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venerdì 19 luglio 2013

Non nominare il nome di GRNP invano

Mark Rydens, "YHWH"

Stamattina diretta dal Senato per la votazione SalvaAlfano Beghelli sul caso "Studio culturale sull'Italia a beneficio della gloriosa nazione del Kazakistan".
La solita pregevole serie di figurine di merda, tali da suggerire alla Panini, se posso permettermi, di realizzarci al più presto un album per la raccolta, per la gioia dei nostri bimbi e a futura memoria.
Abbiamo ascoltato un indimenticabile Letta, capace come al solito di parlare per ore senza dire assolutamente niente. 
E poi, partendo dal menoelle, piddini che sembrano atterrati oggi dopo aver trascorso un semestre su Marte. Simil-distinguo in puro princisbecco, circonvoluzioni dialettiche del tipo Alfano è innocente, però la poverabbambinadiseianni. Insomma il PD e il suo doppio (ti voto a favore ma tu dimettiti) e il tormento piddino anzi profondo sgomento di Laura Puppato che non vota contro Alfano ma si astiene (no, di dietro ti prego, no). 
Mica è finita. E' stato sciorinato il repertorio completo delle facce da culo di SEL, in Parlamento grazie alla comunella elettorale con il PD e premiata con il piazzamento della Boldrini alla Camera ma che ora recita il ruolo dell'opposizione dura e pura proprio contro il PD. Non li conoscessimo da ex elettori di questa sinistra potremmo ancora stupirci di queste giravolte.

Dall'altra parte, quella di Sparta che non ha proprio niente da ridere, giustificazioni della serie "a casa la sapevo" e "signora maestra, il gatto mi ha mangiato il quaderno" degli impuberi dell'Asilo della Libertà che, dopo la nipote di Mubarak, lo sappiamo, sarebbero disposti a credere a qualunque cosa gli racconti Silvio. La loro linea di difesa è stata che Ablyazov è una specie di Kaiser Soze, ricercato nel suo paese perché  ha mafiato con la finanza e ha fatto fallire una banca (detto nel paese dei Monte Paschi e dei Ligresti è il colmo) e che il Kazakistan di Nazarbayev è una vera culla della democrazia. Macché dittatura! Infatti sia Berlusconi che Prodi intrattengono ottimi rapporti con questo nobiluomo kazako.

Si è sentito di tutto, credetemi.  
Abbiamo assistito alla dichiarazione di sottomissione del rappresentante della SVP al PUD€, facendo intuire una già avvenuta gioiosa annessione della regione autonoma germanofona al Quarto Reich Bimillenario.
Scelta civica che, dopo aver lasciato scorrazzare la Merkel in triciclo per tutte le stanze economiche e finanziarie d'Italia ed anzi avendole lasciato pure le chiavi di casa, lamentava una certa invadenza molesta del Kazakistan. 13 senatori della Lega si sono astenuti, bontà loro. E' finita 226 no contro 55 si e 13 astenuti.

Ma il meglio della giornata è giunto con l'intervento di Nicola Morra, capogruppo del M5S che, appena pronunciate  le seguenti parole: "...chi sta sul Colle", è stato immediatamente zittito dal Presidente del Senato Grasso con queste incredibili parole: "NON SONO AMMESSI RIFERIMENTI AL CAPO DELLO STATO". "E' INVITATO A LASCIARLO FUORI". "LEI NON PUO' CITARLO".
Morra è stato fin troppo signore e non ha risposto. Ha terminato il suo onorevole intervento citando l'anniversario della strage di Via d'Amelio, con i senatori del M5S che sventolavano l'agenda rossa di Paolo Borsellino. Grasso ha censurato pure loro. Poi ha dato la parola a Schifani. Fantastico. Nemmeno una sceneggiatura di Elio Petri.

Comunque andiamo in vacanza con una certezza. Non abbiamo né un presidente né un re. Abbiamo un tetragramma. E non siamo più una democrazia. 

domenica 21 aprile 2013

O mio piddino caro


"I presidenti passano, io resto". (L'uomo che fuma, X-Files)

Lo so che gli italiani che avevano creduto potesse cambiare qualcosa almeno al Quirinale sono delusi e parecchio incazzati ma guardiamo al lato positivo della cosa. E' finita l'atroce diretta TV delle chiamate e votazioni, quella fetusissima rottura di cabbasisi che andava avanti da tre giorni, quella sfiancante maratona di gang-bang che ha visto protagonisti giornalisti piddini alla disperata ricerca di un senso da attribuire agli acting-out apparentemente psicotici ma in realtà di scopo di Bersani e soci.

Per chi si fosse svegliato solo ora da un coma, riassumo brevemente i fatti. Bersani ha bruciato in pieno Parlamento come bonzi prima Marini, un vecchio ex sindacalista innocuo e per questo gradito a B.; un pezzo da novanta come Romano Prodi - che il PDL mai avrebbe votato - e alcuni sparsi tronchetti della felicità come Chiamparino, per poi infine andare a Canossa da Napolitano a scongiurarlo di farsi rieleggere perché se no, poracci, non sapevano proprio chi metterci al Quirinale. Ci sarebbe stato da votare, volendolo, Rodotà; si, uno di sinistra ma candidato di Grillo e di sinistra appunto, quindi giammai.
Insomma, nel vuoto pneumatico di personalità spendibili, c'era il rischio reale di dover eleggere una donna. A quel punto napolitanogiorgio, secondo la leggenda, si è sacrificato e, come l'uomo del colle, ha detto si. Dopo che aveva dichiarato, appena pochi giorni fa, il 14: "“Ora ci vuole il coraggio di fare delle scelte, di guardare avanti, sarebbe sbagliato fare marcia indietro. Sarebbe ai limiti del ridicolo”. Ecco, il limite è stato superato. Nuovo record italiano. Ora alziamo ancora l'asticella. 

