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domenica 19 aprile 2009

La croce di Lorena


Se quando ero piccola mi avessero preso sulle ginocchia per darmi la pappa e detto: "Lo vedi quel signore lì alla tivù, il Mago Silvan? Un giorno diventerà un pericoloso sovversivo e un emblema della Resistenza", penso che avrei tirato in faccia al malcapitato una cucchiaiata di stelline con il formaggino a mo' di fionda. Ai bambini non piace essere presi in giro.

Eppure, quella che una volta si chiamava la realtà romanzesca ha colpito ancora.
Il Mago Silvan, uno dei muri portanti della televisione italiana, di età sconosciuta, probabilmente mummificato già all'età di vent'anni e conservatosi quindi meglio dell'uomo di Similaun, (visto che io ho quasi mezzo secolo e lui faceva già i prestigi quando andavo ancora in triciclo), è il protagonista dell'ennesimo episodio di censura, in questo caso preventiva antifurto e antincendio, responsabilità civile verso terzi, accaduto nella trasmissione soporifera di mezzo pomeriggio "Domenica In(guardabile)".

Come si vede nel filmato, Aldo Savoldello è intento ad compiere il solito prestigio settimanale come da contratto e sguaina una bacchetta magica all'uopo.
Osservate l'espressione di Lorena Bianchetti (che d'ora in poi sarà Gianchetti in omaggio alle mie origini genovesi).
All'inizio osserva il fazzoletto con un'espressione rilassata e sorridente ma appena Silvan nomina, associandolo alla sparizione di un anello sotto il fazzoletto, il nome dello statista joker (oddìomamma), affermando che farà dono a costui della stessa bacchetta magica, si suppone per risolvere i tanti problemi di questo paese, Lorena Sbianchetta. La vediamo osservare schifata lo stesso fazzoletto come fosse un kleenex che qualcuno ha appena usato dopo essere venuto.

Silvan non solo insiste con la bacchetta e si fa decisamente inquietante quando invita i bambini a "strofinarla bene nella tasca se no non si alza" (Gianchetti è ormai in Defcon 2) ma se ne esce con una delle più geniali espressioni della comicità classica: la supercazzola. Che cos'è altrimenti quel "ecco, ecco, guarda la bacchetta che si alza da sola" e, si potrebbe aggiungere, stuzzica e prematura?

Involontario o meno, si è trattato di un momento di satira politica geniale, da far impallidire il miglior Luttazzi coprofilo ma ovviamente oggi si parla, più che dell'inedito Silvan satirico, della reazione avuta dalla conducatrice cara alle Curie, la Lorena Gianchetti, scattata come un salvavita nel momento in cui è stato nominato Berlusconi e prodottasi, finita la supercazzola magica, in una accorata arringa a difesa delle "istituzioni" che così tanto stanno facendo per i terremotati ed i bisognosi. Una vera Giovanna d'Arcore in difesa dell'Impegno Concreto, con tanto di mani giunte e sudorazione profusa.

Si ignora se Silvan sia stato in seguito tradotto in qualche prigione segreta della CIA e torturato con la visione di ore ed ore di numeri del Mago Binarelli, ma intanto la Lorena la sua croce al merito se l'è proprio meritata. Una excusatio in piena regola e proprio non petita.

Pare intanto che la bacchetta, terrorizzata di dover cadere in mano al mago Silvion, si rifiuti da allora di alzarsi, per quanto la si strofini, fuori o dentro i pantaloni. Come si conviene in questi casi, siete invitati a non ridere di lei.

domenica 14 dicembre 2008

Tanticchia sòla

sola (sòla) s.f.
RE centromerid. Sinonimi FO pacco gerg. AU bidone gerg. AD truffa CO bidonata gerg. , imbroglio, raggiro, fregatura.

Molto spesso, ripensando ad un film che alla prima visione non ci ha entusiasmato, capita di trovarci comunque qualche lato positivo, almeno un paio di momenti memorabili per i quali varrebbe quasi quasi la pena di rivederlo.
A distanza di una mesata dalla visione di "Quantum of Solace" non sono ancora riuscita a rivalutarlo da quella gigantesca sòla che mi è parso.

L'anno scorso l'avvento di Daniel Craig come nuova incarnazione di Bond era parsa una gran bella trovata. Ironico, sanguigno, strafottente ma anche umano fino al punto di prendersi una colossale scuffia per la strafiga di classe Eva Green senza vergognarsi di esternare i propri sentimenti.
Un Bond che nel finale imbracciava il pistolone e sparava la famosa frase "My name is Bond, James Bond", con la spietatezza di un Ispettore Callaghan, facendo presagire sfracelli nell'inevitabile seguito.

Ora che il seguito l'abbiamo visto, che dobbiamo dire? La trama di "Casino Royale" era avvincente, il film funzionava come ritmo, bilanciando scene d'azione e momenti di pura sceneggiatura basata su dialoghi ben scritti. Il cattivo era intrigante, quasi altrettanto fascinoso del suo rivale, l'esotismo era ben contenuto e funzionale alla storia. C'erano momenti fortemente ironici e, come ho avuto modo di far notare, persino echi tarantiniani.

