mercoledì 1 maggio 2013

Dobbiamo fidarci degli esperti

Come vengono realizzate le prospezioni geofisiche

In questo post avevo già raccontato del gigantesco impianto di stoccaggio di gas metano realizzato da Edison s.p.a. sotto un territorio molto vasto che comprende diversi comuni della provincia di Ravenna, tra i quali la mia città, e delle perplessità che esso aveva indotto nella popolazione, soprattutto a seguito del sisma emiliano dell'anno scorso, delle eventuali relazioni tra attività umana e sismicità indotta e la concomitante controversia relativa alla realizzazione di un altro deposito di gas, quello di Rivara, che la regione aveva poi deciso di sospendere.

Ora, come ci raccontano i giornali locali, siamo alla seconda fase, quella delle prospezioni geofisiche che dureranno diversi mesi su un'area stimata in 110 kmq. e che sono finalizzate, dice, all'ottimizzazione dell'esercizio della centrale di stoccaggio. In pratica, si tratta di indurre sollecitazioni nel terreno attraverso propagazione nel sottosuolo di onde elastiche prodotte artificialmente in prossimità della superficie.
Però c'è dell'altro. Oltre al collaudo del sito di stoccaggio, le attività di indagine geofisica risultano destinate anche alla ricerca di nuovi giacimenti, come dimostra la concessione di permessi per la ricerca di gas metano in altri territori che andrebbero a coprire, oltre alla provincia di Ravenna, già interessata dal deposito, quelle di Ferrara e Bologna. Le imprese attualmente coinvolte nelle concessioni sono oltre ad Edison (centrale di stoccaggio gas di S. Potito Cotignola), Enel Longanesi e Gygam Energy Italia, mentre la società che ha in appalto le operazioni di prospezione geofisica è la Geotec s.p.a.

Detto che questo territorio è stato già trivellato in lungo e in largo fin dai tempi di Mattei, questo proliferare di concessioni per nuove ricerche e coltivazioni di gas e tutto questo martellare una zona delicata dal punto di vista sismico, è tutta cosa buona e giusta, come descrivono i giornali che, conoscendoli, tendono a rispondere ai principi del "va tutto ben, madama la marchesa" e "non disturbare il manovratore"? Visto che siamo in piena era di Economia dei Disastri, dai quali, lo sapete, può derivare un gran frullo di pìccioli, un po' di apprensione è più che comprensibile. Visto poi che, in questi casi, le decisioni importanti le prendono i politici sempre più proni agli interessi dei colossi energetici, di entrambi i quali ci fidiamo assai poco. 

Timidamente l'anno scorso, proprio in seguito al terremoto di Mirandola, si era cominciato a parlare di sismicità indotta da attività antropiche come quelle coinvolte nel campo energetico come trivellazioni, reiniezioni di fluidi e geotermia ma perfino da costruzioni di dighe ed attività mineraria. 
Attendiamo ancora fiduciosi i risultati della commissione internazionale di inchiesta sull'eventuale ruolo di attività antropiche nell'insorgenza del sisma emiliano del 2012, richiesta dal governatore Errani (su sollecitazione del M5S) e controfirmata dalla Protezione Civile e a tutt'oggi bloccata per un curioso intreccio con la questione dei Marò.
Sullo stato dell'arte della commissione, suggerisco la visione di questo video del Movimento 5 Stelle Emilia Romagna.

Si attende inoltre la conclusione dei tre filoni di inchiesta della magistratura di Modena sulle eventuali responsabilità umane nel sisma, uno dei quali su eventuali attività illecite di fracking sul territorio colpito.
Un inchiesta doverosa, visto che, se ancora non risultano autorizzazioni ufficiali al fracking in Italia, esistono progetti e volontà da parte dei politici di apertura per il futuro a quel tipo di sfruttamento del sottosuolo a fini energetici. Modalità assai controversa e discussa soprattutto negli Stati Uniti, a causa dei rischi di sismicità indotta che presenta.

Quello sulla sismicità indotta è un filone di ricerca che nel resto del mondo produce innumerevoli studi ma che in Italia è praticamente sconosciuto e ha sempre goduto di uno storico ostracismo ufficiale fin dai tempi del Vajont, quando, è noto, furono ignorati fenomeni di sismicità indotta nella zona del monte Toc, rivelati solo dopo la tragedia.
E' possibile trovare una raccolta di documenti molto interessanti sull'argomento della sismicità indotta sul sito del progetto StoHaz (Valutazione della pericolosità sismica naturale e indotta dei serbatoi naturali di stoccaggio di gas, e degli strumenti di controllo e monitoraggio delle attività), finanziato nell’ambito dell’Accordo quadro 2012-2021 siglato tra il Dipartimento Nazionale della Protezione Civile (DPC) e l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV).

