio di indeterminazione applicato al concetto di democrazia. Un referendum è valido o non valido a seconda del punto dal quale lo osservi. Capisco ma non mi adeguo.
Per me, e per qualunque essere pensante e raziocinante, democrazia è quando popolo fischia.
La Fuhrerin Merkel ha notoriamente una fottuta fobia dei cani.
Guardate che gran pezzo di cagnone molto karasciò è andato ad annusarla, pora bestia.
Ieri sera un amico notoriamente sadico mi ha sfidata: "Posta su Twitter una battuta sulla questione della pallottola e vediamo cosa che succede". Da sventurata risposi si, ed eccola: "Le hanno recapitato una pallottola potenzialmente stupratrice".
Neanche il massimo, devo dire. Una robetta così. E' che il personaggio alluso ed il femminismo piagnone in genere non mi ispirano che compatimento ed insofferenza e quindi anche il risultato creativo ne risente.
Ad ogni modo il tweet è servito a placare il sadismo del mio amico ma, al contempo, a scatenare un inferno, oltre che a darci un quadro alquanto fosco del clima da regime, di dittatura autoinflitta, che si respira. Roba che, per tornare seri, si era vista forse solo ai tempi della rivoluzione culturale in Cina, temo. Le guardie rosse e i nemici del popolo.
Orde di stoconlauristi scatenati che nemmeno al Fosso di Helm. Inviti a vergognarmi per la battuta sessista,
ancorapiùgraveperchèprovienedaunadonna, come se le donne dovessero condividere tutte un unico pensiero debolissimo; un esibizionista che si sbottona una laurea in pediatra e neuropsichiatra infantile con PhD in esticazzi che mette in dubbio la mia dignità di psicologa, quell'altro che sospetta un'origine albanese della mia laurea e soprattutto la cara collega che, attorniata da uno stuolo di psychoboys, si toglie lo sfizio dell'avvertimento da gua(p)pa di quartiere:
@lameduck1960 se mando all'ordine i tuoi tweet non credo ti sentirai più una collega ma sono buona e non lo farò ( x ora) @retropensiero
Un delirio collettivo. Tutti communisticosì, gente con Pertini, Mandela, il bimbo di colore con il pugnetto chiuso in homepage. Studenti di scienze politiche (ancora!), psicologi, piddini e sinistra originale, mica made in China, a parte il fatto delle guardie rosse. Tutta gente che, privata dell'ideale e oppressa dall'angoscia di essersi venduta ai padroni, se osi toccare i suoi nuovi idoletti, se giochi con la cacca della sua collezione di preziosi caganers istituzionali, ti proietta addosso tutta la violenza che attribuisce alla figura persecutoria del grillino; anzi, dei grillini, che vedono correre sui muri e dappertutto. Uno spaventoso riflesso pavloviano collettivo che sembra quell'episodio di X-Files dove la gente improvvisamente impazziva quando vedeva apparire la scritta KILL sul display del microonde.
Per questi soggetti non c'è bisogno di verificare la corrispondenza tra la percezione e la realtà. Che tu sia o non sia grillina, insomma, non importa. Non preoccuparti, ci pensano loro a disegnarti. Domande ed autorisposte provengono da strutture allucinatorie condivise e stereotipate. Basta solo l'accenno, il trigger e partono in quarta con il set completo di risposte.
In fondo li ringrazio, è stato un esperimento dai risultati molto interessanti. Cavie stupende.
Si sono scandalizzati (soprattutto credo per un commento aggiunto in calce al mio tweet) ma c'è bisogno che ricordi che la prima a parlare di potenziali stupratori (riferendosi ai frequentatori di un blog) sfruttando ignobilmente un argomento troppo serio per essere usato a scopi personalistici e propagandistici è stata chi sapete voi? E c'è altresì bisogno che vi dica che la famigerata pallottola non è mai stata recapitata perché miracolosamente e fortunatamente intercettata dalla precrimine, senza contare che il calibro 3,80 esiste solo nelle veline di regime, a meno che non ci riferiamo allo .380 APC, vecchia gloriosa arma d'ordinanza?
E che è bastato solo alludere al notorio personaggio senza nemmeno nominarlo per farli reagire tutti uno dopo l'altro in una reazione a catena? Qui ci vuole l'anima bella di Petrolini.
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Questo è diventato il paese dei Signor Minchino, dei servi impazienti di essere promossi a schiavi, degli adoratori della mediocrità politica e della bischeraggine out of the closet; siamo una enorme periferia di Stoccolma, popolata di omuncoli e donnicciole che non si rendono più nemmeno conto delle contraddizioni nelle quali cadono. Terrorizzati di non apparire abbastanza proni al regime. Che non sanno più tollerare chi non condivide le loro fallacie retologiche e che ha ormai sviluppato una perniciosa forma di asservimento al potere che vorrebbe imporre a bastonate a tutti gli altri.
Madame, mi scuso se l'ho offesa con il mio commento sessista e stupratore e se ho gettato polpettine avvelenate ai suoi cagnolini da guardia. Mi perdonerà però se aggiungo anche che in una posizione come quella del Signor Minchino non mi vedrà mai.
Brava! Grazie!
Questo post è un test di verifica, il vostro INVALSI. Serve per valutare il vostro livello di depiddinizzazione e raggiunta consapevolezza dei veri motivi della crisi che stiamo vivendo, ovvero della distruzione del vostro futurosecondo un progetto ben preciso e non per un destino cinico e baro.
Il vostro compito è guardare il video seguente. Lo so, è meno invitante di un National Geographic sul comportamento sociale del paguro bernardo ma sono solo 34 minuti e alla fine ne sarà valsa la pena. O la va o la spacca, dalla vostra reazione a questo stimolo dipenderà la vostra capacità di svegliarvi, ribellarvi e riuscire a salvarvi dalla catastrofe.
Scoprirete infatti che l'Europa è di fatto governata dal peggior pensiero economico che sia mai stato concepito da mente umana (basta guardare i risultati della sua applicazione pratica), per il quale l'unica moneta circolante deve essere quella corrispondente all'esatto contenuto del deposito di Paperon de Paperoni. Tanti lingotti d'oro, tanta moneta, non uno sgheo di più, ovvero il REGIME AUREO.
Perché se stampiamo sghei ed iniettiamo liquidità nel sistema, seguendo la regola che è il credito che crea il deposito e non viceversa, poi la gente è capace che smette di essere povera e si arricchisce, riporta ciò che gli è stato prestato alla banca con in più i profitti nel frattempo maturati. Finisce che c'è possibilità per tutti di emanciparsi con i frutti del proprio ingegno e lavoro, e questi invece hanno una concezione aristocratico-arcaica della ricchezza. Vale solo quella che hai accumulato in passato e che trattieni analmente in banca sotto forma di lingotti. Per questo vogliono portarci via la nostra, sia sotto forma di beni immobili che di depositi. Per trasformarla in oro.
La circolazione del denaro deve essere limitata per evitare l'inflazione che, secondo loro, danneggia il povero ma non è vero, l'inflazione è come una gran cacata liberatoria e loro, lo ripeto, sono stitici, amano trattenere.
