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domenica 9 novembre 2014

Ci stiamo schiantando contro il muro di Berlino con venticinque anni di ritardo

I compagni di Zwischenmahlzeiten

A reti unificate sta andando in onda la melassa murista, ovvero la celebrazione del 25° anniversario della caduta dell'odioso Muro di Berlino. Odioso perché, dopo averci rovinato l'infanzia con le tristi immagini dei poveri tedeschi dell'Est prigionieri del comunismo, ci sta rovinando la maturità con le conseguenze della sua eliminazione, che non ha affatto significato la liberazione dell'Est dal comunismo ma la diffusione pandemica del capitalismo sociopatico con annessa shock economy in tutta Europa e la riproposizione, per la terza volta in un secolo, come infezione opportunista, della Germania con l'elmo cornuto alla conquista del continente.
Oltre ai muri, è bene che ogni tanto crollino anche i miti.

Nella foto, assai emblematica, con il senno di poi, del congresso della CDU del 1991 a Dresda, l'ex cancelliere Köhl sembra passare idealmente il testimone alla Merkel, mentre Schäuble applaude. Köhl e Schäuble furono gli artefici della fase uno, la "riunificazione tedesca", o dell'Anschluss, come viene definito da Vladimiro Giacché nel suo libro, e la Merkel è colei alla quale è stata affidata la riproposizione del grande Reich, che altro non è che un tentativo di Anschluss su larga scala, come già si proponeva il Piano Funk.

Perché Angela? Perché proviene dall'Est, è l'ennesimo "tedesco di frontiera" (come l'altro, l'austriaco) da mandare in prima linea a combattere. Tosta, scialba a puntino e caricata a balestra dalle privazioni della gioventù e dal senso di inferiorità dell'appartenere ai tedeschi di serie B ma anche sopravvissuta, visto che tutto ciò che poteva essere classe dirigente dell'Est dopo la riunificazione fu completamente annichilito, come nemmeno accadde a quella nazista, e quindi grata per sempre a chi l'ha salvata. Mai sottovalutare la sindrome di Stoccolma. Portata all'Ovest e vestita con la divisa da badante in libera uscita che cambia colore per confonderci come il camaleonte ma che dentro è più inamovibile della roccia, con un pensiero così perfettamente rigido ed incistato da un doppio totalitarismo che mai cederà alla ragione ed al buon senso, è una perfetta esecutrice dell'ossessione nevrotica luterana per la colpa e della sua pedagogia nera ("i compiti a casa"), così funzionale da sempre, nonostante la fatale probabile deriva psicotica, alle mire del capitalismo tedesco e del suo mercantilismo, oggi in versione monetaria. Se la scateniamo contro i popoli inferiori del Sud, avranno pensato le élite tedesche, e lasciamo che proietti la sua nevrosi da Ossie su di loro, a base di sensi di colpa e "ve la siete cercata", la figlia del pastore farà faville. Infatti.

Dal film di Michael Haneke "Il nastro bianco"
Ieri pomeriggio ho ascoltato l'eccezionale prolusione di Vladimiro Giacché al convegno organizzato dall'associazione a/simmetrie "L'Italia può farcela". Giacché ha raccontato un episodio che rivela meglio del luminol l'impronta del frame of mind della cancelliera tedesca. Durante una riunione europea, in occasione della crisi greca, in una fase piuttosto concitata e come fuori-onda, la Merkel disse:

"Sono cresciuta in uno stato che ha avuto la fortuna di avere la Germania Ovest che l'ha tolto dai guai ma nessuno farà lo stesso per l'Europa.
La vita non è giusta. Se avete mangiato troppo e siete ingrassati, mentre altri sono magri, vi aiuto a pagarvi il dottore. Aiutare chi non si può aiutare da solo richiede della comprensione da parte nostra." 

Sembra effettivamente un dialogo dal film di Michael Haneke "Il nastro bianco", sul periodo prenazista ossessionato dall'idea di purificazione. 
Giacchè ha però raccontato soprattutto cosa è stata veramente la riunificazione tedesca. Non la celebrazione della libertà e l'evento romantico di cui stanno allucinando le varie Tele Elysium, con gli imbolsiti Gorbaciov e Walesa a far la passerella di fronte alla porta di Brandeburgo al suono dei tamburi (che immagine inquietante, per chi ha presente i film della Riefenstahl), non la favola bella di cui parla Wikipedia (vedi sotto), ma sangue e merda. Un'operazione di distruzione sistematica di una nazione e di un popolo che fa quasi pensare che esista effettivamente un carattere necrofilo, una pulsione di morte caratteristica del capitalismo tedesco, che si esplica nella coazione a ripetere ciclicamente un percorso di auto ed eterodistruzione.

Come viene ricordato in questo articolo, la parola "debito" in tedesco si traduce "Schuld", che è anche sinonimo di "colpa". In inglese invece esistono due parole distinte: "debt" e "guilt" e così in italiano. Se notiamo anche come nella denominazione del European Redemption Fund si parli di redenzione, mi chiedo se non ci troviamo di fronte ad un tipo di fondamentalismo morale applicato al governo dell'economia.
Che l'economia di un continente  sia lasciata guidare dal fondamentalismo etico-religioso è grave, visto che il debito, e il suo concetto simmetrico credito, rappresentano il principio fondante del capitalismo e poco hanno a che fare con le questioni morali. Si potrebbe forse affermare, alla luce delle troppe ricorrenze storiche, che qualsiasi interpretazione tedesca del capitalismo, essendo viziata da questo bias etico nei confronti del debito, risulti incompatibile con il senso profondo del capitalismo stesso e quindi rappresenti una versione negativa, un anticapitalismo che quando entra in contatto con il capitalismo provoca l'annichilimento reciproco. La Merkel è fisica, capirebbe cosa intendo.
Anche ammettendo di trovarci invece di fronte alla lucida e razionale spietatezza del creditore, è praticamente impossibile che un creditore possa credere veramente di poter riavere i soldi del prestito se ammazza tutti i debitori e di poter interpretare il ruolo del creditore per sempre, se non è in preda ad un delirio di potenza.

Per tornare alla riunificazione tedesca e a ciò che ci ha raccontato Giacché, la RDT fu annessa alla RFT in fretta e furia nel 1990 appena pochi mesi dopo l'apertura del muro di Berlino. Fretta che non pareva necessaria, visto che si trattava di un progetto in itinere da tempo, nonché temuto da non poche inascoltate Cassandre, anche nostrane, reso finalmente possibile dal cambio di clima a Mosca ed alla glasnost di Michail Gorbaciov. 
Il problema era il flusso migratorio dalla RDT alla RFT, in quei mesi inarrestabile, di fratelli tedeschi in cerca di quella vita migliore che era stata loro promessa per anni dalla propaganda occidentale e quindi, per chiaramente difendere il primato della RFT, al posto del muro fu eretta la barriera di classe creando una Germania di serie A e una Germania di serie B, prodromo di ciò che il vincolo monetario dell'eurozona avrebbe fatto tra paesi A del centro e paesi B della periferia. La prova che esistono ancora le due Germanie di cui parlava Andreotti è nella disparità, a venticinque anni di distanza, tra i salari dell'Est e quelli dell'Ovest e nel fatto che il PIL dei Länder orientali sia poco più del 60% di quelli tedesco-occidentali. Il flusso migratorio interno da est ad ovest non si è arrestato e continua ma i lavoratori Ossie guadagnano ancora oggi meno dei lavoratori dell'ovest. Di quale riunificazione quindi stiamo parlando?
C'è da dire che, con le riforme Hartz del mondo del lavoro dei primi anni duemila, i lavoratori dell'ovest, al di là della propaganda dell'Operaio della Volskwagen che Guadagna 6000 Euro, stanno impoverendosi come i fratelli Ossie e questo dimostra come il capitalismo tedesco, oltre a perseguire il genocidio economico dei paesi sui quali agisce la propria tendenza mercantilista, finisce sempre per opprimere ed impoverire il proprio popolo. Segno della persistenza, oltre alla tendenza distruttiva, di un problema di classe che è fermo ai tempi di Karl Marx. Con la differenza che oggi la lotta di classe parte dall'alto e non dal basso.

