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lunedì 3 novembre 2014

Il sole nero


Che orrore! La Gabba-nelli e il gatto vi hanno fatto vedere a "Report" come spiumano le oche (pensavate che gliele chiedessero per favore, vero?) e vi hanno fatto andare a letto con il senso di colpa. Per il Moncler (una delle poche aziende con qualcosa di italiano dentro rimaste, per altro), il piumino che tanto non vi potreste comperare lo stesso a Natale perché vi spiumeranno prima il conto corrente, magari per rifinanziare la loro bancaccia fallita di partito nel tentativo di renderla più appetibile per quegli squali incrociati con i vermi dei loro amici finanzieri. Bene, avete sofferto tanto. Il distrattore ha funzionato. Chi non proverebbe orrore per le sofferenze delle povere paperelle? Infatti io non ho guardato.

Bene, and now for something completely different.
Guardatevi questo documentario sui nostri fratelli greci, che tratta in specifico dell'epidemia di depressione che è calata sul paese come un castigo biblico.
Guardate e inorridite. Osservate come con la terapia dello shock si possa provocare un disastro mentale su larga scala, un genocidio senza sparare un colpo e accendere un forno ma solo con la complicità della propaganda dei media, con i telegiornali ansiogeni dei quali parlano gli psichiatri nel documentario. L'ansia, il senso di colpa, quello di vergogna e la disperazione possono essere inoculati a milioni di persone, mentre si opera criminalmente per derubarle della propria ricchezza e gettarle nella disperazione. E' istigazione collettiva al suicidio. E' la prova di un crimine contro l'umanità, uno dei più efferati, che però non interessa a nessuno, tanto meno a coloro che vorrebbero esportare, dopo il grande successo in Grecia, la medesima terapia da noi e nel resto dell'Europa di seconda classe. Per liberarsi delle nuove vite indegne di essere vissute. O che hanno vissuto al di là delle proprie possibilità. Io non ci trovo molta differenza tra i due concetti, nonostante i settantanni che li separano.

Tra le testimonianze raccolte nel video, oltre a quelle degli operatori psichiatrici dei centri di aiuto che raccontano le cifre della tragedia, come l'aumento del 28% dei suicidi e l'impennata della depressione tra la popolazione, stringono il cuore quelle dei bambini e i loro disegni, con quei soli neri. Piccoli già vittime del convincimento che siano stati si i politici a ridurre le loro famiglie alla fame ma che soprattutto la colpa sia stata di quelle famiglie, di avere "speso troppi soldi".
C'è un particolare sadismo in colui che ti toglie la felicità sostenendo che se sei stato felice fino ad ora non ne avresti avuto diritto. C'è un che di pedagogia nera dall'origine inconfondibile in questo senso di colpa inoculato come un veleno in popolazioni talmente solari, per restare in tema, da inventarsi una terapia a base di risate per tentare di sopportare l'angoscia del quotidiano. Uno degli intervistati dice, ad un certo punto:

"Noi abbiamo il sole. Sono riusciti a farci sentire in colpa per avere il sole."

Una donna, il cui stipendio si è ormai dimezzato e non riesce più a pagare il mutuo, esprime la rabbia di chi ha capito chi l'ha ridotta alla disperazione. "La banca avrebbe dovuto sapere che non sarei stata in grado di pagare le rate. Avrebbe dovuto saperlo meglio di me."
E un altro: "Ci hanno rovesciato addosso un benessere che non avevamo mai avuto, ma noi non volevamo tutto ciò, siamo gente semplice e non abbiamo molte pretese".
L'uomo poi che racconta di essere invecchiato di vent'anni in poco tempo e che non si suicida perché non vuole lasciare da solo il figlio. Un bambino al quale riesce a dare da mangiare solo un piatto di fagioli.
Chi infine ha già preparato la corda appesa e te la mostra.
Un popolo intero, quindi,  in preda alla depressione, una depressione provocata scientificamente dall'invidia di chi è convinto di non potersi meritare il sole a meno di toglierlo agli altri con la violenza.
Un popolo che sembra purtroppo fin troppo adagiato sul proprio destino, se è vero che pensa di affidarsi come unica speranza al toy boy delle damazze eurofile, quel Tsipras che, si, poveri greci ma l'euro non si tocca.


Due parole a corollario sulla depressione.
Questo documentario mi ha fatto stare male perché la depressione la conosco, è la cosa più terribile che possa capitarti e l'ho avuta addosso per dodici anni. Conosco quel dolore atroce e quell'assoluta disperazione che ti danno le bellissime giornate di cielo terso quando normalmente dovresti essere felice solo per il fatto di esistere e vedere tutta quella bellezza; conosco quella vocina insistente che ti dice: "Non hai speranza, davanti a te c'è solo un muro nero oltre al quale c'è il nulla, il futuro non esiste, ammazzati" e quell'altra all'altro orecchio che, se hai la fortuna di ascoltarla, ti sprona a salvarti, a cercare aiuto, a REAGIRE!

Io ne uscii, per fortuna, grazie alla seconda vocina e alla droga. Non sto scherzando. Proprio di recente, cercando notizie sugli antidepressivi di ultima generazione, sempre più inefficaci a vederne gli effetti su alcuni amici, ho scoperto che il farmaco che presi durante la psicoterapia e che posso dire mi abbia guarita, l'amineptina, non solo è stato ritirato dal mercato nel 1999 ma è stato addirittura inserito nelle «Tabelle contenenti l'indicazione delle sostanze stupefacenti e psicotrope e relative preparazioni» nel 2005 (sotto Sirchia), diventando quindi tecnicamente una droga.

