Visualizzazione post con etichetta tradimento. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta tradimento. Mostra tutti i post

martedì 18 novembre 2014

PD's Anatomy


Questa sera offro alla vostra riflessione alcuni brani di un articolo di Giulio Sapelli che è più impietoso di un referto autoptico e che condivido per l'analisi dell'attuale classe dirigente piddina dello gnocco fritto e della ribollita, quella tosco-emiliana, quella che ha partorito Renzi, Delrio, la De Micheli, Poletti, Gozi, Franceschini e altri bei pezzi da novanta, il cui acume economico riempie paginate di storify che, non fossero tragici, darebbero lo spunto continuo per nuovi volumi di barzellette.

Quella di Sapelli è una bella rievocazione storica degli anni novanta e di quello che chiama “golpe morbido”. Di quando cioè, essendo già avvenuto il divorzio tra Banca d'Italia e Tesoro, si preparava il terreno alla cavalcata eroica delle valkirie filotedesche verso la moneta unica o l'unica moneta per soggiogarli tutti, l'euro.
"Gli anni in cui la triade capitale internazionale, capitale nazionale teso al rent seeking delle privatizzazioni senza liberalizzazioni (Da Rold insegna) e magistratura, tutte mossero all’attacco di ciò che si opponeva al disegno della conquista economica dell’Italia. Come ciò che accade oggi sotto i nostri occhi per via europea teutonicamente egemonica. La corruzione certo dilagante offrì l’estro, come del resto accadde e accade sempre in tutto il mondo.
Risparmiò, la triade, solo le alte cariche dello Stato perché le cuspidi della Pubblica amministrazione si adeguarono prontamente al nuovo padrone e risparmiarono altresì gli esponenti delle subculture comunista e della sinistra cattolica democristiana.
Nobili tradizioni. Quella cattolica mutò rapidamente di pelle e divenne le più solerte sostenitrice della nuova dislocazione delle forze in campo, stringendo formidabili rapporti con il mondo bancario nominando alla sua testa i suoi rappresentanti più illustri, oltre a dominare il campo delle privatizzazioni in una inusuale alleanza con ciò che rimaneva della massoneria post-nittiana e post-beneduciana.
I comunisti ebbero un travaglio più tormentato. Sconfissero sul campo, grazie alla cultura della fedeltà indiscussa al partito, quei settori della magistratura e degli interessi occulti che volevano trascinare anch’essi nel baratro della galera. Si salvarono i vertici. Pagarono i secondi, anche se avevano il nome di Primo. Fu una prova del fuoco a cui si sottrassero coloro che successero al vecchio gruppo dirigente dopo la morte di Alessandro Natta. I giovani turchi dalemiani e veltroniani vestirono allora gli smoking del capitale finanziario e della liberalizzazione senza criterio tecnico o scientifico. Costruirono un’identità dimidiata del nuovo partito che veniva facendosi nella perdita dell’insediamento storico: ossia operai, artigiani, piccoli imprenditori, intellettuali di altissimo livello. A ciò sostituirono un insediamento nuovo e volatile, tenuto insieme non più dalla politica ma dalla propaganda, ossia dalla politica minorata: l’impiego pubblico, gli intellettuali della moda e dei rotocalchi alla Eco, i bancari e i banchieri, quei magistrati protesi a trasformare l’ordine giudiziario in potere.
Una cosa però accadde: tragica. Nel vecchio PCI mai nessun emiliano e toscano era mai assurto alla segreteria politica, alla cuspide del partito, dove regnavano da sempre torinesi e romani con qualche sarda e nobile inserzione. Itoscani e gli emiliani erano le furerie addette ai carriaggi e alla manutenzione del sistema burocratico e amministrativo locale e nazionale. Esseri di serie B: ammirati ma distanziati dalla politica di largo respiro. Addetti al finanziamento e alla propaganda. Costoro, i rifiutati, erano considerati utili idioti - in senso tecnico, appunto -, quasi i componenti della cosiddetta sinistra indipendente, i quali dovevano solo e sempre loro fornire tecnici e pontieri a un partito operaista e di competenze umanistiche piuttosto che economiche. E dovevano offrire in primo luogo legittimazione borghese a un partito che tutto era meno che borghese. La mutazione del Partito democratico nelle sua varie fasi ha rovesciato quel sistema di formazione della cuspide della classe politica ex comunista: ora a comandare sono gli esclusi di allora. Privi di logica politica in senso pieno ossia strategico, continuano ad amministrare piuttosto che a dirigere, anche quando a dirigere sono chiamati. La recente avventura bersaniana è una sorta di rappresentazione drammatica di tutto questo. L’antiberlusconismo è la loro sola e unica vis politica e polemica. Di qui il pragmatismo dei Bersani e dei gruppi che li circondano con un fare post-democristiano che solo Cossiga seppe bene descrivere." (fonte)
A proposito di Bersani, quello che nell'immaginario propagandistico piddino è LA BRAVA PERSONA (sottintendendo che gli altri sono evidentemente pendagli da forca?) Eccovi un estratto da un'intervista rilasciata al Financial Times nel 2012 e ripresa in questo articolo. Dopo aver dichiarato che "non intende rinegoziare il Fiscal Compact e gli altri trattati - ma non avevamo dubbi - Bersani presenta le sue credenziali europee:
"I have helped Italy join the euro, I am the secretary-general of the most pro-European party of Italy, and I have supported all the policies and reforms that Europe has asked us to do over the years,” he says, smoking his trademark Toscano cigar.
“We want to accelerate the integration process as a remedy to fight the recession that is hurting the whole of Europe. So far we have taken some important steps forwards but more has to be done.”
Mr Bersani rejects the populist, anti-German stance adopted by Mr Berlusconi.
“I am not going to quarrel with Germany. I want Italy to have a serious, frank and friendly relationship with Germany based on rational and realistic arguments,” Mr Bersani said. “In fact I agree with many of the criticisms Germany makes to countries like Italy because I made the same criticism to Mr Berlusconi.”

Non ve lo traduco tanto lo capite lo stesso, avendo fatto sicuramente l'Erasmus. Pensate che questi, non solo ci hanno consegnato mani e piedi legati all'Europa ma ora si apprestano a metterci al collo il cappio del (Bad) TTIP. L'unconditional surrender nelle mani di quelle brave persone dei CEO delle multinazionali tipo Monsanto o Union Carbide. La bhopalizzazione globale. Se volete sapere cos'è il Transatlantic Trade and Investment Partnership, leggete questo esemplare post di Bagnai.
Auguri. Grazie alla peggiore morchia piddina, ottenuta scartavetrando il fondo del comunismo all'italiana, lavoreremo vent'anni di più e guadagneremo come se fossimo bambini del Bangladesh.

venerdì 14 novembre 2014

Il tallone d'Achilli. La sinistra e le resistenze


L'intelligencjia di sinistra rappresenta un fenomenale serbatoio di case studies di psicologia dinamica. Osservarne il comportamento in condizioni di stress, come abbiamo la fortuna di poter fare in questo periodo storico, è illuminante. Lo stress allenta alcune difese, ne amplifica altre, attiva i meccanismi di difesa ed emergono tutte le tonalità particolari (isterica, ossessiva, narcisistica e masochistica) delle resistenze di quella che Wilhelm Reich chiamava corazza caratteriale. Corazza che mantiene l'Io attaccato alla malattia ed esprime la resistenza alla guarigione, al cambiamento, all'ammissione dei propri errori (nel caso della buona fede) e/o del proprio tradimento (nel caso della colpevolezza per alcune scelte scellerate), con il conseguente rifiuto nevrotico dell'unica soluzione possibile al problema, nel qui ed ora; ovvero un'inevitabile rottura con il  passato ed il suo superamento.
Lo stress post-traumatico da shock sistemico però elicita anche le risposte forse più interessanti per l'osservatore. Quelle che provengono incontrollate dal lato oscuro, quello più profondo della deriva dissociativa, la scissione psicotica del "mamma, cos'hai fatto!" dei Norman Bates de sinistra, ovvero della negazione allucinatoria dell'essere responsabili dei propri fatali errori e complicità e della proiezione della colpa sugli altri: in primis sugli oggetti sui quali agire l'anti-ismo rituale (su Berlusconi prima, oggi su Grillo) e il primadoveravatismo.

