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martedì 5 febbraio 2013

Pioggia dorata


Se i mercati, JPMorgan, lo spread, le agenzie di rating, il parrucchiere della Merkel, le Borse mondiali, l'Economist, le istituzioni europee, la stampa collaborazionista e tutto il cucuzzaro reazionario finanziario si sono presi paura dell'ultima monelleria via etere di abberluscone e "lanciano l'allarme", ciò può voler dire una cosa sola e molto semplice. Mi dispiace ripetermi ma sembra proprio tutto un gioco del quale anche B. faccia parte. Altrimenti nessuno avrebbe dato tanto peso ad un leader mummificato ormai fuori uso ed innocuo.
Al gioco ci si è probabilmente prestato già un anno fa - a proposito di trattative, sarà interessante tra vent'anni indagare su questa - e oltre ad aiutare a minare ancor di più la democrazia italiana, che da ultrareazionario qual è non dovrebbe essergli difficile, sapendo di non essere più il prescelto per governare, alza la posta per ottenere qualche ulteriore vantaggio personale. Magari il famoso salvacondotto giudiziario che avremmo dovuto dargli già vent'anni fa, fossimo stati preveggenti. Insomma il nostro unirebbe l'utile al deplorevole.

Tornando al Defcon 2 dei mercati. No, ma veramente pensate, come quelli di Repubblica, che JPMorgan e la finanza casinò si stiano angustiando per noi e del fatto che B. potrebbe ancora okkupare l'Italia per anni, dopo averne ipnotizzato gli elettori, facendoci sprofondare nel baratro, poeri nani?
Quella è gente che si è inventata i Credit Default Swaps, scommesse sul fallimento di aziende prima e poi di interi paesi. Più ti avvicini al baratro - quello reale, dei lavoratori e delle imprese, non quello propagandistico dei bocconari - più perdi il lavoro e più avresti voglia di attaccarti una corda al collo e più loro guadagnano, allargando a dismisura il differenziale tra noi 99% e loro 1%. 

La posta in gioco in Europa è troppo grossa. L'euro mantiene l'eurozona sulla graticola e gli shock esterni finanziari ricorrenti ne minano sempre di più la resistenza - segnale che il tessuto economico reale è ormai immunodeficitario - è in AIDS. Finora la Germania e gli altri paesi del centro hanno goduto dei vantaggi del neomercantilismo che strangola i paesi della periferia e la finanza ci ha fatto sopra il suo gioco sporco di scommesse, ma se il giocattolo dovesse rompersi, magari perché la Francia tirerà fuori la grandeur di salvataggio e rovescerà il tavolo, provocando una reazione a catena in altri paesi ormai stremati dal laccio dell'euro, qualcuno potrebbe cominciare a perdere i sudati guadagni e gli vantaggi economici slealmente ottenuti a danno dei soci. Ecco perché è importante continuare a piazzare i propri esattori e collettori di credito nei punti strategici.

B., in questo gioco al massacro, impersona (benissimo, da attore consumato e bisunto qual è) il ruolo che in Grecia è assegnato ad Alba Dorata. Inserire una minaccia antieurista in un paese per aver ancora più ragione a difendere l'euro e il regime antidemocratico che lo sostiene e spingere ancora più a fondo l'acceleratore verso la messa in discussione della democrazia. E' la strategia dell'infiltrazione. Sono degli sbirri, dopo tutto.
Sapete quanto possa avere in uggia gli elettori di B. Gente boccalona e con incrostazioni di ignoranza inattaccabili dall'acido muriatico che da vent'anni non sa distinguere tra Vanna Marchi - con tutto il rispetto - e uno statista. 
Però, questo messaggio neanche tanto subliminale che gli italiani sono pericolosi perché potrebbero fare una scelta sbagliata alle elezioni rivotando er puzzone e quindi prendiamoli per mano e guidiamoli verso il grande occhio di Euron perché da soli non sono in grado di autodeterminarsi, dovrebbe preoccupare chiunque, soprattutto i Doncamillopepponi che smaniano all'idea di governare un protettorato tedesco per procura  con l'ideologia dello gnocco fritto e del farsi belli con le banche. 