Per il resto il loro credo è quello liberista modello classico shock economy: deregulation finanziaria, privatizzazioni, cancellazione del ruolo dello stato come controllore, somministratore di welfare e generatore di politiche espansive, liberalizzazione assoluta del mercato del lavoro, diminuzione della tassazione e poter fare tutto ciò che si vuole senza che nessuno rompa i coglioni. Soprattutto quando si tratta di restituire i soldi a coloro che hanno il sacro diritto di possederli, ovvero i già ricchi, le élites, togliendoli a coloro che se li erano guadagnati con il lavoro di una vita.
E' evidente che in un regime del genere all'insegna dell'austerità e della stitichezza coatta possono regnare solo povertà e ineguaglianza generalizzate.
Quando ci spiegano l'origine della crisi attuale (nata dalla deregulation finanziaria liberista, dal fatto che il mercato non si autoregola proprio per un cazzo, e non perché c'erano troppi soldi in giro nell'economia reale ma semmai nel meraviglioso mondo dei derivati), per poter rimanere nell'ambito ristretto del loro canale rettale, i Vienna Boys danno la colpa alla FED, che stampa denaro, ovvero caca; a quei petomani di Bernanke e perfino di Mario Draghi perché a volte proprio scappa e loro non riescono a trattenerla.
E' stata l'iniezione di liquidità nel mercato per colpa degli anglosassoni e del loro NAZIONALISMO MONETARIO (leggi sovranità monetaria), oltre che la loro invidia per l'euro (muhahahaha!), a generare la crisi dell'euro. Che non è dell'euro ma di DEBITO PUBBLICO. (Che l'Uomo abbia pietà di loro quando gli calerà addosso il suo furiosissimo sdegno.) Insomma, in una riga: "LA COLPA DELLA CRISI E' DELLE POLITICHE KEYNESIANE".
Non una parola sul mercantilismo tedesco, sul fatto che fossero soprattutto le banche tedesche ad inondare di prestiti ad alto rischio i mercati dei paesi periferici e sul fatto che siano stati i famosi salvataggi delle banche incoscienti a far aumentare il debito pubblico dei paesi coinvolti.
Non crediate però che il discorso di questi Vienna Boys sia squisitamente economico. E' iperpolitico. Quando ci spiegano la loro visione del mondo e la ricetta che, già applicata con successo da quarant'anni in giro per il mondo, cerca di compiere il suo capolavoro nella vecchia Europa, ci dicono che la politica, ovvero il controllo democratico del popolo sulle scelte economiche del proprio governo, non serve più e deve essere depotenziata. Ci pensano loro o i loro scagnozzi caso mai a tirare qualche levetta ogni tanto.
L'euro quindi "è ormai l'unica cosa in grado di imporre disciplina ai cittadini e ai politici." (cit.)
Disciplina, come fossimo bimbi in colonia. L'etica protestante del paternalismo.
La cosa incredibile che dicono ad un certo punto, è che dobbiamo scordarci l'unione politica dell'Europa, il superstato europeo (ciò di cui cianciano a vanvera i belli de zio nostrani) perché è un'utopia e non potrà mai realizzarsi. Ovvero non sarà mai realizzata l'unica cosa in grado di rendere tollerabile la moneta unica. Non si compirà anche perché un'unione politica sarebbe DANNOSA per la moneta unica! L'euro va bene così, i salvataggi ai paesi membri da parte della BCE per le politiche recessive di austerità dovranno essere possibili solo IN CAMBIO DI RIFORME (ovvero di cessione di sovranità, diritti e ricchezza nazionale). I nuovi valori da introiettare sono e saranno:
AUSTERITA', DISCIPLINA, VERITA'
Oplà! Capite? Riuscite ad immaginare qualcosa di più lontano da
LIBERTÉ, ÉGALITÉ, FRATERNITÉ ?
Quel genio del crimine di Jesus Huerta de Soto va perfino oltre l'infinito. Si fa pesante. Dice che l'ideale sarebbe che negli Stati Uniti alla FED fosse PROIBITO di acquistare debito pubblico federale e che ciascuno stato dell'unione potesse fare affidamento non più sui trasferimenti fiscali dal Tesoro ma sulle manovre di salvataggio di stile europeo (citofonare Cipro e Grecia per informazioni).
Insomma, questo pazzo furioso vorrebbe prendere l'unica OCA sana, tirarle il collo e farcisi il foie-gras. E, già che c'è, distruggere il mondo.
In definitiva, poi vi lascio alla visione obbligatoria del filmato, per la shock economy versione europea l'euro è il grimaldello che serve a scardinare tutto ciò che questo sciagurato continente ha costruito in secoli di progresso civile, sociale e industriale allo scopo di ripristinare il regime aureo, del quale l'euro è il proxy, limitare la circolazione del denaro e la creazione di ricchezza per far risaltare ancor meglio gli scarafaggi ricchi sul tappeto bianco della società delle élites. Per questo, secondo Jesus & i suoi Discepoli, "E' praticamente impossibile uscire dall'euro" (e ve lo dicono sogghignando).
Tornando alla vostra cura Ludovico. Le reazioni prodotte dal documentario saranno essenzialmente di quattro tipi:
1) Se siete d'accordo con le affermazioni di questi nazistoidi hijos de puta madre iberici (tutti appartenenti alla famigerata Scuola Austriaca di Von Mises e Von Hayek), tornate alla prossima sessione e non prima di esservi riletti tutti i post con le parole chiave: crisi economica e shock economy, questo post e soprattutto i link ai siti ivi suggeriti.
Non azzardatevi a commentare positivamente le parole dei Vienna Boys contenute nel documentario perché verrete immediatamente abbattuti senza pietà. Siamo in guerra e questa non è una guerra per signorine. E' arrivato il momento di smascherare i nostri persecutori, compresi i loro fiancheggiatori e volonterosi carnefici e raccogliere materiale per Norimberga v.2.0.
2) Se provate un lieve disagio alle parole "L'euro è ormai l'unica cosa in grado di imporre disciplina ai cittadini e ai politici" ma non riuscite ancora a capire cosa ciò significhi, ovvero ciò che vi hanno fatto e vi faranno veramente per farvi smettere di cacare, aumentate la dose, riguardate il video o altrimenti aprite il portafoglio e guardateci dentro (e attenti che il portafogli non si metta a guardare voi).
3) Se il video vi provoca rabbia, indignazione, sgomento e un'improvvisa sete di vendetta, siete sulla buona strada. Ancora un po' di studio, di impegno e riuscirete a crearvi un'immunizzazione permanente contro le farfanterie dei dirigenti piddini e di quelli della destra venduta al Signor Cazzimiei.
4) Se alla fine della visione vomitate non solo il pranzo di oggi ma anche la cena di ieri sera, siete perfettamente guariti. Come premio e balsamo vi regalo la lettura di questo straordinario post di Istwine.
P.S. Grazie agli amici di Twitter: sil viar per avermi suggerito questo post e il titolo e soprattutto a Cristiano Ghilardini per avermi segnalato l'immondo filmato.