Lo spunto per queste riflessioni è un articolo su "Politica  e Economia", una sorta di incontro leopardiano tra un venditore di almanacchi anni '60 tipo Lotta Comunista, Riccardo Achilli e un viaggiatore, Sergio Cesaratto.
Stanno discutendo, come perfino a sinistra sono ormai costretti dall'emergenza a fare, di uscita dalla trappola dell'eurozona. Trascrivo il punto di vista di Achilli - rimandandovi al testo originale per le risposte fin troppo signorili ma assai puntuali di Cesaratto - perché è un sunto perfetto di cosa è la forma mentis e tutto lo spettro patologico, dalla nevrosi alla sociopatia, di quella che ancora chiamiamo sinistra perché è giusto chiamare i carnefici con il loro nome. Sono meravigliosi i compagni perché parlano come sotto siero della verità, senza pudore e senza vergogna, in un perfetto stream of unconsciousness.

Premette Achilli:
"A mio parere l'idea di fuoriuscita dall'euro non è praticabile, non solo per motivi economici (isolandosi dai mercati finanziari prima o poi si paga pegno, ed i controlli sui flussi di capitale possono essere fatti per un periodo breve, pena lo strangolamento per autarchia) ma soprattutto per motivi politici (torneremmo all'Europa degli Stati nazione in competizione commerciale, in un periodo di grave crisi economica, e la risposta nord europea alla svalutazione competitiva mediterranea sarebbe quella di barriere protezionistiche di vario genere. Le conseguenze in termini di tensioni geo politiche sarebbero evidenti, e tornare a Napoleone III contro Bismarck mi sembra un pochino pericoloso). Di uscita ordinata e concordata nemmeno a parlarne. Non ci sono le condizioni politiche, a meno di sterminare l'intero establishment politico ed economico europeo."
Niente di nuovo. Qui agisce la regressione ad infante soggetto alla pedagogia nera luterana così ben introiettata come Super-Io dai volonterosi seguaci del neopaternalismo con il ditino alzato dei padroni europei e propagandato 24h24 dai loro spin mediatici. Se non fai le riforme, ovvero i compiti, starai un mese senza cartoni. Siete cialtroni, fannulloni (ovvero improduttivi), ladri e vi masturbate troppo.
Avete notato che le scenette "satiriche" accessorie dei talk show dei famigli del ministero della propaganda, come quest'ultimo dedicato alla Renzijugendsono tutte improntate all'autorazzismo ed all'inoculazione dell'autocommiserazione? Faccio notare tra parentesi che, secondo la tradizione classica, l'oggetto della satira è sempre il potente, mai il sottoposto. Ridere del greco impoverito e del giovane disoccupato (disoccupato, s'intende, perché non ha voglia di lavorare, difetto abbastanza diffuso in Italia ma sicuramente non da generalizzare con i metodi subdoli dell'odioso stereotipo razzista) non è satira, è sberleffo. Il ricco che sbeffeggia la disgrazia del povero non è satira. E il servo che sbeffeggia la disgrazia del povero per conto del ricco è un infame.

L'Italiano e il Greco vengono pseudospeciati, rattizzati e considerati portatori di peste in quanto espressioni del concetto di nazionalismo, forse il principale oggetto fobico della sinistra di cui il fascismo diventa solo l'epifenomeno. Tutto ciò che è utile a combattere il nazionalismo è accettabile, perfino il più bieco e neoaristocratico nonché ultracapitalistico progetto di regressione del modo di produzione da industriale a schiavistico quale quello in atto in Europa e nel mondo. Per un fatale equivoco storico, la globalizzazione e la sua tendenza all'omologazione attraverso la destrutturazione delle diverse culture ed identità viene vista dalla sinistra, attraverso il prisma fobico dell'avversione per il nazionalismo, come incarnazione ultima dell'ideale internazionalista. Il meticciato e il caos etico dell'ideologia gender sono imposti dall'aristocrazia come feticci e parodie di valori, propagandati dal paneuropeismo avanguardia della dittatura delle multinazionali che, dopo essersene servito come strumento di conquista del continente, spazzerà via per ultimo il fin troppo molesto e nefasto nazionalismo tedesco, vengono scambiati dal frame di sinistra come ugualitarismo (figuriamoci!), antirazzismo e, appunto, internazionalismo.
Di questa cecità antinazionalista e dell'equivoco internazionalista è logica conseguenza l'apologia della sudditanza:
"Ciò premesso, nel breve periodo abbiamo due alternative: Renzi con qualche grado di libertà (premesso che comunque la sovranità economica nazionale non esiste più almeno dal 2011) cioè Renzi che, entro alcuni limiti, può scegliere il "come" raggiungere obiettivi eterodeterminati, oppure Renzi commissariato, cioè Renzi che non può nemmeno avere un minimo di voce in capitolo sul come raggiungere questi obiettivi prefissati dall'Europa.
Ebbene, io scelgo il Renzi commissariato per tre motivi:
a) perché guida un manipolo di incapaci, incompetenti e cialtroni. Lo vediamo dalla qualità delle politiche economiche scelte, dalla "fantasia" sulle coperture finanziare dei provvedimenti, dall'assenza di una sia pur minima idea generale del Paese, da riforme istituzionali (ad iniziare dalla riforma Delrio sulle province) assolutamente scombinate e pericolose;
b) perché, dato che le riforme istituzionali interessano marginalmente l'Europa, e ingorgano il Parlamento, c'è la speranza che un commissariamento porti le riforme istituzionali su un binario morto. Salviamo il salvabile. Non possiamo salvare l'economia e la società dall'euro-trappola, perlomeno cerchiamo di salvare le istituzioni della democrazia, in attesa di tempi migliori;c) perché la limitata autonomia di Renzi passa per il tramite di un accordo con FI, in cui quest'ultima entrerà organicamente dentro il Governo. Ed il negoziato, per chi non se ne è accorto, è già partito. Personalmente, ritengo che una futura riscossa del Paese passi anche da fattori civili e morali. Un condannato per un reato socialmente odioso come l'evasione fiscale non può tornare a dettare l'agenda di governo del Paese. I partigiani vinsero la loro guerra morale nel Paese perché mostrano una superiorità culturale ed etica rispetto alla meschinità piccolo borghese del fascismo...

(Scusate, interrompo, avete sentito la scossa di terremoto? Gli esperti di fracking dovrebbero pensare di usare questo tipo di oscenità dirompenti per fratturare lo scisto. Potrebbe essere assai conveniente.)

Il senso è questo: noi della sinistra ci facciamo incantare dalle sirene dell'ultraliberismo (mai che qualcuno di questi compagni ci spieghi anche PERCHE'); applichiamo le shock therapies eterodirette poi, quando un paese è distrutto pretendiamo ancora di governare perché i veri principi della sinistra non muoiono con la sinistra potenzialmente ridotta a percentuali da albumina dalla furia popolare.
E quali diavolo sarebbero i fattori civili e morali?
Di solito, quando maggiormente rischia di essere scoperta nel suo gioco sporco al servizio del Capitale, tanto più la sinistra ripiega dall'economico al "privato" e smania di egualitarismo, irrora il buonismo, bercia di cosmetica dei diritti civili, pratica il femminismo lisergico e si erge a paladina dell'antirazzismo ed antifascismo, mentre ovviamente difende l'indotto legato all'industria dell'emigrazione. Più dà dei razzisti e fascisti ad altri, più si sta comportando in modo razzista e fascista contro i suoi stessi simpatizzanti ed elettori e più deve mettere in atto come difese la sublimazione e la formazione reattiva. Facilmente si cade nel ridicolo. Stamattina il Fatto Quotidiano titolava, a proposito dei disordini di Tor Sapienza, nati dal solito esperimento di etologia applicata alla convivenza tra cittadini: "LO STATO SI ARRENDE AI FASCISTI". Il Fatto, non il Rude Pravo.