"Il Ministero della Salute, con decreto del 17 novembre 2004, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’8 febbraio 2005, ha aggiunto, nelle tabelle contenenti le sostanze stupefacenti e psicotrope, l’amineptina, antidepressivo atipico con effetti stimolanti sul sistema nervoso centrale, in grado di produrre uno stato di dipendenza fisica nell’uomo e disturbi delle funzioni motorie o di pensiero o di comportamento o di percezione degli stimoli esterni. Studi clinici condotti sull’uomo hanno dimostrato che l’amineptina provoca dipendenza ed abuso, specie nei pazienti con precedenti storie di tossicodipendenza. Il farmaco viene impiegato anche per la disassuefazione della dipendenza da anfetamine.
Fonte: Gazzetta Ufficiale dell’8/02/2005"


Questo mentre, tanto per fare un esempio, viene tuttora somministrato allegramente il prednisone, un tipo di cortisone che, tra gli effetti collaterali più comuni, comprende episodi di psicosi acuta di tipo paranoideo.
Si sono trincerati dietro la scemenza della dipendenza ma il vero motivo per cui l'amineptina è stata ritirata è che curava davvero la depressione. Te ne portava fuori e per sempre. Insomma era un farmaco che funzionava, quindi un'anomalia nel mondo in cui ogni paziente in più significa maggiore fatturato.
Il "Survector" dava dipendenza? Balle stratosferiche. Quella la danno le benzodiazepine che ti prescrive alla cavolo anche il mediconzolo di base. Avete$ idea$ di quanti$ milioni$ di consumatori$ assumono benzodiazepine per dormire? Per questo, sempre da parte del nostro solerte Ministero della Malattia, viene boicottata la melatonina, (un altro bel caso di sopruso ai danni dei cittadini) che, oltre a farti dormire in maniera naturale, ad esempio silenzia i sintomi della menopausa rendendo potenzialmente inutile il business delle terapie ormonali sostitutive.
L'amineptina, a parte un po' di nausea i primi giorni, ti riconciliava con Eros, ti faceva sentire leggermente survoltata e, diciamo, ti caricava sessualmente a balestra. Ti provocava anche meravigliosi orgasmi spontanei. (Cominciate ad avere qualche sospetto? Lo scandalo delle droghe ricreative!)
Sotto controllo specialistico e con un adeguata psicoterapia di supporto, perché certo il viaggio non era sempre bello, riusciva a schiodare situazioni parecchio difficili e in soli sei mesi. Poi andavi a scalare e via. Chiuso il capitolo depressione e per sempre. Adios amiga.

Sapete con quali farmaci non pericolosi e non stupefacenti è stata sostituita l'amineptina? Con i nuovi meravigliosi SSRI, gli antidepressivi che rendono, ad esempio, troppi maschi che disgraziatamente li assumono totalmente asessuati ed impotenti. Riuscite a capire il senso e l'utilità di un farmaco che, visto che sei depresso e non hai voglia di fare l'amore, non trova di meglio che castrarti del tutto fisicamente? Senza contare che la depressione non te la tolgono nemmeno per sbaglio. Oltre che controproducenti, visti gli effetti collaterali, sono anche inefficaci. Chi li prende, dopo mesi, mi racconta di sentirsi ancora più di merda che all'inizio, con in più la vergogna "di non riuscirci" e quindi di conseguenza perdendo la speranza di uscire dalla depressione. Eppure i colleghi psichiatri li prescrivono, continuano a prescriverli e se il problema è l'erezione, che problema c'è? C'è il Viagra, un altro farmaco costoso da buttar giù. Curare il danno da farmaco con un altro farmaco.Che sarà mai?
Non solo ma, a proposito di farmaci pericolosi, hanno sdoganato e riciclato come pillole per smettere di fumare (a cento euro la confezione) vecchi antidepressivi precedentemente accantonati perché inducevano i pazienti al suicidio. Sapete quanti$ milioni$ di consumatori$ vorebbero$ smettere$ di fumare$?

Qual è quindi lo scopo della medicina di questi tempi, anch'essa irrimediabilmente orientata al profitto? Se mette la licenziosa amineptina tra le droghe, allo stesso modo in cui criminalizza la cannabis ma non altrettanto la cocaina, che è una droga depressogena come effetto rebound, per non parlare dell'MDMA che il cervello te lo manda provvidenzialmente in pappa, e permette la commercializzazione della castrazione chimica all'escitalopram, sono paranoica e complottista se penso che in fondo non abbia alcun interesse a debellare la depressione ma anzi, voglia non solo perpetuarla ma renderla endemica? Perché un popolo depresso è più facilmente controllabile, può essere sottomesso più alla svelta e difficilmente ti farà una rivoluzione perché, come per i lemmings, basterà portarlo in cima al burrone e penserà da sé a suicidarsi? Come in Grecia?

mercoledì 8 gennaio 2014

Lettalizzatela!


Houston, hanno un problema: evitare in qualsiasi modo ed a qualunque costo di affrontare il problema. 
Che consiste, lo ricordo per chi si fosse accorto solo ora della crisi, nella deindustrializzazione dell'Italia su commissione della Germania e per mano dell'euro, con loro, i larghintesisti, come esecutori materiali. 
Affrontare il problema vorrebbe dire inviare subito un fax con un bel "fottiti" al letto di dolore della culona ed occuparsi 24acca24 di come riottenere al più presto la sovranità monetaria e la libertà. Non dovrebbero aver tempo neppure per pisciare.
Invece, siccome sono imprigionati nella trappola del collaborazionismo e non sanno come uscirne, stanno cincischiando in attesa che un asteroide colpisca la Terra il 31 dicembre 2014 per sgamare l'entrata in vigore del Fiscal Compact, e pregano il loro Dio che ciò accada, perché non saprebbero assolutamente come trovare i miliardi (di euro) necessari per quella follia, se già ora si prendono a borsettate tra di loro per i 150 euro degli insegnanti.