Più passano le ore e più sale il sospetto che questa buffonata fosse stata programmata già dal giorno dopo le elezioni, di fronte allo stallo messicano e all'imprevisto della pesante affermazione del M5S. 
Sembra di vederli e sentirli. "Giorgio, mo' che facciamo?" "E che vvuo' fa, l'unica via di uscita è mettersi d'accordo."
Un giorno sarà interessante scoprire quali sono stati i termini di scambio, il celo-manca tra i reciprocamente ricattabili. Fimmine, banche, telefonate, zozzerie, ladrocinii, io brucio quello se tu distruggi quell'altro, tu mi dai l'immunità permanente in qualche modo, magari con una legge supervergogna e io accetto buono buono anche la distruzione economica di questo paese.
Già, perché secondo voi il centrodestra non ha proposto nessuno dei suoi? Perché ha lasciato fare tutto al PD? Perché sapeva che sarebbe alla fine rimasto il grande garante ginapolitano? Si, erano già d'accordo.  Hanno fatto un po' di teatro per noi poveri gonzi. Soprattutto per i piddini che non si accorgono che la democrazia partecipata che offre loro il partito per 2 miseri euro a botta è come il softair, non una guerra vera ma per finta, con armi più adatte ad impallinare, appunto, che ad uccidere. Scegli tu il candidato, tanto poi facciamo come cazzo ci pare.

Eh, però stavolta non l'hanno presa bene i piddini della base. Non tanto per Marini  - chissà perché tanto astio, poraccio - ma per la pubblica combustione di Prodi, quello che ha sconfitto due volte il caimano nella loro mitologia e perciò sacro come la vacca per gli indu.
Ma pure i piddini dell'altezza, i quadri, i dirigenti, si sono sentiti, come dire, traditi dalla segreteria, quando hanno visto che il mancato sostegno al candidato Rodotà diventava, ora dopo ora, la prova dell'inciucio imminente. Malumori, rivolte, sconfessioni pubbliche e plateali dichiarazioni di voto fuori linea.
Il PD quindi, mentre dava fuoco ai suoi candidati, ha bruciato anche inavvertitamente il partito, e Bersani non ha potuto fare altro che confermare le dimissioni preannunciate ieri sera, a ruota di quelle della Bindi.
Ora si andrà a congresso per ridarsi una segreteria, una controsegreteria, una corrente della corrente della controsegreteria ecc. Cazzi loro.

Nel frattempo gipuntonapolitano, il peggior migliorista, si prenderà il tempo appena necessario per proclamare B. senatore a vita, in modo da annoverarlo tra coloro che hanno dato lustro a questo paese e ad ufficializzare il coming out dell'inciucio, incaricando un piddino di riserva, magari il muletto Enrico Letta, di formare un governo che comprenda Alfano, la Lega, Monti e kitammuort. Poi farà il nobile gesto di ritirarsi, non potendo più nuocere ulteriormente a questo paese, dato che per allora le peggiori scelte economiche per noi saranno state interamente rimesse nelle mani del Draghi e dei nazisti di Schauble. 

Come scrive oggi Alberto Bagnai:
"In questo momento nel quale sarebbe indispensabile tirar fuori un minimo di dignità e presentarsi in Europa con proposte alternative credibili, con un piano B, come abbiamo recentemente ribadito con Antonio [Antonio Maria Rinaldi, n.d.r.], stiamo mandando per l'ennesima volta al potere persone che sono vissute finora nell'assurda, astorica, psicotica visione dell'irreversibilità dell'euro. Persone quindi strutturalmente incapaci di avere qualsiasi capacità di ritorsione e di contrattazione nel caso in cui i tedeschi "ci dicano di no", come giustamente rileva Claudio Borghi, e certo anche incapaci di capire cosa stanno firmando qualora i tedeschi gli dicessero di sì."
Ecco, questo è lo step finale che manca ai piddini per rendersi conto della trappola mortale nella quale li ha condotti e vuole rinchiuderli per sempre la loro dirigenza e che permetterebbe loro di prendere finalmente i forconi ed assaltare le sedi dove si annidano quei disgraziati. Altro che napolitanogiorgio e perchénorodotà.
Voglio applicare le attenuanti generiche. Non è tutta colpa loro se non ne hanno un'idea della questione euro ed hanno una visione macroeconomica di genere fantasy.
Conoscere che cosa è stato, che cosa è capace di fare e cosa non potrà mai fare di buono il "sistema euro" è un tipo di informazione che il PD ha volutamente nascosto ai suoi sostenitori. E' una conoscenza esoterica che viene protetta, in ogni occasione in cui si accenna ad uno straccio di dibattito, da una coltre impenetrabile di "non se ne parla nemmeno", "ma figuriamoci", e "there is no alternative". E lo ha fatto per un solo motivo. Perché far capire al piddino quanto è buono il formaggio con le pere significherebbe svelare il vergognoso tradimento di una classe politica che, per sghei e servilismo, ha venduto le classi lavoratrici europee al peggior capitale.