Tornando al pelide Achilli, ed agli infiniti lutti addotti agli achei dall'Europa. Dall'impasse si esce affidandoci alla Troika, ovvero al più bieco e transuranico potere capitalistico. Tanto più che, commissariandoci, se non ci fanno il mazzo tanto, c'è perfino la possibilità che ci scappi la rivoluzione proletaria:
"Viceversa, è possibile che un completo commissariamento di Renzi stimoli una riscossa patriottica in un popolo depresso e incapace di reazione, ed inoltre lo metta finalmente di fronte alla miseria, allo squallore, alla cialtronaggine tecnica, politica ed umana della sua classe dirigente.
Dopodiché è vero che non si può lanciare il "W la Trojka" come slogan politico. Sarebbe un suicidio politico, di consenso, ecc. ecc. Ma fortunatamente, per quanto mi riguarda, non ho l'obiettivo di prendere voti, quindi cerco di ragionare con la mia testa, liberamente. Quello che però reputo pericoloso, e sbagliato, è difendere un feticcio di sovranità nazionale che non esiste più, il che riviene a difendere la diarchia Renzi/Berlusconi, che sarà inevitabilmente benedetta da Napolitano.
Se poi mi si convince che esiste un'altra strada, praticabile e non onirica, ovviamente sarò ben contento di seguirla."
Questo è il passaggio più dissociato ed allucinatorio perché, oltre alla contraddizione dell'uso del termine "patriottico", che l'autore dovrebbe riconoscere come reflusso fascista e nazionalista ma che gli è evidentemente scappato per un'improvvisa incontinenza sfinterica, ancora una volta parla di quella "classe dirigente" come se non fosse quella del partito, delle partecipate e delle cooperative rosse. Qui, di solito scatta una tipica negazione: "Ma il PD non è la sinistra!"

Perché Achilli non è capace di indignarsi per l'ormai certo golpe del 2011 e considera un fatto normale la perdita di sovranità che in fondo è anche la sua, per non parlare dell'incomprensibile alleanza di governo della sinistra con il condannato per evasione fiscale? Chi sono gli incompetenti e cialtroni di cui parla se non coloro che sono stati scelti da Renzi, il segretario del maggiore partito della sinistra scelto dal popolo dei militanti del partito della sinistra? Un'altra possibile tipica negazione a questo punto sarebbe: "Ma quella non è la vera sinistra!

Non è forse la pellaccia del serpentone metamorfico sparsa per tutto il paese, non è il partito che impone le azdore di fila con l'obbligo del non capire un cazzo nei posti altrimenti riservati agli esperti di economia (quantunque, sentiti certi economisti) a stringere nelle sue spire il collo della nostra economia? Quello che non vede l'ora di deindustrializzare il paese come nemmeno la Thatcher per l'interesse della finanza in cambio della possibilità di divertirsi un po' con l'odiata borghesia con il pungolo della patrimoniale?

Perché non è possibile uscire dall'eurotrappola se non sottomettendosi ai neo-schiavisti del TTIP ed alle loro Hartztruppen, il che pare un'obiettiva assurdità?

Che sia un problema esclusivamente ideologico? Forse se non avesse passato il suo tempo, come gran parte di coloro che si rifanno ad una visione agorafobica e manicomiale del marxismo, ad aver paura di essere condannato come  piccolo-borghese, idealista e fascista e di ricevere la riprovazione di un proletario inesistente e fantasmatico, per citare Costanzo Preve, Achilli si renderebbe conto della colossale cantonata presa dalla sinistra continentale nei confronti del progetto paneuropeo reazionario mascherato da Stati Uniti d'Europa e del potenziale rivoluzionario rappresentato dal concetto di riscossa nazionale attivata dalla solita vecchia coscienza infelice borghese. Qualcuno a sinistra comincia ad uscire dal torpore, comincia a capire e a vedere l'errore. Sono ancora pochi ma ci sono.
Il paraocchi dell'ortodossia, quindi? Attenzione, nel paragrafo citato c'è anche un'importante e forse involontaria confessione che rende il quadro generale assai grave:

"Dopodiché è vero che non si può lanciare il "W la Trojka" come slogan politico. Sarebbe un suicidio politico, di consenso, ecc. ecc. "
Allora perdio lo sanno che la Troika non porta niente di buono. Lo sanno che sarà un massacro. Allora ci fanno. Probabilmente, se l'inferenza non è troppo azzardata, lo sapevano anche quando ci hanno portato nell'eurozona, che sarebbe stato un massacro. Hanno allegramente ingannato il loro stesso elettorato, perché altrimenti, se gli avessero raccontato la verità, non li avrebbero votati.
Leggiamo cosa dice Achilli in chiusura dell'articolo, ovvero la piena confessione:
"In Uruguay, dove la sinistra vince sempre, fanno programmi elettorali da 200 pagine e sintesi "pa' el pueblo" di 2 pagine. Perché lo fanno? Perché sono cretini e autolesionisti? Soffrono di grafomania? No. Perché da un lato bisogna avere un documento analitico che approfondisce le questioni, per i rapporti con gli addetti ai lavori e con gli intellettuali, ed anche perché il documento di approfondimento serve a chiarire a sé stessi cosa intendono fare, entro quali compatibilità e come, e dall'altro lato serve il documentino divulgativo, semplice e sintetico, che spieghi all'operaio agricolo della Pampa perché deve votare a sinistra."
Ecco la chiave: il potere. Ecco la prova del tradimento. I trenta denari. 
In un altro articolo, dedicato all'Ungheria di Orbán, nell'ottica della solita ossessione antinazionalistica, Achilli chiude il cerchio: 

"In fondo, l'insegnamento più importante che Orbán può dare alla sinistra è che non si risolve niente con il nazionalismo, il fiorino al posto dell'euro, la Banca Centrale a Budapest piuttosto che a Francoforte. Rimane, assolutamente primaria, la lotta di classe, per sconfiggere ogni tipo di destra, sia essa oligarchico-liberista o populista."

Nevrotici si, pazzi anche, ma mica scemi. Forse bisogna accettare passivamente il commissariamento e la gang bang anale con 20 multinazionali, giusto per parafrasare l'ideologa di riferimento, perché l'alternativa significherebbe per la sinistra perdere l'unica cosa che brama, ovvero il potere? Potere che ritiene le spetti di diritto in quanto erede di quella presunta superiorità culturale ed etica che attribuisce ai partigiani, sorta di cavalierato a cui è stato affidato il Sacro Graal del socialismo e la cui mitologia serve da sempre, assieme alla nuova retorica dell'indifferenziazione di identità, a nascondere le proprie malefatte?
Non il bene del popolo, non la sua emancipazione, non il patriottismo che Mao considerava non sono necessario ma auspicabile, ma il POTERE che, all'occorrenza, può agire neall'interesse del nemico storico in cambio del suo mantenimento. E al contadino, uruguagio o italiano che sia, non far sapere.


mercoledì 26 marzo 2014

Per Elysium



Ridete, ridete, poveri necrofori incaricati di trasportare il cadavere della sinistra al crematorio per poi spargerne le ceneri sulle rovine del nostro paese.
Avete notato come l'eternamente immusonita Garbo della CGIL si scompisci quando ha vicino i Gauleiter difensori del primato tedesco che impongono i sacrifici ai lavoratori italiani? Ricordate quanto si divertì al tavolo dei padroni con Monti, tra un astice e un "coeur d'ouvrier à la sauce suprême"?
Sapete perché irRenzi ride così, pensando alle sue riforme? Perché gli hanno promesso un posto su Elysium. Una di queste sere lo vengono a prendere con il carro trainato dai ciuchini.

Vedete, in contrasto, il teutonico Schultz apparentemente immune all'ilarità piddina che lo affianca? Non è che non comprenda il fine umorismo renziano che titilla i rigidi neuroni della sindacalessa, è che è troppo preso dalla serafica contemplazione mistica dell'ennesimo trionfo della volontà del suo paese, vero caso di psicosi latente applicata al concetto di nazione.
Ad ogni modo ce ne sarà anche per la sinistra tedesca, non dubitate. La sua idiozia ci ha regalato due nazismi e due guerre in un secolo esatto. Grazie, non dovevate, ma la prossima volta io tifo Morgenthau. Un bel ventennio di ritorno all'arcadia non vi farebbe male. E nei cofani delle Mercedes ci potete coltivare le patate.

