Visualizzazione post con etichetta referendum. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta referendum. Mostra tutti i post

venerdì 19 settembre 2014

Knights who say "NI!"


La domanda del sondaggio era: "La Scozia dovrebbe essere indipendente?" La maggioranza ha risposto SI.

Un momento: 58+52= 110. 
Ecco, lo vedete che è una cosa impossibile?


"Comunque la pensiate e anche se vi concediamo di votare, alla fine vinciamo sempre noi."


P.S. A meno che, un Regno Unito unito non sia maggiormente auspicabile per far più male alla UE e mollarla al suo triste destino. Nigel è contento...




lunedì 17 marzo 2014

Democrazia è quando popolo fischia


Eh già, le zie ricche europee e i neo-cons (nel senso francese) d'oltreoceano si sono beccati nu bello pernacchio alla De Filippo dall'orsetto crimeo, deciso a restare vicino a mamma orsa russa. 
Perché mai un referendum svoltosi in maniera regolare, a detta degli osservatori stranieri (ma diranno che quelli cinesi non valgono come i loro bambocci dell'OCSE), non debba essere rispettato nel suo risultato solo perché questo fa male al re, dovrebbe rendere chiaro all'osservatore il carattere pericolosamente sociopatico ed antidemocratico della politica estera occidentale; di questo impero ultradecadente impegnato nella quarta guerra mondiale per il nuovo secolo americano ovvero del trionfo del capitalismo assoluto e dell'instaurazione del Reich delle multinazionali. 

Non è difficile capire perché i referendum di autodeterminazione debbano essere evitati, annullati o dichiarati in fuorigioco. Perché oggi c'è la Crimea e domani, chissà, la Gran Bretagna potrebbe chiedere ai sudditi di sua maestà se desiderano dare un calcio all'Europa e la permanenza nella garrota unica dei trattati europei potrebbe venir sottoposta, nei paesi nei quali fosse previsto, a revisione mediante referendum.

Scusate, cari i miei sociopatici: il golpe ucraino della raperonzola bionda con i suoi contractor-boys vale e l'autodeterminazione del popolo crimeo a maggioranza russofila non vale? Certi pur discutibili primi ministri eletti dal popolo possono essere esautorati con un golpetto ben assestato sul coppino ed al loro posto possono venire imposti degli avventizi non eletti ma da voi nominati e sul vostro libro paga? 
E' il principio di indeterminazione applicato al concetto di democrazia. Un referendum è valido o non valido a seconda del punto dal quale lo osservi. Capisco ma non mi adeguo.
Per me, e per qualunque essere pensante e raziocinante, democrazia è quando popolo fischia.

La Fuhrerin Merkel ha notoriamente una fottuta fobia dei cani.
Guardate che gran pezzo di cagnone molto karasciò è andato ad annusarla, pora bestia.
Io co 'sto Putin tra un po' me ce fidanzo.




venerdì 24 maggio 2013

Il processo di decondizionamento del piddino in cinque fasi


Ieri Beppe Grillo ha detto che tra un anno (se riusciremo a smentire Keynes che ricordava che nel lungo periodo saremo tutti morti) sarà indetto un referendum popolare sull'euro. Giusto il tempo di raccogliere le firme e di prendersi un anno per informare il popolo sulla questione.
Beh, sempre meglio di niente e del giovane di bottega che vuole morire per Maastricht; l'intento di rispettare la volontà popolare è lodevole, oltre che molto comodo, vista l'implicazione di delega della decisione, ma non c'è tempo, bisogna risolvere prima la questione con altri mezzi.  Questo non è l'acqua pubblica ma il destino di una nazione.

Le persone, gli esperti in grado di elaborare un piano di uscita dalla trappola ci sono già. Basta radunarli, chiuderli in conclave e farli uscire solo quando il piano, che esiste già in varie versioni, è pronto nella forma definitiva e più adatta al caso Italia. Però poi è la politica che deve materialmente  agire. 
Per quello che tecnicamente dovrebbe assomigliare, per discrezione e rapidità di esecuzione, ad un golpe economico, visto che non sarebbe opportuno, per ovvi motivi, mettersi a gridare alla finestra "Ehii, domani o al massimo giovedì usciamo dall'euroooo!!, mi pare che manchino completamente purtroppo le figure di coloro con le palle che si prendano la responsabilità ed assumano il comando delle operazioni. Bisogna lavorare su questo, su una classe dirigente che lo faccia.

Ad ogni modo, per quanto riguarda l'informazione del pubblico, penso si possa fare in maniera efficace grazie alla cara vecchia informazione.
Si tratta di disattivare decenni di propaganda e condizionamento televisivo. Non abbiamo certo di fronte delle comode tabulae rasae sulle quali scrivere e disegnare i nostri pupazzetti a piacimento. Però si può farecliccare, prego.

Vi propongo quindi un programma di decondizionamento in cinque fasi. Per i più svegli ed aperti mentalmente basterà la volontà di applicarsi, superare appena un paio di giorni di scimmia e i risultati saranno rapidi e duraturi.
Per i piddini, che dovranno in più elaborare il lutto della consapevolezza del tradimento della loro parte politica di riferimento (l'inception è: "è la sinistra che ci ha venduto alle élite reazionarie") occorreranno forse metodi più coercitivi. Comunque, ricordate, è per il loro bene.