L'ultimo strato corneo di dabbenaggine piddina è quindi rappresentato proprio dal persistere dell'infantile sogno europeo e dal mito del tessoro unico - per non parlare del fideismo sull'onestà dei propri dirigenti - che è stato inculcato per anni nella massa di simpatizzanti ed elettori anche grazie a figure apparentemente rassicuranti e bonarie come Romano Prodi.
Temo che sarà la cronaca  dei prossimi mesi ad obbligare i piddini ob torto collo a confrontarsi con questo argomento e ad aprire gli occhi e forse la finiranno con le minchiate come "la svalutazione al 50%", "l'andremo a fare la spesa con la carriola" e "i mutui che andrebbero alle stelle" che una classe dirigente criminale ed in pieno conflitto di interessi ha venduto loro come verità incontrovertibili. Si accorgeranno anche magari che la colpa di tutto questo sfacelo non è di Grillo, come la loro coglionaggine in queste ore gli suggerisce per difendere a spada tratta i dirigenti lazzaroni del Partito Bestemmia.
Ecco, se un giorno mai il piddino realizzerà cosa gli hanno fatto al patrimonio ed al futuro, chissà se a bruciare la prossima volta saranno solo le tessere.

Ma il grande trombato, a proposito, come l'ha presa? 
Ieri sera hanno intervistato il semaforico Romano Prodi al ritorno dal Mali, chiedendogli se fosse deluso da ciò che era accaduto ieri e lui ha risposto ovviamente "nooo" ma con l'espressione di Hannibal Lecter che  sta aspettando l'arrivo del vecchio amico per cena. 

lunedì 1 aprile 2013

La loggia PUD€ 2


Pare che il presidente della repubblica sia giunto all'idea della compagnia di saggi dopo una conversazione telefonica con il vero padrone del vapore, il capo degli strozzini di Bruxelles, Mario Draghi.
No, non chiedete cosa si sono detti di preciso perché, lo sapete, le telefonate di Napolitano sono coperte da tabu e costituiscono dogma di fede. Addirittura stasera il Quirinale ha fatto sapere che non è stato Draghi a chiamare Napolitano ma viceversa. Ancora peggio.
La cosa non vi fa capire, non vi squarcia l'ultimo velo di pietosa bugia sulla realtà che stiamo vivendo?

Chi oggi si meraviglia della decisione del presidente di nominare la commissione dei saggi per caso, per fare non si sa bene cosa al posto di un governo legittimo, parla di golpe e fosse tentato di dare la colpa di tutto, assieme alla situazione di impasse della politica italiana, a Grillo e Casaleggio, dimostra solo ignoranza colpevole. Colpevole di non aver ancora capito o di non aver voluto capire, quale sia il nocciolo del problema: che questa è una terza guerra mondiale combattuta senza armi ma che prevede territori da conquistare - il solito vecchio Lebensraum del Reich millenario che a volte ritorna -  e popolazioni da sterminare con il metodo Morgenthau, e che il vostro paese è stato preso in carico da collaborazionisti. L'ignoranza è colpevole perché, da quel famoso novembre 2011 prologo della situazione attuale, è trascorso tutto il tempo sufficiente ad informarsi fino alla nausea sulla crisi dell'euro e ad aprire gli occhi su che razza di traditori abbiamo avuto come governanti per oltre dieci anni, soprattutto coloro che avevamo votato con fiducia perché erano de sinistra. No, ormai non avete proprio più scuse per dire: "Ma io credevo che".

Quanti articoli della Costituzione ha già calpestato colui che dovrebbe esserne garante di fronte ai suoi concittadini? E non parliamo di oggi, ma partiamo appunto dal 2011, quando un governo legittimo anche se deprecabile,  guidato da una specie di Joker dei fumetti dichiarato tuttavia eleggibile dai suoi ventennali compagni di merende dell'opposizione che ora, dopo l'ultima mutazione, si chiamano PD, fu rovesciato sempre su suggerimento degli strozzini, i quali, a loro volta, lavorano notoriamente per il re di Prussia e la cancelliera callipigia. Un atto di forza al quale, con la complicità del PD, non seguirono immediatamente nuove elezioni come da prassi democratica. 
Se non partiamo da qui, dal golpe del novembre 2011 che ci vide esultare per la cacciata del nano cattivo salvo poi pentirci di aver creduto alla bontà dei suoi successori, i tecnici, in realtà riscuotitori di un'agenzia di recupero crediti straniera, come scoprimmo dopo, non capiamo nulla di ciò che sta succedendo ora.
Eppure la storia si ripete sempre, e se non fosse che è la prima materia che gli alunni dimenticano, prima ancora delle equazioni, potremmo sempre trarne insegnamenti tali da evitare errori clamorosi. Furono la dimenticanza storica e l'ignoranza dei fatti economici a farci esultare allora. La consapevolezza e la conoscenza di pochi elementari fatti a farci aprire gli occhi in seguito.

Voglio darvi un ulteriore aiutino alla comprensione della porcata in atto. Pensate veramente che, fallito il tentativo di Bersani, visto che tre forze politiche hanno ottenuto un 25% circa ciascuna di consensi elettorali, non vi potesse essere qualcun'altro esponente politico da incaricare della formazione di un governo, per almeno un incarico esplorativo? Magari, si, lo dico, qualcuno del centrodestra? Oppure del M5S?