Dice, ma sei antitedesca. Embé? Che loro sono filoitaliani, con i loro stramaledetti compiti a casa? Considerate più amichevole un black mamba o Schauble?
Sei antieuropea. Si, sempre di più e me ne vanto. L'ormai odioso "inno alla gioia" (de che?) mi da il vomito e me ne fotto se è del Ludovico Van. In culo pure a lui. Io rivoglio il mio paese e voglio uscire da questo incubo.
Ma il problema non è l'euro, come dice il direttore di un giornale, non il giornalaio sotto casa, ovvero Antonio Padellaro. No, il problema è proprio quello ma i sinistri di merda ci ridono sopra.
L'euro non è un problema nemmeno per Grillo. Ok, pazienza, si voterà Giorgia Meloni o la Lega, adesso vediamo. Peccato non poter votare Marine Le Pen. Adieu mon ami, je t'aime moi non plus.

Ma così non sei di sinistra. Ebbene, vi darò un dolore ma mi sono dimessa da sinistra. Sono l'esempio vivente che dall'essere di sinistra si può guarire.  Voi state pure a piangerci su, a rollarvi le Spinelli e a farvi i fogni lucidi con i lotofagi greci,  io sono già lontano, oltre. Se vi schiodate potete anche raggiungermi.

domenica 20 ottobre 2013

Benvenuti nel paese del piddinismo reale


O del regno dei lacché dei banchieri, dei collaborazionisti del Quarto Reich, degli odiatori e fustigatori del loro stesso popolo, degli assassini dell'economia reale e liquidatori della proprietà privata, abbarbicati alle poltrone delle loro partecipate e ASL, dei comuni, regioni e provincie, in nome delle quali sono disposti a premere il pulsante dell'autodistruzione di questo paese. 
Donnette, omuncoli e ommemmerda, grigi compagni e variopinti supercazzolari, madonne piangenti e rivoluzionari in cachemire, intellettuali di 'sto cazzo e scribacchini un tanto all'etto, conduttori di programmi di propaganda a senso unico, sempre a ciucciare il chupachupa a due facce, bianco e rosso: il pietismo cristiano con il culo degli altri e il falso amore per il proletario in crosta di moralismo. 
Loro tanto superiori, i jedi buoni, quelli che alla fine sposano la principessa, che devono vincere e se non vincono diventano delle belve, perché il potere deve essere loro. Hanno venduto le madri e le sorelle per arrivare dove sono e non rinunceranno ad un grammo di ciò che hanno ottenuto ma vorranno sempre di più, quindi che crepi pure la democrazia, se è necessario. 
Loro devono governare perché nelle favole non vince mai il cattivo. Peccato che lavorino per il cattivo o, in questo caso, per il Re di Prussia. O la regina.

Vivono un momento di straordinaria euforia, di orgasmo multiplo permanente, i piddini. Un loro inetto Quisling è diventato premier; un altro, quello che lancia i moniti dalla finestra del Palazzo è addirittura più potente di qualunque Papa Re. 
Sono orgasmici perché pensano di aver ucciso finalmente un Maramaldo che, quando faceva loro comodo per la spartizione del bottino: una banca a me, una televisione a te, avevano sempre tenuto artificialmente in vita. Soprattutto per dare uno spauracchio, un capro espiatorio diversivo al loro popolaccio elettore, a quei rincoglioniti che li votano sempre e comunque perché convinti che siano coloro che li difendono dai "fascisti". Poveri giucchi.

Per ricompensare i loro fedeli elettori, loro, che sono ottimi amministratori locali - ve li consiglio -  li ripagano con città squallide, sporche, imbastardite da ogni tipo di umanità mescolata a casaccio e senza senso, dove il modello estetico per l'arredo urbano è la festa di partito con la puzza di gnocco fritto e l'orchestrina dei chitarrosi progressisti. Città con strade con buche grandi come dopo un passaggio di B52 ma dove l'eterna fiera in piazza rimane la soluzione per tutti i problemi. Senti di aziende che chiudono, di conoscenti che perdono il posto di lavoro, di poveracci che si attaccano una corda al collo e loro che pensano a quale stronzata organizzare in piazza la prossima domenica spendendo i tuoi soldi. Sempre che non siano impegnati con le primarie, ovviamente. Le primarie, già. Altro diversivo per gli stolti e per i fessi che pagano pure due euro per l'entrata.

Nel paese del piddinismo reale le beghe di partito diventano l'argomento principe dei telegiornali, dei notiziari e dei dibattiti serali. I prossimi proprietari di questo paese prigioniero, di questa Guantanamo economica, ci infliggono pure lo strazio di assistere ai contorcimenti ed esibizionismi autoerotici dei nostri kapò, ai quali concedono di reggere una dittatura posticcia e patetica, con una parvenza di governo di una repubblichetta di Salò fasulla ed inutile.

Questi traditori infami della classe operaia e becchini di quella parte di popolazione che da proletariato era riuscita a diventare classe borghese grazie a politiche economiche espansive, hanno ucciso la sinistra su commissione ed abbracciato, per idiozia suprema e infinita sete di potere, il peggior totalitarismo della storia, il neoliberismo. E, come ci insegna la Cina, se il comunismo applicato si fonde con il liberismo fanatico, quest'ultimo diventa invincibile. 
E' stato un ottimo investimento, però. Quasi a costo zero. Li hanno comperati con poco, è bastato salvarli da Tangentopoli per farli illudere di avere i superpoteri e poter passare indenni nel cerchio di fuoco della storia.  
Da quel momento ci hanno fregato con i professori cicciosi e balanzoni, gli omini di burro che ci hanno portato nel Paese degli Eurobalocchi per trasformarci in bestie da soma e  vogliono continuare a farlo con i finti buoni, le bambine vecchie con la zeppola, i supergiovani bischeri, le incrostazioni del Walter che non vengono via, le madri superiore in borghese criptolesbico, le sindacaliste en travesti, i baffini sopraffini, i Cuperlo o il suo pio anagramma, le dozzine e dozzine di nullità insomma che manteniamo con il finanziamento pubblico. 
Voi non lo sapete ma avete tutti adottato due o tre piddini a distanza. 

Mi consolo pensando che questi bastardi che ci stanno consegnando mani e piedi legati ai loro padroni controrivoluzionari rimedieranno infine un calcio sotto il tavolo prima di essere avviati alla vivisezione al posto dei beagle. Allora sarebbe bellissimo esserci. 


Mi si contesta ultimamente di essere divenuta monotematica, noiosa e fanatica. Ebbene si, lo confesso. E' che, stando sul Titanic che affonda, non si riesce  pensare ad altro che all'acqua gelida.
Quindi, se sono monotematica, francamente me ne infischio. (Non è fascismo, è Clark Gable).

sabato 12 ottobre 2013

Duemila e tot

"Sono finiti i tempi bui. Papà guadagna in Germania!" poster di propaganda della Repubblica collaborazionista di Vichy

Poi dicono che l'euro è una moneta a cambio fisso. Spiegatemi allora perché gli euristi, che siano economisti, giornalisti o semplici tamburini, non riescono a ricordare con precisione il famigerato cambio lira/euro che fu fissato a suo tempo a 1.936,27 : 1 come ci ricordano ogni giorno le calcolatrici.
E' come se il loro inconscio sapesse che l'idea della fissità del cambio, del vincolo monetario, è cosa tinta e quindi suggerisse loro malignamente il lapsus monetae.
Il lustrissimo economista de Cicago Michele Boldrinad esempio, lo fissa a 2000 o 1997 senonricordomale:1. Per il vicedirettore del Sole24Ore, badate, non di Quattroruote, Plateroti, una vera figura mitologica dei dibattiti televisivi, il cambio fu fissato a 1700:1.
A questo punto, di queste papere celebri, la meno grave diventa il 1927:1 di Silvio Berlusconi.
Non c'è niente da fare. All'eurista la fatal moneta gli si svaluta e rivaluta automaticamente inside e questo fenomeno dovrebbe essere studiato non solo dagli psicoanalisti ma forse anche dagli studiosi di fatti inspiegabili.