Fase prima - la storia

Lettura di "Shock Economy" di Naomi Klein (2008). Il testo che racconta quarant'anni di politiche ultraliberiste nel mondo  (il libro è stato scritto prima che iniziasse l'attuale agonia europea) e la loro evoluzione nel concetto di "economia dei disastri". Quella che da una catastrofe possono scaturire grandi opportunità d'impresa  ◄ cliccare sul link ed ascoltare il contributo audio, prego.
La lettura del testo può essere rinforzata, ma non sostituita, dalla visione di questo documentario.





Fase seconda - l'antecedente

Visione del film "Diario del saccheggio" (2006) di Fernando Solanas. Il racconto degli anni di privatizzazione selvaggia e distruzione del ruolo dello stato in Argentina; dell'aggancio della moneta locale al dollaro (PAROLA CHIAVE: VINCOLO ESTERNO) fino al default del 2001 dopo il quale l'Argentina si è risollevata a prezzo di grandi sacrifici e cambiando completamente rotta economica.


"Ma noi non siamo l'Argentina!!" Urla e si dibatte il piddino immobilizzato, nonostante cominci a capire che i dolori di quel paese lontano gli ricordano eventi molto recenti e vicini a casa sua. 
Bene, è ora di far risuonare le note del dolce, dolce Ludovico Van  ◄ cliccare sul link ed ascoltare il contributo audio, prego, così soavemente simbolico del VINCOLO ESTERNO, pardon, sogno europeo. Urlerà un po', il piddino, ma è sempre per il suo bene.




Fase terza - l'illuminazione

Inizia la parte tosta del programma. Quella dove bisogna materialmente sturare i neuroni. Per i soggetti piddini, più che una tecnica di decondizionamento sarà un esorcismo. Molto doloroso.
Utilizzeremo per prima cosa le formule di questo manuale:


Indi si proseguirà con la lettura del "Il tramonto dell'euro" del medesimo autore, Alberto Bagnai (2012). Una rilettura, a seguito della prima, non guasta, soprattutto a chi è vergine in economia. Insomma, due botte ci vogliono.
Dopo la cura d'urto, come mantenimento, bisogna cominciare ad assumere regolarmente ogni giorno i contenuti dei seguenti blog:

Avvertenza: in questa fase di assunzione di consapevolezza, la visione anche accidentale di Ballarò, Piazzapulita, Servizio Pubblico ed altre trasmissioni di Propaganda PUDE che raccontano invece una realtà opposta e funzionale al sistema euro, può causare accessi d'ira alternati a  momenti di sconforto. E' una reazione perfettamente normale ed attesa.



Fase quarta - la rivelazione

Avvertenza. La visione dei filmati della fase quattro può provocare nel soggetto decondizionando nausea e vomito. E' perfettamente normale e previsto. Preparate i secchi.

A questo punto, se siamo fortunati, il piddino comincia ad intuire qualcosa. Gli altri, i più svegli ed aperti mentalmente,  hanno capito, già probabilmente dalla fase due, che sono stati trascinati in una trappola senza uscita apparente e che i loro attuali disastri economici ed esistenziali sono causati dall'EURO.
Un VINCOLO ESTERNO, ricordate la fase due ◄ cliccare sul link ed ascoltare il contributo audio, prego, imposto da un'élite che ha scoperto che una nota e vecchia (1961) teoria neoclassica (AREA VALUTARIA OTTIMALE) che apparentemente illustrava come dovrebbe funzionare una moneta unica per il bene di tutti, del 99%, poteva essere applicata, rovesciandola, con la complicità fondamentale dei politici rappresentanti le classi lavoratrici, per fare il bene unicamente dell' 1%. Come viene descritto nell'articolo:



Vogliamo ora riascoltare, in religioso silenzio, la DICHIARAZIONE DI GUERRA?





Povero piddino, mutazione teratologica di quel pidiessino e poi diessino che aveva tanto creduto nell'Ulivo e nella gustosa prospettiva di un'Italia tutta prosperosa e dalle coscione burrose come la Bologna del dotto professor Prodi. Sentitelo nel 1998 come era contento del suo trappolone in itinere e come già ammetteva che, nell'unione, sarebbe stata la GERMANIA ad avvantaggiarsene). Birichino, biricò.


"Beh", accenna con un lamento il piddino, "alla luce dei recenti avvenimenti, il Professor Prodi avrà forse cambiato idea?" Oh, NEIN, meine kleine Schwantzstucken Kopf.
Ascoltatelo qui pontificare nel 2012 della supremazia germanica e della sua irreversibilità, con una povera studentessa greca. OHI! OHI! DIALOGOI.


"Maestraaa! Ma questo", alza il braccino il bimbetto dell'asilo, "non doveva fare l'interesse dell'Italia e non della Germania?"
Eh, cara voce dell'innocenza, vallo a spiegare ai piddini.