"Quantum of solace" non è niente di tutto ciò. Bond è in piena elaborazione del lutto per la morte di Vesper e, va bene, siamo comprensivi. Però si poteva far durare la depressione non più di un tempo cinematografico.
Oppure tanto valeva ammettere che le svergate sui gioielli di famiglia subite in "Casino Royale" avevano fatto più danno del previsto.
In questo film Bond è più casto di un Formigoni d'annata. Appena un accenno ad una scopatina con una delle Bond girl più sciape di tutti i tempi, quella rossocrinita. Con la Bond girl principale, una brunetta che assomiglia straordinariamente alla Carfagna, niente, solo un bacetto a fine corsa.
Se il vecchio Bond di Sean Connery è un miracolo non sia morto di AIDS perchè si trombava tutto ciò che respirava ed era di sesso femminile nel raggio di venti chilometri, il Bond di Craig sembra sotto tutela da parte di una fidanzata gelosa.
Decisamente, se l'anno scorso avevamo perso in tante la testa per il fascinoso Craig, quest'anno, guardandolo amminchiarsi nel ricordo della povera Vesper e catafottersi giù dai tetti come Wile Coyote, almeno a me ha lasciato totalmente indifferente. Come quando il dentista ti fa la tronculare per canalizzarti il molare. Niente, orgasmogramma piatto.
Anche la consegna di tenere per quasi due ore il broncio, come se Bond fosse stato colpito da una paralisi del settimo, fa la sua parte. Craig non è solo un bonazzo, è un ottimo attore ma va lasciato libero di usare le espressioni facciali. Altrimenti diventa un baccalà. Affascinante ma baccalà.

La trama di "Quantum of solace" (che razza di titolo è questo?) è un dettaglio. La storia si perde senza mai prendere vita tra troppi inseguimenti di macchine, che ormai hanno stracciato i cabbasisi, lotte corpo a corpo da cartone animato dove al massimo ci si sgualcisce la giacchetta, i salti da un tetto all'altro con sbattimenti contro legno, acciaio, pietra senza che nessuno si torca un capello, mentre per molto meno, nella realtà, si celebrano funerali.
Troppe corse per minuti e minuti senza nemmeno un poco di fiatone, inutili le cartoline dal Palio di Siena e dalle cave di Carrara (forse un omaggio all'espressione marmorea di Bond, tenuta per tutto il film?) e un eccesso di esotismo a tutti i i costi.

Delle Bond girl, una e due, abbiamo detto. Trascurabili. Il cattivo Mathieu Amalric è un succedaneo di cattivo, un cattivello, un cattivuccio da quattro soldi. Peccato perchè l'attore francese è capace di ben altre corde.
M ha rotto le palle con l'essere incazzata con Bond per tutto il film. Lo licenzi e basta. C'è sempre Scaramella, da mettere al suo posto.
Caliamo un velo pietoso sugli attori italiani coinvolti nel pasticciaccio brutto. Giannini finisce nel cassonetto ed è la giusta fine per un personaggio inutile come il suo. Quando ho visto Lucrezia Lante della Rovere ho seriamente temuto che saltasse fuori anche Luca Barbareschi. Per fortuna l'abbiamo scampata.
Non si salvano nemmeno la sigla iniziale e la canzone del film. Fanno obiettivamente cagare.

Se proprio deve continuare l'Era Craig sarà meglio, per il prossimo film, che Bond ritorni quello che era: un cinico ed insopportabile maschilista come Connery. Altrimenti, per provare qualche brivido erotico, noi spettatrici saremmo costrette a continuare a preferire Montalbano.


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giovedì 25 settembre 2008

Ed ora le punizioni corporali

Del grembiule con il fioccone che Suor Bèla-Stéla Gelmini rivuole nelle "squole" si è già parlato. I soliti maligni ora parlano di presunti interessi economici della ministra nel settore tessile ma forse è solo l'ennesimo pettegolezzo che si aggiunge a quello, a livello di leggenda metropolitana, che la vorrebbe figlia di un prete e mica di un prete così, ma di Padre Eligio, il famoso padre spirituale in slip rossi del Milan di Rivera. Fantasie irreali o fantasiose realtà, chissà?

Ora Stelassa torna all'attacco con il maestro unico. Vi dirò, a me che sono cresciuta con il Maestro Alberto Manzi, al quale debbo imperitura gratitudine per avermi alfabetizzato per via catodica prima ancora che andassi a scuola, la cosa non pare tremenda, anzi mi vengono i goccioloni agli occhi. Ma si, un bel maestro o una maestra, dei Konrad Lorenz sui quali sviluppare il primo vero transfert della nostra vita ed imprintarci con gioia come tante paperette è sano e formativo.

Molto peggio pensare di restringere il tempo pieno o l'idea di ritornare a classi di trenta elementi. Ai nostri tempi, trenta scolari in una classe significava trenta scolari ancora gestibili a parte qualche singolo Franti. Oggi come oggi, con le lenze da galera che ci ritroviamo come figli, si dovrà temere seriamente per l'incolumità fisica degli insegnanti. Non vorrei che Maroni dovesse inviare l'esercito anche nelle classi per questioni di ordine pubblico.

Poco male, la Stellina ha pensato anche al 7 in condotta per sedare i bollenti spiriti. Giusto e, già che si fa, dopo il grembiule, il castigo dietro la lavagna, il cappello da somaro e l'inginocchiamento sui ceci, perchè non tornare alle care vecchie punizioni corporali a base di righello, frustino e cinghia dei pantaloni? Roba che i nostri babbi ancora sentono il bruciore alle chiappe, solo a pensarci.

L'unica cosa che la ministra con il fiocco non toccherà, dice, saranno gli insegnanti di religione e di sostegno.
Ci credo, perchè il suo modello è quello. La vecchia scuola cattolica austera fatta di pedagogia nera, quella dove le suore menavano, oh se menavano...

martedì 15 luglio 2008

Il catfight e i ministri da parte di fava

Giuro, è l'ultima volta che ne parlo perchè non se ne può più. Di fronte al Lodo Angelino cosa vuoi che sia un ipotetico lavoro di mandibole ben remunerato?
Dico l'ultima e poi su questo argomento spero calino i provvidenziali veli pietosi e magari una più robusta porta tagliafuoco. L'ultima riflessione che faccio nasce da una questione molto più generale. L'odio tra femmine.
A mo' di disclaimer, so benissimo che le donne sono capaci anche di amarsi e che non tutte sono delle carogne. Che anche gli uomini, quando vogliono, sanno essere crudeli. Fine del disclaimer.

