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lunedì 26 maggio 2014

Exitus poll


"Ah, quelli, i piddini!, Mario, Chiara, la gente qualunquemente qualunque che vediamo campeggiare negli stendardi appesi in tutte le stazioni, per chiederci più banda e meno rigore, loro, li desidero sopra al 30% (dal che matematica vuole che desidero che il povero Berlu venga sbriciolato, così impara a fare il “re tentenna”). Belli, vento in poppa, o almeno al gran lasco, con un bel gennaker gonfio con su scritto “ce lo chiede Mario”, contro l’iceberg. È essenziale che il PD rimanga al potere, perché, come ci spiegano Panizza e Borensztein, l’unico costo effettivo e duraturo dei default (e così sarebbe vissuto da loro l’uscita dall’euro) è quello che sopportano i politici al potere: infallantemente vengono cancellati per sempre dalla scena politica. Quindi, quando la SStoria chiamerà il bluff dell’euro, è opportuno che i Fassini e le Fassine, le zdore, i chierichetti di Rignano, e tutta questa variopinta corte dei miracoli fallimentare e fascista stia dove sta adesso, in plancia, inchiodata alla cadreghe. Che è poi la garanzia migliore che abbiamo che anneghino quando il Titanic affonderà. Loro sono colpevoli, ormai di occasioni ne hanno avute: loro devono affondare."

Potrei fermarmi qui a questa citazione di Alberto Bagnai ma, visto che scrivere è un modo per sublimare la rabbia e lo sconforto di vedere ancora una volta la storia ripetersi, con l'Asse riformato al RoBer al quale per fortuna manca il To, perché i giapponesi la storia forse, a colpi di atomiche, l'hanno imparata, aggiungo qualche considerazione personale.

No, non siamo diventati la Bulgaria. Ha votato poco più dei 50% degli aventi diritto. Hanno votato tutti i piddini, gli altri se ne sono sbattuti il belino. Ecco un'altra spiegazione del 40%.
Si è riformata la DC, Achille Lauro e le scarpe, il serpentone. Tutto giusto ma, soprattutto, è tornato il Partito Nazionale Fascista con una S davanti alla F. Per carità, Renzi statista non è nemmeno la diluizione omeopatica di Mussolini ma il meccanismo del suo successo popolare è lo stesso. L'attrazione fatale verso il principio del "lasciamo fare a Lui, che noi ne abbiamo per le palle". La spiegazione del 40% mascherato nel 30% più o meno di previsione, è che gli elettori lo fanno ma poi, da bravi pretonzoli, se ne vergognano, come per la masturbazione e, se glielo chiedono, negano di votare PD.
Che dire, auguri a Matteo Renzi per quando andrà a Berlino a convincere la Merkel. Preparate i megaciotoloni di popcorn perché sarà il cinepanettone del millennio. E auguri anche per quando dovrà applicare l'ERF, il Fiscal Compact, mettere la patrimoniale, la tassa di successione al 40% e finalmente toccare la zoccola dura del suo elettorato. 
Se dopo ci sarà da pisciare su qualche cadavere gli italiani non se lo faranno ripetere due volte. Sappiamo quanto sanno essere crudeli con coloro che la Storia ha sconfitto in vece loro.

Detto dei vincitori, passiamo agli sconfitti. Il significato delle elezioni europee era molto semplice, si trattava di scegliere da che parte stare in base alla opzione di essere pro euro o contro euro, pro Titanic o pro scialuppe. Detto che il PD era il PUDE che vuole restare sul Titanic, assieme alle altre listarelle pilota, Berlusconi e Grillo pagano il fio delle proprie colpe di non essersi proposti come ALTERNATIVA e di aver lasciato da sola la Lega Nord, che almeno un tentativo l'ha fatto e un salvagente lo ha indossato. Credete sia poco ma è un investimento che un giorno pagherà.
Il Gran Bollito paga per primo per non avere avuto neanche la metà delle palle di Marine Le Pen di proporsi come fronte antieuro e anti PUDE, potendo oltretutto portare in dote le televisioni e dopo ciò che gli avevano fatto nel 2011. Ecco cosa significa essere troppo invischiati nei propri sfaceli. Non merita altro che di finire come il Signor Pascale in Dudù. Sarei curiosa di capire se i suoi ex elettori hanno votato Renzi o appartengono soprattutto al Partito Battobelinista. Escludendo che si siano ritirati, dopo un lavaggio sbagliato, nel partito di Alfano, temo che la risposta sia la n° 2.
Grillo e soprattutto il Richelieu in 3D Casaleggio, pagano per essere caduti nella trappola del "annamo, occupamo, menamo". La loro ambiguità sulla battaglia no euro li ha giustamente puniti. Mi auguro che la famosa rete si faccia sentire, e che quelli che nel movimento ci credono li sbattano tutti e due contro il muro delle loro responsabilità. In ogni caso, il M5S, non so quanto inconsapevolmente, ha contribuito a rafforzare il PUDE. Mission accomplished.