Tutto sommato, se Marina Berlusconi non scenderà in politica e preferirà rimanere a guardia della robba con quel bel piglio da rottweiler con lo smokey-eyes espressionista sarà solo un bene per tutti (anche se con i Berlusconi mai dire mai). Tentare di tenere in piedi una dinastia già condannata dall'usura del tempo e dagli interessi superiori sovranazionali, con un vecchio leader ormai sul carrello dei bolliti, andando a pescare tra i parenti, non porta mai bene, né alla famiglia né al paese in oggetto. Soprattutto ai paesi che sono sotto il grande occhio della shock economy, alla quale un bel giro di vite antidemocratico con la scusa dell'ingovernabilità e dell'inadeguatezza dei proconsoli porta sempre innegabili vantaggi e quindi meglio non facilitarle le cose mettendo sul trono o sulla poltrona presidenziale l'Isabelita di turno.
Isabelita, già. Terza moglie di Juan Peron, già eletta vicepresidente-consorte alle elezioni del 1973, l'anno dopo, alla morte del marito, diventa presidenta con l'improbo compito di puntellarne politicamente la mummia e offuscare Evita nel ricordo degli argentini. In una situazione economica spaventosa, tra iperinflazione e stagflazione curate con le solite ricette mortali pro-cicliche, così funzionali all'instaurazione di dittature (vedi Germania inizio anni '30), Isabelita regge per un po' e inizia la repressione contro gli oppositori politici firmando il decreto 261/75, detto dell'"annientamento dell'azione di sovversione" che dava carta bianca alle forze armate e proseguirà nella "guerra sucia" costata migliaia di desaparecidos. Per la serie: le donne quando governano sono migliori degli uomini.
Nonostante l'impegno di Isabelita, come ringraziamento, due anni dopo, nel 1976, i militari preferirono deporla e governare in proprio con la junta dei Videla, Massera ecc.
Fin qui la storia di un paese solo apparentemente lontano e diverso dall'Italia. Sono già stati fatti paragoni tra la situazione attuale italiana e quella argentina. Stesso aggancio ad una moneta straniera sopravvalutata rispetto ai fondamentali nazionali, una classe politica corrotta fino al midollo e interessata solo alla propria sopravvivenza, crisi di debito sovrano, fantasmi di default.
Non vogliamo esagerare con lo stuzzicare i corsi e ricorsi storici. Però, a questo punto, anni fa dicevo sempre che una dittatura come quelle sudamericane non sarebbe mai stata instaurata da noi perché eravamo in Europa e l'Europa ci avrebbe protetto. Benedetta giovanile ingenuità e ignoranza dei fatti economici! Ci avrebbe protetto fintanto che la shock economy non fosse sbarcata sul vecchio continente per completare il puzzle mondiale con l'ultimo pezzo mancante. Finalmente a casa!
Ora ci siamo, e vedendo cosa sta facendo di noi PIIGS l'Europa (specifichiamo: la Germania e soci), non possiamo proprio più stare tranquilli. Abbiamo già avuto un golpettinonel novembre 2011. Meglio non sfidare ulteriormente la sorte.
La solita pregevole serie di figurine di merda, tali da suggerire alla Panini, se posso permettermi, di realizzarci al più presto un album per la raccolta, per la gioia dei nostri bimbi e a futura memoria.
Abbiamo ascoltato un indimenticabile Letta, capace come al solito di parlare per ore senza dire assolutamente niente.
E poi, partendo dal menoelle, piddini che sembrano atterrati oggi dopo aver trascorso un semestre su Marte. Simil-distinguo in puro princisbecco, circonvoluzioni dialettiche del tipo Alfano è innocente, però la poverabbambinadiseianni. Insomma il PD e il suo doppio (ti voto a favore ma tu dimettiti) e il tormento piddino anzi profondo sgomento di Laura Puppato che non vota contro Alfano ma si astiene (no, di dietro ti prego, no).
Mica è finita. E' stato sciorinato il repertorio completo delle facce da culo di SEL, in Parlamento grazie alla comunella elettorale con il PD e premiata con il piazzamento della Boldrini alla Camera ma che ora recita il ruolo dell'opposizione dura e pura proprio contro il PD. Non li conoscessimo da ex elettori di questa sinistra potremmo ancora stupirci di queste giravolte.
Dall'altra parte, quella di Sparta che non ha proprio niente da ridere, giustificazioni della serie "a casa la sapevo" e "signora maestra, il gatto mi ha mangiato il quaderno" degli impuberi dell'Asilo della Libertà che, dopo la nipote di Mubarak, lo sappiamo, sarebbero disposti a credere a qualunque cosa gli racconti Silvio. La loro linea di difesa è stata che Ablyazov è una specie di Kaiser Soze, ricercato nel suo paese perché ha mafiato con la finanza e ha fatto fallire una banca (detto nel paese dei Monte Paschi e dei Ligresti è il colmo) e che il Kazakistan di Nazarbayev è una vera culla della democrazia. Macché dittatura! Infatti sia Berlusconi che Prodi intrattengono ottimi rapporti con questo nobiluomo kazako.
Si è sentito di tutto, credetemi.
Abbiamo assistito alla dichiarazione di sottomissione del rappresentante della SVP al PUD€, facendo intuire una già avvenuta gioiosa annessione della regione autonoma germanofona al Quarto Reich Bimillenario.
Scelta civica che, dopo aver lasciato scorrazzare la Merkel in triciclo per tutte le stanze economiche e finanziarie d'Italia ed anzi avendole lasciato pure le chiavi di casa, lamentava una certa invadenza molesta del Kazakistan. 13 senatori della Lega si sono astenuti, bontà loro. E' finita 226 no contro 55 si e 13 astenuti.
Ma il meglio della giornata è giunto con l'intervento di Nicola Morra, capogruppo del M5S che, appena pronunciate le seguenti parole: "...chi sta sul Colle", è stato immediatamente zittito dal Presidente del Senato Grasso con queste incredibili parole: "NON SONO AMMESSI RIFERIMENTI AL CAPO DELLO STATO". "E' INVITATO A LASCIARLO FUORI". "LEI NON PUO' CITARLO".
Morra è stato fin troppo signore e non ha risposto. Ha terminato il suo onorevole intervento citando l'anniversario della strage di Via d'Amelio, con i senatori del M5S che sventolavano l'agenda rossa di Paolo Borsellino. Grasso ha censurato pure loro. Poi ha dato la parola a Schifani. Fantastico. Nemmeno una sceneggiatura di Elio Petri.
Comunque andiamo in vacanza con una certezza. Non abbiamo né un presidente né un re. Abbiamo un tetragramma. E non siamo più una democrazia.
ballon d’essai ‹balõ′ d esè› locuz. m., fr. (propr. «pallone di prova»). – Palloncino che si lanciava in aria, prima dell’ascensione d’un pallone aerostatico, per saggiare la direzione del vento. In senso fig., nel linguaggio politico e giornalistico, notizia di un fatto ancora in discussione o solo possibile, comunicata come certa per saggiare le reazioni dell’opinione pubblica. (Treccani)
Quanti bei palloncini colorati volano nel cielo in questi giorni!
C'è il più grande, quello blu con le stelline gialle del governo, gonfiato a bocca con l'autorevolezza, e mandato in giro per l'Europa per vedere se la recessione, vedendolo, si commuove e allenta la presa.
Il PDL è stato sobrio, ha lanciato solo quello gigante a forma di culo di Silvio, seguito dall'altro dell'abolizione dell'IMU, un pallone immaginario, invisibile, che è però uno dei più ammirati e che scatena l'entusiasmo del pubblico.