Se ancora qualche soggetto dovesse infine persistere nel negare che la politica attuale non rappresenti un disegno reazionario, con l'euro come suo malleus economicarum, che sta permettendo alla Germania di riaccarezzare sogni di grande Reich grazie al VINCOLISMO ed al MERCANTILISMO,  con noi a fare da servi sciocchi, ricordategli da chi è stato governato fino a pochi mesi fa. 
Dalla voce insinuante e dal serpentese di Romano Prodi all'eloquio metallico senz'anima di Mario Monti. Siamo alla fase finale:



Fase 5 - La confessione

Giunti a questo punto della terapia, le pubbliche ammissioni di colpa degli agenti del nostro disastro, simili alla sfida "prova a prendermi" che lanciano i peggiori serial killer inviando lettere con brandelli delle vittime ai giudici istruttori, ci aiutano nel compito di illuminare definitivamente il soggetto, dando ad egli la conferma ultima del tradimento subìto.
A questo punto, tutto torna:

Ricordate la fase 1, LA STORIA? Anche l'altra volta (anni '40) cominciò con la conquista della GRECIA:



Mi rendo conto che, come ultimo colpo di coda, nel piddino più riottoso potrebbe sorgere il dubbio:
"Ma ora c'è il PD al governo" [con il PDL, ma è un dettaglio, n.d.a.] "possiamo andare a RINEGOZIARE IN EUROPA".

Bene, come ultimo atto del processo di decondizionamento, ricordate al soggetto che l'attuale presidente del consiglio ha scritto per lui questo libercolo:


Non fateglielo nemmeno leggere. Sbatteteglielo proprio in faccia. Potrà conservarlo come attestato di partecipazione.

giovedì 16 giugno 2011

Far salsicce del porcellum


"Noi riteniamo queste verità di per se stesse evidenti, che tutti gli uomini sono creati uguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di alcuni Diritti inalienabili, che fra questi sono la Vita, la Libertà e la ricerca della Felicità. - Che per garantire questi diritti, i governi sono istituiti tra gli uomini, derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati, - che ogni qualvolta una qualsiasi forma di governo tende a negare tali fini, è Diritto del Popolo modificarlo o abolirlo , e di istituire un nuovo governo, che si fondi su tali principi e organizzi i suoi poteri nella forma, come sembri al popolo meglio atta a procurare loro sicurezza e felicità." (Dichiarazione d'Indipendenza, Stati Uniti d'America, 1776).

Sono anni che ci lamentiamo di una legge elettorale definita porcata dai suoi stessi estensori, i membri di una casta politica predatrice ed insolente. Una legge che ha permesso l'introduzione del premio di maggioranza che tramuta magicamente la minoranza in maggioranza, delle liste bloccate, con l'elezione di amichette e sgrullatrici occasionali, di portaborse della spesa, di pupi e pupazzi addetti unicamente alla pigiatura del pulsante in Parlamento. Parassiti vari che attualmente manteniamo a più di 13.000 euro al mese di stipendio e che ogni giorno ci danno dimostrazione della loro inadeguatezza al compito assegnatogli e, oltretutto, ci insultano e molestano con la loro prosopopea e spocchia da pidocchi rifatti. Gente che dimentica, mentre ci invita ad andare a scaricare le cassette di patate ai mercati generali, che è nostra dipendente al nostro servizio, che dovrebbe, se non temerci, quantomeno rispettarci e ringraziarci ogni giorno per i privilegi che gli concediamo (ancora per poco, mi sa).

Sono anni che attendiamo che i partiti dell'opposizione (che si sdraiarono e accolsero passivamente il porcellum non potendo evitarlo, ricordiamolo) si mettano d'accordo per promuovere un'iniziativa parlamentare che vada verso la modifica della legge elettorale in vigore, ma il dubbio che il premio di maggioranza possa far gola anche ai prossimi possibili vincitori delle elezioni politiche e per questo non si sia ancora fatto nulla in proposito, è forte.

Fa piacere quindi leggere la notizia dell'avvio di una nuova campagna referendaria che porti gli italiani a dire la loro sulla questione della legge elettorale, visto che i partiti fanno flanella.
Bisogna giustamente battere il ferro finché è caldo, ora che c'è questo innamoramento degli italiani per l'istituzione del referendum esploso domenica scorsa con la grande partecipazione ed il raggiungimento del quorum nei quattro quesiti sottoposti a giudizio popolare su acqua, nucleare e legittimo impedimento dei nani. 

L'obiettivo del comitato promotore di questo referendum sulla legge elettorale è di raccogliere 500.000 firme entro il 30 settembre 2011 così da poter votare i quesiti già l'anno prossimo. Non sarà facile perché i tempi sono ristretti ma allestendo i banchetti nelle località di vacanza potrebbe essere più facile raggiungere le firme necessarie.