Un modo per allontanare il problema, insomma il loro piano B, oltre alla gestione manicomiale dell'ordinaria amministrazione, è stravolgere la scala delle priorità e utilizzare la cosmesi dei diritti civili per mascherare i deficit cognitivi che li affliggono e soprattutto il fatto che loro, come governanti, nell'agone internazionale, non contano assolutamente un cazzo ma sono come la serva di Totò, servono. 
E' una strategia ben precisa. Confondere il popolo con l'elargizione di diritti civili mentre con l'altra mano si sfila ad esso il portafogli e ci si prepara ad espropriarne i beni, mobili ed immobili, per conto terzi e per beccarsi la mancia. 
Se ci pensate bene, la cosmetica dei diritti civili è da sempre la tattica dei radicali, una quinta colonna del neoliberismo che da decenni nasconde quest'anima reazionaria, perfettamente allineata con l'eurototalitarismo, sotto tonnellate di buoni propositi: i matrimoni gay, l'eutanasia - prima il divorzio e l'aborto - ora le carceri, le coppie di fatto e la depenalizzazione delle droghe. Quando uno li ascolta pensa: "ma quanto so' democratici e liberalz!" e invece, dal punto di vista economico, sono più a destra ed incarogniti della Thatcher quando la parrucchiera non le cotonava abbastanza i capelli.
Se al repertorio dei radicali unisci quello solito della sinistra boldrinosa: ius soli, il culto del migrante e dello straccione, l'internazionalismo, il femminicidio usato come arma contundente nella posticcia guerra di genere, e magari hai l'aiuto mediatico di un Papa telefonista e nazionalpopolare quasi più della Carrà e quello di un esercito di leccapiedi a mezzo stampa, ottieni una fenomenale arma di distrazione di massa da somministrare tramite la televisione busona al popolo ormai intontito dalla depressione e dall'inappetenza.

A questa sinistra alla ClioMakeUp piace enormemente la strategia della cosmesi, ma anche alla destra piace far finta di opporvisi, schierando il fondamentalista ributtante alla Giovanardi che si scandalizza per la canna libera e il bacio tra uomini.
Piace anche alla sinistrina rosé de iRrenzi che sventola il cannone di maria per infinocchiare ancora una volta la platea piddina, per la quale ha in programma una bella riformina Hartz al cui confronto la Fornero parrà Madre Teresa di Calcutta.

Che bello, saremo poveri e disperati, ma i preti potranno sposarsi tra di loro, avremo la legalizzazione delle coppie fatte e rideremo, rideremo come degli scemi.

domenica 30 maggio 2010

KolchozVille

"Time", la rivista che elesse uomo dell'anno del 1938 Adolf Hitler e Stalin per ben due volte, nel '39 e nel '42, ha deciso che FarmVille è tra le 50 peggiori invenzioni dell'umanità. Addirittura!
Che sia una classifica imbecille come poche lo dimostra il fatto che mescola cose magari fastidiose ma innocue come la mollettina della suite Office di Microsoft e le orrende ciabatte Crocs a vere e proprie piaghe d'Egitto come l'Agent Orange, il DDT, i coloranti alimentari e l'amianto.

La motivazione per l'anatema nei confronti della fattoria virtuale della Zynga - definita quest'ultima addirittura "genio del male" - è perchè distoglierebbe milioni di persone dal lavoro, obbligandole a passare ore ed ore a cliccare su raccolti ed animaletti vari senza un vero scopo se non quello di portare avanti il gioco all'infinito.
Ecco in azione la grigia e deprimente etica protestante del capitalismo. Quella secondo la quale si va in paradiso solo se ce lo siamo meritati sulla Terra e se abbiamo pensato per quarant'anni solo al lavoro.

Forse quegli scassaminchia snob di "Time" hanno capito che FarmVille, aldilà di tutti i suoi difetti, è un gioco che sviluppa la cooperazione tra gli individui, li obbliga a socializzare con i vicini e ad aiutarli nella coltivazione e nell'allevamento delle bestie. Nella fattoria di Farmville, che è quanto di più simile ad un Kolchoz esista, l'utopia collettivista si realizza finalmente senza sforzi. Non c'è mai la grandine, nessun raccolto va a remengo se non per la svogliatezza del contadino e c'è perfino la possibilità che un solerte vicino ti rianimi i raccolti ormai perduti con lo spruzzetto.
Insomma FarmVille è il gioco più subdolamente comunista che sia mai stato inventato. Soprattutto ora che ha perfino introdotto le cooperative!
E' indubbiamente un arma di distrazione di massa ed io sospetto che possa essere perfino il più formidabile esperimento psicologico su vasta scala mai realizzato, dal modo in cui si può svelare l'organizzazione mentale di chi ci gioca.

E' un gioco stupido che dà dipendenza. Chi lo nega? Ieri che si era impallata a causa di un aggiornamento venuto male c'erano milioni di giocatori in pura scimmia, che intasavano i forum alla ricerca della soluzione per poter accedere di nuovo alla propria amata fattoria.
Però ci sono cose più gravi a questo mondo. Diciamolo, è molto peggio uscire di casa e andare in cerca di gay da pestare a sangue, torturare e dar fuoco ad un animale, ciondolare senza arte nè parte.
E' un gioco che dà dipendenza e che ti prende la mano. Prendi questa mano, Zynga.
Si, però fateci capire: i giochi sparatutto no perchè sono violenti. Quelli agresti e che insegnano ai bambini, solo per fare un esempio, ad amare gli animali, che sviluppa un certo senso architettonico e ti fa riavvicina alla natura no perchè distolgono dal lavoro e sono stupidi.
Parliamoci chiaro. Con la vita di merda che facciamo con qualcosa bisogna pur stordirsi. La droga no, e va bene. Le sigarette, l'alcool e il gioco d'azzardo no. Almeno lasciateci FarmVille.

martedì 15 aprile 2008

La mia droga si chiama Silvio

Indro Montanelli, con disarmante ingenuità (vista con il senno di poi), parlò una volta di vaccino. Ormai, alla terza elezione di Berlusconi a capo del governo è provato che si sbagliava. Bisogna affrontare la questione da un altro punto di vista.