La sinistra dell'intellettualencja degli inutili intelligenti può squittire di gioia per mandare il suo cavalluccio rosso di Troika a Bruxelles. Un tocco di carminio sulla tolda non stona e si intonerà con il sangue dei proletari che macchierà l'iceberg.

Queste però erano soprattutto elezioni europee e il risultato di Francia e Regno Unito (chissà unito ancora per quanto) è comunque esaltante. Il segnale alla Germania arriva forte e chiaro ed è il pom-pom-pom-pom di Radio Londra. Se da una parte si è riformato l'Asse, dall'altra non possono mancare gli Alleati e, dopo l'ennesima Pearl Harbor finanziaria, con l'America stufa di pagare per gli errori degli ingordi Kapitalisten, arriveranno anche i marines. Ma non a salvarci, a corporatizzarci nel senso delle Corporation. 
Registriamo infine il fenomeno quasi incomprensibile dei paesi mediterranei (Grecia, Spagna, Portogallo e ovviamente Italia) che, nonostante ciò che gli sta accadendo, dimostrano di voler aderire spontaneamente al progetto Eutanasia. Non diamo la colpa alla maga Circe, forse porci dentro lo sono veramente. Oggi non è tempo di pietà per nessuno.

sabato 12 gennaio 2013

La scialuppa dell'Eurotitanic


Il 2012, anno del centenario dell'affondamento dell'inaffondabile transatlantico Titanic, abbiamo usato spesso la metafora dell'iceberg che ci viene incontro inesorabile, dell'orchestrina che suona incurante della tragedia imminente, delle terze classi private dell'uso delle scialuppe per permettere ai ricchi di salvarsi.
Una metafora talmente attinente alla realtà di questo secondo decennio del nuovo millennio da non volerci ancora lasciare per ritornare nell'ombra della memoria. Voglio sfruttarla ancora una volta, quindi, visto oltretutto il concomitante anniversario dell'affondamento della Concordia, per farvi notare come l'attuale corsa alla candidatura più improbabile, al tutti a bordo, cazzo! al salti su, che salto anch'io è  proprio l'emblema di una corsa disperata al salvataggio di una classe politica che non ha più nulla da perdere. Che sa che in fondo al tunnel non c'è affatto la bianca luce new age ma una fottutissima montagna di ghiaccio che non farà sconti a nessuno quando spezzerà la nave in due con mucho gusto. E perché questi sciagurati pensano che non ci sia scampo? Perché qualcuno gli ha spiegato che "there is no alternative". O forse c'è dell'altro, come vedremo alla fine.

Qualcuno potrebbe pensare che è solo l'Italia che affonda perché l'ha portata sugli scogli un comandante incapace e terrone, che invece di lavorare, fare le riforme e i compiti a casa, stava a sollazzarsi con le moldave e non voleva rispondere ai richiami dei seri tecnocrati in capitaneria. Questa è una storia parallela, appassionante ed emozionante, ma non è l'intero film. C'è un transatlantico più grande sulla rotta dell'iceberg ed è quello che ha convinto la piccola nave da crociera a seguirlo sulla sua rotta suicida. Eurotitanic, il transatlantico venduto come inaffondabile ed irreversibile che degli ingegneri molto disonesti avevano progettato sapendo benissimo che un giorno uno di quegli eventi periodici e sempre più ricorrenti che scuotono il capitalismo l'avrebbe fatta colare a picco. 
Lo ammettono perfino loro di aver previsto un numero volutamente esiguo di scialuppe a disposizione e di aver sprangato le porte per evitare vie di fuga.  Intanto, però, le classi dominanti in prima classe avrebbero gozzovigliato e si sarebbero divertite, facendo illudere anche quelli delle seconde e terze classi, di "stare sulla stessa barca" del lusso e del benessere, accanto ai bravi e dei virtuosi. Come servi ma, che importa, questo è il grande "fogno" europeo.

I difetti strutturali dell'Eurotitanic non gli permettono di resistere ad ulteriori impatti devastanti. Anche se l'onda lunga della crisi dei mutui subprime del 2007 dovesse infine esaurire la sua carica distruttiva sull'Eurozona, vi è il permanere di una deregolamentazione folle in ambito finanziario mondiale e l'assenza di strumenti di controllo e prevenzione di ulteriori crisi. Non è un caso che si stia facendo sempre più accesa la discussione, soprattutto nel Regno Unito e negli USA, sulla necessità di ripristinare la separazione tra banche commerciali e banche d'investimento e di limitare la follia dell'indipendenza delle banche centrali dai governi,  di fatto concessione di mano libera alla speculazione, introducendo controlli di stato sull'attività finanziaria, a tutela dei cittadini e degli investitori. Il mercato non si autoregola affatto, lasciato senza regole diventa solo neoplastico, con buona pace di liberisti e spaghetti liberisti.