Ecco i quattro punti fondamentali  del porcellum che si vorrebbero abrogare:
  1. Liste bloccate. Le liste bloccate privano gli elettori del diritto di scegliere i propri rappresentanti e ledono irrimediabilmente l’equilibrio tra i poteri. Un Parlamento di “nominati” non ha infatti alcun reale potere nei confronti del Governo e del Presidente del Consiglio.
  2. Il premio di maggioranza. Così esiste solo in Italia e ha effetti opposti a quelli auspicati. Attribuendo il 55% dei seggi alla lista che ottiene un voto più delle altre (anche se ha il 35% dei voti), questo meccanismo obbliga anche i partiti maggiori alla ricerche di qualsiasi voto utile. La conseguenza sono coalizioni sempre più ampie e inevitabilmente eterogenee. Nessuna stabilità del governo, anzi: frammentazione della maggioranza di governo e paralisi della sua attività.
  3. Soglia di sbarramento. L’attuale soglia di sbarramento al 2% per le liste collegate in coalizione è un ulteriore incentivo alla frammentazione. Mantenere una soglia unica al 4% garantisce la presenza alla Camera dei partiti più rappresentativi, “costringendo” le forze minori ad unioni reali (un unico simbolo, un’unica lista) senza scorciatoie come le coalizioni elettorali. Al Senato il sistema dei collegi consentirà nelle Regioni più grandi la rappresentanza anche di forze decisamente minori
  4. Indicazione del candidato premier. L’obbligo di indicare il candidato Capo del governo interferisce con le prerogative del Presidente della Repubblica che può e deve scegliere in assoluta autonomia. Inoltre tale meccanismo tende a trasformare il nostro sistema da parlamentare in semi-presidenziale senza i contrappesi dei sistemi presidenziali.

Io firmerò senz'altro. Per poter scegliere i miei candidati e lasciare i nominati al Grande Fratello e alle Isole dei Famosi. Che la democrazia non sia la televisione lo stiamo capendo un po' tutti, finalmente, e la Rete ci consente di moltiplicare le piazze per migliaia.
Questo modo di fare politica è un po' più faticoso perché dobbiamo fare noi quello che i partiti non fanno più ma è incredibilmente più divertente, addirittura esaltante.

lunedì 13 giugno 2011

Si può avere un po' d'olio?


"Se con l'esito refenderario dovesse confermarsi la tendenza ad una contrarieta' al nucleare altro non significherebbe che un allineamento alle scelte governative." (Daniela Santanché, oggi)

Il 57% degli italiani è andato a votare per i referendum nonostante le televisioni oscurantiste, armi ormai spuntate che fanno clic clic, gli inviti a fottersene del bene comune per difendere quello "particulare" di un vecchio fallito e della sua corte di affaristi e parassiti saprofiti e infine dei mezzucci di un governicchio di servi disposto a studiarle tutte e a cercare di truccare le carte con finti decreti abrogativi pur di non farsi bocciare dal popolo. 

Il 57% degli italiani che ha votato contro tutti i venti contrari è la maggioranza abbondante di questo popolo improvvisamente scopertosi amante della democrazia e della partecipazione che si informa in Rete e che non ha bisogno delle "televisioni", ultimo bunker dove si rifugia il vecchio chansonnier da crociera incartapecorito, perché usa il tam tam della condivisione delle informazioni e della solidarietà. Una maggioranza vera, non quella millantata da B. e di cui tante volte costui si sciacquò la dentiera a sproposito. Noi italiani, da stasera, siamo azionisti di maggioranza di questo paese e significa che ce ne stiamo riappropriando. E' un bel finale di primavera, non c'è che dire.

Aggiungerei, tanto per aggiungere sale alla ferita che, oltre al danno, per il vecchio stasera c'è pure la beffa. A parte che è la terza volta in poche settimane che rimedia una batosta, in quel 57% di votanti c'è sicuramente parte dell'elettorato papiminkia, forse sulla via della definitiva disintossicazione da questo nanocurie incrociato con il cetriolo infetto e contro il quale stiamo forse finalmente sviluppando anticorpi grossi come le cosce di un culturista. 

E' quasi imbarazzante riferire che, del 57% dell'elettorato che è andato a votare, un quasi sadico 95% ha votato per il SI a tutti i quesiti, ovverosia per la bocciatura senza pietà delle politiche falso-liberiste e in realtà predatorie sull'acqua e sul nucleare del fallito di Hardcore. Mi dispiace per coloro che hanno polluzioni notturne pensando allo Stronzio 90 che gli concima il giardinetto ma il nucleare c'est fini e per la seconda volta (la terza, se glielo richiederanno ancora, si incazzeranno di brutto) gli italiani hanno detto che il nucleare non-lo-vo-glio-no. L'Enel ed i francesi, Brunetta e le venti centrali, il prof. Battaglia e il suo calippo al plutonio se ne faranno una ragione. 
L'elettorato ha infine stabilito, definitivamente e senza dubbi, perché il 95% dei SI si chiama plebiscito e non c'è sondaggio che tenga, che la legge è uguale per tutti e il legittimo impedimento iddu se lo può ubicare in via definitiva e con il nostro permesso intu 'u culu.

Chissà se stasera B., cenando, si farà passare l'olio?