Ebbene, gli studi internazionali, compresi quelli governativi statunitensi, non negano più il fatto che attività di estrazione di gas come il fracking ma non solo, anche la trivellazione, la costruzione di dighe, l'attività mineraria ed altre attività antropiche possano produrre attività sismica indotta, sa modesta a intensa, su una faglia esistente. Negli Stati Uniti sono stati registrati sismi di discreta entità anche in zone considerate non sismiche, in concomitanza o a seguito di attività antropiche. Molti paesi osteggiano la pratica del fracking. La Francia, ad esempio, ha deciso di proibirla sul suo territorio.
E' importante quindi sapere se questa pratica è già stata applicata nel nostro paese o no e se si prevede di autorizzarla in futuro, assieme ad altre attività potenzialmente a rischio. Questo per predisporre le necessarie procedure di valutazione del rischio da parte di organismi indipendenti e facenti gli interessi dei cittadini e non di chi è in palese conflitto di interesse.

Uno degli scienziati coinvolti nel progetto StoHaz, scrive in questo articolo:
"In tempi recenti, in Italia si stanno studiando le possibilità di stoccare gas metano nel sottosuolo, prevalentemente in giacimenti esauriti. 
Nelle valutazioni di impatto ambientale presentate a corredo delle richieste di questi progetti, non è infrequente trovare una generale sottovalutazione della sismicità indotta, sia per aree naturalmente asismiche o sismiche. Per queste ultime talvolta ci si spinge ad considerare che una eventuale sismicità indotta non farebbe altro che limitarsi ad anticipare eventi che prima o poi sarebbero occorsi comunque. 
Questa considerazione è sbagliata per i motivi sopra esposti (la sismicità indotta non segue la distribuzione statistica di quella naturale, le accelerazioni sono maggiori) ma soprattutto perché il fattore tempo non può comunque essere considerato ininfluente. 
Gli ultimi studi sulla pericolosità sismica in Italia mostrano che per buona parte del territorio nazionale esiste un deficit di protezione dato che sono ora state classificate sismiche zone che prima non erano ritenute tali e dove quindi non si progettava in modo antisismico. Pertanto in queste aree non è auspicabile che i terremoti avvengano prima dei loro tempi naturali, dato che adeguare le abitazioni e le altre strutture strategiche (scuole, ospedali, uffici pubblici, ecc.) richiederà comunque molto tempo." 
Un punto di vista assolutamente sensato e scientifico. Ora però torniamo nel nostro mondo reale governato dal bisinissi e vediamo, da qui in avanti, in quali mani siamo.

"Facciamo chiarezza: non esistono correlazioni tra estrazioni petrolifere e terremoto
In seguito alle notizie apparse sul web e riprese da diversi organi di stampa e da alcune trasmissioni televisive riguardo alla presunta correlazione tra attività petrolifere e il recente terremoto che ha colpito l’Emilia Romagna, la redazione di petrolioegas.it ha raccolto una serie di testimonianze di esperti, riconosciuti dal mondo scientifico internazionali, in cui emerge chiaramente che non esiste alcun nesso tra questi due fenomeni. Le notizie apparse sono quindi pretestuose e senza alcun avvallo da parte della comunità scientifica."
(Non vado neanche a leggere se esistono rischi sulle attività di prospezione geofisica attualmente in atto sotto al mio sedere, perché conosco già la risposta.)

Apperò, qui non si utilizza più il metodo scientifico della possibilità e della probabilità, che lasciano sempre la porta aperta a nuove acquisizioni di conoscenza, non si usa la formula "allo stato attuale dell'arte non risultano, ecc." ma prevale l'assolutismo del dogma. 
Alcuni esperti (quelli decisi da noi) dicono che non vi è nesso tra attività petrolifere e terremoto e quindi, zitti. Ché noi ci occupiamo di attività petrolifere e, come al cavajere nero, non ci dovete cacà er cazzo.
Capito? Tanto i giornali per i quali in cucina va tutto bene perché l'ha detto il cuoco e i giornalettacci che fingono di fare informazione indipendente ma non sono meglio della merda webbeminkia che sbeffeggiano,  appoggeranno senz'altro la causa del dogma. 

Ora una chicca finale. Tra gli esperti citati dal comunicato di Geotec vi è una nota conoscenza, il prof. Boschi.
Cercando aggiornamenti sull'inchiesta della Procura di Modena sul sisma emiliano del 2012 ho trovato questa notizia, riportata da diversi giornali e dal Fatto Quotidiano, sull'apertura il 25 marzo 2013 di un terzo filone d'inchiesta sulla base delle dichiarazioni di Boschi e dell'on. Giovanardi nel corso di un convegno organizzato nel 2008 proprio in relazione al progetto del deposito di stoccaggio di Rivara.
Soprattutto però ho trovato casualmente questo video.
Non vi rovino la sorpresa di scoprire da voi cosa dissero Giovanardi (vabbé) e soprattutto Boschi, l'esperto internazionale citato nel sito di Geotec, nel corso di quell'incontro.
Non per essere cattivi ma voi ditemi se dobbiamo e possiamo fidarci.



