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giovedì 24 novembre 2011

Fassino Fassina


L'ala Liberal del PD si è scagliata contro il responsabile economico del partito Stefano Fassina, colpevole di aver detto parecchie cose di sinistra riguardo alle pretese dell'Europa in campo di riforme, e ne chiede addirittura le dimissioni, nella forma del modaiolo passo indietro.
La giustificazione che adducono questi Liberal per la loro sbroccata un tantinello Illiberal è che le critiche di Fassina "appaiono in netta dissonanza rispetto alle linee di responsabilità e di rigore assunte giustamente da Bersani". Traduzione dal centraldemocratichese: "Il segretario ha sempre ragione e la sua linea non si tocca".
E qui viene il bello, nel senso che il segretario, Bersani, dice di non capire la richiesta di dimissioni per Fassina. Leggetevi tutto l'articolo su quest'ultima emblematica vicenda piddina, che merita. 

Vedete, a me queste schermaglie, queste borsettate tra simili, queste querelle per forza, ricordano quelle tra i gemelli siamesi. Obbligati a vivere attaccati l'uno all'altro, amandosi ed odiandosi, finché uno schiatta e l'altro, per la paura di morire anche lui, gli va appresso nel giro di pochi minuti. 
Immaginate la sofferenza di un Fassino - che sta con Marchionne - attaccato per un sottile lembo di pelle a Fassina, che sta con la FIOM e non è tanto persuaso della linea economica destrorsa del partito.
Benvenuti al Freak Show.

mercoledì 29 dicembre 2010

Prematurata la supervendola


Se è vero il detto "parla come magni", di cosa mai si nutrirà Nichi Vendola, per uscirsene con frasi come quella che segue?
“Cambia molto se la democrazia è non soltanto la fotografia sincronica degli umori ideologico-culturali del presente ma se, in qualche maniera, ha una capacità, se possiamo dire così, di proiezione diacronica, di prospettazione che va oltre il limite generazionale, se il ‘bene comune’ lo preserva con lungimiranza, se assume la bisessuazione del linguaggio che la fonda come principio di realtà ed esodo dalla gabbia del neutro-maschile”. (“I dilemmi della speranza: un dialogo”)
Un leader che si propone come elemento di rottura con il passato dovrebbe prima di tutto evitare di parlare come gli antichi politici delle convergenze parallele. Dovrebbe farsi capire. Perfino dagli operai, se necessario.
Senza abbindolare con melodie da pifferaio magico o puntando agli intestini come i populisti miliardari ma esprimendo concetti chiari e semplici. Parole comuni, senza additivi, pesticidi e conservanti.

Vendola invece, a giudicare dalla frase di cui sopra e dalle altre riportate nella preziosa raccolta a cura di Claudio Cerasa e ripresa dal Tafanus ieri, oltre ad alcune concettine niente male che gli escono soprattutto quando è ospite di Daria Birignardi, ama deragliare con queste libere associazioni che Grillo ha liquidato brutalmente, non senza ragione, come supercazzole e che Metilparaben sarebbe in grado di riprodurre all'infinito con uno dei suoi celebri "generatori di". In questo caso "generatore di concetti vendoliani".

Il wannabe candidato del centrosinistra, inspiegabilmente osannato anche dalla nuova destra di FLI, parla, che delusione, come uno di quei vecchissimi intellettuali demoplutocattocomunisti di una volta; quelli che, leggendoli, ti facevano temere di essere dislessica e che parlavano così proprio per non farti capire un cazzo e finire per avere sempre ragione sulle masse. Magari mi sbaglio, ma la bisessuazione del linguaggio non ti può uscire all'improvviso una mattina così, come un foruncolo, ma necessita di un preciso atteggiamento mentale.

E non è solo il parlar forbito per stupire la platea, è anche l'utilizzo sfrenato di ovvietà quasi imbarazzanti. Quando non usa la supervendola prematurata contro i suoi interlocutori, Nichi diventa poeta per caso e narratore sublime di piccole grandi immagini indimenticabili.
“Le primarie sono come il bambino che si porta all’orecchio la conchiglia per ascoltare il rumore del mare: sono il rumore della vita”.
(Babba bia!)
“Ricordo la sensazione di infinita libertà nell’andare a cercare un orecchino adeguato alle mie tasche, un semplice cerchietto d’oro, e il dolore del buco fatto in gioielleria, lì capii quanto la bellezza nasca nel grembo del dolore”.
Se per Nichi il dolore è farsi il buco nell'orecchio, figuriamoci se avesse dovuto partorire o subire un'infibulazione faraonica. E poi lo stesso concetto lo abbiamo sentito pronunciare mille volte dalle vecchie zie: "Per esser belle bisogna soffrire".