martedì 7 giugno 2011

Referendamente e affermativamente


In vacanza non si ha molta voglia di bloggare ma di leggere si, anzi, è il momento in cui si possono prendere in mano libri acquistati e riposti in attesa appunto del tempo necessario per leggerli.
In questi giorni al mare, mi sono portata dietro ed ho appena finito "Bidone nucleare" di Roberto Rossi. Al di là delle informazioni che contiene sulla questione del nucleare in generale, mi ha impressionato l'ultima parte, quella che tratta dei misteri legati alla scelta dei siti di stoccaggio per le scorie del decommissioning delle centrali italiane chiuse a seguito del precedente referendum del 1987 ma non solo, anche precedentemente a causa di difetti e malfunzionamento. 
Un intreccio mai del tutto chiarito dalla magistratura, che parla del via vai di iracheni da impianti dove ancora si trovano vecchie barre di combustibile radioattivo provenienti da una centrale statunitense dismessa, appoggiate agli italiani per il riprocessamento da rimasteci sul groppone con tanti saluti. Barre che comunque fanno gola per la componente di plutonio che contengono e che può essere utilizzato a scopi militari, magari abusivamente da paesi canaglia.
Ecco quindi l'intreccio di possibili interessi legati allo smaltimento di scorie, al traffico di materiale fissile, tutte cose che attirano la criminalità organizzata come il miele le mosche. E nomi che ritornano, come quello di Ilaria Alpi e della Somalia e di una strada costruita al solo scopo di nasconderci sotto una caterva di fusti di rifiuti tossici.
Il sospetto che dietro a tanta agitazione da parte del centrodestra di governo nel difendere il nucleare e di insistere su luoghi come Scanzano Jonico (del quale si parla nel libro di Rossi) vi sia l'inconfessabile promessa di aiutare la casta predona della quale sono espressione politica e certi amici che non si possono scontentare è inevitabile. Ma forse siamo solo dei malfidati comunisti.

Margherita Hack, dopo essersi inizialmente pronunciata a favore del nucleare, si è parzialmente ricreduta e, se da una parte invoca il proseguimento della ricerca per un nucleare sicuro e pulito (magari esistesse!), dall'altra dice una delle cose più sagge udite in questa campagna referendaria. La scienziata dice che il nucleare in mani italiane ( e con ciò inteso, in possibili mani mafiose) sarebbe una follia. Pensateci, se credete veramente che il progresso dipenda da una bella centrale vicino a casa che fornisca energia a manetta per tutte le nostre comodità.
A proposito. Le autorità governative giapponesi hanno allargato a 30 Km. l'area di evacuazione dalla centrale di Fukushima, vista la gravità ormai conclamata della contaminazione ambientale. Il governo Berlusconi vorrebbe costruire una centrale a Ravenna, che dista una trentina di chilometri da casa mia. In caso di fukushimazione della centrale, io sarei probabilmente costretta a lasciare tutto e rifugiarmi non si sa dove. Posso dire che io potrei votare SI anche solo per questo non futile motivo?

Ho letto tutti i commenti al precedente post e, se posso fare un appunto ai miei cortesi commentatori, ho notato un uso quasi ossessivo della razionalità, troppe cifre, troppi discorsi teorici e niente buon senso da contadino o da buon padre di famiglia. Cari amici, a parte che nessuno di voi, ottuso dalle cifre lette chissà dove e ossessivamente riproposte, ha visto il film che consigliavo, non vi pare di non riuscire a cogliere il nocciolo della questione? Qui non si sta parlando di rinunciare al progresso, all'elettricità ed alla odiosa crescita. L'acqua la vogliono privatizzare, non per evitare gli sprechi e per ottimizzare la rete di distribuzione (che ingenui bambini che siete! come il grullerello Renzi), non vogliono riportare il nucleare per darvi il gigawatt a gogò ma perchè devono offrire prebende, commesse, posti di lavoro, tutto a nostre spese, ai loro amici e protettori. A quelli presentabili ma soprattutto a quelli impresentabili. Leggendo l'inchiesta di Rossi il sospetto si rafforza.
Votare SI SI SI SI, non è una scelta qualsiasi, è legittima difesa.

Uno speciale di Maurizio Torrealta su "Bidone nucleare". Qui la seconda parte. Sulle porcate e sui costi stratosferici del decommissioning italiano ricordo il mio post contenente la puntata di Report, "L'eredità".

mercoledì 27 aprile 2011

L'inno del corpo (elettorale) sciolto

Ieri il malefico ha nominato i "sondagi", giustificando la mossa antidemocratica e decisamente vigliacchetta di voler togliere la parola agli elettori del referendum antinucleare con la scusa che costoro sarebbero scossi dalla tragedia di Fukushima e quindi si troverebbero più o meno in stato confusionale, con il rischio di rigettare anche il legittimo impedimento che riguarda le sue costose terga. Un comportamento da pischello di sette anni che, siccome il pallone è suo e non vogliono farlo giocare, è disposto perfino a bucarlo e portarselo via.
Abituato a vincere facile e con la roulette truccata più di lui, il piccolo vuole il 2-0 a tavolino. Perché? Perché sa che i referenda li perderebbe e che forse rischia la mutanda piena anche nelle elezioni normali, politiche ed amministrative. 
Lo dimostrerebbero i risultati dei sondaggi condotti dalla Università LUISS, Centro Italiano Studi Elettorali, pubblicati ieri. Manca solo che i media televisivi e cartacei ne diano notizia ma, in presenza di cotanti maggiordomi pietosi che preferiscono lasciare il vecchio all'oscuro e prigioniero dei suoi deliri, lasciamo che siano i blog a riprendere la notizia. (Io l'ho trovata su Facebook).

Come vediamo nel primo grafico, a differenza dei referenda scorsi, che di tendenza attiravano sempre meno elettori fino a non raggiungere il quorum, questa volta, nonostante la domenica di giugno, il mare e tutto il cucuzzaro festivo, un sorprendente 87% di intervistati dichiara di voler andare a votare per i referenda. Quorum assicurato se il risultato dovesse mantenersi tale nella realtà. 
Le intenzioni di voto per tutti e quattro i quesiti sono per il SI, ovvero per l'abrogazione delle leggi relative: ritorno al nucleare, entrata dei privati nel settore dell'acqua pubblica e legittimo impedimento.