lunedì 29 aprile 2013

Il governo primavera del Dottorino Morte


Non so se siete a conoscenza del fatto che questo nuovo governo Letta bello de zio  è convinto di andare in Europa (diciamo meglio, in Germania) a "rinegoziare" i patti e le condizioni di partecipazione al Battle Royale dell'euro. Insomma, questi fanno credere al popolo stremato dalla crisi che andranno là con il ditino alzato ad agitarlo in faccia alla Merkel, che lei si impietosirà e cancellerà il Fiscal Compact chiedendo pure scusa.
Che rimedieranno invece in risposta un pernacchio con la mano molle, anche se chi glielo farà sarà tedesco e non partenopeo, evitano di aggiungerlo. Eppure quel simpaticone di Schauble ha già fatto preventivamente capire che non se ne parla nemmeno di discutere il primato teutonico e le regole da Piano Funk reloaded applicate ai vicini europei. Manco era fatto il governo e già dettava le condizioni per la nostra sopravvivenza

Quindi, secondo il mio modesto parere, questo governo parte già con un piede affondato in una menzogna non da poco, direi colossale. Una menzogna che potrà non sembrare tale al piddino che è convinto che l'euro ci abbia salvato dall'iperinflazione delle carriole ma che appare insultante e disgustosa a chi sa qual è il problema e cosa occorrerebbe per risolverlo.
Vedremo come riusciranno a rivendere in casa la figura da peracottari e le quattro palle che rimedieranno a Berlino. I media dovranno sfoggiare veramente tutte le loro doti di persuasione e manipolazione della realtà per far ingoiare la balla agli italiani.

Per il resto, che si può dire di questo governo di Große Inkulation, dove viene sancita l'inevitabilità dell'accettazione del ricatto berlusconiano e la disponibilità del PD a fare di tutto pur di tornare al potere?
Dal punto di vista umano, essendo un governo TINA, potevano andar bene anche il mio parrucchiere, il tuo fruttivendolo e il suo gommista.
Sembra il governo dei bimbi in colonia dai preti in montagna e si ha la sensazione che abbiano mandato in campo la primavera. Nomi tutto sommato sacrificabili se le cose dovessero andare male. Per esempio se il Re Nano non fosse soddisfatto di come gli hanno impiattato il salvacondotto e, con il malcontento crescente per le manovre lacrime e sangue che dovranno indubbiamente fare per "morire per Maastricht", non decidesse di rovesciare il tavolo ed andare ad elezioni per vincere di nuovo. Tanto questo è un governo a DNA piddino, lui non c'è e non c'è alcun  nome importante PDL presente, stanno tutti in panchina, anzi in tribuna d'onore. Non ci sono nemmeno pezzi da novanta piddini, quelli che se la cavano sempre, per la verità, a parte bello de zio, quindi l'ipotesi primavera (e inciucio) è confermata. Governo di pupi, di AmbrAngiolini Alfani con l'auricolare collegato al puparo. Gente che esegue gli ordini, non abbaia e non sporca.

E' un governo di ggiovani, secondo il parametro italiano secondo il quale a quarant'anni sei ancora un poppante con il latte sulle labbra. Un governo di ministri immagine, con una bella dose di paraculaggine tipicamente cattocomunista e centovetrine pour épater le piddin
Le sette donne, ad esempio, come se l'esperienza Fornero non dimostrasse che essere donna non basta, se non a fare demagogia e femminismo vista mare; la dottoressa di colore utile per far saltare subito il salvavita razzista della Lega e sviare l'attenzione, visto che lo ius soli, mi dispiace, non è argomento da economia di guerra quale stiamo vivendo, ma materia per tempi di vacche grasse.
La ex campionessa tantobbrava, il giovane turco, la vecchia marpiona radicale, il banchiere all'economia, i ciellini a mazzetti. 
Le pidielline che da settimane monopolizzavano tutti i talk show e ora capiamo perché: una, la De Girolamo,  convinta che la lontra sia un uccello, all'agricoltura e Meg Ryan Lorenzin paracadutata alla salute (sempre meglio comunque di Sacconi che aveva la mogliera in Farmindustria) e che forse è giusto capisca poco di medicina, tanto lì si dovrà solo privatizzare, mi sa. 

Come è la reazione del popolo al nuovo governo? Il piddino si è subito mutato in una nuova specie: il potevandarepeggista, variante del vediamoliprimalloperista. La congolese e la campionessa, le migranti modello lusso funzionano perfettamente: fanno dimenticare il Quagliariello alla manipolazione della Costituzione ad usum caimani e i tecnici superstiti del governo Monti ancora tra le palle. Noto un certo entusiasmo nei piddini, poeri nani. Non sarà il meraviglioso governo di cambiamento di Bersani che il Grillo bastardo e cattivo ha impedito loro di fare ma questo dei bimbi in colonia potrà accontentarne comunque  l'aspirazione alla mediocrità e permetter loro di identificarcisi in pieno.