Ho letto, tra i tanti pareri che hanno fatto esondare in questi giorni i fiumi d'inchiostro, quello che la velenosa tirata contro la Carfagna di Sabina Guzzanti in Piazza Navona sarebbe stata, oltre che un pezzo di satira, un ignobile attacco di una figlia di papà contro una povera proletaria.
Tra Pasolini e Bocca di Rosa, credo che l'interpretazione possibile del rant sia un'altra, molto meno intellettuale. In questi casi è più utile il ricorso all'etologia che alla poesia.

Che certe dichiarazioni di guerra nascano da moti geneticamente determinati lo dimostra, ad esempio, la reazione "piezz 'e core" di papà Paolo, che ha ricordato quel famoso sketch di Francesco Nuti con i Giancattivi, quello dove lui ad un certo punto diceva: "No, tu la mi' mamma tu la lasci stare, va bene!?", ripetendolo in un crescendo di esilarante comicità.
Ecco, la visione di papi ritto di fronte alla Mara che dice:" No, tu la mi' bimba tu la lasci stare..." è stata una delle più suggestive in tutto l'ambaradan di scambi velenosi tra attrici, soubrettes, avvocati, giornalisti, babbi e figli che ancora ci fa inutilmente discutere, perchè deliziosamente istintiva, geneticamente determinata.

Per rispondere all'ipotesi pasoliniana, se una donna ne colpisce un'altra non c'entra il censo ma il genere. Noi donne soffriamo di un odio congenito nei confronti le une delle altre che ci spinge a forme di violenza gratuita contro le nostre simili. E' inutile nasconderlo sotto chili di cerone, alla prima occasione viene fuori e ci deturpa il viso come la varicella e può ripresentarsi dopo anni, all'improvviso, come il fuoco di S. Antonio.
Bisognerebbe prendere la gelosia, l'invidia, il rancore e un desidero ferino di uccidere, mescolarli assieme, condirli con odio puro al 100% ed ancora non si riuscirebbe che ad ottenere una diluizione omeopatica della cattiveria di cui è capace una donna che ne prende di mira un'altra.
Il mio non è un discorso moralistico. Non mi vergogno di ammetterlo, le persone che più intensamente ho detestato e detesto sono in massima parte donne.

Gli uomini possono farci del male e noi possiamo odiarli per quello che ci hanno fatto e desiderare di farli fuori con un'unico colpo alla nuca ma l'ultraviolenza fisica e verbale, quella capace dei peggiori abomini, la tortura lenta, la riserviamo solo alle nostre simili. Funny Games, tra colleghe di lavoro ed ex-amiche, come ben sappiamo, diventa una puntata di "Heidi".

Gli uomini pensano, osservando le donne litigare, che si tratti di semplice gelosia. Che la Sabina, poniamo quest'ultimo caso di cronaca, sia gelosa della Mara perchè la seconda che ho detto è più giovane, carina (de gustibus) e sessualmente prestante.
Gli uomini non capiscono un cazzo, come al solito. Se Sabina ha parlato così di Mara, a parte la satira, è stata colpa probabilmente di un moto inconscio, non c'entra la gelosia. Altrimenti bisognerebbe pensare che Sabina vorrebbe essere al posto di Mara in certi ipotetici approcci con Berlusconi.
Gli uomini non capiscono un cazzo perchè, mentre parlano di gelosia, immaginano le due donne rotolarsi nel fango mentre si strappano i capelli e al pensiero si eccitano.
E' la sindrome del catfight, una cosa che facciamo a volte solo per compiacerli ma che in realtà non ci appartiene, perchè con la nostra odiata rivale non ci sporcheremmo i vestiti ma la lasceremmo volentieri al rottweiler a digiuno da una settimana.


martedì 8 luglio 2008

Libro e Moschino

Sono contenta che il primo e più grave problema della scuola italiana, individuato dalla ministrina dalla penna azzurra, sia il grembiule per coprire le vergogne economiche.

Premetto che non sopporto le ragazzine con i jeans modello Aretino Pietro: giropelo davanti e sorriso verticale di dietro. Così come le loro controparti maschili con i pantaloni con il cavallo stramazzato a terra e i capelli stile alta tensione. Sono ridicoli, intruppati e omologati esattamente come lo eravamo noi con i pantaloni a zampa d'elefante, la camiciona hippy e lo zatterone.

Però, che da questi estremi modaioli si torni indietro al grembiule mi pare demenziale. Non ho parole. Soprattutto con le motivazioni addotte da Donna Gelmini.
Il grembiule, udite udite, eliminerebbe le differenze sociali, eviterebbe ai pargoli orribili traumi a causa del confronto con i compagnucci con la maglietta firmata e, soprattutto, impedirebbe agli insegnanti di giudicare gli alunni secondo il censo.
Cioè, secondo la ministra, i maestri non ti valuterebbero (ohibò) in base a quanto hai studiato: la verità è che essi controllano l'etichetta dei jeans, fanno una botta di conti sul reddito complessivo familiare e ne traggono le debite conseguenze. Non ci viene detto se in positivo o negativo e se, per caso, nella valutazione, non giochino anche le famose antipatie a pelle. Magari, celando i preziosi indumenti sotto il grembiule, si vogliono al contrario proteggere i cuccioli di ricco dall'invidia comunista dell'impubere plebaglia? Chissà?

Io ricordo che mi sentii veramente uguale ai miei compagni di scuola il giorno che non dovetti più indossare il grembiule.
Nella mia classe, alle elementari, eravamo tutte femmine, delle più varie estrazioni sociali e tutte con il grembiule bianco e il fiocco blu. Sapete come si distinguevano le ricche dalle povere? Proprio dal grembiule.
Avevo una manciata di compagne ricche, si chiamavano Flavia, Marina, Daniela, Mirella, Paola e Antonella. Non erano parenti, nemmeno si frequentavano più di tanto fuori dalla scuola, non si erano messe d'accordo, eppure erano tutte contraddistinte dagli stessi grembiuli di puro cotone, sempre impeccabilimente candidi, usciti non dal grande magazzino ma dalla costosa merceria del centro.
Il grembiule haute-couture era completato da un sottile ed elegante cravattino di nastro gros-grain blu che quelle ancora più ricche tra le ricche fermavano con uno spillino d'oro.
Noi maggioranza di alunne avevamo invece grembiuli dell'Upim in poliestere con fioccone di nailon azzurro.