A proposito di Grecia e di storia che si ripete. Ricordate le elezioni del maggio 2012 che terminarono con l'impasse e un'affermazione, decisamente disdicevole per la Troika, dell'estrema sinistra di Syriza? Ricordate che, un mese dopo, i greci tornarono alle urne per eleggere un tranquillizzante governo tutto euro e più Europa che poi li ha condotti docilmente al disastro attuale?
Perfino in Grecia a seguito dello stallo post-elettorale di maggio vi furono tentativi dei vari leader dei partiti che avevano ottenuto più voti, compreso quello del capo di Syriza, prima della rinuncia e delle nuove elezioni di giugno. Dobbiamo dedurne che siamo messi ancora peggio della Grecia in quanto a democrazia?
Ma ecco, se pensate che Napolitano avrebbe potuto conferire l'incarico al M5S in questa tornata, non avete presente il vero problema, come scrive Debora Billi. E cioè che qui si lavora non per l'Italia ma per l'euro e per chi dall'euro ci guadagna, e quindi l'unico che può governare è il PUD€, il Partito Unico dell'Euro, per salvarlo ad ogni costo, ricordate le parole di Mario Draghi?

"Noi non siamo la Grecia!", ribattono sdegnati i piddini. Sbagliato, lo siete e i vostri dirigenti vi stanno prendendo in giro come hanno sempre fatto fin da quando il faccione da Balanzone di Prodi vi prometteva l'eldorado della moneta forte, da strafighi, mentre sapeva già che un giorno non lontano, in seguito ad uno shock esterno, vi sareste dovuti vendere il culo per onorare i debiti contratti per avere l'onore di fare gli zerbini della Germania. A proposito, anche l'altra volta, per aver voluto andare dietro ai tedeschi smaniosi di dominio, ci avevamo rimesso le penne ma la storia non ve la volete proprio ricordare.
Rassegnamoci, siamo come i greci, gente che si è permessa di votare alla cavolo di cane e ora deve essere rimessa in riga. Con i saggi o con le cattive. Telefonando per istruzioni a Draghi e mettendo assieme un papocchio per prendere tempo e passare la patata bollente al prossimo presidente che non potrà che essere in continuità con questo.

I saggi, ecco, la sporca decina di inciuciors messa presumibilmente assieme da Napolitano da almeno, vogliamo essere magnanimi, il giorno dopo il risultato elettorale messicano, in attesa del semaforo verde di Bruxelles? 
Non mi soffermerò sui nomi, sulle provenienze, sulla costante bocconiana che può far parlare a ragione di una Loggia Bocconi come sottotitolo; sul Quagliariello che votò entusiasta la balla cosmica della nipote di Mubarak e parlò di "omicidio" di Eluana. Non parlerò dell'immancabile ciellino, dei boiardi di stato, dell'assicurazione vivente per la salvezza di B. e delle sue televisioni, dell'assenza di donne - ma questo, credetemi, è il male minore, anche se per le trombe della propaganda è l'unico scandalo - e del fatto più clamoroso: che nemmeno un esponente del Movimento 5 Stelle e della società civile, ne faccia parte. 
Segno inequivocabile che si tratta dell'estremo tentativo della vecchia politica di alzamanos di sopravvivere a tutti i costi e di questi Pétain de noantri di difendere la robba promessa al nemico, tanto ci sono i giornali e cinegiornali piddini che confonderanno ben bene le idee agli italiani, per la maggior parte ignoranti colpevoli.
Dice: "ce l'hai con i piddini". Perché, chi sono gli unici che gioiscono e plaudono all'iniziativa inaudita di Napolitano; che considerano normale "il governo del presidente" in quella che non è una repubblica presidenziale? Il PD, che ormai è convinto di poter imporre al paese il principio del "o Bersani o niente", e la pattuglia di residuati tecnici di Monti. Ovvero il Partito Unico dell'Euro. 

Bersani, secondo quanto vi raccontano, non ha fallito perché ha confuso il risultato delle primarie con quello delle elezioni, l'amore cieco dei suoi piddini adoranti e docili con la volubilità da Don Giovanni dell'elettore medio; questo Salieri della politica non ha fallito per la sua personale infinita mediocrità che alla fine ha presentato un conto salato di fronte ad una realtà storica che necessitava di un grande statista, di un Mozart.
Lo sapete, ve lo stanno ripetendo tutti i giorni e in tutti i modi: ha fallito per colpa di Grillo e di quegli infami che si sono permessi di votarlo. A proposito di fascismo e di democrazia.
Perché credete che sia partita una campagna diffamatoria senza precedenti contro l'unica forza politica che ha cercato di spezzare il legame di continuità con la vecchia politica corrotta e venduta e coloro che l'hanno votata? Perché credete che si agitino tanto i giornali, i telegiornali, i tenutari di talk show, gli economisti di regime, tutti al soldo del peggiore nemico che abbia mai avuto l'Italia e cioè la pseudosinistra venduta al peggior tipo di capitalismo? Perché stanno concentrando tutta la potenza di fuoco sul M5S e stanno addestrando orde di uruk-hai piddini schiumanti rabbia da mandare in ogni occasione e su tutti i mezzi di informazione contro chi ha votato Grillo e non ha permesso, secondo loro, a Bersani di formare l'unico governo possibile (ma quando mai?)