Noi che abbiamo votato altrimenti e siamo cani fuori dall'uscio non ci sentiamo rappresentati da questo governucolo ma è un bene, è un motivo d'orgoglio. Vederli oggi, chiusi al Trianon a suonar campanelle a morto per l'Italia e festeggiare mentre fuori la follia o la disperazione (sperando non si tratti di altro) colpivano i soliti innocenti, li ha allontanati ancora di più dal mondo reale e dalla nostra comprensione.
Non solo, ma sentirli pronunciare quelle parole sacre, quel "giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne le leggi, nell'esclusivo interesse della nazione, ecc.", ecco, soprattutto quell'esclusivo interesse della nazione, pensando a condoni, insabbiamenti e patti inconfessabili, a me ha fatto l'effetto di un porco***  in chiesa.

sabato 27 aprile 2013

La misura è colma




Dal PUDE Pravo di stamani:
"Giustizia, il piano del Cavaliere: "Congelare i processi ora si può" E punta alla nomina a senatore a vita.
Il centrodestra con le larghe intese spera di creare un clima di pacificazione, per evitare che i processi aperti a carico di Berlusconi (Mediaset, Ruby, Unipol, De Gregorio) arrivino a una condanna e all'interdizione dai pubblici uffici. Trattativa più dura per le difficoltà del Pd su corruzione, prescrizione e anti-riciclaggio."

La Santanché ieri sera da Lerner parlava addirittura di un risarcimento che spetterebbe a B. per tutti questi anni di persecuzione. Sono d'accordo. Già che quelli sono pronti a cedere su ogni fronte, perché non approfittarne per ricapitalizzare?

Quello che fa salire la rabbia blu nel sangue è che quelli del Partito Bestemmia non se ne vergognano di mostrare il motivo vero dell'inciucio, ne parlano orgogliosi attraverso i loro organetti di regime, con i giornalisti cazzuti che ancora scrivono o ci torturano con il dibattito serale di autocoscienza piddina spaccamaroni a reti unificate. 
Non se ne vergognano probabilmente perché così, in cambio, salveranno le loro amate banche e i loro amministratori corrotti che supervalutano le autostrade; le loro migliaia di tirapiedi, simpatizzanti, zdore, parassiti e apparatchiki.

Io non ce la faccio più a sentire piddini che danno la colpa a Grillo (ovvero all'ultimo arrivato signor nessuno) della nostra situazione. Dopo una trattativa tra Stato e Mafia nata sul sangue di Falcone e Borsellino, dopo vent'anni di governo consociativo lega-mafioso che ha vietnamizzato l'Italia, dopo l'euro, dopo la colonizzazione selvaggia dei paesi economicamente dominanti e dopo vent'anni di collaborazionismo affaristico della sinistra che è stata comperata a suon di banche e posti sicuri nelle partecipate per i loro tirapiedi corrotti, passati immuni sulle braci ardenti della Prima Repubblica proprio per servire da ricattabili nella seconda. 

Non ce la faccio più a sentire queste minchiate. Ad ascoltare gente talmente stolta da non accorgersi di essere stata venduta come gli schiavi a poteri che hanno solo in mente la conservazione del privilegio ai nostri (e loro, dei piddini) danni, la continuazione della lotta di classe con altri mezzi; gente i cui ideali sono stati barattati per il classico piatto di lenticchie da traditori che la storia giudicherà come i peggiori mai esistiti. E' solo questione di tempo.

E' colpa di Grillo, già, dell'unica nota stonata nel concerto, dell'unica stecca di corno, non dell'orchestra e del direttore; di una classe dirigente di sinistra da vomito, tenuta per le palle da vent'anni dal più innominabile dei poteri e che ha arraffato tutte le briciole che esso le ha lasciato e poi, ingolosita ha accettato di partecipare alla spoliazione definitiva del popolo. Con dei sindacalisti che il primo maggio, dopo il concerto dei soliti chitarrosi di partito pagati con i nostri soldi pubblici, fanno il muso feroce  con il cappellino da Cipputi  all'indietro e poi il giorno dopo ridono e si scompisciano a tavola con i padroni. La merda ha più dignità di costoro.

Andate avanti così, piddini, che fate i delusi e i dolenti con il lutto fresco ma ancora non volete capire chi esattamente vi ha fottuto perché la fine del sogno sarebbe troppo dura da accettare per voi. 
Gettatevi nel baratro con gli altri lemmings contenti ed orgogliosi di aver partecipato alla buffonata a pagamento delle primarie, la bella pensata che ha consentito ai vostri dirigenti di avere il tempo di trovare meglio il buco da fottervi e di ridere anche dopo alle vostre spalle.

Io non ce la faccio più a sentirvi ma so che dovrò purtroppo subire sulla mia pelle i frutti della vostra incommensurabile imbecillità. E ora toglietemi pure l'amicizia, smettete di seguirmi su Twitter, non leggete più questo blog e annatevene affanculo.

giovedì 25 aprile 2013

Morire per l'euro?


E così hanno mandato a praticare l'eutanasia alla povera ragazza in coma il dottorino giovane che rassicura tanto e dal quale non ti aspetteresti mai l'iniezione letale ma solo il Buscopan. Un giovine perfetto pour épater le piddin, così ammodino, cattolico e pure de sinistra, questa parola ormai così squalificata, come avrebbe detto Gaber. L'inganno perfetto, il torturatore buono che ti illude che il tormento sia finito ma che ti riconsegnerà presto nelle mani dei peggiori sadici.