Nella mia classe c'era anche una ragazza del sud figlia di emigranti, poverissima, si chiamava Cira. A lei il grembiule era stato donato per misericordia dalle Dame di S. Vincenzo e si vedeva, visto che era vistosamente fuori misura, con le maniche troppo lunghe che la impicciavano. La ricordo mentre ci smaniava dentro come fosse stata una camicia di forza. Tutta la mattina tormentava il fiocco, che a mezzogiorno era ridotto in condizioni pietose.
Come dire che, se non si riesce a nascondere la ricchezza con un grembiule, con la miseria è ancora più difficile.


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martedì 10 giugno 2008

La ratacaponata

Sto cucinando una ratatouille che in itinere si è trasformata in una caponata, grazie al tocco di aceto balsamico insegnatomi dall'amico Salvo. E' bello rimescolare tante verdure diverse nel wok, sentirne gli odori che ne emanano. Cucinare rilassa e mentre rimescoli il cibo, tanti pensieri ti corrono nel cervello sui pattini, alcuni silenziosamente, sul ghiaccio, altri sbatacchiando come quei maledetti skateboard.

Oggi la UE ha deciso che, per certi tipi di contratto come quelli a chiamata, si potrà lavorare fino ad un massimo di 65 ore settimanali. Sarà indispensabile a questo punto dotare i lavoratori di catetere, così si eviteranno anche le fastidiose soste per la pisciatina. Per altre necessità: un semplice ed economico tappo.
65 ore in una settimana vuol dire vivere solo per il lavoro. Non avere più una vita. Addormentarsi mentre si conduce un autobus. Vabbè, tanto avremo un'eternità per dormire.

Ieri ho sentito la Fiamma Nirenstein a Radio Radicale annunciare, tutta eccitata, che gli USA finalmente sganceranno gli agognati aerei Stealth ad Israele. Sono gli aerei invisibili, rapidi ed infallibili, che arrivano, fanno danno ma nessuno li ha visti sul radar. "Chi ti ha bombardato Ahmed?" "Nessuno mi ha bombardato, Nessuno!"
Comunque c'è un qualcosa di leggermente osceno in una donna che gioisce per nuovi ninnoli da guerra da regalare al marito.

Sono quarant'anni dal 1968 e tutto ciò che ne consegue ma nessuno ne parla. Né tv, né giornali, nemmeno History Channel. L'altro giorno ho visto, giusto per stare in tema "The Dreamers" di Bertolucci. La trama è ficcante: uno studentello dai labbroni a canotto viene adescato da una coppia perversa di fratelli e scopre che, come gli diceva sempre sua madre, le più troie sono le vergini. Che c'entra il '68? Me lo sono chiesta anch'io. Citofonare Bernardo.

La nazionale di calcio ha avuto il suo primo Vietnam europeo ieri sera. Come da copione. I grandi eserciti imperiali perdono sempre contro la guerriglia. Solo noi come campioni del mondo potevamo perdere la partita con tre pappine implacabili.
Avete visto Marco Van Basten alla fine? Aveva lo sguardo di Ali Agca quando diceva "Io no sparato a Pappa". Per Donadoni stanno già preparando la croce. Gattuso è stato sentito dire "io a quello non lo conosco" (riferendosi al suo mister).

Com'è stato possibile che tra una montagna di monnezza televisiva la RAI ci abbia potuto dare "Il commissario Montalbano"? Mi sto riguardando gli episodi in dvd. Mi piace tutto di quella serie ma soprattuto le location, i luoghi. Quando la Sicilia ti si presenta di fronte mostrando senza pudore Scicli e Marina di Ragusa, le perdoni anche Schifani. Riuscite ad ottenere lo stesso risultato con Trezzano sul Naviglio?

Il primario della clinica privata si difende: "Era per il bene dei pazienti". Anche i pedofili sono convinti di insegnare educazione sessuale ai bambini che si fottono.

Domani, 11 giugno, arriva Bush. La scelta del numero del giorno è puramente casuale.





lunedì 19 novembre 2007

Non compriamo aspirapolveri

Visto che il partito stava invecchiando, Silvio Berlusconi deve aver pensato: dopo essermi fatto liftare il liftabile in faccia, un ritocchino anche lì ci vuole.
Via le maniglie dell’amore di Bondi, le zampe di gallina di Cicchitto e una tiratina dietro alle orecchie di Bonaiuti. Una rinfoltita anche alla chioma di Schifani, una liposuzione alla Bertolini, una ripresa al rosso trota della Brambilla e i segni del tempo spariranno per magia. Per qualche giorno vedremo un partito girare con la bandana per nascondere le cicatrici ma cosa vuoi che sia. Per esser belli bisogna pur soffrire.

Si cambia anche il nome e qui sono contenta perché "Partito del popolo italiano delle libertà" che inevitabilmente dovrà essere accorciato in qualcosa di più tascabile altrimenti come PDPIDL diventerà impronunciabile, è sicuramente meglio di quell’orrendo “Forza Italia” che se scomparirà per sempre sarà solo un bene per l’umanità. E’ vero, potrebbero ancora chiamarlo “Forza Popolo” ma speriamo che questa volta Dell’Utri non dia consigli ai creativi.

L’annuncio del nuovo, si fa per dire, partito l’ha dato lui in persona, dai gazebo della libertà dove sono state raccolte le firme per “mandare a casa Prodi”. Più che una raccolta firme sembrava Telethon, con il contatore che girava forsennatamente, o il miracolo della moltiplicazione dei pani e delle firme. Sette milioni di firme e sette milioni di euro, come minimo, raccolti dalle scarselle dei forzitaliani. Mica male per un fine settimana.
Attendiamo con ansia il coro degli scandalizzati di centrodestra che già si esibirono gridando al furto dalle italiche tasche quando l’Unione raccolse un euro da ogni votante per le primarie.