Un ultima osservazione sul fatto che il M5S starebbe deludendo le aspettative perché non scende in piazza per mobilitare il dissenso contro le ultime iniziative della politica e del potere. Perché non fa la rivoluzione subito, insomma. Io credo che il M5S non sia un movimento da piazza e che il suo modo di fare politica non possa essere fatto entrare a forza nei vecchi schemi ma compreso nella sua differente forma. 
Io personalmente non credo più nella "piazza" anche perché fin dal 2001, dal G8 di Genova, chi comanda ha mandato un segnale chiaro e forte su cosa succederebbe se delle persone scendessero in massa a manifestare in piazza contro l'ordine costituito: botte da orbi 'ndo cojo cojo. 
Per questo motivo ci vogliono forme nuove di mobilitazione popolare, una delle quali ma non l'unica possibile è quella messa in pratica dal M5S attraverso i gruppi locali e l'utilizzo della rete come principale mezzo di comunicazione.
Aggiungo che chi ha rinunciato per prima a scendere in piazza è la sinistra parlamentare, che non a caso lasciò i manifestanti del G8 in balìa della repressione salvo poi ipocritamente parlare di "notti cilene". Un fatto che dovrebbe far capire molte cose sul suo successivo percorso.
Credo infine che l'attuale strategia del M5S sia quella di mettersi da parte e costringere PD, PDL e compagnia a governare assieme, per lasciare che disgustino definitivamente gli italiani con le politiche di rigore che ostinatamente vorranno imporre visto che si fanno comandare dalla BCE. Una sorta di divide et impera molto tradizionale.
Il ruolo del M5S, a parer mio, non è quello di attore politico per l'immediato ma di catalizzatore di una reazione chimica che porterà inevitabilmente un sistema già minato alle fondamenta al collasso. Il ruolo, tanto per riproporre il tema dei ricorsi storici, che ebbero i giudici di Tangentopoli nella fine della prima repubblica. 

domenica 17 febbraio 2013

S'adda 'mpiccià


Non bastassero i candidati leader mainstream che si arrabattano per suggerirci il voto più utile (a loro), che vogliono prenderci per mano perché, essendo dei poveri dementi, occorre accompagnarci nel seggio come la nonna Adelina e magari anche guidarci la mano sul segno giusto (per loro), questa volta abbiamo anche l'onore dell'impiccio da fuori, dell'ingerenza da parte di presunti amici e sedicenti alleati. Forse amici più del famigerato giaguaro, che nostri.

Il coro delle suocere bulgare affinché le nuore italiane intendano comprende i tedeschi come il ministro delle finanze di Angela Merkel Stranamore-Schäuble,  terrorizzato che un governo non più appecoronato e legato stile shibari alla follia dell'euro possa rovinargli i sogni di Quarto Reich Milionario. Ma comprende anche il coretto delle voci bianche degli utili funzionari idioti dell'euroregime. Gli Stanlii e gli Olli delle comiche di Bruxelles.
Vi dono un  florilegio di queste clamorose ingerenze nella nostra sovranità nazionale come promemoria da settimana prima del voto.

«Berlino sta con Monti. Il premier uscente ha dato stabilità all'Italia e a tutta Europa. Ora non bisogna ostacolare il suo cammino». (Wolfgang Schäuble

"Tra agosto e novembre 2011  il governo Berlusconi ha deciso di non rispettare più gli impegni presi in estate con l’Europa e in questo modo ha soffocato la crescita economica italiana. Questa situazione ha portato alla fine del governo Berlusconi e alla formazione del governo di Mario Monti che poi è riuscito a stabilizzare la situazione in Italia". (Olli Rehn)

“Il governo italiano ha avviato un processo di riforme che ha creato le basi per la crescita economica. Monti ha dimostrato grande leadership e coraggio”. E' auspicabile che chiunque vada al governo continui il processo di riforme in una prospettiva di stabilità e crescita di lungo periodo”. (L’ambasciatore ed economista statunitense David Thorne)

“Abbiamo bisogno di un’Italia diversa in Europa. Il Pd di Bersani è la sola grande forza politica italiana fortemente europeista. Per questo siamo qui, e per questo abbiamo bisogno di Bersani e del Pd per un’Italia più giusta e per un’Europa più giusta." (Martin Schultz, presidente del Parlamento Europeo)

"Un governo di centrosinistra con Monti primo ministro o ministro delle Finanze sarebbe ben accolto dai mercati, dato che proseguirebbe sulle riforme. Anche un governo di sinistra [n.d.r. sic!] guidato da Bersani manterrebbe le riforme, con qualche  ostacolo sul fronte del mercato del lavoro e una possibile riforma fiscale per la crescita. E' possibile un Parlamento bloccato attraverso il controllo del Senato dalla coalizione guidata da Berlusconi, uno scenario che i mercati difficilmente vedrebbero come positivo." (da un report di Goldman Sachs, gennaio 2013)

Tutti pazzi per Monti e Bersani, insomma.