L'ultimo svarione che mi preme segnalare è il fantastico 2000 e tot di Michele Salvati, fissato sul nastro della registrazione di un'interessante trasmissione andata in onda su Radio Radicale  sabato scorso, "Servizio sulla moneta unica" a cura di Enrico Tata. Una lunga intervista ad Alberto Bagnai (dall'inizio), Emiliano Brancaccio (dal minuto 18'), Sergio Cesaratto (31'), Claudio Borghi Aquilini (47') e Antonio Maria Rinaldi (60'): un quintetto variopintamente eurocritico, più la trota, Michele Salvati (75').
Considerato addirittura da alcuni il babbino caro del PD, l'emerito professore merita però una citazione più estesa oltre alla scivolata sul valore del cambio lira/euro.
Essendogli stata affidata in trasmissione, come difensore delle ragioni dell'euro e in nome dell'effetto recenza, l'ultima parola (perché Radio Radicale è pur sempre PUDE oriented),  costui ha inanellato una quantità notevole dei soliti luogocomunismi, classici del terrorismo psicologico sulle conseguenze dell'uscita dall'euro, oltre a nemmeno tanto celati proclami della Restaurazione elitaria europea, da bravo piddino:

"Un paese non può essere più ricco di quanto sia produttivo."
"L'Italia è un paese povero". (sic!)
"Il nostro problema sono i salari troppo alti". (ri-sic!)
"Le nostre piccole imprese non reggono la competizione internazionale". (Con le multinazionali, suppongo).

(Ricordo che costui è de sinistra).

Sull'euro come catastrofe ormai evidente anche ai ciechi ed agli anencefali, ha sciorinato i soliti panni sporchi della sinistra con argomentazioni che abbiamo già sentito altrove.
"Si, è stato un errore ma................(grande tormento interiore piddino)..........................allora era difficile prevedere, non era detto che vi sarebbe stata la doppia velocità tra paesi (ma lo dicevano fior di economisti da decenni) e poi (tenetevi forte) valeva comunque tentare la scommessa". In culo ai greci ma, oops, quanto ci siamo divertiti!
Comunque, termina babbino: "Se non fossimo entrati nell'euro come avremmo fatto a fare le riforme?" Eccoli, gli shockeconomisti che finalmente confessano.
Se uscissimo, "la Germania cesserebbe di essere il grande paese trainante d'Europa". "La nostra lira verrebbe sballottata nel mare della speculazione". E poi vi risparmio il solito mantra che vi sarebbe un enorme Svalutazione Schwanstuck e l'iperinflazione che danneggia il proletariato.
La logica piddina è amante anche del controfattuale indimostrabile: "Si, entrando nell'euro abbiamo sbagliato ma cosa sarebbe accaduto se non vi fossimo entrati?" Ovviamente non possono dimostrarlo ma sanno che sarebbe stato peggio. Alla faccia del metodo scientifico.
Insomma, tutto ciò che nasce quando la mamma dei cretini si ostina a non indossare, come metodo contraccettivo, la spirale inflazionistica.

Avrete notato come chi difende l'euro sia in genere più preoccupato delle conseguenze dell'euroexit sulla Germania che di quelle sul proprio paese, l'Italia? Non li sentite che sembrano più solerti e volonterosi dei Piller e dei Gümpel?
Vi porto un ulteriore esempio corredato da prova visiva.
Quest'altro dibattito svoltosi a Mantova con contrapposti gli eurocritici Loretta Napoleoni e Claudio Borghi da una parte e gli euroentusiasti Pietro Garibaldi e Tito Boeri dall'altra.


Come Salvati si preoccupava della povera Merkel ridotta ad una brechtiana madre coraggio a spingere la carretta con i miliarden marke per comperarsi il wurstel, Boeri e Garibaldi ribadiscono il concetto ancora una volta: non si può fare perché danneggeremmo la Germania.
A me 'sta cosa mi fa impazzire. Questa preoccupazione soprattutto piddina per il vincitore, per chi, lo sappiamo, maramaldeggia per prima con i conti per sembrare la più virtuosa del bigoncio. Per chi non si sta facendo scrupoli di mandare in vacca noi e gli altri paesi euromediterranei per andare a fare lingua in bocca con Putin e i cinesi e rompercisi le corna per l'ennesima volta.

Uno, passi; due, tre, tutti gli euristi filotedeschi e per giunta a spese degli italiani? Fa pensare molto male. Fa pensare a qualche interesse personale in gioco, a qualche forma di lobbying da parte di industrie tedesche sui politici e tecnici dei paesi della periferia. Siemens e il caso dei sottomarini alla Grecia sono precedenti pesanti.
Questo servilismo, questo timore di pestare la coda al potente fa pensare insomma a qualche forma di intelligenza con il nemico. Anche se intelligenza forse è parola forte.
A pensar  male rischiamo insomma, andreottianamente, di azzeccarci.


(Notarella per coloro che vogliono le prove e cercano le fonti: c'è la prova televisiva e radiofonica di tutto, basta cliccare sui link). 

lunedì 7 ottobre 2013

L'asimmetria del tradimento


La parola a più alta frequenza nei prossimi anni sarà tradimento. Se un giorno vi sarà l'auspicato maxiprocesso di Norimberga v. 2.0 gli scranni degli imputati saranno riempiti da una bella razza assortita di politici, economisti, banchieri e i loro emissari, sorprofessori, vecchi tromboni e tamburini della Eurojugend, galoppini, ex-calciatori, sicari prezzolati, esecutori materiali e pali, collaborazionisti e reggitori di moccolo, tutti accomunati dal medesimo capo di imputazione: alto tradimento. Sarà un fenomeno continentale ma la delegazione italiana sarà folta e di altissimo livello. Praticamente il gotha della prima e seconda repubblica. E posso sbilanciarmi dicendo che la maggioranza del gruppone sarà rappresentata da elementi della cosiddetta Sinistra*. Di governo e di finta opposizione, di alleanza per opportunismo e di quella composta da coloro che hanno le visioni e danno i numeri, gli assistiti insomma.

Si parlerà apertamente di tradimento quando gli italiani si accorgeranno di ciò che significherà l'applicazione pratica del Fiscal Compact che impone il pareggio di bilancio in Costituzione, ovvero l'ergastolo dell'austerità e il divieto di applicare politiche espansive in economia. Una follia peggiore del Trattato di Versailles.
La pistola fumante del tradimento da parte di coloro che, invece di difenderlo, hanno venduto il proprio paese ad interessi stranieri molto ben identificabili e a poteri sovranazionali ostili.
Perché sia chiaro agli atti dei futuri rendiconti di giustizia umana e divina, ricordiamo come si sono comportati i maggiori schieramenti politici al momento della ratifica alla Camera del Fiscal Compact.
La Lega ha votato contro. Il PDL ha contato cinque contrari e 43 astenuti ed è il partito che si è maggiormente spaccato sulla decisione. L'Italia dei Valori si è astenuta. Il partito di Fini ha votato a favore tranne un astenuto. A favore senza contrari o astenuti l'Unione di Centro e il PD.

fonte
Non c'è da meravigliarsi. Vedete, qualsiasi cosa l'Europa metta loro davanti, fosse anche la condanna a morte dei loro connazionali, i piddini la firmano perché, da bravi e solerti apprendisti hanno paura di sembrare ancora troppo inesperti e di non venire assunti dopo il periodo di prova, di non passare l'iniziazione.
Se oggi i sondaggi li danno al 32% delle intenzioni di voto, non è perché gli italiani siano diventati improvvisamente di sinistra ma perché il PD si sta spostando sempre più a destra. Una destra antisociale, elitista e smaccatamente reazionaria, pur se paludata da un vomitevole buonismo di facciata agito sul palcoscenico da appositi figuranti pitturati di rosso.
Questa merda non è neppure giusto chiamarla destra, chiamiamola con il suo nome: Reazione.

La galassia di centrodestra, da parte sua, non ha ancora capito il problema rappresentato dalla degenerazione neoplastica del concetto di Europa. Non riesce a mettere a fuoco la necessità di liberarsi dal vincolo dell'euro, se non addirittura da quello della stessa Unione Europea. Forse perché è stata per troppo tempo "rappresentata, stuprata, corrotta da una persona che, da venti anni, pensa solo ai cazzi suoi", come osservava amaramente qualche giorno fa Filippo Rossi.
Purtuttavia, al suo interno, oltre alla Lega, contiene molte più voci critiche, rappresentate da chi ha votato contro (come Guido Crosetto) o si è astenuto (non ci crederete ma tra questi vi è la tanto vituperata Michaela Biancofiore); più dissidenti di quanti ve ne siano obiettivamente nel centrosinistra. Ecco l'asimmetria.
Lo stesso discorso di inadeguatezza si può fare per il M5S (entrato in Parlamento successivamente alla ratifica del trattato) che, a parte proporre un improbabile referendum, non si decide a sposare la battaglia del ripristino della sovranità monetaria, percepita anche dal movimento ancora come troppo "di destra", visto che è nei programmi, ad esempio, di Forza Nuova.

