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sabato 1 novembre 2014

Il giorno dell'alleluia?


ATTENZIONE, NON E' UN ACID TEST!!!
'TIS BLIMEY REAL!

Ieri sera, in libreria, la classica libreria de sinistra dove è impossibile scovare, perfino dopo anni, i Bagnai, i Barra Caracciolo e i Giacché perché non li tengono proprio, nonostante siano libri di successo, perché non sono dei loro e non appartengono allo Zeitgeist leopoldino, ho notato un volumetto appena uscito, con Berlusconi in copertina, intitolato "Il giorno dell'alleluia"
Sottotitolo: "come l'Italia si è salvata dalla bancarotta"
Sarà un libro di satira di qualche comico piddino, ho pensato. 
No, girare il volume e leggere la nota ha chiarito ogni dubbio, trattavasi di libro serio. Infatti era coricato in bella mostra a fianco di Piketty, di Bini Smaghi, di Patuelli (!), di Fu(R)bini, Zingy Stardust e tutti i mejo fighi del bigoncio economico di regime.
Leggiamo assieme la presentazione, possibilmente ad alta voce e con l'intonazione alla Gassman:

"Ora dopo ora, la cronaca del 12 novembre 2011, data della caduta di Silvio Berlusconi e punto di svolta della recente storia politica italiana. 'Il giorno dell'Alleluia' ripercorre con testimonianze e dettagli inediti il contesto in cui matura la resa del Cavaliere. E conferma che non ci fu nessun complotto internazionale contro di lui. Semplicemente, attorno all'Italia, che in quel momento era il buco nero di una crisi finanziaria mondiale, aumentano le pressioni per un cambio di rotta. Berlusconi non è più credibile agli occhi di tutti, non solo dei mercati. Il Cavaliere resiste con le unghie, ma deve cedere quando viene abbandonato da un gruppo di nove deputati del Pdl. Il presidente Napolitano prende atto che la maggioranza non c'è più e consiglia a Berlusconi di dimettersi, preoccupandosi soprattutto di trovare un'alternativa di governo per l'Italia. Il racconto dei concitati eventi di quella giornata s'intreccia con la vicenda parallela di una compagnia di musicisti professionisti e dilettanti, che da tempo si preparavano al momento della 'liberazione'. Quella sera, davanti al Quirinale, eseguono l''Alleluia' di Handel. Saranno protagonisti di una foto che farà il giro del mondo, l'immagine di una piazza gremita e festante con un drappello di cantanti e orchestrali riuniti attorno a un direttore".

Non ti fa venire voglia di spenderci i 13 euri e portartelo a letto la sera stessa? 

Il libro ovviamente si riferisce a questo momento storico dove sinistra e capitale furono uniti dal medesimo scopo in un furibondo amplesso. 



Un momento, l'abbiamo poi scoperto assai presto, di vergogna, viltà e delinquenza di cui stiamo pagando e pagheremo in futuro le conseguenze.

Tornando al libercolo, al libello di propaganda smentito nelle sue scemenze e menzogne non solamente da Ms. History in persona, ma, tanto per fare un paio di nomi, dal compagno di scaffale Bini Smaghi e da un certo Zapatero, che ebbe qualche dimestichezza con i governi europei e le sue riunioni, vi linko un paio di recensioni relative alla commovente cerimonia musicale di quel novembre 2011, alla quale si riferisce l'alleluia del titolo, ovvero l'esecuzione capitale del poro Handel in onore del Triumph des Willens del Quarto Reich.



Asciugatevi le lacrime e ricomponetevi. Consolatevi pensando che questo libro un giorno avrà, come unica collocazione possibile, un posto a fianco di "Libro e Moschetto".
Vogliamo infine citare gli eroici autori di cotanto sforzo di altissimo giornalismo d'inchiesta? 
Alessandro Corbi, come recita la nota sul sito dell'editore Nutrimenti,  è giornalista parlamentare dell'Agl (Agenzia giornali locali del Gruppo Espresso).
Pietro Criscuoli è giornalista parlamentare dell'Agl (Agenzia giornali locali del Gruppo Espresso). 
Espresso. Tout se tient.

Dimenticavo. Per le librerie che spacciano merda pesante non bisogna avere alcuna pietà. Tanto chiuderanno, perché così vogliono i mercati ai quali si sono vendute. Smetteranno di guardarti con l'occhio ebete quando chiedi il "libro proibito". Saranno rimpiazzati dal kebabbaro e dal compro oro.
Lo meritano.
Forza Amazon.



Immagini tratte da "Prova d'orchestra", di Federico Fellini.

domenica 4 maggio 2014

La scalinata di O.D.E.SS.A.



L'altro giorno Obama, nel corso di un incontro con la Merkel, riferendosi alla crisi Ucraina, ha detto che Putin non ha diritto di interferire nelle decisioni di un paese sovrano e del suo governo "duly elected", ovvero pienamente eletto. Se si riferiva per caso a quello guidato dal pupazzetto Arseniy Yatsenyuk, che con un golpe ha rovesciato il governo del presidente Yanukovich scelto a suo tempo dagli ucraini mediante elezioni, non con le primarie, è segno che anche un leader bello, giovane democratico e nero può dire delle stupidaggini peggiori del suo predecessore considerato lo scemo repubblicano del villaggio globale.

L'opinione pubblica americana, che il nervo della democrazia non ce l'ha ancora completamente devitalizzato, ha colto la gaffe e se n'è indignata.
Da noi invece, dopo tre premier nominati e non eletti ma che fanno il bello e il cattivo tempo senza che nessuno abbia da ridire sulla loro legittimità a stravolgere perfino la Costituzione repubblicana, della gaffe di Obama non si è parlato e della crisi ucraina si parla solo stando ben attenti a non far capire come stanno veramente le cose. 

La versione ufficiale raccomandata dalla dottrina piddina deve essere quella che a Kiev stanno lottando e morendo per venire in Europa, e per l'euro suppongo, ma quel cattivone di Putin non vuole e ha scatenato la guerra.
Bisogna nascondere il più possibile la vera natura del golpe di Kiev, targato USA-UE e funzionale agli interessi energetici e di shock economy;  il fatto che tra i cosiddetti combattenti filo-europei o meglio filo occidentali ci sono militanti dei partiti nazisti come Pravy Sektor e bisogna che non si sappia che, per esempio, nel massacro di piazza Maidan le vittime sono state uccise dai proiettili dei cecchini filo-europei, come ha rivelato la caporiona europea Catherine Ashton durante una conversazione rubata con il ministro degli esteri estone, e non dai filo-russi o salomonicamente da entrambe le parti come usa dire oggi. 