Questo Gauleiter piddino scelto da chi comanda davvero per mettere a ferro e fuoco le ultime resistenze italiche e sottometterle all'Europa (alias Germania) è veramente perfetto per il ruolo. Un caso in cui il film si reggerà proprio sulla scelta felice del casting e del protagonista. Era da tanto che ci sperava, e mica solo dal 2011, quando s'offrì tanto per la causa montiana del governo tecnico, come dimostra questa celeberrima missiva che Monti, (casualmente?), regge ben in favore di telecamera. A futura memoria. Manca solo il "riveriamo".

Il pizzino inviato nel 2001 da Letta a Monti e da lui mostrato (casualmente?) in favore di telecamera

Nel post "A Letta con il nemico" del 2008 descrivevo il suo fervore anti-antiberlusconiano, preludio al coming out e successiva ufficializzazione matrimoniale della relazione ventennale tra il suo partito e il vecchio e il suo proporsi come berluschinogiovane modello terza repubblica per un futuro governo d'inciucio.
Apro una brevissima parentesi commemorativa. Rivolgiamo un pensiero affettuoso a Matteo Renzi che, anche lui, ci aveva tanto sperato e s'era offerto, ma che s'è beccato invece un "ragazzo, lasciaci lavorare" ed è stato messo solo a fare il palo fuori dalla banca. Così, se passa il metronotte, ci scambia qualche battuta in toscano e lo distrae.

Banca, perché ho detto banca? Mah, perché questo inciucio immondo sembra proprio la conferma di ciò che sospettavamo. La difesa della robba prima dell'invasione. Mediaset da una parte e Monte Paschi dall'altra. Forse hanno promesso di non toccargliele mentre si dedicheranno allo stupro di guerra di ENI, SNAM, Finmeccanica e ciò che resta dei nostri asset - per non parlare delle povere imprese indifese - sotto gli occhi del primo liquidatore, il Draghi Smaug a guardia del tesoro.

E non pensate che la cosa sia nata dalla mente geniale di giorgionapolitano in questi ultimi giorni. Come preannunciavo in questo post, ci hanno trattato come i greci, come gente che ha votato alla cazzo e ora deve essere rieducata.
Ce l'hanno diluita in modo omeopatico ma la porcata era un'agenda ben pianificata. La pantomima attorno all'incarico a Bersani nella parte dell'utile idiota con l'abile mossa di dare a bere ai piddini che la colpa del mancato glorioso governo di rinnovamento era colpadigrillo (così avrebbero avuto già bell'e pronta la negazione psicotica della realtà come prima fase dell'elaborazione del lutto per la perdita del partito di riferimento). Poi la seconda pantomima con lo psicodramma piddino del Quirinale, con il pepe del redde rationem tra i compari d'anello e i compagni di merende. La terza, con il sacrificio di napolitanogiorgio e il gran finale col botto dell'incarico al nipote di suo zio. Hanno fatto tutto i piddini da soli, eh? B. e gli altri assistevano solamente. Il famoso pilota automatico.

Ormai perfino i piddini più ottusi cominciano ad intuire che abbiamo qualche problema con l'euro e con il predominio della Germania (per onestà intellettuale bisogna ammettere che i berlusconidi  ci sono arrivati da un pezzo, ahimè).
Ebbene, vi annuncio con magno gaudio che Enrico Letta è un fanatico dell'euro. Addirittura, come recita il titolo di un suo libercolo del 1997, vorrebbe morire per Maastricht. La sua idea non è però il kamikaze solitario che si lancia sulla portaerei americana al grido di "Tenno heika banzai!" ma il suicidio di massa stile Guyana del Reverendo Jones. Dobbiamo morire tutti per Maastricht, sostiene questo bel tomo. E il fatto è che possiede tutta l'ingnoranza per farlo.

Dalla presentazione sul sito IBS del libercolo si legge: 
"La strategia argomentativa di Letta presenta l'unione monetaria come il primo approdo di un coerente percorso verso l'unità, durato un quarantennio. L'originalità del percorso - prima l'economia, poi la politica - non comporta rischi secondo l'autore. Riflette piuttosto un'acquisita "simbiosi" di politica ed economia, di cui i parametri di Maastricht sono un'espressione sostanzialmente corretta e che ha già dato buona prova di sé nel risanamento economico degli ultimi anni. Il processo non va interrotto, ma semmai completato, anche attraverso un maggiore e più consapevole contributo italiano." 
E' tutto qui, il prossimo suicidio di massa italiano. Credo di aver spiegato ormai alla nausea, riprendendo autori assolutamente autorevoli di ogni parte del mondo, che l'aver cominciato dalla moneta unica prima di completare l'unione politica, fiscale, economica e culturale dell'Europa (per chi ci teneva tanto a questa immane minchiata, il famoso fogno) ha rappresentato un errore fatale di programmazione che, quando è arrivato lo shock esterno nel 2008, ha mandato il sistema in schermata blu.
Lo sapevano che sarebbe successo, non solo perché stava scritto fin dal 1961 nella teoria dell'Area Valutaria Ottimale (che un bimbetto sveglio come Letta non dovrebbe ignorare, visto che è un fondamentale). Lo sapevano i leader degli anni ottanta, i tanto bistrattati Thatcher e Craxi, che oggi rischiano di apparirci come inascoltati salvatori della patria che, dio non voglia, dovremo rimpiangere.