Potrebbe finire come la Grecia, con elezioni da rifare subito perché il risultato non è gradito alla Regina di Prussia, ad esempio se Grillo otterrà più del 20%. Oppure con un risultato a PD azzoppato stile 2006, provvidenzialmente favorito dal porcellum che nessuno ha avuto interesse a sostituire con una nuova legge elettorale,  che costringa la "sinistra" ad assoggettarsi ai voleri del P.U.D.E. (Partito Unico dell'Euro) e con B. nel ruolo di disturbatore ufficiale del manovratore. 
Il proliferare di piccole liste che in un sistema maggioritario non hanno alcuna possibilità di vincere dovrebbe far capire che l'interesse è ancora una volta l'ingovernabilità dell'Italia. Inoltre si inventeranno qualcosa per blindare gli attuali equilibri di forze in senso conservativo e sempre più antidemocratico. Magari con un Monti al Quirinale. Lui dice che non ci pensa, quindi sapete già chi sarà il prossimo dopo Re Giorgio.





mercoledì 12 settembre 2012

Quello che si sa ma non si dice


"Quanto al futuro, ascolti: / i suoi figli fascisti / veleggeranno / verso i mondi della Nuova Preistoria." (Pier Paolo Pasolini, da "Poesia in forma di rosa".)

"I maggiori centri decisionali non saranno tanto nel governo o nel parlamento, quanto nelle direzioni delle grandi imprese e nei sindacati, anch'essi avviati ad un coordinamento internazionale". (Eugenio Cefis, 1972)

Chiunque volesse cimentarsi nell'interpretazione dell'attualità, di questo drammatico passaggio tra Seconda e Terza repubblica, per capire cosa stia succedendo ed azzardare una previsione del nostro futuro, può farlo  utilizzando gli strumenti della nostra Storia, con i suoi preziosi suggerimenti e i tanti indizi che diventano prove.
Perché c'è un filo - o meglio una catena di schiavitù - che lega i destini delle generazioni che hanno vissuto gli anni dal dopoguerra ad oggi. E' una Storia che ha costanti immutabili, che ha incastonata una maledizione  - quella dei "vent'anni"- legata alla ciclicità delle sue crisi, che ha seminato morti e distruzione per ottenere una sola cosa: il declino inarrestabile di un paese - al quale assistiamo impotenti oggi - sacrificato sull'altare di interessi privati e sovranazionali.
Una Storia che non ha avuto pietà dei grandi uomini: industriali, politici e poeti colpevoli di non essersi piegati ma ribellati alle regole, di aver voluto tentare di  cambiare le cose o solo di testimoniare, urlandola, la verità e tanto meno ha avuto pietà degli uomini e donne anonimi che attendevano il loro turno ad uno sportello bancario o il treno in sala d'aspetto, semplici agnelli sacrificali da offrire in olocausto sul solito altare sempre bramoso di sangue innocente.
Una Storia che in prospettiva non ci offre niente di buono ma solo ancora asservimento ad un Potere che sempre di più, mano mano che ogni resistenza ad esso viene meno, pensa di poter decidere della nostra vita e della nostra morte, come un dio onnipotente non solo malvagio ma anche ottuso e quindi ancora troppo umano. Di un'umanità maligna che non riuscirà mai a scrollarsi di dosso.

Questa Storia, così come l'ho analizzata e studiata in questi anni e che credo di avere capito, aggredisce e sconcia le sue vittime, ci annichilisce  tutti - noi che vorremmo tanto vivere in un paese libero di scegliere il proprio destino - e ci abbandona nella solitudine. La solitudine dell'espressione triste di Pasolini che ritrovo in tanti di noi. E' l'insopportabile protervia degli esecutori del Potere che pretendono, con la logica tipica degli usurpatori, di essere ingiudicabili come la moglie di Cesare. Al di sopra della legge di Dio e degli Uomini perché hanno venduto la propria anima agli uomini che vogliono essere Dio. 
E' una Storia lunga quasi settant'anni che comincia con una sconfitta che marchierà questo paese per sempre e lo vincolerà al principio della sovranità limitata. Una storia di trattative sottobanco, di alleanze criminali, di tradimenti. Tutto sempre all'insegna del gattopardismo: della necessità che mai niente cambi veramente. La condanna definitiva ed in giudicato all'ingovernabilità palese ed all'immobilismo occulto della nostra nazione.