La reticenza e la disinformazione hanno riguardato anche l'ultima strage di venerdì scorso, costata la vita ad almeno 38 persone a Odessa. Secondo la cronaca del Guardian, alcune delle vittime sono state uccise a colpi d'arma da fuoco ma la maggioranza di esse ha trovato la morte in un incendio scoppiato a causa di bottiglie molotov nella locale casa dei sindacati, occupato da manifestanti pro-Russia.
In generale, sui media italiani si è fatta molta attenzione a non far notare che i morti dentro il palazzo in fiamme, le cui immagini sconvolgenti (video) sono state divulgate sui social network, appartenevano in gran parte alla fazione dei filorussi e che chi tentava di scappare veniva colpito dagli spari dei nazionalisti filo-occidentali all'esterno o aggredito a bastonate, con le forze dell'ordine che stavano a guardare.
Pare che, come fa notare in questo articolo Pino Cabrasancora una volta per disinformacija si sia distinta l'Unitàil giornale che una volta titolava così e ora, in nome del trionfo del capitale, minimizza le gesta dei neonazisti nella città sacra delle stragi cosacche prerivoluzionarie del 1905. 

A proposito di nazionalismo. Nella copertura del regime dei fatti ucraini notiamo uno strano fenomeno e cioè che il nazionalismo, considerato dal  Pensiero Unico Eurista un concetto generalmente portatore di fascismo perché contrario al nuovo credo dell'internazionalsocialismo variante Kalergi-Van Rompuy-Rehn che livella la classe media allo status del migrante, in questo specifico caso dei golpisti anti-russi è da esso non solo tollerato ma lodato. Si deve quindi presumere che esistano al mondo due nazionalismi: quello che fa comodo al 99% della popolazione, da esecrare e combattere tacciandolo di terrorismo e quello che reca profitto all'1%, magari nazista che, come la serva, serve. Buono a sapersi.

Non è quindi sorprendente che Obama si lasci scappare l'asserzione implicita che la democrazia ormai è qualcosa di non più fondamentale, un optional, e che lo affermi accanto a colei che, dal canto suo, si è ben spesa per favorire la caduta di governi europei non pienamente asserviti agli interessi dell'Euroreich e del potere finanziario globale che ora, attraverso i sicari del FMI, manda a dire al governo fantoccio ucraino che, se lascerà l'est del paese ai russi, non vedrà uno sgheo del prestito a strozzo di cui ha bisogno per sopravvivere.

La situazione è grave e, come scrive giustamente Debora Billi, appare quanto meno folle che l'Occidente, per scatenare disordini nelle città ucraine si stia servendo di squadracce di neonazisti, ovvero di un drappo rosso del sangue di milioni di morti dell'ultima guerra mondiale sventolato di fronte al toro russo.
A meno che questa follia non voglia proprio spingere il confronto tra Russia e Occidente in una guerra aperta sul teatro locale del cortile dell'ex impero sovietico. In fondo le guerre sono sempre state lo sbocco naturale delle grandi crisi economiche. 
Per quanto riguarda l'Italia, La ministra Pinotto ha già detto che siamo pronti a contribuire ad un intervento europeo e se a capo del semestre italiano ci sarà il D'Alema con il Kosovo nel curriculum avremo pure il cacio sui maccheroni. Gli ex-comunisti che fanno la guerra alla Russia schierandosi dalla parte del capitale. Qualcuno nega ancora l'inversione dei poli magnetici?


venerdì 31 gennaio 2014

Il 29 piovoso di Madame Tojetequeicartelli




Vedete come la reincarnazione di "Roma Fascista" dell'anziano balilla interpreta la giornata di mercoledì, che passerà alla storia come quella della "ghigliottina" applicata dalla Presidenta alla Camera. Un bel 29 piovoso in stile Luigi Bonaparte. Bella metafora, la ghigliottina, chissà che non sia di buon auspicio. Altri giornali e tv la chiamano "tagliola" ma a loro piace di più ghigliottina. Li capisco, è l'inconscio che gli suggerisce che prima o poi finirà tutto lì.
Uno appena sceso da Marte che leggesse il fogliaccio penserebbe che il problema dell'Italia, invece che il partito bestemmia e la sua siderale infamia, fosse Casaleggio.
Non ascoltate mai le dirette parlamentari da Radio Radicale? Male. Aiutano a capire che certi giornali, per come le riportano, sono appunto cartaccia per pulire i vetri.

E' utile riassumere i fatti accaduti. Un governo illegittimo, formato da personaggi illegittimamente nominati e assurti ad un potere quasi assoluto, grazie ad un atto di sottomissione all'interesse particulare del mercantilismo europeo, e che governano il popolo con il distacco emotivo di un governo straniero di occupazione, ha imposto con la forza della prepotenza e a colpi di incostituzionalità ad un parlamento dove gli unici contrari sono stati il M5S ed altre tracce di opposizione, l'ennesimo ukase zarista.
Dietro la dicitura del decreto IMU-Bankitalia, come dire Mele-Pere, si cela infatti un fenomenale trucco contabile a favore della nostra banca centrale, già in precedenza privatizzata, per permetterne la ricapitalizzazione al fine di ingrassarne gli azionisti privati e, ma forse è solo un dettaglio, farsi bella grazie al doping in occasione delle prossime olimpiadi dei banchieri per le gare di stress test dei suoi atleti di punta, tra i quali l'Unicredit di Profumo e l'Intesa di Passera. Sempre la fragranza dozzinale delle solite banche di partito che, assieme al mitico Monte Paschi, senza la periodica mungitura della vacca statale e la rapina al contrario ai danni dei cittadini, sarebbero già fallite. Too pig to fail. Capìteli, c'hanno delle banche, porelli.

Tutto qui? Non solo, purtroppo. Secondo Nino Galloni, questo provvedimento nasconderebbe una minaccia ancora più grave per l'interesse nazionale, in quanto sarebbe una sorta di assicurazione contro il ripristino della piena sovranità monetaria dell'Italia in caso di uscita dall'euro.
Infatti, se le quote di Bankitalia, ferme ai 156 mila euro di valore del 1936, passassero ai 7,5 miliardi di euro voluti da Saccomanni, risulterebbe tecnicamente assai arduo, in caro di euroexit, rinazionalizzare la banca centrale, atto indispensabile per riappropriarsi della sovranità monetaria.
Se ciò fosse vero, in confronto il dividendo del 6%, quindi fino a 450 milioni di euro di profitti l'anno per gli azionisti privati, ovvero le "loro" banche, risulterebbe non più di una mancia. Senza contare che, grazie al decreto del Saccomanni ridens, le quote della Banca di Italia potranno essere vendute a soggetti stranieri purché comunitari. Una banca centrale (s)venduta a chi ci sta facendo la guerra economica. Non male, non male. Senza contare il problema dell'ORO, questione se possibile ancora più preoccupante.
Vi ricordo che il problema italiano è Casaleggio.

