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martedì 26 novembre 2013

Qui si fa l'Italia o si muore per Maastricht


C'è un male che ha flagellato quasi tutto il mondo come una pandemia, una di quelle follie storiche che ogni secolo toccano all'umanità e che ora è tornato alle origini, ai luoghi dove la civiltà è nata e la libertà di pensiero ha permesso ad esso di esprimersi e prosperare, per riscrivere, di questa civiltà, l'intero codice.
E' il ritorno di uno spirito reazionario elitario che si maschera da democrazia dopo averne usurpato il mandato e che pensa di poter praticare l'onnipotenza a suo vantaggio in nome, paradossalmente, della libertà.
Un totalitarismo economico che stravolge il senso originario e rivoluzionario del capitalismo e lo trasforma in strumento di distruzione invece che di costruzione -  analogia economica della prevalenza di Thanatos su Eros - costringendo i paesi che lo subiscono a compiere una spaventosa regressione a modelli economici e sociali preindustriali.
L'Europa, il vecchio continente nel senso di antico, fatto di sedimenti stratificati di storia e cultura è la migliore conquista, il feticcio supremo, il tesoro più prezioso di questa controrivoluzione. Distrutta l'Europa con i suoi odiosi diritti civili e sociali (dal punto di vista dell'élite) non vi saranno più limiti alla bulimia di profitti del moloch sociopatico, almeno finché non vi saranno più uomini da sfruttare e risorse da saccheggiare.

La crisi economica è un'opportunità, dicono i sacerdoti della religione del liberismo estremo, perché concede loro di introdurre provvidenziali norme restrittive della democrazia e lesive della proprietà privata - quale ironia della sorte che proprio il capitalismo stia praticando l'esproprio generalizzato della piccola e media borghesia che ha rappresentato per decenni lo spauracchio rappresentato della presa di potere del comunismo!
La crisi ed i suoi strumenti di persuasione come l'austerità permettono all'élite di conquistare paese dopo paese, senza sparare un colpo e senza muovere armate ma lasciando lo stesso milioni di vittime sul campo. Da lotta di classe a guerra di classe. Guerra mondiale.
Tuttavia, questa apparente marcia trionfale nasconde la nemesi dell'autodistruzione insita nell'applicazione di un capitalismo senza controllo, del capitalismo totalitario che, come un virus che si moltiplica, alla fine distrugge l'organismo ospite, come dimostrano le ormai ricorrenti crisi finanziarie. E ciò accade quando il suo antagonista storico, il comunismo, non è più in grado di contrastarlo.  Il paradosso è che il capitalismo ha vinto ma, per festeggiare, si sta tagliando la gola con il rasoio che le sta porgendo la finanza. 

Tra i terreni di conquista più ambiti di questo imperialismo elitario c'è un paese, il nostro, che si è crogiolato per decenni in una certezza: quella di essersi guadagnato la democrazia per sempre dopo una sanguinosa guerra di liberazione e invece ora si sta accorgendo, assieme ai paesi suoi vicini,  di essere invaso da un male che gliela sta distruggendo giorno dopo giorno.  Anche in questo caso è proprio la crisi acuta, l'ennesima reinfezione, che, opportunamente, fa emergere la debolezza sistemica dell'organismo e la sua condizione di malattia. Da questa consapevolezza sempre più diffusa, come vedremo, forse sta nascendo la reazione immunitaria che potrebbe portare alla guarigione.

La campagna d'Italia era iniziata vent'anni fa, con la fine della Prima Repubblica e la prima ondata di privatizzazioni. Tangentopoli sancisce l'inizio della sostituzione (fino a che punto violenta ed eversiva lo abbiamo capito solo in seguito) di una parte della classe politica di professione e tradizionalmente di governo con gli emissari diretti dell'élite, simboleggiati, pour épater le bourgeois, dall'imprenditore di successo che "scende in campo" e che questo campo avrà libero per i suoi affari.
La parte di politica residua e fino a quel momento relegata a ruoli di opposizione, viene graziata dall'ordalia e traghettata, con compiti specifici da svolgere, come vederemo, nella Seconda Repubblica preparatoria.
Viene così creato un sistema a gestione alternata, nel senso del brand, dell'alternanza dei loghi, ma a democrazia bloccata, non ha caso simboleggiata dalla ripartizione dell'elettorato, assai sospetta statisticamente, del fifty-fifty e dal fenomeno dei "nominati" al posto degli eletti.
Una democrazia apparente che dovrà mantenere e perpetuare la logica di rigida spartizione del potere sul quale era fondata la Prima Repubblica, gestendo, al contempo, la progressiva penetrazione degli interessi esterni, soprattutto continentali e in generale privati, che un giorno, dopo opportune rivoluzioni di palazzo (cit. E. Luttwak) e senza più il paravento dell'obbligo dell'alternanza democratica, perché prevarrà il concetto di stabilità, pretenderanno la dissoluzione dello Stato e del concetto stesso di nazione, per ridurre la gestione dei rapporti sociali al dualismo debitore/creditore.

Tutto ciò sarà possibile solo grazie al tradimento della classe politica di sinistra, che starà al gioco e farà diligentemente la sua parte, illudendosi magari di conservare così un potere nominale di controllo sulla gestione democratica della destra, evitando "il peggio".
Non si spiegano, se non con il tradimento, le continue concessioni al monopolista, le promesse di non toccargli le televisioni, l'opposizione di facciata o addirittura l'approvazione delle decine di leggi ad personam, la sempre promessa e mai mantenuta soluzione del conflitto di interessi - con la scusa del "non avevamo i numeri" e l'accettazione passiva di qualunque manifestazione autoritaria borderline di governo, dalle "notti cilene" ai progressivi attacchi ai diritti dei lavoratori. Nei vent'anni di attesa del famigerato momento opportuno per scatenare l'attacco finale, la sinistra ha giocato a combattere Berlusconi, ne ha fatto lo spauracchio da mostrare al suo elettorato e tenervelo impegnato, mentre i suoi esponenti ponevano le basi per l'instaurazione della forma peggiore di capitalismo predatorio mai visto in Italia dai tempi della conquista del Sud da parte dei piemontesi e rappresentato dal sogno o incubo europeo e dai suoi trattati capestro, il cui cavallo di Troia è ormai identificabile nella moneta unica, nell'euro.

In occasione di entrambi i cambi di regime: Tangentopoli nei primi anni 90 e il golpe del 2011 che ha esautorato Berlusconi e delegittimato, de facto, la sovranità popolare che ne aveva comunque sancito il primato elettorale, la magistratura ha avuto un ruolo fondamentale ma non nel senso personalistico persecutorio inteso dagli inquisiti ma in quello dell'abile manipolazione esterna del suo ruolo istituzionale. L'autodenuncia di un corruttore o la scoperta casuale del coinvolgimento di una minorenne in atti sessuali, ovverosia la notizia di reato, comporta l'obbligatorietà dell'azione penale. Ad un certo livello di potere, è verosimilmente possibile che venga utilizzato quest'intervento dovuto della magistratura a scopo politico per eliminare avversari scomodi  o la cui opera funzionale al sistema venga considerata esaurita e, in ultima analisi, venga presa a pretesto per effettuare modifiche strutturali al regime.

Quello della sinistra non è però stato l'unico tradimento compiuto dalla politica di rappresentanza. Penso all'abile ruolo della Lega Nord nel promuovere il divide et impera tra Nord e Sud rappresentato dall'idea di Miglio di vietnamizzare l'Italia, progetto caro anche alle massonerie reazionarie: Nord separatista o comunque gestito dal localismo autarchico della Lega e Sud lasciato in balia delle mafie.
Con il senno di poi anche questa follia, pur se  realizzata solo in parte, ha portato vantaggio solo ai conquistadores del Nord Europa ed ha drammaticamente e ulteriormente colpito al cuore la nostra patria. Il Sud delle terre dei fuochi è diventato la pattumiera d'Europa; il Nord è stato infiltrato dalle mafie - non più fenomeno locale ma globalizzato anch'esso - e, con la crisi e le politiche pro-cicliche dei neoliberisti unchained sta osservando morire, da impotente, il meglio delle sue industrie.
Il risultato generale, dal punto di vista economico, è quello di un paese diviso, indebolito, messo in condizione di non nuocere nella competizione del mercato.
Dal punto di vista politico invece, esaurita la carica propulsiva del guelfoghibellinismo di facciata, dell'antiberlusconismo vs. anticomunismo degli ultimi vent'anni, prevale la disaffezione dell'elettorato o la sua predilezione per movimenti nuovi, tampone, protestatari, ottimi per scaricare il malcontento ma alquanto ambigui nella capacità di accettare di concorrere ad un vero cambiamento.