La verità è che gli italiani sono drogati di Berlusconi, sono irrimediabilmente silviodipendenti. Lo hanno assaggiato per la prima volta più di dieci anni fa e se ne sono assuefatti, prendendone dosi sempre più alte. Stavolta rischiano l'overdose e non ci sarà del naloxone da iniettarsi come antidoto. Il metadone che gli avevano proposto in alternativa lo hanno gettato sdegnati nel cesso, figuriamoci le cannette che gli proponevano i partiti minori. L'italiano, lo abbiamo capito, vuole lo sballo prolungato e più la merda è pesa, meglio è.

Pareva che due anni fa gli italiani avessero avuto un bad trip e avessero deciso di disintossicarsi ma il guaio è che non hanno trovato un Muccioli che li legnasse per bene prima e dopo i pasti. Sono entrati in una comunità troppo seeria, con un pretone di campagna che gli ha lasciato in tasca le bustine. Appena il pretonzolo ha girato gli occhi dall'altra parte, sono scappati e si sono rifugiati di nuovo nell'illusione nel mondo perfetto senza tasse, ICI, bollo auto, vergogna e dignità.

Silvio, il leader psichedelico, è imbattibile perchè ti fa entrare in un mondo di beatitudine orgasmica dove perfino Calderoli e Bossi appaiono grandi come statisti. Crea una realtà deformata che non esiste ma ti fa credere di viverla, come Gianfranco Fini che crede di potergli un giorno succedere.

Silvio, il fungo magico, si è autospacciato per anni attraverso le sue televisioni, ha creato assuefazione e dovreste vedere come si rivoltano come bisce i suoi (tossico)dipendenti quando lo si tocca. Togliete tutto agli italiani ma non la loro dose di ottimismo berlusconiano basato, come le allucinazioni da LSD, sul nulla.
Silvio è difficile da battere perchè è la droga perfetta. Energetica come la coca, euforizzante come la ganja, allucinogena peggio dell'amanita muscaria, per le cose fantastiche che ti induce a credere di vedere.
Che ti riduca il cervello tipo emmenthal come l'ecstasy non è ancora provato ma abbiamo tempo per scoprirlo. Almeno cinque anni.

P.S. Lo so, questo post è allucinante.


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mercoledì 2 gennaio 2008

Ed ora un vaccino contro le minchiate, prego

Leggo sul Corriere: "Boom dipendenze a Milano. In Usa vaccino allo studio. In tre anni i pazienti in cura per disintossicarsi aumentati del 26%. In America è all'esame della Fda una sostanza che agisce sul sistema immunitario."
Un vaccino?! Sistema immunitario?
Vado ad approfondire, cerco i nomi del Dottor Frankenstin e della gentile consorte e trovo quest'altro trafiletto, se è possibile ancora più assurdo.
Due ricercatori del Baylor College of Medicine di Houston sono al lavoro per trovare un vaccino contro la cocaina. Sono convinti che diventera' il primo farmaco capace di arrecare davvero aiuto alle persone che vogliono smettere di farne uso.
Tom Kosten, professore di psichiatria, e sua moglie Therese, psicologa specializzata in neurologia, hanno reso noto che il vaccino da loro messo a punto (che sta attualmente superando i test clinici) quando viene assunto stimola il sistema immunitario in modo tale che il paziente non sente piu' il bisogno di assumere coca.
Il sistema immunitario, che e' incapace a riconoscere la cocaina o le molecole di altre sostanze stupefacenti perche' sono troppo piccole, non puo' produrre anticorpi per aggredirle.
Cosi' per aiutare il sistema immunitario a riconoscere le molecole di droga, Kosten ha pensato ad una procedure affatto innovativa: attaccare cocaina 'inattiva' all'esterno di proteine (a loro volta inattive) di colera, che devono essere ingerite.
Queste proteine sono perfettamente 'riconoscibili' dal sistema immunitario, e immediatamente producono stimoli. Di fronte a questo stimolo, il sistema immunitario non solo e' in grado di produrre anticorpi, ma arriva anche a' vedere' la presenza della molecola di droga, e di impedire che la molecola raggiunga il cervello, dove si generano gli effetti tipici della sostanza.
'E' un'idea molto brillante -ha commentato il neurologo David Eagleman-. I ricercatori hanno passato gli ultimi anni cercando di capire come riuscire a rintracciare la cocaina nel cervello e come la coca riesce a nascondersi nel sistema. Questo tipo di vaccino e' come se aggirasse il problema'.
Kosten ha gia' avanzato alla Federal and Drug Administration la richiesta di sottoporre il suo vaccino ai test multi-istituzionali previsti affinche' venga riconosciuta la 'patente' di farmaco.
Mah, sarà che ho studiato biologia parecchi anni fa e forse non sono aggiornata ma mi pare di ricordare che le sostanze stupefacenti siano molecole e non antigeni e agiscano perchè vi sono recettori sui neuroni che si legano a queste sostanze. Esiste già da tempo immemorabile una sostanza, il naloxone, che legandosi ai recettori per la morfina è in grado di contrastarne l'effetto. E' il farmaco che ogni tossicodipendente da morfina ed eroina dovrebbe sempre tenere in tasca perchè è in grado di salvarlo dall'overdose.
Quindi il principio è semplice e noto da tempo: per ogni sostanza agonista si trovi quella antagonista, che ne occupi i recettori.