E così, visto che la posta in gioco dei padroni era alta e l'opposizione populista stava facendo il suo lavoro, l'imparziale sellina si è chiusa in camera caritatis con il barbudo fraticello piddino e si è deciso di fare il colpaccio. L'esponente del partito dell'unico partito di estrema sinistra rappresentato in parlamento, lo ricordo in caso lo aveste dimenticato, ha avuto l'onore di eseguire gli ordini.
La cosa comica è che gli elettori piddini sono stati raggirati utilizzando gli stessi argomenti che avrebbe usato Berlusconi con i suoi: il ricatto dell'IMU. E' stato fatto loro credere che se non si faceva come voleva il partito (non sono mica stati a spiegare loro la faccenda di Bankitalia nei dettagli), la morte sarebbe venuta su grandi ali nere sui proprietari di prime case che avrebbero dovuto ripagare l'IMU. A questi deficienti (nel senso degli elettori) non passa nemmeno per l'anticamera del cervello che pagheranno lo stesso e ancora di più con la (s)TASI. Perfino Mentana ha dovuto smentire in diretta TG il barbudo che affermava l'infame bugia senza che, inspiegabilmente, il naso gli si allungasse a dismisura.

A questo punto dovrebbe essere sotto gli occhi di tutti che il PD al governo, assieme, ma questo è un dettaglio, all'Artist formerly known as Nano, è quanto di peggio si potesse immaginare.
E ovviamente Boy Giorgio è il sovrano ideale per questo regno di latta, per questo governo fantoccio da Manchukuò. Vero governo di occupazione incaricato dal nemico culone di fare l'inventario della robba da fottersi e poi di levarsi gentilmente dai coglioni e far governare direttamente a lui.
Dovrebbe inoltre essere ormai chiaro che il tradimento è funzionale, oltre al salvataggio delle loro banche fallite e di quelle dei loro amichetti di cordata, dei loro imperi locali fatti di partecipate, municipalizzate e cooperative della minchia, che nascondono la vocazione capitalistica al profitto dietro alla scusa del "servizio pubblico" e del "controllo sulla cosa pubblica", esercitando ovunque il principio dell'abuso di posizione dominante. Ho visto cose che voi umani...

Purtroppo, visto che la mens sinistra è governata dai meccanismi di difesa, ti capita, discorrendo amabilmente con i compagni residui, che ti dicano, oltre all'ormai classico "ma questa non è mica più sinistra", addirittura che "Napolitano non è mai stato comunista". E capita anche che, utilizzando un altro vecchio arnese della psicanalisi, l'identificazione con l'aggressore, la soldataglia piddina canti l'insopportabile "bella ciao" mentre stupra la democrazia in parlamento e il mostrino di Firenze si appresta a rottamarne il cadavere ancora caldo per consegnarne i trofei ai collezionisti pervertiti della finanza.

A proposito, grazie Silvio per averci salvati dal governo delle sinistre. Non ti perdonerò mai.



sabato 30 novembre 2013

Ce lo scrive l'Europa


Non si scriveranno più lettere d'amore ma quelle minatorie vanno ancora forte. Non saranno più quelle con i caratteri ritagliati dai giornali "SiGnoRa, siEte quaSi veDoVa" ma sono ugualmente efficaci. E se a scriverle sono i padroni delle banche, ovvero del mondo, quelli se le firmano pure, senza vergogna ma proprio con orgoglio.
Buttiamola pure in ridere ma intanto ne sono già state rivelate due, di lettere, inviate entrambe il 5 agosto del 2011 da Francoforte a governanti europei, casualmente appartenenti alla periferia dell'eurozona, in quei giorni tormentati dall'inedito spauracchio dello spread.
Oltre a quella già nota inviata a Berlusconi, firmata Jean-Claude Trichet e Mario Draghi, rispettivamente l'ex e l'attuale presidente della BCE, ne è spuntata in questi giorni un'altra, inviata a José Luis Rodriguez Zapatero e al capo della Banca Centrale spagnola sempre in quella data e della quale dà notizia l'ex premier spagnolo nel suo libro appena uscito "El Dilema" (non D'Alema, mi raccomando).
Secondo Karl Whelan di Forbes, inoltre, ne esisterebbe almeno un'altra ancora, sempre firmata da Trichet, inviata al ministro delle finanze irlandese Brian Lenihan il 12 novembre 2010, il cui contenuto non è ancora stato rivelato dalla BCE nonostante pressanti richieste in tal senso. Non vi sarebbe da meravigliarsi se prima o poi scoprissimo altri destinatari delle attenzioni grafomaniache di Jean-Claude. 

Il contenuto di queste missive scritte ai minatori è sempre lo stesso: accettate i cambiamenti strutturali al welfare ed alle politiche di finanza pubblica che veniamo noi con questa mia addirvi o noi, la BCE, non vi comperiamo i titoli nazionali, vi scateniamo lo spread e non scuciamo gli sghei per le vostre banche. 
Nonostante Mario Draghi abbia affermato durante una conferenza stampa nel 2012 che il compito della BCE non è quello di costringere i governi a fare cose che essi non abbiano scelto liberamente di fare, la sensazione, leggendo il contenuto nemmeno troppo criptico delle lettere, è proprio quella brutta brutta del pizzino ricattatorio in piena regola.

Senza contare che, di fatto, dopo quelle lettere, i governi in carica e democraticamente eletti di Italia e Spagna sono caduti, entrambi a novembre. Quello spagnolo tramite una sconfitta elettorale a seguito di elezioni anticipate indette in estate sotto i colpi dello spread e le scampanellate del postino; quello italiano nel modo bizzarro che ricordiamo, con il Presidente della Repubblica che il nove novembre crea un senatore a vita dal nulla, Mario Monti e, mentre Berlusconi lascia precipitosamente Palazzo Chigi bianco come un cencio il 12 novembre 2011, il 13 lo nomina il neo-senatore capo del governo "tecnico".
Non oso pensare che viavai di pony express vi sarà stato tra il 2009 e il 2010 tra Francoforte ed Atene e in occasione dell'altrettanto burrascoso cambio di governo in Grecia il 10 novembre 2011, tra dimissioni di Papandreu e instaurazione del governo tecnocratico (aridaje) di Lucas Papademos (ex vice-presidente della BCE, ari-aridaje). Per non parlare del Portogallo, sul cui destino post-bailout c'è da leggere questo bellissimo post sul blog Orizzonte48.

Le rivelazioni su quel 2011 assai movimentato rischiano di diventare un fiume in piena. Attorno alla lettera inviata a Berlusconi in agosto e svelata il 29 settembre dal Corriere della Sera di De Bortoli (che bel regalo di compleanno per il premier!), è nata una vera e propria leggenda nera su chi ne avesse suggerito, da Roma, l'invio; qualcuno sussurra il nome, tra gli altri, di Brunetta. Stefano Feltri ha ricostruito la faccenda in questo articolo sul "Fatto Quotidiano". Anche Giulio Tremonti ne ha parlato in una puntata del programma di Santoro.