Tuttavia, dopo due anni esatti di atti governativi palesemente contrari all'interesse nazionale e di carattere vessatorio nei confronti di cittadini regrediti al ruolo di sudditi di un re fantoccio,  qualcosa comincia a muoversi veramente, nonostante il PD passi ormai la totalità del suo tempo all'insegna dell'autoreferenzialità autistica, allontanandosi sempre più dalla realtà per correre incontro all'appuntamento della resa dei conti con la Storia - e sarà quello che cederà di schianto - mentre Berlusconi continua ad occupare le istituzioni con i suoi sfaceli personali.
C'è crescente consapevolezza del problema rappresentato dal vincolo europeo e della conseguente necessità di compiere scelte drastiche e unilaterali di discontinuità per uscire dalla trappola nella quale siamo stati cacciati a forza e con l'inganno (ricordate? Avremmo lavorato di meno e guadagnato di più!)
E' un fermento che riguarda soprattutto la società civile ma che sta già contagiando la politica. Sono soprattutto settori della destra e della Lega che cominciano ad aprire gli occhi e a cercare informazione sull'argomento. La sinistra non c'è ancora e non sappiamo se mai ci sarà. Non per colpa nostra o dei suoi avversari. Forse è destino che debba perire così, sepolta dalla vergogna.
In ogni caso non possiamo attendere i suoi comodi.
Per salvare il paese bisogna cominciare dall'unire le forze disponibili cancellando le divisioni politiche senza preoccuparsi del colore del gatto che prenderà il topo. Occorrerà costruire un vero sentimento nazionale, imparando a non dividerci più tra Nord e Sud ma unificandoci questa volta veramente creando un popolo orgoglioso del proprio valore, capace di rialzarsi e ricostruire anche da queste macerie, come abbiamo sempre fatto.
Se ce la faremo non ce ne pentiremo. Ma se non faremo nulla ce ne pentiremo per il resto della nostra vita.
Questa volta c'è da fare l'Italia per davvero.

martedì 29 ottobre 2013

Il nuovo e i vecchini


Faccio alcune considerazioni a margine del convegno di a/simmetrie tenutosi nel fine settimana a Pescara. 
Non mi soffermerò sulle drammatiche testimonianze sulla crisi dai fronti di Spagna e Grecia e sulle analisi degli studiosi intervenuti, i cui contributi video troverete linkati integralmente nel post precedente, e nemmeno sulle ovvie conclusioni che il problema del vincolo monetario è il più grave se non il principale responsabile della crisi continentale.
Dopo aver sottoscritto le osservazioni condivisibili e, per molti versi, definitive che ho letto sui blog di Carmen Gallus e Orizzonte48, vorrei soffermarmi in particolare sui dati emersi dal sondaggio presentato da Scenari Economici (qui il video e qui la pagina con tutti i dati e grafici) sulla percezione dell'euro da parte degli italiani.

Si parte dall'osservazione che negli ultimi tempi la sensazione che l'euro rappresenti un problema rispetto alla nostra salute economica risulta condivisa da un numero maggiore di intervistati (da uno scarso 20% di contrari all'euro - semplificando - rilevato nel 2011, si è passati ad un 40% nel 2012, al 44% dell'aprile scorso, fino al 48% del mese di ottobre 2013.
Il quesito posto al campione di 4000 intervistati nell'ultima rilevazione era per altro più articolato, ad esempio, del "E' favorevole al fatto che l'Italia esca dall'euro?" del 2011. Era cioè:

"Sarebbe favorevole alla reintroduzione di una valuta nazionale al posto dell'euro, affiancando questo processo con il ripristino della Banca d'Italia come prestatore di ultima istanza, al fine di calmierare i tassi di interesse del debito pubblico italiano?"

Osservo che la domanda non è semplice, presume una certa conoscenza di termini e concetti economici e forse ingannevolmente induce l'intervistato a credere che levando l'euro di mezzo si risolverebbe il problema del debito pubblico. Sappiamo che la questione è assai più complessa e che la crisi attuale è più di debito privato che pubblico. Ad ogni modo, il fatto che solo un 8% risponda NON SO, dimostra che in ogni caso l'euro viene visto come un punto fondamentale di conflitto nella crisi in atto e l'intervistato ne percepisce l'importanza nella questione in gioco.

Nella tabella qui sopra ho suddiviso schematicamente per caratteristiche, riassumendo i dati disaggregati, i due opposti schieramenti che risultano dal sondaggio:  a favore del mantenimento dell'euro e favorevoli al ritorno ad una moneta nazionale sovrana (non necessariamente la vecchia lira). Trovo assai interessante il quadro che ne emerge.

Chi percepisce l'euro come un problema ed è disposto a rinunciarvi, con la speranza di  superare le difficoltà attuali è tendenzialmente di centrodestra, simpatizzante del M5S o appartenente all'area del non voto o degli indecisi. Vive nel Nord o nel Centrosud, ha tra 30 e 59 anni, è operaio, è occupato prevalentemente nel privato oppure è lavoratore autonomo, o ancora disoccupato; ha un titolo di studio di licenza media inferiore o un diploma.
I favorevoli all'euro vivono invece nelle aree "rosse" del Centronord, sono dipendenti pubblici e pensionati e si dichiarano di centrosinistra. E' in questo schieramento che si concentra pure la maggioranza dei laureati.
Un altro dato interessante è che questo gruppo, che assomiglia in maniera impressionante alla famosa base elettorale del PD, non modifica nel tempo la sua percezione dell'euro. La sua fedeltà all'euro è monolitica e la si osserva comparando i risultati dei diversi sondaggi. Prodi ce l'ha dato e non lo si mette in discussione, insomma.
Come ha osservato Antonello Angelini nel dibattito di Pescara, questa fedeltà nei secoli si spiega dal fatto che questo schieramento è forse quello che finora ha sentito di meno i morsi della crisi, che si sente ancora tutelato dal partitone e dal sindacato. (Ci sarà da ridere se entrasse in vigore il Fiscal Compact e lo tsunami arrivasse a lambire anche le isolette felici.)

Altro discorso è come questa maggioranza di percezione negativa dell'euro che risulta dal precedente sondaggio si tradurrebbe concretamente nel "che fare", nella formazione di un "Partito Antieuro" da presentare ad elezioni politiche. Anche qui i dati sono sorprendenti per quanto riguarda la percentuale bulgara del 92% di coloro che, nel centrosinistra, non prenderebbe nemmeno in considerazione di votare un partito fortemente antieuro.
C'è ancora da lavorarci, insomma.

fonte
Termino le osservazioni su Pescara notando come, anche sul palco del dibattito che è seguito alla presentazione del sondaggio, vi fossero due schieramenti. Da una parte quelli chiamati ad indossare la maglia dei Proeuro. I ggiovani, ggiornalisti e de sinistra, attentissimi a farla pesare di essere intervenuti e leggerissimamente prevenuti nei confronti del pubblico. Indimenticabile, in questo senso, l'osservazione di Giulia (Beata)Innocenzi sulla platea: "Non siete violenti, al massimo siete dei troll". Concetto ribadito anche da un altro dei partecipanti sulle difensive, mi pare Spetia, se non ricordo male. Il troll dev'essere la versione moderna del nemico del popolo per queste guardie rosse fuori tempo massimo. Perdoniamoli, so' ragazzi.

Dall'altra parte i meno giovani e possibilisti o decisamente Antieuro ma che, nel confronto con i giovani Proeuro, facevano apparire questi ultimi come dei vecchini chiusi in un preoccupante settarismo conservatore, avvolti nella loro rassicurante copertina e con la boule dell'acqua calda sulle ginocchia.
Chi ha detto le cose più interessanti e progressiste, insomma, sono stati gli "anziani" anagrafici.

Se il già citato Angelini ci ha spiegato quali sono le tecniche mediatiche per sminuire e disinnescare chi è portatore di idee che non collimano con il pensiero unico, soprattutto attraverso il dileggio (o la reductio ad trollum), un grande Massimo Rocca ha identificato nella corrente culturale liberista che tutto permea e tutto condiziona fin dal 1980, la ragione dell'impossibilità, da parte dei media, di solo accennare a discutere di abbandonare una cosa assolutamente abbandonabile come una moneta.  E' la fede cieca e settaria nel monetarismo e nel liberismo che non può che sconfinare nella shock economy che totemizza l'euro e lo fa diventare tabu.
E i giovani e la sinistra sono tristemente i custodi dell'ortodossia, i meno propensi ad accettare il fatto che quella ideologia economico-politica, come la Sinistra, del resto, ha fallito e bisogna cambiare pagina. "L'uscita è per ricostruire". (cit. Rocca). Appunto.

mercoledì 5 giugno 2013

Cosa mi racconta l'economia - parte I


Con questo post in più parti vorrei fare un sunto di ciò che penso di aver capito di economia in un anno di studio inde e pure fesso da autodidatta.
Ho letto tante cose, ne ho comparato le conclusioni con la realtà circostante e mi sono fatta un'idea.
Se questa idea coinciderà almeno in parte con quella di chi è competente in materia, che vorrà magari confermarne la giustezza, ciò vorrà dire che i miei sforzi non saranno stati vani e qualcosa avrò imparato. La mia conoscenza del mondo si sarà arricchita e, soprattutto, avrò ottenuto degli strumenti per difendermi, visto che, come ho già avuto modo di dire, ho cominciato ad interessarmi di economia perché l'economia si stava interessando un po' troppo a me e le sue intenzioni mi parevano affatto amichevoli. Il nostro II emendamento è il diritto alla conoscenza.