Mi sembra ovvio che, in questo momento, occorrerebbe azzerare tutte le aggettivazioni politico-ideologiche ed unirsi nella soluzione del problema, senza pregiudizi ideologici a fare da zavorra, con tutti coloro che vogliono starci.

Tornando alla ex sinistra ora Reazione a vocazione ultraliberista, che propugna dei fatti la disparità sociale, la fine del welfare e il primato assoluto del profitto attraverso la dottrina dello shock versione europea: la auspica ma senza avere il coraggio di ammetterlo, come fanno invece i reazionari a viso aperto, ed è perfettamente rappresenta dai commensali che si sono radunati attorno ad un tavolo a cena venerdì 20 settembre: Mario Draghi, GRNP, Enrico Letta e Eugenio Scalfari a casa di quest'ultimo, come raccontavano Dagospia e il Fatto qualche giorno fa. A discutere ancora una volta delle intemperanze di Berlusconi e delle ultime strategie per portare avanti l'agenda mortale europea, immaginiamo.
O magari, ancor peggio, a studiare come tergiversare in attesa di un improbabile arrivo della Cavalleria che invalidi il Fiscal Compact ed altri trattati capestro salvando loro la faccia.

Sono convinta infatti che, tolta una certa percentuale di gente in cattiva fede che si è venduta l'anima per il solito vecchio sterco del demonio, la maggioranza di questa sinistra cialtrona = Reazione abbia approvato il Fiscal Compact senza avere la minima idea delle sue conseguenze, senza nemmeno leggerne il testo, ossia per ignoranza, insipienza e idiozia tintura madre. L'hanno approvato per ordine di scuderia, perché l'ha detto il Partito e il Segretario, poi qualcuno tra più scafati avrà detto: "Si, è una cosa forte, impossibile da realizzare e da criminali. Favorirà solo i più forti ma vedrete che tanto non sarà mai applicato perché qualcosa accadrà nel frattempo. Ci pareremo il culo anche stavolta."

E se stavolta non fosse così?


* Utilizzo i termini sinistra e destra, centrosinistra e centrodestra per comodità ma bisogna tenere presente che lo scontro attuale e ancora più quello del futuro è da considerarsi tra le idee di Progresso e Reazione.

mercoledì 4 settembre 2013

La sinistra, l'eurocalabrone e John Belushi


Questo articolo di Micromega a firma Alfonso Gianni l'ho trovato stupendo perché è, dal principio alla fine, una costruzione le cui fondamenta poggiano su un notissimo meccanismo di difesa: la razionalizzazione. Se volete un esempio concreto di come si possa allontanare da sé una responsabilità che crea angoscia, negando la realtà, cercando le giustificazioni più strampalate ed infantili, ovverosia volete vedere in azione la razionalizzazione in tutto il suo splendore nevrotico, per non dire psicotico, questo articolo e la sua esegesi faranno la vostra felicità.
In alternativa, per far prima, potete usare come abstract, come riassunto di tutto l'argomentare da qui in avanti, il notissimo video di John Belushi allegato, immaginando che egli sia il tipico intellettuale de sinistra e Carrie Fisher l'elettore piddino incazzato ma poi disposto alla fine a perdonare la sua dirigenza e ributtarsi nelle braccia del partito farabutto. 

L'articolo, piuttosto esteso - ma le vie della razionalizzazione sono praticamente infinite - tratta, da sinistra, del problema dell'uscita dall'euro. Perché dovete sapere che, per la Sinistra, c'è modo e modo di uscire dall'euro e ovviamente c'è un modo per uscirne da sinistra. Cioè, sarebbe meglio non uscirne ma se proprio si deve, non si prende la porta e basta, bisogna stare bene attenti a non uscire da destra, per carità, perché se no non va bene. Ne avrebbero a soffrire i proletari.
Già perdere tempo, mentre il palazzo brucia e il fumo ti soffoca, a discutere se sia meglio uscire da sinistra o da destra quando l'alternativa è la morte e i minuti sono contati, denota il livello di questi dibattiti.
Ma, tanto perché sia chiaro, siccome l'euro è la creatura deforme nata dalla congiunzione carnale adulterina tra le sinistre europee e le élite reazionarie che mirano alla Restaurazione pre-giacobina, capirete che il pargolo va difeso ad ogni costo, soprattutto perché il mostriciattolo crea nei materni piddini tanti sensi di colpa.

Dopo aver riconosciuto l'esistenza in Europa di un dibattito sull'euroexit - e questo per la Sinistra italiana è già un'ammissione mesi fa impensabile - Gianni mette subito le cose in chiaro:
"Tra le forze della destra estrema è molto agitato il tema di una fuoriuscita immediata dall’euro. Questo è una logica conseguenza dell’antieuropeismo caratteristico delle forze più aggressive della destra europea. Quest’ultimo oggi si ammanta di ragioni economiche, che vengono a sovrapporsi, grazie alle conseguenze evidenti della crisi sulle popolazioni europee, agli archetipi patriottardi e xenofobi delle destre." (fonte)
E te pareva che non eravamo dei fascistacci? Ecco, siamo bell'e sistemati. Uscire dall'euro è cosa di destra, anzi, di estrema destra. Non s'ha da fare, ci gridano i bravi sbarrandoci la strada. 
Il vero compagno a questo punto potrebbe e dovrebbe già smettere di leggere l'articolo, perché il messaggio gli è arrivato. 
Noi però che non abbiamo paura di sporcarci il vestitino, andiamo avanti. Sentite questa:
"In Germania è nata una nuova forza politica, Alternative fuer Deutschland (AfD, Alternativa per la Germania), ansiosa di testare la propria consistenza elettorale nelle imminenti elezioni di settembre - per ora nei sondaggi non superiore al 2,5% [in realtà sarebbe il 5% attualmente, ma fa lo stesso, n.d.r.]- che ha fatto della distruzione dell’attuale sistema dell’euro la propria bandiera. “ Dobbiamo preparare un’uscita degli Stati del Sud dell’Europa dall’euro. Non so se si debba cominciare con i piccoli, Grecia e Cipro, o varare subito una soluzione globale, dividersi nell’insieme. Tra una specie di Nord-Euro e una specie di Sud-Euro”, ha dichiarato in una intervista di fine agosto, il professor Bernd Lucke, leader carismatico dell’ AfD. L’impronta violentemente nazionalistica e antisolidaristica di una simile posizione non può lasciare dubbi sulla sua origine ideologica." (ibidem)
AfD come congrega di pericolosi neonazisti? Scemenze, l'ambiguità di questa formazione politica, come ho già fatto notare qui, risiede unicamente nel fatto che, non volendo affatto rinunciare ai privilegi in termini di surplus accumulati in più di dieci anni di moneta unica dalla Germania (e che so', scemi?), la sua vittoria alle elezioni cambierebbe poco per noi e continueremmo comunque ad essere soggetti al primato tedesco. Come ho letto oggi in un tweet: "AfD propone una variante del testa-o-croce: "TESTA vincono tedeschi; CROCE perdono italiani".
Ma se Gianni ammettesse il vantaggio in termini di surplus della Germania dovrebbe spiegare anche il resto della storia, e cioè che tale vantaggio è stato acquisito a nostre spese grazie a quel supermarco che è l'euro e proprio grazie alla sua architettura. Ecco perché si parla di Nord e Periferia. La suddivisione mica se lo sono inventata Lucke Skywalker e Kamaraden.
Proseguiamo con le citazioni giannine:
"Con tollerabile semplificazione possiamo dire che fino all’esplosione in Europa (2008) della crisi economica mondiale iniziata l’anno prima negli Usa, ha prevalso la convinzione che in fondo, per quanto imperfetta fosse, la moneta unica avrebbe potuto durare e che un sistema generalizzato di bassa inflazione poteva tornare comodo anche alle classi lavoratrici e ai ceti più indigenti. Il calabrone poteva continuare a volare con la benedizione anche di chi stava più in basso. La sinistra moderata, ovvero il social-liberismo, poteva occuparsi, con più affidamento delle destre, a raddrizzarne il volo, contribuendo a rafforzare le pareti della gabbia monetaria entro cui stringere la fortezza europea, attenuando al contempo le proteste popolari. D’altro canto il principale paese europeo era guidato da una Grosse Koalition, con a capo la Merkel (2005-2009), e questa garantiva dell’impegno e della indispensabilità di tale sinistra alla risoluzione di quel compito."
Qui ci sarebbe già, alla Django, da mettere mano alla pistola. Sapendo che mantenendo un tasso basso di inflazione si ottengono alti livelli di disoccupazione perché i due valori sono inversamente correlati (Curva di Phillips) come si fa a parlare di "comodità" della moneta unica per le classi indigenti che possono contare solo sul lavoro salariato e che sono quindi massacrate da un livello alto di disoccupazione? E quando oltretutto, con l'impossibilità di svalutare, l'inflazione si mantiene bassa praticando la deflazione salariale, come fa la Germania? Suvvia, lo capisco anch'io che so' ignorante.
Ciò che tuttavia mi ha lasciata percossa e attonita della precedente citazione è la metafora del calabrone. (???) Non riuscendo a coglierne il sottile significato, urge intermezzo musicale curativo. 