Non solo, ma vi sono state di recente anche le rivelazioni di Lorenzo Bini Smaghi, dimessosi dal consiglio della BCE - indovinate quando? - il 10 novembre 2011, dopo una prolungata guerra combattuta a seggiolate tra BCE, Francia e governo Berlusconi
Nel libro "Morire di austerità", Bini Smaghi allude al fatto che la caduta di Berlusconi possa essere stata provocata da una presunta sua volontà di portare l'Italia fuori dall'eurozona. Ipotesi confermata anche dal presidente dell’istituto statistico tedesco Ifo, Hans-Werner Sinn, che ha affermato che l’ex premier italiano aveva minacciato, in colloqui privati con altri capi di governo, di far uscire l’Italia dall’euro pochi giorni prima di essere costretto a dimettersi.

Sempre Zapatero nel suo libro ha raccontato delle pressioni subite da Italia e Spagna il 3 novembre, durante il G20 a Cannes, in Costa Azzurra. 
Merkel e Obama cercano di convincere italiani e spagnoli ad accettare l'aiuto del FMI (50 mld alla Spagna e 85 mld all'Italia). I due premier resistono e rifiutano, consapevoli che il prestito avrebbe rappresentato la cessione definitiva della sovranità e l'obbligo di adottare misure di rigore inaccettabili. Tremonti, secondo i ricordi di Zapatero, avrebbe affermato in quell'occasione: "Conosco modi migliori di suicidio".

Ancora, di Monti premier si parlava nei corridoi del G20 ma ora si comincia ad ammettere che il governo tecnico fosse già in preparazione da almeno sei mesi.
In effetti pareva assai strano che una persona, appena nominata senatore a vita, in tre giorni ti scodellasse un governo bell'e pronto, zeppo di pezzi da novanta delle banche ognuno con una carriera da dover accantonare momentaneamente per andare al governo e reclutati senza avere nemmeno il tempo di preparare una valigia con un cambio e lo spazzolino. 
Sempre Feltri racconta:
"In una riunione lunedì 18 luglio, nella sede della banca Intesa Sanpaolo, ci sono Giovanni Bazoli, presidente del consiglio di sorveglianza, l’editore di Repubblica Carlo De Benedetti, Romano Prodi, il banchiere vaticano Angelo Caloia e il futuro ministro Corrado Passera, allora capo azienda di Intesa. Monti, come suo stile, si mette a disposizione ma soltanto nel caso ci sia un consenso generale dietro il suo nome, non vuole imporsi ma essere imposto."
Che delicatessen! E sono sempre gli stessi, se fate caso, che girano attorno al tavolo, cambiando di posto solo per avere una tazza pulita, come al té del Cappellaio Matto.
E, ovviamente, è solo una coincidenza che Trichet sia il successore di Mario Monti come Chairman europeo della Commissione Trilateral, della quale faceva parte anche Enrico Letta e fa ancora parte Lucas Papademos, il Monti greco.

Con tutta evidenza, nel 2011 vi è stato qualcosa di assai simile ad una manovra a tenaglia delle più alte istituzioni finanziarie condotta per mano della BCE per interferire nelle sovranità nazionali dei paesi maggiormente colpiti dalla crisi, con l'aiuto di istituzioni e potentati locali - i famosi suggeritori romani della lettera - il tifo dei giornali mainstream (ricordate il patetico "FATE PRESTO!" dalla gazzetta salmonata?) e qualcosa che assomiglia pericolosamente ad un alto tradimento da parte delle più alte autorità dello Stato, del "comunista preferito" di Kissinger in primis.
E se volete il movente di questa specie di "Golpe senza Frontiere" ricordatevi cosa diceva Jesus circa la necessità di salvare a tutti i costi la moneta unica ed evitare l'unione politica europea che l'avrebbe solo danneggiata. Perché l'euro serve ad incatenarli tutti e a favorire, grazie ad un opportuno evento catalizzatore come una crisi finanziaria globale, le "RIFORME". Ovvero la Restaurazione reazionaria. Non è mica un segreto. Ve lo scrivono e se glielo chiedete ve lo dicono anche  in faccia.

Post Scriptum

Esistono i complotti.
Esistono le teorie del complotto, quasi sempre volutamente ridicole, per le quali tutto nasce da un complotto.
Esistono poi coloro che per principio mettono in ridicolo le teorie del complotto e sostengono, generalizzando, che i complotti non esistono.
Mentre complottisti e debunkers si prendono reciprocamente per i capelli, i complotti hanno luogo indisturbati. (autocit.)

mercoledì 27 novembre 2013

Il fu Mattia Pascale


Non gioite, perché è una decadenza formale, non ha mica perso i quattrini o le televisioni, che così amorevolmente gli furono protette da coloro che avrebbero dovuto togliergliele, come ha ricordato Paola Taverna, provocando un'epidemia di irritazione prudiculo nei piddini. 
Berlusconi è stato il palo ben remunerato che ha permesso a quegli altri delle intese (che sono sempre state larghissime) di svaligiare il caveau. Hanno finto di rubarsi le elezioni a vicenda, di volersi combattere, di volersi smacchiare le giubbe, ma erano attori nella medesima commedia o sarebbe meglio dire farsa.
Quando è arrivato il Pilota Automatico lui, che era come la serva, compresa la cresta personale che ha tentato di fare in politica estera, non è più servito e, raus! l'hanno cacciato. C'è voluto un po' di tricchete tracchete ma alla fine ci sono riusciti. Stop. E' tutta qui la storia.
Non rallegratevi, perché quelli che hanno voluto l'espulsione di Berlusconi dal Parlamento sono peggio di lui e ve ne accorgerete. Non era facile riuscire a diventare più odiosi del bauscia milanese ma la dirigenza piddina, mettendoci pure vent'anni, ci è riuscita. Chapeau.

A chi si baciano le mani? Alle signore e ai padrini. Il gesto di Francesca Pascale simboleggia perfettamente il senso di questa giornata che ha sancito l'espulsione dolorosa e prolungata del feto Silvio dal grembo del Parlamento. Ora, dopo qualche pianto e ruttino, il pupo è pronto per affrontare una nuova vita, non temete. E se per caso vorrà riciclarsi nel paladino e difensore degli oppressi sarà più forte di prima. Basterà che assaggiamo fino in fondo le ricette del morituro per Maastricht o del mostrino di Firenze. 
Quando leggi cosa hanno fatto i piemontesi ai nostri fratelli del Sud, durante il Risorgimento, capisci perché è nata la Mafia e il mafioso ti diventa pure simpatico.
Pensa che affare ha fatto la sinistra!

martedì 26 novembre 2013

Qui si fa l'Italia o si muore per Maastricht


C'è un male che ha flagellato quasi tutto il mondo come una pandemia, una di quelle follie storiche che ogni secolo toccano all'umanità e che ora è tornato alle origini, ai luoghi dove la civiltà è nata e la libertà di pensiero ha permesso ad esso di esprimersi e prosperare, per riscrivere, di questa civiltà, l'intero codice.
E' il ritorno di uno spirito reazionario elitario che si maschera da democrazia dopo averne usurpato il mandato e che pensa di poter praticare l'onnipotenza a suo vantaggio in nome, paradossalmente, della libertà.
Un totalitarismo economico che stravolge il senso originario e rivoluzionario del capitalismo e lo trasforma in strumento di distruzione invece che di costruzione -  analogia economica della prevalenza di Thanatos su Eros - costringendo i paesi che lo subiscono a compiere una spaventosa regressione a modelli economici e sociali preindustriali.
L'Europa, il vecchio continente nel senso di antico, fatto di sedimenti stratificati di storia e cultura è la migliore conquista, il feticcio supremo, il tesoro più prezioso di questa controrivoluzione. Distrutta l'Europa con i suoi odiosi diritti civili e sociali (dal punto di vista dell'élite) non vi saranno più limiti alla bulimia di profitti del moloch sociopatico, almeno finché non vi saranno più uomini da sfruttare e risorse da saccheggiare.