Non avendo assolutamente la competenza accademica necessaria per evitare errori ed imprecisioni, inevitabilmente il mio discorso è sottoposto alla regola del "se sbalio mi corigerete" e mi impegno fin d'ora al riconoscimento dell'eventuale cantonata. Sempre che, con la scusa della correzione, a qualcuno non scappi di venirmi a dire "Ti sbagli, se torniamo all'euro la benzina costerà settanta volte sette", "il cambio dell'euro fu fissato a 1700 lire" oppure  "è la quantità di moneta circolante che crea inflazione". O ancora: "Ma tu non vuoi eliminare il capitalismo ma conservarlo a spese dei proletari!" A scanso di equivoci, qui non si tenta la rianimazione post-mortem di ideologie economiche di cui la storia ha decretato il fallimento. NON-SI-PUO'-FARE.

Quelli che seguono sono appunti, riflessioni mie originali su concetti e teorie non miei e di cui i più esperti riconosceranno gli ispiratori. 
Rivendico solo la maternità della "Teoria della Zia Ricca, o del relativismo dei cento euro e della conservazione della separazione tra ricchi e poveri",  una mia intuizione di qualche tempo fa della quale vado assai orgogliosa e che, peccando volontariamente di modestia ma non solo, proprio di superbia, mi pare più realistica della pretesa che il mercato sia in grado di autoregolarsi.

Binario, triste e solitario
In economia tutto si accoppia in relazioni binarie di complementarietà, causa ed effetto, reversibilità: debito/credito, import/export, costi/ricavi, domanda/offerta, inflazione/deflazione. Relazioni conflittuali ma estremamente tenaci.
La relazione tra gli attori economici tende al conflitto ed alla contrapposizione e tale conflittualità si esprime anche accademicamente nel modo in cui vengono interpretati i fenomeni economici a seconda del punto di vista (ad es. neoclassici vs. keynesiani).
La contrapposizione capitalistica classica padrone vs. operaio, tanto cara alle mie letture giovanili marxiane, è stata ormai superata da quella dell' 1% vs. 99%. Una regressione al modello molto più elementare e sempre di moda, del ricco vs. povero. Con l'1% che tende non più al profitto da produzione industriale ma alla mera accumulazione per se.
Per la sua caratteristica di poter ottenere, dal suo funzionamento, un fenomeno ed il suo opposto e contrario, l'economia mi fa pensare ad un motore Burmeister & Wain BK 98 FF reversibile. Un grande motore navale. Macchina avanti=espansione, macchina indietro= recessione. Troppo semplicistico e sempliciotto? Può darsi, ma provate ad invertire una recessione senza invertire il motore economico.

Moneta, sterco di Paracelso
Quando però parliamo di moneta, ovvero del carburante che fa funzionare questo motore, la logica meccanica così comoda per il neofita profano va improvvisamente a farsi fottere. Da qui entriamo nella pura alchimia di Paracelso.
L'ossessione attuale che nasce dalla spinta all'accumulazione è, da una parte, il controllo della quantità della moneta, per non perdere d'occhio nemmeno un centesimo per paura che finisca in tasca a qualcun'altro - ciò che sta accadendo nell'economia reale - e dall'altra la smania di crearne sempre di più e in maniera infinita, come avviene in Finanza. Controllare la moneta e al tempo stesso renderla incontrollata. Un evidente paradosso.

Milton Friedman e la pietra filosofale
Il denaro ha questo potere di rendere l'uomo folle, anche quando è seduto ad una scrivania per redigere una teoria economica.
Secondo la Teoria Quantitativa della Moneta, uno dei capisaldi dell'economia neoclassica o liberista,   ovvero il Verbo insegnato nelle Università e pasturato in televisione e sui giornali, il deposito genera il prestito. Dopo che la Banca Centrale ha stampato esattamente il quantitativo di moneta necessario al funzionamento del sistema (e si suppone sia in grado di farlo, mah!), la banca X presterà il denaro, prendendolo dai depositi dei suoi clienti, trattenendone una parte come riserva e, in questo modo, quanto il prestito ritornerà alla banca sotto forma di nuovo deposito, la quantità di moneta immessa in questo circuito sarà regolata da un rapporto matematico preciso, un moltiplicatore.
Perché non scappi un centesimo.
Vedete, i neoclassici, da quanto ho capito, hanno l'ossessione del controllo. E uno si chiede: ma perché controllare la quantità di moneta circolante? CHE TE FREGA? Perché la quantità di moneta circolante, dicono, genera inflazione. Più moneta, più inflazione. Ah, capisco. I miliarden mark per un francobollo, i tedeschi con la carriola e Hitler dietro l'angolo.
Ora capite il rischio che corriamo se non si reprimesse l'attività criminale della Tipografia Lo Turco.

 

D'altra parte, però, un altro principio fondamentale della teoria neoclassica, ovvero la deregulation, il principio che i capitali devono circolare liberamente, con l'eliminazione della repressione finanziaria, ovvero del controllo democratico sulla moneta, ha generato la possibilità di moltiplicare alla enne proprio la moneta che si voleva limitare e rendere quantità finita.
Insomma, per paura che vi fosse troppa moneta circolante, abbiamo generato fantastiliardi di titoli derivati speculativi. Carta straccia, in definitiva, direte, ma intanto pensate ai Gordon Gekko che si esaltano per avere avuto in dono la pietra filosofale per creare moneta all'infinito. E che, come la diecimila lire di  Totò, una volta cambiata dal tabaccaio, diventa moneta reale, concreta, vera. In grado di far dire al politico di turno: "non ci sono soldi".
A Topolino-Milton apprendista stregone la situazione è sfuggita di mano.

Non ci sono soldi
E veniamo quindi al punto centrale. "Non ci sono i soldi". Quante volte lo sentite dire, ultimamente? "Sarebbe necessario fare questo e quest'altro ma non ci sono fondi." E quell'altra ancora più grossa, che ha permesso ai tecnici di torturarci: "Non abbiamo i soldi per pagare gli stipendi della pubblica amministrazione."
Vedete, lo possono dire perché il profano che ascolta è un essere primitivo che mentalmente converte ancora la moneta in oro. Tanto oro, tanta moneta. Moneta = cammello. Si immagina i caveau, il deposito di Paperone. Una quantità data e finita di denaro, da centellinare con parsimonia. Se gli dicono che non ci sono soldi, significherà che il deposito è vuoto: perché abbiamo speso troppo, perché siamo governati dalla Banda Bassotti che lo ha ripulito fino all'ultimo centesimo e perché siamo stati cattivi e non abbiamo fatto i compiti. Un po' di regressione all'infanzia non fa mai male.

Galbani vuol dire fiducia
Non è così. La creazione della moneta è un atto alchemico, magico. Potrei dirvi che, ripensando all'apprendista stregone, i fatti dimostrano che le cose funzionano al contrario, che è il prestito a generare il deposito, che è la domanda proveniente dal mercato che induce la Banca Centrale ad immettere la quantità di denaro sufficiente ad innescare un meccanismo virtuoso dove la moneta, una volta in circolo, viene creata e la ricchezza moltiplicata e distribuita.
La moneta che entra in circolo nel mercato, in qualunque forma: banconote, bit, titoli, è, all'origine, solo una promessa di pagamento, un atto di fiducia nei confronti del debitore. Se, al termine del suo circolo virtuoso all'interno del mercato il pagherò rientrerà in possesso del creditore, il debito verrà estinto, quella moneta verrà nullificata e sarà come se non fosse mai esistita. Nel frattempo però questa moneta allo scoperto ha generato altra moneta, altra ricchezza, perfettamente concreta.

Il loro tessoro
Se la moneta all'interno del mercato genera più ricchezza che inflazione, come i dati statistici e quei bastardi dei grafici dimostrano, perché voler limitare a tutti i costi la sua quantità?
Perché far credere erroneamente che ad ogni moneta corrisponda un pezzo di oro o di argento o di platino di valore corrispondente, rappresenti cioè qualcosa di concreto e di valore?
E questo dopo che l'Impero un giorno ha deciso, forte del potere di persuasione di alcune migliaia di testate nucleari, di sganciare la sua moneta dall'oro e stamparla quando e come gli piace e quanta gliene piace?
Dovremo allora supporre che il fatto che la moneta venga considerata falsa nel momento in cui esce dalla tipografia Lo Turco e non dalla BCE, sia un fatto politico.
Che al mondo esista chi ha deciso che la ricchezza debba essere sequestrata e tenuta solo per sé. Perché il mondo come è strutturato oggi appartiene solo a chi possiede il controllo sulla moneta, e la limitazione della quantità di moneta può servire allo scopo di soggiogare e controllare amici e nemici. Soprattutto i poveri.



Continua...



Per le cose serie:
"Inflazione e moneta endogena" a cura di Keynes Blog
"Le ricette veloci di Giampiero Friedman" (Goofynomics featuring Istwine) 
"Endogenous money for dummies, part. 2 (Goofynomics featuring Istwine)
Alberto Bagnai "Il sistema bancario"

venerdì 24 maggio 2013

Il processo di decondizionamento del piddino in cinque fasi


Ieri Beppe Grillo ha detto che tra un anno (se riusciremo a smentire Keynes che ricordava che nel lungo periodo saremo tutti morti) sarà indetto un referendum popolare sull'euro. Giusto il tempo di raccogliere le firme e di prendersi un anno per informare il popolo sulla questione.
Beh, sempre meglio di niente e del giovane di bottega che vuole morire per Maastricht; l'intento di rispettare la volontà popolare è lodevole, oltre che molto comodo, vista l'implicazione di delega della decisione, ma non c'è tempo, bisogna risolvere prima la questione con altri mezzi.  Questo non è l'acqua pubblica ma il destino di una nazione.