Che cazzo c'entra con questo meccanismo il povero sistema immunitario, che è preposto ad altri compiti, come quello di riconoscere antigeni, cioè cellule (non molecole) potenzialmente dannose all'organismo, qualcuno per favore me lo spieghi.
Il meccanismo è semplice anche qui. Ogni cellula del nostro corpo è provvista, sulla sua superficie, di un marchio di riconoscimento, l'antigene di istocompatibilità (la parola antigene qui è usata in senso diverso). Ogni mia cellula ha scritto sopra Lameduck. Semplificando allo spasimo, il mio sistema immunitario, attraverso cellule specializzate, pattuglia l'organismo e se incontra una cellula sprovvista del marchio Lameduck l'attacca e altre cellule dovranno quindi produrre anticorpi che si legheranno alle cellule non-Lameduck. Il tutto sarà pappato dai macrofagi, gnam gnam.
Si parla di cellule, non di molecole: cellule neoplastiche, che nel loro dismorfismo perdono gli antigeni di istocompatibilità e vengono quindi recepite come estranee e attaccate dalle cellule k; virus, batteri.

Non riesco proprio a capire dove vogliano andare a parare i due coniugi Frankenstin. Nessun tossico si è mai disintossicato grazie al naloxone, che gli ha solo ripulito i recettori dall'eroina.
La dipendenza è un fatto anche psicologico, come ben sanno gli ex-fumatori che, pur essendo ormai disintossicati fisicamente dalla nicotina ogni tanto hanno la lampadina che si accende e dice "ora vorrei fumare". Il sistema immunitario andrebbe potenziato nelle sue funzioni, non stimolato a fare cose che non gli competono altrimenti il prezzo da pagare sono le malattie autoimmuni, in continuo aumento, guarda caso.

Se poi c'è qualcuno che è in grado di spiegarmi che la ricerca del Dottor Frankenstin non è una stronzata ma una cosa seria, ho già pronto il mucchietto di cenere da spargermi in testa.


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venerdì 14 dicembre 2007

Passare indenni nel campo minato

Spesso mi chiedo cosa, nella mia giovinezza, mi abbia salvato dalla droga, visto che ho avuto la fortuna di passare indenne attraverso gli anni peggiori della storia della tossicodipendenza, quelli del buco di eroina e della morte per overdose. Non mi sono fatta mai nemmeno uno spinello, figuriamoci il resto. Fortuna?

Se guardo molti miei coetanei vedo storie pesantissime, ora risolte ma che hanno indubbiamente lasciato in loro più di un segno.
Se dovessi trovare un'analogia per il percorso che abbiamo fatto noi degli anni 60 mi viene in mente solo il campo minato. Bastava mettere un piede lì invece che qui e...bum! si saltava. Se io sono riuscita ad evitare le mine ogni volta è per almeno un paio di motivi. Il primo è che, per fortuna, ho sempre avuto il terrore di perdere il controllo del mio cervello, di non potermi trattenere, e questo atteggiamento nevrotico che da un lato mi ha impedito in altre circostanze di "vivere", in questo senso mi ha salvata. L'altro, è stata... la fortuna.

Ai miei tempi (come dicono i vecchi) la droga era meno facile da trovare se non si entrava a far parte di un determinato giro. Spesso capitava che la droga arrivasse a te perchè si drogava il tuo amico, o il tuo fidanzatino. Io ho avuto la fortuna che il ragazzino che mi piaceva da matti a tredici anni e che era praticamente una canna vivente, non mi filava proprio.
A vent'anni rimasi traumatizzata a causa di un'amica che, per un fumo cattivo, si sentì male e a causa di questo passammo il peggiore pomeriggio di quell'anno. Quell'episodio formò in me l'idea che la droga fosse merda e per fortuna, ancora una volta, questa analogia mi è rimasta impressa. Anche quando vedo le immagini della cocaina sequestrata dai carabinieri e penso alle condizioni nelle quali viene preparata provo un vero senso di schifo e repulsione.

I ragazzini oggi hanno mille più occasioni di quante ne avevamo noi di drogarsi. Non è raro sentire quindicenni dire: "se in quella discoteca non di impasticchi non ti diverti". In discoteca, appunto, le pasticche si trovano e costano pochissimo. La televisione parla sempre e solo del pericolo della cannabis ma le droghe sintetiche come l'ecstasy sono devastanti e girano perfino nelle scuole. Poi c'è la cocaina, sempre più a buon mercato, che ti fa entrare in una spirale di euforia e depressione senza fine.
Ecco, io che ho una pesante storia di depressione alle spalle, guarita grazie ad un percorso estremamente doloroso (avete presente l'addestramento del Sergente Hartmann in Full Metal Jacket?) solo all'idea di una sostanza che possa dare depressione mi terrorizzo.
Nonostante i miei problemi di gioventù, di depressione e infelicità, sono riuscita ad evitare un male peggiore che non so dove mi avrebbe condotta. Forse sono stata brava e giudiziosa, o forse non sono mai veramente stata indotta in tentazione.

In teoria, essendo stata una tabagista per quasi trent'anni (anche la nicotina è una droga) ed essendo stata consumatrice per molti anni di ansiolitici ed altri psicofarmaci rientrerei nella categoria delle dipendenze anch'io, il che fa capire quanto sia difficile non essere schiavi comunque di qualche sostanza.
Per quanto riguarda la droga vera e propria, però, mi sono salvata e, più ci penso, più mi rendo conto che forse è stato solo per un fatto di fortuna.

Questo post è il mio contributo all'iniziativa lanciata da Newkid di Linea Neuronica, per invitare i bloggers ad esprimersi sul problema droga. Qui troverete il post originale con i contributi in progress di chi ha aderito.

sabato 10 novembre 2007

I santarellini

Il povero Lombroso, nell’aldilà, si starà grattando perplesso il barbetto. Dove sono finiti i suoi ceffi da galera, gli assassini dal cranio a capocchia di spillo e attaccatura bassa di capelli, geneticamente propensi al crimine?
Fermo restando il principio che un imputato è innocente fino a prova contraria, a guardare i volti dei protagonisti degli ultimi fatti di cronaca nera, da Garlasco a Perugia, dobbiamo concludere che le più pericolose sono proprio le cosiddette facce d’angelo. Biondini e biondine slavati, con gli occhialini da maghetto studioso, i classici ex-chierichetti anemici ma dalla forza insospettata. Quelli che le mamme catalogano subito come “bravi ragazzi”, sia i maschi che le loro controparti femmine, le santarelline, le acque chete che rovinano i ponti e i chierichetti.