Il PD, giustamente, avendo quasi vinto le elezioni, ha avuto l'onore di lanciare il maggior numero di esemplari. Sicuramente, in fatto di palloni gonfiati non lo batte nessuno.
Uno a forma di bella bambola gonfiabile milf, con la boccuccia tonda, contro la violenza alle donne e a favore della campagna per mettere la cintura di castità alla pubblicità tetteculi così, secondo il pensiero magico senonoraquandista, sparirà il femminicidio.
Che bello, finalmente, non aspettavamo altro.
Poi il pallone per lo Ius Soli, altro problema da risolvere subito di questo paese opulento che non sa più dove stoccare la ricchezza, nevvero?
I ballons d'essai piddini, bisogna ammetterlo, sono sempre i migliori per testare in quanto tempo un paese stremato dalla crisi economica, dalla disoccupazione e da politiche economiche procicliche riesce a diventare nazista.
Perché credete veramente che tra le priorità assolute qui ed ora di questo paese vi sia la creazione subito di 80.000 piccole e piccoli italiani in più da mandare a combattere nella guerra tra poveri?
Essere contrari all'incosciente demenzialità del rivoltante sfruttamento piddino dei diritti umani, in tempi di vacche grasse certamente sarebbe leghismo razzista, ma ora che siamo in tempi di emergenza, nei quali si crepa, mi dispiace, ma è, oltre che semplice realismo, puro spirito di sopravvivenza.
Non è questione di impedire ad un bimbo di essere italiano ma non è questo il momento di ulteriori invasioni, visto che, da quel punto di vista, ci mancano solo gli alieni e non siamo la generosa mamma America delle opportunità dei nostri nonni.
Dispiace anche che per un'operazione disgustosa e capziosa di sperimentazione etologica sullo scatenamento dell'aggressività nello spazio ristretto di una gabbia, sia stata coinvolta una ministra come la dottoressa Kyenge, che sicuramente, alla faccenda dello ius soli ci crede veramente.
Altro ballon d'essai piddino è quello del femminicidio fatto diventare questione moralistica con l'aggravante del tentativo di limitare la libertà d'espressione per nascondere la sua vera natura di conseguenza delle politiche di shock economy di questo regime. Altra donna-immagine politica coinvolta, altro sfruttamento del dolore a scopi di bieca propaganda politica. Fanno vomitare.
Mentre lanciano i loro palloni per stupirci, per sondare le nostre risposte, per vedere se ci scanniamo come tra topi dominanti e sottomessi e sfoghiamo l'aggressività tra noi e non contro di loro, proseguono nella loro folle e disgustosa spartizione delle ultime ricchezze di questo paese.
A B. interessa solo la sua salvezza personale e quei fottuti piddini gliela concederanno. Intanto, Commissioni Giustizia e Telecomunicazioni nelle sue mani. Il Copasir, dalle mani sicure di D'Alema a quelle altrettanto amiche di La Russa. Il resto ai fottuti, come da sceneggiatura dell'inciucio.
Invece ai rappresentanti di nove milioni di italiani, di coloro che hanno votato M5S, solo la commissione di vigilanza sulla RAI e zitti.
L'opposizione, in pratica, in questo paese è esclusa da ogni posizione di potere e di controllo del potere. Quelli piazzati nei posti chiave spartiti tra i membri della banda potranno fare quello che vogliono, massacrarci come desiderano. Benvenuti su Battle Royale Italia.
Anche la nostra democrazia ormai è un palloncino. Sfuggitoci dalle mani e perduto verso un luogo sconosciuto. La profondità infinita del cielo o semplicemente il nulla.
Abbiamo un papa. Francesco I, il primo papa gesuita e delle Americhe, l'argentino Jorge Mario Bergo-g-lio (come lo pronunciano i suoi connazionali), già indicato come grande favorito alla successione di Karol Woytila nel 2005. L'arcivescovo di Buenos Aires è una figura non facile da interpretare, soprattutto per la sua appartenenza ad una Chiesa che negli anni '70 si macchiò indiscutibilmente di complicità con una delle peggiori dittature del secolo scorso.
Si dice che il passato con il quale non si sono chiusi i conti ritorni sempre, ed è stato inevitabile chiedersi, con il distacco che contraddistingue chi considera i fatti della Chiesa da un punto di vista laico e privo dell'entusiasmo acritico del fedele, quale fosse mai stato il rapporto di Bergoglio con quella dittatura, con quella gerarchia ecclesiastica connivente e criminale per il collaborazionismo e la consapevolezza, che mai era mancata, su cosa stava succedendo nelle scuole militari, sui voli della morte e nei sotterranei degli stadi mentre si celebravano i Mondiali di calcio. Troppi morti e vivi attendono ancora giustizia a quarant'anni di distanza per non trovarci noi oggi lacerati da un più che legittimo dubbio di fronte a questo papa argentino che quegli anni li ha vissuti.
Ieri sera in televisione, dopo l'elezione, è andata in onda, nella versione bignardiana del fu "Tutti da Fulvia il sabato sera", la versione omogeneizzata e semplicistica, la reductio ad piddinum stile rubrica costume e società del reparto luci della personalità del nuovo papa: tutto calcio, chimica e tango, semplicità e modestia. Addirittura, nella foga di galleggiare in superficie, l'eminentissimo e reverendissimo Jorge Mario Bergoglio è stato definito addirittura un papa progressista.
Ecco, capisco l'entusiasmo, ma progressista in America Latina ha un significato molto preciso e un senso ben diverso da quello che in Italia aggrega in una fantasinistra Rosy Bindi, Pietro Ichino e, una volta, Paola Binetti.
Nello stesso momento in cui passava sullo schermo la suggestione agiografica di un papa presentato quasi come un teologo della liberazionee già in odore di santità preventiva, in rete si apriva il dibattito sulla controparte ombrosa dell'arcivescovo di Buenos Aires, su un passato troppo pesante da poter essere liquidato frettolosamente nel salotto buono televisivo, dopo un'ora e mezza di dibattito, con l'accenno alle "inevitabili polemiche che verranno fuori sugli anni della dittatura", senza spiegare nemmeno quali fossero esattamente i termini della questione. Non si tratta di bazzecole, di peccatucci di gioventù.
Il cardinal Bergoglio fu chiamato a testimoniare diverse volte su episodi risalenti agli anni della dittatura.
Secondo il giornalista Horacio Verbitsky, autore del libro "L'isola del silenzio"sui rapporti tra Chiesa e dittatura militare in Argentina, su di lui pende l'accusa di aver favorito, anche indirettamente, la cattura e tortura di due sacerdoti gesuiti molto attivi nelle baraccopoli, che lui aveva espulso dalla Compagnia senza nemmeno avvertirli poco prima dell'inizio della repressione. Un episodio controverso, sostenuto da documenti ufficiali e dalla testimonianza dei due gesuiti sopravvissuti ma caratterizzato dalla grande ambiguità di comportamento di un superiore che potrebbe anche aver compiuto un tentativo maldestro di allontanare i due gesuiti da un pericolo incombente. In ogni caso dimostrando però di conoscere appieno le intenzioni dei militari nei confronti dei "sovversivi" senza per questo denunciarle.