Le persone, gli esperti in grado di elaborare un piano di uscita dalla trappola ci sono già. Basta radunarli, chiuderli in conclave e farli uscire solo quando il piano, che esiste già in varie versioni, è pronto nella forma definitiva e più adatta al caso Italia. Però poi è la politica che deve materialmente  agire. 
Per quello che tecnicamente dovrebbe assomigliare, per discrezione e rapidità di esecuzione, ad un golpe economico, visto che non sarebbe opportuno, per ovvi motivi, mettersi a gridare alla finestra "Ehii, domani o al massimo giovedì usciamo dall'euroooo!!, mi pare che manchino completamente purtroppo le figure di coloro con le palle che si prendano la responsabilità ed assumano il comando delle operazioni. Bisogna lavorare su questo, su una classe dirigente che lo faccia.

Ad ogni modo, per quanto riguarda l'informazione del pubblico, penso si possa fare in maniera efficace grazie alla cara vecchia informazione.
Si tratta di disattivare decenni di propaganda e condizionamento televisivo. Non abbiamo certo di fronte delle comode tabulae rasae sulle quali scrivere e disegnare i nostri pupazzetti a piacimento. Però si può farecliccare, prego.

Vi propongo quindi un programma di decondizionamento in cinque fasi. Per i più svegli ed aperti mentalmente basterà la volontà di applicarsi, superare appena un paio di giorni di scimmia e i risultati saranno rapidi e duraturi.
Per i piddini, che dovranno in più elaborare il lutto della consapevolezza del tradimento della loro parte politica di riferimento (l'inception è: "è la sinistra che ci ha venduto alle élite reazionarie") occorreranno forse metodi più coercitivi. Comunque, ricordate, è per il loro bene.



Fase prima - la storia

Lettura di "Shock Economy" di Naomi Klein (2008). Il testo che racconta quarant'anni di politiche ultraliberiste nel mondo  (il libro è stato scritto prima che iniziasse l'attuale agonia europea) e la loro evoluzione nel concetto di "economia dei disastri". Quella che da una catastrofe possono scaturire grandi opportunità d'impresa  ◄ cliccare sul link ed ascoltare il contributo audio, prego.
La lettura del testo può essere rinforzata, ma non sostituita, dalla visione di questo documentario.





Fase seconda - l'antecedente

Visione del film "Diario del saccheggio" (2006) di Fernando Solanas. Il racconto degli anni di privatizzazione selvaggia e distruzione del ruolo dello stato in Argentina; dell'aggancio della moneta locale al dollaro (PAROLA CHIAVE: VINCOLO ESTERNO) fino al default del 2001 dopo il quale l'Argentina si è risollevata a prezzo di grandi sacrifici e cambiando completamente rotta economica.


"Ma noi non siamo l'Argentina!!" Urla e si dibatte il piddino immobilizzato, nonostante cominci a capire che i dolori di quel paese lontano gli ricordano eventi molto recenti e vicini a casa sua. 
Bene, è ora di far risuonare le note del dolce, dolce Ludovico Van  ◄ cliccare sul link ed ascoltare il contributo audio, prego, così soavemente simbolico del VINCOLO ESTERNO, pardon, sogno europeo. Urlerà un po', il piddino, ma è sempre per il suo bene.




Fase terza - l'illuminazione

Inizia la parte tosta del programma. Quella dove bisogna materialmente sturare i neuroni. Per i soggetti piddini, più che una tecnica di decondizionamento sarà un esorcismo. Molto doloroso.
Utilizzeremo per prima cosa le formule di questo manuale:


Indi si proseguirà con la lettura del "Il tramonto dell'euro" del medesimo autore, Alberto Bagnai (2012). Una rilettura, a seguito della prima, non guasta, soprattutto a chi è vergine in economia. Insomma, due botte ci vogliono.
Dopo la cura d'urto, come mantenimento, bisogna cominciare ad assumere regolarmente ogni giorno i contenuti dei seguenti blog:

Avvertenza: in questa fase di assunzione di consapevolezza, la visione anche accidentale di Ballarò, Piazzapulita, Servizio Pubblico ed altre trasmissioni di Propaganda PUDE che raccontano invece una realtà opposta e funzionale al sistema euro, può causare accessi d'ira alternati a  momenti di sconforto. E' una reazione perfettamente normale ed attesa.



Fase quarta - la rivelazione

Avvertenza. La visione dei filmati della fase quattro può provocare nel soggetto decondizionando nausea e vomito. E' perfettamente normale e previsto. Preparate i secchi.

A questo punto, se siamo fortunati, il piddino comincia ad intuire qualcosa. Gli altri, i più svegli ed aperti mentalmente,  hanno capito, già probabilmente dalla fase due, che sono stati trascinati in una trappola senza uscita apparente e che i loro attuali disastri economici ed esistenziali sono causati dall'EURO.
Un VINCOLO ESTERNO, ricordate la fase due ◄ cliccare sul link ed ascoltare il contributo audio, prego, imposto da un'élite che ha scoperto che una nota e vecchia (1961) teoria neoclassica (AREA VALUTARIA OTTIMALE) che apparentemente illustrava come dovrebbe funzionare una moneta unica per il bene di tutti, del 99%, poteva essere applicata, rovesciandola, con la complicità fondamentale dei politici rappresentanti le classi lavoratrici, per fare il bene unicamente dell' 1%. Come viene descritto nell'articolo:



Vogliamo ora riascoltare, in religioso silenzio, la DICHIARAZIONE DI GUERRA?





Povero piddino, mutazione teratologica di quel pidiessino e poi diessino che aveva tanto creduto nell'Ulivo e nella gustosa prospettiva di un'Italia tutta prosperosa e dalle coscione burrose come la Bologna del dotto professor Prodi. Sentitelo nel 1998 come era contento del suo trappolone in itinere e come già ammetteva che, nell'unione, sarebbe stata la GERMANIA ad avvantaggiarsene). Birichino, biricò.


"Beh", accenna con un lamento il piddino, "alla luce dei recenti avvenimenti, il Professor Prodi avrà forse cambiato idea?" Oh, NEIN, meine kleine Schwantzstucken Kopf.
Ascoltatelo qui pontificare nel 2012 della supremazia germanica e della sua irreversibilità, con una povera studentessa greca. OHI! OHI! DIALOGOI.


"Maestraaa! Ma questo", alza il braccino il bimbetto dell'asilo, "non doveva fare l'interesse dell'Italia e non della Germania?"
Eh, cara voce dell'innocenza, vallo a spiegare ai piddini.

Se ancora qualche soggetto dovesse infine persistere nel negare che la politica attuale non rappresenti un disegno reazionario, con l'euro come suo malleus economicarum, che sta permettendo alla Germania di riaccarezzare sogni di grande Reich grazie al VINCOLISMO ed al MERCANTILISMO,  con noi a fare da servi sciocchi, ricordategli da chi è stato governato fino a pochi mesi fa. 
Dalla voce insinuante e dal serpentese di Romano Prodi all'eloquio metallico senz'anima di Mario Monti. Siamo alla fase finale:



Fase 5 - La confessione

Giunti a questo punto della terapia, le pubbliche ammissioni di colpa degli agenti del nostro disastro, simili alla sfida "prova a prendermi" che lanciano i peggiori serial killer inviando lettere con brandelli delle vittime ai giudici istruttori, ci aiutano nel compito di illuminare definitivamente il soggetto, dando ad egli la conferma ultima del tradimento subìto.
A questo punto, tutto torna:

Ricordate la fase 1, LA STORIA? Anche l'altra volta (anni '40) cominciò con la conquista della GRECIA:



Mi rendo conto che, come ultimo colpo di coda, nel piddino più riottoso potrebbe sorgere il dubbio:
"Ma ora c'è il PD al governo" [con il PDL, ma è un dettaglio, n.d.a.] "possiamo andare a RINEGOZIARE IN EUROPA".

Bene, come ultimo atto del processo di decondizionamento, ricordate al soggetto che l'attuale presidente del consiglio ha scritto per lui questo libercolo:


Non fateglielo nemmeno leggere. Sbatteteglielo proprio in faccia. Potrà conservarlo come attestato di partecipazione.

mercoledì 22 maggio 2013

Doktor Mark e Herr Euro


Come sapete, il nostro bimbo prodigio bello di zio tutti i giorni minaccia di andare in Europa (ma si legge Germania) a rinegoziare, dice lui, il Fiscal Compact e gli altri trattati capestro shockeconomici che ci stanno strangolando.
Trattati che il suo partito, assieme al braccio politico di Mediaset, ha approvato a suo tempo senza emettere neppure un belato, compreso Nichi, che ora fa lo sdegnoso, quando ha sottoscritto l'accordo elettorale con il PD.  Il silenzio degli indecenti. 

Andare a rinegoziare. Bene, ma quando, visto che l'Italia con la garrota al collo è già cianotica? Per ora è un temporeggiare pallido e assorto, sperando che nel frattempo arrivi qualcuno a risolverci il problema. Magari Gigantepensacitu, il Diodelcielo o una provvidenziale invasione aliena.
Ho il sospetto che il regime piddino sia convinto, con un ragionamento viziato dal maschilismo, che la politica tedesca di austerità sia tutta colpa della Merkel. Della paturnia postmenopausica di questa carampana senza più voglie che cambia colore della livrea come il camaleonte ma sotto la giacchetta è un ottusangola in duralluminio. Trombata la strega alle prossime elezioni di settembre, ragiona il piddino modello base, cambieranno le cose e i crucchi non saranno più crucchi ma diventeranno malleabili come il pongo.