Non ci illudiamo di sentire da TeleRiotta o TeleMazza sollevare qualche dubbio sulla regolarità della raccolta e il vero numero di firme, come fanno i giornali stamattina e non crediamo che qualcuno farà notare, dagli schermi LCD o dai tubi catodici, come gli italiani siano più di 57 milioni e chi ha firmato sia dopotutto una minoranza. Lui, il grande piazzista illusionista forzista riuscirà a farci credere che 3 o 7 o 10 milioni siano la maggioranza degli italiani. La sua forza è l’abilità con la quale mente e la creatività con la quale scardina le certezze matematiche.

Il restyling della libertà però non ha convinto Gianfranco Fini e lo capisco. Non ha convinto nemmeno Casini e Bossi, per la verità, ma sono dettagli. Fini studia da leader del centrodestra da troppo tempo, e ora che si è fatto una nuova famiglia ed è in vena di novità a tutto campo non può che sentirsi stizzito da questo fastidioso riciclaggio di partito dove la scatola è nuova ma il contenuto sempre lo stesso.
Berlusconi non vuole levarsi di torno, insiste nella sindrome del “faso tuto mi”, fa e disfa come se fosse l’unico padrone del centrodestra, ha ridotto i suoi discorsi ad un disco rotto di propaganda da quattro soldi. Sa benissimo che Fini avrebbe più successo di lui come leader del centrodestra e in fondo cerca di fargli le scarpe, andando ad ammucchiarsi con Storace e compagnia bella. E’ un bel pasticcio, perché Fini potrebbe benissimo fare un partito unico con gli altri moderati di centrodestra, avendo un gran successo, ma con Forza Popolo contro come si fa? Berlusconi è un doganiere che ti sdogana, si ma poi si piazza in casa tua, mangia alla tua tavola, dorme nel tuo letto e ti scopa la moglie. Non te ne liberi più.

Convinto com’è di fare la cosa giusta e condannato a tenersi a galla aggrappandosi al salvagente del potere, Berlusconi torna alle origini e tenta di venderci un nuovo aspirapolvere ma, non contento, riuscirà a far stipulare anche qualche polizza capestro agli alleati. Qualcosa si inventerà per piazzare ancora le sue spazzole rotanti e il levapelucchi in omaggio. Avete dei dubbi?

lunedì 12 novembre 2007

Non c'è PACS nemmeno dopo la morte

Tempo fa leggevo un’interessante intervista con una giovane statista emergente la quale, interrogata sui diritti da concedere per legge alle persone conviventi, gay ed etero, così rispondeva:
"I diritti individuali sono già garantiti. L'unica cosa che i Dico avrebbero portato sarebbe stata la pensione di reversibilità per i conviventi, che d'altra parte il sistema pensionistico nazionale non sarebbe stato in grado di sostenere. I figli, il diritto alla visita in ospedale: tutto questo già c'è e quel che non c'è si può correggere caso per caso. Esistono le scritture private. Stiamo parlando di una questione che riguarda una minoranza del paese, non sono queste le priorità di un governo".
Dev’essere stata l’emozione della ribalta ma la signora, che tra l’altro si onora ella stessa di far parte della categoria dei conviventi, è riuscita ad inanellare una sequela invidiabile di corbellerie, smontabili una per una con una facilità da mobiletto dell’IKEA.

La prima affermazione è falsa: se i diritti individuali fossero già garantiti non staremmo qui a chiedere i Dico e i Pacs. Sulla pensione di reversibilità: visto che si tratta di una minoranza del paese trovo difficile credere che le casse dell’INPS andrebbero in rosso a causa di qualche pensione in più. I figli: se i figli vogliono sono in grado di cacciare di casa dall’oggi al domani la convivente del genitore appena deceduto che magari, vedovo, si era rifatto una vita con una compagna. Accade ogni giorno e si tratta di figli che bramano di entrare in possesso dell’appartamento in eredità e non sono certo mossi da chissà quali nobili propositi. Occorrebbe una legge per difendere i conviventi dai figli, non il contrario.
Le visite in ospedale. Certo, come compagna/o di un ricoverato sarà difficile che qualcuno mi impedisca di accudirlo ma se per caso vi sono dei figli che vogliono opporvisi, ancora una volta potranno farlo. Per non parlare del fatto che se il malato è in coma o comunque non in grado di comunicare, il convivente potrebbe avere gravi difficoltà ad accedere ai dati personali e alle notizie sul suo stato, come un coniuge legittimo. Bisogna pregare di non trovare un medico bacchettone.
Veniamo infine alle scritture private. Ah, qui la volevo, la statista. Scrittura privata significa soldi da versare a notai e altri azzeccagarbugli.
Farò un esempio decisamente macabro ma che secondo me serve egregiamente per far capire come sia necessario regolamentare i diritti civili tra le persone conviventi. Diritti che, secondo il mio modesto parere, sono sempre tra le priorità di qualunque governo.

Sempre più spesso ormai si ricorre alla cremazione e, grazie ad una nuova legge, è possibile ottenere in affidamento domestico le ceneri dei propri cari defunti.
Si fa una semplice domanda di affidamento in Comune con un paio di marche da bollo e ci si porta l’urna a casa. L’affidamento delle ceneri può essere richiesto da un parente stretto: genitori, figli, coniugi, fratelli, insomma consanguinei.
Che succede se, ad esempio, un convivente desidera portarsi a casa le ceneri della propria compagna o del proprio compagno? Le cose si complicano assai.