A Garlasco si cincischia da mesi ormai attorno alla possibilità che Valentino, perduta la pazienza, abbia fracassato la testa di Valentina, magari per motivi inconfessabili. A Perugia si teme che un trio diabolicamente normale abbia fatto degenerare un’orgia casalinga in tragedia.

Sono cose che càpitano ma quello che colpisce è che i media sembrano parecchio in crisi nel dover spiegare come mai un così bravo ragazzo e una così brava ragazza possano essersi ritrovati in situazioni che non si addicono di solito ai santarellini. I giornalisti che raccontano questi fatti fanno venire in mente quegli insetti che, rivoltati a schiena in giù, dimenano disperatamente le zampette. Il loro imbarazzo è totale e i fatti gli sembrano impossibili perché è l’ordine delle cose borghesemente costituito che fa a farsi fottere in quei casi, anche se non dovrebbe, perché il delitto non è appannaggio solo dei criminali di carriera che ce l’hanno scritto in faccia e nel DNA.

Li capisco. E' più facile raccontare i fatti di sangue quando abbiamo degli assassini dalla faccia lombrosiana da assassino come il rom di Tor di Quinto, ma di fronte a tipi come l’Alberto di Garlasco e i fidanzatini-peynet di Perugia, seppure con l’uomo nero come terzo incomodo e il coltello a serramanico in saccoccia, i pregiudizi vacillano.
I bravi ragazzi non fanno orge, non dovrebbero neppure trombare in teoria, eppure sembra proprio che qualche volta si esageri con sesso e droga. Anche il voler dipingere le vittime, di solito ragazze, come disperatamente perbene, caste e pure, delle mariegoretti cadute in balia di mostri assatanati, è un modo per non voler guardare in faccia la realtà.

Su Garlasco se ne sono sentite di tutti i colori, dai vibratori ad altri ammennicoli da sex shop scambiati come regali al posto dei pupazzetti. Se non ci fosse stato il delitto di mezzo sarebbe il ritratto di tante situazioni di coppia assolutamente banali.
Come gli adulti i ragazzi praticano la varietà sessuale e financo la perversione. Sono i genitori che si illudono che i loro figli siano degli asessuati. Melissa P. non è mica venuta giù da Marte, è una realtà romanzesca ma mica tanto. Le ragazze la danno e i ragazzi sono felici di prenderla.
Sono i media che fanno le meraviglie come se fossimo ancora negli anni cinquanta e dei balletti rosa. Sono vecchie incrostazioni democristiane che non vengono via nemmeno con il viakal.

Un altro discorso si può fare sui delitti per i quali si suppone un ruolo determinante della droga. Più che della vacilità di trombata, io mi preoccuperei del fatto che i ragazzi si drogano con una facilità spaventosa e con una varietà di droghe a disposizione che fa paura e che in certe situazioni alcool e droga possono appunto disinibire al punto di far perdere il controllo.
Trent’anni fa bisognava ancora entrare in brutti giri per ottenere la roba, oggi basta entrare in discoteca e, per quanto riguarda l’alcool, al supermercato. Sento ragazzine di quindici anni fare discorsi come questi: “la discoteca X? Fa cagare, se non ti impasticchi non ti diverti”.
Girano le metamfetamine, gli acidi, più di cento tipi di ecstasy tutti in grado di ridurre un cervello a formaggio svizzero e soprattutto la cocaina, che ha effetti psicologici devastanti.

I telegiornali invece non vedono che spinelli, spinelli ovunque. Ti fanno vedere l’americanina visibilmente sciroccata e parlano di cannabis. Se vi fosse vero interesse ad informare sui danni della droga si direbbe, per esempio, che è la cocaina che gira a tonnellate in Italia che può dare la forza ad uno sfigato di brandire un arma contro un’altra persona, magari perché è stato ancora una volta deriso. Uno sfigato qualsiasi, uguale a mille altri, che Lombroso avrebbe classificato come persona assolutamente innocua, reso onnipotente da un po’ di polvere bianca.

martedì 25 settembre 2007

Fumi? BigPharma ti lava il cervello con la vareniclina.

Ogni anno BigPharma lancia sul mercato sottostante una nuova miracolosa pillola contro il fumo. Dopo il bupropione (Zyban), contestato a causa dei pesanti effetti collaterali, ecco la vareniclina, il Champix.

Il meccanismo di azione della vareniclina è semplice. La sua molecola è un parziale agonista del recettore nicotinico alfa4-beta2, normalmente preposto a legarsi appunto alle molecole di nicotina. Se i recettori sono liberi reclamano nicotina, se sono occupati dalla vareniclina niente sindrome da astinenza. E’ una spiegazione bovina e spero che nessun chimico mi stia leggendo. In quel caso mi “corigerà”.
C’è già chi parla di meccanismo comune per tutte le dipendenze e quindi basterebbe somministrare la pillola apposita che vada ad occupare i recettori della sostanza dopante per azzerarne l’effetto.

Per provare a smettere di fumare grazie alla vareniclina bisogna assumerne 2 mg al giorno per 12 settimane al costo non indifferente di circa 750,00 euro.
Va bene ma funziona? Come riporta questo articolo:

L’efficacia della Vareniclina è stata valutata in 2 studi clinici controllati con placebo in circa 2000 fumatori.
Questi soggetti sono stati assegnati a ricevere Vareniclina 1 mg due volte al giorno, Bupropione 150 mg 2 volte al giorno, o placebo, per 12 settimane.
Il periodo osservazionale è stato di 40 settimane ( senza trattamento).
Il 44% dei pazienti trattati con Vareniclina hanno smesso di fumare alla fine del periodo di trattamento di 12 settimane, contro il 30% dei pazienti che hanno smesso dopo aver assunto Bupropione ed il 18% di quelli trattati con placebo.
Dopo 1 anno, i pazienti che hanno ricevuto Vareniclina presentavano una maggiore probabilità di rimanere liberi dal fumo rispetto ai pazienti che hanno ricevuto Bupropione oppure placebo.