Oltre a questi sommovimenti in ambito finanziario, nella stiva dell'Eurotitanic c'è chi sta già forzando le catene per liberarsene e tentare di invertire la rotta. Non sono solo i poveracci greci, già con l'acqua alla gola, o i portoghesi e gli spagnoli, gentaglia che la comandante dalle giacchette multicolori vorrebbe costringere a ballare ancora sulla loro rovina. 
Ci sono i primi eurocrati pentiti (sentite cosa ha detto Juncker nel suo discorso di addio). C'è un socio importante, la Francia che, secondo le previsioni, nel 2013 potrebbe essere raggiunto dalla crisi vera ed accorgersi della incompatibilità tra la sua aspirazione all'uguaglianza e il desiderio tedesco di egemonia (cit. Martin Feldstein, 1997) e decidere di non poter più accettare di restare nella trappola dell'euro.
La Gran Bretagna potrebbe poi uscire dall'Unione Europea, visto che già rifiutò - saggiamente, diciamo a posteriori - di aderire all'Eurozona.
Uno solo di questi eventi potrebbe significare il liberi tutti, la fine dell'euro e potrebbe dare un inatteso aiuto alla nostra classe politica divisa tra incapaci e spocchiosi incapaci. Il solito culo degli italiani. Trovarsi in una situazione in cui qualcun'altro toglie le castagne dal fuoco per noi.
Intanto guardiamo questi candidati affrettarsi sul ponte per agguantare qualche bambino per poter salire sulla scialuppa delle donne, strappare il salvagente al vecchio paralitico, fare razzia di tutti i posti disponibili per parenti, amici e famigli ed avere l'oscena pretesa di rappresentarci alle prossime elezioni. 
Tra l'altro sarebbe carino chieder loro perché si comportano così, da si salvi chi può, da saccheggio finale, quando dovrebbero sapere che la nave è inaffondabile ed irreversibile e che Mario il Grigio ci ha salvati con il suo bastone magico. Oppure anche loro sanno la verità?

sabato 12 maggio 2012

Sono stati gli anarchici

Sacco e Vanzetti, informali
In quest'ultima settimana ne sono accadute di cose interessanti.
I francesi hanno confermato il sospetto che non sia più un'Europa per nani. Hanno cacciato Sarkozy e riportato i socialisti  e le signore con i tacchi alti all'Eliseo con Hollande, uno che, se manterrà le promesse, potrebbe dare filo da torcere alla Führerin Merkel ed opporsi ai suoi piani ammazzaeuro di rigore a tutti i costi. Prima che qualcuno gioisca per l'affermazione della sinistra e si senta incluso, tipo Bersani, specifichiamo che le presidenziali francesi pare siano tradizionalmente l'espressione della lotta tra massoneria democratica e massoneria reazionaria. Questa volta dovrebbe aver vinto la massoneria buona contro il lato oscuro del compasso. Tenendo conto che la massoneria democratica potrebbe essere seriamente più a sinistra del PD, in GOD we trust.

Si è votato anche in Grecia ma a vuoto, perché nessuno, nonostante vari tentativi, è finora riuscito a formare un governo e si dovrà tornare alle urne il mese prossimo. Ad Atene si è affermata la sinistra radicale, quella vera. Quella che è a milioni di chilometri da Bersani e a qualche migliaio da Vendola. Ha avuto un mucchio di voti, per la verità, anche una compagine neonazista con un nome che ricorda pratiche sessuali di umiliazione: "Alba dorata". Pare che la metà dei poliziotti greci l'abbia votata.

Le elezioni amministrative in Italia hanno ridotto il PDL a percentuali preoccupanti (per Bersani) e inferiori a quelle della Lega, bastonata a sua volta dai crudeli nordisti, che non perdonano evidentemente e giustamente le lauree albanesi e i diamanti migliori amici delle badanti.
Che le cose si mettano sempre peggio per B. - e non dimentichiamo il titolo Mediaset che va malissimo in Borsa - lo dimostra anche il grande attivismo di D'Alema, il suo Soccorso Rosso personale. Mai visto così agitato, ormai stabilmente in Defcon 2.
A margine delle disgrazie del nostro ex-ducetto, segnalo il turpe tentativo da parte dei Bocconiani Grigi di addossare la colpa dell'aumento dei suicidi da crisi (aumento che non esiste, per altro) al suo trascorso malgoverno. Per non parlare dell'ingrato Bersani che si è lasciato sfuggire un assolutamente calunnioso "Berlusconi ha provocato l'attuale situazione italiana."
Certo, re Silvio tornato dalla guerra era troppo intento a fare il Gran Capo Piedi Profumati invece di governare; è facile che condurre l'Italia a fare l'inchino troppo vicino agli scogli dell'Europa fosse parte del piano, affinché poi si instaurasse il governo d'emergenza senza fare troppo scarmazzo di blindati e corpi speciali, come si usa oggi, ma non esageriamo, vi prego. Il Papi espiatorio nun se regge. Avrà fatto del nero con le mignotte, sparso oppio ottimistico per nascondere la crisi e sofferto di narcolessia alle riunioni ufficiali ma in confronto a Goldman Sachs & I Suoi Derivati, B. è Santa Maria Goretti. In ogni caso è una Norma Desmond sul Viale del Tramonto, ridotta ad avere per amici solo degli aitanti ex agenti del KGB.