La lezione storica della RDT dice che nel 1990 una nazione sovrana, con un insieme di leggi e un sistema economico peculiare di tipo socialista fu letteralmente fagocitata dalla Repubblica Federale, con il criterio dell'emergenza e della legislazione speciale e fu costretta, nello spazio di un mattino, a trasformarsi in economia di mercato, per giunta di tipo ultraliberista.
Anche allora fu utilizzato il principio del "fate presto" e uno dei motivi accampati per la rapidità di esecuzione dell'Anschluss fu il paventato rischio di default della Germania Est. Rischio rivelatosi poi assolutamente infondato e sovrastimato, visto che il debito della RDT ammontava ad appena 20 miliardi di marchi (paragonate l'entità di quel debito a quella di qualunque debito sovrano odierno). Come si direbbe oggi, la RFT truccò i conti per poter mettere le mani sugli asset tutt'altro che da disprezzare dell'Est. Non si parla soltanto di aziende ma di esercizi commerciali, immobili, infrastrutture, foreste: tutto ciò che prima apparteneva nominalmente al popolo fu privatizzato.
La terapia dello shock iniziale fu, come sempre, di tipo monetario.
Senza nemmeno dare il tempo al popolo di abituarsi al cambiamento della riunificazione, e prima ancora della riunificazione politica, fu introdotto nel mercato dell'Est il marco della RFT ad un cambio 1:1 (prima dell'Anschluss i due marchi ovest-est erano cambiati 1:4,44), cosa che fece impennare il costo della vita ad Est (alcune stime parlano del +350% di aumento dei prezzi), affossò la domanda interna e provocò milioni di disoccupati.
Ma la cosa più sconvolgente ed incredibile che si legge nel libro di Giacché è la seguente.
Quella della RDT era un'economia socialista pianificata a circuito chiuso dove le fabbriche di proprietà dello stato ricevevano finanziamenti dallo stato e i "ricavi" tornavano ad esso. Dopo la riunificazione, non solo le imprese della Germania Est furono privatizzate, con criteri assai discutibili che potevano implicare la vendita di imprese per la cifra di un marco, lo smantellamento di quelle potenzialmente concorrenti con quelle dell'Ovest (leggete il caso del frigorifero Foron a pag. 107) ma i finanziamenti statali pregressi alle imprese furono trasformati in debiti, esigibili dai nuovi proprietari! 
La prima apparizione del debito come arma di distruzione di massa e sostituto delle Panzerdivisionen che ormai conosciamo bene anche noi europei in questa che nient'altro è che la Terza Guerra Mondiale.

L'esito della chemioterapia somministrata dalla RFT ai fratelli tedeschi dell'Est fu, per citare le parole di Giacché: "Una distruzione di proporzioni immani" che comprese anche la demolizione di case e palazzi per fini di speculazione immobiliare. Il tessuto economico industriale della RDT fu distrutto, la popolazione declassata a serbatoio di manodopera a basso costo e ridotta a tassi di natalità mai così bassi dai tempi della Guerra dei Trent'Anni.
La ricca Germania, mentre faceva mea culpa delle atrocità passate, ma essendo stata assai più tollerante con gli ex nazisti che con i comunisti della RDT per le note questioni della guerra fredda, stava applicando al proprio stesso popolo quel Piano Morgenthau che i vincitori della Seconda Guerra Mondiale avevano inizialmente pensato per lei.
La tragedia della Germania Est è riassumibile nelle ammissioni successive di coloro che la vollero, come il presidente della Bundesbank Karl Otto Pöhl: "La RDT fu sottoposta ad una cura da cavallo che nessuna economia sarebbe in grado di sostenere." 
Difatti, la "pastoralizzazione" della RDT non ha avuto eguali nel resto del mondo ex-comunista, pur anch'esso sottoposto in quegli anni alla conquista della shock economy occidentale.

Ciò che è inquietante di quella storia legata al dopo caduta del Muro di Berlino, è che ormai sappiamo che è stata il modello, la giurisprudenza sulla quale è stata modellata l'Europa dell'eurozona.  Un modello di suddivisione a carattere razzista tra Nord e Sud, tra Nord a guida tedesca più i valletti lussemburghesi e gli altri bambolotti arruolati nei paesi già collaudati in passato in quota collaborazionista, e il Sud formato da cialtroni corrotti da poter depredare a piacimento dopo averli fatti sentire in colpa per il proprio benessere. Una suddivisione tra giusti, onesti protestanti e peccatori da redimere. Esiste forse un fondamentalismo luterano altrettanto nefasto e criminale di quello islamico?

Tra l'annessione dell'Est e le attuali mire da Quarto Reich,  la Germania ha vissuto gli ultimi vent'anni in uno stato di esaltazione da doping economico, approfittando allegramente sia dei fratelli dell'Est che dei propri cittadini dell'Ovest, fino ai cosiddetti alleati europei, soggiogati grazie ai trattati sbilanciati in suo favore ed alla nefasta moneta unica, il supermarco somministrato in stile Anschluss a cani e porci senza tenere conto degli effetti collaterali. Ha campato in costante stato adrenalinico sul mercantilismo. Soprattutto le è stato permesso di indebitare in maniera incontrollata i paesi mediterranei, come aveva indebitato i fratelli dell'Est attraverso i trasferimenti fatti affinché comperassero i prodotti dell'Ovest, per poter poi ergersi, in ultima analisi, a Sommo Creditore Mondiale.
La Germania però si è anche lasciata sedurre dalla creazione del denaro dal nulla (lei che soffre della fobia da inflazione!), dall'ebbrezza del flusso incontrollato dei capitali, dell'export e del surplus alle stelle e dei paradisi artificiali della speculazione finanziaria. Il suo spirito distruttivo è parso straordinariamente funzionale al nichilismo anti-industriale ed economicida dell'ultraviolenza finanzaria.
Paradossalmente, guardando allo stato delle banche tedesche, gli unici alla fine ad aver vissuto veramente al di sopra delle proprie possibilità, sono stati proprio i virtuosi tedeschi abituati a vedere il peccato solo negli altri.
La Germania, che ha finito per dannarsi per la terza volta in un delirio faustiano di godimento illimitato, è destinata all'ennesimo frontale con la Storia quando la figlia del pastore non cederà di un millimetro, l'Europa imploderà e Mefistofele andrà a reclamare la sua anima alla Porta di Brandeburgo, brandendo i trilioni di euro dell'esposizione sui derivati delle sue banche.

Benito Mussolini disse, ultima intervista concessa nell'aprile del 1945: "Scoppierà una terza guerra mondiale. Democrazie capitalistiche contro bolscevismo capitalistico."

La guerra è già cominciata ma potrebbero vincerla quelle élite sovranazionali che hanno interesse che gli europei e ciò che resta della dialettica politica democratica si scannino tra loro, che la Germania si schianti sul muro definitivamente, per poi poter imporre i trattati capestro voluti dalle multinazionali sociopatiche. Dio non voglia.



Appendice n° 1



L'intervento integrale di Vladimiro Giacché al #goofy3


Appendice n° 2

Brothers Grimm are back. Ecco come Wikipedia, considerata una fonte autorevole di riferimento, racconta la riunificazione tedesca:
"I costi della riunificazione sono stati un grosso fardello per l'economia tedesca e hanno contribuito a una più lenta crescita economica negli anni recenti.[2] Il costo della riunificazione è stato stimato intorno ai 1.500 miliardi di Euro (secondo Freie Universität Berlin). Questa cifra è più grande del debito nazionale dello stato tedesco. La prima causa di tale spesa fu la debolezza dell'economia della Germania Orientale, specialmente a confronto di quella della Germania Occidentale, combinata con la decisione, motivata politicamente, con la quale venne definito il tasso di conversione tra il marco della Germania Orientale e quello occidentale.[3] Tutto questo si concretizzò in un notevole difetto di competitività delle industrie tedesche orientali rispetto a quelle occidentali, il che fece collassare le prime in breve tempo. A tutt'oggi uno speciale trasferimento di 100 miliardi di Euro ogni anno viene dato ai territori dell'ex-Germania Est per la "ricostruzione".
Fornire beni e servizi alla Germania Orientale ha posto sotto notevole sforzo le risorse della Germania Occidentale.[senza fonte] Le industrie della ex-DDR in perdita, tecnologicamente arretrate nel confronto con la Germania occidentale, precedentemente sostenute dal governo tedesco orientale, sono state privatizzate.
Come conseguenza della riunificazione, la maggior parte della ex-RDT ha subito una de-industrializzazione, che ha causato un tasso di disoccupazione di circa il 20%. Da allora centinaia di migliaia di tedeschi orientali hanno continuato a migrare verso l'ovest per trovare lavoro. Ciò determinò una significativa riduzione della popolazione nei Länder orientali, specialmente per quanto riguarda i professionisti altamente qualificati.
Al 2009, il PIL pro capite dei Länder orientali corrispondeva al 68,7% di quello occidentale: sempre nel 2009, l'Institut der deutschen Wirtschaft di Colonia ha stimato che nel 2020 sarebbe giunto al 78%.[4]"
(fonte )

Appendice  n° 2

Benito Mussolini, del resto, da bravo socialista, aveva anch'egli il fogno europeo e aveva creduto fino all'ultimo che la Germania fosse veramente nostra amica.
“Ho parlato sempre col Führer della sistemazione dell’Europa e dell’Africa. Non abbiamo mai avuto divergenze di idee. Già all’epoca delle trattative per lo sgombero dell’Alto Adige, controprova indiscutibile delle sue oneste e solidali intenzioni, il Führer dimostrò buon volere e comprensione”.
La sistemazione dell’Europa avrebbe dovuto attuarsi in questo modo:
“L’Europa divisa in due grandi zone di influenza: nord e nord-est influenza germanica, sud, sud-est e sud-ovest influenza italiana. Cento e più anni di lavoro per la sistemazione di questo piano gigantesco. Comunque, cento anni di pace e di benessere. Non dovevo forse vedere con speranza e con amore una soluzione di questo genere e di questa portata? 
“In cento anni di educazione fascista e di benessere materiale il Popolo italiano avrebbe avuto la possibilità di ottenere una forza di numero e di spirito tale da controbilanciare efficacemente quella oggi preponderante della Germania.
“Una forza di trecento milioni di europei, di veri europei, perché mi rifiuto di definire gli agglomerati balcanici e quelli di certe zone della Russia anche nelle stesse vicinanze della Vistola; una forza materiale e spirituale da manovrare verso l’eventuale nemico di Asia o di America.
“Solo la vittoria dell’Asse ci avrebbe dato diritto di pretendere la nostra parte dei beni del mondo, di quei beni, che sono in mano a pochi ingordi e che sono la causa di tutti i mali, di tutte le sofferenze e di tutte le guerre." 

venerdì 23 maggio 2014

Un voto contro il "grande spazio" nazista


L'euro è la continuazione del nazismo con altri metodi. Senza avere presente questo concetto fondamentale non si può dire di aver capito cosa implichino queste elezioni europee, dal valore più politico di quanto si possa immaginare, altrimenti gli adepti di Bischerology, la grande setta collaborazionista, non si agiterebbero tanto.