E che dire di una frasetta come questa:
“Vengo rimproverato, anzi mi viene mossa un’imputazione di reato. Io sono reo di porto abusivo di sogno e devo dire che tendenzialmente mi dichiaro colpevole”.
Disciamolo, questo è una spanna sopra a Moccia. Anzi, lo eclissa proprio.

La mia preferita però è questa:
“La sessuazione di un processo elettorale”.
Di fronte a certi concetti si può solo dire: "Ma comme fa?"
Insomma, per riassumere gli esiti della dissezione anatomica del candidato Vendola, lo definirei uno che parla come Aldo Moro, pensa come Federico Moccia e si crede un genio come Giovanni Allevi.

Se penso che, in altrernativa, c'è Piero Fassino che vorrebbe essere operaio sotto Marchionne, quasi quasi, se fossi un elettore di sinistra, mi sparerei.

sabato 18 aprile 2009

Il tè a casa del cappellaio matto

Ricordate la fiaba lisergica di "Alice nel paese delle meraviglie", quando tra funghi magici, biscotti dopati, narghilè caricati oltre la dose minima consentita e profumo di ganja ed assenzio in ogni pagina, la bambina si ritrova per un tè con il Cappellaio Matto, la Lepre Marzolina e il Ghiro? E' una situazione curiosa perchè, pur essendo solo in quattro, siedono ad una lunghissima tavola imbandita per molti. Quando hanno finito una tazza si spostano di una sedia e ricominciano il rito, con una tazza pulita. Questa versione allucinogena della cerimonia del tè avrà fine solo quando tutte le tazze saranno sporche.

Non so perchè ma questa immagine mi è tornata in mente dai ricordi infantili pensando al girotondo delle nomine RAI e a quelle conseguenti dei vari direttori di giornali, posizionati con cura affinchè Sua Maestà Silvio IV non si ritrovi danneggiato da una stampa interamente in mano ai comunisti.
Il descamisado Gianni Riotta che si alza dalla poltrona del TG1 (temo che lo rimpiangeremo quando torneranno i panini di Mimun), e va a sedersi davanti alla tazza del Sole 24 Ore. Mimun che, avendo completato il giro, ritorna al TG1 dopo aver sporcato la tazza del TG5. De Bortoli che, dopo essersi vista togliere la sedia da sotto il culo al Corriere della Sera, ci torna non si sa se da figliol prodigo o no.

La vera follia, in questo caso, più di quella della scenetta del tè, è quella di un'opposizione che, dopo aver difeso in ogni modo il conflitto di interessi del Cappellaio ed aver partecipato da sempre alla spartizione non solo delle poltrone e delle tazze ma dei cucchiaini, dei piattini e delle fettine di limone, decide oggi che è uno scandalo che il cappellaio decida i posti a tavola in casa sua.

Berlusconi ormai non ha più ritegno nell'occupare tutti gli spazi possibili della comunicazione, lo sappiamo, non finge più da tempo di essere democratico. E' in pieno delirio da Kim Il Sung, come dice Paolo Guzzanti.
Ma l'opposizione potrebbe solo provare a vergognarsi, se le riesce, perchè è totalmente responsabile di un'informazione che sarà in mano interamente alle piccole forzitaliane ed ai balilla con la voce bianca, ai volonterosi ArLecchini servitori del padrone ed ai vari difensori del potere assoluto.
Pare che Belpietro se lo terranno al TG5, forse lasceranno stare l'enclave La7 e il gran cuore a pagamento di Murdoch ci concederà la visione di "Shooting Silvio" su Sky (anzi no, lo hanno già tolto). Così lo statista che va in giro con la maschera di gomma di sè stesso potrà piangere che ha tutti i media contro.

Per non dimenticare l'opposizione che abbiamo: l'emaciato Fassino promette che farà la legge sul conflitto di interessi a Piero Ricca che lo contesta e l'on. Violante ricorda il giuramento a Silvio di non toccargli le televisioni. "L'ira del PD". Ma andate a nascondervi.



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martedì 2 ottobre 2007

Fassino celo, Marx manca

Non sono riuscita a trovare eco di questa notizia nella stampa online e quindi mi tocca citare a memoria i fatti, dopo aver guardato e riguardato il calendario ed essermi accertata che non è il 1 Aprile.
Tenetevi forti e se potete mettetevi ancor più comodi sulla sedia. Se siete di sinistra e deboli di cuore non so se consigliarvi di proseguire nella lettura o no.
Allora vado.