Vale la pena allora di fare subito un bel gavettone di acqua gelata in faccia al piddino e raccontare con quale tipo di tedeschi abbiamo a che fare, femmine e maschi, compresi quelli che dovrebbero rappresentare, figuriamoci, la svolta, l'inversione a U post Merkel. Le fate turchine disposte a perdonare il discolo Pinocchio.
Grazie come sempre a Voci dalla Germania che lo ha tradotto per noi, vi propongo alcune perle assolute dal pensiero di due economisti: Bernd Lucke, leader di Alternative für Deutschland, il partito "antieuro" che conosciamo già, e Dennis Snower, presidente dell'Institut für Weltwirtschaft di Kiel, intervistati dal Frankfürter Allgemeine Zeitung (qui in originale).

Le domande poste dal giornale (d'ora in avanti FAZ) ai due esperti vertono sulla questione euro e sulla conseguente crisi dei paesi della periferia dell'eurozona. Un argomento che in Italia non esiste a livello ufficiale, mediatico, ma solo in quello esoterico delle riunioni dei Beati Paoli dell'economia mainstream e in Internet a cura della controinformazione carbonara, perché la crisi, lo sapete, è causata dall'invidia americana per l'euro che usa l'incanto patronus della speculazzzioneinternazzzionale per farci la magia nera cattiva.
Invece nel resto d'Europa si ha ben presente quale sia la causa della recessione europea. Una crisi strutturale creata dal vincolismo, che lo shock esterno finanziario ha solo innescato. Non c'è economista sano di mente nel continente che non si renda conto del problema e che non pensi al modo di uscire dall'impasse.
Lo fanno anche i nostri due eroi del giorno, Bernd e Dennis, che qui dialogano a lungo ed approfonditamente sullo stato dell'eurozona. A modo loro però, come vedremo, a colpi di dissonanza cognitiva e pregiudizio ideologico, con lo spirito dei tolemaici che si rifiutano di guardare nel cannocchiale di Galileo e la mentalità, mi dispiace dirlo, da crucchi totali.

FAZ domanda se, alla luce dell'attualità, sarebbero ancora favorevoli all'introduzione dell'euro. Visto che comunque così non si può andare avanti a lungo, quali sarebbero le ricette migliori per evitare il crollo dell'eurozona e il salvataggio dei paesi più negativamente coinvolti. Se è previsto un ritorno al marco ed alle altre monete nazionali.
Snower (l'eurista duro e puro): "Assolutamente favorevole all'euro ma con regole più solide. Gli stati europei hanno avuto vantaggi sia politici che economici. Anche se noi fino ad oggi avessimo vissuto bene senza l'Euro, ora sarebbe il momento giusto per introdurlo. Se i paesi iniziassero ad uscire dall'Euro, in Europa avremmo più protezionismo e un nazionalismo dannoso. L'intero progetto europeo sarebbe messo in discussione. Rischiamo un circolo vizioso che ci porta al caos.
L'introduzione di una moneta nazionale (per i paesi del sud, come propone Alternative für Deutschland, il partito di Lucke, n.d.r.) , se tutto andasse bene, avrebbe solo un breve effetto. I prezzi si adeguerebbero velocemente. La competitività di un paese non dipende dalla sua valuta, piuttosto dai suoi vantaggi comparati: che cosa sanno fare meglio degli altri? Questo dipende dalla sua struttura produttiva e dalla sua forza innovativa. Se le cose non dovessero funzionare, un paese povero del sud-Europa, con una valuta debole, non potrebbe permettersi investimenti per creare una nuova struttura produttiva. Il governo cercherebbe la sua salvezza nell'inflazione, alle porte d'Europa ci sarebbe un caos valutario. Come tutto questo potrebbe portare paesi come la Grecia ad una maggiore competitività, non lo capisco proprio. "

Lucke (l'euroscettico, il buono, secondo i piddini): "Oggi non sarei affatto per l'introduzione dell'Euro, sebbene nel 1999 lo fossi. Pensavo che l'Euro avrebbe potuto esercitare una benefica pressione sugli stati e renderli più competitivi. Competitività che fino ad allora era stata difesa solo con le svalutazioni. Ma l'inerzia è stata troppo forte. Anche esercitando una grande pressione, non si sono viste le riforme strutturali sufficienti. Per questo motivo l'Euro non è adatto ad una zona valutaria cosi' eterogenea.No, non è la Germania a dover abbandonare l'Euro, ma i paesi del sud. Sarebbe molto più efficace di un'uscita della Germania dall'Euro. I paesi del sud avranno la possibilità di svalutare, e in questo modo tornare competitivi. L'Europa soffre di una crisi di competitività. Nei paesi del sud i salari in rapporto alla produttività sono troppo alti. Le aziende non sono competitive, è difficile esportare i loro prodotti. (fonte)
Vedete, se cliccate sui link che ho messo ai loro nomi all'inizio scoprirete che questi due hanno un curriculum enorme. Delle pubblicazioni impressionanti. Sono dei 24x17 dell'economia. Eppure, accecati dall'ideologia e dal fondamentalismo neoclassico, sembrano Scemo & Più Scemo.
Se ne volete la controprova, eccola.
Quando i due si avventurano nell'esempio di un paese che in questi anni invece ha fatto il bravo (e succede anche ad economisti nostrani con l'orecchino che hanno sempre la Svezia in canna), i risultati sono ancor più esilaranti:
Lucke: Nel 2001 la Turchia si trovava in una pessima situazione, simile a quella della Grecia di oggi: altamente indebitata e prossima alla bancarotta. Allora dicevamo in maniera arrogante: la Turchia non è pronta per l'EU. Ma cosa è successo? La Turchia ha risolto il suo problema debitorio, è entrata in nuovi settori economici e al momento sta vivendo un boom con la sua moneta flessibile. Perché la Grecia non dovrebbe andare nella stessa direzione?
Snower: Che la crescita della Turchia sia da ricondurre ad una valuta flessibile, per me è una novità! Il paese ha semplicemente fatto delle buone politiche economiche, ha rafforzato lo stato di diritto e migliorato l'educazione.
A questo punto, un bimbetto dell'asilo stenderebbe ben in alto il braccino e griderebbe: "Maestraaa, ma la Turchia non ha l'euro, non è soggetta al vincolo di cambio, ha sovranità monetaria, applica la Lex Monetae, stampa moneta!"
Appunto.
Invece qui abbiamo due economisti che inanellano una serie tale di svarioni ed ottusità che, se fossero medici, sarebbero già stati radiati dall'albo per eccesso di rischio di mortalità di pazienti.
Ai bei tempi dell'economia sana di mente e non psicopatica, al primo esame di macroeconomia sarebbero stati consigliati di dedicarsi piuttosto al lavoro all'uncinetto.

Santoiddio, è dal 1961 che il liberista Mundell ha teorizzato sui requisiti dell'Area Valutaria Ottimale, raccattandoci su anche un premio Nobel e Lucke, questo phenomenon che dovrebbe rinnovare la Germania rivoltandola come un calzino, si meraviglia che l'euro non abbia funzionato in una area "così eterogenea"? Per non parlare dell'altro, che considera una novità (1961, lo ricordo) che un paese prosperi grazie alla flessibilità del cambio. Il Giappone di Shinzo Abe gli deve sembrare una specie di fenomeno allucinatorio.
Guardate, il punto centrale è quello. Un'idiota come me l'ha capito alla prima lettura, cos'era un'Area Valutaria Ottimale e perché l'Europa attuale non lo è e non può quindi funzionare con il vincolo della fissità del cambio. Quindi, o questi sono peggio che idioti oppure sono affetti da neglect ideologico. Siccome non possono accettare che la loro teoria sia sbagliata, dev'essere l'ambiente circostante ad esserlo.

Ecco quindi che insistono e perseverano diabolicamente nell'errore, invocano ancora più rigidità di regole, confabulano di vantaggi arrivati ai paesi europei dall'euro senza specificare quali (indovinate, la Germania!) e vaneggiano di possibilità di salvare il mostriciattolo morente.
Lasciate ogni speranza o voi pisani che pensate di poter ragionare con questi.
Perché c'è ancora dell'altro, non è solo ottusità fondamentalista da liberisti, come se ne trova tanta anche tra i Chicago Boys nostrani. Se leggerete l'intervista per intero finiranno di cadervi le braccia.

Questi due sono dei fottuti mercantilisti con il mito dell'export come virtù assoluta e dell'import come vizio innominabile. Ma soprattutto sono anche dei moralisti luterani, per i quali il debito è Schuld, maxima culpa, ma il credito no, è buono, e la vita è solo sacrificio, se no il paradiso non te lo meriti. L'etica protestante del paternalismo. 
Ovviamente, il tedesco incarna, per loro, l'essere virtuoso e il losco greco terrone (o italiano) l'Untermensch da lasciar crepare dopo averlo spolpato fino alle ossa. 
La cosa strana infatti è che ci disprezzano però desiderano la nostra roba. Si vantano di vivere in affitto e di non avere il mito della casa di proprietà, però cominciano già ad allungare le mani sul nostro mercato immobiliare in crisi nera.