Sento già i barriti: "Nazismo???? Ma cosa dici????"
Eppure è così, cari elefanti smemorati e poco effervescenti. "Grande spazio" vi dice niente? Io che sono un po' architetto inside penso subito ad un loft ma leggendo questo articolo stamane mi sono ricordata del Lebensraum, lo spazio vitale nazista, ovvero il progetto di annettere l'Europa al Grande Reich Millenario - dopo averla ripulita dei popoli indegni di appartenervi. Nell'articolo di Gattei è citato un libro: P. Fonzi, "La moneta nel Grande Spazio. La pianificazione nazionalsocialista della integrazione europea 1939-1945", Milano, 2012. 
Cito dalla sua presentazione
"Con l'espressione "grande spazio" si designava negli anni Trenta e Quaranta la struttura che si pensava andasse assumendo l'economia internazionale dopo la crisi del '29: non più un'economia mondiale unitaria ma un sistema di economie regionali comunicanti tra loro. Nell'Europa occupata con le armi dal Terzo Reich questo concetto sembrò divenire realtà. Il libro analizza i piani che la burocrazia e le élite economiche nazionalsocialiste svilupparono a partire dal 1940 per creare una struttura economica centrata sul marco, su cui nel dopoguerra si sarebbe basata l'egemonia politica del Reich sul continente. Il programma di integrazione su cui le maggiori istituzioni si accordarono nel 1940 andò in crisi nel 1941-1943, a causa del caos monetario in cui lo sfruttamento da parte della stessa Germania gettò le economie europee. Infine, con il profilarsi della sconfitta tedesca (1943-1945), le stesse élite pianificarono un dopoguerra in cui la Germania non avrebbe avuto più un ruolo egemone sul continente."
Basta masticare un po' di storia, essere bravi nell'"Aguzzate la vista" della Settimana Enigmistica e saper fare due inferenze finali ed ariecco il deja-vu. Questa storia noi la conosciamo già senza aver mai letto prima questo libro. Come mai?
Non sarà perché, soprattutto la parte sottolineata, sembra descrivere ciò che sta riaccadendo adesso? E non abbiamo forse ritrovato di recente il concetto di Anschluss, che credevamo confinato all'episodio dell'annessione al Reich3 dell'Austria natìa del Fuhrer Adolf Hitler, in quella dei parenti poveri della DDR a seguito della dissoluzione dell'impero sovietico, così ben descritta, nei termini reali di feroce sfruttamento e non di elegia della riunificazione, da Vladimiro Giacchè in "Anschluss"?
E' solo la legge dei corsi e ricorsi storici o la coazione a ripetere e la piromania annessa alla psicosi latente dei tedeschi che li spinge ad appiccare l'incendio all'Europa almeno tre volte in un secolo? Non per essere razzisti e lombrosiani, ma che sia veramente nella loro natura? 

Confesso che, nonostante uno studio accademico approfondito a suo tempo del periodo nazista, la sua componente economica mercantilistica, espressa nei piani Funk e similari, mi era sempre sfuggita, forse perché, parlando di nazionalsocialismo, si preferisce concentrarsi sulle semplificazioni predigerite tipo follia collettiva, "un pazzo che è riuscito a trascinare non si sa come un popolo", "non succederà mai più perché ora hanno capito cos'è stato Auschwitz e ci piangono su tutto il giorno per cui per favore non ricordateglielo". Insomma la mitologia da graphic novel con i cattivi di qua e i buoni di là tipica della riscrittura americana della storia nella variante Marvel Comics, mentre sotto sotto si mettevano in atto le Operazioni Paperclip e chi aveva lucrato sul lavoro schiavistico nei lager e lucrato sui bottini di guerra rimaneva a capo delle maggiori industrie tedesche. Si, sulle prime nell'aftermath volevano pastoralizzarli, ma poi li salvarono perché sarebbero serviti in funzione antisovietica e perché capitalista non mangia capitalista. Non ci aveva visto però così male, diavolo d'un Morgenthau!

Se poi pensiamo a questo articolo di Bazaar pubblicato su Orizzonte48 che scova e riassume egregiamente le radici paneuropeiste del fogno europeo, ovvero il delirio del conte Richard Nikolaus di Coudenhove-Kalergi - il meticcio austrogiapponese - su un mondo di meticci denazionalizzati  e lumpenproletarizzati necessario ad instaurare la dittatura della neoaristocrazia (così lui non si sentirà più Calimero) e uniamo ancora qualche puntino, abbiamo un quadro completo di ciò che nasconde il progetto europeo che siamo chiamati a vidimare domenica. Un progetto esoterico che troppi indizi e recenti accadimenti stanno facendo diventare svergognatamente essoterico e che se ha nella neoaristocrazia dell'1% il vertice di comando, ha nei partiti di sinistra, compresi quelli più di sinistra, come abbiamo visto, il proprio esercito di volonterosi carnefici, per parafrasare Daniel Goldhagen.
Esercito che, per colmo di ironia, candida come suo rappresentante sindacale colui che fu definito kapo da un noto ex statista italiano, nel megacompound di Bruxelles. Fu vera chiaroveggenza, squisita e misconosciuta intuizione politica o la voce dell'idiozia che inconsapevolmente a volte grida le più grandi verità?

Senza la sinistra collaborazionista, che porta in dote al conte Kalergi tre doni preziosi: l'odio post-sessantottino per la borghesia, il ripudio della sua coscienza infelice e l'internazionalismo come lotta a tutti i nazionalismi, la vita del paneuropeismo sarebbe stata molto difficile. Invece è bastato trovare qualche interesse in comune, come la fregola da melting pot e del "semo tutti froci daa globalizzazione", e si è creata una relazione felicissima, seppure contro natura, che va avanti da decenni.

Cito un pensiero di Diego Fusaro: 
"La retorica dell'immigrazione, l'elogio a priori dell'immigrazione ecco un altro punto in cui emerge l'oscena complicità di sinistra e capitale. Non si tratta qui del problema dell'accoglienza dei singoli migranti, che è opera in sé umana e giusta. Si tratta, invece, del macrofenomeno dell'immigrazione che è promossa strutturalmente dal capitale e difesa sovrastrutturalmente dalle sinistre. Il capitale ha bisogno dell'immigrazione per distruggere i diritti sociali e la residua forza organizzativa dei lavoratori. Il capitale mira a renderci tutti come migranti, senza diritti, senza lingua, senza coscienza oppositiva. L'immigrazione è uno strumento della lotta di classe, è lo strumento con cui il capitale uccide diritti sociali e abbassa il costo del lavoro. Chi critica il capitale senza criticare il fenomeno dell'immigrazione è un fesso; proprio come chi critica il fenomeno dell'immigrazione senza criticare il capitale." 
Che differenza c'è tra Licio Gelli che elogia la sofferenza del popolo italiano e la buonanima del compagno della compagna candidata Spinelli che auspicava la shock economy reazionaria perché avrebbe fatto riscoprire la durezza del vivere agli italiani e la suddetta che si candida con Tsipras per difendere l'euro che ne è il piede di porco? "Ma la Spinelli è di sinistra", risponderebbe l'elefante.

Se volete invecchiare in un mondo ingiusto, polarizzato all'estremo tra ricchissimi e poverissimi, dominato dal nazismo senza le svastiche ma con le stelle gialle (a proposito, che orrore il David di Bruxelles che ci si ammanta gridando "Grazie Europa!") e il Quarto Reich affidato alla donnetta con il complesso della parente povera (come il piccolo Adolf) cresciuta nella DDR a pane (poco) e sfruttamento (tanto), potete:

1) Votare la sinistra, ovvero il kapo Schultz attraverso il santone di Bischerology, oppure farvi il bidé rituale votando Tsipras, così potrete dire che non avete vinto perché il mondo è cattivo, reazionario e fascista e potete sempre ritentare;

2) Illudervi di votare un partito di destra liberale scegliendo l'idiota sapiente, il suo Cassio o i Chicago Boys de noantri;

3) Credere di poter cambiare le cose votando un partito rivoluzionario che deve ancora chiedere alla rete se Casaleggio ritenga che sia il caso che un referendum possa, interrogando i meetup e stampandosi la domanda sotto forma di cetriolone Schwanstuck in 3D, decidere se sia il caso di aprire un confronto online sull'uscita dall'euro. (Case study #1 "L'uomo byobblu").

Personalmente ritengo si debbano assolutamente votare gli unici partiti che si oppongono alla distruzione dell'Europa attraverso l'arma dell'euro ed alla sua trasformazione in Lebensraum e in Italia la scelta obbligata, oltre a Fratelli d'Italia, è solo la Lega Nord, candidati Claudio Borghi e Francesca Donato.
La creazione di una forte opposizione in Europa che difenda la storia, lo spirito, la tradizione e la cultura di libertà di questo continente, attraverso il rispetto dei suoi popoli con le loro diversità, che conservi il benessere accumulato in decenni di lavoro e ci renda cittadini veramente liberi e sovrani, è la nostra unica speranza di resistenza. Una resistenza ancora una volta antinazista.