Sempre parlando di elezioni amministrative italiane, come vaticinavano tutti i profeti maggiori e minori, c'è stata un'importante affermazione del Movimento Cinque Stelle, il primo partito italiano ad utilizzare il sistema di classificazione degli alberghi. Un'affermazione smentita in serata, con una nota ufficiale, dal Quirinale.
Nella martoriata Parma, una città in balìa di Osso, Mastrosso e Carcagnosso, il candidato grillino andrà al ballottaggio con il candidato del PD, quindi rischia seriamente di vincere.
La parola a più alta frequenza della settimana, la più martellata dai tamburini della propaganda è stata ovviamente "antipolitica", evocata dal successo del Grillo espiatorio. C'è stato un grande dispiegamento di truppe e mezzi blindati sui media per dimostrare giammai l'eventuale impreparazione amministrativa di assoluti debuttanti della politica - come ha notato saggiamente quel volpone di Tosi - ma la volgarità personale di Beppe Grillo. Ah, ecco. Dopo la mela che sa di fica dell'ex presidente del consiglio siamo divenuti molto sensibili al bon ton di chi ci governa, sapete? Non perdoneremo loro più neppure un perdindirindina, d'ora in poi.
Ecco, se io sento i media dire, a propaganda unificata, che Grillo è volgare e che il nemico è l'antipolitica, indipendentemente dalla simpatia e fiducia che potrei avere o meno per il Movimento Cinque Stelle, so che Grillo un po' di ragione allora deve averla.

Ma, a parte la vittoria socialista in Francia, l'incertezza politica greca, la minaccia di nuove tasse da parte dei Bocconiani Grigi sugli italiani poveri, una grande manifestazione di Occupy Wall Street il primo maggio che ufficialmente non è mai esistita, come le cose che non vede Napolitano, ciò che preoccupa è il ritorno del terrorismo.
Un dirigente di Ansaldo Nucleare è stato gambizzato a Genova da due sicari in moto. La notizia viene riportata dai giornali secondo il solito schema: ignoto il movente ma  è un atto di terrorismo. Nessuna rivendicazione ma sono stati  gli Anarchici. Il giorno dopo ancora nessuna rivendicazione ma sono stati gli Anarchici Informali. Poi arriva finalmente la rivendicazione anarchica - visto che non si faceva avanti nessuno - ma sono state le BR, che hanno ristampato alcuni volantini di successo, ritrovati (fatti ritrovare) casualmente tanto per ricordarci che gli anni settanta potrebbero tornare di gran moda il prossimo autunno.
Infine, nonostante la polizia indaghi ancora sull'attentato e pare ci vogliano settimane per scoprire chi ha ferito il dirigente Ansaldo, sono stati gli anarchici, punto e basta. Non contano i fatti ma l'interpretazione che se ne vuole dare. Chissà perché ma quando sono stati gli anarchici si sente sempre puzza di bruciato. Di roba molto grossa che brucia.

Non so ma, il fatto che ad essere ferito sia stato un dirigente dell'Ansaldo Nucleare (controllata di Ansaldo Energia, del gruppo Finmeccanica), azienda in ottima salute e senza problemi di licenziamento, mi ha fatto subito ritornare in mente ciò che avevo ascoltato in una trasmissione radiofonica  giorni fa su Radio Radicale, e cioè l'intervento dell'economista Giulio Sapelli in Commissione Bilancio, tesoro e programmazione della Camera dei Deputati, registrato il 29 marzo.
Analizzando la situazione italiana, la crisi economica mondiale e le azioni del governo Monti, Sapelli metteva in guardia contro la volontà dello stesso di cedere ciò che rimane del patrimonio pubblico italiano: ENI, Snam e Finmeccanica, appunto.  Quest'ultima sottoposta, secondo Sapelli, ad un vero e proprio attacco concentrico. Proprio l'altra sera guardavo Passera in TV gloriarsi del distacco di Snam da ENI, ovvero della possibile prossima perdita dell'Italia di un pezzo della sua storia.
Sapelli attribuisce ai governi Prodi la paternità di quelle che chiama "privatizzazioni alla Boris Eltsin" che hanno spezzettato e svenduto negli anni recenti le grandi aziende pubbliche fino a privare l'Italia dei suoi asset siderurgici, chimici e strategici. Quelle svendite a gringos e altri stranieri che piacevano tanto all'Argentina di Menem.