Tutto quel moralismo, quella pretesa di essere campioni di virtù e quel Super-Io ipetrofico sembrano nascondere solo l'istinto primitivo del cannibalismo rituale. Quello che mira ad assimilare la forza del nemico incorporandolo ed incamerandone le ricchezze. E la nostra forza di paesi sudici è fatta di libertà, creatività e attitudine alla ribellione. Quelle qualità che permettono ai paesi come il nostro, come dice Snower ad un certo punto, "di fare alcune cose meglio degli altri." 
Solo che queste cose si possono fare solo con le mani libere da vincoli monetari e la mente libera da 3% di rapporto debito-PIL da rispettare ad ogni costo. Con questo grado di libertà, volendo, potrebbero farcela pure i tedeschi, ad essere felici.

Vai Enrichino, vai a trattare, a negoziare con i crucchi. E che buon pro ti faccia.

venerdì 17 maggio 2013

Malleus economicarum





Avete mai ascoltato parlare degli eretici? Non mi riferisco ai dolciniani, terminati di bruciare da parecchio tempo, ma ad eretici di tipo economico. Eretici moderni ma non per questo meno vilipesi ed emarginati.
Guardate, la situazione è paradossale perché chi sentirete parlare in questo video rappresenta in realtà la teoria classica economica che spiega i meccanismi semplici che da sempre governano il sistema capitalistico: il sistema binario del debito/credito, della domanda/offerta. Il meraviglioso relativismo della salita che può diventare discesa. Teoria che, nel secolo scorso, attraverso le politiche economiche di tipo keynesiano, ha risolto tutte le crisi periodiche permettendo ai paesi che le avevano adottate di progredire e dare benessere ai propri cittadini, concedendo al capitalismo di dotarsi di un volto umano e sostenibile.

I veri eretici, a ben guardare, sono gli altri, i liberisti. Quelli che però, dominando il mondo da quarant'anni, dopo aver scoperto che la loro teoria si sarebbe rivelata di straordinaria utilità per gli interessi dell'1% più ricco della popolazione, a scapito del 99% ovviamente, ed averla venduta con gran profitto al primo, si sono tolti lo sfizio di proiettare l'eresia sugli altri, sui fautori di un'economia social oriented e, di conseguenza, bandirli dalle università, dalle trasmissioni di approfondimento e da tutto ciò che fa mainstream. Il golpe dei servi opportunisti.

L'esperienza di ascoltare Nino Galloni e Nando Ioppolo, quindi, è straordinariamente interessante perché non siete certamente abituati a farvi raccontare l'economia ma una sua versione bizzarra, straniante ed allucinatoria, fatta di inflazione che nasce dalla quantità di moneta circolante, di necessità di assenza di qualunque controllo sulla circolazione di capitali tanto il mercato, alla fine, si autoregola da sé come fosse un essere senziente saggio ed avveduto.
Siete cresciuti probabilmente con l'idea che lo Stato sia il nemico, un Moloch che si mangia tutti i vostri risparmi senza darvi niente in cambio. Che privato è sempre bello, buono e fico.  Che l'economia di una nazione è una specie di casalinga disperata molto cotonata che deve far quadrare i conti, far fare i compiti ai figlioli indisciplinati e punirli con l'andare a letto senza cena se non li eseguono.
Un lettura dell'economia favolistica, manichea, fatta di bene contro il male, di moralismo, di culto della ricchezza come valore assoluto.
Il tipico argomentare di una casta privilegiata quando vuole fregare il popolo.
Da qualche tempo infatti vi sta venendo il dubbio che questa versione dell'economia sia una fregatura, che le cose vadano sempre peggio e che non vi sia via di uscita. Non riuscite a vedere il suo lato positivo perché state dalla parte dell 99% e ormai state capendo che, per voi, non vi sarà mai posto nel club esclusivo dell'1%. Siete depressi perché loro vi hanno raccontato la storia di TINA, vi hanno detto che NON C'E' ALTERNATIVA.

L'alternativa invece c'è. C'è l'alternativa alla crisi, all'indebitamento, al progressivo impoverimento della popolazione.
L'intervista a Galloni e Ioppolo, che espone il punto di vista keynesiano, contiene alcune chicche, che vi lascio il gusto di scoprire da soli e che vi lasceranno forse ancora più sconcertati ed arrabbiati, pensando ai sacrifici che la religione liberista e la sua Libera Inquisizione vi stanno infliggendo.

Sapevate, ad esempio, giusto per parlare di crisi dell'eurozona e di chi trucca veramente i conti, che la Germania ( min. 3'50") non computa nel totale del suo debito pubblico, quello che dichiara pubblicamente ai partner europei, il debito dei Lander e quello previdenziale e per questo la culona appare così snella? Che possiede una banca pubblica, la Kfw, che prende denaro in prestito dalla BCE allo 0,75% e lo reinveste al 2% per acquistare debito pubblico tedesco? Questo grazie ad una clausola del Trattato di Lisbona che vieta il prestito dalla BCE agli stati ma non alle banche? Vi sento già: "E noi???"
E lo sapevate che, nonostante vi stiano massacrando con la storia del debito pubblico, dal 1945 non si conosce alcun esempio in alcuna parte del mondo di restituzione di debito pubblico?

Buona visione, e buona depressione.




mercoledì 10 aprile 2013

Ci vorrebbe una Thatcher


Tra ieri e oggi si è detto ovviamente tutto il dicibile di Margaret Thatcher, morta a 87 anni dopo aver subìto per lunghi anni  la punizione divina della malattia del dottor Alzheimer, un destino curiosamente condiviso con il suo sodale ultraliberista Ronald Reagan.
Si è giustamente ricordato che fu la prima donna premier del Regno Unito. Che per anni si fece un mazzo tanto in politica partendo dalla gavetta per riuscire ad imporsi in un partito, quello conservatore, fatto di uomini disposti ad inginocchiarsi di fronte ad una regina ma restii ad affidarsi alle amorevoli cure di una che assomigliava troppo alla loro madre. 
Questi anni giovanili di lotta per imporsi e per raggiungere il punto più alto di una carriera indubbiamente straordinaria, sono ben raccontati nel biopic "The Iron Lady" del 2011. Peccato che il film, distratto dalla tesi di fondo che le donne lo fanno meglio e se fanno politica basta che respirino, dimentica di raccontarci tutto il lato oscuro e controverso del personaggio, limitandosi a passare oltre, a cambiare discorso, a ripiegare sul privato, come si sarebbe detto nel '68.
Tanto Meryl Streep è così mostruosamente brava che ci aiuterà sicuramente a far dimenticare di cosa fu veramente capace questa donna una volta giunta al potere. 
L'epitaffio perfetto per la tomba di Maggie che mi è venuto in mente oggi potrebbe essere: "Mommy was very bad".

Thatcher è stata la madre della Shock Economy, colei che dedicò la sua vita allo smantellamento dello stato sociale, prendendo a calci in culo il povero Keynes e potendolo fare, visto che l'imminente caduta del muro di Berlino avrebbe reso di lì a poco inutile il capitalismo compassionevole di quell'economista piagnone, sostituendolo con la sua forma più spietata che può agire liberamente perché la minaccia comunista non c'è più e le sinistre parlamentari sono entrate tutte in banca.
Thatcher fu essenzialmente la fautrice di un'economia primitiva, come la definisce Nicholas Kaldor
"L’economia della signora Thatcher è antropomorfa, in quanto crede di poter applicare all’economia nazionale gli stessi principi e regole di comportamento che sarebbero considerate opportune per un singolo individuo o una famiglia: pagare di tasca propria, tagliando le proprie spese in modo che si adattino ai propri guadagni, evitando di vivere oltre le proprie possibilità e di contrarre debiti. Si tratta di ben misurati principi di prudenza nei comportamenti per una persona, ma se applicati come ricette politiche per un’economia nazionale conducono ad assurdità."
Questa visione del mondo metà massaia e metà bottegaia, molto piccolo borghese ma estremamente combattiva nel mirare a raggiungere gli apici della società, reazionaria fino al midollo, finì per favorire enormemente le classi già privilegiate, arricchendole ancora di più ed allargando la forbice tra esse e le classi lavoratrici, impoverite e private di diritti e coperture sociali. 

Uno dei luoghi comuni del Thatcherismo, ovvero della religione che praticano i Thatcherians with the ass of the others, è che Maggie salvò l'Inghilterra dal declino. O dal baratro, come ho sentito pure dire.
Qualcuno solleva però dubbi sulla reale efficacia della sua politica economica, tanto decantata dai suoi ammiratori. In un articolo velenosetto assai, Paul Krugman si domanda, grafici alla mano, come mai le sue riforme iniziate nel 1979, tanto decantate dai fans, ci misero tanti anni - non prima degli anni '90 -  a produrre risultati tangibili e se fu proprio tutto merito suo. 
Del resto, se il principio liberista del laissez faire e della deregulation dei mercati finanziari - che ci stanno regalando uno shock finanziario dopo l'altro - ha indubbiamente avvantaggiato un paese che ha nella City  il punto di forza, non si può nascondere il fatto che la Thatcher abbia devastato il tessuto industriale britannico. Forse proprio a causa di quella politica economica che, per inseguire i numeri di principio e i conti da far tornare a tutti i costi, dimentica la realtà, l'economia reale e le sue esigenze.
Un fenomeno che stiamo osservando anche noi nel nostro paese e in tutta Europa, dove gli effetti collaterali dei principi liberisti sono stati amplificati dalla moneta unica imposta per motivi politici ed imperialistici - il neomercantilismo tedesco - ad un'area valutaria tutt'altro che ottimale.