Questa Storia ha due punti cardine che permettono di comprendere gli avvenimenti che si sono succeduti in tutti questi anni.
La madre di tutte le trattative, la prima di tante che verranno è la liberazione di Lucky Luciano da un carcere di New York e la sua spedizione in Sicilia per preparare il terreno allo sbarco alleato ed assicurarsi l'appoggio dei boss locali che controllano il territorio. La Mafia diventa così a pieno titolo uno dei soggetti che potranno sedersi al tavolo della pace, assieme ai partiti che nasceranno dalla Resistenza, alla Chiesa ed al potere industriale. La Mafia non è andata al potere negli anni novanta, per intenderci. Godeva già di ottime credenziali nei palazzi del potere.

La madre di tutti gli inciuci, degli accordi sottobanco, delle logiche partitiche di spartizione del potere è invece l'amnistia per i criminali di guerra firmata dal Togliatti ministro nel 1946. I responsabili della guerra appena perduta, dell'alleanza con il nazismo, dell'imperialismo fascista e delle stragi da esso compiute: i Badoglio, i Graziani, i Roatta - Mussolini è stato magnanimamente e strumentalmente concesso in dono al popolo ed alla sua rabbia - vengono non solo graziati ma sulla storia dei crimini di guerra italiani sarà eretto il primo muro di gomma dei tanti che sarebbero seguiti. Abbiamo stuprato, ucciso, torturato in Yugoslavia, siamo stati i primi ad infoibare, avevamo i nostri lager, gli etiopi hanno assaggiato le nostre armi di distruzione di massa - con Mussolini che scriveva proprio "gasateli" sui telegrammi, firmandoli senza pudore - ma da quel momento, grazie ad un innominabile do ut des chiamato pacificazione nazionale diventiamo perfino leggenda: la figura mitologica dell'italiano brava gente. Gli unici, in una guerra che ha visto scatenare i peggiori istinti omicidi in tutti i popoli coinvolti, ad esserne usciti puri come gigli e addirittura ancora più buoni di prima. I comunisti dicono che non si poteva fare altrimenti, che si doveva evitare la guerra civile ma di fatto l'amnistia serve per cancellare qualunque possibilità di giustizia per le vittime e per facilitare la cancellazione di tutte le colpe. Da una parte e dall'altra. 
L'effetto collaterale del patto di sangue con la Mafia - che prima o poi presenterà il conto - e della spartizione delle responsabilità criminali tra le due fazioni in lotta che si annullano a vicenda in nome di una par condicio scellerata è che il fascismo, non necessariamente e solo quello nero, non sarà mai definitivamente sconfitto ma potrà rimanere in sottofondo, in standby, pronto a risorgere appena le circostanze lo permetteranno. Con un golpe magari o, come usa oggi, con un governo che abbia il coraggio, non essendoci più i freni morali, di fare strame direttamente della Costituzione.