La crisi economica è un'opportunità, dicono i sacerdoti della religione del liberismo estremo, perché concede loro di introdurre provvidenziali norme restrittive della democrazia e lesive della proprietà privata - quale ironia della sorte che proprio il capitalismo stia praticando l'esproprio generalizzato della piccola e media borghesia che ha rappresentato per decenni lo spauracchio rappresentato della presa di potere del comunismo!
La crisi ed i suoi strumenti di persuasione come l'austerità permettono all'élite di conquistare paese dopo paese, senza sparare un colpo e senza muovere armate ma lasciando lo stesso milioni di vittime sul campo. Da lotta di classe a guerra di classe. Guerra mondiale.
Tuttavia, questa apparente marcia trionfale nasconde la nemesi dell'autodistruzione insita nell'applicazione di un capitalismo senza controllo, del capitalismo totalitario che, come un virus che si moltiplica, alla fine distrugge l'organismo ospite, come dimostrano le ormai ricorrenti crisi finanziarie. E ciò accade quando il suo antagonista storico, il comunismo, non è più in grado di contrastarlo.  Il paradosso è che il capitalismo ha vinto ma, per festeggiare, si sta tagliando la gola con il rasoio che le sta porgendo la finanza. 

Tra i terreni di conquista più ambiti di questo imperialismo elitario c'è un paese, il nostro, che si è crogiolato per decenni in una certezza: quella di essersi guadagnato la democrazia per sempre dopo una sanguinosa guerra di liberazione e invece ora si sta accorgendo, assieme ai paesi suoi vicini,  di essere invaso da un male che gliela sta distruggendo giorno dopo giorno.  Anche in questo caso è proprio la crisi acuta, l'ennesima reinfezione, che, opportunamente, fa emergere la debolezza sistemica dell'organismo e la sua condizione di malattia. Da questa consapevolezza sempre più diffusa, come vedremo, forse sta nascendo la reazione immunitaria che potrebbe portare alla guarigione.

La campagna d'Italia era iniziata vent'anni fa, con la fine della Prima Repubblica e la prima ondata di privatizzazioni. Tangentopoli sancisce l'inizio della sostituzione (fino a che punto violenta ed eversiva lo abbiamo capito solo in seguito) di una parte della classe politica di professione e tradizionalmente di governo con gli emissari diretti dell'élite, simboleggiati, pour épater le bourgeois, dall'imprenditore di successo che "scende in campo" e che questo campo avrà libero per i suoi affari.
La parte di politica residua e fino a quel momento relegata a ruoli di opposizione, viene graziata dall'ordalia e traghettata, con compiti specifici da svolgere, come vederemo, nella Seconda Repubblica preparatoria.
Viene così creato un sistema a gestione alternata, nel senso del brand, dell'alternanza dei loghi, ma a democrazia bloccata, non ha caso simboleggiata dalla ripartizione dell'elettorato, assai sospetta statisticamente, del fifty-fifty e dal fenomeno dei "nominati" al posto degli eletti.
Una democrazia apparente che dovrà mantenere e perpetuare la logica di rigida spartizione del potere sul quale era fondata la Prima Repubblica, gestendo, al contempo, la progressiva penetrazione degli interessi esterni, soprattutto continentali e in generale privati, che un giorno, dopo opportune rivoluzioni di palazzo (cit. E. Luttwak) e senza più il paravento dell'obbligo dell'alternanza democratica, perché prevarrà il concetto di stabilità, pretenderanno la dissoluzione dello Stato e del concetto stesso di nazione, per ridurre la gestione dei rapporti sociali al dualismo debitore/creditore.

Tutto ciò sarà possibile solo grazie al tradimento della classe politica di sinistra, che starà al gioco e farà diligentemente la sua parte, illudendosi magari di conservare così un potere nominale di controllo sulla gestione democratica della destra, evitando "il peggio".
Non si spiegano, se non con il tradimento, le continue concessioni al monopolista, le promesse di non toccargli le televisioni, l'opposizione di facciata o addirittura l'approvazione delle decine di leggi ad personam, la sempre promessa e mai mantenuta soluzione del conflitto di interessi - con la scusa del "non avevamo i numeri" e l'accettazione passiva di qualunque manifestazione autoritaria borderline di governo, dalle "notti cilene" ai progressivi attacchi ai diritti dei lavoratori. Nei vent'anni di attesa del famigerato momento opportuno per scatenare l'attacco finale, la sinistra ha giocato a combattere Berlusconi, ne ha fatto lo spauracchio da mostrare al suo elettorato e tenervelo impegnato, mentre i suoi esponenti ponevano le basi per l'instaurazione della forma peggiore di capitalismo predatorio mai visto in Italia dai tempi della conquista del Sud da parte dei piemontesi e rappresentato dal sogno o incubo europeo e dai suoi trattati capestro, il cui cavallo di Troia è ormai identificabile nella moneta unica, nell'euro.

In occasione di entrambi i cambi di regime: Tangentopoli nei primi anni 90 e il golpe del 2011 che ha esautorato Berlusconi e delegittimato, de facto, la sovranità popolare che ne aveva comunque sancito il primato elettorale, la magistratura ha avuto un ruolo fondamentale ma non nel senso personalistico persecutorio inteso dagli inquisiti ma in quello dell'abile manipolazione esterna del suo ruolo istituzionale. L'autodenuncia di un corruttore o la scoperta casuale del coinvolgimento di una minorenne in atti sessuali, ovverosia la notizia di reato, comporta l'obbligatorietà dell'azione penale. Ad un certo livello di potere, è verosimilmente possibile che venga utilizzato quest'intervento dovuto della magistratura a scopo politico per eliminare avversari scomodi  o la cui opera funzionale al sistema venga considerata esaurita e, in ultima analisi, venga presa a pretesto per effettuare modifiche strutturali al regime.