In un terzo studio, i pazienti sono stati trattati con Vareniclina per 12 settimane, e, successivamente, sono stati assegnati in modo casuale a placebo o a Vareniclina per altre 12 settimane.
Questi pazienti sono stati seguiti per 28 settimane dopo il trattamento.
Il 71% dei soggetti che hanno assunto Vareniclina erano liberi dal fumo dopo 6 mesi, rispetto al 50% del placebo. ( Xagena_2006)
Quando leggo queste statistiche penso sempre malignamente che il 56% del campione del primo studio NON HA SMESSO di fumare (sempre meglio comunque del 70% di flop del bupropione).
Accenniamo solo agli effetti collaterali di questo farmaco: ben il 30 per cento dei pazienti trattati ha riportato nausea e incubi spaventosi.
Il gioco vale la candela, che in questo caso è tra l’altro molto costosa? Secondo me no, perché la mia domanda è: se smetto di prendere la pillola e non ho fatto un lavoro psicologico sulla motivazione a smettere di fumare cosa succede? Che ricomincio.
Senza contare che sostituire la dipendenza dalle droghe con la dipendenza dai farmaci è un controsenso. Chi mi garantisce infatti che qualcuno non smetterà più di prendere il farmaco, con conseguenze imprevedibili, per paura di ricominciare a fumare?

Date retta a me. Continuano a ripetervi che smettere è quasi impossibile e che lo potete fare solo con queste pillole che costano una cifra e che non si sa nemmeno se fanno più male che bene.
Non è vero che non si può smettere. Smettere è una cosa che possono fare tutti, forti fumatori e fumatori modici. La nicotina crea la stessa dipendenza anche in chi fuma tre sigarette al giorno.

Il segreto per liberarsi da questa dipendenza è ricominciare ad amarsi, a corteggiarsi e una volta che avremo capito che la nostra salute è la cosa che più ci preme, per amore di noi stessi faremo il sacrificio di sopportare la scimmia dei primi tre giorni. Tre giorni e basta.
Poi piano piano la nicotina se ne va, ci si disintossica, rimane il condizionamento mentale ma l’amore sconfigge ogni male e se vi amate veramente non proverete più desiderio di fumare.

Prima di smettere scrivete su un cartello i motivi per i quali vi piacerebbe smettere. Vi sorprenderete di quanti riuscirete a trovarne. Quando sarà passato il primo periodo e sarete più sicuri di voi preparate un altro cartello sul quale scriverete: “Non fumerò mai più, nemmeno se subirò dei lutti, se perderò il lavoro e mi ammalerò”. Fatene una questione d'onore con voi stessi. Prendete il pacchetto che avete tenuto da parte, scendete in strada e gettatelo nel cassonetto.
Se non vi fidate di me, che ce l’ho fatta a smettere dopo quasi trent’anni di dipendenza con una facilità che mi ha stupito, lasciate perdere le pillole e investite 10 miseri euro per leggere il libro di Allen Carr “È facile smettere di fumare, se sai come farlo”. E’ un concentrato di banalità, è vero, ma funziona maledettamente perché ti lava il cervello. Non con la vareniclina ma con una buona dose di autostima e amore per noi stessi. Leggetelo sia che abbiate voglia di smettere e cercate un aiuto per farlo sia che pensiate che sono una vecchia rompicoglioni che la mena contro il fumo. Scommettiamo che riuscirà a far smettere anche voi?


Per chi fosse interessato all'altro farmaco antifumo, il bupropione, ripubblico qui di seguito l'articolo che gli dedicai l'anno scorso. Chi lo conosce già può risparmiarsi la fatica di leggerlo. Lo consiglio comunque a coloro che pensano che prendere una pillola sia la panacea di tutti i mali e la strada più conveniente per smettere di fumare. Conveniente lo è per BigPharma, senza dubbio.

C'era una volta, nel grande paese di BigPharma, una pillolina bianca dal nome importante: Bupropione. Questa molecola era stata creata per curare la depressione, ma dato che non era efficace come le sue sorelle Fluoxetina e Paroxetina e anzi sembrava fare più male che bene, era stata dimenticata in un angolo della grande fabbrica di medicinali.

Il bupropione cloridrato era stato approvato negli Stati Uniti nel 1989 come antidepressivo atipico di II generazione con il nome commerciale Wellbutrin ma il suo utilizzo causò molti problemi, dal rischio di convulsioni al possibile aumento di casi di suicidio negli adolescenti, e allora fu accantonato a favore di farmaci meno potenzialmente dannosi.

Dieci anni dopo, qualcuno si ricorda che il bupropione cloridrato sembra ridurre considerevolmente il desiderio di fumare nei fumatori che lo assumono come antidepressivo, anche se non si sa né come né perchè. Al bupropione viene cambiato il nome commerciale: Zyban, Quomen, Corzen, e viene lanciato in pompa magna come la nuova pillola della felicità che ti permette di smettere di fumare senza soffrire l'astinenza, senza sbattere le testa contro il muro e fare a pugni con la scimmia.

Già, ma se un farmaco specifico per la depressione ha provocato importanti reazioni avverse, dalle reazioni cutanee a quelle neurologiche, psichiatriche e cardiache e forse perfino la morte in una piccola popolazione di malati, cosa succederebbe se venisse impiegato su larga scala, cioè su milioni di fumatori nel mondo? E' normale immettere sul mercato un farmaco il cui meccanismo di azione non è spiegato? E poi funziona veramente?