In fondo, l'ambiguità di Bergoglio nei confronti del regime militare non sarebbe stata altro che coerente con i dettami del Vaticano che, di fronte a fatti gravi e delitti - pensiamo ad esempio ai casi di pedofilia - suggerisce sempre la prudenza, la non denuncia e il silenzio. L'atteggiamento di sottomissione di Don Abbondio al potere forte che finisce sempre per diventare connivente con il male, di essere di nessun aiuto per le vittime e di condannarle semmai alla permanente assenza di giustizia.
Se a Bergoglio forse non possono essere ascritte le colpe di un Pio Laghi,che un tribunale recentemente ha ritenuto responsabile, come nunzio apostolico dell'epoca, della persecuzione ed eliminazione dei sacerdoti che si opponevano al regime, tuttavia il neopapa non era certo un progressista all'epoca. Seppure in anni recenti abbia invitato la Chiesa argentina ad un mea culpa collettivo per espiare la connivenza con la dittatura, la sua visione del mondo allora e forse ancora oggi era ed è quella di un gesuita tradizionalista, la cui vicinanza alle sofferenze del popolo è di tipo caritatevole ma non certo rivoluzionaria. Celebri le sue idee circa "la naturale incapacità politica delle donne". Una personalità decisamente conservatrice in ambito di morale sessuale, come dimostrano i suoi recenti scontri con il governo argentino di Cristina Kirchner che ha legiferato sulle unioni civili. Leggi che il vescovo Bergoglio ha definito "un attacco devastante ai piani di Dio", con la presidenta che ha accusato di rimando Bergoglio di avere una visione medioevale e degna dell'Inquisizione.
Una Weltanschauung comunque in linea con il pensiero di Giovanni Paolo II che lo fece cardinale, il papa che, a distanza di decenni dai fatti e ormai in piena consapevolezza dei crimini commessi dal regime cileno, rivolgeva pensieri affettuosi e lettere di benedizione speciale ad Augusto Pinochet e famiglia. Il Papa che ha propugnato il passaggio dei popoli del mondo dalle dittature comuniste a quelle liberiste della shock economy, di cui le dittature sudamericane fasciste sono state il laboratorio sperimentale.
Jorge Mario coabiterà nelle stanze vaticane con un fantasma scomodo, anche lui proveniente dalla fine del mondo. Quello di Monsignor Oscar Arnulfo Romero, vescovo conservatore al limite del reazionario in gioventù e in seguito strenuo difensore del popolo salvadoregno dalle violenze bestiali della dittatura. Un uomo di fede divenuto talmente scomodo per aver tradito la consegna del silenzio e dell'obbedienza al potere, come gli era stato imposto da uno spietato Woytila che lo congedò in lacrime dopo un'udienza nella quale lo esortava a non mettersi contro il potere del suo paese, da venire assassinato da uno squadrone della morte sull'altare mentre stava celebrando messa.
Oscar Arnulfo attende da allora, da quel 24 marzo del 1980 macchiato del suo sangue, di ricevere dalla sua Chiesa quel riconoscimento di martirio e di santità che finora gli è stato negato da ben due papi.
Se Francesco I, questo papa con un nome da re Borbone, da sudamericano e da osservatore delle sofferenze di un continente decidesse, tra i suoi primi atti, di proclamare beato Monsignor Romero ciò sarebbe un gesto doveroso nei confronti di quei preti che si sono sacrificati per il loro popolo e un atto di purificazione che potrebbe chiudere degnamente il suo conto con il passato. Lo farà?
Coraggio, se ci è andata bene, le voci su Bergoglio sono solo maldicenze dei suoi nemici e questo è veramente un uomo semplice, schivo, che si cucina da solo e rifugge gli agi della vita comoda, che viaggia in metro assieme al suo popolo, che parla come Maradona e ama i poveri. Sarà un ottimo papa, forse un santo.
Se ci è andata male, Satana ha ancora una volta prevalso oltretevere e abbiamo un papa collaborazionista con la shock economy. Che ha scelto il nome Francesco perché la povertà dovrà essere di moda. Vedremo.
E' stato giusto ieri incazzarsi, bestemmiare ed inveire per l'esito della votazione di fiducia al Senato sulla legge bavaglio che sicuramente nel suo intento liberticida ed eversivo atto a favorire gli interessi criminali di cricche, comitati d'affari e mafie, vuole limitare il potere di indagine della magistratura e il diritto di cronaca. Oggi però è tempo di ragionare a freddo su alcuni elementi della questione che potrebbero dischiudere scenari futuri non necessariamente catastrofici.
Il testo è passato al Senato, va bene, ma un Senato non fa primavera. C'è ancora tutto il dibattito della Camera. Per carità, non è che mi immagini Bersani nei panni del generale Giap che scatena l'offensiva del Tet, ma alla Camera c'è Fini il quale ha già detto che questa legge non è prioritaria in quanto bisogna prima varare la finanziaria e sembrerebbe accingersi a comportarsi come Penelope con i Proci. Dovesse poi la legge porcata passare anche la Camera ed essere firmata dal piccolo scrivano napoletano c'è sempre la Consulta, che vigila sull'incostituzionalità delle leggi. Nella peggiore delle ipotesi, legge varata in via definitiva, più che il referendum abrogativo che, non sono d'accordo con Travaglio, non è sicuro raggiungerebbe il quorum visto che da anni ormai gli italiani snobbano per principio i referendum, penso che avremmo più probabilità di far cancellare la legge da un intervento della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo. Corte alla quale può rivolgersi qualunque cittadino ritenga che una legge del suo governo vada a minare le libertà fondamentali dell'uomo, una delle quali è indubbiamente la libertà d'espressione. Figuriamoci se, ad appellarsi alla Corte, con grande richiamo mediatico, fossero intere categorie di editori, giornalisti e magistrati.
L'importante, e qui invece concordo con Travaglio, è lasciare che la legge venga approvata nella sua versione più laida, lasciare che il caimano scatenato devii sempre di più verso l'autoritarismo e ne combini una talmente grossa da costringere qualcuno ad intervenire. In effetti io sono convinta che nei confronti del nanaccio sia in atto una strategia di questo tipo. Pungolare il suo lato peggiore, farlo sbroccare per spingerlo all'angolo ed assestargli l'uppercut finale. E' una strategia molto sottile che lui non coglie, perchè è furbo ma non raffinato di pensiero. Finora pare che la strategia sia vincente. In fondo, con la reputazione che ha all'estero, dove tutti sanno chi è veramente e lo tollerano ob torto collo solo perchè gli italiani scellerati lo hanno votato, chi glielo fa fare di attirarsi i richiami di settori del governo imperiale e di fare tanto casino?
Gli italiani, dicevo. Quando delira in modalità chiacchiere&distintivo che "la magistratura vuole sovvertire il voto popolare" dice tra le righe una cosa vera, esprime un dato di fatto. Purtroppo Berlusconi lo vota una marea di analfabeti politici convinti sia un grande statista e che voterebbero anche Corona e Belen o la particella di sodio. Il problema è che lui si ritiene eletto a vita, una volta per sempre. Non pensiamo che un domani accetterà mai di levarsi dai cabbasisi ed andare a fare il nonno-bisnonno perchè l'elettorato, volubile, gli preferirà un altro. Vuole diventare presidente della repubblica e poi imperatore della galassia, possibilmente immortale (cosa che, se Dio vuole, non riuscirà a fare neppure vendendo tre delle sue sei anime al Diavolo). Lanciato com'è, in pieno delirio d'onnipotenza non lo ferma nessuno.