E per chi dice che dai trattati non si può uscire perché....

sabato 17 maggio 2014

Il perché di un voto

Ricevo da Silvia e volentieri pubblico questo appello scritto in collaborazione con Mauro Poggi e altri amici del gruppo dei Dalmata, già ripreso da Carmen su Voci dall'Estero. Credo sia un'ottimo riassunto delle motivazioni che spingeranno persone molto diverse per provenienza politica a raccogliersi attorno ad un progetto comune che ha al centro il bene di questo paese, quindi di tutti noi, che solo un partito ha avuto il coraggio di sposare pubblicamente senza ambiguità e che va per questo premiato e supportato con l'unico strumento democratico che ci rimane, il voto.




PERCHE' NOI – DI SINISTRA – IL 25 MAGGIO VOTIAMO
CLAUDIO BORGHI al Nord Ovest e Centro
FRANCESCA DONATO al Nord Est e Isole
Candidati indipendenti al Parlamento Europeo per la Lega Nord

Questa crisi, la più lunga e profonda dall'Unità d'Italia, non finirà, se non uscendo dall'euro che ne è la causa, riconosciuta da TUTTI gli economisti, e riprendendo la piena sovranità monetaria e l'intervento dello Stato nell'economia, applicando il dettato Costituzionale.

La crisi è dovuta agli squilibri commerciali tra i paesi dell'eurozona, è di DEBITO PRIVATO ESTERO, come riconosciuto da TUTTI, compresa la BCE. L'Irlanda, prima ad essere colpita, aveva debito pubblico al 25% nel 2007, dopo i salvataggi delle banche PRIVATE è ora al 124%.
Chi parla di crisi causata dal debito pubblico ha ben altri interessi che risolverla, e soprattutto non fa gli interessi dell'Italia e degli italiani. Chi parla della corruzione omettendo che questa non incide sulla crescita economica, come provano Cina o la stessa Germania la cui Siemens è stata condannata alla multa più alta della storia per corruzione internazionale, compie la stessa disinformazione di chi ha pagato le rivolte arabe e ucraine per eliminare governi eletti. Chi parla di “mafie” in un contesto di libera circolazione dei capitali, senza controllo, e toglie allo Stato gli strumenti, e le risorse per le forze dell'ordine, non fa gli interessi della società. Chi parla dei costi della politica intende limitare la democrazia in favore dell'oligarchia finanziaria perché i dati relativi al solo 2012 dicono questo:


Nell'eurozona c'è un unico grande creditore, la Germania, che ha prestato sconsideratamente, attuando, nel 2002, una svalutazione competitiva interna (tagliando stipendi e precarizzando il lavoro – le “riforme” - e ha 10 milioni, il 25%, di lavoratori poveri); ha così impedito l'acquisto di merci estere e tenuto bassi i prezzi, e impedito la redistribuzione del reddito tra i suoi cittadini. Anche quest'anno il suo surplus commerciale è di 200 miliardi, a fronte di una crescita economica ridicola (in media 0,63% all'anno), grazie all'euro il cui valore è tenuto basso (per lei) dalle economie fragili degli altri paesi.

L'Italia ha perso il 10% del PIL, il 25% della produzione industriale, il 30% degli investimenti: è una catastrofe, numeri da Paese in guerra. Nonostante questo si chiede allo Stato di ridurre la spesa pubblica, una delle più basse dell'UE, invece di agire a sostegno dell'economia e della vita delle persone come richiederebbe la razionalità economica e come è scritto nella nostra Costituzione. Ricordiamo che il debito pubblico italiano è composto per lo più dagli interessi (3.100 miliardi di €) pagati da tutti noi dal 1981 anno della “indipendenza” della Banca d'Italia dal  Ministero del Tesoro, e successiva privatizzazione del sistema bancario, tutto questo uno dei pilastri dell'UE, fino ad allora lo Stato si finanziava a costo 0. Nonostante la grave crisi gli Italiani hanno pagato, nel 2013, 44 miliardi € al MES, fondo salvastati UE, “salvando” le banche tedesche e francesi che avevano prestato troppo e male ai paesi più in crisi (Grecia, Spagna, Irlanda e Portogallo).
I paesi “bombardati” dall'euro sono: Irlanda, Grecia, Portogallo, Spagna, Cipro, Slovenia, Francia. La Finlandia è in recessione, l'Olanda non garantisce più lo stato sociale, Malta, Belgio sono anch'essi colpiti dalla crisi, l'Austria sta effettuando pesanti salvataggi del sistema bancario con soldi pubblici (la Germania ha speso 300 miliardi € in salvataggi bancari).
In Grecia la crisi ha devastato il Paese, peggio della II Guerra Mondiale: 1/3 della popolazione non ha accesso alla sanità, l'80% dei cittadini di Atene non ha riscaldamento, 700.000 bambini non hanno cibo a sufficienza e accesso alle vaccinazioni, la mortalità neonatale è aumentata del 43%. La Grecia, dopo le “riforme” della Troika (Commissione Europea, BCE e FMI) è ORA tra i paesi “in via di sviluppo”.

Le politiche di austerità prescrivono le “riforme” fallimentari del Fondo Monetario Internazionale: svendita dei beni dello Stato, cioè nostri, privatizzazioni dei servizi e taglio alla spesa pubblica, quindi alla sanità, alle pensioni, alla scuola, taglio agli stipendi, riforme per lo più imposte da regimi totalitari e/o venduti al capitale e alle multinazionali, come quelli di Pinochet, Videla, Menem e Yeltsin. L'euro ha lo stesso ruolo dei golpes: rimodellare le società in senso oligarchico, togliere la ricchezza del 99% (quella di cittadini e Stati) per convogliarla all'1% più ricco.
L'euro è la criminale shock economy della “scuola di Chicago” applicata al continente più ricco e socialmente avanzato, che non avrebbero mai accettato di buttare via lo stato sociale e le tutele frutto di decenni di lotte, insieme ai diritti costituzionali. L'ideologo dell'UE è von Hayek, fondatore della “scuola di Chicago” da cui è partita la riscossa della scuola liberista che vede nello Stato che regola il capitalismo e nelle Costituzioni Democratiche il nemico da abbattere, in nome dell'internazionalismo del capitale che non vuole confini né regole, diventata l'deologia dominante, reazionaria e totalitaria, a cui aderisce chiunque difenda l'euro.

La scienza economica aveva previsto, fin dal 1957, che una moneta unica per paesi così diversi avrebbe condotto a gravi crisi.
TUTTI SAPEVANO, e lo hanno ripetutamente confessato, che le crisi sarebbero state lo strumento per imporci quanto deciso da “loro”: l'abbandono dei diritti Costituzionali, per primo il lavoro, che nei trattati UE è considerato SOLO merce e quindi soggetto alle leggi della domanda e dell'offerta, MAI un diritto da tutelare.
Nel sistema euro l'aggiustamento della competitività tra i diversi paesi passa dalla svalutazione del lavoro e dal taglio degli stipendi, dalla contrazione della domanda interna, per arginare le importazioni, ma che fa fallire le Piccole e Medie Imprese: si elimina così, di fatto, il diritto al lavoro e alla dignità delle persone su cui si incardina la nostra Costituzione. Le PMI sono svantaggiate dal cambio dell'euro troppo alto - o sono cannibalizzate attraverso il partneriato finanziario. Nel resto del mondo l'aggiustamento della competitività passa dal riallineamento del cambio rispetto alle altre valute secondo la legge della domanda e dell'offerta.

L'UE è nata per favorire la finanza e le multinazionali, ci sono 15.000 lobbisti registrati a Bruxelles (oltre a quelli non registrati): la lotta contro l'euro è quella dei piccoli contro i grandi e l'UE NON è riformabile: per cambiare i trattati ci vuole l'impossibile unanimità di 28 Paesi.

L'art. 11 della nostra Costituzione “consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia tra le Nazioni”: NON parla di “cessione” della sovranità, che appartiene PER INTERO al popolo, compresa quella economica e monetaria, ma soltanto delle “limitazioni” (e in parità con gli altri Stati, mentre la Germania ha assunto il ruolo di comando dell'eurozona), e solo per assicurare pace e giustizia TRA le nazioni, cioé un maggiore benessere, cosa che in eurozona non c'è, e non ci sarà mai, perché il pilastro dei trattati UE NON è la cooperazione/solidarietà tra le Nazioni per il maggior benessere, ma la competizione e il mantenimento del valore della moneta attraverso la svalutazione del lavoro.

Se non ci facciamo sentire niente li fermerà: oltre alla svendita del patrimonio dello Stato, alla svendita delle grandi aziende strategiche come ENI, ENEL e FINMECCANICA a gruppi stranieri,   alla delocalizzazione, alla deindustrializzazione dell'Italia, sono pronti l'ERF: lo Stato sarà pignorato delle tasse riscosse e dovrà dare i suoi beni in garanzia del debito pubblico, e il TTIP, accordo di libero scambio con gli USA la cui trattativa è tenuta segreta dalla UE, ma se funzionerà come gli accordi con l'America Latina, significa che le multinazionali imporranno la privatizzazione di servizi come l'acqua e la sanità, le pensioni, il peggioramento delle regole del lavoro, portando a giudizio in arbitrati internazionali gli Stati stessi: l'Argentina è stata condannata a pagare un miliardo di dollari alle multinazionali per NON aver privatizzato l'acqua.