Il resto, tutto ciò che è derivato da questi due eventi possiamo farlo scorrere con l'avanti veloce. Mattei e le trame interne ed esterne dell'ENI, la maledizione del petrolio, voleva fare di testa sua, la palla di fuoco di Bascapé. La Mafia, le sette sorelle, Cefis.
Moro e l'apertura a sinistra, con Gladio che vigila e lavora nell'ombra. Il golpe De Lorenzo, il golpe Borghese. Bagattelle. "E' inutile", dirà Eugenio Cefis, l'uomo nero dell'ENI e il fondatore della P2, "il golpe in Italia non si fa con le sciabole e i carri armati ma con il controllo dei media: giornali e televisioni". Un profeta.
Pasolini, l'oracolo poeta, vede e scrive la realtà e ci consegna, immondo e rivoltante, il nostro futuro, questi anni di sangue e merda perché possiamo tentare di difendercene. Vede il legame tra le trame di ieri e dell'oggi - si, proprio quella P2 che sta preparando l'assalto finale alla roccaforte del potere - e lo denuncia, lo urla.  Lo massacrano gridandogli "frocio, comunista". E' morto per colpa delle sue tendenze, diranno.
Il sessantotto, gli studenti. Quelli autentici e quelli infiltrati. C'è una pericolosa alleanza tra operai e studenti che dev'essere spezzata. Ci vuole un rimedio. Le bombe, gli attentati. Sono stati gli anarchici (ma erano i fascisti). La strategia della tensione, il terrorismo che fa rinascere quella guerra civile che Togliatti diceva di voler evitare. Rossi contro neri. I morti per le strade. Milano, Brescia.  Non possiamo permettere che un paese finisca nelle mani dei comunisti. Lo dice Kissinger in un orecchio a Moro, nel 1974, un anno dopo aver chiarito il concetto a Salvador Allende in Cile. Nasce la televisione spazzatura ma la chiamano libera. Tette e culi per spianare la strada all'omologazione, alla volgarità che dovrà minare alla radice per distruggerla la nostra cultura. La tabula rasa che è fondamentale per la terapia dello shock ed il successivo ricondizionamento. Moro e i 55 giorni. Lo massacrano in nome della difesa dello Stato. Era diventato pazzo, diranno. Ustica. Il nostro doppiogiochismo e la pulsione al tradimento. Bologna. Gli allegri ed opulenti anni ottanta. Craxi che firma la sua condanna a Sigonella. La P2, nuova gestione Gelli. Calvi e lo IOR di Monsignor Marcinkus.
Vent'anni. La giostra si ferma. La prima repubblica finisce alla gogna di Mani Pulite. Socialisti, repubblicani, democristiani, scendano, prego. I comunisti no, rimangano per il momento, che ci servono ancora. Per potervi difendere dai comunisti.  Ancora morti. Suicidi molto strani, come quello di Raul Gardini, toccato dalla maledizione dell'ENI trent'anni dopo Mattei. La Montedison che era di Cefis. Una zeppa, il corsaro, uno troppo intraprendente, un'anomalia, un rivale. Troppi galli nel pollaio. Si è suicidato perché avrebbe dovuto testimoniare, diranno.
Craxi e le monetine, Di Pietro sei tutti noi. E poi la trattativa, le stragi, la Mafia che alla fine presenta il conto e in lista c'è segnato proprio tutto. Falcone e Borsellino che hanno volato troppo vicino al Sole.
Si cambia per non cambiare. Ci vuole uno fico, un imprenditore di successo magari, uno del Nord, un milanese ma con agganci a Palermo. Uno con le televisioni, e se non ne ha abbastanza gliele daremo tutte. Anche i giornali. La visione di Cefis. Cefis che disegnava il futuro con Gianfranco Miglio, l'ideologo della Lega. Colui che voleva il Nord in mano ai movimenti federalisti in odore di nazionalsocialismo e il Sud alle Mafie: la vietnamizzazione dell'Italia in nome di chissà quali interessi particolari. Altro che Casaleggio.
E poi lo sdoganamento definitivo del fascismo. La shock therapy a Genova: le botte, le notti cilene, un due tre, arriva Pinochet. La politica del bipolarismo, facciamo finta di essere democratici ed anglosassoni. Prodi e l'euro nato deforme. Prodi e le privatizzazioni. Prodi e, aiuto ci rubano le elezioni. Poi di nuovo l'imprenditore di successo, amico di brave persone come il boss Mangano e benefattore di altri amici come i collezionisti di diari falsi, capitoli mancanti e messaggi cifrati, da tirar fuori al momento giusto. Uno che non paga la corsa del taxi e poi scende ma compra direttamente macchina e tassista. Uno drogato di sé stesso che alla fine è andato in overdose.
Diciassette anni. Peccato, avrebbe superato il record di Mussolini se non avesse avuto il maledetto vizio di non riuscire a salvare le sue aziende dal fallimento. Una zeppa, ormai ci fa perdere clienti.  Inaffidabile, stop. Lo scandaletto a sfondo sessuale è la firma del mandante del golpe morbido, a volerla vedere.
Vent'anni.  La giostra si è fermata di nuovo. Le Mafie dilagano al Nord e presto scalzeranno anche le Leghe pappandosi tutto. L'imprenditore scenda ma rimanga a disposizione per ogni evenienza. I comunisti. I comunisti non ci sono e non servono più. Sono entrati in banca anche loro. Anzi, sono le banche a venire a noi, adesso. Comanda la finanza tossica, nel senso dei derivati, delle stock options, delle put, dello spread,della governance, e della spending review. Non servono più nemmeno i politici. Sono impegnati a contare i soldi. Appena finiranno di contarli gliene daremo altri - li moltiplichiamo come le cellule cancerose - e così via. Fanno finta di stringere alleanze e il giorno dopo di litigare ma l'anno prossimo sarà l'anno del ritorno del monocolore democristiano. L'unico governo possibile. La cultura di questo paese è distrutta, sull'economia stiamo lavorando e non troviamo grossi ostacoli, è un popolo di zombi. Il cervello degli italiani è ormai all'ammasso, è vuoto, lo riempi con qualsiasi cosa, anche con l'illusione che l'ennesimo uomo di spettacolo possa essere la giusta soluzione di governo. Pensate, si illudono ancora di poter cambiare le cose. Ormai ci servono solo quattro professori ottusi ma basterebbe il pilota automatico. Missione compiuta. Si ricomincia. Dunque, dicevamo, la trattativa. Cosa chiedono ancora, adesso?