Se fosse intelligente, sapendo che i meno pericolosi tra i suoi nemici sono proprio i comunisti e che ogni giorno ne spuntano di nuovi e più potenti, se ne starebbe buono e calmo in attesa di salire al Colle e lasciare il campo libero a qualcun'altro meno invischiato con vari putridumi. Invece urla, strepita, si agita, attira l'attenzione. Sembra uno che ha una fretta boia di concludere. Fretta, chissà, perchè è in scadenza con una parola data e sa che ha le ore contate e tenta di salvare capra e cavoli inserendo la modalità "muoia Sansone".
Riassumendo, visto che una zoccola dura di italiani, il 36% degli elettori, ancora si ostina a preferirlo e che lui non accetterebbe mai di togliere il disturbo spontaneamente, l'unico modo per levarlo di mezzo è spingerlo nell'angolo. Impedirgli di onorare il debito, ritardare i tempi, costringerlo ad un atto inconsulto che gli rovesci il mondo addosso.
(…) questo Pisistrato di cui si parla, il quale, approfittando che gli Ateniesi della costa erano in discordia con quelli della pianura (capo dei primi era Megacle, figlio di Alcmeone, e di quelli della pianura Licurgo, figlio di Aristolaide) e mirando al dominio assoluto, diede vita a un terzo partito: raccolti, quindi, dei partigiani e facendosi, a parole, capo degli uomini dei monti, ricorse a questo stratagemma: dopo essersi ferito da solo e aver ferito le mule, spinse il carro nella piazza del mercato, come se fosse sfuggito ai nemici che, mentre egli si recava nei campi, avrebbero voluto uccciderlo. Chiedeva, perciò, al popolo di ottenere un corpo di guardia, egli che, già prima, s’era particolarmente distinto nella campagna contro i Megaresi, avendovi conquistato Nisea e compiuto altre valorose imprese. Il popolo di Atene, lasciatosi ingannare, gli concesse di scegliersi fra i cittadini 300 uomini che furono non già i portatori di lancia di Pisistrato ma, piuttosto, portatori di clava, poiché lo scortavano seguendolo armati di clave di legno. Costoro, sollevatisi insieme con Pisistrato, si impadronirono dell’ acropoli.
In seguito all'instaurazione del potere assoluto di Pisistrato vi fu una compattazione del fronte dell'opposizione: un'alleanza tra Licurgo e Megacle costrinse il tiranno all'esilio.*
Nota a margine: Esistono le teorie del complotto, quasi sempre volutamente ridicole, per le quali tutto nasce da un complotto. Esistono poi coloro che per principio mettono in ridicolo le teorie del complotto sostenendo, allargando il discorso, che i complotti non esistono. Mentre complottisti e debunkers si prendono reciprocamente per i capelli, i complotti hanno luogo indisturbati.
* (Ogni riferimento a fatti e persone attualmente esistenti è puramente sincronicistico.)
Su Pisistrato è stato girato nel 1992 anche un film: "Bob Roberts". Storia di un miliardario dell'ultradestra candidato al Senato americano che, quando rischia di venir incastrato dall'inchiesta di un giornalista su un traffico di droga, inscena un falso attentato per impietosire l'elettorato. E di fatti viene eletto...
Ma il culto della personalità, cari anticomunisti viscerali ed eviscerati, non era esclusivo appannaggio delle dittature, soprattutto quelle dei comunistacci, da Kim Il Sung a Ceausescu, fino a Mao e Baffone?
Da vero conducator di questa succursale della Romania di Nicolae ed Elena, che ci ostiniamo ancora a chiamare Italia, Silvio Berlusconi viene riproposto alle moltitudini dei suoi adoratori con un'agiografia a puntate in ben 15 fascicoli dati in omaggio in questi giorni con "Libero" del feldmaresciallo Feltri. Lo stesso che non pare notare alcuna contraddizione nell'aver pubblicato appena qualche giorno fa una lapidazione a mezzo stampa della moglie del Cesare conducator, nonchè madre delle bambine amorevolmente ritratte con il papi sul primo numero, senza alcuna remora nel farla piangere di umiliazione.
In barba alla coerenza e scegliendo a caso il mese di maggio per questa sorta di apparizione mariana del Dio dell'ottimismo, del Dio Uno e Trino, anzi Tale e Quale, ecco la riedizione di "Una storia italiana" in versione hard e uncut.
Se posso sollevare una critica di tipo editoriale; nel piano dell'opera mancano i fondamentali gadget come le miniature del nanoconducator dipinte a mano da collezionare, tipo puffi. Il Silvio pompiere, il Silvio panettiere, quello in colbacco russo, quello in bandana. Sarebbe un'idea grandiosa, soprattutto gradita ai piccoli figli di papi che stanno imparando ad amarlo come loro Salvatore e Uomo della Provvidenza.
Peccato che, in ben due copertine dei fascicoli, il nostro Tale e Quale appaia in tutto il suo fulgore a fianco di due despoti come Gheddafi e Putin. Si tenta di rimediare con Benedetto XVI, Shevchenko e Mike Bongiorno e riciclando prati fioriti e quadretti di famiglia ma la cattiva impressione resta per quelle pessime compagnie con le quali Papi si imbranca spesso e volentieri.
Occhio al fascicolo numero 8, quello intitolato: "Il credente, il politico, i Papi". Non è un refuso, non manca una elle, si riferisce proprio ai santi padri.
Mentre altri giornalacci invidiosi della popolarità del Piccolo Papi si ostinano a fare domande sui misteri di Casoria, senza ottenere risposta, perchè Papi fa come cacchio gli pare e non deve rendere conto a nessuno, men che meno al popolo, Libero ricicla vecchio materiale propagandistico e si candida ad infrangere i record di appecoronamento al regime tuttora detenuti da Pradva e Rude Pravo.
Dall'agiografia liberiana dovrà uscire un'immagine del conducator tutto Io, Patria e Famiglie che spazzi via una volta per tutte le ipotesi più malevole e oscenamente insinuanti sull'Uomo che si sacrifica per il nostro bene, per il nostro Papi così sensibile e che non ci meritiamo proprio, Italiani Bravagente un cacchio.
Un'opera titanica e meritoria, quindi, che Libero ha scelto di affrontare con sprezzo del ridicolo.
Non oso immaginare quando uscirà il fascicolo postumo alla memoria con la telecronaca delle esequie raccontate da Emilio Fede, raccolta in un doppio DVD. Per carità, il più tardi possibile, ma bisogna pur cominciare a prepararsi all'infausto giorno. Lo sanno, vero, a Libero che un giorno gli toccherà pubblicare il coccodrillo di un caimano?
P.S. Mi facevano notare stamattina e giustamente, che nella collana dei fioretti illustrati del Diosilvio manca un fascicolo fondamentale: "Come ho fatto i soldi".
Tra qualche giorno lo seppelliranno nel Duomo di Faenza, con tutti gli onori del caso. La notizia mi inquieta e mi rattrista. Penso che non metterò più piede in un luogo dove andrà a riposare (ma ne siamo sicuri? E se per caso esistono un Dio e relativo Inferno?) una persona tanto discussa, sulla quale pende un'accusa nientemeno che di connivenza per crimini contro l'umanità. Non andrò più nello splendido Duomo della mia città se non con estremo fastidio e proprio se costretta. Già l'aver scoperto di aver frequentato le medie nel luogo dove bazzicarono Eichmann e Mengele mi traumatizzò abbastanza, a suo tempo.