Vi è stato però un endorsement alla conservazione controrivoluzionaria ancora più clamoroso, anche se è stato smentito con la nota tecnica psicotica della negazione della realtà. Vi segnalo questo articolo di Repubblica che è un capolavoro di arrampicata a mani nude sugli specchi in difesa dell'indifendibile.
Riassunto dei fatti per coloro che erano distratti dal Papa, dagli asteroidi e da Sanremo.
Il presidente Napolitano, a pochi giorni dall'importantissimo e, per certi versi, cruciale voto italiano, va casualmente in visita ufficiale negli Stati Uniti a trovare Obama e signora portando un cabaret di cannoli per le pupe.
Obama, visto il momento e al di là dei puri convenevoli del tipo "l'Italia ha fatto un buon lavoro nell'ultimo anno", non si sbilancia e si guarda bene dal far trapelare qualsiasi preferenza imperiale riguardo a candidati e partiti in lizza. Napolitano però, durante la conferenza stampa in terra americana dichiara:
"I progressi fatti con Monti devono continuare. Deploro le critiche di chi l'ha sostenuto". 
A casa mia si chiama un endorsement bello e buono per Scelta Civica e un'allusione neanche troppo velata a B. come spauracchio da battere. Ma non doveva, il presidente della Repubblica, rimanere super partes, eccetera eccetera? (Poi dice che uno finisce per dover dare ragione a B.)
A quel punto la Casa Bianca non può che rimediare il papocchio e dichiara ufficialmente: "Gli Usa non si schierano e non appoggiano partiti in occasione delle elezioni in altri Paesi. Sulle elezioni in Italia è il popolo italiano che decide."
Una frase che rischia di risultare ancora più imbarazzante per chi conosce la nostra storia degli ultimi settant'anni. Una barzelletta dei tempi del bandito Giuliano, che però non fa affatto ridere.

P.S. Caro Bersani, messaggio in codice: il giaguaro, anche se lo smacchi, ha sempre tanti amici. Il tacchino è sceso dal tetto. Ripeto: il tacchino  - è  - sceso - dal - tetto.


martedì 14 agosto 2012

Neoliberismo equo e solidale

Giovani muratori
Se ha firmato il decreto sulla spending review, si suppone che l'abbia letto. Se l'ha letto, deve aver trovato nel testo qualcosa che non lo faceva sembrare tanto equo e solidale, se oggi ha sentito il bisogno di riprendere il governo raccomandandogli clemenza nel menare fendenti sui poveri italiani poveri. Insomma, come al solito, prima firma, poi fa finta di non sapere cos'ha firmato. 

E quell'altro figuro del PD, Fioroni? Parla di allearsi con i "moderati" del PDL. Cioè con la destra, visto che anche l'Italia come gli Stati Uniti, come diceva la buonanima di Gore Vidal, è ormai un paese con due soli partiti: uno di destra e l'altro di estrema destra. 

Questi, pur di tornare al governo, ad un qualunque governo purché si comandi come nell'Emilia dei vecchi tempi, si alleerebbero non solo con i repubblichini di B. ma perfino con i narcos messicani, ai quali sicuramente raccomanderebbero di avere la mano ben ferma quando decapitano le loro vittime, quando fanno i tagli, insomma, perché la sinistra è misericordiosa e non vuole causare sofferenze al popolo.

Moderati. La parola moderato mi rende sempre particolarmente nervosa. Perché è la stessa ipocrisia di Don Kitammuort, il giovane muratore. Perché il moderatismo è l'alibi della sinistra per vendersi anche gli ultimi orifizi e potersi finalmente mettere il completino firmato da destra alla moda ed entrare nei salotti buoni delle Santanché. 
E' la sinistra traditrice e infame che da anni tiene fermi gli italiani mentre il nazismo neoliberista li massacra e ogni volta dice che, comunque, le dispiace proprio tanto tanto.

sabato 31 dicembre 2011

Salomérkel


Il Giornalaccio, nel disperato tentativo  di restituire ad un buffone di corte la dignità di re detronizzato dall'odiosa congiura di palazzo, ci regala oggi un pezzo di grande giornalismo intitolato, lo giuro: "E' stata la culona". Sottinteso, a chiedere al maggiordomo Napolitano la testa dell'Oloferne della Brianza.  Ovviamente la scusa era l'articoletto  in Dagospia mode del WSJ che tanto ha fatto discutere e sbavare ieri giornali e tiggì. Una notizia che doveva essere un megabotto di Capodanno stile Cap' e Lavezzi, ma ha già fatto la fine re bbòtt'a mmùro.

Licenziato da una culona e tardona. Come vorrei che fosse vero.

Update 2019. CRETINA, lo era.

venerdì 4 febbraio 2011

L'Italia vista dalla Luna


Allora, in soldoni, la situazione vista dallo Spazio è la seguente. L'Italia è occupata dalla Padania e dal Regno delle Tre Mafie. Prigioniera nelle mani di un vecchio postinfartuato cerebrale fissato sull'endogamia fiscale il quale, per ottenerla a tutti i costi perché se no muore, si è alleato con un altro vecchio pregiudicato incallito che si è messo in testa di farla franca su tutti i fronti processuali che lo riguardano.
I due assieme intendono calpestare qualsiasi cosa si pari di fronte alla loro volontà scellerata, soprattutto la Costituzione repubblicana che non è roba loro ma Nostra.

Sembra proprio la messa in pratica di quel famigerato patto, caldeggiato dagli ideologi della Lega, che intendeva spaccare l'Italia in due e vietnamizzarla. Con il Nord consegnato ad una classe politica predona, avida, ignorante, incapace e dal cervello infarcito di una polenta velenosa fatta di nazionalismo fantastico, razzismo e paganesimo di ritorno e  il Sud in balìa della criminalità organizzata mafiosa e dei suoi loschi traffici. Patto che forse fu veramente firmato sui cadaveri ancora caldi di Falcone e Borsellino. Stipulato sotto gli occhi di una cinica realpolitik imperiale che, in cambio di qualche beneficio in termini di "divide et impera", se ne fregava come al solito dei destini di una delle sue provincie.
E forse i padani taragni non avevano calcolato che il Regno delle Tre Mafie si sarebbe pian piano allargato al Nord, 'ndranghetizzando la loro nebbiosa Brianza. Ben gli sta.