Ricordo che fino a pochi anni fa, per farsi cremare occorreva iscriversi ad un’apposita associazione che forniva i documenti necessari. Oggi è tutto semplicissimo.
Organizzando un funerale, se la famiglia opta per la cremazione è sufficiente che il coniuge o i figli o altri parenti firmino un’autocertificazione dove è scritto che “il defunto aveva espresso il desiderio di essere cremato”. Può decidere anche solo il coniuge. Se non vi è un coniuge decide il figlio. Solo se i figli sono più di uno è necessario che la decisione sia unanime. Magari non è neanche vero che il poveretto voleva farsi bruciare ma in pratica la famiglia ha il diritto di disporre come vuole del cadavere del proprio caro.

Se invece non vi sono coniugi legittimi ma solo conviventi, almeno secondo la direttiva dell'Emilia Romagna, occorre che la volontà del defunto di affidare le proprie ceneri al convivente sia stata espressa in un regolare testamento, depositato presso un notaio e pubblicato! Sempre che poi non salti su un figlio che decida che la cremazione non si fa più.
Tenendo conto dei tempi e dei costi di una tale trafila, mi sembra che si voglia creare una vera e propria discriminazione nei confronti dei conviventi, e per giunta in contrasto con la normativa molto più elastica che riguarda normalmente la cremazione.

La signora dell’intervista direbbe sicuramente che il problema non esiste perché basta andare dal notaio a fare testamento e mettere una bella firmetta su una scritturina privata per sicurezza. Non so quanto potrebbe costare il tutto ma, tenendo presente l’esosità dei notai e il costo, ad esempio, di 400 euro per la compilazione di un atto notorio per pratiche di successione, posso immaginare che si tratterebbe di una bella cifra. Un’inezia forse per chi ha i dané ma tanto per una famiglia di operai.
E’ giusto discriminare i cittadini sulla base del censo? E’ giusto che uno, solo perché è mio parente, possa avere tutti i diritti, compresi quelli di infilarmi in un forno anche se non volevo e il mio compagno non possa invece avere le mie ceneri?
Perché un convivente non può fare una domanda di affidamento in carta semplice anche quando i consanguinei sono d’accordo, perfino i figli? Io ho fatto l'esempio senza specificare se la coppia di conviventi è etero o gay ma è facile immaginare che nel caso di persone omosessuali le difficoltà sarebbero moltiplicate per mille. Una discriminazione nella discriminazione.

Ho fatto solo un esempio che rimanda magari a cose alle quali non vorremmo mai dover pensare ma che serve per riflettere e per capire che i Dico, i Pacs, o come diavolo vogliamo chiamarli, servono per la gente comune che non ha i soldi per pagarsi le sacre ruote da ungere. Sono necessari per impedire abusi ed ingiustizie e affinchè tutti i cittadini diventino veramente uguali di fronte allo Stato. Tutti, indipendentemente dall'orientamento sessuale.

Ah, se siete curiosi, la statista emergente era la Rossa di Milanello.

domenica 7 ottobre 2007

Il mistero dei circoli nella grana

Questo è un Fulminato di Mercurio speciale, monografico e messianico, come si addice al mistero dei cerchi nel grano. Anzi, visto che si parla di Silvio Berlusconi, dei Circoli nella grana.

Antefatto. Stanotte credo di aver visto due tra i peggiori film mai realizzati da mente malata umana: "Il macellaio" con Alba Parietti e "Hostel" di Eli Roth. Devo ancora stabilire, essendomi appena ripresa dal trauma, quale dei due fosse l'horror.
Nonostante l'ambientazione da bassa macelleria di entrambi non mi so decidere se fosse peggio la faccia del macellaio che si trombava la Parietti, la faccia della Parietti nel mentre il macellaio la trombava o l'occhio sforbiciato della giapponesina in quella specie di Abu Ghraib mitteleuropea spacciata per idea originale dal protegé di Tarantino (Quentin, questa me la paghi).

Stamattina, accendendo Radio Radicale dopo mesi, sento la voce gentile e melodiosa della Rossa di Milanello berciare come al mercato del pesce contro "questo governo". Poco dopo l'annuncio: ecco a voi Silvio Berlusconi. Era la diretta (registrata) della convention dei circoli della libertà.
Dopo aver visto lavorare di Black&Decker uno dei giovincelli di "Hostel", cosa vuoi che sia? Sentiamo cosa ha da dire Silvio.

Inizia raccontando di quando decise di scendere in campo. "I partiti erano scomparsi con Tangentopoli e il partito comunista rischiava di prendere l'84% dei seggi alle elezioni". "Ero preoccupato, non riuscivo a dormire la notte". Ti credo, aveva perso il suo faro nella nebbia, Bettino Craxi.
Sono le solite cazzate che spara sempre, il pericolo comunista nel 1992? Non gli badare, pensa al carrello dei bolliti che hai visto ieri sera.
"Ero indeciso sul da farsi e ci fu una riunione con i miei figli, mia madre, Confalonieri..."
Non avevamo dubbi che la decisione di scendere in campo fosse stata presa d'accordo con La Famiglia.
"Chi mi fece prendere la decisione definitiva fu però mia madre". Il pensiero ritorna alle manette e alle dita mozzate. Non c'è partita, quello che sto ascoltando è molto peggio di qualunque tortura.

Silvio prosegue raccontando a modo suo, cioè mentendo, come andò la notte dei Brogli. "A mezzanotte Pisanu venne da me dicendomi che avevamo vinto, poi i comunisti imbrogliarono con le schede bianche in Campania e Calabria e si appropriarono ingiustamente della vittoria elettorale."
E' un crescendo. Certo che Pinocchio a quest'uomo gli fa una sega.
Mentre sto pericolosamente rivalutando non solo le torture di "Hostel" ma perfino la Parietti che finge di fingere di trombare, Silvio mi dà la mazzata finale: "Non dobbiamo permettere che i nostri figli studino in scuole con insegnanti di sinistra che gli manipolerebbero le menti come hanno fatto con i loro figli. Occorrono scuole private dove si insegni la libertà".