Quello della sinistra non è però stato l'unico tradimento compiuto dalla politica di rappresentanza. Penso all'abile ruolo della Lega Nord nel promuovere il divide et impera tra Nord e Sud rappresentato dall'idea di Miglio di vietnamizzare l'Italia, progetto caro anche alle massonerie reazionarie: Nord separatista o comunque gestito dal localismo autarchico della Lega e Sud lasciato in balia delle mafie.
Con il senno di poi anche questa follia, pur se  realizzata solo in parte, ha portato vantaggio solo ai conquistadores del Nord Europa ed ha drammaticamente e ulteriormente colpito al cuore la nostra patria. Il Sud delle terre dei fuochi è diventato la pattumiera d'Europa; il Nord è stato infiltrato dalle mafie - non più fenomeno locale ma globalizzato anch'esso - e, con la crisi e le politiche pro-cicliche dei neoliberisti unchained sta osservando morire, da impotente, il meglio delle sue industrie.
Il risultato generale, dal punto di vista economico, è quello di un paese diviso, indebolito, messo in condizione di non nuocere nella competizione del mercato.
Dal punto di vista politico invece, esaurita la carica propulsiva del guelfoghibellinismo di facciata, dell'antiberlusconismo vs. anticomunismo degli ultimi vent'anni, prevale la disaffezione dell'elettorato o la sua predilezione per movimenti nuovi, tampone, protestatari, ottimi per scaricare il malcontento ma alquanto ambigui nella capacità di accettare di concorrere ad un vero cambiamento.

Tuttavia, dopo due anni esatti di atti governativi palesemente contrari all'interesse nazionale e di carattere vessatorio nei confronti di cittadini regrediti al ruolo di sudditi di un re fantoccio,  qualcosa comincia a muoversi veramente, nonostante il PD passi ormai la totalità del suo tempo all'insegna dell'autoreferenzialità autistica, allontanandosi sempre più dalla realtà per correre incontro all'appuntamento della resa dei conti con la Storia - e sarà quello che cederà di schianto - mentre Berlusconi continua ad occupare le istituzioni con i suoi sfaceli personali.
C'è crescente consapevolezza del problema rappresentato dal vincolo europeo e della conseguente necessità di compiere scelte drastiche e unilaterali di discontinuità per uscire dalla trappola nella quale siamo stati cacciati a forza e con l'inganno (ricordate? Avremmo lavorato di meno e guadagnato di più!)
E' un fermento che riguarda soprattutto la società civile ma che sta già contagiando la politica. Sono soprattutto settori della destra e della Lega che cominciano ad aprire gli occhi e a cercare informazione sull'argomento. La sinistra non c'è ancora e non sappiamo se mai ci sarà. Non per colpa nostra o dei suoi avversari. Forse è destino che debba perire così, sepolta dalla vergogna.
In ogni caso non possiamo attendere i suoi comodi.
Per salvare il paese bisogna cominciare dall'unire le forze disponibili cancellando le divisioni politiche senza preoccuparsi del colore del gatto che prenderà il topo. Occorrerà costruire un vero sentimento nazionale, imparando a non dividerci più tra Nord e Sud ma unificandoci questa volta veramente creando un popolo orgoglioso del proprio valore, capace di rialzarsi e ricostruire anche da queste macerie, come abbiamo sempre fatto.
Se ce la faremo non ce ne pentiremo. Ma se non faremo nulla ce ne pentiremo per il resto della nostra vita.
Questa volta c'è da fare l'Italia per davvero.

venerdì 13 settembre 2013

Non si deve mai andare in Germania, Silvio


immagine di Jon Berkeley

E così Silvio, nel novembre 2011, sarebbe stato accompagnato all'uscita di Palazzo Chigi dai nerboruti buttafuori di Bruxelles perché, udite udite, in alcuni precedenti incontri segreti con la Merkel e Sarkozy, avrebbe minacciato di portare l'Italia fuori dall'euro. Lo ha scritto ieri Ambrose Evans-Pritchard sul Telegraph (qui la traduzione italiana a cura della nostra preziosa Carmen).
L'articolo si riferisce alla ricostruzione della caduta del governo Berlusconi contenuta nel libro "Morire di austerità. Democrazie europee con le spalle al muro" di Lorenzo Bini Smaghi, ex membro del consiglio della BCE, dimissionato un po' a calci e spintoni dal governo Berlusconi, sempre nel 2011 e su richiesta europea, se vi ricordate, per far si che, dopo la nomina di Mario Draghi, non vi fossero troppi italiani vicino alla cassaforte degli sghei. Rivelazione quindi, quella di Bini, di una trama franco-tedesca per portare al governo in Italia, come in Grecia, famigli decisamente più affidabili e devoti all'Unico Euro rispetto alla variabile impazzita di Arcore. Non vi è dubbio che, col senno di poi, Mario Monti e bello de zio possano essere raccomandabili ad occhi chiusi da Nanny & Butler.
E questo filmato sembra proprio la pistola fumante di ciò che si afferma sia avvenuto nelle segrete stanze dell'Europa.

Ora, se parliamo di sensazioni a caldo, l'ambiguità e il sentore di secondo fine della rivelazione da parte di un giornale britannico, che l'ha rilanciata a mo' di sasso nello stagno, della ricostruzione di Bini Smaghi della cacciata di Berlusconi proprio nel momento in cui sta svolgendosi l'ultima tranche di trattative e compravendite tra i fantini dietro al canape del Palio di Silvio, sono evidenti. 

C'è una dichiarazione in un libro che è uscito nell'aprile di quest'anno. La stampa - non a caso inglese, perché gli inglesi c'entrano sempre nei nostri affari e quasi mai in senso positivo per noi - decide di darle rilievo, facendola diventare notizia in un momento preciso e topico per il destino di due dei protagonisti della storia. Eh si, perché se Silvio è sulla graticola giudiziaria, la Merkel è in piena campagna elettorale. E se Sarkozy ormai fa la tata in casa Bruni, la Francia ha anch'essa i suoi problemi legati alla crisi. Soprattutto con l'avanzata di quel fronte euroscettico e nazionalista che tanto spaventa le Serracchiani nostrane e incarnato da Marianna Le Pen.

Interpretando il racconto di Bini Smaghi dal punto di vista del PUDE: un insider BCE, oltretutto corredato da consorte ultra-PUDE (la Veronica De Romanis autrice del peana pro cancelliera "Il caso Germania. Così la Merkel salva l'Europa", spesso ospite degli stalk-show di regime), rivelando che Silvio voleva portarci fuori dall'euro, ci dice che era il povero euruccio ad essere minacciato dal cattivone brianzolo e che quindi il pronto intervento dell'asse Parigi-Berlino ha salvato il grande progetto. I buoni vincono.
Che Bini Smaghi nel suo libro volesse denunciare il golpe antidemocratico - quale sempre di più ci viene a significare la cacciata di Silvio - non credo. Non avrebbe senso mantenere una tale denuncia a livello esoterico tra le pagine di un libro di nicchia. Oppure il messaggio era: mi avete cacciato ma io vi ero fedele, mentre l'altro tramava contro il tessoro?