Sui legami tra i casi Mattei, De Mauro e Pasolini: "Profondo Nero", di Lo Bianco e Rizza
Inchiesta di RaiNews24:  parte I  - parte II

domenica 22 aprile 2012

L'intollerabile eresia della sovranità nazionale


Eccola, Cristina Fernandez de Kirchner, la Presidenta eretica, mentre sta per pronunciare le parole che, alle  orecchie dei devoti della deità monetaria globalizzata, sono parse sonore bestemmie: nazionalizzazione, interesse nazionale e sovranità nazionale. 

Attraverso la "legge sul recupero della sovranità nazionale sugli idrocarburi" proposta dal governo all'approvazione del Parlamento, lo stato argentino riacquisirà il 51% della Società YPF (attualmente di proprietà della spagnola Repsol). Di questo 51%, il 51% sarà controllato dallo stato centrale e il 49% dai governi delle provincie petrolifere argentine. Il 49% del patrimonio azionario di YPF rimarrà ai privati, nazionali o stranieri.
I motivi della nazionalizzazione del 51% di YPF decisa ora dal governo argentino - anche se Fernandez ha tenuto a ribadire che non si tratta di una decisione governativa ma statale, cercate di capire la sottile differenza, - sono molto semplici.
Da quando ha acquisito il controllo su YPF, Repsol ha fatto molto per aumentare i propri profitti, dirottarli altrove e diminuire gli investimenti nel paese ospite. Tanto che l'Argentina, paese produttore, l'anno scorso ha dovuto importare petrolio per il consumo interno come mai prima nella sua storia.