E' ora di dire BASTA a questo immenso trasferimento di ricchezza all'1%. Il tributo di vite umane è troppo alto, si susseguono i suicidi, censurati dall'informazione, acquisita in toto dall'oligarchia, e megafono di politici asserviti che ripetono che non si può uscire dall'euro. Possiamo scegliere di non essere schiavi, prima che il processo di distruzione dell'economia divenga irreversibili.

Di questa analisi non c'è traccia nelle formazioni elettorali della cosiddetta sinistra, che si condanna all'irrilevanza e ci condanna all'indigenza.
Non ce n'è traccia neanche tra quelli che poco più di dieci anni fa hanno preso (o fatto prendere) delle manganellate per lottare contro il neoliberismo e la globalizzazione di cui l'euro è la faccia assunta in Europa.
In tempi "normali" saremmo lontani politicamente dalla Lega Nord, e dal professor Borghi a cui siamo grati per questa battaglia, oggi sono gli unici che presentano il problema per quello che è, e soluzioni che nel '900 sarebbero state considerate tranquillamente di sinistra: Banca Centrale pubblica dipendente dal Ministero del Tesoro, indicizzazione dei salari, difesa del patrimonio industriale e produttivo del Paese, difesa del diritto al lavoro e della DEMOCRAZIA.
                                   
                             
                              Un gruppo di cittadini “di sinistra”



Per maggiori informazioni: su Bastaeuro.org il libretto informativo di Claudio Borghi
Blog: Goofynomics, Orizzonte48, Voci dall'Estero, Voci dalla Germania
Libri: Alberto Bagnai: "Il tramonto dell'euro"
          Vladimiro Giacché: "Anschluss"
          Antonio Maria Rinaldi: "Europa Kaputt"
          Luciano Barra Caracciolo: "Euro e (o?) democrazia costituzionale"

          Naomi Klein: "Shock economy"

sabato 12 aprile 2014

Un’Europa senza euro. Costi e benefici per famiglie e imprese nelle proposte di economisti e politici europei.





Ospito volentieri la diretta streaming del convegno di Asimmetrie, e copincollo anche il programma. Buona visione.
Diretta anche sul sito di Asimmetrie.

DIRETTA POMERIDIANA





PROGRAMMA (dal sito di Asimmetrie)

a/simmetrie, in collaborazione con il Manifesto di Solidarietà Europea, organizza il seminario internazionaleUn’Europa senza euro. Costi e benefici per famiglie e imprese nelle proposte di economisti e politici europei, che si svolgerà il 12 aprile 2014 a Roma, presso l’Auditorium Antonianum in viale Manzoni 1. La giornata di studio sarà dedicata al confronto fra costi e benefici di potenziali riforme delle regole e delle istituzioni monetarie e fiscali europee, inclusa l’evoluzione verso un nuovo sistema monetario.
Programma


La registrazione dei partecipanti inizierà alle ore 9:30. I lavori verranno aperti alle 10:30 dai saluti del coordinatore del Manifesto di Solidarietà Europea, Kamil Kaminski, seguiti dalla proiezione di un’anteprima del documentario "Il più grande successo dell’euro", commentato nelle prolusioni dell’etnologo Panagiotis Grigoriou sulle implicazioni sociali della crisi greca e del docente di comunicazione Marcello Foa su crisi e informazione. Seguiranno tre sessioni, dedicate all’analisi costi/benefici di possibili evoluzioni della crisi dell’Eurozona, condotte da economisti provenienti da otto paesi europei, fra i quali Alberto Bagnai, Frits Bolkestein, Claudio Borghi Aquilini, Giorgio La Malfa, Piergiorgio Gawronski, Brigitte Granville, Hans-Olaf Henkel, Stefan Kawalec, Costas Lapavitsas, Peter Oppenheimer, Riccardo Puglisi, Paolo Savona, Antoni Soy e Jean-Pierre Vesperini. I risultati delle analisi di scenario verranno poi commentati nel corso di una tavola rotonda, coordinata dal direttore del Tg4 Mario Giordano, cui parteciperanno esponenti politici di diversi partiti nazionali (Alemanno, Boghetta, Crosetto, Fassina, Messina, Salvini).

martedì 8 aprile 2014

Il carrozzone e il boomerang

fonte

Una mia curiosità: secondo voi sono credibili i sondaggi che, quasi all'unanimità tranne quello pubblicato sul sito Scenaripolitici (qui sotto) che lo dà al 27,9%, piazzano il PD ben oltre il 30%, soglia notoriamente psicologica per le elezioni in Italia? Percentuali vicine a quel 34,4% del 1976 che provocò manovre atlantiche di dissuasione anticomunista molto efficaci? Tuttavia allora era il PCI di Berlinguer, appunto, erano ancora comunisti. Ora sappiamo che il PD è cosa assai diversa. Un mutante nato miracolosamente dall'incontro carnale contro natura tra la lotta comunista e il capitalismo. Un bimbo che è tutto suo padre. Il Gatto Atlantico ormai si fida del bamboccio, che è cresciuto all'insegna dei sani principi del neoliberismo hardcore.

Se confrontate i dati del sondaggio di SP riguardanti gli altri partiti con quelli della tabella qui sopra, essi risultano abbastanza omogenei. Solo per il PD vi è una differenza, una forchetta (facciamo i fighi) che arriva, per SWG con il suo 35,0% tondo tondo, a ben 7 punti in più. Non è poco.

fonte

Alle ultime elezioni europee del 2009 il PD raccolse il 26,1%. Alle ultime politiche del 2013 ottenne il 25,42% alla Camera e il 27,43 al Senato. L'intenzione di voto che emerge dal sondaggio di Scenari Politici è coerente con quelle percentuali, mentre gli altri sondaggi attribuiscono al PD, di fatto, un aumento di quasi dieci punti percentuali in un anno

Sapete, è come quando le agenzie di scommesse cominciano a notare che tutti stanno puntando su un cavallo o un concorrente di un reality, e tutti dalla medesima città ed alla stessa ora. Scattano gli allarmi.
Non sto dicendo che i sondaggisti che vanno in TV o pubblicano sui giornali stanno tirando la volata al PD, ovvero al PUDE, ci mancherebbe, e nemmeno che SP sta facendo il contrario, oppure che qualcuno di questi sondaggisti non sa fare il suo mestiere. Solo che questo dato mi incuriosisce. Mi ricorda tanto l'effetto bandwagon, ovvero il presentare un partito come vincente sperando che l'attitudine ovina di certi elettori li faccia confluire tutti nel suo corral. L'effetto collaterale del bandwagon è l'effetto boomerang. Ovvero che prevalga la componente asinina dell'elettorato, quella che lo fa impuntare di fronte al cancello del corral.

In ogni caso sarebbe curioso che il PD ottenesse gli stessi voti del 1976 nonostante abbia stravolto completamente la sua natura, da partito comunista difensore della classe lavoratrice ad esecutore materiale del trionfo del capitalismo assoluto. O anche l'elettorato comunista ha compiuto una mutazione genetica di massa, una clamorosa inversione a U verso il capitale e contro i propri interessi, e dovremmo pensare in questo caso al successo della più grande operazione di brainwashing della storia, oppure i sondaggisti telefonano sempre ai soliti pensionati piddini, gli unici che ormai trovano in casa di giorno.

Per anni abbiamo tacciato di farloccaggine i sondaggi che davano a Berlusconi numeri da Imperatore dell'Universo. Ecco, ora non vorrei che in piena fregola da Dittatura del Piddinariato, non si vedesse il nandrolone pompato in certe percentuali dai muscoli troppo pronunciati e dalle performance da record mondiale. Io, per cavarmi i dubbi, un test antidoping lo farei.

A questo punto vi propongo anch'io un sondaggino. Nessuna valenza scientifica, ovviamente, vista l'esiguità del campione, ma solo un'altra mia curiosità da soddisfare, se volete.
Anche qui potete rispondere alla cazzo. Perché gli intervistati lo fanno e spesso, oppure tendono a rispondere secondo ciò che percepiscono come socialmente desiderabile. Ovvero ciò che l'intervistatore si aspetta che loro rispondano. Il carrozzone va avanti da sé.


Berlusconi a sorpresa si schiera con gli euroscettici. Alle elezioni europee tu:
 
 
 
 
 
 
 
 
 
  
pollcode.com free polls 

sabato 5 aprile 2014

Bad TTIP

Com'era quella dell'autorevolezza?

Che cos'è il TTIP, il Transatlantic Trade and Investment Partnership, l'accordo di partenariato transatlantico che il bimbominkia del consiglio (guardate quant'è autorevole), Re Giorgio e tutto il cucuzzaro collaborazionista pidduista non vede l'ora di approvare per ripetere i grandi successi del Trattato di Lisbona e degli altri eventi capestro imposti all'Italia negli ultimi maledetti trent'anni? 