Effettivamente ci sono grandi manovre in corso attorno a ciò che resta di Finmeccanica, con i giapponesi di Hitachi interessati ad AnsaldoBreda ed AnsaldoSTS. Viene da chiedersi, per pura curiosità femminile, se i dirigenti di quelle aziende  prospere che, invece di essere valorizzate come patrimonio nazionale vengono  fatte a spezzatino dalla politica che risponde solo ai suoi padroni finanziari, siano sempre d'accordo sulle politiche di cessione.
E, tra un Sacco e un Vanzetti, anche i giornali buttano lì distrattamente tra le righe che dietro a certi attentati potrebbe esserci il business:
"L’altro filone d’indagine è quello che si focalizza sul business. Una strada che porta verso l’Est Europa. Ansaldo Nucleare, infatti, è andata a vendere il know how su manutenzione dei componenti e gestione dei rifiuti radioattivi in Romania, Ucraina, Estonia, Russia. Settore dove esistono dispute non da poco, in particolare per quanto riguarda la gestione di appalti e subappalti locali. Proprio la pistola potrebbe sostenere questa tesi: di Tokarev ne girano a migliaia tra le mafie albanesi e balcaniche. Questa è una delle ipotesi, alle quali stanno lavorando gli inquirenti ed i servizi segreti. Lo si apprende da alcuni commissari, al termine dell’audizione del direttore dell’Aisi (i servizi di intelligence), Giorgio Piccirillo, al Copasir." (fonte: Il Fatto Quotidiano)
Rifiuti radioattivi? Ecomafie, per caso? Uhm, troppo pericoloso andare oltre. Sono d'accordo, sono stati gli anarchici.

martedì 31 marzo 2009

Prove tecniche di rivoluzione?

Che succede in Europa? Succede che lavoratori disperati dalla prospettiva della perdita del lavoro provocata dalla "crisi", cominciano ad incazzarsi di brutto e alcuni di loro hanno preso ad assediare i manager delle società e a sequestrarli negli uffici per forzarli a trattare i licenziamenti preventivati. Insomma, i lavoratori si ribellano. Si registra già qualche clamoroso episodio di stringiculo ai danni di manager d'alto bordo, come il patron del lusso François-Henri Pinault e i manager della Caterpillar a Grenoble.
Succede in Francia, soprattutto, ma anche in Scozia, dove l'amministratore delegato della Royal Bank of Scotland, al centro di un clamoroso fallimento provocato dall'ingordigia dei suoi dirigenti, si è visto assaltare la villa da un gruppo denominato "Bank bosses are criminals".

Non esaltiamoci troppo, non si tratta forse di vere e proprie prove tecniche di rivoluzione, però è consolante vedere che al di fuori del nostro paese, chi subisce le conseguenze pesanti della crisi del liberismo hardcore, non se ne sta a rincoglionirsi davanti al Grande Fratello e a sorbirsi le balle del nano tuttofare ma si ribella e fa sapere che non si lascerà ridurre sul lastrico senza reagire.
Da noi, nel paradiso della mansuetudine operaia, nel paese dove il padrone non deve chiedere mai, dove Cipputi ormai vota Berlusconi o Lega, sembra di stare in una specie di Svizzera dove non accade nulla di più movimentato di un paio di caprette che fanno ciao.
Complice forse un'informazione sempre più vergognosa e connivente, preoccupata solo di non dispiacere al leader minimo, ed impegnata a condurre le proprie campagne di disinformazione mediante cazzabubbole fabbricate di volta in volta e a seconda della moda del momento. Oggi il cane mordace, domani gli zingari che portano via i bambini.
Una (dis)Informazione che racconta solo le classi che non sono (per ora) toccate dalla crisi: imprenditori, professionisti, commercianti, benestanti, ricchi, insomma la nuova aristocrazia e quindi da far sembrare che in Italia vada tutto a gonfie vele.
Per tentare di salvare la faccia, fanno finta di credere che la crisi colpisca democraticamente tutti e aggrottano le sopravcciglia quando inizia la pagina dell'economia con il resoconto dei danni della crisi, ma in realtà sanno benissimo che non è vero.

La crisi colpisce solo ed esclusivamente (per ora) i precari, i lavoratori non indispensabili, i meno qualificati, gli anziani, in generale chi può contare solo sul proprio salario o pensione mese per mese. Gente che non ha voce in capitolo ma che, per colmo d'ironia, si è buttata a votare con ardore coloro che l'hanno ridotta così. Gente che qualcuno ha deciso debba sopravvivere con 700 euro al mese, mentre quel qualcuno i 700 euro li spende in una sera per i lunghi preliminari senza fretta e il 2° e 3° canale sincronizzati con il 26x17 appena arrivato, 7a naturale.