La YPF s.a., la compagnia petrolifera nazionale, l'ENI argentina, per intenderci, fu privatizzata e (s)venduta alla Repsol spagnola dal presidente Menem negli anni novanta. Quelli del saccheggio, della riedizione moderna e potenziata dei pirati autolegalizzatisi e delle multinazionali psicopatiche che andavano in Sudamerica a far bottino senza ottenere particolare resistenza da parte della classe politica locale. Anzi, il profumo dei soldi, elargiti a man bassa da chi poteva ad una Casta bulimica, rendeva tutti molto accomodanti e ben poco patriottici. 
Furono gli anni della privatizzazione della telefonia argentina "per aprire alla concorrenza" (vero Telecom?) e che finì in un odioso cartello tra compagnie telefoniche straniere che praticavano le tariffe più alte del mondo e costringevano gli argentini a dover fare a meno del telefono. 
Gli anni in cui l'Argentina era tanto simpatica perché i suoi bond ci avrebbero fatto guadagnare tanto in poco tempo, dicevano i cialtroni in giacca e cravatta, i volonterosi carnefici dell'ultraviolenza finanziaria, proponendoli  ai pensionati con qualche milioncino di risparmi, senza informarli dell'altissima rischiosità di un investimento su un paese sull'orlo del default. Rischiosità della quale erano invece perfettamente informati i vampiri dell'alta finanza che scommettevano, allora come oggi, sul prossimo paese che sarebbe andato in default. L'Argentina il default lo visse nel 2001.

Cristina ci ha solo ricordato che le multinazionali e la finanza mondiale si comportano come i virus, che una volta infettato l'ospite lo spolpano fino ad ucciderlo e che la privatizzazione di tutto non è proprio questa gran figata. Visto che esiste una cosa polverosa ed antica chiamata "sovranità nazionale" (lo so, per noi italiani è un concetto quasi incomprensibile, visto che conosciamo solo la versione limitata della sovranità), la Presidenta ha reclamato il diritto del proprio paese di poter disporre dei propri giacimenti e della ricchezza che da loro può provenire. A maggior ragione in tempi di pick oil e di guerre create ad arte per andarsi a prendere in giro per il mondo gli ultimi giacimenti disponibili. 
Solo che, fin che lo fanno gli USA e i loro maggiordomi tipo l'Italia, che spende milioni di dollari nel militare per fare la comparsa raccoglibriciole in Afghanistan, va bene; quando tenta di farlo un paese sovrano che pensa al proprio interesse nazionale ed al proprio popolo (una parola che quasi nessun governante pronuncia più)  e non giustifica le vessazioni sul proprio popolo, appunto, con il "ce lo chiede l'Europa", per esempio, si grida all'insubordinazione.

La sovranità nazionale, l'essere padroni delle proprie ricchezze. Concetti demodé e pericolosi perchè mettono a nudo le magagne del sistema globalizzato, quindi eretici. Gli eretici che pronunciano l'eresia vanno bruciati sul rogo.
Si è fatto molto colore ironico, sui giornali, sul fantasma di Evita che pareva ispirare Cristina da tutti i poster alle pareti ma io penso che il principio enunciato da Fernandez non sarebbe dispiaciuto affatto ad  un altro illustre fantasma: quello del visionario Enrico Mattei
A proposito di italiani. C'è già chi ora trema per i dividendi del CEO di ENEL  e Mr. Jeeves Monti, il maggiordomo inglese a capo dell'Italia, ha perfino scritto a Cristina, tutto preoccupato per le conseguenze della nazionalizzazione petrolifera argentina ai danni di ENI, con la Merkel dietro che suggeriva, pungolandolo: "Dì che glielo chiede l'Europa!"
Prima di ingenerare confusioni, visto che l'impresentabile politica italiana già grida contro l'intollerabile arbitrio della Presidenta, per farsi bella con i banchieri, ricordiamo che l'Argentina, per esempio, dal 2010 ha una legge che equipara le unioni omosessuali a quelle eterosessuali e dal 2009 una legge che limita fortemente la concentrazione privata sui mezzi di comunicazione. Praticamente una legge contro il conflitto di interessi. Sicuramente il peronismo ha ottenuto di più e può considerarsi più efficace politicamente e perfino più di sinistra del Partito Democratico.