Se leggete il sito ufficiale della Commissione Europea, il TTIP vi verrà quasi voglia di volerlo firmare personalmente. Una pacchia: aumenti di PIL e pilu come per magia, zecchini che crescono sugli alberi, creazione di posti di lavoro, benessere, cellulite scomparsa, capelli ricresciuti, un boom di erezioni mattutine, macchinette acchiappapupazzi che ti regalano ogni volta delle Peppa Pig giganti e restituiscono pure gli euro, figa e piadina per tutti. 
Tutto grazie ad una sciocchezzuola: all'abolizione di fastidiosi lacci e lacciuoli che impediscono la libera circolazione delle merci tra Stati Uniti ed Europa. 
Merci? Allora esportazione libera di parmigiano, prosciutti, cantuccini e provole in da Uesei, ma non sarà in cambio degli OGM e della merda della Monsanto? Non lo ammettono ma è molto probabile. Se non ti lecchi le dita godi solo a metà, come dicono nei consigli di amministrazione delle multinazionali.
Quindi libera circolazione anche dei capitali? Beh, si, che credevi?
Ma le nostre disgrazie non nascono da un'eccessiva e scriteriata circolazione di capitali esteri, che ad esempio creano debito privato a dismisura nei paesi nei quali si vogliono "aprire" dei mercati di sbocco? Certo. La deregulation finanziaria è uno dei principi cardine del fottuto neoliberismo. Farla girare senza che la pula rompa i coglioni. E se un paese è insolvente gli si manda il messaggino: "Che bel paese, sarebbe un peccato se andasse a fuoco", e giù con lo spread. Tanto ci sono gli useful idiots a libro paga che, piazzati nei posti di comando (ma i bottoni che premono sono finti), faranno tutto ciò che vogliono coloro che li hanno messi lì.
E, scusate una domanda, se il trattato è così benefico e innocuo per i popoli che vi saranno soggetti, com'è che le trattative per metterlo a punto, iniziate nel luglio del 2013 a Washington, stanno avvenendo riservatamente e pare vi partecipino solo i rappresentanti delle corporation e non quelli delle istituzioni nazionali? Capisco che la democrazia ormai venga considerata quella roba vecchia più di Woodstock ma stiamo pur sempre parlando dei nostri culi o di quel che resta di loro.

Incollo dal sito della Commissione: 
"Throughout the negotiations, the European Commission is keeping the EU Member States in the Council and the European Parliament informed of developments. In the end, once the negotiators have come up with an agreement, it will be the Council, together with the European Parliament, which will examine and approve or reject the final agreement. On the US side, it will be the US Congress."
Tradotto nella lingua di Dante: "Nel corso del negoziato, la Commissione Europea mantiene informati gli stati membri nel Consiglio ed il Parlamento Europeo dei suoi sviluppi. Alla fine, una volta che i negoziatori saranno pervenuti ad un accordo, sarà il Consiglio, assieme al Parlamento Europeo che esaminerà ed approverà o rigetterà l'accordo. Per quanto riguarda gli Stati Uniti, sarà il Congresso a decidere."

Quindi vedi che un palettata di paranoia aiuta sempre a sciogliere i dubbi? 
La differenza sostanziale è che il Congresso americano, pur espressione di lobby, interessi loschi e quant'altro (guardatevi questo gustosissimo film in proposito) è pur sempre eletto, slot machine Diebold a parte, dal fucking American people. Il Consiglio Europeo è quella poltiglia umana di Gollums eurofili che si sono fottuti il cervello con il tessoro e che non sono stati eletti proprio da nessuno e il Parlamento Europeo è un noto luogo di villeggiatura, una Marienbad per trombati alle elezioni nazionali. Un organismo che conta meno del due di coppe.
Ricordo inoltre un dettagliuccio. Gli Stati Uniti sono uno stato federale, nonché un'OCA, di cui il Congresso è l'espressione legislativa, mentre l'Europa è un blob tenuto assieme solo dal vincolo monetario. Non è uno stato federale né un'OCA, non esprime un potere legislativo vero e figuriamoci la volontà dei popoli. 
E' evidente che si tratta di un accordo con un'infinità di clausole in piccolo tra diseguali, che andrà a svantaggio di questi ultimi. 

I più preoccupati oppositori di questo TTIP sostengono che con questo trattato le multinazionali avranno campo libero e potranno forzare i governi locali a privatizzare l'inimmaginabile, imporre controverse tecniche di estrazione come il fracking, gli OGM e tutto ciò che vorranno; potranno costringere a proibire di usare sementi autoctone per imporre quelle prodotte dalle corporation and more. Loro negano ma chissà perché si sono incazzati quando sono stati leakati alcuni documenti sfuggiti al controllo. 
E la cosa che essi stessi ammettono è che, per salvaguardare gli investitori (uuh, che bruciore!) da eventi come, ad esempio, le nazionalizzazioni (anvedi che uno stato non pensi di rinazionalizzare banche o aziende di servizi), le corporation potranno richiedere al singolo paese o all'Unione risarcimenti immagino impossibili da pagare. Quindi il paese dovrà cedere alle richieste delle multinazionali, prima che qualche drone imperiale cominci a volteggiargli sopra a mo' di avvoltoio.
Siamo in pieno capitalesimo, come dice Diego Fusaro e, aggiungo io, il capitalismo è come o cazzo, nun vo' penziere. Facciamo bene quindi a preoccuparci e ad aggiungere questo tassello al kit di maledizioni che ogni sera riserviamo, prima di addormentarci, al governo collaborazionista. 
Mi sbaglierò ma, alla luce di questa ennesima calata di braghe imminente, il voto europeo diventa una volta tanto forse più importante di una consultazione nazionale. 

Non so se il TTIP è la Morte Nera dell'impero e noi siamo Alderaan, ma per come viene descritto in questo articolo molto dettagliato di Filippomaria Pontani penso che il caro vecchio timeo danaos et dona ferentes di Laocoonte non ci stia male, anzi, sia la morte sua, appunto. E ricordate che Laocoonte non era né paranoico né comunista come Papa Francesco.

sabato 28 dicembre 2013

Le affinità elettive tra sinistra e post-capitalismo elitario


Che Diego Rivera mi perdoni.
C'è una frase che gentilmente non vorrei mai più sentir pronunciare ogni volta che si rimprovera alla sinistra di essere passata dalla parte del peggior post-capitalismo totalitario, tradendo tutti coloro che in vari modi, per coscienza di classe o coscienza infelice borghese l'avevano appoggiata e votata per decenni. La sinistra che, con i suoi meravigliosi automi meccanici, è ora gloriosamente al governo e che Diego Fusaro descrive come: "il serpentone metamorfico Pci-Pds-Ds-Pd, ossia la parabola di una sinistra passata dalla triade Marx, Gramsci e difesa degli ultimi al patetico pantheon composto da antiberlusconismo rituale, liberalizzazione selvaggia ed europeismo a tutti i costi."

La frase in questione che mi manda in bestia, salivata pavlovianamente dai compagni dalle cinquanta e mila sfumature di rosso, dal piddino rosé al communistacosì è la seguente: "Eeeh, ma quella non è più sinistra." Intendendo, con un trucchetto preso dalla scatola de "Il piccolo dialettico",  che sia stata la Signora Sinistra, un triste giorno, ad essere impazzita e ad avere abbandonato i compagni e che, da qualche parte, non si sa dove, la vera Signora Sinistra (perché quella che ha tradito era solo un sosia, un Doppelgänger) esista ancora, intonsa e pronta ad essere tolta dal cellofan ed usata contro i padroni cattivi. 

No cari, troppo comodo. Io invece credo e temo che quella lì sugli scranni del potere sia proprio la sinistra originale, così ben rappresentata al vertice dal Migliorista. Quella che ha sempre saputo che se non puoi svalutare la moneta allora dovrai svalutare il lavoro ma siccome l'unica critica ed opposizione al capitalismo può essere oggi solo quella geopolitica e degli stati e nazioni, essendo questi argomenti tipicamente borghesi, anzi piccolo-borghesi, idealisti e fascisti... Insomma, avete capito.
Infatti, come diceva Costanzo Preve, la sinistra soffre di "una patologia, di una deformazione della coscienza infelice borghese: quella che consiste nella vergogna di essere piccolo-borghese e di non essere un proletario con le pezze al culo." La sinistra della politicizzazione sfrenata maniacale e manicomiale, il cui militante ha paura della condanna come idealista, piccolo-borghese e fascista che gli deriverebbe dal giudizio negativo di un proletario inesistente, (inesistente perché il proletario vero parla di calcio.)" (Quando si dice conoscere i propri polli. Gustatevela tutta, la conversazione tra Preve e Fusaro, perché è molto, molto interessante). 

Peccato che questo proletario, oltre che inesistente, non sia nemmeno più un proletario ma un orrendo borghese, impoverito e proletarizzato da questo post-capitalismo elitario neoliberista (che anch'esso non è più nemmeno capitalismo ma una neoplasia di esso) formato da Dei autonominatisi che, dopo aver dichiarato morta la storia ed averne invertito il senso di marcia verso modelli preindustriali e tribali, aspirano solo a tornare sull'Olimpo; ai quali non interessa più la volgare produzione delle merci, che lasciano volentieri agli asiatici, ma lanciare fulmini, richiedere sacrifici umani ed interferire a piacimento nella vita dei mortali. Divinità che ogni tanto mandano i loro deus ex machina "a salvare l'Italia dal baratro" e la cui volontà di potenza si esprime non solo creando ricchezza virtuale attraverso la pietra filosofale della finanza e segregandola in poche ristrette mani divine ma soprattutto attraverso il sommo piacere sadico di toglierla a chi già la possiede: i mortali. Ovvero la massa dei borghesi e degli ex proletari ai quali un capitalismo votato alla costruzione e non alla distruzione - qualcuno dice compassionevole perché timoroso della minaccia sovietica - che aspirava addirittura alla "piena occupazione" aveva concesso benessere ed elevazione sociale per decenni del secolo scorso.
Dite alla Signora Sinistra che ha fatto più John Maynard Keynes per la classe operaia che l'operaismo degli anni '70.  E che è grazie alle rivoluzioni fatte da borghesi molto incazzati, da Robespierre a Marx e Lenin, che può ancora indegnamente usurpare il ruolo di paladina degli oppressi.