Da un altro punto di vista invece, la creazione di questa notizia ad hoc da parte della stampa inglese potrebbe avere alcuni specifici significati. Ad esempio:

1) Evidenziare, a chi li sa riconoscere e li conosce già, i pericoli in senso antidemocratico del progetto eurista funzionale a quello del Grande Reich Esportatore: in Grecia e in Italia, per aver osato mettere in discussione l'euro (in qualunque modalità questo sia avvenuto), nel 2011 due leader democraticamente eletti sono stati esautorati dagli eurocrati di Bruxelles e sostituiti con persone loro. Sono fatti inequivocabili. E' cassazione, e ricordarlo in periodo pre-elettorale e pre crisi di governo può dare la giusta scossa all'elettorato.
Il problema è se questa denuncia del giornale inglese raggiungerà il livello essoterico nei paesi maggiormente interessati, nel nostro caso l'Italia. Insomma vedremo se ne parlerà la televisione e ne scriveranno i giornali in mano al PUDE. Finora ne stiamo parlando solo noi blogger. Vediamo soprattutto se ne parleranno e come i media di Berlusconi che avrebbero la possibilità di ribadire l'ingiustizia della cacciata per mano straniera del più votato dagli italiani.

2) Indicare, tra i politici italiani, l'unico che potrebbe portarci effettivamente fuori dall'euro, se solo ne avesse il coraggio, possedendo l'artiglieria mediatica con la quale caricare il suo elettorato e non avendo più niente da perdere personalmente (tranne le proprie aziende ma, chissà, forse qualcuno potrebbe fargli capire di non volersi accanire contro la sua robba). In questo senso il fatto che sia vera o no la storia di Silvio che prende su, va a Berlino a prendere per gli stracci la Merkel minacciando di portare l'Italia fuori dal vincolo monetario europeo mentre nel frattempo la povera Adelina si sceglie un nuovo amante, è marginale. 
A Silvio stanno forse dicendo: se l'hai già fatto nel 2011 (l'importante è farlo credere), a maggior ragione lo puoi fare ora che tutto per te sembra perduto. E ad Angela, già che ci sono, potrebbero ricordare che, se Silvio ha minacciato di uscire (o lo farà in futuro se coglierà l'attimo fuggente), vuole dire che qualcosa di simile ad un Piano B, ad una via di uscita esiste veramente, come Giulio Tremonti sa benissimo, io credo.Quindi, la partita non è chiusa e i giochi non sono conclusi.


Addendum a freddo.

3) Niente di tutto questo. La suocera è inglese e l'articolo serve a confermare agli inglesi, quanto sia pericoloso appartenere a qualunque club europeo, come aveva ben capito quella diavola della Thatcher. Agli italiani gli inglesi stanno dicendo: siete ridotti ad attaccarvi ad uno come Silvio per salvarvi dall'euro ma lui non lo farà mai perché è troppo invischiato nei vostri sfaceli.

Sicuramente le cose in realtà sono ancora più complicate di queste suggestioni interpretative ma di fatto la partita dell'euro non è affatto conclusa. Anzi, forse comincia solo adesso e Radio Londra ha ricominciato a trasmettere:  tum-tum-tum-tum! Resta da capire per aiutare chi e danneggiare chi altri.

lunedì 1 aprile 2013

La loggia PUD€ 2


Pare che il presidente della repubblica sia giunto all'idea della compagnia di saggi dopo una conversazione telefonica con il vero padrone del vapore, il capo degli strozzini di Bruxelles, Mario Draghi.
No, non chiedete cosa si sono detti di preciso perché, lo sapete, le telefonate di Napolitano sono coperte da tabu e costituiscono dogma di fede. Addirittura stasera il Quirinale ha fatto sapere che non è stato Draghi a chiamare Napolitano ma viceversa. Ancora peggio.
La cosa non vi fa capire, non vi squarcia l'ultimo velo di pietosa bugia sulla realtà che stiamo vivendo?

Chi oggi si meraviglia della decisione del presidente di nominare la commissione dei saggi per caso, per fare non si sa bene cosa al posto di un governo legittimo, parla di golpe e fosse tentato di dare la colpa di tutto, assieme alla situazione di impasse della politica italiana, a Grillo e Casaleggio, dimostra solo ignoranza colpevole. Colpevole di non aver ancora capito o di non aver voluto capire, quale sia il nocciolo del problema: che questa è una terza guerra mondiale combattuta senza armi ma che prevede territori da conquistare - il solito vecchio Lebensraum del Reich millenario che a volte ritorna -  e popolazioni da sterminare con il metodo Morgenthau, e che il vostro paese è stato preso in carico da collaborazionisti. L'ignoranza è colpevole perché, da quel famoso novembre 2011 prologo della situazione attuale, è trascorso tutto il tempo sufficiente ad informarsi fino alla nausea sulla crisi dell'euro e ad aprire gli occhi su che razza di traditori abbiamo avuto come governanti per oltre dieci anni, soprattutto coloro che avevamo votato con fiducia perché erano de sinistra. No, ormai non avete proprio più scuse per dire: "Ma io credevo che".

Quanti articoli della Costituzione ha già calpestato colui che dovrebbe esserne garante di fronte ai suoi concittadini? E non parliamo di oggi, ma partiamo appunto dal 2011, quando un governo legittimo anche se deprecabile,  guidato da una specie di Joker dei fumetti dichiarato tuttavia eleggibile dai suoi ventennali compagni di merende dell'opposizione che ora, dopo l'ultima mutazione, si chiamano PD, fu rovesciato sempre su suggerimento degli strozzini, i quali, a loro volta, lavorano notoriamente per il re di Prussia e la cancelliera callipigia. Un atto di forza al quale, con la complicità del PD, non seguirono immediatamente nuove elezioni come da prassi democratica. 
Se non partiamo da qui, dal golpe del novembre 2011 che ci vide esultare per la cacciata del nano cattivo salvo poi pentirci di aver creduto alla bontà dei suoi successori, i tecnici, in realtà riscuotitori di un'agenzia di recupero crediti straniera, come scoprimmo dopo, non capiamo nulla di ciò che sta succedendo ora.
Eppure la storia si ripete sempre, e se non fosse che è la prima materia che gli alunni dimenticano, prima ancora delle equazioni, potremmo sempre trarne insegnamenti tali da evitare errori clamorosi. Furono la dimenticanza storica e l'ignoranza dei fatti economici a farci esultare allora. La consapevolezza e la conoscenza di pochi elementari fatti a farci aprire gli occhi in seguito.

Voglio darvi un ulteriore aiutino alla comprensione della porcata in atto. Pensate veramente che, fallito il tentativo di Bersani, visto che tre forze politiche hanno ottenuto un 25% circa ciascuna di consensi elettorali, non vi potesse essere qualcun'altro esponente politico da incaricare della formazione di un governo, per almeno un incarico esplorativo? Magari, si, lo dico, qualcuno del centrodestra? Oppure del M5S?