Quindi questi euromorituri o sono idioti o sanno perfettamente cosa stanno facendo. E cosa stanno facendo è ormai chiaro. I collaborazionisti di coloro che hanno scatenato, approfittando di un casino globale provocato dai guastatori finanziari, una guerra economica di espansione verso il Lebensraum mediterraneo.
Finirà male per tutti, anche per chi oggi dà quattro palle a tutti, perché l'economia ha poche regole, forse solo una, la legge della domanda e dell'offerta, e quando non ci saranno più importatori e compratori, morti per fame, esportatori e venditori creperanno anche loro. Come diceva Keynes?

P.S. Oggi 25 aprile l'ELetta, offerto in streaming per noi, con il suo eloquio da ipnotizzatore democristiano, un vero marine della politica, di quelli da assalto, ha messo agilmente in buca il duo Crimi-Lombardi. Due pischelli rei, agli occhi dei twitteri, di non essere lui un Che Guevara e lei una Evita Peron.
Come sempre ci si è concentrati sul dettaglio e sull'apparire e non sull'essere e sul totale. Nessuno ha notato il fatto non marginale che i due non governeranno e che il nipote prodigio, ogni tre parole, ci infila l'Europa, non l'Italia.
L'Europa che sappiamo, che ci sbeffeggia attraverso quel frustrato di Schauble al quale oggi nessuno ha risposto, di questi Quisling traditori da quattro soldi, con un bel "fatti i cazzi toi, vastaso!"
Schauble che ha mandato a quel paese proprio il Letta che aveva detto agli amici che sarebbe andato in Europa a rinegoziare e a romper culi. La risposta della Germania l'ha avuta prima ancora di cominciare. E una risposta l'ha avuta anche, se vogliamo, Grillo che vuole essere invaso dall'efficienza teutonica. (Un'idea nemmeno originale.)

Cari piddini e affini, affidatevi pure alle cure del giovane primario e, se la paziente Italia muore, datene pure la colpa all'addetto all'obitorio.

martedì 23 aprile 2013

Farsi belli col sol di luglio. Perché il partito antieuro tedesco non mi convince del tutto


Questo articolo del blog "Voci dalla Germania" , strumento assolutamente indispensabile per capire cosa accade relativamente ai fatti economici all'interno del core 'ngrato europeo, presenta le motivazioni ed illustra il programma del neo partito antieuro tedesco Alternative für Deutschland, fondato dall'economista amburghese Bernd Lucke appena il 14 aprile scorso (bel numero il 14, soprattutto pensando al mese di luglio).
C'è molta attesa per la prima prestazione elettorale in autunno di questa nuova entità politica che si presenta come fortemente critica delle politiche economiche della signora Merkel e di tutto l'impianto dell'eurozona. I sondaggi - da prendere sempre con il forcone - le attribuiscono un 17% di consensi come entry level. Staremo a vedere.
Intanto vediamo cosa si propongono di fare i suoi leader e se la loro ricetta antieuro potrebbe essere vantaggiosa anche per noi o si tratta di una mezza sòla come certi prodotti tedeschi made in China.

Nel programma elettorale di AfD si legge:
"Chiediamo uno scioglimento ordinato della zona Euro. La Germania non ha bisogno dell'Euro. Altri paesi sono stati invece danneggiati dalla moneta unica."  [articolo citato]
Sullo scioglimento ordinato e sul fatto che l'euro abbia danneggiato altri paesi non ci piove. E' sul fatto che "la Germania non ha bisogno dell'euro" che nascono le prime perplessità.