Alla domanda se in Italia si dovrebbero costruire nuove centrali nucleari, il 69,9% degli intervistati risponde con un no risoluto.

Il 64,3% degli intervistati si dichiara contrario ad affidare la gestione dell'acqua pubblica ai privati.

Infine, riguardo al legittimo impedimento, il 56,5 degli intervistati si dichiara per niente d'accordo con la pretesa dei membri del governo di rinviare i processi a loro carico. Si noti che non viene nominato B. ma si parla in generale di membri del governo. 
Come si dice? En plein?

Alla domanda più generale, se fosse auspicabile reintrodurre l'immunità parlamentare, il 63,7% del campione ha risposto no. Altro segno che i privilegi di casta sono sempre meno graditi dall'elettorato.

E le intenzioni di voto per le elezioni politiche? Per chi voterebbero oggi gli italiani del campione intervistato dal CISE? Anche qui il risultato è abbastanza sorprendente. Il centrosinistra è al 44,1%, il centrodestra al 41,2%.
Non dite a Bersani che rischia di vincere, però. Se no si caca addosso.

martedì 19 aprile 2011

Salti tu, salto anch'io!


E' da un po' di giorni che ho in mente il Titanic. Sarà per le orchestrine che continuano a suonare imperterrite nonostante l'allarme affondamento imminente e perché si cominciano a vedere topi e tope che abbandonano la nave (l'ultima in ordine di tempo Stefania Craxi che ha rilasciato un'intervista, già a bordo della scialuppa di salvataggio e bardata di salvagente, dove scongiura il comandante di abbandonare la nave).

Oggi l'annuncio che il governo rinuncia al nucleare. Le cinquanta centrali cinquanta entro il 2020 sognate dal piccolo Brunetta e dall'ineffabile Scajola rimarranno un sogno. Anche perché erano francamente irrealizzabili, un sogno appunto, e il tanto sbandierato accordo con la Francia per la costruzione delle centrali, firmato tempo fa dai due nani premier, quello nostrano e quello transalpino, era solo un pour parler, un "vedremo in futuro, casomai".
Il rilancio del nucleare italiano, visti i costi stratosferici che sarebbero ricaduti solo sulle finanze pubbliche, cioè nelle nostre tasche, era chiaramente l'ennesimo bluff di questo governo aerostatico e Tremonti deve avergli detto, ad un certo punto, ai vari nanicurie: "Bambole, non c'è un euvo".
Pensando poi che si sono spesi dal 1987 ad oggi 9 miliardi di euro per un decommissioning che non è mai partito del tutto, figuriamoci come e dove si sarebbero trovati i soldi per nuove centrali e nuovi problemi. 

Ricordo, a chi stesse per dire che ci sono pur sempre i privati per costruirle, che in nessun paese del mondo il nucleare riesce nemmeno a porre la prima pietra senza un poderoso aiuto statale. 
E' cosa stranota ma giova ripeterla. Quando la Thatcher provò a privatizzare il nucleare britannico negli anni '80, le gare d'appalto andarono deserte. Non c'era allora e non c'è oggi alcun imprenditore al mondo in grado di investire subito capitali enormi con la prospettiva di cominciare ad averne un ritorno, se tutto va bene, tra non meno di una quindicina d'anni. 
Il nucleare è il modo più costoso mai inventato dall'uomo per produrre acqua calda ed è anche il più pericoloso perché, se salta la pentola a pressione, bisogna demolire non solo la cucina e il ristorante ma smobilitare tutt'attorno per decine di chilometri città intere e per sempre. 
Ammesso poi che la centrale andasse in funzione e operasse senza incidenti, la sua vita sarebbe non più lunga di un'altra ventina d'anni in media, quindi nascerebbe il problema del decommissioning e dello smaltimento non solo delle scorie ma di tutto l'ambaradan contaminato da livelli più o meno alti di radiazioni. La  famosa riduzione  "a prato verde" dell'impianto, ovvero il suo totale smantellamento, compreso il nocciolo del reattore, è  finora risultata possibile in pochissimi casi, visto che non esiste al mondo un sito dove stoccare in piena sicurezza tutto questo materiale radioattivo. Nemmeno il famoso megadeposito di Mount Yucca negli Stati Uniti, mai entrato in funzione e costato al contribuente americano $ 11 miliardi.

Detto questo, io non canterei tanto vittoria, pensando alla decisione del governicchio B. (Barnum) di rinunciare ai sogni di Brunetta e Scajola. Non è affatto una vittoria del fronte antinucleare ma l'ennesima fregatura.
Prima di tutto perché l'emendamento deve pur sempre essere ancora approvato e bisognerà controllare che il testo finale non nasconda inghippi atti a rianimarlo più avanti, passata la festa (referendaria) e gabbato lo santo. 
Secondo, perché si tratta di un volgare espediente per evitare il pronunciamento democratico degli elettori al referendum del 12-13 giugno e, terzo, perché dietro alla rinuncia al nucleare c'è in realtà ancora una volta l'ombra del culo del nano da salvare. 