A proposito di Grecia e di storia che si ripete. Ricordate le elezioni del maggio 2012 che terminarono con l'impasse e un'affermazione, decisamente disdicevole per la Troika, dell'estrema sinistra di Syriza? Ricordate che, un mese dopo, i greci tornarono alle urne per eleggere un tranquillizzante governo tutto euro e più Europa che poi li ha condotti docilmente al disastro attuale?
Perfino in Grecia a seguito dello stallo post-elettorale di maggio vi furono tentativi dei vari leader dei partiti che avevano ottenuto più voti, compreso quello del capo di Syriza, prima della rinuncia e delle nuove elezioni di giugno. Dobbiamo dedurne che siamo messi ancora peggio della Grecia in quanto a democrazia?
Ma ecco, se pensate che Napolitano avrebbe potuto conferire l'incarico al M5S in questa tornata, non avete presente il vero problema, come scrive Debora Billi. E cioè che qui si lavora non per l'Italia ma per l'euro e per chi dall'euro ci guadagna, e quindi l'unico che può governare è il PUD€, il Partito Unico dell'Euro, per salvarlo ad ogni costo, ricordate le parole di Mario Draghi?

"Noi non siamo la Grecia!", ribattono sdegnati i piddini. Sbagliato, lo siete e i vostri dirigenti vi stanno prendendo in giro come hanno sempre fatto fin da quando il faccione da Balanzone di Prodi vi prometteva l'eldorado della moneta forte, da strafighi, mentre sapeva già che un giorno non lontano, in seguito ad uno shock esterno, vi sareste dovuti vendere il culo per onorare i debiti contratti per avere l'onore di fare gli zerbini della Germania. A proposito, anche l'altra volta, per aver voluto andare dietro ai tedeschi smaniosi di dominio, ci avevamo rimesso le penne ma la storia non ve la volete proprio ricordare.
Rassegnamoci, siamo come i greci, gente che si è permessa di votare alla cavolo di cane e ora deve essere rimessa in riga. Con i saggi o con le cattive. Telefonando per istruzioni a Draghi e mettendo assieme un papocchio per prendere tempo e passare la patata bollente al prossimo presidente che non potrà che essere in continuità con questo.

I saggi, ecco, la sporca decina di inciuciors messa presumibilmente assieme da Napolitano da almeno, vogliamo essere magnanimi, il giorno dopo il risultato elettorale messicano, in attesa del semaforo verde di Bruxelles? 
Non mi soffermerò sui nomi, sulle provenienze, sulla costante bocconiana che può far parlare a ragione di una Loggia Bocconi come sottotitolo; sul Quagliariello che votò entusiasta la balla cosmica della nipote di Mubarak e parlò di "omicidio" di Eluana. Non parlerò dell'immancabile ciellino, dei boiardi di stato, dell'assicurazione vivente per la salvezza di B. e delle sue televisioni, dell'assenza di donne - ma questo, credetemi, è il male minore, anche se per le trombe della propaganda è l'unico scandalo - e del fatto più clamoroso: che nemmeno un esponente del Movimento 5 Stelle e della società civile, ne faccia parte. 
Segno inequivocabile che si tratta dell'estremo tentativo della vecchia politica di alzamanos di sopravvivere a tutti i costi e di questi Pétain de noantri di difendere la robba promessa al nemico, tanto ci sono i giornali e cinegiornali piddini che confonderanno ben bene le idee agli italiani, per la maggior parte ignoranti colpevoli.
Dice: "ce l'hai con i piddini". Perché, chi sono gli unici che gioiscono e plaudono all'iniziativa inaudita di Napolitano; che considerano normale "il governo del presidente" in quella che non è una repubblica presidenziale? Il PD, che ormai è convinto di poter imporre al paese il principio del "o Bersani o niente", e la pattuglia di residuati tecnici di Monti. Ovvero il Partito Unico dell'Euro. 

Bersani, secondo quanto vi raccontano, non ha fallito perché ha confuso il risultato delle primarie con quello delle elezioni, l'amore cieco dei suoi piddini adoranti e docili con la volubilità da Don Giovanni dell'elettore medio; questo Salieri della politica non ha fallito per la sua personale infinita mediocrità che alla fine ha presentato un conto salato di fronte ad una realtà storica che necessitava di un grande statista, di un Mozart.
Lo sapete, ve lo stanno ripetendo tutti i giorni e in tutti i modi: ha fallito per colpa di Grillo e di quegli infami che si sono permessi di votarlo. A proposito di fascismo e di democrazia.
Perché credete che sia partita una campagna diffamatoria senza precedenti contro l'unica forza politica che ha cercato di spezzare il legame di continuità con la vecchia politica corrotta e venduta e coloro che l'hanno votata? Perché credete che si agitino tanto i giornali, i telegiornali, i tenutari di talk show, gli economisti di regime, tutti al soldo del peggiore nemico che abbia mai avuto l'Italia e cioè la pseudosinistra venduta al peggior tipo di capitalismo? Perché stanno concentrando tutta la potenza di fuoco sul M5S e stanno addestrando orde di uruk-hai piddini schiumanti rabbia da mandare in ogni occasione e su tutti i mezzi di informazione contro chi ha votato Grillo e non ha permesso, secondo loro, a Bersani di formare l'unico governo possibile (ma quando mai?)

Un ultima osservazione sul fatto che il M5S starebbe deludendo le aspettative perché non scende in piazza per mobilitare il dissenso contro le ultime iniziative della politica e del potere. Perché non fa la rivoluzione subito, insomma. Io credo che il M5S non sia un movimento da piazza e che il suo modo di fare politica non possa essere fatto entrare a forza nei vecchi schemi ma compreso nella sua differente forma. 
Io personalmente non credo più nella "piazza" anche perché fin dal 2001, dal G8 di Genova, chi comanda ha mandato un segnale chiaro e forte su cosa succederebbe se delle persone scendessero in massa a manifestare in piazza contro l'ordine costituito: botte da orbi 'ndo cojo cojo. 
Per questo motivo ci vogliono forme nuove di mobilitazione popolare, una delle quali ma non l'unica possibile è quella messa in pratica dal M5S attraverso i gruppi locali e l'utilizzo della rete come principale mezzo di comunicazione.
Aggiungo che chi ha rinunciato per prima a scendere in piazza è la sinistra parlamentare, che non a caso lasciò i manifestanti del G8 in balìa della repressione salvo poi ipocritamente parlare di "notti cilene". Un fatto che dovrebbe far capire molte cose sul suo successivo percorso.
Credo infine che l'attuale strategia del M5S sia quella di mettersi da parte e costringere PD, PDL e compagnia a governare assieme, per lasciare che disgustino definitivamente gli italiani con le politiche di rigore che ostinatamente vorranno imporre visto che si fanno comandare dalla BCE. Una sorta di divide et impera molto tradizionale.
Il ruolo del M5S, a parer mio, non è quello di attore politico per l'immediato ma di catalizzatore di una reazione chimica che porterà inevitabilmente un sistema già minato alle fondamenta al collasso. Il ruolo, tanto per riproporre il tema dei ricorsi storici, che ebbero i giudici di Tangentopoli nella fine della prima repubblica. 

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