Il bupropione, anche dopo la sua mutazione da antidepressivo puro a pillola per smettere di fumare ha continuato a produrre importanti effetti collaterali; 921 casi di reazioni avverse riportate in Australia nel 2000, 3457 casi in Gran Bretagna nel 2001 tra cui 18 casi di morte sospetta per suicidio. Nel 2004 il farmaco era sotto controllo da parte delle Autorità Sanitarie francesi a causa dei sui possibili effetti collaterali (ancora convulsioni, istinti suicidi, insonnia ed allergie).

In alcuni paesi, come l'Australia, il farmaco è stato incluso tra i farmaci rimborsabili, ed è stato oggetto di 500.000 prescrizioni fin dal 2001, costando al governo federale 66 milioni di dollari. Uno studio successivo aveva messo in dubbio la reale efficacia del bupropione per la cessazione del fumo e il Pharmaceutical Benefits Advisory Committee aveva proposto di poter ottenere una prescrizione del farmaco solo dopo il parere di due medici (cioè solo dopo un secondo parere): la Glaxo, detentrice del brevetto sul farmaco, ha intrapreso un'azione legale sostenendo che il Pharmaceutical Benefits Advisory Committee non ha l'autorità di fare cambiamenti una volta inserito un farmaco tra quelli rimborsabili.

Meno male che in Italia è stato approvato nel 2000 non come antidepressivo ma come farmaco per smettere di fumare in fascia C non rimborsabile. Certo, la pillola è un pò caruccia, 180 euro alla confezione, ma vuoi mettere la soddisfazione di riuscire a smettere di fumare senza fatica, dicono? Molte ASL stanno utilizzando il bupropione nei programmi terapeutici di disintossicazione dal fumo. Il "bugiardino" è stato aggiornato includendo nuove controindicazioni, il che di solito indica che il farmaco è sotto osservazione in farmacovigilanza.

L'efficacia del bupropione è modesta: secondo uno studio, non più del 30% di persone che lo hanno utilizzato per 7 settimane continua a non fumare dopo un anno. Il che vuol dire che sul 70% è inefficace. Non esiste alcuna dimostrazione che i sintomi depressivi che chi smette di fumare può provare siano dovuti ai meccanismi conosciuti che innescano la malattia depressione. E chi smette di fumare può riuscirci perchè utilizza meccanismi mentali che vanno dalla forte motivazione alla forza di volontà.

Quindi, perchè utilizzare alla leggera, magari con solo la prescrizione del medico di base e non di uno psichiatra, un farmaco così controverso, che possiamo perfino acquistare contraffatto online?

Quando un farmaco registra numerosi effetti collaterali gravi, il mantra delle case farmaceutiche è noto: "non è dimostrato". In questo caso specifico aggiungono che: "i fumatori sarebbero morti lo stesso", "sempre meglio qualche morto in più che i milioni di fumatori schiattati per le sigarette".

Rimane il fatto che hanno riciclato un prodotto scadente con una pura operazione di marketing e che, dovesse andare male come pillola contro il fumo, cominciano ad apparire studi nei quali lo si propone come farmaco ideale per dimagrire!
L'ennesima mutazione genetica pronta per l'uso e con un bacino di utenza ancora più smisurato. Tanto si sa che gli obesi sarebbero morti lo stesso.

martedì 20 marzo 2007

L'erba e il fascio


"De Marijuana no xe mai morto nisuni". (Pitura Freska)*


Cosa sarebbe la nostra vita senza le grandi verità che quotidianamente ci propinano i telegiornali? Prendiamo per esempio i servizi del corrispondente RAI da Londra Giovanni Masotti, il padre del sado-masottismo, quella perversione che porta il giornalista a farsi del male e a farne agli altri, montando scoop-canaglia come quelli sulle intercettazioni a Caruso e le pere di Cannavaro.
Dopo essere riuscito, l’estate scorsa, a fare un pezzo su un mantello che renderebbe invisibili, realizzato da scienziati inglesi (a Hogwarths?), rimanendo incredibilmente serio, l’altra sera Von Sacher-Masotti ci ha aggiornato sui rischi terrificanti della cannabis.

Nulla di nuovo, in televisione è una gara dura avere una seria informazione scientifica e quando c’è da parlare di droga si fa vedere sempre e solo il tipo che si rolla una canna. Mai un fumatore di crack o uno qualsiasi delle decine (c'è chi dice più di 150) di tipi di ecstasy in grado di bruciare il cervello dopo qualche serata in discoteca. Siccome devono avergli detto che questa o quella (droga) per loro pari sono e devono essere, allora il giornalista si adegua e fa di tutta un’erba un fascio, in tutti i sensi.

Partendo dalla notizia che il giornale inglese The Independent, dopo aver per anni chiesto la depenalizzazione dell’uso di cannabis, ora riporta i risultati di ricerche che dimostrerebbero come lo skunk, il nuovo tipo di resina in circolazione in Inghilterra sarebbe addirittura in grado di provocare la schizofrenia nei consumatori abituali, Masotti non resiste e ci ricama sopra con il tombolo e il chiacchierino.

Il fatto che si parli di un tipo particolare di cannabis molto concentrato in THC e che la schizofrenia non è dimostrato essere legata all’uso della sostanza, altrimenti la Giamaica e Amsterdam sarebbero manicomi a cielo aperto, sono dettagli insignificanti. Non si citano nemmeno gli innumerevoli studi che dimostrano invece le potenzialità interessanti della cannabis nel trattamento del dolore oncologico e come palliativo in varie patologie neurologiche come l’epilessia e la sclerosi multipla. Che esista un farmaco attualmente testato in vari ospedali a base di cannabinoidi sintetici, il Marinol, gli è ignoto.

A Masotti interessa definire l’Independent come l’organo della sinistra estrema inglese e già che c’è insinua il legame tra cannabis, sinistra estrema e pazzia. La sinistra indurrebbe all'uso della cannabis che è più pericolosa dell’LSD, ma ora si è pentita e se lo dice lui c’è da crederci.

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