Tornando all'articolone di Micromegaloman, a questo punto il già citato in precedenza su questo blog bimbetto dell'asilo chiederebbe: "Maestraaa, perché la moneta unica era imperfetta?
Non vi tedierò con ulteriori citazioni estese dell'autore, dovreste averne già abbastanza. Entro in modalità riassunto e mi limiterò ad elencarne in stampatello le razionalizzazioni (o low-fat excuses*).

Messo di fronte, praticamente disarmato, all'innegabile evidenza del fallimento dell'euro ed all'incazzatura di Carrie Fisher, il dubbio gli viene. Si potevano prevedere la crisi e le sue conseguenze sull'euro?
Nonostante siano note le crisi periodiche del capitalismo (se no che marxisti siamo?) LA CRISI NON ERA PREVEDIBILE. Solo quel menagramo di Roubini, osservando chissà quali magiche palle di cristallo aveva intuito qualcosa.
IL SISTEMA DELLA MONETA UNICA ERA FONDATO SU APORIE CHE NON ERA IMPOSSIBILE RICONOSCERE MA CHE PIU' O MENO A TUTTI CONVENNE FINGERE DI NON VEDERE.
Manca il soggetto: ovvero coloro che avrebbero dovuto difendere i proletari dal disegno reazionario delle élites e non lo fecero. Invece così la responsabilità si diluisce, si generalizza nel mal comune e mezzo gaudio.

Segue l'inevitabile lunga descrizione del perché l'Europa non è un'area valutaria ottimale e l'ammissione che provvedimenti come il Fiscal Compact sono antidemocratici e lesivi della sovranità nazionale.
Però non è mica colpa del vincolismo monetario se siamo con le pezze al culo, anche se Gianni ha appena finito di dirti che senza determinati prerequisiti politico-fiscali un'unione monetaria non funziona e crea solo sconquassi. No, no.
La colpa dell'impoverimento del proletario nasce moooooolto prima dell'euro. Dalle politiche salariali degli anni ottanta ma, ancora più indietro nel tempo, dalla fine della convertibilità del dollaro in oro (1971) e quindi dall'imperialismo ammeregano. E perché non dal Piano Funk del 1936, aggiungo io?
Quindi vuole dirci che si stava peggio quando c'era la Scala Mobile?
Ma, soprattutto, siamo al cuore del problema: mentre la Reazione preparava la Lotta Finale di Classe, LA SINISTRA DOV'ERA e COSA FACEVA??????????????????????????????????????????????????

Ci vuole la citazione per esteso, scusatemi, so che ve l'avevo promesso di non farlo, ma merita:
"Nella sinistra di alternativa di allora, quella degli anni Novanta, quando maturavano i trattati di Maastricht e l’istituzione della moneta unica, la consapevolezza di questi processi era molto relativa, per non dire scarsa. La percezione che la scelta di una moneta unica, in assenza di quasi tutte le condizioni perché essa potesse funzionare in modo non distruttivo, fosse un azzardo in mani altrui era inesistente o fossilizzata su considerazioni ideologiche. Nel caso di Rifondazione Comunista, parlo con cognizione di causa, si pensava allora che si potesse distinguere la questione dell’euro da quella di una politica economica sociale. Da qui il sostanziale appoggio alla creazione della moneta unica e la immediata richiesta di una svolta nelle politiche economiche e sociali che poi sfociò nel ritiro dell’appoggio esterno al primo governo Prodi. Il giudizio sul passaggio all’euro restava per così dire benevolmente sospeso."

Aaaaaahhhh, ecco!

Intermezzo catartico.

Il giudizio sull'euro quindi, caro Gianni, alla luce dei recenti avvenimenti, è ancora benevolmente sospeso o  lo capisci anche tu che conviene uscire da questa trappola?

"IN PRIMO LUOGO IL SISTEMA CHE PRESIEDE L'EURO NON PREVEDE LA FUORIUSCITA DI UN PAESE. E' UN SISTEMA CHIUSO. QUESTO SIGNIFICA CHE L'USCITA COSTITUISCE UN FATTO TRAUMATICO PER IL SISTEMA, DAL QUALE E' OVVIO ATTENDERSI PIU' DI UNA CONTROREAZIONE."

Megarazionalizzazione con il botto a muro e da qui in avanti sarà Piedigrotta.
Il nostro non sa che, essendo prevista dall'art. 50 del Trattato di Lisbona l'uscita di un membro dall'Unione Europea, a maggior ragione sarebbe possibile l'uscita dall'unione monetaria. Ma i compagnucci della parrocchietta non lo devono sapere.

SE USCIAMO NOI CHE SIAMO GRANDI, CROLLA TUTTO.

E chi se ne fotte?

USCIRE DALL'EURO PER L'ITALIA NON E' LA STESSA COSA CHE PER LA FRANCIA.
SAPIR, SI, HA UN PIANO D'USCITA MA CI SEMBRA LONTANO DALLA NOSTRA SPECIFICA CONDIZIONE.

Sapir è l'economista francese di sinistra che ha redatto un articolato piano di uscita dall'euro, apprezzato al punto da essere adottato nel prossimo programma elettorale di Marine Le Pen. Ecco la differenza tra noi e quelle puttane dei francesi. Noi italiani de sinistra non ci alleeremmo mai con la destra estrema. Tze!

Allora che si fa?

BISOGNA MINACCIARLI DI USCIRE.

Si va a Berlino da Schauble con il ditino puntato (io sceglierei Fassina, non so voi) e gli direi:

"EHI TU, PORCO, LEVALE LE MANI DI DOSSO!"

Non dovesse bastare, ci si imbarca in un progettino da nulla. INVENTARE UNA NUOVA MONETA. Da aggiungere alle altre così ci complichiamo ancora un po' la vita e si danno due botte a Keynes che non gli fanno mai male. Una moneta nuova, de sinistra, tanto terzomondista e caruccia. Così vediamo se finalmente riusciamo a cambiare 'sto cazzo di mondo con la classica vecchia UTOPIA.

Si ma, Gianni, lei mi sta svicolando. E le colpe della sinistra per aver voluto, appoggiato e difeso l'Euro che ci sta ammazzando?