C'è un lato curioso però nell'odierno proliferare di coccodrilli commemorativi della Lady di Ferro. Mentre in Gran Bretagna, dove soprattutto le classi lavoratrici ancora si leccano le ferite lasciate dalle sue cinghiate di dominatrix in missione per conto dei ricchi, sono prevalse le voci critiche o per lo meno realistiche sulla sua personalità di statista, fino all'esultate dei minatori, in Italia fin dalle prime ore seguite all'annuncio della scomparsa, sono proliferati i vedovi inconsolabili e le prefiche, soprattutto tra gli econominkia liberisti all'amatriciana o i Thatcherians di cui sopra.
Non c'è bisogno di dire che i pianti e gli strepiti, al pensiero della morte di colei che tanto ispirò il nostro ducetto per le sue mancate riforme, sono venuti soprattutto da giornali ed esponenti di centrodestra.
Ancora più stupefacente però di questo pianto greco interclassista è il peggior demerito che commentatori, giornalisti e politici italiani, soprattutto  - ma non sarebbe nemmeno necessario dirlo - di centrosinistra, hanno voluto attribuire a Maggie. Indovinate un po'? Ha massacrato i minatori e i sindacati? Si, vabbé. Ha tolto il latte gratuito ai bambini delle scuole pubbliche? Certo. Ha fatto la guerra e ed era grande amica e sodale di Pinochet? Anche. Però soprattutto "Era contro l'euro", hanno scorreggiato all'unisono i cinegiornali piddini e PUDini ieri sera.

Come dimostra questo filmato del 1990 risalente al suo ultimo anno di governo, la Thatcher era contraria all'ipotesi della moneta unica europea.  La considerava la tomba della democrazia per l'Europa ed era molto preoccupata che una banca centrale europea arrivasse ad avere più potere degli stati nazionali.



Nella sua biografia lasciò scritto: "La Germania andrà su tutte le furie per via della necessità di far crescere l'inflazione", mentre i paesi più poveri [la periferia, n.d.a.] finiranno inevitabilmente per non essere più competitivi e dovranno perciò essere salvati".
Profetica come pure fu, sull'argomento, un altro grande statista degli anni ottanta: Bettino Craxi.

Cosa dimostra questa visione straordinariamente lucida sugli sfracelli prossimi venturi dell'euro? Che Margaret Thatcher aveva letto non solo Friedman ma anche Mundell, il teorico dell'Area Valutaria Ottimale  e uno dei padri della moneta unica - liberista, non keynesiano - e che, fiutata la trappola, rifiutò di farci cadere il suo paese, a differenza di ciò che hanno fatto tanti politici nostrani.
Invece, per i venduti al PUDE questo sarebbe un demerito peggiore dell'aver fatto la guerra ai sindacati.
Sentite cosa ha avuto coraggio di dire il padre dell'euromostro, Romano Prodi, in memoriam: "La Thatcher è responsabile della crisi attuale perché ha voluto la deregulation dei mercati finanziari ed ha accresciuto le disparità sociali".

Certo, questa è la favola per i piddini, ma noi che piddini non siamo e paura non abbiamo, diciamo che se nel 2002 non avessimo perduto la sovranità monetaria, non ci fosse stato imposto l'aggancio ad una moneta troppo forte, il cambio fisso e tutti i vincoli dei trattati europei correlati, all'arrivo dello shock esterno rappresentato dalla crisi dei subprime del 2008, non avremmo dovuto reagire con politiche deflazionistiche e depressive che stanno affondando la nostra economia e quella di un intero continente. E' questo che Prodi e tutta la sinistra europea traditrice, con scorrettezza ed infamia, omettono di dire: che anche loro hanno attinto a piene mani dal liberismo più spietato e classista ma, come le demi vierges, fanno finta di scandalizzarsi di fronte all'enorme principio del libero mercato e della deregulation, come se non ci inzuppassero il biscotto pure loro. Rifiutando di vedere che proprio la libera circolazione dei capitali favorita dall'assenza del rischio di cambio ha creato l'enorme debito privato che loro, per nascondere la loro natura shockenomista, chiamano pubblico.
La verità è che, dal punto di vista degli interessi dei lavoratori e di chi non è protetto dalla ricchezza, questi sono peggio della Thatcher e purtroppo assai meno esperti ed illuminati di lei in economia.

Vorrei modificare l'epitaffio, se possibile: "Mommy was very bad but she saw it right."

sabato 2 febbraio 2013

E' gente strana, se bevono 'o té


Ieri sera mi sono fatta del male, ho seguito il programma di Lucia Annunziata "Leader", allegro e beneaugurante come il  backstage di un funerale. 
Il candidato di Scelta Cinica, Sua Supponenza Monti, mi ha confermato la solita impressione: una persona che non ho paura di definire pericolosa se in grado di ottenere sociopaticamente e malauguratamente più potere di quanto ne abbia avuto finora. Un egocentrico anaffettivo dall'eloquio  soporifero (ma come fanno i suoi studenti? Red Bull direttamente in vena, altri stimolanti?) e incapace di accettare qualunque contraddittorio e la messa in discussione delle sue banalità, espressione di un bagaglio ideologico fatto di shock economy da applicare senza indugi ad un popolo di vivisezionandi. Stanotte, sarà stata l'atmosfera da anticamera della tortura ed il retrogusto necrofilo ma sono stata tormentata da incubi con medici giapponesi dell'Unità 731 intenti ad operare esodati e pensionati da svegli con una voce inconfondibile che li incitava: "Ve lo chiede l'Europa". 

Detto che le domande rivolte al castigabaratri sono parse spuntate come spade da teatro, che il rito funebre è stato completato dalla lettura con voce rotta di un commosso ricordo della defunta Italia da parte di un trio di bocconari saputelli, l'unico movimento registrato dal tanatogramma è stato quando un giovane cucciolo di rottweiler ha azzannato il prof da destra, assestandogli quel colpo fatale che il direttore dell'Unità Sardo aveva mancato, pur impegnandovisi con onore. 
"Lei non ha privatizzato, privatizzato, privatizzato!! Non ha fatto le riforme che doveva fare!" ripeteva con la bava alla bocca il botolo. Si trattava di uno di quei baldi ggiovani del Tea Party Italia, suppongo l'ennesima incarnazione dell'ingerenza atlantica neocon nei nostri fatti privati tramite il vetusto strumento della propaganda da guerra fredda.
Monti, dall'alto del suo sussiego non ha risposto alle provocazioni della carognetta, ha azionato la modalità luce soffusa ed è ri-asceso al Cielo della Politica a miracol mostrare. Ci sarebbe stato tanto bene dalla platea un "Facce Beatrice!"

Ed è stato in quel momento che mi sono resa conto che esistono ricette di liberismo spezzaossa ancora più estreme di quelle del Megabocconiano, roba che Saw l'Enigmista in confronto è un collezionista di coniglietti di peluche. Ho capito che c'è gente veramente convinta che affidare tutto ai privati sia cosa buona e giusta per tutti, che estirpare welfare e ruolo di controllo dello Stato sia l'orgasmo multiplo e  che non esiste per loro altra visione economica del talebanesimo liberista in varie salse. Dall'amaro té dei neocon al -stato+mercato dei baffi a manubrio. 
Soprattutto ho capito che, nonostante queste teorie si siano dimostrate fallimentari e genocide - ma loro danno la colpa alla speculazione finanzaria, un'enorme bolla che viene da Marte - questi figli di una Thatcher hanno tutta l'intenzione di continuare ad imporcele, se glielo lasciamo fare.

Consoliamoci. Dall'altra parte c'è chi così si esprime sulla questione sopravvivenza dalla trappola dell'euro, doping supremo di quella Lance Armstrong economica che è la Germania ed espressione della shock economy made in Europe : 

"Bisogna stare attenti a questa battute da due soldi - spiega Pierluigi Bersani (riferendosi alle dichiarazioni di ieri di B., n.d.r.) -  perché se avessimo fatto i compiti che dovevamo fare dopo l'euro, certamente la Germania avrebbe ben meno da rimproverarci e potremmo parlare con voce più chiara anche alla Merkel".

Requiescat in pace, amen.

mercoledì 16 gennaio 2013

Pifferai, uomini e topi



"Ragioniamo però a due condizioni: Primo, ecco, non si parli di cose che non esistono in nessun posto al mondo, “pareggio di bilancio per costituzione”, cioè noi non è che intendiamo nei secoli castrarci di ogni possibile politica economica." Pier Luigi Bersani, agosto 2011.