E' noto che una vasta partecipazione al referendum sull'onda della preoccupazione per gli sviluppi dell'incidente di Fukushima avrebbe potuto trainare il quorum anche per gli altri importantissimi quesiti referendari: i due sull'acqua pubblica e il quarto sul legittimo impedimento, che ora rischiano di saltare assieme al quesito sul nucleare.
L'Ego ipertrofico del nano non avrebbe sopportato l'eventuale ferita narcisistica di una trombata elettorale sul suo diritto all'impunità, così hanno gettato via il bambino con l'acqua radioattiva. Poco importa se tutti coloro che avevano fatto le bave sulle nuove centrali, i relativi appalti pubblici eccetera, rimarranno con l'uccello di fuori.

Non mi meraviglierei se uscissero nei prossimi giorni dei manifesti che attribuiscono a B. in persona il merito, nella sua infinità bontà, di aver salvato il popolo italiano dal rischio del radionuclide impazzito. Sarei quasi pronta a scommetterci. 
C'è un precedente, già raccontato nella puntata "L'eredità" di Report da Milena Gabanelli che rafforza la mia ipotesi. Qui l'intera puntata, per chi fosse interessato alla storia del decommissioning italiano ed alla situazione delle scorie in Italia. L'eredità - 2 - 3 -  4 - 5 - 6 - 7 - 8.

Ecco l'aneddoto. Nel novembre del 2003 eravamo, dicevano loro, in piena emergenza terrorismo e, temendo che a Bin Laden saltasse l'uzzolo di fare un attentato a Caorso o Trino, Berlusconi individua in quattro e quattr'otto un sito dove stoccare in maniera permanente le scorie radioattive d'Italia. Viene dichiarato lo stato d'emergenza e il generale Jean, commissario straordinario e presidente della Sogin, azienda incaricata del decommissioning italiano, punta il dito su Scanzano Jonico, in Basilicata. Nei paesi normali gli studi per individuare un sito permanente di stoccaggio delle scorie nucleari richiedono anni ma da noi si fa in fretta e si agisce per decreto, anzi per decretatio praecox. 
Il premio Nobel Carlo Rubbia dichiara il luogo inadatto, a causa della sua sismicità e della vicinanza al mare, che ne erode costantemente la costa e, soprattutto, la popolazione si rivolta, dando luogo alle proteste pacifiche di quel vasto movimento popolare che animerà "i giorni di Scanzano".
Alla fine del mese, il montare delle proteste costringe il governo B. a rinunciare al progetto e il 27 novembre il nome di Scanzano Jonico viene cancellato dall'elenco dei siti di stoccaggio per le scorie.
E qui viene il bello. Il giorno dopo, sui muri della Basilicata, a cura delle sezioni di Forza Italia, appaiono i seguenti manifesti:

“Scanzano ha vinto grazie al popolo lucano ed alla sensibilità di Silvio Berlusconi!”


Dalla puntata di "Report"

mercoledì 17 giugno 2009

Arriva s'accabadora




Se voi foste il POTERE e doveste investire miliardi di dollari su un paese o semplicemente mantenere un buon terreno di coltura per i vostri affari (ragionate in termini macroeconomici, non si parla solo di vendere i tubi della Marcegaglia o gli stracci dei cinesi) oppure steste ridisegnando in senso globale alleanze, muovendo i vostri scacchi per piazzarli nelle aree dove risiedono le riserve energetiche; se steste lavorando a tutto ciò, domando, permettereste che una consultazione elettorale qualsiasi rovinasse i vostri piani? Vi ritirereste in buon ordine accettando il responso a voi contrario, derivante da un voto talvolta totalmente umorale ed irrazionale? Vi fidereste di elettori che troppo spesso votano per mera abitudine? Affidereste loro i vostri destini monetari e financo quelli del mondo? Io dico ragionevolmente di no.

Mi sto convincendo sempre più che, tranne in qualche paese tutto sommato non determinante sullo scacchiere geopolitico, o non ancora, le elezioni che si sono svolte dal 2000 in poi nei paesi che contano ed in quelli strategici dal punto di vista energetico siano state tutte più o meno pesantemente truccate.

In linea generale, i regimi dittatoriali (quelli che ancora curiosamente ricorrono alle elezioni) e quelli a deriva autoritaria brogliano per autoconfermarsi in un consenso molto spesso inesistente. E' fisiologico. Nessuna meraviglia dunque se in Corea del Nord, nell'ipotesi di elezioni, vincesse Kim Il Sung a man bassa.
La novità, sul fronte dei paesi che brogliano, e che rappresenta una tendenza inquietante negli ultimi anni, sono le irregolarità che compaiono delle consultazioni elettorali dei paesi democratici.

Sono stati praticamente dimostrati i brogli in Florida nelle elezioni presidenziali americane del 2000, quelli in Ohio nel 2004, con entrambe le consultazioni terminate a colpi di Corte Suprema, riconteggi ed incomprensibili ritardi nella comunicazione dei risultati. Oltre che nell'elezione di un Presidente che, proprio a causa delle pastette elettorali in casa del fratello governatore della Florida, fino al 10 settembre 2001 veniva appellato affettuosamente "resident" (abusivo) e percepito né più e né meno come tale.