Una ventina di anni fa gli diedi perfino la mano. Ero ad un convegno di bioetica qui a Faenza come semplice spettatrice e lui penso mi scambiasse per qualcuna che conosceva perchè venne verso di me e mi salutò con un calorosissimo "Buonasera, signora! Come va?" Solo tempo dopo lessi cosa si diceva di lui, che avesse avallato i sequestri, le sparizioni, le torture e gli abomini compiuti dai generali argentini con i quali amava giocare a tennis.
Nel 1997 le madri di Plaza de Mayo depositarono una denuncia contro di lui, circostanziata dalle testimonianze di ex torturati, sacerdoti e operatori umanitari. Lo si accusava come minimo di non aver ostacolato l'atroce repressione di almeno 30.000 persone invise alla dittatura fascista. Gli si attribuisce un discorso nel quale avrebbe di fatto benedetto la guerra sucia:
“Il Paese ha un’ideologia tradizionale e quando qualcuno pretende di imporre altre idee diverse ed estranee, la Nazione reagisce come un organismo, con anticorpi che fronteggiano i germi: così nasce la violenza. I soldati adempiono al loro dovere primario di amare Dio e la Patria che si trova in pericolo. Non solo si può parlare di invasione di stranieri, ma anche di invasione di idee che mettono a repentaglio i valori fondamentali. Questo provoca una situazione di emergenza e, in queste circostanze, si può applicare il pensiero di san Tommaso d’Aquino, il quale insegna che in casi del genere l’amore per la Patria si equipara all’amore per Dio”.
Lui si difese sostenendo di non aver saputo, all'epoca, la verità. Strano, per uno che ha sempre occupato posizioni di grande rilievo e importanza strategica nella diplomazia vaticana. Eppure c'è chi testimonia di averlo visto visitare i luoghi di tortura, non per liberare i prigionieri ma per studiare un modo "cristiano" per conciliare le torture e gli stupri delle prigioniere con la necessità di portare a termine le loro gravidanze. Per dare poi in affidamento i bambini agli stessi assassini delle loro madri. Purchè non andasse sprecata una vita. Lo scrittore e pacifista cattolico Adolfo Perez Esquivél ha raccontato, in un intervista, che parlando con il cardinale del perchè non fece nulla per salvare i perseguitati lui si schermì: "Che vuole che faccia, non posso fare quello che i vescovi argentini non vogliono fare". Come se l'autorità di un vescovo non fosse inferiore a quella di un Papa eventualmente informato degli atroci crimini in corso nel paese sudamericano.
La denuncia dell'associazione delle Madri di Plaza de Mayo ovviamente cadde nel vuoto, avendo immediatamente il Vaticano brandito l'immunità del cardinale, l'arma infallibile grazie alla quale pedofili, fiancheggiatori di dittature sanguinarie e bancarottieri hanno sempre avuto il cristiano perdono pontificio e la possibilità di sfuggire alla giustizia degli uomini.
Ora che il cardinale Pio Laghi è morto, e non certo per il vezzo che chi muore è sempre una brava persona, la sua reputazione che, per pietà cristiana definiremmo chiacchierata, sta subendo un vero e proprio candeggio mediatico, con cancellazione di tutte le macchie più difficili.
Delle ombre di quando era nunzio in Argentina, dal 1974 al 1980, non ne parlano il Resto del Carlino, il Corriere e la Reuters, per il quale il cardinale Laghi diventa addirittura un"inviato di pace del Papa". L'esperienza argentina scompare, desaparecida. La Repubblica si arrampica sugli specchi: "dal '76 all' '80 nunzio in Argentina (dove i suoi tentativi di mitigare la durezza della dittatura militare furono criticati fino all'accusa di connivenza con i sanguinari generali)". La Stampa aggiunge il prelavaggio: giocava si a tennis ma con Bush padre. Spariscono invece le voléé e i serve and volley con il generale Massera, il criminale.
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nel messaggio di cordoglio, rende omaggio "alla sua passione per le grandi questioni internazionali". E nel centrodestra manca poco che lo vogliano santo subito.
Solo l'Unità e l'informazione alternativa raccontano i retroscena del soggiorno argentino del nunzio Laghi, già documentati in passato da decine di pubblicazioni su una delle pagine più buie del secolo appena trascorso. A chi conosce la storia del Sudamerica torturato dagli interessi delle multinazionali e dagli sgherri addestratati alla Escola de las Americas, il cardinale è sempre stato un personaggio di primo piano. Le connivenze del Vaticano con le dittature fasciste non sono del resto una novità. Tutti ricordiamo la visita affettuosa di Karol Wojtyla al boia Pinochet e la durezza con la quale il Papa polacco ignorò le lacrime di Monsignor Romero, vescovo venuto in Vaticano in cerca di conforto ed aiuto per il suo popolo, invitato a non ribellarsi contro il regime di El Salvador e quindi martire assassinato da uno squadrone della morte, sull'altare.
Forse solo il Dio che Pio Laghi diceva di rappresentare in terra potrebbe conoscere la verità sul suo operato. Di fatto, la giustizia degli uomini è rimasta a bocca asciutta, essendocisi avvalsi del privilegio dei potenti di evitare il giudizio. Ho l'impressione che la verità sarà sepolta e sigillata assieme al cadavere e, assieme a loro, anche la sete di giustizia di trentamila anime.
Le Olimpiadi, già. Domani ci siamo. Cominciano le controverse e finora sfigatissime (diamoci pure una grattatina) Olimpiadi di Pechino, le prime nella ancor fin troppo, per i nostri gusti, esotica Cina.
Sarà un'altra roboante, l'ennesima, cerimonia di apertura con, fatemi indovinare, le solite coreografie colorate viste nei film hollywoodiani alla Busby Berkeley, bandiere e bandierine in tutte le salse, le atroci divise con cappelli tipici degli atleti, la solitudine del portabandiera di Aruba, il tedoforo che si fa la corsetta finale fino in cima alla scala per andare ad accendere il grande barbecue a gas.
L'unica differenza potrebbero essere i fuochi artificiali di qualità veramente eccelsa (se no che Cina sarebbe), qualche migliaio di comparse in più e draghi, suppongo, draghi in tutte le salse. Vedo già un gigantesco rettile sputafuoco che potrebbe, almeno per questa volta, alitare sul braciere e accendere lui il fuoco olimpico incenerendo anche l'insopportabile tedoforo, perchè no? Giusto per cambiare, perchè le olimpiadi sono ormai ogni volta sempre più noiosamente uguali a loro stesse. Con l'unica differenza che, quadriennio dopo quadriennio ,diventano sempre più paracule. Le paraculimpiadi, appunto.
Sembra impossibile ma il CIO ama scegliere paesi dalle libertà chiacchierate, così si possono tirar fuori le campagne d'ordinanza per i diritti civili, lo sdegno per la sorte delle minoranze, che conservavamo in naftalina in un cassetto e tutta una serie completa di luoghi comuni e paraculaggini da utilizzare contro il paese designato come ospitante la manifestazione. Un idiota direbbe: "ma perchè scegliere paesi a regime dittatoriale allora e non punirli tagliandoli fuori dalla rosa dei papabili?"