Silvio è un mistero, come i cerchi nel grano, anzi nella grana. E' inesplicabile che la gente gli creda ciecamente, pur sapendo della probabile frode che c'è sotto. E' capace di ripetere le stesse stronzate da anni e c'è chi ancora gli dà credito. Hanno spiegato loro che il suo cerchio fu fatto nottetempo con corde e assi da amici compiacenti ma gli italiani continuano a pensare che sia un fenomeno soprannaturale.

E' stata una lezione istruttiva. L'orrore non ha fine è vero ma purtroppo non è quello che ci mostrano i film di terz'ordine.

martedì 2 ottobre 2007

Fassino celo, Marx manca

Non sono riuscita a trovare eco di questa notizia nella stampa online e quindi mi tocca citare a memoria i fatti, dopo aver guardato e riguardato il calendario ed essermi accertata che non è il 1 Aprile.
Tenetevi forti e se potete mettetevi ancor più comodi sulla sedia. Se siete di sinistra e deboli di cuore non so se consigliarvi di proseguire nella lettura o no.
Allora vado.

Il "Manifesto" ha incaricato la gloriosa ditta Panini di Modena di realizzare un album di figurine che raffigurino i grandi personaggi della sinistra, da Marx a Gramsci, da Berlinguer a Fassino. Siccome noi siamo obiettivi e riconosciamo i nostri errori saranno presenti anche i carognoni come Stalin, Ceausescu e Pol Pot.
Giuro, l'ho letto un'ora fa sulla "Repubblica" di carta nel bar. Il redattore dell'articolo, rimanendo serio, ci dice anche che non ci saranno figurine "pizzaballa", ovvero rare o introvabili. Tutti potranno completare facilmente l'album con le figurine, vendute a bustine da 0,90 euro l'una.
"Il Manifesto" si propone di autofinanziarsi con questa simpatica iniziativa.

Immagino già Berlusconi chiedere al Sig. Panini di poter allegare l'album a "Sorrisi e Canzoni TV", oppure mandare i giannizzeri della Brambilla in giacca blu a distribuire copie gratuite e qualche bustina fuori dalle scuole, come una volta. Che occasione ghiotta! Far riconoscere ai nostri figli, già fin da piccoli, i pericoli del comunismo e dei comunisti attraverso le loro foto segnaletiche e per giunta pagato tutto dai comunisti, ovvero dal "Manfesto". Vedo anche Silvio prendere il telefono e attaccarsi con quelli di Pubblitalia: "Perchè non ci abbiamo pensato prima, ma cribbio!"

Io spero proprio che la notizia di questa iniziativa, degna del miglior Tafazzi, non sia vera. E poi dice che uno si butta a destra.

giovedì 23 agosto 2007

La Ribollita Illustrata

Nonostante il clima ancora caldo che si addice più alla caprese e al cocomero piuttosto che alle zuppe calde e belle toste, pare che nel settore informazione vada sempre più di moda, in questa estate calante, la ribollita.
La preparano in una versione scacciapensieri, smutandata e con una presa abbondante di peperoncino ma è ancora più pesante di quella di fagioli e cavolo nero.

Come tutti i piatti regionali risente delle piccole variazioni locali ma gli ingredienti di base sono i soliti.
Si comincia con il sondaggio, lo studio, la ricerca scientifica da fare a tocchetti. Meglio quelli che non hanno alcun valore scientifico, più a buon mercato. Oppure si riciclano vecchi rapporti, come quello sull’aumento dell’intolleranza in Europa, che un cuoco dell’Unità ha scoperto essere vecchio di oltre due mesi, quando ormai la broda era già in pentola. Era così andato a male che al TG1 hanno voluto scartarne un bel pezzo. Infatti hanno messo nella pignatta l’antisemitismo e l’anti-islamismo ma l’intolleranza contro i gay è sparita. Forse pensavano che nessuno se ne sarebbe accorto.

Non c’è ribollita senza cipolla e porri e allora si aggiungono le notizie lacrimogene: gli orsetti abbandonati, i panda depressi, il muflone muschiato in estinzione, i patimenti delle star, le sofferenze degli evasori fiscali, i dolori lancinanti del giovane Valentino e magari qualcosa che era nel freezer da un anno, come la triste storia della Natascha che vuole comperare la villa degli orrori per farci poi pagare il biglietto.
Una bella spruzzata di sangue fresco è indispensabile: delitti irrisolti, ville del mistero, tragedie naturali vanno sempre bene.
Se volete aggiungere i piselli vi consiglio la qualità Montezemolo, perché quelli Berlusconi di qualche anno fa sono troppo piccoli e si disfano nella pentola.

Si chiama ribollita appunto perché si fa con cose che andranno ripassate al forno. Anche notizie false e tendenziose su partiti un po’ stantii in ristrutturazione possono essere saltate in padella con un bel trito di rossa di Lecco, più piccante della rossa di Tropea e gettati nel calderone fumante. Tanto lo sappiamo, nell’informazione tutto fa brodo.

martedì 21 agosto 2007

Lui si prenderà delle libertà

Pare che Berlusconi, stanco del tricolore e del logorato e in fondo troppo calcistico “Forza Italia”, dopo la peluria e le rughe voglia rinnovarsi anche la compagine politica e, sempre secondo i giornali, fondare il “Partito della Libertà”, magari dando una mano di biancofiore al vecchio scudo crociato democristiano dove c’era scritto appunto “Libertas”. Houston abbiamo un problema, però.

La Michela Vittoria Brambilla, già animatrice dei “Circoli della Libertà” e colei che ai suoi cani non dà Pal ma prosciutto e melone, risulta aver già registrato a suo nome, oltretutto come persona fisica, il simbolo del “Partito della Libertà” .
Ora, se quel simbolo e marchio fossero risultati proprietà di Oliviero Diliberto potrei vederci per il Cavaliere qualche problema ma se per appropriarsene Silvio dovrà passare sul corpo della Brambilla, beh lui non ne farebbe un dramma, ne sono sicura.
Oltrettutto non mi pare possibile che la signora abbia pensato di mettersi in concorrenza con il suo pigmalione. Di bisce che si rivoltano al ciarlatano ve ne sono al mondo ma non mi sembra questo il caso, suvvìa.