Ma ai servi piace servire gli dei per poter carpire la propria immagine nei loro specchi mentre li lucidano, e quando servi e dei hanno un nemico comune,  scattano perfino le affinità elettive.
Anzi, ciò che lega la sinistra al neoliberismo è proprio vero amore, seppure del tipo che caratterizza la figura patologica della folie à deux.
Il nemico comune degli dei e dei servi è la borghesia. Ovviamente, se la sinistra avesse coscienza di essere anch'essa parte della borghesia - e dovrebbe capirlo dal fatto che ciò che resta della classe operaia evoluta non si identifica più nella sinistra da un pezzo, perché essa non la riconosce più come orda dickensiana di proletari bisognosi - non si adopererebbe per la sua distruzione. Ma lo abbiamo visto, temono ancora il giudizio del proletario inesistente anzi, per ripicca degli operai che votano Lega, guardano ancora più in basso, al Lumpenproletariat, al vero straccione, al migrante, a tutto il campionario delle minoranze bisognose di essere difese dalle Madame Tojetequeicartelli, a loro insaputa più aristocratiche della Pompadour.
Incapaci di elargire benessere e diritti sociali, perché si sentono finalmente sul punto di distruggere l'odiata borghesia e non capiscono più niente, si illudono di compensare con la cosmesi dei diritti civili l'opera di devastazione economica che ha loro commissionato il neoliberismo, esercitando altresì mirabilmente contro il popolo la tolleranza repressiva (direbbe Marcuse) avuta in dono dai padroni.

Gli dei li lasciano fare. Sono ben contenti che qualcuno faccia per loro il lavoro sporco, prima di essere spazzato via come feccia.
E poi devono molto ai compagni. Quando il comunismo è morto il fondamentalismo del mercato ne ha cannibalizzato il cadavere e ne ha introiettato alcuni dei caratteri. Acquisendo, in tal modo, ancora più forza. Ecco il carattere primitivo del neoliberismo.
In fondo, questo modo di produzione post-capitalistico eurocratico assomiglia molto, non solo al nazismo - mancandone solo per il momento l'elemento eliminatorio su base razziale - ma anche al totalitarismo comunista. Una casta di burocrati di partito blanditi con privilegi esclusivi che governa con il pugno di ferro masse indistinte di lavoratori, privati via via sempre più dei diritti acquisiti, dell'identità nazionale in nome di un fantasmatico internazionalismo e imperialismo continentale e tenuti sotto il tallone di ferro di un'ideologia totalizzante che non ammette alternative e che tende a limitare il diritto alla proprietà privata ai membri della casta.

La sinistra si è venduta al neoliberismo globalizzato perché continua a rinnegare patologicamente la sua parte borghese e il ruolo rivoluzionario della borghesia.
Chi borghese lo è e non se ne vergogna (più) dovrà solo difendersi da questa sinistra che ambisce all'autocannibalismo, e potrà farlo magari ritrovando e rinnovando il proprio spirito rivoluzionario e riscoprendo la versione sana della coscienza infelice borghese. E' questione di sopravvivenza.
Gli altri si meraviglieranno molto quando i loro resti saranno destinati a diventare cibo per i cani degli dei. Il destino dei servi quando non servono più.

giovedì 5 dicembre 2013

Un paese abusivo



Ieri 4 dicembre la Consulta ha dichiarato incostituzionale il Porcellum, ovvero la legge elettorale n. 270 del 21 dicembre 2005 voluta dal centrodestra e con la quale sono stati eletti 3 parlamenti.
In sostanza la Corte Costituzionale ha sancito l'illegittimità degli ultimi governi: Prodi II, Berlusconi IV, Monti e infine Letta, attualmente in carica. 
Di conseguenza viene da domandarsi: sono da oggi da considerarsi degli abusivi gli eletti, anzi, i nominati, che popolano il Parlamento, i ministri e le alte cariche dello Stato nominate dai nominati, compreso il presidente Napolitano? Sono da considerarsi parimenti illegittimi gli atti di questi governi, a partire dalla riforma delle pensioni, fino all'adesione al Fiscal Compact ed agli altri trattati capestro sovranazionali fino alla decadenza del sen. Berlusconi? Belle domande, vero?
Nel 2011 un colpo di stato illegale ha rovesciato un governo che era stato democraticamente eletto ma, ora ne abbiamo la conferma, grazie ad una legge elettorale nulla, quindi illegittimo anch'esso. Da allora si sono svolte elezioni altrettanto nulle che hanno eletto un governo anch'esso abusivo.
Credo sia la prima volta nella storia della Repubblica che non si sa più chi sia legittimato a governare.

Molti gioiscono di questa decisione della Consulta, da troppo tempo attesa, ma io inviterei alla massima prudenza perché siamo, a mio parere, ad un bivio cruciale nella vita di questo paese e il timing della decisione della Consulta giunge in un momento assai critico e forse pericoloso. 
In estrema sintesi: se la dichiarazione di illegittimità costituzionale di una legge elettorale implica quella delle figure elettive e degli atti che da essa derivano, ciò non deve assolutamente tradursi nella opportunistica delegittimazione tout-court della Politica, quindi della democrazia. 
Occorre vigilare in tal senso perché vi è il rischio concreto che lo Stato, ovvero noi, veniamo definitivamente espropriati della nostra capacità di decidere e soprattutto controllare democraticamente gli atti di chi ci governa, e non mi riferisco solo alla politica. 
I segnali di una progressiva volontà di sostituire lo Stato con il Privato, percorrendo una strada che non può che essere autoritaria, vi sono e sono molto gravi.
Vi invito ad informarvi, ad esempio, su ciò che si sta progettando di fare per decreto con la trasformazione della Banca d'Italia in public company, la rivalutazione delle sue quote azionarie e la questione connessa dell'Oro d'Italia. Leggete attentamente gli articoli e meditate.

Io temo che qualcuno, in questo vulnus e con la solita complicità dei collaborazionisti del "tutto è perduto, scappiamo ma arraffiamo almeno le posate d'argento", voglia sostituirsi al popolo con il colpo finale della delegittimazione della Costituzione, del suo stravolgimento e sostituzione con una carta ad hoc, approfittando, oltretutto, dal fatto che l'immagine della Politica è, per l'elettorato, ai livelli storicamente più bassi e forse stiamo già scavando sottoterra. 
Pensateci: il Fiscal Compact, per fare un esempio, è incostituzionale ed illegale, come ha dimostrato il prof. Guarino ma, se elimino la Costituzione attuale sostituendola con la mia, potrò applicarlo ed inventarmi qualcosa di ancora peggiore. 
Proprio adesso che c'è il rischio concreto che il giocattolo euro si rompa e certi piani europei vengano sconvolti, anche grazie all'incostituzionalità dei trattati che lo mantengono artificialmente in vita, perché non eliminare l'ultimo baluardo di legalità a difesa dell'interesse nazionale e del popolo?
Gli unici soggetti che potrebbero fare quest'ultimo sfregio alla nazione e uccidere la nostra democrazia definitivamente sono proprio gli attuali abusivi, a cominciare dai massimi livelli. Non parlano continuamente di modificare la Costituzione? Non temono di tornare alla legge elettorale precedente e non sembrano avere alcuna voglia di approvarne un'altra legale? Cosa credete che siano le stramaledette Riforme che bramano di attuare? Un vantaggio che abbiamo su di loro è proprio che conosciamo la loro agenda, sappiamo cosa vogliono fare e quindi possiamo smascherarli.
Potrebbero farlo perché sono ricattabili, sono dei burattini che hanno solo da perdere perché dichiarati abusivi e, purtroppo per il M5S, non ci sono vergini dai bianchi manti in Parlamento, perché anche loro sono state elette con il Porcellum anticostituzionale.

Per questo io non gioisco affatto della sentenza della Corte Costituzionale, i cui membri tra l'altro sono anch'essi stati eletti dagli abusivi, perché una classe politica delegittimata in blocco e a cascata dal vertice fino alle realtà locali è una cosa molto pericolosa.
L'unica via d'uscita, per salvare la democrazia, sarebbe l'immediato scioglimento delle camere, le dimissioni di Napolitano, l'elezione di un nuovo capo di stato, possibilmente una figura altamente rappresentativa in campo costituzionale, per esempio il prof. Guarino, e la formazione di un governo di scopo formato da tutti i partiti che approvasse in tempi rapidissimi una legge elettorale a prova di illegittimità.
Fatto ciò, il nuovo capo dello Stato dovrebbe indire immediatamente nuove elezioni per eleggere un governo pienamente legittimo, fatto di eletti e veri rappresentanti del popolo, dello Stato e dell'interesse nazionale.
Un governo che possa quindi, alla luce della delegittimazione de facto dei governi nominati dal Porcellum e con la legittimazione piena che gli conferisce la nostra Carta Costituzionale, riconsiderare gli ultimi atti legislativi più controversi in materia di governance sia nazionale che internazionale; un governo che rimetta in discussione il Fiscal Compact, l'euro e financo l'appartenenza dell'Italia all'Unione Europea, tacitando gli Olli Rehn e gli altri emissari dell'interesse antinazionale.
Non c'è altro da fare e bisogna farlo subito. Altro che primarie.