Perchè anche quelli, come mercati sui quali piazzare le nostre mercanzie , fanno la loro porca figura. Fa impressione sentire un Romiti ammettere che nessuno si scandalizza quando nei paesi olimpici vanno imprenditori nostrani a sfruttare anche il lavoro minorile. Romiti, ex dirigente FIAT, non Che Guevara.
Sono mesi che la meniamo alla Cina per i diritti umani. Per carità, sacrosanto, ma parliamo noi che siamo andati a disputare un campionato del mondo di calcio in Argentina quando migliaia di persone venivano torturate, passando per gli stessi stadi, oltretutto, senza che nessuno se ne scandalizzasse (delle torture) se non a posteriori? Parliamo noi che abbiamo pianto e battuto i piedi per terra affinchè i nostri tennisti biancovestiti nel 1976 potessero giocare la Coppa Davis nel Cile di Pinochet?
Oggi i dirigenti cinesi hanno detto senza perifrasi al guerrafondaio, torturatore di Guantanamo e boia del Texas, G.W. Bush di farsi i cazzi propri. Non so se è proprio il mitico "scagli la prima pietra" ma quasi.
Per colmo di facciadaculaggine i politici, ovvero la longa manus dell'economia e della finanza, vorrebbero che gli atleti, che si schiantano per quattro anni in allenamenti per le olimpiadi, rinunciassero a tanti sacrifici per far far loro (ai politici) una figura da megaparaculi. Ridicolo anche il balletto "vado o non vado all'inaugurazione?" che assomiglia tanto al morettiano "mi si nota di più se vado o se non vado?"
Come se dello spirito olimpico, ovvero del gareggiare per puro spirito competitivo, proprio grazie al mercato ed alle sue leggi, non ne fosse rimasto che qualche traccia, come gli ossalati di calcio nelle urine, in discipline come il pentathlon, la lotta greco-romana e poco altro. L'atletica è ormai una passerella di divi, idem il nuoto, nel quale si discetta più delle trasparenze pubiche dei costumi che di bracciate.
La stessa dose massiccia di paraculaggine viene sparsa a profusione quando si parla di doping.
Esistono linee di ricerca dedicate alle sostanze per migliorare le prestazioni atletiche in tutte le aziende di BigPharma con le medesime che tampinano i medici sportivi affinchè le facciano adottare alle squadre di calcio o a singoli atleti; nelle palestre si va avanti a bombe, certe muscolature sono più che sospette in quasi tutti gli sport ma si fa finta che il doping sia un fatto di poche mele marce, di qualche pirata corsaro.
Per fortuna non ci sono più le orrende ginnaste rumene mezze nane e mezze bambine con le mestruazioni bloccate a tempo indeterminato, le mastodontiche nuotatrici della DDR o le lanciatrici di peso russe, più maschie di giocatori di rugby gallesi.
Non ci sono più perchè sono quasi tutte morte a causa delle cure alle quali si erano sottoposte per vincere. Si, ma erano paesi comunisti, dittatoriali, direte. E' morta anche l'americanissima ed eroina reaganiana Florence Griffith, la corridora con le unghie lunghissime e la tuta da spiderwoman.
Lo sport è ipocrita. Non esiste più la vittoria per caso. La vittoria si costruisce e se l'atleta non ce la fa con il suo, gli si dà una spinta. Le olimpiadi sono sempre state un fatto politico da quando sono dominate dal mercato. La Cina di quest'anno è solo un pretesto per dare aria ai cocomeri pensanti o ai meloni.
Sarebbe bello che le Olimpiadi cinesi regalassero momenti indimenticabili come quelli del passato. Come il Pietro Mennea che stabilì un record che resistette per 17 anni nello stesso anno dei pugni neri degli atleti sul podio, o le sette medaglie di Mark Spitz, una meteora di fulgida ed indimenticabile bellezza, assieme alle evoluzioni dello scricciolo russo Olga Korbut, a rischiarare il tragico buio di sangue di Monaco 1972.
Non scandalizziamoci se le olimpiadi si intonano così bene con i regimi. Nello sport c'è una forte componente di autoritarismo e mitica fascista dell'eroe (che è la stessa anche se vestita di rosso).
Le più belle olimpiadi in assoluto, dal punto di vista estetico, del resto, furono quelle di Berlino del 1936.
Le filmò in maniera geniale una regista per la quale faceva le bave il Fuhrer, Leni Riefenstahl.Guardare il film "Olympia" oggi è illuminante. Si rimane sconcertati nel vedere come tutte le successive cerimonie olimpiche di apertura e chiusura siano state modellate su quella di Berlino, soprattutto quelle dei paesi a libertà vigilata ma non solo.
La Riefenstahl non ha soltanto codificato un modo di filmare lo sport che è rimasto a tutt'oggi l'unico possibile ma ha messo a nudo quasi con innocenza l'ipocrisia e l'opportunismo della politica.
C'è un momento, durante la sfilata delle rappresentanze, in cui tutte le nazioni democratiche sembrano essere entusiaste di sfilare davanti al Fuhrer.
Anche i signori americani, ebbene si, non parliamo dell'Italia littoria e dei francesi, quelli con il braccio più entusiasticamente teso.
Non ho dubbi che ci saranno tanti bracci ritti, domani a Pechino.
Fidel lascia per motivi di salute e va in onda nei TG lo show di coloro che se ne rallegrano, non potendone celebrare ancora le esequie con lo stappo dello spumante. Meglio che niente, vengono sparate cazzate. I più gettonati per le interviste, essendo indisponibile per anzianità tutto il cucuzzaro di Miami e dell'operazione Mangusta o gli anticastristi impresentabili alla Orlando Bosh, sono i dissidenti storici come Carlos Franqui. Alla domanda finale se Castro abbia fatto almeno qualcosa di buono per Cuba, l'ex rivoluzionario risponde sicuro "no". Considerando che, indubbiamente, perfino Mussolini faceva arrivare i treni in orario e Hitler ci ha donato il Maggiolino Volkswagen, la risposta sembra più un vecchio rancore che altro. Possibile che Fidel non abbia fatto proprio nulla nulla, tra un embargo e l'altro, magari qualcosina per la sanità pubblica? Oltretutto pensando a cos'era Cuba prima, la discarica caraibica di tutto il malaffare mafioso.
In pieno trip revisionista, parlando dei numerosi attentati (ne sono stati calcolati più di 600) subiti da Castro durante la cinquantennale lotta contro la CIA, ci viene detto, sempre dal TG, che la maggior parte Fidel se li organizzava da solo, per smascherare i traditori. Gira roba tagliata male, in redazione.
Ieri invece, ricostruendone il percorso rivoluzionario, si è affermato che, quando arrivò al potere all'Avana, nel capodanno del 1959, non era ancora comunista. Si attende di conoscere quando, chi o che cosa abbia condotto il rivoluzionario (democratico, democristiano, demoplutogesuitamassonico?) sulla via della perdizione. Io avevo sempre creduto che, a parte i gesuiti, Fidel fosse sempre stato marxista, anche sentendolo parlare delle sue origini nelle interviste. Mah. Del resto dicono che una volta Veltroni fosse perfino comunista.