Il "Manifesto" ha incaricato la gloriosa ditta Panini di Modena di realizzare un album di figurine che raffigurino i grandi personaggi della sinistra, da Marx a Gramsci, da Berlinguer a Fassino. Siccome noi siamo obiettivi e riconosciamo i nostri errori saranno presenti anche i carognoni come Stalin, Ceausescu e Pol Pot.
Giuro, l'ho letto un'ora fa sulla "Repubblica" di carta nel bar. Il redattore dell'articolo, rimanendo serio, ci dice anche che non ci saranno figurine "pizzaballa", ovvero rare o introvabili. Tutti potranno completare facilmente l'album con le figurine, vendute a bustine da 0,90 euro l'una.
"Il Manifesto" si propone di autofinanziarsi con questa simpatica iniziativa.

Immagino già Berlusconi chiedere al Sig. Panini di poter allegare l'album a "Sorrisi e Canzoni TV", oppure mandare i giannizzeri della Brambilla in giacca blu a distribuire copie gratuite e qualche bustina fuori dalle scuole, come una volta. Che occasione ghiotta! Far riconoscere ai nostri figli, già fin da piccoli, i pericoli del comunismo e dei comunisti attraverso le loro foto segnaletiche e per giunta pagato tutto dai comunisti, ovvero dal "Manfesto". Vedo anche Silvio prendere il telefono e attaccarsi con quelli di Pubblitalia: "Perchè non ci abbiamo pensato prima, ma cribbio!"

Io spero proprio che la notizia di questa iniziativa, degna del miglior Tafazzi, non sia vera. E poi dice che uno si butta a destra.

mercoledì 2 maggio 2007

Buon bloggeanno

Esattamente il 2 maggio del 2006, dall’uovo abbandonato di una papera zoppa, nasceva questo blog. Potevo, ad un anno di distanza, risparmiarvi la broda autoreferenziale del primo anniversario?

Sapete come sono gli ultraquarantenni senza figli, oltre alla compulsione per i peluches abbiamo la tendenza a crearci dei figli surrogati per compensarne la mancanza (dei figli, non dei peluches).
Il mio blog me lo immagino proprio come un bel bambino di 12 mesi, paffutello, rosa, ciccioso e sufficientemente bello e intelligente perché tutti dicano che è il ritratto di sua madre.
E’ cresciuto molto in questo tempo, ha superato i 60.000 contatti, è oggi 266° nella classifica di Blog Babel, e ogni giorno circa 200 visitatori vengono a leggere i deliri della sua mamma. Temo che tra un po’ comincerà a considerarsi una piccola blogstar e allora saranno dolori, ma io ne sono tanto fiera..

Si è fatto molte conoscenze in giro per la blogosfera e, cosa veramente bella, anche degli amici. Tra le sue frequentazioni abituali ci sono prima di tutto i napoletani, con i quali ha un grosso feeling: il quasi coetaneo e condivisore di immaginario collettivo A.I.U.T.O., ovvero Mister Cima. Quando pensano qualcosa assieme sono fuochi artificiali, vedasi l’exploit su Totò.
Altri punti di riferimento partenopei sono Pensatoio, ‘o filosofo, dalle analisi sapienti e le battute-haiku corrosive e l’enigma avvolto in un mistero dalianera.
Poi ci sono i genovesi/liguri, perché il sangue non è acqua: Gidibao, Pibua, Ed.
Altri bloggers che ama sono un’altra filosofa alla nitroglicerina, Cloroalclero (da quando frequenta la sua agora mi sta diventando ogni giorno più ribelle), l’irriverente e anticlericale Bhikkhu (altra cattiva compagnia), Spartacus Quirinus da Roma, le magnifiche Tisbe e Galatea, gli amici di MenteCritica, Lello in primis.
Ammira segretamente anche altri bloggers come Fulvialeopardi, Dacia e Andiaurol ma loro non se lo cagano proprio. Vabbè, intanto si bea con le vignette di Gianfalco e Mauro Biani e in cuor suo, anche se non lo ammetterebbe mai, soprattutto davanti a me, sogna di fare un giorno il numero di commenti di Beppe Grillo.

Ad ogni modo, per venire al sodo, vi lascio con le parole dei guitti di una volta: “se in questo anno vi è piaciuto questo blog tornate a trovarlo, e se non vi abbiamo accontentato, faremo meglio la prossima volta.”
Grazie a tutti voi amici, di cuore, per questo anno in compagnia. Vi voglio bene e vi amo.