Oggi Berlusconi ha detto che lo Stato penserà a chi perde il lavoro. Ha parlato di carità cristiana e ha terminato raccontando una bella favola, cioè che la cassa integrazione coprirà il 100% dello stipendio e che alla fine della crisi i licenziati saranno riassunti (una balla che chiunque sia stato licenziato si è sentito raccontare: "non si preoccupi, tra al massimo un paio di mesi la riassumeremo magari in un altra filiale").
In qualunque altro paese uno così non sarebbe preso sul serio ed anzi si comincerebbe a parlare di T.S.O. Da noi guai a chi lo tocca.
Migliaia se non milioni di disocccupati in futuro e lui (cioè, noi) paga loro lo stipendio per intero? Con quali fondi Dio solo lo sa. Forse, da bravo Unto, con la moltiplicazione dei pani e dei pesci... d'aprile.

mercoledì 26 marzo 2008

Marianna, come ti sei ridotta...

A me piace molto la Francia, anzi la amo. La considero il grande paese la cui titanica cultura ha contribuito di più alla mia formazione. Forse più dell'America, che è venuta cronologicamente dopo.
Sono cresciuta a film francesi e a libri e film di Maigret. Ho riso con "Mon oncle" di Tati, ho visto e rivisto i crudelissimi film di Henri-Georges Clouzot.
Le prime parole straniere che ho imparato erano quelle di un disco di canzoni popolari francesi che mi era stato regalato da mio padre.
Sono rimasta affascinata dalla Rivoluzione Francese da un lato e dai fasti di Versailles raccontati da mia madre che l'aveva visitata. Parigi per me rimarrà per sempre quella in bianco e nero di Belfagor che si aggira per il Louvre. E' un'insieme di idee, di immagini, di reverie, di interpretazioni che forse hanno poco a che fare con la vera Francia ma che a me è caro.

Per questo motivo, nonostante mi tenga costantemente informata su blog come quelli di Gabriele e Virginie, che riportano notizie di prima mano da quella parte di Europa, mi domando sempre più spesso se la Francia meriti veramente di non essere mai ricordata nelle news se non per le coglionate di Sarkozy.

Mi rifiuto di credere che non stia succedendo nulla oltralpe, oltre alle cortigianerie di palazzo.
Leggo che anche lì c'è una questione aperta sulla laicità, che a seguito del triste caso di Chantal Sebire che aveva chiesto di poter essere aiutata a morire per porre fine alle proprie sofferenze, si è riacceso il dibattito sul diritto all'eutanasia. Eppure mi tocca leggere anche questo:
Nel giorno in cui Chantal se n'è andata le associazioni che in Francia chiedono una legge sull'eutanasia si sono rivolte ieri a Carla Bruni, sperando che la "sua sensibilità di madre" le aiuti ad ottenere una legge. Un incontro sull'argomento col marito presidente Sarkozy chiesto in forza di 350mila firme a dicembre e rimasto senza neppure una risposta.
Davvero, ma cos'hanno fatto di male i francesi per avere un presidente-ometto sul quale Carla Bruni può appendere i suoi abiti da sfilata? Pare un paese tornato ai tempi della Pompadour, alla quale far arrivare i propri cahiers des doléances, sperando che le lusinghe di madame nel letto dell'ometto possano contare di più della forza delle opinioni?

Non posso credere che, tra un'occhiata e l'altra ad una scollatura, questo piccolo satiro non stia facendo nulla per il suo paese. Tempo fa udimmo l'idea di castrare i pedofili, poi una mezza idea di favorire la tv pubblica tassando le private, poi il nulla sotto vuoto spinto.
Secondo i nostri telecinegiornali Sarkozy è sempre in vacanza a pavoneggiarsi con il figone (stagionato, per altro) in passerella.
Qual'è il motivo che spinge il Grande Fratello mediatico mondiale a trasmettere della Francia un'immagine del genere? E' un modo per screditarla? Un presidente ometto nel senso di appendiabiti, pare messo lì per non far nulla, se non il servo muto e che deve distrarre continuamente il pubblico con le vicende d'alcova per non dover parlare di cose serie.
Per esempio di cosa sta succedendo nelle banlieues, com'è la situazione economica, se i francesi soffrono dei nostri stessi problemi o sono messi meglio?
Mah, qualcuno mi spieghi, perchè la cosa sta diventando angosciante.


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sabato 9 febbraio 2008

N'hommemmerde

La fonte è il settimanale francese Nouvel Observateur e, come accade sempre in questi casi, ci si chiede quanto di vero ci sia in ciò che si legge. Che la notizia sia riportata in tutti i giornali e le portinerie d'Italia non rappresenta certo garanzia di autenticità, anzi. Probabilmente si prende qualcosa di vero e ci si ricama un po' sopra, giusto per non dare le altre notizie importanti, ecco tutto.

Che Sarkozy fosse un ometto, ne avevamo avuto il sospetto. Che fosse affetto da serialità amorosa ossessiva, nel senso che si fa solo le fotocopie della ex amata Cecilià, lo avevano notato non solo i colleghi psicoanalisti ma anche le parrucchiere.
Non bastasse la faccenda, sicuramente vera perchè ci sono le foto, dell'anello a Carlà uguale a quello di Cecilià (speriamo non ne avesse fatto la scorta a suo tempo, con il prendi-due-paghi-uno), ora 'sto gran blagueur si sarebbe fatto beccare a mandare un SMS alla ex moglie a otto ore dal matrimonio con la famosa oui-je-suis-Carla-ce-l'ho-solo-moi. Messaggino che recitava "Se torni, annullo tutto". Sembra il seguito di "Se mi lasci ti cancello".