A scanso di equivoci comunque, io darei un consiglio veloce e disinteressato al Cavaliere. Registri subito tutte le varianti del nome, così va sul sicuro e nessuno lo frega più, come si fa di solito con le insegne dei negozi per aggirare la concorrenza.
Faccio qualche esempio: "Partito delle Libertà" al plurale. Creerebbe delle ambiguità lo so, ma si può tenere come extrema ratio. “Partito del Liberty”, così quando le signore avranno quei giorni si ricorderanno di lui e lo voteranno. “Partito dei Libertini” tra l’altro così consono alla sua indole di rubacuori. “Partito Libero e Bello”, che fa tanto giovane e spensierato, conquisterebbe i quaranta-cinquantenni. “Partito in Libertà”, che evoca pantofole e tute sciolte e comode, rilassatezza e aria di vacanze. “Partito per la libertà”, per i fuori di testa. “Partito dei libertari”. “Partito dei Liberi”. “Partito dei Liberti”. “Partito dei liberati”. “Partito delle liberate” (questo leggermente ambiguo, lo so, soprattutto dopo pranzi abbondanti). “Partito Libero”. “Partito delle liberatorie”, non si sa mai. “Partito della L’ibertà”. “Partito dei liberatori” e infine, mi voglio rovinare: “Partito di liberto”, così frega anche i comunisti. Tie'!

mercoledì 24 gennaio 2007

Quelle che l'ho data a Silvio

Metti una domenica pomeriggio tra una linea di febbre e l’altra sotto il plaid di pile con in sottofondo il cazzeggio televisivo di “Quelli che il Calcio”.
Simona Ventura intervista Fabrizia Carminati, un residuato inesploso della televisione anni 80. Me l’ero quasi dimenticata, ma a sentire il suo nome e all’ondeggiar dei boccoli d’oro, per automatismo ho salivato subito come il cane di Pavlov, “Ah, quella delle pentole”.

E’ carino ogni tanto ricordare i personaggi che ci hanno fatto crescere, come il Supertelegattone Maaaooo, Jeeg Robot d’acciaio e Zed, il tizio con i capelli di plastica come Ken, il marito evirato di Barbie.
La Carminati, dopo un piccolo sforzo per inquadrarla nel periodo e nel contesto tra le nebbie della memoria, mi appare come la bionda sempre allegra anche ai funerali, di bellezza media, più da segretaria che da showgirl.
Valletta di Mike Buongiorno, è vero, che di lui ci dice che era tirchio perché teneva i cesti con le burrate e i capocolli tutti per sé senza dividerli con i colleghi, ma poi ecco la grande rivelazione, lo sgubb, la bomba, ciò per cui è venuta in televisione, o ce l’hanno mandata dopo averla scongelata, dopo tanto oblio.
La Fabrizia racconta, dopo averlo già spiattellato ai giornali, che ha avuto una relazione con Silvio vent’anni fa e che lui era da 10 e lode in tutto, anche in quella cosa lì, che è poi l’unica che conta, il resto tipo il romanticismo è fuffa. Un mandrillone, insomma, e detto da lei c’è da crederci.

Era dai tempi delle mitiche pagelle di Moana che non si sentivano apprezzamenti sulle prestazioni sessuali dei leaders politici. Che poi, in questi casi, sono tutti delle sex-machines con un’attrezzatura da far invidia al Divo Rocco e tempi di durata da maratoneti del sesso.
Eh già, chi si azzarderebbe, tra le ex o attuali amanti dei potenti di dire:”E’ una delusione, lo fa in 9’ 85” netti, più veloce di Carl Lewis sui 100 metri, quando gli riesce, e con su i calzini corti”.

Un dubbio mi assale, ma il palco di corna posticce che Simona Ventura ostenta dall’inizio dell’intervista è una pesante allusione a Veronica? Tranquilli, all’epoca della tresca lui era già separato dalla prima moglie e non conosceva ancora Veronica. Anzi quest’ultima gliel’ha presentata proprio la Fabrizia, guarda un po’. Un cambio della guardia in stile Buckingham Palace. Non basta sicuramente per poter fare la Comunione (anche se lui la riceve lo stesso, mysterium fidei) ma per tranquillizzare l’elettorato medio si.

Tra parentesi, l’intrepida Ilona Staller sempre arruolata nel corpo “Poveretta, come s’offre”, aveva già raccontato alla stampa, senza scendere in particolari intimi però, di un suo week-end in Grecia con il Mandrillo della Libertà nel lontano 1974.
In piena zona adulterio questa volta, ma forse eravamo già all’epoca in cui con Carla “l’amore si trasforma in sincera amicizia”.

Tornando alla Carminati. Nel 2004, forse come tardiva ricompensa per tanta abnegazione amatoria, l’eroica Fabrizia, ripescata come i vecchi pugili negli incontri di contorno, si candidò per Forza Italia alle Europee ma fu, non sembri una battutaccia, trombata.
Cosa pensare di quest’ultimo coming-out mediatico?
A me ha fatto l’effetto di quelle lettere di raccomandazione che suonano più o meno così: “Posso testimoniare che il ragazzo si impegna nel lavoro ed è sempre puntuale e affidabile.” Una sorta di pizzino erotico, un messaggio rassicurante alle ragazze ancora da concupire dopo l’impianto delle duracell, “andate tranquille, che non sarà solo un sacrificio”. Abbastanza patetico, tutto sommato.

L’intervista del secolo con la Ventura termina con una simpatica gag nella quale la Carminati finge di essere stata anche l’amante di Prodi, facendone l'imitazione. Un momento di grande televisione. Missione compiuta, roger, portiamo a casa questo baby e rientriamo alla base. La Fabrizia fa le pentole e anche i coperchi.

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