P.S. Oggi darei un bacio in bocca a Daniele Luttazzi per ciò che ha scritto su Fassino. Da papera ridens mi ha fatto godere a lungo.
Poi però se ci fosse da fuggire insieme sceglierei piuttosto Daniel Craig.

sabato 21 aprile 2007

'O PD nun me piace

Che vi devo dire, mi sento come Tommasino di fronte a “ ’o presebbio ” in casa Cupiello. Hai voglia a convincermi che Partito Democratico suona bene, è moderno, fico, al passo con i tempi. “Nun me piace!”
Sarà che non mi sento niente in comune con la Binetti, con Cicciobello Rutelli, con Parisi (mioddio!), perché sono allergica alle margherite, all’incenso e all’odor di inciucio. Non mi convince il duo D’Alema-Fassino. Non so ma non starei mai in una stanza con loro dietro le spalle.
Prodi come male minore un po’ di male comunque lo fa. E più passano i mesi più passa l’effetto dell’anestesia. Mi faccia la legge sulla RAI e sul conflitto di interessi, ci riporti nel primo mondo e poi eventualmente ne riparliamo.

Su Veltroni, beh, mi piace la bontà ma non il buonismo. Non ho problemi di glicemia ma quando parla Walter si rischia il coma diabetico. Ancora Gandhi, Martin Luther King? E che palle! Si potrebbe continuare a fare politica fuori dall'obitorio? Manca John Kennedy e completiamo il reparto “morti per le loro idee”. Cos’è un buon auspicio? Aspetta che mi gratto ciò che non ho.

I continui riferimenti di questi “pidini” a Tony Blair mi fanno vomitare. Non è di sinistra (la sinistra che intendo io) eppure tutti dicono “voglio essere di sinistra come Tony Blair”. Che sarebbe un pò come dire voglio essere virtuosa come Paris Hilton.
Piuttosto imitate Zapatero che i coglioni di fare qualche legge laica e una grande legge sulla comunicazione (che Dio lo benedica) li ha avuti!

No, ‘o PD nun me piace, e sono triste. Perché non si uccidono così anche i partiti. Perché non avranno il mio voto, finchè PD vorrà dire Rutelli e Binetti, cilici perfetti e l’omino bialetti con la barca che fa la faccia truce con la Condy ma non troppo.
Perché voglio ancora sperare che si possa governare senza dover fare i democratici con il culo degli altri, cioè dei Cipputi e dei loro nipoti, i precari.
Perché se ‘sta roba piace a Berlusconi, qui qualcosa mi puzza. Perché la massima tonalità di rosso che possiamo permetterci oggi è il rosa baby e io odio il rosa. Perché la parola moderato mi fa pensare a qualcosa di moscio, perché tanto il coltello dalla parte del manico ce l’hanno i poteri forti. Perché almeno l’ulivo era una pianta più simpatica. Insomma, nun me piace.

Comunque oggi ringrazio Iddio di non essere francese, perché al pensiero di avere Sarkozy come presidente quasi quasi mi verrebbe da rimangiarmi tutto e iscrivermi al PD.

mercoledì 20 dicembre 2006

I Furby del quartierino

In questi giorni nei quali ci si spreme le meningi per trovare un regalo originale che non abbiamo già fatto negli ultimi vent’anni ai nostri cari, giunge provvidenziale questa notizia secondo la quale la Hasbro ha appena lanciato sul mercato italiano i primi esemplari di una nuova serie di Furby, ispirata ad alcuni noti politici italiani.

Ricordo, per i pochi che ne fossero ancora ignari, cosa sono i Furby: un mix psichedelico tra un orsacchiotto di peluche, un uccello parlante, un pipistrello e un rompicoglioni che secondo la casa madre è dotato di “becco flessibile, tecnologia palpebre brevettata, sopracciglia mobili, ciuffo mobile, orecchie mobili e pieghevoli, due sensori del tatto, sulla pancia e sulla schiena. Sulle zone erogene ci stanno studiando.
Inoltre, il mostriciattolo è dotato di riconoscimento vocale e pare ascolti e risponda a tono. Qualche Furby, se ben addestrato, è arrivato a mandare affan… il suo padroncino, anche se conosco più persone che dopo un pò mandano regolarmente affanculo il loro petulante Furby.

Anche se mi sfugge il motivo per il quale uno dovrebbe regalare un oggetto tanto orripilante ed inutile, l’idea di possedere un Furby ispirato ai politici è invece un’idea che mi intriga.