La Germania ha avuto bisogno eccome dell'euro, come ammette perfino Romano Prodi in questo ormai famosissimo video.
Vi ricordate la Germania malata d'Europa nel post guerra fredda che, porella, non riusciva ad accumulare surplus? Senza nulla togliere all'operosità, serietà e produttività teutoniche, nel grafico qui sopra si vede chiaramente che, dall'introduzione dell'euro, la Germania dal 2003 al 2008  è cresciuta costantemente di più dell'Italia ed ha potuto riprenderci molto meglio dopo lo shock esterno finanziario del 2008 che ha provocato l'attuale crisi economica.
Guardiamo i livelli di produttività del 1994 per entrambi i paesi, che grosso modo si equivalgono. Ad oggi quello della Germania è aumentato considerevolmente, mentre noi siamo ritornati alla casella di partenza del 1992. Con l'aggravante che tutto ciò che avevamo costruito in vent'anni, nonostante la casta, la cricca, la corruzione e le mafie, che non ci avevano impedito comunque di arrivare ad essere la quinta potenza economica mondiale, è stato distrutto. Vent'anni sprecati e regalati alla concorrenza senza neppure un grazie in cambio.
Perché l'euro, pensato più come supermarco che come vera moneta unica europea, ha creato uno squilibrio tra il centro e la periferia meridionale (come era stato ampiamente previsto) ed ha imposto il principio della concorrenza che, se nel libero mercato tra aziende porta vantaggi, tra paesi legati ad un vincolo di cambio provoca solo miseria, distruzione e morte per i più deboli e un vantaggio drogato per i più forti. Non solo, ma la Germania si è avvantaggiata anche grazie a deroghe ai trattati europei in barba agli altri soci, come ricorda Antonio Maria Rinaldi:
"Pochi sanno che nello stesso Trattato di Maastricht, firmato il 7 febbraio del 1992, vi erano previsti per vent’anni, ma ancora inspiegabilmente non abrogati, aiuti statali in deroga ad appannaggio dei territori ex DDR! Aiuti che non sono stati mai previsti o concessi dalla Commissione Europea neanche a favore delle aree più depresse dell’Unione Europea e che continuano a favorire oltremodo la competitività delle aziende tedesche specialmente nei confronti delle nostre, uniche in grado di contrastarle sul piano tecnologico."
Insomma, la Germania deve ringraziare l'euro con preci e ceri alla Madonna, altro che "non ne ha bisogno". Per giunta, l'euro diventato l'arma da usare contro paesi presunti alleati divenuti invece competitors ha prodotto un vantaggio che non è andato a favore del popolo tedesco ma dei soliti  Scheiße Kapitalisten, come dimostrano altri dati sempre più preoccupanti sull'impoverimento e l'aumento della diseguaglianza sociale in Germania.
E' stato proprio a causa di questo impoverimento, della solita privatizzazione dei profitti e socializzazione delle perdite, con lo spauracchio di dover mantenere popolazioni straniere percepite dal tedesco medio sottoposto alla propaganda eurista come sfaccendate e mangiapane a ufo ed uniche responsabili delle loro miserie, che è alla fine nato un partito come Alternative für Deutschland. Altrimenti, se la crisi e l'ingiustizia sociale non fossero arrivati a toccare il Volk, mi verrebbe da dire che col cavolo qualcuno in Germania parlerebbe di uscire dall'euro.

Veniamo al punto che ancor meno mi persuade del programma di AfD. Cito sempre da "Voci dalla Germania":
"AfD chiede "la reintroduzione delle monete nazionali, oppure la creazione di unioni monetarie più piccole e più stabili". La reintroduzione del D-Mark non dovrebbe essere considerata un tabù.
Come dovrebbe realizzarsi la dissoluzione dell'Eurozona non è pero' scritto nel programma. Lucke  tuttavia ha spiegato in alcune interviste e negli articoli specialistici che pensa all'introduzione di alcune valute parallele. Nei paesi in crisi i governi ormai di fatto insolventi potrebbero introdurre una nuova valuta accanto all'Euro, ad esempio una nuova Drachma. La nuova moneta si svaluterebbe, semplificando l'adeguamento dei prezzi.  I vecchi contratti, i beni e le proprietà resterebbero denominati in Euro, in modo da evitare un bank-run e le conseguenti turbolenze, chiarisce Lucke. Dopo una prima fase di passaggio, i paesi avrebbero la possibilità di uscire definitivamente dall'Euro. Questo permetterebbe loro di ripartire, secondo Lucke, dopo essere rimasti intrappolati in una spirale di recessione e tagli. "[articolo citato]
Sulla reintroduzione del D-Mark siamo d'accordo, purché significhi: 1) l'uscita unilaterale della Germania dall'eurozona, con il cosiddetto piano Dscenario considerato tutto sommato meno traumatico per l'intera eurozona che l'uscita per disperazione di Grecia o Cipro o prossimamente di  Italia o Francia, non dovessero bastare per quest'ultima le concessioni della BCE a stampare moneta, a noi ovviamente negate. Oppure: 2) Un più conveniente liberi tutti. Eliminare l'euro completamente e ritornare ognuno alla propria moneta nazionale, applicando il principio della LEX MONETAE.
Questo parlare da parte di AfD di reintrodurre il marco oppure frammentare l'unione monetaria in altre più piccole, oppure, oppure, oltre al non parlare chiaramente del COME, dimostra un'indecisione che non convince ma che forse è motivata, diciamo meglio, condizionata, dall'indubbia situazione di vantaggio della Germania rispetto ai partners dell'eurozona rispetto all'euro.

Del resto, in questo articolo uscito su Le Monde nel 2011 (tradotto da Carmen Gallus di "Voci dall'estero", altra fonte inesauribile di informazione economica), un gruppo di economisti francesi, tra i quali Jacques Sapir, proponeva un progetto di uscita dall'euro molto interessante e più deciso, dal quale traggo tre passaggi significativi.