Elezioni controverse si sono svolte negli ultimi anni in Messico e nelle Filippine.
Nella Russia di Putin, dove il presidente karateka raccoglie percentuali attorno al 64% dei consensi, l'OSCE sostiene di aver documentato nel 2007 pesanti brogli. Solo in Russia. Altrove, pare, tutto a posto.

In Italia, nel 2006, nessuno può obiettivamente dire che la tornata elettorale si sia svolta del tutto correttamente. Si sono registrate incomprensibili stranezze attorno alle schede bianche. Si è parlato di un ministro che avrebbe all'ultimo momento impedito il broglio andando contro la propria parte politica, di un'opposizione che gridava al "qui ci fregano le elezioni". Il grafico qui sopra, dal punto di vista statistico, è quasi una pistola fumante.
Come negli USA all'indomani dei misteri della Florida e dell'Ohio, chi ha perso le elezioni o le ha vinte per il rotto della cuffia ha rinunciato a rivalersi sui presunti imbroglioni e questo sarebbe spunto per infinite discussioni sul fatto se le elezioni non siano ormai un gigantesco gioco delle parti recitato da attori che interpretano dei ruoli a loro assegnati.

Il caso italiano del 2006 supporterebbe la tesi secondo la quale il broglio perfetto, nei paesi non apertamente dittatoriali o addirittura considerati democratici, si compie quando c'è incertezza del risultato perché vi è una sostanziale parità tra i due schieramenti. Parità che non è detto sia reale ma solo percepita. In quel caso potrebbe essere stata costruita propagandisticamente prima del voto. Infatti, una suddivisione dell'elettorato in due parti quasi uguali è un'eventualità assai poco probabile. Il mio professore di statistica ammoniva di non credere a quei sondaggi che suddividono il campione nelle percentuali 49-51%.
E' evidente che truccare percentuali attorno al 50% è decisamente più facile che attribuire un plebiscito a chi è palesemente sfavorito dalle previsioni di voto. Basta agire sulle cosiddette forchette. Parliamo di previsioni attendibili, ovviamente, non di sondaggi che vanno dove il cliente vuole e della costruzione propagandistica dell'incertezza.

Se la mia teoria venisse dimostrata e fosse vero che nessun elettore del nuovo millennio può più permettersi di disturbare i Manovratori, qualcuno potrebbe obiettare che allora anche le ultime elezioni che hanno visto il trionfo di Barack Obama dovrebbero essere state truccate.
Non lo sappiamo ma quando un candidato è in nettissimo vantaggio delle previsioni di voto, i brogli a suo danno non possono avvenire a meno di svelare apertamente il loro carattere di truffa.
Mi spiego. Il broglio, nel paese democratico, non si deve vedere, si deve appena appena percepire. L'indecisione, il bipartitismo, la suddivisione dell'elettorato in Guelfi e Ghibellini rendono il broglio perfettamente mimetizzato e tale da non suscitare scandalo se non in alcuni inguaribili malfidati.
Avere fatto vincere McCain, in sostanza, sarebbe stata veramente una cosa troppo sporca, da sangue che corre nelle strade.
In quel caso meglio lavorare per ingraziarsi il vincitore e cercare, se ci è potenzialmente ostile, di limitare il danno.

E l'Iran? A mio avviso i brogli governativi ci sono stati ma si è anche lavorato per sabotare dall'interno il regime di Ahmadinejad con una delle ormai solite "rivoluzioni colorate" che piacciono tanto ai Manovratori. Quando i paesi si vestono all'improvviso tutti di arancione o di verde e adottano il medesimo slogan, quando un'opposizione viene fuori dal nulla e si muove coordinata come una testuggine romana, c'è un'organizzazione sotto che spesso viene dal di fuori, non è roba autoctona.
Ho l'impressione che un sincero movimento di opposizione spontanea al regime di Teheran sia stato cinicamente manipolato dall'esterno al fine di dimostrare ancora una volta la perfidia del regime di Ahmadinejad, che deve essere mantenuto a scopo strumentale. Se Ahmadinejad cade, cade anche la necessità della Guerra al Terrorismo. In certi luoghi strategici è meglio tenerci un dittatore che un democratico o riformista. Mossadeq insegna.
Ad ogni modo è stato bello sentire le vergini croniste scandalizzarsi per i pestaggi della polizia iraniana sui manifestanti e per le irruzioni nelle scuole dove dormivano gli studenti. Oplà, non ci ricorda qualcosa?

Tornando all'argomento elezioni. Domenica prossima si rivota anche da noi, per i referenda. Un comitato promotore che crede, per un curioso fenomeno allucinatorio, di vivere in un paese normale e non in una manifestazione teratologica del potere mediatico e del conflitto di interessi, ha indetto una consultazione referendaria per modificare la legge Calderoli. Con il risultato che, se la legge venisse modificata, si rischierebbe la deriva verso il partito unico.
A meno di non pensare al famoso gioco delle parti di chi sta lavorando per il re di Prussia, questo comitato mi pare investito del ruolo che in Gallura era quello di s'accabadora, la donna vestita di nero che entrava nella stanza del morente (in questo caso la democrazia) e gli assestava il colpo di grazia spezzandogli il collo o colpendolo con un mazzuolo.

Update - Ho appena trovato questa segnalazione sul blog di Cinzia Sasso di un recente miracolo elettorale a Praga

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...