Se il fatto fosse vero, mi chiedo: chi può avere divulgato l'SMS alla stampa? Forse i servizi francesi, i colleghi inglesi dell'MI6, la CIA, Al Qaeda? Non ho dubbi, in questo caso, potrebbe essere stata solo Cecilià.
Questa storiella, vera o falsa che sia, ha una sola morale. Gli uomini sono talmente ingenui, perfino i capi di stato, da scrivere stronzate da ragazzini sugli SMS pensando che nessun altro le leggerà. Gli uomini non sopportano di non essere più idolatrati dalle donne che li hanno amati, figuriamoci piantati, per questo tanti "Ne me quitte pas, Carmen" finiscono a coltellate.
Le donne, dal canto loro, quando sono fuori da una storia d'amore non ci sono cristi che tengano e sono capacissime di smerdare gli ex con i mezzi più sadici, tra i quali il pubblico ludibrio dell'ometto di turno è il preferito in assoluto. "Je ne t'aime plus". Lo stesso quando vengono cornificate.

Ricordate la lettera indignata di Veronica a giornali unificati, dopo la frase "ti sposerei se non fossi già sposato" di Berlusconi alla Carfagna? Il fatto di affidare la vendetta per prime alle pagine dell'odiata (dal marito) Repubblica e non per esempio al "Giornale" di famiglia, fu una mossa di rara raffinatezza sadica.
L'amor proprio femminile ferito dal confronto con una rivale e dalla meschinità di lui si lavano solo con il sangue metaforico del "che tutti sappiano".
Possiamo benissimo immaginare quindi la crudele Cecilià leggere l'SMS di Sarko, riderne beffarda e con il pollice veloce forwardarlo all'amico giornalista affinchè il mondo venga a sapere quanto è ometto l'ometto all'Eliseo.

Più feroce di Veronica, senza dubbio, ma devo ammettere che rispetto alla cafonata galattica di Sarkozy quella di Silvio appare, al confronto, quasi commovente, un momento poetico.
Ecco perchè mi dedico oggi al gossip. L'occasione di poter spezzare una lancia in favore di Berlusconi (nonostante la quasi camicia nera di oggi) è rara come un'eclisse totale di sole e quindi non potevo farmela sfuggire.


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giovedì 18 ottobre 2007

Le tormenton de Sesilia' e Sarcosi'

Sui giornali francesi, da Le Monde a Le Figaro c'è la notizia in prima pagina: "Sarkozy e la moglie hanno divorziato". Vengono riportati commenti e reazioni, va bene, anche i cugini sono attratti dallo spettegulés ma la notizia più importante di oggi resta comunque il grande corteo dei sindacati a Parigi e lo sciopero dei lavoratori dei trasporti, indetto contro la riforma dei regimi speciali pensionistici voluta dal presidente. Prima le cose serie, quindi, poi il gossip.

Da noi invece una notizia come quella delle proteste in Francia o non viene proprio data oppure se ne accenna con fastidio in seconda battuta come a qualcosa che viene a disturbare il nostro allegro spettegolare sulle corna e miserie altrui.
Ogni giorno ormai dobbiamo sorbirici il "servizio da Parigi" dell'inviato sempre meno giornalista e sempre più portinaio, che ci narra per l'ennesima volta del divorzio di Sesilià e Sarcosì.
Fatevene una ragione, lei si è rotta le palle del bassetto. Prima o poi succederà anche ai francesi.

Lui da domani cercherà di sposare una giovane principessa austriaca e se avrà un figlio lo chiamerà Aquilotto. Sesilia' se ne troverà un altro (se non lo ha già fatto), magari più alto, così le passerà il mal di schiena. Forse Veltrony le offrirà un posto nel nuovo Partito Democratico.

Intanto i francesi se ne sbattono di Sesilià, ancor più di Sarcosì e si preoccupano per le loro pensioni. Hanno sfilato in corteo in 300.000 secondo la CGT, in 150.000 secondo la questura. Beh, almeno in questo, possiamo proprio dire che tutto il mondo è paese.

martedì 21 novembre 2006

La carica delle presidentesse

A costo di farmi crocifiggere da tutte le mie amiche lettrici, dico che l’automatismo di gioire perché una donna rischia di diventare presidentessa della repubblica non ce l'ho e anzi, la cosa mi provoca una fastidiosa orticaria.
Prendo ovviamente a pretesto l’ultimo caso recente, quello di Ségolène Royal vincitrice delle primarie per il Partito Socialista in Francia e prossima rivale di quel Sarkozy al cui confronto Jacques Chirac sembra un anarcoinsurrezionalista e lei una specie di Rosa Luxemburg.