1) Nei singoli paesi dell’area saranno ricreate delle valute nazionali. Ciò avverrà scambiando un euro attuale contro un’unità della nuova moneta. Per i biglietti, occorrerà semplicemente un breve periodo di transizione, durante il quale sulle vecchie banconote – emesse da ciascuna banca nazionale, ora recanti un segno distintivo per paese (contrassegnate con “U” per la Francia) – sarà impresso un timbro, prima che venga stampata una quantità sufficiente di nuove banconote in vista dello scambio. Per le monete, lo scambio potrà essere fatto molto rapidamente, poiché hanno già una faccia nazionale.
2) Alla data di uscita dall’euro, i tassi di cambio delle nuove valute nazionali tra loro, saranno definiti di comune accordo, per ripristinare normali rapporti commerciali. Ecco l’unico modo valido per risolvere il problema principale, che è il debito estero netto. Si prenderà in considerazione l’aumento dei prezzi in ciascun paese dopo la creazione dell’euro, e la situazione del commercio estero. Le svalutazioni e le rivalutazioni necessarie saranno definite nei confronti di una unità di conto Europea, il cui valore internazionale sarà calcolato come media ponderata dei tassi di cambio delle valute nazionali, come è avvenuto per il vecchio écu.

3) All’interno di ogni paese rimarranno invariati, alla data dell’uscita, i prezzi di beni e servizi, nonché i valori delle attività e dei conti bancari. La scomparsa dell’euro farà sì che il debito pubblico di ciascuno Stato sia convertito nella moneta nazionale corrispondente, a prescindere dei creditori, con esclusione di coloro che detengono dei crediti commerciali. Al contrario, i debiti esteri di operatori privati, come i loro crediti commerciali esteri, saranno convertiti nell’unità di conto Europea. Sebbene questa soluzione favorisca i paesi forti e discrimini i paesi più deboli, è l’unica soluzione realistica per garantire la sostenibilità dei contratti precedenti. [fonte]

I francesi parlano di unità di conto europea, non di euro, riguardo al debito privato con l'estero. Non è una cosa da poco. Come abbiamo visto, questa unità di conto europea risulterebbe dalla media ponderata dei tassi di cambio delle nuove valute nazionali.
Lasciare invece il debito estero in Euro, ovvero con il vincolo del cambio fisso, come vuol fare, se non ho capito male AfD, fa venire il dubbio, se mi perdonate la volgarità, che i tedeschi vogliano fare i sodomiti con l'ECU degli altri ovvero, ancor più volgarmente, non vogliano rimetterci un centesimo.

L'impressione è che, in uno scenario di euro exit nel quale non sarebbe esclusa affatto per i  paesi membri l'ipotesi del default e della ristrutturazione dei debiti nazionali (un modo elegante per dire "non paghiamo"),  i tedeschi, anche quelli "buoni" di AfD, non vogliano comunque perdere il vantaggio che gli deriva dall'essere creditori dei paesi periferici.
Mi piace anche il fatto che, dopo questa "prima fase" de passaggio, ovvero dopo essere usciti ma anche no dall'eurozona e l'aver prima pagato i debiti contratti con il creditore tedesco in euro,  i paesi della periferia avrebbero la possibilità di uscire definitivamente. Un biglietto d'uscita da pagare, insomma. "Chi siete? Dove andate? Quanti siete? Due euro."
Grazie  Bernd, ma per allora, se avremo ancora a che fare con l'euro in qualunque modo, come direbbe Keynes, saremo tutti morti.

AfD inoltre vuole rinegoziare i trattati europei affinché venga contemplata la possibilità di uscita dalla moneta unica e la libera scelta della propria moneta da parte di ogni paese ma, guaglio', se usciamo tutti dall'euro, non facciamo prima? Tanto non è che ci ricaschiamo e che AfD creda molto nel sogno europeo, visto che afferma: "Respingiamo con decisione una Transferunion e uno stato centrale europeo". Ovvero i requisiti fondamentali di un'Area Valutaria Ottimale, unico modo per far funzionare senza troppi danni una moneta unica.

In conclusione. L'impressione che ho tratto da questo primo incontro con il programma di AfD, per quanto riguarda ciò che interessa anche noi italiani, in quanto periferia danneggiata dall'euro, è la seguente.
Sembra che questo nuovo partito non sappia ancora bene cosa vuole e paghi il limite del dover contenere i danni inevitabili al predominio tedesco nell'eurozona derivanti dalla rottura del giocattolo euro e il ridimensionamento forzoso del sogno tedesco di dominio, non più militare ma economico, e dall'altra giustificare comunque la necessità dell'uscita dall'euro. Dovrà lottare non solo contro il complesso industriale tedesco che non vorrà rinunciare ai vantaggi della moneta unica ma con un'opinione pubblica fortemente condizionata dal moralismo propagandistico sui mangiaspaghetti del sud che sarà indotta a pensare che uscire dall'euro è male e che la disuguaglianza e l'impoverimento non sono attribuibili all'euro ma a qualche "nemico" esterno. Non sarà facile. Auguri.




(P. S. Ho iniziato ad interessarmi di economia da quando l'economia ha cominciato ad interessarsi insistentemente a me. La mia analisi non è quindi esente da eventuali errori ed omissioni. Se sbalio mi corigerete. Senza tirare in ballo però carriole, cavallette e rate del mutuo che se no m'incazzo. L'antidoto alle eurominkiate, per chi ne ha bisogno, è qui. )

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