L'arma convenzionale del sistema per combattere l'eresia dei paesi emergenti  come i BRICS, l'Argentina e quelli che si ribellano alla dittatura del FMI, è la denigrazione dei loro successi.
Mi piacciono soprattutto coloro che dicono che i dati della resurrezione argentina sono fasulli. Dovrebbero, per correttezza, chiedere anche a Obama, al FMI  e a tutti i geni della lampada mondiali; dai capi di stato ai ministri dell'economia fino all'ultimo banchiere, compresi quelli che sono stati nominati salvatori della patria dall'oggi al domani perché rischiavano di far fallire le proprie banche, gli imprenditori della provvidenza scesi in politica per non fallire, e gli altri incapaci messi a giocare con le vite degli altri mentre ne arraffavano i patrimoni, se anche i loro conti possono essere definiti in ordine. 
La dichiarazione infedele e il falso in bilancio sono il vero motore del nostro tempo e l'unico modo per mascherare il fallimento completo strutturale e profondo del sistema stesso, ostaggio del gioco truccato della Finanza.  Chi è senza peccato, direbbe il Nazareno ritornato sulla Terra, scagli il primo libro contabile.
Del resto, dopo l'11 settembre, possono davvero farci credere qualunque cosa. Che siamo in crisi, che oggi la crisi è finita, che no, occorre ancora un poco di sangue nostro e dei nostri figli, che stiamo uscendo dalla crisi; no aspetta, ancora qualche tassa qua e là e abbiamo finito o finiremo come la Grecia, no noi non siamo la Grecia, dobbiamo tassarvi se no finiamo come la Grecia, la crisi è finita, no è ricominciata, anzi la crisi è finita, andate in pace. 
Que se vayan todos, ma veramente.

mercoledì 17 gennaio 2007

Gli amici degli amici

C’è un problema di fondo, credo, nelle polemiche pro o contro l’ampliamento della base militare americana a Vicenza e riguarda la consapevolezza che noi italiani abbiamo della nostra sovranità limitata.

Siamo ancora convinti di essere padroni in casa propria, di essere come i francesi o gli spagnoli che se vogliono possono dire no alle richieste del governo americano.
Eppure ogni volta che è successo qualcosa come Ustica, la strage del Cermis, l’assassinio di Nicola Calipari, tanto per citare i casi più noti, abbiamo solo avuto la riprova e la dimostrazione ultima di chi è il padrone in casa nostra.

E allora perché non lo si ammette una volta per tutte? Perché si fa finta di non capire?
Da De Gasperi in giù, fino a Prodi, si è sempre fatto come padrone comanda e allora il problema non è chi governa, che secondo i casi sarà apertamente amico degli americani oppure amico di nascosto per salvare le apparenze, il problema è come fare a diventare finalmente un paese sovrano che può permettersi di dire "no, stavolta non mi va" e di girarsi dall’altra parte.

Prendiamo l’ultimo caso, la base militare a Vicenza. Sottoscrivo ciò che hanno già detto sull’argomento Stefania e Gianfalco, non credo ci sia nulla da aggiungere nello specifico. Voglio solo far notare, in questi miei pensieri a ruota libera, come tutte le parti politiche, nessuna esclusa, di fronte al grande tabù della sovranità limitata, non perdano mai l’occasione di recitare il proprio ruolo nella commedia dell’arte e nel gioco delle parti.

Il governo di centrosinistra sa benissimo che dovrà dire si perché non è lui che decide ma fa finta di nicchiare e prende tempo, tanto è abituato a tergiversare e manda avanti D’Alema nella parte del cattivo con i baffi. L’ala estrema della coalizione, che è a perfetta conoscenza del fatto della sovranità limitata e sa che bisognerà dire si perché non è Prodi che decide, fa rumore e minaccia chissà quali sconquassi.
Il grande artista da avanspettacolo Berlusconi sa benissimo che il governo, il cui leader si è anche profuso in baci e abbracci con Kissinger e Olmert, dovrà dire si perché non è lui che decide, ma fa finta di non saperlo e interpreta il ruolo del “grande amico degli americani” che li difende in esclusiva e un tanto al chilo dal governo “non più affidabile”. Rispolvera il Carosone di “Tu vuo’ fa l’americano” e come bis ti fa pure “maccarone, tu mi hai provocato e mo’ me te magno”.