*scusa magra, ma detto in inglese fa tanto economisti di Chicago Sugar Bing.

sabato 11 maggio 2013

Funeralia


La sinistra è morta. Datevi pace. Comincia a puzzare. Non potete stare più lì attorno alla bara a chiedervi come è potuto succedere. Le mosche cominciano a ronzare e bisogna coprirsi il naso con il fazzoletto.
E' andata. 
Chiudete la cassa, avvitate le ventiquattro viti.  Fatele il funerale, accompagnatela in spalla al cimitero. Piangete quanto volete, assoldate le prefiche, sbattete la testa contro il muro, coprite il feretro con la bandiera rossa bagnata delle vostre lacrime. Era tanto buona.
Ditele una messa da requiem e poi chiamate la banda a suonare Bandiera Rossa e l'Internazionale. I partigiani con il gonfalone.
Seppellitela in una piramide assieme a tutti i suoi parenti, discendenti, segretari, dirigenti, collaterali ed affini. Sigillatevi assieme i suoi traditori assassini. Condannateli a seguirla, a perdersi nell'ombra con lei, con i due euro da consegnare al traghettatore dagli occhi di bragia. 
Oppure crematela, se preferite un sacro fuoco purificatore. Bruciatela assieme alle sue troppe vedove. Osservatela un ultimo istante mentre le fiamme l'avvolgono e il forno si richiude sul nostro sgomento. Poi, dalle ceneri, se il vento della storia non le disperderà per sempre, fate rinascere qualcosa di nuovo. Di bello.

Colonna sonora

sabato 27 aprile 2013

La misura è colma




Dal PUDE Pravo di stamani:
"Giustizia, il piano del Cavaliere: "Congelare i processi ora si può" E punta alla nomina a senatore a vita.
Il centrodestra con le larghe intese spera di creare un clima di pacificazione, per evitare che i processi aperti a carico di Berlusconi (Mediaset, Ruby, Unipol, De Gregorio) arrivino a una condanna e all'interdizione dai pubblici uffici. Trattativa più dura per le difficoltà del Pd su corruzione, prescrizione e anti-riciclaggio."

La Santanché ieri sera da Lerner parlava addirittura di un risarcimento che spetterebbe a B. per tutti questi anni di persecuzione. Sono d'accordo. Già che quelli sono pronti a cedere su ogni fronte, perché non approfittarne per ricapitalizzare?

Quello che fa salire la rabbia blu nel sangue è che quelli del Partito Bestemmia non se ne vergognano di mostrare il motivo vero dell'inciucio, ne parlano orgogliosi attraverso i loro organetti di regime, con i giornalisti cazzuti che ancora scrivono o ci torturano con il dibattito serale di autocoscienza piddina spaccamaroni a reti unificate. 
Non se ne vergognano probabilmente perché così, in cambio, salveranno le loro amate banche e i loro amministratori corrotti che supervalutano le autostrade; le loro migliaia di tirapiedi, simpatizzanti, zdore, parassiti e apparatchiki.

Io non ce la faccio più a sentire piddini che danno la colpa a Grillo (ovvero all'ultimo arrivato signor nessuno) della nostra situazione. Dopo una trattativa tra Stato e Mafia nata sul sangue di Falcone e Borsellino, dopo vent'anni di governo consociativo lega-mafioso che ha vietnamizzato l'Italia, dopo l'euro, dopo la colonizzazione selvaggia dei paesi economicamente dominanti e dopo vent'anni di collaborazionismo affaristico della sinistra che è stata comperata a suon di banche e posti sicuri nelle partecipate per i loro tirapiedi corrotti, passati immuni sulle braci ardenti della Prima Repubblica proprio per servire da ricattabili nella seconda. 

Non ce la faccio più a sentire queste minchiate. Ad ascoltare gente talmente stolta da non accorgersi di essere stata venduta come gli schiavi a poteri che hanno solo in mente la conservazione del privilegio ai nostri (e loro, dei piddini) danni, la continuazione della lotta di classe con altri mezzi; gente i cui ideali sono stati barattati per il classico piatto di lenticchie da traditori che la storia giudicherà come i peggiori mai esistiti. E' solo questione di tempo.

E' colpa di Grillo, già, dell'unica nota stonata nel concerto, dell'unica stecca di corno, non dell'orchestra e del direttore; di una classe dirigente di sinistra da vomito, tenuta per le palle da vent'anni dal più innominabile dei poteri e che ha arraffato tutte le briciole che esso le ha lasciato e poi, ingolosita ha accettato di partecipare alla spoliazione definitiva del popolo. Con dei sindacalisti che il primo maggio, dopo il concerto dei soliti chitarrosi di partito pagati con i nostri soldi pubblici, fanno il muso feroce  con il cappellino da Cipputi  all'indietro e poi il giorno dopo ridono e si scompisciano a tavola con i padroni. La merda ha più dignità di costoro.

Andate avanti così, piddini, che fate i delusi e i dolenti con il lutto fresco ma ancora non volete capire chi esattamente vi ha fottuto perché la fine del sogno sarebbe troppo dura da accettare per voi. 
Gettatevi nel baratro con gli altri lemmings contenti ed orgogliosi di aver partecipato alla buffonata a pagamento delle primarie, la bella pensata che ha consentito ai vostri dirigenti di avere il tempo di trovare meglio il buco da fottervi e di ridere anche dopo alle vostre spalle.

Io non ce la faccio più a sentirvi ma so che dovrò purtroppo subire sulla mia pelle i frutti della vostra incommensurabile imbecillità. E ora toglietemi pure l'amicizia, smettete di seguirmi su Twitter, non leggete più questo blog e annatevene affanculo.

domenica 25 novembre 2012

No MES no MUOS


«Le forze della coalizione [PD, SeL e PSI, ndr], in un quadro di lealtà e civiltà dei rapporti, si dovranno impegnare ad assicurare la lealtà istituzionale agli impegni internazionali e ai trattati sottoscritti dal nostro Paese, fino alla verifica operativa e all’eventuale rinegoziazione degli stessi in accordo con gli altri governi; (…) ad appoggiare l’esecutivo in tutte le misure di ordine economico e istituzionale che nei prossimi anni si renderanno necessarie per difendere la moneta unica».
Oggi, quando andrete al seggio in cui voterete uno tra i cinque garzoni della BCE (cit. Alberto Bagnai), fate una carezza ai vostri piddini e chiedete loro di spiegarvi qualcosa circa il MES, il Fiscal Compact e gli altri eventuali futuri trattati capestro che il PD si è impegnato solennemente a rispettare e ad imporre in questo paese una volta tornato al potere o non impedendone la ratifica dall'opposizione. Senza alcuna discussione in parlamento, senza neppure essersi fatti venire un dubbio di legittimità costituzionale o di semplice buon senso ma contando sulla vocazione da lemmings suicidi dei propri sostenitori che, qualsiasi boiata il PD proponga, basta mettere su il teatrino con la donna, il gay, il buon padre di famiglia, il nonno rincoglionito e il ggiovane simpaticobravoragazzo, una famiglia Addams ancora più orrenda di quella originale, e vanno in massa a votarli, contenti pure di finanziare il partito con altri milioni di euro, alla faccia degli esodati fottuti dalla Fornero mentre Bersani, Camusso e compagnia, compreso il centrodestra, ovviamente, li tenevano fermi.

Sono cattiva e brutta, lo so, ma ascoltate cosa diceva già dallo scorso giugno Lidia Undiemi dei trattati capestro di Mario Draghi e della BCE. Ve lo ripeto ancora una volta. Chiunque vincerà queste cazzo di primarie farsa, il programma sarà quello della shock economy a noi destinata da tempo dal FMI, dall'Eurozona e da tutto il cucuzzaro finanziario attraverso i loro agenti venduti e traditori.



E, già che ci siete, chiedete anche cosa pensa di fare la regione siciliana guidata dal meglio fico del bigoncio Crocetta riguardo al MUOS, il modo che hanno gli imperiali di dimostrarci il loro affetto bombardandoci con l'inquinamento elettromagnetico dei loro sistemi ultrasofisticati di telecomunicazione militare. Chiedete se avrà il coraggio di supportare la battaglia del comune di Niscemi, se gli USA avessero la sfrontatezza di scavalcarne l'opposizione ed impiantare le parabolone ugualmente, perché loro sono loro e i siciliani non sono un cazzo.

Svegliatevi, perdio, non fate i lemmings o le pecore felici di pagare per la transumanza domenicale al seggio. Prendete per la cravatta i candidati, prendeteli a schiaffi e ricordate loro che sono i vostri dipendenti, che devono fare i vostri interessi e non devono permettersi di decidere del nostro futuro per un piatto di lenticchie. Perché sicuramente non lo fanno per amore.



(grazie a Claudio Messora per i video)

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...