E' questa, dal punto di vista di Noi Italiani, a tutti gli effetti, un'occupazione straniera, visto che i padani si considerano razza (assai bastarda) a parte. 
L'Italia vera, quella che compie 150 anni quest'anno, quella di cui una volta non dovevamo vergognarci, non vuole il federalismo, perché sa che è una minchiata che non ci possiamo permettere. Che aumenterebbe le tasse ai cittadini ed alle imprese, introdurrebbe i dazi per entrare nelle città turistiche (tassare il turismo, che genialata!), che, sotto forma di aumento dell'IMU (tassare le imprese, che menti!) farebbe rientrare dalla finestra l'ICI uscita dalla porta. Che, se passerà, favorirà i proprietari di seconde case al mare e i padroni di case in affitto ma non le buste paghe che diventeranno più leggere se i comuni decideranno di spremerle con le varie tasse di scopo.

Come tutte le occupazioni straniere ci sono perfino  le rappresaglie sui civili. Siccome era un'idea dell'UDC e Pierferdy Casini ha ostacolato i due vecchiacci, via dal progetto di legge il bonus affitti di 400 milioni di euro per le famiglie con figli a carico, tiè! Mamma chiama e Calderoli va.

Per il momento il Parlamento ha respinto la bozza della legge sul federalismo con un risicato "fifteen all" ma Berlusconi, come un McEnroe dei tempi andati, ha preso a racchettate il giudice di sedia e ha sbraitato che la legge passerà lo stesso. Gioco, partita e incontro. Anzi, Grande Slam.
"Federalismo o morte", biascica Bossi con i neuroni rimasti. La base leghista, che non sa nemmeno cosa significhi veramente federalismo in termini di attacco alla scarsella e non immagina nemmeno quanto verrà sfondata di tasse, dovesse passare, è in fermento.

Allora, signori, siccome a volere lo stramaledetto federalismo sono una manciata di regioni al massimo, diamoglielo e facciamola finita. Via Lombardia, Veneto e chi altro vuole dall'Italia. Via tutti dal SSN. L'assistenza medica da domani se la pagano con il sudore delle loro chiappe lombardovenete. Si pagano il dottore, le medicine e tutto.
Via le basi NATO, e se la Slovenia li invade, cazzi loro. Si comprino i loro carri armati e i loro caccia come tutti. Si paghino un esercito. Costa un po' caro ma vuoi mettere poi partecipare alle missioni di pace? Noi non daremo loro più nemmeno un fuciletto a tappo.
Non vi piace Roma? Secessione allora, ma secessione vera, dura, non il Vapensiero cantato sul palcoscenico con le comparse con l'orologio e le quinte di cartapesta. Basta pagliacciate sul prato di Pontida con il Bossi che ce l'aveva duro.
Secessione si ma deve essere una roba pesa. Ricominciare tutto da capo, con le 'ndrine che spingono alla porta per papparsi tutta la loro triste Brianza  mentre i padani sbraitano contro i négher.
Non è una bella prospettiva, vero? Eppure non è ciò che i padani vogliono? Se si potesse farglielo ingoiare tutto, il federalismo, e solo a loro, io non avrei nulla in contrario. Anzi, vorrei che lo provassero fino in fondo e senza pietà.

Purtroppo invece ci andiamo ci mezzo tutti, il Nord non leghista e tutti coloro che sanno bene che la Padania non esiste ma è solo l'albero degli zecchini con il quale il Gatto Umberto e la Volpe Silvio, questi bugiardi matricolati, hanno imbrogliato la loro base elettorale. Zecchini che ci sono, è vero, ma vanno tutti nelle tasche della cricca e nelle borsette firmate delle mignotte.
A proposito. Non è per razzismo o cattiveria ma, dopo Craxi e Berlusconi, se Milano si asterrà nei prossimi duecento anni dal fornirci statisti di tal pregio, gliene saremmo infinitamente grati.

Il gatto e la volpe si sostengono a vicenda anche se sono due morti che camminano. Se cade uno precipita anche l'altro. Siamo la repubblica degli zombie e dei vampiri. Ci vorrebbero degli esorcisti di quelli buoni e un paio di paletti di frassino.


Basterebbe un calcio ad uno dei piloni e crollerebbe tutta la baracca ma nessuno è capace di tirare fuori le palle per farlo. Ci vorrebbe un'ispirazione dal Cielo. Bisognerebbe che Napolitano entrasse in una cabina telefonica e ne uscisse con il costume di  SuperPertini. Ma si, figurati.

domenica 2 gennaio 2011

Noi siamo i giovani

Ecco, è finito anche il primo giorno del nuovo anno, quello dedicato alla superstizione più hard. Quello che dà la stura, oltre allo spumante, a tutte le teorie più allucinanti sulla numerologia, alla scaramanzia a rutto libero e al rituale dell'augurio che, parliamoci chiaro, non sappiamo più se sia meglio scambiarci o no. Visto che gli auguri li hai e te li hanno fatti e l'ultimo anno è stato color marrone sfatto, che porti più fortuna a tutti tacere e non svegliare i demoni che dormono? 
Ma si, facciamo finta che sia stato un giorno come un altro. Che ne so, come il passaggio dal 31 marzo al 1° aprile, senza quella convinzione assurda che, da un giorno all'altro, debba cambiare tutto solo perché è cambiato il numeretto finale della data. Tipo che vai a dormire il 31 e il 1° ti risvegli nel castello delle fiabe, più giovane, più magra e circondata come una diva da boys strafighi adoranti, con le lenticchie che si sono trasformate in lingotti d'oro e senza più un cruccio nella vita.