E’ questa presa in giro di noi italiani da parte della classe politica che mi disgusta. A me l’antiemetico, please.
Dobbiamo avere il coraggio di dirlo. L’unico che ebbe i coglioni di mandare gli americani a quel paese perchè stavano esagerando fu Craxi, durante la crisi di Sigonella, seguita all’episodio dell’Achille Lauro. Ma fu solo quell’unica volta e poi Bettino è finito molto male, come Moro che voleva addirittura formare un governo di testa sua il giorno stesso del suo rapimento. Tu guarda la sfiga!

La sovranità limitata e la sottomissione non c’entrano un piffero con l’amicizia e l’alleanza, che sono sentimenti che dovrebbero presupporre l’eguaglianza tra le parti. E non c'entra con l'antiamericanismo, che è solo un modo per cambiare discorso e non affrontare il problema.
Essa nasce nel 1943 dalla necessità di evitare che i comunisti allora stalinisti, troppo rappresentati nelle file dei partigiani, vadano al governo a guerra finita ed è un prodotto della dottrina della Guerra Fredda. Roba vecchia? Dietro la salvezza dell’Italia c’erano anche altri interessi. Inoltre, non sapendo dare vere risposte di giustizia sociale in alternativa al socialismo, e in preda ad un delirio di conquista senza fine, il nostro sistema di democrazia da esportazione ha ancora bisogno dell’alibi dell’anticomunismo per sopravvivere. L’anticomunismo è un cadavere che viene tenuto in piedi come le mummie della cripta dei Cappuccini di Palermo viste in “Cadaveri eccellenti”, un morto vestito dei suoi vecchi stracci che spaventa ancora ma che è irrimediabilmente morto.

Conosciamo a memoria la frase cult dei cosiddetti liberali-liberisti: “gli americani ci hanno salvato dal comunismo”.
Dal comunismo forse ma non dalla Mafia. Si sa, il governo americano ha il vizio di farsi rappresentare all’estero da gente dalla quale non acquisteresti mai un’auto usata, e in questo caso per rappresentare i loro interessi in terra italica scelsero fior di mafiosi come Lucky Luciano, liberato dal gabbio newyorchese dove scontava una pena per traffico di droga e inviato come ambasciatore privilegiato in Sicilia per catechizzare i padrini locali prima dello sbarco, come ricorda in questo articolo Andrea Camilleri (in fondo alla pagina).

Si sa che la Mafia non fa mai favori per niente e così da cinquant’anni, vuoi che sia solo una coincidenza?, il nostro povero Sud è oppresso dalle cellule locali del cancro mafioso - che paradossalmente Mussolini bene o male aveva combattuto efficacemente – e le metastasi si sono estese sempre più oltre il Sud fino a contaminare i sepolcri imbiancati della finanza e dell'economia “pulite”. Grazie, avercene di amici ed alleati così.

Non c’entra un piffero l’antiamericanismo, che è solo un modo per tappare la bocca agli altri ed evitare le critiche. Bisognerebbe solo avere una classe politica in grado di costruire un rapporto veramente paritario con gli Stati Uniti. Ci vorrebbe anche un altro governo americano come auspicano tanti americani stufi di questi guerrafondai che mandano a morire i loro figli per un pugno di dollari, ma questo è un altro discorso.

Enrico Mattei in un’intervista raccontò l’episodio del gattino al quale i cani prepotenti non volevano far mangiare la zuppa. “Noi siamo stufi di essere come quel gattino”, disse il presidente dell’ENI, alludendo alle prepotenze che aveva dovuto subire dalle “Sette Sorelle” del petrolio, ovvero dai rappresentanti degli interessi americani.
Io aggiungo che sarebbe ora che noi italiani non fossimo più come il gattino della foto, quello sotto a tutti gli altri. Senza finire male come Mattei.

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