Ogni volta che sento da più parti gridolini di goduria all’idea che la signora Royal diventi la padrona dell’Eliseo, al pari di quelli che già pregustano Hillary Clinton o Condoleezza Rice alla Casa Bianca e magari la Giovanna Melandri o la Santanchè in Italia, mi trovo a pensare come sia stucchevole e assolutamente falsa quest’idea che siccome un politico è donna governerà meglio degli uomini.

Se per “meglio” intendiamo più umanamente, con un occhio di riguardo ai poveri e con una sana ripugnanza della guerra mi sa che gli esempi passati non ci aiutano molto.
Quando governava Golda Meir in Israele hanno per caso taciuto le armi in Medio Oriente? La grande donna politica affermava, in una intervista al Sunday Times del 15 giugno 1969: "Non esiste una cosa come il popolo palestinese ... Non è come se noi siamo venuti e li abbiamo cacciati e preso il loro paese. Essi non esistono."
Abbiamo dimenticato gli effetti nefasti sul welfare della politica ultraliberista della madre di tutte le domine, Margaret Thatcher, che pure piace ancora tanto dalle parti degli amanti del bondage liberista? E la guerra delle Falklands, il braccio di ferro con i minatori?
Facciamo altri esempi. Indira Gandhi governò l’India più come una dea Kalì dal pugno di ferro che come una buona mamma affettuosa e, per limitare le nascite, iniziò una campagna di sterilizzazione coatta delle classi più povere.
Vado avanti? La signora Ceausescu fu altrettanto spietata del marito e così la vedova di Mao, Jiang Qing con la sua Banda dei Quattro. Le regine della storia hanno combattuto, eliminato nemici e affamato popoli. Esattamente come i loro colleghi maschi.
Se proprio vogliamo trovare un esempio di donna che si sfinì fino all’ultimo per aiutare i poveri del suo popolo dobbiamo citare Eva Peron, la quale tuttavia non disdegnava di maneggiare denaro proveniente da bottini nazisti.

Voglio essere ottimista e pensare che Hillary, Condoleezza e Ségolène saranno molto diverse ma ho paura che il problema non stia nel sesso del politico ma nella politica.

Inoltre trovo stucchevole definire femminismo la donna al potere perché se ogni grande uomo ha una grande donna alle spalle, ogni grande donna ha alle sue spalle una piccola donna che gli spupazza i figli, gli pulisce la casa, gli bada ai vecchi e gli fa insomma da serva.
Il potere di una donna, fino ad oggi, presuppone purtroppo la sottomissione di un’altra donna di status economico inferiore. Niente di nuovo sul fronte occidentale.
Per giunta, guardando bene, si scopre che queste grandi donne sono quasi sempre o figlie, o mogli, o conviventi o amanti di qualche uomo importante, magari solo nel senso del conto in banca.

Domanda: il risultato di anni di emancipazione femminile consiste nel fatto che una classe di donne si è emancipata grazie a vincoli di sangue e letto e l’altra continua a sbattersi come prima e in più deve anche servire le signore emancipate? Quello che chiamiamo emancipazione non sarà semplice nepotismo e attaccamento al posto di comando, che deve essere occupato comunque da “uno di noi” e anche se è donna non importa?
Come leggevo ieri in un commento ad un post su Ségolène Royal su OneMoreBlog, che condivido in pieno, anche a me piacerebbe vedere una presidentessa, ma che fosse una vera donna, una che sa smacchiare un pantalone, sfeltrire il maglioncino, attaccare un bottone, cucinare l’impepata di cozze e badare ad una nidiata di marmocchi.
Una insomma che, magari dopo aver lavorato duramente per meno di mille euro al mese, si facesse un culo così anche in casa e conoscesse quindi la vita reale di milioni di donne. Poi magari la politica guasterebbe anche lei ma almeno io e le altre milionesse ci sentiremmo un po’ più rappresentate.

Tornando alla signora Royal e per buttarla in satira, leggo che è stata condannata in una causa giudiziaria perché non aveva retribuito alcune collaboratrici in una recente campagna elettorale. Ogni grande donna ha piccole donne alle sue spalle.
Leggo che si è distinta per aver censurato alcuni poster che mostravano chiappe reclamizzanti un tanga e che per ciò è chiamata “la nuova puritana”; che ha fatto una legge in difesa di un famoso formaggio e che vuole mandare a lavorare gli insegnanti anche il pomeriggio perché secondo lei non fanno una cippa tutto il giorno. Insomma, i francesi ne parlano come di una che ha tante idee, alcune però in contrasto tra loro.
E’ madre di quattro figli non essendo sposata con François Hollande, attuale primo segretario del Partito socialista, ma è contro i matrimoni gay.

Beh, male che vada manderà gli insegnanti omosessuali a mettere il reggiseno alle vacche che producono il formaggio chabichou. E se anche le vacche non sono sposate, pazienza.

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