Oggi non è una gran giornata. Sarà il nono giorno di influenza senza aver recuperato il sonno né la piena facoltà respiratoria, sarà la politica che spurga da ogni trasmissione televisiva e da ogni social coso, facendoti mangiare il fegato e quello che c'è intorno; sarà infine la lettura di "La trappola dell'euro" di Badiale e Tringali che mi ha messo addosso una gran depressione, visto che gli autori sembrano offrire, nel loro pregevolissimo saggio sulla crisi europea, ben poche speranze di vederci liberare la  zampetta dalla morsa scattata con l'approvazione del Fiscal Compact se ciò dipenderà dalla volontà di una classe politica traditrice ed infame che ci ha venduti per i proverbiali trenta denari.

Già, la citazione dell'inizio; la finta opposizione, di fronte al Parlamento, al contratto capestro di stabilità europeo da parte di chi poi non solo l'avrebbe fatto approvare ma facendo in modo che la maggioranza fosse tale da evitare un eventuale referendum confermativo che avrebbe, scusi il disturbo, dato voce agli italiani su una questione che riguardava null'altro che il loro futuro. Questo è Bersani e questo è il PD che vi apprestare a votare perché "vinca e governi la sinistra". Traditori infami di un'intera nazione. Gli avranno promesso la solita banca? O di più?

Non m'importa che il Fiscal Compact, ovvero l'obbligo del pareggio di bilancio che si tradurrebbe in un continuo ed inutile salasso delle tasche dei cittadini fino a condurli alla povertà, in un quadro di economia reale sprofondata nella recessione, sia talmente inapplicabile ed incostituzionale, a sentire i più autorevoli pareri sia economici che giuridici che, secondo molti, sarà abortito spontaneamente. Possono farmi credere che la sua approvazione da parte del PD sia stata una manovra giusto per tenersi buone le Panzerdivisionen della Merkel e gli usurai della BCE. Bella strategia ma, dal punto di visto  politico, il tradimento rimane, perché il sospetto è che questi siano veramente degli spaghetti liberisti, che dell'economia capiscano solo il verbo mainstream e che il presunto Bersani esoterico, pronto a gettare la maschera e a battersi per riportare il keynesismo di nuovo al trionfo sia una delle solite storie (auto)consolatorie dei massoni progressisti.

Il Fiscal Compact, del resto, è stato approvato a grande maggioranza con soli 65 voti contrari, soprattutto di Lega, IDV e pezzi del PDL. Alcuni parlamentari, come Guido Crosetto (chapeau) hanno espresso parere apertamente sfavorevole al provvedimento, mentre i capibastone di partito, compreso il neoMMammetiano antieuro della domenica Pifferaio Magico Silvio, SegretarioBersani e Mister Serietà Pierferdinando, quel giorno si sono vigliaccamente dati malati. Nemmeno metterci la faccia, su una decisione così cruciale. Sono cose che gli elettori dovrebbero sapere. 

Ecco, le elezioni, l'infinita discussione se sia meglio il pane con l'euro o l'euro con il pane. Eh si, perché quello che avrebbe dovuto essere il vero nocciolo della questione, la priorità assoluta, ovvero il riappropriarsi della sovranità e dignità nazionale, rovesciando il tavolo dei sogni di dominio della Germania rifiutando la sua logica neomercantilistica che, a seguirla, ci retrocederebbe in un Terzo Mondo dove non siamo mai stati, non viene affrontato da nessun partito tranne qualche frangia estrema di destra e di sinistra. 
Non appare nell'agenda nemmeno di quelli, come la Lega, che pure si sono dichiarati a suo tempo contrari al Fiscal Compact e gli hanno votato contro. E' vero, un partito che è talmente miope da non vedere al di là di Varese è difficile che abbia una visione nazionale, per non dire globale. Così, sull'argomento euro, il neosposino Maroni (riaccasatosi con il vecchio con i dané) cincischia e se ne lava le mani - come del resto fa Grillo - invocando un vago ed improbabile referendum popolare che Bersani ha già provveduto ad affossare..

Del PD abbiamo detto; il resto, i cosiddetti moderati, è tutto Partito Unico dell'Euro dove, che ci sia o meno Monti con il suo borghesume a rimorchio, ma espressione di quell'elite economica che è l'unica a guadagnarci e che vuole tutto questo per cancellare decenni di lotte e conquiste dei lavoratori e infine la democrazia, poco cambia. 
B. il non morto ultimamente gioca a punzecchiare la Troika che lo ha defenestrato, buttando là qualche battuta antieuro. Capita perfino che gli scappino affermazioni giuste e condivisibili - a prescindere dal fatto che legga veramente Krugman o Roubini o che Brunetta gli passi semplicemente qualche bignamino, ma non avrebbe mai il fegato di porsi alla testa di un progetto di uscita dall'euro e di opposizione ai diktat imperialisti tedeschi. Peccato, avrebbe avuto l'occasione unica di riscattarsi nei confronti di un paese che ha sempre solo sfruttato per il proprio particulare.
Invece fa il pagliaccio come al solito e addirittura propone Mario Draghi per il Quirinale. Se pensate che gli altri nomi che si fanno per il prossimo Presidente Hindenburghizzato della Repubblica sono quelli di Monti e Prodi, dovreste aver capito che non c'è via d'uscita, a meno di colpi di scena.

E' difficile sfuggire al pensiero unico economico omodosso che tutto avvolge ed omologa, avendo ben cura di non svelare ai servi sciocchi che il paradiso prospettato dal meraviglioso mercato che si autoregola è in realtà la cara vecchia shock economy fatta di depressione, fame e sfruttamento per la massa e di bengodi per i sempre più ricchi. 
Lunedì sera ascoltavo, nel solito talkshow, una discussione da Petit Trianon tra cicisbei maschi e femmine appartenenti alla casta dei giornalisti che poi, per arrotondare, si fiondano in politica. Sono andati avanti  mezz'ora a chiedersi se un reddito di 100.000 euro fosse da considerarsi ceto medio. Sicuramente il pensionato a 500 euro/mese è lumpenproletariat, per chi ricorda Marx.
Questo mentre il noto economista con i baffi a manubrio e il sarto psicotico magnificava la riforma Hartz del 2003, la sciagura che da un lato permette a 7 milioni di tedeschi precarizzati di fare la fame con i 400 euro mensili del minijob e dall'altro fa sparire magicamente altrettanti disoccupati. Riforma che ovviamente Giannino vorrebbe introdurre anche da noi. Come se non fossimo precarizzati abbastanza. Tanto lui abita al Trianon ed intrattiene le Marie Antoniette come economista da salotto e forse si strugge di gettare le briosche dalla finestra al popolo affamato.

Ieri mi è toccato anche discutere in rete con dei connazionali residenti in Germania che mi hanno confermato, se ve ne fosse stato bisogno, che ai residenti tedeschi stanno raccontando la balla che la crisi è colpa nostra, dei terroni mangiapastaalpomodorosottoilsole, come era incaricata di ritrasmettere sul territorio nazionale RadioBerlino Fornero. Voi credevate fossero gaffes, invece stava indottrinando.
Mi è toccato sentirmi apostrofare in questi termini: "Se L'Italia vive al di sopra delle sue capacità, e s'indebita non è colpa della Germania, ma sua. Se in Italia volete vivere bene dovete imparare ad alzarvi la mattina e andare a lavorare e pagare le tasse, non potete vivere sempre con l'imbroglio e con i sussidi europei lavorare lavorare e pagare le tasse."
Con il collaborazionista dall'Italia che subito coglieva l'occasione: "Un governo ad impronta tedesca, a parità di condizioni in tutta Europa? Avremmo da guadagnarci tutti." Proprio vero che i convertiti sono i peggio fanatici.

Non provi nemmeno a spiegarglielo, ai tedeschi o wannabe deutschland che la Germania ci ha finanziato affinché comperassimo il suo surplus mentre le sue banche si riempivano di merda subprime nei mercati finanziari deregolati. Quando la crisi è scoppiata, si sono accorti di essere nostri debitori ed hanno sguinzagliato quelli del recupero crediti, i vari tecnici in loden.  Con lo spread - ovvero l'anticipo sulle perdite dell'uscita dall'euro ed il ritorno alle monete nazionali - ci hanno spremuti ben bene. Poi, non contenti, per salvare le loro banche e tenere in piedi la loro economia drogata a suon di svalutazione sui salari e compressione dei diritti dei lavoratori, per non parlare dei trattati europei disattesi con la protervia del più forte, ci impongono l'Arbeit Macht Frei del lager del Fiscal Compact.
Non provi a spiegarglielo, perché non lo capirebbero, perché è molto più rassicurante la favola del terrone sudicio che non vuole lavorare e minaccia i frutti della laboriosità teutonica. Come quando il baffetto gli raccontava che erano i lavoratori cechi a portar loro via il lavoro e loro cominciarono ad apprezzare la favola del popolo ariano. Sapete, si incazzano se, perdendo le staffe, alla fine si ricordano loro quei tempi e i sei milioncini di ebrei. Il problema è che bisogna ricordarglieli perché, ottusi come sono, sarebbero pronti a ricommettere gli stessi errori anche domani. Il fatto che per la terza volta in un secolo l'Europa sia in pericolo per colpa della Germania non può essere una coincidenza.

Chiudo con una nota lieta ed un omaggio ad Ilaria d'Amico che, nel suo show elettorale su Sky, impavida come Eowyn di Rohan di fronte al Re Stregone dei Nazgûl, ha dimostrato che si può tenere testa al Grande Mentitore e quasi distruggerlo dialetticamente. Non solo a colpi di fact-checking. Brava ragazza.

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