Lettura altamente consigliata:
Giuseppe Guarino "Un saggio di "verità" sull'Europa e sull'euro 1.1.1999 Il colpo di stato 1.1.2014 Rinascita!?"



sabato 30 novembre 2013

Ce lo scrive l'Europa


Non si scriveranno più lettere d'amore ma quelle minatorie vanno ancora forte. Non saranno più quelle con i caratteri ritagliati dai giornali "SiGnoRa, siEte quaSi veDoVa" ma sono ugualmente efficaci. E se a scriverle sono i padroni delle banche, ovvero del mondo, quelli se le firmano pure, senza vergogna ma proprio con orgoglio.
Buttiamola pure in ridere ma intanto ne sono già state rivelate due, di lettere, inviate entrambe il 5 agosto del 2011 da Francoforte a governanti europei, casualmente appartenenti alla periferia dell'eurozona, in quei giorni tormentati dall'inedito spauracchio dello spread.
Oltre a quella già nota inviata a Berlusconi, firmata Jean-Claude Trichet e Mario Draghi, rispettivamente l'ex e l'attuale presidente della BCE, ne è spuntata in questi giorni un'altra, inviata a José Luis Rodriguez Zapatero e al capo della Banca Centrale spagnola sempre in quella data e della quale dà notizia l'ex premier spagnolo nel suo libro appena uscito "El Dilema" (non D'Alema, mi raccomando).
Secondo Karl Whelan di Forbes, inoltre, ne esisterebbe almeno un'altra ancora, sempre firmata da Trichet, inviata al ministro delle finanze irlandese Brian Lenihan il 12 novembre 2010, il cui contenuto non è ancora stato rivelato dalla BCE nonostante pressanti richieste in tal senso. Non vi sarebbe da meravigliarsi se prima o poi scoprissimo altri destinatari delle attenzioni grafomaniache di Jean-Claude. 

Il contenuto di queste missive scritte ai minatori è sempre lo stesso: accettate i cambiamenti strutturali al welfare ed alle politiche di finanza pubblica che veniamo noi con questa mia addirvi o noi, la BCE, non vi comperiamo i titoli nazionali, vi scateniamo lo spread e non scuciamo gli sghei per le vostre banche. 
Nonostante Mario Draghi abbia affermato durante una conferenza stampa nel 2012 che il compito della BCE non è quello di costringere i governi a fare cose che essi non abbiano scelto liberamente di fare, la sensazione, leggendo il contenuto nemmeno troppo criptico delle lettere, è proprio quella brutta brutta del pizzino ricattatorio in piena regola.

Senza contare che, di fatto, dopo quelle lettere, i governi in carica e democraticamente eletti di Italia e Spagna sono caduti, entrambi a novembre. Quello spagnolo tramite una sconfitta elettorale a seguito di elezioni anticipate indette in estate sotto i colpi dello spread e le scampanellate del postino; quello italiano nel modo bizzarro che ricordiamo, con il Presidente della Repubblica che il nove novembre crea un senatore a vita dal nulla, Mario Monti e, mentre Berlusconi lascia precipitosamente Palazzo Chigi bianco come un cencio il 12 novembre 2011, il 13 lo nomina il neo-senatore capo del governo "tecnico".
Non oso pensare che viavai di pony express vi sarà stato tra il 2009 e il 2010 tra Francoforte ed Atene e in occasione dell'altrettanto burrascoso cambio di governo in Grecia il 10 novembre 2011, tra dimissioni di Papandreu e instaurazione del governo tecnocratico (aridaje) di Lucas Papademos (ex vice-presidente della BCE, ari-aridaje). Per non parlare del Portogallo, sul cui destino post-bailout c'è da leggere questo bellissimo post sul blog Orizzonte48.

Le rivelazioni su quel 2011 assai movimentato rischiano di diventare un fiume in piena. Attorno alla lettera inviata a Berlusconi in agosto e svelata il 29 settembre dal Corriere della Sera di De Bortoli (che bel regalo di compleanno per il premier!), è nata una vera e propria leggenda nera su chi ne avesse suggerito, da Roma, l'invio; qualcuno sussurra il nome, tra gli altri, di Brunetta. Stefano Feltri ha ricostruito la faccenda in questo articolo sul "Fatto Quotidiano". Anche Giulio Tremonti ne ha parlato in una puntata del programma di Santoro.

Non solo, ma vi sono state di recente anche le rivelazioni di Lorenzo Bini Smaghi, dimessosi dal consiglio della BCE - indovinate quando? - il 10 novembre 2011, dopo una prolungata guerra combattuta a seggiolate tra BCE, Francia e governo Berlusconi
Nel libro "Morire di austerità", Bini Smaghi allude al fatto che la caduta di Berlusconi possa essere stata provocata da una presunta sua volontà di portare l'Italia fuori dall'eurozona. Ipotesi confermata anche dal presidente dell’istituto statistico tedesco Ifo, Hans-Werner Sinn, che ha affermato che l’ex premier italiano aveva minacciato, in colloqui privati con altri capi di governo, di far uscire l’Italia dall’euro pochi giorni prima di essere costretto a dimettersi.

Sempre Zapatero nel suo libro ha raccontato delle pressioni subite da Italia e Spagna il 3 novembre, durante il G20 a Cannes, in Costa Azzurra. 
Merkel e Obama cercano di convincere italiani e spagnoli ad accettare l'aiuto del FMI (50 mld alla Spagna e 85 mld all'Italia). I due premier resistono e rifiutano, consapevoli che il prestito avrebbe rappresentato la cessione definitiva della sovranità e l'obbligo di adottare misure di rigore inaccettabili. Tremonti, secondo i ricordi di Zapatero, avrebbe affermato in quell'occasione: "Conosco modi migliori di suicidio".

Ancora, di Monti premier si parlava nei corridoi del G20 ma ora si comincia ad ammettere che il governo tecnico fosse già in preparazione da almeno sei mesi.
In effetti pareva assai strano che una persona, appena nominata senatore a vita, in tre giorni ti scodellasse un governo bell'e pronto, zeppo di pezzi da novanta delle banche ognuno con una carriera da dover accantonare momentaneamente per andare al governo e reclutati senza avere nemmeno il tempo di preparare una valigia con un cambio e lo spazzolino. 
Sempre Feltri racconta:
"In una riunione lunedì 18 luglio, nella sede della banca Intesa Sanpaolo, ci sono Giovanni Bazoli, presidente del consiglio di sorveglianza, l’editore di Repubblica Carlo De Benedetti, Romano Prodi, il banchiere vaticano Angelo Caloia e il futuro ministro Corrado Passera, allora capo azienda di Intesa. Monti, come suo stile, si mette a disposizione ma soltanto nel caso ci sia un consenso generale dietro il suo nome, non vuole imporsi ma essere imposto."
Che delicatessen! E sono sempre gli stessi, se fate caso, che girano attorno al tavolo, cambiando di posto solo per avere una tazza pulita, come al té del Cappellaio Matto.
E, ovviamente, è solo una coincidenza che Trichet sia il successore di Mario Monti come Chairman europeo della Commissione Trilateral, della quale faceva parte anche Enrico Letta e fa ancora parte Lucas Papademos, il Monti greco.

Con tutta evidenza, nel 2011 vi è stato qualcosa di assai simile ad una manovra a tenaglia delle più alte istituzioni finanziarie condotta per mano della BCE per interferire nelle sovranità nazionali dei paesi maggiormente colpiti dalla crisi, con l'aiuto di istituzioni e potentati locali - i famosi suggeritori romani della lettera - il tifo dei giornali mainstream (ricordate il patetico "FATE PRESTO!" dalla gazzetta salmonata?) e qualcosa che assomiglia pericolosamente ad un alto tradimento da parte delle più alte autorità dello Stato, del "comunista preferito" di Kissinger in primis.
E se volete il movente di questa specie di "Golpe senza Frontiere" ricordatevi cosa diceva Jesus circa la necessità di salvare a tutti i costi la moneta unica ed evitare l'unione politica europea che l'avrebbe solo danneggiata. Perché l'euro serve ad incatenarli tutti e a favorire, grazie ad un opportuno evento catalizzatore come una crisi finanziaria globale, le "RIFORME". Ovvero la Restaurazione reazionaria. Non è mica un segreto. Ve lo scrivono e se glielo chiedete ve lo dicono anche  in faccia.

Post Scriptum

Esistono i complotti.
Esistono le teorie del complotto, quasi sempre volutamente ridicole, per le quali tutto nasce da un complotto.
Esistono poi coloro che per principio mettono in ridicolo le teorie del complotto e sostengono, generalizzando, che i complotti non esistono.
Mentre complottisti e debunkers si prendono reciprocamente per i capelli, i complotti hanno luogo indisturbati. (autocit.)

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