Il 1° gennaio 2011 è stato un giorno come un altro. Lo dimostra il fatto che a Napoli c'è ancora la spazzatura. Il presidente scopatore (nel senso di monnezzaro) aveva detto che avrebbe ripulito Napoli per Capodanno. Invece ha pulito solo il salotto buono, per non far incazzare la padrona, tanto con il padrone sa come farsi perdonare, e la monnezza l'ha sparsa per tutto il resto della casa nascondendola qua e là.  Questa servetta nana  non è buona nemmeno come donna delle pulizie e l'hanno messa a capo del governo.

A proposito di presidenti. Mi ero illusa di aver schivato la fiera delle banalità a reti unificate ma non c'è stato verso. Replica a tradimento, questa mattina, su Radio Radicale. E allora ascoltiamolo questo paladino dei giovani. Questo anziano disposto a far spazio a forze fresche e nuove. Basta solo un piccolo sforzo per mantenere il sensorio vigile e forse l'alto messaggio del Capo dello Stato ti farà reagire come hanno reagito i giornali. Un plauso generale neanche avesse parlato Zarathustra in persona. Come se tanti di noi non ricordassero ancora assai bene e con rimpianto i messaggi di fine d'anno di Sandro Pertini.

Napolitano non ha detto nulla e non si può nemmeno dire che l'abbia detto bene. Non è mica un Berlusconi incantatore di papiminkia, ammettiamolo. 
Ha parlato dei giovani! Capirai. Usare la formuletta magica "bisogna fare, bisogna dare" significa solo rilanciare la palla nel campo avversario. Il grande Ciotti avrebbe commentato: "Napolitano abbranca in presa e si accinge al rinvio".
Lui parla ad ipotetici interlocutori, a presunti risolutori dei problemi dei giovani che non si sa dove siano. Cioè, lo sappiamo dove sono e lo sa pure lui.  Se sono quelli al potere si tratta di vecchiacci abbarbicati alla poltrona e preoccupati più dei loro vetusti piselli inanimati che delle esigenze dell'Italia. Questo è il paese dove ai giovani non si dà spazio perché tanto "hanno tutta la vita davanti e avranno tempo". Con gente che non si decide a crepare non è facile. 
E' il paese dove non si dà da reggere il timone ad un giovane perché "non ha ancora fatto esperienza". Come se l'esperienza non cominciasse proprio nel momento in cui un giovane viene responsabilizzato dal coraggio di chi gli affida le sorti della nave.

Per carità, il migliorista è il presidente ideale per il peggiorismo berlusconiano. Lo definirei un megliopeggiorista. Non sporca, non fa rumore e firma tutto quello che gli portano. Del resto lo dice pure lui e ci ha tenuto a farlo sapere anche a Capodanno: "Criticare il governo non è nelle prerogative del Capo dello Stato."  Nemmeno quando il governo gli porta delle vaccate da avallare.
Vedrete se l'11/1/11 (numerologi, buoni a cuccia!) la Corte Costituzionale concederà il legittimo impedimento e l'Angelino che studia da delfino del caimano ci riproverà con un Alfano Reloaded come si agiterà il megliopeggiorista in difesa della Costituzione. Firmerà, firmerà. Firmerà perché bisogna sempre dare fiducia ad un giovane premier di settantatre anni.

A proposito di salvacondotti. Il governo che, per salvare dai processi un tizio, il famoso giovane scapestrato di settantatre anni, è disposto a mettere a soqquadro la Costituzione, a stravolgere le leggi penali, a mandare in vacca migliaia di processi e lasciare di conseguenza migliaia di potenziali colpevoli impuniti, sta minacciando di spezzare le reni al Brasile perché non gli restituisce un condannato. Come dire, fare i giustizialisti con i tribunali degli altri. Qualcuno pensa che abbiamo la giusta credibilità per dare lezioni di diritto in giro per il mondo?

sabato 6 marzo 2010

Il comunista che piaceva ai banditi

Questo, qualsiasi cosa gli mettano davanti, la firma. Foss'anche la condanna a morte della Repubblica e di conseguenza la sua.
Presidente, lo sapeva già ma glielo confermo per sicurezza. Lei non mi rappresenta.

sabato 28 novembre 2009

Presidenti

Giusto per ribadire il concetto.

Napolitano può fare di tutta un'erba un fascio e confondere giudici e imputati.
Può applicare il Codice Maanchista del falso super-partes che in realtà fa il gioco di una delle parti.
Può interpretare ancora ad libitum l'amico del giaguaro.
Può far finta che la situazione italiana attuale possa definirsi normale, con un presidente del consiglio che accusa la Giustizia di eversione mentre è probabilmente la Mafia che gli sta recapitando il conto.

Napolitano può andarsene in giro a dire ciò che dice, senza preoccuparsi delle conseguenze e del messaggio destabilizzante che deriva dal suo non schierarsi decisamente dalla parte della Giustizia e di chi le leggi si preoccupa di farle applicare, non di stravolgerle a proprio favore.
Lui può continuare ad ondivagare di qua e di là senza schierarsi dalla parte della legalità senza se e senza ma.

Pertini non l'avrebbe mai fatto.

(E nemmeno Scalfaro e Ciampi, ad onor del vero)
Ah, si è capito che Napolitano non è il "mio" presidente?

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