Il motivo per il quale sono stati scelti i politici invece, che ne so, dei calciatori, è spiegato in un comunicato stampa della Hasbro.
Gli scienziati che studiano la tecnica emoto-tronica dei Furby volevano fornire i loro pupazzi di una caratteristica peculiare della razza umana: la faccia tosta. Purtroppo, nonostante gli innumerevoli esperimenti, i Furby sottoposti a vari stimoli continuavano a manifestare una rocciosa coerenza con le risposte precedenti e ciò li rendeva noiosi e pedanti. Pensa che ti ripensa ci si accorge infine che i politici riescono benissimo a dire una cosa e farne un’altra senza provare vergogna.
Ecco quindi realizzato il Pierfurby che, nonostante conviva more uxorio con la sua Furby Azzurra e abbia anche un paio di Furbetty con lei fuori dal matrimonio, premendo l’apposito pulsante è disposto a dichiarare di essere cattolico praticante e tuona contro i PACS dai microfoni del telegiornale delle venti.

Grande successo anche per il FurbyPiero, che nonostante si presenti come leader di un partito di sinistra, a richiesta si esprime contro le unioni gay senza tradire il minimo imbarazzo.

Pare che fosse stato realizzato anche il Ciccio Furbelly, il più riuscito del gruppo, talmente perfetto che, sia come leader politico o sindaco riusciva sempre ad adattarsi ad ogni situazione. Un vero camaleonte, proteiforme e sgusciante, visto il quale gli scienziati si sono spaventati e lo hanno distrutto, senza dire niente.

domenica 10 settembre 2006

Piero, mangia!

Piero Fassino nasce pretermine e fortemente sottopeso il 1 maggio, Festa dei Lavoratori, sotto la Mole, da una famiglia comunista.
Della sua prima infanzia si ricordano gli appelli disperati della sua mamma e delle numerose zie: “Piero, mangia nèh cit!”. Solo il nonno, un vecchio sindacalista, lo difende dagli assalti delle donne di famiglia dicendo “Chi a l'é lest a mangé a l'é lest a travajé”. ( Chi é veloce a mangiare è veloce a lavorare).

La sua tata, una fervente cattolica, un giorno lo rapisce per farlo battezzare di nascosto, pensando a quegli atei senza Dio in famiglia. Anche il parroco, appena vede il piccolo gli dice: “Ma stellìn, come sei magro, non ti dà da mangiare la mamma?”

A scuola è fatto scherno dai compagni per la sua magrezza, lo chiamano balengo ciuciafurmije. Lui in realtà ha imparato infine a mangiare, e anche molto, ma non assimila.
Il più grande dolore della sua vita lo patisce a 10 anni, quando la mamma gli proibisce di andare in gita scolastica con i compagni a Trieste, temendo che la bora lo porti via.

Negli studi è sempre il primo, anche se a volte si addormenta in classe. Il maestro è convinto che la stanchezza e l’aspetto emaciato siano dovuti ad eccessivo studio e rimane molto colpito quando i genitori gli rivelano che veramente lui i compiti li sbriga sempre in cinque minuti.
Essi non sanno che ogni notte il nonno butta giù il ragazzino dal letto e lo costringe a leggere i “Grundrisse”, “Il Capitale” di Marx e ad imparare a memoria l’opera omnia di Engels. A lume di candela. Lui ha un sogno per il nipote: farlo diventare segretario del partito comunista.

La verità però è che Piero ha un sogno, diventare body-builder e grosso come Schwartzenegger e ogni pomeriggio scappa di nascosto in una lontana palestra di Chivasso dove si distrugge con i pesi e ingurgita beveroni a base di aminoacidi. Senza alcun risultato, però. Nonostante le dozzine di uova, le bistecche alla tartara e i frullati di maionese, non mette su un etto di muscolo.

Un triste giorno il suo segreto viene scoperto. Di fronte ai familiari riuniti gli viene posto l’aut-aut: o studi da segretario comunista o con noi hai chiuso. Piero, che in fondo è un buono, accetta molto a malincuore…

Anche adesso che è segretario dei DS, nonostante non lo dia a vedere, le Feste dell’Unità lo mettono un po’ a disagio e il sigaro di Diliberto, ma forse anche il resto di Diliberto, gli provoca una fastidiosa tosse nervosa. Appena può si chiude nel suo ufficio a Botteghe Oscure, fa dire alla segretaria che non c’è per nessuno e accende il lettore DVD. “Conan il barbaro” gli strappa sempre una lacrimuccia finale.

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